Secondo la tradizione i giorni che vanno dall’11 al 15 maggio sono chiamati i “Santi di ghiaccio”.
Un’antica credenza, fondata in base a secoli e secoli di osservazioni metereologiche da parte dei
contadini, afferma infatti che il clima si stabilizza solo dopo la “fredda Sofia” del 15 maggio.
Da quel momento in poi non ci dovrebbe più essere gelo. I “Santi di ghiaccio”, tradizione di origine
medievale, sono molto conosciuti nell’Europa centrale, in particolar modo in Svizzera, Germania e
Austria. Tuttavia la credenza è molto diffusa anche in Francia, dove vengono chiamati “Saints de
glace” e diversi agricoltori ritardano la semina attendendo che siano passate queste giornate. In
Italia il periodo attorno al 15 maggio è conosciuto come “inverno dei cavalieri”.
All’inizio del mese di maggio in Europa le temperature sulla terraferma sono generalmente
piuttosto elevate; il continente si riscalda molto rapidamente, mentre il mare più lentamente e
questo porta differenze di temperatura tra la terraferma e l’oceano.
Si creano così zone di bassa pressione. Le correnti d’aria calda della terraferma si muovono verso
nord, mentre quelle d’aria fredda provenienti dalle regioni polari si spostano verso l’Europa
centrale. Se il cielo di notte è limpido, in alcuni casi può verificarsi il gelo notturno.
I “Santi di ghiaccio” sono:
– 11 maggio: San Mamerto di Vienne; visse nel V secolo ed era considerato molto colto.
Divenne vescovo di Vienne nel 452. Secondo la tradizione compiva spesso miracoli ed è
famoso per l’istituzione delle Rogazioni, processioni di preghiera in vista dell’Ascensione,
allo scopo di porre fine ad una serie di calamità naturali. Si spense a Vienne nel 475 ed è
sepolto nell’antica chiesa di San Pietro di Vienne, oggi Museo Archeologico;
– 12 maggio: San Pancrazio; visse nel III secolo e morì a Roma decapitato come giovane
martire della Chiesa primitiva all’età di 15 anni il 12 maggio 304 d.C. Il suo nome significa
“colui che sconfigge tutto”. Spesso raffigurato in abiti eleganti e con la spada, è patrono
dell’Ordine Teutonico. Riposa nella basilica a lui dedicata sul Gianicolo e secondo la
tradizione se un disoccupato gli porta un mazzetto di prezzemolo fresco, riuscirà in seguito a
trovare un lavoro;
– 13 maggio: San Servazio di Tongres; era un vescovo vissuto nel IV secolo nel territorio
dell’attuale Belgio del quale fu il primo evangelizzatore dopo il Concilio di Nicea del 325.
Si spense alla veneranda età di 84 anni nel 384 d.C. E’ sepolto a Maastricht nella basilica a
lui dedicata. Viene invocato in particolare contro i reumatismi e le febbri e per proteggere il
bestiame dall’afta epizootica;
– 14 maggio: San Bonifacio di Tarso; nato a Roma, si recò a Tarso, nell’odierna Turchia, al
fine di riportare alla sua padrona Aglaida le reliquie dei martiri cristiani. Giunto sul posto si
rese conto che contro i cristiani era iniziata una massiccia persecuzione, si dichiarò quindi
egli stesso cristiano e come tale fu sottoposto a martirio il 14 maggio del 307 d.C. La sua
salma venne in seguito portata a Roma e sepolta in un oratorio sulla Via Latina. Aglaida si
convertì a sua volta, ritirandosi a vita monastica. Ricevette il divino dono di esorcizzare gli
spiriti maligni. In memoria di Bonifacio fece costruire sull’Aventino una chiesa, divenuta poi
la Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio;
– 15 maggio: Santa Sofia di Roma; matrona di origine italica, forse milanese, sposò il senatore
Filandro, dal quale ebbe tre figlie. Dopo la morte del marito, da lei convertito al
cristianesimo, soccorse con i suoi beni i poveri e svolse opera di proselitismo a Roma dove
viveva con le figlie di 12, 10 e 9 anni. Per la sua fede venne fustigata e fu costretta ad
assistere alla decapitazione delle sue figlie, Morì tre giorni dopo di esse, nel 122 d.C.,
mentre pregava e piangeva sulla loro tomba, nella quale fu sepolta anche lei. È considerata
la protettrice dell’intelletto. La “fredda Sophie”, che riposa nella Catacomba di San
Pancrazio sulla Via Aurelia, viene spesso invocata per proteggere i raccolti dalle gelate
tardive.
In Italia ci sono diversi proverbi su queste giornate, tra questi: “maggio per quanto bello, salva un
granello di ghiaccio: un po’ per San Pancrazio, un po’ per San Servazio e il resto per San
Bonifacio” oppure “San Pancrazio, San Servazio e San Bonifazio, il gelo di maggio”.
In Veneto hanno dato origine all’espressione “majo majon” che significa “maggio maglione”. Il
fenomeno ha ispirato la poesia in dialetto triestino: “I tre santi de iazo” scritta da Argimiro Savini.
Essa descrive le conseguenze sulla popolazione del capoluogo giuliano dell’improvviso
abbassamento della temperatura che si verifica con puntualità sconcertante alle date del 12, 13 e 14
maggio. L’11, il 12 e il 13 nel dialetto delle Dolomiti sono “I Omeni de la Diac”.
ANDREA CARNINO
Domenica 17 maggio, nell’ambito di Golosaria 2026, presso il Parco Storico Bricherasio di Fubine, inaugura un’iniziativa dal titolo “Il giardino diffuso – alla scoperta dei giardini storici e di interesse Botanico del Monferrato”. Un vento che nasce ispirato agli interventi di ricerca storico-archivistica, di valorizzazione del patrimonio, di innovazione digitale e abbattimento delle barriere architettoniche voluti un anno fa dal Sindaco Lino Pettazzi.
L’iniziativa, promossa dal Comune insieme alla Fondazione Ecomuseo della Pietra da Cantoni, ha visto scendere in campo la ricercatrice Paola Gullino del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino al fine di coordinare ricerche e consultazioni di archivi e cataloghi storici finalizzati alla ricostruzione del parco e del giardino pensile per com’erano ai tempi dei Bricherasio da Cacherano (XIX E XX sec). Gli architetti agronomi Fulvio Pollano e Rachele Griffa hanno messo a dimora circa 25 mila nuovi esemplari tra arbusti, alberi, rose, bulbose ed erbacee presenti ai tempi della contessa Sofia di Bricherasio, tra il 1867 e il 1950. L’installazione di un ascensore, il ripristino della serra per scopi didattici e il contributo multimediale su “Arte, Storia e Natura”, curato da Antonio Testa e Manuela Raselli, fanno parte dei nuovi interventi strutturali ai quali si aggiunge la potenza dell’intelligenza artificiale per dare “vita” ai dipinti del Delleani (maestro di Sofia di Bricherasio).
Saranno due le visite guidate: la prima alle ore 10 e la seconda alle ore 11.30 di domenica 17 maggio, entrambe dall’Infopoint Campi Cerrina. Partecipazione gratuita.
Info: turismo@comunedifubine.it
Mara Martellotta
Le enoteche del Piemonte: Nizza Monferrato
L’enoteca è ospitata all’interno del settecentesco Palazzo Baronale Crova di Nizza Monferrato…
Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu:
https://www.piemonteitalia.eu/it/luoghi/enoteche-regionali/enoteca-regionale-di-nizza-monferrato
PENSIERI SPARSI di Didia Bargnani
Un antico podere, un’imprenditrice ante litteram e un uomo vulcanico



Le città più colorate
Allegre, eccentriche e piene di personalità
Colori, contrasti, allegria e creatività, diverse sono le città in Europa e nel mondo che si contraddistinguono per le tinte forti ed esuberanti, per il carattere energico e accattivante. Tra le più variopinte spiccano Citta del Capo, in Sud Africa, con il suo quartiere multiculturale Kaap Boo dove casette basse di tutti i colori caratterizzano il panorama urbano spesso utilizzato anche come set fotografico e cinematografico. Breslavia, in Polonia, un’altra città multicolor, soprattutto la piazza centrale del mercato, Rynec, deliziata da decine di palazzi di varie tinte da dove partono graziosissime stradine piene di locali e di vita. Longyearby, piccolissima cittadina Norvegese e centro abitato più a nord del mondo, è molto apprezzata per i colori delle sue pittoresche villette a schiera che hanno come sfondo un magnifico scenario glaciale. E’ il posto ideale dove osservare l’aurora boreale e il più natalizio del mondo considerato che qui si trova la casa di Babbo Natale con la sua gettonatissima buca delle lettere. Buenos Aires, famosissima capitale Argentina, con il suo quartiere la Boca, considerato un museo open air, la via degli artisti con i suoi conventillos, piccolissime case in legno, decorata allegramente, unicamente creativa e dalla storia singolare. Sembra infatti che in passato gli abitanti di questo quartiere, non avendo abbastanza denaro per acquistare un colore unico per le pareti esterne delle case, abbiano chiesto aiuto in giro ottenendo tinte diverse che hanno dato vita a questo originale posto dal gusto un po’ retrò. Poi ancora St. John’s, in Canada, dove le graziose palazzine policrome vengono paragonate alle caramelle gommose Jellybean, Stoccolma con un centro storico antico e coloratissimo, Jodhpur, in India, con i suoi quartieri blu, il colore che un tempo contraddistingueva la casta dei Brahmini, e ancora Santorini, Reykjavík, Galway, Lisbona e Porto. In Italia ne abbiamo moltissime, romantiche, poetiche e festose. Burano è considerata la più variopinta, con i sui deliziosi nidi che si affacciano sui canali, gialli, verdi, viola, azzurri e fucsia. Il paesaggio è spensierato, magnetico e quasi candito , la più famosa e visitata è Casa deo Bepi suà. Le Cinque Terre, in Liguria, ci regalano sfumature radiose e brillanti con Vernazza, Monterosso, Manarola, Corniglia e Riomaggiore, la più cromatica. Procida, incantevole isola del Golfo di Napoli, protagonista e fonte di ispirazione di artisti e scrittori, luogo di magia dove il tempo sembra felicemente immobile. E poi ancora Vipiteno, in Trentino alto Adige, sito fiabesco eletto tra i borghi più belli d’Italia, le intramontabili e uniche Napoli, Positano e Portofino, la adorabile e garbata Comacchio.
Maria La Barbera
a Castagnole Monferrato (AT)
Az. Agr. Gatto Pierfrancesco, Castagnole Monferrato
Bersano, Nizza MonferratoCaldera Fabrizia, Asti
Montalbera, Castagnole Monferrato
Tenuta Montemagno, Montemagno
Locali storici di Torino. La Farmacia del Cambio
La Farmacia Del Cambio occupa i locali della Farmacia “Bestente”, storica bottega di speziali nata nel 1833…
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https://www.piemonteitalia.eu/it/luoghi/locali-storici-golosi/farmacia-del-cambio
Infradito, sandali senza tempo
Colorate, comode, modaiole, spensierate. Chi non ne possiede almeno un paio? Chi non le tiene in macchina, nel portabagagli, così, magari potrebbero servire
Questi sandali leggeri e informali che ci fanno subito pensare all’estate, al mare, insomma alla bella stagione e alla vacanza hanno origini molto antiche, si parla infatti di antico Egitto dove venivano fatte con foglie di palma e papiro. In Giappone si possono trovare in fibra di riso, in India invece in legno, meglio conosciute come paduka. Le prime prodotte in gomma risalgono al 1962 e sono brasiliane. Gli americani le indossano le flip flop con qualsiasi outfit, noi europei le usiamo con più attenzione rispettandone la vocazione minimalista e non particolarmente aggraziata. Nonostante siano considerate scarpe da usare solo in certe occasioni, dove la l’eleganza non è richiesta, possiamo comunque trovarne davvero di tutti i tipi, colori e forme, con decorazioni talvolta sfavillanti e luminosissime, con applicazioni preziose che ne fanno lievitare il prezzo facendole diventare richiestissime calzature di tendenza.
Ci sono aziende specializzate nella loro produzione che hanno fatto di questo prodotto la loro fortuna perché, contrariamente a quanto si pensi, il loro uso non è temporale o stagionale, in realtà si vendono e si indossano sempre, perfino con le calze nei periodi più freddi. Molti vip del presente e del passato, protagonisti del jet set, celebrità senza tempo come Jackie Kennedy, Greta Garbo, Audrey Hepburn, Rita Hayworth, Elisabeth Taylor, le hanno indossate, facendo conoscere in tutto il mondo le meravigliose e nostrane collezioni di Positano o di Capri, le hanno celebrate con portamento magicamente glamour eleggendole oggetti di culto. Seppur comode e facili da indossare è bene non farne un uso smisurato e prolungato, avvertono i podologi, infatti la conformazione tipica di questi sandali non favorisce il corretto appoggio del piede provocando disagi a causa della forzata camminata innaturale.
Maria La Barbera
Film si’, film no
Un tempo capitava soprattutto al cinema, ora per lo più nella programmazione televisiva: ci sono sempre stati film di serie A e di serie B, a seconda di quale fosse il regista, quali gli attori, la trama, e così via.
Pensate solo a registi additati dal pubblico come straordinari (Fellini, ad esempio) che hanno diretto film che, a distanza di decenni, alcuni ancora faticano a comprendere, oppure altri come Salvatores, additato dai radical chic come neanche meritevole di menzione.
È palese che, nel cinema come a teatro, nella letteratura o in qualsiasi altra arte, non esistano né la perfezione, né un podio misurabile con unicità di misura.
Io, fin da bambino, ho pensato che il cinema migliore fosse quello che piaceva a me; considerando che i miei genitori mi portarono al cinema 2 volte in 12 anni (“Gli aristogatti” e “2001 Odissea nello spazio”) va da sé che la mia cultura cinematografica si sia formata in televisione, sia con film che con sceneggiati, con film per la TV come con telefilm della TV per ragazzi.
Fu così che apprezzai il Pinocchio di Comencini, La cittadella di A.G.Majano, i vari La donna di… del Tenente Sheridan, piuttosto che Sandokan, Lungo il fiume e sull’acqua, A come Andromeda, I racconti di Padre Brown e chi più ne ha più ne metta.
Al di là della considerazione quasi unanime che allora i prodotti televisivi fossero notevolmente migliori, qualitativamente parlando, posso dire che da subito mi formai un’idea ben precisa: mi piacevano, dove il “mi piace” esprime un concetto personalissimo.
Nel corso dei decenni, frequentando amici diversi per età, etnia, cultura, gusti e quant’altro, è rimasta però in me una considerazione concreta: non esiste il bello in assoluto, l’interessante “a prescindere” ma esiste ciò che piace a me, ciò che piace a molti, fossero anche tutti per una volta, ma ciò non ci autorizza a tacciare di cattivo gusto coloro ai quali piace o non piace una produzione, quanti amano film leggeri contro quelli che amano il cinema impegnato.
Chi abbia visto Il secondo tragico Fantozzi ricorderà la proiezione della corazzata Kotiomkin che per il nobile Guidobaldo Maria Riccardelli risulta essere un capolavoro assoluto mentre per Fantozzi e colleghi è “[..] una cagata pazzesca”.
Cosa deduciamo da ciò? Semplicemente che spesso, troppo spesso, la convergenza di gusti circa un prodotto cinematografico è solo frutto del marketing, del battage pubblicitario che fa da contorno ad ogni film; senza considerare che anche i premi Oscar contribuiscono ad esaltare o demolire un film, indipendentemente da altri fattori.
Sarebbe sicuramente il caso, anzi lo è, di cominciare a ragionare con la propria testa, secondo le emozioni che ognuno prova durante la proiezione, non prima leggendo la critica né dopo, ascoltando chi sia già andato a vedere il film.
Sarebbe sicuramente ora che imparassimo a farci un’idea propria di ciò che un evento, una storia, un accadimento generano in noi, senza volerci a tutti i costi uniformare al pensiero dominante o a chi ha deciso, col nostro tacito consenso, di decidere per noi.
Anche perché rischiamo, appena il pensiero dominante cambierà direzione, di fare la figura di chi non è riuscito a cambiare bandiera in tempo utile.
Sergio Motta
Primavera del Castellinaldo Barbera d’Alba
CASTELLINALDO D’ALBA – Piazza Castello
Domenica 17 maggio 2026 dalle ore 15:00
- il Castellinaldo Barbera d’Alba, vino protagonista dell’evento;
- un secondo vino da vitigno Arneis, espressione ulteriore del patrimonio produttivo locale.
Battuta di Fassona, Insalata di Galletto e Verdurine, Vitello Tonnato, Giardiniera
Assaggio di Primi
Tajarin al Ragù di Salsiccia e Ravioli Ricotta e Spinaci Burro e Nocciola
Cheesecake alle Fragole