LIFESTYLE

Ancora insieme la Reggia di Venaria e il “Dolce Stil Novo”

Alla gestione del prestigioso ristorante stellato si abbina anche quella della “Caffetteria degli Argenti by Alfredo Russo” Ancora insieme la Reggia di Venaria e il “Dolce Stil Novo” di Alfredo Russo La Venaria Reale prosegue la sua lunga e prestigiosa partnership con lo chef Alfredo Russo e il ristorante “Dolce Stil Novo alla Reggia”: è stato infatti di recente rinnovato il rapporto che lega dal 2008 il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude con il celebre locale, magnificamente affacciato sul Belvedere della Reggia: da 18 anni consecutivi vanta l’ambìto riconoscimento della “Stella Michelin” con frequentazioni ed apprezzamenti ormai di livello internazionale, grazie appunto al talento indiscusso e alle doti dell’alta ristorazione di Alfredo Russo, incentrate su una filosofia innovativa e personale, ma con profonde ricercate radici nella tradizione italiana.

L’intesa prevede una novità assoluta e significativa: la gestione, sempre da parte di Alfredo Russo, anche del punto ristoro posizionato lungo il piano nobile nei pressi della Galleria Grande, la “Caffetteria degli Argenti by Alfredo Russo” che può adesso presentarsi con rinnovate e prelibate proposte culinarie, aggiungendo ulteriore charme e richiamo all’esperienza della visita. Particolarmente soddisfatti Michele Briamonte e Chiara Teolato, Presidente e Direttrice Generale del Consorzio: «Il rinnovo di questo accordo consente alla Reggia di Venaria non solo di proseguire, ma anche di accrescere la propria offerta di qualità nella ristorazione, confermando per i nostri turisti e non solo la proposta di un’esperienza di visita di pregio anche in questo speciale ambito: siamo compiaciuti che sia lo chef Alfredo Russo ad  operare per questa ulteriore sfida che senz’altro saprà interpretare con gli eccellenti risultati che ormai da diversi anni gli sono riconosciuti unanimemente anche all’estero».

Christian Mandura, lo chef torinese che continua a reinventarsi

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

Nel mondo della ristorazione torinese il suo nome gira da anni, ma Christian Mandura non è mai stato uno chef da riflettori facili. Poche interviste, molta cucina e una continua voglia di cambiare pelle senza perdere identità. È proprio questo che negli anni lo ha reso uno dei volti più interessanti dell’alta cucina sotto la Mole.

Il suo percorso è stato tutto tranne che lineare. Mandura ha sempre cercato progetti capaci di rompere gli schemi, mettendo al centro l’esperienza del cliente prima ancora del semplice piatto. Una cucina precisa, moderna, costruita sul dettaglio e sulla tecnica, ma senza quella rigidità che spesso allontana le persone dall’alta ristorazione.

Chi lo conosce racconta di uno chef esigente soprattutto con se stesso, uno di quelli che passano ore su una preparazione pur di trovare il giusto equilibrio. E forse è proprio questa ricerca continua ad averlo portato, negli anni, a cambiare spesso direzione senza mai perdere credibilità.

L’esperienza di Unforgettable e la stella Michelin

Il grande salto arriva con Unforgettable, il locale che per molti ha cambiato il modo di vivere il fine dining a Torino. Un ristorante diverso da tutto quello che la città aveva visto fino a quel momento: pochi posti, cucina a vista e un rapporto diretto tra chef e ospite.

Lì Mandura riesce a costruire un’esperienza più vicina a uno spettacolo che a una cena tradizionale. Ogni dettaglio viene studiato, dal ritmo del servizio alla composizione dei piatti. Un progetto coraggioso che nel tempo porta anche al riconoscimento della stella Michelin e attira clienti da tutta Italia.

Ma più che la stella, a colpire era l’idea dietro il locale: una cucina contemporanea, libera, capace di sorprendere senza risultare forzata.

Maison Capriccioli e il ritorno all’eleganza classica

Dopo l’esperienza di Unforgettable, Mandura sceglie di cambiare ancora. Con Maison Capriccioli il suo stile si sposta verso qualcosa di più essenziale ed elegante, quasi un ritorno alla grande cucina di mare reinterpretata in chiave moderna.

Un ambiente raffinato, servizio curato e piatti dove il pesce diventa protagonista assoluto. In cucina resta la sua precisione, ma con toni più maturi e meno provocatori rispetto al passato.

Chi ha seguito il suo percorso ha visto in questo passaggio la voglia di dimostrare che uno chef contemporaneo può muoversi tra mondi diversi senza snaturarsi.

Oggi la sfida giapponese da AKOYA Torino

Il capitolo attuale della sua carriera parla giapponese. Oggi Christian Mandura guida AKOYA Torino, un progetto esclusivo con appena dieci coperti dove la cucina nipponica viene interpretata con rigore, tecnica e grande attenzione al prodotto.

Qui non si entra per una semplice cena, ma per vivere un’esperienza pensata nei minimi dettagli. Il cliente si siede davanti allo chef e si affida completamente al percorso creato durante il servizio. Gesti precisi, silenzi, tempi lenti e una cura quasi maniacale per ogni preparazione.

AKOYA rappresenta probabilmente il lato più maturo della cucina di Mandura: meno effetti speciali, più sostanza. Una cucina pulita, elegante e costruita sull’equilibrio, dove l’influenza giapponese incontra la sensibilità italiana senza eccessi.

In una città sempre più attenta alla gastronomia di alto livello, Christian Mandura continua così a fare quello che gli riesce meglio: sorprendere senza mai smettere di evolversi.

NOEMI GARIANO

Grande ritorno di Flor al Parco del Valentino

 

A ingresso libero e gratuito, da venerdì 22 a domenica 24 maggio

Organizzata da Orticola del Piemonte, l’edizione 2026 di FLOR avrà  quale fil rouge il tema “Aquarium”. E, come da tradizione, a chiudere il Festival del Verde, sarà  proprio FLOR, la mostra florovivaistica più  amata del Piemonte, in programma al Parco del Valentino da venerdì  22 a domenica 24 maggio, dalle 9.30 alle 19 tutti i giorni, mentre l’area food sarà aperta fino a tarda sera.
Si tratta di un vero e proprio ritorno alle origini per FLOR in quanto il Parco del Valentino, uno dei primi parchi pubblici in Italia, fu teatro della prima storica edizione della mostra florovivaistica nel 1961, in occasione dei festeggiamenti per il centenario dell’Unità d’Italia. La manifestazione è tornata al Valentino nel 2009 per diventare, anno dopo anno, uno degli appuntamenti florovivaistici più importanti a livello nazionale. La grande novità di quest’anno sarà  la gratuità dell’ingresso.

“FLOR è  la prima storica manifestazione che abbiamo organizzato e quella alla quale siamo più legati – ha spiegato  il presidente di Orticola del Piemonte Giustino Ballato – Negli anni siamo passati dal Valentino a via Carlo Alberto, da piazza San Carlo ai Giardini Reali, per fare ritorno al parco del Valentino.  In ognuno di questi magnifici luoghi FLOR ha mantenuto inalterata la propria filosofia, quella di mettere in mostra il meglio che la natura può offrirci e, allo stesso tempo, diffondere una cultura del verde, proponendo un’alternativa di pianeta in cui l’uomo e la natura possano vivere in armonia. Per questa edizione abbiamo deciso di lasciare l’ingresso libero e gratuito perché vogliamo ringraziare tutti coloro che in questi anni ci hanno seguito e sostenuto con il loro entusiasmo”.
Il cuore centrale di FLOR sarà  la mostra mercato di fiori e piante, con la presenza di oltre cento tra florovivaisti, artigiani e agricoltori provenienti da tutta Italia.
Tra i banchi del Parco del Valentino sarà possibile trovare molte proposte di alta qualità per abbellire il proprio giardino, balcone, terrazzo, appartamento, dalle rose alle piante aromatiche o officinali, dagli agrumi alle orchidee, dalle cactacee alle succulente. Accanto ai vivai saranno presenti artigiani con i loro prodotti tipici, quali gioielli in vetro e argento, decorazioni in metallo riciclato per il giardino, ceramiche, oggettistica in legno fino ai prodotti per la cosmetica naturale.  I produttori agricoli proporranno tipicità alimentari come taralli e nocciole, marmellate e miele, distillati e erbe aromatiche.
Tema centrale di questa edizione è  “Aquarium” , un richiamo diretto alle mostre oceanografiche che il Parco del Valentino ha ospitato sia nel 1884 per l’Esposizione generale Italiana sia nel 1911 per l’Esposizione Internazionale delle Industrie e del Lavoro. In occasione di FLOR sarà  a prezzo ridotto l’ingresso all’Orto Botanico dell’Università di Torino.
L’Associazione Italia ’61 sarà  parte attiva della manifestazione organizzando una mostra fotografica in grado di far rivivere la celebre Esposizione Internazionale del Lavoro ospitata da Torino e dal Parco del Valentino nel 1961, per celebrare i 100 anni dell’Unità d’Italia e quando si tenne la prima edizione di FLOR.
“Il grande fiume racconta”, a cura dell’artista Ludovica Paschetta, è il titolo della mostra interattiva  ospitata da FLOR, comprendente un insieme di acquerelli capaci di indagare il rapporto tra memoria, paesaggio e identità dei luoghi, per dare voce al paesaggio fluviale come spazio vivo, capace di custodire storie, trasformazioni e biodiversità.
L’acqua sarà  anche protagonista dell’appuntamento in programma venerdì 22 febbraio a partire dalle ore 18 presso Maxela Chalet , in viale Virgilio 25 dal titolo “Ghiaccio. La forma invisibile dell’acqua tra crisi climatica e cultura del gusto”, un evento a ingresso a pagamento a 15 euro.
Presso FLOR sarà  presente anche la Fattoria Sociale Paideia che, nel proprio stand, proporrà attività e laboratori riservati ai più  piccoli, offrendo a tutti la possibilità di conoscere meglio il progetto sociale e i prodotti realizzato dalla Fattoria.
Sarà  possibile compiere un percorso multisensoriale alla scoperta dei profumi della natura, tra cui il profumo d’ambiente agrumato “Riflessi di loggia” presso lo stand di Tarantello, vivaista specializzato in agrumi, dove sarà  presente la profumeria artigianale Via Stampatori Parfum.

Mara Martellotta

Cercasi filosofo per rubinetto guasto

Ieri sera stavo riguardando il film “Sapore di mare” e mi ha colpito la frase pronunciata da Virna Lisi: “[..]tra qualche anno avremo tutti filosofi e nessuno capace di aggiustare un rubinetto”.

In effetti, sotto la spinta di Governi (e correnti filosofiche) che hanno spinto i giovani a conseguire la laurea per emanciparsi, per non farsi sfruttare (con i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti) solo una minima parte degli studenti si iscrive a istituti professionali e istituti tecnici, mentre la stragrande maggioranza frequenta le superiori solo come cuscinetto tra la secondaria di primo grado (lasciare la dizione “scuole medie inferiori” sembrava banale) e l’Università.

Oggi, rispetto ad un tempo, è cambiato il titolo di studio ma spesso lo sfruttamento è rimasto uguale: laureati, assunti nei call center, pagati meno di 1000 euro al mese, con mansioni per le quali la laurea è perfettamente inutile.

A parte questo, molti abbandonano l’università in corso d’opera, con l’unico risultato di aver perso soldi, tempo, forse opportunità ma avendo guadagnato una frustrazione, specie se l’intenzione di iscriversi all’Università non era loro ma dei loro genitori.

In compenso quando cerchiamo un idraulico, un elettricista o un falegname dobbiamo chiedere al vicino che tempo addietro si era rivolto ad uno bravo per trovarne uno che lavori a prezzi accettabili, sia disponibili in tempi umani e non in ere geologiche e che sia, ça va sans dire, competente.

La maggior parte di loro, come avrete sicuramente avuto modo di vedere, non è italiana per ben due motivi: il primo è che, ancora oggi, sebbene laureati non vedono la loro laurea riconosciuta in Italia; il secondo che, a differenza nostra, mentre aspettano un lavoro in linea con il loro titolo di studio accettano di svolgere altre mansioni anche inferiori.

Non dobbiamo, perciò, stupirci se quando troviamo un artigiano disponibile dobbiamo attendere giorni e giorni perché sia disponibile o che, per la legge della domanda e dell’offerta, i prezzi siano cari (tradotto significa: “se non ti va bene così, cercatene un altro; io lavoro ne ho già molto”).

Purtroppo, noi italiani siamo specialisti in molte discipline, quelle del crederci migliori di altri e a cui tutto è dovuto è una di queste; il fatto di essere Dottore non impedisce (è acclarato anche dall’OMS) di svolgere mansioni per le quali la laurea non serva, non produce effetti collaterali, ma salva l’INPS da un possibile dissesto in un Paese in cui molti, troppi, ragionano male. Se attendiamo di iniziare a lavorare a 30 e andiamo in pensione a 69-70 anni (dipende quale sarà l’età pensionabile allora) avremo pochi contributi per alimentare un Ente che deve occuparsi sia di previdenza che di assistenza.

Forse il problema di attendere il lavoro giusto (spesso senza cercarlo, ma sperando venga a suonarci a casa) non è solo individuale, ma collettivo; non è solo un problema di microeconomia ma di macro.

Forse stiamo ancora troppo bene, perché molte famiglie possono ancora avvantaggiarsi delle eredità, piccole o grandi che siano, hanno un’impresa di famiglia che permette al figlio di passare le giornate a pensare, anziché fare, dispongono di risparmi che al momento permettono loro una vita decente ma che sono destinati ad esaurirsi perché oggi, non soltanto non risparmiamo più, ma tendiamo a spendere più di quanto guadagniamo, forti anche delle possibilità di credito al consumo.

Ne consegue, inevitabilmente, che nel giro di pochi anni (meno di dieci) aumenterà il ritmo dei suicidi di quanti hanno vissuto tra gli agi finché papà e mamma gliel’hanno potuto permettere, risvegliatisi poi nel mondo reale per scoprire di essere in ritardo per qualsiasi cosa. Costruirsi una pensione, pagare le tasse sulla casa ereditata, mantenere il SUV che costa come una casa, fare la spesa, pagare le spese mediche.

Anche dimostrare di essere intelligenti, perché diventare poveri è molto peggio che esserlo sempre stati.

Sergio Motta

ATELIER 8 : design e architettura con identità

L’eleganza del dettaglio, la magia dello spazio e il respiro internazionale

Esistono studi di architettura che progettano ambienti comuni. Dove gli altri vedono solo metri quadri, loro vedono possibilità e potenzialità.

La loro realtà e’ di trasformare gli spazi in esperienze emotive, intime e sofisticate.

Atelier 8 nasce proprio da questa visione, un incontro armonioso tra architettura, interior design, cultura estetica e una sensibilità internazionale capace di distinguersi immediatamente nel panorama contemporaneo Torinese.

Fondato dallarchitetto Luana Blacetta e dalla designer Naz Sida, lo studio rappresenta una nuova generazione di professioniste che ha saputo costruire unidentità forte, elegante e profondamente riconoscibile.

La firma progettuale di Atelier 8 si riconosce soprattutto nella straordinaria capacità di valorizzare anche gli spazi più complessi. Dove molti vedono limiti, lo studio vede opportunità. Piccolissime metrature, ambienti difficili o apparentemente impossibili da trasformare diventano autentici microcosmi di eleganza e funzionalità. Dallidea progettuale, alla realizzazione in cantiere fino allultimo dettaglio degli interni, disegnato e realizzato tutto tailor made.

Reinventano pochissimi metri quadrati trasformandoli in appartamenti completi, sofisticati e perfettamente vivibili. Vere e proprie scatole magicheprogettate con precisione sartoriale, dove ogni centimetro viene studiato, reinventato e valorizzato con una creatività fuori dal comune.

Per Atelier 8, il design non si ferma agli interni. Lo spazio viene pensato nella sua totalità, attraverso progetti architettonici capaci di unire estetica, equilibrio e identità, trasformando ogni ambiente in un luogo che racconta davvero chi lo vive.

Ma il vero lusso che Luana e Naz offrono oggi , in unepoca sempre più veloce, impersonale e delegata al web , è il rapporto umano.

Ogni progetto viene seguito passo dopo passo con una cura artigianale, come un abito realizzato su misura. Lo studio accompagna il cliente in ogni fase del percorso creativo, ascoltando desideri, abitudini, e necessità, trasformandole in ambienti che raccontano davvero chi li abita.

Dai materiali alle luci, dai volumi agli equilibri estetici più piccoli, ogni dettaglio viene studiato con una presenza costante e una dedizione sempre più rara da trovare nel mondo contemporaneo dellarchitettura e design. Ed è proprio questa capacità e attenzione al cliente che diventa uno dei valori più importanti dello studio.

Atelier 8 porta inoltre avanti una visione profondamente legata alleccellenza italiana. Lo studio collabora e valorizza artigiani, materiali e lavorazioni Made in Italy, esportando allestero quella cultura del dettaglio, della manifattura e della bellezza che rende il design italiano unico nel mondo.

La loro forza nasce in Italia, ma il loro sguardo è già fortemente internazionale. Nel tempo hanno sviluppato progetti e collaborazioni anche allestero, lavorando tra Inghilterra, America, Francia, Medioriente portando ovunque il proprio stile raffinato e quella capacità tutta italiana di creare ambienti eleganti, accoglienti e profondamente identitari.

Ed è proprio questa anima cosmopolita, unita alla qualità artigianale italiana, a rendere Atelier 8 particolarmente apprezzato anche da una clientela straniera che arriva dallestero e che vive all’estero.

Non amano lesibizionismo né la costruzione artificiale dellimmagine. Lasciano che siano i progetti, la competenza e il passaparola a raccontarle. Ed è forse proprio questo che le rende ancora più interessanti, bisogna scoprirle, entrare nel loro universo creativo, osservare il loro modo di lavorare per comprendere davvero quanto siano diverse.

Perché appena si entra in contatto con questa meravigliosa realtà, si percepisce immediatamente quel quid raro che distingue i professionisti capaci da quelli destinati a lasciare un segno.

Una sensibilità contemporanea, una visione internazionale, una cura quasi sartoriale e una straordinaria capacità di trasformare limpossibile in qualcosa di incredibilmente unico.

Atelier 8 non progetta semplicemente interni e volumi abitativi.

Disegna atmosfere. Emozioni. Modi di vivere.

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

HUNGRY ROADS Quando il cibo smette di essere “fast” e torna a essere umano

Ci sono persone che non insegnano soltanto un mestiere, ma insegnano un modo di stare al mondo.

Cecily, l’ideatrice di questo fantastico progetto, inglese/polacca con origini italiane (nonna piemontese) cresciuta negli Stati Uniti, con quella mentalità internazionale capace di vedere opportunità dove altri vedono ostacoli, è una di quelle donne rare, forti e senza il bisogno di alzare la voce per farsi riconoscere, determinata ma al tempo stesso incapace di perdere la sua sensibilità, in grado di costruire il presente e il futuro.

Viaggiando spesso per il mondo, alla scoperta di sapori variegati appartenenti a quasi tutta la cucina internazionale attraverso la sua grande passione per il cibo, Cecily, oltre a Fry me Hungry Roads ha lanciato anche MexBomb, In-Out-secret delivery, Chick Me Out, Ahorita, Rlbs&Wings, Burrito Loco, Unburger (Veggie & Vegan) e Hats off (tutti questi Brands sono presenti sulle varie piattaforme delivery e disponibili anche per take away). La filosofia vincente di tutte queste realtà è legata innanzitutto al voler creare il minimo spreco di cibo possibile, utilizzando le materie prime al meglio, offrendo nuovi sapori tramite cucine e tipologie di cottura davvero svariate.

Cecily si dimostra quindi una donna dalla mente visionaria, concreta, lucida, instancabile, ma soprattutto capace di vedere valore nelle opportunità lavorative ma innanzitutto negli altri, prima ancora che gli altri riescano a vederlo in se stessi.

Ed è così che incontra Clara, donna più giovane, profondamente attratta dall’Asia, dai suoi equilibri, dai suoi sapori, dalla sua filosofia del dettaglio e dell’armonia, nonché cuoca eccellente e assai versatile. Ancora in cammino ma con dentro qualità autentiche che Cecily riconosce immediatamente.

E allora non la lascia indietro: la prende per mano, la osserva, la guida, la forma, le insegna quindi il lavoro ma trasmette in lei innanzitutto il rispetto per tutto ciò che si crea, la profondità delle cose eseguite con passione e amore, la dignità del sacrificio e la bellezza della crescita.

Con il tempo Clara non resta semplicemente accanto a lei ma diventa parte della sua visione. Diventa socia.

Entra poi a far parte del progetto anche Anna Chen. Una presenza preziosa che arricchisce un format già profondamente trasversale e aperto al mondo.

Con la sua presenza Hungry Roads si apre anche alla cucina orientale, arricchendosi così di culture, profumi e contaminazioni che ampliano ulteriormente l’identità di questo percorso umano e professionale.

Ma il cuore di Cecily resta sempre li, in quella meraviglia, con quella capacità rara di creare legami prima ancora che aziende. Di far crescere e formare donne, non solo collaboratrici, di insegnare loro un lavoro, certo…ma anche il coraggio di credere nel proprio valore.

Non solo un business quindi, non solo un marchio, ma un modo nuovo di portare qualità anche a coloro che la ricevono. Emozione e identità che va quindi successivamente a confluire dentro una società che troppo spesso consuma tutto in frettain questo caso il cibo ma anche le persone.

Si incontrano nel 2020, lanno delle serrande abbassate, delle città vuote, delle paure silenziose

che una pandemia semina come se non ci fosse un domani. Un periodo in cui molti hanno smesso di credere nei progetti.

Loro invece hanno deciso di costruirne uno, senza timore ma con lamabile sfacciataggine di chi

non si ferma, di chi non indugia, ma che al contrario osa la tenacia di oltrepassare persino

limpossibile.

Visioni assai differenti e lontane le loro ma che invece di scontrarsi, si sono riconosciute. E forse

Hungry Roads nasce proprio lì : in quella capacità rara di capire che le differenze, quando sono

autentiche, possono diventare forza creativa.

Nel pieno del COVID inventano dark kitchen, delivery segreti, nuovi brand costruiti quasi

sottovoce, mentre il mondo aveva paura persino di uscire di casa.

Eppure la gente risponde, perché dietro quel progetto non cera solo marketing, ma unenergia

vera. Cera il desiderio di far sentire le persone meno sole anche attraverso un piatto consegnato a domicilio.

Ed è così che i risultati arrivano rapidamente. Da subito Milano, poi Pavia e infine Torino.

Hungry Roads non è semplicemente una catena o un format gastronomico di qualità ottima,

è una filosofia! Elidea che si possa mangiare bene anche nei luoghi dove normalmente si

consuma male. Eil coraggio di portare qualità dentro la notte, nei festival, nelle discoteche , nei

luoghi frequentati dai giovani, dove troppo spesso il cibo viene considerato soltanto un riempitivo

veloce e senza anima.

Cecily, Clara e Anna invece, hanno deciso di ribaltare questo concetto. Perché anche un ragazzo che esce da una serata alle tre del mattino merita di assaporare qualcosa di buono e stimolante. Qualcosa fatto con attenzione, non indigesto, non cibo spazzatura, qualcosa che non sia soltanto velocema anche umano.

Ed è qui che il progetto abbraccia anche, o soprattutto, un concetto altamente sociale.

Hungry Roads parla ai giovani senza giudicarli. Entra nei loro spazi, nelle loro abitudini, nei loro

ritmi notturni, ma porta dentro quei mondi unidea diversa di gusto, di qualità, di rispetto per ciò che si mangia.

Eun pocome se dicesse : la bellezza può esistere ovunque, anche in strada, anche dopo la

mezzanotte, anche dentro una discoteca o chissà ancora dove…”.

Il grande successo degli eventi del 9 e del 16 maggio alla discoteca CACAO, con il progetto X Project, ha dimostrato che questa intuizione non è soltanto romantica ma funziona davvero! E’ un passo verso un sogno molto più grande : esportare questo format in tutta Italia.

Ma forse il vero segreto di Hungry Roads, sta si nella qualità appartenente a tutto il progetto, ma si afferma innanzitutto nellanima!

Al giorno doggi aprire un locale è relativamente facile, ma aprire qualcosa che lasci unemozione

è molto più raro.

Cecily, Clara e successivamente anche Anna, non stanno semplicemente vendendo cibo, ma stanno cercando di riportare valore in luoghi dove lo stesso si era perso. Stanno dimostrando

che si può fare impresa senza perdere empatia, perché si può crescere senza diventare freddi,

indifferentie che si può parlare ai giovani senza trattarli superficialmente.

Ed è forse proprio questo il dettaglio che colpisce di più : donne che hanno attraversato difficoltà,

sfide, cambiamenti, successie che invece di chiudersi hanno scelto di creare qualcosa capace di unire le persone, le persone tutte.

Perché alla fine Hungry Roads non parla solo di buon gusto del cibo, di fame, ma parla di incontri

e di valore. Narra di strade anche a volte sperse, ma che improvvisamente trovano direzione e di notti che diventano opportunità.

Hungry Roads sussurra una bella storia che parla di esseri umani che, nonostante tutto,

continuano ancora a cercare qualcosa da condividere lasciando un sapore sempre più profondo, in tutti i sensi…

Infine, possiamo paragonare questo progetto a una lunga tavola apparecchiata nella vita.

Prima arrivano gli antipasti : gli incontri, le intuizioni, i sogni detti piano.

Poi arrivano i primi : le difficoltà, le prove, le corse contro il tempo, le notti infinite.

Poi arrivano i secondi, quelli più intensi, dove serve forza vera per restare in piedi quando il mondo si ferma, almeno in parte

E poi finalmente arriva il dolce : i sorrisi delle persone, il successo inatteso, i giovani che

capiscono la qualità senza bisogno di troppe spiegazioni.

E poi entra in scena lamaro, quello buono però, quello che non lascia tristezza, ma consapevolezza. Quello che ti fa appoggiare lentamente il bicchiere sul tavolo e pensare che, forse, la vita non è fatta soltanto per rincorrere continuamente qualcosa, perché la felicità è anche riuscire a creare un luogo, fosse pure una strada, una notte, una discoteca, un festival, dove le persone si sentano bene davvero.

E Hungry Roads , in fondo, sembra proprio questo : non un semplice progetto di cibo, ma una

cena volante nel mondo fantastico di chi davvero sa apprezzarla e coglierla, con un anima capace

di lasciare dentro alle persone una sensazione raraquella di sentirsi pieni, sereni e finalmente in

pace con il mondo, anche solo per una notte.

(Contatti : 335.7090137 hungryroads.srl@gmail.com

Nuova apertura prevista per giugno : via san Massimo 2 – Torino )

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

Non chiamateli giocattoli

PENSIERI SPARSI di Didia Bargnani

Non chiamateli giocattoli, le macchinine d’epoca possono valere una fortuna
Il 23 e il 24 maggio, presso il Museo dell’Auto di Torino, si terrà la seconda edizione della Borsa Scambio del Giocattolo d’Epoca; si tratta di una manifestazione che torna nel luogo in cui era stata organizzata nel 1974 dal Club delle Quattroruotine.
Saranno esposte, a cura di diversi espositori-collezionisti, principalmente macchinine d’epoca e accessori relativi al settore automobilistico, ne abbiamo parlato con l’organizzatore, Roberto Bocco.
“ La prima macchinina, una Bentley della Lesney, me la regalo’ mio papà quando avevo 6 anni, ricordo che ci rimasi malissimo perché avrei voluto una pistola, ma lui disse ‘ vedrai che poi ti piacerà ‘ e non sbagliava perché da quel momento, seppur inconsciamente, ebbe inizio la mia collezione”
“ Partecipai alla mia prima Borsa Scambio all’età di 14 anni poi negli anni ‘70 iniziai a frequentare Borse straniere in Svizzera, Francia, Olanda, Svezia e Danimarca, tutti Paesi in cui vi è una grande concentrazione di collezionisti del giocattolo d’epoca- mi racconta Roberto- si tratta di un mondo magico, un universo difficile da conoscere nella sua complessità. Consiglio a chi vuole iniziare ad intraprendere questo percorso di focalizzarsi su un preciso tema, ad esempio io non colleziono modelli in plastica e di genere militare, la mia collezione personale comprende modelli in scala 1/43 e giocattoli in latta. Le marche che colleziono sono la Teckno, Dinky Toys ma soprattutto Mercury , un’azienda torinese che è stata materia per un libro che ho scritto con alcuni amici sulla sua storia e sulle sue vicissitudini, illustrato con oltre 500 foto che raffigurano tutta la produzione Mercury dall’inizio fino alla chiusura nel 1978”.
Sabato e domenica al MAUTO tra i 60 tavoli che ospiteranno i collezionisti scorrerà adrenalina allo stato puro, ognuno alla ricerca del ‘pezzo mancante’ , per Roberto una Fiat 1100Taxi Berna, ovviamente i preferiti sono i modelli provvisti di scatola originale che possono trasformare una vecchia macchinina in un vero e proprio investimento da centinaia ma anche da migliaia di euro.
“ Posso affermare- conclude Roberto- che la passione per questo mondo è una costante di tutta la mia vita, si tratta di un vero e proprio ‘virus’ da cui non voglio assolutamente guarire “.

Vialattea, la montagna da vivere anche d’estate

In quota con gli impianti di risalita tra natura, sport e panorami unici

Vialattea si conferma una destinazione ideale anche nella stagione estiva, offrendo la possibilità di vivere la montagna in quota tra natura, relax e attività all’aria aperta. Alcuni impianti di risalita saranno in funzione per consentire a escursionisti, biker e appassionati di outdoor di raggiungere facilmente punti panoramici di straordinaria bellezza e accedere a numerosi itinerari immersi nel verde e nella tranquillità dell’ambiente alpino.

Rispetto alla scorsa stagione, l’offerta estiva risulta ulteriormente potenziata, con un incremento delle giornate di apertura e un periodo continuativo di oltre due mesi di attività per la seggiovia Sportinia a Sauze d’Oulx. Anche a Sestriere, dopo la pausa della scorsa estate, sarà nuovamente aperta la telecabina Sestriere-Fraiteve, completati gli ultimi lavori di revisione generale dell’impianto previsti entro il mese di luglio.

Il progetto di apertura estiva è condiviso con i Comuni di Sestriere e Sauze d’Oulx, i rispettivi Consorzi Turistici e Turismo Torino e Provincia, con l’obiettivo di valorizzare il territorio e ampliare l’offerta turistica della destinazione. I percorsi in quota sono predisposti a cura dei Comuni di riferimento.

Vialattea propone un prodotto turistico pensato per soddisfare diverse tipologie di pubblico: gli impianti rappresentano un punto di accesso privilegiato a itinerari di varia difficoltà, ideali sia per gli amanti del downhill in cerca di percorsi adrenalinici, sia per chi preferisce escursioni più tranquille, fino a chi desidera semplicemente godersi il panorama in alta quota. L’esperienza si completa con ulteriori attività presenti sul territorio, tra cui il golf, con le 18 buche del Circolo Golf Sestrieres che contribuiscono a rendere la destinazione attrattiva per un pubblico ancora più ampio.

Nel dettaglio  le aperture degli impianti e i relativi periodi di esercizio:

  • Seggiovia Sportinia a Sauze d’Oulx – dal 27 giugno al 30 agosto
  • Seggiovia Rocce Nere a Sauze d’Oulx – dall’1 al 23 agosto
  • Telecabina Sestriere-Fraiteve a Sestriere – dal 25 luglio al 23 agosto
  • Seggiovia Nube d’Argento a Sestriere – dall’1 al 23 agosto

Gli impianti saranno aperti tutti i giorni nei periodi specificati con orario continuato dalle ore 9.30 alle ore 17.00.

Come di consueto, per soddisfare al meglio le esigenze di tutti i clienti, l’offerta Vialattea prevede varie tipologie di biglietto:

A/R Seggiovia Sportinia € 15,00 (€ 5,00 Baby*)

A/R Seggiovia Sportinia + Corsa Singola Seggiovia Rocce Nere € 20,00 (€ 5,00 Baby*)

A/R Telecabina Sestriere-Fraiteve € 15,00 (€ 5,00 Baby*)

A/R Seggiovia Nube d’Argento € 15,00 (€ 5,00 Baby*)

Corsa Singola Seggiovia Sportinia € 12,00 (€ 5,00 Baby*)

Corsa Singola Seggiovia Rocce Nere – effettua il trasporto solo in salita € 12,00 (€ 5,00 Baby*)

Corsa Singola Telecabina Sestriere-Fraiteve € 12,00 (€ 5,00 Baby*)

Corsa Singola Seggiovia Nube d’Argento € 12,00 (€ 5,00 Baby*)

Giornaliero Vialattea € 30,00 (€ 6,00 Baby*)

Pomeridiano Vialattea dalle ore 13:00 € 22,00 (€ 6,00 Baby*)

2 Giorni Vialattea € 56,00 (€ 12,00 Baby*)

3 Giorni Vialattea € 80,00 (€ 18,00 Baby*)

6 Giorni Vialattea € 130,00 (€ 36,00 Baby*)

VIALATTEA // BARDO SUMMER PASS € 190,00

valido per tutto il periodo estivo sugli impianti di Vialattea e Bardonecchia.

*BABY (nati dal 2018 e seguenti): Per i Summer Ticket BABY si richiede un documento d’identità attestante l’età dell’avente diritto e la firma di un adulto responsabile che garantisca l’accompagnamento del bambino (non si accettano autocertificazioni).

Tutti i prezzi 2026 sono rimasti invariati da due stagioni. È stata anche riconfermata l’agevolazione per i possessori di skipass stagionale 2025/26 che potranno beneficiare dello sconto del 50% sull’acquisto del VIALATTEA // BARDO SUMMER PASS.

Infine, i possessori di Vialattea Ski Card, per gli acquisti online, avranno degli sconti dedicati su alcune tipologie di Summer Tickets.