LIFESTYLE

Gianluca e Aurora Borello aprono il loro primo negozio a Venaria

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Domani, giovedì 18 giugno 2026, Gianluca e Aurora Borello inaugureranno il loro primo negozio di proprietà a Venaria Reale, in piazza Michelangelo 1.

Un nuovo inizio che nasce nel solco della storia familiare e professionale del papà Fiorenzo Borello, imprenditore piemontese che ha costruito negli anni un percorso riconosciuto nel territorio.

Con questa apertura, Gianluca e Aurora raccolgono un’eredità fatta di lavoro, passione e presenza concreta nella comunità, trasformandola in una nuova tappa imprenditoriale. Il negozio rappresenta non solo un’attività commerciale, ma anche il segno di una continuità generazionale che guarda al futuro mantenendo vive le proprie radici.

L’appuntamento è quindi per domani a Venaria, per celebrare una nuova avventura nel nome della famiglia Borello.

I Mondiali al Mercato Centrale di Torino

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Il cuore multiculturale del Mercato Centrale di Torino, in piazza della Repubblica 25, è diventato un punto di riferimento per tutti gli appassionati di calcio, trasmettendo fino al 19 luglio tutte le partite dei Mondiali di calcio 2026 previste dal palinsesto RAI, incluse le migliori repliche e coprendo la fascia oraria dalle 8 alle 22. Per l’occasione, al piano zero, nella Piazza delle Bontà (davanti all’ex bottega marocchina) è stato allestito un LED wall di ultima generazione, con oltre 400 posti a sedere, ideale per accogliere gradi gruppi di amici, famiglie e colleghi che vogliano condividere le partire in un’atmosfera vibrante e conviviale. Sono state studiate diverse formule, da parte del Mercato Centrale di Torino, per adattarsi ai momemti della giornata, adattandosi alle esigenze di tutti. Per le famiglie è stata pensata un’offerta speciale: mentre i genitori si rilassano davanti alla partita, ai bimbi è stata messa a disposizione un’area gioco dedicata, con un menù bimbi appositamente dedicato, a prezzi contenuti. Per chi segue le partite al mattino, è disponibile la Combo Colazione  a soli 5 euro, composta da caffè o cappuccino, croissant e spremuta d’arancia, perfetta per fare un bel pieno d’energia. Durante la pausa pranzo, non si rischia di perdere neanche un minuto di gioco grazie alla Combo Pranzo, a 9,90 euro, che comprende il piatto del giorno, acqua e caffè. Per accompagnare al meglio il match, il Mercato Centrale propone una serie di birre artigianali. Per gli studenti universitari è possibile accedere a due birre medie bionde a 5 euro, due spritz a 7 euro, pizza con birra media a 8 euro e hamburger con salsa e patatine a 9 euro.

Inoltre, tra un gol e un calcio di rigore, gli ospiti potranno creare il loro menù ideale scegliendo tra le proposte più richieste delle botteghe degli Artigiani del Gusto, compresa anche la cucina brasiliana.

Mara Martellotta

Fiori di zucca ripieni, una delicatezza al forno

In alternativa ai fiori fritti, vi propongo come antipasto sfizioso o secondo goloso, i fiori ripieni cotti in forno. Una prelibatezza dal gusto delicato da farcire secondo i vostri gusti, irresistibili, invitanti e leggeri.

Ingredienti

12 fiori di zucca freschissimi
200gr.di ricotta
100gr.di prosciutto cotto
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
12 filetti di acciuga (facoltativo)
Sale,pepe, burro q.b.

Lavare con delicatezza i fiori di zucca e togliere il pistillo interno. Tritare il prosciutto cotto. In una ciotola mescolare la ricotta con poco sale, pepe, un cucchiaio di parmigiano ed il prosciutto. Mescolare bene. Con l’aiuto di un cucchiaino a manico lungo farcire delicatamente i fiori, inserendo all’interno il filetto di acciuga. Disporre in una pirofila da forno imburrata, cospargere con il parmigiano rimasto e fiocchetti di burro. Infornare a 180 gradi per 15 minuti. Servire caldo.

Paperita Patty

Parla Con Me: online “Vestire bello, buono, sano, pulito, giusto e durevole”

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Simona Riccio dialoga con Maria Chiara Gadda, Dario Casalini e Giorgio A. De Ponti sul valore della filiera tessile, della moda consapevole e della responsabilità produttiva

È online la nuova puntata di Parla Con Me®, la trasmissione digitale ideata e condotta da Simona Riccio, Digital Strategist del settore agroalimentare, LinkedIn Top Voice Italy e Founder del progetto.

La puntata, dal titolo “Vestire bello, buono, sano, pulito, giusto e durevole”, affronta un tema centrale per il futuro delle filiere produttive e dei consumi: il valore del tessile non solo come moda, ma come sistema fatto di materia, lavoro, ambiente, competenze, cultura produttiva, design, responsabilità e durata.

Ospiti della puntata sono Maria Chiara Gadda, Deputata di Italia Viva, Vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati e prima firmataria della Legge 166/2016, conosciuta come “Legge Antispreco”; Dario Casalini, Presidente di Slow Fiber e CEO di Oscalito 1936; e Giorgio A. De Ponti, Professore del Politecnico di Milano – Scuola del Design – Design for Food.

Il confronto mette al centro una domanda decisiva: il tessile può essere raccontato solo come moda? Oppure è arrivato il momento di riconoscerlo come una filiera produttiva a pieno titolo, dove materiali, lavoro, progettazione, qualità, impatto ambientale e tempo non possono essere separati?

Durante la puntata si affrontano temi di grande attualità: il contrasto al fast fashion, la cultura della durata, il valore delle materie prime, il ruolo del design nella progettazione responsabile, la qualità del lavoro lungo la filiera e l’impatto delle scelte di consumo.

Il tessile, infatti, non è soltanto immagine. È una filiera fatta di persone, imprese, competenze, territori, scelte produttive e responsabilità condivise. Come accade nel cibo, anche nell’abbigliamento ogni prodotto porta con sé una storia: da dove arriva, come è stato realizzato, da chi e con quale idea di durata.

In occasione del decennale della Legge 166/2016 contro lo spreco alimentare, Parla Con Me® amplia la riflessione sul concetto di spreco, portandola oltre il cibo e collegandola a un altro settore strategico per economia, cultura e sostenibilità: quello tessile.

Parla Con Me® intende così contribuire al dibattito pubblico dando spazio a visioni, esperienze e competenze capaci di mostrare come un’alternativa concreta al fast fashion possa nascere dall’incontro tra imprese responsabili, istituzioni, design, cultura produttiva e cittadini più consapevoli.

«Con questa puntata abbiamo voluto riflettere su un concetto di spreco più ampio», spiega Simona Riccio. «Spreco non è solo ciò che finisce nel piatto e viene buttato. Spreco è anche ciò che consumiamo troppo in fretta, ciò che acquistiamo senza conoscerne il valore, ciò che smettiamo di considerare bene durevole. Il tessile, proprio come il cibo, ci obbliga a ripensare il rapporto tra produzione, consumo, responsabilità e cultura».

La puntata è disponibile online sul canale YouTube di Parla Con Me®.

Guarda la puntata:
https://www.youtube.com/watch?v=GQMfqz7dWfY

Per seguire le puntate:
www.parlaconmeofficial.it

Per proporre ospiti, temi, attività o candidature:
redazione.pcm@gmail.com

A Saluzzo “C’è Fermento”!

Nella capitale dell’antico “Marchesato” torna il tradizionale appuntamento dedicato al vasto mondo della “birra” … meglio, delle “birre”

Da giovedì 18 a domenica 21 giugno

Saluzzo (Cuneo)

“Beer lovers” di tutto il mondo (bè, esageruma nen!) in marcia. Il fine settimana si chiama per voi “Saluzzo”! A Saluzzo (“la Bella sotto il Monviso”) torna, infatti, la classica “quattro giorni” di “C’è Fermento – XVI edizione”, il grandioso “Festival delle Birre”. Di qualsiasi genere, tipo, gradazione e provenienza. Ce n’è che va bene per tutti. Statene assolutamente certi!  Quattro giorni, si diceva. Da giovedì 18 a domenica 21 giugno. Il via giovedì 18 giugno, alle 17,30, presso l’“Ala di Ferro” (piazza Cavour) per proseguire, fino a domenica 21 giugno, all’interno de “Il Quartiere” (piazza Montebello, 1), nell’“ex Caserma Musso”. In agenda, promettono gli organizzatori della “Fondazione Amleto Bertoni” e della “Città di Saluzzo”, “tante sorprendenti nuove proposte”.La prima è l’apertura del “Salone Brassicolo” all’intero “mondo dei fermentati” (artigianali o industriali), attraverso “incontri” con esperti nazionali e internazionali e “proposte culinarie” a tema.

Grande protagonista sarà sempre la birra, con 14 birrifici artigianali italiani, 2 Consorzi della birra e 2 birrifici ospiti dal Belgio e dalla Franconia (Germania centrale – Baviera). Ci sarà spazio anche per lo “street food”, con 7 cucine di strada locali e internazionali e 7 produttori, con un occhio di riguardo ai “fermentati” come kombucha, sidro, pane, formaggio, salumi, aceto e molto altro. Ogni sera, dalle 18 alle 20, si potrà assistere alle “chiacchierate live” nel “Salottino podcast musicale” de “Il Quartiere” e non mancheranno laboratori, tour degustazione, musica dal vivo e giochi di società ad animare le quattro serate del Festival. Presso l’“Ala di Ferro”, giovedì e venerdì nel tardo pomeriggio e la domenica mattina, si terrà il “Salotto fermentato”, uno spazio di incontro e sperimentazione con “esperti di fermentati”.

Il “Salone” aprirà presso “Il Quartiere” tutti i giorni alle 18, con chiusura a mezzanotte il giovedì e la domenica e all’una il venerdì e il sabato. Gli “appuntamenti” e i “laboratori” hanno “prenotazione obbligatoria” su: www.cefermento.it

L’ingresso al salone è gratuito, con obbligo di acquisto del bicchiere griffato CF2026 (5 euro) per la “degustazione brassicola”.

Per entrare un po’ nel programma.

Dei 14 birrifici artigianali protagonisti, oltre la metà provengono dal Piemonte; due i birrifici marchigiani, due i veneti, uno dalla Toscana ed uno dalla Valle d’Aosta. A proporre diversi produttori, ci saranno due Consorzi,  il “Consorzio Birra Italiana” ed il “Consorzio Birra Piemonte”. Dalla provincia belga dell’Hainauf, arriverà la “Brasserie Dupont”, il birrificio di fama mondiale per il suo lievito, vero protagonista di tutte le etichette, a partire dalla celebrata “Saison Dupont”. Infine, dalla Franconia, regione a nord della Baviera famosa proprio per il suo “turismo birrario”, ci sarà “Braurei Ulrich Martin” con l’eccezionale presenza alle”spine” dello stesso “mastro birraio” Ulrich Martin, che nel 2008 ha ridato nuova vita al defunto “Birrificio di Hausen” (frazione di Schonungen), fondato nel 1850 da Lorenz Fratz.

Non mancheranno le “cucine tradizionali” e il vasto mondo dei “fermentati”.

Musica. La serata del giovedì 18 giugno sarà animata presso l’ “Ala di Ferro” dalla “Marching Band BandarAdan”, con musiche dall’“indie italiano”. Confermate, in agenda, “play list musicali a tema”.

Da segnalare ancora, con ampia sintesi, alcuni momenti clou (a nostro avviso) del programma: venerdì 19 giugno, alle 18,30, sotto l’“Ala di Ferro” appuntamento con “Fermentare l’acqua”, un incontro con lo chef di cucina naturale Alvin Crea e la naturopata Alice Pron; dalle 20, L’Associazione ludico-culturale “Dimensione Arcana” animerà il “Cortile d’Onore” con i suoi “giochi di logica e società” e tanta musica con una “play list” dedicata al rock, seguita dal concerto del “duo” anni ’70, “Dama Duet”; sabato 20 giugno, dalle 18, presso “Il Quartiere”, l’“Associazione Birraria Cuneese” darà il via ai “tour degustazioni guidati”, mentre alle 19, il Curatore Nazionale della “Guida alle birre d’Italia”, Luca Giaccone, celebrerà la decima edizione della “Guida”, assaggiando ed illustrando alcune delle birre dei “Birrifici” premiati dalla “Guida 2026”, per finire, domenica 21 giugno, alle 18, nel “Salottino podcast musicale”, protagonista la “cucina vegana” con “Emporio Vegetale”, ed il sound all’insegna di “soul”, “blues” e “funky” per concludere in leggerezza il Festival.

Per info e programma dettagliato: www.cefermento.it

g.m.

Nelle foto: immagini di repertorio

Torta con crema e albicocche, morbida dolcezza

Ecco un dolce irresistibile
Una base e una copertura di friabile pasta frolla che racchiude un cuore morbido di delicata crema pasticcera e albicocche fresche. Deliziosamente buona!
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Ingredienti
250gr. di farina 00
20gr. di maizena
120gr. di burro
60gr.+ 70gr. di zucchero
2+3 tuorli
250ml. di latte
10 albicocche
1 pizzico di sale
Scorza di limone q.b.
Zucchero vanigliato q.b.
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Preparare la frolla. Impastare velocemente la farina 00 con il burro freddo tagliato a dadini, 60gr. di zucchero, 2 tuorli ed un pizzico di sale. Formare una palla, avvolgerla in pellicola da cucina e riporla in frigo per almeno mezz’ora. Sbollentare per pochi secondi le albicocche intere, scolare e asciugare. Preparare la crema pasticcera. Portare a bollore il latte con la buccia di limone. Sbattere i 3 tuorli con 70gr. di zucchero e la maizena, versare a filo il latte e cuocere a bagnomaria per 7/8 minuti. Tagliare il panetto di frolla in due parti, stendere una parte con il mattarello e sistemare nella teglia rivestita di carta forno, bucherellare il fondo. Farcire la frolla con la crema pasticcera, tagliare le albicocche a meta’, togliere il nocciolo e sistemarle sulla crema. Stendere con il mattarello la frolla rimasta e coprire la base di frolla e crema. Bucherellare la superficie con i rebbi di una forchetta. Cuocere a 200 gradi per 45 minuti. Lasciar raffreddare e cospargere con zucchero vanigliato prima di servire.

Paperita Patty

Infradito, sandali senza tempo

Colorate, comode, modaiole, spensierate. Chi non ne possiede almeno un paio? Chi non le tiene in macchina, nel portabagagli, così, magari potrebbero servire

 Questi sandali leggeri e informali che ci fanno subito pensare all’estate, al mare, insomma alla bella stagione e alla vacanza hanno origini molto antiche, si parla infatti di antico Egitto dove venivano fatte con foglie di palma e papiro. In Giappone si possono trovare in fibra di riso, in India invece in legno, meglio conosciute come paduka. Le prime prodotte in gomma risalgono al 1962 e   sono brasiliane. Gli americani le indossano le flip flop con qualsiasi outfit, noi europei le usiamo con più attenzione rispettandone la vocazione minimalista e non particolarmente aggraziata. Nonostante siano considerate scarpe da usare solo in certe occasioni, dove la l’eleganza non è richiesta, possiamo comunque trovarne davvero di tutti i tipi, colori e forme, con decorazioni talvolta sfavillanti e luminosissime, con applicazioni preziose che ne fanno lievitare il prezzo facendole diventare richiestissime calzature di tendenza.

 

Ci sono aziende specializzate nella loro produzione che hanno fatto di questo prodotto la loro fortuna perché, contrariamente a quanto si pensi, il loro uso non è temporale o stagionale, in realtà si vendono e si indossano sempre, perfino con le calze nei periodi più freddi. Molti vip del presente e del passato, protagonisti del jet set, celebrità senza tempo come Jackie Kennedy, Greta Garbo, Audrey Hepburn, Rita Hayworth, Elisabeth Taylor, le hanno indossate, facendo conoscere in tutto il mondo le meravigliose e nostrane collezioni di Positano o di Capri, le hanno celebrate con portamento magicamente glamour eleggendole oggetti di culto. Seppur comode e facili da indossare è bene non farne un uso smisurato e prolungato, avvertono i podologi, infatti la conformazione tipica di questi sandali non favorisce il corretto appoggio del piede provocando disagi a causa della forzata camminata innaturale.

Maria La Barbera

 

 

Succulenti cannelloni al gorgonzola in crosticina dorata

Una ricetta gustosa adatta ad ogni occasione. Crosticina dorata, ripieno morbido e vellutato, un primo piatto delicato, facile da realizzare e super veloce.

Ingredienti

Pasta fresca per lasagne (tipo Rana) 12 sfoglie
300gr.di ricotta morbida
300gr.di gorgonzola dolce e cremoso
1 uovo intero
Latte fresco q.b.
50gr. di grana grattugiato
Sale, pepe, noce moscata q.b.
Granella pistacchi  (facoltativo)

Mescolare la ricotta con il gorgonzola, 30gr.di formaggio grana grattugiato, sale, pepe e noce moscata, aggiungere l’uovo intero e diluire con poco latte sino ad ottenere una crema densa.
Ungere una pirofila da forno.
Stendere l’impasto su ogni sfoglia di pasta e arrotolare a ” cannellone”, sistemare nella teglia, versare sulla superficie la crema rimasta, diluita con altro latte, cospargere con il rimanente grana e infornare a 200 gradi per 20 minuti coperto con un foglio di alluminio poi, 5 minuti sotto il grill. Servire a piacere con granella di pistacchi

Paperita Patty

“Crossa a sinistra, boia di un mondo…”

Sullo spelacchiato rettangolo  del campo sportivo di Torre Beretti, come ogni inizio d’estate, andava in scena la sfida calcistica tra le formazioni delle sezioni comuniste della Lomellina. Carletto Ramenghini, titolare di una ditta impegnata nell’ecologia  ( “un compagno che si era fatto un nome con il sudore della fronte”), era il principale sponsor della competizione sportiva. Aggiudicarsi il trofeo “Carletto Spurghi”, era l’ ambito obiettivo  di ogni squadra che, per essere più competitiva, cercava di rafforzare la propria “rosa” con i migliori calciatori in circolazione.

 

Se la Dinamo Gambolò e il Rapid Mortara si potevano avvalere dell’apporto del miglior portiere l’una ( Duilio Saracineschi che, sin da piccolo e già dal nome, era un predestinato)  e del più prolifico attaccante l’altra ( l’Azeglio Fromboli, detto anche “Kalashnikov”, ormai quasi quarantenne segretario della locale sezione ma con l’esperienza calcistica di un decennio tra i semiprofessionisti lombardi), la Torpedo di Robbio puntava tutto sui giovani e il “Grido del Popolo” di Vigevano sui fratelli Taccoletti, ex giocatori del Pavia in serie C. Il Sartirana e lo Scaldasole faticarono a mettere in campo due formazioni e non sfuggirono ad un certo anonimato. Le altre due squadre  erano l’Idraulica Bodoni ( Vladimiro “Lenin” Bodoni  era di Groppello Cairoli) nella quale militava Evaristo Trepassi, vecchia gloria del Brescia, e i padroni di casa del Torre Beretti , allenati da Liborio Venticelli, indimenticata mezz’alta del Monza negli anni sessanta che, avendo sposato la signora Clelia Fortini, zia del sindaco comunista, era imparentato con la massima autorità locale. Il Torre Beretti, con la tradizionale divisa giallo-blu, aveva i suoi punti di forza in “mastino” De Rulli, delegato della CGIL, di mestiere carpentiere e mediano di vocazione come del resto l’altro pilastro del centrocampo, Tommaso Sgnaffoli, detto “cagnaccio” per la tenacia e il mordente con cui affrontava gli avversari. Gli altri due degni di nota erano Vincenzo Gasparotti,  terzino in campo e falegname fuori, ribattezzato dal pubblico “il piallatore” poiché tendeva ad applicare al diretto avversario la stessa tecnica riservata nel trattamento del legname, e Leolpoldo Leopoldini ( per tutti Poldo), che di soprannomi ne vantava ben due. La scelta era indotta dalla necessità. essendo difficile riassumere doti e caratteristiche in un solo soprannome: “poiana”, in quanto predatore d’area, e “fondoschiena” per l’incredibile fortuna che accompagnava il più delle volte  le sue prestazioni. Poi, ovviamente, c’era lui, il centrattacco di sfondamento, l’uomo-goal del Torre Beretti, Palmiro Taglietti. Soprannominato dai critici “Il vitellone”, si era fatto ricamare sulla maglia, all’altezza del cuore, un umile e modesto “il Migliore”. Il torneo, ad eliminazione diretta, dimezzati dopo il primo turno i contendenti ( il Torre Beretti “regolò” lo Scaldasole per tre a zero, con una doppietta del “poiana” e un contestatissimo goal del Taglietti che, imitando Maradona contro l’Inghilterra, infilò la sfera alle spalle dell’allibito estremo difensore avversario colpendola con il pugno chiuso), stabilì le semifinaliste. La Dinamo Gambolò travolse sei a zero l’inconsistente Sartirana mentre i padroni di casa faticarono sette camicie per aver ragione con il minimo scarto dei bianco-viola groppellesi dell’Idraulica Bodoni. La sera della finalissima si scatenò il putiferio. Già nel pomeriggio la pioggia, caduta copiosamente, aveva trasformato il campo in un acquitrino. Il pallone rimbalzava a malapena e, di tanto in tanto, incontrando una pozzanghera, s’impantanava tristemente. Il temporale, con uno sfolgorio di saette e grancassa di tuoni, non scoraggiò le due tifoserie che gremirono gli spalti, incuranti della pioggia, in un tripudio di bandiere rosse e slogan. Su quel terreno pesante la tecnica del centrocampo del Gambolò risultava evidentemente penalizzata , lasciando spazio alla foga muscolare di Taglietti e dei suoi. Liborio Venticelli, il trainer del Torre Beretti che non avevano mai vinto il torneo in precedenza, era stato chiaro: “Questa volta non si va in bianco, eh ragazzi?! Bisogna portare palla senza buttarla via, tenere la testa a posto, non far passare la metà campo a quelli là e cercare Palmiro per lo sfondamento. Ci siamo capiti? E tu, cagnaccio,ricordati: crossa a sinistra, boia di un mondo!”. Dopo i primi quarantacinque minuti i quattordici giocatori ( sette per parte) erano delle maschere di fango dopo essersele date di santa ragione, correndo a perdifiato su e giù per le fasce, randellandosi in epici scontri a centrocampo senza quasi mai affacciarsi nelle due aree piccole. Il risultato vedeva in vantaggio il Gambolò di una segnatura, frutto di un missile calciato da venticinque metri dall’ala sinistra dei gambolesi, tal Martinelli Eugenio, detto “Molotov”. La ripresa vide però la riscossa del Torre Beretti con uno scatenato Taglietti che urlava, sotto la pioggia battente, “Compagni, che lotta. Esaltiamoci, attacchiamoli, schiantiamoli. Facciamo venir fuori gli spiriti animali. Siamo come la Guardia Rossa che marcia alla riscossa!!”. Ululava il centrattacco, sbracciandosi per dare la carica. Il pubblico locale sosteneva la sua compagine cantando a squarciagola l’Internazionale..”compagni, avanti il gran partito…”, inanellando una rima dietro l’altra. Quando un lungo lancio del “piallatore” scodellò la sfera sul sinistro del centravanti,Palmiro  fulminò Saracineschi. Sull’uno pari la battaglia in campo divenne durissima e, grazie a un fallo un po’ dubbio in area, i padroni di casa si trovarono tra i piedi un bel rigore per passare in vantaggio. Taglietti ululò che, essendo “il Migliore”, toccava a lui tirare il penalty ma l’allenatore non volle sentir ragioni  e, nonostante la cascata d’insulti che lo investì, ordinò a “poiana” Leopoldini di battere dal dischetto. Detto e fatto, il Torre Beretti rovesciò il risultato e resistette fino allo scadere, non senza fatica , agli assalti all’arma bianca dei furibondi gambolesi. Nel tripudio generale, placati gli animi e accettato da tutti il risultato che assegnava il trofeo “Carletto Spurghi” ai locali, l’unico che brontolava era proprio Palmiro Taglietti: “’Va là che dovevo tirarlo io il rigore. Se segnavo, boia cane, impazzivano tutti per me e potevo fare un po’ il gallo in giro. Ma andate tutti a …..!”. Nessuno si fece intimorire, ovviamente. E nemmeno se la presero più di tanto. In fondo, quello che contava, era vincere il torneo e vedere la notizia pubblicata sulle pagine lombarde de L’Unità. Per tutta onestà, però, va precisata una cosa, a difesa della scelta, rivelatasi comunque vincente, di Liborio Venticelli: nei precedenti tornei, per dieci volte dieci, il Taglietti aveva “ciccato” altrettanti rigori, dimostrando che la sua mira dai sedici metri era oltremodo sciagurata. Tant’è che “cagnaccio”, arrabbiandosi, gli aveva gridato più di una volta: “ Di un po’, Migliore delle balle. Non pensi che sia ora di raddrizzare quelle piantane che hai al posto dei piedi?”.

Marco Travaglini