Una splendida immagine di Mario Alesina ci propone la Gran Madre e piazza Vittorio viste dalla collina torinese.
Una splendida immagine di Mario Alesina ci propone la Gran Madre e piazza Vittorio viste dalla collina torinese.

Un’idea deliziosa per gustare il cavolfiore. Ideale come antipasto o contorno, sono facilissimi da preparare e raffinati da presentare.
Ingredienti per 8 sformatini
1 cavolfiore viola
3 uova intere
30gr.di parmigiano grattugiato
100ml di panna liquida fresca
Sale, pepe, burro
per guarnire
Parmigiano grattugiato
Latte
Nocciole tostate
Cuocere a vapore il cavolfiore. Quando cotto, lasciar raffreddare poi frullare in mixer con le uova, il parmigiano, il sale ed il pepe.
Imburrare 8 stampini da creme caramel, versare il composto e cuocere a bagnomaria coperto con un foglio di alluminio per circa 30/40 minuti. Preparare la salsa facendo fondere il parmigiano con poco latte o panna liquida e tritare le nocciole. Servire lo sformatino capovolto nel piatto nappato con la salsa e spolverizzato con il trito di nocciole. Servire tiepido.
Paperita Patty
Ultimi preparativi per la terza edizione di Evo-Wine Day, l’l’evento clou del Comune di Olivola interamente dedicato all’olio extravergine di oliva monferrino abbinato al cibo e al vino.
Decollato nel novembre del 2024, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e Cosmo, per la prima volta, l’evento lascerà il calendario autunnale, per abbracciare la complicità del clima primaverile e sfoderare appieno il suo programma domenica 3 e lunedì 4 maggio prossimi, con un format rinnovato nei contenuti e nell’offerta.
Tra le novità di questa nuova edizione la caratterizzazione geologica degli uliveti, prima a livello nazionale, a cura del geologo e sedimentologo Alfredo Frixa, l’inserimento della masterclass del lunedì riservato alla ho.re.ca e ai giornalisti di settore, il conferimento della De.Co agli uliveti di Olivola e la consegna del Premio “Amico dell’Olio Evo Monferrino”.
Per l’intera giornata di domenica 3 maggio, in piazza Europa, mercatino con espositori di olio Evo, corner di Asspo, Associazione Piemontese Olivicoltori, e di prodotti agroalimentari e enologici, nonché artigianali, per promuovere la filiera corta e le eccellenze locali.
“La scelta di anticipare l’evento a maggio è stata fortemente voluta dall’amministrazione comunale, per esprimere al meglio l’offerta Monferrato nelle sue diverse valenze agroalimentari, enologiche e paesaggistiche – spiega il sindaco Gianmanuele Grossi – “ Come prima città dell’olio del Piemonte siamo anche lieti che l’evento sia stato inserito nel calendario regionale delle fiere, quale riconoscimento che va a premiare la bontà del progetto , primo nel suo genere nel Monferrato, come primo esempio nazionale di caratterizzazione geologica degli uliveti.
Dopo Milano, quest’anno il lancio si terrà venerdì 24 aprile dalla sede Ais di Torino, in collaborazione con ASSPO, (Associazione Piemontese Olivicoltori) di cui è presidente Valentino Veglio di Moncalvo. Guiderà il presidente di Ais Piemonte, Mauro Carosso, in collaborazione con il sommelier dell’olio Ronchetti.
La partecipazione è riservata a sommelier di olio e vino e a giornalisti del settore.
Accrediti, previa conferma, su whatsapp 3409443635 o scrivendo a consorzio@ vinimonferratocasalese.it
Mara Martellotta
Una preparazione dedicata ad un momento di festa che soddisfera’ anche i palati piu’ raffinati
Eccovi una proposta deliziosa a base di pesce per un antipasto originale e d’effetto. Una ricetta delicata, un’armonia di sapori resi ancora piu’ invitanti dalla presentazione in conchiglie di capesante, una preparazione dedicata ad un momento di festa che soddisfera’ anche i palati piu’ raffinati.
Ingredienti per 8 persone:
300gr. di filetto di nasello
300gr. di salmone fresco
10 code di gaberoni
250gr. di besciamella
100gr. di parmigiano grattugiato
100gr. di emmenthal
Sale, pepe, prezzemolo q.b.
Cuocere a vapore il nasello, il salmone e le code di gambero, lasciar raffreddare. In una ciotola sminuzzare il pesce, salare, pepare, aggiungere tre cucchiai di parmigiano, l’emmental tagliato a cubetti, il prezzemolo tritato e la besciamella. Mescolare con cura, riempire con il composto ottenuto i gusci delle capesante, cospargere di parmigiano e infornare a 200 gradi per 10 minuti poi lasciar gratinare sotto il grill sino a completa doratura. Servire la conchiglia calda su un letto di insalatina.
Paperita Patty
Quando si parla di inquinamento si pensa subito ai fumi delle fabbriche, agli scarichi delle auto e a tutta una serie di agenti che lavorano all’esterno. Sicuramente la percezione della nocività di tutte quelle sostanze che agiscono al di fuori delle nostre mura è più forte per la semplice ragione che è tutto più visibile e tangibile. Si sottovaluta invece quello che è il pericolo di avvelenamento negli ambienti chiusi e quindi anche all’interno delle nostre case nelle quali si può determinare un mix di sostanze dannose per la nostra salute. Il peggioramento dell’aria negli ambienti chiusi, diventata negli ultimi anni più insalubre e nociva, ha diverse cause, ma quello che complica decisamente la situazione è che attualmente, soprattutto dopo la pandemia, le persone vivono sempre di più in luoghi confinati. L’orientamento è certamente quello di ridurre i consumi energetici grazie anche ad una evoluzione di materiali nell’edilizia che sigillino sempre di più gli interni per ovviare, per esempio, agli eventi climatici estremi. Questo miglioramento in termini di isolamento tuttavia ha un risvolto negativo che corrisponde ad una diminuzione del ricircolo dell’aria e questo è uno dei motivi predominanti del deterioramento della qualità dell’aria all’interno degli ambienti chiusi.
Le altre cause che aggravano le condizioni negli habitat domestici o lavorativi sono le attività praticate dagli umani come per esempio il fumo, l’uso di combustibili solidi, la pulizia e la manutenzione con detergenti e igienizzanti chimicamente tossici, l’utilizzo non appropriato di stufe e camini. Gli agenti inquinanti sono di tre tipologie: chimici, fisici, come per esempio i microclimi, impianti radio e tv ed elettrodomestici, e biologici come muffa, acari, funghi e microrganismi.
Le conseguenze sulla salute causate dell’inquinamento indoor sono diverse e di differente entità e gravità: una semplice tosse, ma anche problemi respiratori e purtroppo il cancro.
Quali sono i suggerimenti che gli esperti danno per tenere sotto controllo l’inquinamento domestico? Sicuramente arieggiare spesso gli ambienti, posizionare piante in grado di assorbire l’anidride carbonica e altre sostanze nocive, non fumare, non creare condizioni che favoriscono l’umidità, utilizzare intonaci antimuffa, usare il deumidificatore e il depuratore d’aria, ridurre l’uso di deodoranti per l’ambiente. Inoltre è consigliato di non eccedere con l’utilizzo di detergenti e sostanze chimiche nella pulizia e non fare miscele pericolose come unire candeggina e ammoniaca. Riguardo a quest’ultimo punto è bene, prima di procedere con la detersione, leggere quali sono le dosi indicate e utilizzare i tappi o i piccoli contenitori per calcolarle. È bene anche ricordarsi di limitare al massimo l’uso di pesticidi e insetticidi, veri e propri veleni per il nostro corpo e quello dei nostri amici animali.
C2 presente negli ambienti chiusi
Apertura finestre per il cambio d’aria importantissime anche per non fare accumulare umidità
Pulire filtri condizionatore
Vestiti tintoria farli arieggiare
MARIA LA BARBERA
All’osteria del Crocevia ci si trovava in compagnia. Soprattutto il sabato sera. Nel locale l’aria era densa come la nebbia di Milano. Solo che non era la fitta bruma che saliva dai Navigli ma il fumo dei sigari toscani e delle “nazionali” senza filtro. Un’aria malsana e spessa, da tagliare con il coltello. Sui tavoli infuriavano discussioni “ a molteplice tema” ( come diceva l’ex agente del dazio, Alfonso Merlone). Sport – con ciclismo e calcio a far da padroni -, politica, vicende del paese s’intrecciavano in una baraonda dove sfiderei tutti voi a trovare il bandolo della matassa , tant’era intricata. E le partite a carte? Combattutissime, “tirate” allo spasimo tra segni e parole, “liscio e busso” e compiaciute manate sulle spalle tra i soci. Il “campionario umano”, come avrebbe detto il dottor Segù, era di prim’ordine.

Il più vecchio era il “Babbo”, un toscanaccio tutto nervi che aveva superato gli ottant’anni da un pezzo. Quando lo tiravano fuori dai gangheri urlava “Ti sbuccio!”, minacciando l’interlocutore con un coltellino che non serviva nemmeno a far schiudere il gheriglio di una noce dal tanto che era piccino. Tutta scena, ovviamente, perché non sarebbe mai stato capace di far male ad una mosca. Nemmeno quella volta che Dante Marelli, gli offri una Golia. L’ometto era golosissimo della liquirizia e quelle caramelline lo facevano impazzire. La scartò al volo e se la infilò in bocca …sputandola, disgustato, un attimo dopo. Nella carta della Golia il perfido Dante aveva avvolto una piccola pallina di cacca di capra. A prima vista sembrava proprio una caramella e la golosità aveva tradito l’anziano che diede fondo, in breve, al suo repertorio di parolacce e bestemmie, giocandosi le residue “chance” di poter accedere – se non proprio al paradiso – quantomeno al purgatorio. Una sera entrò tutto trafelato anche Quintino, con il volto e le mani “sgarbellate“, cioè graffiate. Aveva lasciato da meno di un’ora l’osteria, salutando tutti, ubriaco da far paura, ed insieme a Berto Grada erano partiti alla volta di Oltrefiume. I due, traditi dal vino e dall’asfalto bagnato, erano finiti con la Vespa giù dritti per la scarpata della ferrovia, infilandosi tra i rovi sul greto del torrente. Berto, più per lo spavento che per la botta, era svenuto. E Quintino, dopo averlo cercato al buio, gridando il suo nome, spaventatosi per il silenzio dell’amico, era tornato all’osteria – barcollando – per chiedere aiuto. Erano una coppia di “originali“. Berto lavorava come muratore e a tempo perso dava una mano ad Alfonso che di mestiere faceva il becchino al cimitero di Baveno, in cima al viale dei Partigiani. Lavorava come una ruspa e capitava spesso che bisognava intimargli “l’alt” mentre scavava una fossa perché, se stava per lui, non era mai abbastanza profonda, con il rischio di rimanere lui stesso sepolto vivo se gli franava addosso l’enorme cumulo di terra. All’osteria lo prendevano in giro perché era tanto buono ma anche un pò tontolone. Mario il Milanese l’aveva preso di mira con i suoi scherzi. Quando Berto comandava un piatto di trippa in umido o di minestra di fagioli, lo faceva distrarre per allungargliela con un mestolo d’acqua tiepida. Il Berto continuava a mangiare finché nel piatto restava solo un brodo insipido e leggero come l’acqua. Per fortuna c’era Maria, cuoca dal cuore d’oro, a difenderlo quando s’esagerava. Brandendo il grosso mestolo che serviva per girare la polenta, minacciava i burloni gridando: “Basta adesso. Il gioco è bello se dura poco. Lasciate stare il Berto, altrimenti vi faccio assaggiare questo bastone sulla gobba e vi assicuro che sono di mano pesante”. Maria metteva d’accordo tutti. Aveva un certo stile, deciso e convincente. Ma, essendo d’animo buono, perdonava tutti. A volte capitava che si venisse accolti per una rapida visita alla cucina esterna dell’osteria. Era quello il suo vero “regno“, ricavato dall’antica stalla. Accedervi era un privilegio. Il pavimento era stato ribassato rispetto al resto della costruzione. Il grande camino veniva utilizzato per l’essiccazione delle castagne ed i ganci appesi al soffitto servivano per asciugare i salami, che dopo la macellazione venivano appesi per una decina di giorni a “sudare”, sgocciolando il grasso. Nella cucina Maria aveva conservato diversi attrezzi che venivano utilizzati in passato: la cassetta per la conservazione della farina per la polenta o per quella di castagne; le terracotte, i tund, cioè i piatti e il paiolo di rame per la polenta; il querc, il coperchio che veniva utilizzato per servire le portate , come nel caso delle frittate; il putagé, un fornello a braci dove si poteva fondere il lardo. Attorno al camino, vicino alla soglia in pietra c’erano le molle, il barnasc (la paletta per le braci), il frustino in legno di bosso utilizzato per mescolare la polenta. La semplicità e l’accoglienza di quell’ambiente ci ricordava i tempi della nostra gioventù, la sobrietà dell’alimentazione a base di polenta, consumata tutti i giorni, e di minestra, preparata la sera, il cui avanzo costituiva la colazione del mattino dopo. I ricordi erano come una bacchetta magica che faceva tornare d’incanto la serenità ed anche Mario il milanese, a quel punto, prendeva sottobraccio Berto, scusandosi in una maniera che il Grada accettava subito – scusate il gioco di parole – di buon grado : offrendo pane, formaggio e vino buono.
Marco Travaglini
Una ricetta insolita un dolce a base di zucchine, vero? Il risultato credetemi vi stupira’, e’ un dolce soffice e profumato, veloce da realizzare, adatto a tutti, ideale per ogni momento della giornata, provare per credere!
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Ingredienti
250gr. di farina 00
3 uova intere
180gr. di zucchero
80ml di olio di semi
30gr. di uvetta
50gr. di cioccolato fondente
20gr. di noci
200gr. di zucchine fresche
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di cannella (facoltativo)
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Lavare le zucchine, grattugiarle e lasciarle scolare per almeno un’ora per eliminare l’acqua di vegetazione. Nel mixer sbattere lo zucchero con le uova, aggiungere la farina, la bustina di lievito e l’olio di semi. Aggiungere all’impasto le zucchine, il cioccolato ridotto a scaglie, l’uvetta precedentemente ammollata in acqua tiepida e strizzata, le noci tritate e un pizzico di cannella in polvere. Mescolare bene e versare in uno stampo da plum cake foderato con carta forno. Cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 45 minuti. Lasciar raffreddare e servire a fette.
Paperita Patty
Ora è arrivato il momento di rimediare, con l’aiuto di Jacopo Pistone, giovane panificatore torinese a capo di Cibrario Forno Contemporaneo. Sarà lui a insegnare i segreti di una buona frolla fragrante al pubblico di “Frolla e Cioccolato”, evento organizzato il 18 aprile prossimo, alle ore 10, da ToBe Events. Si tratta di un appuntamento con cui si inaugura la nuova vita delle cucine condivise di Edit Place, Social Hub “for people and for having Fun”. Posizionate al primo piano della struttura nata per unire cibo, birra artigianale e cultura, le cucine condivise di Edit sono uno spazio moderno, attrezzato per realizzare workshop professionali o appuntamenti rivolti al grande pubblico come questo, che vede appunto protagonista Jacopo Pistone e il team di Cibrario Forno Contemporaneo.
Saranno loro a portare al pubblico di “Frolla e Cioccolato” il loro know how di giovani panificatori d’eccellenza, accompagnando il laboratorio con consigli pratici, suggerimenti e piccoli accorgimenti, rendendo la preparazione accessibile anche a chi non ha esperienza in cucina.
Durante il workshop – che si distribuirà su tre turni, alle ore 10, alle 15 e alle 17.30 – verrà realizzato dal vivo, passo dopo passo, un dolce a base di frolla e di cioccolato, sotto la guida di Jacopo Pistone, presente per aiutare tutti i partecipanti a portarsi a casa la ricetta perfetta.
La musica in sottofondo accompagnerà il tempo del lavoro, mentre si impasta, si taglia, si assembla e si condivide. A rendere il momento ancora più piacevole, una pausa con infusi e tisane, per chiacchierare insieme e socializzare.
All’arrivo a Edit il pubblico verrà accolto anche con un kit di benvenuto – composto da grembiule e cappello da chef – e ovviamente con gli ingredienti e i materiali utili per il laboratorio. I biglietti per l’evento sono in vendita al costo di 30 euro (10 euro per i bambini minori di 10 anni) sul sito ufficiale di To Be Events al link: https://shop.tobevents.it/event/frollaecioccolato/. I posti sono limitati e la prenotazione è obbligatoria.
Mara Martellotta