LIFESTYLE

Torna la “Notte Rossa Barbera”

Una maratona di note, vino e cucina, anticipa il lungo weekend del “Salone del Vino” di Torino 2026

Venerdì 20 febbraio

In alto i calici. Tovagliolo ben agganciato al collo o meglio, come vuole il galateo, disteso sulle ginocchia e … via, si dia spazio alla festa. Anche perché di festa breve trattasi, ma, in compenso, assai varia. E piacevolissima!

Per una notte, venerdì 20 febbraio, sotto la Mole torna la tradizionale “Notte Rossa Barbera” (con la veste rubiconda della sua IX edizione), rassegna inserita all’interno dell’ampio palinsesto “OFF” del “Salone del Vino 2026” che si terrà, da sabato 28 febbraio a lunedì 2 marzo, presso le “OGR” di Torino. Sagra diffusa del buon bere e cucina a prezzi popolari (per celebrare la classica “piola”, luogo simbolo della ristorazione sabauda), la “Notte Rossa Barbera” vedrà in campo 20 “piole”20 musicisti 20 produttori di “Barbera”, tutti impegnati a condurvi in un suggestivo e delizioso viaggio nella storia della cultura gastronomica e sociale piemontese.

Organizzata dall’Associazione “F.E.A.”, la serata nasce con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze enogastronomiche del territorio, magnificamente riassunte nel “Menù Rosso Barbera” (ispirato al rito intoccabile della “Merenda Sinoira”), combinate in un ideale mix con l’arte musicale di giovani talenti piemontesi. Ad aspettarvi, dunque, un ideale maratona di note e sapori tra i tavoli, che vedrà insieme protagoniste la “musica” e la buona “cucina”.

A colorare la manifestazione di rosso ci penserà il vino delle cantine che producono “Barbera” del territorio – il vitigno forse più rappresentativo della tradizione contadina – selezionati dal “Salone del Vino”, che, abbinati uno per “piola”, proporranno le loro migliori etichette. Otto le cantine “convocate”: Sant’Anna dei Bricchetti – Costigliole d’Asti (AT), Torchio1953 – Repergo (AT), La Torre di Castel Rocchero (AT), Boeri Vini – Costigliole d’Asti (AT), Carussin Winery – San Marzano Oliveto (AT), Tenuta “Il Nespolo” – Moasca (AT), Casa Pepita – Montegrosso d’Asti (AT) e Vaudano Enrico & Figli – Cisterna d’Asti (AT).

“Sarà una gradevole occasione – spiegano gli organizzatori – per far scoprire luoghi, sapori ed usanze del Piemonte a un pubblico di ogni età, ad iniziare dai più giovani”.

Le “piole” in cui si potrà gustare il “Menù Notte Rossa Barbera” (4 assaggi di antipasti + primo, un calice di vino, acqua e caffè: 25 euro) e assistere al concertino degli artisti sono: Bagni Pubblici di Via Agliè, Barbagusto di via Belfiore, Bocciofila del Meisino di Strada del Meisino, Capodoglio Murazzi ai Murazzi del Po Gipo Farassino, Cascina Falchera di Strada di Cuorgné, Circolo Risorgimento di via Poggio, Il Ramo d’Oro in Galleria Umberto I, Kontiki di via Cigliano, La Cricca Circolo in via Carlo Ignazio Giulio, La Piola di Reaglie in corso Chieri, Le Fonderie Ozanam in via Foligno, Nodo Borgo Dora di via Borgo Dora, Off Topic di via Giorgio Pallavicino, Osteria Bocciofila Madonna del Pilone in Viale Michelotti, Osteria Vanchiglia di via Vanchiglia, Osterie Torino di via Silvio Pellico, L’Ostu di via Colombo, Qucina San Salvario di via Oddino MorgariRistorante Ratatui di via San Rocchetto, Vermoutheria Peliti’s di via Baltea.

Gli artisti emergentiAlessio CappelloAnita FerrarisAurora MotelCorradoEliLeliCheNoiaEmash & FrancescaIMAInverniceKhamillaMabiMadiMagisteriMargotMartina RavettaMatteo TambussiMazarateeSimone VillaSolideaStefano CasettaGemma Grimoldi – stand up.

Come partecipare alla “Notte Rossa Barbera”: si può prenotare direttamente contattando i Ristoranti aderenti. I numeri telefonici si trovano nelle “schede dedicate” su: www.notterossabarbera.it

g.m.

Riapre domenica 1⁰ marzo la statua di San Carlo, ad Arona

Dopo la chiusura invernale, si celebra l’apertura della statua di San Carlo, ad Arona, domenica 1⁰ marzo alle ore 10 e alle 14.30, pensate per accompagnare i visitatori tra la storia e le curiosità legate a questo imponente monumento dedicato a San Carlo Borromeo. La statua di San Carlo Borromeo, rinominata affettuosamente “San Carlone”, è una delle più alte al mondo accessibili all’interno, ed è stata voluta nel Seicento da Federico Borromeo per celebrare il cugino santo nato ad Arona nel 1538. Da oltre tre secoli domina il lago Maggiore con gli oltre 35 metri d’altezza, ed è da sempre punto di riferimento spirituale e identitario del territorio. Durante la visita, una scala a chiocciola conduce al terrazzo panoramico, ai piedi della statua, da cui si apre una suggestiva vista sul lago Maggiore. Per chi desideri vivere l’esperienza completa è possibile accedere all’interno del monumento grazie a una scala alla marinara. Il biglietto d’ingresso comprende l’accesso al giardino botanico, ideale per una sosta nel verde, arricchito dalle sculture di Marco Mantovani, artista neoilluminista riconosciuto a livello internazionale e allievo di maestri come Lodovico Pogliaghi e Francesco Messina. La statua di San Carlo è gestita da Archeologistics, impresa sociale impegnata nella valorizzazione di beni e monumenti culturali per conto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, proprietaria del complesso.

Visite guidate: 1 marzo ore 10 e 14.30 – orari di marzo: venerdì, sabato, domenica 10-17. Ultimo ingresso 16.30

Biglietti: intero 13 euro – ridotto 8 euro per ragazzi dai 6 ai 16 anni – 5 euro per persone con disabilità e accompagnatore e abbonamento Musei Piemonte.

Contatti: statuasancarlo@ambrosiana.it

Telefono:0322 249669 – 328 8377206

Gian Giacomo Della Porta

Federico Zanasi: “Condividere”, a Eataly Torino Lingotto

Venerdì 27 febbraio prossimo tornerà a Eataly Lingotto Federico Zanasi, chef del ristorante “Condividere”, una stella Michelin, a Torino, questa volta in veste di autore per illustrare in prima persona il suo libro “Condividere”. L’appuntamento sarà alle 18.30 in sala Punt & Mes, dove lo chef dialogherà con il giornalista esperto di enogastronomia Marco Trabucco. Sarà l’occasione  per assaggiare due proposte direttamente dalla cucina di “Condividere”: “l’oliva sferica”, piatto iconico di El Bulli, presente in carta anche nel ristorante Condividere, e il gelato al Parmigiano “Bob Noto”, racchiuso tra due cialde croccanti e l’aggiunta di marmellata al limone, creato da chef Zanasi in omaggio al celebre fotografo e gourmet torinese Bob Noto. In accompagnamento un calice di bollicine dell’enoteca di Eataly Torino. A seguire, firmacopie con l’autore. L’evento è gratuito fino a esaurimento posti, ma si consiglia la prenotazione sul sito www.eataly.it.

Il libro racconta la genesi del progetto che ha portato al ristorante “Condividere”, un’idea corale che ha visto partecipe, fin dall’inizio, Ferran Adrià, considerato tra i padri della gastronomia contemporanea mondiale. Verranno approfonditi il contesto storico e culturale, la sua identità fortemente radicata nella città di Torino e i personaggi che hanno contribuito a dargli vita e forma, per citarne uno tra i più significativi, Dante Ferretti, scenografo italiano pluripremiato agli Oscar, che ha progettato gli interni del ristorante. Il lettore viene così accompagnato in un viaggio graduale, sempre più ravvicinato, dalla porta del ristorante fino al tavolo e dietro le quinte, grazie a racconti coinvolgenti di parole e immagini riferite a una giornata al ristorante, e attraverso 45 ricette create dallo chef Federico Zanasi, che ne individuano la cifra stilistica e creativa.

Mara Martellotta

Le polpette al forno di nonna Graziella

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La cottura al forno le rende leggere, croccanti fuori e morbide dentro

Un ottimo secondo adatto ad ogni occasione. Le polpette sono semplici e veloci da realizzare, apprezzate da grandi e piccini si possono preparare con svariati ingredienti e non deludono mai. La cottura al forno le rende leggere, croccanti fuori e morbide dentro.

Tutte da gustare!

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Ingredienti:

300gr. di avanzi di carne di pollo o vitello arrosto

2 patate lesse

3 uova intere

2 cucchiai di olive taggiasche

40gr. di parmigiano grattugiato

1 limone

Un ciuffo di prezzemolo

Pangrattato q.b.

Sale, pepe q.b.

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Mettere nel mixer la carne con le patate, due uova intere, il parmigiano, il prezzemolo e la buccia del limone grattugiata. Tritare il tutto sino ad ottenere un composto omogeneo ma non troppo fine. Tritare le olive ed aggiungere al composto, salare e pepare. Formare le polpette pressandole leggermente, passarle prima nel rimanente uovo sbattuto e poi nel pangrattato. Cuocere in forno a 200 gradi per circa 25 minuti o sino a doratura.

Paperita Patty

Peraga Garden Center, torna l’OrchiDay

Eleganti, misteriose e affascinanti, le orchidee sono da sempre simbolo di bellezza e armonia naturale. Con le loro forme sorprendenti e i loro colori sofisticati, narrano di un mondo fatto di pazienza, cura e meraviglia, capace di conquistare tanto gli esperti quanto chi si avvicina per la prima volta a questo straordinario universo botanico.
Peraga, il Garden Center di Mercenasco, alle porte di Torino, tra i più grandi e forniti d’Italia, con una superficie di oltre 12 mila mq, si prepara a trasformarsi in un tripudio di colori e profumi: sabato 21 e domenica 22 febbraio prossimo, torna OrchiDay 2026, la mostra mercato internazionale delle orchidee che richiama ogni anno appassionati, professionisti e semplici curiosi. Si tratta ormai di un appuntamento fisso, tanto atteso quanto partecipato, che per due giorni trasforma Peraga in un vero e proprio giardino sensoriale con migliaia di specie e varietà differenti. Si tratta di un’occasione unica per ammirare da vicino autentici capolavori della natura e, perché no, portarsi a casa un tocco di eleganza esotica.

A rendere l’esperienza ancora più speciale, sarà la presenza di alcuni tra i vivaisti e espositori più importanti del settore: Orchideria di Morosolo, Varesina Orchidee, Celandroni Orchidee, Il Sughereto, Orchislago, Piante Pazze Marco Toffoletti, Ecuadorquideas Carmen Apolo e Chimera Tropicale, pronti a raccontare storie, segreti e consigli su queste piante straordinarie.

OrchiDay si svolgerà con orario continuato dalle 9 alle 19, con ingresso gratuito e senza necessità di prenotazione. Vi è un ampio parcheggio disponibile e ci sarà la possibilità di acquistare direttamente presso gli espositori.

Mara Martellotta

“La foresta delle illusioni”… che gran “Carro!”

Cavour trionfa con la sua “mega-foresta” (tanto grande quante sono le “illusioni”) all’ 8° Carnevale delle “Due Province”

Rivoli/Saluzzo (Torino/Cuneo)

Quanto lavoro e quanta fantasia e quante “illusioni” per mettere in piedi quel favoloso “Carro”. Il risultato ci racconta, però, che ne è ben valsa la pena! Titolo, per l’appunto, “La foresta delle illusioni”. E non poteva certo passare inosservato, con tali presupposti, il “Carro” da sfilata di Cavour che ha vinto lo scettro dell’“8° Carnevale delle 2 Province”, raggiungendo 385 punti, grazie alla somma dei risultati delle sfilate di Nichelino, Barge e Saluzzo con i punti conquistati domenica scorsa 15 febbraio, alla Grande Parata del “72° Carnevale di Rivoli”.

Nella stessa giornata, a Saluzzo, si è svolto l’appuntamento con il “9° Carnevale degli Oratori” che ha visto il Carro dell’“Oratorio della Fraternità di Pianura” (comprendente Scarnafigi, Villanova Solaro, Ruffia e Torre San Giorgio) prevalere su quelli dell’Oratorio della “Parrocchia di Verzuolo”, “Odb – Oratorio Don Bosco” di Saluzzo, “OSFAM – Sacra Famiglia” di Roccabruna e le Parrocchie di “Santa Maria Maddalena” di Costigliole, di Dronero con Villar San Costanzo e La Morra e di Pratavecchia e Monastero.

Entrambe le manifestazioni hanno visto una grande e festante affluenza di pubblico che ha colorato i due centri cittadini, in un’assolata domenica pomeriggio.

Le tante iniziative del “98° Carnevale Città di Saluzzo – 8° Carnevale delle 2 Province”, organizzate dalla “Fondazione Amleto Bertoni”, hanno dato il via al lungo percorso di avvicinamento al centenario dell’evento, previsto nel 2028.

Dichiara Carlo Allemano, presidente della “Fondazione Amleto Bertoni”“Un grande inizio per questo triennio che ci accompagnerà al 100° Carnevale ‘moderno’ della Città di Saluzzo. Nella sfilata dell’8 febbraio, abbiamo assistito all’esibizione degli undici grandi carri in cartapesta, alla prova nel primo anno del concorsone di ‘Saluzzo 100’ che vedrà il vincitore nel 2028. L’inizio di questo percorso, che ci porterà a celebrare il secolo dei ‘Carnevali moderni’, ha preso il via con una sfilata battezzata da due gocce di pioggia, poi l’allegria ed il calore del Carnevale hanno fatto fuggire anche il maltempo. Un grazie particolare alle maschere della Città di Saluzzo e a tutte quelle che hanno animato la Festa, in rappresentanza dei diversi Comuni delle ‘Terre del Monviso’.

Archiviati gli eventi del 2026, ora si viaggia per il grande traguardo legato al Centenario.

Lo sa bene, Allemano: “Ora si riparte per il 2027, non c’è tempo da perdere, siamo già al lavoro per le molte sorprese che arriveranno presto”.

gm.

Nelle foto: Il Carro “La foresta delle illusioni” di Cavour; Particolare del 9° Carnevale degli Oratori” di Saluzzo; Carlo Allemano, presidente  della “Fondazione Amleto Bertoni” 

Nuova apertura a Torino per l’azienda Marlù

Marlù amplia la propria rete commerciale con l’apertura di un nuovo store monomarca, in franchising, nel cuore di Torino. Il punto vendita è stato inaugurato sabato 14 febbraio scorso e si trova in via Lagrange 36/C, una delle arterie pedonali più prestigiose della città, simbolo dello shopping torinese e crocevia di brand di rilievo internazionale. Questa nuova apertura si inserisce nella strategia di crescita del marchio, orientata a consolidare la presenza sul territorio nazionale attraverso un modello di sviluppo capace di valorizzare la collaborazione con partner locali, mantenendo forte l’identità Marlù. L’insediamento in via Lagrange riflette la volontà del marchio di dialogare con contesti urbani e contemporanei di alto profilo, dove moda, cultura e lifestyle si incontrano. Il nuovo store è concepito come uno spazio accogliente e coinvolgente, pensato per interpretare la filosofia Marlù e accompagnare il cliente in un’esperienza che rende il gioiello parte integrante della vita quotidiana, espressione di emozioni autentiche e personali.

“Torino è una città dal carattere forte e profondamente contemporaneo – commenta Marta Fabbri, Cofounder e Marketing & Communication di Marlù – essere presenti in via Lagrange significa inserirsi in uno dei contesti commerciali più frequentati della città. Siamo felici di farlo attraverso un progetto in franchising che valorizza l’imprenditorialità locale e rafforza la nostra community, portando l’esperienza Marlù nel cuore dei torinesi”.

“Da oltre 15 anni conosciamo l’azienda e le sorelle Fabbri, e abbiamo visto il marchio crescere quando nella nostra città era ancora poco conosciuto – dichiara l’imprenditrice Rossella Conrotto – fino a diventare punto di riferimento per qualità, stile e riconoscibilità nel settore. Nel tempo si è creato un rapporto umano autentico, fatto di fiducia e confronto diretto, che ha reso ogni passo più semplice e naturale. Questa apertura rappresenta l’inizio di una nuova avventura”.

Gian Giacomo Della Porta

Piemonte a Birra dell’Anno 2026 conquista 7 ori

Il Piemonte si conferma tra i grandi protagonisti della birra artigianale italiana.
Alla  XXI edizione di “Birra dell’Anno”, il concorso organizzato da Unionbirrai, associazione di categoria di piccoli birrifici artigianali indipendenti, e svoltosi a Rimini durante Beer & Food Attraction, la regione Piemonte ha conquistato 28 riconoscimenti  complessivi, di cui sette medaglie d’oro, cinque d’argento, quattro di bronzo e dodici menzioni.
Al medagliere si aggiunge inoltre un premio speciale, che conferma la vitalità e la capacità di innovare tipiche del comparto regionale.
Le medaglie piemontesi coprono un ampio spettro di stili, dalle basse formazioni alle IPA, dalle belgian strong alle produzioni con cereali speciali e agli affinamenti, confermando la qualità tecnica e la solidità della scena craft piemontese.

A coronare il risultato arriva anche un riconoscimento speciale, il premio Best Collaboration Brew 2026, assegnato a Panaté Saison del Birrificio La Piazza di Torino, realizzata in collaborazione con Granda di Lagnasco in provincia di Cuneo. Si tratta di un premio che va oltre la singola categoria e valorizza la capacità di fare sistema, mettendo in rete competenze e identità territoriali.
Salgono sul podio, accanto al birrificio La Piazza, anche Soralamà di Borgone di Susa, Birra 100 Venti di Borgomanero, Croce di Malto di Trecate, Birrificio Balabiòtt di Domodossola, Birrificio Troll di Vernante, De Lab Fermentazioni di Diano d’Alba, Birrificio Elvo di Graglia, Birrificio Artigianale Alba di Canelli, Beer in di Portula, protagonisti con medaglie tra ori, argenti e bronzi.
Completano il quadro le menzioni che confermano la qualità diffusa del territorio, coinvolgendo anche Baladin a Barolo e ulteriori birrifici già presenti a medagliere.

“Birra dell’Anno rappresenta la fotografia più autentica del nostro movimento, in cui non contano le mode, ma il lavoro, la cura e la coerenza – ha dichiarato Vittorio Ferraris, direttore generale di Unionbirrai – In un periodo complesso, con i consumi fuori casa in calo che si riflettono sull’intera filiera, questi risultati raccontano di una comunità che non arretra. Il taglio delle accise, frutto di un impegno costante portato avanti da Unionbirrai a tutela dei piccoli produttori, ha dato ossigeno al comparto e dimostra che, quando le istituzioni ascoltano il settore, le misure possono avere un impatto concreto. Trent’anni dopo il primo fermento del 1996 celebriamo un comparto maturo, piu consapevole e competitivo. Proprio per questo ‘Birra dell’Anno’ continua a fondarsi sulla degustazione rigorosamente alla cieca. È il metodo che garantisce imparzialità, tutela il merito e rafforza la credibilità del premio, assicurando che  a vincere sia solo la qualità “.

Mara Martellotta

Il Mercoledì delle Ceneri

Con il Mercoledì delle Ceneri, la cui data è variabile, inizia la Quaresima, un periodo di penitenza e redenzione in attesa della Santa Pasqua.
Si tratta di una giornata di digiuno ed astinenza dalle carni, che segna l’inizio del lungo cammino penitenziale, quasi un deserto, che ci condurrà all’ambita meta: Pasqua.
Il Mercoledì delle Ceneri pone fine al Carnevale, il cui nome deriva da latino
carnem levare, ossia eliminare la carne, in riferimento al banchetto che si teneva il Martedì grasso. Le origini del Carnevale sono antichissime, già gli egizi celebravano la Dea Iside, in onore della quale si esibivano gruppi mascherati, mentre nelle Dionisiache greche e nei Saturnali romani lo scherzo e il divertimento erano all’ordine del giorno e venivano sciolte le formalità che solitamente contraddistinguevano e governavano la vita sociale. In occasione di quelle festività il caos sostituiva l’ordine e si lasciava spazio al divertimento e al rinnovamento simbolico.
Il giovedì di apertura del Carnevale ed il martedì successivo di chiusura si definiscono “grasso” perché si festeggia e si mangiano cibi grassi in vista del periodo di magro della Quaresima.
La celebrazione delle Ceneri nasce dall’esigenza di una pubblica penitenza dei fedeli, i quali sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del Giovedì Santo.
In questa giornata il sacerdote impone ai credenti le ceneri, ottenute bruciando i rami d’ulivo benedetti la Domenica delle Palme dell’anno precedente.
Fino al Concilio Vaticano II la frase pronunciata era: “
ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai”. Dopo il Concilio è stata modificata nel modo seguente: “convertitevi e credete al Vangelo”. Questo per sottolineare i due aspetti della Quaresima: quello penitenziale e quello di conversione, preghiera assidua e ritorno a Dio.
La cenere con cui ci si cosparge il capo oggi, ricorre spesso nella Bibbia ed indica la fragile condizione dell’uomo di fronte al Signore ed un segno di pentimento.
Nelle Chiese cattoliche di Rito ambrosiano non c’è il rito del Mercoledì delle Ceneri e la Quaresima inizia la domenica immediatamente successiva; il Carnevale termina quindi con il Sabato grasso.
L’imposizione delle ceneri avviene il lunedì seguente ed il giorno di digiuno e astinenza è posticipato al primo venerdì di Quaresima.
Siccome il capo del Rito ambrosiano è l’arcivescovo di Milano, la tradizione fa risalire questa differenza di giorni al fatto che Sant’Ambrogio, nel IV secolo d.C., essendo impegnato in un pellegrinaggio, tornò in città più tardi.
In antichità la cerimonia prevedeva l’imposizione delle ceneri sul capo del Papa per mano del cardinale protovescovo, si teneva nella Basilica di Sant’Anastasia al Palatino ed era seguita dalla processione penitenziale, che saliva fino alla prima stazione quaresimale della Basilica di Santa Sabina all’Aventino. Qui i pontefici celebravano la S. Messa e pronunciavano la loro omelia. Questa tradizione, interrotta nel Settecento, è stata ripresa da Papa Giovanni XXXIII nel 1962.
I riti oggi prendono il via dalla Chiesa benedettina di Sant’Anselmo.
In molte parti d’Italia, dopo la S. Messa delle Ceneri, si purificava con il fuoco la grattugia per prepararsi alla penitenza seguendo un’antica usanza pagana: in questo modo ci si preparava infatti all’assoluto divieto di mangiare carne e tutti quegli alimenti di derivazione animale come formaggio e latte. La grattugia, una volta purificata, era pronta per passarvi il pane raffermo che, sfarinato, costituiva la base principale per la preparazione dell’unico condimento consentito nel periodo quaresimale. Il pangrattato, fritto in olio di oliva, lo si mescolava con acciughe salate, soffritte a parte.
Negli anni passati, in un recipiente si seminavano grano, orzo e lenticchie, che tenuti in penombra ed annaffiati regolarmente, germogliavano prendendo un colore giallastro; da qui il nome di piante vergini, che significa non contaminate dalla luce. Il Giovedì Santo venivano portate in chiesa e posizionate sull’altare.
Un’altra usanza è quella di preparare un fantoccio di stoffa con i caratteri di una donna anziana, unito ad una patata nella quale sono infilzate sette penne di gallina vecchia che non fa più uova.
Il burattino viene posizionato all’esterno delle abitazioni e ogni venerdì di Quaresima una penna viene estratta e bruciata. Il Venerdì Santo la vecchietta viene arsa con l’ultima penna rimasta conficcata nella patata. Quest’usanza è legata ai simboli della morte e della non prolificità.
Secondo un proverbio, se il giorno delle Ceneri il tempo è bello, l’inverno è terminato, se piove il freddo proseguirà.

ANDREA CARNINO

Valle d’Aosta, cuore verde con un patrimonio naturale vivo

Il patrimonio vivo valdostano, quello silenzioso, forte e verticale, quello radicato, protettore naturale e infrastruttura dell’ossigeno. Dal pioppo tremulo all’abete bianco, coerente sempre, saliamo in quota nella regione più alta d’Italia, dove il verde dei boschi è delle foreste smette di dominare il paesaggio.

Una passeggiata nel bosco, lo scricchiolio dei rami secchi ad ogni passo, tutto intorno timide primule, il viola della fioritura dell’erba trinità, in compagni delle violette. Spiccano nel verde profumato del sottobosco, potente e vivace, fieramente protetto dall’ombra di chiome e cime avide di raggi solari: è subito primavera, ci riempiamo il petto d’ossigeno e l’energia pervade il tutto. Si, perché c’è chi associa la montagna alla neve, alle sciate su e giù per i pendii, e chi invece la riscopra all’annuncio della primavera, e non vede l’ora di apprezzarla tra passeggiate nei boschi ed immergersi nella potenza silenziosa degli alberi.

La Valle d’Aosta ha davvero molto da raccontare in quanto flora e specie arboree. Circa duemila specie diverse di piante e alberi su un totale di 5.600 varietà catalogate per l’intera flora italiana, e il 33% della superficie è ricoperta da boschi, circa 1080 km² su 3261 totali. La quasi totalità dei boschi si trova nei piccoli Comuni, la vera anima della Regione, dove natura e comunità convivono in equilibrio. Il Parco Nazionale del Gran Paradiso, fondato nel 1922, offre un affresco completo alla flora alpina: nel fondo valle crescono betulle, frassini, pioppi tremolio e sorbi degli uccellatori, mentre sopra i 1200 metri dominano pini cembri e abeti bianchi. Particolarmente suggestiva la visita al giardino alpino “Paradisia”, situato a oltre 1700 metri di quota, a Val Non Tey, dove centinaia di specie alpine, tra cui il fiore che dà il nome al giardino stesso, offrono una biodiversità che rendo omaggio alla ricchezza vegetale del parco. A Cogne, il bosco di Sylvenoire è un altopiano boscoso che sembra uscito da un racconto di montagna. Tra abeti bianchi e maestosi larici, il sentiero serpeggia come un nastro nel verde, invitando a un passeggiata lenta e rigenerante attraverso atmosfere che cambiano con la luce del giorno.

La varietà vegetale crea habitat ideali per stambecchi, camosci e marmotte, e per il ritorno dei lupi. Oltre ai parchi molti boschi hanno funzione di protezione: difendono piccoli villaggi da valanghe e frane. Esempi millenari sono il bosco di larici di Artalle a Rhêmes-Notre Dame, che protegge il paese dalle valanghe da oltre quattro secoli, e la flotta di Bien in Balsavarenche, che custodisce esemplari secolari in un equilibrio perfetto tra natura e uomo. Se il Gran Paradiso è il cuore della tutela alpina, il Parco Naturale del Mont Avic è la sua anima più segreta e intatta, il primo parco naturale della  Valle d’Aosta e si stende su 7300 ettari tra Champ de Praz, Champorcher e Fénis, abbracciando paesaggi che paiono scolpiti da mani antiche e silenziose. Mont Avic non è solo un nome, ma una promessa di spazi aperti, acqua che racconta il tempo. Qui i boschi dominano i pendii, dando vita alla più estesa foresta di pino uncinat9 della Valle d’Aosta, una formazione che non ha eguali per estensione e suggestione. L’elemento caratteristico del parco sono le zone umide alpine: un equilibrio raro e delicato tra selvatico e domestico, dove la natura mantiene il suo respiro più autentico, e dove il visitatore è chiamato a sentire, e non solo vedere, le storie che il paesaggio vuole raccontare.  Molto note sono anche le riserve naturali del Mont Mars, alla testata del Vallone del torrente Pacoula, nei dintorni di Fontainemore; a Bressan la riserva naturale Côte de Gargantua, piccolo scrigno di natura steppica, in pieno cuore valdostano.

Per chiunque voglia alloggiare in Valle d’Aosta, il portale Booking Valle d’Aosta rappressnta lo strumento di prenotazione dei soggiorni, gestiti direttamente dall’ufficio regionale del turismo, e offre l’elenco delle strutture ricettive della Valle d’Aosta ( alberghi, rta,  B&B, agriturismi, appartamenti), con la possibilità di prenotare direttamente online senza intermediari e senza alcun costo di prenotazione, selezionando in base al comprensorio o al tipo di esperienza desiderata.

Mara Martellotta