LIFESTYLE

La giusta severità della maestra Pedrelli

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Quando mi hanno detto che la maestra Pedrelli è andata via dal paese ho provato una grande tristezza. Ora sta nel ricovero per anziani, tra le colline. Non che la notizia sia giunta inaspettata: dopotutto, pur essendo arrivata quasi a novant’anni ancora lucida, aveva da tempo dei problemi alle gambe che le impedivano di far da sola.

Andrò a trovarla, la mia maestra. Lo farò perché ogni volta che passo davanti al vecchio edificio delle scuole elementari il pensiero corre a lei, rigorosa ed esigente, sempre vestita con abiti quasi monacali e dotata di una incrollabile fede nel fatto che ci avrebbe, volenti o nolenti, insegnato a leggere, scrivere e far di conto. Era severa, la Pedrelli, ma giusta. Una sola volta perse del tutto la pazienza, quando prese Riccardo per le orecchie , gridandogli “esci dal banco“, tirandolo energicamente. Ricordo la scena: quello resisteva, avvinghiandosi al doppio banco come un polipo. Era uno di quei banchi di una volta, a due posti, con i buchi per infilarci il calamaio. Era pesante, pesantissimo. La maestra, rossa in volto, lo tirava per le orecchie. Riccardo, a denti stretti, con le labbra bianche per il dolore e le orecchie ormai violacee, non mollava la presa. Toccò alla Pedrelli gettare la spugna e chiamare a gran voce il bidello perché accompagnasse il mio compagno di classe al giusto castigo, dietro alla nera lavagna d’ardesia. Se avesse insistito ancora un po’, le orecchie di Riccardo le sarebbero rimaste in mano. E, nonostante le avesse infilato un rospo ripugnante nella borsetta, non meritava il distacco dei padiglioni auricolari. Per quanto mi riguarda, a scuola mangiavo le matite. Rosicchiavo il rivestimento di legno  fino alla mina e a vlte rimaneva l’ombra della grafite sulle  labbra. Mi rimproverava ma quel vizio era più forte di me. Una perdizione.  C’è voluto del tempo per  farmelo passare anche se alle matite sostituii le unghie delle mani. Le povere unghie , indifese, diventarono il bersaglio contro il quale mi scagliavo quando dentro di me si agitavano paure, disagi e insoddisfazioni. Sarà pure un brutto vizio ma, credetemi, faceva meno male che mangiarsi le matite. Per raggiungere la scuola di strada non dovevo farne tanta. Dalla casa di ringhiera al centro della frazione c’era, più o meno, un chilometro. Scendevo fino al “triangolo”, un prato cintato da un muretto basso che formava quella forma geometrica, dividendo  in due la strada. A destra il lungo il viale alberato che portava al crocevia, al Circolo Operaio e alla vecchia passerella sul Selvaspessa. A sinistra si finiva dritti nel “cuore” del paese. La cartella, a quei tempi, non pesava come quelle dei ragazzini di oggi che viaggiano piegati in due sotto il peso degli zaini affardellati. Avevo avuto la fortuna di ereditarne, da uno zio, una di pelle. Era consumata ( oggi si direbbe “vissuta”)  ma faceva ancora egregiamente la sua parte ospitando la coppia di quaderni a righe e a quadretti, il sussidiario, la cannuccia e i pennini, la matita e la gomma bicolore. Fino all’avvento della cinghia d’elastico, sono andato avanti così, sfruttandone la comodità. Ovviamente avevo il mio bel grembiule blu con un gran fiocco bianco che, immancabilmente, scioglievo senza riuscire a rifarlo: tant’è che la maestra incaricava Laura – più grandicella di un anno –  a rifarmi la galla. Lei, a dire il vero, sembrava ben contenta di quest’incombenza e io la lasciavo fare,  ringraziandola a denti stretti, più per timidezza che per imbarazzo. A quell’epoca, con i capelli tagliati corti e con la riga di lato, mi pareva di mettere in evidenza un orecchio a sventola. Uno solo, il sinistro che, pur essendo appena pronunciato – a causa  della postura a cui ero stato costretto quando avevo pochi mesi di vita, causa una lunga degenza ospedaliera per una brutta gastroenterite – mi pareva un orribile difetto al punto da paragonarmi al brutto anatroccolo. Così cercavo di pareggiare i miei limiti studiando a testa bassa. Quando suonava la campanella, entrava in classe l’insegnante. Tutti in piedi, di scatto, cantilenando un “Buongiorno, signora maestra” accompagnato dall’immancabile preghiera del mattino. Mi annoiavo alle prime prove di scrittura, sotto dettato: pagine di aste e dirampini per imparare a fare il punto interrogativo, seguite a ruota dai cerchi tondi delle “o” a cui s’aggiungeva una timida gambetta in basso a destra per trasformarle in “q di quaderno“. M’annoiavo perché sapevo già leggere e scrivere grazie alla Tv, al maestro Alberto Manzi e alla sua trasmissione “Non è mai troppo tardi“. Realizzate allo scopo di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che avevano superato l’età scolare per contrastare l’analfabetismo, le trasmissioni del maestro Manzi ( che accompagnava le sue parole con degli  schizzi a carboncino su una lavagna a grandi fogli bianchi ) erano di una  semplicità disarmante e anch’io, a poco più di cinque anni, avevo imparato a tenere in mano la penna e ad usare le lettere dell’alfabeto per formare le parole. Sono stati anni felici quelli passati a scuola con la maestra Pedrelli. Ne conservo un buon ricordo, forse annebbiato e ammorbidito dal tempo, ma credo che siano stati davvero così. Del resto, l’età dei bambini è quella per cui si prova la maggior nostalgia e anche i doveri erano tollerati. Ricordo i giochi durante l’intervallo quando – vocianti – invadevamo come delle cavallette il giardino spelacchiato della scuola, dove allo scalpiccio delle nostre scarpe resistevano solo rari e tenaci ciuffi d’erba. Ricordo la pazienza di Giulio Stracchini, operaio del comune addetto alla caldaia che durante inverno alimentava con ciocchi di legno e pezzi di carbone. I più disperati gli nascondevano il berretto per scherzo ma lui non se la prendeva mai: faceva finta di minacciarli, agitando la mano aperta, ridendo con bonomia sotto quei suoi baffoni grigi. E i bidelli? La signora Lia e il signor Gianni: quanta pazienza anche loro. Dovevano pulire le aule, ramazzare i corridoi e sovrintendere al buon funzionamento della scuola. Oggi non ci sono più  ma sono certo che, per aver dovuto sopportare generazioni di ragazzini, si saranno certamente guadagnati un posto tranquillo nel paradiso dei bidelli, dove si può lavorare a maglia o leggere il giornale senza che nessuno dia loro il benché minimo grattacapo. I ricordi me li ravvivano alcuni dei compagni di scuola di allora con i quali, talvolta, ci si incontra per strada. E poi c’è la maestra Pedrelli. Uno di questi giorni andrò a trovarla alla casa di riposo. Sono pronto a scommettere che, dopo avermi salutato, il suo sguardo si poserà sulle mie mani e mi dirà, con tono critico: “Ma come? Ti mangi ancora le unghie, alla tua età?”.

Marco Travaglini

Cerretto Langhe è tornato per un giorno nel medioevo

La prima edizione del Calendimaggio

Domenica 3 maggio Cerretto Langhe è tornato per un giorno nel medioevo con la prima edizione di Calendimaggio, il grande evento volto a celebrare il ritorno della bella stagione.
La manifestazione, magistralmente organizzata dal Comune, in collaborazione con la Pro Loco, il Borgo Santa Rosalia di Alba e l’Associazione Internazionale Regina Elena Odv, ha avuto come tema l’800° anniversario della nascita di Caterina da Marano, consorte del Marchese Giacomo Del Carretto.
Il borgo, i cui edifici in pietra sono stati interessati da importanti lavori di recupero attualmente in corso di ultimazione, si è trasformato in un villaggio medievale, con i vessilli dei Del Carretto che sventolavano dai balconi.
La manifestazione, patrocinata dal Consiglio Regionale del Piemonte, dalla Provincia di Cuneo e dal Comune di Cerretto, ha visto la partecipazione di ben 120 cerrettesi in costume, ai quali si sono aggiunti i figuranti dei seguenti gruppi storici: “Borgo Vecchio” di Avigliana; “I Signori di Rivalba” di Castelnuovo Don Bosco; “I Marchesi Paleologi” di Chivasso; “Associazione Culturale Corte Fieschi Casella Vallescrivia” di Genova; “Bernardo di Baden” di Moncalieri e “I Signori del Medioevo da Torino”. I figuranti sono stati presentati dall’attore Ettore Cappelli.
I numerosi partecipanti si sono ritrovati alle ore 10,15 davanti alla casa dei Del Carretto, oggi tornata agli antichi splendori, dove si sono esibiti gli sbandieratori del Borgo Santa Rosalia di Alba.
Flavio Borgna, Sindaco di Cerretto Langhe, nel suo intervento ha dichiarato che “
E’ da settimane che la nostra comunità lavora per preparare le bandiere, gli stemmi (…). Vogliamo oggi ricordare l’ottocentesimo anniversario della nascita di Caterina da Marano, che sposò poi Giacomo Del Carretto ed ebbero come figlia Aurelia, che diventò la prima Signora di Monaco e poi ripercorrere con questa fiumana di persone colorate il nostro centro storico, che è rimasto per anni abbandonato e che sta riprendendo ora uno speciale splendore”.
Ha quindi preso la parola Massimo Antoniotti, Vice Presidente della Provincia di Cuneo, per il quale “
Cerretto Langhe rappresenta un po’ tutti i nostri piccoli Comuni della Langa, a dimostrazione del fatto che il nostro territorio ha saputo fare un percorso di crescita, non solo sempre enogastronomia, ma oggi con tutte le rappresentazioni delle famiglie nobiliari del Piemonte e non solo, con i tanti figuranti e i tanti stemmi, è veramente un giorno importante per noi, rappresenta una crescita di un percorso che sta iniziando, che sta andando avanti e grazie al sindaco e ai tanti sindaci e amministratori presenti qua sulla piazza stiamo portando avanti come territorio”.
Alberto Cirio, Presidente della Regione Piemonte, dopo aver ringraziato i tanti figuranti e Carla Vaschetto, Presidente del Borgo Santa Rosalia di Alba, si è congratulato con il Sindaco Flavio Borgna, “
perché noi stiamo oggi facendo una giornata di festa, in cui il paese, i nostri vini e la nostra enogastronomia ci faranno da contorno, ma stiamo anche riscoprendo la nostra storia, riscoprendo la nostra identità e riscoprire la nostra storia e la nostra identità è un valore assolutamente importantissimo, che non dobbiamo dimenticare” ed ha concluso ringraziando i figuranti “perché sono tutti volontari che nella loro vita, non solo oggi, ma tante domeniche, sabati, giorni festivi, decidono di vestire l’immagine della loro storia (…) perché il modo migliore per dimostrare che amiamo il nostro Piemonte, che amiamo i nostri paesi, è quello di dedicarci ai nostri paesi” e Franco Graglia, il Vice Presidente del Consiglio Regionale, “perché la Regione ha stanziato risorse importanti per il sostegno alle proloco, ma poi ci vuole sempre qualcuno che se ne occupi e Franco si occupa con attenzione dei territori e quindi credo che tutti insieme possiamo essere una buona squadra a servizio della nostra comunità e della nostra meravigliosa storia italiana”.

Successivamente i figuranti hanno sfilato fino all’ottocentesca Chiesa Parrocchiale della Santissima Annunziata, progettata dal celebre architetto Giovanni Battista Schellino di Dogliani in stile neogotico ed edificata dove sorgeva una prima chiesa risalente al XIII secolo.
A guidare il corteo sono stati i cerrettesi che hanno impersonato i personaggi principali:
il Marchese Giacomo Del Carretto con la consorte Caterina da Marano; la loro figlia Aurelia con il secondo marito Francesco Grimaldi, il figlio di primo letto Ranieri I e la sua prima consorte e zia materna Selvatica; Enrico III di Novello, un altro figlio di Giacomo e Caterina, con la consorte Eleonora di Saluzzo, il loro figlio Giacomo con la moglie Eliana e Antonio, primogenito di questi ultimi, con il secondogenito Tete, capostipite dei Del Carretto di Gorzegno.
Dopo la S. Messa celebrata da Don Franco Ciravegna, i figuranti hanno sfilato lungo l’anello del centro storico, fino al Salone Comunale, dove si è tenuta una solenne cerimonia aperta da un bellissimo video su Cerretto Langhe e dal discorso del Sindaco Flavio Borgna, il quale ha affermato che “
questo evento ha visto la partecipazione incredibile del paese, con tantissime persone impegnate per settimane a preparare costumi, bandiere, stemmi che poi avremo disponibili in altre occasioni (…) ne approfitto soprattutto per ringraziare Andrea Carnino, che con i suoi studi ci ha portato all’inserimento nei Siti Storici dei Grimaldi di Monaco, dove sono presenti cinquanta Comuni. Lo ringraziamo per la passione che ci mette, per la passione disinteressata e infinita e anche per la pazienza, grazie davvero Andrea, insieme a lui ringraziamo l’Associazione Internazionale Regina Elena Odv”.
Silvia Molino, Assessore alla Cultura di Castelvecchio di Rocca Barbena (SV) e Fiduciario per la Provincia di Savona del Sodalizio, che per l’occasione ha sfilato insieme al Gruppo Storico “I Signori di Rivalba” di Castelnuovo Don Bosco, impersonando Bianca di Savoia, consorte di Galeazzo II Visconti, co-Signore di Milano, ha affermato che “
oggi ho visto tanti bambini, ho visto nuove generazioni, nuove leve, questo è l’esempio più bello che voi potevate dare, un esempio di coesione, di bellezza, di cultura, di tradizioni per il nostro futuro. (…) voi siete veramente un faro di bellezza, di luce per il futuro, soprattutto per chi verrà dopo di noi, perché il mondo non finisce con noi, le nuove generazioni raccoglieranno quello che noi gli stiamo dando e io spero che le nuove generazioni possano raccogliere la vostra bellezza, la vostra cultura, la vostra passione e l’amore per il territorio che avete dimostrato oggi e sempre”.
Dopo i saluti di Christian Rocco, Consigliere di Novello (CN); Bruno Terreno, Sindaco di Clavesana (CN) e Roberto Cavallo, Assessore all’ambiente, attività produttive, commercio e agricoltura del Comune di Alba, lo scrivente nel suo intervento ha fatto scoprire ai numerosi presenti la figura di Caterina da Marano e la storia del Marchesato di Gorzegno.
Caterina nacque nel 1226 dall’amore tra l’Imperatore dei Romani Federico II di Svevia e la sua prima amante Adelaide di Urslingen. Nel 1247 sposò prima a Cremona e poi nella cappella del Castello di Saliceto il Marchese Giacomo Del Carretto, il quale regnava su un feudo che da Finale Ligure andava fino quasi ad Alba. Dalla loro unione nacquero cinque figli, tra i quali Aurelia, che nel 1272 sposò Lanfranco Grimaldi, Vicario Imperiale in Provenza. Essi furono i genitori di Ranieri I. Rimasta vedova nel 1293, due anni dopo Aurelia si risposò con Francesco Grimaldi, cugino di suo marito.
Francesco la notte dell’8 gennaio 1297 insieme al figliastro Ranieri I, travestito da monaco francescano, conquistò la Rocca di Monaco, fatta costruire dai genovesi nel 1215, diventandone il primo Signore. I due regnarono insieme fino al 10 aprile 1301 quando Monaco tornò genovese. Sarà Carlo I, figlio di Ranieri I, a riconquistare la Rocca il 12 settembre 1331 e a diventarne il suo primo Signore sovrano.
Il Marchese Giacomo Del Carretto si spense nel 1268, sua moglie Caterina da Marano nel 1272.
Il 21 ottobre 1268 i loro tre figli maschi nel Monastero di Santo Stefano di Millesimo si spartirono i possedimenti paterni: Enrico III ereditò le valli del Tanaro e del Belbo e fu il capostipite dei Del Carretto di Novello; Corrado fu il capostipite dei Del Carretto di Millesimo e Antonio di quelli di Finale Ligure. Da Carlo, nipote di quest’ultimo, si originò il ramo di Zuccarello.
Enrico III da sua moglie Eleonora di Saluzzo, figlia del Marchese di Saluzzo Tommaso I, ebbe Giacomo, che sposò la sua lontana cugina Eliana. Dall’unione di questi ultimi nacque Antonio, il cui primogenito Francesco portò avanti il ramo di Novello, mentre il secondogenito Tete fu il capostipite dei Del Carretto di Gorzegno, il cui marchesato comprendeva anche Cerretto Langhe Albaretto della Torre, Arguello, Borgomale; Cravanzana; Levice; Monesiglio; Niella Belbo, Serravalle Langhe e San Benedetto Belbo. Il Marchesato di Gorzegno rimase un feudo imperiale fino al 1735, quando venne inglobato nel Regno di Sardegna.
Francesco Giovanni Del Carretto Marchese di Gorzegno, nel 1692 sposò la Marchesa Cristina Girolama Coardi, vedova del Conte Carlo Roero di Moncrivello e i loro discendenti portarono il titolo di Marchesi di Gorzegno e Moncrivello. Il casato esiste ancora oggi.
Ha concluso il Marchese Roberto Giordano Icheri di San Gregorio Del Carretto di Balestrino, il quale ha affermato che “
per me è abbastanza inusuale trovarmi in compagnia dei miei antenati nella stessa sala in una domenica di primavera. Mi fa molto piacere e vi ringrazio per essere qua (…) queste manifestazioni aprono belle finestre sul nostro passato, delle finestre interessanti e molto ben documentate. Questo è importante perché noi oggi siamo il risultato dei nostri antenati, di quelli che ci hanno preceduto, siamo la loro sintesi in tanti modi e questa consapevolezza secondo me è importante perché ci può aiutare a guardare il futuro in modo più tranquillo e più sereno. Non sono solo una festa di paese o una sagra, ma sono veramente qualcosa di più sul quale vale la pena ritornare con il pensiero”.
All’evento hanno presenziato anche Massimo Gula Presidente Gal Langhe Roero Leader; Mario Canova componente del Consiglio di amministrazione della Fondazione CRC; la Marchesa Mara di Balestrino, consorte del Marchese Roberto e le seguenti autorità: Luca Borgna, Sindaco di Albaretto della Torre (CN); Daniele Galliano, Sindaco di Bormida (SV); Ettore Secco, Sindaco di Bosia (CN); Gabriele Molinari, Sindaco di Castelletto Uzzone (CN); Bruno Terreno, Sindaco di Clavesana (CN); Piercarlo Biestro, Sindaco di Feisoglio (CN); Marco Pallaro, Sindaco di Novello (CN); Giovanni Genta, Sindaco di Saliceto (CN); Claudio Cavallo, Sindaco di Stellanello (SV); Franco Aledda, Sindaco di Rodello (CN); Elisa Casetta, Vice Sindaco di Bossolasco (CN); Cristina Gonella, Vice Sindaco di Perletto (CN); Francesca Manfrino, Consigliere di Bardineto (SV); Dario Sandri, Consigliere di Benevello (CN) e Fabio Busca, Consigliere di Lequio Berria (CN).
L’Associazione Internazionale Regina Elena Odv è stata rappresentata dal Vice Segretario Amministrativo Nazionale, accompagnato dal Fiduciario della Provincia di Savona, dai Delegati nazionali Alfio Torrisi e Carmen Cadar, dal Fiduciario di Chivasso Silvano Borca accompagnato dalla consorte e da soci.
Questa manifestazione è stata resa possibile grazie al grandissimo impegno di Silvana Zandrino e Alessandro Marletta, i quali hanno magnificamente curato la realizzazione degli scudi, delle bandiere e dei vestiti dei figuranti, coordinando la sfilata.
Un grande ringraziamento è andato anche a Carla Vaschetto, Presidente del Borgo Santa Rosalia di Alba, che ha messo a disposizione tutto il materiale del suo borgo ed ha lavorato con Alessandro e Silvana sere e sere per provare i vestiti, dando una disponibilità totale e alla Pro Loco di Cerretto Langhe per la calorosa accoglienza ed il grande pranzo di chiusura organizzato nel cortile della chiesa parrocchiale.

ANDREA CARNINO

A Vaie ritorna la Sagra del Canestrello

Un tempo sinonimo di festa e condivisione, il celebre biscotto della Valle di Susa torna protagonista assoluto nel Comune di Vaie, dove la parola festa aveva il profumo preciso della scorza di limone e del burro fuso sulla ghisa rovente. Il canestrello rappresenta una delizia dorata dalla trama reticolata, e non è un semplice dolce, ma rappresenta un rito collettivo, proprio perché nei tempi passati pochi possedevano la preziosa piastra di cottura, che veniva prestata di casa in casa, creando un legame indissolubile tra vicini. Si preparavano solo per le grandi occasioni, come San Pancrazio, e si custodivano nelle scatole di latta per farli durare il più a lungo possibile. Oggi quella magia rivive in un evento che trasforma Vaie in una vetrina d’eccellenza per l’intera Valle di Susa, con la 28esima Sagra del Canestrello.

L’edizione 2026 della Sagra non rappresenta solo un momento di festa, ma un tassello di una strategia di promozione turistica e culturale fondamentale. L’iniziativa è realizzata con il contributo di Città metropolitana di Torino nell’ambito del bando rivolto ai Comuni con popolazione inferiore ai 10 mila abitanti. Questo supporto istituzionale è volto a sostenere i progetti che, come quello di Vaie, sanno valorizzare le radici storiche per trasformarle in opportunità di sviluppo e d’identità per il territorio. Non mancherà neanche la mostra mercato dei prodotti tipici, che rappresenterà il clou della festa domenica 10 maggio, accompagnata dalla mostra di pittura “Vaiedipingi” e dalle visite al Museo della Preistoria. Durante la festa si susseguiranno numerosi appuntamenti con laboratori e concorsi, senza tralasciare quelli culturali con mostre d’arte, concerti della Filarmonica di Vaie e rievocazioni storiche.

Mara Martellotta

Melanzane grigliate in salsa verde, più di un antipasto

Un piatto facile, veloce e gustoso da abbinare alla carne o al pesce o come insolito antipasto. Melanzane grigliate e successivamente condite con una salsina profumata e stuzzicante.

Ingredienti

3 Melanzane
1 Spicchio d’aglio
1 Peperoncino
2 cucchiai di capperi
5 Pomodorini secchi
Prezzemolo, origano, sale, olio evo q.b.
8 foglioline di menta
1 Limone

Lavare e asciugare le melanzane. Tagliarle a fette non troppo sottili e grigliarle pochi minuti per parte. Preparare la salsina, tritare il prezzemolo con la menta, l’aglio, i capperi, l’origano, il sale, l’olio ed il succo del limone. Tagliare a listarelle sottili i pomodori secchi ed unire alla salsa. Spennellare le melanzane con la salsa e disporle a strati sul piatto di portata. Lasciare riposare in frigo 12 ore.
Servire a temperatura ambiente.

Paperita Patty

 

Nuova vita per lo storico bar Norman

Ha riaperto pochi giorni fa a Torino il Bar Norman, locale simbolo del centro cittadino rimasto chiuso per alcuni mesi in seguito a vicende legate alla precedente gestione.

Situato sotto i portici di via Pietro Micca, angolo piazza Solferino, il bar riparte oggi con nuovi gestori, con l’intento di ridare slancio all’attività conservandone il carattere storico ma introducendo anche elementi di novità nell’offerta.

Il Norman rappresenta da sempre molto più di un semplice caffè: è un luogo legato alla storia torinese e, secondo la tradizione, proprio qui nel 1906 venne fondato il Torino Football Club. Negli anni è diventato un punto di riferimento per incontri, pause e momenti di socialità.

Al via il 43° Palio Storico dei Borghi di Avigliana

Sabato 9 maggio alle ore 18 presso la Sala Consiliare del Comune di Avigliana si terrà il primo degli eventi legati al 43° Palio Storico dei Borghi di Avigliana, la grande manifestazione che ricorda il passaggio in città nel 1389 di Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo, Signore di Milano, diretta a Melun, dove avrebbe conosciuto il suo sposo Luigi di Valois-Orléans, fratello minore del Re di Francia Carlo VI.
I Capi dei borghi storici di Avigliana presteranno il solenne Giuramento dinanzi al Conte di Savoia Amedeo VII detto “il Conte Rosso”, legando il proprio onore al destino della vittoria.
Verrà inoltre svelato il Drappo del Palio 2026.
Successivamente nel Giardino delle Donne ci sarà lo spettacolo degli Sbandieratori e Musici della Città di Avigliana.
Seguirà un rinfresco.
Il prossimo appuntamento legato al Palio sarà sabato 23 maggio alle ore 20 in Piazza Conte Rosso, dove si terrà la Cena del Canapo, accompagnata da spettacoli di giocoleria, musica ed intrattenimento. Durante la serata verranno eletti Miss e Mister Palio 2026.

Casa del Pingone: un indirizzo che rimette a fuoco Torino

 

Nel cuore più raccolto di Torino, a due passi dai grandi flussi ma lontano dal loro rumore, c’è un indirizzo che sembra parlare sottovoce — e proprio per questo si fa notare. Casa del Pingone non è solo un luogo, è una dichiarazione d’intenti.

Dal Made in Italy dell’accoglienza più autentica a una visione contemporanea dell’ospitalità, qui si entra in uno spazio che tiene insieme storia e presente senza forzature. L’edificio — tra i più antichi della città, già dimora di Emanuele Filiberto Pingone, in Via della Basilica al civico 3 — conserva tracce medievali e stratificazioni artistiche che attraversano i secoli, dagli affreschi del piano nobile fino agli angoli più raccolti della struttura. Ma non è nostalgia: è materia viva.

Ed è proprio qui  il luogo gastronomico che spetta alla Torino della ristorazione , non format buttati a caso. Qui si viene per mangiare, certo, ma anche per restare. Per trattenersi a lungo, tra una cena e un cocktail, in quell’atmosfera intellettuale che non ha bisogno di esibizioni, ma che sa farsi contemporanea. Un posto dove piace fare tardi e che rispetta l’identità culturale della Torino di oggi che racconta la Torino che fu. E ai torinesi piace così.

Sotto il disegno di Federico de Giuli — nome già noto nell’accoglienza turistica e nella ristorazione torinese — Casa del Pingone prende forma come spazio ibrido e coerente: boutique hotel di sei suite, ognuna arredata con modernariato scelto, ambienti per incontri e lavoro, e una suite all’ultimo piano che si apre tra torre medievale, terrazzo e vista sulla collina e sul Palazzo Reale.

Al piano terra, il bistrot lavora su una cucina essenziale, rigorosa, senza fronzoli. Il territorio è il punto di partenza, ma non il limite: tecnica, ricerca e una sensibilità sempre più orientata al vegetale costruiscono una proposta che non ha bisogno di sovrastrutture. Accanto, il laboratorio interno di panificazione e pasticceria scandisce i ritmi della giornata, dalle colazioni alle ultime portate. E poi la caffetteria, aperta fino a mezzanotte: espresso, estrazioni specialty, vermouth piemontesi e miscelati che tengono il passo della città — o forse lo anticipano.

Lo chef: un percorso senza scorciatoie

C’è una linea abbastanza chiara, nel percorso di Lorenzo Cherubini, 28 anni, braidese, torinese d’adozione da due. Ed è quella della sostanza.

A 16 anni muove i primi passi all’Osteria del Boccondivino, a Bra, uno dei luoghi simbolo della cultura gastronomica langarola e legato all’universo Slow Food. Poi tre anni all’Osteria Syslak, sempre a Bra: una cucina schietta, territoriale, dove si impara davvero a trattare la materia prima senza compromessi.

Il passaggio all’Osteria Arborina, a La Morra, ristorante stellato Michelin guidato da Andrea Ribaldone, lo porta dentro una cucina gastronomica strutturata, fatta di tecnica e organizzazione di brigata.

Il ritorno a Bra segna una deviazione interessante: il ristorante giapponese Tako, dove resta un anno e mezzo per confrontarsi con tecniche e sensibilità completamente diverse. Poi di nuovo Torino, al Ristorante Consorzio, indirizzo centrale per chi cerca una cucina piemontese contemporanea, costruita su materie prime eccellenti e una continua tensione tra tradizione e creatività.

Oggi l’approdo alla Casa del Pingone, dove Cherubini arriva come Executive Chef. Qui può mettere insieme tutto: rigore, ricerca, semplicità. Senza bisogno di dimostrare, ma con l’urgenza di fare bene.

I piatti: niente riletture, solo sostanza

Qui non siamo nel territorio rassicurante della “tradizione che si rinnova”. No, finalmente. Il punto non è rifare le ricette piemontesi, ma scomporle. Prendere gli ingredienti simbolo e rimetterli al centro.

Le cervella fritte, per esempio, vengono trattate con rispetto ma senza timore: alleggerite, accompagnate da ortaggi di stagione, costruite attorno a una materia prima che arriva da Porta Palazzo, a due passi. Una cucina che parte dal mercato, davvero.

Sugli agnolotti si vede la mano piemontese: precisa, battuta. Ma anche qui niente nostalgia. La presentazione è giocosa — sì, anche con la “schiumetta” — ma è sostanza: formaggi piemontesi lavorati con intelligenza, qualcosa che diverte senza diventare trucco.

E poi l’agnello, forse il terreno più personale. C’è conoscenza totale dell’animale, delle sue parti, e un approccio concreto all’antispreco: gli scarti diventano fondi, brodi, profondità. Tornano nel piatto, a sostenere e amplificare la carne.

È una cucina che lavora per sottrazione, ma con idee chiarissime. Silenziosa, precisa, necessaria. E in una Torino che a volte confonde novità con rumore, questa è già una presa di posizione.

Chiara Vannini

I "tumin al verd", un classico piemontese

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I tomini freschi di latte vaccino a pasta morbida, dal gusto leggermente acidulo, hanno origini antichissime e spiccano tra i tipici antipasti della cucina piemontese.

I classici – tumin al verd – preparati con ingredienti semplici come prezzemolo, acciughe, aglio e peperoncino ci permettono di preparare una ricetta particolarmente stuzzicante, perfetta per una cena autunnale da consumare con gli amici in allegria.

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Ingredienti

 

1 rotolo di tomini freschi

1 mazzetto di prezzemolo

1 spicchio di aglio

4 filetti di acciuga sott’olio

1 peperoncino piccante

1 tuorlo d’uovo sodo

1 pezzettino di pane secco

Sale, aceto bianco, olio evo q.b.   

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Per preparare il bagnetto verde, mettere a bagno il pezzetto di pane nell’aceto, lavare bene il prezzemolo, asciugarlo e tritarlo con la mezzaluna, aggiungere i filetti di acciuga, l’aglio, il peperoncino, il tuorlo ed il pane ben strizzato dall’acetoaggiustare di sale e aggiungere l’olio. Mescolare il tutto con cura e disporre sopra ai tomini precedentemente tagliati a fette. Servire a temperatura ambiente con un buon bicchiere di vino rosso piemontese.

Paperita Patty

Dolci pere caramellate

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Le pere caramellate hanno il sapore dei ricordi della nostra infanzia, ricordi di cose semplici e genuine. Le pere, aromatizzate da spezie e vino rosso delicatamente avvolte da un dolce e profumato sciroppo saranno un fine pasto all’insegna della bonta’e della dolcezza.

Ingredienti

6 pere Kaiser

200ml di vino rosso

100ml di acqua

100gr. di zucchero

1 stecca di cannella

2 chiodi di garofano

Scorza di limone

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Sistemare le pere ben lavate in una pentola stretta, in modo che rimangano in piedi, aggiungere il vino, lo zucchero, la scorza del limone e le spezie. Portare a bollore, lasciar sfumare il vino, aggiungere l’acqua e cuocere a fuoco lento per circa 20 minuti, rigirando le pere di tanto in tanto. A cottura avvenuta, togliere le pere e lasciarle raffreddare, filtrare il liquido e farlo ridurre a sciroppo. Servire le pere nappate con lo sciroppo.

Paperita Patty

Il Piemonte nel cichet

Per scoprire e conoscere il Piemonte non bisogna dimenticarsi di utilizzare, tra i vari sensi, il gusto e l’olfatto. Il Piemonte è, infatti, una grande terra di vini e di distillati con caratteristiche uniche che fondano le proprie radici su tradizioni storiche antichissime.

Sono diverse le varietà di alcolici che si possono trovare: si va dai liquori e distillati che nascono dal vino, come il Vermut alle Grappe di grande qualità degne degli eccellenti vitigni autoctoni da cui derivano.

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