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Il Piemonte si promuove a Sanremo

Da martedì 24 a sabato 28 febbraio, nei giorni del 76° Festival della Canzone italiana, il Piemonte si racconta a Sanremo con “Piemonte Is – Eccellenza Piemonte”.

Si tratta di un’iniziativa itinerante pensata per coinvolgere il pubblico e i turisti della città attorno all’evento più importante della musica italiana con attività coinvolgenti in centro e nei luoghi più frequentati della città: Lungomare Italo Calvino, Giardini Vittorio Veneto, via Matteotti, Molo Nord, Lungomare Sud. Cinque kart elettrici brandizzati diventano veri e propri salottini mobili in grado di accogliere chi, incuriosito, salta a bordo e ogni giorno dalle 9 alle 12.30 e dalle 15 alle 18 faranno conoscere il Piemonte grazie a una sorprendente e originale serie di momenti interattivi col pubblico e ogni pomeriggio distribuendo gratuitamente al pubblico i suoi prodotti agroalimentari d’eccellenza: cioccolato e giandujotti di Torino, nocciole Piemonte Igp, riso di Baraggia Dop, mele di Cuneo Igp, formaggio Bra Dop, Vermouth di Torino Ig.

Turisti, passanti e personalità del mondo della musica e dello spettacolo saranno coinvolti con quiz, domande curiose e interviste veloci sulla loro conoscenza del Piemonte, del suo territorio e della sua enogastronomia. Il tutto pensato con un’attitudine molto social: le attività itineranti previste diventeranno contenuti visibili sui nuovi canali Instagram piemonteis_eccellenzapiemonte e Facebook Piemonteis Eccellenza Piemonte, e quelli istituzionali della Regione Piemonte.

giovedì 26 febbraio alle ore 17 nei locali di via Roma 88 il Piemonte propone i suoi vini e sapori in un aperitivo con salsiccia del Consorzio Salsiccia di Bra, salame del Consorzio salame Piemonte Igp, formaggi Valgrana, carne della macelleria Gaveglio, Cuneesi e baci di dama Bramardi, accompagnati dai vini dei Consorzi di tutela Brachetto d’Acqui Docg e Asti Docg.

A spiegare la filosofia dell’iniziativa l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo Paolo Bongioanni: «Il Festival di Sanremo è un appuntamento dove non si può mancare. Attorno ad esso si muove una mole di appassionati, fan, turisti, addetti ai lavori, media e opinion leader. Essere presenti significa poter intercettare un pubblico potenziale enormein una modalità leggera e coinvolgente, social e pop. A questo si aggiunge la vicinanza della Riviera e dei suoi turisti alle mete piemontesi, su cui stiamo costruendo strategie di promozione comune con la Regione Liguria, e che è un vero e proprio invito a venire a scoprire il territorio dove nascono i prodotti fregiati dal marchio di qualità “Piemonte Is – Eccellenza Piemonte”, che vogliamo far conoscere in tutta la loro prelibatezza».

In 10mila alla corte di re Vermouth

Un successo oltre le aspettative quello della terza edizione del Salone del Vermouth, che ha superato le 10.000 presenze complessive in tre giorni, da sabato 21 a lunedì 23 febbraio 2026, registrando numeri in netta crescita rispetto alle edizioni precedenti. L’evento, ideato e curato da Laura Carello, anima del progetto editoriale MT Magazine, è stato realizzato con il patrocinio e il sostegno della Camera di commercio di Torino, con il patrocinio di Regione PiemonteCittà di Torino e con il supporto Turismo Torino e Provincia.

 

«La terza edizione segna un cambio di passo decisivo – dichiara Laura Carello, direttrice del Salone del Vermouth –. Superare le 10.000 presenze e registrare un’affluenza tale da aprire al pubblico anche la giornata B2B significa aver costruito, in questi tre anni, un format solido, attrattivo e credibile. Il vermouth si conferma protagonista di un rinnovato interesse culturale e commerciale, capace di unire tradizione, territorio e visione internazionale. Il nostro impegno è continuare a crescere consolidando Torino e il Piemonte come capitali mondiali del Vermouth. Il pubblico non è solo curioso, ma profondamente interessato: questi numeri sono la prova concreta di come investire sulla cultura e la conoscenza di questo prodotto rappresenti un asset strategico anche per il turismo e per il brand Torino, non solo a livello nazionale ma anche internazionale. Ringrazio il Museo Nazionale del Risorgimento per aver sostenuto il Salone fin dalla prima edizione e, da quest’anno, il mio ringraziamento sentito va anche alle istituzioni coinvolte – Regione Piemonte, Città di Torino, Camera di commercio di Torino e Turismo Torino e Provincia – per il supporto e la fiducia dimostrati»

 

La forte affluenza registrata durante il weekend ha inoltre portato a un cambiamento di programma straordinario: la giornata B2B di lunedì 23 febbraio è stata aperta anche al pubblico, per permettere un afflusso maggiore di visitatori. La manifestazione, ospitata presso il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, ha visto non solo sale costantemente gremite, ma anche una grande partecipazione ai talk – completamente sold out – e un’importante affluenza dell’aula didattica, segno di un interesse sempre più marcato verso l’approfondimento culturale del Vermouth.

 

La quarta edizione è confermata a febbraio 2027, sempre al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, con l’obiettivo di continuare a diffondere la cultura del Vermouth a livello nazionale e internazionale.

 

Tutti i numeri del Salone: 10 talk e 8 aule didattiche

Durante il lungo weekend, al centro del Salone del Vermouth si è confermata l’area talk, cuore della divulgazione culturale della manifestazione.

Tra sabato e domenica si sono svolti 10 talk, guidati dal giornalista Carlo Carnevale, che hanno raccolto oltre 500 iscrizioni complessive, con sale partecipate e un forte coinvolgimento sui temi affrontati. Un risultato che conferma la qualità dei contenuti proposti e il crescente interesse verso momenti di approfondimento e confronto.

 

Ottima anche la risposta per l’area formativa: le 8 aule didattiche hanno registrato circa 150 iscritti, con una partecipazione attiva e costante durante tutte le sessioni in programma. Le attività formative si sono confermate uno degli elementi centrali dell’evento, contribuendo a rafforzarne il valore culturale e professionale.

 

L’edizione si chiude dunque con un bilancio estremamente positivo: numeri, partecipazione e qualità dei contenuti consolidano il posizionamento del Salone come appuntamento di riferimento per il pubblico e per gli addetti ai lavori.

 

I numeri del FuoriSalone: 45 eventi, 32 location

Dal 16 al 22 febbraio, un programma diffuso ha coinvolto istituzioni, musei, ristoranti, cocktail bar, librerie, piazze e luoghi simbolo della città. In calendario 45 eventi e 32 location protagoniste di una settimana che ha intrecciato cultura, mixology, gastronomia e turismo esperienziale.

Il programma ha incluso 12 guest shift con bartender ospiti da tutta Italia e 5 cene in pairing dedicate, confermando il ruolo centrale dell’ospitalità e della contaminazione creativa.

 

Il calendario si è aperto il 16 febbraio con una tavola rotonda istituzionale dal titolo “Cosa cambia perché nulla cambi – Capitolo 2”, momento di confronto sul futuro del Vermouth nei prossimi cinque anni. Al centro del dibattito, sostenibilità e strategie di esportazione del brand Torino nel mondo. Sono intervenuti Guido Bolatto Segretario Generale della Camera di commercio di Torino, Beppe Musso (Master Blender), Matteo Bonoli (Master Herbalist) e Piero Bonnet per Baldoria.

A seguire, il palinsesto ha alternato talk culturali, presentazioni editoriali, tour tematici, visite guidate nei musei, esperienze immersive, degustazioni tecniche e appuntamenti serali nei locali cittadini.

 

Il Vermouth si è affermato così come filo conduttore di un racconto contemporaneo capace di unire tradizione e innovazione: dai marchi storici ai produttori artigianali emergenti, dai classici dell’aperitivo torinese alle interpretazioni creative che dialogano con cucina, caffè e cultura.

Fame notturna? Ecco dove mangiare a Torino dopo mezzanotte

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SCOPRI – TO    Alla scoperta di Torino

Ci sono notti in cui una pizza al volo non basta. Notti in cui si esce da un cinema, da un concerto, da un lungo turno di lavoro o da una serata in cui si è semplicemente tirato fino all’ultimo. È lì che Torino, con la sua eleganza discreta e i suoi vicoli illuminati a mezza luce, rivela un lato meno conosciuto: quello di chi ha ancora voglia di qualcosa di buono da mettere sotto i denti, anche quando le cucine sembrano tutte spente. Ma, fortunatamente, non è sempre così. In città ci sono posti che resistono, che non si arrendono al coprifuoco gastronomico e che sanno ancora offrire piatti veri, fatti bene, anche quando le lancette dell’orologio girano oltre la mezzanotte.
Lasciando da parte il solito kebab consumato in fretta sotto i portici o le pizze da asporto poco memorabili, qui si parla di cucina vera, pensata e preparata con cura, capace di offrire ancora qualità e gusto anche oltre la mezzanotte.
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Dove le buone cucine aperte fino a tardi?
Un grande classico per i nottambuli affamati è Poormanger, che, pur non essendo aperto fino all’alba, spesso tira tardi abbastanza da accogliere chi esce da uno spettacolo o da una serata tranquilla. Le patate ripiene sono un comfort food perfetto, calde, ripiene di ogni ben di dio, e con un occhio alla qualità delle materie prime. Ottime per chi vuole sentirsi coccolato, ma senza spendere una fortuna.
Se invece la notte richiama la voglia di qualcosa di più solido e tradizionale, c’è la Trattoria Valenza, in zona Aurora. Un posto che profuma di casa, che ha mantenuto quell’atmosfera da osteria vera, dove i piatti arrivano fumanti e sinceri, senza tanti fronzoli. È uno di quei ristoranti che conoscono i notturni veri, quelli che cenano alle una e poi fanno ancora due chiacchiere davanti a un dolce della casa. Certo, bisogna arrivare preparati: non è un posto da passaggio veloce, è un posto dove si sta e se la notte è lunga, tanto vale passarla bene.
Poi c’è il regno degli irriducibili: Scannabue, zona San Salvario, che tira spesso tardi e propone una cucina contemporanea ma radicata. Qui si può trovare il vitello tonnato anche a notte fonda e non è cosa da poco. L’ambiente è curato ma rilassato, il personale abituato alla clientela che non ha fretta. Ottimo per chi cerca qualità, servizio e un bicchiere di vino anche quando fuori si sente solo il rumore dei tram che tornano in deposito.
Per gli amanti del mondo asiatico, Kukai in centro è una benedizione notturna. Spesso è aperto fino alle 2 del mattino, soprattutto nei weekend e propone ramen, sushi, piatti caldi e speziati che sembrano pensati proprio per chi ha ancora voglia di viaggiare con il palato anche a notte fonda. Il ramen piccante dopo mezzanotte è una coccola che ha qualcosa di terapeutico. Sedersi lì, sorseggiare un tè caldo o una birra giapponese e guardare la città rallentare è una piccola esperienza in sé.
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Street food notturno eccellente
E poi ci sono gli eroi silenziosi del cibo da strada, che resistono come fari nella notte. Uno di questi è Basilico Tredici, pizzeria gourmet che a volte tira tardi nei weekend. Quì troviamo impasti ben fatti, ingredienti di qualità e la possibilità di mangiare qualcosa di davvero buono anche quando le serrande di mezzo centro sono già giù. È perfetta per chi vuole una pizza ma non una pizza qualsiasi: qui ogni fetta è curata, ogni accostamento è pensato.
In zona Vanchiglia, un altro riferimento notturno è Da Emilia – la piadineria gourmet. È un locale piccolo, essenziale, ma il cuore che ci mettono in cucina si sente. Le piadine sono una rivelazione; impasto croccante al punto giusto, farciture ricche ma equilibrate, ideale per chi cerca qualcosa di veloce ma appagante. È il classico posto dove passi una volta e poi ci torni ogni volta che ti trovi in zona dopo mezzanotte.
In questo nostro ipotetico tourn culinario notturno non si può non citare il Bar Cavour, per una versione più sofisticata della notte torinese. Fa parte del circuito Del Cambio, ma è il fratello minore ribelle, quello che resta aperto fino a tardi con cocktail ben studiati e piccoli piatti da accompagnamento che sembrano rubati a una cucina stellata. Non è un posto da tutti i giorni, ma se c’è un’occasione speciale che si prolunga fino a notte fonda è il posto giusto dove concluderla con stile.
Infine, per i veri amanti del dolce, c’è un piccolo segreto che gira tra i torinesi: alcune pasticcerie e forni inebriano con i loro profumi le vie in zona Mirafiori, aprono prima dell’alba per preparare i prodotti del mattino e in certi casi si riesce a comprare qualcosa appena sfornato, anche alle 3 o alle 4 del mattino. Non è ufficiale, non è pubblicizzato, ma chi conosce i panettieri giusti sa dove bussare per un croissant ancora caldo in piena notte che diventa un’esperienza che vale la pena provare.
Torino, quando si svuota e si fa silenziosa, ha una poesia tutta sua e anche una fame tutta sua. Non serve accontentarsi del solito fast food o della pizza riscaldata. Basta sapere dove andare, e avere voglia di cercare. La città, se la ascolti, ha ancora molto da raccontare anche dopo mezzanotte. E spesso lo fa con un piatto davanti e un bicchiere in mano.
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NOEMI GARIANO

PAYSAGE + Aimable: Italia e Francia per il turismo slow e del benessere

Tra Piemonte, Liguria e Alpi Marittime prende forma un nuovo modello di offerta turistica transfrontaliera, PAYSAGE + aimable, che avvia la sua fase più concreta con l’obiettivo di ampliare e diversificare l’offerta turistica  dell’area di confine, puntando su un turismo lento, sul benessere, l’accessibilità e l’identità dei paesaggi.

Dopo una serie di incontri partecipativi già realizzati a Menton, dal 4 al 6 aprile 2025, a Cortemilia dal 21 al 24 agosto 2025 e a Nice il 3 ottobre 2025 e Mondovì il 26 gennaio e 6 febbraio 2026, il progetto consolida  il proprio percorso con il confronto con territori e operatori finalizzati alla costruzione di un “prodotto turistico condiviso”, capace di generare ricadute economiche lungo tutta la filiera dell’accoglienza.
PAYSAGE +aimable è  in corso e coinvolge le aree delle Alpes Maritimes, Cuneo e Imperia. Avviato il 6 maggio 2025 Il progetto mobilita un budget  complessivo di 2.313.000 euro, con 1.850.400 euro di contributo FESR, a sostegno di azioni coordinate tra Italia e Francia.
Per i territori coinvolti significa costruire massa critica e posizionarsi con un’offerta leggibile e vendibile, un turismo slow & wellbeing capace di integrare esperienze outdoor, family,  wellness, accessibilità e enogastronomia, valorizzando paesaggio e cultura locale come motori di attrattività e permanenza.
Cuore della strategia è  la creazione di un Club di prodotto transfrontaliero, in cui una rete di attori pubblici e privati, tramite analisi, atelier partecipativi e percorsi formativi, co progetterà standard e proposte, aumentando la visibilità dell’offerta verso gli operatori e il grande pubblico.
Gli atelier hanno messo a fuoco percezioni, punti di forza, criticità, traducendo il dialogo con i territori in indicazioni operative per la progettazione, secondo un metodo che mira ad un prodotto non calato dall’alto, ma co-creato, più competitivo e sostenibile nel tempo.

Il progetto può già contare su risultati significativi, quattro territori coinvolti ad oggi, con un percorso di allargamento ancora in corso, cinque temi di lavoro, outdoor, wellness, enogastronomia, family,  accessibilità, 700 questionari raccolti a supporto dell’analisi territoriale, 140 operatori turistici coinvolti direttamente negli atelier partecipativi, ottocento persone coinvolte complessivamente  tra incontri, consultazioni e attività progettuali.
Questi dati confermano la forte partecipazione territoriale e la volontà condivisa di costruire  un’offerta turistica strutturata, riconoscibile e competitiva sui mercati.
Per guidare la progettazione, il partenariato ha costituito un’équipe multidisciplinare che lavora su cinque assi strategici, product management e costruzione del prodotto, outdoor e wellness, enogastronomia, natura e produzioni locali, family e accessibilità, digitale, comunicazione e storytelling.

Mara Martellotta

L’Alta Langa DOCG vola a New York

L’Alta Langa DOCG vola a New York per due appuntamenti B2B il 9 e 10 marzo con 27 produttori

Il Consorzio Alta Langa organizza il suo primo evento ufficiale negli Stati Uniti, il 10 marzo prossimo, dalle 11 alle 16 a Eataly Dowtown a New York City. L’appuntamento B2B, a cui prenderanno parte 27 produttori di Alte Bollicine Piemontesi, segna una tappa significativa nel percorso di consolidamento della denominazione sul mercato statunitense.

Una degustazione a banchi d’assaggio sarà  affiancata da due seminari in cui verranno approfondite le radici storiche dell’Alta Langa DOCG, le peculiarità  dell’area di produzione e gli elementi distintivi che caratterizzano i vini nel panorama degli Spumanti Metodo Classico. I seminari saranno condotti da Juliana Colangelo, wine marketing leader e hosting di Italian Wine Podcast, insieme ai rappresentanti del Consorzio.

“Portare per la prima volta l’Alta Langa DOCG a New York rappresenta un traguardo importante per la nostra denominazione – ha dichiarato Giovanni Minetti presidente del Consorzio Alta Langa – Questo evento ci consente di condividere la nostra storia, il territorio e il lavoro collettivo dei produttori, presentando l’Alta Langa come autentica espressione del Metodo Classico, profondamente radicata nel tempo e nel luogo”.

Il programma newyorchese prenderà il via il 9 marzo con un cocktail di benvenuto a Terroir Tribeca, tra i wine bar più prestigiosi della città.  L’evento, riservato a sommelier, stampa e wine director, offrirà un contesto conviviale informale dedicato alla degustazione e al confronto, anticipando l’appuntamento principale del giorno successivo. Si tratta di un’occasione esclusiva per incontrare i produttori e scoprire il carattere distintivo e l’eleganza che connotano i vini Alta Langa DOCG.

Mara Martellotta

Il centro di Torino tra storia e sapori: un viaggio nelle piazze del gusto

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO
Torino è una città che sa sorprendere in molti modi. La sua eleganza sabauda si mostra nelle piazze monumentali, nei palazzi reali, nei portici che sembrano fatti apposta per passeggiare a ogni ora del giorno. Ma ciò che spesso colpisce chi arriva in città è la capacità del capoluogo piemontese di far convivere bellezza e buona cucina. Non serve spostarsi nei quartieri nascosti o nelle trattorie di periferia per scoprire piatti autentici: basta rimanere nel cuore pulsante della città, nelle piazze che hanno fatto la storia, per incontrare ristoranti e locali capaci di portare in tavola l’essenza del Piemonte e non solo. Un itinerario ideale parte da piazza Vittorio Veneto, si allunga fino a piazza Castello e si conclude in piazza San Carlo, tre luoghi che rappresentano anche tre anime gastronomiche diverse, ma ugualmente seducenti.
Piazza Vittorio: foto Vincenzo Solano per il Torinese

 

Piazza Vittorio e il Porto di Savona, un ponte tra mare e montagna
Tra le piazze più grandi e scenografiche d’Europa, piazza Vittorio è da sempre un punto d’incontro per torinesi e turisti. Qui, incorniciato dai portici e con lo sguardo che corre verso la Gran Madre, si trova il Porto di Savona, un ristorante che è ormai un’istituzione. La sua storia è antica, e il nome stesso richiama quel legame che Torino ha sempre mantenuto con la Liguria: un filo ideale che collega la capitale sabauda al mare. Entrare al Porto di Savona significa vivere un’esperienza culinaria completa, capace di unire la cucina piemontese alle suggestioni marinare.
Il menù spazia dalle ricette della tradizione regionale, come gli agnolotti del plin al sugo d’arrosto, piccoli scrigni di pasta che racchiudono un ripieno di carni miste, ai tajarin conditi con un burro profumato e, nelle stagioni giuste, con una pioggia di tartufo bianco d’Alba. Accanto a questi piatti, che profumano di colline e di cascine, si trovano proposte che guardano al mare: trofie al pesto, preparate con un basilico che sprigiona tutta la freschezza ligure, o un risotto ai frutti di mare che ricorda le trattorie dei porti. Tra i secondi spiccano il brasato al Barolo, cotto lentamente fino a diventare tenerissimo, e i fritti misti di pesce, leggeri e croccanti, che fanno viaggiare con il pensiero fino alla Riviera.
Il Porto di Savona è un luogo che riesce a mettere d’accordo tutti: chi cerca la sostanza dei piatti di carne trova soddisfazione, così come chi predilige la delicatezza del pesce. E poi ci sono i dolci, autentiche carezze finali: il bunet al cacao e amaretti, la panna cotta vellutata, i semifreddi che giocano tra cremosità e freschezza. Il tutto servito in un ambiente che conserva il fascino di un tempo, con un servizio attento ma mai invadente. Sedersi qui, in piena piazza Vittorio, significa assaporare la tradizione senza rinunciare al piacere della posizione più centrale e vivace di Torino.
Piazza Castello, tra solennità e cucina piemontese
Proseguendo verso il cuore istituzionale della città si arriva in piazza Castello, centro politico e cerimoniale fin dall’epoca dei Savoia. Qui si respira un’atmosfera più austera, con i palazzi reali e i portici che incorniciano lo spazio aperto. Ma basta entrare nei locali della zona per scoprire un lato più caldo e conviviale, quello della cucina.
I ristoranti che si affacciano su piazza Castello puntano a valorizzare la tradizione piemontese, declinata in mille sfumature. Non mancano i grandi classici: tajarin sottilissimi, tirati a mano, conditi con ragù di carne o semplicemente con burro e salvia; la battuta di fassona, cruda, tenera e saporita, che rappresenta una delle eccellenze assolute della regione; la bagna cauda, servita con verdure di stagione, per chi desidera vivere un’esperienza autenticamente piemontese anche nel cuore della città.
Molti locali, però, scelgono anche di sperimentare, proponendo versioni moderne dei piatti tradizionali. Così si possono incontrare ravioli ripieni di verdure con riduzioni leggere, carni cucinate a bassa temperatura per esaltare i sapori, o dolci che giocano con ingredienti locali come la nocciola delle Langhe e il gianduia. L’atmosfera è resa unica dalla cornice storica: cenare qui significa mangiare sotto lo sguardo dei palazzi sabaudi, in un luogo che racconta secoli di storia e che allo stesso tempo sa accogliere chi cerca il piacere del buon cibo.
Piazza San Carlo, il salotto torinese tra caffè e raffinatezza
E poi c’è piazza San Carlo, spesso definita il “salotto di Torino”. Con le due chiese gemelle a fare da quinta scenografica e la statua equestre di Emanuele Filiberto al centro, questa piazza è il cuore elegante della città. Qui i protagonisti sono soprattutto i caffè storici, veri e propri templi della cultura torinese.
Entrare in uno di questi locali significa fare un salto nel passato: sale decorate, specchi, lampadari e un’atmosfera che richiama le discussioni politiche e letterarie dell’Ottocento. Ma non è solo questione di storia: i caffè di piazza San Carlo offrono piatti caldi e veloci per chi vuole concedersi una pausa, ma soprattutto dolci e specialità che hanno reso Torino celebre. Il gianduiotto, con la sua inconfondibile cremosità; il bicerin, bevanda a base di caffè, cioccolato e panna che è un rito più che un semplice drink; le torte ricche e raffinate che accompagnano le chiacchiere pomeridiane.
Accanto ai locali storici, la piazza ospita anche ristoranti più moderni che offrono una cucina raffinata, capace di guardare al futuro. Si possono trovare menù degustazione che spaziano dal crudo di pesce a piatti vegetariani curati nei dettagli, fino a dessert che combinano tradizione e innovazione. Piazza San Carlo è il luogo perfetto per chi vuole vivere un’esperienza gastronomica completa, circondato dall’eleganza che solo il centro di Torino sa offrire.
Mangiare nelle piazze principali del centro di Torino significa vivere la città in tutte le sue sfaccettature. Piazza Vittorio con il Porto di Savona racconta il dialogo tra Piemonte e Liguria, tra terra e mare. Piazza Castello invita a scoprire i sapori più autentici e solenni della tradizione. Piazza San Carlo, infine, coccola con i suoi caffè storici e le proposte raffinate. È un itinerario che non delude mai: un viaggio a piedi tra architettura e storia, che diventa subito anche un viaggio di sapori.
NOEMI GARIANO

Locali Storici: pasticceria Barberis di Valenza

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A cura di Piemonteitalia.eu

Questo locale vanta origini nell’ultimo decennio dell’800. Non è più nella sua prima sede, ma continua a preparare le ricette originali tipiche delle migliori pasticcerie piemontesi: la ricca torta tartufata ricoperta di cioccolato, gli amaretti e i savoiardi, le “bignole”…

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