LIFESTYLE

Biraghi Gelato, una tappa golosa nel cuore di Torino

SCOPRI – TO  ALLA SCOPERTA DI TORINO

Chi passeggia nel centro di Torino non puó non notare il punto vendita Biraghi, diventato negli anni una delle soste preferite per chi desidera concedersi una pausa all’insegna della qualità. Situato in una delle zone più frequentate della città, il negozio richiama ogni giorno torinesi e visitatori attratti non solo dai prodotti storici del marchio, ma anche dalla proposta dedicata al gelato.

Il punto vendita del centro cittadino rappresenta infatti un’estensione naturale della filosofia Biraghi, azienda piemontese che ha costruito la propria identità valorizzando il latte e le eccellenze del territorio. Una tradizione che si ritrova anche nelle coppe e nei coni serviti ogni giorno, preparati con particolare attenzione alla qualità delle materie prime.

Un gelato che racconta il territorio

Il legame con il Piemonte emerge nei sapori e nella scelta degli ingredienti. Accanto ai gusti più amati dal grande pubblico trovano spazio proposte che richiamano la storia e la cultura gastronomica regionale. Il risultato è un gelato dal gusto autentico, capace di conquistare sia chi cerca i sapori della tradizione sia chi desidera provare qualcosa di diverso.

L’esperienza Biraghi oltre il gelato

Entrare da Biraghi significa anche scoprire una realtà che da decenni rappresenta una delle eccellenze agroalimentari piemontesi. Il marchio è conosciuto in tutta Italia per i suoi formaggi e per l’attenzione alla filiera produttiva, valori che vengono trasferiti anche alla proposta dedicata al gelato. Un approccio che punta sulla qualità senza rinunciare alla semplicità.

Un punto di riferimento per cittadini e turisti

Nel panorama delle gelaterie torinesi, Biraghi si è ritagliata uno spazio particolare grazie alla sua capacità di unire tradizione, innovazione e forte identità territoriale. Per molti turisti rappresenta una scoperta durante una visita in città, mentre per tanti torinesi è ormai un appuntamento abituale. Un piccolo momento di gusto che racconta, attraverso ogni assaggio, una parte della storia gastronomica del Piemonte.

A rendere speciale l’esperienza è anche l’atmosfera del punto vendita, che riesce a trasmettere il legame tra il marchio e il territorio piemontese. Nei mesi più caldi il gelato diventa una delle scelte più apprezzate da chi visita il centro storico, trasformandosi in una piacevole pausa tra una visita ai monumenti e una passeggiata sotto i portici. Un successo che conferma come qualità, tradizione e attenzione al cliente continuino a rappresentare gli ingredienti principali di una realtà capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità.

NOEMI GARIANO

Di motori non ne capisce niente…

/

Armando Belletti, per ragioni di lavoro, si trovò costretto a vivere in città per buona parte della settimana.

Non che Pavia fosse una gran metropoli ma era ben altra cosa dalla quieta e sonnecchiosa Borgolavezzaro.

Smog, traffico, ritmi caotici e stressanti lo inducevano quanto prima a fuggir via lontano da quel trambusto. Con la sua utilitaria, sbrigati gli impegni, s’avviava verso la periferia e, in breve, si trovava in aperta campagna. La Lomellina con i suoi campi geometrici, le risaie, i prati, le boschine, l’aria finalmente pulita e l’unico rumore – oltre al ronfare del motore dell’auto – non era tale ma un delicato e allegro cinguettare degli uccelli.Armando rallentava la corsa e si godeva la vista di quell’ambiente naturale salvaguardato da eccessi edilizi, punteggiato da cascine e campanili, immaginando cosa l’aspettava a tavola: il risotto, il salame d’oca di Mortara, le cipolle di Breme, gli asparagi di Cilavegna e, come dolce, le offelle di Parona. Questi pensieri gli mettevano quasi commozione. “Cavolo, quando torno al mio paese mi pare di rinascere. Qui sì che la vita ha i tempi giusti. Stare in città sarà anche necessario ma mi pesa troppo”. Un giorno, imboccata una strada non asfaltata che tagliava in due una collinetta, l’auto si mise a fare le bizze. Il motore tossiva, ingolfato. Perdeva colpi e si fermò. Armando, pronunciando termini sui quali – per rispetto del lettore – si ritiene più utile sorvolare –   provò a rimetterla in moto, girando con foga la chiave d’accensione. Ma non c’era nulla da fare. Il motorino – grrr, grrr – girava   vuoto. L’auto restava lì, immobile, senza dar segni di vita, nel bel mezzo della stradina di campagna. Belletti scese, sollevò il cofano, guardò perplesso e sconsolato il motore senza avere la minima idea di dove mettere le mani. Mentre rimuginava sull’incidente che gli era capitato, avvertì un rumore alle sue spalle. Si girò e vide   un bellissimo ed elegante cavallo dal manto lucido e nero. L’animale lo guardava e si mise a girare attorno al veicolo. S’avvicinò e, con sguardo indagatore, scrutando il motore disse , con voce grave :“ Un bel guaio, sa? Per me è partito lo spinterogeno”. Armando, attonito e ammutolito lo guardò incredulo mentre l’animale, trotterellando se ne andò via per la sua strada. Di lì a pochi minuti sopraggiunse un contadino, con un forcone in spalla. Si conoscevano. Bernardo Trefossi era noto nei dintorni per la sua eccentricità. Vide il Belletti stranito, con la bocca aperta, e chiese cosa mai gli fosse capitato. Armando, balbettando, raccontò l’episodio del cavallo e il contadino, incuriosito, domandò: “ Mi dica. Il cavallo era forse nero?”. Alla risposta affermativa del Belletti, il contadino, battendogli la mano sulla spalle, lo rassicurò: “Mi dia retta. Non creda ad una parola di quanto le ha detto quel cavallo. Di motori non ne capisce niente”.

E se ne andò, fischiettando per la sua strada. Quando Armando, chiamato il soccorso stradale, riuscì ad arrivare a Borgolavezzaro era omai sera inoltrata. Ancora scosso per l’avventura del pomeriggio, raccontò il fatto agli amici del Bar “Al cervo d’oro”. Nessuno lo contraddisse ma Vittorio Scalmanati, detto “incudine”, fabbro di mestiere, all’insaputa del vicesindaco e guardando gli altri avventori,   si portò l’indice alla tempia. Dalla smorfia e dal gesto tutti intesero ciò che andava inteso: il Belletti era un po’ “tocco” ma non era il caso di contraddirlo. In fondo, come diceva lui stesso, “cavolo, quelli lì un po’ balordi non fanno poi del male a nessuno”. Appunto!

Marco Travaglini

La primavera al castello di Miradolo si avvia verso il gran finale

Domenica 14 giugno sarà una giornata dedicata al Parco della Primavera. Alle ore 10.30 il laboratorio per famiglie denominato “Piccoli esploratori della natura” accompagnerà grandi e piccoli alla scoperta delle fioriture e delle meraviglie del parco, mentre alle ore 15 si terrà l’ultima visita  guidata dedicata alla stagione primaverile. Domenica 21 giugno sarà  invece dedicata alla mostra, alle 10.30 il laboratorio per famiglie Storie POP UP offrirà un’esperienza creativa ispirata alle opere esposte e alle 15 sarà possibile partecipare all’ultima visita guidata della mostra.

Domenica 21 giugno alle ore 4 torna uno degli appuntamenti più  attesi e suggestivi del calendario del castello di Miradolo. Giunto alla sua decima edizione, il concerto d’Estate all’Alba celebra il solstizio d’estate con un’esperienza capace di unire musica, natura e bellezza,  in uno dei momenti più affascinanti della giornata. Le prime luci del mattino, il risveglio del parco e le note che accompagnano il sorgere del sole rendono questo,  appuntamento un’occasione speciale da vivere e condividere. Sempre domenica 21 giugno è  in programma una cena Flambé di inizio estate, un appuntamento speciale per dare il benvenuto all’estate con gusto e suggestione. La cena flambé torna nella cornice unica del castello di Miradolo, tra luci soffuse, piatti preparati al momento  e l’atmosfera magica del parco al tramonto.

Per info e prenotazioni  tel 3716677244

Venerdì 26 giugno prenderà  il via la programmazione estiva con nuovi orari di apertura e un calendario ricco di occasioni per vivere il parco e le sue attività, con visite guidate, laboratori per famiglie, letture, spettacoli, atelier del venerdì e appuntamenti dedicati al benessere, che accompagneranno la bella stagione con proposte pensate per tutte le età.

Alle ore 19 si terrà  l’Atelier del Venerdì con Pittura & Spritz, una serata per rilassarsi, creare e condividere, partecipando ad attività di gruppo, in un’atmosfera informale e ispirata, accompagnati da un aperitivo conviviale, in collaborazione con la Young Board della Fondazione Cosso. Costo: 35 euro compresa attività, ingresso e aperitivo. Alle 21.30 si terrà il cinema nel parco e verrà proiettato Barbie. Costo di 8 euro a persona, 3 euro ridotto per i bambini tra gli 0 e i 5 anni .

Alle 21.30 si terrà una visita notturna dal titolo “Incontra le lucciole” a cura di Gianluca Simonetta. Tante piccole luci danzanti si muovono magiche nelle notti estive rendendo scintillante il Parco del Castello di Miradolo. Lasciamoci condurre e affascinare dal loro bagliore per comprenderne il ruolo delicato e l’importanza che hanno all’interno dell’ecosistema.

Ultimo appuntamento di giugno sarà  per domenica 28 giugno alle ore 16 con “Ciurmalcastello, le Guarattelle di Pulcinella”. All’ombra degli alberi del Parco del Castello di Miradolo, un teatrino di burattini darà  vita alle tradizionali guarattelle napoletane, storie popolari, ironiche e coinvolgenti, animate dall’inconfondibile maschera di Pulcinella.

Questa rassegna è curata dal Comune di Pinerolo, Comune di San Secondo di Pinerolo e Fondazione Cosso.

Ingresso libero, con prenotazione obbligatoria

Visita al parco e alla mostra: orari – sabato, domenica e lunedì dalle 10 alle 18.30 / è attivo un nuovo sistema di biglietteria per gruppi e scuole. Il castello e il parco sono visitabili tutti i giorni su prenotazione.

Info: 0121 502761 – prenotazioni@fondazionecosso.it

Mara Martellotta

È nata POP UP Beach

La divisione che porta su alcune spiagge libere la filosofia degli eventi più esclusivi

POP UP, realtà leader in Piemonte nel settore dell’organizzazione di eventi privati, nella gestione di location esclusive, sbarca per la prima volta sulle coste liguri presentando per l’estate 2026 la grande novità di POP UP Beach, una divisione che porta sulle spiagge della Liguria la filosofia di POP UP, da sempre immaginata per uscire dagli schemi dei normali format, e mettere a frutto la creatività di un team di professionisti e di uno staff di cucina e di sala di eccellenza e consolidato, capace di costruire eventi ritagliati su misura sulle singole esigenze.

POP UP Beach porterà tutto questo in tre diversi stabilimenti balneari della Liguria da poco rinnovati nell’offerta, i Bagni Rosa di Santa Margherita Ligure, con l’incantevole terrazza panoramica sul mare, i Bagni Valletta, poco distanti, con la loro posizione strategica vicino al centro di Santa Margherita, e i Bagni Scogliera a Genova Nervi, immersi nel verde e con una vista mozzafiato. Si tratta di tre location d’eccellenza, di cui POP UP Beach curerà la proposta di ristorazione e il servizio food e beverage, orientandosi con un’offerta curata realizzata con fornitori selezionati e materie prime di livello. La proposta sarà frutto di una collaborazione con marchi come Caffè Vergnano, partner per la caffetteria, Feder Tree o Nastro Azzurro, improntata su un dialogo con il territorio e i suoi produttori, per quanto riguarda le celebri focacce liguri e le tradizionali trofie al pesto. In tutte e tre le spiagge, il servizio di ristorazione, targato POP UP Beach, funzionerà con orario continuato dalle 10 del mattino, con la carta dedicata alle colazioni, passando per un pranzo leggero e sfizioso vista mare e un romantico aperitivo, per terminare con la cena.

Gli stabilimenti saranno disponibili per ospitare eventi provati di qualsiasi natura ed entreranno nel già nutrito portfolio dell’azienda, che raccoglie le location esclusive e originali, tra cui Catello, spazi museali e palazzi d’epoca.

“La creazione di una divisione dedicata alla ristorazione da spiaggia è stata per noi un passo importante, che ci ha concesso di allargare ulteriormente gli orizzonti della nostra azienda, – ha spiegato Fabrizio Bocca, a capo di POP UP – L’obiettivo è lavorare come abbiamo sempre fatto, mettendo al centro il cliente e le sue esigenze, puntando a fare di ogni location un luogo unico e indimenticabile.

Mara Martellotta

“La boule va bene così. A me piace fredda, brut demoni”

Il corteo che ieri ha accompagnato il povero Tugnin al camposanto non aveva la mestizia dei soliti funerali. Era arrivato quello che lui stesso chiamava “il giorno in cui staccherò il biglietto di sola andata”.

Diceva proprio così, rimasticando i modi di dire appresi in una vita “da rotaia”, da ferroviere. Al circolo aveva fatto avere i soldi perché gli amici, terminata la cerimonia, potessero ricordarlo alzando i calici in una bella bevuta. “Ricordate che se vi viene voglia di intonare qualcuna delle canzoni che cantavamo da giovani a me farà solo piacere. Ed anche se non potrò aggiungere la mia voce al coro e non potrò sentire se sarete stonati come una campana ciucca, sarò lì con voi, almeno in spirito”. Quando disse queste parole aveva le lacrime agli occhi e fece venire a tutti un gran magone. Anche per la banda musicale, che doveva accompagnarlo nell’ultimo viaggio, aveva compilato di suo pugno il “borderò:la marcia funebre di Franz Listz o il Requiem di Mozart, la Leggenda del Piave, Bella Ciao , l’Internazionale e, dulcis in fundo, il Silenzio. Un bel casino, perché non è stato possibile trovare una banda in grado di eseguire tutt’intero il repertorio che Tugnin aveva “dettato”. Così ci siamo accontentati della Leggenda del Piave, Bella Ciao ed il Silenzio. Quest’ultimo, eseguito dal Birella, cantoniere di mestiere e trombettiere per passione. A dire il vero è stato uno strazio ma, vivi a parte che –  conoscendolo – non  si aspettavano di meglio, il morto non ha avuto da lamentarsi. Il più affranto è stato, com’era ovvio, il “Giuri”. Adriano Arbusti si era guadagnato il nomignolo di “Giuri” dove averlo detto e ripetuto migliaia di volte alla moglie, soprattutto quando quest’ultima era fuori dagli stracci perché tornava a casa un po’ “brillo”. “ A tal giuri, Maria: sun mia ciucc! Gò gnanca vardà drè alla buteglia” ( tradotto:” Te lo giuro, Maria: non sono ubriaco! Non ho nemmeno guardato la bottiglia”). Ma lo tradiva l’alito e allora, giù mazzate sul groppone con la scopa di saggina. Lui e Tugnin erano amici da quando, entrambi venticinquenni, avevano preso parte alla Resistenza. “Giuri” era barcaiolo e portava da una sponda all’altra del lago e da queste in Svizzera, armi e fuoriusciti. Tugnin, ferroviere addetto alla manutenzione degli scambi sulla tratta Arona-Baveno della linea Milano-Domodossola, aveva aiutato diversi ebrei a mettersi in salvo dopo la proclamazione delle leggi razziali e – nel gennaio del 1944 – era andato in montagna con i partigiani. Fu sulle colline del Vergante e sulle pendici del Mottarone che si ritrovarono insieme, mitra in mano, a dar filo da torcere alle camicie nere. Dopo la “calata al piano” erano tornati alle loro professioni. Tugnin s’occupò ancora di binari ma stavolta per la tratta tra Stresa e Mergozzo, riducendo di molto il “campo d’azione”. L’Arbusti, con il suo cappello da marinaio calcato sulla “crapa”,  faceva la spola  tra le isole e la terraferma con la sua “ Iolanda” , una bella barca da pesca a sei posti, dotata di un potente motore da 15 cavalli. Capitava spesso che, senza darsi appuntamento, si trovavano all’osteria dei Quattro Cantoni per una partita di briscola “chiamata”, al Circolo operaio per un mezzino di rosso o dalla Maria, all’osteria dei Gabbiani, per una “merenda”. Tra loro si era rafforzata un’amicizia “solidale”. Tutti ricordano quando Tugnin ebbe l’incidente fuori dalla stazione di Baveno, cadendo dalla “Truman”, vecchia e robusta locomotiva diesel americana, giunta in Italia dopo la seconda guerra mondiale. Aveva perso l’equilibrio, finendo lungo e tirato sulla massicciata. Una brutta botta che gli era costata la frattura di un femore e della scapola sinistra. Ricoverato per diverse settimane nella traumatologia dell’ospedale S.Biagio di Domodossola, aveva ricevuto – ogni due giorni –  le puntuali visite dell’amico “Giuri”. Quest’ultimo, partiva alla buonora con il treno da Baveno, dopo aver fatto – la sera prima – il “carico” da Luigino Bottecchia, vinaio di Oltrefiume che commerciava una barbera monferrina di buona qualità. Il carico consisteva, ovviamente, in due fiaschi che – per Tugnin – rappresentavano la razione delle quarantott’ore. Così, quando una decina d’anni più tardi, toccò al Giuri fare i conti con la “costrizione” dell’ospedale per una brutta polmonite, l’amico ferroviere ( ormai pensionato ) non aveva  esitato un attimo a rendere il servizio. La casa di cura, per sua fortuna, era quella di Stresa, gestita dalle suore. Prendeva “la tradotta” dopo aver fatto anch’esso il “pieno” ad un paio di bottiglioni. Solo che, già alla prima volta, si era scontrato con un ostacolo insormontabile: l’arcigna e “invalicabile” portiera dell’ospedale stresiano, suor Clementina. A differenza del nome, soave e mite, suor Clementina era un donnone di più di cento chili ed era un vero mastino. Antonio Galletti subì la perquisizione ed il sequestro del vino, protestando tanto animatamente quando inutilmente. “Caro il mio ometto, qui il vino non entra. Quindi, se vuol salutare il suo amico passi pure ma a mani vuote”. La suora era come la linea Maginot. Se la pigliavi di petto era invalicabile e ogni tentativo era destinato a mal partita. “Allora mi sono fatto furbo e l’ho aggirata”, confidò Tugnin. Concordò la tattica con l’amico barcaiolo e la mise in pratica. Giuri doveva affacciarsi alla finestra d’angolo che dava sulla scalinata del retro.Lì, con fare lesto, “allungava” la boule dell’acqua calda all’amico che, in un baleno, svitava il tappo e la riempiva di barbera. Giuri, dopo essersi infilato nel suo letto tenendosi stretto la boule opponeva una fiera resistenza ai tentativi delle suore di prelevargliela per cambiare l’acqua,  secondo le religiose, “ormai fredda” . “Ferme lì, sorelle”, intimava con voce che non ammetteva repliche. “La boule va bene così. A me piace fredda, brut demoni”. Il sistema funzionò fino a quando le suore non mangiarono la foglia e il barcaiolo, privato del “carburante”, si rassegnò ad un periodo di forzata astinenza, soffrendo e brontolando. Ed oggi, eccolo qua, il nostro Giuri. Sembra un vecchio tronco spezzato dalla saetta. Ha accompagnato, insieme agli altri, Tugnin al camposanto e ora si trova perso, spaesato. “Cari miei – ci ha detto – ; siete più giovani e a certe cose non ci pensate, e fate bene. Ma io, alla mia età, mi sentivo già perso quando è morta la mia Marietta. E ora? Eh?  Morto anche Tugnin, che era come un fratello, sono solo come un cane”. Ci ha fatto una tenerezza da non credere e l’abbiamo portato con noi a pranzo. E pure a cena.  D’ora in poi, un po’ del nostro tempo, lo dedicheremo a fargli compagnia quando passerà dal Circolo Operaio. Smazzando le carte ci parlerà del lago, dell’onda vagabonda e del suo amico Tugnin. Del resto, i ricordi sono come i pesci del lago. S’impigliano nella rete della memoria e, ogni tanto, li tiriamo in secca.

Marco Travaglini

Spazio laboratorio al terzo piano di Green Pea , The Suite Lab

Nasce a Torino The Suite Lab , uno spazio laboratorio enogastronomico situato al terzo piano di Green Pea, nel quartiere Lingotto, che inaugurerà  il prossimo 15 giugno.
Gestito da TO BE Events, The Suite Lab nasce come luogo ibrido e multifunzionale,  non solo come ristorante o spazio eventi, ma come ambiente progettato per accogliere format su misura, chef residency, cene pop up, progetti speciali e appuntamenti costruiti attorno ai brand, alle persone e ai grandi momenti della città. Cucine a vista, ambienti riservati, possibilità di costruire format personalizzati e una posizione strategica all’interno di Green Pea rendono di Suite Lab un luogo pensato per accogliere esperienze private, eventi corporale, progetti culturali e momenti aperti alla città.
Si tratta di uno spazio animato di nuovi progetti, momenti dal fil rouge della migliore narrazione enogastronomica; su questo tema si inserisce anche il nuovo format “Fuori Menu”, un calendario di guest gastronomiche aperte al pubblico che prenderanno vita a The Suite Lab, portando periodicamente alla guida delle cucine i protagonisti della più nota ristorazione nazionale ( e non solo).

Mara Martellotta

A dare il via alla programmazione di appuntamenti sarà lo chef giapponese classe ’77 Yoji Tokuyoshi, per quasi dieci anni all’Osteria Francescana di Massimo Bottura.

Oggi anima di Bentoteca a Milano Yoji Tokuyoshi sarà  il protagonista della cena inaugurale. L’apertura rappresenta soltanto il primo capitolo di un calendario pensato per portare  a Torino alcune delle voci più interessanti del panorama gastronomico contemporaneo.

Solidarietà al parco “Lo Gnekko” di Gabiano

DOMENICA 21 GIUGNO

E un modo per stare vicino all’Associazione che ha bisogno di aiuto “Economico e Morale”.  Lo scorso 2 Giugno ha subito ingenti danni a causa di una tromba d’aria; non solo alla struttura ma anche agli animali fra i quali Rino, un docile asinello.

Cosa troverete domenica 21 Giugno 2026?

Un ambiente immerso nella natura, bancarelle di espositori con i loro prodotti artigianali, una atmosfera rilassante impreziosita da Musica di sottofondo. Potrete vedere di persona i 51 Alberi adottati nei primi 10 anni di attività nel «Parco dello Gnekko», una speciale realtà di oltre tre ettari di biodiversità naturale bonificata a partire dal 2016 con la piantumazione di oltre 400 piante nel corso degli anni. Tutte le piante sono state messe a dimora con l’intento di donare un nuovo equilibrio, del tutto naturale, per potere ospitare le specie di animali presenti nel territorio e di passaggio durante le migrazioni.

Stiamo riuscendo a fare tutto ciò grazie alle donazioni che regolarmente riceviamo e grazie al contributo del 5×1000 (il nostro codice fiscale: 91032730060).

Ma un contributo importante (51 adozioni!) è arrivato tramite l’iniziativa “Adotta un Albero” che per ogni donazione di 30,00€ permette di attribuire un soprannome ad una pianta. Abbiamo optato per il soprannome perché lo scopo è quello di sensibilizzare e non di alimentare l’ego delle persone e in questo modo chi ha fatto la donazione potrà riconoscere la propria pianta che sarà un simbolo di riconoscenza a Madre Terra pere la generosa ospitalità che ci riserva.

I punti principali del programma del 21 Giugno:

Alle ore 14:30 si terrà un incontro «Lumax», il nostro percorso di crescita interiore, dove tratteremo argomenti interessantissimi inerenti l’influenza della nostra mente sulle malattie e sulla guarigione da punto di vista spirituale.

Alle ore 16:00 si terrà una cerimonia di ringraziamento a Madre Terra per il “Solstizio d’Estate”.

Durante la giornata, fin dalle 09:30, ci saranno le normali attività degli eventi “Albero dei Talenti”, legate ai talenti, al benessere personale ed alla scoperta di nuovi metodi di crescita personale semplici e potenti.

 

Attività nell’ambito sociale:

Per quanto riguarda le attività di utilità sociale, siamo impegnati a sensibilizzare il riciclo ed il baratto tramite il nostro mercatino «Zyrco» che permette ai nostri soci e sostenitori di ottenere grandissimi vantaggi materiali senza l’utilizzo di alcuna moneta ed allo stesso tempo permette di ridare vita ad oggetti che erano riposti inutilizzati in uno scatolone.

 

Potete ottenere altre informazioni dalla pagina Facebook dell’Associazione:  https://www.facebook.com/Lo.Gnekko/

Gli occhiali per leggere

/

Albertino era venuto al mondo quando ormai Maddalena e Giovanni non ci speravano più. E così, passando gli anni in un rincorrersi di stagioni che rendevano sempre più duro e faticoso il lavoro nei campi, venne il giorno del ventunesimo compleanno per l’erede di casa Carabelli-Astuti.

E con la maggiore età  arrivò, puntuale come le tasse, anche la chiamata obbligatoria alla leva militare. Albertino salutò gli anziani genitori con un lungo abbraccio e partì, arruolato negli alpini. Un mese dopo, alla porta della casa colonica di Giovanni Carabelli, alle porte di San Maurizio d’Opaglio, dove la vista si apriva sul lago, bussò il postino. Non una e nemmeno due volte ma a lungo poiché Giovanni era fuori nel campo e Maddalena, un po’ sorda, teneva la radio accesa con il volume piuttosto alto. La lettera, annunciò il portalettere, era stata spedita dal loro figliolo. Non sapendo leggere e scrivere, come pure il marito, Maddalena si recò in sacrestia dal parroco. Don Ovidio Fedeli era abituato all’incombenza, dato che tra i suoi parrocchiani erano in molti a non aver mai varcato il portone della scuola e nemmeno preso in mano un libro. Chiesti alla perpetua gli occhiali, lesse il contenuto alla trepidante madre. E così, più o meno ogni mese, dalla primavera all’autunno, la scena si ripetette. Maddalena arrivata concitata con la lettera in mano, sventagliandola. E il prete, ben sapendo di che si trattasse, diceva calmo: “ E’ del suo figliolo? Dai, che leggiamo. Margherita, per favore, gli occhiali..”. E leggeva.  Poi, arrivò l’inverno con la neve e il freddo che gelava la terra e metteva i brividi in corpo. Il giorno di dicembre che il postino Rotella gli porse la lettera del figlio, decise che non si poteva andar avanti così. E rivolgendosi al marito con ben impressa nella mente la scena che ogni volta precedeva la lettura da parte del parroco, disse al povero uomo, puntando i pugni sui fianchi: “ Senti un po’, Gìuanin. Non è giunta l’ora di comprarti anche te un paio d’occhiali così le leggi tu le lettere e  mi eviti di far tutta la strada da casa alla parrocchia che fa un freddo del boia? “.

Marco Travaglini

 

 

Torino festeggia i novanta anni della Topolino

Proseguendo una tradizione ormai consolidata, il Topolino Autoclub Italia, federato ASI dal 1989, organizza a Torino le ricorrenze a cifra tonda dell’iconico modello e proprio quest’anno si celebrano i novanta anni dalla sua presentazione, avvenuta il 15 giugno 1936.
Nuovamente a Torino, città della Fiat, in cui nacque la madre di tutte le 500, prima al Lingotto e poi a Mirafiori, sarà  organizzato dall’11 al 14 giugno prossimi, un grande raduno internazionale  che fa parte del calendario dedicato ai sessanta anni dell’ASI.
Grazie al supporto della Città Metropolitana di Torino, della Federazione Europea Fiat Topolino Clubs e del Club Topolino Fiat  Torino, verranno accolti oltre 130 equipaggi, alcuni dei quali in arrivo dalla Scandinavia e dalla Nuova Zelanda.
Costruita dal giugno 1936 al gennaio 1955 in 520 mila esemplari, la 500 Topolino è  la vettura che ha traghettato il Paese dal secondo dopoguerra rimanendo una presenza costante sino ai primi anni Settanta. Celebrarne il compleanno significa non soltanto rendere omaggio al genio dei suoi creatori, ma anche rivivere  il contesto e le profonde trasformazioni  sociali entro cui nacque e si evolvette.
La prima giornata di permanenza, venerdì 12 giugno, per un’esperienza che avvicini i partecipanti ai luoghi in cui i progettisti immaginarono, collaudarono e costruirono la vettura, prevederà un percorso ad anello nella cintura di Torino. Gli equipaggi, divisi in due gruppi, percorreranno a turno il perimetro allargato della città che collegherà due icone dell’arte e della storia locali, Superga e Venaria Reale, per poi salire in direzione Nord Est sino a Ruffini e Lonna, le due località più a Nord del tracciato.
Nel pomeriggio di giovedì 11 giugno si potrà  incrociare la carovana di topolinisti, che affronteranno la salita della Sacra di San Michele,  mentre sabato 13 esporranno le  loro vetture dal primo mattino a metà pomeriggio, nella centralissima piazza Vittorio Veneto.
La serata di sabato prevede la visita allo Stellantis Heritage Hub, per far ritorno alle radici storiche dell’incontro.
L’ultima tappa sarà  domenica 14 con la visita al castello di Rivoli, in un continuo intreccio in cui la cultura dell’automobile non è disgiunta dal turismo e dalla gastronomia, in modo da dare ai vari equipaggi, anche stranieri, una percezione completa delle eccellenze del Paese e di Torino.

Mara Martellotta

Terrina di pasta con verdure, variante vegetariana della pasta al forno

/

Una deliziosa variante vegetariana della tradizionale pasta al forno.
Senza pomodoro, ma ugualmente ricca di sapore. Un primo piatto ghiotto ed originale.

***

Ingredienti

300gr.di pasta corta
1 porro
2 carote
300gr. di verza
200gr.di zucca
1 piccola melanzana
500ml. di besciamella
1 mozzarella
200gr. di prosciutto cotto
Parmigiano grattugiato q.b.
Olio, sale, pepe, noce moscata

Preparare le verdure, tagliarle a piccoli pezzi e stufarle per 20 minuti in padella con un poco di sale. Lasciar raffreddare e mescolare con il prosciutto cotto tritato, il pepe, la noce moscata ed il pepe. Preparare la besciamella con mezzo litro di latte.
Lessare la pasta al dente.
Mescolare la pasta con le verdure e la mozzarella a tocchetti, trasferire il tutto in una terrina imburrata, coprire con la besciamella e in ultimo cospargere con il parmigiano grattugiato.
Passare in forno a 200 gradi per circa 15/20 minuti, finche’ si sarà formata una crosticina dorata.

Paperita Patty