LIFESTYLE

I Grandi Terroir del Barolo, torna l’iniziativa ideata da Go Wine

Edizione 2026
Sabato 28 e domenica 29 marzo 2026 – Monforte d’Alba
Moda Venue – Palazzo Martinengo
Tornano I Grandi Terroir del Barolo, l’iniziativa ideata da Go Wine e giunta alla diciassettesima edizione, in programma sabato 28 e domenica 29 marzo 2026 a Monforte d’Alba, uno dei centri più importanti della Langa del Barolo.
Sede dell’evento saranno ancora una volta le eleganti sale di Palazzo Martinengo – Moda Venue (Via Cavour, 10), nel centro storico del paese.
L’evento conferma e rafforza il proprio carattere distintivo:
un’occasione di approfondimento sul Barolo e sul suo territorio, con al centro le Menzioni Geografiche Aggiuntive (M.G.A.), per raccontare – attraverso l’assaggio – le diverse anime della denominazione.
Un percorso che valorizza cantine che producono Barolo in più etichette, espressione di cru, siti e parti diverse del territorio, esaltando l’anima e le peculiarità del Nebbiolo e interpretando le diversità come una ricchezza che invita a comprendere più a fondo la grandezza di questo vino.
UN EVENTO MIRATO, TRA DEGUSTAZIONE E TERRITORIO
L’edizione 2026 si propone come una sorta di anteprima della nuova annata sul territorio, mantenendo una formula collaudata che nelle ultime edizioni ha registrato una crescente partecipazione e interesse.
Un evento mirato e, a suo modo, esclusivo, che vuole:
  • comunicare le peculiarità dei diversi cru
  • far riflettere degustatori e pubblico sull’importanza del fattore terra–territorio
  • valorizzare l’incontro diretto con i produttori
  • invitare esperti ed enoappassionati a vivere un fine settimana in Langa, tra degustazioni, visite in cantina e scoperta del territorio.
ECCO LE CANTINE PROTAGONISTE DELL’EVENTO CON L’ELENCO DEI
BAROLO IN DEGUSTAZIONE NELLE DIVERSE M.G.A.
 
ABBONA ANNA MARIA – Farigliano
Barolo Bricco San Pietro 2022
Barolo Bricco San Pietro 2019
Barolo Bricco San Pietro 2017
 
BOASSO – Serralunga d’Alba
Barolo Riserva Margheria 2020
 
ENZO BOGLIETTI – La Morra
Barolo Brunate
 
BOLMIDA SILVANO – Monforte d’Alba
Barolo Bussia Vigna dei Fantini 2021
Barolo Le Coste di Monforte 2021
 
BRIC CENCIURIO – La Morra
Barolo Costa di Rose
 
BRICCO MAIOLICA – Diano d’Alba
Barolo del Comune di Diano d’Alba Contadin 2021
CASCINA CHICCO – Canale
Barolo Rocche di Castelletto 2022
Barolo Riserva Ginestra 2019
 
CASCINA GAVETTA – Novello
Barolo Ravera
 
DAMILANO – Barolo
Barolo Cerequio
 
DOSIO VIGNETI – La Morra
Barolo Fossati
 
FORTEMASSO – Monforte d’Alba
Barolo del Comune di Monforte 2021
Barolo Castelletto 2020
Barolo Riserva Castelletto 2019
 
GERLOTTO F.LLI – Diano d’Alba
Barolo Sorano 2020
 
L”ASTEMIA – Barolo
Barolo Cannubi 2021
Barolo Terlo 2021
LA BIÒCA – Monforte d’Alba
Barolo Aculei 2022
Barolo Bussia 2022
Barolo Ravera 2022
 
MANZONE PAOLO – Serralunga d’Alba
Barolo del Comune di Serralunga d’Alba 2022
Barolo Meriame 2022
Barolo Riserva 2019
DIEGO MORRA – Verduno
Barolo del Comune di Verduno 2022
Barolo Monvigliero 2020
Barolo Zinzasco 2022
 
PIAZZO COMM. ARMANDO – Alba
Barolo Valente 2021
Barolo Sottocastello di Novello 2021
PORRO GUIDO – Serralunga d’Alba
Barolo Santa Caterina 2022
Barolo Lazzairasco 2022
 
REVA – Monforte d’Alba
Barolo 2022
Barolo Cerretta 2022
Barolo Ravera 2021
 
REVERDITO MICHELE – La Morra
Barolo Castagni 2020
Barolo Bricco Cogni 2020
Barolo Badarina 2017
 
SAN BIAGIO – La Morra
Barolo del Comune di La Morra 2021
Barolo Capalot 2019
Barolo Riserva Bricco San Biagio 2019
 
SAVIGLIANO F.LLI – Diano d’Alba
Barolo Boiolo 2021
 
AGR. SORDO GIOVANNI – Castiglione Falletto
Barolo Gabutti 2021
Barolo Parussi 2021
Barolo Ravera 2021
IL CONSORZIO VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO OSPITE SPECIALE DELL’EVENTO
Sarà il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano l’ospite speciale de I Grandi Terroir del Barolo, con un approfondimento dedicato al progetto delle Pievi, recentemente istituito.
Lo studio storico della geologia e della geografia del territorio ha portato alla individuazione di 12 zone, definite nel disciplinare di produzione UGA (Unità geografiche aggiuntive), le stesse anteposte in etichetta con la menzione “Pieve”.
Un tema che dialogherà in modo naturale con le Menzioni Geografiche Aggiuntive del Barolo: anche a Montepulciano il racconto del vino passa attraverso una lettura sempre più precisa delle diverse identità del territorio.
Durante l’evento sarà proposta una selezione di vini rappresentativi delle diverse Pievi, offrendo al pubblico un interessante confronto tra due grandi denominazioni italiane unite dalla volontà di mettere al centro il territorio come elemento distintivo.
IL PROGRAMMA
• Banchi d’assaggio d’incontro con le cantine
Nella prossima newsletter un primo elenco.
• Masterclass di approfondimento, anche su annate anterioriUn Master sul Barolo (sabato 28 marzo), con lezioni, percorsi tematici e degustazioni
• Visite in cantina e proposte di soggiorno sul territorio
• Abbinamenti enogastronomici nei ristoranti della zona
In questa edizione sarà inoltre introdotto in forma sperimentale un piccolo shop de “I Grandi Terroir del Barolo”, che consentirà al pubblico di acquistare una selezione di Barolo degustati durante l’evento.
GLI EVENTI COLLATERALI
 
MASTERCLASS
Durante le due giornate sono previste quattro masterclass dal titolo:
Terroir a confronto: Barolo e Vino Nobile di Montepulciano, menzioni geografiche, sottozone e territorio.
Saranno condotte dal giornalista Gianni Fabrizio, curatore della guida ai Vini d’Italia del Gambero Rosso.
Si tratta di percorsi d’assaggio di confronto tra Barolo e Vino Nobile di Montepulciano.
In ogni degustazione saranno in assaggio 4 Barolo e 4 Vino Nobile di Montepulciano, con etichette che varieranno in ciascun appuntamento.
Si svolgeranno sempre presso la sede dell’evento e grazie alla collaborazione del Consorzio di Tutela Vino Nobile di Montepulciano presente nel corso delle Masterclass per raccontare terroir e vini.
Calendario e orari:
Sabato 28 marzo
Ore 14.30
Ore 17.00
Domenica 29 marzo
Ore 11.00
Ore 15.30
Le masterclass si svolgono su prenotazione: costo della degustazione euro 25 – riduzioni euro 20 per i soli soci Go Wine.
IL MASTER SUL BAROLO
Sabato 28 marzo
Sabato 28 marzo è in programma il Master sul Barolo: una giornata in cui si potrà approfondire sul campo la conoscenza di questo vino fra lezioni, percorsi nel territorio di produzione e degustazioni.
Il Master sul Barolo avrà un costo di € 75 per i soci e € 85 per i non soci.
Nei prossimi giorni i dettagli e il percorso della giornata.
Chi fosse interessato può confermare la preadesione
scrivendo alla mail stampa.eventi@gowinet.it
I GRANDI TERROIR DEL BAROLO
DOVE
Palazzo Martinengo – Moda VenueSala dei Grifoni
Via Cavour, 10 – Monforte d’Alba (CN)
QUANDO
Sabato 28 marzo 2026Banco d’assaggio dalle 11.00 alle 18.00, articolato su due turni
primo turno: 11.00 – 14.30
secondo turno: 14.30 – 18.00
Domenica 29 marzo 2026Banco d’assaggio dalle 11.00 alle 18.00, articolato su due turni
primo turno: 11.00 – 14.30
secondo turno: 14.30 – 18.00
Nel corso delle due giornate sono previste masterclass.
COME PARTECIPARE
La degustazione al banco d’assaggio si svolgerà su turni e con prenotazione obbligatoria, per garantire la migliore esperienza di visita e di assaggio.
BIGLIETTI E COSTI
👉 Aperta la prevendita online!
Il costo della degustazione è di € 28,00(riduzioni: € 25,00 Soci Associazioni di settore, € 21,00 Soci Go Wine).
• Il biglietto comprende:
• la degustazione in forma libera dei Barolo al banco d’assaggio
• un assaggio presso l’area della denominazione ospitedell’evento.
Riduzioni per chi prenota online
Chi acquista il biglietto in prevendita online avrà una riduzione sul costo:
€ 25,00 pubblico
€ 22,00 Soci Associazioni di settore
€ 18,00 Soci Go Wine
🎁 Ingresso gratuito per chi si associa a Go WineLa degustazione al banco d’assaggio sarà in omaggio per coloro che decideranno di associarsi a Go Wine
(benefit non valido per i soci familiari).
Maggiori dettagli sulla campagna associativa a fondo mail.
ALLA PROSSIMA !
LUCA GANDIN

Torna “Corso Belgio in Bancarella”

Torna anche quest’anno l’atteso appuntamento “Corso Belgio in Bancarella”, la storica festa di quartiere che anima corso Belgio e Vanchiglietta. L’iniziativa è giunta alla sua 39esima edizione. L’evento organizzato da Federeventi Piemonte, in collaborazione con l’Associazione Commercianti Operatori Economici Vanchiglietta, si svolge con il patrocinio della Circoscrizione 7 della Città di Torino. Dalle ore 9 alle 19 di domenica 22 marzo, corso Belgio si trasformerà in un luogo viale pedonale che partirà da corso Tortona fino a Lungo Po Antonelli, animato da oltre 100 attività commerciali e decine di bancarelle di artigianato, prodotti tipici ed espositori extra alimentari. Si tratta di una giornata all’insegna della socialità, del commercio e del divertimento, con negozi aperti, stand di associazioni sportive, sociali e culturali, giostre per bambini e momenti di intrattenimento per tutte le età. Bar, ristoranti e pizzerie resteranno aperti per accogliere il pubblico con colazioni, pranzi e merende all’insegna del gusto e della convivialità. Saranno anche presenti UGI, Unione Genitori Italiani, e NIDA, la Nazionale Italiana dell’Amicizia, ognuno con il proprio stand per raccogliere fondi con uova di Pasqua e cioccolato solidale; nel pomeriggio si terranno una sfilata e uno spettacolo dei supereroi della NIDA. Grande spazio sarà riservato al mondo delle associazioni, con la partecipazione di numerose realtà impegnate nello sport, nella cultura e nel sociale. Durante la giornata non mancheranno attività, esibizioni, flashmob e momenti di animazione, a cura delle associazioni del territorio, per valorizzare la vitalità di Vanchiglietta. Special Guest sarà lo stand della Protezione Civile – Gestione Emergenze e Sicurezza.

“Corso Belgio in Bancarella” si conferma un appuntamento imperdibile per riscoprire il cuore pulsante di Vanchiglietta, vivere le sue strade in modo nuovo e sostenere il commercio locale. Una giornata di incontro e partecipazione dedicato a tutta la città.

Mara Martellotta

E’ tempo di ciliegi in fiore alla Reggia di Venaria

Le fioriture dei ciliegi si potranno ammirare nei Giardini della Venaria Reale anche la sera in questa nuova edizione dei “Ciliegi in fiore”

Con la primavera alla Reggia, i Giardini della Venaria Reale si presentano come una vera esplosione di colori e profumi con le fioriture dei ciliegi, dei peri e dei meli, uno spettacolo paesaggistico magico per gli amanti della natura e della bellezza. Dopo il grande successo di pubblico dell’edizione 2025, dal titolo “All’ombra dei ciliegi in fiore”, che ha visto l’ingresso di oltre 105 mila visitatori in appena due settimane, per ammirare la meraviglia dei ciliegi fioriti, la Reggia torna a celebrare i petali rosa con un ricco programma di iniziative e nuovi orari tra il 19 marzo e il 1⁰ aprile, data di conclusione indicativa, proponendo molteplici attività legate alla natura, alle tradizioni, al benessere e alla convivialità, con una novità rappresentata da “Una sera sotto i ciliegi in fiore”(aperture serali straordinarie) per vivere un‘esperienza affascinante e diversa dal solito. In occasione della fioritura, i Giardini saranno visitabili anche lunedì( (consueto giorno di chiusura) e tutti i giorni dal 19 marzo al 1⁰aprile dalle 7.30 alle 18  dalle 19 fino alle 23, con aperture serali straordinarie per offrire al pubblico uno spettacolo eccezionale e unico in Italia, quando gli alberi fioriti saranno illuminati da altrettante luci, creando uno scenario magico, degno dei suggestivi Yozakura durante la celeberrima hanami giapponese, la secolare tradizione romantica orientale dell’ammirazione dei ciliegi fioriti di notte. L’ingresso dei Giardini è solo su prenotazione online al sito www.lavenaria.it, e limitato ogni giorno per consentire un afflusso gestibile e una fruizione godibile di questa bellissima esperienza. L’apertura prolungata darà al pubblico l’opportunità di immergersi in magiche nuvole rosa, circondate dalla luce diurna, da quelle colori del tramonto, dall’incanto dei colori del crepuscolo e dal buio intimo e raccolto della sera, con una serie di opportunità di attrazione e intrattenimento, quali la performance “Sakurasonic – un Matsuri contemporaneo”, che inaugurerà nelle sere di sabato 21 e domenica 22 marzo il programma in collaborazione con il MAO; l’evento “Yoga all’ombra dei ciliegi in fiore” al mattino di sabato 21 marzo, con biglietto dedicato; “La pittura en plein air” il 21, 22, 28 e 29 marzo, in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Torino, e “Musica all’ombra dei ciliegi in fiore” il 28 e 29 marzo, e il 5 e 6 aprile in collaborazione con il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino. In tutti i giorni indicati, dalle 7.30 alle 20, e fino alle 23 il venerdì, sabato, domenica e festivi, sarà aperto il punto ristoro del Patio dei Giardini, mentre tutte le sere, dalle 19 alle 23, presso la Cascina Medici del Vascello sarà possibile degustare il tradizionale sakè con cibo orientale, oltre alla possibilità di consumare gli aperitivi.

“Dopo lo straordinario successo dello scorso anno – spiegano Michele Briamonte e Chiara Teolato, presidente e direttrice del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude – confidiamo che i Giardini della Venaria Reale possano riproporre lo spettacolo unico dei ciliegi fioriti, capace di attrarre ed emozionare un pubblico davvero variegato. Oltre alla possibilità di godere della Reggia, abbiamo previsto attività, eventi e spettacoli anche durante le ore serali per rilanciare ulteriormente questa esperienza indimenticabile: tra questi la performance che abbiamo programmato insieme al MAO, che ringraziamo per aver voluto condividere idee e capacità organizzativa, valorizzando in modo significativo e concreto il nostro sistema culturale territoriale”.

“Questo progetto in collaborazione con la Reggia di Venaria – spiega il direttore del MAO, Davide Quadrio – si inserisce nel percorso sistemico che il MAO sta sviluppando con il territorio di prossimità e le sue istituzioni culturali. Trasformare la fioritura dei ciliegi in fiore, in un’ottica di scoperta del Giappone, va proprio in questa direzione. Il MAO si propone come strumento curatoriale e di mediazione culturale, un museo al servizio di condivisione in un’ottica di sistema: non più istituzioni in competizione fra loro, ma un metodo fondato sulla co-progettazione e sulla partecipazione capace di generare valore per tutti”.

L’evento del “Sakurasonic”, che si svolgerà sabato 21 e domenica 22 marzo, dalle 19.30 alle 22, propone una reinterpretazione contemporanea e non filologica del Matsuri, festa tradizionale giapponese che trova spazio nei Giardini della Venaria. Matsuri è il termine nipponico che indica una festa collettiva che unisce rituali, danze, canti e convivialità. Radicati nello Shintoismo e nel rapporto con la natura, i Matsuri celebrano il passaggio delle stagioni, il benessere della comunità e il legame con le divinità. Tra i più noti, il Sakura Matsuri è dedicato alla fioritura dei ciliegi, momento pubblico di condivisione che segna il passaggio stagionale e riflette una visione della natura intrecciata alla vita quotidiana. Partendo da questa tradizione, “Sakurasonic” non si configura come una festa giapponese in senso folkloristico, ma come un rito contemporaneo diffuso nei Giardini, composto da interventi sonori, momenti di ascolto e ritualità. Il progetto è curato da Chiara Lee e Freddie Murphy e coinvolge tre artiste giapponesi, Hatis Noit, Kiki Hitomi e Tsubasa Hori, che trasformeranno il giardino in uno spazio performativo e immersivo attraverso voce e suono, strumenti tradizionali e musica elettronica.

Il pubblico potrà assistere a una parata che partirà dal Patio dei Giardini per arrivare fino alla zona dei ciliegi, con personaggi che realizzeranno maschere indossate per l’occasione tra danze e canti presso la Cascina Medici del Vascello. Il progetto sarà preceduto da un workshop dedicato alle scuole, propedeutico alla performance e condotto da Kiki Hitomi e Tsubasa Hori.

Info e prenotazioni: lavenaria.it – biglietti Giardino 6 euro – 8 euro per “Una sera ai ciliegi in fiore” e 10 euro per “All’ombra dei ciliegi in fiore” – ridotto per tutte le tipologie di ingresso alla Reggia e ai Giardini con il biglietto del MAO e viceversa.

Mara Martellotta

 Il cioccolato di Guido Castagna: identità riconosciuta a livello internazionale

 

C’è qualcosa di profondamente piemontese nel modo in cui il cioccolato sa raccontare una storia.

Succede a Giaveno, dove le creazioni di Guido Castagna tornano a distinguersi sulla scena internazionale, conquistando ancora una volta i giudici degli International Chocolate Awards, una delle più importanti competizioni mondiali dedicate al cioccolato artigianale, che ogni anno riunisce esperti e degustatori da tutto il mondo per valutare le migliori produzioni.

A Firenze, tra degustazioni alla cieca e confronti tra i migliori chocolatier, è stato il Giuinott® a lasciare il segno: quattordicesimo oro consecutivo, con un punteggio straordinario di 97,8. Un risultato che non parla solo di eccellenza tecnica, ma di continuità, di una qualità che resiste al tempo senza perdere identità.

Dentro questo piccolo gianduiotto c’è molto più di una ricetta: ci sono le nocciole del territorio, la precisione artigianale e una visione che guarda già al futuro, verso il riconoscimento del Giandujotto di Torino IGP.

Accanto a lui, brillano anche la crema di nocciola +55, premiata con l’oro, e praline che giocano con aromi inaspettati — menta e liquirizia, malva e cardamomo — dimostrando che la tradizione può evolversi senza perdere la propria anima.

Da Giaveno arriva così una conferma semplice ma potente: l’eccellenza, quando è autentica, non ha bisogno di reinventarsi. Deve solo continuare a essere sé stessa.

Chiara Vannini  

Festeggiando con papà

Sabato 21 marzo, in occasione della Festa del Papà, EDIT PLACE ospiterà, con
organizzazione di To Be Experience, un’esperienza speciale pensata per padri e figli: un
laboratorio pratico di cucina dove si impasta, si crea e si condivide.

Una vera e propria festa al motto di “impastare, infornare e festeggiare”.
Tre saranno gli slot orari, con prenotazione obbligatoria, fino ad esaurimento disponibilità:
– ore 11 con termine alle ore 12.30
– ore 15 con termine alle ore 16.30
– ore 17 con termine alle ore 18.30
I partecipanti troveranno al loro arrivo la propria postazione attrezzata con grembiule e
cappello da chef, ingredienti già dosati e un panetto pronto per essere lavorato.
Il laboratorio sarà guidato da un Mastro fornaio messo a disposizione dall’Antico Balon –
storica eccellenza della ristorazione piemontese – che verrà in soccorso dei papà meno esperti
in cucina.

Da oltre dieci anni punto di riferimento a Torino, il locale è stato tra i pionieri nell’introdurre la
cultura dei diversi impasti, fondando la propria filosofia sulla ricerca costante della materia
prima e sull’eccellenza dei fornitori locali. Per l’occasione verranno utilizzati gli iconici panetti
a lunghissima lievitazione, celebri per leggerezza e digeribilità, adatti per essere gustati anche
dai bimbi più piccoli.

Si partirà dall’impasto, stendendo la base, scegliendo gli ingredienti di primissima qualità e
personalizzando la propria pizza, affidata poi al Mastro fornaio per la cottura in forno.
Durante l’attesa, prima di gustare la pizza, il laboratorio continuerà con un momento dolce: la
farcitura delle iconiche zeppole di San Giuseppe, simbolo tradizionale della Festa del Papà.
La realizzazione della pizza, così come la decorazione dei dolci, sono attività semplici e
divertenti, da realizzarsi a quattro mani padre/figlio, in un momento di condivisione intima e
gioiosa, da ricordare. Proprio per cristallizzare il momento e conservarlo per la memoria
futura, un fotografo professionista scatterà delle immagini che verranno inviate ai singoli papà.
L’esperienza potrà poi ripetersi a casa perché ai partecipanti verrà lasciato il cappello da chef,
per sbizzarrirsi in cucina anche tra le mura domestiche.

Pier Rosito, CEO di To Be, racconta: “Quando il mio team creativo mi ha proposto questo
nuovo evento ho accettato con entusiasmo e con il sorriso perché sono un papà un po’
pasticcione ai fornelli. L’obiettivo di questa esperienza non è insegnare tecnicismi complessi,
ma accompagnare padri e figli passo dopo passo, in una prova, controllata ma libera, dove
sperimentare, collaborare e divertirsi insieme. Per poi magari mostrare con orgoglio alla
mamma quanto imparato.

Mi sento anche di aggiungere che nell’epoca attuale, fatta di famiglie allargate e gruppi di amici
che profumano meravigliosamente di famiglia, vogliamo ampliare il concetto di Festa del Papà
semplicemente a chi ama. Per cui porte aperte a chiunque voglia vivere col proprio piccolo di
casa un’esperienza diversa, nel nome dell’amore.”

EDIT PLACE, inaugurato nel 2017 in uno dei quartieri post-industriali più affascinanti di Torino,
si conferma con questo evento un vero e proprio Social Hub “for people and for having fun” –
polo di gusto, cultura e incontro – dove vivere esperienze di socialità innovative, lontane dai
luoghi comuni.

I biglietti per l’evento sono in vendita sul sito ufficiale di To
Be Events al link:
https://shop.tobevents.it/event/festeggiandoconpapa/

Croccante focaccia simil-Recco

/

Croccante al punto giusto, ha un gusto delicato. Che dirvi di piu’…. vi chiederanno il bis!

Certo, la focaccia di Recco e’ tutta un’altra storia… sono d’accordo con voi, questa e’ senza pretese ma vi piacera’, e’ croccante al punto giusto, ha un gusto delicato…che dirvi di piu’…. vi chiederanno il bis!

***

Dose per 2 teglie rettangolari:

500gr.di farina 00

2 cucchiaini di zucchero

1 cucchiaino di sale

1 bustina di lievito secco

5 cucchiai di olio evo

275ml di acqua tiepida

500gr. di stracchino/crescenza

sale q.b

***

Mettere la farina, lo zucchero, il sale nel mixer e miscelare, aggiungere poi la bustina di lievito e sempre miscelando l’olio. Aggiungere poco alla volta l’acqua e lasciar impastare per qualche minuto. Versare l’impasto sul piano del tavolo infarinato e iniziare ad impastare con energia sbattendo la pasta sul tavolo ripetutamente. Mettere l’impasto in una capiente ciotola, coprire con un tovagliolo e lasciar lievitare in luogo tiepido per 4 ore.

L’impasto raddoppiera’ di volume. A questo punto, stendere la pasta con il mattarello e sistemarla nella teglia rivestita di carta forno. Ungere leggermente l’impasto con olio miscelato a qualche goccia di acqua e coprire con pezzi di stracchino, salare, condire con un filo di olio e infornare a 250* per 15 minuti o fino a quando il formaggio inizia a dorare .

Servire subito aggiungendo, a piacere, rucola fresca. Se non avete tempo, o voglia, acquistare la pasta per pizza dal fornaio.

Buon appetito.

 

Paperita Patty

La Fondazione Mirafiore presenta la cucina del putagé

 

Con l’arrivo della primavera, la XVI edizione del Laboratorio di Resistenza Permanente della Fondazione Mirafiore di Serralunga d’Alba continua  a intrecciare riflessione civile, memoria e cultura del territorio.

Venerdì 27 marzo, alle ore 19, la Fondazione Mirafiore ospiterà uno degli ultimi incontri inseriti nel programma di quest’anno “La cucina del Putagé”, dedicato alla memoria della cucina tradizionale piemontese a partire dal libro dello storico e ricercatore Luciano Bertello. “La cucina economica”, chiamata in dialetto “putagé” è  stata per generazioni il cuore della casa contadina, uno spazio dove si cucinava, si scaldavano gli ambienti e si costruiva la vita quotidiana della famiglia, un simbolo di un tempo fatto di lentezza, cura e condivisione.
Il volume di Bertello, corredato dalle fotografie di Sergio Ardissone, ricostruisce la storia di questo oggetto emblematico, l’ultimo ancora legato al fuoco della legna, e racconta le osterie e i ristoranti che ancora oggi scelgono di utilizzarlo, mantenendo viva una tradizione culinaria profondamente radicata nella cultura piemontese.
Nel corso della serata interverranno, oltre all’autore e al fotografo, il presidente di Banca d’Alba Tino Cornaglia e i rappresentanti di tre trattorie  che continuano a cucinare sul putagé, il ristorante albergo della Madonna della Neve di Cesole, in provincia di Asti, il Ristorante Cacciatori di Cartosio nell’Alessandrino e la trattoria Salvetti di Paroldo nel Cuneese.
Sarà l’occasione per ascoltare storie di cucina, di territori  e di comunità,  che proseguiranno poi con una cena speciale realizzata all’Osteria Disguido, interamente dedicata alla cucina sul putagé.  Prenotazioni allo 0173626442.

Sabato 28 marzo, alle ore 18.30, il laboratorio di Resistenza Permanente torna, invece, a confrontarsi con i grandi temi della politica internazionale con l’incontro “Genocidio. Quel che resta di noi nell’era Neo imperiale” con la giornalista e scrittrice Rula Jebreal, nel quadro dei molti approfondimenti che la Fondazione Mirafiore ha scelto di dedicare al conflitto israelo-palestinese. L’incontro sarà preceduto da quello con Martina Marchiò, infermiera di Medici senza frontiere, a più riprese presente negli ospedali da campo a Gaza.

Mara Martellotta

Sausage Walk Italia, la passeggiata di bassotti più lunga del Paese

Torino sarà attraversata domenica 29 marzo prossimo da una lunga e simpatica “carica di zampe corte”. Torna, infatti, la Sausage Walk Italia, la passeggiata collettiva dedicata ai bassotti che quest’anno coinvolgerà contemporaneamente 35 città italiane, giungendo al Canton Ticino.

L’evento, giunto all’ottava edizione, rappresenta uno dei momenti più attesi dalla community dei bassottisti italiani, capace di trasformare un legame nato sui social in un’occasione reale di incontro, convivialità e condivisione. Anche Torino sarà protagonista di questa invasione pacifica, con un percorso che attraverserà le aree più suggestive della città e si concluderà con la tradizionale foto di gruppo. Oltre all’aspetto ludico, la manifestazione mantiene un importante valore solidale: charity partner ufficiale è l’associazione Bassotti e POI PIÙ – ODV, impegnata nel recupero e nell’assistenza dei bassotti in difficoltà.

Nata come iniziativa spontanea della community dei bassottisti italiani, la Sausage Walk è oggi la passeggiata dei bassotti più lunga del Paese, un appuntamento che, anno dopo anno, ha trasformato le community digitali in una festosa realtà fatta di zampette veloci, code scodinzolanti e abbaiati gioiosi, capace di riunire tutti gli appassionati di una delle razze canine più amate.

L’edizione 2026 segna un record di partecipazione, con raduni organizzati in 35 località distribuite tra Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna, oltre al Canton Ticino. Sono sempre di più i Comuni intenti a patrocinare l’iniziativa, riconoscendone il valore sociale e aggregativo. In ogni città l’evento è coordinato da un Alfiere SWI, che individua il punto di ritrovo e organizza un percorso sicuro con pochi attraversamenti e approvato dalle autorità locali. Durante la passeggiata sarà necessario attenersi alle regole della strada e ai regolamenti comunali vigenti. L’invasione pacifica sotto l’ombra della Mole vedrà impegnati gli Alfieri locali Giorgia Malavasi, Alessandra Settanni e Glenda Mira. Oltre all’aspetto ludico, la Sausage Walk Italia mantiene anche un forte aspetto solidale con il charity partner ufficiale, rappresentato da Bassotti…e POI PIÙ – ODV.

I partecipanti potranno sostenere le attività dell’associazione acquistando l’esclusivo kit SWI, che include articoli dedicati ai piccoli partecipanti e l’iconico “papillon” da collezione, che cambia ogni anno ed è diventato un simbolo per tutti i bassottisti.

Partecipazione  libera e gratuita

Domenica 29 marzo – viale Mattioli 39, Torino ore 10.30 – partenza ore 11.

Info: mb@sausagewalkitalia.it

Mara Martellotta

Piemonte da vivere: quando il viaggio diventa esperienza e il territorio si vive e si respira

Tra colline, borghi e montagne, il Piemonte offre incontri autentici e percorsi lenti che trasformano il modo di scoprire un territorio.

C’è un momento, in ogni viaggio, in cui ci si accorge di non essere più semplici visitatori, può succedere mentre si ascolta il racconto di un artigiano, mentre si impara un gesto antico in una cucina di famiglia, o mentre si cammina su un sentiero che qualcuno percorre da una vita, è lì che comincia il turismo esperienziale.

Sempre più persone oggi non cercano solo luoghi da vedere, ma incontri da vivere. Vogliono sentirsi parte di un territorio, anche solo per un giorno. Lontano dalle visite veloci e dalle fotografie scattate di corsa, emerge il desiderio di rallentare, di entrare nella trama quotidiana dei luoghi, di ascoltare chi li abita. È un modo di viaggiare che richiede apertura, curiosità, disponibilità a lasciarsi sorprendere.

Il turismo esperienziale nasce da qui: dall’idea che un luogo non si conosce davvero finché non si incrociano gli sguardi delle persone che lo custodiscono. È un modo di viaggiare che mette al centro le comunità locali, non più comparse, ma protagoniste. Chi accoglie non offre solo un servizio: condivide un pezzo della propria vita, quel gesto crea una relazione che arricchisce entrambe le parti. Il viaggiatore porta rispetto e attenzione, chi ospita ritrova valore nelle proprie tradizioni e nella propria storia. È un equilibrio delicato, che può diventare una forma di turismo sostenibile e responsabile, capace di generare economie diffuse senza snaturare l’identità dei territori.

In questo scenario il tempo assume un nuovo ritmo. Non è più una risorsa da ottimizzare, ma un compagno di viaggio. Si scopre che fermarsi, ascoltare, prendersi un’ora in più per capire un gesto o un racconto, non è una perdita: è il cuore stesso dell’esperienza. Il turismo esperienziale invita a lasciarsi condurre con lentezza, a vivere i luoghi con la stessa intensità con cui si vive un incontro importante.

Il Piemonte è una regione che invita naturalmente al turismo esperienziale, qui ogni territorio racconta qualcosa e lo fa attraverso le persone che lo abitano, le tradizioni che resistono e i paesaggi che cambiano volto a ogni stagione.

Nelle Langhe, nel Roero e nel Monferrato, l’esperienza nasce spesso intorno al vino e alla terra. Entrare in una piccola cantina significa ascoltare storie di famiglia, capire la fatica dietro un vigneto, scoprire gesti tramandati che trasformano l’uva in un racconto liquido. Le colline non si attraversano soltanto: si vivono camminando tra i filari, parlando con chi li cura ogni giorno, lasciandosi guidare dai ritmi lenti del paesaggio. Spostandosi verso le montagne, nelle valli alpine l’esperienza prende la forma di una passeggiata con una guida del posto, di una visita a una baita, di un laboratorio in cui si impara un antico mestiere. Qui il viaggio diventa immersione: il silenzio, la natura e le storie degli abitanti accompagnano chi arriva e lo portano a rallentare, a osservare, a sentire i luoghi con maggiore intensità.

Anche nelle città e nei borghi, il Piemonte offre un turismo esperienziale fatto di incontri e dettagli. Nei giardini storici, nelle botteghe artigiane, nelle strade che custodiscono memoria, si scopre un patrimonio che vive grazie alle persone che lo raccontano, ai loro aneddoti, alla passione con cui aprono le porte del proprio lavoro o della propria casa.

Questo modo di viaggiare funziona qui perché la regione ha scelto di valorizzare la sostenibilità, il rispetto per l’ambiente e il coinvolgimento delle comunità locali. L’esperienza non è costruita a tavolino: nasce dalla vita reale dei luoghi, dalla loro identità.

In Piemonte chi viaggia non solo vede, ma partecipa. Va via con un ricordo che non è una semplice immagine: è un profumo, una voce, un gesto imparato. È il privilegio di aver toccato l’essenza di un territorio che ama raccontarsi lentamente, e’ un nuovo modo di viaggiare che non e’ turismo, ma conoscenza e fusione con l’ambiente circostante, naturale e umano.

Maria La Barbera

L’ombrello e l’anguilla

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Non tanto alto, uno sguardo furbo e due gote belle rosse,Faustino non possiede “quarti di nobiltà”. Anche di sangue blu, nelle sue vene, non c’era traccia. Ma il suo doppio cognome – Giulini-Nobiletti – con quel trattino nobiliare può trarre in inganno. Quel trattino non era altro che un aggiunta posticcia, frutto di un errore dell’impiegato dell’anagrafe che aveva registrato l’atto di nascita aggiungendo al cognome paterno anche quello materno, separando l’uno dall’altro con un tratto di penna. Così, negli atti ufficiali e col tempo, la svista si affermò come la più reale delle realtà, con buona pace di tutti e di Fausto Giulini-Nobiletti per primo. L’errore non poteva però esser definito tale al cospetto del signor Francazzali, impiegato comunale con trent’anni e più di onorato servizio sulle spalle. Di fronte alla segnalazione del refuso, senz’altro frutto di una svista, s’irrigidì come uno stoccafisso: “Qui di errori non se ne fanno e non se ne sono mai fatti, chiaro?”. Non ammettendo, Eugenio Francazzali, alcuna possibilità di replica, la cosa finì lì. Di tempo,da allora, ne è trascorso tanto, praticamente una vita intera, e a parte l’essere riconosciuto come uno dei più accaniti giocatori di scopa d’assi della zona, il buon Giulini-Nobiletti, da tempo in pensione, è noto anche come il più formidabile pescatore d’anguille che si sia mai visto all’opera sul lago Maggiore. La zona dove “praticava” si estendeva lungo quel tratto di costa della sponda piemontese del Verbano che va tra la foce del Toce e il “molino di Ripa”, a Baveno. Nella pesca all’anguilla era facilitato, per così dire,  da un problema che da oltre vent’anni lo tormentava: l’insonnia. Dato che l’anguilla si pesca di notte, affondando la lenza nell’acqua scura come la pece, Faustino era avvantaggiato da quell’assenza di sonno nelle ore dedicate al riposo. Così, vigile e attento, per far passare le ore, pescava. A volte senza successo,  tornando a casa a mani vuote, lamentandosi con quelli che incontrava. La “solfa” era sempre la stessa. “L’Anguilla è in calo, vacca boia. E’ un po’ di  tempo che le cose vanno in malora. Tutte le anguille sono nate nel Mar dei Sargassi, l’unico posto dove si riproducono. Devono migrare, capito? Và di qui e và di là, l’anguilla. Un viaggio da Marco Polo. E, mondo ladro, adesso ci sono quelle dighe che regolano i livelli dell’acqua lungo il Ticino a rompergli le scatole, in particolare quella di Porto della Torre, tra Somma Lombardo e Varallo Pombia. Ecco, quella lì è diventata la linea del Piave per le anguille: da lì se pasà no! E se non si riproducono, io cosa pesco? Le scarpe vecchie e i barattoli arrugginiti?”.

 

Tra l’altro non è una pesca facile. Essendo l’anguilla un pesce potente e lottatore, occorre attrezzarsi a dovere. La canna? Con il cimino rigido, robusto e un mulinello in grado di ospitare una bobina di nylon di grosso spessore. La montatura dov’essere resistente, da combattimento: lenza dello 0,30 ,  amo del sette a gambo corto o del sei, forgiato storto, e un bel piombo a pera da 20 grammi. La ferrata non può essere incerta, balbettante. Non s’indugia, con l’anguilla: occorrono decisione e rapidità. Anche il recupero dovrà essere fatto nel modo più veloce possibile per evitare che l’anguilla riesca ad afferrarsi con la coda a qualche ostacolo sott’acqua, ancorandosi. A quel punto, ciao bambina: non la tiri fuori più neanche con il crick. Faustino é coscienzioso, attento, quasi uno svizzero. In quanto a precisione e professionalità pare la copia esatta del dottor Rossigni, quando visita con scrupolo i suoi pazienti. Faustino, la sua “visita”, la fa all’attrezzatura, ogni qualvolta – calate le prime ore della sera -parte per il lago. Oltre a canna, cassetta degli attrezzi ( ami,piombi, galleggianti, bave e così via), esche e guadino, non si scordava mai dell’ombrello. Sì, perché l’ombrello, come vedremo, è indispensabile. Quello che il buon Giulini-Nobiletti è solito usare l’ha acquistato da uno degli ultimi ombrellai della zona. Nella bottega di mastro Luciano il tempo si è fermato: vecchi mobili di legno con le vetrine piene di ombrelli artigianali di tutte le fogge. Erano amici e di lui Faustino parlava con entusiasmo. “ E’ lì, in quella bottega, che Luciano ripara ancora gli ombrelli, come faceva suo padre e prima di loro il nonno e lo zio. E’ uno come me, di quelli di una volta. Ormai quel mestiere, in giro per l’Italia,chi volete che lo faccia? Non lo fa quasi più nessuno ma lui resiste, tiene duro, altro che storie. Ho comprato due ombrelli fatti da lui, quello di tela pesante e con asta, manico e stecche in bambù e il puntale di ferro, e un altro di seta grezza. Una meraviglia! Il primo lo uso per ripararmi dalla pioggia, l’altro è il mio porta-anguille”. Il porta-anguille? Quando l’interlocutore sente questa storia per la prima volta, sgrana gli occhi. Ma cos’è? E lui, per tutta risposta, con quel suo sguardo malandrino, sfoderando uno dei suoi sorrisi più larghi, si mette a  parlare della pesca con il “mazzetto” e con l’ombrello. Lo fa pacatamente, con pazienza, senza “mettersi in cattedra”. Dice che si pesca sotto riva, con la canna fissa di bambù. Senz’amo, perché non serve. Stupiti? Tutti, la prima volta che hanno udito il racconto. Eppure si pesca così, sostiene Faustino, usando una lenza speciale: uno di quei normalissimi cordini di canapa per l’imballaggio e un sottilissimo filo di ferro cotto, morbido e pieghevole, della lunghezza di un metro. Quest’ultimo serve a legare “a mazzetto” una manciata di lombrichi. Prima di iniziare la pesca, occorre disporre l’ombrello aperto e capovolto, con la punta fissata per bene nel terreno. L’interno di questa  grande “scodella” va bagnato, così da renderne scivolose le pareti. Appena l’anguilla addenta il “mazzetto” si avvertono dei piccoli strappi che si alternano a tirate più decise e brevi pause. E’ l’anguilla che, con voracità, sta ingoiando l’esca. “ Qui non bisogna aver fretta”,spiega Faustino. “Occorre dar tempo, all’ingorda. I movimenti bruschi la insospettirebbero. La canna va alzata prima con lentezza e poi più in fretta , fino a portare la preda a pelo d’acqua. L’ultima fase, sempre senza strappi, è la prova del nove di abilità: si solleva l’anguilla per calarla nell’ombrello. Colta di sorpresa cercherà di riparare al suo errore e lo farà tentando di sputare l’esca.  Ma ormai è tardi,  per sua sfortuna:  non potendo sputare tutto il groviglio di vermi, si accorgerà che questi istanti saranno fatali. Cadendo nell’ombrello non avrà scampo: dal fondo, viscida com’è, non potrà risalire. Se però  ricade in terra, non resta che salutarla: sveltissima, al buio, riguadagnerà l’acqua”. Ride sornione, Faustino. E, visto che ormai il sole è in procinto di scomparire dietro al monte, con la canna e l’ombrello s’avvia verso il lago.

 

Marco Travaglini