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Il Festival della Felicità arriva a Torino all’Inalpi Arena

Dopo il successo delle prime due edizioni, il progetto dedicato alla felicità e al benessere emotivo compie un ulteriore passo avanti e si trasforma in un vero e proprio Festival della Felicità, scegliendo Torino come palcoscenico d’eccezione. Il capoluogo piemontese ospiterà una settimana di appuntamenti diffusi sul territorio, con iniziative educative, sociali e formative.

L’edizione 2026 non si limiterà a un singolo evento, ma proporrà un percorso articolato capace di coinvolgere luoghi, comunità e pubblici differenti, con l’obiettivo di portare il tema della felicità anche nei contesti in cui risulta maggiormente necessario.

Il momento centrale del Festival sarà martedì 17 marzo 2026, quando l’iniziativa approderà all’Inalpi Arena con il più grande show formativo sulla felicità mai realizzato in Italia, aperto gratuitamente al pubblico previa registrazione.

Il Festival della Felicità nasce dall’evoluzione di un format che negli anni ha coinvolto migliaia di studenti, docenti e famiglie in tutta Italia. Oggi il progetto si amplia e diventa un festival urbano capace di generare un impatto sociale concreto attraverso incontri diffusi, momenti di ascolto e iniziative sul territorio.

Tra i primi appuntamenti in programma, venerdì 13 marzo, il Festival farà tappa all’Ospedale Regina Margherita di Torino con un’iniziativa speciale dedicata ai bambini ricoverati nei reparti di oncologia e neuropsichiatria infantile, con l’obiettivo di offrire loro un momento di condivisione e leggerezza.

L’evento principale del 17 marzo all’Inalpi Arena sarà articolato in due momenti distinti:

  • al mattino, dalle 10 alle 12.30, si terrà un appuntamento educativo gratuito rivolto agli studenti delle scuole medie e superiori, con la partecipazione di docenti e istituti del territorio;

  • in serata, dalle 21 alle 23, andrà in scena un coaching live show aperto al pubblico, che unirà formazione, ispirazione, storytelling e musica.

Sul palco si alterneranno formatori, artisti, sportivi, professionisti, creator e testimonial, chiamati a raccontare esperienze personali e percorsi di crescita attraverso interventi in stile TED Talk, con l’obiettivo di stimolare consapevolezza, dialogo e partecipazione emotiva.

Il Festival nasce come risposta a un bisogno sempre più evidente. I dati segnalano infatti un crescente disagio tra i giovani, legato a isolamento sociale, dipendenza dai social media, fragilità emotive e difficoltà nella gestione delle paure.

L’iniziativa si inserisce nel percorso promosso dalla Fondazione Felicità ETS, impegnata da anni nella diffusione dell’educazione emotiva e delle soft skills nelle scuole e nella società. Finora il progetto ha coinvolto oltre 80 mila partecipanti e più di 30 mila scuole, registrando una partecipazione sempre crescente di studenti e famiglie e affermandosi come una delle principali realtà italiane dedicate al benessere emotivo.

Festival della Felicità 2026
www.fondazionedellafelicita.com

Mara Martellotta

Torna CioccolaTò. Torino capitale della filiera del cioccolato

Torino riabbraccia CioccolaTò, l’appuntamento che dal 13 al 17 febbraio 2026 trasformerà Piazza Vittorio Veneto nel centro nevralgico italiano della filiera del cioccolato.

 

Quest’anno l’evento compie un importante salto di qualità, evolvendosi in un vero e proprio hub strategico capace di far dialogare l’intero ecosistema produttivo con l’intrattenimento educativo per le nuove generazioni. La grande novità di questa edizione è la nascita dell’Area B2B, uno spazio esclusivo ospitato nei locali di Signorvino in Piazza Vittorio Veneto, nelle giornate di lunedì 16 e martedì 17 febbraio. Qui, tra la sessione mattutina (9:30 – 12:00) e quella pomeridiana (15:00 – 18:30), produttori d’eccellenza e buyer nazionali e internazionali potranno incontrarsi per stringere nuovi accordi commerciali. Più che una semplice area incontri, questo spazio è stato progettato per accogliere tutti i protagonisti che rendono grande il settore: dagli espositori di CioccolaTò agli sponsor, fino agli operatori individuati dalla Camera di commercio di Torino e dalle principali associazioni di categoria. Il networking coinvolgerà i decision-maker del settore Retail, inclusi buyer della GDO e del Normal Trade, e l’intero comparto HoReCa, dalle pasticcerie e bar caffetterie fino alle catene di ristorazione e al catering. Sarà, inoltre, punto di riferimento per l’artigianato industriale, la Food Industry e le realtà d’eccellenza nel Food Packaging e Food Equipment, specializzate nei macchinari per la lavorazione del cacao. Grazie alla piattaforma di business matching Bsquare, gli operatori potranno contare su un’agenda di appuntamenti ottimizzata, alternando i meeting a momenti di confronto tecnico nella Sala Convegni, dove si terranno conferenze e workshop dedicati ai nuovi trend, all’innovazione e alle principali tematiche della produzione, distribuzione e promozione del cioccolato. Questi momenti formativi si alterneranno a pause più informali nell’Area Relax e Ristoro, creando un equilibrio tra networking, aggiornamento professionale e convivialità.

Ad oggi, sono circa una cinquantina i professionisti registrati sulla piattaforma dedicata https://b2b.cioccola.to.it attraverso cui, nelle fasce orarie 9.30–12.00 e 15.00–18.30, è possibile prenotare un tavolo riservato per i meeting, organizzati in slot della durata di un’ora. Tra i professionisti già iscritti, produttori di cioccolato ed espositori di CioccolaTò, ma anche consulenti aziendali in ambito economico e legale, aziende agricole biologiche, birrifici e un oleificio. Una platea eterogenea per molteplici opportunità. L’impresa del cioccolato: qualche dato di filiera Al 30 settembre 2025, si contavano in Italia 755 imprese della produzione di cacao, cioccolato, caramelle e confetterie. In Piemonte erano presenti 106 imprese, il 14,0% del totale nazionale. A Torino e provincia 52, il 6,9% del totale nazionale. Allargando lo sguardo non solo alla produzione ma al commercio, il commercio all’ingrosso di zucchero, cioccolato e dolciumi a fine settembre 2025 erano presenti 1.929 imprese a livello nazionale, di cui 128 in Piemonte (il 6,6%) e 65 nella città metropolitana di Torino (il 3,4%). Il cioccolato nel mondo. Le esportazioni italiane di cacao, cioccolato, caramelle e confetterie sono ammontate a 2,4 miliardi di euro nei primi 9 mesi del 2025, in crescita del 93,2% nei confronti dello stesso periodo del 2020; anche rispetto al periodo gennaio – settembre 2024 le vendite all’estero nazionali di cioccolata e altre preparazioni alimentari contenenti cacao crescono (+21,3%; 2,0 miliardi di euro). Le spese delle famiglie. Nel 2024 (ultimo dato disponibile), le famiglie italiane hanno speso in media 23 euro al mese per zucchero, prodotti dolciari e dessert (il 4,7% delle spese alimentari), di cui 6,85 euro nella sola categoria del cioccolato, cacao e prodotti alimentari a base di cacao. Il dato è in crescita rispetto al 2022, quando la spesa media famigliare complessiva per dolci e dessert era pari a 20,95 euro, di cui 6,19 per prodotti in cioccolato. Se si analizzano le spese per tipologia famigliare della macrocategoria zucchero, prodotti dolciari e dessert, nel 2024 sono le coppie con oltre tre figli a sostenere la spesa mensile più elevata (37,16 euro), seguite da quelle con due figli (36,05 euro) e un figlio (29,56 euro).

Al contrario, le persone sole over 65 anni sono le famiglie che spendono meno per la categoria (13,31 euro). Nella città di Torino, nel 2024 le 240 famiglie indagate nell’Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi della Camera di commercio di Torino, hanno speso 43 euro mensili in dolciumi (il 10,6% delle spese alimentari), dato in crescita di +1 euro rispetto al 2023. Il ritorno della Casa del cioccolato Dopo il grande successo dell’edizione 2025, che ha registrato il tutto esaurito per ciascuno degli appuntamenti che vi si sono svolti, ritorna anche quest’anno, nel cuore di Piazza Vittorio, lo spazio della Casa del cioccolato, che ospiterà tra il 13 e il 17 febbraio ben 30 appuntamenti totali tra degustazioni, show-cooking, incontri tematici e assaggi da ricordare. La ricca programmazione della Casa del cioccolato si divide infatti in quattro filoni tematici: Dialoghi – che interrogherà i grandi nomi della cioccolateria torinese e internazionale sul futuro del cioccolato, Assaggi – con degustazioni guidate dai grandi nomi della pasticceria locale, Incontri possibili – che introducono i partecipanti all’universo degli accostamenti più o meno inusuali del cioccolato, Show-cooking – con spettacoli da gustare a cura del circuito Mangebin.

Aperte inoltre le prenotazioni per l’intero palinsesto culturale di CioccolaTò con un centinaio di proposte, incontri, letture, laboratori per adulti e bambini, proiezioni al cinema, visite guidate e molto altro, tutto su https://www.cioccola.to.it/.

Sì o no?

Prendo spunto dal prossimo referendum costituzionale per analizzare il fenomeno, prettamente italiano, di parlare senza documentarsi, giudicare senza cognizione di causa, commentare senza aver letto integralmente ciò che si intende commentare.

Leggo spesso che “tanto il referendum non raggiungerà il quorum” che dimostrano una enorme ignoranza, perché per i referendum confermativi, a differenza di quelli abrogativi, non è richiesto che almeno il 50% degli aventi diritto si rechi alle urne, ma questo sarebbe il meno.

Il vero problema è che quello stile di vita viene riproposto nei post sui social, nei discorsi da pub, nelle riunioni dei circoli fotografici o, comunque, artistici ed il risultato è sempre il medesimo: a fronte di un 1-2 % di persone che dimostrano di avere padronanza dell’argomento trattato e, quando va bene, un 5% di coloro che ammettono di non saperne nulla, di non conoscere l’argomento o di non essersi ancora documentati, c’è un residuo 93-94% (statistica elaborata dal mio team, relativo a alcuni gruppi social) che spara sentenze a caso, temendo di passare per incompetente ma, al contrario, riuscendovi perfettamente.

Chi tira fuori frasi attribuite a un tal dei tali, già Ministro o Premier, salvo essere subito sbugiardato da chi, dimostrando perizia pazienza, cita le corrette fonti di tale notizia.

Oppure chi sostiene che un certo risultato nelle urne creerebbe un determinato effetto “perché lo dicono tutti” e chi, non avendo dimestichezza con l’uso dei neuroni, volendo dare torto a qualcuno, di fatto gli dà ragione riuscendo così a suscitare l’ilarità del gruppo.

Il problema di per sé sarebbe già grave perché implica che la quasi totalità dei cittadini sia analfabeta funzionale (secondo l’Unesco è chi non riesce a interagire attivamente nella società) e non è certamente una cosa di cui un Paese, una volta tra i primi Paesi industrializzati, possa andare fiero.

Quali le cause? La scuola? I genitori? La società? Sicuramente la colpa, se di colpa si può parlare e non di dolo, non sta da una parte sola. Qualsiasi Governo sa che il modo per migliore per trasformare i cittadini in sudditi è aumentare il loro grado di ignoranza, in tutti i sensi.

Ecco quindi che, proprio come una patologia contagiosa,l’ignoranza si propaga in sempre nuovi soggetti, rendendoli quasi contenti della loro patologia e creando assuefazione; e, proprio come negli stupefacenti, per curare l’ignoranza occorrono dosi sempre più alte di cultura, di lettura, di antidoti per tornare a usare il proprio cervello.

Ma a chi conviene? Senza vaccino si possono fare ottimi affari fidelizzando i pazienti, trasformandoli in clienti affezionati.

Non tutti i governi hanno questo obiettivo, sia chiaro, ma ad alcuni l’operazione è riuscita così bene che gli effetti durano da decenni.

Sergio Motta

San Valentino sotto lo sguardo di Venere

Sabato 14 febbraio, dalle ore 18.30

Una serata alla scoperta del cielo alla Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO)

La sera di San Valentino, il cielo, con la vista di Venere, insieme a Giove, Marte e Orione, diventa protagonista a Stupinigi in un evento eccezionale in programma al tramonto, sulla terrazza della Palazzina di Caccia, verso il parco storico.

La serata dedicata a Venere prevede un percorso nelle sale alla scoperta di storie, aneddoti e personaggi legati al tema dell’astronomia, come la principessa di Carignano, Giuseppina di Lorena Armagnac (1753-1797), moglie di Vittorio Amedeo di Carignano e nonna di Carlo Alberto: una donna straordinaria per i suoi molteplici interessi, tra cui l’astronomia, di cui la Palazzina conserva un ritratto nell’appartamento di Levante. Al termine della visita guidata, una “lezione di cielo” nel Salone d’Onore e infine, dalla terrazza, l’osservazione guidata di Venere e degli altri pianeti dai telescopi dello staff del Planetarioaccompagnata da un calice di vino e una friandise salata, a cura dell’associazione Tutela Baratuciat e Vitigni storici.

L’evento è organizzato dai Servizi Educativi della Palazzina di Caccia di Stupinigi in collaborazione con Infini.to-Planetario di Torino.

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)

Sabato 14 febbraio 2026, ore 18.30

San Valentino sotto lo sguardo di Venere

Costo: 30 euro

Prenotazione obbligatoria

Info e prenotazioni: 011 6200601 stupinigi@info.ordinemauriziano.it

Dal martedì al venerdì, ore 10-17.30, entro il giovedì precedente la visita

www.ordinemauriziano.it

Giorni e orari di apertura Palazzina di Caccia di Stupinigi: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18).

Miguel Benasayag, “La mia casa è nel mondo”

Venerdì 13 febbraio  al teatro Il Mulino di Piossasco

Venerdì 13 febbraio, alle 20.30, presso il teatro Il Mulino di Piossasco, in via Riva Po 9, il filosofo e psicanalista Miguel Benasayag sarà ospite del progetto “La mia casa è nel mondo”, promosso da YEPP ITALIA, in collaborazione con il Centro Studi Sereno Regis e Cooperativa Madiba, con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, nell’ambito delle linee guida di sostegno alle Scuole di Politica. Il titolo dell’incontro con Miguel Benasayag sarà “Stare nel presente. Dialogo su come agire nella complessità di questo tempo”, e sarà un’occasione di confronto su come vivere in un mondo che sta venendo meno, in attesa del futuro che tarda ad arrivare.

“Un senso di minaccia incombente è ormai parte integrante del nostro mondo, che appare senza orizzonti di futuro, precario e cinico – spiegano gli organizzatori  – viviamo un tempo caotico, di grandi cambiamenti e sfide impellenti. Come pensare e agire dentro questo caos ? Essere genitori, adulti ed educanti, significa affrontare una sfida complessa, aiutare i figli a crescere in un mondo in rapido cambiamento senza smarrire il senso del legame con gli altri”.

Miguel Benasayag, filosofo e psicanalista, è originario dell’Argentina, dove sotto la dittatura ha conosciuto il carcere e la tortura. A Parigi si occupa dei problemi dell’infanzia e dell’adolescenza, e dell’interazione tra tecnologia ed essere umano. Nel suo approccio l’analisi teorica è strettamente legata all’agire concreto. Tra le sue opere più conosciute “L’epoca delle passioni tristi”, “Elogio del conflitto”, “Oltre le passioni tristi: dalla solitudine contemporanea alla creazione condivisa”.

“La mia casa è nel mondo” rappresenta la prima edizione sperimentale di un percorso che propone di portare la politica, intesa come cura del bene comune, dentro le case, accompagnando gli adulti nella costruzione di strumenti concreti per affrontare con i figli i temi che caratterizzano la nostra società. La proposta è nata dalla consapevolezza, evidenziata in una ricerca su giovani, partecipazione e volontariato dal titolo “Tu sei una persona che partecipa?”, curata da YEPP Italia, pubblicata nell’aprile 2025, che l’ambiente familiare possieda un’influenza determinante sui percorsi di partecipazione dei minori e dei giovani. La famiglia rappresenta un ponte tra la vita privata e quella pubblica, luogo dove si intrecciano valori, affetti e responsabilità, ma anche il primo spazio dove esercitare il senso civico. Favorire la conversazione in casa sui temi del mondo significa educare al pensiero critico, alla solidarietà e alla cura.

Il progetto è stato realizzato nei comuni di Orbassano, Beinasco, Piossasco, Volvera, Bruino e Rivalta di Torino, e ha intrecciato due percorsi paralleli, uno per i genitori e l’altro per i figli, che si sono sviluppati in incontri plenari, laboratori esperienziali e attività ludico-educative.

Mara Martellotta

Wapa Accessori inaugura la sua nuova sede in via Piero Gobetti

 Al numero 5, angolo via Cavour, aspettando il pubblico per un cin cin di buon auspicio

Wapa Accessori si trasferisce da via Roma 334 a via Piero Gobetti 5, angolo via Cavour, nel cuore pulsante dello shopping torinese.
Il nuovo negozio sarà inaugurato il giorno di San Valentino, il 14 febbraio 2026, dalle ore 18.30, per “una nuova storia tutta da scrivere”, con un cin cin di buon auspicio aperto al pubblico. Si tratta di una boutique da decenni rinomata per la sua selezione di accessori di lusso e marchi prestigiosi.  Fino alla fine del 2025 era presente in via Roma, ora ha scelto una sede più grande e ricca, in cui il negozio propone uno stile capace di unire il classico al moderno. Molti i generi che si possono trovare, da una vasta gamma di cravatte a sciarpe, stole, gemelli, profumi di nicchia, cinture, bretelle, papillon e tutto ciò che può arricchire e rinnovare l’immagine sia maschile sia femminile.

Mara Martellotta

Aspettando il Salone del Vino 2026

Per tutto il mese di febbraio un fitto calendario di eventi diffusi nei ristoranti e nei locali della città che attraversa territori, storie e identità del Piemonte
SALONE DEL VINO 2026
‘Degustare è scoprire’
IV Edizione
28 febbraio – 2 marzo 2026
OGR Torino
Mercoledì 11 febbraio
il viaggio si sposta nel Canavese con “Degustare il territorio: Cantina Alberand al Barotto”.
Il Barotto Taglieria
Via Giuseppe Baretti, 8, 10125 Torino TO
ambiente conviviale e accogliente, i vini dell’Azienda Agricola Alberand raccontano una viticoltura familiare e artigianale, fatta di raccolte manuali e rispetto delle tradizioni.
Il Barotto è una taglieria nel cuore di Torino, nata nel 2012 per far rivivere i sapori valdostani e piemontesi .Qui i taglieri sono i veri protagonisti: salumi e formaggi artigianali selezionati da piccoli allevatori di montagna, battute stagionali dai grandi accostamenti e piatti che raccontano tradizione, genuinità e cultura alpina.
la cantina Alberand ha proposto i vini :
Piemonte DOC Bianco 2024 “Yuna” (Erbaluce 100%), fresco e versatile negli abbinamenti,
Al naso :salvia erbe montane sottili
In bocca : bella beva , easy , pulita ,corpo medio , sapidità media
Caratteristiche:
Mt 350 , versante S/o ,vigne 10 anni ( 10% 50 anni ), terreno sabbioso 60%, limo 40%
solo presa diretta
Canavese DOC Nebbiolo 2023 “Rubiolo” (Nebbiolo 100%), toponimo da terreni agricoli ideale per accompagnare i sapori più intensi dei taglieri e delle battute.
Al naso : rosa , viola tenue , leggera durezza nel finale
In bocca : bella beva , elegante, durezza nel finale da long time
Caratteristiche : versante S/o ,vigna 10 anni terreni argillosi 20% limo 40% sabbia 40%
Sulle buccie 10 gg 12 mesi di Barrique usate
Alberand
L’azienda Alberand nasce nel 2018 dal desiderio del giovane titolare Alex di riportare ai fasti passati l’antica viticoltura salassese, ponendo al centro qualità e salvaguardia del territorio; produce principalmente grandi vitigni autoctoni piemontesi, Barbera e Nebbiolo in purezza o in blend, e l’Erbaluce del Canavese, anche in versione spumantizzata in arrivo.
I vigneti si trovano nei comuni di Salassa e Valperga, ai piedi del Parco Nazionale del Gran Paradiso, su terreni a medio impasto di origine alluvionale, ricchi di limo e argilla, con pH sub acido e presenza di ciottoli e ghiaia dovuta all’antica morena glaciale; le forme di allevamento prevalenti sono la controspalliera con potatura Guyot e l’antica forma locale Aeroplano, con prevalenza di vitigni a bacca rossa (Barbera, Nebbiolo, vitigni minori) e l’immancabile Erbaluce.
La gamma dei vini comprende il rosso Recetto, rubino con riflessi violacei, intenso di frutta rossa, ciliegia sotto spirito, note balsamiche e tabacco, il rosato di carattere Helios, fresco e sapido con profumi di frutta fresca, fiori bianchi e rosa canina, il bianco non convenzionale Yuna, giallo paglierino, acido e strutturato, con sentori di smalto, idrocarburo e mela verde, e il frizzante ancestrale Dëmora, da vitigno rosso aromatico, solo 250 bottiglie, fresco, fruttato, con bollicina lieve, pensato per bevute informali.
Menù
Tagliere composto da 4 salumi e 4 formaggi selezionati
Pancetta suino
Prosciutto crudo valdostano 24 mesi
Lonza suino
Salame dí cinghiale mix
Composta albicocche, frutta rossa
Miele castagno
FORMAGGI
BRESIN latte vaccino caprino ovino con aroma rose
TESTUN latte vaccino
PERRI latte vaccino caprino ovino aroma pere
BLUE DI PECORA
tutte buccie edibili
CARNE DI FASSONE fantastica
GRISSINI extra vergine ed alla nocciola
Grazie a Diego e Daniele per il perfetto servizio di Catering ed a Alex e Claudio Alberand per la loro passione ed entusiasmo in vigna ed in cantina.
Alla prossima!
LUCA GANDIN

L’eleganza che nasce dalla storia: viaggio tra gli stili classici d’arredo

ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.

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Entrare in una casa, in qualunque parte del mondo, significa entrare in una visione a volte personale. Ogni abitazione racconta una scelta estetica, una memoria culturale, un modo preciso di intendere lo spazio e il vivere quotidiano.

C’è chi si riconosce nell’eleganza senza tempo del classico, chi cerca la pulizia razionale del moderno, chi ama l’essenzialità del minimal o il calore luminoso dello stile scandinavo. Alcuni si lasciano sedurre dall’anima urbana dell’industrial, altri dalla delicatezza romantica dello shabby chic o dal fascino stratificato del boho. C’è chi predilige il rigore geometrico dell’Art Déco, chi l’armonia organica del mid-century modern, chi le atmosfere mediterranee, provenzali o marocchine. E poi le tendenze più recenti: l’organic modern, il wabi-sabi, il ritorno alla materia, alla luce, all’imperfezione consapevole.

Gli stili d’arredo non sono semplici etichette decorative. Sono linguaggi. Parlano di epoche, di geografie, di società. Raccontano ciò che consideriamo bello, funzionale, rassicurante o aspirazionale. E spesso, senza che ce ne accorgiamo, parlano anche di noi.

Per questo ho deciso di dedicare le prossime settimane della rubrica a un viaggio tra gli stili che caratterizzano le abitazioni di tutto il mondo. Non una lista tecnica, ma un percorso per comprenderne l’origine, l’evoluzione e il significato contemporaneo.

Si parte dalle radici. Questa settimana ci immergiamo negli stili di ispirazione storica: il Classico, il Neoclassico e il Barocco/Rococò. Tre espressioni diverse di eleganza, accomunate da una forte identità culturale e da un senso profondo di rappresentanza dello spazio.

Approfondiremo cosa definisce davvero uno stile classico oltre i cliché, come il neoclassico riesca a dialogare con l’abitare contemporaneo, e perché il barocco e il rococò, con la loro teatralità decorativa, continuino ancora oggi a influenzare l’immaginario dell’abitare di prestigio.

Perché comprendere uno stile non significa copiarlo, ma imparare a leggerlo. E solo quando sappiamo leggere uno spazio possiamo davvero iniziare ad abitarlo con consapevolezza.

Se vogliamo comprendere davvero gli stili di ispirazione storica, dobbiamo guardarli non come semplici scelte decorative, ma come espressioni di un’idea precisa di bellezza e di società. Il Classico, il Neoclassico e il Barocco/Rococò nascono in epoche diverse, ma condividono un principio fondamentale: lo spazio non è solo funzionale, è rappresentazione.

Stile Classico

Lo stile classico affonda le radici nella tradizione europea, ispirandosi all’armonia dell’architettura greco-romana e alle dimore aristocratiche tra Rinascimento e Ottocento. La parola chiave è equilibrio.

Gli ambienti sono impostati su simmetrie rigorose, proporzioni studiate, assi visivi centrali. Le boiserie incorniciano le pareti, i soffitti possono essere decorati con cornici e rosoni, i pavimenti spesso in marmo o parquet posato con disegni tradizionali. I colori tendono ai toni caldi e neutri – avorio, crema, tortora – arricchiti da dettagli dorati o bronzati.

L’arredo è importante ma mai casuale: mobili in legno massello, intarsi, tessuti preziosi come seta o velluto. È uno stile che comunica solidità, continuità, prestigio. In una città come Torino, con i suoi palazzi storici e i piani nobili affacciati su cortili interni eleganti, il classico non è una moda: è una memoria ancora viva.

Stile Neoclassico

Il neoclassico nasce come reinterpretazione più misurata e razionale del linguaggio classico. Mantiene l’ordine e la simmetria, ma alleggerisce l’apparato decorativo. È meno opulento, più raffinato, più contemporaneo nella percezione.

Le modanature sono presenti ma più sottili, i colori si schiariscono ulteriormente – grigi chiari, bianchi luminosi, beige delicati – e l’oro lascia spazio a finiture più discrete. Le linee degli arredi diventano più pulite, pur conservando un’eleganza formale.

È uno stile che dialoga molto bene con l’abitare di oggi, soprattutto negli appartamenti d’epoca ristrutturati con sensibilità. Permette di conservare l’anima storica di uno spazio inserendo elementi moderni con equilibrio. Non è nostalgia: è reinterpretazione consapevole.

Barocco e Rococò

Con il Barocco e, successivamente, con il Rococò, l’equilibrio lascia spazio alla teatralità. Qui lo spazio diventa scenografia.

Il barocco è potenza visiva: curve, dorature, stucchi ricchi, contrasti forti tra luce e ombra. I volumi sono dinamici, le decorazioni abbondanti, i materiali preziosi. È uno stile che nasce per stupire, per affermare grandezza e autorità.

Il rococò, evoluzione più leggera e intima del barocco, introduce maggiore grazia e movimento sinuoso. I colori si fanno più chiari – cipria, verde salvia, azzurro polvere – le decorazioni diventano più minute e decorative. È meno monumentale, più raffinato, ma altrettanto scenografico.

Oggi questi linguaggi sono raramente riprodotti in modo integrale, ma continuano a influenzare l’idea di lusso, soprattutto in contesti dove l’impatto visivo è parte dell’esperienza. Inseriti con misura, possono trasformare un ambiente in un luogo fortemente identitario.

Comprendere questi tre stili significa riconoscere che l’abitare non è mai neutro. È sempre una scelta culturale. E conoscere le radici storiche dell’arredo ci aiuta a non confondere l’eleganza con l’eccesso, la tradizione con la replica, il prestigio con l’ostentazione.

Nelle prossime settimane continueremo questo viaggio, attraversando stili più contemporanei e ibridi. Perché ogni casa, prima di essere arredata, va capita. E ogni stile, prima di essere scelto, va interpretato.