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Follia in fiore apre la primavera

Nel chiostro della Certosa Reale di Collegno arriva la XVII edizione della mostra mercato a cura di Orticola del Piemonte

 

Sabato 21 e domenica 22 marzo 2026 – Ore 9:30 -19
Chiostro della Certosa Reale di Collegno (To)

Follia in Fiore dà il benvenuto alla Primavera con la sua XVII edizione. L’appuntamento è per sabato 21 e domenica 22 marzo dalle 9.30 alle 19 presso l’affascinante Chiostro della Certosa Reale di Collegno.

Follia in Fiore è promossa dalla Città di Collegno, in collaborazione con Orticola Piemonte, ed è rivolta a un pubblico di appassionati, famiglie, curiosi e amanti della Natura in tutte le sue forme.

Saranno circa 90 gli espositori tra artigiani, produttori agricoli e florovivaisti, che animeranno il Chiostro della seicentesca Certosa Reale di Collegno, dove un tempo i padri certosini coltivavano le erbe officinali e che fu poi trasformata, nel corso dell’Ottocento, in una delle più grandi strutture psichiatriche d’Italia.

Importante sarà la presenza dei produttori agricoli del territorio con le loro eccellenze agroalimentari. Un’offerta ricca e variegata di sapori che va dalle proposte salate come taralli, formaggi di ogni tipo, salumi prodotti da forno, erbe aromatiche officinali e disidratate, a quelle dolci come miele e nocciole, confetture e delizie alle rose damascene, zenzero disidratato, prodotti a base liquirizia e crostate a base di fiori. Non mancheranno vini, liquori e diverse tipologie di infusi, tisane e succhi di frutta.

Una selezione di realtà artigiane metterà in mostra le proprie soluzioni per abbellire appartamenti e giardini: dagli oggetti in argilla alle candele e lampade in cera, dai braccialetti minerali ai quadri realizzati con le pietre, dagli accessori e abbigliamento in seta dipinta a mano agli oggetti per il giardino in argilla gres. Ma anche bijoux e gioielli artigianali, senza dimenticare le diverse tipologie di cosmetici naturali, come saponi, olii e creme per coccolare il proprio corpo.

Non mancheranno i florovivaisti piemontesi che esporranno proposte floreali per rendere ancora più allegri e profumati gli appartamenti ma anche i balconi e i giardini: dalle rose alle piante verdi fiorite da interno e esterno, dalle succulente alle ornamentali e alle aromatiche, ma anche azalee, camelie e rododendri.

Accanto alla mostra – mercato, cuore pulsante della manifestazione, Follia in Fiore proporrà un palinsesto di iniziative culturali e folkloristiche per rendere ancora più completa e immersiva l’esperienza presso il Chiostro della Certosa

Tra gli appuntamenti più attesi, sabato 21 marzo alle ore 15 presso il Cortile dei Vini, la presentazione del libro “Il segreto di Edward. I fiori di Bach si raccontano”, edito da Neos, composto da 38 racconti dedicati ai Fiori di Bach. L’appuntamento, organizzato da Orticola del Piemonte, vedrà la partecipazione dell’autrice Chiara Mattea, moderata dalla giornalista Chiara Priante, in una vera e propria presentazione – evento con letture di alcuni stralci dell’opera a cura dell’attrice Katia Crisci e l’accompagnamento musicale del chitarrista Francesco Bonfardeci. Non mancheranno piccoli e fantasiosi omaggi per rendere il pubblico ancora più partecipe.

 

Ampio poi il programma di iniziative coordinate dalla Città di Collegno grazie alla presenza attiva delle Associazioni del territorio.

 

Nel Chiostro Grande, la Cooperativa Sociale Chronos S.C.S proporrà laboratori di serigrafia e ludico creativi per i bambini (entrambi i giorni a partire dalle 15.30) e laboratori di canto con il contributo del Coro d’Altrocanto (sabato 21 alle ore 16).

Presso l’Aula Hospitalis, in entrambe le giornate della manifestazione, sarà possibile visitare la Mostra di opere pittoriche dedicate a San Francesco, il cantore del creato e della bellezza della natura, a ottocento anni dalla morte.

Piazzale Avis in entrambe le giornate sarà il palcoscenico delle attività di Follia all’Orto, a cura della Cooperativa Sociale il Margine: dai laboratori artistici ed esperienziali per i bambini alla esposizione e promozione di manufatti realizzati dei centri diurni della cooperativa Sociale Il Margine. Dal workshop “orti urbani” al bookcrossing “Cedro del Libano”. Dalle performance di musica rap al laboratorio esperienziale “Capisci un tubero” con attività di semina in campo della patata, fino ad una emozionante caccia al tesoro.

Ogni anno Follia in Fiore ricorda che la primavera non è solo una stagione, ma un modo di stare insieme e di riscoprire la bellezza dei luoghi di Collegno. Nel Chiostro della Certosa Reale si intrecciano storia, tradizioni e creatività, rendendo questa manifestazione così speciale e attesa – commenta il Sindaco della Città di Collegno Matteo Cavallone -.
La qualità di espositori, artigiani, produttori agricoli e florovivaisti racconta un territorio vivo, capace di innovare senza perdere le proprie radici. Ciò che rende unico questo evento è l’impegno di associazioni, cooperative, volontari e cittadini: ringrazio tutti loro insieme agli uffici comunali. Grazie al loro continuo impegno la Certosa Reale è un bellissimo giardino aperto, il nostro luogo di incontro nel cuore del parco Dalla Chiesa“.

Conclude l’Assessora alla Cultura della Città di Collegno Clara Bertolo: “Follia in Fiore è una delle manifestazioni che più raccontano l’anima di Collegno: una città che sa unire storia, creatività, natura e partecipazione. Ogni primavera, il Chiostro della Certosa Reale torna a essere un luogo vivo, accogliente, attraversato da profumi, colori e voci diverse, proprio come accadeva secoli fa quando qui si coltivavano le erbe officinali. Non è solo una mostra–mercato: è un’esperienza che intreccia arte, artigianato, tradizioni, inclusione e bellezza, offrendo a famiglie, appassionati e curiosi un’occasione per riscoprire il valore del nostro patrimonio e il piacere dello stare insieme. Vi aspettiamo“.

Come gli scorsi anni, anche nell’edizione 2026 Follia in Fiore allestirà una golosa area food per tutti i partecipanti alla manifestazione presso la Piazza Cav S.S. Annunziata.

 

L’Ingresso a Follia in Fiore è di € 3,00

Entrata libera per minori di 16 anni e accompagnatori di disabili

L’accesso alla manifestazione è da Via Martiri XXX Aprile, 30

Maggiori informazioni sulla mostra mercato e sulle iniziative collaterali al sito www.orticolapiemonte.it/ o sui canali social di Follia in Fiore.

 

Facebookwww.facebook.com/folliainfiore

Delicato e saporito il risotto gamberi e zucchine: un classico

Il riso italiano, altamente nutritivo, digeribile e versatile si presta ad innumerevoli preparazioni

 

Il riso italiano ,“re dei cereali”, e’ tra i migliori al mondo, e’ espressione di cultura e tradizione delle specifiche zone di produzione. Altamente nutritivo, digeribile e versatile si presta ad innumerevoli preparazioni. La ricetta della settimana e’ un primo classico, semplice, che unisce sapori di terra e di mare che si esaltano a vicenda in un dolce e perfetto connubio. Uno degli abbinamenti piu’ amati.

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Ingredienti per 4 persone:

 

350gr.di riso per risotti

200gr,di piccole zucchine fresche

15 gamberi freschi

1 piccolo porro

1 scalogno o 1 piccola cipolla

1 bicchiere di vino bianco secco

1 litro di fumetto di pesce

1 carota, 1 gambo di sedano,1/2 cipolla, un rametto di finocchietto selvatico (per il fumetto)

burro/olio q.b.

prezzemolo tritato q.b.

sale q.b.

Sgusciare i gamberi (avendo cura di tenere da parte le teste e i gusci), eliminare il filetto nero, lavare velocemente. Preparare il fumetto di pesce, portare a bollore l’acqua con gli scarti dei gamberi,cipolla, carota, sedano e poco sale, filtrare.

Tritare lo scalogno. Lavare e tagliare le zucchine a rondelle sottili. Scaldare l’olio/burro in una larga padella, rosolare lo scalogno e il porro tagliato a rondelle, aggiungere il riso e farlo tostare a fuoco vivace finche’ i chicchi diventano traslucidi. Bagnare con il vino bianco, lasciar evaporare. Aggiungere poco alla volta il fumetto di pesce bollente. A meta’ cottura unire le zucchine e poi aggiungere i gamberi. Aggiustare di sale.Togliere dal fuoco, completare con il prezzemolo, mantecare con una noce di burro, lasciare riposare per due minuti e servire.

 

Paperita Patty

Camminata di Primavera a San Sebastiano da Po 

Domenica 22 marzo Cammini Divini di Augusto Cavallo by Nordic Walking Valcerrina , in collaborazione con le Società Operaie del Colombaro e della Villa, e con il patrocinio del Comune di San Sebastiano da Po, presentano una camminata di primavera, escursione ad anello di circa 12.5 km per ammirare le fioriture ed il risvegliarsi della natura primaverile.
Il ritrovo è  previsto a partire dalle 8.30 presso il bar La Goccia, in via Enrico Berlinguer 3 a San Sebastiano da Po. La partenza sarà alle 9 con guida escursionistica ambientale. Il percorso, in buona parte inedito, condurrà tra la fitta vegetazione della collina torinese e attraverso alcune borgate caratteristiche del comune torinese, con numerosi punti panoramici, lungo il percorso da cui si potranno ammirare le pianure e le colline sottostanti. Si salirà verso la frazione Moriondo e da qui si proseguirà verso il borgo di Piazzo attraversando alcune zone incontaminate della collina torinese.
Il percorso sarà inizialmente su strade sterrate ed in parte su asfalto, senza particolari difficoltà.
All’arrivo sarà  possibile pranzare presso il Salone Polivalente adiacente al Centro Sportivo di Piazza Giovanni Agnelli a San Sebastiano da Po.
Per la partecipazione alla camminata il costo è di 10 euro, per il pranzo di 15 euro.
Prenotazione obbligatoria sia per la camminata sia per il pranzo finale

Per partecipare è consigliabile abbigliamento comodo e scarpe da trekking  e scorta d’acqua.
Per chi lo desidera verranno messi a disposizione i bastoncini da Nordic Walking gratuitamente fino ad esaurimento disponibilità.

Per info e prenotazioni contattare Augusto Cavallo, Guida Ambientale Escursionistica, cell. 3394188277  O via mail augusto.cavallo66@gmail.com

Mara Martellotta

Oh, Lucrezia…

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E ora, che si fa?”, chiese Gioacchino, rivolgendosi incredulo agli altri compagni. “Che si fa, che si fa…Si cerca qualcuno che se la senta, che trovi le parole giuste. Del resto si sapeva che, prima o poi, ci sarebbe capitato un funerale civile anche qui da noi, no? C’è sempre una prima volta”, rispose sbrigativo Carletto Barelli, il segretario della Camera del Lavoro

 Lucrezia l’aveva detto a tutti e, da qualche anno, ormai anziana, l’aveva anche scritto – nero su bianco –  nel testamento. Così non c’erano dubbi: il giorno dell’ultimo saluto, prima di finire sotto terra, non voleva tra i piedi preti e suore. “Niente omelie e fumo di candele;niente fiori e rosari da sgranare. Solo una breve orazione civile”. Così aveva scritto, di suo pugno, Lucrezia Dolcini,  dopo la premessa di rito (…nel pieno possesso delle mie facoltà mentali e in piena libertà, volendo disporre per il tempo in cui avrò cessato di vivere, dichiaro con il presente atto le mie ultime volontà come di seguito espresse…). 

 

Essendo nubile e senza prole, non aveva parenti stretti a cui lasciare l’unico bene di cui disponeva: una vecchia casa con annesso fienile che aveva ereditato dal padre, morto di silicosi a meno di quarant’anni. E così aveva disposto che fosse la CGIL a beneficiare di ciò che possedeva. In cambio, come unica contropartita, voleva che l’impronta dell’ultimo saluto fosse laica in tutto e per tutto. La sua storia, del resto, parlava per lei. Nata nel 1892 poco distante dalla Pieve di Montesorbo a Ciola, una frazione di Mercato Saraceno, in Romagna, Lucrezia – con i genitori – era emigrata in tenera età in Ossola dove il padre, Duilio, aveva trovato lavoro nel cantiere del traforo del Sempione. Un’opera imponente che, all’epoca della sua costruzione, nei primi anni del ‘900 , collegando Domodossola a Briga, si fregiava di essere la più lunga galleria ferroviaria del mondo. D’indole ribelle, era cresciuta in una famiglia di fede repubblicana. Il padre era stato anche segretario, in gioventù, del più antico partito politico italiano in una località limitrofa, Talamello. Quel nome e il simbolo della foglia d’edera, in Romagna, spiccavano fieramente su fiammanti bandiere rosse e gli aderenti cantavano feroci canzoni contro i Savoia e tutte le teste coronate. La giovane Lucrezia, cresciuta con il mito dei “tre Giuseppe” (Mazzini, Garibaldi e Verdi) stravedeva per il padre che, al posto delle favole, le leggeva brani della Costituzione della Repubblica romana, che Aurelio Saffi , romagnolo purosangue, aveva contributo a scrivere con gli altri due membri del “triumvirato”, Armellini e Mazzini, dopo aver sottratto il potere al Pontefice, al tempo Pio IX. Papà Dolcini, rimasto vedovo, crebbe la sua unica figlia con amore, mettendola in guardia sulle fatiche della vita. Per rappresentarle meglio, usava un’immagine piuttosto forte, presa in prestito dal poeta Olindo Guerrini, in arte “Stecchetti”, anch’esso romagnolo: “La vita l’è coma la schèla de puler: cùrta, in salìda e pìna ad merda” (la vita è come la scala del pollaio: corta in salita e piena di sterco). Così, lavorando sodo, con il magro guadagno riuscì anche a far studiare la figlia e Lucrezia, tra un sacrificio e l’altro, si diplomò maestra e insegnò a leggere e scrivere nella scuola elementare di uno dei più popolosi rioni di Domodossola. Lo fece riponendo nel suo lavoro la stessa passione con cui, alla sera, partecipava agli incontri e alle iniziative promosse dal sindacato e dai partiti progressisti. Se c’era da predisporre un manifesto pubblico o organizzare una serata di solidarietà con le famiglie degli operai in sciopero di questa o di quell’altra fabbrica, la “maestra Lucrezia” non si tirava mai indietro, offrendo impegno e tempo senza nulla pretendere in cambio. Per questo era benvoluta e stimata in tutta la valle. E la notizia del suo decesso era stata accolta con tristezza e dolore. Chi poteva porgerle l’ultimo saluto? Carletto Barelli ebbe un’idea: “si potrebbe chiedere a Germinale Festelli, il maremmano. Che ne dite? ”. Convennero tutti che l’idea era ottima e  venne incaricato Libero Fusini, che lavorava  con Germinale all’acciaieria della “Pietro Maria Ceretti“.

 

Uno schietto e diretto, un po’ fumino e permaloso, il Festelli passava per uno che aveva un caratteraccio ma in realtà era solo allergico ai  compromessi e non aveva mezze misure, nel bene e nel male. Se un amico aveva bisogno, si faceva in quattro per dargli l’aiuto necessario ma se qualcuno gli faceva saltare la mosca al naso erano guai e dolori. “Quando Germinale diventa brusco è come il temporale che si scatena in agosto”, dicevano in fabbrica, alludendo ai fulmini e alle saette che accompagnavano le sfuriate del “toscanaccio” quando aveva la luna storta. Il Festelli, livornese di Cecina, saputo della morte di Lucrezia, sbottò con un solenne: “Maremma maiala! Che triste notizia mi date! L’era una donna decisa come l’omo. C’aveva dù ‘oglioni!”. Sinceramente dispiaciuto, non esitò a dare l’assenso alla richiesta che Libero gli sottopose a nome delle sezioni comunista e socialista, della Fiom  e della Camera del Lavoro, oltre che di alcuni dei vecchi repubblicani che erano rimasti fedeli alle loro origini. Il funerale si sarebbe svolto due giorni dopo, partendo dall’abitazione di Lucrezia, alla Noga, di fianco all’edificio seicentesco della  vecchia parrocchiale, dedicata alla Vergine del Rosario. Il corteo, prima di raggiungere il cimitero, avrebbe fatto una sosta in piazza Mercato dove avrebbero preso la parola Carletto Barelli e , soprattutto, Germinale Festelli, l’oratore ufficiale. Il cecinese preparò con cura il discorso, deciso a non farsi prendere la mano dall’ardore della passione che l’avrebbe, senza alcun dubbio, portato all’esagerazione. Scrivendo, cancellando, aggiungendo arrivò a quella che, per lui, era la perfezione possibile: un’orazione civile che si proponeva di omaggiare la memoria di Lucrezia, toccando le corde dei sentimenti più veri. Provò più volte il discorso davanti allo specchio, calcolando con l’orologio quanto tempo gli era necessario per leggere quel testo senza andar troppo piano, strascicando le parole, e neppure troppo veloce, con il rischio di mangiarsele. Cronometro ventitre minuti esatti. Né troppo, né troppo poco. Sì, poteva andare.

 

Così, con i fogli infilati nella tasca della giacca di fustagno del dì di festa, in testa al corteo composto da alcune centinaia di persone, affiancato da labari delle cooperative  e bandiere rosse, Germinale avvertiva su di sé tutto il peso della responsabilità. In piazza, dopo il telegrafico intervento del segretario della Camera del Lavoro, il Festelli s’avvicinò al microfono. Con un colpo di tosse si schiarì la voce e alzando lo sguardo sulla folla, appoggiò la mano sinistra sul feretro coperto da una bandiera sulla quale spiccava il simbolo dell’edera e fece per prendere i fogli dalla tasca. In quel momento, vuoi per l’emozione, vuoi perché non aveva toccato cibo dal giorno prima, gli si annebbiò la vista e – per un istante – si sentì mancare la terra sotto i piedi. Rendendosi conto che non era in condizione di leggere, prese coraggio e pronunciò, con voce di tuono, una delle più brevi orazioni funebri della storia: “ Oh, Lucrezia.  Noi ci s’ha fatto le lotte insieme e  ora siamo più soli.  L’è ‘nda’ via una compagna che valeva, maremma maiala ‘mpestaha ‘hane. E mi domando: oh, Lucrezia, perché sei morta se cinque minuti prima di morire, eri così piena di vita ?”. Dopo qualche attimo di smarrimento iniziarono i primi applausi e, in breve, l’intera piazza tributò l’ultimo, caloroso addio alla “maestra Lucrezia”, senza però trovare una risposta alla domanda di Germinale.

Marco Travaglini

Osteria Amarotto, quando la cucina piemontese diventa esperienza

Nel centro storico di Casale Monferrato, tra le strade che custodiscono la cultura gastronomica del Monferrato, l’Osteria Amarotto rappresenta uno degli indirizzi più interessanti per chi desidera conoscere da vicino la cucina piemontese più autentica. Qui la tradizione non è soltanto un richiamo al passato, ma una pratica quotidiana che si rinnova attraverso piatti curati, ingredienti selezionati e una forte identità territoriale.

Una storia di famiglia lunga decenni

La storia dell’osteria affonda le sue radici negli anni Quaranta, quando la famiglia Amarotto avviò la propria attività nel settore gastronomico a Casale Monferrato. Da allora il locale ha attraversato generazioni, mantenendo sempre lo stesso obiettivo: proporre una cucina capace di rispettare le ricette della tradizione piemontese, senza rinunciare a una certa capacità di evolversi nel tempo.

Nel corso degli anni l’osteria è diventata un punto di riferimento per residenti e visitatori, grazie a una proposta culinaria che coniuga memoria gastronomica e sensibilità contemporanea.

I piatti simbolo della cucina piemontese

Il menù è costruito attorno ai grandi classici della cucina del territorio. Le preparazioni seguono fedelmente le ricette tradizionali, ma sono realizzate con attenzione alla qualità delle materie prime e alla stagionalità degli ingredienti.

Tra le specialità più rappresentative figurano la bagna cauda, la carne cruda all’Albese, gli agnolotti ripieni e i secondi piatti a base di carne, come il bollito o il brasato al Barolo. Non mancano salumi e formaggi locali, mentre la pasta fresca viene preparata artigianalmente in cucina. A chiudere il pasto, una selezione di dolci fatti in casa che richiama la tradizione delle antiche trattorie piemontesi.

Ogni proposta gastronomica punta a valorizzare i sapori genuini del territorio monferrino, offrendo un’esperienza culinaria che rimane fedele alla cultura locale.

Ingredienti di qualità e cucina espressa

Uno degli aspetti più apprezzati dell’osteria è la scelta di privilegiare ingredienti di provenienza locale e prodotti selezionati con attenzione. Molte materie prime arrivano infatti da aziende del territorio, una scelta che permette di mantenere un legame diretto con la filiera agricola del Monferrato.amarotto

La cucina viene preparata al momento, seguendo una filosofia che punta su freschezza e semplicità, due elementi fondamentali per esaltare i sapori della tradizione piemontese.

Il ruolo del vino

Accanto ai piatti, un ruolo centrale è riservato al vino. La carta propone numerose etichette piemontesi, con particolare attenzione ai grandi rossi della regione. Barolo, Nebbiolo e Barbera accompagnano il percorso gastronomico, permettendo agli ospiti di scoprire alcuni dei vini più rappresentativi del territorio.

Un indirizzo per scoprire la cucina del Monferrato

Grazie a un ambiente accogliente e a una cucina che affonda le radici nella tradizione locale, l’Osteria Amarotto continua a essere uno dei luoghi ideali per chi vuole conoscere la gastronomia del Monferrato. Un ristorante dove la cultura culinaria piemontese si esprime attraverso piatti genuini, attenzione ai dettagli e un’autentica passione per la buona tavola.

https://www.osteriaamarottocasale.it/

Grignolino, il nobile ribelle 2026

28 Marzo 2026 – 30 Marzo 2026
Ci sono vitigni che non inseguono le mode, e proprio per questo attraversano il tempo con una personalità intatta. Il Grignolino appartiene a questa categoria: elegante ma irrequieto, sottile ma pieno di carattere, capace di sorprendere chiunque si avvicini al suo calice senza pregiudizi. Non è un vino accomodante – e forse è proprio questa la sua forza.
A questo spirito libero è dedicata “Grignolino, il nobile ribelle”, l’appuntamento organizzato da AIS Piemonte insieme alle delegazioni di Asti e Casale Monferrato, in programma dal 28 al 30 marzo a Grazzano Badoglio, nel cuore del Monferrato.
Tre giorni di banchi d’assaggio, incontri con i produttori e momenti di approfondimento pensati per raccontare un vitigno identitario del Piemonte, capace di oscillare tra tradizione e nuove interpretazioni.
Accanto ai banchi d’assaggio tornano anche i Laboratori, esperienze di degustazione dedicate all’abbinamento gastronomico che mettono il vino in dialogo con il cibo, guidate dai Degustatori dell’Associazione Italiana Sommelier. Occasioni raccolte e partecipative per esplorare, calice dopo calice, la sorprendente versatilità gastronomica di questo rosso piemontese.
Ad anticipare la manifestazione, il 25 marzo, sarà la masterclass “Anarchico e gentiluomo. Le metamorfosi del Grignolino”, un viaggio attraverso stili, tecniche di vinificazione e interpretazioni diverse del vitigno, tra acciaio, legno e appassimento. A guidare la degustazione saranno Mauro Carosso, Presidente AIS Piemonte, insieme alla relatrice AIS Eleonora Giroldi, in un percorso pensato per svelare le molte identità di un vino che, dietro il suo carattere ribelle, sa esprimere anche una sorprendente eleganza.
Un invito, in fondo, a lasciarsi affascinare da uno dei vini più originali del Piemonte: nobile nella storia, ribelle nello spirito, e sempre capace di raccontare il territorio da prospettive nuove.
Grazzano Badoglio (At)
Via IV Novembre 15, Grazzano Badoglio (At)- mappa
28 Marzo 2026 – 30 Marzo 2026
Orari e modalità di accesso
La manifestazione si svolgerà il 28, 29, 30 marzo con i seguenti orari:
Sabato 28 marzo dalle 11 alle 19
Domenica 29 marzo dalle 11 alle 19
Lunedì 30 marzo dalle 10 alle 17
Evento aperto sia al pubblico sia agli operatoriPer il pubblico l’ingresso è libero senza prenotazione; è previsto un contributo per la degustazione di 15 € (10 € per i soci AIS).
Ingresso gratuito per gli operatori del settore grazie ad un lavoro specifico sul comparto Ho.Re.Ca, che potranno accreditarsi a una delle tre giornate a scelta inviando un’ e-mail a eventi.aisasti@gmail.com
ALLA PROSSIMA !

Sformatini di peperoni ricetta light

Contorno insolito o antipasto sfizioso, si preparano in poco tempo in tutta facilita’. Sono deliziosi, delicati, privi di grassi, cremosi e scenografici.

Ingredienti

2 peperoni gialli di Carmagnola
2 uova intere
200gr. di ricotta
Sale, pepe, prezzemolo
4 noci
Olio evo, una noce di burro

Lavare i peperoni, punzecchiarli con i rebbi di una forchetta e grigliarli su una piastra di ghisa calda. Lasciar raffreddare e pelare.
Nel mixer frullare le falde di peperone, la ricotta, le uova, il sale ed il pepe.
Imburrare 6 stampini in acciaio, versare la crema e cuocere a bagnomaria a fuoco bassissimo per circa 30 minuti.
Preparare la salsina mescolando il prezzemolo tritato con una noce tritata, sale e olio evo.
Togliere gli sformatini dagli stampi con l’aiuto della lama di un coltello, impiattare guarnendo con l’emulsione di olio ed un gheriglio di noce. Servire tiepido.

Paperita Patty

I torinesi e la moda intellettuale

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

La moda italiana nacque a Torino nel 1911 quando per la prima volta una donna indossò un paio di pantaloni di un sarto francese, subito suscitò incredulità e stupore ma con il tempo le persone iniziarono a prenderla d’esempio creandone nuovi modelli. Poco per volta nacque a Torino l’industria dell’abbigliamento. Dagli anni Trenta agli anni Sessanta Torino fu il polo industriale principale italiano per la produzione del tessile. Solo dagli anni Novanta in poi Milano diventò capitale della moda italiana.

I BRAND INDIPENDENTI CHE SALVAGUARDANO IL PIANETA

Secondo numerose ricerche i torinesi si ispirano molto alle mode del momento e numerosi sono i brand indipendenti che sono nati proprio in questa città. Tra di essi il brand “Nasco Unico” di Andrea Francardo, un laboratorio artigianale dove le clienti possono scegliere come realizzare il loro capo direttamente nel laboratorio evitando così sprechi di produzione.
Un altro marchio è “Amma” di Luisella Zeppa che produce borse eco-sostenibili, con materiali naturali e lavorate con cura e maestria da tantissime generazioni.
Per chi ama invece i gioielli vi è il marchio “Raduni Ovali” realizzati con pietre preziose, ognuno unico nel suo genere grazie alle attente rifiniture a mano.
Moltissime sono le scelte dei brand e dei negozi, spesso le piccole realtà sono poco conosciute rispetto ai grandi marchi ma possono essere un’ottima occasione per indossare capi unici e con una particolare attenzione verso l’ambiente.

COSA INDOSSARE IN BASE ALLE OCCASIONI

I grandi marchi di moda influenzano ogni anno il mercato con tessuti e colori diversi, ma per ottenere esattamente il risultato che si vuole ottenere quando indossiamo un capo non dobbiamo solo basarci sulla moda ma anche su delle precise regole di psicologia!
Secondo la scienza infatti indossare degli abiti rossi accellera il battito cardiaco di chi li porta e anche del suo interlocutore, che potrà tradurre quella sensazione in “voglia di fuggire” o “eccitazione”, questo vale soprattutto se la persona che indossa l’indumento è donna. Quindi se ad un primo appuntamento vogliamo fare colpo vestirci di rosso potrebbe essere una buona idea.
Se invece abbiamo un’occasione più formale, ad esempio lavorativa, il colore ideale è spesso il blu perché abbassa il battito cardiaco, rilassa e fa si che l’interlocutore si fidi maggiormente di noi. I politici sono spesso vestiti di blu proprio per questo motivo, Donald Trump per esempio ha il completo blu, la cravatta rossa che indica grinta e lotta e la camicia bianca che suggerisce chiarezza.

COSA INDOSSARE CON PARSIMONIA

Vi sono poi dei colori che potrebbero non aiutarci a raggiungere il risultato sperato come il nero che suscita l’idea dell’oscuro, velato, misterioso e al contempo lussuoso.
Il bianco stimola in noi l’idea della pulizia ecco perché è molto usato nei camici da lavoro, è però un colore che non suscita emozioni, non è quindi adatto quando vogliamo creare un legame con l’altra persona.
Si occupa di colori anche l’armocromia ma in un accezione puramente estetica e non scientifica, molto utile quando il nostro obiettivo è quello di valorizzarci esteticamente.

NOEMI GARIANO