Colori, sorrisi, emozioni, nuovi legami: la camminata di domenica 26 aprile
organizzata da Wolontari Clown e Hope Running con il patrocinio della Città
di Cirié ha unito un’intera comunità e ha permesso una donazione importante
al Reparto di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale di Cirié
Domenica 26 aprile a Cirié non si è svolta solo una camminata. È successo qualcosa di più profondo,
qualcosa che va oltre i numeri, oltre i colori, oltre la festa: 710 persone hanno scelto di esserci. Di
camminare fianco a fianco, di sentirsi parte di qualcosa di grande e unico. In un’epoca in cui tutto corre
veloce e spesso si rischia di sentirsi soli anche in mezzo agli altri, questo gesto ha un valore immenso.
La Hope Color-Camminata Clown è stata un’esplosione di energia, certo. Colori, musica, sorrisi. Ma
sotto tutto questo c’era qualcosa di ancora più forte: una rete invisibile fatta di relazioni vere, di sguardi
complici, di mani che si cercano e si trovano. Perché è proprio qui che nasce la bellezza di giornate
come questa: nell’amicizia che si rafforza passo dopo passo, nell’empatia che ci permette di
riconoscerci negli altri. Persone diverse, con storie diverse, che per qualche ora hanno condiviso lo
stesso ritmo, lo stesso desiderio di esserci, lo stesso entusiasmo.

La Hope Color-Camminata Clown è diventata così molto più di un evento: la prova concreta che quando
si sceglie di guardarsi negli occhi, di ascoltarsi e di camminare insieme, si può creare qualcosa distraordinario. In mezzo ai colori, alla musica e all’entusiasmo, si è vista la bellezza autentica delle
relazioni umane: quella che nasce dalla condivisione, cresce nella solidarietà e si rafforza nel prendersi
cura gli uni degli altri. Forse è proprio da qui che si costruisce il futuro:
da piccoli gesti che provocano grandi emozioni, da comunità che scelgono ogni giorno di esserci
davvero.
In piazza Castello e lungo il percorso nel cuore di Cirié, tra risate e momenti emozionanti, si è vista una
comunità viva. Una comunità che non resta a guardare, ma che sceglie di partecipare, di costruire, di
sostenersi. E in questo, i giovani hanno dimostrato ancora una volta una sensibilità straordinaria: la
capacità di trasformare un’idea in un’esperienza concreta e un evento in un ricordo che lascia il segno
per davvero.
Il momento della consegna dell’assegno simbolico di 6mila euro con il ricavato della raccolta fondi a
Fulvio Vico, Direttore del Reparto di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale di Cirié, e a Gianpiero Casassa,
Coordinatore del Reparto, è stato il simbolo più potente: un gesto che racconta quanto l’unione possa
davvero fare la differenza. Non solo per ciò che si realizza, ma per il modo in cui lo si realizza: insieme.
I Wolontari Clown e la Hope Running a Cirié hanno dimostrato che l’amicizia e l’empatia non sono
valori astratti, ma forze reali, capaci di cambiare le cose. E forse è proprio da qui che si costruisce il
futuro: da persone che scelgono di esserci, di ascoltare, di tendere una mano, di sognare in grande e poi
farlo diventare realtà. Perché alla fine, ciò che resta non è solo ciò che si fa, ma come lo si fa: insieme.
Pietro Martinetto, presidente dei Wolontari Clown, è al settimo cielo: “La Hope Color-Camminata
Clown si può descrivere con una sola parola: incredibile. È stato incredibile vedere Piazza Castello così
piena, colorata e carica di energia. Non solo, incredibile è sapere la cifra d’iscrizioni che abbiamo
raggiunto, consapevoli che questo numero ci permetterà di raggiungere più in fretta l’obiettivo di donare
attrezzature al reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale di Ciriè. Incredibile è stata anche la
collaborazione e la partecipazione di tantissime realtà del territorio: chi con il proprio stand, chi
impegnato ad aiutarci con la sicurezza stradale, chi con il pronto intervento. Tutto grazie alla
lungimiranza di un’amministrazione comunale davvero vicina e presente e di questi dobbiamo
ringraziare l’assessore Fabrizio Fossati e il sindaco Loredana Devietti. Infine, ma non sicuramente per
ordine d’importanza, il rapporto che si è creato con Hope Running, una realtà di persone fantastiche con
cui possiamo dire di aver creato un vero rapporto di amicizia. Una marea di emozioni colorate ci ha
travolto e sicuramente dato carica ulteriore per proseguire con le nostre attività, certi che ci rivedremo
presto a divertirci in quella stessa piazza!”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Giovanni Mirabella, presidente di Hope Running: “La tappa di Cirié della
Hope Color–Camminata Clown ci ha consegnato un’immagine bellissima di comunità: persone diverse
per età, storia e sensibilità, unite dallo stesso desiderio di condividere un momento vero di inclusione e
vicinanza. A tutti coloro che hanno reso possibile questa giornata va il nostro grazie e, in modo speciale,
agli amici dei Wolontari Clown, perché quando si cammina nella stessa direzione il colore non è
soltanto festa, ma diventa un segno vivo che resta nel cuore”.
Doveroso un ringraziamento speciale all’Amministrazione Comunale di Cirié che ha concesso il
patrocinio all’evento e ha fatto sentire la sua vicinanza, ai dj Martina e Daniele Forzan e a Federica
Ravot Mirabai e Anna Moschino della Palestra Mirabai che hanno portato una carica di energia e
adrenalina in consolle e sul palco, alla Pro Loco Devesi Dveisin Festareul, all’A.N.C. Sezione di Cirié e
alla Sezione di Cirié della Croce Verde Torino, ma non solo: Associazione Volontari Ospedalieri,
Ospedale Dolce Casa, Associazione Alzheimer San Carlo, Loreto Borgo, Muoversi Allegramente,
Volare Alto, Associazione Velodromo Francone di San Francesco al Campo, Fidas ADSP Cirie’-San
Carlo, AIDO, Associazione Incontro Matrimoniale, Associazione Macapà, Compagnia Musical
SoleLuna, Ars et Labor, tutti i volontari di W.C. Wolontari Clown e Hope Running che hanno
contribuito allo straordinario successo dell’evento e soprattutto i 710 iscritti che hanno reso questa
giornata indimenticabile.

Si vedevano bene i profili delle montagne e bastava andare un po’ in alto, sulla scalinata della chiesa, che si potevano distinguere le alpi svizzere. E l’altra sponda? Un gioco di luci a rincorrersi sul lungolago tra Suna e Pallanza fino alla punta della Castagnola, dove la riva ridiventava scura e si poteva solo intuire che c’era Intra, nascosta dietro la curva dell’Eden. Verso Laveno e Santa Caterina del Sasso altre luci, altre strade, altre case e altra gente. Lì, sulla sponda lombarda, avrebbero potuto quasi intravedermi se qualcuno, puntando un cannocchiale con delle buone lenti d’ingrandimento, si fosse preso la briga di curiosare verso l’imbarcadero di Baveno. Avrebbe visto una figura, un’ombra seduta lì, sulla panchina dal verde un po’ corroso dal tempo, intenta ad ascoltare il rumore della risacca. A dire il vero, per me, più che un rumore è un suono, quasi un sottofondo musicale. Il ritmare dell’onda che s’infrange, che si ritira per far posto all’altra, apprestandosi a compiere lo stesso gesto secondo il moto dell’acqua e la direzione del vento. E’ come una musica che calmava i nervi, distende l’animo. “ Ecco, vardala lì. A l’è l’acqua stràca. L’acqua che sciùscia i remi dì barch, che la carezza suta al ventar ogni barca e sura la cràpa ogni sàss”, mi diceva il mio amico Angelo Branca, vecchio lupo di lago, commentando le onde che, ormai deboli e provate, s’arrestavano sui muri del vecchio molo. L’ Angiolino, nato e cresciuto sull’isola Pescatori, aveva ormai affidato la sua vecchiaia alla terraferma. Ma non mancava mai, nelle notti di luna buona, di farmi compagnia all’imbarcadero. Insieme guardavamo l’acqua scura, ascoltandone il mormorio. Sembrava quasi lo sgranarsi di un rosario sottovoce. Ogni tanto, quasi a rompere quel ritmo dondolante, arrivava un onda solitaria, più decisa. “ E’ l’onda vagabonda. Ascoltala bene, amico mio. Ogni tanto arriva. Così, di colpo, senza preavviso. E’ diversa dalle altre: a l’é l’acqua che scàpa e che la turna indrèe . A l’è cùma una lèngua che ta diss che l’aria la cambia”. E, infatti, l’aria cambiava e s’alzava un vento tiepido che muoveva le onde con più decisione. Era l’effetto dei venti di föhn che, scendendo dalle Alpi, asciugavano e riscaldavano l’aria, facendo assaggiare i primi scampoli di primavera. “Ma, attenzione”, ricordava Angiolino. “Non facciamoci fregare. Quest’aria prima è dolce e dopo à ta càgna i vestìi, perché dal Mottarone s’incanala giù anche un venticello che risente ancora dell’ultima neve e che ti legna facendo finta d’accarezzarti. Vedi come fa increspare l’acqua del lago, verso l’isola?”. Parole piene di saggezza. Infatti, passate le prime leggere folat, l’aria diventava più brusca e veniva spontaneo tirarsi su il bavero della giacca per poi infilarsi le mani nelle tasche. Così, salutato il lago e lasciate alle spalle le imbarcazioni dondolanti tra le onde, ci incamminavamo verso la piazza del Municipio. L’Angiolino canticchiava una canzone che aveva imparato alla radio. Gli piaceva perché, diceva “ è fatta giusta per notti come queste, quando il vento porta in giro l’odore del lago”. E attaccava, data l’ora, sottovoce: “Vent cunt’el pàss balòss, quell che vorì mia tiram via da dòss. Slàrga al fiaa e bùfa in giir i stell, lassa al tò disegn in su la mia pell…”. Era tempo d’andare a casa. E la luna si stagliava più lucente che mai nel cielo nitido e trapuntato di stelle.