LIFESTYLE

Dolce estate: le proposte più fresche e golose per accompagnare ogni momento della giornata

Con l’arrivo della bella stagione, il desiderio di dolcezza non svanisce, ma si trasforma. Cerca la freschezza, la leggerezza e il profumo della frutta, senza mai rinunciare all’eleganza della grande tradizione pasticcera. Dalla colazione sotto i primi raggi del mattino fino al dessert da gustare nelle calde serate estive, l’estate 2026 si preannuncia ricca di novità golose. Un viaggio sensoriale guidato da cinque eccellenze del territorio torinese – Galup, Spegis, Marchetti e Racca – che hanno saputo reinterpretare la stagione calda con creatività, rispetto per la materia prima e un pizzico di refrigerante golosità.

Galup: il Panettone che profuma d’estate incontra il gelato

Chi ha detto che il panettone sia un piacere esclusivamente invernale? C’è un modo nuovo, conviviale e raffinato di vivere il grande lievitato anche sotto l’ombrellone, ed è firmato Galup. Torna infatti la collezione Panettone D’Amare, la proposta estiva da 750 grammi realizzata con impasto di tipo Milano, lievito madre storico e una lentissima lavorazione di 40 ore che garantisce una morbidezza straordinaria.

Accanto ai già amati abbinamenti Limone e Basilico e Pesca e Yogurt (quest’ultimo nato dalla sinergia con Latterie Inalpi), la vera novità dell’estate 2026 è il gusto Lampone, Fragola e Ciliegia: un mix vivace che racchiude i colori e i profumi delle giornate più luminose. Ma la vera rivoluzione dell’anno è l’incontro con la nuovissima linea di gelati Galup (rigorosamente gluten free e prodotti da Golosi, azienda del gruppo TCN). Otto gusti in coppetta – tra cui spiccano l’inedito gusto panettone, la crema pistacchio, sacher e rinfrescanti combinazioni di frutta e cioccolato – pensati per dialogare alla perfezione con una fetta di Panettone D’Amare. Per adesso, questa esperienza completa si può vivere esclusivamente nello store Galup di via Andrea Doria a Torino, impreziosito dalle vetrine artistiche nate dalla creatività degli studenti dello IED Torino.

Le “Moussebox” da passeggio di Alessandro Spegis

Per chi cerca una sosta che sia al contempo fresca, cremosa e leggera, la risposta è nella bottega di Alessandro Spegis in via Monferrato nell’elegante quartiere della Gran Madre di Dio di Torino. Spegis ha racchiuso l’intensità del cioccolato e la vivacità della frutta estiva nelle sue innovative Moussebox, pratiche confezioni nate per essere gustate comodamente “da passeggio” o sul divano di casa.

Le combinazioni giocano su contrasti perfetti e consistenze vellutate. Potrete lasciarvi tentare dalla freschezza assoluta della Mousse al cioccolato, panna e fragole fresche, oppure optare per l’abbraccio confortevole della Mousse fondente con crema Gianduia e nocciole. Per gli amanti dei sapori decisi, la linea si arricchisce con la combinazione tra l’aroma profondo del cacao fondente e la nota acidula e rinfrescante dei frutti di bosco. Una coccola fresca e golosa ad ogni cucchiaiata.

I sorbetti del territorio di Alberto Marchetti

Il gelato, quando è firmato Alberto Marchetti, diventa un racconto liquido della biodiversità piemontese. Per l’estate, il maestro gelatiere punta tutto sulla purezza e sulla stagionalità dei sorbetti, selezionando la frutta direttamente dai piccoli produttori locali per preservarne l’anima autentica.

Tra i gusti più rappresentativi di questa stagione spiccano due eccellenze frutticole: l’Albicocca Tonda di Costigliole, una varietà pregiata coltivata nel saluzzese, e il celeberrimo Ramasin della Val Bronda. Quest’ultima è una piccola susina aromatica tipica del Piemonte occidentale, riconosciuta come Presidio Slow Food. Trasformata da Marchetti in un sorbetto magistrale, la susina sprigiona un sapore intenso, zuccherino e piacevolmente acidulo, ideale per rigenerare il palato nelle ore più calde della giornata.

Fabrizio Racca: l’alta pasticceria che nasce nei campi e nei frutteti

L’estate è anche il momento perfetto per scoprire il “dietro le quinte” dell’alta pasticceria di Fabrizio Racca. Per il designer del dolce torinese, ogni creazione nasce molto prima di entrare in laboratorio: nasce nei campi, grazie al lavoro simbiotico con i produttori. Le sue torte e le sue monoporzioni dalle linee pulite ed essenziali celebrano quest’anno le eccellenze del territorio nel raggio di pochi chilometri.

I piccoli frutti estivi – lamponi, more, mirtilli e fragoline di bosco – arrivano freschissimi da Lagnasco per farcire crostate di frutta, crostate di frutti di bosco, crostatine ai lamponi e dessert al cucchiaio. e dessert al cucchiaio. Nota di merito per le albicocche Tonde di Costigliole: Racca ha concordato con il produttore una maturazione completa sulla pianta per raggiungere una dolcezza straordinaria (fino a 18° Brix). Ben tre quintali di questi frutti estivi sono stati già assicurati per essere trasformati in confettura artigianale, che andrà a farcire le sue iconiche Sacher autunnali. E per le creme e le mousse estive? Il segreto è il latte intero e non titolato proveniente dall’agricoltura simbiotica dell’azienda Erbalatte di Savigliano, che dona alle preparazioni una struttura e una genuinità uniche. Una filosofia, quella di Racca, che unisce l’estetica contemporanea al profondo rispetto per l’ambiente e per i ritmi della natura.

Il gran finale: l’estate sottozero di Papalele

Per chiudere in bellezza questo viaggio tra le dolcezze estive, non si può non fare tappa a Torino da Papalele, una vera e propria oasi del fresco che ridefinisce l’arte del sottozero. Qui l’estate si declina in creazioni audaci e dissetanti, a partire dai loro gelati stagionali. Per i palati più curiosi spiccano accostamenti inediti come Alta Quota (un balsamico incontro di latte, germogli di abete bianco e limone fermentato), il sorprendente Cocco infestato (con ortica e gocce di cioccolato), il freschissimo Gin Garden (ispirato al gin tonic con lime e botaniche mediterranee) e il vibrante Mela +, che unisce mela verde, sidro e foglie di menta.

Se invece cercate i grandi classici della casa, i gusti signature non deludono mai: lasciatevi avvolgere da Romance, un gelato vegano alla mandorla di Noto impreziosito da scorze di mandarino candite e scaglie di cioccolato fondente salato, oppure dallo Scoiattolo, una golosa nocciola a base di latte di avena con croccante e l’immancabile crema gianduia Papale.

E per chi nelle giornate più afose cerca solo il brivido della purezza? La risposta è nella selezione delle loro granite, un perfetto equilibrio di frutta e freschezza: dalle tradizionali Mora di gelso e Mandorla, fino alle varianti più aromatiche e dissetanti come Lime e foglie di menta, Anguria, o l’originale Melone e foglie di basilico. Il modo perfetto per salutare l’estate, un cucchiaino alla volta.

Cibo e musica al Pasta Music Fest di Vinovo

“Il cibo nutre il corpo, la musica placa la mente,
ma è sotto il cielo stellato di una serata estiva al parco che si nutre l’anima.”

Nasce a Vinovo, alle porte di Torino, un nuovo festival estivo, che racchiude tutto quello che
serve per trascorrere una piacevole serata in compagnia: buon cibo, musica dal vivo e un’area
divertimento dedicata ai più piccoli.
L’area verde antistante l’Ippodromo di Vinovo aprirà le porte il 2 luglio e sarà attiva per tutto il
mese di luglio, dal giovedì alla domenica inclusa, dalle ore 18 fino a mezzanotte.

L’ingresso sarà gratuito per tutti, per rendere l’evento assolutamente inclusivo e poter
facilitare la partecipazione soprattutto delle famiglie, per ritagliarsi un momento di relax al
fresco in questa calda estate.
Il parco sarà diviso in aree: food&drink, palco live e intrattenimento bambini.
Protagonista dell’area cena la pasta – come si intuisce facilmente dal titolo del festival –
proposta in tantissime varianti, rigorosamente fresca e fatta in casa, grazie alla collaborazione
con “Savurè – pastificio con cucina”, brand leader nel settore pasta a Torino. Dagli agnolotti ai
maccheroni, dai paccheri ai pancotti, cucinati secondo le ricette classiche o quelle più estive.
Presente anche una ricca offerta di secondi con polpette, burger, bruschettone e patatine fritte.
Accompagnati da un’ampia carta drink, pensata per soddisfare tutti i gusti.
L’area dedicata ai bambini li vedrà impegnati per tutta la sera tra numerose attività sportive:
basket, curling, pallavolo e calciotennis.
“La musica e l’intrattenimento saranno gli ingredienti fondamentali del festival” – racconta
Cristian Ciociola, CEO di Bis Eventi, organizzatore dell’evento – “Il Pasta Music Fest nasce
con l’obiettivo di trasformare l’area verde dell’Ippodromo di Vinovo in un grande hub
musicale e ricreativo dell’estate torinese. La musica dal vivo viene intesa come un potente
collante sociale e generazionale, capace di offrire un intrattenimento di alto livello in uno spazio
all’aperto d’eccezione.”
La proposta artistica, curata da Soulfood Music Factory, ha lavorato su tre obiettivi:
interattività, coinvolgimento ed energia. La selezione musicale ha infatti privilegiato show
dal forte impatto visivo e sonoro, guidati da formazioni con una grandissima esperienza sul
palco, capaci di annullare la distanza tra musicisti e spettatori, per dare vita a una vera festa
collettiva. Un viaggio nei generi pop-rock e revival, con una line-up dinamica che celebra
le diverse anime della musica d’intrattenimento, da ballare e da cantare, spaziando dai tributi
d’eccellenza fino alle migliori band italiane di stampo vintage e dance-revival.
Tanti i nomi già annunciati, con concerti che avranno inizio alle ore 21.30.
Giovedì 2 opening night con Party a 90, il format cult interamente dedicato alla nostalgia
millennial. Un percorso travolgente che unisce le hit eurodance, il pop iconico e i successi
commerciali degli anni Novanta, supportato da un’animazione mirata a ricreare l’atmosfera
delle grandi discoteche di quel decennio.
Venerdì 3 Discoinferno: la live band revival più celebre d’Italia porta sul palco uno spettacolo
orchestrale e coreografico unico con al centro i ritmi inconfondibili della Disco Music e della
Dance anni ’70 e ’80; con una scaletta travolgente, tanti glitter e un groove irresistibile.
Domenica 5 Ciposugar, lo storico tributo a Zucchero con calde ed emozionanti atmosfere
rock-blues. Una band eccezionale capace di restituire la stessa intensità emotiva e l’energia
travolgente dei live di Fornaciari, spaziando dalle ballate più intense ai ritmi travolgenti.
Giovedì 9 Rebeat, un’esplosione vintage ad alto tasso di adrenalina. Il gruppo mette in scena
uno spettacolo interamente dedicato ai ritmi del Rock’n’Roll e del Twist, reinterpretando con
freschezza e modernità i grandi classici italiani e internazionali che hanno fatto ballare intere
generazioni negli anni ’50 e ’60.
Sabato 11 Oronero Band in “L’Emilia del Rock”, un tributo straordinario a Vasco e Ligabue,
le anime rock dell’Emilia Romagna. Due carismatici frontmen si alternano sullo stesso palco
supportati da un’unica e potente band, dando vita a più di due ore di spettacolo esplosivo. Una
scaletta ad altissima tensione, che unisce e contrappone i più grandi successi di Vasco Rossi
e Luciano Ligabue, creando un’esperienza di canto collettivo e pura energia rock.

Giovedì 16 Luglio Explosion Band, con il loro celebre ed inimitabile “Energy Disco Show”.
Molto più di un semplice concerto: una vera macchina dell’intrattenimento, con una scaletta
senza pause che inanella successi internazionali e italiani, impreziosita da coreografie
millimetriche, scenografie dinamiche e continui cambi d’abito.
Giovedì 23 Luglio Funk It, una notte all’insegna del ritmo sincopato e del groove più nero.
Una formazione travolgente dedicata alle sonorità del funk, del soul e del rhythm and blues
moderno, capace di mescolare classici intramontabili a sonorità urban contemporanee, per un
appuntamento dal sound elegante e irresistibilmente ballabile.
Oltre ai concerti, il Festival sarà sempre accompagnato da un sottofondo musicale con la
playlist creata ad hoc dal media partner To Radio, con animazioni, quiz interattivi e djset a
cura dei protagonisti della radio.
Iniziativa speciale e assoluta novità per i festival estivi del torinese sarà l’“AperiExperience”,
la formula su prenotazione che unirà aperitivo e tre diverse attività esperienziali legate
al mondo dell’ippica – in collaborazione con Hippogroup Torinese spa.
Apericena in Carrozza & Scuderie. Un salto nell’eleganza con la possibilità di gustare il
proprio aperitivo a bordo di una vera carrozza, per poi lasciarsi affascinare dalla visita guidata
alle scuderie dell’ippodromo.
Apericena ManiInPasta, con il laboratorio perfetto per tutta la famiglia. Un’esperienza
genitore-figlio per imparare a fare la pasta fresca, coronata da un gustoso aperitivo da vivere
insieme.
Apericena con Pony, dedicata ai più piccoli. Un’occasione speciale e da ricordare nel tempo
in cui i bambini possono entrare in confidenza con l’animale cavallo, imparando a conoscerlo,
prima del vero battesimo della sella.
Infine l’evento ha il benefit di avere un’ampia e gratuita area parcheggi vicina all’ingresso della
location.

dal 2 al 26 luglio 
AREA VERDE Ippodromo di Vinovo 

Via Stupinigi 167/b – Vinovo

Erminia, Mario, Libero e le acque del lago a Ronco

/

La signora Erminia, un tempo, doveva esser stata senz’altro una gran bella donna. Si capiva dai lineamenti, fini e delicati, e da quegli occhi verdi-azzurri come l’acqua del lago in primavera: chissà quante teste avevano fatto girare e quanti cuori palpitarono per lei.

I capelli, bianchi come la neve e raccolti sulla nuca, le incorniciano l’ovale del volto. Com’era arrivata fin qua, sulle sponde del lago? Da quanto tempo viveva, sola con i suoi  gatti, in questa bella casa di pietra a Ronco, all’ombra del campanile della chiesa di San Defendente? A queste nostre curiosità, espresse con il timore d’apparire indiscreti , una volta rispose, sorridendo: “Ldomande non sono mai indiscrete. Talvolta possono esserle le risposte”. Da quel giorno non vi furono più domande e crebbe ancor più il rispetto per quella donna così gentile e ospitale. Ogni  qualvolta si attraccava con la barca al molo di Ronco venivamo  invitati a casa sua  per una merenda con pane e formaggio, accompagnando il cibo con un buon bicchiere di vino rosso.  D’inverno, dalla casseruola che teneva sulla stufa a legna, versava delle generose porzioni di brodo caldo nelle scodelle di ceramica, unendo dei crostini di pane raffermo sui quali aveva passato una testa d’aglio o spalmato ricotta fresca. Quella ricotta che, insieme al burro, la vecchia Onorina portava di casa in casa con la sua piccola gerla dopo aver percorso il ripido sentiero che dall’alpeggio scendeva fino alle case del paese. Una tradizione d’ospitalità che si stava perdendo. Solo qualche anziano manifestava, nei confronti dei viandanti del lago, gesti amichevoli e di conforto. Eppure, un tempo, s’usava offrire il brodo e il vino, quello aspro delle piccole vigne abbarbicate sul fianco delle colline, e anche l’aceto, versato generosamente nell’acqua fredda, in cui intingere una crosta di pane raffermoduro come un sasso. A pochi passi dalla chiesa di San Defendente, un tempo invocato contro i flagelli dei lupi e gli incendi, abitava anche Libero Frezzini, meglio conosciuto come “lifroch”, cioè fannullone, una persona a detta di tutti ben poco seria. Frezzini, tra l’altro, non ci stava proprio con la testa. Alto,magro e dinoccolato era proprio un po’ tocco. Si vestiva sempre alla stessa maniera, estate e inverno, quasi non sentisse né il caldo né il freddo: giacca di fustagno marrone, ormai lisa sul bavero e sui gomiti; pantaloni scuri di velluto  e una camicia a quadrettoni rossi e bianchi. Giovannino lo prendeva in giro: “ Libero, ma come ti sei vestito? Sembri una tovaglia ambulante, unta e bisunta. Dove l’hai fregata, quella camicia lì? Dalla cesta dei panni da lavare dell’osteria?”. Frezzini, carpentiere in una piccola impresa del posto,portava rispetto all’anziano pescatore. Anch’esso, e a modo suo, amava la pesca. Il più delle volte, raccontando le sue imprese, esagerava sulle misure e sul peso delle catture. Giovannino quando lo sentiva sproloquiare, indulgendo nelle sue vanterie impossibili, lo rimproverava: “Cala,cala Trinchetto. Non contar balle, Libero, che al massimo hai tirato fuori dall’acqua un paio di cavedani lunghi una spanna”. Lifroch a volte esagerava davvero, alzando la voce e Giovannino , guardandolo storto, doveva minacciarlo: “A ta dò un sgiafun che ta sbiruli la salamangè“. Che, tradotto da quel dialetto mezzo lombardo, equivaleva ad un “ti dò uno schiaffo da piegarti la mascella”. Un giorno l’aveva preso a calci nel sedere dopo aver scoperto, per caso, che quel balordo era andato a pescar persici nel periodo più proibito che ci sia: il tempo della riproduzione, tra aprile e maggio, quando i pesci depongono le uova. Evitando accuratamente di menzionare il fatto al Conegrina e al Carabiniere, cioè alla coppia di arcigni guardapesca, evitò al Frezzini la poco allegra prospettiva di finire al fresco, costretto a guardare il sole a quadretti , dietro alle sbarre del carcere più vicino. Era un reato, a quei tempi, che non si sanava solo con una multa in denaro ma anche con qualche giorno in gattabuia. Libero, tanto per accentuare la sua stranezza, si esprimeva anche a proverbi. Ne aveva per tutte le situazioni. S’era ingozzato come un maiale all’osteria, al punto da sentirsi male? Alle critiche rispondeva così: “ E’ meglio morire a pancia piena che a pancia vuota”. Aveva bevuto più del solito, alzando un po’ troppo il gomito e camminava sbandando? Si giustificava: “E’ sempre l’ultimo bicchiere a far male”. Teoria alquanto bislacca, a dire il vero. Ricordo di averlo incontrato mentre si recava al lavoro in vespa. C’era un buco nell’asfalto. Non lo vide in tempo, finendoci dentro con la ruota davanti, rischiando di capottarsi. Si rialzò tutto scorticato e dolorante. Prontamente accorso in suo soccorso capii immediatamente che era ubriaco. Evidentemente la sera prima doveva aver fatto bisboccia  e si portava addosso una “scimmia” da far paura. Rialzatosi, intontito e acciaccato, mi ringraziò, confidandomi il suo malessere: “Ma sai che ieri sera ho bevuto un bicchiere di acqua tonica che mi è restata sullo stomaco? Non l’ho proprio digerita!”. L’acqua tonica, capito? Non i due o tre litri di rosso che si era scolato e per gli altri comuni mortali rappresentavano una dose da schiantare chiunque. Un altro bel personaggio era Mario Martellanti, detto “cavedano”. Non ricordo dove fosse nato ma era certo che dimorasse sul lago. Mario non amava sentire la terraferma sotto i piedi e, dunque, viveva in barca gran parte del tempo, stagioni permettendo. A fine primavera, durante l’estate e nella prima metà dell’autunno, praticamente non lasciava mai lo scafo della sua “Stella dell’onda”, imbarcazione che lo accompagnava da più di trent’anni nelle sue peregrinazioni lacustri. Quando le foglie ingiallite abbandonavano gli alberi , spargendosi a terra e l’inverno con il suo alito gelido prendeva il sopravvento, cercava di tener duro il più possibile, cedendo solo alla tormenta che scendeva dai contrafforti montuosi, sbarcando proprio a Ronco per cercare riparo nel cascinale dove teneva le sue magre cose. Se l’aria s’infreddoliva, non disperava. Teneva sempre a portata di mano, accanto  alla tela cerata indispensabile per ripararsi dagli scrosci di pioggia, una ormai logora trapunta di lana. Non troppo ingombrante ma abbastanza grande da potervi avvolgere l’intero corpo, riparandosi dal freddo e dall’umidità. Sosteneva d’esserci nato, in barca. I genitori, entrambi defunti, avevano passato tutta l’intera vita sull’Isola di San Giulio. Il padre Giovanni, nativo di Ronco, era custode della Villa dei Glicini. La madre Elsa, si era rotta la schiena nel far le pulizie in uno dei più antichi alberghi del posto, la “Locanda del Drago”. Mario, scapolo impenitente, sosteneva d’essersi sposato con il lago. “Sono più di sessant’anni che ho preso in moglie quest’acqua cangiante;ci conosciamo e rispettiamo, e non ci lamentiamo mai, sopportando a vicenda i nostri sbalzi d’umore”, confidava agli amici più stretti. Ormai anziano, continuava a vogare da una sponda all’altra o, più semplicemente, seguendo il margine delle rive nel suo perenne cabotaggio. Anche se, in cuor suo, custodiva un segreto che talvolta lasciava intuire. La luce di quegli occhi verdi-azzurri della signora Erminia l’avevano stregato. Non l’avrebbe mai ammesso, e nemmeno confidato alla bella donna dai capelli bianchi. Era il piccolo suo segreto. Quei mazzetti di primule e viole lasciati vicino all’uscio o i funghi e la frutta appena raccolti, i persici pescati e già puliti che Erminia trovava sul davanzale di pietra della finestra, erano doni che non lasciavano troppi dubbi sul misterioso benefattore. Eminia intuiva e apprezzava, elargendo sorrisi, cibo e buon vino anche a Mario. In fondo affetto e gratitudine si possono esprimere in tanti modi e le parole, a volte, sono davvero superflue.

Marco Travaglini

Dalla classe al set: Open Lab gratuito di recitazione e dizione promosso da 35MM Produzioni

 

L’iniziativa è aperta a tutte le età, anche a chi è all’inizio e ha il desiderio di imparare a recitare. Saranno due giornate di lavoro pratico con un insegnante di recitazione e dizione, esercizi individuali e di gruppo, improvvisazione, camera test e momenti di confronto con lo staff 35MM.

Il laboratorio nasce per presentare il mondo 35MM, conoscere nuovi volti e avviare la formazione di una classe di studio finalizzata allo sviluppo e alla realizzazione della serie Banchi in tempesta.

Durante l’iniziativa sarà presente lo staff 35MM insieme al regista Roberto Gasparro.

La candidatura online è obbligatoria. La disponibilità è limitata: dopo la raccolta delle iscrizioni, 35MM valuterà profili, motivazioni e disponibilità per definire chi potrà partecipare al percorso. Questo il link per candidarsi: https://www.35mmproduzioni.com/lavora-con-noi.php

Sapori di famiglia: il polpettone gustoso e casereccio

Polpettone al forno con patate

Una ricetta della tradizione dagli antichi sapori di pranzi in famiglia. Questo è il polpettone, un secondo gustoso ed economico che racchiude un goloso e succulento ripieno.
Un piatto che rende felice tutti.

Ingredienti

600gr. di carne trita di manzo
2 uova
50gr.di grana grattugiato
4 grissini ridotti in polvere
3 fette di prosciutto crudo
100gr. di toma o fontina
Sale, pepe q.b.
5 patate
1 rametto di rosmarino
Sale, olio q.b.

In una ciotola impastare la carne con le uova, il parmigiano, la polvere di grissini, il sale ed il pepe. Stendere l’impasto su un foglio di carta forno, dare una forma rettangolare, sistemare le fette di prosciutto e sopra, il formaggio a tocchetti.
Arrotolare la carne aiutandosi con la carta forno e sigillare bene. Chiudere a caramella e sovrapporre un altro foglio di carta forno sigillando bene. Sistemare il polpettone al centro di una pirofila da forno, aggiungere le patate tagliate a cubetti condite con olio e rosmarino.
Infornare a 180 gradi per 30 minuti. Estrarre il polpettone, togliere la carta e rimettere in teglia per altri 15 minuti.

Servire caldo.

Paperita Patty

 

“E…state in salute al Mercato del Corso” e la “Notte Gialla”

Tra salute, divertimento e buon cibo

Street food, artisti, musica, degustazioni e showcooking animeranno la “Notte Gialla” di venerdì 3 luglio prossimo, che si svolgerà di fronte al Mercato del Corso di Torino (Casa Coldiretti), in corso Vittorio Emanuele II n.50. Il divertimento e il buon cibo con i produttori di Campagna Amica caratterizzeranno l’evento serale conclusivo di una giornata di eventi e incontri dedicati alla salute, denominata “E…state in salute al Mercato del Corso”, realizzata in collaborazione con AVIS Torino: se da una parte il pubblico potrà approfondire i temi riguardanti la produzione agricola a km 0, dall’altra i volontari di AVIS Torino saranno a disposizione fino alle ore 18 per offrire informazioni dettagliate su come migliorare il funzionamento dell’apparato cardiocircolatorio.

“Abbiamo voluto organizzare questa giornata e questa serata per far vivere ai torinesi, anche con leggerezza e divertimento, il contatto con le aziende agricole e con l’educazione alla salute alimentare – ha spiegato il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici”.

“Una giornata che culminerà con la Notte Gialla, dove Casa Coldiretti-Mercato del Corso scenderà in strada con i cittadini per promuovere il Made in Italy alimentare, ribadendo l’importanza della sua difesa e ricordando, insieme ad AVIS Torino, quanto un’alimentazione salutare sia fondamentale per preservare il nostro benessere – ha aggiunto il direttore di Coldiretti, Carlo Loffreda”.

«Ci è parso importante – ha concluso il presidente di AVIS Torino, Lorenzo Ceribelli – essere presenti in un luogo di cui condividiamo i valori come il Mercato del Corso, sia per effettuare le donazioni di sangue sia per promuovere una pratica che, lo ricordiamo, salva vite umane. Aderire a questa giornata significa anche ribadire quanto la solidarietà sia un modo per praticare stili di vita sani e un’alimentazione completa e naturale”.

Il programma della giornata di venerdì 3 luglio prevede, dalle ore 8 alle 12, la possibilità di donare il sangue presso l’autoemoteca dell’AVIS; dalle 10 alle 23, i banchi dei produttori del Mercato del Corso, solitamente al coperto, saranno allestiti nel controviale di fronte all’ingresso, all’angolo tra corso Vittorio e via Carlo Alberto. Anche l’Enoteca Divinorum resterà aperta fino alle 23 con le sue 490 etichette di vini prodotti direttamente dai viticoltori del Piemonte; dalle 12 alle 24, sempre nel controviale, saranno presenti i truck dello street food contadino. Il menù prevede: pizza al pomodoro, mezze maniche con crema di pomodoro e crumble di basilico, carne cruda piemontese, straccetti di carne fritti con salsa verde, toma fritta e caponata; dalle 14 alle 20 vi sarà spazio per le fattorie didattiche, con attività di animazione ed educazione ambientale dedicate alle famiglie; dalle 16 alle 24, nel controviale, si esibiranno artisti di strada, tra cui i giocolieri Fratelli Ochner e il gruppo folk Corpi Erranti. Spettacoli e danze coinvolgeranno il pubblico per un pomeriggio e una serata all’insegna di un divertimento genuino, proprio come il cibo da gustare presso i food truck o da acquistare ai banchi.
Alle 17:30, nella sala incontri del Mercato del Corso, si terrà il convegno aperto al pubblico “L’educazione al cibo sano per il nostro sangue e per il nostro cuore”, al quale interverranno Carlo Loffreda (direttore Coldiretti Torino), Lorenzo Ceribelli (presidente Avis Torino), Mariella Aloisio (medico e responsabile tecnico-sanitario Avis Torino, sezione intercomunale “Arnaldo Colombo”), Barbara Stupino (medico dietista Avis Torino), Giancarlo Isaia (presidente Accademia di Medicina di Torino) e Bruno Mecca Cici (presidente Coldiretti Torino).
Alle 18, all’interno del Mercato coperto, si terrà una lezione di difesa personale aperta a tutti, guidata dall’istruttrice Silvia Volpato e in collaborazione con la Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali (FIJLKAM).

Mara Martellotta

Le ragazze di Miss Italia Piemonte e Valle d’Aosta sfilano per la Torino Fashion Week

Al piano nobile di Palazzo Saluzzo Paesana dal 27 giugno al 3 luglio

Moda e bellezza sono sempre andate di pari passo sulle passerelle creando una simbiosi fatta di eleganza, classe e portamento.
Chi meglio allora delle aspiranti ragazze di Miss Italia 2026 Piemonte e Valle d’Aosta poteva indossare gli abiti delle migliori industrie creative di moda del territorio, che si confronteranno e metteranno in mostra le proprie collezioni durante l’undicesima edizione di Torino Fashion Week?
L’appuntamento, diretto da Claudio Azzolini e T Moda, insieme a Cna Federmoda con il patrocinio della Camera di Commercio di Torino, si tiene dal 27 giugno al 3 luglio nella splendida cornice del piano nobile di palazzo Saluzzo Paesana, in via della Consolata 1 bis.
Tra le importanti novità di questa edizione spicca la collaborazione con Miss Italia Piemonte e Valle d’Aosta e con l’agenzia CHD Model, titolare esclusiva del concorso per il territorio, guidata dalla direttrice Mirella Rocca.

“Un titolo ambito, per conquistarlo non è fondamentale solo la bellezza ma anche la preparazione – spiega Mirella Rocca, scopritrice, tra l’altro, di Francesca Bergesio, Miss Italia 2023. Stare su una passerella, saper indossare gli abiti, valorizzarli, sorridere e affrontare il pubblico, fanno parte di una lunga preparazione fatta di studio e serietà, elementi che cerco di trasmettere alle mie ragazze”.

L’appuntamento più atteso sarà martedì 1⁰ luglio quando alle 17.30 ben quaranta candidate di Miss Italia sfileranno in passerella indossando le creazioni di alcuni prestigiosi stilisti internazionali presenti alla manifestazione.
Nel corso della serata verrà assegnato il titolo di “Miss Piano Nobile 2026”, che garantirà alla vincitrice l’accesso diretto alle finali regionali di Miss Italia Piemonte e Valle d’Aosta. Insieme a lei altre nove concorrenti conquisteranno il passaggio del turno, accedendo alle successive selezioni regionali del concorso di Patrizia Mirigliani.
Il 2 luglio, sempre alle 17.30, sfileranno tutte le finaliste regionali che si contenderanno, per la prima volta, il prestigioso titolo  speciale di Miss Torino Fashion Week 2026, fortemente voluto da Mirella Rocca e concesso da Patrizia Mirigliani. La vincitrice di questa fascia accederà direttamente alle prefinali nazionali di Miss Italia 2026, in programma nel mese di settembre.
Le sfilate di Miss Italia saranno presentate come sempre da Andrea Beltramo e Francesca Spinelli. La regia musicale è di Tony Brera.
La collaborazione tra Torino Fashion Week e Miss Italia rappresenta un connubio ideale tra creatività, stile e promozione del territorio. Torino si conferma ancora una volta punto di riferimento internazionale per la moda emergente e per i grandi eventi dedicati all’eccellenza italiana.

Mara Martellotta

Quegli antichi “ricordi” trasformati in opere d’arte dai detenuti di Fossano

Insieme, sotto il segno dell’arte e della solidarietà, i detenuti della Casa di Reclusione fossanese e della “RSA – La Corte” di Dogliani

Ceva (Cuneo)

“Dalle parole alla ceramica”. Ovvero: quando la memoria, i ricordi di una vita, raccontati a chi vuole ascoltarti, a chi ti è vicino (non solo fisicamente), ma anche con il cuore e l’anima, riescono a trasformarsi e a prendere corpo vivo offrendo spunti significativi per la lingua universale dell’arte. E’ davvero un piccolo grande “prodigio”! Tanto più se i due “mondi” a confronto non possono essere più lontani tra loro di una “Casa di Reclusione” e di una “Residenza Sanitaria Assistenziale – Casa di Riposo”, dedicata principalmente a persone anziane, per le quali il “motore dei ricordi” gira spesso a ruota libera, generando pallidi lievi sorrisi ma spesso anche tanta sofferenza e amarezza. Un piccolo grande “prodigio”! Realizzatosi attraverso il progetto dal titolo (di cui sopra) “Dalle parole alla ceramica” e magnificamente conclusosi, nei giorni scorsi, sotto la grande, mai abbastanza encomiabile, regia della “Fondazione Azzoaglio ETS” – ente no profit nato per iniziativa dello storico cebano “Banco Azzoaglio” (fondato nel 1879 da Paolo Azzoaglio) – per “generare valore condiviso e promuovere progetti educativi, culturali e sociali nelle comunità del territorio”. Al suo fianco la “Cooperativa Perla” operante con la Direzione del Carcere di Fossano per la realizzazione di attività lavorative dentro e fuori le mura dell’Istituto e la “Residenza La Corte” di Dogliani. Frutto del meraviglioso lavoro delle tre Associazioni, la consegna di una serie di “piastrelle artistiche in ceramica”, realizzate dai detenuti all’interno del “Laboratorio” attivo presso la “Casa di Reclusione” fossanese. Una vera “Meraviglia”: le ceramiche e il “gesto condiviso” che ha portato alla loro realizzazione, attraverso un percorso iniziato presso la “Residenza La Corte” di Dogliani, dove educatori e arteterapeuti della “Fondazione Azzoaglio” hanno condotto un “laboratorio” dedicato “all’ascolto e alla raccolta delle memorie” degli ospiti. Le risposte e le testimonianze raccolte sono state poi condivise con il “Laboratorio di Ceramica” della “Cooperativa Perla” presso la “Casa di Reclusione” di Fossano. Qui i detenuti hanno lavorato alla progettazione e alla realizzazione delle “piastrelle”trasformando racconti e ricordi in manufatti artistici destinati a tornare agli stessi protagonisti delle narrazioni. Il risultato è una raccolta di “opere uniche che custodiscono e restituiscono le parole degli anziani, trasformandole in un patrimonio tangibile di memoria e relazione”.

Un cerchio “virtuoso”, in grado di unire mondi così diversi tra loro! Ad accomunarli, una sola piccola grande parola: “Solidarietà!”. Tante mani tese in grado di farsi preziosi “scrigni” di antiche memorie, di amori mai finiti, di strade percorse in senso errato ma capaci di svoltare per recuperare i giusti sentieri un tempo ignorati.

Sottolinea, in proposito, Valentina Macchioni, titolare della “Cooperativa Perla”: “All’interno del nostro ‘Laboratorio di ceramica’ osserviamo ogni giorno quanto sia importante che il lavoro realizzato dalle persone detenute possa avere una destinazione concreta e un valore per la Comunità. Questo percorso, compiuto con la Residenza ‘La Corte’, ha permesso ai partecipanti di confrontarsi con storie autentiche, sviluppando competenze professionali, ma soprattutto consapevolezza, responsabilità e capacità di relazione”. E alla Macchioni fa eco Deborah Divulsi, direttrice de “La Corte” di Dogliani: “Per i nostri ospiti è stata un’esperienza molto significativa. Essere ascoltati, raccontare la propria vita e vedere quelle loro parole trasformate in opere concrete, ha generato emozione e positiva partecipazione”.

“Iniziative come questa – concludono Erica Simone Azzoaglio, rispettivamente vicepresidente e Consigliere di Amministrazione, nonché entrambi fondatori, della ‘Fondazione’ – dimostrano che la collaborazione tra mondi diversi può generare opportunità concrete di crescita e di incontro. Attraverso la memoria degli anziani, il lavoro delle persone detenute e l’impegno degli operatori coinvolti, si crea una comunità più consapevole e più capace di riconoscere il valore di ogni persona. Crediamo che il ruolo di una ‘Fondazione’ sia anche quello di favorire queste sinergie, mettendo in rete competenze, esperienze e sensibilità diverse per generare percorsi che producano valore sociale e culturale per il territorio”.

Lo crediamo anche noi. Additando l’evento quale esempio concreto di rara (purtroppo, di questi tempi!) fruttuosa solidarietà, di cui prendere atto e farne prezioso stimolo per un’ ancor più ampia e coinvolgente condivisione.

Gianni Milani

Nelle foto: le “operatrici” coinvolte, in mano alcune “piastrelle in ceramica”; Simone ed Erica Azzoaglio

Vecchio Piemonte: pesche ripiene all’antica

Un antico dessert  tipico del Piemonte, tutto da gustare. Una preparazione semplice e genuina realizzata con pesche dolci e mature, farcite da un goloso ripieno a base di cioccolato fondente e amaretti, un abbinamento davvero delizioso e irresistibile.

Ingredienti:

6 pesche mature a pasta bianca

80 gr. di amaretti

60 gr.di cioccolato fondente

2 tuorli

30 gr. di zucchero a velo

Poco burro

Lavare ed asciugare le pesche. Tagliarle a meta’ ed eliminare il nocciolo. Scavare un poco la polpa e metterla in una terrina. Preparare il ripieno mescolando la polpa delle pesche tritata con il cioccolato grattugiato e gli amaretti sbriciolati, unire parte dello zucchero a velo e i due tuorli. Disporre le mezze pesche in una pirofila da forno, precedentemente imburrata, riempirle con il ripieno di amaretti ed un fiocchetto di burro. Cuocere in forno a 190 gradi per circa 30 minuti. Servire a piacere tiepide o fredde cosparse di zucchero a velo.

Paperita Patty

Vento sul lago e onde vagabonde

/

A volte, di notte, soffiava un vento che lustrava le stelle e rendeva il cielo talmente chiaro e nitido che ogni cosa prendeva forma anche col buio. I contorni delle barche che dondolavano all’ormeggio, i pali scuri degli attracchi dei battelli della navigazione governativa, i pontili ed i moli lasciavano dietro di sé delle ombre lunghe.

 

Si vedevano bene i profili delle montagne e bastava andare un po’ in alto, sulla scalinata della chiesa, che si potevano distinguere le alpi svizzere. E l’altra sponda? Un gioco di luci a rincorrersi sul lungolago tra Suna e Pallanza fino alla punta della Castagnola, dove la riva ridiventava scura e si poteva solo intuire che c’era Intra, nascosta dietro la curva dell’Eden. Verso Laveno e Santa Caterina del Sasso altre luci, altre strade, altre case e altra gente. Lì, sulla sponda lombarda, avrebbero potuto quasi intravedermi se qualcuno, puntando un cannocchiale con delle buone lenti d’ingrandimento, si fosse preso la briga di curiosare verso l’imbarcadero di Baveno.  Avrebbe visto una figura, un’ombra seduta lì, sulla panchina dal verde un po’ corroso dal tempo, intenta ad ascoltare il rumore della risacca. A dire il vero, per me, più che un rumore è un suono, quasi un sottofondo musicale. Il ritmare dell’onda che s’infrange, che si ritira per far posto all’altra, apprestandosi a compiere lo stesso gesto secondo il moto dell’acqua e la direzione del vento. E’ come una musica che calmava i nervi, distende l’animo. “ Ecco, vardala lì. A l’è l’acqua stràca. L’acqua che sciùscia i remi dì barch, che la carezza suta al ventar ogni barca e sura la cràpa ogni sàss”, mi diceva il mio amico Angelo Branca, vecchio lupo di lago, commentando le onde che, ormai deboli e provate, s’arrestavano sui muri del vecchio molo. L’ Angiolino, nato e cresciuto sull’isola Pescatori, aveva ormai affidato la sua vecchiaia alla terraferma. Ma non mancava mai, nelle notti di luna buona, di farmi compagnia all’imbarcadero. Insieme guardavamo l’acqua scura, ascoltandone il mormorio. Sembrava quasi lo sgranarsi di un rosario sottovoce. Ogni tanto, quasi a rompere quel ritmo dondolante, arrivava un onda solitaria, più decisa. “ E’ l’onda vagabonda. Ascoltala bene, amico mio. Ogni tanto arriva. Così, di colpo, senza preavviso. E’ diversa dalle altre: a l’é l’acqua che scàpa e che la turna indrèe . A l’è cùma una lèngua che ta diss che l’aria la cambia”. E, infatti,  l’aria cambiava e s’alzava un vento tiepido che muoveva le onde con più decisione. Era l’effetto dei venti di föhn che, scendendo dalle Alpi, asciugavano e riscaldavano l’aria, facendo assaggiare i primi scampoli di primavera. “Ma, attenzione”, ricordava Angiolino. “Non facciamoci fregare. Quest’aria prima è dolce e dopo à ta càgna i vestìi, perché dal Mottarone s’incanala giù anche un venticello che risente ancora dell’ultima neve e che ti legna facendo finta d’accarezzarti. Vedi come fa increspare l’acqua del lago, verso l’isola?”. Parole piene di saggezza. Infatti, passate le prime leggere folat, l’aria diventava più brusca e veniva spontaneo tirarsi su il bavero della giacca per poi infilarsi le mani nelle tasche. Così, salutato il lago e lasciate alle spalle le imbarcazioni dondolanti tra le onde, ci incamminavamo verso la piazza del Municipio. L’Angiolino canticchiava una canzone che aveva imparato alla radio. Gli piaceva perché, diceva “ è fatta giusta per notti come queste, quando il vento porta in giro l’odore del lago”. E attaccava, data l’ora, sottovoce: “Vent cunt’el pàss balòss, quell che vorì mia tiram via da dòss. Slàrga al fiaa e bùfa in giir i stell, lassa al tò disegn in su la mia pell…”. Era tempo d’andare a casa. E la luna si stagliava più lucente che mai nel cielo nitido e trapuntato di stelle.

Marco Travaglini