LIFESTYLE

Ode alla pausa

L’estate non è solo una stagione, è il momento per rallentare, dimenticare, ritrovarsi, parola di scrittori e psicologi.

In vacanza, il tempo prende una forma diversa: si allarga, si appiattisce, e noi ci muoviamo dentro come in un paesaggio senza orizzonte. Nel saggio “Le vacanze” (contenuto in Le piccole virtù), Natalia Ginzburg riflette con ironia su come la vacanza modifichi il rapporto con il tempo e la percezione delle cose: Una pausa che non è solo uno spazio neutro, ma anche una dimensione psicologica che modifica il rapporto con ciò che ci circonda. Cesare Pavese, lo scrittore italiano che meglio ha raccontato l’estate come tempo sospeso e malinconico ne “La casa in collina la luna e i falò” scrive che l’estate è rifugio e inquietudine. Mentre Virginia Woolf nel suo libro “Una gita al faro” racconta questo ciclo come simbolo di un’armonia fragile, di una pausa che diventa uno specchio delle dinamiche interiori e familiari.

L’estate, dunque, non è solo un periodo climatico, ma rappresenta un momento di pausa condiviso che risponde al bisogno umano di rigenerarsi, di pacificare il proprio interno con quello che lo circonda; si vive una sorta di apertura nei confronti dell’esterno, ma anche un momento di riflessione sul piano interiore; ci si scopre, le relazioni sociali si fanno più intense, ma si saggia, allo stesso tempo, una pausa dalle attività lavorative e di studio come un intervallo per rinascere.

Tra giugno e luglio, si cambia ritmo, le città si svuotano e i rumori abituali lasciano spazio ad un silenzio amplificato. L’estate entra nella testa e nel corpo e nei desideri; e’, dunque, solo un lasso di tempo che per convenzione interrompe molte attività oppure corrisponde anche ad un bisogno umano di riposarsi e riprendere le energie esaurite nel corso dell’anno?

Secondo gli psicologi, il nostro cervello non è progettato per la produttività continua. Il sistema nervoso ha bisogno di fasi di riposo per elaborare emozioni, rinvigorire la memoria e ridurre lo stress. Il “burnout” non è solo una parola di moda: è un segnale di un sistema che ha dimenticato l’importanza del “vuoto”. La pausa estiva permette alla mente di rigenerarsi, non è un lusso, né un capriccio, è un’esigenza: il “non fare” è attivo, creativo, generativo.

Il bisogno di staccare, inoltre, non è solo psico-fisiologico, corrisponde infatti ad usanze e riti culturali e antropologici consueti nel passato. Le ferie, come le conosciamo oggi, sono un’invenzione recente, nell’antichità, i momenti di sospensione del lavoro erano spesso connessi al calendario agricolo e religioso; la “festa” era un tempo sacro, dedicato al rinnovamento collettivo. In molte culture tradizionali, esistono ancora pratiche legate al riposo rituale: basti pensare alla siesta nei paesi caldi, ai digiuni cerimoniali, ai periodi di ritiro spirituale, tutti modi per legittimare tempo “improduttivo”. In questo periodo liminale, le regole si sospendono, i ruoli sfumano, ci si trova a metà tra la pausa e la trasformazione, si ferma l’ordinario per cercare lo straordinario.

Se si guarda all’estate dai diversi punti sopracitati si può affermare che ci troviamo in un periodo   in cui ci si può, e si dovrebbe,  prendere veramente cura di sé stessi e in cui il riposo è un atto dovuto e in antitesi con l’attitudine odierna alla frenesia, alle corse, alla performance e alle prove estenuanti.

Ode all’estate, come scriveva Pablo Neruda, elogio al riposo!

Di Maria La Barbera

Una golosa crostata di mandorle e cioccolato

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La proposta di oggi e’ tutta da gustare, una frolla friabile un goloso ripieno avvolgente, cioccolatoso, dal sapore ineguagliabile

La crostata e’ un dolce tradizionale capace di reinventarsi in mille modi. La proposta della settimana e’ tutta da gustare, una frolla friabile un goloso ripieno avvolgente, cioccolatoso, dal sapore ineguagliabile.

Una tentazione deliziosa.

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Ingredienti per la frolla:

200gr.di farina

100gr. di burro

70gr. di zucchero

2 tuorli

1 pizzico di sale

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Ingredienti per la farcia:

1 grossa mela

100gr. di mandorle ridotte a farina

100gr. di cioccolato fondente 70%

15 amaretti pestati

2 uova intere

50gr.di burro fuso

60gr.di zucchero

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Preparare la frolla impastando velocemente la farina con il burro freddo a pezzetti, lo zucchero, il sale e i due tuorli. Avvolgere in pelliccola e riporre in frigo per 30 minuti. Affettare sottilmente la mela, frullare le mandorle a farina, pestare gli amaretti. Stendere la frolla in uno stampo per crostate ricoperto con carta forno, bucherellare il fondo, cospargere la pasta con meta’ degli amaretti e sistemare le fettine di mele. Sciogliere il burro con il cioccolato. Nel mixer frullare a velocita’ bassa le uova con lo zucchero, la farina di mandorle e il cioccolato fuso. Versare la crema sulle mele e infornare a 180 gradi per circa 50 minuti. Lasciar raffreddare e decorare con gli amaretti rimasti.

 

Paperita Patty

I Murazzi di Torino, dove il Po racconta la città

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

 

Da antichi magazzini fluviali a simbolo della vita notturna torinese, i Murazzi continuano a reinventarsi senza perdere il loro legame con la storia della città.

Ci sono luoghi che raccontano una città meglio di qualsiasi guida turistica. A Torino, uno di questi è senza dubbio rappresentato dai Murazzi del Po, il lungo susseguirsi di arcate che costeggia il fiume ai piedi della collina. Un luogo che nel corso dei decenni ha cambiato volto più volte, passando da spazio dedicato alle attività commerciali fluviali a cuore della movida cittadina, fino all’attuale fase di rilancio che punta a renderlo vivo in ogni momento della giornata.

Passeggiando lungo il Po, soprattutto nelle sere d’estate, è facile incontrare runner, ciclisti, gruppi di amici seduti lungo il fiume e persone che semplicemente si fermano a guardare l’acqua scorrere. È una Torino diversa da quella delle piazze monumentali e dei grandi palazzi storici: più rilassata, più silenziosa e profondamente legata al suo fiume.

Una storia che parte dall’Ottocento

Le arcate dei Murazzi vennero realizzate nella prima metà dell’Ottocento con uno scopo ben preciso: contenere le piene del Po e creare spazi destinati ai depositi delle merci trasportate via fiume. Per molti decenni questi ambienti ospitarono magazzini, cantine e attività legate al commercio fluviale, contribuendo allo sviluppo economico della città.

Con il passare del tempo il trasporto sul Po perse importanza e questi spazi cambiarono funzione. Tra gli anni Ottanta e Novanta i Murazzi si trasformarono in uno dei simboli della vita notturna torinese, diventando un punto di riferimento per intere generazioni di giovani.

Una nuova stagione

Come molti luoghi simbolo delle città, anche i Murazzi hanno attraversato momenti complessi. Dopo gli anni della grande affluenza sono arrivati periodi di chiusure, problemi legati alla sicurezza e un progressivo calo delle attività.

Negli ultimi anni, però, il volto dei Murazzi sta cambiando ancora. L’obiettivo non è soltanto riportare locali e intrattenimento, ma costruire uno spazio capace di accogliere attività culturali, sportive e ricreative durante tutto il giorno. Concerti, iniziative all’aperto, passeggiate e appuntamenti estivi stanno contribuendo a riportare le persone sulle rive del Po, restituendo centralità a uno dei luoghi più caratteristici della città.

Un pezzo della memoria di Torino

I Murazzi hanno accompagnato l’evoluzione di Torino per quasi due secoli. Hanno visto passare merci, studenti, artisti, famiglie e migliaia di ragazzi che li hanno scelti come punto di ritrovo. Oggi continuano a cambiare, ma senza perdere quel fascino che li rende immediatamente riconoscibili.

Chi è cresciuto a Torino difficilmente non conserva almeno un ricordo legato ai Murazzi: una passeggiata al tramonto, una serata con gli amici o qualche minuto trascorso a osservare il Po nelle giornate più tranquille. Ed è forse proprio questo il loro valore più grande. Più che un luogo da visitare, rappresentano uno spazio vissuto, capace di unire storia, socialità e quotidianità.

In una città in continua evoluzione, i Murazzi ricordano che alcuni luoghi riescono a rinnovarsi senza perdere la propria identità. E continuano, ancora oggi, a raccontare Torino da una prospettiva diversa: quella delle sue rive.

NOEMI GARIANO (foto di copertina Laura Pati)

Disgraziati senza una vita

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SOCIOGRAFIA LETTERE DAL PRESENTE

Tranquilli: non mi riferisco a immigrati, clandestini o categorie molto in voga in questo periodo; quei disgraziati sono, forse più banalmente, tutte quelle persone, di entrambi i generi, che non potendo gestire una vita proprio si immischiano in quella degli altri.

Enrico Ruggeri, parlando del suo buen ritiro nelle Marche, ha esaltato l’assenza di quelli che lui definisce “[..] i post offensivi di poveri disgraziati senza una vita”.

Il problema è proprio questo: persone che non sanno gestire la propria vita, che non hanno saputo costruirsene una criticano, per pura invidia mascherata da reprimenda, chi una vita non soltanto l’ha costruita ma la vive e la gestisce quotidianamente, avendo spesso ottenuto successi evidenti, non solo in senso economico.

A volte è solo curiosità, più spesso è critica, di ciò che gli altri pensino, abbiano realizzato, costruiscano quotidianamente o, peggio ancora, di chi, a ragion veduta per esperienza, cultura o professionalità esprime giudizi competenti.

Devo dire, non so se a malincuore o con stupore, che i commenti più acidi, più “cattivi” provengono da donne, specie quando l’argomento è politico, da persone che, a giudicare dal loro profilo, non distinguono la scheda elettorale dal tabellone con i nomi dei candidati ma esprimono pareri palesemente contraddetti dalla storia, dalla cronaca giudiziaria o, più semplicemente, dal buon senso.

Il compianto Umberto Eco sosteneva che internet abbia dato diritto di parola agli imbecilli ed io condivido in pieno la sua affermazione. Un tempo nessuno si sarebbe messo a stampare articoli per poi diffonderli sui parabrezza delle auto, o nelle buche delle lettere, o consegnandoli al bar per far giungere il proprio pensiero (forse pensiero è eccessivo, implica il possesso di un cervello) a quanta più gente possibile, Oggi basta lo smartphone per inondare il mondo con la propria spazzatura, rispondendo alla risposta di chi ha risposto ad un post, generando una pletora di messaggi totalmente inutili che hanno come unico effetto il dimostrare la paralisi cerebrale di chi li scrive.

Chi, al contrario, scrive con cognizione di causa, magari per segnalare un evento o un problema lo si riconosce subito: non entra in polemica, non difende l’indifendibile e, soprattutto, cita elementi a sostegno della propria tesi.

Ma non dobbiamo vedere tutto negativo: queste persone, graforroiche (scusate il neologismo, logorroiche dello scrivere) possono essere utilmente impiegate come schiavetti. Dimostrano di non avere personalità né cultura: bene, basta convincerli delle nostre tesi e saranno dei perfetti ripetitori della nostra voce, delle nostre tesi. E, soprattutto, lo faranno a costo zero sicuri di avere come missione la diffusione del Verbo.

E’ sicuramente più vantaggioso, meno faticoso che combatterli e poi, perché no, avremo aiutato qualcuno meno fortunato di noi.

Sergio Motta

La salute nel piatto: tranci di salmone al cartoccio

Una ricetta veloce, leggera e salutare per un delizioso piatto di pesce.

La cottura al cartoccio conserva intatto il profumo ed il sapore del pesce mantenendolo morbido e succoso senza l’aggiunta di molti condimenti. Un secondo gustoso di sicuro successo.

Ingredienti

2 Tranci di salmone fresco
Miele q.b.
Salsa di soia q.b.
Sale e pepe q.b.
Verdure a piacere saltate in padella

Mettere i tranci di salmone sulla carta forno, irrorarli con un filo di salsa di soia, poco sale e pepe. Completare con qualche goccia di miele, chiudere bene il cartoccio e cuocere in forno a 200 gradi per 15/20 minuti. Saltare velocemente in padella le verdure a piacere, servire con i tranci di salmone e poco sugo di cottura.

Paperita Patty

La pasta è saporita con fave, pecorino e salsiccia

Un’idea per un primo piatto insolito e gustoso?

Linguine fave e salsiccia.

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Ingredienti per 4 persone:

320gr. di linguine o trenette

400gr. di fave fresche o surgelate

300gr. di salsiccia o salamella

Cipolla, sale,pepe, olio

1 ciuffetto di menta.

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Sbollentare le fave (conservare un mestolino di acqua di cottura), privarle della pellicina, lasciar raffreddare e frullarne meta’ con l’acqua di cottura, il ciuffo di menta, sale, pepe. Nel frattempo soffriggere un pezzetto di cipolla con un cucchiaio di olio, aggiungere la salsiccia ridotta a pezzettini, lasciar rosolare, unire il pure’ di fave e le fave intere rimaste. Cuocere la pasta al dente e spadellarla nel sugo. Servire con pecorino grattugiato fresco.

 

Paperita Patty

(Foto: il Torinese)

Le notti piemontesi: quando il caldo lascia spazio al cielo blu

Stelle, escursioni notturne, cene nei rifugi per riconciliarsi con la natura e con l’estate

Nulla puo’ fare piu’ piacere, in questo periodo, di uscire dopo il tramonto quando l’afa lascia il posto al fresco e varcare la porta di casa non e’ una avventura per corpo e mente. Mentre le città si svuotano per il caldo e le montagne si tingono di blu, prende vita un turismo diverso, fatto di passeggiate al chiaro di luna, castelli magici serali, osservazioni astronomiche e cene in rifugio. Un modo lento e suggestivo di vivere il territorio, sempre più apprezzato da chi cerca esperienze autentiche. Tra gli appuntamenti più affascinanti ci sono le serate dedicate alle stelle. L’assenza di forte inquinamento luminoso rende molte vallate piemontesi ideali per osservare il cielo. L’Alpe Devero e l’Alpe Veglia, nel Verbano-Cusio-Ossola, sono tra i luoghi più apprezzati dagli astrofili per le loro escursioni scientifiche mentre nel Parco Naturale Orsiera-Rocciavrè, tra la Val di Susa e la Val Chisone, e nelle Valli di Lanzo, durante l’estate, non mancano escursioni e incontri organizzati da guide e associazioni astronomiche come il Gruppi Astrofili William Herschel, E. Barnard o Segusini. Non possiamo non citare, inoltre, il Planetario di Pino Torinese, uno dei piu’ antichi d’Italia, gli osservatori di Alpette, di Cuneo e Pinerolo come avamposti per scrutare astri, pianeti e costellazioni.

Anche i castelli in estate cambiano volto e scenario. La Reggia di Venaria, per esempio, prolunga l’apertura nelle sere estive con spettacoli, giochi d’acqua e passeggiate nei Giardini illuminati. Il Castello di Masino, nel Canavese, ospita periodicamente concerti, visite al tramonto ed eventi culturali, mentre il Castello della Manta, nel Cuneese, propone appuntamenti serali che permettono di ammirare gli affreschi e gli spazi storici in un’atmosfera particolarmente suggestiva.

Per gli amanti della montagna, numerosi sono rifugi delle Valli di Susa, delle Valli di Lanzo e del Cuneese che organizzano cene serali seguite da brevi escursioni guidate sotto le stelle. Non servono imprese alpinistiche: molte iniziative sono pensate anche per escursionisti occasionali e famiglie, con percorsi semplici e rientro in sicurezza. Chi desidera immergersi nella natura può partecipare alle passeggiate notturne organizzate nel Parco La Mandria, nel Parco del Gran Bosco di Salbertrand o nelle aree protette dell’Ossola, dedicate all’ascolto dei suoni del bosco, all’osservazione della fauna crepuscolare e, nelle notti di agosto, delle stelle cadenti.

Le escursioni notturne rappresentano una occasione affascinante di vivere la natura, adatto praticamente a tutti: famiglie, curiosi, appassionati di fotografia e persone che cercano un’esperienza diversa dal solito. Il vero incanto è scoprire un mondo che di giorno resta nascosto; ascoltare i rumori del bosco, osservare animali crepuscolari, camminare sotto un cielo pieno di stelle promette un rapporto più autentico con il territorio .

L’estate dimostra così che il bello non finisce con il tramonto. Anzi, è proprio quando il sole cala che molti luoghi rivelano la loro grazia più pura. Basta alzare gli occhi verso un cielo pieno di stelle, attraversare il cortile silenzioso di un castello o percorrere un sentiero illuminato dalla luna per scoprire una terra diversa, fresca, riposante capace di regalare emozioni che, con il sole, non si puo’ apprezzare.

Camminare all’aperto, di notte, sotto il cielo silente, lungo un corso d’acqua che scorre quieto, è sempre una cosa piena di mistero, e sommuove gli abissi dell’animo” Hermann Hesse.

Maria La Barbera

Le zucchine in carpione, gustosa tradizione

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Le zucchine, quelle verdi chiare, tenere e dolci, ricche di acqua e vitamine ideali per reintegrare i sali minerali

 

Le ricette devono essere veloci, facili da preparare, leggere ma allo stesso tempo saporite. E le zucchine, quelle verdi chiare, tenere e dolci, ricche di acqua e vitamine sono  ideali per reintegrare i sali minerali persi con la sudorazione, molto gradevoli nel gusto e versatili nelle diverse preparazioni. Un modo goloso per cucinarle e’ con una gustosissima marinatura.

Ingredienti:

 

1 kg.di zucchinette

1 cipolla bianca

2 spicchi di aglio

1 rametto di salvia

6 foglie di basilico

origano fresco

½ bicchiere di aceto di mele

½ bicchiere di olio evo

sale q.b.

Lavare le zucchine, spuntarle e tagliarle a tronchetti. In una larga padella soffriggere la cipolla e l’aglio affettati, aggiungere le zucchine e rosolare mescolando ripetutamente a fuoco vivace per 10 minuti, aggiungere gli aromi, salare e sfumare con l’aceto, proseguire la cottura per altri 2 minuti. Lasciar marinare in frigo per almeno un giorno. Servire freddo. Croccanti e gustose.

Paperita Patty

Locali storici a Torino: il Caffè Elena

A cura di Piemonte Italia.eu

Il locale si apre sul sottoportico di piazza Vittorio Veneto con una devanture formata da due accessi “a portale” e serramenti in luce entro una cornice centinata di marmo rosa.

La lunetta sulla porta d’ingresso ospita un’insegna dipinta con un’iscrizione pubblicitaria della Ditta Carpano, famosa per la produzione del vermuth…

Leggi l’articolo:

https://www.piemonteitalia.eu/it/luoghi/locali-storici-golosi/caff%C3%A8-elena