LIFESTYLE

Un successo i “Monumentini” di Chieri

Fino a domenica 3 maggio 2026

 

Nella settimana di Pasqua la mostra resterà aperta tutti i giorni

da mercoledì 1 aprile a martedì 7 aprile 2026 dalle ore 10 alle ore 19

 

Un grande successo per le opere di Luca Petraglia, uno dei più raffinati LEGO® Artist italiani! Nei primi tre week end di apertura la mostra “MONUMENTINI” è stata visitata da 1159 persone.

Organizzata da Brick Expo“MONUMENTINI” è ospitata fino a domenica 3 maggio 2026 presso l’Imbiancheria del Vajro, dove si possono ammirare 25 capolavori, tra i quali la ciminiera dell’Imbiancheria, distrutta nel 2019 da una tromba d’aria.

 

Mattoncino dopo mattoncino i più rappresentativi monumenti italiani rivivono nelle reinterpretazioni in scala realizzate da Luca Petraglia, frutto di una lunga ricerca e di un meticoloso lavoro di progettazione contraddistinto da un rispetto profondo per l’architettura originale. Utilizzando più di un milione mattoncini LEGO®, Luca Petraglia ha riprodotto la Mole Antonelliana, la Fontana di Trevi, il Teatro San Carlo di Napoli, la Casina Vanvitelliana, il Duomo di Milano, il Ponte di Rialto, Piazza del Campidoglio…

La passione di Luca Petraglia (Milano, 1991) per i LEGO® nasce all’età di 4 anni, con la sua prima confezione di mattoncini. Si cimenta da subito nella costruzione di chiese interamente ideate da lui, traendo ispirazione da quelle che vede ogni giorno per strada o nei libri di storia dell’arte. Passione per LEGO® e passione per l’arte crescono di pari passo e si alimentano a vicenda durante il corso degli anni, fino ad arrivare, nel 2013, a realizzare il suo primo progetto vero e proprio: il Teatro Alla Scala di Milano, che lo consacra come vero e proprio artista del LEGO®.

«Ognuna delle sue opere-spiega Luca Bartolucci di Brick Expo -è pensata come strumento di divulgazione culturale, capace di raccontare storia, arte e ingegneria in forma accessibile e immediata, stimolando curiosità e senso di appartenenza al patrimonio collettivo».

Dichiara l’assessora alla Cultura, Eventi e alla Promozione del Territorio Antonella Giordano: «Siamo orgogliosi di ospitare a Chieri una selezione di alcuni tra i modelli più iconici di Luca Petraglia. Alla base del suo lavoro c’è sempre una ricerca storica accurata, che gli permette di restituire l’essenza autentica dei luoghi. Costruisce architetture complesse, modellate con tecniche LEGO® raffinate, e le arricchisce con giochi di luce che trasformano ogni opera in una piccola scenografia. Il risultato è sorprendente: “Monumentini” che catturano lo sguardo e raccontano una storia con precisione e poesia. All’Imbiancheria del Vajro le installazioni di Luca Petraglia dialogheranno con gli antichi strumenti di filatura, intrecciando la storia dell’architettura italiana con la tradizione tessile chierese, con un risultato dal grande impatto visivo. Tra le architetture che l’Artista predilige ci sono quelle barocche, pertanto si sentirà a casa in una città come Chieri».

Mostra “Monumentini”

Imbiancheria del Vajro

Via Imbiancheria, 12  – Chieri (Torino)

Fino a domenica 3 maggio 2026gli orari d’apertura saranno i seguenti:

VEN                            dalle ore 15 alle ore 19

SAB-DOM                  dalle ore 10 alle ore 19 con orario continuato

 Dal lunedì al giovedì la mostra sarà aperta solo su appuntamento per le scolaresche 

(gruppi organizzati di minimo 10 alunni con un accompagnatore)

Nella settimana di Pasqua la mostra resterà aperta tutti i giorni da mercoledì 1 aprile a martedì 7 aprile 2026 dalle ore 10 alle ore 19

I prezzi dei biglietti:

I BAMBINI FINO A 10 ANNI E LE PERSONE CON DISABILITÀ ENTRANO GRATIS

BIGLIETTO INTERO (dai 15 ai 69 anni)                                                             13 euro

BIGLIETTO RIDOTTO (ragazzi dagli 11 ai 14 anni)                                             9 euro

BIGLIETTO RIDOTTO  (over 70)                                                                         10 euro

BIGLIETTO FAMIGLIA 2+1 (due adulti e un minore dagli 11 ai 14 anni)           32 euro

BIGLIETTO FAMIGLIA 2+2 (due adulti e due minori dagli 11 ai 14 anni)          40 euro

BIGLIETTO SCUOLE (Infanzia, Primaria e Secondaria di primo grado)  5 euro ad alunno + una gratuità ogni 10 ingressi

 

Per informazioni  scrivere una mail a info@brickexpo.net o un messaggio whatsapp al numero 3793136221

Prenotazioni online su

https://monumentini.madeticket.it/it/shop/biglietti-chieri

I biglietti saranno acquistabili anche in cassa, all’ingresso dell’Imbiancheria del Vajro

 

 

Arrigo e “I Trambusti”, tra fiori e balere

Arrigo Molinetti, di professione fiorista, cantava sempre.Ogni occasione era buona per allenare l’ugola: sia che stesse recidendo i gambi delle rose per una composizione a beneficio di una coppia d’innamorati, sia che stesse legando con il fil di ferro i garofani a una corona funebre.

Prima di scoprire d’avere il “pollice verde” era stato per una decina d’anni impiegato – come tornitore – in una ditta metalmeccanica di Omegna, sul lago d’Orta. Ma tra un mestiere e l’altro, non aveva mai smesso di coltivare la sua grande passione per la musica. Il suo idolo era Enzo Jannacci. Si era talmente immedesimato nell’interpretazione del repertorio del cantautore e cabarettista milanese che, per amici e conoscenti, era ormai diventato lui stesso lo “Jannacci“. Smesso di fare l’operaio e aperto il negozio di fiori sul lungolago, aveva deciso di dedicare più tempo alla sua passione. Posate le forbici e levati i guanti si chiudeva alle spalle la saracinesca e, chitarra in spalla, correva ad esibirsi nelle balere, nei circoli e anche per strada. Capitava di incontrarlo, tutto trafelato, mentre inforcava la sua lambretta per andar a fare il “cantante“. Salutava tutti con un “Oilà.. Si parte! Stasera facciamo muovere le gambe ai ballerini“. E si riferiva agli amanti del ballo in piazza a Cesara e aNonio, ai “danceur” del circolo di Luzzogno o delle sale da ballo del borgomanerese. Parlava al plurale, riferendosi al sodalizio che aveva stretto con Virgilio Galaverna, l’altro componente della sua band, “I Trambusti“. Quest’ultimo era un suo “pari”, anche se di ceppo più nobile. Il Galaverna, infatti, era giardiniere all’isola Madre, situazione che – come potete ben capire – comportava una certa responsabilità. Sulla più grande delle “Borromee” aveva a che fare con un patrimonio botanico di tutto rispetto. L’isola, larga 220 metri e lunga 330, é occupata soprattutto da giardini. Discendente di una delle famiglie più celebri  di quegli hortolani che , dal ‘500, accudivano quel ben di Dio che aveva  nel romantico giardino all’inglese la sua perla più rara e invidiata, era anch’esso un musicomane. Potava, piantava, travasava, innaffiava e innestava ma soprattutto cantava. Accompagnandosi con la sua Soprani classica, una signora fisarmonica, dava il ritmo alle canzoni del Jannacci.  I Trambusti, sul palco, perdevano quella timidezza che li contraddistingueva quando maneggiavano i fiori e avviavano il concerto seguendo, da consumati professionisti, la scaletta del loro “borderò” , partendo – immancabilmente – da ” El portava i scarp da tennis” .

In breve snocciolavano a perdifiato  le canzoni dei primi tempi come Andava a Rogoredo, La luna è una lampadina, T’ho compràa i calzett de seda , Faceva il palo, Ho visto un Re, Giovanni telegrafista e la celeberrima  Vengo anch’io. No, tu no. La seconda parte era tutta una tirata a perdifiato con Mexico e nuvole, Ci vuole orecchioSilvano, Bartali, Soldato Nencini eQuello che canta onliù . Se gli chiedevano il bis, cosa che accadeva molto spesso, i due si lasciavano andare ad una terna di canzoni ad effetto: Veronica, L’importante è esagerare e L’Armando.Erano ricercatissimi e nel tempo, dopo aver battuto in lungo e in largo la zona del lago d’Orta e del Mottarone, la bassa novarese e persino il Verbano su fino alla sbarra doganale con la Svizzera, arrivarono a sconfinare in terra lombarda, sulla sponda magra del Maggiore, suonando nelle sale da ballo e in qualche “pub” di Angera, Laveno, Luino e Maccagno. Quando passavo davanti al negozio dell’Aristide, in via Mazzini, a fianco dell’Albergo Croce Bianca, mi salutava intonando a voce piena“..Che scuse’ ma mi vori cuntav d’un me amis.. el purtava i scarp de tennis,  el parlava de per lu e rincorreva gia’ da tempo un bel sogno d’amore..l’avea vista passa’ bianca e rossa che pareva il tricolore..”. Questo accadeva nei giorni feriali perché se lo incrociavo la domenica mattina, mentre usciva da messa ( era un praticante molto devoto e pur di non mancare alla funzione festiva era disposto a tradire anche la passione per la musica), mi salutava con un“Forza,maestro, tira fuori la voce che  cantiamo insieme” e, senza attendere la mia risposta, attaccava con “L’Armando“: “..Tatta tira tira tira tatta tera tera ta .Era quasi verso sera  se ero dietro, stavo andando che si è aperta la portiera è caduto giù l’Armando”.  I Trambusti sono andate avanti per quasi vent’anni. Poi al Galaverna è venuta un’artrite alle mani. Colpa dell’umidità, dello stress e dei veleni dei diserbanti. Non riusciva più a farle correre sulla tastiera della “fisa” e così, immalinconito e giù di corda, aveva smesso di suonare. L’Arrigo “Jannacci“, senza la sua spalla, ripose nell’armadio la chitarra e si limitò a fischiettare le sue canzoni lavorando in negozio. Con i concerti non avevano tirato su più di tanto. Per le loro prestazioni non chiedevano mai somme di denaro ( “il soldo fa arrugginire le corde vocali. Se lo dovessi fare per denaro non riuscirei più ad intonare un fico secco“, diceva Molinetti, gonfiando il petto con un moto d’orgoglio). Accettavano solo pagamenti in natura. Un pollo, un coniglio nostrano, mezzo tacchino arrosto, un “cavagnin” di prodotti dell’orto, marmellate fatte in casa e, qualche volta, i baci carnosi di qualche bella ostessa, ben felice di provare a vedere se quelle labbra erano poi così morbide e dolci come le parole di alcune canzoni.

Marco Travaglini

Amistà il vermouth piemontese amato dal jet set internazionale

Nasce dall’incontro tra Michele Marsiaj e Riccardo Cotarella 

 

C’è un filo invisibile che lega i banconi in mogano della Torino Anni ’60 ai calici più sofisticati dei giorni nostri. È un filo fatto di erbe officinali, segreti sussurrati e una passione che ha atteso decenni per tornare a splendere. Protagonisti di questa storia sono Michele Marsiaj, fondatore del Vermouth Amistà, e Riccardo Cotarellauno dei più autorevoli enologi del panorama internazionale, l’uomo che sussurra alle vigne, ma che nel cuore custodisce un segreto profumato.

Tutto ha inizio quando un giovane Cotarella scopre l’universo del vermouth. Non è un semplice interesse, ma un’iniziazione guidata da una leggenda: Luigi Del Mastro. Sotto l’ala di quello che era considerato il sommo custode dell’arte liquoristica dell’epoca, Cotarella impara che il vermouth non è solo un aperitivo, ma una partitura complessa di botaniche e pazienza. Erano gli anni delle scoperte, dell’eleganza sussurrata, di un’Italia che beveva il futuro in un bicchiere ghiacciato. Poi, la vita. La carriera di Cotarella decolla, portandolo a diventare il punto di riferimento dell’enologia mondiale. Quell’amore per le cortecce e le spezie rimane lì, in un angolo della memoria. Una passione sopita, ma mai spenta.

Il destino, però, ha il passo elegante di un incontro fortuito. È quello tra il presidente mondiale degli enologi e l’imprenditore visionario Michele Marsiaj, famoso nel settore dell’automotive di lusso e fondatore di Amistà, uno dei vermouth più apprezzati sia in Italia sia all’estero. Durante una conversazione che sa di lungimiranza, Marsiaj coglie un guizzo negli occhi dell’amico Cotarella non appena si sfiora l’argomento “infusioni”. Viene a conoscenza di quel legame antico con Dal Mastro, di quel desiderio rimasto in sospeso per troppo tempo.

La proposta di Marsiaj non è una semplice collaborazione commerciale, ma una sfida che profuma di rivoluzione: risvegliare quel sogno e trasformare il vermouth Amistà nel più amato al mondo. Unire la sapienza tecnica del “Maestro dei maestri” alla visione contemporanea di un imprenditore che vuole riportare questo vino aromatizzato sul trono che gli spetta.

Oggi Amistà non è solo un nomeè il sigillo di un’amicizia tra due uomini e della promessa fatta a un vecchio maestro degli anni ’60. È la dimostrazione che certe passioni non invecchiano, ma attendono solo l’incontro giusto per diventare leggenda.

Amistà è la combinazione perfetta tra il vino rosso realizzato con uve atte alla produzione di Nizza Docg e le erbe aromatiche, un mélange che lo rende versatile e capace di offrire il meglio di sé in mixology, purezza e in ricercati food pairing. Il risultato è un’esclusiva e raffinata taste experience che sorprende il palato e lo avvolge in un ventaglio di emozioni. Perché Amistà nasce da un approccio sartoriale al prodotto che gli garantisce una qualità premium a forte vocazione internazionale.

In un’epoca in cui il lusso non è più possedere, ma esperire, l’aperitivo si riprende il suo trono come il rito laico più chic della giornata. Non è più solo il “pre-dinner”, ma un momento sospeso tra il tramonto e le luci della città, dove il vermouth Amistà diventa l’accessorio definitivo. Dimenticati i drink urlati e i mix caotici, oggi l’eleganza sceglie la via della purezza e passa per un rooftop a New York, per un giardino segreto di Roma o per un tramonto sul molo di Monte Carlo o di Porto Cervo: qui il vermouth si sorseggia con lentezza, servito liscio o con un solo cubetto di ghiaccio cristallino, per lasciar parlare l’infusione dei maestri. È il ritorno al “quiet luxury” del bere bene, dove ogni sorso è un richiamo alla Dolce vita degli Anni ’60, ma con la consapevolezza cosmopolita di chi sa che il vero stile non ha bisogno di essere spiegato, ma solo degustato.

Per approfondimenti https://amistapiedmontwine.com/it/vermouth/

Facciamo il nido! A Pasqua visita guidata alla ricerca degli animali

Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO)

Domenica 5 aprile, ore 15.45

Con  laboratorio di creazione di un nido

 

 

Un nido, prima di tutto, è un intreccio: di rami, di materiali, di forme pensate per accogliere e proteggere. Da qui prende avvio l’attività di Pasqua alla Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO): una visita guidata seguita da un workshop dedicato al tema del nidificare, pensato per famiglie e visitatori di tutte le età.

La visita accompagna il pubblico alla ricerca degli animali che volano e depongono le uova tra le decorazioni e i dipinti della Palazzina, attraversando ambienti in cui il mondo umano, animale e vegetale si incontrano e si sovrappongono continuamente.

A seguire, “Passaggi e intrecci”, workshop di Pasqua sul nidificare. Geniali architetture della natura, i nidi degli uccelli sono dimora per nascere e palestra per spiccare il volo. Partendo dall’osservazione delle specie volatili raffigurate negli spazi della Palazzina, i partecipanti realizzeranno con materiali naturali una piccola scultura ispirata alla forma del nido, che potrà diventare anche un porta uova di Pasqua.

Il laboratorio è condotto da Elena Maria Olivero, arte terapeuta, in collaborazione con Artemista e con i Servizi Educativi della Palazzina di Caccia di Stupinigi.

 

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino

Domenica 5 aprile 2026, ore 15.45

Facciamo il nido!

Durata della visita e laboratorio: due ore e 30 minuti circa

Prezzo della visita + laboratorio: 8 euro, oltre al costo del biglietto

Biglietto: 12 euro intero; 8 euro ridotto; gratuito minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Royal Card

Prenotazione obbligatoria entro il venerdì precedente

Info e prenotazioni: 011 6200601

stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

Giorni e orari di apertura Palazzina di Caccia di Stupinigi: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18).

Le colombe 2026 di Jacopo Chieppa, arriva la “Aromatica” in limited edition

Anche per la Pasqua 2026, lo chef Jacopo Chieppa, una stella Michelin al ristorante “Equilibrio”, chef titolare anche della pizzeria Kilo, sul lungomare di Imperia, torna a celebrare la sua più grande passione: l’arte dei lievitati. Per la Pasqua 2026 presenta una collezione di colombe artigianali che mescola la tradizione dei lievitati delle feste con l’anima autentica del Ponente ligure. Realizzata interamente a mano nel laboratorio dello chef, le creazioni di quest’anno sono il frutto di una ricerca meticolosa sulle materie prime come sugli abbinamenti, alla ricerca di un risultato che aggiunga ogni anno un tocco di novità. La proposta pasquale di quest’anno di Jacopo Chieppa, si divide fra la riconferma dei quattro gusti “cult”, già sperimentati negli scorsi anni, e il debutto di una originale edizione limitata. Si parte dalla Classica, un omaggio alla tradizione che non rinuncia, però, a un’identità territoriale fortissima. Qui, l’uvetta viene lasciata a macerare nel Pigato, vino simbolo della Liguria, regalando un aroma unico e profondamente locale. Per chi cerca qualcosa di più avventuroso c’è la Coccola, un gioco di equilibri audaci dove la dolcezza del cioccolato bianco incontra la nota amarognola delle olive e dei limoni canditi, il tutto reso ancora più leggero dall’uso dell’olio Evo in sostituzione di parte del burro. Non mancano poi gusti più avvolgenti come il gianduja, nato per essere consumato in famiglia e mettere d’accordo grandi e piccoli, oltre alla versione al caramello salato, dove l’intensità del cioccolato fondente si intreccia alla perfezione con la spinta sapido del caramello al sale. La vera protagonista del 2026 è la “Aromatica”, una colomba prodotta in soli 60 esemplari numerati, un creazione che si distingue per l’utilizzo del burro di bufala, che conferisce all’impasto una sofficità straordinaria e un colore più chiaro dell’impasto di base rispetto alla versione tradizionale. Il profilo aromatico è dominato dal caffè dell’Ecuador, presente sia in pralinato sia in polvere, e dal carattere deciso del cioccolato fondente al 72%. Le colombe dello chef Jacopo Chieppa sono disponibili al prezzo di 35 euro, fino a esaurimento scorte, presso la pizzeria Kilo e presso il suo ristorante gastronomico Equilibrio. Da quest’anno anche sullo shop online, raggiungibile tramite i canali social, è possibile acquistare alcune tipologie di colombe.

Mara Martellotta

Largo a Sua Maestà, “Re Barolo”

Con l’arrivo di un’incerta Primavera, ritorna a Barolo negli spazi dell’“Enoteca Regionale” una degustazione sulla “Contemporaneità” del “Re dei Vini”

Riapertura, giovedì 2 aprile – Primo appuntamento sabato 11 aprile, dalle 16

Barolo (Cuneo)

La notizia è un’autentica “chicca” per i tanti, tantissimi “Barolo Lovers”. E ben sappiamo quanti palati (e cuori) il “Re dei Vini” abbia infranto all’interno dei patrii confini e oltre. La notizia? La riapertura, il prossimo giovedì 2 aprile, dopo la pausa invernale, della “Casa Madre” quella prestigiosa “Enoteca Regionale del Barolo” a lui (mister Barolo) dedicata dal 1982 (con specifica Legge Regionale) nel locale “Castello Comunale”, sede dal 2010 anche del “Wi.Mu. Museo del Vino”, e prestigiosa vetrina della produzione vinicola degli 11 Comuni che costituiscono la zona d’origine dell’ormai noto quale indiscusso “Re dei Vini”: da Barolo a Castiglione Falletto, da Cherasco a Diano d’Alba, fino a Grinzane Cavour a La Morra, Monforte d’Alba, Novello per chiudere (con un totale di ben 195 “produttori” rappresentati) con Roddi, Serralunga d’Alba e Verduno.

A inaugurare simbolicamente la nuova stagione sarà, sabato 11 aprile, dalle ore 16, il seminario “Il Barolo oggi. La contemporaneità del Re dei vini”, dialogo tra la giornalista e “wine educator” Sara Missaglia e il direttore dell’“Enoteca”, Cristiana Grimaldi.

Nel corso dell’evento si terrà, nelle “Antiche Cantine” dei Marchesi Falletti, una degustazione guidata di “4 Barolo” con il coinvolgimento diretto delle Cantine “Borgogno Francesco”, “G.D. Vajra” e “Ettore Germano”. Il seminario avrà una durata di 90 minuti ed è “a numero chiuso”, su prenotazione, con un massimo di 30 partecipanti, per garantire un’esperienza raccolta e di reale confronto. Per maggiori informazioni visitare il sito www.enotecadelbarolo.it.

L’appuntamento fa parte di un ciclo di “sei incontri” di “degustazione e approfondimento” dedicati ai grandi vini di Langhe, Roero e Dogliani, promosso dal “Tavolo di Ambito Langhe, Roero e Doglianese” che riunisce le Enoteche Regionali, “Strade del Vino”, “Botteghe del Vino” e “Cantine Comunali” del territorio, con l’obiettivo di “rafforzare la sinergia tra gli enti coinvolti e favorire una promozione sempre più coordinata ed efficace dell’enoturismo”.

Sottolinea il direttore dell’“Enoteca”, Cristiana Grimaldi“Questi incontri vogliono anche essere un’occasione per andare oltre il ‘format’ tradizionale della degustazione e diventare un’esperienza di lettura del vino come linguaggio vivo: un linguaggio che non si esaurisce nel presente, ma si costruisce nell’incontro tra territorio, identità e visione. Il ‘Barolo’, in questo racconto, non è solo un vino. E’ materia che dialoga con altri mondi: la cucina, perché nasce per la tavola; la storia, perché ogni calice porta con sé una memoria; la letteratura e l’arte, perché – come ogni forma espressiva – richiede uno sguardo capace di interpretare, più che di spiegare”.

Non solo “degustazione”, dunque, ma incontri intesi come un vero profondo racconto di storie di territori, di suoli, di annate e di stili produttivi differenti.

“Ne emerge un ‘Barolo’ – ancora la Grimaldi – che sarà lontano da ogni definizione univoca: non uno stile, ma una tensione continua tra identità e trasformazione. Un invito ad accogliere la complessità e a lasciarsi guidare dal vino in un’esperienza che è allo stesso tempo sensoriale e culturale”.

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con l’“Ente Turismo Langhe Monferrato Roero”, in qualità di “partner” del “Progetto”.

Per ulteriori info: “Enoteca Regionale del Barolo”, via Collegio Barolo, Barolo (Cuneo); tel. 388/6262864 o www.enotecadelbarolo.it

G.m.

Nelle foto: “Enoteca Regionale del Barolo” con sede nel “Castello di Barolo” e un incontro di studio e degustazione guidato da Cristiana Grimaldi

Per Pasqua Flixbus verso 130 destinazioni in undici Paesi europei

FlixBus rafforza il servizio da Torino in vista del periodo pasquale per offrire ancora maggiori opportunità di viaggio sia in Italia sia all’estero. Da oggi la società aumenta le corse giornaliere fra il capoluogo piemontese e oltre 130 città, focalizzandosi sulle rotte verso l’estero e gli aeroporti , ma anche verso le città d’arte italiane. In vista del Gelato Week dal 14 al 19 aprile prossimi, Flixbus annuncia una collaborazione per promuovere Torino in modo alternativo, svincolata dagli itinerari turistici tradizionali.
Cresce il numero delle tratte internazionali operate da Flixbus, che da oggi raggiungerà  da Torino ancora più destinazioni in undici Paesi europei. Delle oltre 130 mete collegate con Torino, 30 sono all’estero. In poche ore si può arrivare a Lione, fino a 15 volte al giorno, a Ginevra fino a 5, a Nizza fino a sei. In una notte o poco più si raggiungono Parigi, Barcellona, Monaco di Baviera e Budapest. Dal capoluogo piemontese si possono raggiungere anche destinazioni europee meno convenzionali, quali Bruxelles, Bucarest, passando per il Lussemburgo e Zagabria. La rete internazionale di Flixbus si offre come un’opportunità per esplorare la grande varietà culturale e paesaggistica del vecchio Continente.

Per chi ha prenotato un volo per l’estero, ma non vuole raggiungere l’aeroporto in auto, Flixbus ha rafforzato le tratte  tra Torino e i maggiori aeroporti del Nord Italia. Malpensa si raggiunge fino a sette volte al giorno con tempi di percorrenza a partire da un’ora e 35 minuti, mentre Orio al Serio è raggiungibile fino a 13 volte al giorno, in poco meno di tre ore. Sono 25 i collegamenti giornalieri di Flixbus con Milano, che si confermano un’alternativa all’alta velocità. L’operatore rafforza anche il servizio verso le località di medie dimensioni lontane dalle aree urbane o comunque più difficilmente raggiungibili da Torino con la ferrovia senza cambi. Questo riguarda sia mete turistiche note, come Courmayeur, che diventa raggiungibile ogni giorno in due ore e 25 minuti, o Sanremo, verso cui raddoppia il servizio con fino a tre corse al giorno e tempi di viaggio di poco più di tre ore, sia città d’arte meno battute ma non meno degne di nota, come Treviso o Udine.

Chi dopo Pasqua esplorerà Torino potrà usufruire dell’accordo tra Flixbus e Congelato per la Gelato Week, evento diffuso ideato per valorizzare una delle specialità gastronomiche più iconiche della tradizione italiana. Acquistando un pass su gelatoweek.it nei giorni dell’evento si potranno consumare cinque gelati nelle dieci gelaterie aderenti sul territorio di Torino. Vi sarà uno sconto per raggiungere con Flixbus il capoluogo da oltre 130 città.
Mara Martellotta

Golosissime alette di pollo piccanti

Concediamoci un peccato di gola! Le alette di pollo fritte sono sfiziose, croccanti, saporite e molto economiche, ideali per una serata davanti alla TV.

Ingredienti

10 Ali di pollo
2 uova intere
Farina bianca
2 cucchiaini di paprika
2 cucchiaini di prezzemolo tritato
Sale, pepe, olio per frittura q.b.

Sciacquare le alette di pollo e asciugare bene. In una terrina mescolare la farina con il sale, il pepe, il trito di prezzemolo e la paprika. Sbattere le uova. Passare le alette di pollo nella farina, poi nell’uovo e infine nuovamente nella farina. Friggere in olio caldo per circa 10 minuti o fino a quando saranno belle dorate, scolare su carta assorbente e servire subito.
Davvero irresistibili !

Paperita Patty

La Morra: due grandi annate del Barolo a dieci anni di distanza

Per il quinto anno consecutivo, siamo lieti di presentarvi l’appuntamento più atteso dagli estimatori del Re dei vini: la masterclass che mette a confronto due grandi annate del Barolo a dieci anni di distanza.
L’evento si svilupperà attraverso un ciclo di mini-verticali, offrendo l’opportunità unica di degustare le etichette di uno stesso produttore per comprenderne l’evoluzione stilistica e territoriale. Il percorso sensoriale, della durata di circa due ore, sarà guidato dall’esperienza di un relatore AIS, che accompagnerà i partecipanti nell’analisi tecnica e nel racconto delle vendemmie.
Il cuore della degustazione sarà il dialogo tra due annate figlie di sfide climatiche opposte:
  • L’annata 2012, caratterizzata da un inverno rigidissimo e una primavera piovosa che hanno garantito ottime riserve idriche, ha dato vita a vini straordinariamente equilibrati e sani. Il Barolo 2012 si distingue oggi per un profilo armonioso, con una struttura fenolica importante e un’attitudine spiccata all’invecchiamento.
  • L’annata 2022, una stagione definita “torrida e in contropiede”, gestita con maestria grazie alle moderne tecnologie e all’esperienza dei viticoltori. Nonostante il caldo estremo, il Barolo 2022 sorprende per una freschezza inaspettata e una buona acidità, figlie delle piogge di agosto, regalando un calice potente, dolce e di grande equilibrio.
Il focus sarà dedicato alle diverse MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive) di La Morra. Attraverso il lavoro di diverse realtà locali, esploreremo come questo specifico terroir sia stato capace di interpretare il tempo, garantendo a ogni calice la massima espressione identitaria.
For the fifth consecutive year, we are delighted to present the event most eagerly awaited by connoisseurs of the ‘King of Wines’: a masterclass comparing two great vintages of Barolo, ten years apart.
The event will take the form of a series of mini-verticals, offering a unique opportunity to taste wines from the same producer to understand their stylistic and terroir-driven evolution. The sensory journey, lasting approximately two hours, will be led by an experienced AIS speaker, who will guide participants through the technical analysis and the story of the vintages.
The focus of the tasting will be the dialogue between two vintages born of contrasting climatic challenges:
• The 2012 vintage, characterised by a bitterly cold winter and a rainy spring that ensured excellent water reserves, it produced extraordinarily balanced and healthy wines. The 2012 Barolo stands out today for its harmonious profile, with a substantial phenolic structure and a marked aptitude for ageing.
• The 2022 vintage, a season described as ‘scorching and unpredictable’, masterfully managed thanks to modern technology and the winemakers’ expertise. Despite the extreme heat, the 2022 Barolo surprises with unexpected freshness and good acidity, the result of the August rains, offering a powerful, sweet and beautifully balanced wine.
The focus will be on the various Additional Geographical Indications of La Morra. Through the work of various local producers, we will explore how this specific terroir has managed to capture the essence of time, ensuring that every glass of wine fully expresses its unique character.
Le date sono Sabato 18 Aprile, dove la degustazione si svolgerà su due turni (uno al mattino e uno al pomeriggio), e Domenica 19 Aprile, su un unico turno al mattino.
Per ogni turno di degustazione si assaggeranno 10 diversi Barolo (5 per annata): si potranno mettere a paragone i vini dell’annata 2012 e quelli dell’annata 2022 prodotti dalla stessa azienda.
I posti sono limitati quindi la prenotazione è obbligatoria
The Masterclass will consist of 3 tasting rounds: Saturday 18 April, (in the morning
and in the afternoon), and Sunday 19 April in the morning.
During each tasting session, a total of 10 different Barolo wines will be available for tasting. Each session will feature Barolos from 5 different wineries, and will offer the opportunity to compare both the 2012 vintage and the 2022 vintage of the same wine.
Places are limited, so pre-booking is required.
PLEASE NOTE THAT THE MASTERCLASS WILL BE IN ITALIAN ONLY!
For information:
info@cantinalamorra.com

+39 3515640078

https://www.cantinalamorra.com
 
ALLA PROSSIMA !
LUCA GANDIN