Il 24 giugno è da sempre un giorno carico di simbologia e tradizioni; in Italia ed in molte parti d’Europa si celebra la Festa di San Giovanni Battista, l’unico santo per il quale la Chiesa cattolica ricorda la nascita, avvenuta appunto il 24 giugno e la morte, il 29 agosto, onore riservato solo alla Beata Vergine Maria e a Gesù Cristo.
San Giovanni Battista, nato alla fine del I secolo a.C. ad Ain Karem, a circa sette km ad ovest di Gerusalemme, era figlio di Zaccaria ed Elisabetta, parente di Maria. Quando ebbe un’età conveniente si ritirò a condurre la dura vita dell’asceta nel deserto, cibandosi di locuste e miele selvatico.
Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio, 28-29 d.C., iniziò la sua missione lungo il fiume Giordano, esortando alla conversione e predicando la penitenza. In segno di purificazione dai peccati e di nascita a nuova vita, immergeva nelle acque del fiume coloro che accoglievano la sua parola e per questo rito, detto battesimo, venne soprannominato “Battista”. Anche Gesù si presentò al Giordano per essere battezzato e Giovanni quando se lo vide davanti disse: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!” e a Gesù: “Io ho bisogno di esser battezzato da te e tu vieni da me?”. Quando compì il rito vide scendere lo Spirito Santo su di lui come una colomba, mentre una voce diceva: “questo è il mio figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”.
Con il battesimo Giovanni perdonava i peccati, rendendo così inutili i sacrifici espiatori, che a quell’epoca si facevano al tempio; tutto questo non era gradito ai sacerdoti e così Re Erode Antipa, sovrano accusato di adulterio da Giovanni per aver preso con sé la bella Erodiade, moglie divorziata da suo fratello, lo fece arrestare. Un giorno il monarca organizzò un banchetto per festeggiare il compleanno della sua amata e alla festa partecipò anche Salomè, figlia di primo letto di Erodiade e quindi nipote di Erode Antipa. La fanciulla danzò e l’esibizione piacque molto al re, il quale le disse: “chiedimi qualsiasi cosa e io te la darò”. Salomè, consigliata dalla madre, chiese la testa di Battista ed Erode, pur rattristato, fu costretto ad esaudire tale desiderio. Giovanni Battista venne quindi decapitato tra il 29 e il 32 d.C.
Secondo la tradizione il capo del santo è conservato nella Chiesa di San Silvestro in Capite a Roma, mentre il piatto che lo avrebbe accolto è custodito nel Museo del Tesoro della Cattedrale di San Lorenzo a Genova. Una parte delle reliquie è stata donata dai Doria all’Oratorio di San Giovanni Battista di Loano. Il suo braccio destro si trova invece nel Duomo di Siena, mentre una piccola quantità di sangue è custodita nella Chiesa di San Gregorio Armeno a Napoli.
La Festa di San Giovanni ha origini pagane ed i suoi rituali sono stati narrati da celebri scrittori, tra i quali Cesare Pavese nel romanzo “La luna e i falò”. La notte di San Giovanni è infatti quella dei fuochi ed ai tradizionali falò che rompono le tenebre nelle località di montagna e in campagna, si accompagnano i magnifici spettacoli pirotecnici in molte città, tra le quali Torino, capoluogo del quale Giovanni Battista è il Santo Patrono.
Questi falò hanno l’obiettivo di propiziare i raccolti e rafforzare il sole, che lentamente diventa sempre più debole. Il 24 giugno è infatti l’opposto del 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, quando i falò vengono accesi per rafforzare il sole, che dopo il solstizio d’inverno giorno dopo giorno diventa sempre più forte. Se il 17 gennaio segna l’apice delle tenebre e il lento allungarsi delle giornate, il 24 giugno al contrario rappresenta l’apice della luce e il lento progredire del buio.
La Festa di San Giovanni cade infatti pochi giorni dopo il 21 giugno, il giorno più lungo dell’anno.
Nell’antichità il 24 giugno si festeggiava la Dea Fortuna e si accendevano grandi falò con l’obiettivo di propiziare i raccolti. Il fuoco aveva una funzione purificatrice nelle persone che lo guardavano e serviva anche per cacciare le streghe, che si credeva si radunassero nella notte per danzare sotto i noci. Il Cristianesimo integrò all’interno della propria liturgia le feste pagane dedicate al solstizio d’estate e così la tradizione dei falò è giunta fino ai giorni nostri.
Giovanni è il santo che battezzava e secondo un’antica tradizione nella sua notte l’acqua si sposerebbe con il fuoco e la luna con il sole. In questo giorno il sole entra infatti nella costellazione del cancro che è dominata dalla luna.
Il 24 giugno è una festa molto sentita a Torino, il cui legame con San Giovanni Battista risale addirittura ai tempi di Agilulfo, Re dei Longobardi dal 591 al 616, il quale fece erigere una chiesa in suo onore. Risalgono invece al medioevo le diverse celebrazioni che coinvolgono anche gli abitanti delle zone limitrofe; il 24 giugno venivano organizzate la processione e l’ostensione delle reliquie del santo, provenienti dalla chiesa di Saint-Jean-de-Maurienne e non mancavano momenti conviviali come danze e canti e la corsa dei buoi nelle strade di Borgo Dora. Tradizione della vigilia era invece il falò serale in Piazza Castello: a dare fuoco alla grande catasta piramidale di legna era il figlio più giovane del sovrano e le persone cantavano e danzavano in cerchio attorno al fuoco. A guidare i festeggiamenti era Re Tamburlando, una figura che oggi può essere paragonata a quella di Gianduja.
In questo giorno in tutto il Piemonte per tradizione si bruciavano le vecchie erbe, si comprava l’aglio per avere un anno fortunato e si dava il via alla produzione casalinga del nocino, liquore che farebbe riacquistare forza nei momenti di necessità grazie all’intercessione del santo. Le noci venivano raccolte il giorno precedente e l’infuso ottenuto veniva lasciato alla luce fino al 15 agosto, quando veniva imbottigliato e tenuto al buio fino alla festa di Ognissanti, per poi berlo alla vigilia di Natale.
Alla mezzanotte del 23 si raccoglieva un rametto di felce, che conservato in casa per un anno sarebbe servito per aumentare il patrimonio.
Un’altra tradizione è quella dell’acqua di San Giovanni, preparata da molti ancora oggi. Il 23 al tramonto si raccolgono felci, artemisia, camomilla, gigli rossi ed iperico, che vengono messi in acqua per una notte. La mattina seguente questo liquido, molto profumato, viene usato per lavarsi e purificarsi. In Slovenia è invece tradizione utilizzare i sopraccitati fiori per creare ghirlande da far benedire ed appendere alle porte delle case. In questo modo San Giovanni proteggerebbe l’abitazione dagli spiriti maligni.
Nelle Langhe, oltre alla tradizione dei falò, c’era quella di raccogliere la rugiada prima dell’alba del 24 giugno, che nella tradizione cristiana rappresenta le lacrime di Salomè. Ella, pentita per la morte del Battista, coprì la sua testa di baci e lacrime e dalla bocca del morto uscì un vento fortissimo che spinse le lacrime in aria, dove restarono a vagare per l’eternità.
La tradizione vuole che la rugiada di San Giovanni abbia la capacità di avverare i desideri e di proteggere dalle malattie e dalle tempeste.
Secondo un’antica leggenda il 24 giugno la sfera solare sarebbe più luminosa del solito e si potrebbe vedere un cerchio di fuoco che gira. Chi, tra le ragazze da marito, riuscirà a vedervi la testa di San Giovanni decapitato, si sposerà entro l’anno.
L’erba protagonista di questa giornata è l’iperico, chiamato anche “erba di San Giovanni” perché fiorisce in questo periodo. Sotto forma di estratti si utilizza nelle depressioni lievi e moderate, in quanto ha proprietà sedative e analgesiche. Viene usato anche come antinfiammatorio nei casi di artrite, sciatica, fibromialgie e dolori reumatici. L’olio di iperico è un ottimo antinfiammatorio, antisettico e vulnerario per ferite, abrasioni, ulcere e scottature, che può essere utilizzato per ridurre il dolore di origine nervosa, come la sciatica e di origine muscolare.
ANDREA CARNINO




