LIFESTYLE

Al castello di Provana per celebrare la nascita del nuovo Club Collegno Castello

Martedì 23 giugno, alle ore 20, il castello Provana di Collegno ospiterà “Cena al Castello”, una serata organizzata dai Lions International per celebrare la nascita nel distretto 108 IA1 di un nuovo club denominato “Club Collegno Castello”. La presidente di questo club, che a oggi conta venti soci, sarà Fedora Feltrin Bondesan. Il Club Collegno Castello è stato per due anni un satellite del Club Risorgimento, e ora vede la luce come realtà a sé stante, con la finalità di agire sul territorio e supportare le realtà che ospita. L’iniziativa ha come obiettivo quello di costituire un incontro di condivisione, nel segno dei valori e dell’impegno Lions. Per prendere parte alla serata, è necessario prenotarsi entro venerdì 19 giugno, contattando Fedora Feltrin Bondesan al numero 335 5485468, oppure scrivendo all’indirizzo segreterialccollegnocastello@gmail.com.

Il primo appuntamento che il Club Collegno Castello organizzerà dopo questa inaugurazione sarà quello del 4 ottobre, con la corsa camminata al fianco di Geni Aut, Associazione di genitori con sede a Collegno, per promuovere la conoscenza dell’autismo e ridurre l’isolamento sociale. La camminata prevederà un percorso di 3 km e mezzo, dal parco della chiesa fino al parco della Dora.

Castello Provana – via Alpignano 2, Collegno

Mara Martellotta

“Summer Camp” a Bardonecchia

In Alta Val di Susa, “Fondazione Time2” porta giovani con disabilità, tra i 15 e i 30 anni, a vivere gite, sport e momenti di gruppo lontano da casa

Dal 21 giugno al 25 luglio

Bardonecchia (Torino)

Poco più di un mese. Da domenica prossima 21 giugno a sabato 25 luglioBardonecchia tornerà a farsi privilegiata meta estiva del “Summer Camp” di “Fondazione Time2”, l’Ente filantropico nato a Torino nel 2019 (come “Open Spazio Aperto”, sede in corso Stati Uniti 62/B) per volontà di Antonella Manuela Lavazza, con lo scopo di “promuovere una società aperta ed inclusiva supportando i giovani, con e senza disabilità, nel loro percorso verso l’età adulta e l’indipendenza”. L’iniziativa estiva di “Bardo” (contando anche sulla seconda sede di “Casa Mistral”, aperta dalla “Fondazione” nel cuore del Borgo Vecchio di Oulx, nel 2022) offre ormai da sei anni ai giovani con disabilità – tra i 15 e i 30 anni – l’opportunità di vivere in un paesaggio stupendo, ai circa 1300 metri di altitudine della “Perla delle Alpi”, una vacanza lontano da casa. Spesso per la prima volta. E in autonomia. Alla base di tutto, il forte impegno teso a mantenere saldo e ben vivo un diritto per tutti fondamentale e non sempre purtroppo osservato: il “diritto allo svago”.

“Il tema al centro dell’iniziativa – spiegano gli organizzatori –  è quello sancito dalla ‘Convenzione ONU’ sui diritti delle persone con disabilità, che riconosce a tutti l’accesso ad attività ricreative, culturali, sportive e del tempo libero”. Per molte famiglie e molte persone con disabilità, tuttavia, una vacanza autonoma resta ancora (e oggi forse più che mai) un obiettivo difficile da realizzare: il “Summer Camp” in Alta Val di Susa – realizzato con il contributo del “Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali”, nell’ambito del “Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel Terzo Settore” all’interno del Progetto “Sport è Inclusione”– propone quindi un modello diverso, capace di valorizzare ogni partecipante e di sostenerne il desiderio di esplorazione, libertà e divertimento.

“Anche quest’anno, con il patrocinio del Comune di Bardonecchia e in collaborazione con le realtà del territorio, portiamo avanti – sottolinea Samuele Pigoni, segretario generale di ‘Fondazione Time2’ – un’esperienza che da sei edizioni dimostra come l’accessibilità non sia un’eccezione, ma un modo concreto di costruire una società dove la libertà e la piena partecipazione siano realtà per tutti, in ogni stagione della vita”.

Quali le attività in programma e proposte ai giovani partecipanti?

Le settimane a Bardonecchia si articoleranno tra “gite nella natura”, “attività sportive” e “uscite serali”, in un programma ottemperante alle esigenze della struttura ma attento anche alla flessibilità.

“Accompagnati dallo  staff educativo – ancora gli organizzatori – e dalle persone volontarie di ‘Time2’, i partecipanti condivideranno il tempo con i coetanei in un clima pensato per essere accessibile e sicuro: l’obiettivo non è solo far vivere giornate di vacanza, ma offrire a ciascuno l’occasione di scoprire qualcosa di nuovo su di sé, guadagnando fiducia nelle proprie capacità e maggiore consapevolezza dei propri desideri e delle proprie inclinazioni”. E sia allora, per tutti voi, una buona “giusta” vacanza!

Per ulteriori info: tel. 011/786545 o www.fondazionetime2.it

g.m.

Nelle foto: Immagine di repertorio e Samuele Pigoni

Torino scopre la frutta realistica: il dolce che sembra appena colto dall’albero

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

A guardarla sembra vera. Una mela lucida, una pera perfetta, un fico appena raccolto. E invece è un dolce. La frutta realistica sta conquistando Torino e sempre più appassionati di pasticceria si fermano davanti alle vetrine per osservare queste creazioni che sfidano lo sguardo e sorprendono il palato.

Si tratta di una delle tendenze più affascinanti dell’alta pasticceria contemporanea. L’obiettivo è semplice solo in apparenza: realizzare un dessert che riproduca fedelmente l’aspetto di un frutto vero, tanto da rendere difficile distinguere la realtà dall’opera del pasticcere.

Un’arte arrivata dalla Francia

La tecnica della frutta realistica nasce nella moderna pasticceria francese, dove negli ultimi anni alcuni maestri hanno portato all’estremo il concetto del trompe-l’œil, l’arte di creare illusioni visive. Da lì il fenomeno si è diffuso rapidamente in tutta Europa, arrivando anche in Italia e trovando terreno fertile in una città come Torino, da sempre legata alla tradizione dolciaria e alla ricerca dell’eccellenza.

Oggi queste creazioni non sono più soltanto un esercizio di stile, ma rappresentano una vera esperienza gastronomica. Chi le assaggia non cerca soltanto un dolce buono, ma anche la sorpresa di scoprire cosa si nasconde sotto una forma apparentemente familiare.

Dietro ogni frutto ore di lavoro

Realizzare un frutto realistico richiede tempo, precisione e una grande conoscenza delle tecniche di pasticceria. Ogni dettaglio viene studiato attentamente: la forma, il colore, le sfumature della buccia e persino le piccole imperfezioni che rendono unico un frutto naturale.

L’esterno viene modellato e rifinito fino a raggiungere un realismo sorprendente, mentre all’interno si trovano mousse, creme, composte e inserti che richiamano il gusto autentico del frutto rappresentato. Una mela, ad esempio, può contenere diverse lavorazioni della mela stessa, abbinate a consistenze differenti per offrire un’esperienza completa al momento dell’assaggio.

Il risultato è un equilibrio tra estetica e gusto: l’occhio viene ingannato, ma il sapore resta protagonista.

Anche Urbani punta sulla frutta realistica

Tra le realtà torinesi che hanno scelto di investire in questa nuova tendenza c’è anche Urbani, che ha recentemente introdotto la propria linea di frutta realistica. Un progetto che nasce dalla volontà di unire innovazione e tradizione, proponendo al pubblico un prodotto capace di stupire senza rinunciare alla qualità.

Le creazioni vengono realizzate attraverso un lungo lavoro artigianale e puntano a riprodurre non soltanto l’aspetto dei frutti, ma anche la loro identità gustativa. L’idea è quella di offrire un dessert che racconti il frutto in tutte le sue sfaccettature, attraverso consistenze, profumi e sapori che richiamano la materia prima originale.

L’accoglienza del pubblico sembra essere molto positiva. La curiosità spinge molti clienti ad avvicinarsi a queste creazioni, ma è il gusto a convincerli a tornare.

Una moda o il futuro della pasticceria?

La domanda è inevitabile. La frutta realistica è soltanto una tendenza del momento oppure rappresenta una nuova direzione per la pasticceria moderna? La risposta arriverà con il tempo, ma una cosa appare già evidente: dietro queste creazioni non c’è soltanto spettacolo.

Ci sono studio, tecnica, ricerca e una grande attenzione ai dettagli. Elementi che ben si sposano con la cultura gastronomica torinese, da sempre capace di valorizzare l’artigianalità e l’innovazione.

Nel frattempo la frutta realistica continua a conquistare vetrine, social network e appassionati. E a Torino sono sempre di più coloro che, davanti a una mela apparentemente perfetta, si ritrovano a chiedersi: “Sarà davvero un frutto oppure un dolce?”.

NOEMI GARIANO

Schiavi senza catene / 1

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SOCIOGRAFIA LETTERE DAL PRESENTE

Ho trattato in molte occasioni, anche nelle conferenze, il tema della moderna schiavitù cioè quella schiavitù impercettibile dall’esterno, di schiavi liberi di muoversi e parlare, ma profondamente limitati nelle loro scelte, nei loro pensieri: noi.

I luoghi di addestramento sono i più disparati: dall’ipermercato alla televisione, da social alla stampa passando per la moda o i luoghi di villeggiatura.

Pochi hanno notato che negli ipermercati c’è spesso una musica di fondo che ha il potere di anestetizzare il pensiero, così da renderci più vulnerabili nella pletora di offerte, prodotti, colori e profumi. E sapete perché i fardelli di acqua siano posizionati sempre al fondo del locale? Perché se li metteste subito nel carrello non resterebbe più posto per altri prodotti sui quali l’iper ha maggiori ricarichi. Perché i giochi per bambini sono posizionati in basso? Facile intuirlo. A cosa serve la fidelity card? A monitorare i vostri acquisti, la quantità di prodotti di un certo tipo che acquistate per veicolare offerte mirate. Perché lo sconto agli anziani o agli studenti viene solitamente attuato il mercoledì o il giovedì? Perché statisticamente è il giorno di minor afflusso di pubblico, quello in cui il costo del personale per unità di prodotto venduto sarebbe sfavorevole per l’impresa. L’elenco sarebbe lungo, ma le uniche due libertà che abbiamo sono quale supermercato scegliere e imparare a decidere con la propria testa, magari redigendo una lista della spesa come si faceva anni fa, dalla quale non discostarsi.

E che dire della televisione? Chi si è accorto che, da un paio d’anni a questa parte, sono aumentate le serie trasmesse, al posto dei film, perché così lo spettatore viene fidelizzato, obbligato psicologicamente a proseguire di volta in volta nella visione di quel canale, consentendo ai pubblicitari di valutare con maggior precisione quale sarà l’audience e valutare costi e ricavi. Spostare avanti di mezz’ora l’inizio dei film significa assicurarsi un pubblico maggiore, che a quell’ora avrà finito di cenare, rassettare casa, ecc dedicandosi esclusivamente (o quasi) alla visione del canale e, ça va sans dire, della pubblicità.

Dove andiamo in ferie quest’anno? Ormai anche i luoghi di villeggiatura seguono la moda e molte, troppe persone non resistono al canto dei tour operator chiedendo all’agenzia di andare proprio in quell’isola greca o delle Baleari. Negli anni ’70, quando Jugoslavia, Spagna e Grecia erano ancora dittature, moltissimi italiani (ma non soltanto) si recavano lì in ferie per i costi ridotti e, ovviamente, per la bellezza dei luoghi. Oggi, con un potere d’acquisto ridotto rispetto ad allora, con molta più scelta (basti navigare in internet) e molti più mezzi di trasporto a disposizione, siamo così pecore da seguire il gregge e andare dove vanno tutti, con il risultato di trovarci come a casa, perché troveremo connazionali anche nella toilette, spendendo molto di più perché, per la legge della domanda e dell’offerta, all’aumentare della richiesta aumentano i prezzi. Chi, leggendo queste righe, dice che questa schiavitù non esiste è probabilmente una di quelle persone che, pur di andare in ferie nei luoghi “in”, al rientro non rinnova l’RC auto perché rimasto senza soldi.

Vogliamo proseguire? Come scrivo nel mio libro “Schiavi senza catene” di prossima pubblicazione, le schiavitù odierne sono tantissime, subdole, impercettibili, perfettamente legali. La prossima volta vedremo altre forme: il mainstream, il politically correct, l’abbigliamento, la moda.

C’è un rimedio? Si: non relegare la cultura in un angolo.

A presto.

Sergio Motta

 

Inaugura l’estate di Otium

Inaugura l’estate di Otium, il Rooftop con piscina di Torino, una terrazza con vista sulla città, sui suoi palazzi, sugli edifici che ne hanno fatto la storia e laggiù, in lontananza, sulle montagne che dominano il panorama. Si tratta di un luogo dove prendersi del tempo, rilassarsi e godersi qualche meritato vizio, dimenticandosi per qualche ora della frenesia del quotidiano.

Otium Rooftop è un ristorante, un cocktail bar, un bistrot unico a Torino, con il suo ambiente elegante e al contempo informale, e la sua ampia e scenografica terrazza verde, con piscina all’aperto, a sfioro, dal fondale mozzafiato, che regala la sensazione di nuotare nel vuoto. Si tratta di un luogo che, come si intuisce dal nome, è dedicato ai piaceri della vita, dall’ozio alla gola, quei piccoli peccati che tutti amiamo concederci e che ci consentono di ricaricare le batterie. Situato all’ultimo piano della struttura che ospitava Green Pea, Otium non è solo una location estiva, ma nella bella stagione si accende della sua luce migliore, quella che invita a godersi l’aria fresca lasciandosi tentare da qualche piacere enogastronomico. Questo a qualsiasi ora del giorno e della sera. La particolarità di Otium, che lo rende una meta sui generis in città, è la proposta “All day long”, che copre con menù dedicati ogni momento della giornata, dalle colazioni al mattino fino al pranzo, alla merenda sinoira, alla cena e al dopocena.

Mara Martellotta

Il MAO e il Castello del Valentino ospitano il festival “Learning from Satoyama”

Il festival “Learning from Satoyama – la via giapponese alla sostenibilità dell’ambiente costruito”, è il titolo del festival organizzato in partnership dal Politecnico di Torino, Japan Hub, Waseda University di Tokyo e MAO Museo di Arte Orientale di Torino, dal 22 al 26 giugno prossimo presso il Politecnico di Torino Castello del Valentino, e MAO.

Il festival affronterà i temi della sostenibilità dell’ambiente costruito, dall’architettura al territorio, attraverso la collaborazione tra esperti, italiani e giapponesi, studiosi, professionisti e studenti. Il concetto di Satoyama rappresenta l’equilibrio tra la società e l’ambiente in cui è insidiata, a partire dall’uso circolare delle risorse naturali proprie del modello rurale tradizionale, fino alla ricerca contemporanea di sostenibilità ecologica, nell’abitare e nella trasformazione del territorio e della città. Le teorie e i principi che guidano la progettazione e la trasformazione dell’ambiente, tra tradizione e sfide contemporanee, saranno affrontate attraverso tre attività: un seminario di studi riservato a ricercatori, un workshop di progettazione dedicato a studenti e docenti del Politecnico, e due conferenze aperte al pubblico. Attraverso questo festival, il Japan Hub del Politecnico di Torino si apre alla collaborazione con le istituzioni culturali della città, in particolare Fondazione Torino Musei e Fondazione per l’Architettura. Il festival coinvolge i giovani protagonisti dell’ideazione di nuovi spazi e modalità di fruizione per il MAO e della presentazione finale. Attraverso le conferenze, si rivolge anche al pubblico dei professionisti, e più in generale di chi vuole approfondire la progettazione dell’ambiente costruito, permettendo Attraverso un dialogo con gli esperti del Politecnico di comprendere i punti di sorprendente comunanza e di grande differenza tra le due culture.

Le conferenze di “Learning from Satoyama-la via giapponese alla sostenibilità dell’ambiente costruito” saranno tre: la prima, il 23 giugno, alle 17.30, presso il MAO, nella sala polifunzionale, la conferenza dal titolo “Cultivating incomplete circulations-mediating ecologies of living and production”, che sarà introdotta dal Prof. Michele Bonino, e prevede l’incontro con Kobayashi Keigo, del dipartimento di architettura dell’Università di Waseda. La conferenza è in lingua inglese e la prenotazione si può effettuare su Eventbrite.

Il 26 giugno, al MAO, nella sala polifunzionale, verranno presentati gli esiti del workshop, con gli interventi del Dott. Davide Quadrio, direttore del MAO, Yagi Koji, console generale del Giappone a Milano, del Prof. Alberto Sapora, vicerettore per l’internazionalizzazione del Politecnico di Torino, e del Prof. Giuseppe Quaglia, direttore del Japan Hub del Politecnico di Torino. Alle ore 19 si terrà l’incontro Ariga Takashi, del dipartimento d’architettura dell’Università di Waseda, dal titolo “Design for sustainable urbanism – leasing from the idea of Satoyama”. Introduce e modera la Professoressa Claudia Cassatella. La conferenza è in lingua inglese e la prenotazione è effettuabile su Eventbrite.

Mara Martellotta

Tre rifugi dal caldo a un’ora da Torino: luoghi tranquilli dove ritrovare il silenzio

Il caldo e’ arrivato come tutti gli anni, forse piu’ in ritardo dell’estate 2025, ma oramai ci dobbiamo fare i conti fino a settembre, almeno. Da che si desiderava togliere i cappotti e godere del calore dei raggi del sole ora si comincia a cercare il fresco, l’ombra, ma spesso anche la pace e il silenzio.

In questi casi non sempre è necessario affrontare lunghi viaggi per trovare un po’ di refrigerio. A meno di un’ora e mezza dalla città esistono ancora angoli poco conosciuti, lontani dalle folle che affollano laghi e località turistiche più celebri; luoghi dove il fresco dei boschi, il rumore dell’acqua e il ritmo lento della montagna permettono di staccare davvero dalla quotidianità.

Tra le destinazioni da riscoprire spicca senza dubbio la Valchiusella. Questa valle del Canavese conserva ancora un’anima autentica, fatta di piccoli borghi in pietra, boschi ombrosi e torrenti dalle acque limpide. Salendo verso Traversella, il paesaggio si fa sempre più verde e la temperatura scende sensibilmente rispetto a Torino. Qui non si trovano grandi attrazioni turistiche né stabilimenti affollati, ma sentieri facili, aree dove sostare all’ombra degli alberi e numerosi punti in cui ascoltare semplicemente il suono dell’acqua che scorre. È una meta ideale per chi cerca tranquillità, per chi ama leggere all’aperto o per chi desidera trascorrere una giornata immerso nella natura senza allontanarsi troppo dalla città.

Ancora più appartata è la Val Soana, una delle vallate meno conosciute del Piemonte. All’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso si trova il Pian dell’Azaria, un vasto pianoro circondato da pascoli, larici e montagne. Qui il tempo sembra rallentare. Le temperature estive restano piacevoli anche nelle giornate più calde e il silenzio è interrotto soltanto dal canto degli uccelli o dai campanacci delle mandrie al pascolo. Il luogo è facilmente raggiungibile in auto e rappresenta una scelta perfetta per chi desidera una passeggiata semplice, un picnic all’ombra o qualche ora di contemplazione lontano dal traffico e dalla frenesia urbana.

Per chi ama i boschi, una terza destinazione da annotare è il comprensorio del Mont Mars, nella Valle Elvo, ai piedi delle Alpi Biellesi. Si tratta di una zona ancora poco frequentata dal turismo di massa, caratterizzata da grandi faggete e da sentieri che attraversano ambienti freschi e ombreggiati. Anche nei periodi più torridi l’aria mantiene una piacevole freschezza, rendendo la camminata particolarmente gradevole. I percorsi non presentano difficoltà particolari e consentono di immergersi in una natura rigogliosa senza affrontare escursioni impegnative.

Valchiusella, Pian dell’Azaria e Mont Mars hanno qualcosa in comune: sono luoghi che non cercano di stupire con attrazioni spettacolari o eventi affollati. Il loro fascino risiede proprio nella semplicità. Sono destinazioni dove si può ancora ascoltare il silenzio, respirare aria più fresca di quella cittadina e concedersi una pausa autentica. In un’estate in cui sempre più persone cercano esperienze sostenibili e lontane dal turismo di massa, questi tre angoli di Piemonte rappresentano un invito a rallentare e a riscoprire il piacere delle cose essenziali.

 Maria La Barbera

Coldiretti Piemonte, è boom per “L’estate in fattoria”

Per oltre una famiglia italiana su 3 (36%), è tempo di trovare attività post-scuola per i propri figli. Tra giugnome luglio molti genitori sono ancora impegnati al lavoro e devono trovare soluzioni per conciliare gli impegni professionali con la gestione dei bambini durante la lunga pausa estiva. È il dato che emerge dall’inizio d’agnello Coldiretti-LXÈ, diffusa nella settimana che ha sancito lo stop alle lezioni su tutto il territorio nazionale. Nella scelta delle strutture, al primo posto si pone il mare, seguito dalla campagna, grazie alla crescita del fenomeno delle “fattorie didattiche” che, nei mesi di scuola, ospitano gli alunni per lezioni di educazione alimentare e che, in quelli estivi, si organizzano con “camp” all’insegna del divertimento, dello sport e della sana alimentazione. Una soluzione che offre maggior riparo anche dalle alte temperature che soffocano le città.

In Piemonte abbiamo oltre cento fattorie didattiche, accreditate dalla Regione, con proposte che spaziano dall’educazione ambientale ai laboratori pratici, offrendo a bambini, famiglie e scuole occasioni di apprendimento a contatto con la natura e il mondo agricolo  – spiegano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale – tra le attività più diffuse vi sono quelle dedicate alla trasformazione dei prodotti, come la preparazione di pane e pasta, la produzione di formaggi e miele, affiancate da percorsi nell’orto esulta stagionalità delle coltivazioni. Ampio spazio è riservato anche agli,i ani ali della fattoria, con attività educative, momenti di accudimento e percorsi esperienziali che permettono di conoscere da vicino la vita rurale. Non mancano iniziative all’aria aperta tra giochi, laboratori creativi, escursioni, picnic, spettacoli e attività dedicate alla sostenibilità. Molte realtà promuovono inoltre progetti inclusivi e sociali, coinvolgendo persone con disabilità in occorsi educativi, relazionali e di avvicinamento alle attività agricole. L’obiettivo è quello di formare dei consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione, per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell’agricoltura con il cibo che si porta in tavola ogni giorno”.

Mara Martellotta

“Menopausa in salute”, per affrontare serenamente una fase delicata nella vita di ogni donna

Il libro della Dottoressa Raffaela Di Pace

“Menopausa in salute – Le strategie per risolvere ogni sintomo, dalle vampate alla caduta dei capelli” è il titolo del libro della Dottoressa Raffaela Di Pace, ostetrica, ginecologa, con un dottorato di ricerca in Fisiopatologia della Menopausa, pubblicato dalla casa editrice Sonzogno nel gennaio 2026.

In una società che, per molteplici cause, è caratterizzata da una crescente disattenzione verso “l’altro”, con il conseguente allontanamento dalla comprensione dei suoi bisogni e necessità, anche a fronte di sintomatologie cliniche importanti che interferiscono con la qualità della vita, il libro della Dottoressa Di Pace si configura come uno strumento utile non solo alle donne, ma anche agli uomini, per conoscere, riconoscere e affrontare nel migliore dei modi i disagi legati alla menopausa. Gli strumenti pratici, l’approccio medico e uno sguardo olistico vanno a unirsi al fine di sensibilizzare e rendere consapevoli verso una fase delicata nella vita di ogni donna.

“Menopausa in salute” nasce proprio con l’intento di sfatare tabù e fornire informazioni chiare per vivere il cambiamento fisico ed emotivo in serenità, curando l’alimentazione e il benessere personale attraverso pratiche atte al mantenimento dell’energia, dell’autostima e della qualità della vita.

“Prendersi cura di sé – scrive la Dottoressa Raffaela Di Pace – non significa rifiutare un fenomeno naturale, ma usare gli strumenti del progresso per vivere meglio. Non c’è motivo di subire malesseri quando se ne può fare a meno”.

Nel 2030 più di un ottavo della popolazione della Terra sarà formato da donne in menopausa, 1 miliardo e 200 milioni. È un fatto nuovo per l’umanità. Fino ai primi del Novecento solo una minoranza di Sapiens sopravviveva così a lungo. Oggi invece una larga schiera di persone si trova ad affrontare i cambiamenti del corpo e la necessità di adattarsi a un equilibrio diverso. La ginecologa Raffaela Di Pace invita le donne a non subire i disturbi che conseguono alla caduta dei livelli ormonali: aumento di peso, insonnia, vampate, capelli che si diradano, vuoti di memoria, sbalzi d’umore e secchezza vaginale. Ci sono rimedi che vanno dalla terapia ormonale sostitutiva ad alcuni tipi di farmaci e integratori non ormonali per ridurre i fastidi ma anche i rischi di osteoporosi, di disturbi cardiovascolari e di obesità. Ancora troppe donne rinunciano a curarsi e si intristiscono, perché percepiscono la fine dell’età fertile come la fine della piena salute e della femminilità. Eppure, è probabile che abbiano dinanzi a loro una trentina e passa di anni di vita ed è giusto che li attraversino con pienezza e senza acciacchi, che stiano bene sempre. La rivoluzione femminile non può non abbracciare questo aspetto dell’esistenza: la metà dell’umanità ha il diritto di conoscere i trattamenti contro la sofferenza e i sintomi spiacevoli. Di Pace risponde in maniera puntuale agli interrogativi più comuni e propone un piano settimanale, dal movimento alla dieta, per restare in forma e in salute.

“Menopausa in salute – Le strategie per risolvere ogni sintomo, dalle vampate alla caduta dei capelli” (Sonzogno, 2026) – pagine 160.

Gian Giacomo Della Porta