LIFESTYLE

Schiavi senza catene / 1

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SOCIOGRAFIA LETTERE DAL PRESENTE

 

PREFAZIONE

Anche chi ha un pessimo rapporto con ala Costituzione italiana e con la legislazione in generale, sa che nel nostro Paese (e nella maggior parte dei Paesi “civili”) la schiavitù è stata abolita cosicché non si debbano più verificare condizioni di vita come nell’antica Roma o nelle piantagioni di cotone nel sud degli USA. E’ proprio l’articolo 3 della nostra Carta costituzionale a sancire che “”Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

Parlo di Italia in particolare perché non conosco così bene la situazione di altri Paesi al punto da poterli includere o escludere da quanto forma oggetto di questo libro; mi sento, però, di trattare l’argomento senza particolari limiti geografici stante che, oggi più che mai, sono un concetto puramente amministrativo.

Tutti noi pensiamo di essere liberi, di poter decidere e scegliere, di non avere obblighi pressanti in merito alle prestazioni lavorative che offriamo cioè di non essere sottoposti ad alcun tipo di schiavitù.

Il resto non conta, non fa parte delle nostre valutazioni cosicché si conferma in noi il concetto di libertà, di facoltà di scelta, di ampio ventaglio di soluzioni adattabili nella quotidianità, sia in campo lavorativo, che amministrativo, economico, finanziario, ecc.

Come vedremo nei vari capitoli la situazione è, invece, tutt’altro che rosea e vi renderete conto di come siamo guidati, a nostra insaputa, nella pratica di ogni nostra azione. Non è fare catastrofismo, non è vedere nero a tutti i costi ma dall’analisi effettuata da molti professionisti in ognuno degli ambii citati in questo libro, vi accorgerete di come, scusate il bisticcio di parole, non vi siate mai accorti di nulla.

Davvero pensate di essere liberi di scegliere cosa mettere nel carrello della spesa? O di decidere quale programma seguire in TV? Per non parlare della moda che ti indica di che colore vestire in quella stagione anche se è l’unico colore che odi profondamente. 

Chi di voi ricorda il grande fratello del romanzo 1984 di Orwell? Allora sembrò impossibile che la società venisse controllata, a sua insaputa, da un Ente superiore, mentre oggi sappiamo tutti che non solo è possibile ma è diventato la quotidianità.

Attraverso alcuni temi ho cercato di rappresentare in quali modi la nostra società è ormai popolata nella quasi totalità da schiavi senza catene, persone sicuramente libere nel movimento ma non nel pensiero, padroni di decidere se andare al mare o in montagna, ma non in grado di decidere autonomamente quando.

Buona lettura

ETERO O GAY?

L’omosessualità non è certamente un’invenzione dei nostri giorni: pensiamo solo a Sodoma, città nella quale gli abitanti commettevano cose inenarrabili (perché avrebbero dovuto narrarle?) al punto che Dio avrebbe mandato prima due angeli sotto mentite spoglie a curiosare qua e là, poi avuta notizia che i sodomiti non si comportavano secondi suoi piani avrebbero distrutto la città. Tuttora, infatti, si usa il termine sodomia (e sodomita chi la pratica) per designare il sesso anale. A parte che mi sembra più un comportamento da umano piuttosto che da Dio distruggere una città anziché comprendere i motivi di un certo comportamento. 

Voci di popolo prima, e dati anagrafici poi, indicano tra i gay Khnumhotep, Alessandro Magno, Giulio Cesare, per arrivare in tempi più vicini a noi a Brunetto Latini, Leonardo da Vinci, Michelangelo e Caravaggio e via via fino a Oscar Wilde, Truman Capote, Luchino Visconti, Don Lurio, Rudol’f Nureev, Jodie Foster, Elton John, Gianna Nannini, Tiziano Ferro  e così via.

Sesso a parte, sono quasi certo che chiunque abbia almeno 40-50 anni non si sia mai posto il problema se Freddy Mercury, George Michael, Boy George, Nei Tennant (Pet Shop Boys) o Jimmy Somerville (Bronski Beat e Communards), Gianna Nannini e molti altri siano o siano stati eterosessuali o omosessuali, per il semplice fatto che ci interessavano come artisti, musicisti o cantanti che fossero, e le loro tendenze sessuali erano o sono una cosa che li riguarda nel privato e non riguarda e non deve riguardare il pubblico.

Da un certo punto in avanti, tipico di una certa parte politica che crea i problemi per far vedere che prova, senza riuscirci perché non ve n’è bisogno, a risolverli ecco che la tendenza politica di un personaggio pubblico diventa una questione di vita o di morte.

Ci troviamo così a dover tutelare i gay come fossero animali in via di estinzione, per evitare rappresaglie nei loro confronti sui luoghi di lavoro, nella scuola e altrove. Io ho decine di amici e conoscenti gay (o, se preferite, gay e lesbiche) ma posso assicurare che non solo non sono ghettizzati ma occupano posizioni lavorative di tutto rispetto, molti di loro sono dirigenti in aziende di importanza internazionale, altri imprenditori, sono amati non solo da genitori, vicini, amici e colleghi ma se ne fregano altamente dei giudizi altrui: dipenderà dal fatto che sono intelligenti? 

Proprio ieri si è tenuto il Pride a Torino e, come sempre, assisto a bordo strada per una pura analisi del fenomeno, per farmi un’idea di come, anno dopo anno, la politica di una certa tendenza stia annaspando alla ricerca di qualcosa da fare. Parlando con quegli amici gay di cui sopra, questi hanno ribadito che non hanno nessuna intenzione di partecipare ad un circo di pagliacci, che si vestono come non vestirebbero mai nella realtà, indottrinati da qualcuno che dice loro che così si è liberi, che bisogna osare. Poi si lamentano che sono ghettizzati, rifiutati: chissà come mai?

E’ molto probabile che, terminata la crociata pro omo, si arriverà a quella su chi svolge i mestieri in casa, perché non è giusto che sia sempre la moglie a farli; e allora vedremo caricature di maschi modello sissy andare in giro agghindati come colf andate a male che dimostreranno come sia ora per le donne di far valere i loro diritti. Naturalmente i capi di quel movimento hanno colf rigorosamente di sesso femminile.

Fermo restando che ognuno può manifestare le proprie opinioni, e non soltanto perché viviamo in una democrazia, ma anche e soprattutto perché le opinioni personali nascono anche dal confronto con le opinioni altrui, ancora nessuno è riuscito a capire a cosa servano le crociate per i diritti LGBTQIA+, partiti a inizio battaglia come LGBT poi, per rinvigorire il dizionario hanno aggiunto la A di asessuale dopo LGBTQI, perché frigida o impotente sembrava brutto, e aggiungendo in coda il +, non si mai che arrivasse qualche altra folgorazione in corso d’opera.

In alcuni licei torinesi, e sicuramente anche di altre città della penisola, sono nati i bagni neutri, cioè bagno che sono adatti a qualsiasi genere senza distinzioni.  Se quegli studenti che l’hanno proposto non fossero disadattati, avrebbero capito che questo risultato è l’esatto opposto di ciò per cui si è lottato per anni, cioè avere bagni dove si possa eventualmente uscire dalla toilette vera e propria per lavarsi le mani, o sistemarsi il vestito. Ovviamente l’iniziativa è stata realizzata nella toilette che era riservata alle donne, perché in quella dei maschi, con gli orinatoi, avrebbe richiesto troppa fatica perché le donne imparassero a centrarli.

Una certa parte politica si lamenta da anni della pletora di problemi irrisolti nel nostro Paese; a parte che, da politico, consiglio a tutti i cittadini di vivere un po’ l’amministrazione pubblica e capire come funzioni prima di lamentarsi, appare palese che finché creeremo problemi per dimostrare di volerli risolvere, non potremo mai risolvere, bene e presto, quelli realmente seri che nascono senza volerlo.

 (Continua)

Sergio Motta

 

Inaugura l’estate di Otium

Inaugura l’estate di Otium, il Rooftop con piscina di Torino, una terrazza con vista sulla città, sui suoi palazzi, sugli edifici che ne hanno fatto la storia e laggiù, in lontananza, sulle montagne che dominano il panorama. Si tratta di un luogo dove prendersi del tempo, rilassarsi e godersi qualche meritato vizio, dimenticandosi per qualche ora della frenesia del quotidiano.

Otium Rooftop è un ristorante, un cocktail bar, un bistrot unico a Torino, con il suo ambiente elegante e al contempo informale, e la sua ampia e scenografica terrazza verde, con piscina all’aperto, a sfioro, dal fondale mozzafiato, che regala la sensazione di nuotare nel vuoto. Si tratta di un luogo che, come si intuisce dal nome, è dedicato ai piaceri della vita, dall’ozio alla gola, quei piccoli peccati che tutti amiamo concederci e che ci consentono di ricaricare le batterie. Situato all’ultimo piano della struttura che ospitava Green Pea, Otium non è solo una location estiva, ma nella bella stagione si accende della sua luce migliore, quella che invita a godersi l’aria fresca lasciandosi tentare da qualche piacere enogastronomico. Questo a qualsiasi ora del giorno e della sera. La particolarità di Otium, che lo rende una meta sui generis in città, è la proposta “All day long”, che copre con menù dedicati ogni momento della giornata, dalle colazioni al mattino fino al pranzo, alla merenda sinoira, alla cena e al dopocena.

Mara Martellotta

Il MAO e il Castello del Valentino ospitano il festival “Learning from Satoyama”

Il festival “Learning from Satoyama – la via giapponese alla sostenibilità dell’ambiente costruito”, è il titolo del festival organizzato in partnership dal Politecnico di Torino, Japan Hub, Waseda University di Tokyo e MAO Museo di Arte Orientale di Torino, dal 22 al 26 giugno prossimo presso il Politecnico di Torino Castello del Valentino, e MAO.

Il festival affronterà i temi della sostenibilità dell’ambiente costruito, dall’architettura al territorio, attraverso la collaborazione tra esperti, italiani e giapponesi, studiosi, professionisti e studenti. Il concetto di Satoyama rappresenta l’equilibrio tra la società e l’ambiente in cui è insidiata, a partire dall’uso circolare delle risorse naturali proprie del modello rurale tradizionale, fino alla ricerca contemporanea di sostenibilità ecologica, nell’abitare e nella trasformazione del territorio e della città. Le teorie e i principi che guidano la progettazione e la trasformazione dell’ambiente, tra tradizione e sfide contemporanee, saranno affrontate attraverso tre attività: un seminario di studi riservato a ricercatori, un workshop di progettazione dedicato a studenti e docenti del Politecnico, e due conferenze aperte al pubblico. Attraverso questo festival, il Japan Hub del Politecnico di Torino si apre alla collaborazione con le istituzioni culturali della città, in particolare Fondazione Torino Musei e Fondazione per l’Architettura. Il festival coinvolge i giovani protagonisti dell’ideazione di nuovi spazi e modalità di fruizione per il MAO e della presentazione finale. Attraverso le conferenze, si rivolge anche al pubblico dei professionisti, e più in generale di chi vuole approfondire la progettazione dell’ambiente costruito, permettendo Attraverso un dialogo con gli esperti del Politecnico di comprendere i punti di sorprendente comunanza e di grande differenza tra le due culture.

Le conferenze di “Learning from Satoyama-la via giapponese alla sostenibilità dell’ambiente costruito” saranno tre: la prima, il 23 giugno, alle 17.30, presso il MAO, nella sala polifunzionale, la conferenza dal titolo “Cultivating incomplete circulations-mediating ecologies of living and production”, che sarà introdotta dal Prof. Michele Bonino, e prevede l’incontro con Kobayashi Keigo, del dipartimento di architettura dell’Università di Waseda. La conferenza è in lingua inglese e la prenotazione si può effettuare su Eventbrite.

Il 26 giugno, al MAO, nella sala polifunzionale, verranno presentati gli esiti del workshop, con gli interventi del Dott. Davide Quadrio, direttore del MAO, Yagi Koji, console generale del Giappone a Milano, del Prof. Alberto Sapora, vicerettore per l’internazionalizzazione del Politecnico di Torino, e del Prof. Giuseppe Quaglia, direttore del Japan Hub del Politecnico di Torino. Alle ore 19 si terrà l’incontro Ariga Takashi, del dipartimento d’architettura dell’Università di Waseda, dal titolo “Design for sustainable urbanism – leasing from the idea of Satoyama”. Introduce e modera la Professoressa Claudia Cassatella. La conferenza è in lingua inglese e la prenotazione è effettuabile su Eventbrite.

Mara Martellotta

Tre rifugi dal caldo a un’ora da Torino: luoghi tranquilli dove ritrovare il silenzio

Il caldo e’ arrivato come tutti gli anni, forse piu’ in ritardo dell’estate 2025, ma oramai ci dobbiamo fare i conti fino a settembre, almeno. Da che si desiderava togliere i cappotti e godere del calore dei raggi del sole ora si comincia a cercare il fresco, l’ombra, ma spesso anche la pace e il silenzio.

In questi casi non sempre è necessario affrontare lunghi viaggi per trovare un po’ di refrigerio. A meno di un’ora e mezza dalla città esistono ancora angoli poco conosciuti, lontani dalle folle che affollano laghi e località turistiche più celebri; luoghi dove il fresco dei boschi, il rumore dell’acqua e il ritmo lento della montagna permettono di staccare davvero dalla quotidianità.

Tra le destinazioni da riscoprire spicca senza dubbio la Valchiusella. Questa valle del Canavese conserva ancora un’anima autentica, fatta di piccoli borghi in pietra, boschi ombrosi e torrenti dalle acque limpide. Salendo verso Traversella, il paesaggio si fa sempre più verde e la temperatura scende sensibilmente rispetto a Torino. Qui non si trovano grandi attrazioni turistiche né stabilimenti affollati, ma sentieri facili, aree dove sostare all’ombra degli alberi e numerosi punti in cui ascoltare semplicemente il suono dell’acqua che scorre. È una meta ideale per chi cerca tranquillità, per chi ama leggere all’aperto o per chi desidera trascorrere una giornata immerso nella natura senza allontanarsi troppo dalla città.

Ancora più appartata è la Val Soana, una delle vallate meno conosciute del Piemonte. All’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso si trova il Pian dell’Azaria, un vasto pianoro circondato da pascoli, larici e montagne. Qui il tempo sembra rallentare. Le temperature estive restano piacevoli anche nelle giornate più calde e il silenzio è interrotto soltanto dal canto degli uccelli o dai campanacci delle mandrie al pascolo. Il luogo è facilmente raggiungibile in auto e rappresenta una scelta perfetta per chi desidera una passeggiata semplice, un picnic all’ombra o qualche ora di contemplazione lontano dal traffico e dalla frenesia urbana.

Per chi ama i boschi, una terza destinazione da annotare è il comprensorio del Mont Mars, nella Valle Elvo, ai piedi delle Alpi Biellesi. Si tratta di una zona ancora poco frequentata dal turismo di massa, caratterizzata da grandi faggete e da sentieri che attraversano ambienti freschi e ombreggiati. Anche nei periodi più torridi l’aria mantiene una piacevole freschezza, rendendo la camminata particolarmente gradevole. I percorsi non presentano difficoltà particolari e consentono di immergersi in una natura rigogliosa senza affrontare escursioni impegnative.

Valchiusella, Pian dell’Azaria e Mont Mars hanno qualcosa in comune: sono luoghi che non cercano di stupire con attrazioni spettacolari o eventi affollati. Il loro fascino risiede proprio nella semplicità. Sono destinazioni dove si può ancora ascoltare il silenzio, respirare aria più fresca di quella cittadina e concedersi una pausa autentica. In un’estate in cui sempre più persone cercano esperienze sostenibili e lontane dal turismo di massa, questi tre angoli di Piemonte rappresentano un invito a rallentare e a riscoprire il piacere delle cose essenziali.

 Maria La Barbera

Coldiretti Piemonte, è boom per “L’estate in fattoria”

Per oltre una famiglia italiana su 3 (36%), è tempo di trovare attività post-scuola per i propri figli. Tra giugnome luglio molti genitori sono ancora impegnati al lavoro e devono trovare soluzioni per conciliare gli impegni professionali con la gestione dei bambini durante la lunga pausa estiva. È il dato che emerge dall’inizio d’agnello Coldiretti-LXÈ, diffusa nella settimana che ha sancito lo stop alle lezioni su tutto il territorio nazionale. Nella scelta delle strutture, al primo posto si pone il mare, seguito dalla campagna, grazie alla crescita del fenomeno delle “fattorie didattiche” che, nei mesi di scuola, ospitano gli alunni per lezioni di educazione alimentare e che, in quelli estivi, si organizzano con “camp” all’insegna del divertimento, dello sport e della sana alimentazione. Una soluzione che offre maggior riparo anche dalle alte temperature che soffocano le città.

In Piemonte abbiamo oltre cento fattorie didattiche, accreditate dalla Regione, con proposte che spaziano dall’educazione ambientale ai laboratori pratici, offrendo a bambini, famiglie e scuole occasioni di apprendimento a contatto con la natura e il mondo agricolo  – spiegano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale – tra le attività più diffuse vi sono quelle dedicate alla trasformazione dei prodotti, come la preparazione di pane e pasta, la produzione di formaggi e miele, affiancate da percorsi nell’orto esulta stagionalità delle coltivazioni. Ampio spazio è riservato anche agli,i ani ali della fattoria, con attività educative, momenti di accudimento e percorsi esperienziali che permettono di conoscere da vicino la vita rurale. Non mancano iniziative all’aria aperta tra giochi, laboratori creativi, escursioni, picnic, spettacoli e attività dedicate alla sostenibilità. Molte realtà promuovono inoltre progetti inclusivi e sociali, coinvolgendo persone con disabilità in occorsi educativi, relazionali e di avvicinamento alle attività agricole. L’obiettivo è quello di formare dei consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione, per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell’agricoltura con il cibo che si porta in tavola ogni giorno”.

Mara Martellotta

“Menopausa in salute”, per affrontare serenamente una fase delicata nella vita di ogni donna

Il libro della Dottoressa Raffaela Di Pace

“Menopausa in salute – Le strategie per risolvere ogni sintomo, dalle vampate alla caduta dei capelli” è il titolo del libro della Dottoressa Raffaela Di Pace, ostetrica, ginecologa, con un dottorato di ricerca in Fisiopatologia della Menopausa, pubblicato dalla casa editrice Sonzogno nel gennaio 2026.

In una società che, per molteplici cause, è caratterizzata da una crescente disattenzione verso “l’altro”, con il conseguente allontanamento dalla comprensione dei suoi bisogni e necessità, anche a fronte di sintomatologie cliniche importanti che interferiscono con la qualità della vita, il libro della Dottoressa Di Pace si configura come uno strumento utile non solo alle donne, ma anche agli uomini, per conoscere, riconoscere e affrontare nel migliore dei modi i disagi legati alla menopausa. Gli strumenti pratici, l’approccio medico e uno sguardo olistico vanno a unirsi al fine di sensibilizzare e rendere consapevoli verso una fase delicata nella vita di ogni donna.

“Menopausa in salute” nasce proprio con l’intento di sfatare tabù e fornire informazioni chiare per vivere il cambiamento fisico ed emotivo in serenità, curando l’alimentazione e il benessere personale attraverso pratiche atte al mantenimento dell’energia, dell’autostima e della qualità della vita.

“Prendersi cura di sé – scrive la Dottoressa Raffaela Di Pace – non significa rifiutare un fenomeno naturale, ma usare gli strumenti del progresso per vivere meglio. Non c’è motivo di subire malesseri quando se ne può fare a meno”.

Nel 2030 più di un ottavo della popolazione della Terra sarà formato da donne in menopausa, 1 miliardo e 200 milioni. È un fatto nuovo per l’umanità. Fino ai primi del Novecento solo una minoranza di Sapiens sopravviveva così a lungo. Oggi invece una larga schiera di persone si trova ad affrontare i cambiamenti del corpo e la necessità di adattarsi a un equilibrio diverso. La ginecologa Raffaela Di Pace invita le donne a non subire i disturbi che conseguono alla caduta dei livelli ormonali: aumento di peso, insonnia, vampate, capelli che si diradano, vuoti di memoria, sbalzi d’umore e secchezza vaginale. Ci sono rimedi che vanno dalla terapia ormonale sostitutiva ad alcuni tipi di farmaci e integratori non ormonali per ridurre i fastidi ma anche i rischi di osteoporosi, di disturbi cardiovascolari e di obesità. Ancora troppe donne rinunciano a curarsi e si intristiscono, perché percepiscono la fine dell’età fertile come la fine della piena salute e della femminilità. Eppure, è probabile che abbiano dinanzi a loro una trentina e passa di anni di vita ed è giusto che li attraversino con pienezza e senza acciacchi, che stiano bene sempre. La rivoluzione femminile non può non abbracciare questo aspetto dell’esistenza: la metà dell’umanità ha il diritto di conoscere i trattamenti contro la sofferenza e i sintomi spiacevoli. Di Pace risponde in maniera puntuale agli interrogativi più comuni e propone un piano settimanale, dal movimento alla dieta, per restare in forma e in salute.

“Menopausa in salute – Le strategie per risolvere ogni sintomo, dalle vampate alla caduta dei capelli” (Sonzogno, 2026) – pagine 160.

Gian Giacomo Della Porta

Dolci della tradizione: i baci di dama

Tostate in forno le mandorle e le nocciole. Pelatele, riducetele a granella fine e mescolatele con lo zucchero e la vaniglia fino a ottenere una farina granulosa. Incorporate delicatamente il burro ammorbidito a temperatura ambiente, maneggiando l’impasto il meno possibile, solo il necessario per amalgamare gli ingredienti.

Leggi la ricetta su piemonteitalia.eu: https://www.piemonteitalia.eu/it/enogastronomia/ricette/baci-di-dama

Nasce TRAM e ZINO, la linea del gusto

Dal 19 giugno un viaggio nella Torino più autentica tra tram storici, panorami cittadini e il celebre tramezzino torinese

Torino, 17 giugno 2026 – Due simboli della tradizione torinese si incontrano sulle rotaie della città per dare vita a un’esperienza originale e coinvolgente: nasce TRAM e ZINO – La linea del gusto, il nuovo servizio turistico ed enogastronomico che unisce il fascino di una vettura degli anni Sessanta alla degustazione del tipico tramezzino torinese e delle eccellenze del territorio.

Il nuovo progetto è stato svelato questo pomeriggio in occasione di un giro dimostrativo a cui hanno preso parte il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, l’Assessora alla Mobilità Chiara Foglietta e l’Amministratore Delegato di GTT, Guido Mulè. All’evento hanno partecipato anche i partner strategici dell’iniziativa: Tramezzino Torino, la realtà locale con cui GTT ha attivato la collaborazione gastronomica, e Turismo Torino e Provincia, in qualità di partner tecnico.

Il debutto ha coinvolto anche una rappresentanza del personale GTT neoassunto, che ha dato voce alle diverse anime e professionalità dell’azienda: figure trasversali tra cui autisti, impiegati e operai specializzati provenienti da differenti ambiti operativi. La loro presenza risponde alla volontà dell’Azienda di coinvolgere direttamente il nuovo personale nelle iniziative speciali, rendendolo parte attiva del racconto dei nuovi servizi e dell’immagine di una GTT in costante rinnovamento.

L’operazione estende l’offerta turistica gestita da GTT, affiancandosi all’ascensore della Mole Antonelliana, alla tranvia Sassi-Superga, ai Venaria e Superga Express e alle tradizionali esperienze di ristorazione in movimento, con l’obiettivo di legare mobilità e marketing territoriale.

Il servizio prenderà avvio ufficialmente per il pubblico venerdì 19 giugno, rivolgendosi a cittadini e turisti per offrire una prospettiva diversa sulla città attraverso il connubio tra trasporto pubblico e gastronomia locale.

Il tour, con partenza e arrivo fissati in Piazza Castello alla Fermata 436 (fronte Teatro Regio), attraversa il centro storico toccando via Po, piazza Vittorio e la Gran Madre. La proposta è ospitata a bordo della storica motrice 2847, caratterizzata dalla livrea verde degli anni Sessanta: con una capienza di 50 passeggeri, il tram d’epoca è stato trasformato in uno spazio itinerante dove l’antico box del bigliettaio funge da bancone.

Il calendario degli appuntamenti prevede due diversi momenti: il giovedì e il venerdì sera, con i turni aperitivo delle 19:00 e delle 20:00, e il sabato e la domenica mattina, con la formula colazione alle 9:30 e l’aperitivo alle 10:30.

È possibile consultare il calendario completo e prenotare i biglietti direttamente sul sito di Turismo Torino e Provincia:

https://turismotorino.org/it/visita/pianifica-la-tua-visita/proposte-turistiche/tramezino

Botanical Groove, immergersi nel verde tra piante, yoga e musica

Orticola del Piemonte,  dopo il grande successo di Flor al Parco del Valentino, presenta la seconda edizione di Botanical Groove, evento che riunisce centinaia di piante, ma anche cultura, yoga e musica, in una giornata di divertimento green ai Murazzi in occasione della Festa della Musica.
Torino torna ad ospitare la seconda edizione di Botanical  Groove, il nuovo format lanciato lo scorso dicembre da Orticola del Piemonte e dedicato alle nuove generazioni di amanti delle piante. L’appuntamento è presso la Contrada Murazzi domenica 21 giugno prossimo, a partire dalle 10 fino alle 22 . Si tratterà di una giornata intera pensata per chi ama il verde , per chi vorrebbe amarlo ma “non ha il pollice” e per chi cerca semplicemente un luogo in cui far convivere natura, creatività e musica.
Botanical Groove trasformerà gli spazi di Contrada Murazzi in una vera e propria festa green, animata da piante, talk e momenti di benessere e dj set.
Il programma della giornata è  variegato, si passa dallo yoga sulle rive del Po a talk e workshop di approfondimento su terrarium e su altri temi legati al giardinaggio e alla natura.
Il clou dell’evento sarà naturalmente il plant market con centinaia di piante di varietà diverse, dalle easy care da appartamento alle chicche da collezionisti. Tutto disposto su carrelli e allestimenti immersivi, con esperti pronti a consigliare la pianta perfetta per il mood del momento, per il salotto di casa o per la propensione al verde di ognuno. Vi saranno piante verdi, cactus, succulente, bonsai e molto altro.
Coloro che si sentono più  fortunati possono mettere alla prova la sorte con la Plant Lottery: con soli due euro si può partecipare alla lotteria e portarsi a casa una delle splendide piante in palio. Saranno assegnati dieci premi e per i primi tre fortunati sono riservate delle vere chicche botaniche.
A partire dalle 18.30 fino alle 22, sarà dato spazio alla musica, con il DJset in compagnia di Crisi Metropolitana, Onda Pacifica e Neeca.

Per maggiori informazioni sul programma della giornata visitare il sito web www.orticolapiemonte.it

Mara Martellotta

JataPay, novità nel mercato dei pagamenti dilazionati

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L’INTERVISTA Carlo Patetta Rotta

Advisor e investitore (Business Angel) in varie startup, Carlo Patetta Rotta è attualmente impegnato nella strutturazione della startup JataPay che opera nel mercato dei pagamenti dilazionati.

Dottor Carlo Patetta Rotta, può spiegare com’è nata la startup JataPay e la sua collaborazione con essa?

Mi sono avvicinato a JataPay abbastanza recentemente, in realtà. La startup è nata nel 2021, grazie all’impegno di Erik Sogno, cuneese, CEO e fondatore dell’azienda, nonché esperto di lunga data del settore del Buy Now Pay Later (BNPL) in Italia, nel quale è inserita JataPay.

Erik ha fondato l’azienda insieme ad altri due co-founder: Ileno Verga, il CTO (Chief Technology Officer) al quale si deve lo sviluppo della piattaforma e Luca Vicinelli, responsabile dell’assistenza clienti. Ad essi si è poi aggiunto recentemente Domenico Trodella col ruolo di direttore commerciale. Anche Domenico è nel settore dei pagamenti digitali dall’inizio della sua carriera, fatto che l’ha portato nel 2023 a effettuare una ‘exit’ di successo proprio in questo settore. Insomma, il team è completo, competente, affiatato e molto determinato.

Quindi JataPay è una piattaforma online legata al Buy Now Pay Later. Può entrare nel dettaglio e approfondire le dinamiche di questo settore?

Certamente. JataPay rientra nel settore dell’innovazione legata al settore finanziario, per cui si dice che è una Fintech. Nello specifico il suo ambito di operatività è quello del Buy Now Pay Later, che è il termine tecnico per riferirsi alla dilazione dei pagamenti. JataPay fornisce lo strumento tecnologico, la piattaforma, alle PMI, agli studi professionali e agli esercenti per permettere loro di ottenere un doppio vantaggio: di non perdere le vendite da parte di quei clienti che, per diverse ragioni, non possono pagare in un’unica soluzione e di gestire in maniera facile e immediata la gestione dei flussi di cassa legati alle dilazioni concesse ai propri clienti. La sofisticazione della nostra piattaforma, risultato di anni di ricerca e sviluppo che ci ha infatti indotto a registrane il brevetto, permette infatti all’esercente di personalizzare in pochi minuti il piano di pagamento, in termini sia di numero di rate che di importo delle stesse, che poi la piattaforma gestirà in maniera automatizzata per tutti gli anni del piano. In questo modo l’esercente è in grado di creare un piano di pagamento concordato con lo specifico cliente in modo tale che quest’ultimo si senta sicuro di potere onorare tutti i pagamenti. Il risultato è che l’esercente aumenta notevolmente il numero di vendite, a fronte di una percentuale storica di insolvenza molto bassa, meno del 2%.

Può essere considerata una startup innovativa?

Sicuramente si. Rispetto alle già esistenti attività di Buy Now Pay Later classiche, che anticipano al cliente dell’esercente i fondi per il pagamento rendendo la transazione particolarmente costosa per l’esercente, nel nostro caso questo non succede (o sarebbe comunque uno dei vari servizi accessori offerti). Come già menzionato, JataPay fornisce soluzioni e strumenti per una gestione virtuosa del credito, senza assumerne il rischio finanziario. L’obiettivo è quello di tornare a dare potere commerciale agli esercenti nella gestione del proprio credito diretto. Proprio come si faceva fino a qualche decennio fa. Allora l’esercente prendeva nota del debito dell’avventore abituale, che poi passava nei giorni seguenti a saldare. Si crea così tra esercente e i suoi clienti un rapporto di fiducia che permette transazioni più frequenti, seppure dilazionate nel tempo.

In che modo JataPay trae profitto da questa attività?

JataPay ha un duplice modello di guadagno: la PMI riconosce un abbonamento mensile per l’utilizzo della piattaforma (si tratta infatti di Saas, Software As A Service) e una percentuale sulle rate dei piani di pagamento. Si tratta di costi che rendono il servizio comunque molto profittevole non solo per le PMI ma anche per i piccoli esercenti, le società di servizi e gli studi professionali.

Lei che ruolo svolge all’interno di JataPay?

Contattato da Erik Sogno, sono entrato nell’azienda circa tre mesi fa e sono coinvolto sia come advisor che come investitore. Insieme ai tre fondatori sto rivedendo le strategie da implementare per strutturare ulteriormente le diverse aree societarie per essere pronti ad affrontare una crescita commerciale importante. Strategie che riguardano anche l’aspetto finanziario visto che è nostra intenzione aprire a breve il capitale sociale ad investitori terzi. Inoltre, sto definendo il mio futuro ruolo di socio attivo della società, i fondatori infatti mi hanno offerto questa opportunità considerando che da circa 15 anni opero nel mondo delle startup come ‘business angel’. Questa è la definizione anglosassone che viene usata per definire un investitore privato che, in funzione della sua esperienza imprenditoriale, delle sue competenze e del suo ‘business network’ oltre ad investire capitali si impegna a lavorare nel tempo al fianco dei fondatori per supportare la crescita aziendale.

Mara Martellotta