LIFESTYLE

FINARELLA porta la vera pizza romana a Torino

Impasti innovativi per distinguersi nella città delle mille pizzerie

A Torino le pizzerie non mancano, anzi. Negli ultimi anni l’offerta è cresciuta a tal punto da rendere sempre più difficile distinguersi. È proprio per questo che l’apertura di FINARELLA, il nuovo progetto di Marco Bonomi nei locali che hanno ospitato prima Peyrano e poi Gaudenti sotto i portici di corso Vittorio Emanuele II, merita attenzione.

Più che l’ennesima insegna, FINARELLA porta un’idea precisa: riportare al centro la vera pizza romana, quella sottile e “scrocchiarella“, costruita su impasti studiati con cura, farine selezionate e lunghi tempi di fermentazione. Un prodotto che può sembrare semplice, ma che richiede una tecnica rigorosa e una grande attenzione ai dettagli. In un panorama dominato dalla pizza napoletana contemporanea, la scelta di puntare con decisione sulla tradizione romana rappresenta una proposta diversa e ben riconoscibile.

Il menu affianca i grandi classici a interpretazioni più creative, ma è proprio la qualità dell’impasto a rappresentare il vero elemento distintivo del progetto. La croccantezza, la leggerezza e l’equilibrio tra consistenza e sapore sono il filo conduttore di un’offerta pensata per valorizzare la pizza nella sua essenza.

Anche la scelta della location non è casuale. I portici di corso Vittorio si arricchiscono di un nuovo indirizzo destinato a diventare un punto di riferimento, valorizzando uno spazio che fa parte della memoria gastronomica della città. Dopo la storica esperienza di Peyrano e quella della pasticceria Gaudenti, arriva un progetto che guarda al futuro senza dimenticare il passato.

Per chi segue la ristorazione torinese, Marco Bonomi non è certo un nome nuovo. Con i suoi progetti ha già dimostrato di conoscere molto bene il mondo dell’imprenditoria food, costruendo format capaci di funzionare e di creare identità. Ne avevamo già parlato in occasione di Amici Miei, altro progetto che ha saputo ritagliarsi uno spazio importante nel panorama cittadino.

FINARELLA sembra inserirsi proprio in questo percorso: un locale con un’identità forte, una proposta chiara e la volontà di distinguersi non con effetti speciali, ma attraverso la qualità del prodotto. In una città dove le pizzerie sono tante, riuscire a offrire qualcosa di realmente diverso è probabilmente la sfida più difficile. E anche quella più interessante.

Chiara Vannini

Vico Canavese: la nuova edizione della Notte dei Vutun

Sabato 18 luglio 2026 un viaggio immersivo tra storia, tradizioni, sapori e comunità nel cuore della Valchiusella

Dopo l’ultima edizione del 2018, torna a Vico Canavese uno degli appuntamenti più rappresentativi e identitari della Valchiusella. Sabato 18 luglio 2026 il borgo storico ospiterà la nuova edizione della Notte dei Vutun, manifestazione che celebra il patrimonio culturale, storico, architettonico ed enogastronomico del territorio attraverso un’esperienza diffusa capace di coinvolgere residenti e visitatori in un percorso di scoperta e partecipazione.

La manifestazione nasce dall’incontro tra memoria, comunità e valorizzazione del territorio, trasformando il centro storico in un itinerario esperienziale che accompagna il pubblico alla scoperta delle peculiarità del borgo e delle sue tradizioni. Il ritorno dell’evento rappresenta il rilancio di una manifestazione che negli anni ha contribuito a promuovere il territorio e a rafforzare il senso di appartenenza della comunità locale, recuperando un’importante eredità e arricchendola con nuove modalità di partecipazione e fruizione.

Protagonisti della serata saranno i caratteristici Vutun, gli antichi passaggi coperti in pietra che attraversano il paese e costituiscono uno degli elementi più riconoscibili dell’architettura locale. Un tempo utilizzati come spazi di passaggio, relazione e protezione del nucleo abitato, i Vutun rappresentano ancora oggi una preziosa testimonianza della storia e dell’identità della comunità.

Per una sera questi luoghi torneranno a essere spazi di incontro e condivisione, diventando le tappe di un percorso che intreccia cultura, memoria, tradizioni e valorizzazione delle produzioni locali. L’itinerario prenderà il via da Piazza Garibaldi e si svilupperà attraverso nove tappe distribuite nel centro storico, ciascuna ospitata all’interno di un Vutun o in uno degli spazi più significativi del borgo.

Dal Vutun d’Nora, che accoglierà i visitatori all’ingresso del percorso, fino al Vutun dal Furn, dedicato alla tradizione dolciaria locale, ogni tappa offrirà una diversa chiave di lettura del territorio. I partecipanti saranno accompagnati lungo le antiche vie del paese alla scoperta di luoghi simbolici come il Vutun del Ceric, il Vutun Corona Grossa, il Vutun Rocche d’Gal, il Vutun d’Bert, il Vutun d’la Mugna e il Vutun Ca d’Burdet, in un itinerario che restituisce il valore storico e sociale di questi spazi, da sempre luoghi di incontro e vita comunitaria.

Ad accompagnare ogni singola tappa del percorso saranno proposte gastronomiche ispirate alla tradizione della Valchiusella e alla cultura della montagna, con prodotti e ricette che raccontano il territorio attraverso i suoi sapori più autentici. Non semplici degustazioni, ma tappe di un racconto collettivo che intreccia paesaggio, storia, cultura materiale e memoria delle comunità locali.

Tra gli elementi distintivi della manifestazione vi sarà il percorso narrativo immersivo in cuffia, realizzato in continuità con il progetto Vi.Co. Vicinanza e Comunità. Attraverso contenuti audio dedicati alla storia del borgo, dei Vutun e delle persone che ne hanno costruito l’identità, i partecipanti potranno vivere un’esperienza coinvolgente e accessibile, capace di mettere in relazione luoghi, memoria e racconto.

Nel corso del pomeriggio sono inoltre previsti momenti di approfondimento culturale dedicati alla storia di Vico Canavese, delle sue fontane e delle sue architetture storiche, con l’obiettivo di rendere il patrimonio locale sempre più conosciuto, valorizzato e fruibile. La serata sarà inoltre accompagnata da interventi musicali diffusi che contribuiranno a creare un’atmosfera di incontro e partecipazione lungo tutto il percorso.

«La Notte dei Vutun rappresenta molto più di un evento – dichiara l’Amministrazione Comunale di Valchiusa – È un’occasione per riscoprire la nostra storia, valorizzare il patrimonio culturale e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità. Attraverso la partecipazione degli abitanti e il coinvolgimento delle realtà locali vogliamo costruire un’esperienza autentica, capace di raccontare l’identità del nostro territorio e di aprirla a nuovi visitatori».

Elemento centrale dell’iniziativa è infatti il coinvolgimento diretto della popolazione locale. Associazioni, volontari, produttori, cittadini e giovani del territorio partecipano attivamente all’organizzazione dell’evento, contribuendo alla costruzione di un programma condiviso e autenticamente radicato nella realtà locale.

La manifestazione intende inoltre favorire la trasmissione della memoria e dei saperi tra generazioni, coinvolgendo bambini e ragazzi in attività dedicate alla scoperta del patrimonio storico e culturale del territorio. Particolare attenzione sarà dedicata anche ai temi dell’accessibilità e dell’inclusione, attraverso percorsi chiari e facilmente fruibili, punti informativi, strumenti di orientamento e modalità di partecipazione pensate per pubblici diversi.

Il progetto integra inoltre principi di sostenibilità ambientale, promuovendo l’utilizzo di materiali a basso impatto, la riduzione dei rifiuti, la raccolta differenziata e la valorizzazione delle produzioni locali e delle filiere corte.

La Notte dei Vutun si propone come un’occasione per riscoprire il patrimonio materiale e immateriale della Valchiusella, favorendo l’incontro tra comunità e visitatori e contribuendo alla costruzione di un modello di valorizzazione culturale sostenibile e partecipato. L’iniziativa punta inoltre a rafforzare l’attrattività del territorio, promuovendo un turismo attento alle identità locali e capace di apprezzare la ricchezza storica, paesaggistica e culturale delle piccole comunità montane.

Con il ritorno della Notte dei Vutun, Vico Canavese rinnova il proprio legame con la storia e con le proprie radici, trasformando i luoghi della memoria in spazi di esperienza, incontro e partecipazione condivisa.

La manifestazione prenderà il via alle ore 20.00 con partenza da Piazza Garibaldi. Musica, racconti, sapori e percorsi immersivi accompagneranno il pubblico lungo un viaggio nel cuore del borgo storico, restituendo ai Vutun il loro significato originario: quello di luoghi di relazione, accoglienza e comunità.

La notte dei Vutun è realizzato con il contributo di Fondazione CRT

Biglietteria: Orario inizio prevendita ore 15 – Piazza Garibaldi – Vico Canavese
Prezzo: 28 euro adulti – 20 euro bambini da 6 a 12 anni

Info: www.comune.valchiusa.to.it

Questione di pelle

SOCIOGRAFIA   LETTERE DAL PRESENTE

Osservo spesso i bambini giocare, all’asilo o al parco, e la cosa che maggiormente mi salta agli occhi è l’assenza di filtri che contraddistingue il loro comportamento.

I bambini giocano con gli altri bambini, fino ad una certa età preferiscono quelli del proprio genere per poi diversificare, ma senza altro criterio di scelta che non siano la gioia di stare insieme, la disponibilità a giocare, la simpatia.

Poi, man mano che crescono, sentono i discorsi in casa, vengono addirittura addestrati a distinguere tra “buoni” e “cattivi”, dove i primi siamo noi bianchi, meglio se italiani, e i “cattivi” sono tutti gli altri, come in un enorme incontro di calcio “Italia vs. Resto del mondo”.

Ecco così che il subsahariano puzza, il maghrebino sarà musulmano, il cinese mangia gli insetti e stereotipi del genere.

Potrei aggiungere che gli albanesi vengono divisi, a seconda del genere, in prostitute o protettori.

Non ho detto “Babatunde”, “Mohammed” o “Wei”, ma in generale qualunque uomo o donna di quelle zone lì.

Questo denota l’ignoranza enorme che abbiamo nei confronti delle etnie, della geografia e di ciò che ne deriva.

Io non ho mai avuto problemi di razzismo, né paura del diverso. Circa 45 anni fui tra i primi, almeno nel quartiere Santa Rita, ad avere per fidanzata una ragazza straniera, di Quezon City (Filippine), scappata dal regime di Marcos; la gente che ci incontrava si divideva in due categorie: chi ci guardava come alieni, commentando che era cinese o giapponese e chi ci evitava pensando che avremmo trasmesso qualche patologia sconosciuta.

La cosa curiosa è che noi chiamiamo, ad esempio, omofobia con riferimento alla fobia nei confronti dell’omosessualità (e di chi la pratica) ciò che, a rigor di logica, dovremmo chiamare eterofobia, cioè paura del diverso.

I bambini hanno ancora la capacità di chiedere scusa, di non giudicare, di ammettere di non sapere, di piacersi “a pelle” e non “a seconda della pelle”. Poi arriva un genitore e insegna al ragazzino o alla ragazzina che così come fa non va bene, che è pericoloso assaggiare il couscous, che la loro carne viene macellata in modo pericoloso mentre il rito halal e, ancor più, quello kosher ebraico sono igienicamente i migliori.

E per ogni etnia che non sia la nostra potremmo trovare decine di denigrazioni, a partire dal “non si capisce quando parlano”: perché non approfittarne per imparare una lingua straniera? In tenera età è sicuramente molto più facile.

I figli di tutti i miei amici hanno imparato la lingua del genitore non italiano, quelli trasferiti all’estero per lavoro hanno imparato la lingua del luogo, oltre alle due lingue insegnate a scuola. Chi sta messo peggio tra noi e loro?

Una volta in cui ero particolarmente paziente, sentendo al parco due signore (badate: cinquantenni circa, non ottuagenarie) parlare male degli stranieri a prescindere, mi divertii un po’. Non ce l’avevano né con la religione, né con il fatto che rubassero posti di lavoro, ma che stavano imponendo la loro cultura. Mi inserii con noncuranza nel loro discorso e aggiunsi: lo sa che adesso imporranno anche i numeri arabi?

Le signore, inorridite, andarono ancora di più nel panico ignorando, come sempre accade quando si parla senza ragionare, che i numeri arabi (1,2, ….0) sono quelli che usiamo, in quasi tutto il mondo, da millenni.

Sergio Motta

 

Valle Strona, dal “solletico ai tarli” ai Pinocchi

Un tempo la Valstrona era conosciuta come la Valle dei “gràta gàmul”, i tornitori e lavoratori del legno in grado di “fare il solletico ai tarli”.

Nelle botteghe poste lungo lo Strona, il torrente che dà il nome alla valle,  principale affluente del Toce, si tornivano e lavoravano utensili da cucina, ciotole, mestoli, e piccoli oggetti d’arredo, già molto prima che arrivasse l’energia elettrica, usando la forza motrice dell’acqua.

A onor del vero, quella che oggi in molti chiamano anche la “valle dei Pinocchi”  – da quando gli artigiani si sono specializzati nel dar vita al burattino più amato del mondo – aveva un altro soprannome: la “val di cazzuj”, rammentando la grande quantità di cucchiai di legno che lì venivano prodotti. Questa valle, che da Omegna sale verso il monte Capezzone, è una terra ricca di suggestioni e bellezze. Comprende, nei quattro comuni che la compongono, ben 14 nuclei abitati: Germagno, Loreglia, Chesio, Strona, Luzzogno, Fornero, Inuggio, Piana, Sambughetto, Massiola, Rosarolo, Otra, Forno e Campello Monti. Da sempre è terra di lavoratori e inventori che l’anno resa famosa non solo per il legno ma anche per l’antica tradizione nella lavorazione del ferro e del peltro, tanto che, dal XVII al XIX secolo si può parlare di una scuola di peltrai emigrati dalla Valle strona in varie città d’Italia ed Europa. L’ingegno non è mai mancato. A Sambughetto venne inventata una pala, la “sesula” , che veniva utilizzata in inverno per sgomberare la neve dalle strade , senza che la neve le si attaccasse. Il primo tornio mosso dalla forza dell’acqua fu quello di Gaudenzio Piana, di Fornero. Come e perché Piana poté costruirlo, è questione avvolta in un alone di leggenda. Pare che avendone visto un esemplare nelle prigioni di Genova, dove era stato rinchiuso perché aveva disertato dall’esercito piemontese dopo la sconfitta di Novara del 1849, decise di costruirsene uno uguale, non appena fosse tornato libero. Il tutto in gran segreto, evitando che i compaesani potessero copiare la sua nuova macchina e usufruire anch’essi dei vantaggi che arrecava, visto che il tornio ad acqua consentiva una resa di gran lunga più alta rispetto ai tradizionali torni azionati a pedale. Il segreto durò poco, però e nel giro di pochi decenni la valle si riempì di torni mossi dalle acque dello Strona. Così, producendo senza soste e innovando in base alle richieste di mercato, si è giunti ai Pinocchi di tutte le fogge e grandezze che, insigniti del marchio “Piemonte eccellenza artigiana”, vengono venduti un po’ ovunque, compresa Collodi, la patria toscana del burattino inventato nel 1881. Sono più di cento i passaggi che occorrono per realizzare un Pinocchio snodabile completo e per immaginare sempre dei nuovi modelli occorrono un estro e una fantasia non comuni. “C’era una volta… – Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno”, si legge nell’incipit di uno dei più famosi libri per l’infanzia al mondo, il Pinocchio, di Carlo Lorenzini, detto il Collodi. Ma andrebbe detto anche, senza offesa per nessuno, che quel mastro Geppetto che ha saputo lavorare il “tronco parlante” regalatogli da mastro Ciliegia, forse era arrivato nel Granducato di Toscana dalla Valle Strona.

 

Marco Travaglini

A Bardonecchia si incontra la natura a FLOR Estate

Domenica 12 luglio a Bardonecchia, in via Medail, sarà una giornata all’insegna della natura, tra fiori, piante, artigianato e specialità agroalimentari, immersi nel verde di un contesto alpino magnifico.
Tutto ciò è quanto promette FLOR Estate, che quest’anno torna a Bardonecchia per il nono anno, nel cuore della val di Susa piemontese.
La manifestazione sarà a ingresso libero e gratuito, in programma dalle 9.30 alle 19 di domenica 12 luglio nella centralissima via Medail.
Gli espositori provenienti dal Piemonte saranno cinquanta, florovivaisti  con le loro profumate e vivaci eccellenze di stagione, ma anche piccoli agricoltori  e artigiani per una festa che vuole celebrare la natura in tutte le sue forme.
Si potranno trovare piante tipiche delle coltivazioni di montagna, cui si aggiungono proposte più tradizionali per rispondere alle esigenze e ai gusti di tutti, dalle erbacee perenni alla fioritura estiva, dalle piante carnivore ai cactus e alle succulente; saranno presenti inoltre violette, piante verdi da interno ed esterno, piante aromatiche e peperoncini, arbusti australiani, bonsai e molte altre specie ancora.
Accanto alle piante e ai fiori la natura assumerà altre forme, quelle dei prodotti cosmetici, della rosa, del vino, dei prodotti a base di lavanda, dei prodotti di arredamento per la casa e giardino, fino ai capi e accessori di vestiario in bambù, insieme ai braccialetti minerali, ai vassoi in eco-resina e a molte altre proposte artigianali all’insegna della bellezza.

Saranno anche presenti in via Medail saporite proposte agroalimentari grazie alla presenza di piccoli produttori, che presenteranno le loro eccellenze naturali, come il miele, le nocciole, l’aglio di Caraglio, i salumi, lo zenzero disidratato e i biscotti artigianali, ma anche erbe aromatiche e officinali, spezie di ogni tipo, tisane e infusi.
Notevole spazio verrà dato, come ogni anno, ai liquori di montagna, a cominciare dal genepy, lo spettacolare liquore alpino che, nel corso della giornata, avrà un momento tutto suo.Sarà organizzata, infatti, una degustazione di genepy alla presenza di alcuni produttori del territorio, un’occasione per presentare ufficialmente la nuova edizione del “Genepy Day” che Orticola del Piemonte organizzerà a Torino il prossimo inverno.

FLOR è diventato nel corso degli anni un appuntamento irrinunciabile per gli amanti della natura e delle sue eccellenze floreali e agroalimentari e per i villeggianti che cercano rifrigerio dal caldo cittadino e giungono in altura per godersi alcune eccellenze del florovivaismo piemontese.
FLOR Estate Bardonecchia è organizzata da Orticola del Piemonte, con il patrocinio del Comune di Bardonecchia.

MM

Casàlia, il nuovo evento lifestyle inaugura a Torino nel mese di ottobre

Ambientazioni curate, installazioni, workshop e momenti esperienziali al centro di “Casàlia”, il nuovo appuntamento che racconta il modo di abitare contemporaneo e che trasforma lo spazio espositivo in un percorso esplorativo delle tendenze a riguardo. Il nuovo evento lifestyle si terrà presso l’Oval Lingotto dall’8 all’11 ottobre prossimo, organizzato da GL events Italia. L’evento si configura come un luogo e un momento di incontro fra design, benessere, creatività e cultura della casa, finalizzato al dialogo tra aziende, professionisti e pubblico in un format pensato per ispirare, orientare e coinvolgere.

“Casàlia nasce a Torino, ma porta all’Oval una rappresentanza di eccellenze dell’abitare provenienti da diversi territori italiani – ha dichiarato Gabor Ganczer, amministratore delegato di GL events Italia – l’obiettivo è creare uno spazio in cui ispirazione ed esperienza si traducano in scelte reali, generando valore sia per il pubblico sia per le aziende”.

I visitatori di Casàlia potranno muoversi all’interno di un ambiente contemporaneo, fatto di materiali da toccare, arredi da testare, soluzioni da confrontare e idee da portare nella propria quotidianità diventando, così, protagonisti di un’esperienza che permette di passare dall’ispirazione alla progettazione concreta dei propri spazi.
L’offerta espositiva interpreta alcune delle principali tendenze che stanno trasformando il mondo dell’abitare: da un lato il ritorno ai materiali autentici e al valore della manifattura italiana, rappresentato da realtà come la torinese Bo&Torielli Marmi, la salernitana Rizzo Marmi, la cuneese Tolin Parquet e il designer piemontese Pietro Cacciolatto, protagonisti di una cultura manifatturiera che valorizza personalizzazione, qualità e unicità; dall’altro, il crescente interesse per il benessere domestico e per gli spazi outdoor, con proposte come le poltrone massaggianti prodotte dall’azienda milanese Komoder, da Catania i bracieri in pietra lavica e acciaio corten di Foku e, da Cuneo, le soluzioni per pergole, living e cucine all’aperto sviluppate da Nosdey, azienda specializzata in design e progettazione per ambienti esterni, con sede a Borgo San Dalmazzo (CN).
Un ruolo centrale sarà affidato al programma culturale ed esperienziale. Il Cultural District ospiterà incontri e approfondimenti dedicati ai nuovi linguaggi dell’abitare, tra cui il talk dell’architetta e psicologa Marcella Taricco sul rapporto tra colore, emozioni e benessere negli ambienti domestici. Accanto agli appuntamenti di approfondimento, nel Creative Lab il pubblico potrà partecipare a workshop creativi come quelli dedicati alla resina, alla tappezzeria, all’uncinetto e alla pittura, confrontarsi con professionisti del settore nello spazio SOS Interior e prendere parte ad attività dedicate alle famiglie e ai più piccoli. Degustazioni, momenti di intrattenimento e occasioni di confronto completeranno un programma pensato per rendere la visita coinvolgente e accessibile per tutti.
Casàlia si candida così a diventare un nuovo appuntamento di riferimento nel panorama italiano dedicato alla casa e al lifestyle, rivolgendosi a chi considera l’abitare una questione di arredamento, ma soprattutto un’espressione di identità, benessere e qualità della vita.

Casàlia 2026 – 8-11 ottobre – Oval Lingotto Fiere, Torino https://casaliatorino.it/

Mara Martellotta

Torino Matsuri, presidio sociale e culturale

Domenica 5 luglio 2026 si è svolta l’ultima giornata dell’undicesima edizione dell’ormai tradizionale manifestazione di cultura, folklore e sport giapponesi Torino Matsuri, che quest’anno ha raddoppiato non solo le presenze, ma anche le attività, gli stand, i talk, le presentazioni e gli spettacoli, confermandosi sempre più un presidio territoriale dal punto di vista sociale, educativo, culturale e sportivo.

Anche la presenza delle istituzioni è stata particolarmente numerosa e qualificata. La manifestazione è stata onorata dalla partecipazione del Console Generale Aggiunto del Giappone a Milano, Mitsuhiro Wada, che ha aperto i saluti istituzionali ponendo l’accento sui riconoscimenti ottenuti dall’Associazione Yōshin Ryū da parte del Ministero degli Affari Esteri del Giappone. A seguire, fra gli altri, è intervenuto il Vicepresidente della Regione Piemonte e Assessore Maurizio Marrone, il quale ha sottolineato come il taglio culturale dato all’evento dall’Associazione Yōshin Ryū, organizzatrice della manifestazione, abbia sempre incontrato la sua stima e anche la sua simpatia per la capacità di coniugare perfettamente valori tradizionali, innovazione, apertura e creatività.

A nome del Consiglio Comunale di Torino è intervenuta la Presidente del Consiglio, Maria Grazia Grippo, ricordando come ricorrano i 160 anni delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia e come i rapporti tra i due Paesi, da sempre floridi, siano particolarmente solidi in questo momento storico. Ha inoltre colto l’occasione per ricordare il ventesimo anniversario del gemellaggio tra le città di Torino e Nagoya, in occasione del quale, tra l’altro, l’Associazione Yōshin Ryū ha partecipato ai festeggiamenti svoltisi presso il Polo del ‘900 lo scorso dicembre.

Successivamente è intervenuto il Presidente della Circoscrizione 7, Gian Luca Deri, che, da padrone di casa, ha evidenziato l’eccezionalità del lavoro svolto e dei risultati raggiunti dalla Yōshin Ryū, capace di trasformare in un luogo di accoglienza e di proposte positive un’area che, con ogni probabilità, sarebbe altrimenti stata abbandonata all’incuria, se non all’illegalità. Per questi motivi ha ringraziato i rappresentanti delle istituzioni, esprimendo un particolare apprezzamento per l’attenzione riservata a un progetto di questo tipo da parte della Fondazione CRT, della sua Presidente, la Professoressa Anna Maria Poggi, e del consigliere Giampiero Leo che, ha aggiunto Deri, «pur cambiando incarichi, non ha mai smesso di esserci vicino e sostenerci, fin quasi dai tempi di Cavour».

L’ultimo intervento, quello del Coordinatore della Commissione Cultura della Fondazione CRT, Giampiero Leo, si è incentrato sul fatto che l’esperienza della Yōshin Ryū e del progetto portato avanti da anni al Parco Crescenzio rappresentino non solo un’iniziativa meritoria sotto tutti gli aspetti – sociali, culturali e aggregativi – ma anche un caso talmente virtuoso da non aver mai suscitato dubbi, neppure tra le forze politiche più distanti, circa il valore del lavoro svolto. Lo stesso Leo si è inoltre interrogato sul perché il criterio della costruzione del bene comune, al di là di faziosità e ideologismi, non possa essere riproposto anche in altri ambiti, con un sicuro vantaggio per l’intera società.

Ha concluso l’incontro, affiancato dalla vicepresidente dell’Associazione Culturale Yoshin Ryū, Giada Turtoro, il Presidente e fondatore dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Yōshin Ryū, Cesare Turtoro. Nel suo intervento ha ringraziato tutte le istituzioni e gli amici presenti, sottolineando l’importanza di costruire un ponte culturale tra il nostro Paese e il Giappone. Ha inoltre ricordato come, nella storia ormai quasi cinquantennale dell’Associazione, abbia avuto modo di incontrare personalità politiche che hanno creduto nel bene comune e nella formazione delle nuove generazioni, indipendentemente dalla loro appartenenza politica. Rivolgendosi infine al numerosissimo pubblico presente, ha ribadito quanto la politica continui a essere fondamentale per un Paese democratico come il nostro e come, di conseguenza, la partecipazione popolare possa essere pluralista, ma debba sempre essere ampia e consapevole.