LIFESTYLE

Trancio di salmone con puré di broccoli e ceci

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Un tris di sapori per una ricetta d’effetto, un piatto completo, nutriente e sano. La delicatezza e morbidezza del salmone abbinate ad un colorato pure’ vellutato sorprendera’ i vostri ospiti.

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Ingredienti

2 Tranci di salmone fresco

250gr. di ceci lessati

2 piccole teste di broccolo

½ spicchio di aglio

1 piccolo peperoncino

Olio evo, sale, 1/2 limone, prezzemolo q.b.

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Cuocere i tranci di salmone a vapore irrorati con il succo del limone. Cuocere, sempre a vapore, i broccoli precedentemente lavati, quindi frullarli con l’aglio, il peperoncino, i ceci scolati e risciacquati. Allungare il pure’ con un mestolino di acqua di cottura dei broccoli per renderlo piu’ cremoso, aggiustare di sale, aggiungere l’olio evo ed il prezzemolo tritato. Servire tiepido.

 

Paperita Patty

Parla Con Me: “Vivere e lavorare con gli animali”

 

Simona Riccio dialoga con Rocco Voto su benessere animale, cultura cinofila, formazione e nuove professioni del settore pet

È online la nuova puntata di Parla Con Me®, la trasmissione digitale ideata e condotta da Simona Riccio, Agrifood Communication Strategist, LinkedIn Top Voice Italy e Founder del progetto.

La puntata, dal titolo “Vivere e lavorare con gli animali”, affronta il rapporto tra persone e animali, il valore della formazione e delle competenze necessarie per costruire relazioni consapevoli e responsabili.

Ospite è Rocco Voto, Editore di Dogsportal.it®, consulente di marketing cinofilo e formatore.

Il confronto mette al centro un settore in continua evoluzione, nel quale gli animali sono sempre più presenti nelle famiglie e rappresentano anche una realtà professionale importante. Ma vivere e lavorare con loro significa andare oltre l’affetto: richiede conoscenza, rispetto e preparazione.

Durante la puntata si parla di cultura cinofila, informazione nel mondo pet, benessere animale e nuove professioni legate agli animali.

«Il benessere animale dipende anche dalla qualità delle competenze umane», sottolinea Simona Riccio. «Per questo è necessario promuovere una cultura fondata su informazione, formazione e responsabilità».

Con questa puntata, Simona Riccio e Parla Con Me® ampliano il percorso editoriale dedicato ai temi che coinvolgono persone, imprese e comunità, valorizzando esperienze e professionalità del settore pet.

La puntata è disponibile online sul canale YouTube di Parla Con Me®.

Guarda la puntata: youtube.com/watch?v=VY2LfPU-_pw&feature=youtu.be

Per seguire tutte le puntate:
www.parlaconmeofficial.it

Per proporre ospiti, temi, attività o candidature:
redazione.pcm@gmail.com

Successo per la sfilata che racconta storia, moda e identità della Valle Stura

È quanto accaduto a Demonte lo scorso 26 luglio, dove il suggestivo Parco Borelli ha fatto da cornice all’attesa sfilata di abiti da sposa e d’epoca, uno degli appuntamenti più rappresentativi dell’estate in Valle Stura.

L’edizione 2026 ha accompagnato il pubblico in un viaggio lungo oltre un secolo di eleganza femminile. Dall’omaggio iniziale ai maestri dell’alta moda italiana, Valentino e Giorgio Armani, fino agli splendidi abiti dell’Ottocento e del Novecento, ogni uscita in passerella ha raccontato una diversa sfumatura dell’universo femminile: la grazia, la forza, l’emancipazione e la capacità della donna di attraversare la storia trasformandosi insieme alla società.

Le coreografie delle modelle e delle giovani ragazze, intervalli danzanti che hanno scandito lo scorrere del tempo, unite alle musiche di ogni epoca, hanno reso il racconto ancora più coinvolgente. Ha concluso la sfilata una carrellata di costumi di varie nazioni, simbolo di pace, inclusione e dialogo tra i popoli.

E come diceva Jimi Hendrix: “Quando il potere dell’amore supererà l’amore del potere si avrà la pace”. Nemmeno la pioggia e un’improvvisa interruzione della corrente hanno fermato la manifestazione. Al contrario, hanno fatto emergere lo spirito più autentico dell’evento: la collaborazione, l’amicizia e l’entusiasmo costruiti nei mesi di preparazione hanno permesso di trasformare ogni imprevisto in un momento di condivisione, premiato dai lunghi applausi del pubblico.

Un ringraziamento speciale al nostro fotografo ufficiale, Nazzareno, e a tutti i volontari, le sarte, le modelle, gli organizzatori e i parrucchieri che da anni si prodigano per la riuscita dell’evento. Per noi è più di una semplice sfilata, è il racconto della nostra Valle attraverso la bellezza; rafforzando il legame tra tradizione, turismo e comunità, trasformando la moda in un linguaggio universale capace di unire generazioni e culture.

L’amaro gusto dell’acqua

Era sempre la stessa storia. Ogni volta che un gerarca veniva sul lago, in visita alle isole Borromee,  a Stresa o in un’altra località nelle vicinanze, Gino e Lucio finivano ammanettati nella rimessa delle barche, proprio  sotto la passeggiata del  lungolago di Baveno.

Le disposizioni, del resto, erano chiare: tutti coloro sui quali si nutriva anche solo il sospetto d’essere dei  sovversivi andavano controllati e, se necessario, messi a tacere. I due, pur avendo schivato il confino non potevano evitare quella restrizione della loro libertà. E quindi, giù sotto, in riva al lago, al riparo da sguardi indiscreti. Incatenati ai grandi anelli di ferro dove venivano assicurate le cime da ormeggio delle imbarcazioni, non erano in condizione di nuocere. “Anche se si lamentassero, là sotto, nessuno potrà udirli”, sentenziò il maresciallo Rustici. Fascista antemarcia, il graduato dei carabinieri evadeva così la spinosa “pratica” di “quelle due teste calde”. “Oh, Carmelo – disse, rivolgendosi al carabiniere scelto Esposito -; ma ti pare che dovevano proprio capitare tra i piedi a noi questi rompiballe?”. Carmelo, buono come un pezzo di pane, annuì per far piacere al suo superiore ma in cuor suo non li avrebbe costretti a star lì, quasi a mollo nel lago, in quell’antro umido e inospitale. Già l’ultima volta, per un  soffio, non c’era scappato il morto. I due –  ai quali era stato aggregato anche Olimpo Bronzelli – erano finiti ammanettati agli anelli d’ormeggio perché era stata annunciata la visita di un pezzo grosso all’hotel Beau Rivage. L’Hotel era proprio lì, dall’altra parte della strada che attraversava il paese. Olimpo, scalpellino nella cava di granito rosa, era finito ai ferri perché reo di aver canticchiato in un’osteria un motivetto che il Podestà aveva giudicato offensivo nei confronti del regime e del Regno. In realtà, il povero tagliapietre – un po’ brillo – aveva improvvisato un’innocua e vecchia tiritera che più o meno suonava così: “Viva il Re, viva la regina e viva la capra della Bettina”, animale reso famoso dall’eccellente e copiosa produzione di latte. Uno scioglilingua che però era stato mal interpretato e così, ai soliti due reprobi si aggiunse pure il terzo. Il problema derivò dal maltempo. Una forte perturbazione stava imperversando tra il lago e le alture del Mottarone e, in poco tempo, le onde s’ingrossarono trasformandosi in schiumosi cavalloni che s’infrangevano sulla massicciata ricavata dalla passeggiata del lungolago. Immaginarsi che inferno anche là sotto, per i tre prigionieri. A tratti le onde li sommergevano per poi ritirarsi, lasciandoli infreddoliti e in balia di altri, gelidi, schiaffi d’acqua. Tutti e tre furono costretti, loro malgrado, a bere quell’acqua dal cattivo sapore. Soprattutto Lucio che, una volta liberato, giurò di non toccar più una goccia di quel liquido tremendo, limitandosi – pur nelle restrizioni dell’epoca – a sorseggiare soltanto vino, compreso quello aspro e ruvido, che legava in bocca, spillato dalla botte dell’osteria della Miniera, su in  Tranquilla.

Marco Travaglini

Gusta Pragelato, estate golosa

Ad agosto a Pragelato ci sarà Gusta Pragelato presentato ed organizzato dalla Fondazione Guiot Bourg, un’iniziativa per raccontare ed informare su alcuni dei prodotti che sono nati e nascono da questa terre alpine e vanno a caratterizzarlo.

Due gli incontri illustrativi ed informativi ad ingresso libero, in programma: venerdì 7 e domenica 9 agosto presso Casa Pragelato a partire dalle 17.30. Nel primo appuntamento interverranno i produttori di formaggio e di miele. I formaggi d’alpeggio e di piccole lavorazioni e la tradizione dell’apicoltura e il suo oro. Nel secondo verranno trattati i gofri, la “cialda” croccante farcita, di dolce o salato, una preparazione tipica della valle e le alchimie alpine, tra tradizione e novità di amari e digestivi.

Alla conduzione degli incontri è stata invitata Alessandra Maritano del Consorzio Vittone e Centro Arti e Tradizioni Popolari di Pinerolo, appassionata promotrice culturale e continuatrice della grande eredità di Ezio Giaj, già artefice di numerose iniziative e progetti di valorizzazione per Pragelato e la valle. Gusta Pragelato è dedicata a lui.

«Con Gusta Pragelato la Fondazione Guiot Bourg, ente culturale promotore dell’iniziativa intende trasformare i prodotti del territorio in un’ autentica esperienza di scoperta, incontro e valorizzazione. L’evento nasce per dare visibilità ai produttori locali, autentici ambasciatori delle nostre montagne, offrendo loro l’opportunità di raccontare direttamente al pubblico la qualità, la tradizione e la passione che contraddistinguono ogni eccellenza. Crediamo che promuovere le filiere locali significhi custodire l’identità del territorio e contribuire concretamente al suo sviluppo turistico, culturale ed economico. – dicono dal direttivo della Fondazione -. La presenza dei produttori già aderenti rappresenta il valore aggiunto di questa edizione, che si propone come un’importante vetrina per le eccellenze alpine e come un’occasione di autentico incontro tra chi produce e chi sceglie di vivere e conoscere la montagna attraverso i suoi sapori.

Nella locandina che pubblicizza l’iniziativa a cura di Remo Caffaro è stato inserito il dipinto di Michele Baretta della ragazza in costume di Pragelato per concessione della famiglia Giacomo Tillino, Albergian.

Collaborano il Comune di Pragelato, il Consorzio Vittone e il Centro Arti e Tradizioni Popolari con il patrocinio della Città Metropolitana di Torino e la promozione di Turismo Torino e Provincia.

 

Il verde che purifica

Non solo belle e decorative, ma anche utili e protettive. Le piante sono una risorsa magnifica per la salvaguardia della nostra salute, sono in grado di catturare infatti alcune sostanze dannose per il nostro organismo, eliminare cattivi odori, come quello delle sigarette, mantenendo l’aria di casa salubre. La loro funzione ornamentale, come le notevoli proprietà balsamiche   che aromatizzano i nostri ambienti, fanno di questi organismi vegetali dei fedeli compagni che ricambiano cure e attenzioni con apprezzabili cortesie che favoriscono la salute. Anche la Nasa si è interessata a questo tema confermando la capacità di alcune piante di eliminare fino al 73% delle sostanze tossiche presenti nell’aria. Ogni pianta svolge un compito specifico nella sua azione depurativa per esempio l’Azalea, pianta dai meravigliosi colori originaria del Giappone e della Cina, filtra la formaldeide. L’Edera, il vivace rampicante verde, assorbe l’odore lasciato da pitture e inchiostri, ma anche il benzene contenuto nei detersivi. Inoltre è una pianta che arreda moltissimo soprattutto se si ha spazio per farla crescere ed espandere sulle pareti. L’Anthurium, dalle foglie a forma di cuore e fiori colorati e bianchi, può rimuovere una importante dose di ammoniaca ma anche di toluene (impiegato per il trattamento di vernici e colle) e xilene (solvente per gomme e cuoio). Il Ficus Benjamin, molto utilizzato negli appartamenti ma anche negli uffici oltre che per la sua piacevolezza anche per la sua facilità nella cura, è tra i migliori agenti nella rimozione degli allergeni provocati dalla presenza di mobili e tappeti. L’Aloe Vera, pianta africana facilissima da coltivare: poca acqua e tanta luce, è in grado di eliminare ben il 60% del benzene contenuto in vari prodotti in uso quotidianamente come i detergenti chimici. Non dimentichiamo inoltre le sue proprietà medicinali, è infatti un antinfiammatorio, un cicatrizzante, un idratante ma anche un antibatterico e gastro protettivo. Il Falangio, molto resistente e indicato per chi non ha propriamente il pollice verde, filtra anche l’ossido di carbonio oltre al benzene e alla formaldeide. La Palma di Bamboo, piccola e graziosa pianta che produce piccoli fiori e frutti, è molto utile per combattere le esalazioni di trielina, un pericoloso agente cancerogeno spesso usato nei prodotti sintetici per il lavaggio a secco e nei solventi. Infine la Dracaena, conosciuta come il Tronchetto della Felicità, oltre a filtrare l’aria dalle sostanze nocive già citate, è abile a ridurre l’ansia, la tristezza e lo stress. E’ molto utile anche contro il mal di testa e il bruciore agli occhi e grazie alla sua capacità di assorbire anidride carbonica mentre emette ossigeno ha effetti positivi sulla concentrazione e sulla produttività.

Maria La Barbera

 

Phubbing, stare al cellulare può essere antisocial

Di recente creazione, il termine inglese phubbing è la fusione tra phone (cellulare) e snubbing (snobbare).

Nella sostanza, invece, questo neologismo corrisponde alla poco gradevole attività, e in alcuni casi anche nociva, che molti compiono stando ininterrottamente al cellulare, ignorando gli altri in loro compagnia e sminuendo di fatto il valore delle relazioni concrete e tangibili.

Non si tratta di guardare ogni tanto il telefono o di rispondere alle chiamate di lavoro, ma di una attenzione permanente nei confronti dello strumento più usato del secolo che promette una vita social in costante aggiornamento, ma che spesso ci fa trascurare le persone vicine che con noi condividono spazi e tempo; con questa condotta si attua una vera e propria mancanza di considerazione nei confronti di coloro che ci vorrebbero vivere, ascoltare e parlare ed è molto probabile che si perda il contatto col mondo reale.

Al bar con un amico, a casa con i figli o anche durante un incontro di lavoro a chi non è capitato di stare con persone che dovrebbero rivolgerci l’attenzione ma che invece fissano ipnotizzati il cellulare, consultano i vari profili social, controllano ossessivamente le email o fanno shopping online? E’ molto frustrante essere in competizione con un mini aggeggio che ha il potere di annullare una conversazione, lo scambio tra individui e persino una sana discussione, ma purtroppo questa abitudine disfunzionale è sempre più frequente. Io per conto mio se capisco che la situazione sta prendendo una piega non tollerabile comincio con l’emettere piccoli sospiri, proseguo con manifestare facce seccate e, infine, con una scusa mi congedo sperando che il messaggio “ci sono anche io” arrivi diretto.

Questo non saper fare a meno di attenzionare il cellulare di continuo è a tutti gli effetti una dipendenza causata dall’ansia di essere tagliati fuori dalle notizie, dagli aggiornamenti e in generale dal circuito di internet e dei social network; si tratta di una vera e propria paura, la Fomo, in inglese “fear of missing out”. Ci sono anche altre cause per cui si ignora il mondo circostante dedicandosi quasi esclusivamente allo smartphone, per esempio la noia e, in alcuni casi più gravi, alcuni tratti della personalità che rimandano al neuroticismo che provoca instabilità emotiva e disadattamento.

“La buona notizia è che l’intelligenza sociale si può imparare, attraverso l’esperienza, l’ascolto attivo o una riflessione sugli errori compiuti o osservati negli altri”. E’ importante, facendo un passo per volta, riabilitare quella fondamentale capacità che ci rimette in sintonia con gli altri, quella attitudine sociale che ci fa connettere realmente con gli altri ponendoci in modalità di ascolto e di empatia. Un telefono per quanto smart sia non può sostituire le persone, la rete con tutti i suoi ammalianti contenuti è un luogo fittizio e limitante. Senza voler togliere i meriti a sistemi che hanno rivoluzionato la nostra vita in maniera decisamente positiva facilitando molte delle nostre attività, nulla può prendere il posto delle conversazioni in presenza, niente può sostituire lo stare insieme condividendo sensazioni, emozioni ma anche

gli scenari e l’ ambiente circostante. Qualsiasi macchina per quanto potente non può sostituire l’essere umano.

MARIA LA BARBERA

 

Fonte: Focus

Massimo Boidi: la leadership che nasce dalla passione, per divenire appartenenza

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Ci sono passioni che uniscono. E poi ci sono passioni che diventano una cultura, uno stile di vita, un modo di guardare il mondo. È questo lo spirito che anima il Porsche Club Piemonte e Liguria, una realtà che oggi riunisce circa 122 soci, accomunati non soltanto dall’amore per uno dei marchi automobilistici più prestigiosi al mondo, ma soprattutto dal desiderio di condividere esperienze, amicizie e valori.

ll Porsche Club Piemonte e Liguria, fondato nel 2001 con la denominazione Porsche Club Piemonte e Valle d’Aosta, si è da tempo affermato come una delle realtà più attive e partecipate del panorama nazionale.

Nel corso degli anni ha saputo consolidare la propria identità, proponendo un ricco calendario di iniziative pensate per coinvolgere tutti gli appassionati del marchio, indipendentemente dal modello Porsche posseduto. Le attività spaziano dai tour turistici ed enogastronomici alle esperienze di guida, sempre all’insegna della sicurezza, della convivialità e del piacere di condividere una passione comune. Per gli amanti della guida sportiva, il Club organizza, in collaborazione con Track4Fun, giornate dedicate alla pista nei principali autodromi italiani e internazionali. Si tratta di eventi non competitivi, privi di classifiche, durante i quali ogni partecipante può approfondire le potenzialità della propria vettura in un contesto sicuro e controllato, con la possibilità di essere affiancato, su richiesta, da istruttori qualificati.

La sede ufficiale del Porsche Club Piemonte e Liguria è ospitata presso il Centro Porsche Torino, punto di riferimento per i soci e fulcro delle attività associative.

Grazie alla qualità delle iniziative proposte, all’elevata partecipazione e al forte spirito di appartenenza che contraddistingue i suoi iscritti, il Club si è affermato come una delle realtà Porsche più dinamiche e apprezzate d’Italia.

 

Alla presidenza del Club c’è Massimo Boidi, dottore commercialista e professore di Diritto Commerciale alla Facoltà di Economia e Management dell’Università di Torino. Tre percorsi apparentemente diversi, ma accomunati da un’unica parola: passione.

Durante gli incontri con i soci emerge subito ciò che, secondo Boidi, rappresenta il vero segreto della crescita del Club: «fare squadra!»

Una frase semplice, ma capace di raccontare un’intera filosofia.

Massimo Boidi dice: «Nessuno è superiore a nessuno, nessuno è inferiore a nessuno. Si lavora e si organizza, purché si partecipi tutti insieme.»

È questo il principio che guida ogni iniziativa del Porsche Club Piemonte e Liguria. Una comunità nella quale ogni socio viene coinvolto e valorizzato, perché il successo di un’associazione nasce dalla partecipazione di tutti e non dal protagonismo di pochi.

Per Massimo Boidi la leadership non coincide con l’autorità. È qualcosa di molto più profondo. «La leadership non basta esercitarla: bisogna avere la passione per esercitarla.»

Una visione che racconta perfettamente il suo modo di vivere questo incarico: guidare significa mettere la propria esperienza e parte del proprio tempo al servizio degli altri, creare entusiasmo, costruire relazioni e far sentire ogni socio parte integrante di una grande famiglia.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui il Porsche Club Piemonte e Liguria continua a crescere anno dopo anno.

Entrare nel Porsche Club, infatti, significa molto più che iscriversi a un’associazione di appassionati di un brand.

Significa entrare a far parte di una comunità unita da una passione autentica, da un gusto raffinato per la qualità e da uno stile di vita distintivo.

Essere soci del Porsche Club Piemonte e Liguria consente di contribuire attivamente alla vita associativa del Club, essere continuamente aggiornati su eventi e manifestazioni, partecipare alle iniziative organizzate annualmente dal Club, prendere parte alle manifestazioni promosse dai Porsche Club anche a livello internazionale.

Il Porsche Club Piemonte e Liguria è ufficialmente riconosciuto da Porsche AG, la Casa Madre, ed è parte di una delle più prestigiose reti automobilistiche del mondo: oltre 700 Porsche Club ufficiali, circa 240.000 soci distribuiti in più di 70 Paesi, una comunità internazionale che condivide gli stessi valori di qualità, eleganza, rispetto e passione.

Scegliere quindi di associarsi al Porsche Club è molto più di una decisione. È un modo di essere.

Ed è proprio questa scelta a creare connessioni, amicizie e rapporti destinati a durare nel tempo, vivendo oltretutto un calendario ricchissimo di iniziative.

Giornate in circuito per conoscere fino in fondo le straordinarie qualità delle vetture Porsche, tour lungo alcuni degli itinerari più suggestivi d’Italia e d’Europa, incontri culturali, momenti conviviali e manifestazioni organizzate durante tutto l’anno.

Un valore aggiunto particolarmente apprezzato è rappresentato dalla possibilità, per ogni socio del Porsche Club Piemonte e Liguria, di partecipare anche agli eventi organizzati dagli altri Porsche Club italiani. Dal Piemonte alla Liguria, fino alle numerose sezioni presenti sul territorio nazionale, andando così a creare una rete di relazioni che amplia continuamente le occasioni di incontro e di condivisione.

La passione, però, non racconta soltanto il Club. Racconta anche il suo presidente.

Massimo Boidi è un professionista affermato che potrebbe dedicarsi esclusivamente alla propria attività di commercialista. Eppure, continua a investire tempo ed energie in due grandi passioni che rappresentano una vera scelta di vita, più che un’opportunità professionale: l’insegnamento universitario e la gestione a 360° del  Porsche Club Piemonte e Liguria. Due mondi nei quali mette a disposizione competenze, entusiasmo e una straordinaria capacità organizzativa. A tutto questo si affianca una cultura ampia e trasversale, maturata in anni di esperienza professionale e accademica, oltre a una solida rete di relazioni istituzionali e professionali che gli consente di creare occasioni di particolare prestigio per il Club.

Grazie a questa autorevolezza, i soci hanno spesso l’opportunità di accedere a eventi, incontri, luoghi ed esperienze esclusive, difficilmente raggiungibili attraverso i tradizionali circuiti, arricchendo così il valore dell’appartenenza al Porsche Club Piemonte e Liguria

Come docente all’Università di Torino forma ogni anno nuove generazioni di studenti, trasmettendo competenze, metodo e cultura del lavoro.

Come presidente del Porsche Club Piemonte e Liguria mette invece a disposizione tutta la sua esperienza e qualità per far crescere una realtà che considera, prima di tutto, una comunità di persone.

Ed è forse proprio questa la vera forza del Club, perché le Porsche, come i protagonisti appartenenti allo stesso fanno sognare! 

Dietro ogni raduno, ogni viaggio, ogni giornata in pista e ogni momento di condivisione non ci sono soltanto automobili straordinarie, ma relazioni autentiche costruite nel tempo, amicizie nate chilometro dopo chilometro e una filosofia che mette sempre l’essere umano al centro.

In un’epoca in cui spesso prevalgono individualismo e competizione, Massimo Boidi dimostra che la leadership più autentica è quella che unisce, coinvolge e fa crescere gli altri. Ci sono poi passioni come questa che non si possono spiegare a chi guarda soltanto la carrozzeria. Una Porsche, per chi la ama davvero, non è un trofeo da esibire, ma un’emozione da vivere. E’ il rumore della libertà , la forza di scegliere la propria strada, la determinazione di non smettere mai di inseguire l’orizzonte. 

Perché  la vera velocità non è quella che misura il tachimetro ma quella con cui un sogno riesce a superare i limiti della paura e a raggiungere l’anima.

 

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

 

Inquinamento indoor: le sostanze inquinanti negli ambienti chiusi

Quando si parla di inquinamento si pensa subito ai fumi delle fabbriche, agli scarichi delle auto e a tutta una serie di agenti che lavorano all’esterno. Sicuramente la percezione della nocività di tutte quelle sostanze che agiscono al di fuori delle nostre mura è più forte per la semplice ragione che è tutto più visibile e tangibile. Si sottovaluta invece quello che è il pericolo di avvelenamento negli ambienti chiusi e quindi anche all’interno delle nostre case nelle quali si può determinare un mix di sostanze dannose per la nostra salute. Il peggioramento dell’aria negli ambienti chiusi, diventata negli ultimi anni più insalubre e nociva, ha diverse cause, ma quello che complica decisamente la situazione è che attualmente, soprattutto dopo la pandemia, le persone vivono sempre di più in luoghi confinati. L’orientamento è certamente quello di ridurre i consumi energetici grazie anche ad una evoluzione di materiali nell’edilizia che sigillino sempre di più gli interni per ovviare, per esempio, agli eventi climatici estremi. Questo miglioramento in termini di isolamento tuttavia ha un risvolto negativo che corrisponde ad una diminuzione del ricircolo dell’aria e questo è uno dei motivi predominanti del deterioramento della qualità dell’aria all’interno degli ambienti chiusi.

Le altre cause che aggravano le condizioni negli habitat domestici o lavorativi sono le attività praticate dagli umani come per esempio il fumo, l’uso di combustibili solidi, la pulizia e la manutenzione con detergenti e igienizzanti chimicamente tossici, l’utilizzo non appropriato di stufe e camini. Gli agenti inquinanti sono di tre tipologie: chimici, fisici, come per esempio i microclimi, impianti radio e tv ed elettrodomestici, e biologici come muffa, acari, funghi e microrganismi.

Le conseguenze sulla salute causate dell’inquinamento indoor sono diverse e di differente entità e gravità: una semplice tosse, ma anche problemi respiratori e purtroppo il cancro.

Quali sono i suggerimenti che gli esperti danno per tenere sotto controllo l’inquinamento domestico? Sicuramente arieggiare spesso gli ambienti, posizionare piante in grado di assorbire l’anidride carbonica e altre sostanze nocive, non fumare, non creare condizioni che favoriscono l’umidità, utilizzare intonaci antimuffa, usare il deumidificatore e il depuratore d’aria, ridurre l’uso di deodoranti per l’ambiente. Inoltre è consigliato di non eccedere con l’utilizzo di detergenti e sostanze chimiche nella pulizia e non fare miscele pericolose come unire candeggina e ammoniaca. Riguardo a quest’ultimo punto è bene, prima di procedere con la detersione, leggere quali sono le dosi indicate e utilizzare i tappi o i piccoli contenitori per calcolarle. È bene anche ricordarsi di limitare al massimo l’uso di pesticidi e insetticidi, veri e propri veleni per il nostro corpo e quello dei nostri amici animali.

C2 presente negli ambienti chiusi

Apertura finestre per il cambio d’aria importantissime anche per non fare accumulare umidità

Pulire filtri condizionatore

Vestiti tintoria farli arieggiare

MARIA LA BARBERA