LIFESTYLE

Pensione? No, grazie

Anche se la pensione, il ritiro del lavoro, sta diventando una meta sempre più lontana, per effetto della legislazione che la parametrizza con l’aumentare della vita media, non di meno è un momento che molti agognano giunti ad un certo punto della propria anzianità, anagrafica e lavorativa.

Ho sentito frasi come “Quando andrò in pensione farò…” oppure “Con i soldi del TFR comprerò…” fin da quando ero ragazzo e sentivo i colleghi anziani di allora, alcuni conoscenti o, semplicemente, persone incontrate per caso pensare al momento della pensione come ad un momento di svolta, in meglio si intende.

Da alcuni anni, al contrario, assisto ad un vero terrore nei confronti di quel momento, sia da parte di uomini che di donne.

“Cosa farò dopo?”, “Non avrò niente da fare tutto il giorno” denotando che per quelle persone il lavoro fosse tutto, anche se avevano detto peste e corna dei colleghi, dei dirigenti o anche solo maledetto di doversi alzare al mattino, di non poter andare in ferie quando avrebbero voluto, ecc.

È palese che la nostra società sia cambiata e ogni cambiamento sia sempre più rapido ma, alla base di queste lamentele, c’è evidentemente qualcosa di più, qualcos’altro.

Io ho sempre pensato, perlomeno da dieci anni a questa parte, che il giorno in cui fossi andato in pensione avrei dedicato del tempo a me stesso. Non vuol dire passare ore allo specchio o prendere la residenza dall’estetista ma fare le cose che piacciono: ad esempio visitare musei, andare al cinema, passeggiare per la città o andare alla presentazione di un libro. Anche leggere sul divano, o sul terrazzo, pare non avere controindicazioni.

Prima le missioni in tutta Italia, poi turni di lavoro, in seguito cariche politiche, l’insegnamento erano tutti impegni che, di fatto, mi hanno costretto a modificare i miei orari e gli impegni su quanto deciso da altri.

Naturalmente tra i miei desiderata c’è anche viaggiare, trovarsi con gli amici, magari passandoli a trovare in negozio o in studio, per rinvigorire quei rapporti di amicizia sopiti.

Sento, però, molte persone alla soglia della pensione lamentarsi, preoccupate; la cosa preoccupante è che, in una società che molti definiscono patriarcale, siano soprattutto le donne a lamentarsi non sapendo come impiegare il tempo quando non dovranno più bollare la cartolina.

Ho fatto un calcolo approssimativo: pulire un appartamento di 70 mq, con costanza, richiede circa un giorno-un giorno e mezzo alla settimana, compreso lavare le tende, i lampadari, ecc. Fare la spesa, stirare, rammendare, ecc. richiede, a esagerare, un’altra giornata. E siamo a due giorni alla settimana. Possibile che a queste persone non sia venuto in mente che negli altri 5 giorni potrebbero (a scelta): frequentare l’Università popolare o l’Unitré per approfondire una passione, insegnare nei suddetti Enti una materia in cui sono ferrati (magari diritto oppure comunicazione, informatica o fotografia), andare in palestra, frequentare un’associazione, andare con un amico o amica (ne avrete almeno uno!) al cinema, a visitare un museo, a fare una gita in giornata, a fare volontariato in un ospedale, in un canile, in un’associazione d’arma come simpatizzanti, oppure scrivere, suonare, dipingere, tenere conferenze e molto altro ancora.

Allora mi viene in dubbio fondato: che non sia solo una non-preparazione al cambio di vita ma sia il risveglio da un’anestesia mentale che per tutta la durata lavorativa ci ha tenuto in stato vegetativo.

Sveglia, caffè, auto (o bus o metro, non importa), ufficio, mensa, colleghi (non amici), ferie scandite dal capoufficio, auto, spesa, casa. Un’eccezione sarebbe portare i figli a scuola prima di entrare al lavoro e ritirarli prima di tornare a casa.

E questo per 43 anni circa, dall’inizio dell’attività lavorativa a quando il Ministero del lavoro dice che siamo abbastanza vecchi da non incidere troppo sul bilancio dell’INPS ma non troppo per poter ancora lavorare fino a quel giorno.

La verità è che non ci fermiamo mai a pensare, a riflettere, ad analizzare la nostra vita per apportare eventuali, indifferibili, modifiche a ciò che facciamo, a come viviamo e a ciò che stiamo progettando. Se aspettiamo la pensione, con l’erogazione del TFR, unicamente per comprare finalmente la berlina da 90 mila euro mi sa che siamo sulla strada sbagliata; all’aumentare dell’età diminuisce notevolmente la capacità reattiva, si allungano i tempi di reazione con il rischio che la macchina duri poco prima di abbracciare un guardrail o vedere un camion troppo da vicino.

Pensiamo a noi stessi, a valorizzare il nostro essere, con le nostre passioni, i nostri interessi, le nostre doti, culturali, emotive e affettive. Vogliamo andare in giro in auto? Con i soldi che non spendiamo nell’acquisto dell’auto sai quante volte possiamo pagare benzina, autostrada disturbo, ad un amico che ci porti dove vogliamo? O, se proprio non abbiamo amici, ad un’impresa di noleggio.

Sergio MOTTA

Tagliata di tonno in crema di pistacchi. Un piatto raffinato

Un secondo di mare dal gusto raffinato, un piatto speciale dal carattere leggero, senza rinunciare al gusto. Semplice e veloce.

Ingredienti

2 filetti di tonno fresco
50gr. di pistacchi non salati
2 foglie di basilico
Olio di oliva leggero q.b.
Sale, pepe q.b.

Scottare il tonno per pochi minuti per parte in una bistecchiera leggermente unta di olio.
Nel frattempo preparare la salsa. Tritare nel mixer i pistacchi ed il basilico con l’olio versato a filo, aggiungere il sale, il pepe e poca acqua, fino a renderlo cremoso. Servire subito accompagnato da una fresca insalatina verde.
Et voilà…la cena è pronta.

Paperita Patty

Cartoccio di pesce al forno, sano e gustoso

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Eccovi una proposta per un secondo profumato ed appetitoso

Ricco di importanti proprieta’ nutritive, buono e gustoso, il pesce e’ uno dei protagonisti della dieta mediterranea. Fritto, a vapore, al forno puo’ essere preparato in tanti modi diversi, ma se cercate una ricetta semplice, veloce e dietetica che racchiude il sapore del mare eccovi una ricetta per un secondo profumato ed appetitoso.

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Ingredienti per una persona:

1 trancio di pesce a piacere

1 patata

1 carciofo

4 pomodori datterini

capperi, olive taggiasche denocciolate, pinoli q.b.

1 cucchiaio di olio evo

1 pizzico di timo

sale q.b.

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Tagliare la patata a rondelle e il carciofo a fettine, sistemarli a strati su di un foglio di carta forno, aggiungere il trancio di pesce, coprire con i capperi, le olive tagliate a meta’, i pinoli e i pomodorini a pezzi. Cospargere il tutto con un pizzico di timo, poco sale, l’olio evo. Chiudere il cartoccio con uno spago da cucina, appoggiarlo su una teglia da forno e cuocere a 200 gradi per 20 minuti circa. Servire caldo.

 

Paperita Patty

Valli in vetrina a Ceres con Gianduja e Giacometta

Sindaci, amministratori, Gianduja e Giacometta della Famija Turinèisa e cittadini si sono così ritrovati giovedì 30 aprile nel Piazzale Grande Torino per l’inaugurazione dell’appuntamento tradizionale ceresino che ogni anno accoglie migliaia di visitatori.
≪Le Valli di Lanzo non sono solo un luogo, ma un modo di vivere. Sono fatte di lavoro, tradizioni e legami che resistono. nel tempo. Qui ogni gesto racconta una storia e ogni prodotto porta con sé un’identità. E’ questo amore per il territorio che oggi celebriamo insieme≫ così il primo cittadino di Ceres, Davide Eboli, ha aperto la dodicesima edizione di Le Valli in Vetrina.
«Con oggi si inaugura la dodicesima edizione di quello che è ormai diventato a tutti gli effetti un evento atteso e, di anno in anno, sempre più seguito – ha sottolineato il sindaco – una vetrina per le attività e i produttori del territorio. Sono proprio loro, infatti, gli espositori, la vera forza di questa manifestazione. Un grazie particolare va a tutte le associazioni, alla Pro loco, ai volontari per il loro fondamentale contributo e a Patrizia Borghesio che si occupa dell’allestimento della fiera».
Hanno poi preso la parola Jacopo Suppo, vicesindaco della Città Metropolitana di Torino, che ha ricordato Marmorito, il paese d’origine di suo nonno, lo stesso di don Celestino, il parroco che per anni è stato un elemento portante della comunità valligiana.
Poi l’intervento di Fabrizio Ricca, assessore regionale allo sport, Gian Luca Vignale, assessore regionale Personale, organizzazione e patrimonio e il comandante dei Carabilieri. Tutti hanno sottolineato l’importanza di sostenere e valorizzare il territorio valligiano, i suoi cittadini, le sue risorse naturalistiche, le potenzialità dell’offerta turistica e i suoi prodotti d’eccellenza che, dopo il taglio del nastro, è stato possibile assaporare. Gli espositori proporranno le loro creazioni e i loro articoli fino a domenica 3 maggio, fra mercatini hobbistici, laboratori creativi, musica, presentazione di libri e serate danzanti.
La serata  si è chiusa con il servizio eccellente di ristorazione che rimarrà aperto per tutta la kermesse e del divertimento con la serata di cabaret in compagnia di Marco e Mauro.
Franca Giusti

Il turismo del sonno. Dove il riposo è la meta più importante

La vita odierna e’ pura frenesia. Il lavoro e’ fonte di soddisfazioni, ma anche di stress e stanchezza, cosi’ come la quotidianita’ familiare divisa tra doveri e abitudini logoranti. L’utilizzo eccessivo dei dispositivi elettronici, inoltre, ha creato tutta una serie di conseguenze che si vanno a sommare alla nostra impegnativa routine creando quella condizione oramai dilagante che e’ l’insonnia.

Non dormire abbastanza e’ snervante e porta con se’ conseguenze negative anche nella vita diurna come stanchezza cronica, irritabilita’ e difficolta’ a gestire la vita sociale e lavorativa.

Il sonno sta diventando un lusso, una dimensione determinante che garantisce una buona salute, sia fisica che mentale; ed e’ proprio per questo suo valore imprescindibile che ora anche le vacanze possono essere dedicate alla sua “pratica”. Il turismo del sonno e’ ora una tendenza, ma forse molto di piu’: una aspirazione; prenotare hotel che offrono condizioni perfette per il riposo, a cominciare da materassi di ottima qualita’, ambienti silenziosi, camere e vasche di deprivazione sensoriale, ipnoterapeuti e’ una realta’ che sta avendo molto consenso e questo perche’ il bisogno di dormire e’ cresciuto, il nostro corpo lo reclama.

Gli alberghi specializzati in questo settore del turismo hanno camere dai colori delicati, cuscini personalizzati, generatori di suoni ambientali, come i rumori bianchi, mascherine per dormire, massaggiatori specializzati, saune, aromaterapia, tisane rilassanti, illuminazione calibrata e docce all’eucalipto.

Sempre piu’ alberghi si stanno attrezzando per diventare rifugi del riposo perche’ questa necessita’ e’ destinata a crescere, dormire e’ diventata, infatti, una meta molto desiderata.

Possiamo immaginare queste strutture immerse nel verde, con piscine private, camere insonorizzate, biancheria in fibre naturali, in zone dal clima mite e indulgente.

I luoghi ideali per questa non-attivita’ possono essere casali immersi nella natura, alberghi lontani dalle mete turistiche affollate e troppo attive, posti dove, nei momenti liberi dal sonno, si possono visitare piccoli centri, gustare l’enogastronomia del luogo, fare passeggiate rilassanti in luoghi ovattati.

Dimentichiamo quindi file in macchina, spiagge gremite e afose, persone che urlano e si divertono rumorosamente, lo sleep turism ha bisogno di un suo galateo della tranquillita’, di un proprio cerimoniale della pigrizia.

All’estero questa vacanza all’insegna del relax e’ oramai una consuetudine che ha creato una vera e propria specializzazione turistica, nel nostro paese, siamo ancora agli albori, ma ci sono diverse proposte in zone come l’Umbria o la Toscana, basta fare una ricerca scrivendo “turismo del sonno in Italia”. Il Piemonte e’ una meta ideale per favorire il riposo, persi nei filari delle Langhe, nel silenzio delle montagne o nelle vicinanze dei bellissimi laghi. E’ una tendenza che ha un futuro concreto, abbiamo bisogno tutti di fare pause dall’inquietudine dei ritmi imposti dal trantran quotidiano che ci ha avvolge, abbiamo bisogno di dormire.

MARIA LA BARBERA

La tradizione del mughetto il Primo maggio

Il mughetto è una pianta perenne che produce profumatissimi fiorellini bianchi, molto utilizzata nei bouquet dalle spose, in quanto portatrice di felicità e fortuna.
Il suo nome scientifico è convallaria e deriva dal latino
convalis, che significa vallata.
Questo fiore, da sempre associato alla Festa Internazionale dei Lavoratori, cresce infatti spontaneo nelle piccole valli, nei boschi o sulle colline. L’appellativo mughetto deriva dal francese
moguete, che significa profumo di muschio.
Si tratta di un’erbacea perenne appartenente alla famiglia delle asparagaceae, che ha radici rizomatose striscianti, le quali generano piccoli cespugli alti circa 20 cm, composti da steli erbacei inguainati da foglie di colore verde brillante. Le foglie basali sono ovali-lanceolate, larghe 2-4 cm ed appuntite; quelle cauline sono invece prive di picciolo. La superficie della lamina fogliare è glabra, liscia, di colore verde chiaro, con numerose nervature parallele convergenti nell’apice appuntito. I fiori, campanulati e bianchi, sono riuniti in una piccola spiga pendula. Per ogni racemo si possono contare da 5 a7 fiorellini profumatissimi.
In Italia il mughetto cresce spontaneo nei boschi delle Prealpi e fiorisce tra la fine del mese di aprile e l’inizio di maggio.
Da sempre è considerato sinonimo di felicità che ritorna e portafortuna. Nella mitologia latina rappresentava la speranza e durante i riti sacri se ne regalavano tre rametti in segno di amicizia.
Secondo una leggenda San Leonardo dovette combattere contro il demonio, vinse, ma la lotta fu difficile e le gocce del suo sangue cadute sul terreno si trasformarono in bianchi campanellini.
Oggi nel linguaggio dei fiori il mughetto è simbolo di verginità, innocenza, buona fortuna e civetteria.
Ma perché è associato al Primo maggio?
Per i celti questa data rappresentava l’inizio della prima metà del loro anno ed in questo giorno si regalavano mughetti in segno di amicizia.
Nel medioevo il Primo maggio indicava l’inizio del mese dei fidanzamenti; venivano organizzati balli per tutte le giovani in età da marito e le donne si vestivano di bianco, mentre gli uomini portavano un mughetto all’occhiello del vestito.
Nel rinascimento questo fiore veniva regalato il primo giorno del mese di maggio come amuleto portafortuna.
In Francia la tradizione di regalare mughetti il Primo maggio venne introdotta nel 1561 da Re Carlo IX, penultimo sovrano della Dinastia Valois e fu rinnovata nel 1895, quando, il primo giorno del mese di maggio, il chansonnier Félix Mayol, giunto a Parigi alla stazione ferroviaria di Saint-Lazare, fu omaggiato con un mughetto dalla sua amica Jenny Cook. L’artista si presentò in scena col mughetto sulla lunga giacca e fu un successo.
Ad inizio Novecento nella capitale francese il Primo maggio gli stilisti offrivano un mazzetto di questo fiore alle proprie operaie ed ai clienti. Si diffuse quindi l’abitudine di andare a cogliere i mughetti nei boschi, per poi venderli nelle strade parigine senza pagare tasse. Dal 1889 questa giornata è universalmente riconosciuta come il Giorno della Festa del Lavoro e nel 1976 il mughetto ha rimpiazzato la rosa all’occhiello dei manifestanti.
In Francia e in molti Paesi francofoni il Primo maggio si celebra anche la Festa del Mughetto, il cui scopo è di celebrare la primavera; per le strade delle città e paesi chiunque può vendere questo fiore, l’importante è stare a 50 metri da un fioraio. Attualmente in Francia la città che ospita la maggior vendita e produzione di mughetto è Nantes.
Questo fiore è diventato ancor più popolare negli anni Cinquanta, quando lo stilista Christian Dior lo usò per adornare una sua linea di abiti da sera.
Il mughetto, insieme al fiordaliso, era molto amato dall’Imperatrice Elisabetta d’Austria, detta “Sissi”.
Secondo le antiche credenze popolari con il suo inebriante profumo si poteva rinforzare e migliorare la memoria ed il cervello
Questa pianta contiene infatti glicosidi cardioattivi, ovvero molecole che opportunamente preparate sono di aiuto in caso di debolezza del muscolo cardiaco.
Il mughetto può essere usato contro la pressione alta, il mal di testa e la tachicardia poiché svolge un’azione cardiotonica, antispasmodica, ma anche diuretica e purgativa.
Si tratta però di una pianta velenosa, da usare sotto stretto controllo medico e non deve mai essere oggetto di cure fai da te.

ANDREA CARNINO

I due volti di Biella, la bella città circondata dalle montagne

A cura di www.piemonteitalia.eu

Prima di programmare una giornata a Biella bisogna sapere che la città è divisa in una parte alta (Piazzo) e una bassa (Piano).

Se si decide di arrivare con il treno, bisogna ricordare che ci vogliono circa una ventina di minuti di cammino per raggiungere il centro storico (Biella Piano).

Una volta raggiunto il cuore di Biella, il nostro consiglio è quello di visitare i tre edifici più importanti: il Duomo, il Battistero e il Campanile di Santo Stefano.

Il battistero, dedicato a San Giovanni Battista, stretto tra il Comune e il Duomo, è un piccolo edificio a pianta polimorfa realizzato con materiale romano di recupero.

 

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https://www.piemonteitalia.eu/it/esperienze/i-due-volti-di-biella-la-bella-citta-circondata-dalle-montagne

Le Valli in Vetrina, gusto e tradizione

Gianduja e Giacometta della Famija Turineisa daranno il benvenuto al pubblico di Le Valli in Vetrina 2026, giovedì 30 aprile h 18 alla presenza del Sindaco e delle autorità. A seguire apertura degli stand espositivi con i prodotti tipici locali e tanta musica. Dalle 22 Marco e Mauro animeranno la serata.

Sabato 2 e domenica 3 maggio dalle 15 alle 18 aprirà al pubblico il Museo delle Genti in Piazza Municipio 12 .

L’esposizione del Museo porta alla luce la cultura e il territorio locale, riscoprendone le tradizioni passate e gli antichi mestieri attraverso gli oggetti d’uso quotidiano e gli attrezzi da lavoro, in un itinerario che è stato suddiviso in diversi temi: Le Valli di Lanzo, la Gente, l’Agricoltura e la Pastorizia, il lavoro Artigianale, la Flora, la Fauna e la Mineralogia. Domenica 3 maggio alle 10,30 si potrà assistere alla sfilata in abiti storici con la Corte di Margherita di Ciriè e i suoi Tamburini. Inoltre alle 17 grande spettacolo degli Sbandieratori di Ciriè presso la Pizza del Municipio.

Molto più di una insalata di patate

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Un secondo fresco e sempre adatto

 Una preparazione semplice e sfiziosa che potete personalizzare secondo i vostri gusti per un piatto sempre diverso.
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Ingredienti:
3 grosse patate
1 scatoletta di tonno sott’olio
4 cucchiai di maionese
1 limone
1 pizzico di curcuma (facoltativo)
1 fetta spessa di prosciutto di Praga
Sale, pepe, prezzemolo o basilico
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Pelare le patate, tagliarle a bastoncini e cuocerle a vapore.
Frullare il tonno, mescolare alla maionese, aggiungere il succo del limone, il sale, il pepe, e la curcuma. Tagliare a listarelle il prosciutto privato dell’eventuale grasso, unirlo alle patate, aggiungere la salsa tonnata ed il prezzemolo. Mescolare con cura. Servire freddo guarnito con fette di limone.

Paperita Patty

Fungo di Ceva e Trifola di Murisengo, due nuove fiere internazionali

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L’ultimo aggiornamento delle manifestazioni fieristiche 2026 in Piemonte vede promosse da nazionali a internazionali la Mostra del Fungo di Ceva, a Cuneo dal 15 al 28 settembre, e la Trifola di Murisengo Monferrato, ad Alessandria il 15 e 22 novembre. Viene riconosciuta la qualifica di manifestazione nazionale e due new entry, che sono Bra’s, il festival della salsiccia, del formaggio, pane e riso di Bra, dal 17 al 20 settembre, e Amts Auto Moto Turin Show, a Torino dal 27 al 29 marzo. Salgono da regionale a nazionale “Un borgo di cioccolato”, di Borgo San Dalmazzo (7-8 marzo), Fungo in festa di Giaveno, 11 ottobre, la Fiera agricola di Oleggio, il 1⁰ maggio, la Fiera della zucca di Piozzo, il 3 e 4 ottobre. Sale da interesse locale a rilevanza regionale la Fiera del porro di Cervere, dal 7 al 22 novembre, mentre sono due i nuovi ingressi nel campo regionale: la Fiera del miele di Montezemolo, il 4 e 5 luglio, e Casale Comics & Games di Casale Monferrato, dal 29 al 31 maggio.

“Fiere e sagre in Piemonte sono un fortissimo veicolo di promozione agroalimentare – spiega l’Assessore al Commercio, Agricoltura, Cibo, Turismo, Postolimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte, Paolo Bongioanni – perché rappresentano un momento di contatto a km 0 fra produttori e consumatori, perché valorizzano un rapporto indissolubile fra un territorio, le sue tradizioni e specificità, e per questo possiedono un grande potenziale di visibilità e attrazione turistica. Quest’anno la Mostra del Fungo di Ceva e la Trifola di Murisengo Monferrato hanno conquistato la Palma di Fiere internazionali per la loro capacità, attestata nel tempo, di richiamare turismo e appassionati al di fuori dei confini nazionali. Alla ribalta nazionale salgono ‘Un borgo di cioccolato’, di Borgo San Dalmazzo, Fungo in festa di Giaveno, Fiera della zucca di Piozzo e la Fiera agricola di Oleggio, che hanno saputo mobilitare grandi numeri e legare in modo visibile territorio e prodotto. Oltre al settore agroalimentare spiccano le nuove attribuzioni per l’Auto Moto Turin Show, che rinnova il legame secolare fra la capitale del Piemonte e l’automotive, e un’altra passione capace di muovere un grande indotto turistico come quella dei fumetti e dei game, che trova a Casale Monferrato un appuntamento imperdibile”.

Sono gli uffici dell’Assessorato al Commercio della Regione Piemonte, dietro verifica dei requisiti di legge, a qualificare ogni Fiera. L’iscrizione al calendario regionale delle manifestazioni fieristiche è la condizione necessaria per accedere ai contributi regionali, infatti la qualifica di ‘manifestazione fieristica internazionale’ dà la possibilità di accedere ai bandi regionali a sostegno dei grandi eventi, offrendo un punteggio nel bando dell’Assessorato al Turismo tra gli eventi di interesse turistico. Il calendario fieristico del Piemonte è molto ricco e conta, nel 2026, 10 manifestazioni fieristiche internazionali, 48 nazionali, 50 regionali, 140 locali, a cui si aggiungono 247 sagre e fiere mercato regionali, che offrono delle occasioni di svago e turismo diversificate.

Mara Martellotta