LIFESTYLE

 Il cioccolato di Guido Castagna: identità riconosciuta a livello internazionale

 

C’è qualcosa di profondamente piemontese nel modo in cui il cioccolato sa raccontare una storia.

Succede a Giaveno, dove le creazioni di Guido Castagna tornano a distinguersi sulla scena internazionale, conquistando ancora una volta i giudici degli International Chocolate Awards, una delle più importanti competizioni mondiali dedicate al cioccolato artigianale, che ogni anno riunisce esperti e degustatori da tutto il mondo per valutare le migliori produzioni.

A Firenze, tra degustazioni alla cieca e confronti tra i migliori chocolatier, è stato il Giuinott® a lasciare il segno: quattordicesimo oro consecutivo, con un punteggio straordinario di 97,8. Un risultato che non parla solo di eccellenza tecnica, ma di continuità, di una qualità che resiste al tempo senza perdere identità.

Dentro questo piccolo gianduiotto c’è molto più di una ricetta: ci sono le nocciole del territorio, la precisione artigianale e una visione che guarda già al futuro, verso il riconoscimento del Giandujotto di Torino IGP.

Accanto a lui, brillano anche la crema di nocciola +55, premiata con l’oro, e praline che giocano con aromi inaspettati — menta e liquirizia, malva e cardamomo — dimostrando che la tradizione può evolversi senza perdere la propria anima.

Da Giaveno arriva così una conferma semplice ma potente: l’eccellenza, quando è autentica, non ha bisogno di reinventarsi. Deve solo continuare a essere sé stessa.

Chiara Vannini  

Festeggiando con papà

Sabato 21 marzo, in occasione della Festa del Papà, EDIT PLACE ospiterà, con
organizzazione di To Be Experience, un’esperienza speciale pensata per padri e figli: un
laboratorio pratico di cucina dove si impasta, si crea e si condivide.

Una vera e propria festa al motto di “impastare, infornare e festeggiare”.
Tre saranno gli slot orari, con prenotazione obbligatoria, fino ad esaurimento disponibilità:
– ore 11 con termine alle ore 12.30
– ore 15 con termine alle ore 16.30
– ore 17 con termine alle ore 18.30
I partecipanti troveranno al loro arrivo la propria postazione attrezzata con grembiule e
cappello da chef, ingredienti già dosati e un panetto pronto per essere lavorato.
Il laboratorio sarà guidato da un Mastro fornaio messo a disposizione dall’Antico Balon –
storica eccellenza della ristorazione piemontese – che verrà in soccorso dei papà meno esperti
in cucina.

Da oltre dieci anni punto di riferimento a Torino, il locale è stato tra i pionieri nell’introdurre la
cultura dei diversi impasti, fondando la propria filosofia sulla ricerca costante della materia
prima e sull’eccellenza dei fornitori locali. Per l’occasione verranno utilizzati gli iconici panetti
a lunghissima lievitazione, celebri per leggerezza e digeribilità, adatti per essere gustati anche
dai bimbi più piccoli.

Si partirà dall’impasto, stendendo la base, scegliendo gli ingredienti di primissima qualità e
personalizzando la propria pizza, affidata poi al Mastro fornaio per la cottura in forno.
Durante l’attesa, prima di gustare la pizza, il laboratorio continuerà con un momento dolce: la
farcitura delle iconiche zeppole di San Giuseppe, simbolo tradizionale della Festa del Papà.
La realizzazione della pizza, così come la decorazione dei dolci, sono attività semplici e
divertenti, da realizzarsi a quattro mani padre/figlio, in un momento di condivisione intima e
gioiosa, da ricordare. Proprio per cristallizzare il momento e conservarlo per la memoria
futura, un fotografo professionista scatterà delle immagini che verranno inviate ai singoli papà.
L’esperienza potrà poi ripetersi a casa perché ai partecipanti verrà lasciato il cappello da chef,
per sbizzarrirsi in cucina anche tra le mura domestiche.

Pier Rosito, CEO di To Be, racconta: “Quando il mio team creativo mi ha proposto questo
nuovo evento ho accettato con entusiasmo e con il sorriso perché sono un papà un po’
pasticcione ai fornelli. L’obiettivo di questa esperienza non è insegnare tecnicismi complessi,
ma accompagnare padri e figli passo dopo passo, in una prova, controllata ma libera, dove
sperimentare, collaborare e divertirsi insieme. Per poi magari mostrare con orgoglio alla
mamma quanto imparato.

Mi sento anche di aggiungere che nell’epoca attuale, fatta di famiglie allargate e gruppi di amici
che profumano meravigliosamente di famiglia, vogliamo ampliare il concetto di Festa del Papà
semplicemente a chi ama. Per cui porte aperte a chiunque voglia vivere col proprio piccolo di
casa un’esperienza diversa, nel nome dell’amore.”

EDIT PLACE, inaugurato nel 2017 in uno dei quartieri post-industriali più affascinanti di Torino,
si conferma con questo evento un vero e proprio Social Hub “for people and for having fun” –
polo di gusto, cultura e incontro – dove vivere esperienze di socialità innovative, lontane dai
luoghi comuni.

I biglietti per l’evento sono in vendita sul sito ufficiale di To
Be Events al link:
https://shop.tobevents.it/event/festeggiandoconpapa/

Croccante focaccia simil-Recco

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Croccante al punto giusto, ha un gusto delicato. Che dirvi di piu’…. vi chiederanno il bis!

Certo, la focaccia di Recco e’ tutta un’altra storia… sono d’accordo con voi, questa e’ senza pretese ma vi piacera’, e’ croccante al punto giusto, ha un gusto delicato…che dirvi di piu’…. vi chiederanno il bis!

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Dose per 2 teglie rettangolari:

500gr.di farina 00

2 cucchiaini di zucchero

1 cucchiaino di sale

1 bustina di lievito secco

5 cucchiai di olio evo

275ml di acqua tiepida

500gr. di stracchino/crescenza

sale q.b

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Mettere la farina, lo zucchero, il sale nel mixer e miscelare, aggiungere poi la bustina di lievito e sempre miscelando l’olio. Aggiungere poco alla volta l’acqua e lasciar impastare per qualche minuto. Versare l’impasto sul piano del tavolo infarinato e iniziare ad impastare con energia sbattendo la pasta sul tavolo ripetutamente. Mettere l’impasto in una capiente ciotola, coprire con un tovagliolo e lasciar lievitare in luogo tiepido per 4 ore.

L’impasto raddoppiera’ di volume. A questo punto, stendere la pasta con il mattarello e sistemarla nella teglia rivestita di carta forno. Ungere leggermente l’impasto con olio miscelato a qualche goccia di acqua e coprire con pezzi di stracchino, salare, condire con un filo di olio e infornare a 250* per 15 minuti o fino a quando il formaggio inizia a dorare .

Servire subito aggiungendo, a piacere, rucola fresca. Se non avete tempo, o voglia, acquistare la pasta per pizza dal fornaio.

Buon appetito.

 

Paperita Patty

La Fondazione Mirafiore presenta la cucina del putagé

 

Con l’arrivo della primavera, la XVI edizione del Laboratorio di Resistenza Permanente della Fondazione Mirafiore di Serralunga d’Alba continua  a intrecciare riflessione civile, memoria e cultura del territorio.

Venerdì 27 marzo, alle ore 19, la Fondazione Mirafiore ospiterà uno degli ultimi incontri inseriti nel programma di quest’anno “La cucina del Putagé”, dedicato alla memoria della cucina tradizionale piemontese a partire dal libro dello storico e ricercatore Luciano Bertello. “La cucina economica”, chiamata in dialetto “putagé” è  stata per generazioni il cuore della casa contadina, uno spazio dove si cucinava, si scaldavano gli ambienti e si costruiva la vita quotidiana della famiglia, un simbolo di un tempo fatto di lentezza, cura e condivisione.
Il volume di Bertello, corredato dalle fotografie di Sergio Ardissone, ricostruisce la storia di questo oggetto emblematico, l’ultimo ancora legato al fuoco della legna, e racconta le osterie e i ristoranti che ancora oggi scelgono di utilizzarlo, mantenendo viva una tradizione culinaria profondamente radicata nella cultura piemontese.
Nel corso della serata interverranno, oltre all’autore e al fotografo, il presidente di Banca d’Alba Tino Cornaglia e i rappresentanti di tre trattorie  che continuano a cucinare sul putagé, il ristorante albergo della Madonna della Neve di Cesole, in provincia di Asti, il Ristorante Cacciatori di Cartosio nell’Alessandrino e la trattoria Salvetti di Paroldo nel Cuneese.
Sarà l’occasione per ascoltare storie di cucina, di territori  e di comunità,  che proseguiranno poi con una cena speciale realizzata all’Osteria Disguido, interamente dedicata alla cucina sul putagé.  Prenotazioni allo 0173626442.

Sabato 28 marzo, alle ore 18.30, il laboratorio di Resistenza Permanente torna, invece, a confrontarsi con i grandi temi della politica internazionale con l’incontro “Genocidio. Quel che resta di noi nell’era Neo imperiale” con la giornalista e scrittrice Rula Jebreal, nel quadro dei molti approfondimenti che la Fondazione Mirafiore ha scelto di dedicare al conflitto israelo-palestinese. L’incontro sarà preceduto da quello con Martina Marchiò, infermiera di Medici senza frontiere, a più riprese presente negli ospedali da campo a Gaza.

Mara Martellotta

Sausage Walk Italia, la passeggiata di bassotti più lunga del Paese

Torino sarà attraversata domenica 29 marzo prossimo da una lunga e simpatica “carica di zampe corte”. Torna, infatti, la Sausage Walk Italia, la passeggiata collettiva dedicata ai bassotti che quest’anno coinvolgerà contemporaneamente 35 città italiane, giungendo al Canton Ticino.

L’evento, giunto all’ottava edizione, rappresenta uno dei momenti più attesi dalla community dei bassottisti italiani, capace di trasformare un legame nato sui social in un’occasione reale di incontro, convivialità e condivisione. Anche Torino sarà protagonista di questa invasione pacifica, con un percorso che attraverserà le aree più suggestive della città e si concluderà con la tradizionale foto di gruppo. Oltre all’aspetto ludico, la manifestazione mantiene un importante valore solidale: charity partner ufficiale è l’associazione Bassotti e POI PIÙ – ODV, impegnata nel recupero e nell’assistenza dei bassotti in difficoltà.

Nata come iniziativa spontanea della community dei bassottisti italiani, la Sausage Walk è oggi la passeggiata dei bassotti più lunga del Paese, un appuntamento che, anno dopo anno, ha trasformato le community digitali in una festosa realtà fatta di zampette veloci, code scodinzolanti e abbaiati gioiosi, capace di riunire tutti gli appassionati di una delle razze canine più amate.

L’edizione 2026 segna un record di partecipazione, con raduni organizzati in 35 località distribuite tra Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna, oltre al Canton Ticino. Sono sempre di più i Comuni intenti a patrocinare l’iniziativa, riconoscendone il valore sociale e aggregativo. In ogni città l’evento è coordinato da un Alfiere SWI, che individua il punto di ritrovo e organizza un percorso sicuro con pochi attraversamenti e approvato dalle autorità locali. Durante la passeggiata sarà necessario attenersi alle regole della strada e ai regolamenti comunali vigenti. L’invasione pacifica sotto l’ombra della Mole vedrà impegnati gli Alfieri locali Giorgia Malavasi, Alessandra Settanni e Glenda Mira. Oltre all’aspetto ludico, la Sausage Walk Italia mantiene anche un forte aspetto solidale con il charity partner ufficiale, rappresentato da Bassotti…e POI PIÙ – ODV.

I partecipanti potranno sostenere le attività dell’associazione acquistando l’esclusivo kit SWI, che include articoli dedicati ai piccoli partecipanti e l’iconico “papillon” da collezione, che cambia ogni anno ed è diventato un simbolo per tutti i bassottisti.

Partecipazione  libera e gratuita

Domenica 29 marzo – viale Mattioli 39, Torino ore 10.30 – partenza ore 11.

Info: mb@sausagewalkitalia.it

Mara Martellotta

Piemonte da vivere: quando il viaggio diventa esperienza e il territorio si vive e si respira

Tra colline, borghi e montagne, il Piemonte offre incontri autentici e percorsi lenti che trasformano il modo di scoprire un territorio.

C’è un momento, in ogni viaggio, in cui ci si accorge di non essere più semplici visitatori, può succedere mentre si ascolta il racconto di un artigiano, mentre si impara un gesto antico in una cucina di famiglia, o mentre si cammina su un sentiero che qualcuno percorre da una vita, è lì che comincia il turismo esperienziale.

Sempre più persone oggi non cercano solo luoghi da vedere, ma incontri da vivere. Vogliono sentirsi parte di un territorio, anche solo per un giorno. Lontano dalle visite veloci e dalle fotografie scattate di corsa, emerge il desiderio di rallentare, di entrare nella trama quotidiana dei luoghi, di ascoltare chi li abita. È un modo di viaggiare che richiede apertura, curiosità, disponibilità a lasciarsi sorprendere.

Il turismo esperienziale nasce da qui: dall’idea che un luogo non si conosce davvero finché non si incrociano gli sguardi delle persone che lo custodiscono. È un modo di viaggiare che mette al centro le comunità locali, non più comparse, ma protagoniste. Chi accoglie non offre solo un servizio: condivide un pezzo della propria vita, quel gesto crea una relazione che arricchisce entrambe le parti. Il viaggiatore porta rispetto e attenzione, chi ospita ritrova valore nelle proprie tradizioni e nella propria storia. È un equilibrio delicato, che può diventare una forma di turismo sostenibile e responsabile, capace di generare economie diffuse senza snaturare l’identità dei territori.

In questo scenario il tempo assume un nuovo ritmo. Non è più una risorsa da ottimizzare, ma un compagno di viaggio. Si scopre che fermarsi, ascoltare, prendersi un’ora in più per capire un gesto o un racconto, non è una perdita: è il cuore stesso dell’esperienza. Il turismo esperienziale invita a lasciarsi condurre con lentezza, a vivere i luoghi con la stessa intensità con cui si vive un incontro importante.

Il Piemonte è una regione che invita naturalmente al turismo esperienziale, qui ogni territorio racconta qualcosa e lo fa attraverso le persone che lo abitano, le tradizioni che resistono e i paesaggi che cambiano volto a ogni stagione.

Nelle Langhe, nel Roero e nel Monferrato, l’esperienza nasce spesso intorno al vino e alla terra. Entrare in una piccola cantina significa ascoltare storie di famiglia, capire la fatica dietro un vigneto, scoprire gesti tramandati che trasformano l’uva in un racconto liquido. Le colline non si attraversano soltanto: si vivono camminando tra i filari, parlando con chi li cura ogni giorno, lasciandosi guidare dai ritmi lenti del paesaggio. Spostandosi verso le montagne, nelle valli alpine l’esperienza prende la forma di una passeggiata con una guida del posto, di una visita a una baita, di un laboratorio in cui si impara un antico mestiere. Qui il viaggio diventa immersione: il silenzio, la natura e le storie degli abitanti accompagnano chi arriva e lo portano a rallentare, a osservare, a sentire i luoghi con maggiore intensità.

Anche nelle città e nei borghi, il Piemonte offre un turismo esperienziale fatto di incontri e dettagli. Nei giardini storici, nelle botteghe artigiane, nelle strade che custodiscono memoria, si scopre un patrimonio che vive grazie alle persone che lo raccontano, ai loro aneddoti, alla passione con cui aprono le porte del proprio lavoro o della propria casa.

Questo modo di viaggiare funziona qui perché la regione ha scelto di valorizzare la sostenibilità, il rispetto per l’ambiente e il coinvolgimento delle comunità locali. L’esperienza non è costruita a tavolino: nasce dalla vita reale dei luoghi, dalla loro identità.

In Piemonte chi viaggia non solo vede, ma partecipa. Va via con un ricordo che non è una semplice immagine: è un profumo, una voce, un gesto imparato. È il privilegio di aver toccato l’essenza di un territorio che ama raccontarsi lentamente, e’ un nuovo modo di viaggiare che non e’ turismo, ma conoscenza e fusione con l’ambiente circostante, naturale e umano.

Maria La Barbera

L’ombrello e l’anguilla

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Non tanto alto, uno sguardo furbo e due gote belle rosse,Faustino non possiede “quarti di nobiltà”. Anche di sangue blu, nelle sue vene, non c’era traccia. Ma il suo doppio cognome – Giulini-Nobiletti – con quel trattino nobiliare può trarre in inganno. Quel trattino non era altro che un aggiunta posticcia, frutto di un errore dell’impiegato dell’anagrafe che aveva registrato l’atto di nascita aggiungendo al cognome paterno anche quello materno, separando l’uno dall’altro con un tratto di penna. Così, negli atti ufficiali e col tempo, la svista si affermò come la più reale delle realtà, con buona pace di tutti e di Fausto Giulini-Nobiletti per primo. L’errore non poteva però esser definito tale al cospetto del signor Francazzali, impiegato comunale con trent’anni e più di onorato servizio sulle spalle. Di fronte alla segnalazione del refuso, senz’altro frutto di una svista, s’irrigidì come uno stoccafisso: “Qui di errori non se ne fanno e non se ne sono mai fatti, chiaro?”. Non ammettendo, Eugenio Francazzali, alcuna possibilità di replica, la cosa finì lì. Di tempo,da allora, ne è trascorso tanto, praticamente una vita intera, e a parte l’essere riconosciuto come uno dei più accaniti giocatori di scopa d’assi della zona, il buon Giulini-Nobiletti, da tempo in pensione, è noto anche come il più formidabile pescatore d’anguille che si sia mai visto all’opera sul lago Maggiore. La zona dove “praticava” si estendeva lungo quel tratto di costa della sponda piemontese del Verbano che va tra la foce del Toce e il “molino di Ripa”, a Baveno. Nella pesca all’anguilla era facilitato, per così dire,  da un problema che da oltre vent’anni lo tormentava: l’insonnia. Dato che l’anguilla si pesca di notte, affondando la lenza nell’acqua scura come la pece, Faustino era avvantaggiato da quell’assenza di sonno nelle ore dedicate al riposo. Così, vigile e attento, per far passare le ore, pescava. A volte senza successo,  tornando a casa a mani vuote, lamentandosi con quelli che incontrava. La “solfa” era sempre la stessa. “L’Anguilla è in calo, vacca boia. E’ un po’ di  tempo che le cose vanno in malora. Tutte le anguille sono nate nel Mar dei Sargassi, l’unico posto dove si riproducono. Devono migrare, capito? Và di qui e và di là, l’anguilla. Un viaggio da Marco Polo. E, mondo ladro, adesso ci sono quelle dighe che regolano i livelli dell’acqua lungo il Ticino a rompergli le scatole, in particolare quella di Porto della Torre, tra Somma Lombardo e Varallo Pombia. Ecco, quella lì è diventata la linea del Piave per le anguille: da lì se pasà no! E se non si riproducono, io cosa pesco? Le scarpe vecchie e i barattoli arrugginiti?”.

 

Tra l’altro non è una pesca facile. Essendo l’anguilla un pesce potente e lottatore, occorre attrezzarsi a dovere. La canna? Con il cimino rigido, robusto e un mulinello in grado di ospitare una bobina di nylon di grosso spessore. La montatura dov’essere resistente, da combattimento: lenza dello 0,30 ,  amo del sette a gambo corto o del sei, forgiato storto, e un bel piombo a pera da 20 grammi. La ferrata non può essere incerta, balbettante. Non s’indugia, con l’anguilla: occorrono decisione e rapidità. Anche il recupero dovrà essere fatto nel modo più veloce possibile per evitare che l’anguilla riesca ad afferrarsi con la coda a qualche ostacolo sott’acqua, ancorandosi. A quel punto, ciao bambina: non la tiri fuori più neanche con il crick. Faustino é coscienzioso, attento, quasi uno svizzero. In quanto a precisione e professionalità pare la copia esatta del dottor Rossigni, quando visita con scrupolo i suoi pazienti. Faustino, la sua “visita”, la fa all’attrezzatura, ogni qualvolta – calate le prime ore della sera -parte per il lago. Oltre a canna, cassetta degli attrezzi ( ami,piombi, galleggianti, bave e così via), esche e guadino, non si scordava mai dell’ombrello. Sì, perché l’ombrello, come vedremo, è indispensabile. Quello che il buon Giulini-Nobiletti è solito usare l’ha acquistato da uno degli ultimi ombrellai della zona. Nella bottega di mastro Luciano il tempo si è fermato: vecchi mobili di legno con le vetrine piene di ombrelli artigianali di tutte le fogge. Erano amici e di lui Faustino parlava con entusiasmo. “ E’ lì, in quella bottega, che Luciano ripara ancora gli ombrelli, come faceva suo padre e prima di loro il nonno e lo zio. E’ uno come me, di quelli di una volta. Ormai quel mestiere, in giro per l’Italia,chi volete che lo faccia? Non lo fa quasi più nessuno ma lui resiste, tiene duro, altro che storie. Ho comprato due ombrelli fatti da lui, quello di tela pesante e con asta, manico e stecche in bambù e il puntale di ferro, e un altro di seta grezza. Una meraviglia! Il primo lo uso per ripararmi dalla pioggia, l’altro è il mio porta-anguille”. Il porta-anguille? Quando l’interlocutore sente questa storia per la prima volta, sgrana gli occhi. Ma cos’è? E lui, per tutta risposta, con quel suo sguardo malandrino, sfoderando uno dei suoi sorrisi più larghi, si mette a  parlare della pesca con il “mazzetto” e con l’ombrello. Lo fa pacatamente, con pazienza, senza “mettersi in cattedra”. Dice che si pesca sotto riva, con la canna fissa di bambù. Senz’amo, perché non serve. Stupiti? Tutti, la prima volta che hanno udito il racconto. Eppure si pesca così, sostiene Faustino, usando una lenza speciale: uno di quei normalissimi cordini di canapa per l’imballaggio e un sottilissimo filo di ferro cotto, morbido e pieghevole, della lunghezza di un metro. Quest’ultimo serve a legare “a mazzetto” una manciata di lombrichi. Prima di iniziare la pesca, occorre disporre l’ombrello aperto e capovolto, con la punta fissata per bene nel terreno. L’interno di questa  grande “scodella” va bagnato, così da renderne scivolose le pareti. Appena l’anguilla addenta il “mazzetto” si avvertono dei piccoli strappi che si alternano a tirate più decise e brevi pause. E’ l’anguilla che, con voracità, sta ingoiando l’esca. “ Qui non bisogna aver fretta”,spiega Faustino. “Occorre dar tempo, all’ingorda. I movimenti bruschi la insospettirebbero. La canna va alzata prima con lentezza e poi più in fretta , fino a portare la preda a pelo d’acqua. L’ultima fase, sempre senza strappi, è la prova del nove di abilità: si solleva l’anguilla per calarla nell’ombrello. Colta di sorpresa cercherà di riparare al suo errore e lo farà tentando di sputare l’esca.  Ma ormai è tardi,  per sua sfortuna:  non potendo sputare tutto il groviglio di vermi, si accorgerà che questi istanti saranno fatali. Cadendo nell’ombrello non avrà scampo: dal fondo, viscida com’è, non potrà risalire. Se però  ricade in terra, non resta che salutarla: sveltissima, al buio, riguadagnerà l’acqua”. Ride sornione, Faustino. E, visto che ormai il sole è in procinto di scomparire dietro al monte, con la canna e l’ombrello s’avvia verso il lago.

 

Marco Travaglini

Tortino allo zafferano. Anche con gli avanzi di riso

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E’ una torta salata che potrete proporre come primo piatto, una preparazione semplice, cremosa, dal gusto delicato che deliziera’ il palato di tutti i commensali.

Ideale anche per utilizzare del riso avanzato da condire a piacere.

Ingredienti

300gr. di riso Carnaroli
1 uovo intero
1 bustina di zafferano
100gr. di pancetta affumicata a cubetti o prosciutto cotto
200gr. di ricotta morbida
50gr. di parmigiano grattugiato
Sale, pepe, burro, latte qb.

Cuocere al dente il riso in acqua salata, scolare e lasciar raffreddare. Dorare in padella la pancetta a cubetti, asciugare su carta assorbente. In una terrina mescolare il riso con l’uovo intero, lo zafferano, la ricotta, la pancetta, metà parmigiano, il sale ed il pepe. Aggiungere poco latte per rendere la preparazione più morbida.
Ungere una teglia da forno con burro fuso, cospargere con pangrattato, versare il riso, coprire con il parmigiano rimasto e fiocchetti di burro. Infornare a 200 gradi per 10 minuti e per altri 5 minuti con funzione grill. Servire caldo.

Paperita Patty

Maxibon realizza il sogno di Gioele, piccolo fan torinese

Gioele, 9 anni, ha disegnato il suo Maxibon ideale, ha messo il progetto in una busta e lo ha spedito per posta. Poco dopo, l’azienda lo ha contattato per invitarlo a crearne uno tutto suo. Un’esperienza unica che ricorderà per sempre il piccolo ospite d’onore dello stabilimento di Ferentino, che produce i gelati Maxibon. Qui, la scorsa settimana, la sua passione è stata premiata: tra camici bianchi e materiali dedicati, il piccolo/grande consumatore ha scoperto dove nasce la magia di Maxibon, ed infine ha collaborato con il reparto R&D per creare il suo Maxibon personalizzato, trasformando un sogno in un’esperienza unica e reale.

Tutto è iniziato qualche settimana fa, quando alla sede dell’azienda è arrivata una busta da Torino. All’interno, il progetto colorato e dettagliatissimo di un nuovo Maxibon. Non un semplice disegno, ma un vero e proprio concept creativo e goloso studiato nei minimi dettagli, ideato per unire ingredienti, sapori e consistenze in un mix unico ed originale, caratteristica che contraddistingue l’offerta Maxibon. Insieme al disegno, una toccante lettera del papà del bambino: un invito sincero a proteggere la fantasia e a non smettere mai di credere che i sogni possano diventare realtà.

Di fronte a tanta passione, il team di Maxibon ha deciso di premiare l’entusiasmo del piccolo Gioele. La scorsa settimana, il bambino e la sua famiglia sono stati accolti nello stabilimento produttivo Froneri di Ferentino.  Guidato dai tecnici tra materie prime e linee di assemblaggio, Gioele ha avuto la possibilità di creare con le proprie mani un Maxibon su misura per lui, scegliendo tra combinazioni di ingredienti unici: il risultato è stato un momento davvero indimenticabile.

“Froneri ci ha fatto sentire come far parte di una grande famiglia: spontanea e autentica proprio come i suoi prodotti – hanno commentato Davide Provenzano e Marianna Zotta, genitori di Gioele – questa esperienza è stata profondamente emozionante e ci ha permesso di toccare con mano l’amore sincero che Froneri mette nei suoi prodotti, oltre alla qualità che li contraddistingue, che ci ricorda l’amore che i genitori nutrono per i loro figli.”

“Avere l’opportunità di far avverare il sogno di un così giovane consumatore di Maxibon ci ha riempito di orgoglio – ha commentato Gea Nunziata Rega, Global Brand Manager di Maxibon – per noi di Froneri e team Maxibon è la conferma che il nostro brand continua a far sognare e a rimanere al fianco di chi lo sceglie”.

Mara Martellotta

Speciale Venaria Express per la fioritura dei ciliegi

Dal 21 marzo al 6 aprile più corse diurne e servizio serale straordinario fino alle 24

Per accompagnare il programma di iniziative legate alla fioritura dei ciliegi alla Reggia di Venaria – uno degli appuntamenti più attesi della primavera – da sabato 21 marzo a lunedì 6 aprile GTT potenzia il servizio della linea “Venaria Express”, che collega Torino con la Reggia, i Giardini e il Parco La Mandria.

Tra le novità proposte per il 2026, Una sera sotto i ciliegi in fiore con l’apertura serale straordinaria dei Giardini. I cento ciliegi della Reggia saranno illuminati dalle 19.00 alle 23.00, offrendo al pubblico uno spettacolo suggestivo anche dopo il tramonto. Per l’occasione la Reggia resterà inoltre eccezionalmente aperta anche di lunedì. Gli aggiornamenti sulla data indicativa conclusiva delle fioriture sono disponibili sul sito lavenaria.it.

Nel dettaglio, la frequenza del Venaria Express sarà incrementata come segue:

  • Dal 21 marzo al 2 aprile:

    • Un bus ogni ora nella fascia oraria 6.30 (prima partenza da Torino) – 18.30

    • Frequenza di due ore nella fascia 18.30-22.30 (ultima partenza da Torino)

    • Ultimo ritorno da Venaria 23.34

  • Il giorno 3 aprile:

    • Un bus ogni mezz’ora nella fascia oraria 6.30 (prima partenza da Torino) – 18.30

    • Frequenza di un’ora nella fascia 18.30-22.30 (ultima partenza da Torino)

    • Ultimo ritorno da Venaria 23.34

  • I giorni 4, 5 e 6 aprile:

    • Un bus ogni mezz’ora con prima partenza da Torino alle ore 8.30 e ultima alle ore 19.30

    • Ultimo ritorno da Venaria alle 20.34

Le corse termineranno alternativamente al Parco La Mandria e ai Giardini della Reggia, per facilitare l’accesso e distribuire i visitatori tra i diversi ingressi, tenendo conto degli orari di apertura del Parco (fino alle 18.00 fino al 28 marzo e fino alle 20.00 dal 29 marzo).

Nei giorni infrasettimanali il servizio sarà effettuato con autobus da 12 metri e sarà utilizzabile con i titoli di viaggio ordinari GTT (biglietti e abbonamenti).

Nelle giornate di sabato, domenica e festivi il collegamento sarà invece gestito con mezzi extraurbani e con una tariffa dedicata: 7 euro al giorno, 4 euro per i titolari di Torino+Piemonte Card, mentre il servizio è gratuito per i bambini sotto i 6 anni.

Nei weekend e festivi i mezzi saranno dotati di POS per il pagamento a bordo e nei pressi delle principali fermate della città (Piazza Castello e Piazza XVIII Dicembre) saranno presenti assistenti alla clientela GTT per l’acquisto dei titoli di viaggio e per fornire informazioni ai clienti.

Potenziare il servizio del Venaria Express significa offrire un modo comodo, sostenibile e accessibile per raggiungere uno dei luoghi simbolo del nostro territorio, lasciando l’auto a casa e godendosi pienamente