LIFESTYLE

Le ragazze di Miss Italia Piemonte e Valle d’Aosta sfilano per la Torino Fashion Week

Al piano nobile di Palazzo Saluzzo Paesana dal 27 giugno al 3 luglio

Moda e bellezza sono sempre andate di pari passo sulle passerelle creando una simbiosi fatta di eleganza, classe e portamento.
Chi meglio allora delle aspiranti ragazze di Miss Italia 2026 Piemonte e Valle d’Aosta poteva indossare gli abiti delle migliori industrie creative di moda del territorio, che si confronteranno e metteranno in mostra le proprie collezioni durante l’undicesima edizione di Torino Fashion Week?
L’appuntamento, diretto da Claudio Azzolini e T Moda, insieme a Cna Federmoda con il patrocinio della Camera di Commercio di Torino, si tiene dal 27 giugno al 3 luglio nella splendida cornice del piano nobile di palazzo Saluzzo Paesana, in via della Consolata 1 bis.
Tra le importanti novità di questa edizione spicca la collaborazione con Miss Italia Piemonte e Valle d’Aosta e con l’agenzia CHD Model, titolare esclusiva del concorso per il territorio, guidata dalla direttrice Mirella Rocca.

“Un titolo ambito, per conquistarlo non è fondamentale solo la bellezza ma anche la preparazione – spiega Mirella Rocca, scopritrice, tra l’altro, di Francesca Bergesio, Miss Italia 2023. Stare su una passerella, saper indossare gli abiti, valorizzarli, sorridere e affrontare il pubblico, fanno parte di una lunga preparazione fatta di studio e serietà, elementi che cerco di trasmettere alle mie ragazze”.

L’appuntamento più atteso sarà martedì 1⁰ luglio quando alle 17.30 ben quaranta candidate di Miss Italia sfileranno in passerella indossando le creazioni di alcuni prestigiosi stilisti internazionali presenti alla manifestazione.
Nel corso della serata verrà assegnato il titolo di “Miss Piano Nobile 2026”, che garantirà alla vincitrice l’accesso diretto alle finali regionali di Miss Italia Piemonte e Valle d’Aosta. Insieme a lei altre nove concorrenti conquisteranno il passaggio del turno, accedendo alle successive selezioni regionali del concorso di Patrizia Mirigliani.
Il 2 luglio, sempre alle 17.30, sfileranno tutte le finaliste regionali che si contenderanno, per la prima volta, il prestigioso titolo  speciale di Miss Torino Fashion Week 2026, fortemente voluto da Mirella Rocca e concesso da Patrizia Mirigliani. La vincitrice di questa fascia accederà direttamente alle prefinali nazionali di Miss Italia 2026, in programma nel mese di settembre.
Le sfilate di Miss Italia saranno presentate come sempre da Andrea Beltramo e Francesca Spinelli. La regia musicale è di Tony Brera.
La collaborazione tra Torino Fashion Week e Miss Italia rappresenta un connubio ideale tra creatività, stile e promozione del territorio. Torino si conferma ancora una volta punto di riferimento internazionale per la moda emergente e per i grandi eventi dedicati all’eccellenza italiana.

Mara Martellotta

Quegli antichi “ricordi” trasformati in opere d’arte dai detenuti di Fossano

Insieme, sotto il segno dell’arte e della solidarietà, i detenuti della Casa di Reclusione fossanese e della “RSA – La Corte” di Dogliani

Ceva (Cuneo)

“Dalle parole alla ceramica”. Ovvero: quando la memoria, i ricordi di una vita, raccontati a chi vuole ascoltarti, a chi ti è vicino (non solo fisicamente), ma anche con il cuore e l’anima, riescono a trasformarsi e a prendere corpo vivo offrendo spunti significativi per la lingua universale dell’arte. E’ davvero un piccolo grande “prodigio”! Tanto più se i due “mondi” a confronto non possono essere più lontani tra loro di una “Casa di Reclusione” e di una “Residenza Sanitaria Assistenziale – Casa di Riposo”, dedicata principalmente a persone anziane, per le quali il “motore dei ricordi” gira spesso a ruota libera, generando pallidi lievi sorrisi ma spesso anche tanta sofferenza e amarezza. Un piccolo grande “prodigio”! Realizzatosi attraverso il progetto dal titolo (di cui sopra) “Dalle parole alla ceramica” e magnificamente conclusosi, nei giorni scorsi, sotto la grande, mai abbastanza encomiabile, regia della “Fondazione Azzoaglio ETS” – ente no profit nato per iniziativa dello storico cebano “Banco Azzoaglio” (fondato nel 1879 da Paolo Azzoaglio) – per “generare valore condiviso e promuovere progetti educativi, culturali e sociali nelle comunità del territorio”. Al suo fianco la “Cooperativa Perla” operante con la Direzione del Carcere di Fossano per la realizzazione di attività lavorative dentro e fuori le mura dell’Istituto e la “Residenza La Corte” di Dogliani. Frutto del meraviglioso lavoro delle tre Associazioni, la consegna di una serie di “piastrelle artistiche in ceramica”, realizzate dai detenuti all’interno del “Laboratorio” attivo presso la “Casa di Reclusione” fossanese. Una vera “Meraviglia”: le ceramiche e il “gesto condiviso” che ha portato alla loro realizzazione, attraverso un percorso iniziato presso la “Residenza La Corte” di Dogliani, dove educatori e arteterapeuti della “Fondazione Azzoaglio” hanno condotto un “laboratorio” dedicato “all’ascolto e alla raccolta delle memorie” degli ospiti. Le risposte e le testimonianze raccolte sono state poi condivise con il “Laboratorio di Ceramica” della “Cooperativa Perla” presso la “Casa di Reclusione” di Fossano. Qui i detenuti hanno lavorato alla progettazione e alla realizzazione delle “piastrelle”trasformando racconti e ricordi in manufatti artistici destinati a tornare agli stessi protagonisti delle narrazioni. Il risultato è una raccolta di “opere uniche che custodiscono e restituiscono le parole degli anziani, trasformandole in un patrimonio tangibile di memoria e relazione”.

Un cerchio “virtuoso”, in grado di unire mondi così diversi tra loro! Ad accomunarli, una sola piccola grande parola: “Solidarietà!”. Tante mani tese in grado di farsi preziosi “scrigni” di antiche memorie, di amori mai finiti, di strade percorse in senso errato ma capaci di svoltare per recuperare i giusti sentieri un tempo ignorati.

Sottolinea, in proposito, Valentina Macchioni, titolare della “Cooperativa Perla”: “All’interno del nostro ‘Laboratorio di ceramica’ osserviamo ogni giorno quanto sia importante che il lavoro realizzato dalle persone detenute possa avere una destinazione concreta e un valore per la Comunità. Questo percorso, compiuto con la Residenza ‘La Corte’, ha permesso ai partecipanti di confrontarsi con storie autentiche, sviluppando competenze professionali, ma soprattutto consapevolezza, responsabilità e capacità di relazione”. E alla Macchioni fa eco Deborah Divulsi, direttrice de “La Corte” di Dogliani: “Per i nostri ospiti è stata un’esperienza molto significativa. Essere ascoltati, raccontare la propria vita e vedere quelle loro parole trasformate in opere concrete, ha generato emozione e positiva partecipazione”.

“Iniziative come questa – concludono Erica Simone Azzoaglio, rispettivamente vicepresidente e Consigliere di Amministrazione, nonché entrambi fondatori, della ‘Fondazione’ – dimostrano che la collaborazione tra mondi diversi può generare opportunità concrete di crescita e di incontro. Attraverso la memoria degli anziani, il lavoro delle persone detenute e l’impegno degli operatori coinvolti, si crea una comunità più consapevole e più capace di riconoscere il valore di ogni persona. Crediamo che il ruolo di una ‘Fondazione’ sia anche quello di favorire queste sinergie, mettendo in rete competenze, esperienze e sensibilità diverse per generare percorsi che producano valore sociale e culturale per il territorio”.

Lo crediamo anche noi. Additando l’evento quale esempio concreto di rara (purtroppo, di questi tempi!) fruttuosa solidarietà, di cui prendere atto e farne prezioso stimolo per un’ ancor più ampia e coinvolgente condivisione.

Gianni Milani

Nelle foto: le “operatrici” coinvolte, in mano alcune “piastrelle in ceramica”; Simone ed Erica Azzoaglio

Vecchio Piemonte: pesche ripiene all’antica

Un antico dessert  tipico del Piemonte, tutto da gustare. Una preparazione semplice e genuina realizzata con pesche dolci e mature, farcite da un goloso ripieno a base di cioccolato fondente e amaretti, un abbinamento davvero delizioso e irresistibile.

Ingredienti:

6 pesche mature a pasta bianca

80 gr. di amaretti

60 gr.di cioccolato fondente

2 tuorli

30 gr. di zucchero a velo

Poco burro

Lavare ed asciugare le pesche. Tagliarle a meta’ ed eliminare il nocciolo. Scavare un poco la polpa e metterla in una terrina. Preparare il ripieno mescolando la polpa delle pesche tritata con il cioccolato grattugiato e gli amaretti sbriciolati, unire parte dello zucchero a velo e i due tuorli. Disporre le mezze pesche in una pirofila da forno, precedentemente imburrata, riempirle con il ripieno di amaretti ed un fiocchetto di burro. Cuocere in forno a 190 gradi per circa 30 minuti. Servire a piacere tiepide o fredde cosparse di zucchero a velo.

Paperita Patty

Vento sul lago e onde vagabonde

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A volte, di notte, soffiava un vento che lustrava le stelle e rendeva il cielo talmente chiaro e nitido che ogni cosa prendeva forma anche col buio. I contorni delle barche che dondolavano all’ormeggio, i pali scuri degli attracchi dei battelli della navigazione governativa, i pontili ed i moli lasciavano dietro di sé delle ombre lunghe.

 

Si vedevano bene i profili delle montagne e bastava andare un po’ in alto, sulla scalinata della chiesa, che si potevano distinguere le alpi svizzere. E l’altra sponda? Un gioco di luci a rincorrersi sul lungolago tra Suna e Pallanza fino alla punta della Castagnola, dove la riva ridiventava scura e si poteva solo intuire che c’era Intra, nascosta dietro la curva dell’Eden. Verso Laveno e Santa Caterina del Sasso altre luci, altre strade, altre case e altra gente. Lì, sulla sponda lombarda, avrebbero potuto quasi intravedermi se qualcuno, puntando un cannocchiale con delle buone lenti d’ingrandimento, si fosse preso la briga di curiosare verso l’imbarcadero di Baveno.  Avrebbe visto una figura, un’ombra seduta lì, sulla panchina dal verde un po’ corroso dal tempo, intenta ad ascoltare il rumore della risacca. A dire il vero, per me, più che un rumore è un suono, quasi un sottofondo musicale. Il ritmare dell’onda che s’infrange, che si ritira per far posto all’altra, apprestandosi a compiere lo stesso gesto secondo il moto dell’acqua e la direzione del vento. E’ come una musica che calmava i nervi, distende l’animo. “ Ecco, vardala lì. A l’è l’acqua stràca. L’acqua che sciùscia i remi dì barch, che la carezza suta al ventar ogni barca e sura la cràpa ogni sàss”, mi diceva il mio amico Angelo Branca, vecchio lupo di lago, commentando le onde che, ormai deboli e provate, s’arrestavano sui muri del vecchio molo. L’ Angiolino, nato e cresciuto sull’isola Pescatori, aveva ormai affidato la sua vecchiaia alla terraferma. Ma non mancava mai, nelle notti di luna buona, di farmi compagnia all’imbarcadero. Insieme guardavamo l’acqua scura, ascoltandone il mormorio. Sembrava quasi lo sgranarsi di un rosario sottovoce. Ogni tanto, quasi a rompere quel ritmo dondolante, arrivava un onda solitaria, più decisa. “ E’ l’onda vagabonda. Ascoltala bene, amico mio. Ogni tanto arriva. Così, di colpo, senza preavviso. E’ diversa dalle altre: a l’é l’acqua che scàpa e che la turna indrèe . A l’è cùma una lèngua che ta diss che l’aria la cambia”. E, infatti,  l’aria cambiava e s’alzava un vento tiepido che muoveva le onde con più decisione. Era l’effetto dei venti di föhn che, scendendo dalle Alpi, asciugavano e riscaldavano l’aria, facendo assaggiare i primi scampoli di primavera. “Ma, attenzione”, ricordava Angiolino. “Non facciamoci fregare. Quest’aria prima è dolce e dopo à ta càgna i vestìi, perché dal Mottarone s’incanala giù anche un venticello che risente ancora dell’ultima neve e che ti legna facendo finta d’accarezzarti. Vedi come fa increspare l’acqua del lago, verso l’isola?”. Parole piene di saggezza. Infatti, passate le prime leggere folat, l’aria diventava più brusca e veniva spontaneo tirarsi su il bavero della giacca per poi infilarsi le mani nelle tasche. Così, salutato il lago e lasciate alle spalle le imbarcazioni dondolanti tra le onde, ci incamminavamo verso la piazza del Municipio. L’Angiolino canticchiava una canzone che aveva imparato alla radio. Gli piaceva perché, diceva “ è fatta giusta per notti come queste, quando il vento porta in giro l’odore del lago”. E attaccava, data l’ora, sottovoce: “Vent cunt’el pàss balòss, quell che vorì mia tiram via da dòss. Slàrga al fiaa e bùfa in giir i stell, lassa al tò disegn in su la mia pell…”. Era tempo d’andare a casa. E la luna si stagliava più lucente che mai nel cielo nitido e trapuntato di stelle.

Marco Travaglini

Il Piemonte torna protagonista al Summer Fancy Food Show di New York

 

Il più grande evento commerciale negli Stati Uniti per l’industria alimentare e delle bevande.

Dal 28 al 30 giugno prossimi, una delegazione di 17 aziende piemontesi, tra grandi imprese, aziende presenti attraverso i propri partner commerciali negli Stati Uniti e imprese aderenti al Progetto Integrato di Filiera ( FIP) agroalimentare porta oltreoceano qualità, innovazione e tradizione del territorio, confermando una presenza ormai consolidata per la manifestazione, a cui la regione partecipa da undici edizioni.
La partecipazione delle imprese aderenti al PIF Agroalimentare è organizzata da CeiPiemonte nell’ambito delle attività promosse dalla Regione Piemonte e finanziate da PR FERS 2021/2027.

La delegazione piemontese è guidata dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e dall’assessore regionale all’Agricoltura e Cibo Paolo Bongioanni, a sottolineare il valore strategico della manifestazione e l’attenzione della Regione verso il mercato statunitense, primo sbocco extraeuropeo per l’agroalimentare piemontese. Si tratta di un impegno che conferma il sostegno della Regione Piemonte alle imprese impegnate nei percorsi di crescita sui mercati internazionali e nella valorizzazione delle eccellenze del territorio.

Il Summer Fancy Food Show rappresenta un’importante opportunità strategica per raccontare il Piemonte come terra di eccellenze agroalimentari e territorio attrattivo per investimenti. Un mix che continua a conquistare il mercato statunitense, sempre più interessato alla qualità dei prodotti del territorio e alle opportunità di business legate al comparto food & beverage.
“La missione a New York si inserisce nel rapporto commerciale stretto che il Piemonte continua ad avere con gli Stati Uniti. All’interno della partecipazione italiana saremo presenti – ha dichiarato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio – a Fancy Food, insieme al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, per rimarcare ancora una volta che la nostra fiducia nel popolo americano è  immutata cosiccome l’amore che gli americani hanno verso i nostri prodotti. Con questo spirito saranno presenti quasi 20 aziende, in rappresentanza di molte nostre eccellenze enogastronomiche, forti anche degli ottimi dati di export che certificano come il Piemonte sia una Regione che continua  a crescere nell’export, più  della media nazionale”.

“Gli Stati Uniti amano l’Italia e la sua cucina, che da quest’anno si fregia del titolo di Patrimonio dell’Umanità UNESCO – ha sottolineato l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post Olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte  Paolo Bongioanni – e quella piemontese con il ricco variegato ventaglio del suo agroalimentare d’eccellenza. A Fancy Food la potranno scoprire abbinata ai nostri grandi vini  Doc e Docg, fra cui l’Asti Vino dell’Anno 2026. Per la prima volta presentiamo oltreoceano la Fiera del Marrone di Cuneo, che abbiamo appena promosso a internazionale.  Più ancora che la narrazione o le immagini video, è  l’esperienza sensoriale diretta della degustazione a fare della persona che la vive il primo e più importante dei testimonial, grazie al passaparola. Attraverso il brand “Piemonte is-Piemonte excellence” comunichiamo il rapporto diretto tra il prodotto e il territorio di cui è  espressione, connettendo in questo modo enogastronomia e turismo”.

Con le edizioni Winter – a cui il Piemonte ha partecipato lo scorso gennaio a San Diego, e Summer di New York, i Fancy Food Show rappresentano tra gli appuntamenti più rilevanti al mondo per il settore agroalimentare.  In particolare il Summer Fancy Food Show è  il principale evento B2B statunitense dedicato al mondo per il settore agroalimentare. Ogni anno riunisce migliaia di novità fra food & beverage e richiama esclusivamente operatori qualificati del settore tra buyer, produttori, distributori e intermediari, offrendo loro tre giorni di networking, incontri commerciali e scoperta di nuovi prodotti.
Il Piemonte, in questo contesto strategico per l’internazionalizzazione delle imprese agroalimentari, si propone al mercato statunitense con una proposta che coniuga qualità, tradizione,  e innovazione.
Allo Javits Center di New York saranno, infatti, presenti imprese per presentare una selezione che racconta la varietà, la qualità, l’eccellenza del territorio, dai prodotti da forno dolci e salati alle bevande analcoliche e ai succhi di frutta, passando per caramelle e fari e di alta qualità  per la preparazione di pizza, paste e dolci.
A completare la presenza piemontese lo stand regionale all’interno del Padiglione Italiano ospiterà un programma di degustazioni per offrire a buyer e visitatori un’esperienza diretta dei sapori del territorio.
Le proposte gastronomiche, realizzate in collaborazione con l’Associazions Regionale Cuochi Piemontesi rappresentati dallo chef Luca Ferrero e preparate con i prodotti delle imprese esportatrici nella collettiva regionale e delle grandi aziende piemontesi presenti in fiera, spaziano da specialità salate come il risotto Carnaroli al Gorgonzola DOP arricchito da perle e chips al tartufo, agli gnocchi di castagne con Robiolina di Roccaverano DOP e amaretti di Mombaruzzo, fino al crostone croccante di polenta con peperonata e giardiniera. Non mancano assaggi sfiziosi di grissini proteici accompagnati da Gorgonzola piccante  e tartufo, la Nocciola Piemonte IGP insieme a specialità della tradizione dolciaria piemontese come Baci di Dama, cioccolato, zabaione e crema chantilly, affiancate da interpretazioni più contemporanee come la brioche ai mirtilli con crema al mascarpone. Ad accompagnare il percorso una selezione di vini Doc e Docg del Piemonte,  Arneis, Nebbiolo, Asti Spumante e Moscato d’Asti per valorizzare ogni degustazione  ed offrire una sintesi autentica della ricchezza enogastronomica regionale.
La missione piemontese a New York sarà arricchita da un evento di promozione territoriale ospitato presso il Consolato Generale di Italia, dedicato alla valorizzazione della Castagna Cuneo IGP e della 27esima Fiera Nazionale del Marrone, iniziativa che vedrà la partecipazione di una delegazione del territorio Cuneese, contribuendo a rafforzare la promozione internazionale delle eccellenze agroalimentari e turistiche piemontesi.

Mara Martellotta

Le torte di Torino: una città da gustare morso dopo morso

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Scopri – To alla scoperta di Torino

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Passeggiare per Torino significa anche lasciarsi tentare da profumi e sapori che si diffondono dalle sue caffetterie più caratteristiche. In alcuni angoli del centro e nei quartieri più vivaci si celano piccole meraviglie artigianali, dove il dolce diventa esperienza. C’è un mondo fatto di glassa, burro, impasti profumati e farciture inattese che merita di essere raccontato. Tra le varie realtà che animano la scena cittadina, alcune si distinguono per originalità e cura. Ecco un itinerario del gusto che parte dal cuore di Vanchiglia, attraversa Via Po e tocca un’altra tappa immancabile per gli amanti delle torte fatte come una volta. Un viaggio che non è solo gastronomico, ma anche estetico e affettivo: i luoghi del dolce raccontano storie di città, di passioni e di mani che lavorano con dedizione ogni giorno.
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Caffè Cesare: dolci che raccontano storie
In Via Vanchiglia 9, in una zona che mescola anima studentesca e atmosfere retrò, Caffè Cesare non passa inosservato. Il bancone è un invito continuo alla curiosità, e appena si entra si capisce che qui la pasticceria non è solo una questione di ricette, ma di cultura del gusto. La proposta è sorprendente e variegata, a cominciare dagli alfajores: due biscotti friabili uniti da un generoso strato di dulce de leche, rifiniti con una leggera spolverata di cocco. Un omaggio alla tradizione argentina, che conquista chiunque abbia voglia di provare qualcosa di autentico e diverso.
Ma non finisce qui. La Charlotte all’ananas, elegante nella sua semplicità, è una proposta che pochi conoscono ma che lascia il segno. C’è poi il matcha fresco con fragole pestate, che affianca profumi orientali alla freschezza della frutta, in un contrasto perfettamente bilanciato.
Chi ama le ricette più familiari potrà invece contare su una carrot cake che non tradisce, oppure tuffarsi tra muffin per ogni gusto e palato. Ogni settimana spuntano anche novità fuori menu, che rispecchiano la stagionalità e l’inventiva dello staff.
La vera firma della casa però sono i Crumbl Cookies. Chi entra una volta per provarli, ritorna. Grandi, friabili, burrosi: esistono in infinite combinazioni, come se ogni gusto fosse una tappa di un viaggio. Dal classico cioccolato, passando per cheesecake, red velvet, Lotus, caramello salato, fino al pistacchio, la scelta è praticamente infinita. Qui non si parla di semplici biscotti, ma di piccoli dessert da assaporare con lentezza. Il tutto accompagnato da bevande che escono dalla consuetudine: chai latte profumato, cinnamon caldo e speziato, oppure una lemon cake da gustare con il tè del pomeriggio. Anche il cappuccino ha un tocco personale, decorato con disegni di latte art che rendono ogni tazza un piccolo quadro da bere.
Caffè Cesare è un luogo dove sedersi a leggere, chiacchierare, studiare o semplicemente lasciarsi coccolare da un profumo che cambia ogni giorno. L’arredamento semplice ma curato, i tavolini in legno e la luce naturale che filtra dalle grandi finestre rendono questo posto una seconda casa per molti.
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Caffetteria Clarissa: eleganza, torte e feste sotto i portici
Spostandosi verso il centro storico, in Via Po, la Caffetteria Clarissa si rivela un’altra tappa imperdibile. Un locale dall’anima sontuosa, arredato in tonalità rosso scuro che evocano ambienti retrò, ma mai superati. L’atmosfera è intima, raffinata, ideale per una pausa ma anche per qualcosa di più: qui infatti si organizzano feste di laurea, compleanni e incontri privati nelle sale interne, che assicurano privacy e uno stile unico.
Le torte di Clarissa hanno una personalità precisa: artigianali, curate nei dettagli, con ingredienti selezionati e combinazioni equilibrate. Che si tratti di una classica Sacher, di una millefoglie rivisitata o di una torta moderna al cioccolato e lamponi, ogni fetta racconta una ricerca e un amore per la pasticceria fatta con passione. Il personale accoglie sempre con un sorriso e sa consigliare chi cerca qualcosa di particolare per una ricorrenza o semplicemente per sé. L’attenzione al cliente è un altro ingrediente che fa la differenza.
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Berlicabarbis: l’altra dolce faccia di Torino (FOTO DI COPERTINA)
Infine, non si può concludere un giro tra le torterie di Torino senza citare Berlicabarbis. Il nome è già una dichiarazione d’intenti, un richiamo al dialetto piemontese che promette dolcezza. Qui le torte sono protagoniste assolute: alte, colorate, spesso scenografiche. I gusti variano a seconda delle stagioni e dell’ispirazione del momento, ma ciò che non cambia è la sensazione di casa che si respira appena varcata la soglia.Berlicabarbis è un rifugio per chi cerca una pausa sincera, un luogo che mette d’accordo amanti della pasticceria classica e fan delle novità. Tra cheesecake, crostate, torte di mele, red velvet e brownies, si può passare un pomeriggio senza accorgersi del tempo che scorre. Il locale ha anche una vena giocosa, con arredi colorati e citazioni sparse qua e là, che lo rendono perfetto per chi ama un tocco di originalità. Non è raro vedere clienti scattare foto alle vetrine prima ancora di ordinare: qui anche l’occhio vuole la sua parte.
In queste tre caffetterie Torino si racconta attraverso il dolce. Ogni torta è un gesto, una piccola forma di accoglienza, un invito a fermarsi. In un mondo che corre veloce, i profumi che escono da questi forni ci ricordano che a volte basta un biscotto ben fatto per cambiare il ritmo della giornata. E in una città che unisce tradizione e innovazione, sedersi davanti a una fetta di torta è anche un modo per sentirsi, per un attimo, nel posto giusto al momento giusto.
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NOEMI GARIANO

Alici marinate, sapore di mare e di estate

E’ il pesce azzurro il protagonista della nostra ricetta, ricco di nobili proprieta’, economico e gustoso. Le alici, freschissime, si cuociono in una stuzzicante marinatura a base di limone o aceto. Un piatto saporito ideale per un fresco antipasto o delle sfiziose bruschette.

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Ingredienti

500gr. di alici freschissime

3 limoni succosi

1 spicchio di aglio

1 peperoncino

½ bicchiere di olio evo

1 cucchiaio di aceto bianco

Sale, pepe, prezzemolo q.b.

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Pulire bene le alici eliminando testa e lisca, lavarle e surgelarle per 24 ore. Scongelare, asciugare bene e disporre i filetti in una teglia (non di metallo) in un unico strato, coprire tutto con il succo dei limoni e l’aceto, lasciar macerare per almeno sei ore o comunque sino a quando sono tutte “cotte” (bianche). Scolare le alici dalla marinatura, sistemarle in un contenitore in vetro con coperchio, condirle con l’olio evo, poco sale, pepe, peperoncino, fettine di aglio e il prezzemolo tritato. Lasciare insaporire bene per qualche ora in frigorifero e servire fresche a piacere.

Paperita Patty

“La Notte delle Bolle” in piazza Vittorio

Torino, bollicine ed eccellenze gastronomiche sotto le stelle, alla scoperta delle migliori cantine vinicole italiane

Venerdì 3 luglio, dalle 19

Bella definizione! “Le bollicine non sono solo un vino: sono un linguaggio”. Non so se a comunicarcelo per iscritto su tanto di “nota stampa” siano gli stessi organizzatori dell’iniziativa o, dietro tali parole, ci sia l’arguta intuizione di qualche illustre personaggio. Non so, proprio. Ma tant’è! Perché, una per una, sono comunque parole giuste, un’affermazione da condividere appieno per trasmettere momenti piacevoli (una volta tanto, perbacco!) di festa, di gioia e di fresca convivialità! Provare per credere. Dove e quando? In piazza Vittorio Veneto, a Torino, dove la sera di venerdì 3 luglio (dalle 19), dopo il grande successo delle precedenti edizioni, torna “La Notte delle Bolle”, ancora una volta organizzata da “To Be Experience” (Agenzia torinese nata nel 2009, specializzata nell’organizzazione di eventi enogastronomici, culturali e di intrattenimento in genere) in collaborazione con “Eat Bin APS”. Serata, se possibile e se naturalmente si è interessati al “prodotto” in oggetto, da non perdere in cui Piazza Vittorio Veneto “smetterà di essere solo una delle piazze più belle d’Europa per diventare qualcosa di più: il posto giusto, al momento giusto, per condividere l’amore per il vino in una calda sera d’estate, sotto il cielo stellato di luglio”.

Per la ghiotta occasione, saranno presenti nella “piazza porticata più lunga d’Europa” (costruita tra il 1825 e il 1830, su progetto dell’architetto Giuseppe Frizzi; suo anche il progetto di piazza Carlo Felice, 1824) le migliori cantine vinicole italiane, per una degustazione che “sarà anche scoperta, conversazione ed incontro diretto con i produttori, grandi e piccoli, di ‘bollicine’”.

Tra le cantine protagoniste della serata è già stata annunciata la presenza di: Cantine Lunae, La Smilla, Boeri Vini, La Cedraia, Pianfiorito, Mascarello Michele & Figli, La Torre di Viatosto, Cascina Lana, Cascina Fonda, Crotin 1897 – Tratto, Valdinera, Rigo Vini, Cascina Quarino, Buganza – Radici e Filari, Tre Secoli, Amelio Vini, La Montagnetta e Terre dei Santi.

A partire dalle ore 19, con due “slot orari” (ore 19 e 20,30) per scongiurare file all’ingresso, il pubblico potrà ascoltare i racconti dei produttori e insieme scegliere di degustare calici a piacimento, scegliendo tra l’offerta di tutte le cantine presenti. Ad accompagnare il vino non mancherà, ovviamente, una selezionata proposta di eccellenze gastronomiche “street food” che spazieranno dai primi ai secondi, studiate ad hoc per l’occasione. Sarà presente anche uno “shop”, dove si potranno acquistare sul momento le bottiglie di tutte le cantine presenti per poterle portare a casa e degustarle in pieno relax.

Pier Rosito, CEO di “To Be”, racconta: “Da sempre le edizioni de ‘La Notte delle Bolle’ hanno registrato alti numeri sia in termini di presenze sia di cantine aderenti all’iniziativa. Sono appuntamenti ormai diventati dei classici per chi vuole ritrovarsi e scambiare buone chiacchiere davanti ad un altrettanto buon bicchiere di vino. Ad un prezzo assolutamente accessibile, che consente a tutti di poter fruire dell’evento”.

Per ulteriori info: I biglietti per l’evento sono in vendita sul sito ufficiale di “To Be Events” al link https://shop.tobevents.it/event/lanottedellebolle/

I posti sono limitati e la prenotazione è obbligatoria. Non sono previsti posti a sedere assegnati, ma sedute libere.

La degustazione si conclude alle 22,30.

g.m.

Nelle foto: immagine di repertorio e Locandina evento

Schiavi senza catene / 2

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PSICOGRAFIA  LETTERE DAL PRESENTE

 

Come ho scritto la settimana scorsa, le moderne forme di schiavitù non sono bandite dal diritto internazionale, non hanno segni visibili come catene o palla al piede ma sono di gran lunga più dannose e più frequenti; soprattutto perché gli schiavi non si rendono conto di esserlo.

Che dire del cosiddetto “mainstream”, ovvero l’orientamento culturale, artistico o sociale dominante in questo periodo storico. E’ palese che, se i giornali sono posseduti in prevalenza da una corrente politica che, nel nostro caso non è quella di Governo, il pensiero veicolato alla massa, a quelli che non sanno formarsi un’opinione propria, sarà contro il Governo. Lo stesso dicasi se le cose fossero al contrario. Si rende, perciò, più che necessario formarsi idee proprie leggendo fonti opposte, valutando, anche su quotidiani e riviste straniere, quali sia la reale percezione della nostra politica nazionale e verso l’Europa da parte degli stranieri.Io, ad esempio, sul satellite guardo spesso Al Jazeera e Al Arabyia, nella versione inglese, per avere un’idea non allineata col nostro mainstream di quanto avvenga nel mondo.

Vogliamo parlare del “politically correct”? Inventato da incapaci che dovevano pur giustificare la loro esistenza insulsa, e gli stipendi spesso d’oro che percepiscono a vario titolo, il politically correct altro non è che un ordine di scuderia su cosa si possa dire e cosa no, quali pensieri siano ammessi, quali gli argomenti consentiti e quali banditi. Un esempio? La schwa, quell’aborto grafico usato al posto della “a” femminile o della “o” maschile al fondo di un termine, per includere tutti i generi possibili, inimmaginabili, senza riferirsi all’uno o all’altro. Sicuramente il genio che ha partorito questa idea è uno di quelli che all’esame in magistratura sarebbe stato scartato, com’è successo a moltissimi candidati tempo fa, per aver scritto “Xké” invece di “perché” o “cmq” al posto di “comunque”. Purtroppo, finché spenderemo più soldi in spese militari che nello studio delle patologie psichiatricheabbiamo poche speranze di venirne fuori.

Proseguiamo con la moda. Di una cosa sono contento: la moda dei pantaloni maschili abbassati sotto le natiche sembra definitivamente scomparsa. Nella loro immensa ignoranza, quei ragazzotti non sapevano assolutamente da dove traesse origine tale usanza. Nelle prigioni USA, per comunicare ad altri detenuti la disponibilità a soddisfare le loro voglie, i detenuti indossavano in tal modo i pantaloni, cosicché chi li indossava tradizionalmente aveva salvo il deretano. Ovviamente, stante che chi copia pedissequamente gli altri non usa mai la testa, ecco che un codice riservato ai detenuti è diventata una moda. Contenti loro.

E, parlando di moda, non possiamo non menzionare il colore che va di moda in un certo anno. Tutti noi sappiamo che, a ognuno di noi, alcuni colori stiano meglio di altri quando li indossiamo; la mia curiosità innata mi fa spesso sostare vicino alle vetrine dei negozi di abbigliamento potendo così sentire i commenti. Tranne qualche caso illuminato, la maggior parte dei commenti sono, a grandi linee, del tipo “come colore non mi fa impazzire, ma quest’anno è quello il colore di moda” oppure “devo prenderlo; mica posso usare il verde (o quello che andava di moda l’anno prima [NdA]) dell’anno scorso”.

Se non è schiavitù questa, che non ci consente di valorizzarci come potremmo unicamente perché il Governo della moda ha stabilito che quell’anno risparmieranno sulla tintura utilizzando un solo colore anziché molti.

Che ne pensate dei monopattini, vere trappole mortali, che tra le buche stradali, i binari dei tram, il bagnato e le foglie umide sull’asfalto mettono a rischio la nostra vita? Ah già! Sono ecologici, non inquinano e danno un senso di libertà. La quasi totalità di chi usa i monopattini non ha la capacità neuronale di capire che di ecologico c’è ben poco, visto che la corrente per alimentarli è prodotta in maggior parte da centrali termoelettriche che funzionano se le riempio di gasolio. E basterebbe un piccolo sforzo mentale per capire che se ogni giorno ci sono blackout, nelle grandi come nelle piccole città, non dipende solo dalla gran quantità di climatizzatori cui ricorriamo d’estate, ma anche e soprattutto da tutto ciò che di “green” colleghiamo alla rete elettrica: auto e bici elettriche, monopattini, cellulari, computer, piastre ad induzione, microonde e ogni altra apparecchiatura che necessita di corrente elettrica per non inquinare.

Non vi bastano ancora questi esempi? La prossima volta vedremoi brand, i social e la salute.

A presto.

Sergio Motta