LIFESTYLE

Rogne cercansi

Ci siamo resi conto tutti di come la rissosità, la litigiosità siano aumentate da alcuni anni a questa parte in ogni ambito: assemblee condominiali, autobus, strada, scuola, nessun luogo sembra esente da tale problema.

Le aule giudiziarie sono piene di cause, civili e penali, promosse da chi pensa di aver subito un torto, da chi l’ha subito realmente, con persone, di solito miti, che per uno scatto di ira, per una frase detta fuori dalle righe si trovano convenuti in giudizio.

Appena uno taglia, anche involontariamente, la strada al nostro veicolo ci sentiamo autorizzati a insultarlo, a far valere le nostre ragioni anche quando non le abbiamo e, in alcuni casi, aggredirlo per meglio fargli comprendere il messaggio.

A parte che il Codice Penale (art. 392-393) punisce l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni, bisognerebbe sempre riflettere sul fatto che, non sapendo controllare le proprie emozioni, si dovrà pagare un avvocato, si rischia una condanna (e questo potrebbe impedirci l’accesso ad alcuni posti di lavoro) e che, comunque, abbiamo dimostrato a noi stessi di non saper padroneggiare una situazione.

Dal punto di vista sociologico, però, occorre analizzare il perché in un tempo relativamente breve si sia verificato un cambio repentino di comportamenti, da parte di un po’ tutte le fasce di età, di ceto, di collocazione geografica, in modo ovviamente peggiorativo.

Uno studio di alcuni decenni negli USA, aveva dimostrato come quelle persone che si asserragliavano nelle scuole, prendendo in ostaggio la scolaresca, oppure sequestrando un autobus o dirottando un aereo, fossero spesso reduci dal Vietnam che, a distanza di anche due decenni, avevano posto in essere questi comportamenti come richiesta di aiuto. E’ noto che i reduci, considerati perdenti perché gli USA erano usciti sconfitti dal conflitto in Vietnam, venivano trattati senza alcun rispetto (Rambo docet). Sicuramente essere inviati in guerra e poi, come se la colpa della sconfitta fosse del singolo militare, essere accusati di valere nulla non è piacevole.

Nel nostro Paese, forse unico almeno in Europa per litigiosità e numero di procedimenti giudiziari a ciò correlati, stiamo assistendo a qualcosa di molto simile: persone, con il QI di una medusa, che aggrediscono il docente che ha dato una nota al figlio “perché non se la meritava” ma che ricordano a malapena in quale scuola il figlio sia iscritto, oppure condòmini che non conoscono la differenza tra un ponteggio ed una ringhiera che insultano l’amministratore condominiale che ha mostrato tre preventivi, perché se ne scegliesse uno, perché sono tutti cari.

Sicuramente l’analfabetismo funzionale sta facendo passi da gigante, complici programmi demenziali in TV, social fuori controllo, disabitudine alla lettura, asocialità dilagante specie tra i giovani, stress da mancata realizzazione e altro.

Lo Stato deve sicuramente intervenire perché la situazione presto finirà fuori controllo; personale insufficiente nelle Procure e nelle FF.OO., tutela dell’Ordine pubblico effettuata con i pochi mezzi residui, società in forte disagio con tutto ciò che ne consegue (costi elevati per la sanità, famiglie allo sbando, ragazzi delinquenti fin dalla più giovane età).

Ma il primo passo lo dobbiamo fare noi: il Marchese del Grillo esprimeva già allora un concetto di cui molti, troppi, oggi si fanno portavoci: “[..] perché io sono io, e voi non siete un c…”. Smettere di credersi meglio degli altri, a prescindere, aiuterebbe certamente a considerare diversamente ogni situazione, a evitare di imporre la propria posizione anche usando la forza fisica. Non è il primo caso in cui uno esce dall’auto impugnando un cacciavite per vendicare un torto subito, mentre l’altro esce dalla sua con una pistola: in quel caso o sei cretino e ti lasci sparare o desisti ed avrai dimostrato di essere un codardo. Non era meglio restare nell’auto e pensare che quel tipo è stupido e non vale la pena mettersi a discutere?

Il soft clubbing per la prima volta all’interno di un centro commerciale

Il soft Clubbing approda per la prima volta all’interno di un centro commerciale e la novità è  firmata To Dream, il più grande Urban Discrict del Piemonte che, nel mese di aprile, ospiterà  due momenti dedicati a questo format diurno ormai sempre più  diffuso tra le nuove generazioni.
Il primo appuntamento è fissato per domenica 19 aprile dalle 10 alle 15 presso CremAmore, mentre il secondo per domenica 26 aprile dalle ore 10 alle ore 16 presso Cicchet-To.  Il progetto è  realizzato insieme a Softclubbing Torino, realtà attiva sul territorio torinese e porterà nel distretto un’esperienza unica, quella di spostare la musica al di là della notte, inserendola nei momenti diurni della giornata, consentendo così  ad uno spazio quotidiano di trasformarsi in un luogo di incontro e intrattenimento.
Il trend del soft clubbling nasce lontano dai club tradizionali e si sviluppa in contesti quali caffetterie, forni e cortili urbani, svolgendosi al mattino o nel primo pomeriggio, spesso già dalle ore 10, in mezzo alla luce naturale, con proposte come caffè,  brioche o mocktail, in un’atmosfera più  rilassata e accessibile.
Un’esperienza che unisce musica e socialità in modo più equilibrato, adattandosi ai ritmi della giornata.
Non è un caso che questo modello sia nato a Milano per poi affermarsi progressivamente in altre città italiane, tra cui Torino. Alla base di questa evoluzione vi è un cambiamento nelle abitudini di consumo; una parte crescente di pubblico, in particolare la generazione Z, predilige momenti di svago più sostenibili, orientati al benessere e alla qualità del tempo libero.
In questo scenario si inserisce To Dream, che accoglie per la prima volta il soft clubbing  all’interno di un centro commerciale, trasformando un luogo di passaggio in un centro di aggregazione  e intrattenimento con momenti capaci di scegliere nuove modalità per far vivere gli spazi urbani, sempre più ibride, accessibili e orientate alla condivisione.

Mara Martellotta

A tutta salute, il festival dedicato al benessere psico fisico dei giovani

Dal 17 al 19 aprile a Torino

 

Prende il via la prima edizione di A tutta salute, il festival dedicato al benessere psico fisico dei giovani.

In programma, da venerdì 17 a domenica 19 aprile, talk, workshop ed eventi che animeranno gli spazi del Bee Ozanam Community Hub di via Foligno 14 a Torino, per promuovere la cura dello stato fisico e mentale tra i giovani e la cultura della prevenzione, in particolare tra gli studenti universitari, che nel nel periodo della sessione d’esami soffrono sempre di più di altissimi livelli di stress.

 

Ad aprire la tre giorni del Festival, l’inaugurazione  di venerdì 17 alle ore 18, aperta a tutta la comunità cittadina, alla presenza di istituzioni e partner, a cui seguirà l’opening della mostra Archivi del contatto curata dall’architetta Martina Ghignatti che esplora il contatto come stato che coinvolge il corpo, la percezione, le emozioni e il rapporto con il mondo.

 

<< Questo festival rappresenta una proposta concreta per migliorare la qualità della vita dei giovani, creando spazi di partecipazione, ascolto e crescita condivisa nella comunità – dichiara Matteo Ghisolfi, tra gli ideatori del Festival e responsabile progetto Uni Health Points -. Crediamo, infatti, che il benessere non debba essere solo individuale, ma costruito insieme come valore collettivo: il festival è sicuramente un’occasione per arrivare a quante più persone possibili>>.

 

Tra gli eventi del Festival, spiccano il corso BLSD tenuto dai formatori della Croce Rossa Italiana sede di Chieri, il workshop tenuto dal cuoco Paolo Ghignatti per imparare a preparare “schiscette” sane, equilibrate e gustose da portare nella quotidianità, il talk sull’ansia con la psichiatra Sylvia Rigardetto e quello su dating, consenso e prime volte con Silvia Gioffreda, ThisUnique e Mica Macho.

 

Il progetto Uni Health Points: come viversi bene la sessione.

 

A tutta salute si inserisce nell’ambito del progetto Uni Health Points: come viversi bene la sessione promosso dalla Fondazione Compagnia di San Paolo tramite il bando Sparkz: Giovani che attivano e i contributi ordinari dell’assessorato alle politiche sociali 2025 del Comune di Torino e con il patrocinio dell’Università degli Studi di Torino e del Politecnico di Torino.

Uni Health Points, attraverso una serie di iniziative di sensibilizzazione e la creazione di contenuti social, ha come obiettivo quello di generare un cambiamento culturale duraturo negli universitari, influenzando positivamente le abitudini quotidiane, per ciò che riguarda salute mentale, alimentazione sana, attività fisica e igiene del sonno.

Caratteristica innovativa dell’intero progetto è l’approccio partecipativo basato sulla peer education: tra gli obiettivi infatti, c’è quello di trasformare gli universitari da semplici beneficiari ad agenti attivi del cambiamento, formandoli per diventare moltiplicatori di conoscenza ed esperienze nel campo della salute e del benessere per i loro pari e per la più ampia comunità giovanile.

Universitari e salute: qualche dato.

A Torino ci sono circa 83.000 universitari con una forte presenza femminile (62,1%) e il 24,1% di studenti provenienti da fuori Piemonte (Fonte UniTO).

Secondo l’Istat, dal 2019 è in aumento tra i più giovani il disagio psicologico: L’indice di salute mentale, uno strumento psicometrico che fornisce una misura del benessere psicologico degli individui su una scala da 0 a 100, nel 2024 si attesta in Italia a 68,4 punti medi per le persone di 14 anni e più e sale a 70,4 punti tra i giovani di 14-24 anni.

 

Secondo il rapporto «Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani», realizzato dal Censis in collaborazione con Lundbeck Italia e presentato a gennaio 2026, il 90,3% degli italiani ritiene possibile e necessario intervenire precocemente per evitare l’aggravarsi dei disturbi di salute mentale e del cervello. Nella gamma di interventi di prevenzione ritenuti più efficaci per tutte le malattie del cervello (cioè dei disturbi neurologici, del neurosviluppo e psichiatrici) si enfatizza la dimensione sociale e la necessità di agire su fronti molteplici, come la promozione del benessere psicologico nella scuola (48,6%) e la presenza di un sostegno nei luoghi della quotidianità (46,8%) tra cui quelli di lavoro.

Una vacanza nel bosco, l’incanto e la calma ritrovata

Ristabilire il contatto con la natura, ascoltarne i suoni, percepire i suoi umori e cercare con essa un rapporto più profondo. Questi sono i propositi di una vacanza green, avvolti da alberi e piante, nel cuore di un bosco, di una selva, non “oscura”,   ma radiosa e piena di energia

 

La necessità di ridare valore al nostro rapporto con l’ambiente naturale circostante è oggetto di importanti studi scientifici che hanno confermato quanto il rintanarsi, ripararsi e farsi proteggere da esso sia alla base nel nostro benessere, del nostro equilibrio interiore e di quanto questo favorisca la calma influendo perfino sul battito cardiaco e sulla pressione arteriosa. Questa esperienza non consiste solamente nel respirare aria pura scappando dalla morsa cittadina fonte di stress e inquinamento, ma è rivivere uno spirito fiabesco in un ambiente che ci evoca l’avventura romantica, un teatro incantato dove i ritmi sono rallentati, un luogo fatato dove praticare shinrin-yoku, per esempio, che in giapponese vuol dire letteralmente “trarre giovamento dall’atmosfera dei boschi”. Già Henry David Thoreau, filosofo e poeta americano, intorno al 1850, si era fortemente interessato alla relazione uomo-natura. La sua opera – Walden, Vita nei boschi – si basa sulla sua personale esperienza durante la quale aveva riscoperto i valori propri del ambiente naturale in antitesi con la società, portatrice di interessi materialistici. “L’inverno dell’umano scontento incominciava a risvegliarsi”, scriveva, con la consapevolezza, dopo un lungo soggiorno passato in una capanna sulle sponde del lago, che l’uomo può essere felice anche con poco. Tra i più suggestivi luoghi per una vacanza verde troviamo Attrap’Revês, un glamping in Provenza, un confortevole campeggio dove dormire in vere e proprie bolle in mezzo al bosco, sotto le stelle. Il Treehotel a Harads, in Svezia. Casette in legno sugli alberi a pochi chilometri dal circolo polare artico, un luogo quasi inviolato dal turismo, un’esperienza irripetibile. Sette minuti e poi la pace” ovvero 7 minuti di funivia per arrivare al Vigilius Montain Resort, in Trentino Alto Adige, un rifugio in legno e vetro dove stare bene in mezzo alla natura e ritrovare se stessi lasciando tutto il resto a valle. La Locanda Aescher, incastonata nella roccia, paesaggio mozzafiato, posizione unica, protagonista di una copertina del National Geographic. In Italia ci sono molti altri hotel e sistemazioni immerse nella natura, lontani dalla faticosa quotidianità e avvolti da paesaggi meravigliosi e incontaminati .Sul sito www.ecobnb.it se ne possono trovare diversi, mentre sul sito di Green Pearls le proposte riguardano tutto il globo e sono legate a progetti ecologici di salvaguardia e protezione della natura.

 

Maria La  Barbera

 

 

 

 

 

La crosta di mandorle rende il pollo prelibato

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Un secondo prelibato, particolarmente invitante, il petto di pollo intero reso appetitoso da una croccante crosta di frutta secca, mandorle, nocciole o pistacchi, a voi la scelta. Cotto in forno con pochissimi grassi risultera’ leggero e tenerissimo, da servire caldo o freddo, perfetto accompagnato da una fresca insalatina.

 

Ingredienti

1 Petto di pollo intero

1 uovo intero

80gr. di mandorle

1 rametto di rosmarino

Scorza di limone grattugiata

Sale, pepe, olio q.b.

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Nel mixer tritare finemente le madorle con gli aghi di rosmarino, sale e pepe. Sbattere leggermente l’uovo. Passare il petto di pollo prima nell’uovo e poi nel trito di mandorle al quale avrete aggiunto la scorza del limone grattugiata. Preriscaldare il forno a 200 gradi, sistemare il petto di pollo in una teglia foderata con carta forno, irrorare con un filo d’olio, cuocere per 15 minuti poi, abbassare la temperatura a 180 gradi e proseguire la cottura per altri 10 minuti. Buon appetito !

Paperita Patty

Le residenze degli scrittori

Il silenzio, l’isolamento, la contemplazione della natura, l’assenza di routine e di responsabilità abituali. Solcare i mari in barca a vela, esplorare i ghiacci del Polo Nord o vivere in un altro periodo storico all’interno di una residenza medievale, queste sono le opportunità messe a disposizione degli scrittori per migliorare la concentrazione, incentivare la produttività e solleticare la creatività. Osservare nuovi e straordinari scenari o stimolare l’ispirazione attraverso l’apprendimento di nuove attività è un vero e proprio servizio dedicato di chi ha fatto della scrittura un’ arte, la ragione e la passione della propria esistenza lasciando miracolosamente,   a noi lettori, tracce di infinita bellezza:   I capolavori della letteratura mondiale. Le residenze pensate per i geni della scrittura, per i talenti della penna sono molte, sparse in tutto il mondo, alcune sono davvero incredibili per la loro posizione, per le caratteristiche architettoniche o per l’esperienza che fanno vivere, inoltre sono tutte dotate di spazi o studi dove poter lavorare, creare pensieri e parole e coltivare l’estro. Un Faro alle Isole Shetland, un appartamento sul mare dove scrivere ammirando il mare, immersi nei suoni della natura: le onde, i gabbiani. Una moderno spazio in Svizzera, una hi tech “Treehouses” fatta di metallo e dal design sofisticato da cui venerare le Alpi, con vista privilegiata sul Monte Bianco. Una casa in pieno Circolo Polare Artico con spedizioni in Veliero nei mari del nord comprese, dove il freddo e il paesaggio incredibilmente candido incoraggiano la fantasia. Una vigna in California o in Canada, il dolce profumo del mosto e pregiatissimi vini per far fermentare la creatività. Anche nel nostro paese esistono diverse residenze destinate agli scrittori, posti dove il loro genio viene lusingato e incoraggiato in tutti i modi possibili , tra le più celebri: Santa Maddalena, in mezzo alla meravigliosa campagna Toscana, dove pace, natura e una atmosfera solenne e raccolta fanno da sfondo a soggiorni sapienti, e poi un Castello a Civitella Ranieri, in provincia di Perugia, che ospita, in piena atmosfera medievale, prodigi della scrittura coccolati anche da un meraviglioso e ricercato cibo locale. A Detroit invece, nell’ottica di una riqualificazione culturale e artistica della città, è nato il progetto Write A House che mira a creare una community di scrittori a cui viene dedicata una casa, anch’essa rivitalizzata e ristrutturata ad hoc.

 

Maria La Barbera

Il Giandujotto di Torino IGP vola a Bruxelles: ora il traguardo è vicino

Dopo quasi dieci anni di attesa, battaglie legali e mediazioni internazionali, il “re” dei cioccolatini torinesi è pronto a conquistare l’Europa. Il Ministero dell’Agricoltura (MASAF) ha sciolto le ultime riserve, respingendo le opposizioni e dando il via libera ufficiale alla trasmissione del dossier alla Commissione Europea per il riconoscimento della IGP (Indicazione Geografica Protetta).
 Superate le divergenze con il gruppo svizzero Lindt (proprietario di Caffarel), è stato concesso un periodo transitorio di 15 anni per l’adeguamento delle denominazioni già in uso.
 
– Le reazioni
Il 2026 sarà l’anno del Giandujotto IGP“, ha dichiarato soddisfatto Guido Castagna.
Anche le istituzioni celebrano il traguardo: il Presidente della Regione, Alberto Cirio, ha ribadito l’importanza di difendere un simbolo dell’identità piemontese, mentre dal Ministero si sottolinea come il marchio darà nuova forza al cioccolato torinese sui mercati mondiali.
-Cosa succede ora?
Il fascicolo passa ora nelle mani di Bruxelles. La fase istruttoria europea durerà dai 6 ai 12 mesi. Entro il 2027, il Giandujotto di Torino potrebbe finalmente sfoggiare il bollino giallo e blu dell’Unione Europea, diventando la decima IGP della Regione Piemonte.
 
Il Giandujotto non è solo un dolce: da oggi è un patrimonio protetto che parla di Torino al mondo.
 
 
 
 Chiara Vannini

“Frolla e Cioccolato”, un laboratorio del gusto

Ci sono gesti semplici che riportano indietro nel tempo, come le mani nella frolla, il profumo
del cioccolato che si scioglie e la sensazione di creare qualcosa da zero.
Dalla voglia di creare un’esperienza da condividere, in famiglia o con gli amici, è nata l’idea
dell’evento “Frolla e Cioccolato”.
Sabato 18 aprile il primo piano di EDIT in Piazza Teresa Noce a Torino si trasformerà in un
vero e proprio laboratorio aperto a tutti e pensato per chi vuole prendersi una pausa, rallentare
per un paio di ore dallo stress quotidiano e riscoprire il piacere di creare con le proprie
mani, divertendosi in cucina.
L’evento si inserisce all’interno del calendario di appuntamenti di Edit Place Social Hub “for
people and for having fun” – polo di gusto, cultura e incontro – dove vivere esperienze di
socialità innovative, lontane dai luoghi comuni.
Il workshop verrà realizzato su tre turni – alle ore 10, alle 15 o alle 17.30 – sotto la guida
esperta di Jacopo Pistone, fondatore di Cibrario Forno Contemporaneo, una realtà
d’eccellenza torinese che unisce panificazione artigianale, ricerca e una visione moderna del
forno. Classe 1987, Jacopo arriva al mondo della panificazione dopo una formazione
alberghiera e un percorso nella ristorazione, sviluppando nel tempo un approccio concreto e
attento alla qualità delle materie prime e ai processi di lavorazione. Grazie a questo know how,
durante il laboratorio accompagnerà ogni fase con consigli pratici, suggerimenti e piccoli
accorgimenti, rendendo la preparazione accessibile anche a chi non ha esperienza in cucina.
Durante il workshop verrà realizzata la preparazione di un dolce, lavorando prima la frolla
e poi il cioccolato, passo dopo passo. La musica in sottofondo accompagnerà il tempo del
lavoro, mentre si impasta, si taglia, si assembla e si condivide. A rendere il momento ancora
più piacevole, una pausa con infusi e tisane, per chiacchierare insieme e socializzare.
Questo evento è infatti pensato per chi volesse passare un momento divertente in compagnia
degli amici o dei famigliari, ma anche per chi, da solo, volesse trascorrere un sabato diverso,
imparando in cucina e avendo l’opportunità di conoscere persone nuove.
“La data del 18 aprile è stata scelta con cura – racconta Elisa Filippelli, project manager
dell’evento per To Be Experience – perché segue il periodo pasquale quando quasi tutte le
famiglie, in particolare quelle con bambini piccoli, sono letteralmente invase dagli avanzi delle
uova di Pasqua. Noi abbiamo deciso di combattere gli sprechi e quindi insegneremo a
trasformare gli avanzi in qualcosa di nuovo e buonissimo. In loco i partecipanti troveranno
del cioccolato pronto per essere utilizzato per i dolci, ma potranno anche decidere di portare
da casa dei pezzi avanzati di uova pasquali da utilizzare.”
All’arrivo a Edit il pubblico verrà accolto anche con un kit di benvenuto – composto da
grembiule e cappello da chef – e ovviamente con gli ingredienti e i materiali utili per il
laboratorio.
INFO e MODALITA’ ACQUISTO BIGLIETTI
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I biglietti per l’evento sono in vendita sul sito ufficiale di
To Be Events al link:

Frolla e Cioccolato


I posti sono limitati e la prenotazione è obbligatoria.
A causa della natura e della scala dell’evento, non è
possibile garantire l’assenza di contaminazioni crociate
né prevedere variazioni personalizzate del menù. Le
preparazioni vengono realizzate in cucine condivise,
pertanto non è possibile assicurare un ambiente
completamente privo di allergeni.
L’esperienza, dal costo di 30 euro, comprende in sintesi:
• Kit di benvenuto con grembiule e cappello da
chef
• Ingredienti e materiali per il laboratorio
• Supporto e guida da parte di professionisti
durante tutta l’attività
• Infuso e tisana
• Produzione di un dolce
In fase di accredito sarà possibile aggiungere i
bambini con età inferiore ai dieci anni al costo di 10
euro, rendendo l’esperienza un momento
indimenticabile genitori/figli.