LIFESTYLE

La collina di Torino e le sue meraviglie

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Scopri – To   Alla scoperta di Torino

Alle porte di Torino sono numerosi i luoghi di interesse non solo dei turisti ma anche per i cittadini sabaudi. Tra di essi il Monte dei Cappuccini a due passi dal centro di Torino, dove si erge la Chiesa di Santa Maria Al Monte in stile tardo rinascimentale con interni barocchi tipica del sedicesimo secolo, all’interno della Chiesa vi è raffigurata una leggenda che narra di un’enorme lingua di fuoco che uscì dal tabernacolo per far fuggire gli invasori francesi. Il Monte dei cappuccini ospita anche un grande convento adiacente alla Chiesa di Santa Maria, nel quale una parte è adibita al Museo Nazionale della Montagna dal 1874.
Quest’ultimo ha al suo interno molte documentazioni, filmati, installazioni dedicate alla montagna e all’alpinismo estremo con sezioni espositive sempre nuove e aggiornate nel tempo. Al termine del museo una terrazza panoramica che affaccia su Piazza Vittorio la più grande piazza Piemontese.
L’ARTE CULINARIA DELLA COLLINA TORINESE
A pochi passi dal convento, il ristorante “Al monte dei cappuccini” aperto dal martedì al sabato, la sua terrazza panoramica e i suoi interni di gran classe fanno del ristorante uno dei posti più particolari della collina torinese. La cucina rispetta e valorizza le origini del territorio, tra i piatti più ambiti l’albese con limone, parmigiano e bagna cauda, il carpaccio di tonno e l’insalata di carciofi. Tra i primi troviamo i malfatti di salsiccia di Bra, i tagliolini alle verdure croccanti e i ravioli della Val Varita, tra i secondi la tagliata di ginepro e rosmarino, il filet mignon alle due cotture con prugne e la scottata al parmigiano. Per i più golosi hanno anche una vasta selezione di dolci tra cui il classico bonet della tradizione piemontese cotto al forno, il tortino di sfoglia con pere e cioccolato e molti altri.
VILLA REGINA E VILLA GENERO
Tra le meraviglie della collina torinese vi è anche Villa della Regina, una dimora lussureggiante del seicento costruita per volere Maurizio di Savoia, figlio del Duca Carlo Emanuele I e Caterina D’Asburgo, proprio per questo la villa in origine si chiamava Villa del Principe. Negli anni divenne la dimora estiva di Anna Maria D’Orleans e prese il nome attuale.
Davanti alla villa un enorme giardino ad anfiteatro con dodici statue e al centro una fontana raffigurante il dio Nettuno. All’interno della residenza numerosi arazzi seicenteschi, affreschi e raffinate sale con decorate e dipinte dai grandi maestri di quell’epoca, come i quadri di Giovanni Battista Crosato.
A due passi da Villa Regina, vi è Villa Genero, meno conosciuta, ma altrettanto maestosa. Villa Genero venne edificata nel milleottocento per volere del banchiere torinese Felice Genero e passata negli anni nelle mani di benestanti famiglie piemontesi, ancora oggi la villa è privata. La particolarità di questa dimora è sicuramente il suo parco con alberi secolari, sentieri, scale ornamentali, statue e fontane e in cima una meravigliosa terrazza dove si può osservare la città dall’alto. Il parco è invece accessibile a tutti per poter fare jogging, passeggiare e godersi la natura a pochi passi dalla città.
 BASILICA DI SUPERGA
Tanti turisti ogni fine settimana prediligono invece la Basilica Di Superga, fatta costruire a partire dal 1715 dal re Vittorio Amedeo II come ringraziamento alla vergine Maria dopo la battaglia contro i francesi. La Basilica fu commissionata all’architetto Filippo Juvarra, principale esponente del Barocco, l’opera fu molto difficoltosa perché il terreno non permetteva la costruzione della basilica, dovette quindi abbassare la cima del colle per riuscire ad ottenere un terreno piano che ne permettesse l’edificazione.
Nel 1731 venne inaugurata e da allora è possibile vederla da quasi tutta Torino. La basilica con pianta circolare ha una grande cupola barocca all’estremità, si dice ispirata al Pantheon di Roma. All’interno troviamo la cripta Reale con le spoglie della famiglia Savoia.

La Basilica di Superga, Villa Regina, Villa Genero e il Monte dei Cappuccini rappresentano solo una parte delle meraviglie della collina torinese, spesso ancora poco conosciuta nel profondo.

Noemi Gariano

Una insolita crostata alla crema di mele

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Le torte di mele, declinate in numerosissime varianti, non deludono proprio mai…Provate questa insolita e squisita crostata, il suo cremoso ripieno vi conquisterà!

Ingredienti

Frolla: 180gr. di farina, 100gr. di burro, 60gr. di zucchero, 2 tuorli, un pizzico di sale.

Farcia: 4 grosse mele Renette, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, 2 cucchiai di zucchero, 100gr. di cioccolato amaro 70%, un pizzico di cannella

Preparare la frolla impastando velocemente tutti gli ingredienti, avvolgere in pellicola e far riposare in frigo per 30 minuti.
Pelare e tagliare 3 mele a tocchetti, cuocere con il vino, lo zucchero e la cannella sino a quando si saranno spappolate. Lasciar intiepidire e aggiungere mescolando il cioccolato.

Stendere la frolla in una teglia rotonda foderata con carta forno, bucherellare il fondo e riempire con la crema di mele. Affettare la mela rimasta, spruzzarla con il succo del limone e posarla sulla crema, cospargere con un poco di zucchero. Cuocere in forno statico a 220 gradi per 45 minuti.

Paperita Patty

Vino e gusto a Bavinum 2026

Sabato 23 maggio, a partire dalle ore 18:30, torna uno degli appuntamenti più attesi della primavera sul Lago Maggiore: la VII edizione di Bavinum, una serata dedicata alla scoperta del vino e delle eccellenze gastronomiche del territorio.

Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu:

https://www.piemonteitalia.eu/it/eventi/dettaglio/non-solo-vino-le-eccellenze-del-territorio-bavinum-2026

“C’è fermento” a Saluzzo fra tradizione e nuove proposte

Dalle birre artigianali ai fermentati

A un mese dall’apertura della 16esima edizione di “C’è fermento”, prevista dal 18 al 21 giugno presso il Quartiere, a Saluzzo, gli organizzatori di Fondazione Bertoni, in collaborazione con la Città di Saluzzo, svelano le carte e ne raccontano le grandi novità. La prima rappresenta l’evoluzione della kermesse che, per la prima volta, accoglierà la grande famiglia dei fermentati, alimenti e bevande prodotti dalla trasformazione controllata di microrganismi, come batteri e lieviti, che verranno illustrati da esperti e proposti negli stand per abbinarsi alle immancabili birre artigianali. Inoltre, oltre agli stand dei tradizionali birrifici nazionali, saranno presenti due etichette internazionali per offrire agli avventori nuove proposte oltre confine, arricchite dalla presenza di una rappresentanza del Consorzio Birra Artigianale Italiana e del Consorzio Birre Origine Piemonte. Non mancheranno street food e food track nazionali e internazionali, oltre alla tradizionale birra “Terres Monviso”, che quest’anno sarà deformata dal birrificio Granda di Lagnasco. Infine, un’altra novità di quest’anno sarà quella che vedrà varcare “C’è fermento” i confini de il Quartiere e in orario preserale e la domenica mattina proporre approfondimenti con ospiti d’eccezione, nella nuova area speech, sotto l’ala di ferro di piazza Cavour, per poi tornare all’ex caserma Musso con altri talk e l’avvio allo scorrere delle birre alla spina.

Info: www.cefermento.it

Mara Martellotta

Vorrei, ma non posso

Parlando con alcuni imprenditori e, per par condicio, con alcuni giovani, magari figli di amici è emerso, ma non è una novità, che da parte dei giovani vi sia una disaffezione nei confronti del lavoro tradizionale, quello che ti occupa 8 ore al giorno in ufficio (o in auto se sei rappresentante) con motivazioni quanto mai variegate.

Il bisogno di libertà, di non sentirsi incatenati in ufficio è forse al primo posto, seguito dagli stipendi troppo bassi rispetto alle esigenze personali, seguito a sua volta dal sentirsi sfruttati perché, a fonte dei 1200 euro di stipendio elargiti, l’azienda fattura miliardi.

Tutti temi rispettabili, salvo il fatto che questi ragionamenti nascono spesso dall’ignoranza dei fatti, da un’analisi scarsa di tutte le componenti e, non di rado, nascondono la voglia di non fare nulla, preferendo essere serviti e riveriti a casa.

Personalmente, anche sono passati più di 40 anni dal primo giorno di lavoro, a suo tempo preferii iniziare come semplice impiegato, con 850 mila lire al mese; anzi, il primo mese fui assunto come borsista, a stipendio quasi uguale ma senza contributi (e, alla soglia della pensione ho dovuto lavorare un mese in più). Poi guardando continuamente a eventuali bandi o concorsi, partecipai ad una selezione nella più grande azienda culturale del Belpaese venendone assunto dopo 3 anni. E’ vero, i tempi sono cambiati, ma il meccanismo è sempre lo stesso.

Nel Comune dove sono Sindaco periodicamente hanno luogo bandi di assunzione per diversi profili professionali; in quello in corso attualmente, per un semplice geometra, non sono ancora giunte domande: stipendio non interessante? Orario scomodo? Lavoro pesante? Non credo, considerando che negli Enti pubblici l’orario è di 36 ore settimanali contro le 39-40 delle aziende private, almeno nel mio Comune non si lavora il sabato e, di norma, non mandiamo nessuno in miniera a picconare le rocce.

In ogni caso, perché non provare ed eventualmente, se non piace o se si trova altro, si cambia occupazione o datore di lavoro?

C’è poi chi, come il figlio di miei amici, sta aspettando il lavoro giusto, da 2 anni, e ne ha oltre 30 di età; quando gli ho spiegato che la sua pensione sarà irrisoria perché, all’età pensionabile, avrà accantonato pochissimi contributi, 35-39 anni al massimo, è caduto dal pero non sapendo che vi sia un’età massima per il ritiro dal lavoro. Da notare che trascorre le giornate in internet alla ricerca di non si sa quali notizie.

Forse la colpa può essere attribuita ai genitori che hanno allevato come mamme chiocce i propri pargoletti, forse è dei ragazzi che non sono sufficientemente stimolati a iniziare a mettersi alla prova, a provare ad ottenere e riuscirvi.

Fogazzaro diceva “chi vuol vedere l’aurora lasci le molli piume”: certo è che se ognuno rinuncia a fare del proprio meglio (genitori e figli) ma anche Stato e imprenditori un risultato è garantito: nel giro di pochi anni la previdenza sociale si affosserà come in un enorme buco nero, dove di fronte al mancato ingresso di versamenti faranno fronte uscite spaventose (tutti i pensionati attuali e futuri e l’assistenza, che in Italia è garantita anche a chi non ha reddito e non ha mai versato contributi.

Ma possiamo stare tranquilli almeno su un punto: non vi sarà, in tal caso, nessuna guerra civile perché gli anziani saranno demotivati ed i giovani non sapranno distinguere i buoni dai cattivi perché preferiranno starsene in casa a poltrire.

Sergio Motta

Torino e la nuova era della pizza gourmet

SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

 

Negli ultimi anni Torino ha cambiato completamente il suo modo di vivere la pizza. Accanto alle classiche pizzerie di quartiere sono nati locali più moderni, dove la pizza non viene più vista soltanto come un piatto veloce ma come un’esperienza studiata nei dettagli. Gli impasti sono più leggeri, le lievitazioni più lunghe e gli ingredienti scelti con una cura quasi da ristorante stellato. La città oggi è diventata uno dei punti di riferimento del Nord Italia per chi cerca una pizza gourmet fatta con tecnica, creatività e prodotti di qualità.

Andrea Brunetti, il pizzaiolo che ha portato personalità e ricerca nella pizza torinese

Tra i protagonisti più interessanti della scena torinese c’è Andrea Brunetti, pizzaiolo che negli ultimi anni è riuscito a distinguersi grazie a uno stile molto personale. Il suo modo di lavorare parte dalla tradizione napoletana ma si evolve verso qualcosa di più contemporaneo. Le sue pizze hanno un impasto molto soffice, leggero e arioso, con un cornicione importante ma mai pesante. Ogni elemento sembra studiato per dare equilibrio, senza coprire il gusto degli ingredienti principali.

Quello che colpisce del suo lavoro è soprattutto la ricerca continua sulle materie prime. Nel suo menu si trovano prodotti selezionati con attenzione, spesso legati al territorio piemontese, utilizzati però con un approccio moderno. Non punta mai sull’eccesso o sugli abbinamenti strani soltanto per stupire. Le sue pizze cercano invece armonia e semplicità, anche quando utilizzano ingredienti più ricercati.

Una delle pizze più rappresentative del suo stile è quella in cui i sapori risultano molto netti ma allo stesso tempo delicati. La mozzarella resta sempre protagonista senza coprire il resto, il pomodoro mantiene freschezza e acidità e ogni ingrediente aggiunto serve davvero a completare il piatto. Anche gli oli, le creme e le consistenze vengono usati con attenzione per creare un’esperienza più elegante rispetto alla classica pizza tradizionale.

Il locale trasmette la stessa idea della sua cucina: moderno ma accogliente, curato ma senza risultare troppo formale. L’obiettivo non è trasformare la pizza in qualcosa di distante dalla tradizione, ma darle un’identità nuova mantenendo però il lato conviviale che da sempre la rende speciale. Proprio questa capacità di unire tecnica e semplicità ha permesso ad Andrea Brunetti di diventare uno dei nomi più apprezzati della pizza gourmet torinese.

Le altre pizzerie gourmet che stanno facendo parlare Torino

Un’altra realtà molto apprezzata in città è FERMENTO Care & Passion, locale che ha costruito il proprio successo soprattutto grazie allo studio sugli impasti. Qui la lievitazione ha un ruolo fondamentale e il risultato finale è una pizza molto digeribile, leggera e fragrante. Il menu cambia spesso seguendo la stagionalità e propone ingredienti freschi che vengono valorizzati senza appesantire la pizza.

L’atmosfera del locale è contemporanea e rilassata, perfettamente in linea con l’idea moderna di pizzeria gourmet. Le pizze più richieste sono quelle che uniscono ingredienti semplici a dettagli più creativi, come creme delicate, formaggi particolari o salumi artigianali. Anche gli antipasti seguono la stessa filosofia: pochi elementi ma scelti con grande attenzione.

Tra le realtà più conosciute c’è anche Berberè, che a Torino ha trovato un pubblico molto appassionato. La loro pizza è diversa rispetto a quella napoletana classica perché punta maggiormente sulla croccantezza e sulla leggerezza dell’impasto. Le farine utilizzate e le lunghe fermentazioni permettono di ottenere una pizza molto equilibrata, con sapori puliti e ben definiti.

Il menu alterna pizze più tradizionali a proposte moderne con ingredienti stagionali e combinazioni originali ma sempre accessibili. Molto apprezzata anche la scelta di valorizzare prodotti semplici senza complicare troppo i gusti. È proprio questa immediatezza, unita alla qualità tecnica, che ha reso Berberè una delle pizzerie gourmet più frequentate della città.

Torino oggi riesce quindi a raccontare diverse interpretazioni della pizza contemporanea. Da una parte ci sono pizzaioli come Andrea Brunetti, che puntano su identità e creatività personale, dall’altra locali che lavorano soprattutto sulla tecnica e sulla qualità degli impasti. In ogni caso, la pizza gourmet torinese continua a crescere e a conquistare sempre più persone, trasformando un piatto tradizionale in qualcosa di moderno senza perderne l’anima autentica.

NOEMI GARIANO

Trancio di salmone con puré di broccoli e ceci

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Un tris di sapori per una ricetta d’effetto, un piatto completo, nutriente e sano. La delicatezza e morbidezza del salmone abbinate ad un colorato pure’ vellutato sorprendera’ i vostri ospiti.

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Ingredienti

2 Tranci di salmone fresco

250gr. di ceci lessati

2 piccole teste di broccolo

½ spicchio di aglio

1 piccolo peperoncino

Olio evo, sale, 1/2 limone, prezzemolo q.b.

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Cuocere i tranci di salmone a vapore irrorati con il succo del limone. Cuocere, sempre a vapore, i broccoli precedentemente lavati, quindi frullarli con l’aglio, il peperoncino, i ceci scolati e risciacquati. Allungare il pure’ con un mestolino di acqua di cottura dei broccoli per renderlo piu’ cremoso, aggiustare di sale, aggiungere l’olio evo ed il prezzemolo tritato. Servire tiepido.

 

Paperita Patty

E’ tempo di Cuneo Montagna Festival

Il programma completo sarà presentato solo sabato 18 aprile con l’antropologo, scrittore e corridore britannico Michael Crawley, che presenterà “Fino al limite. Il senso della resistenza dal Messico all’Himalaya” (add editore). Questo allettante appuntamento (ore 16:00, Open Baladin, piazza Foro Boario, Cuneo, in collaborazione con scrittorincittà) è solo l’antipasto del ricco cartellone della quarta edizione di Cuneo Montagna Festival, in programma dal 14 al 17 maggio 2026

Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu:

https://www.piemonteitalia.eu/it/eventi/dettaglio/cuneo-montagna-festival

Petto di pollo al limone: la bontà delle cose semplici

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Una ricetta appetitosa, sorprendentemente profumata che vi stupirà per la sua leggerezza, morbidezza e bontà

 

La carne di pollo apprezzata per le sue propreita’ nutritive e’ adatta a tutta la famiglia. Pochi semplici ingredienti per una ricetta appetitosa, sorprendentemente gustosa e profumata che vi stupira’ per la sua leggerezza, morbidezza e bonta’.

 

Ingredienti:

1 Petto di pollo intero

1 bicchiere di vino bianco secco

1 limone non trattato

1 spicchio di aglio

Olio,sale,pepe, rosmarino q.b.

 

In una pentola scaldare l’olio con l’aglio e il rametto di rosmarino. Rosolare a fuoco vivace il petto di pollo, salare, pepare e sfumare con il vino bianco, abbassare la fiamma, lasciare insaporire e cuocere coperto per circa un quarto d’ora. Lavare il limone e con un rigalimoni o un coltellino affilato, prelevare striscioline di scorza sottilissime da aggiungere al pollo poi, aggiungere tutto il succo filtrato del limone. Lasciar cuocere lentamente per circa mezz’ora aggiungendo, se necessario, un mestolino di acqua calda. Lasciar consumare la salsa, affettare la carne e servire caldo.

Paperita Patty

Golosaria Monferrato compie venti anni con il “Gusto, la Casa e le Colline”

Golosaria tra i castelli del Monferrato con il suo mentore, il giornalista Paolo Massobrio, taglia il nastro dello storico traguardo dei venti anni.
Sabato 16 e domenica 17 maggio prossimi, oltre 43 paesi siti tra le province di Asti e Alessandria apriranno le loro porte per un’edizione straordinaria.  Il tema scelto per l’edizione di quest’anno è “Il Gusto, la Casa e le Colline”, in grado di celebrare una rinascita.  Se, infatti, venti anni fa si assisteva a una caduta degli investimenti immobiliari, oggi la parola “casa” racchiude l’inversione di tendenza degli stranieri che investono e dei giovani che scelgono di rimanere sul territorio .
Nell’occasione della presentazione di Golosaria nella sua ventesima edizione, il 5 maggio scorso, presso la sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, Paolo Massobrio ha ricordato il presidente Luciano Mariano, scomparso alcune settimane prima e con il quale aveva condiviso la organizzazione dell’evento.
Golosaria nasce nella zona più ricca di castelli d’Europa e l’evento vede protagonisti numerosi manieri, da Casale Monferrato a Gabiano, da Piea d’Asti a Frassinello, da Uviglie a Castell’Alfero, fino alla Torre di Viarigi e a quella duecentesca di Conzano. Tra le novità  l’attesa riapertura del Castello di Cereseto, restituito al pubblico dopo un accurato e lungo restauro.

“Golosaria Monferrato rappresenta un fenomeno unico nel suo genere. Il traguardo della ventesima edizione, con il record di 43 Comuni aderenti, rappresenta un risultato straordinario. In questi vent’anni la manifestazione si è evoluta, mantenendo sempre la contiguità dei territori coinvolti, tanto da valorizzare al meglio l’esperienza del visitatore favorendo la scoperta di piu luoghi senza dispersioni. Oggi è a tutti gli effetti un festival diffuso tra i Comuni, ciascuno con la propria identità e le proprie iniziative, inserite in un cartellone condiviso e organizzato in itinerari tematici”.

A prendere il via sarà  venerdì 15 maggio con una suggestiva preview a Quargnento, dedicata a due pionieri tra i “Monferrini Metropolitani”, Gino Paoli e Ornella Vanoni che lo avevano scelto come buen retiro. Sempre  a Quargnento l’arte sarà protagonista con un percorso dedicato a Carlo Carrà ( la sua Strada di Casa) e incursioni nella cucina futurista. Si accenderanno inoltre i riflettori sulle chiese di Grana, Calliano, Moncalvo, Ottiglio, Grazzano Badoglio, con i dipinti di Guglielmo Caccia, oltre allo studio di Angelo Morbelli a Rosignano e alla collettiva d’arte contemporanea a Montechiaro d’Asti.
Cinquanta produttori food selezionati da Il Golosario, cucine di strada e birrifici artigianali troveranno spazio presso il castello di Casale Monferrato. Sarà  presente un’area Barbera&Champagne, con oltre 200 etichette presenti e banchi d’assaggio specifici per la Barbera d’Asti, la Barbera del Monferrato e le Bollicine Italiane. Ospite d’onore il Consorzio AltaLanga, che si presenterà con una Masterclass, in programma domenica alle ore 15 e oltre 20 referenze in enoteca. Le grandi degustazioni guidate vedranno protagonista la Barbera d’Asti, sabato alle 16 e la Barbera del Monferrato domenica alle 17.
Golosaria proporrà anche quindici spettacoli teatrali e incontri, dodici mercatini, dodici camminate naturalistiche e ben 25 tra cene e pranzi in piazza organizzati dalle Pro Loco,  che prepareranno il Pinzimonio e l’insalata di bollito misto. Record anche per i raduni che saranno ben cinque , tra cui uno di auto storiche e 500, a cui si aggiunge l’originale incontro degli abitanti dell’immaginario Comune di Trentacapre a Montiglio Monferrato, domenica alle11, per celebrare i valori della ruralità e della vita di campagna, evocati in due libri scritti da Cinzia Montagna.
Altre curiosità  saranno l’apertura dell’osservatorio astronomico a Odalengo Piccolo , la divertente gara del bagnetto verde a Camino e l’inaugurazione di una nuova Big Bench a Villamiroglio. Il gran finale sarà domenica pomeriggio, a Vignale Monferrato, con il taglio della tradizionale torta di Aleramo e a Grazzano Badoglio con l’antica Zuppa dell’Abate.
Si potranno anche scoprire gli uliveti domenica, dalle 10.30, a Conzano, con la presentazione del Giardino Storico degli Ulivi, in piazza Accatino, in collaborazione con l’Istituto Tecnico Agrario Luparia. Grandi novità anche per Rosignano Monferrato che diventa ufficialmente la terza Città dell’Olio del Monferrato, dopo Olivola e Moncalvo, che ospiterà degli eventi a tema. A Murisengo, sabato alle ore 16, verrà proclamata la De.Co, Denominazione Comunale, sugli uliveti del Paese, come ha già  fatto il Comune di Olivola a inizio maggio.
L’olio extravergine del Monferrato, un patrimonio ritrovato, accompagnerà il piatto simbolo di Golosaria, il Pinzimonio, presente in ben 9 golose varianti nei diversi comuni. Per i fedeli alla tradizione carnivora, rimarrà sempre in vita l’insalata di bollito, omaggio alle ricchezze zootecniche del territorio.
Un’altra caratteristica di Golosaria sarà  l’apertura al pubblico dei roseti. A Castell’Alfero  il “Roseto della Sorpresa”, un giardino storico di 14 mila mq, all’interno del quale sono state catalogate 500 varietà di rose, anche antiche, e specie selvatiche dal professor Piero Amerio. A Fubine Monferrato la giornata di domenica ospiterà “Monflora- Pinzimonio di Fiori” all’interno del riqualificato Parco Storico Bricherasio. L’area, totalmente accessibile e priva di barriere architettoniche, raccoglie oltre 28 mila piante e un roseto centrale composto di 568 rose. A Viarigi andrà in scena il Festival Rosso di Rose, in cui il borgo presenterà il suo giardino diffuso, progetto di riqualificazione urbana che struttura le vie e i cortili in stanze verdi tematiche.
Il percorso Botanico farà  poi tappa al castello di Frassinello Monferrato, dimora millenaria legata alla casata di Nemours. Qui sarà possibile visitare il giardino all’italiana scavato nel tufo, caratterizzato da un gelso centenario e oltre 300 arbusti.

Mara Martellotta