LIFESTYLE

Serata in Rosa Assaggi in Enoteca… con Apericena

Venerdì 26 giugno (18:30-22:00)
Canale – Enoteca Regionale del Roero
L’Enoteca Regionale del Roero promuove
venerdì 26 giugno un evento dedicato ai rosati.
Il tema dell’iniziativa sarà quello di una Serata… in Rosa,valorizzando una tipologia di vini che sta registrando attenzioni da parte di molte cantine associate.
L’intento è di proporre un banco d’assaggio dedicato a vini rosati fermi ed a vini spumanti in versione Rosè.
Nei locali dell’Enoteca Regionale, in via Roma, 57, con orario 18:30-22:00 sarà allestito un banco d’assaggio con una selezione al calice di etichette delle cantine socie dell’Enoteca.
A fianco della degustazione dei vini ci saranno prodotti tipici del territorio e un’apericena a buffet per ogni partecipante a cura della Agrimacelleria Bricco del Prete di Priocca.
Ecco l’elenco aggiornato dei vini in degustazione (per denominazione e in ordine alfabetico di cantina)

Nebbiolo d’Alba Spumante Rosè – Demarie, Vezza d’Alba
Spumante Brut Rosè Madre Natura – Teo Costa, Castellinaldo
Nebbiolo D’alba Doc Spumante Rose’ 2018 – Malabaila, Canale
Spumante Extra Brut Rosè Cuvèe 2021 – Cascina Chicco, Canale
Nebbiolo d’Alba Spumante Extra Brut Rosè – Mario Costa, Canale
Metodo Classico Nebbiolo d’Alba Extra Brut Rosè – Angelo Negro, Monteu Roero
Metodo Classico Nebbiolo d’Alba Dosaggio Zero Rosè – Poderi Vaiot, Montà
Alta Langa Rosé de Saignée Brut Oudeis – Enrico Serafino, Canale
Vino Rosato Frizzante Secco MO*DUS (Pet.Nat) – Quila Neive
Langhe Rosato Prima Rosa 2025 – Angelo Negro, Monteu Roero
Langhe Rosato Rus 2025 – Michele Brezzo, Santo Stefano Roero
Langhe Rosato Clamoris 2025 – Cantina Destefanis, Canale
Langhe Rosato Rustichel 2025 – Cantina Marsaglia, Castellinaldo
Langhe Rosato Cit 2025 – Casetta Carlo, Montà
Langhe Rosato Rosea Luna 2025 – Cascina Chicco, Canale
Langhe Rosato 2025 – Malabaila, Canale
Langhe Rosato Ancant 2025 – Mario Costa Canale
Langhe Rosato La Stella 2025 – Massucco, Castagnito
Langhe Rosato 2025 – Pelassa Daniele, Montà
Langhe Rosato N-Rose 2025 – Poderi Vaiot, Montà
Langhe Rosato Sori Eroici Bio 2026 – Quila , Neive
Langhe Rosato Cereja 2025 – Tenuta Carretta, Piobesi d’Alba
Vino Rosato Note di Rose 2025 – Bruno Franco, Canale
Vino Rosato Killa Rosè 2025 – Barbero Giacomo, Canale
Vino Rosato Indovino 2025 – Cà di Caire
Vino Rosato 2025 – Cascina Fiorenza, Canale
Vino Rosato Fiore di Pesco 2025 – Cascina Lanzarotti, Monteu Roero
Vino Rosato Noi 2025 – Crota Cichin, Santo Stefano Roero
Vino Rosato Le Due Rose 2025 – Filippo Gallino, Canale
Vino Rosato San Martin 2025 – Lorenzo Negro, Monteu Roero
Vino Rosato 2025 – Occhetti Luca, Monteu Roero
Vino Rosato Rosanebbia 2025 – Pace, Canale
Vino Rosato Bacarà 2025 – Rosso Francesco, Santo Stefano Roero
Vino Rosato Nebi 2025 – Sandri Paolo, Castagnito
Vino Rosato Baruss 2025 – Sottero Silvana, Castellinaldo
Vino Rosato Briciula Fiordaliso 2025 – Viglione Antonio, Monteu Roero
Monferrato Chiaretto Beugard 2025 – Enrico Vaudano & Figli, Cisterna d’Asti
Il costo promozionale della serata è di € 15,00 a persona e prevede assaggi liberi di tutti i vini in degustazione (la prenotazione è consigliata).
Inoltre, tutti coloro che entreranno in Enoteca avranno uno speciale sconto del 10% sull’acquisto dei vini di oltre 70 produttori del Roero; con varie tipologie di vini del territorio dagli spumanti, alle selezioni di Arneis, ai vini rossi e ai distillati.
Per informazioni e prenotazioni: Enoteca Regionale del Roero
tel. 0173 364631email ufficio.soci@gowinet.it oppure amministrazione@enotecadelroero.it
 
ALLA PROSSIMA !
LUCA GANDIN

Il Po, l’anima lenta di Torino

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SCOPRI – TO  ALLA SCOPERTA DI TORINO

C’è un momento della giornata in cui il Po sembra fermarsi. Succede verso sera, quando la luce scende dietro la collina e il fiume si colora di riflessi dorati, mentre le sagome dei ponti si allungano sull’acqua. Torino, spesso raccontata per le sue piazze eleganti e i viali ordinati, trova proprio qui una dimensione diversa, più intima e naturale. Il Po non è solo un corso d’acqua che attraversa la città: è una presenza costante, un luogo di incontro, di sport, di passeggiate e di storie che si intrecciano da generazioni.

Le barche storiche e la tradizione sul fiume

Tra le immagini più amate dai torinesi ci sono le due imbarcazioni storiche che solcano il Po durante la bella stagione: la Valentina e la Valentino. I loro nomi, quasi a voler incarnare lo spirito romantico della città, richiamano il Parco del Valentino e quel tratto di fiume che da sempre è sinonimo di tempo libero. Non sono semplici barche turistiche, ma un modo per riscoprire Torino da una prospettiva insolita, navigando lentamente tra i ponti e osservando le facciate dei palazzi riflesse nell’acqua. A bordo si respira un’atmosfera sospesa, fatta di racconti, di curiosità storiche e di quel silenzio interrotto solo dal rumore lieve del motore e dallo sciabordio contro lo scafo.

Il legame tra Torino e il Po affonda le radici lontano nel tempo. Le società remiere, i circoli storici e gli atleti che si allenano ogni giorno lungo le sponde raccontano una tradizione sportiva viva e sentita. Canottieri e vogatori trasformano il fiume in una palestra a cielo aperto, mentre i passanti si fermano a osservare le barche sottili che fendono l’acqua con movimenti sincronizzati.

Murazzi Fabio Liguori
Murazzi foto Fabio Liguori

Murazzi, passeggiate e vita all’aperto

Scendendo verso i Murazzi, il fiume cambia ancora volto. Le arcate che costeggiano l’acqua sono state per anni il cuore della movida torinese e, ancora oggi, rappresentano uno spazio che si reinventa tra locali, eventi e iniziative culturali. Camminare lungo il Po significa attraversare una Torino dinamica, dove studenti, famiglie e turisti condividono lo stesso panorama.

Il Parco del Valentino, con i suoi viali alberati e i prati che si aprono fino alla riva, è uno dei luoghi più frequentati nelle giornate di sole. Qui si viene per correre, andare in bicicletta, leggere un libro all’ombra o semplicemente per sedersi su una panchina a guardare il fiume scorrere. Poco distante, il Borgo Medievale aggiunge un tocco fiabesco al paesaggio, mentre la collina torinese, dall’altra parte, offre uno sfondo verde che cambia colore con le stagioni.

Mario Alesina Fiume Po
Foto Mario Alesina Fiume Po

Mangiare e rilassarsi con vista sull’acqua

Il Po è anche un luogo dove fermarsi a tavola. Lungo le sue sponde si trovano ristoranti e locali che propongono aperitivi al tramonto, cene all’aperto e serate con musica dal vivo. Sedersi a pochi metri dall’acqua, con il rumore del fiume in sottofondo, regala una sensazione di evasione che sorprende chi pensa a Torino soltanto come città industriale o sabauda. In realtà, qui il rapporto con la natura è parte integrante dell’identità urbana.

Tra un giro in battello, una pedalata lungo la ciclabile e una cena affacciata sul fiume, il Po continua a essere uno dei luoghi più autentici della città. Non ha la monumentalità delle grandi piazze né la solennità dei palazzi storici, ma possiede qualcosa di più sottile e duraturo: la capacità di far rallentare il passo, di far sentire Torino meno frenetica e più vicina al ritmo dell’acqua che la attraversa da secoli.

Noemi Gariano

Alla scoperta dei vini delle Langhe con Réva Winery

A MONFORTE D’ALBA

Nel cuore pulsante delle Langhe, patrimonio UNESCO e terra d’elezione del Barolo, il 28 giugno Réva Winery inaugurerà un ciclo di degustazioni, con appuntamento mensile, che si terranno l’ultima domenica a di ogni mese, pensate per celebrare il legame indissolubile tra terra, vitigno e calice. Le porte della cantina si apriranno per accogliere l’evento domenica 28 giugno, dedicato ad appassionati ed esperti con la guida di professionisti del settore.

Réva Winery prosegue la sua missione di valorizzazione del territorio attraverso una filosofia produttiva che mette al centro il rispetto del tempo e la precisione enologica. Si tratta di un’escursione dinamica e sensoriale direttamente dai filari in cui nasce il vino piemontese. Alle 9.30 avrà inizio un tour immersivo con degustazione “Vino e vigneti”, pensato per vivere il vino proprio nel luogo in cui ha origine. L’evento inizierà al mattino presto per godere della freschezza delle colline in una passeggiata tra i vigneti storici delle Langhe, accompagnati dal personale esperto della cantina. Durante il percorso verranno approfonditi i temi della viticoltura d’eccellenza: la storia del territorio, la complessa composizione dei suoli, l’importanza cruciale delle esposizioni solari e i lavori manuali che scandiscono il ciclo vitale della vite. La seconda parte si terrà negli spazi di Réva Resort, dove avrà luogo una degustazione guidata di quattro etichette di punta, ideata per ritornare nel calice l’esatta espressione della terra precedentemente calpestata. Per circa due ore i partecipanti avranno la possibilità di degustare una selezione di vini Langhe Bianco Grey, Barbera d’Alba Superiore, Langhe Nebbiolo e il celebre Barolo. Questa esperienza, riservata a un gruppo di almeno 6 persone, ha un costo di 30 euro a testa e prevede un tour guidato, la degustazione è la possibilità di acquistare le bottiglie preferite.

Réva Winery fa parte del progetto Réva, fondato da Miroslav Lekes. L’obiettivo è quello di modernizzare la viticoltura in un territorio tradizionalista, combinando creatività e innovazione con il rispetto per le tradizioni locali. L’azienda coltiva un grande patrimonio viticolo nelle Langhe, cercando di armonizzarsi con il paesaggio circostante preservando la biodiversità durante la produzione. Réva ha sviluppato un hub innovativo dotato di tecnologie all’avanguardia, con sistema di temperatura controllata, per garantire standard di qualità e sicurezza nel processa dalla vendemmia alla bottiglia. Questa sinergia tra innovazione e tradizione rappresenta il cuore del progetto vitivinicolo di Réva.

Mara Martellotta

Armonie e fascino nei campi

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È proprio così, il lavoro degli agricoltori sui terreni coltivati può provocare intensa meraviglia, sorprendere in modo forte e suscitare ammirazione infinita. Sembrare perfino un’opera d’arte, un quadro. Guardare, soffermarsi in silenzio e godere di una bellezza che surclassa tanta cosiddette opere d’arte contemporanee, moderne, astruse e senz’anima. Ho scattato questa foto nella campagna astigiana, ci scrive il nostro lettore Gianni Re…

Vanchiglietta, il quartiere nato tra due fiumi e il profumo del cioccolato

 

La metamorfosi di Vanchiglietta tra industria e natura.

Vanchiglietta è stata, per lungo tempo, una terra di confine. Questo quartiere, oggi tra i più apprezzati di Torino, è nato dall’acqua, dal fango e dal lavoro di generazioni di uomini e donne che hanno trasformato un territorio difficile in uno dei luoghi più caratteristici della città. Stretta tra il Po e la Dora Riparia, Vanchiglietta fu per secoli una zona periferica, segnata dalla presenza dei fiumi e dalle loro periodiche esondazioni. Dove oggi sorgono palazzi, giardini e piste ciclabili si estendevano terreni umidi, prati allagati e sentieri fangosi. Qui vivevano contadini, lavandaie, barcaioli e piccoli artigiani che traevano sostentamento dall’acqua e dalla fertilità del suolo. Le condizioni erano spesso difficili: le zanzare infestavano l’area e le piene rendevano precaria la vita quotidiana. Non è un caso che l’origine del nome Vanchiglia e della sua naturale estensione, Vanchiglietta, sia ancora oggi oggetto di interpretazioni. Secondo alcune ipotesi deriverebbe proprio dalle caratteristiche del terreno, ricco di acquitrini, vegetazione palustre e fanghiglia. Un ambiente lontanissimo dall’immagine elegante e ordinata che il quartiere offre oggi ai suoi abitanti. La svolta per quest’area è arrivata nella seconda metà dell’Ottocento, quando Torino iniziò ad allargare i propri confini urbani. Le opere di bonifica, la costruzione di nuove strade e l’espansione edilizia cambiarono profondamente il suo volto, ma fu soprattutto l’industrializzazione a imprimere una trasformazione decisiva. Tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del Novecento sorsero stabilimenti, officine e laboratori che sfruttavano la vicinanza dei canali e delle infrastrutture cittadine. Le ciminiere divennero parte integrante del paesaggio e il quartiere conquistò un soprannome destinato a entrare nella memoria popolare: Borgh dël fum, il borgo del fumo. Per molti anni il cielo di Vanchiglietta fu attraversato dalle dense colonne che uscivano dagli impianti industriali. Eppure, accanto all’odore del carbone e delle officine, se ne diffondeva uno ben più gradevole, nei primi anni del Novecento, infatti, la Venchi, destinata a diventare una delle più celebri aziende dolciarie italiane, trasferì qui parte della propria produzione. Il profumo del cacao e del cioccolato si mescolava così agli aromi della città operaia, creando un’atmosfera che molti anziani ricordano ancora con nostalgia. Nello stesso quartiere veniva inoltre prodotta la Borocillina della Schiapparelli, farmaco entrato nella storia dell’industria farmaceutica italiana. Per lungo tempo Vanchiglietta mantenne anche una certa distanza dal resto della città. La presenza dei fiumi e la scarsità dei collegamenti la rendevano quasi una piccola isola urbana e raggiungerla significava attraversare ponti e percorrere strade che sembravano condurre fuori Torino, verso una periferia ancora sospesa tra campagna e industria. Il secondo dopoguerra segnò un nuovo cambiamento:le fabbriche lasciarono progressivamente spazio alle abitazioni, ai servizi e agli spazi pubblici. Il quartiere iniziò così a costruire l’identità che lo contraddistingue ancora oggi: una zona residenziale tranquilla, immersa nel verde e caratterizzata da una forte dimensione di comunità. I palazzi di fine Ottocento e inizio Novecento, i piccoli negozi di vicinato, i caffè e le attività artigianali contribuiscono a creare un’atmosfera che conserva il sapore della Torino di una volta. Oggi Vanchiglietta vive soprattutto del suo rapporto con l’acqua e con la natura. Il Parco Colletta e il vicino Parco del Meisino rappresentano un patrimonio prezioso, frequentato ogni giorno da sportivi, famiglie e amanti delle passeggiate. Le piste ciclabili lungo il Po collegano il quartiere al centro cittadino e alla collina, offrendo uno dei percorsi più suggestivi della città.

Negli ultimi anni la zona ha attirato nuove famiglie, professionisti e studenti, conquistati dalla qualità della vita e dalla posizione strategica. Restano alcune criticità legate al traffico, alla carenza di parcheggi e alla necessità di valorizzare ulteriormente alcuni spazi pubblici, tuttavia il fascino di Vanchiglietta continua a risiedere proprio nella sua capacità di mantenere un equilibrio tra memoria e modernità. Tra il verde dei parchi, il lento scorrere del Po e il ricordo delle ciminiere che un tempo ne segnavano l’orizzonte, il quartiere racconta ancora oggi una delle pagine più affascinanti della storia torinese: quella di una terra nata tra due fiumi, cresciuta con l’industria e rimasta fedele alla propria anima. C’e’ poi un tema molto sentito in questa parte di Torino: il Meisino, i cittadini e le associazioni ambientaliste, infatti, chiedono che l’area mantenga la propria vocazione naturalistica, con particolare attenzione alla tutela della biodiversità, dei percorsi naturalistici e degli habitat presenti lungo il Po. Il dibattito degli ultimi anni ha mostrato quanto il rapporto con il verde e con i corsi d’acqua sia diventato parte integrante dell’identità di Vanchiglietta e di chi la abita. La Panchina “Donna, Vita, Libertà”, infine, può essere considerata come una delle testimonianze più recenti dell’identità culturale e civile del quartiere.

 

Maria La Barbera

 

 

 

La Festa di San Giovanni

Il 24 giugno è da sempre un giorno carico di simbologia e tradizioni; in Italia ed in molte parti d’Europa si celebra la Festa di San Giovanni Battista, l’unico santo per il quale la Chiesa cattolica ricorda la nascita, avvenuta appunto il 24 giugno e la morte, il 29 agosto, onore riservato solo alla Beata Vergine Maria e a Gesù Cristo.
San Giovanni Battista, nato alla fine del I secolo a.C. ad Ain Karem, a circa sette km ad ovest di Gerusalemme, era figlio di Zaccaria ed Elisabetta, parente di Maria. Quando ebbe un’età conveniente si ritirò a condurre la dura vita dell’asceta nel deserto, cibandosi di locuste e miele selvatico.
Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio, 28-29 d.C., iniziò la sua missione lungo il fiume Giordano, esortando alla conversione e predicando la penitenza. In segno di purificazione dai peccati e di nascita a nuova vita, immergeva nelle acque del fiume coloro che accoglievano la sua parola e per questo rito, detto battesimo, venne soprannominato “Battista”. Anche Gesù si presentò al Giordano per essere battezzato e Giovanni quando se lo vide davanti disse: “
Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!” e a Gesù: “Io ho bisogno di esser battezzato da te e tu vieni da me?”. Quando compì il rito vide scendere lo Spirito Santo su di lui come una colomba, mentre una voce diceva: “questo è il mio figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”.
Con il battesimo Giovanni perdonava i peccati, rendendo così inutili i sacrifici espiatori, che a quell’epoca si facevano al tempio; tutto questo non era gradito ai sacerdoti e così Re Erode Antipa, sovrano accusato di adulterio da Giovanni per aver preso con sé la bella Erodiade, moglie divorziata da suo fratello, lo fece arrestare. Un giorno il monarca organizzò un banchetto per festeggiare il compleanno della sua amata e alla festa partecipò anche Salomè, figlia di primo letto di Erodiade e quindi nipote di Erode Antipa. La fanciulla danzò e l’esibizione piacque molto al re, il quale le disse: “
chiedimi qualsiasi cosa e io te la darò”. Salomè, consigliata dalla madre, chiese la testa di Battista ed Erode, pur rattristato, fu costretto ad esaudire tale desiderio. Giovanni Battista venne quindi decapitato tra il 29 e il 32 d.C.
Secondo la tradizione il capo del santo è conservato nella Chiesa di San Silvestro in Capite a Roma, mentre il piatto che lo avrebbe accolto è custodito nel Museo del Tesoro della Cattedrale di San Lorenzo a Genova. Una parte delle reliquie è stata donata dai Doria all’Oratorio di San Giovanni Battista di Loano. Il suo braccio destro si trova invece nel Duomo di Siena, mentre una piccola quantità di sangue è custodita nella Chiesa di San Gregorio Armeno a Napoli.
La Festa di San Giovanni ha origini pagane ed i suoi rituali sono stati narrati da celebri scrittori, tra i quali Cesare Pavese nel romanzo “La luna e i falò”. La notte di San Giovanni è infatti quella dei fuochi ed ai tradizionali falò che rompono le tenebre nelle località di montagna e in campagna, si accompagnano i magnifici spettacoli pirotecnici in molte città, tra le quali Torino, capoluogo del quale Giovanni Battista è il Santo Patrono.
Questi falò hanno l’obiettivo di propiziare i raccolti e rafforzare il sole, che lentamente diventa sempre più debole. Il 24 giugno è infatti l’opposto del 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, quando i falò vengono accesi per rafforzare il sole, che dopo il solstizio d’inverno giorno dopo giorno diventa sempre più forte. Se il 17 gennaio segna l’apice delle tenebre e il lento allungarsi delle giornate, il 24 giugno al contrario rappresenta l’apice della luce e il lento progredire del buio.
La Festa di San Giovanni cade infatti pochi giorni dopo il 21 giugno, il giorno più lungo dell’anno.
Nell’antichità il 24 giugno si festeggiava la Dea Fortuna e si accendevano grandi falò con l’obiettivo di propiziare i raccolti. Il fuoco aveva una funzione purificatrice nelle persone che lo guardavano e serviva anche per cacciare le streghe, che si credeva si radunassero nella notte per danzare sotto i noci. Il Cristianesimo integrò all’interno della propria liturgia le feste pagane dedicate al solstizio d’estate e così la tradizione dei falò è giunta fino ai giorni nostri.
Giovanni è il santo che battezzava e secondo un’antica tradizione nella sua notte l’acqua si sposerebbe con il fuoco e la luna con il sole. In questo giorno il sole entra infatti nella costellazione del cancro che è dominata dalla luna.
Il 24 giugno è una festa molto sentita a Torino, il cui legame con San Giovanni Battista risale addirittura ai tempi di Agilulfo, Re dei Longobardi dal 591 al 616, il quale fece erigere una chiesa in suo onore. Risalgono invece al medioevo le diverse celebrazioni che coinvolgono anche gli abitanti delle zone limitrofe; il 24 giugno venivano organizzate la processione e l’ostensione delle reliquie del santo, provenienti dalla chiesa di Saint-Jean-de-Maurienne e non mancavano momenti conviviali come danze e canti e la corsa dei buoi nelle strade di Borgo Dora. Tradizione della vigilia era invece il falò serale in Piazza Castello: a dare fuoco alla grande catasta piramidale di legna era il figlio più giovane del sovrano e le persone cantavano e danzavano in cerchio attorno al fuoco. A guidare i festeggiamenti era Re Tamburlando, una figura che oggi può essere paragonata a quella di Gianduja.
In questo giorno in tutto il Piemonte per tradizione si bruciavano le vecchie erbe, si comprava l’aglio per avere un anno fortunato e si dava il via alla produzione casalinga del nocino, liquore che farebbe riacquistare forza nei momenti di necessità grazie all’intercessione del santo. Le noci venivano raccolte il giorno precedente e l’infuso ottenuto veniva lasciato alla luce fino al 15 agosto, quando veniva imbottigliato e tenuto al buio fino alla festa di Ognissanti, per poi berlo alla vigilia di Natale.
Alla mezzanotte del 23 si raccoglieva un rametto di felce, che conservato in casa per un anno sarebbe servito per aumentare il patrimonio.
Un’altra tradizione è quella dell’acqua di San Giovanni, preparata da molti ancora oggi. Il 23 al tramonto si raccolgono felci, artemisia, camomilla, gigli rossi ed iperico, che vengono messi in acqua per una notte. La mattina seguente questo liquido, molto profumato, viene usato per lavarsi e purificarsi. In Slovenia è invece tradizione utilizzare i sopraccitati fiori per creare ghirlande da far benedire ed appendere alle porte delle case. In questo modo San Giovanni proteggerebbe l’abitazione dagli spiriti maligni.
Nelle Langhe, oltre alla tradizione dei falò, c’era quella di raccogliere la rugiada prima dell’alba del 24 giugno, che nella tradizione cristiana rappresenta le lacrime di Salomè. Ella, pentita per la morte del Battista, coprì la sua testa di baci e lacrime e dalla bocca del morto uscì un vento fortissimo che spinse le lacrime in aria, dove restarono a vagare per l’eternità.
La tradizione vuole che la rugiada di San Giovanni abbia la capacità di avverare i desideri e di proteggere dalle malattie e dalle tempeste.
Secondo un’antica leggenda il 24 giugno la sfera solare sarebbe più luminosa del solito e si potrebbe vedere un cerchio di fuoco che gira. Chi, tra le ragazze da marito, riuscirà a vedervi la testa di San Giovanni decapitato, si sposerà entro l’anno.
L’erba protagonista di questa giornata è l’iperico, chiamato anche “erba di San Giovanni” perché fiorisce in questo periodo. Sotto forma di estratti si utilizza nelle depressioni lievi e moderate, in quanto ha proprietà sedative e analgesiche. Viene usato anche come antinfiammatorio nei casi di artrite, sciatica, fibromialgie e dolori reumatici. L’olio di iperico è un ottimo antinfiammatorio, antisettico e vulnerario per ferite, abrasioni, ulcere e scottature, che può essere utilizzato per ridurre il dolore di origine nervosa, come la sciatica e di origine muscolare.

ANDREA CARNINO

Bollicine del Piemonte e Moscato Wine Festival

 
Lunedì 29 giugno 2026 Combo
Corso Regina Margherita, 128 TORINO
L’associazione Go Wine invita ad uno speciale evento nella città di Torino, nei primi giorni dell’estate.
L’evento è in programma lunedì 29 giugno presso la sala Atlas di Combo in Corso Regina, 128.
Un edificio recuperato (già ex-caserma dei vigili del fuoco) e inaugurato a inizio 2020; si trova nei pressi di Porta Palazzo, vi è un parcheggio multipiano nelle immediate vicinanze.
Un evento dal sapore estivo, dedicato a due temi: lo spumante del Piemonte e il moscato:
-presenteremo una selezione di bollicine del Piemonte, fra vini a denominazioni d’origine ed espressione da vitigni autoctoni;
 
-il moscato, rinnovando anche nel 2026 le selezioni del Moscato Wine Festival in tour. Un appuntamento giunto alla 25° edizione, che si esprime quest’anno con oltre 20 vini, fra il Moscato d’Asti e tanti altri vini Moscato espressione dei diversi tipi di vitigno coltivati in molte regioni italiane, dal nord a sud, nelle versioni secco, moscato, spumante e passito.
Una serata di piacevolezza e assaggi, per chi ama degustare e scoprire nuovi vini.
Ecco un primo elenco delle cantine presenti
Abbona Anna Maria – Farigliano (Cn); Adriano Marco e Vittorio – Alba (Cn);
Angelo Negro – Monteu Roero (Cn); Araldica – Castel Boglione (At);
Ca’ Lustra – Cinto Euganeo (Pd); Cantina di Venosa – Venosa (Pz);
Cantina Maranzana – Maranzana (At);
Cantine del Notaio – Rionero in Vulture (Pz);
Cantine Sardus Pater – Sant’Antioco (Su); Cascina Castlet – Costigliole d’Asti (At);
Cascina Chicco – Canale (At); Cascina Giovinale – Nizza Monferrato (At);
Cieck – San Giorgio Canavese (To); De Tarczal – Isera (Tn);
Di Majo Norante – Campomarino (Cb); Di Marzo – Tufo (Av);
Dionigi – Bevagna (Pg); Gianni Doglia – Castagnole Lanze (At);
Feudi di San Gregorio – Sorbo Serpico (Av); Francone – Neive (Cn);
Il Pianzio – Galzignano Terme (Pd);
I Vini di Emilio Bulfon – Pinzano al Tagliamento (Pn); L’Autin – Bibiana (To);
Fausta Mansio – Siracusa; Poderi Colla – Alba (Cn);
Rivera – Andria (Bt); Sankt Pauls – San Paolo (Bz);
Tenuta Il Falchetto – Santo Stefano Belbo (Cn); Terrenostre – Cossano Belbo (Cn);
Torrevento Cantine – Corato (Ba); G.D. Vajra – Barolo (Cn);
Zeni Roberto – San Michele all’Adige (Tn).
Ore 17,00 -18,30: Anteprima: degustazione riservata esclusivamente ad operatori professionali qualificati (giornalisti del settore enogastronomico, soggetti riconosciuti che operano in enoteche, ristoranti, wine bar: due persone per locale).
La richiesta di accredito avviene tramite mail. Go Wine verificherà e confermerà l’accredito per iscritto.
🕕 Ore 18,00-22,00: turno di apertura del banco d’assaggio al pubblico di enoappassionati.
Costi di partecipazione
Il costo della degustazione per il pubblico è di € 22,00 (€ 15,00 Soci Go Wine, rid. soci associazioni di settore € 18,00).
Info: Associazione Go Wine – Tel. 0173 364631
e-mail stampa.eventi@gowinet.it

 

Gandin luca

Nasce “Ovum Regale”: quando l’alta pasticceria incontra la meccanica di precisione

Firmato dagli chef Ugo Alciati ed Emmanuele Guido per il brand Tartufo Regale, il nuovo dessert scardina i cliché della frutta realistica grazie a un’innovativa tecnica di calco da uova fresche e a un ripieno iconico che celebra il gusto della tradizione piemontese

di Alessandro Sartore

Nel panorama contemporaneo della pasticceria da ristorazione, dove la tendenza del trompe-l’œil e dei frutti realistici domina spesso i social e le carte dei dessert, c’è chi ha scelto di fare il percorso inverso. Non imitare la natura standardizzandola attraverso stampi industriali, ma clonare l’imperfezione perfetta della natura stessa.

È questa la filosofia alla base di Ovum Regale, il primo dessert firmato Tartufo Regale – brand che fa capo alla holding agroalimentare GLP (Gruppo TCN), a cui appartengono storici marchi come Galup e Streglio -. Presentato ufficialmente a Torino presso il Flagship Store Galup di Via Andrea Doria, il dolce è il frutto della sinergia tra la visione imprenditoriale di Giuseppe Bernocco, Sebastiano Astegiano e il tristellato Ugo Alciati, affiancato dallo chef Emmanuele Guido.

Oltre la tendenza: l’ingegnerizzazione del guscio

A prima vista si presenta come un perfetto uovo di gallina. Eppure, dietro questa apparente semplicità, si cela un progetto di alta ingegneria alimentare. Per realizzarlo è stata fondamentale la contaminazione con il know-how del Gruppo TCN, specializzato in meccanica di precisione.

Ovum Regale non è soltanto un dessert, ma una vera e propria esperienza gastronomica”, ha spiegato lo chef Emmanuele Guido. “La sua realizzazione segue un processo produttivo diametralmente opposto rispetto alla frutta realistica, con un livello di complessità decisamente superiore”.

Il team ha sviluppato un sistema che consente di ricavare i calchi in silicone direttamente da oltre cento uova fresche di gallina, tutte diverse tra loro. Rugosità, porosità e imperfezioni del guscio reale vengono trasferite direttamente sullo stampo. Questo approccio vieta l’utilizzo di glasse correttive post-produzione: il cioccolato bianco esce dallo stampo nudo, preservando l’autenticità millimetrica della sinuosità naturale.

La sfida termica del ripieno: panna cotta e zabaione

Se il guscio rappresenta un trionfo di precisione estetica, la vera sfida per la ricerca e sviluppo (R&D) ha riguardato la gestione della chimica degli ingredienti in relazione alle temperature.

Il dolce viene assemblato ed estratto attraverso un’apertura di appena 20 millimetri, concepito per la catena del freddo (distribuito congelato e servito a temperatura di frigorifero). Il ripieno custodisce i pilastri della tradizione dolciaria piemontese: panna cotta, zabaione e Nocciola Piemonte IGP, elementi strutturati per dialogare con le note di Tartufo Regale.

Dal punto di vista tecnico, l’ostacolo maggiore è stato rappresentato dall’acqua libera presente nella panna cotta e nello zabaione. Durante la fase di abbattimento e congelamento, l’aumento di volume dei liquidi rischiava di generare una pressione interna tale da spaccare la sottile camicia di cioccolato bianco. I mesi di ricerca sono serviti proprio a trovare il perfetto punto di equilibrio strutturale capace di garantire stabilità senza compromettere la texture setosa del ripieno al momento del servizio.

Sinergie industriali e posizionamento sul mercato

L’operazione Ovum Regale dimostra come il comparto Food italiano stia evolvendo verso modelli di business in cui artigianato d’eccellenza, manifattura ed expertise stellata si fondono per fare volume e posizionamento. La partnership storica tra la famiglia Bernocco-Astegiano e Ugo Alciati trova qui un ulteriore tassello di sviluppo commerciale per il brand Tartufo Regale, nato per ridefinire la categoria dei tartufi di cioccolato attraverso il linguaggio della Chocollery (la gioielleria in cioccolato).

Il dessert non rimarrà un unicum: l’azienda ha già annunciato che l’uovo rappresenta solo il primo capitolo di un più ampio percorso di ricerca dedicato agli abbinamenti gastronomici d’autore.

Dove trovarlo: Ovum Regale farà il suo ingresso ufficiale in carta al ristorante “Guido” di Serralunga d’Alba (1 stella Michelin), all’interno della storica tenuta di Fontanafredda. Per il canale della ristorazione e del fine food retail, il prodotto può essere ordinato e gestito direttamente tramite la rete distributiva di Tartufo Regale all’indirizzo mail: info@tartuforegale.it