La “Chirurgia dell’Anima” di Luca Spaziante
In Senato presentata una nuova visione della Chirurgia Plastica che valorizza l’identità
“Chirurgia dell’Anima: oltre la forma, verso l’essenza” è il titolo del volume scritto dal noto chirurgo plastico torinese Luca Spaziante, che verrà presentato a Roma, a Palazzo Madama, nella sala Caduti di Nassirya, mercoledì 11 febbraio alle ore 18. L’evento, a cui parteciperanno importanti ospiti, è stato promosso dalla senatrice Paola Ambrogio, da sempre attenta ai tema della sanità locale e nazionale e sarà organizzato da Radio Parlamentare – Percorso Consapevole.
Il dottor Luca Spaziante è Dirigente Medico presso La SCU Chirurgia Plastica Ricostruttiva della Salute e della Scienza di Torino, Coordinatore degli Ambulatori di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica presso GVM Clinica Santa Caterina, Direttore Scientifico di Art Beauty Clinic e Membro del Comitato Tecnico Scientifico di ACTO Piemonte. Presenterà il volume “Chirurgia dell’Anima: oltre la forma, verso l’essenza”, un testo che si discosta dal formato del manuale tecnico per proporre una narrazione in cui medicina, arte e filosofia sono accostate.
Cuore del volume è rappresentato da un ‘idea controcorrente nell’era dei filtri, dei social e delle mistificazioni digitali, vale a dire la bellezza intesa non come artificio, ma come ritorno alla vera essenza umana.
Attraverso riflessioni, aneddoti e storie di pazienti, il dottor Spaziante descrive un approccio alla chirurgia plastica che “ non stravolge, ma restituisce, non cancella, ma ricuce” e che legge proporzioni, armonia e naturalezza quali “firma invisibile” di ogni trasformazione.
La medicina è strettamente legata all’arte e all’armonia delle proporzioni, la prima si focalizza sul corpo, la seconda sulle immagini e i simboli, mentre la filosofia si pone domande che non si lasciano limitare dalla diagnosi.
All’evento di presentazione, dopo i saluti Istituzionali della Senatrice Paola Ambrogio, parteciperanno anche il Direttore Generale dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, Livio Tranchida; il Prof. Maurizio Pompili, Direttore UOC di Psichiatria AOU Sant’Andrea di Roma; la Dott.ssa Elisa Picardo, Presidente ACTO Piemonte e ginecologa AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, oltre al Prof. Francesco De Lorenzo, Presidente FAVO. Moderatrice Cristina Del Tutto, Direttore di Radio Parlamentare.
Mara Martellotta
Domenica 26 aprile
La terza edizione dell’evento organizzato dai Wolontari Clown sarà più colorata che mai: i nasi rossi e le magliette gialle della Hope Running uniscono le forze per realizzare una manifestazione inclusiva che non lascerà indietro nessuno
A volte nella vita basta un incontro per far nascere qualcosa di speciale. É questo il caso della collaborazione instaurata tra l’associazione Wolontari Clown di Ciriè e la Hope Running di Chivasso. Una visione comune: quella di dedicare il proprio tempo agli altri attraverso il Volontariato. Obiettivi reciproci che convergono nella volontà di dare vita insieme a un evento solidale e inclusivo.
Una premessa doverosa per ufficializzare che domenica 26 aprile la terza edizione della Camminata Clown, organizzata a Ciriè dall’associazione guidata dal presidente Pietro Martinetto, ospiterà la Hope Color, ideata dalla realtà chivassese del presidente Giovanni Mirabella, che per la prima volta farà tappa in città. Accanto ai nasi rossi e ai palloncini colorati dei Wolontari Clown ci saranno così le iconiche bustine di colore in polvere della Hope Color, a rendere questo evento ancora più speciale e unico.
Un autentico tripudio di colori e allegria all’insegna della solidarietà: il ricavato della manifestazione, organizzata con il patrocinio della Città di Ciriè, servirà infatti ad alimentare i progetti sociali di entrambe le realtà. Un motivo in più per non perdersi assolutamente questo evento!
Nelle prossime settimane verranno svelate tutte le novità della Camminata Clown – Hope Color e saranno aperte ufficialmente le iscrizioni sia online che nei punti fisici individuati sul territorio.
Giovanni Mirabella, il presidente della Hope Running, è soddisfatto per questa nuova importante partnership: “Ci siamo incontrati lo scorso mese di giugno con i Wolontari Clown in occasione della Hope Color di San Francesco al Campo e siamo rimasti colpiti dal loro entusiasmo e dalla loro energia inesauribile. É davvero bello vedere così tanti giovani impegnati a fare qualcosa di concreto per i meno fortunati e a rendere migliore la comunità in cui vivono. Quando siamo stati contattati sul finire dello scorso anno abbiamo subito accolto con piacere il loro invito ad unirci
alla Camminata Clown e vogliamo renderla più colorata che mai. Ci è sembrato doveroso prima di Natale coinvolgerli nel progetto Un Giocattolo in Dono regalando loro giochi che hanno portato sorrisi e magia ai bimbi della pediatria di Ciriè. É grazie a queste sinergie che si costruisce una comunità che valorizza le persone e la diversità come ricchezza, trasformando ogni gesto in un segno di cura verso gli altri”.

Pietro Martinetto, presidente dei Wolontari Clown, si unisce a questa scia d’entusiasmo: “Le esperienze del primo anno a San Francesco e lo scorso a Ciriè ci fanno capire che il territorio accoglie con favore queste iniziative. Ciò che è sempre risultato vincente è stata la collaborazione: la Camminata Clown non è solo dei Wolontari Clown, ma è di tutte le associazioni che collaborano, è di tutti coloro che partecipano. Quest’anno il desiderio di fare qualche cosa di entusiasmante insieme è ancor più forte: l’incontro con Giovanni e tutti i volontari della Hope Running ha portato fin da subito una visione comune ma, ancor di più, un sogno ad occhi aperti comune. Abbiamo parlato dei rispettivi eventi organizzati fin d’ora e ci siamo resi conto di come potessero essere complementari, di come vicendevolmente ci potessimo arricchire, finendo inevitabilmente per sognare in grande… ma insieme. Non abbiamo resistito fino alla Camminata e già a Natale abbiamo donato i giochi raccolti dalla Hope Running nell’ambito del progetto Un Giocattolo in Dono ai bimbi ricoverati nel reparto di pediatria di Ciriè. È sempre più evidente come i progetti che mirano a fare del bene, a portare amore, non siano di proprietà di nessuno, ma che è anzi dalla loro condivisione che diventano bellissime realtà. Ancora una volta, grazie alla collaborazione del Comune di Ciriè che patrocinia l’evento, la Camminata Clown-Hope Color sarà volta all’inclusione, con la partecipazione delle principali associazioni del territorio che quotidianamente si occupano di disabilità. Non solo, al villaggio partenza, ricreato in Piazza Castello, ci sarà spazio per tutte le associazioni locali per pubblicizzare e far conoscere ai partecipanti le proprie attività, poco prima dell’esplosione dei colori e del divertimento. Il 26 aprile sarà una festa colorata che ci farà tornare tutti un po’ bambini, sarà un po’ come vivere insieme un sogno ad occhi aperti”.
In occasione dell’edizione 2026 della manifestazione Cioccolatò che si svolgerà dal 13 al 17 febbraio a Torino, due realtà familiari e di eccellenza nel panorama gastronomico torinese, il Pastificio Muzzarelli e la Perla di Torino collaborano per la creazione di un prodotto che esprime una tendenza gastronomica di grande successo, il Raviolo Dubai Style. Si tratta dell’incontro tra la tradizione italiana e la moda internazionale nata negli Emirati Arabi Uniti , che porta all’interno della pasta fresca firmata Muzzarelli le novità della stagione della cioccolateria a Perla di Torino, che lancia in questi giorni la sua linea Dubai Style.
Il Raviolo Dubay Style verrà presentato al pubblico in occasione di due show cooking dedicati aperti al pubblico, sabato 14 febbraio dalle 11 alle 12.30, in anteprima nel pastificio Muzzarelli, e domenica 15 febbraio, alle 16.45, a Casa Cioccolatò, in piazza Vittorio Veneto; è frutto della volontà di unire l’esperienza di due storiche aziende famigliari che rappresentano un’eccellenza nei rispettivi ambiti. Per costruire insieme una ricetta sfidante,che ha richiesto un impegnativo lavoro di realizzazione, si sono unite in un incrocio di competenze da un lato la famiglia Muzzarelli, con Cristina, Laura e Elena, che hanno messo in pratica gli insegnamenti di papà Achille, e dall’altro Filippo Novelli, Maître Chocolatier del laboratorio creato nel 1992 da Sergio Arzilli e oggi guidato insieme alla figlia Valentina. Il risultato è un raviolo realizzato con un impasto di farina e cacao, che racchiude al suo interno un ripieno di pregiati pistacchi, cioccolato e pasta Kadayif, l’ingrediente che ha reso così celebre il Dubai Chocolate e che, in questo caso, contribuisce a conferire al raviolo una concretezza unica e irresistibile. Il raviolo Dubai Style è simbolo di una tradizione gastronomica capace di guardare alla contemporaneità, e sarà disponibile presso il pastificio Muzzarelli in via San Secondo 69, a Torino, in limited edition per tutto il mese di febbraio, con la possibilità di prenotarlo allo 011 591360 o via email a info@pastificiobolognese.it, costo 50 euro al kg.
“Ci siamo impegnati a realizzare un prodotto di alta gamma, utilizzando solo materie prime d’eccellenza e lavorazioni artigianali – spiegano i rappresentanti delle due aziende – volevamo reinterpretare la cultura gastronomica del Dubai Chocolate restando fedeli alla nostra identità, mantenendo intatte le caratteristiche che hanno reso i nostri prodotti così apprezzati in tutto il mondo.
Mara Martellotta
Sua Maestà il fritto misto alla piemontese
A cura di piemonteitalia.eu
Un piatto di antica tradizione popolare.
Leggi la ricetta:
https://www.piemonteitalia.eu/it/enogastronomia/ricette/fritto-misto-alla-piemontese
Invecchiare con garbo? Si può!
Buon giorno amici lettori de Il Torinese. Riprendiamo con un nuovo argomento che, solo apparentemente, parrebbe essere di interesse esclusivo di coloro la cui età ha largamente superato la cinquantina. In realtà, come vedremo, l’argomento interessa un po’ tutti.
Perchè una buona terza e quarta età dipendono anche da come viviamo gli anni più giovani della nostra vita. A proposito di numerazione delle età, convenzionalmente la terza inizia a 65 anni, mentre la quarta a 75 anni. E’ stata addirittura introdotta una quinta età, che inizia a 90 anni.
Ma, a prescindere da questi non fondamentali dettagli, la domanda che ci si pone ha a che fare col fatto se sia o meno possibile, appunto, invecchiare con garbo. E come cercare di farlo avendo attenzione a molti aspetti: fisici, caratteriali, relazionali (sia nel rapporto con gli altri che con se stessi), di positività, di accettazione, di rispetto per sé e per le altre persone, di curiosità, ecc.
Sarebbe certo inutile e ipocrita indorare eccessivamente la pillola: invecchiare non è di certo una cosa fantastica, anche se è pur vero che l’alternativa sarebbe quella di morire prematuramente, prospettiva in genere decisamente peggiore. Ma abbiamo la possibilità di rendere l’età avanzata migliore per noi e per chi ci sta attorno.
Adottando adeguati comportamenti, atteggiamenti, modalità di pensiero e di rapporto con noi e con gli altri. Con garbo, appunto, il che implica aspetti che coinvolgono il rispetto e la gentilezza, per noi e per il resto del mondo. Saper invecchiare significa intanto saper accettare senza sentirsi sconfitti.
Reagendo positivamente e conservando al meglio il nostro corpo e la nostra mente pur nella inevitabile diminuzione dei livelli di efficienza e di gradevolezza estetica.; sostituendo la mera aspettativa di vivere a lungo e in buona salute con la gratitudine, perché, in fondo, la vecchiaia è un regalo che la vita ci fa.
(Fine della prima parte dell’argomento).
Potete trovare questi e altri argomenti dello stesso autore legati al benessere personale sulla Pagina Facebook Consapevolezza e Valore.
A
Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
Autore della rubrica settimanale de Il Torinese “STARE BENE CON NOI STESSI”.
Quest’anno Torino Comics cambia pelle. La manifestazione organizzata da ‘Just for fun’ in joint venture con P&P Italia diventa un festival ospitato esternamente alla Certosa Reale di Collegno e al Parco della Chiesa per tre giorni dedicati a fumetti, cosplay, giochi, musica e creatività dal 17 al 19 aprile prossimo.
Si tratta di una scelta coraggiosa, strategica e ambiziosa che inaugura un nuovo capitolo nella storia di Torino Comics, nato nel 1994 e punto di riferimento nazionale per gli amanti della cultura pop.
“Questa forma rappresenta un’opportunità straordinaria per Torino Comics – ha dichiarato Maurizio Ragno, Head of Organization di Just For Fun. Per la trentesima edizione, momento simbolico per la manifestazione, ricercavamo uno spazio aperto, riconoscibile e già vocato agli eventi: la Certosa Reale di Collegno, grande area verde dell’area metropolitana torinese e già sede di importanti appuntamenti culturali e musicali, risponde perfettamente a questa visione. È un luogo che consente di articolare perfettamente le diverse anime della manifestazione, fumetto, cosplay, musica, gioco e intrattenimento”.
“Accogliere la trentesima edizione di Torino Comics alla Certosa Reale rappresenta per Collegno una grande occasione e, al tempo stesso, una sfida che affrontiamo con entusiasmo – spiega il sindaco della Città di Collegno Matteo Cavallone – lo scorso anno al Lingotto Torino Comics ha accolto 70 mila visitatori in tre giorni. La nostra città non ha mai accolto una manifestazione di questa portata, una sfida che gli uffici del Comune accolgono con prontezza per il grande nome di Torino Comics e per le belle ricadute che ci auguriamo il territorio possa ricevere. La scelta della Certosa Reale come nuova casa di Torino Comics segna un passaggio storico, che unisce tradizione e innovazione in un luogo capace di parlare al presente e al futuro. Collegno crede profondamente nella cultura come motore di sviluppo, inclusione e partecipazione”.
La Certosa Reale di Collegno fu fondata nel XVII secolo quale monastero certosino per volere dei Savoia e rappresenta uno dei complessi più significativi dell’area torinese. Nel corso dei secoli ha più volte cambiato funzione, fino ad essere restituito alla città grazie a un ampio progetto di recupero e valorizzazione. Oggi è un grande parco urbano e un polo culturale che ospita eventi e manifestazioni anche di rilievo nazionale, ideale per un evento quale Torino Comics che coniuga cultira pop, arte e contemporaneità.
Mara Martellotta
Amico o psicologo?
Il ricorrere allo psicologo è una prassi piuttosto recente, ancora ostacolata dalla convinzione che sia disdicevole rivolgersi ad uno “strizzacervelli”, più di quanto non lo sia recarsi dal medico per aver contratto una malattia a trasmissione sessuale.
Anni addietro, vuoi perché la facoltà di psicologia era solo a Padova ed a Roma Sapienza (è stata la legge Ossicini, nel 1989, a regolamentare la professione di psicologo), vuoi perché non vigeva la moda di laurearsi in psicologia, era consuetudine parlare dei propri problemi, delle proprie fobie e delle proprie ansie con l’amico più intimo, l’amica del cuore o, in alcuni casi limite, con una persona di fiducia (un insegnante particolarmente aperto, la nonna navigata, e così via.
Oggigiorno, sarà per l’aumentare delle crisi di identità, sarà perché alcuni politici creano i problemi per poter promettere in campagna elettorale di risolverli, si fa un ricorso massivo allo psicologo (e allo psicoterapeuta) anche perché presi dal vortice di mille impegni, lavorativi e no, non abbiamo più un’idea precisa di chi siamo, cosa vogliamo e quali siano i nostri reali obiettivi.
Alcuni amici, poi, spesso dopo la laurea emigrano tornando qui una volta l’anno e rendendo difficile ogni relazione costruttiva, come invece avveniva quando eravamo compagni di scuola o nello stesso condominio.
Senza entrare nel merito della validità della psicoterapia (il terapeuta ci conosce per ciò che noi gli permettiamo di sapere) e fermo restando che, come in ogni altro settore, vi sono professionisti bravi ed altri che lo sono meno, è palese che una seduta a settimana può essere limitativa se il paziente, al contrario, ha voglia di parlare per sei ore oggi, e non domani quando ha l’appuntamento.
Al di là di tutto quello, però, ciò che ci deve far riflettere è la sempre maggior fragilità delle persone, obbligate per ragioni diverse ad abbandonare la loro confort zone, a seguire stili di vitae modus operandi che non appartengono loro, che vengono investite di compiti dei quali non sono all’altezza e, non ultimo, intervistati per il colloquio di assunzione da persone totalmente incompetenti.
Che la legge Ossicini sia totalmente da rivedere è sotto gli occhi di tutti; coach e counselor ormai spopolano ovunque, esentati dall’iscrizione all’Ordine degli psicologi, rendendo difficile per i pazienti comprendere la differenza tra tali figure.
La cosa sicura è che, secondo l’OMS, il 13% della popolazione mondiale soffrirebbe di disturbi mentali: è evidente che non sia possibile avere un numero di psicologi tale da soddisfare poco più di un miliardo di persone e, soprattutto, un domani che le psicoterapie fossero erogate dal SSN il costo sarebbe insostenibile per le regioni.
La recente norma che suggerisce, a commento di casi di suicidio, che se conosciamo qualcuno che voglia suicidarsi dobbiamo informare pippo, pluto e clarabella è un nonsenso: la quasi totalità dei suicidi non avvisa prima di compiere il gesto anticonservativo e talvolta non lascia lettere o altro per spiegare il gesto.
E’ fuori discussione che se conoscessimo la mente umana come conosciamo i nome dei giocatori della nostra squadra del cuore forse ogni intervento in favore di chi abbia bisogno di cure andrebbe nella direzione giusta; per ora, a mio parere, sarebbe preferibile: a) essere mentalmente indipendenti da schemi, mode, costumi, social e via dicendo che ci obbligano, di fatto, a uniformarci agli altri per non sentirci esclusi, di serie B, meno importanti degli altri, b) sentirci bene con noi stessi perché siamo fatti così, non perché gli altri ci approvano, c) non pensare di poter chiedere aiuto se neppure noi sappiamo cosa vogliamo cambiare, cosa ci sia in noi che non va.
Conosco persone (prevalentemente donne) che cambiano lavoro ogni anno perché insoddisfatte, perché non amano i turni (è il caso delle OSS), perché si sentono sfruttate. Quando cambiano lavoro, di tutt’altro genere, resistono un anno quando va bene, e poi nuovamente ne cercano un altro perché anche quello non andava bene, non si sentivano realizzate ecc.
E’ evidente che il motivo sia a monte, il lavoro sia soltanto la “scusa” per esternare il proprio disagio; che sia, insomma, una richiesta di aiuto indiretta che sempre più persone fanno, spesso rivolgendosi a soggetti inidonei.
Sergio Motta
Alla scoperta delle strade del vino in Piemonte
Il Piemonte, terra del vino per eccellenza con 45.000 ettari di vigneti, 20.000 aziende vitivinicole e tre milioni di ettolitri di vino prodotti annualmente, vanta 17 vini DOCG e 42 DOC, famosi in tutto il mondo.
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