LIFESTYLE

Golosissime alette di pollo piccanti

Concediamoci un peccato di gola! Le alette di pollo fritte sono sfiziose, croccanti, saporite e molto economiche, ideali per una serata davanti alla TV.

Ingredienti

10 Ali di pollo
2 uova intere
Farina bianca
2 cucchiaini di paprika
2 cucchiaini di prezzemolo tritato
Sale, pepe, olio per frittura q.b.

Sciacquare le alette di pollo e asciugare bene. In una terrina mescolare la farina con il sale, il pepe, il trito di prezzemolo e la paprika. Sbattere le uova. Passare le alette di pollo nella farina, poi nell’uovo e infine nuovamente nella farina. Friggere in olio caldo per circa 10 minuti o fino a quando saranno belle dorate, scolare su carta assorbente e servire subito.
Davvero irresistibili !

Paperita Patty

La Morra: due grandi annate del Barolo a dieci anni di distanza

Per il quinto anno consecutivo, siamo lieti di presentarvi l’appuntamento più atteso dagli estimatori del Re dei vini: la masterclass che mette a confronto due grandi annate del Barolo a dieci anni di distanza.
L’evento si svilupperà attraverso un ciclo di mini-verticali, offrendo l’opportunità unica di degustare le etichette di uno stesso produttore per comprenderne l’evoluzione stilistica e territoriale. Il percorso sensoriale, della durata di circa due ore, sarà guidato dall’esperienza di un relatore AIS, che accompagnerà i partecipanti nell’analisi tecnica e nel racconto delle vendemmie.
Il cuore della degustazione sarà il dialogo tra due annate figlie di sfide climatiche opposte:
  • L’annata 2012, caratterizzata da un inverno rigidissimo e una primavera piovosa che hanno garantito ottime riserve idriche, ha dato vita a vini straordinariamente equilibrati e sani. Il Barolo 2012 si distingue oggi per un profilo armonioso, con una struttura fenolica importante e un’attitudine spiccata all’invecchiamento.
  • L’annata 2022, una stagione definita “torrida e in contropiede”, gestita con maestria grazie alle moderne tecnologie e all’esperienza dei viticoltori. Nonostante il caldo estremo, il Barolo 2022 sorprende per una freschezza inaspettata e una buona acidità, figlie delle piogge di agosto, regalando un calice potente, dolce e di grande equilibrio.
Il focus sarà dedicato alle diverse MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive) di La Morra. Attraverso il lavoro di diverse realtà locali, esploreremo come questo specifico terroir sia stato capace di interpretare il tempo, garantendo a ogni calice la massima espressione identitaria.
For the fifth consecutive year, we are delighted to present the event most eagerly awaited by connoisseurs of the ‘King of Wines’: a masterclass comparing two great vintages of Barolo, ten years apart.
The event will take the form of a series of mini-verticals, offering a unique opportunity to taste wines from the same producer to understand their stylistic and terroir-driven evolution. The sensory journey, lasting approximately two hours, will be led by an experienced AIS speaker, who will guide participants through the technical analysis and the story of the vintages.
The focus of the tasting will be the dialogue between two vintages born of contrasting climatic challenges:
• The 2012 vintage, characterised by a bitterly cold winter and a rainy spring that ensured excellent water reserves, it produced extraordinarily balanced and healthy wines. The 2012 Barolo stands out today for its harmonious profile, with a substantial phenolic structure and a marked aptitude for ageing.
• The 2022 vintage, a season described as ‘scorching and unpredictable’, masterfully managed thanks to modern technology and the winemakers’ expertise. Despite the extreme heat, the 2022 Barolo surprises with unexpected freshness and good acidity, the result of the August rains, offering a powerful, sweet and beautifully balanced wine.
The focus will be on the various Additional Geographical Indications of La Morra. Through the work of various local producers, we will explore how this specific terroir has managed to capture the essence of time, ensuring that every glass of wine fully expresses its unique character.
Le date sono Sabato 18 Aprile, dove la degustazione si svolgerà su due turni (uno al mattino e uno al pomeriggio), e Domenica 19 Aprile, su un unico turno al mattino.
Per ogni turno di degustazione si assaggeranno 10 diversi Barolo (5 per annata): si potranno mettere a paragone i vini dell’annata 2012 e quelli dell’annata 2022 prodotti dalla stessa azienda.
I posti sono limitati quindi la prenotazione è obbligatoria
The Masterclass will consist of 3 tasting rounds: Saturday 18 April, (in the morning
and in the afternoon), and Sunday 19 April in the morning.
During each tasting session, a total of 10 different Barolo wines will be available for tasting. Each session will feature Barolos from 5 different wineries, and will offer the opportunity to compare both the 2012 vintage and the 2022 vintage of the same wine.
Places are limited, so pre-booking is required.
PLEASE NOTE THAT THE MASTERCLASS WILL BE IN ITALIAN ONLY!
For information:
info@cantinalamorra.com

+39 3515640078

https://www.cantinalamorra.com
 
ALLA PROSSIMA !
LUCA GANDIN

Spaghettoni con fave fresche: un primo saporito e delicato

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Legumi semplici ricchi di proprietà nutritive e fibre. Molto versatili in cucina, consumate sia crude che cotte, hanno un sapore unico

Dalla primavera sulle bancarelle dei nostri mercati arrivano le fave, legumi semplici ricchi di proprieta’ nutritive e fibre. Molto versatili in cucina, consumate sia crude che cotte, hanno un sapore unico e inconfondibile. Provatele cosi’, le apprezzerete in tutta la loro tenerezza.

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Ingredienti per 4 persone:

 

320gr. di spaghettoni

100gr. di salame crudo

1 tazza di fave fresche sgusciate

1 piccola cipolla

1 ciuffo di menta fresca

80gr. di pecorino grattugiato

Olio evo, sale, pepe q.b.

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Sbollentare le fave sgusciate per pochi minuti in acqua bollente, lasciar raffreddare. In una larga padella soffriggere la cipolla affettata con poco olio, aggiungere il salame crudo tritato, le fave private della loro pellicina, mescolare, lasciar insaporire e aggiustare di sale e pepe. Scolare la pasta al dente (conservare un mestolino di acqua di cottura), far saltare in padella per un minuto mescolando bene, cospargere con la menta fresca tritata, il pecorino, nappare con l’acqua di cottura e servire subito.

Paperita Patty 

Benvenuto Arneis 2026

Roero Arneis DOCG
Roero Arneis DOCG è un vino bianco piemontese prodotto quasi esclusivamente da uve Arneis coltivate sulle colline sabbiose del Roero, sulla sponda sinistra del fiume Tanaro, di fronte alle zone di Barolo e Barbaresco. È noto per la sua freschezza, eleganza e profumo fruttato, ed è considerato una delle espressioni più raffinate dei bianchi italiani.
Dati principali
• Zona di produzione: Roero, provincia di Cuneo (Piemonte, Italia)
• Canale
• Montà
• Santo Stefano Roero
• Vezza d’Alba
• Altri comuni limitrofi della provincia di Cuneo (Piemonte)
• Classificazione: Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG, dal 2004)
• Vitigno: Arneis (minimo 95%)
• Grado alcolico minimo: 11% vol. (fermo), 11,5% vol. (spumante)
• Temperatura di servizio: 8–10 °C
• Resa massima uva: circa 10 tonnellate per ettaro
• Resa uva → vino: max 70%
• Tutte le operazioni devono avvenire nell’area definita
 
Caratteristiche del vino
Roero Arneis DOCG
• Colore: giallo paglierino
• Profumo: fruttato (pera, mela), floreale
• Sapore: secco, fresco, armonico
• Gradazione minima: ~11% vol
Roero Arneis DOCG Riserva
• Invecchiamento minimo: 16 mesi (di cui almeno 6 in bottiglia)
• Struttura più complessa e intensa
 
Immissione al consumo
• Versione base: generalmente dal  marzo dell’anno successivo alla vendemmia
• Riserva: dopo il periodo di affinamento previsto
Caratteristiche del vitigno
• Origine: Piemonte, in particolare zona del Roero
• Nome: “Arneis” in dialetto significa birichino → perché è difficile da coltivare
• Grappolo: medio, compatto
• Acino: piccolo, buccia sottile
• Maturazione: precoce
• Sensibilità: delicato, soffre malattie e ossidazione
👉lIn vigna richiede molta attenzione ma può dare vini di grande finezza.
🍷 Caratteristiche del vino
👁️ Colore
• Giallo paglierino
• A volte con riflessi verdolini (da giovane)
Origini e territorio
👃 Profumo
Molto tipico e riconoscibile:
• Fruttato: pera, mela, pesca
• Floreale: fiori bianchi, camomilla
• Talvolta note di:
• mandorla
• nocciola
• erbe aromatiche
👅 Gusto
• Secco
• Fresco ma non troppo acido
• Morbido e armonico
• Corpo medio
• Finale leggermente amarognolo (mandorla)
 
 Evoluzione
• Si usa bere giovane (1–3 anni)
• Le versioni più strutturate (es. Roero Arneis DOCG Riserva) possono evolvere meglio:
• note più complesse
• maggiore rotondità
Le prime menzioni dell’Arneis risalgono al 1478, segno del legame antico tra vitigno e territorio. Le colline del Roero sono composte da sabbie e marne ricche di fossili marini, residuo di un antico fondale mediterraneo. Questi terreni, morbidi e ben drenanti, favoriscono vini profumati e di grande finezza aromatica. La denominazione comprende 19 comuni, per circa 1.158 ha di vigneti, di cui quasi l’80 % dedicato all’Arneis.
Ecco i vini che mi sono particolarmente piaciuti :
Con numeri di riferimento nella Degustazione

Roero Arneis Serra Lupini 2025 – Angelo Negro, Monteu Roero

 

Roero Arneis Bastia 2025 – Battaglino Fabrizio, Vezza d’Alba

Roero Arneis San Michele 2025 – Battaglino Fabrizio, Vezza d’Alba

Roero Arneis 2025 – Ca’ di Caire, Montà

Roero Arneis Anterisio 2025 – Cascina Chicco, Canale

 

Roero Arneis Cornarea 2025 – Cornarea

Roero Arneis 2025 – Matteo Correggia

 

Roero Arneis 2025 – Mario Costa

 

Roero Arneis San Michele 2025 – Deltetto

 

Roero Arneis 2025 – Filippo Gallino

Roero Arneis Bric Varomaldo 2025 – Generaj

Roero Arneis Pradvaj 2025 – Malabaila

 

Roero Arneis Jemej 2025 – Nizza Silvano

Roero Arneis Pace 2025 – Pace

 

Roero Arneis Monfrini 2025 – Ponchione Maurizio

Roero Arneis 2025 – Marco Porello

 

Roero Arneis Cayega 2025 – Tenuta Carretta

Roero Arneis 2025 – Tibaldi, Pocapaglia

 

ALLA PROSSIMA !
LUCA GANDIN

Il fenomeno “pet parent” conquista un torinese su due

Gli animali domestici sono trattati come figli

Per i torinesi gli animali domestici non sono semplici “amici a quattro zampe”, ma veri pilastri affettivi: il 98%, infatti, li considera membri della famiglia a tutti gli effetti. Un legame profondo che per il 46% dei pet parent torinesi è del tutto sovrapponibile a quello con un figlio e per l’8% a quello con un fratello. Questa presenza, ormai centrale nella vita della città sabauda, modella le scelte quotidiane e contribuisce in modo significativo al benessere personale e collettivo. A rivelarlo è Rover.com, il più grande marketplace online per la cura degli animali domestici, che ha analizzato il rapporto tra gli abitanti del capoluogo piemontese e i loro “pet”, tra prove generali di genitorialità, budget mensili e amore senza compromessi.

L’attaccamento verso il proprio cane o gatto è una questione centrale per la maggior parte dei cittadini, tanto da considerarlo essenziale per la loro realizzazione personale.

Il 61% degli intervistati, infatti, dichiara di voler sempre un animale nell’arco della sua vita, e il 26% ne vorrebbe avere almeno uno per gran parte del tempo. Non stupisce che la presenza di un cane o di un gatto influenzi profondamente anche la sfera relazionale. Se per l’85% degli intervistati un animale facilita la socializzazione e nuovi incontri, sul piano sentimentale subentra una forte selettività: il 47% dichiara di non essere propenso a iniziare una storia con chi non desidera animali, mentre un radicale 22% esclude a priori un partner che non nutra un sincero amore per cani e gatti. Secondo i dati di Rover, per il 13% dei torinesi accogliere un cane o un gatto è il vero banco di prova per la genitorialità, tanto che le scelte di adottare un animale o un figlio seguono logiche simili. La stabilità economica resta l’elemento trasversale: è il primo fattore per chi costruisce una famiglia e il quarto per chi sceglie un “pet”. Oltre alle finanze, gli abitanti di Torino decidono di diventare genitori basandosi su maturità emotiva e stile di vita, criteri che si riflettono nell’adozione di un animale, dove pesa anche lo spazio abitativo. Proprio la maturità interiore emerge come requisito cardine per accogliere un animale domestico. Il 36% degli intervistati ritiene che la piena età adulta, caratterizzata da stabilità economica e familiare, sia il momento ideale, mentre il 28% punta sulla giovane età adulta. Per il 21% dei torinesi, invece, l’anagrafe non conta: ciò che importa davvero è l’indole e la consapevolezza dell’impegno richiesto. La cura del pet” è una priorità assoluta a Torino: il 73% degli intervistati sostiene che oggi ci si curi molto di più degli animali rispetto al passato. Tale sensibilità si traduce in un impegno economico reale, i torinesi arrivano a spendere circa 142 euro al mese per il benessere dei propri animali.

Una spesa a cui nessun interessato rinuncia è quella per il veterinario. Per il 34% degli intervistati, l’investimento mensile oscilla tra i 20 e i 50 euro, mentre per il 30% può arrivare a toccare i 100 euro al mese. Il medico resta la figura di riferimento assoluta per circa il 66%, e il 79% lo inserisce nell’entourage ideale di cura insieme ad amici e parenti, al toelettatore, al petsitter. Sebbene la maggior parte dei cittadini si rechi regolarmente in clinica solo qualche volta l’anno, e il 24% per ogni minima anomalia comportamentale o fisica, il veterinario batte ogni alternativa digitale. Solo il 5% degli intervistati consulta forum o motori di ricerca per risolvere i propri dubbi, dall’altro una percentuale analoga sceglie chatbot AI come primo punto di contatto, ma quando si parla di salute animale la competenza professionale resta insostituibile.

“I dati di Torino mostrano un’evoluzione profonda: il pet non è più solo un compagno ma un pilastro del nucleo familiare. Questa ‘genitorialità riflessa’ spinge i torinesi a investire tempo e risorse per garantire ai propri animali una cura professionale e una vita sociale integrata, confermando un legame che modella ormai l’intera città. Come Rover siamo orgogliosi di supportare questa evoluzione offrendo servizi che mettono al centro il benessere animale e il legame unico tra umano e pet – ha commentato Elia Borrini, General Manager International di Rover”.

Mara Martellotta

Le ragioni del pappagallo

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Arsenio era un pappagallo cinerino dal piumaggio prevalentemente grigio, con tonalità più scure sulla testa e sulle ali, e un bel becco nero e ricurvo.

Giorgio lo ricevette in regalo dallo zio Arialdo che a sua volta l’aveva portato con se a Torino al termine di un lungo viaggio in Africa equatoriale. Il piccolo pennuto, originario delle foreste pluviali nel cuore del continente nero, aveva una caratteristica particolare che lo distingueva dagli altri volatili e da gran parte degli animali: l’eccezionale intelligenza, secondo alcuni esperti paragonabile a quella di un bambino di tre anni. Perfettamente in grado di associare alle parole ripetute l’esatto significato, con gli anni e adeguatamente istruito, aveva imparato ad esprimersi con brevi frasi compiute, interloquendo nelle conversazioni. Ghiotto di frutta e semi, Arsenio era diventato a tutti gli effetti un membro della famiglia di Giorgio, scapolo impenitente. La strana coppia filava d’amore e d’accordo, condividendo l’appartamento in Corso Casale che offriva una suggestiva vista sul verde del parco Michelotti e sul Po. Giorgio, progettista di una nota azienda, si era formato al dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale del Politecnico torinese. La sua attività gli consentiva di passare buona parte del tempo lavorando da casa, condividendo le giornate con il fedele Arsenio. Appassionato di calcio, era cresciuto nel mito del Grande Torino, la compagine degli “invincibili” capitanati da Valentino Mazzola che persero tragicamente la vita nell’incidente aereo del 4 maggio 1949, schiantandosi sulla collina di Superga. Trasmettere quel sentimento d’affetto al pappagallo non fu per nulla difficile, tant’è che Arsenio imparò a ripetere con infallibile memoria l’esatta sequenza della storica formazione, imitando la voce del suo padrone con un lieve timbro nasale: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Un bel giorno l’azienda chiese a Giorgio la disponibilità  di recarsi per un periodo di sei mesi all’estero, in America del Sud, allo scopo di contribuire all’avvio di un nuovo sito produttivo a Montevideo, la capitale dell’Uruguay. Era un’occasione davvero importante e quasi unica per la sua carriera ma occorreva risolvere il problema del pappagallo, abituato a convivere con il suo padrone. Tra l’altro a Montevideo avrebbe dovuto dividere l’appartamento con un collega.

Erano due locali più i servizi nel quartiere della città vecchia, a poca distanza dalla piazza dell’Indipendenza. Uno spazio abbastanza angusto e per di più l’altro tecnico pareva fosse allergico al piumaggio degli uccelli. Non vi era dubbio sul fatto che Arsenio non potesse seguirlo nella missione. A chi lasciarlo in custodia, allora? Parenti non ne aveva più, avendo perso i genitori in tenera età e morto da un anno anche il vecchio zio Arialdo. Era un cruccio enorme, un tormento da togliere il sonno. Ad un certo punto maturò un’idea. L’unico vero amico che aveva, un compagno di università con il quale trascorreva talvolta le serate e qualche fine settimana, era stato sfrattato e stava cercando una sistemazione. Lo chiamò spiegando il suo problema e chiedendogli la cortesia di occupare il suo alloggio per il tempo della missione. Non avrebbe avuto nessuna spesa e l’unico obbligo di prestare cura al ciarliero pappagallo. L’amico, che si chiamava Giulio, invitato a cena accettò con entusiasmo la proposta. Arsenio, con le sue spiccate capacità intuitive, colse dai discorsi dei due amici seduti a tavola nell’alloggio di corso Casale dei frammenti di discorso che non gli piacquero,  e si chiuse in un ostinato mutismo. Ma ben presto dovette fare buon viso alla situazione che si venne a creare con la partenza del padrone di casa, accettando la novità. Il pennuto, superato l’imbarazzo delle prime giornate dove prevalse una lieve malinconia, considerando che il nuovo inquilino gli dava regolarmente da mangiare, gli parlava e qualche volta canticchiava dei motivi di suo gradimento, al punto che ne ripeteva qualche parola, accettò la presenza di Giulio. Anzi, con il passare dei giorni, gli si affezionò. L’uomo raccontava all’uccello storie e confidenze quasi avesse a che fare con una persona e decise anche  di fare un piccolo scherzo all’amico. Tifoso sfegatato della Juventus, la vecchia signora antagonista del Torino, oltre a insegnare al pappagallo parole e proverbi in piemontese, gli ripeté una frase che avrebbe certamente fatto colpo su Giorgio: “Viva la  goeba”. Ai bianconeri juventini era stato incollato addosso   anche questo curioso soprannome, riservato tanto ai giocatori quanto ai tifosi, di “gobbi”. Pareva che il termine risalisse a un curioso episodio degli anni ’50 quando per una intera stagione, durante le corse dei giocatori, le loro maglie trattenendo l’aria,  si gonfiavano creando una specie di gobba. Una malignità, probabilmente creata ad arte dai rivali, tifosi dei granata. Fatto sta che quel “viva la Gobba” in piemontese piacque molto ad Arsenio che lo ripeteva di continuo come un mantra, accompagnandolo con altri spezzoni del dialetto subalpino.

Un giorno, dopo l’uscita di Giulio per delle compere, un fattorino si presentò sull’uscio per consegnare un pacco. Dopo aver suonato il campanello udì una voce gracchiante rispondere dall’interno: “Chi è?”. “Devo farle una consegna, signore!”, disse l’uomo. “Chi è?” rispose Arsenio, ripetendo l’invito più volte. “Sono il fattorino. Ho qui un pacco per lei. Mi può aprire, per favore?”, replicò il dipendente della ditta spedizioniera, tradendo un certo fastidio. Il pappagallo, per tutta risposta, inanellò una serie di frasi mescolando il piemontese con l’italiano: “Cosa fai daré ëd la pòrta?”, “Va via, fafioché d’un fafioché” ( in pratica dandogli del buono a nulla, di colui che parla tanto e non conclude niente), “Gavte la nata, balengo” (l’equivalente dell’invito a togliersi il tappo, un modo come un altro per suggerire di farsi furbo). Spazientito, il fattorino rispose con un epiteto che provocò la furibonda reazione di Arsenio che alzò ancor di più la sua stridula voce. Offeso l’uomo ridiscese le scale, visibilmente infuriato. Incontrando il portiere dello stabile gli chiese chi fosse quel maleducato che abitava al terzo piano. L’addetto alla custodia, stupito, rispose a sua volta non gli risultava nessuno in casa, avendo visto uscire una mezz’ora prima il signor Giulio. Bastò questa risposta perché il fattorino gli sbattesse tra le braccia il pacco urlandogli un seccatissimo “Visto che ci sono i fantasmi, allora a consegnare questo ci pensi lei!!”, infilando il portone e andandosene per la sua strada con un diavolo per capello. Passarono i giorni, le settimane, i mesi e il pappagallo sviluppò un attaccamento morboso nei confronti di Giulio, manifestando episodi sempre più costanti di gelosia.

Uno dei casi più frequenti si manifestava quando Giulio era costretto a uscire. Era sufficiente che indossasse la giacca o un cappotto perché Arsenio strillasse con sofferenza, roso dal tormento: “Non andare via! Stai qui! Non uscire!”. Per ingannare l’intelligentissimo volatile era arrivato al punto di calare dalla finestra, con la complicità del portinaio, la giacca o il soprabito, fugando il sospetto di una imminente fuga. Al termine dei sei mesi, al ritorno di Giorgio, il pappagallo raggiunse l’apice della possessività gridando disperatamente: “Giulio non andare via.. A l’è mej n’amis che des parent (è meglio un amico che dieci parenti).. Non mi lasciare, non abbandonarmi.. A basta ‘n to soris! (basta un tuo sorriso). Erano scenate davvero strazianti, a riprova di un amore che spezzava il cuore. Un diluvio di parole che Arsenio, rifiutandosi di mangiare, emetteva con una voce acuta e stridente che pareva sul punto di spezzarsi in pianto. I due amici, non potendo restare indifferenti davanti a tanta sofferenza, considerato che l’appartamento era abbastanza grande e che Giulio un alloggio per se non l’avevo ancora trovato, decisero di condividere l’abitazione di corso Casale. Il pappagallo ascoltò con attenzione il discorso che gli fecero, quasi si stessero rivolgendo a un bambino. E come un marmocchio davanti ai doni trovati sotto l’abete la mattina di Natale, Arsenio dimostrò tutta la sua felicità svolazzando per le stanze, pur senza rinunciare ad avere l’ultima parola: “I papagal l’an sempre rason”. I pappagalli hanno sempre ragione. E come si poteva dargli torto?

Marco Travaglini

Budinetti primaverili di asparagi 

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Gli asparagi, prelibati protagonisti della primavera, sono gustosi, ricchi di proprietà benefiche e molto versatili in cucina. Eccovi una facile e raffinata ricetta da proporre ai vostri ospiti

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Ingredienti per 8 sformatini: 
500gr. (puliti) di asparagi verdi 
200ml. di panna liquida 
2 uova intere 
50gr. di parmigiano grattugiato 
Sale, pepe, burro, olio, foglie di menta q.b. 
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Pulire e lavare gli asparagi, cuocerli a vapore poi scolarli e tagliarli a pezzi. Tenere da parte qualche punta per guarnire.  Frullare gli asparagi con la panna, unire le uova, un pizzico di sale, pepe a piacere e il parmigiano. Mescolare bene e versare negli stampini in acciaio precedentemente imburrati. Cuocere in forno a bagnomaria a 180 gradi per circa mezz’ora. Preparare la salsina emulsionando nel mixer l’olio con poche foglie di menta e sale.  Sformare i budinetti, guarnire con le punte di asparago ed un filo di olio alla menta. Servire tiepidi. 

Paperita Patty

Il ritorno di Messer tulipano

Consolata Pralormo racconta:

Il piantamento, di oltre 130.000 tulipani, è sempre rinnovato nelle varietà e nel progetto-colore ma quest’anno nasconde un tulipano speciale: il Princess Elizabeth, che fu dedicato alla Regina Elisabetta II D’Inghilterra.

Tra le tante varietà curiose, una collezione di tulipani botanici ma anche unpercorso nel sottobosco dedicato ai tulipani conosciuti già dal 1600, come le varietà botaniche che possono considerarsi le ‘’antenate’’ dei tulipani. Si tratta di tulipani che nascono nei boschi, soprattutto in Asia ed in genere sono alti solodai 15 ai 20 cm, con foglie sottili.

La manifestazione coinvolge tutto il parco, progettato nel XIX secolo dall’architetto di corte Xavier Kurten, artefice dei più importanti parchi all’inglese delle residenze sabaude e in Piemonte. Nei grandi prati sono state create aiuole dalle forme morbide e sinuose, progettate ponendo particolare attenzione a non alterare l’impianto storico originario. Le aiuole dunque “serpeggiano” tra gli alberi secolari, mentre nel sottobosco occhieggiano ciuffi di muscari, di narcisi e di giacinti.

La novità di quest’anno è la mostra “SOLOFIORI’’ nell’Orangerie del Castello, curata da Marcella Pralormo, storica dell’arte, curatrice e artista. “SOLOFIORI” esporrà un nucleo di dipinti, carnets di viaggio e piccole sculture che raffigurano i fiori, di artisti contemporanei che lavorano a Torino e in Piemonte. Rendere eterno un fiore è il tema della ricerca artistica che l’esposizione propone. Artisti che lavorano con diverse tecniche artistiche, dall’acque- rello, all’olio e alla scultura, espongono in questa mostra collettiva che intende portare a co- noscenza dei visitatori artisti di qualità, di diverse generazioni, da quelli nati negli anni Qua- ranta fino ai giovani. Sono esposte opere di alcuni maestri dell’acquerello noti, come Anna Lequio e Stefano Faravelli, artisti naturalisti come Cristina Girard, Anna Regge, artisti che lavorano con pigmenti e olio, come Paolo Galetto, ma anche nomi meno noti e giovani.

Esporre queste opere una accanto all’altra darà vita a un’opera floreale collettiva, una sorta di grande bouquet tridimensionale variegato, frutto delle diverse personalità artistiche in mostra, che ci ricorda che l’arte è necessaria perché rende eterna la Natura.

Quest’anno il cancello del Castello sarà aperto verso l’AziendaAgricola dove su una collinetta Consolata Pralormo ha sparso bulbi in modo naturalistico e i visitatori po- tranno fare i picnic fra i tulipani accanto ad un vialetto di ciliegi giapponesi che in aprile sono fioriti come ‘’nuvole rosa’’

Oltre ai più di 130.000 tulipani nel parco quest’anno sono previste alcune varietà ‘’speciali’’ piantante in cassette olandesiper poterli ammirare da vicino: il tulipano a ’fior di giglio’’, dal gambo sottile e con i petali appuntiti; quelli ’viridiflora’’con le fiammature verdi (sembra che sia il gambo verde a proseguire sui petali dai vari colori),; i tulipani ‘’famiglietta’’ a mazzetto su un unico stelo; i ‘’parroquet’’, dal gambo movimentato e i petali spettinati; i ‘’frills’’ con i petali frastagliati e anche quelli che durante la fioritura fanno le ‘’mutazioni di colore’’.

Un bosco sarà dedicato ai narcisi di tante varietà.

Accanto ad uno dei laghetti un ‘’fiume’’ di muscari blu che simulerà l’acqua… pervinche blu ai bordi dello stagno dove abitano le rane che io definisco ‘’dive del crepuscolo’’, perché cantano solo alla sera” Racconta Consolata Pralormo.

Nella serra antica, arrivata da Parigi eseguita dai Fratelli Lefevre nel 1890, si ammirerà una collezione di orchidee e nel piccolo giardino su cui si affaccia la serra il tulipano nero ‘’Queen of the night’’ che suscita sempre curiosità, piantato insieme a tulipani bianchi e rosa

Infine, in un bosco ci sarà il viale degli uccellini dedicato ai bambini che scopriranno le specie di uccelli che vivono indisturbati nel grande parco: si racconta cosa mangiano, che nidi fanno e si potrà leggere una fiabetta illustrata presa dallabiblioteca del Castello che contiene libri dal 1400 e anche una bella collezione di libri per l’infanzia dal 1800 con illustrazioni e testi che hanno affascinato generazioni di bambini della nostra famiglia e sicuramente contribuito a ‘’sviluppare la creatività’’.

Oltre a tutto ciò….

Un’apprezzata zona shopping propone eccellenze del territorio, prodotti stagionali dei produttori agricoli, mieli e marmellate artigianali, delizie gastronomiche, vini doc, cosmetici naturali, tessuti e articoli per la casa e poi piante, fiori e prodotti per rinnovare il giardino o il terrazzo.

Inoltre, per permettere ad ognuno di trascorrere una divertente e serena giornata all’aperto con tutta la famiglia è allestito un bar-ristorante che propone menù, piatti freddi e caldi, panini e molto altro. Sono presenti inoltre zone pic-nic nel parco, mentre nel paese di Pralormo è possibile degustare e acquistare i prodotti delle cascine dei dintorni.

Inoltre la Proloco propone vari menù a base di specialità del territorio.

Per gli amici a quattro zampe, ciotole d’acqua fresca e un vero Dog Bar nel parco.

Per i bambini: percorsi nel parco e allestimenti dedicati.

Ogni anno, inoltre, Messer Tulipano ospita e dà visibilità a realtà impegnate nell’affrontare problematiche sociali e l’importante attuale tematica della sostenibilità ambientale. Tra queste, Specchio dei Tempi.