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I 150 anni della linea Torino-Lanzo e i 110 della tratta Lanzo-Ceres

Si è tenuta nei giorni scorsi la conferenza stampa di presentazione del fitto calendario di eventi e viaggi storici volti a celebrare due tappe miliari della storia ferroviaria e culturale della Regione: i 150 anni della linea Torino-Lanzo e i 110 anni della tratta Lanzo-Ceres.  All’incontro con i media hanno preso parte l’Assessore al Turismo della Regione Piemonte Paolo Bongioanni, l’Assessore al Patrimonio e Fondi di Sviluppo e Coesione Gian Luca Vignale e l’Assessore ai Trasporti Marco Gabusi.

L’iniziativa, promossa in sinergia con la Fondazione FS Italiane e i Comuni della Torino-Ceres, è finanziata nell’ambito del Programma operativo complementare 2014-2020 (POC Piemonte).  L’obiettivo delle istituzioni è rilanciare e far riscoprire lo straordinario patrimonio paesaggistico, storico ed enogastronomico delle Valli di Lanzo attraverso l’emozione di un viaggio a bordo di carrozze d’epoca. Annunciata, anche, la data di ripristino della tratta di linea fino alla stazione di Ceres (oggi il treno, infatti, ferma come ultima stazione della percorrenza a Germagnano) prevista per il prossimo 12 settembre.

Il Calendario degli Eventi e dei Treni Storici

Il programma prevede tre date speciali durante il periodo estivo, con partenze dalla stazione di Torino Porta Nuova:

  • 26 luglio: Treno storico Torino Porta Nuova – Lanzo Torinese, alla scoperta della prima tratta inaugurata 150 anni fa;
  • 9 e 23 agosto: Treno storico Torino Porta Nuova – Ceres, con le caratteristiche stazioni in stile liberty e svizzero lungo la tratta, simbolo di questa linea ferroviaria.

Le attività a terra

Per ciascuno degli appuntamenti, l’esperienza di viaggio sarà arricchita da un ampio programma culturale e di intrattenimento che coinvolgerà i borghi e le comunità locali:

Itinerari guidati: Visite alle storiche stazioni ferroviarie, ai percorsi espositivi interni, alle aree museali esterne e all’esposizione statica di cimeli e materiale rotabile della Torino-Ceres.

Cultura e monumenti: Tour guidati alla scoperta dei borghi storici, dei musei e dei monumenti simbolo del territorio.

Mostre e divulgazione: Mostre fotografiche e presentazioni dedicate alla storia della ferrovia e alla sua profonda interconnessione con lo sviluppo delle valli.

Spettacoli: Momenti di intrattenimento con performance di danza, teatro e musica dal vivo.  Sapori locali: Mercatini dei produttori del territorio, dove sarà possibile degustare e acquistare le specialità tipiche delle Valli di Lanzo.

“Gli eventi che sono stati organizzati con il coinvolgimento di Ferrovie dello Stato e i Comuni rappresentano un degno contributo alla ricca storia di questa tratta ferroviaria – spiega l’Assessore al Patrimonio Vignale – non sono solamente un evento fine a sé stesso, ma una prima vera valorizzazione delle stazioni e delle tratte ferroviarie che l’ente ha dal 2024 ricevuto in proprietà. L’intenzione è di mettere a frutto questo patrimonio storico, culturale ed architettonico attraverso il riutilizzo delle stazioni e dei caselli ferroviari lungo la tratta e di creare un circuito di treni storici su queste linee. Un’iniziativa che realizziamo in collaborazione con il territorio. Dai Comuni, alle associazioni e ai privati, della quale le celebrazioni per i 150 e 110 anni della Torino-Ceres-Lanzo sono il primo ed importante tassello”.

Sottolinea l’assessore al Turismo Bongioanni: “La linea Torino-Lanzo-Ceres è una delle più belle ferrovie storiche che arricchiscono il patrimonio del Piemonte con la sua straordinaria potenzialità turistica. Fra l’Unità d’Italia e il trionfo del Liberty, era la strada ferrata che collegava la grande città con le località di villeggiatura che la borghesia benestante abbelliva di ville e dove cercava ristoro dalla calura. Ma era al tempo stesso un’infrastruttura che connetteva valli e terre alte altrimenti remote e isolate alla capitale dei commerci e dell’industria, generando sviluppo e benessere sui territori stessi. Le stazioni della Torino-Ceres disseminate lungo la linea sono piccoli capolavori di architetture fiabesche in pietra, cotto e legni, e scandiscono un percorso di avvicinamento a una montagna incantata e tuttora preservata dall’overtourism. Questa storia, e le tante che essa porta con sé, da oggi diventano un’opportunità da vivere come emozione, evasione, riscoperta, racconto e ammirazione. Per questo treni e ferrovie storiche sono uno dei patrimoni del Piemonte su cui enti pubblici e impresa privata devono sempre più fare sistema per offrire un prodotto oggi più che mai attuale per tutti coloro che rifuggono il mordi-e-fuggi e cercano un turismo lento, a misura di famiglia, a contatto con il paesaggio e la natura, e alla scoperta delle nostre straordinarie tradizioni locali dal folclore all’enogastronomia”.

L’Assessore ai Trasporti Gabusi dichiara: “La linea Torino-Lanzo-Ceres tornerà al servizio commerciale il prossimo 12 settembre. Le celebrazioni per i 150 anni della tratta Torino-Lanzo e i 110 anni della Lanzo-Ceres sono importanti perché ci ricordano la storia di questa infrastruttura, così come le iniziative che in questi anni di sospensione del servizio hanno mantenuto viva l’attenzione e l’affetto verso questa ferrovia. In questi anni, abbiamo lavorato con determinazione affinché il ripristino del servizio diventasse realtà; la riapertura fino a Ceres rappresenta un altro tassello nel percorso di rilancio del trasporto ferroviario piemontese, che nel corso di questo mandato ci ha già consentito di rimettere in esercizio linee strategiche come la Asti-Alba, la Casale-Mortara e la Cuneo -Savigliano, restituendole ai territori e alle loro comunità. Oggi celebriamo una storia lunga oltre un secolo, ma soprattutto guardiamo al futuro di un’infrastruttura che tornerà a essere un motore di mobilità, sviluppo e valorizzazione turistica delle Valli di Lanzo”

Una ferrovia pionieristica: Breve storia della Torino-Ceres 

La linea Torino-Ceres non è soltanto una fondamentale infrastruttura di collegamento, ma rappresenta una vera e propria eccellenza nella storia dell’ingegneria mondiale.  La sua epopea comincia nella seconda metà dell’Ottocento: il primo tratto da Torino (Ponte Mosca) a Venaria Reale venne inaugurato nell’aprile del 1868, per poi raggiungere Cirié nel 1869. La prima grande ricorrenza che si celebra quest’anno risale al 20 luglio 1876, giorno in cui i binari arrivarono ufficialmente a Lanzo Torinese, aprendo le porte del capoluogo alle valli montane.  Il completamento definitivo dell’opera avvenne quarant’anni più tardi: il 17 giugno 1916 fu inaugurata l’ardita tratta montana fino a Ceres. Questa sezione richiese imponenti opere ingegneristiche (come il viadotto di Ceres) e la costruzione di stazioni in perfetto stile alpino svizzero, uniche nel loro genere in Piemonte.  Oltre ai primati costruttivi, la linea detiene un record mondiale assoluto: nel 1921 divenne la prima ferrovia d’Europa in servizio passeggeri ad adottare la trazione elettrica a corrente continua ad alta tensione (4000 volt), un primato tecnologico studiato a livello internazionale. Teatro di importanti pagine della Resistenza partigiana durante la Seconda Guerra Mondiale e sopravvissuta a devastanti alluvioni nel corso del Novecento, la linea è stata recentemente ammodernata e, dal gennaio 2024, è entrata a far parte integrante del Servizio Ferroviario Metropolitano (SFM), collegando direttamente le Valli e l’aeroporto di Caselle con il cuore della rete ferroviaria nazionale a Torino Porta Susa. È parte, anche, dell’IFN (Infrastruttura Ferroviaria Nazionale) dal momento che è interconnessa alla rete di RFI.

Un ringraziamento a Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS), che in collaborazione con la nostra Regione sta ammodernando la linea ferroviaria adeguandola ai moderni standard ferroviari con i lavori svolti lungo la tratta per ripristinare la percorrenza fino a Ceres. I treni storici di questa estate rappresentano quindi un invito unico a salire a bordo della storia, celebrando oltre un secolo di binari tesi tra la pianura torinese e le vette delle Alpi Graie.

Visita il sito ufficiale dedicato: https://www.visitpiemonte.com/treno-storico-torino-lanzo-ceres-150-di-ferrovia  (l’acquisto dei biglietti sarà possibile dalle 18 di oggi)

Voglia di gelato. Eccone uno speciale… al parmigiano

Un gustoso e sorprendente antipasto salato rinfrescante.

Un favoloso gelato al parmigiano, un modo diverso per gustare un classico della cucina italiana, molto semplice da realizzare sara’ una piacevole novita’. Servito con delle verdure croccanti incantera’ i vostri ospiti.

 

Ingredienti

200 ml. di panna fresca da cucina

200 ml. di latte fresco intero

100 gr. di Parmigiano Reggiano grattugiato

Pepe macinato

Granella di pistacchi di Bronte

Verdure fresche a piacere

 

Sciogliere a bagnomaria il parmigiano grattugiato fresco nella panna, lasciar raffreddare. Aggiungere il latte e una macinata di pepe, mescolare bene. Versare tutto nella gelatiera e lasciar mantecare. Preparare le verdure, ottimo con sedano e ravanelli, servire le palline di gelato in coppette individuali cosparse di granella di pistacchio di Bronte. Strepitoso !

 

Paperita Patty

Dal 25 luglio operativa anche la telecabina Sestriere-Fraiteve

VIALATTEA

Si amplia l’offerta estiva degli impianti di risalita per vivere la montagna in quota

La stagione estiva di Vialattea è già iniziata con l’apertura della seggiovia Sportinia di Sauze d’Oulx, in funzione dalla fine di giugno. A partire da sabato 25 luglio sarà operativa anche la telecabina Sestriere-Fraiteve, andando ad arricchire l’offerta estiva di Vialattea dedicata agli amanti della montagna, dell’escursionismo e della mountain bike.

L’impianto consentirà di raggiungere comodamente la cima del Monte Fraiteve, a quota 2.700 metri, punto di partenza privilegiato per escursioni panoramiche, itinerari naturalistici e percorsi dedicati ai biker. Ma la salita in quota rappresenta anche un’esperienza ideale per chi desidera semplicemente trascorrere qualche ora immerso nella natura, ammirare gli splendidi panorami alpini e godere delle piacevoli temperature che caratterizzano l’alta montagna durante l’estate. La telecabina permette inoltre di scendere anche alla stazione intermedia, situata a 2.300 metri di quota, dove è allestita un’area picnic immersa in uno splendido contesto alpino: una vera e propria terrazza panoramica naturale affacciata su Sestriere, ideale per concedersi una pausa, rilassarsi e godere di una vista che spazia sulle cime circostanti.

L’apertura della telecabina Sestriere-Fraiteve si inserisce nel più ampio progetto di valorizzazione dell’offerta turistica estiva di Vialattea, realizzato in collaborazione con i Comuni di Sestriere e Sauze d’Oulx, i rispettivi Consorzi Turistici e Turismo Torino e Provincia, con l’obiettivo di promuovere una fruizione della montagna sempre più completa e accessibile.

Dal 1° agosto il servizio sarà ulteriormente ampliato con l’apertura della seggiovia Nube d’Argento a Sestriere Borgata e della seggiovia Rocce Nere a Sauze d’Oulx, completando così la rete di impianti di risalita a disposizione di escursionisti, biker e di tutti coloro che desiderano vivere la montagna in quota anche in estate.

Gli impianti saranno aperti tutti i giorni con orario continuato dalle 9.30 alle 17.00, secondo il seguente calendario:

Seggiovia Sportinia (Sauze d’Oulx): aperta fino al 30 agosto

Telecabina Sestriere-Fraiteve (Sestriere): dal 25 luglio al 23 agosto

Seggiovia Nube d’Argento (Sestriere Borgata): dall’1 al 23 agosto

Seggiovia Rocce Nere (Sauze d’Oulx): dall’1 al 23 agosto

Il porto dei pirati

Da sabato 18 luglio a domenica 9 agosto

AREA12 Shopping Center – Torino

Il centro commerciale si prepara ad ospitare un’ambientazione a tema pirata che diventerà set di gioco per i bambini per tutti i giorni della settimana.

Nella piazzetta centrale interna, con il fresco dell’aria condizionata, saranno allestite quattro aree guidate da animatori professionisti dove si metteranno alla prova i piccoli visitatori del centro: il mare, l’isola del tesoro, l’assalto al vascello ed il gioco dei pirati.

Il fascino dei pirati non ha tempo né età: il mare, un tesoro da scoprire e l’isola che non c’è. Questo lo scenario che attende i più piccoli per l’estate ad Area 12 Shopping Center, da sabato 18 luglio fino a domenica 9 agosto. Il centro commerciale si prepara ad ospitare un’ambientazione a tema pirata che diventerà set di gioco per i bambini per tutti i giorni della settimana:

dal lunedì al venerdì dalle ore 15 alle 19; sabato e domenica dalle ore 10 alle 14 e dalle 15 alle 19.

Nella piazzetta centrale interna, con il fresco dell’aria condizionata, saranno allestite quattro aree guidate da animatori professionisti dove si metteranno alla prova i piccoli visitatori del centro: il mare, l’isola del tesoro, l’assalto al vascello ed il gioco dei pirati. Nel mare, allestito con tante palline blu in cui tuffarsi, i bambini pescheranno con dei retini gli oggetti preziosi dispersi nelle onde durante la tempesta, arricchendo il tesoro dei pirati. Per poi scavare nelle vasche di sabbia dell’isola e trovare, grazie a piccoli strumenti di setaccio, monete e gemme da riporre sempre nel baule del tesoro. Nell’assalto al vascello si lanceranno in allegria palline di gommapiuma verso la nave nemica per vincere la battaglia e aggiudicarsi il premio di marinaio con la mira migliore. Infine nel gioco dei pirati si affronteranno le sfide per raggiungere il forziere e vincere il tesoro.

Il percorso, in cu si procede lanciando un dado speciale, è composto da tante caselle su cui saltare come su delle zattere nel mare. E ogni casella nasconde una sfida, un gioco o un indizio verso l’obiettivo: ricevere il certificato di vero pirata. La partecipazione all’attività, totalmente gratuita, consentirà un momento di relax per tutta la famiglia: mentre i bambini saranno impegnati a giocare, genitori o parenti potranno dedicarsi alle proprie spese nel centro. Gaetano Maugeri, Direttore di Area12 Shopping Center, racconta: “In questa caldissima estate abbiamo voluto offrire alle famiglie un momento di ristoro all’interno del centro. Per consentire ai bimbi di potersi divertire

 

Area12 Shopping Center
Strada Altessano 141 – Torino

In viaggio con il gabbiano

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Liberato l’ormeggio il battello si preparava a far rotta verso l’isola Pescatori. L’Helvetia si muoveva al rallentatore, restia a prendere il largo

Pareva non voler lasciare l’attracco, confidando nell’accoglienza dell’imbarcadero per prendere fiato e riposare il suo scafo provato da decenni di onorato servizio sulle acque del Verbano.

Ma le due eliche, mosse dalla potenza dei quattrocento cavalli a motore, fecero ribollire l’acqua e pur con un certo rimpianto e di malavoglia, partì. Con me era salita a bordo solo una coppia di stranieri. E più di tre quarti dei posti a sedere erano vuoti. Non c’era da stupirsi. La bella stagione era agli inizi e, per di più eravamo a metà settimana. Il lago era calmo e l’aria appena mossa da una leggera e piacevole brezza. Attraverso il tondo dell’oblò della porta d’accesso al ponte di coperta verso prua, dov’erano stivati i grossi e rigidi salvagenti, vidi un gabbiamo che si era posato vicino ai sugheri. Pur essendo uccelli di mare, diverse colonie di gabbiani vivono sui grandi laghi del nord, dal Maggiore al Garda. E quello lì,con una certa insistenza, mi guardava fisso con i suoi occhietti mobili. Ritto sulle zampette, se ne stava con fare allegro appollaiato sul parapetto, le lunghe ali raccolte, muovendo il becco   adunco e robusto. Sembrava mi parlasse, intendesse comunicare, desideroso di dispensare un saluto. Lo guardavo anch’io con curiosità. Forse troppa perché, qualche minuto dopo, prese il volo e si diresse verso il largo, lanciando le sue grida un po’ rauche. Il battello, dopo la breve navigazione stava per giungere all’attracco sull’isola quando un gabbiano planò sul ponte e mi fissò a lungo. Pareva in tutto e per tutto lo stesso di qualche istante prima che forse, con gesto garbato e cortese,non voleva far mancare un saluto prima dello sbarco.

Marco Travaglini

Contro il logorio della vita moderna. Carosello e i sogni degli italiani

Era il 3 febbraio del 1957 quando la televisione mandò in onda la prima puntata di Carosello portando nelle case degli italiani che possedevano  quella scatola magica con tubo catodico la “réclame”.

 

Nei pochi esercizi pubblici dotati di televisore le trasmissioni rappresentavano un evento che richiamava l’attenzione di molti avventori. C’era persino chi si portava la sedia da casa per potersi godere in santa pace gli spettacoli come Lascia o raddoppia, condotta da un giovanissimo Mike Buongiorno. Ovviamente anche la prima puntata di Carosello incuriosì tutti. Partito con un ritardo di un mese sulla data annunciata il programma fu frutto un compromesso tra la dirigenza della televisione pubblica e i rappresentanti delle maggiori imprese del paese che avevano intravisto l’incredibile potenzialità comunicativa del mezzo televisivo per le loro attività commerciali. L’idea di produrre filmati con brevi scenette venne suggerita dalla Rai per evitare eventuali critiche da parte di chi, pagando il canone, non avrebbe gradito la pubblicità in tv. La produzione di questi cortometraggi fu demandata all’industria cinematografica nazionale garantendo, nel rispetto di regole precisa, un buon livello d’inventiva e qualità. Per quasi vent’anni, fino al 31 dicembre del 1976 – quando toccò a Raffaella Carrà, con un certo aplomb, fare l’annuncio di commiato – furono davvero in tanti a non perdersi una sola delle puntate che andavano quotidianamente in onda dalle 20,50 alle 21,00. Per i più piccoli era diventato un appuntamento ormai tradizionale, quasi proverbiale: immediatamente dopo Carosello, “tutti a nanna”. Edmondo Berselli, nell’introduzione a “Tutto il meglio di Carosello”, pubblicato da Einaudi nel 2008 con tanto di allegato dvd, raccontò così l’attesa di quell’evento: “Alle nove di sera, dopo il telegiornale, apertosi l’allegro sipario della sigla con maschere, trombe e mandolini, passano nel bianco e nero della Rai i carburanti della Shell e la potente benzina italiana Supercortemaggiore, la famosissima macchina per cucire Singer, ornamento e risorsa di tutte le operosità domestiche, il Cynar a base di carciofo efficace contro il logorio della vita moderna, i favolosi e galeotti cosmetici di l’Oréal di Parigi: così che a rivedere i prodotti presentati nella primissima messa in onda di Carosello si ottengono già diversi segnali sulla veloce modernizzazione a cui l’Italia si preparava”.

Un fenomeno di costume, con le sue furbizie e le ingenuità che nel tempo portarono la pubblicità a perdere la propria innocenza. Solo due volte, venerdì santo a parte, l’appuntamento giornaliero con quelli che nel tempo diventarono i “consigli per gli acquisti”  fu sospeso: quando a Dallas, il 22 novembre del 1963, fu assassinato il presidente Kennedy e il 12 dicembre del 1969 quando una bomba provocò la strage di Piazza Fontana a Milano. La sera dell’annuncio della chiusura di Carosello, lasciò attoniti molti telespettatori. Le parole della Carrà, nonostante fossero state pronunciate con grazia nella sera di San Silvestro del ‘76, fecero l’effetto di una sentenza capitale. Il Carosello non c’era più? E perché mai? Il mercato della pubblicità si stava trasformando in senso più moderno e dinamico? I produttori stavano diventando insofferenti verso i limiti di tempo imposti da questa modalità di reclamizzare i loro prodotti? Era difficile farsi una ragione, immaginare che il “logorio” della modernità travolgeva anche slogan come “Ullallà, è una cuccagna”, “Non è vero che tutto fa brodo”, “Omsa, che gambe”, “Ho un debole per l’uomo in Lebole”, “A scatola chiusa compro solo Arrigoni”. I filmati di Carosello portavano la firma di grandi registi come Sergio Leone, i fratelli Taviani, Ermanno Olmi e molti attori famosi prestavano la loro faccia degli sketch televisivi, da Totò a Gilberto Govi, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi, Aldo Fabrizi, Tino Scotti, il grande Eduardo De Filippo.

I personaggi erano entrati a far parte dell’immaginario collettivo di una nazione, protagonisti di una indemoniata sarabanda. Calimero, piccolo e nero con l’olandesina della Mira Lanza stava insieme a Cimabue (“fai una cosa né sbagli due”) mentre la linea di Cavandoli senza pronunciare una parola  cercava la titina dentro una pentola a pressione della Lagostina. Unca Dunca, uscito dalla penna di Bruno Bozzetto, sognava la Riello mentre l’Omino coi baffi preparava un caffè con la moka Bialetti a Lancillotto e ai cavalieri della tavola rotonda. Il caffè, ovviamente, era offerto dalla torinese Lavazza e lo portavano Carmencita e il suo “caballero misterioso”. Da un angolo della strada balzava fuori, con i confetti Falqui, Tino Scotti che muovendo i baffi  suggeriva  come bastasse “la parola”. Nel gran bailamme di Carosello restavano impresse frasi celebri: “E che, ci ho scritto Jo Condor?”, “E la pancia non c’è più”. grazie all’Olio Sasso, “Gigante buono, pensaci tu”, “Miguel-son-sempre-mi” e il suo merendero, la famiglia degli Incontentabili alla ricerca di un elettrodomestico che li accontentasse. Ubaldo Lay, fasciato nel suo impermeabile da tenente Sheridan sorseggiava un’aperitivo Biancosarti mentre discuteva con Cesare Polacco nei panni del calvo ispettore Rock della Brillantina Linetti. Il sorriso smagliante di Carlo Dapporto (si lavava i denti con la Pasta del Capitano) era rivolto all’attore Franco Cerri, l’uomo in ammollo che vedeva lo sporco andar via dalla sua camicia a righe mentre la biondissima svedese Solvi Stubing invaghiva tutti sussurrandoci “chiamani Peroni, sarò la tua birra”.  C’era Virna Lisi che “con quella bocca può dire ciò che vuole”, mentre Ernesto Calindri stava perennemente seduto al  suo tavolino in mezzo al traffico caotico a bersi un estratto di carciofo (il Cynar) “contro il logorio della vita moderna”. Come si poteva rinunciare a quel motivetto della sigla (“Tatataratararatarara..”) che accompagnava l’apertura del sipario del teatrino in una festa di trombe e mandolini ?

Il paese per qualche tempo si avvitò in una disputa tra chi denunciava gli effetti dell’educazione di massa al consumo e chi, all’opposto, metteva in risalto l’arte della pubblicità e la “pubblicità come arte”. Nell’estate del 1976, dalle pagine del Corriere della Sera Enzo Biagi anticipò un “coccodrillo” per Carosello. Scrisse : “ Mostrava un mondo che non esiste, un italiano fantastico, straordinario: alcolizzato e sempre alla ricerca di aperitivi o di qualcosa che lo digestimolasse; puzzone, perennemente bisognoso di deodoranti e detersivi, sempre più bianchi; incapace di distinguere fra la lana vergine e quell’altra, carica di esperienze; divoratore di formaggini e scatolette, e chi sa quali dolori se non ci fossero stati certi confetti, che, proprio all’ora di cena, venivano a ricordare come, su questa terra, tutto passa in fretta”. Carosello era nato da un compromesso fra il mercato e le famiglie, fra la narrazione e lo slogan, proponendo un mondo immaginario, irreale ma al tempo stesso ironico, disincantato. E questo giustifica un ragionevole filo di nostalgia.

Marco Travaglini