LIFESTYLE

Tortino allo zafferano. Anche con gli avanzi di riso

/

E’ una torta salata che potrete proporre come primo piatto, una preparazione semplice, cremosa, dal gusto delicato che deliziera’ il palato di tutti i commensali.

Ideale anche per utilizzare del riso avanzato da condire a piacere.

Ingredienti

300gr. di riso Carnaroli
1 uovo intero
1 bustina di zafferano
100gr. di pancetta affumicata a cubetti o prosciutto cotto
200gr. di ricotta morbida
50gr. di parmigiano grattugiato
Sale, pepe, burro, latte qb.

Cuocere al dente il riso in acqua salata, scolare e lasciar raffreddare. Dorare in padella la pancetta a cubetti, asciugare su carta assorbente. In una terrina mescolare il riso con l’uovo intero, lo zafferano, la ricotta, la pancetta, metà parmigiano, il sale ed il pepe. Aggiungere poco latte per rendere la preparazione più morbida.
Ungere una teglia da forno con burro fuso, cospargere con pangrattato, versare il riso, coprire con il parmigiano rimasto e fiocchetti di burro. Infornare a 200 gradi per 10 minuti e per altri 5 minuti con funzione grill. Servire caldo.

Paperita Patty

Tornano i treni storici sulla Ferrovia delle Meraviglie

Riparte l’atteso appuntamento con i treni storici sulla Ferrovia delle Meraviglie, con partenze da Torino e arrivo a Imperia percorrendo la storica linea internazionale Cuneo–Ventimiglia, considerata uno dei tracciati ferroviari più affascinanti e scenografici d’Europa.

Il servizio è in programma tutte le domeniche dal 5 luglio al 16 agosto. Le corse previste per domenica 26 luglio e domenica 9 agosto saranno anticipate rispettivamente a sabato 25 luglio e sabato 8 agosto.

Il treno quest’anno partirà dalla stazione di Torino Porta Nuova alle ore 8.00 per raggiungere Imperia alle 12.35, attraversando alcuni dei paesaggi più suggestivi dell’arco alpino e della Riviera ligure. Nel viaggio di ritorno, la partenza da Imperia è invece prevista alle 14.55 con arrivo a Torino Porta Nuova alle 20.15.

L’itinerario percorre la celebre linea ferroviaria che collega Piemonte, Liguria e Francia attraversando località iconiche come Cuneo, Limone Piemonte, Tende, Breil-sur-Roya, Ventimiglia e Sanremo. Un tracciato unico nel suo genere che si snoda tra viadotti spettacolari, gallerie elicoidali, profonde gole e panorami che accompagnano il viaggiatore dalle montagne alpine fino al Mar Mediterraneo.

In questo tratto transfrontaliero si attraversa anche la splendida Valle Roya, un autentico gioiello naturale incastonato tra Alpi e Mediterraneo, dove i paesaggi si aprono in scorci di rara bellezza tra i borghi di Breil-sur-Roya e Tende, che raccontano tutta la suggestione e l’identità di questo territorio di confine.

La Ferrovia delle Meraviglie rappresenta un perfetto esempio di turismo lento e sostenibile, capace di valorizzare il patrimonio ferroviario e i territori attraversati attraverso un’esperienza immersiva e autentica.

Ad arricchire il viaggio sarà inoltre una speciale esperienza enogastronomica a bordo. Durante il percorso, il personale accompagnerà i passeggeri alla scoperta dei sapori delle regioni attraversate attraverso degustazioni di prodotti tipici e bevande selezionate, raccontando tradizioni, curiosità e caratteristiche dei territori visibili dal finestrino.

In occasione della prima corsa, in programma domenica 5 luglio, è prevista la partecipazione di sindaci e amministratori sia italiani che francesi che a Ventimiglia incontreranno la stampa per celebrare il ritorno del treno storico sulla Ferrovia delle Meraviglie.

L’iniziativa si inserisce in un quadro di forte cooperazione franco-italiana, sostenuta con interesse anche dalla Camera di Commercio Italiana di Nizza, che esprime soddisfazione per la promozione di un progetto dal grande valore culturale, turistico e transfrontaliero.

I biglietti sono disponibili sul sito www.fondazionefs.it e su tutti i canali di vendita Trenitalia.

Maggiori informazioni sulle pagine social della Fondazione FS.

La bottiglia senza “buscion”

/

La primavera stava per lasciare, senza grandi rimpianti, il passo all’estate. Grandi nuvole nere s’addensavano sulla vetta delle montagne. L’aria si fece elettrica, segno che il temporale stava per scatenarsi. Audenzio Remolazzi , intento a falciare il fieno nel prato, guardò il cielo che si faceva sempre più scuro e s’affretto a raccogliere quant’aveva tagliato per evitare che la pioggia imminente facesse marcire il maggengo.

Tra sé e sé disse : “Ah, quando il monte mette il cappello, conviene lasciare la falce e metter mano al rastrello”. E diede voce anche a Bartolo che stava riposandosi appoggiato con la schiena  al tronco di un melo. “Oh.. Sacrebleu”, fece quest’ultimo, stirandosi. “Ho dormito come un sasso Colpa della frittata con le cipolle che è come una droga; mi piace ma mi crea un peso sullo stomaco che chiama l’obbligo di un riposino”. Guardò il cielo e borbottò: “Secondo me, Audenzio, è un temporale varesotto, poca acqua e gran casotto”. Tanto rumore per nulla, dunque? Nel dubbio, per non saper leggere e scrivere, s’impegnarono entrambi a rastrellare il fieno per poi raccoglierlo nel covone che andava coperto con una cerata. Ma più che dal cielo e dal temporale, il rumore più forte veniva dalla strada che saliva verso la Contrada delle Ciliegie. Stava passando una moto Guzzi, guidata dal proprietario, tal Arturo Brilli. Pareva un aeroplano intento a rullare sulla pista prima del decollo.” Guardalo là, l’Arturo. Sta passando con la sua moto taroccata che fa un gran fracasso e poca strada. Guarda che scia di fumo che lascia! Per me gli manca  qualche rotella in testa. Va sempre in giro colorato come l’Arlecchino di carnevale, cantando a squarciagola le canzoni d’osteria. Ah, no c’è più religione. Son diventati tutti matti”.

 

Audenzio Remolazzi, in pensione dopo quasi quarant’anni passati in fabbrica, era fatto all’antica. Scuoteva la testona per mostrare tutto il disappunto per le abitudini di quel “ragazzaccio” che non aveva nessuna voglia di lavorare e, giunto ormai alla soglia dei quarant’anni, non riusciva a smettere di essere quel che era: un pelabròcch, un buono a nulla. Da una settimana i suoi vecchi genitori erano partiti per il mare della Liguria con il viaggio organizzato da Don Goffredo per i pensionati della parrocchia e lui che faceva? Se la spassava, avanti e indietro, a zonzo. “E’ proprio vero il proverbio: via il gatto, ballano i topi. Eh,sì. E quel topo lì, in assenza dei suoi che lo frenano un po’, si scatena a ballare giorno e notte”. Remolazzi, appena mi ha visto uscire dal bosco con in mio bastone da passeggio, ha subito attaccato bottone anche con me. “Ma l’ha visto l’Arturo, quella canaglia? Pensi che ieri sera dava del tu al prevosto come se fossero vecchi amici. Io glielo avevo detto a don Goffredo, di non dargli troppa confidenza. Eh sì, che glielo avevo detto; la troppa confidenza fa perdere la riverenza. Ma lui, uomo di chiesa sempre in giro a cercar di salvare anime, niente. Mi ha risposto di aver pazienza, di aver fiducia che il “ragazzo, crescendo, capirà come comportarsi”…Ha capito? Deve ancora crescere, quel furfante del Brilli.

 

Roba da matti”. A dire il vero era difficile dar torto a Remolazzi ma che si poteva fare? Se non erano riusciti i suoi genitori a “raddrizzarlo” fin da piccolo, figurarsi ora che aveva passato i quaranta e aveva la testa più matta che mai. Tra l’altro, aveva il vizio di bere. Era uno di quelli che – per far in fretta a tracannare – stanno sempre con la bottiglia “senza buscion”, senza tappo. Pensate che una volta si era preso una sbornia tale che scambiò la barca a remi di suo padre per un motoscafo e gridò a tutti che gli avevano rubato il motore. Si recò persino al commissariato dei Carabinieri per sporger denuncia, picchiando pugni sul tavolo e urlando come una bestia, tanto che al povero maresciallo Valenti e al suo fido aiutante, il  brigadiere Alfio Romanelli, non restò altra soluzione che sbatterlo in gattabuia per qualche ora, finché gli si diradassero i fumi dell’alcool. Visto che nei circoli, nei bar e nelle osterie del paese e dei dintorni si guardavano bene dal dargli da bere perché esagerava e dava in escandescenze, il Brilli, tenendo fede – ironia della sorte – al suo stesso cognome, pigliava il treno o il battello e andava a “tracannare” in altri lidi, cambiando destinazione di volta in volta.

A chi cercava di moderarlo, come è capitato talvolta anche a me, rispondeva che “Quando c’è la sete, la gamba tira il piede”. Un modo per dire che, pur di soddisfare il proprio bisogno, non contava la distanza. Il maresciallo Valenti era stato testimone di un altro episodio. Un sabato sera, di turno con una pattuglia per i consueti controlli sul rettilineo che porta dal paese a quello confinante, più o meno all’altezza della seicentesca chiesa della Madonna del Carmine, incrociò il motocarro di Giovanni Guelfi con a fianco Arturo. La cosa strana era che quel motocarro era privo del vetro anteriore e in quelle condizioni non avrebbe potuto circolare. Il mezzo del Guelfi, a causa del gelo di quell’inverno che tutti ricordavano tar i più rigidi degli ultimi anni, aveva subito dei danni e il più serio tra questi era l’aver sottovalutato la crepa che, in meno di un amen, aveva provocato la rottura in mille pezzi del vetro.  Pur essendo ormai sul finire della primavera, non aveva ancora provveduto a sostituito. Andava in giro così, faccia al vento, evitando di circolare nei giorni di pioggia. Quella sera, appena videro l’Alfetta dell’Arma sul ciglio della strada, imprecarono alla sfortuna. Guelfi voleva fare una inversione a “u“ e tornare indietro.

Fu Arturo adavere, tuttavia, una brillante idea: far finta che il vetro fosse al suo posto, integro. E come? Con il più semplice degli accorgimenti: facendo finta di pulirlo con un fazzoletto. Così passarono, con noncuranza, davanti agli attoniti carabinieri. Mentre Giovanni guidava, fischiettando il ritmo di una polka, Arturo s’impegnò a “pulire” l’inesistente vetro con un grande fazzoletto bianco. Il maresciallo Valenti, a bocca aperta, se li vide passare davanti al naso con il fazzoletto svolazzante e i capelli scompigliati dal vento. Il dubbio che l’avessero fatto apposta, con quel candido fazzoletto che – agitato in aria – sembrava v
oler far “marameo” ai tutori dell’ordine, non abbandonò mai il maresciallo. Ma volete mettere l’alzata d’ingegno, il tocco d’artista, la prova di disperato e incosciente “coraggio”? Così la raccontò, scuotendo la testa, Audenzio Remolazzi. Nel frattempo, con l’aiuto di Bartolo, avevano raccolto e messo al sicuro il fieno. Appena in tempo per evitare il peggio, considerato che non si trattò di un “temporale varesotto” ma di un acquazzone in piena regola
.

Marco Travaglini

Aci Cuneo fa 100!

Nel fine settimana un suggestivo “Tour” automobilistico attraverso la “Granda” per celebrare i 100 anni dell’“Aci Cuneo”

Sabato 4 e domenica 5 luglio

Cuneo

Una fantastica “due giorni” per un compleanno che tocca un secolo di vita e di grande storia. Il ritrovo è per le 8,30 di sabato 4 e domenica 5 luglio prossimi, davanti alla sede dell’“Automobile Club Cuneo”, al civico 5 della piazza Europa nel “Capoluogo della Granda”, da dove partirà il “Tour automobilistico del Centenario tra le sette Città Sorelle”, organizzato per l’appunto dall’“Aci Cuneo” in occasione del 100° anniversario della sua fondazione, il 2 dicembre 1926. All’evento, inserito nel calendario ufficiale di “Aci Storico” e tra i momenti più attesi per gli appassionati di “motorismo storico” e della “cultura automobilistica” italiana, sono attese circa 50 auto storiche che, nel corso della due giorni, attraverseranno i maggiori centri e le piazze di Alba, Bra, Cuneo, Fossano, Mondovì, Saluzzo e Savigliano per un totale di 340 chilometri. All’evento, che non avrà carattere agonistico e sarà privo di “prove di abilità” o “tratti cronometrati”, potranno partecipare le vetture immatricolate fino al 31 dicembre 1996, in regola con le norme del “codice della strada” e regolarmente assicurate. Non saranno accettate vetture con “targa prova”. Ogni equipaggio potrà essere composto da un numero di persone compatibile con quanto riportato nella carta di circolazione, di cui almeno una con patente di guida in corso di validità. Per partecipare, almeno un componente di ogni equipaggio dovrà essere in possesso della “tessera Aci”, sottoscrivibile anche in fase di accreditamento.

Il programma del “tour”

Patrocinata dalla  Regione Piemonte, dalla Provincia di Cuneo e dalle Città di Alba, Bra, Cuneo, Fossano, Mondovì, Saluzzo, Savigliano – con il supporto dell’“Automobile Club d’Italia” e di “Sara Assicurazioni”, Compagnia ufficiale dell’“Aci” – la manifestazione avrà inizio, come detto, sabato 4 luglio (ore 8,30) con l’accoglienza “equipaggi” in piazza Europa 5 a Cuneo, dove sarà allestita una “mostra fotografica” sul secolo di storia del sodalizio. Alle 10,30, partenza delle auto con sfilata verso piazza Galimberti ed inizio “tour” verso Fossano (con sosta in piazza Castello) e Bra (con sosta in piazza XX Settembre). Dopo il pranzo (presso l’Agriturismo “La Felicina” di Cherasco) alle 14,30 è prevista la ripartenza delle auto verso Alba (con sosta in piazza Risorgimento) e Mondovì (sosta in piazza della Repubblica). Alle 18rientro verso Cuneo con riposizionamento delle vetture in piazza Europa. A seguire, aperitivo e cena presso lo “Spazio Varco”, in via Carlo Pascal 5L.

Domenica 5 luglio (ore 9) si riparte verso Saluzzo (con sosta in corso Italia) e Savigliano (sosta in piazza Santa Rosa). Alle 12,30 nuovo arrivo delle autovetture a Cuneo, sempre davanti alla sede “Aci”, dove verrà servito il pranzo con contestuale consegna delle “targhe ricordo” e degli attestati di “Cavaliere della Sicurezza Stradale” a tutti partecipanti.

Il percorso della prima giornata si svilupperà per un totale di 210 chilometri, quello della seconda per un totale di 130 chilometri, su strade aperte al traffico con velocità medie inferiori ai 40 km/h.

“Con il ‘Tour automobilistico del centenario tra le sette Città Sorelle’ – sottolinea Franco Revelli, presidente di ‘Aci Cuneo’ – celebriamo un traguardo straordinario: i 100 anni dell’‘Automobile Club Cuneo’. Un secolo durante il quale l’‘Aci Cuneo’ ha accompagnato l’evoluzione della mobilità, promuovendo la sicurezza stradale, sostenendo gli automobilisti e contribuendo alla crescita del territorio provinciale. Abbiamo voluto festeggiare questo importante anniversario con una manifestazione che unisse la passione per il ‘motorismo storico’ alla valorizzazione delle nostre comunità. Le sette ‘Città Sorelle’ rappresentano infatti il cuore della provincia di Cuneo ed il percorso del ‘Tour’ vuole essere un simbolico abbraccio ad un territorio che, in questi cento anni, è cresciuto insieme al proprio ‘Automobile Club’. Il raduno richiamerà, dunque, l’attenzione sui temi che da sempre sono al centro dell’impegno dell’‘Aci’: passione, sport, tecnica, innovazione, sicurezza, sostenibilità e rispetto, valori che, oggi più che mai, devono accompagnare ogni automobilista”.

Per maggiori info: tel. 0171/440031 o www.cuneo.aci.it (dove è disponibile il programma completo della manifestazione).

  1. m.

Nelle foto: Raduno auto in piazza Europa a Cuneo; Logo “Centenario Aci Cuneo”; Franco Revelli

Dolce estate: le proposte più fresche e golose per accompagnare ogni momento della giornata

Con l’arrivo della bella stagione, il desiderio di dolcezza non svanisce, ma si trasforma. Cerca la freschezza, la leggerezza e il profumo della frutta, senza mai rinunciare all’eleganza della grande tradizione pasticcera. Dalla colazione sotto i primi raggi del mattino fino al dessert da gustare nelle calde serate estive, l’estate 2026 si preannuncia ricca di novità golose. Un viaggio sensoriale guidato da cinque eccellenze del territorio torinese – Galup, Spegis, Marchetti e Racca – che hanno saputo reinterpretare la stagione calda con creatività, rispetto per la materia prima e un pizzico di refrigerante golosità.

Galup: il Panettone che profuma d’estate incontra il gelato

Chi ha detto che il panettone sia un piacere esclusivamente invernale? C’è un modo nuovo, conviviale e raffinato di vivere il grande lievitato anche sotto l’ombrellone, ed è firmato Galup. Torna infatti la collezione Panettone D’Amare, la proposta estiva da 750 grammi realizzata con impasto di tipo Milano, lievito madre storico e una lentissima lavorazione di 40 ore che garantisce una morbidezza straordinaria.

Accanto ai già amati abbinamenti Limone e Basilico e Pesca e Yogurt (quest’ultimo nato dalla sinergia con Latterie Inalpi), la vera novità dell’estate 2026 è il gusto Lampone, Fragola e Ciliegia: un mix vivace che racchiude i colori e i profumi delle giornate più luminose. Ma la vera rivoluzione dell’anno è l’incontro con la nuovissima linea di gelati Galup (rigorosamente gluten free e prodotti da Golosi, azienda del gruppo TCN). Otto gusti in coppetta – tra cui spiccano l’inedito gusto panettone, la crema pistacchio, sacher e rinfrescanti combinazioni di frutta e cioccolato – pensati per dialogare alla perfezione con una fetta di Panettone D’Amare. Per adesso, questa esperienza completa si può vivere esclusivamente nello store Galup di via Andrea Doria a Torino, impreziosito dalle vetrine artistiche nate dalla creatività degli studenti dello IED Torino.

Le “Moussebox” da passeggio di Alessandro Spegis

Per chi cerca una sosta che sia al contempo fresca, cremosa e leggera, la risposta è nella bottega di Alessandro Spegis in via Monferrato nell’elegante quartiere della Gran Madre di Dio di Torino. Spegis ha racchiuso l’intensità del cioccolato e la vivacità della frutta estiva nelle sue innovative Moussebox, pratiche confezioni nate per essere gustate comodamente “da passeggio” o sul divano di casa.

Le combinazioni giocano su contrasti perfetti e consistenze vellutate. Potrete lasciarvi tentare dalla freschezza assoluta della Mousse al cioccolato, panna e fragole fresche, oppure optare per l’abbraccio confortevole della Mousse fondente con crema Gianduia e nocciole. Per gli amanti dei sapori decisi, la linea si arricchisce con la combinazione tra l’aroma profondo del cacao fondente e la nota acidula e rinfrescante dei frutti di bosco. Una coccola fresca e golosa ad ogni cucchiaiata.

I sorbetti del territorio di Alberto Marchetti

Il gelato, quando è firmato Alberto Marchetti, diventa un racconto liquido della biodiversità piemontese. Per l’estate, il maestro gelatiere punta tutto sulla purezza e sulla stagionalità dei sorbetti, selezionando la frutta direttamente dai piccoli produttori locali per preservarne l’anima autentica.

Tra i gusti più rappresentativi di questa stagione spiccano due eccellenze frutticole: l’Albicocca Tonda di Costigliole, una varietà pregiata coltivata nel saluzzese, e il celeberrimo Ramasin della Val Bronda. Quest’ultima è una piccola susina aromatica tipica del Piemonte occidentale, riconosciuta come Presidio Slow Food. Trasformata da Marchetti in un sorbetto magistrale, la susina sprigiona un sapore intenso, zuccherino e piacevolmente acidulo, ideale per rigenerare il palato nelle ore più calde della giornata.

Fabrizio Racca: l’alta pasticceria che nasce nei campi e nei frutteti

L’estate è anche il momento perfetto per scoprire il “dietro le quinte” dell’alta pasticceria di Fabrizio Racca. Per il designer del dolce torinese, ogni creazione nasce molto prima di entrare in laboratorio: nasce nei campi, grazie al lavoro simbiotico con i produttori. Le sue torte e le sue monoporzioni dalle linee pulite ed essenziali celebrano quest’anno le eccellenze del territorio nel raggio di pochi chilometri.

I piccoli frutti estivi – lamponi, more, mirtilli e fragoline di bosco – arrivano freschissimi da Lagnasco per farcire crostate di frutta, crostate di frutti di bosco, crostatine ai lamponi e dessert al cucchiaio. e dessert al cucchiaio. Nota di merito per le albicocche Tonde di Costigliole: Racca ha concordato con il produttore una maturazione completa sulla pianta per raggiungere una dolcezza straordinaria (fino a 18° Brix). Ben tre quintali di questi frutti estivi sono stati già assicurati per essere trasformati in confettura artigianale, che andrà a farcire le sue iconiche Sacher autunnali. E per le creme e le mousse estive? Il segreto è il latte intero e non titolato proveniente dall’agricoltura simbiotica dell’azienda Erbalatte di Savigliano, che dona alle preparazioni una struttura e una genuinità uniche. Una filosofia, quella di Racca, che unisce l’estetica contemporanea al profondo rispetto per l’ambiente e per i ritmi della natura.

Il gran finale: l’estate sottozero di Papalele

Per chiudere in bellezza questo viaggio tra le dolcezze estive, non si può non fare tappa a Torino da Papalele, una vera e propria oasi del fresco che ridefinisce l’arte del sottozero. Qui l’estate si declina in creazioni audaci e dissetanti, a partire dai loro gelati stagionali. Per i palati più curiosi spiccano accostamenti inediti come Alta Quota (un balsamico incontro di latte, germogli di abete bianco e limone fermentato), il sorprendente Cocco infestato (con ortica e gocce di cioccolato), il freschissimo Gin Garden (ispirato al gin tonic con lime e botaniche mediterranee) e il vibrante Mela +, che unisce mela verde, sidro e foglie di menta.

Se invece cercate i grandi classici della casa, i gusti signature non deludono mai: lasciatevi avvolgere da Romance, un gelato vegano alla mandorla di Noto impreziosito da scorze di mandarino candite e scaglie di cioccolato fondente salato, oppure dallo Scoiattolo, una golosa nocciola a base di latte di avena con croccante e l’immancabile crema gianduia Papale.

E per chi nelle giornate più afose cerca solo il brivido della purezza? La risposta è nella selezione delle loro granite, un perfetto equilibrio di frutta e freschezza: dalle tradizionali Mora di gelso e Mandorla, fino alle varianti più aromatiche e dissetanti come Lime e foglie di menta, Anguria, o l’originale Melone e foglie di basilico. Il modo perfetto per salutare l’estate, un cucchiaino alla volta.

Cibo e musica al Pasta Music Fest di Vinovo

“Il cibo nutre il corpo, la musica placa la mente,
ma è sotto il cielo stellato di una serata estiva al parco che si nutre l’anima.”

Nasce a Vinovo, alle porte di Torino, un nuovo festival estivo, che racchiude tutto quello che
serve per trascorrere una piacevole serata in compagnia: buon cibo, musica dal vivo e un’area
divertimento dedicata ai più piccoli.
L’area verde antistante l’Ippodromo di Vinovo aprirà le porte il 2 luglio e sarà attiva per tutto il
mese di luglio, dal giovedì alla domenica inclusa, dalle ore 18 fino a mezzanotte.

L’ingresso sarà gratuito per tutti, per rendere l’evento assolutamente inclusivo e poter
facilitare la partecipazione soprattutto delle famiglie, per ritagliarsi un momento di relax al
fresco in questa calda estate.
Il parco sarà diviso in aree: food&drink, palco live e intrattenimento bambini.
Protagonista dell’area cena la pasta – come si intuisce facilmente dal titolo del festival –
proposta in tantissime varianti, rigorosamente fresca e fatta in casa, grazie alla collaborazione
con “Savurè – pastificio con cucina”, brand leader nel settore pasta a Torino. Dagli agnolotti ai
maccheroni, dai paccheri ai pancotti, cucinati secondo le ricette classiche o quelle più estive.
Presente anche una ricca offerta di secondi con polpette, burger, bruschettone e patatine fritte.
Accompagnati da un’ampia carta drink, pensata per soddisfare tutti i gusti.
L’area dedicata ai bambini li vedrà impegnati per tutta la sera tra numerose attività sportive:
basket, curling, pallavolo e calciotennis.
“La musica e l’intrattenimento saranno gli ingredienti fondamentali del festival” – racconta
Cristian Ciociola, CEO di Bis Eventi, organizzatore dell’evento – “Il Pasta Music Fest nasce
con l’obiettivo di trasformare l’area verde dell’Ippodromo di Vinovo in un grande hub
musicale e ricreativo dell’estate torinese. La musica dal vivo viene intesa come un potente
collante sociale e generazionale, capace di offrire un intrattenimento di alto livello in uno spazio
all’aperto d’eccezione.”
La proposta artistica, curata da Soulfood Music Factory, ha lavorato su tre obiettivi:
interattività, coinvolgimento ed energia. La selezione musicale ha infatti privilegiato show
dal forte impatto visivo e sonoro, guidati da formazioni con una grandissima esperienza sul
palco, capaci di annullare la distanza tra musicisti e spettatori, per dare vita a una vera festa
collettiva. Un viaggio nei generi pop-rock e revival, con una line-up dinamica che celebra
le diverse anime della musica d’intrattenimento, da ballare e da cantare, spaziando dai tributi
d’eccellenza fino alle migliori band italiane di stampo vintage e dance-revival.
Tanti i nomi già annunciati, con concerti che avranno inizio alle ore 21.30.
Giovedì 2 opening night con Party a 90, il format cult interamente dedicato alla nostalgia
millennial. Un percorso travolgente che unisce le hit eurodance, il pop iconico e i successi
commerciali degli anni Novanta, supportato da un’animazione mirata a ricreare l’atmosfera
delle grandi discoteche di quel decennio.
Venerdì 3 Discoinferno: la live band revival più celebre d’Italia porta sul palco uno spettacolo
orchestrale e coreografico unico con al centro i ritmi inconfondibili della Disco Music e della
Dance anni ’70 e ’80; con una scaletta travolgente, tanti glitter e un groove irresistibile.
Domenica 5 Ciposugar, lo storico tributo a Zucchero con calde ed emozionanti atmosfere
rock-blues. Una band eccezionale capace di restituire la stessa intensità emotiva e l’energia
travolgente dei live di Fornaciari, spaziando dalle ballate più intense ai ritmi travolgenti.
Giovedì 9 Rebeat, un’esplosione vintage ad alto tasso di adrenalina. Il gruppo mette in scena
uno spettacolo interamente dedicato ai ritmi del Rock’n’Roll e del Twist, reinterpretando con
freschezza e modernità i grandi classici italiani e internazionali che hanno fatto ballare intere
generazioni negli anni ’50 e ’60.
Sabato 11 Oronero Band in “L’Emilia del Rock”, un tributo straordinario a Vasco e Ligabue,
le anime rock dell’Emilia Romagna. Due carismatici frontmen si alternano sullo stesso palco
supportati da un’unica e potente band, dando vita a più di due ore di spettacolo esplosivo. Una
scaletta ad altissima tensione, che unisce e contrappone i più grandi successi di Vasco Rossi
e Luciano Ligabue, creando un’esperienza di canto collettivo e pura energia rock.

Giovedì 16 Luglio Explosion Band, con il loro celebre ed inimitabile “Energy Disco Show”.
Molto più di un semplice concerto: una vera macchina dell’intrattenimento, con una scaletta
senza pause che inanella successi internazionali e italiani, impreziosita da coreografie
millimetriche, scenografie dinamiche e continui cambi d’abito.
Giovedì 23 Luglio Funk It, una notte all’insegna del ritmo sincopato e del groove più nero.
Una formazione travolgente dedicata alle sonorità del funk, del soul e del rhythm and blues
moderno, capace di mescolare classici intramontabili a sonorità urban contemporanee, per un
appuntamento dal sound elegante e irresistibilmente ballabile.
Oltre ai concerti, il Festival sarà sempre accompagnato da un sottofondo musicale con la
playlist creata ad hoc dal media partner To Radio, con animazioni, quiz interattivi e djset a
cura dei protagonisti della radio.
Iniziativa speciale e assoluta novità per i festival estivi del torinese sarà l’“AperiExperience”,
la formula su prenotazione che unirà aperitivo e tre diverse attività esperienziali legate
al mondo dell’ippica – in collaborazione con Hippogroup Torinese spa.
Apericena in Carrozza & Scuderie. Un salto nell’eleganza con la possibilità di gustare il
proprio aperitivo a bordo di una vera carrozza, per poi lasciarsi affascinare dalla visita guidata
alle scuderie dell’ippodromo.
Apericena ManiInPasta, con il laboratorio perfetto per tutta la famiglia. Un’esperienza
genitore-figlio per imparare a fare la pasta fresca, coronata da un gustoso aperitivo da vivere
insieme.
Apericena con Pony, dedicata ai più piccoli. Un’occasione speciale e da ricordare nel tempo
in cui i bambini possono entrare in confidenza con l’animale cavallo, imparando a conoscerlo,
prima del vero battesimo della sella.
Infine l’evento ha il benefit di avere un’ampia e gratuita area parcheggi vicina all’ingresso della
location.

dal 2 al 26 luglio 
AREA VERDE Ippodromo di Vinovo 

Via Stupinigi 167/b – Vinovo

Erminia, Mario, Libero e le acque del lago a Ronco

/

La signora Erminia, un tempo, doveva esser stata senz’altro una gran bella donna. Si capiva dai lineamenti, fini e delicati, e da quegli occhi verdi-azzurri come l’acqua del lago in primavera: chissà quante teste avevano fatto girare e quanti cuori palpitarono per lei.

I capelli, bianchi come la neve e raccolti sulla nuca, le incorniciano l’ovale del volto. Com’era arrivata fin qua, sulle sponde del lago? Da quanto tempo viveva, sola con i suoi  gatti, in questa bella casa di pietra a Ronco, all’ombra del campanile della chiesa di San Defendente? A queste nostre curiosità, espresse con il timore d’apparire indiscreti , una volta rispose, sorridendo: “Ldomande non sono mai indiscrete. Talvolta possono esserle le risposte”. Da quel giorno non vi furono più domande e crebbe ancor più il rispetto per quella donna così gentile e ospitale. Ogni  qualvolta si attraccava con la barca al molo di Ronco venivamo  invitati a casa sua  per una merenda con pane e formaggio, accompagnando il cibo con un buon bicchiere di vino rosso.  D’inverno, dalla casseruola che teneva sulla stufa a legna, versava delle generose porzioni di brodo caldo nelle scodelle di ceramica, unendo dei crostini di pane raffermo sui quali aveva passato una testa d’aglio o spalmato ricotta fresca. Quella ricotta che, insieme al burro, la vecchia Onorina portava di casa in casa con la sua piccola gerla dopo aver percorso il ripido sentiero che dall’alpeggio scendeva fino alle case del paese. Una tradizione d’ospitalità che si stava perdendo. Solo qualche anziano manifestava, nei confronti dei viandanti del lago, gesti amichevoli e di conforto. Eppure, un tempo, s’usava offrire il brodo e il vino, quello aspro delle piccole vigne abbarbicate sul fianco delle colline, e anche l’aceto, versato generosamente nell’acqua fredda, in cui intingere una crosta di pane raffermoduro come un sasso. A pochi passi dalla chiesa di San Defendente, un tempo invocato contro i flagelli dei lupi e gli incendi, abitava anche Libero Frezzini, meglio conosciuto come “lifroch”, cioè fannullone, una persona a detta di tutti ben poco seria. Frezzini, tra l’altro, non ci stava proprio con la testa. Alto,magro e dinoccolato era proprio un po’ tocco. Si vestiva sempre alla stessa maniera, estate e inverno, quasi non sentisse né il caldo né il freddo: giacca di fustagno marrone, ormai lisa sul bavero e sui gomiti; pantaloni scuri di velluto  e una camicia a quadrettoni rossi e bianchi. Giovannino lo prendeva in giro: “ Libero, ma come ti sei vestito? Sembri una tovaglia ambulante, unta e bisunta. Dove l’hai fregata, quella camicia lì? Dalla cesta dei panni da lavare dell’osteria?”. Frezzini, carpentiere in una piccola impresa del posto,portava rispetto all’anziano pescatore. Anch’esso, e a modo suo, amava la pesca. Il più delle volte, raccontando le sue imprese, esagerava sulle misure e sul peso delle catture. Giovannino quando lo sentiva sproloquiare, indulgendo nelle sue vanterie impossibili, lo rimproverava: “Cala,cala Trinchetto. Non contar balle, Libero, che al massimo hai tirato fuori dall’acqua un paio di cavedani lunghi una spanna”. Lifroch a volte esagerava davvero, alzando la voce e Giovannino , guardandolo storto, doveva minacciarlo: “A ta dò un sgiafun che ta sbiruli la salamangè“. Che, tradotto da quel dialetto mezzo lombardo, equivaleva ad un “ti dò uno schiaffo da piegarti la mascella”. Un giorno l’aveva preso a calci nel sedere dopo aver scoperto, per caso, che quel balordo era andato a pescar persici nel periodo più proibito che ci sia: il tempo della riproduzione, tra aprile e maggio, quando i pesci depongono le uova. Evitando accuratamente di menzionare il fatto al Conegrina e al Carabiniere, cioè alla coppia di arcigni guardapesca, evitò al Frezzini la poco allegra prospettiva di finire al fresco, costretto a guardare il sole a quadretti , dietro alle sbarre del carcere più vicino. Era un reato, a quei tempi, che non si sanava solo con una multa in denaro ma anche con qualche giorno in gattabuia. Libero, tanto per accentuare la sua stranezza, si esprimeva anche a proverbi. Ne aveva per tutte le situazioni. S’era ingozzato come un maiale all’osteria, al punto da sentirsi male? Alle critiche rispondeva così: “ E’ meglio morire a pancia piena che a pancia vuota”. Aveva bevuto più del solito, alzando un po’ troppo il gomito e camminava sbandando? Si giustificava: “E’ sempre l’ultimo bicchiere a far male”. Teoria alquanto bislacca, a dire il vero. Ricordo di averlo incontrato mentre si recava al lavoro in vespa. C’era un buco nell’asfalto. Non lo vide in tempo, finendoci dentro con la ruota davanti, rischiando di capottarsi. Si rialzò tutto scorticato e dolorante. Prontamente accorso in suo soccorso capii immediatamente che era ubriaco. Evidentemente la sera prima doveva aver fatto bisboccia  e si portava addosso una “scimmia” da far paura. Rialzatosi, intontito e acciaccato, mi ringraziò, confidandomi il suo malessere: “Ma sai che ieri sera ho bevuto un bicchiere di acqua tonica che mi è restata sullo stomaco? Non l’ho proprio digerita!”. L’acqua tonica, capito? Non i due o tre litri di rosso che si era scolato e per gli altri comuni mortali rappresentavano una dose da schiantare chiunque. Un altro bel personaggio era Mario Martellanti, detto “cavedano”. Non ricordo dove fosse nato ma era certo che dimorasse sul lago. Mario non amava sentire la terraferma sotto i piedi e, dunque, viveva in barca gran parte del tempo, stagioni permettendo. A fine primavera, durante l’estate e nella prima metà dell’autunno, praticamente non lasciava mai lo scafo della sua “Stella dell’onda”, imbarcazione che lo accompagnava da più di trent’anni nelle sue peregrinazioni lacustri. Quando le foglie ingiallite abbandonavano gli alberi , spargendosi a terra e l’inverno con il suo alito gelido prendeva il sopravvento, cercava di tener duro il più possibile, cedendo solo alla tormenta che scendeva dai contrafforti montuosi, sbarcando proprio a Ronco per cercare riparo nel cascinale dove teneva le sue magre cose. Se l’aria s’infreddoliva, non disperava. Teneva sempre a portata di mano, accanto  alla tela cerata indispensabile per ripararsi dagli scrosci di pioggia, una ormai logora trapunta di lana. Non troppo ingombrante ma abbastanza grande da potervi avvolgere l’intero corpo, riparandosi dal freddo e dall’umidità. Sosteneva d’esserci nato, in barca. I genitori, entrambi defunti, avevano passato tutta l’intera vita sull’Isola di San Giulio. Il padre Giovanni, nativo di Ronco, era custode della Villa dei Glicini. La madre Elsa, si era rotta la schiena nel far le pulizie in uno dei più antichi alberghi del posto, la “Locanda del Drago”. Mario, scapolo impenitente, sosteneva d’essersi sposato con il lago. “Sono più di sessant’anni che ho preso in moglie quest’acqua cangiante;ci conosciamo e rispettiamo, e non ci lamentiamo mai, sopportando a vicenda i nostri sbalzi d’umore”, confidava agli amici più stretti. Ormai anziano, continuava a vogare da una sponda all’altra o, più semplicemente, seguendo il margine delle rive nel suo perenne cabotaggio. Anche se, in cuor suo, custodiva un segreto che talvolta lasciava intuire. La luce di quegli occhi verdi-azzurri della signora Erminia l’avevano stregato. Non l’avrebbe mai ammesso, e nemmeno confidato alla bella donna dai capelli bianchi. Era il piccolo suo segreto. Quei mazzetti di primule e viole lasciati vicino all’uscio o i funghi e la frutta appena raccolti, i persici pescati e già puliti che Erminia trovava sul davanzale di pietra della finestra, erano doni che non lasciavano troppi dubbi sul misterioso benefattore. Eminia intuiva e apprezzava, elargendo sorrisi, cibo e buon vino anche a Mario. In fondo affetto e gratitudine si possono esprimere in tanti modi e le parole, a volte, sono davvero superflue.

Marco Travaglini

Dalla classe al set: Open Lab gratuito di recitazione e dizione promosso da 35MM Produzioni

 

L’iniziativa è aperta a tutte le età, anche a chi è all’inizio e ha il desiderio di imparare a recitare. Saranno due giornate di lavoro pratico con un insegnante di recitazione e dizione, esercizi individuali e di gruppo, improvvisazione, camera test e momenti di confronto con lo staff 35MM.

Il laboratorio nasce per presentare il mondo 35MM, conoscere nuovi volti e avviare la formazione di una classe di studio finalizzata allo sviluppo e alla realizzazione della serie Banchi in tempesta.

Durante l’iniziativa sarà presente lo staff 35MM insieme al regista Roberto Gasparro.

La candidatura online è obbligatoria. La disponibilità è limitata: dopo la raccolta delle iscrizioni, 35MM valuterà profili, motivazioni e disponibilità per definire chi potrà partecipare al percorso. Questo il link per candidarsi: https://www.35mmproduzioni.com/lavora-con-noi.php

Sapori di famiglia: il polpettone gustoso e casereccio

Polpettone al forno con patate

Una ricetta della tradizione dagli antichi sapori di pranzi in famiglia. Questo è il polpettone, un secondo gustoso ed economico che racchiude un goloso e succulento ripieno.
Un piatto che rende felice tutti.

Ingredienti

600gr. di carne trita di manzo
2 uova
50gr.di grana grattugiato
4 grissini ridotti in polvere
3 fette di prosciutto crudo
100gr. di toma o fontina
Sale, pepe q.b.
5 patate
1 rametto di rosmarino
Sale, olio q.b.

In una ciotola impastare la carne con le uova, il parmigiano, la polvere di grissini, il sale ed il pepe. Stendere l’impasto su un foglio di carta forno, dare una forma rettangolare, sistemare le fette di prosciutto e sopra, il formaggio a tocchetti.
Arrotolare la carne aiutandosi con la carta forno e sigillare bene. Chiudere a caramella e sovrapporre un altro foglio di carta forno sigillando bene. Sistemare il polpettone al centro di una pirofila da forno, aggiungere le patate tagliate a cubetti condite con olio e rosmarino.
Infornare a 180 gradi per 30 minuti. Estrarre il polpettone, togliere la carta e rimettere in teglia per altri 15 minuti.

Servire caldo.

Paperita Patty

 

“E…state in salute al Mercato del Corso” e la “Notte Gialla”

Tra salute, divertimento e buon cibo

Street food, artisti, musica, degustazioni e showcooking animeranno la “Notte Gialla” di venerdì 3 luglio prossimo, che si svolgerà di fronte al Mercato del Corso di Torino (Casa Coldiretti), in corso Vittorio Emanuele II n.50. Il divertimento e il buon cibo con i produttori di Campagna Amica caratterizzeranno l’evento serale conclusivo di una giornata di eventi e incontri dedicati alla salute, denominata “E…state in salute al Mercato del Corso”, realizzata in collaborazione con AVIS Torino: se da una parte il pubblico potrà approfondire i temi riguardanti la produzione agricola a km 0, dall’altra i volontari di AVIS Torino saranno a disposizione fino alle ore 18 per offrire informazioni dettagliate su come migliorare il funzionamento dell’apparato cardiocircolatorio.

“Abbiamo voluto organizzare questa giornata e questa serata per far vivere ai torinesi, anche con leggerezza e divertimento, il contatto con le aziende agricole e con l’educazione alla salute alimentare – ha spiegato il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici”.

“Una giornata che culminerà con la Notte Gialla, dove Casa Coldiretti-Mercato del Corso scenderà in strada con i cittadini per promuovere il Made in Italy alimentare, ribadendo l’importanza della sua difesa e ricordando, insieme ad AVIS Torino, quanto un’alimentazione salutare sia fondamentale per preservare il nostro benessere – ha aggiunto il direttore di Coldiretti, Carlo Loffreda”.

«Ci è parso importante – ha concluso il presidente di AVIS Torino, Lorenzo Ceribelli – essere presenti in un luogo di cui condividiamo i valori come il Mercato del Corso, sia per effettuare le donazioni di sangue sia per promuovere una pratica che, lo ricordiamo, salva vite umane. Aderire a questa giornata significa anche ribadire quanto la solidarietà sia un modo per praticare stili di vita sani e un’alimentazione completa e naturale”.

Il programma della giornata di venerdì 3 luglio prevede, dalle ore 8 alle 12, la possibilità di donare il sangue presso l’autoemoteca dell’AVIS; dalle 10 alle 23, i banchi dei produttori del Mercato del Corso, solitamente al coperto, saranno allestiti nel controviale di fronte all’ingresso, all’angolo tra corso Vittorio e via Carlo Alberto. Anche l’Enoteca Divinorum resterà aperta fino alle 23 con le sue 490 etichette di vini prodotti direttamente dai viticoltori del Piemonte; dalle 12 alle 24, sempre nel controviale, saranno presenti i truck dello street food contadino. Il menù prevede: pizza al pomodoro, mezze maniche con crema di pomodoro e crumble di basilico, carne cruda piemontese, straccetti di carne fritti con salsa verde, toma fritta e caponata; dalle 14 alle 20 vi sarà spazio per le fattorie didattiche, con attività di animazione ed educazione ambientale dedicate alle famiglie; dalle 16 alle 24, nel controviale, si esibiranno artisti di strada, tra cui i giocolieri Fratelli Ochner e il gruppo folk Corpi Erranti. Spettacoli e danze coinvolgeranno il pubblico per un pomeriggio e una serata all’insegna di un divertimento genuino, proprio come il cibo da gustare presso i food truck o da acquistare ai banchi.
Alle 17:30, nella sala incontri del Mercato del Corso, si terrà il convegno aperto al pubblico “L’educazione al cibo sano per il nostro sangue e per il nostro cuore”, al quale interverranno Carlo Loffreda (direttore Coldiretti Torino), Lorenzo Ceribelli (presidente Avis Torino), Mariella Aloisio (medico e responsabile tecnico-sanitario Avis Torino, sezione intercomunale “Arnaldo Colombo”), Barbara Stupino (medico dietista Avis Torino), Giancarlo Isaia (presidente Accademia di Medicina di Torino) e Bruno Mecca Cici (presidente Coldiretti Torino).
Alle 18, all’interno del Mercato coperto, si terrà una lezione di difesa personale aperta a tutti, guidata dall’istruttrice Silvia Volpato e in collaborazione con la Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali (FIJLKAM).

Mara Martellotta