LIFESTYLE

Memorie creative a Palazzo Birago

L’appuntamento è in pieno centro storico torinese dove vi invitiamo a Palazzo Birago di Borgaro – in via Carlo Alberto 16. Di fronte un giardino che scalda la vista e purifica l’aria, dentro all’illustre gioiello di architettura, attraverso uno scalone elegante, ecco che il piano nobile del Palazzo, sede della Camera di Commercio, accoglie per 10 giorni, dal 5 al 14 giugno ,“Memorie creative”,  un viaggio nei saperi della mano che ricorda, crea e tramanda memorie creative. Con il Patrocinio della Città di Torino.

Metalli preziosi, legno, argilla, vetro, filati, tessuti, pellami, carta lavorata, ferro battuto. Ma anche vecchi ombrelli dismessi, cartone riciclato, foglie, fiori, bottoni vintage….E poi ancora a mescolare e trasformare creativamente il tutto tecniche manuali di antica tradizione che richiedono sapienza, passione, ispirazione, ore infinite di lavoro e tanta memoria.

Tutto questo è tanto di più è lo straordinario mondo del fatto-a-mano, del sapere artigianale che dal 5 al 14 giugno verrà ospitato presso le sale del piano nobile di Palazzo Birago di Borgaro, antico e affascinante, e sede istituzionale della Camera di Commercio che ha condiviso e promuove il progetto della mostra “Memorie Creative” insieme all’Associazione torinese Fatto-a-mano.

Più di 25 testimoni del fatto a mano espongono una selezione di propri manufatti interpretando la loro più autentica “memoria creativa”.

Ogni oggetto è protagonista di una storia che lascia memoria di e di un mondo. Ne nasce un mosaico straordinario, insolito, un vivace racconto che stimola emozioni, sblocca ricordi, sollecita curiosità, contagia dolcezza e magia.

Il mondo corre frenetico tra ansia ed incertezze. In Palazzo Birago, senza alcuna concessione alla nostalgia, l’invito è a fermare la mente aprendo il cuore alla bellezza della manualità, terapeutica per chi la pratica e chi la sceglie. 

Perchè le mani ricordano. Il talento crea. E le memorie creative lasciano il segno.

“La tua bici però non l’ho toccata…”

Anche tra i monti e le valli più a nord del Piemonte il vento della contestazione scosse il partito comunista sul finire degli anni sessanta

 

Non si trattava solo dell’eco del movimento studentesco  e della percezione, quasi palpabile, del montante malessere operaio che sarebbe poi esploso nell’autunno caldo. A scuotere le fronde del partito che Luigi Longo aveva ereditato da Togliatti era un certo venticello di dissenso che già si era manifestato con alcune battaglie per la democrazia interna al partito e una diversa idea  sul “modello di sviluppo“, mosso da un gruppo di compagni più a sinistra,  vicini a Pietro Ingrao, in contrapposizione alla componente più “moderata” del partito, capeggiata da Giorgio Amendola. Da poco era uscita una rivista mensile, diretta da Lucio Magri e da Rossana Rossanda: “Il Manifesto”. Il contrasto con la linea del partito diventò piuttosto forte, al punto che il PCI ne chiese la sospensione delle pubblicazioni. Ma ormai il treno de Il Manifesto era in piena corsa e non poteva più essere fermato. Così, durante una drammatica riunione  del Comitato Centrale, in una fredda giornata di fine di novembre del 1969 , il gruppo dirigente comunista deliberò la radiazione per Rossana Rossanda, Luigi Pintor e Aldo Natoli con l’accusa di “frazionismo“. Nei confronti di Lucio Magri venne adottato solo un provvedimento amministrativo mentre a Massimo Caprara (che dal 1944 e per vent’anni era stato il segretario personale di Togliatti), Valentino Parlato e Luciana Castellina non venne  rinnovata la tessera. Ciò che si muoveva dentro e attorno al giornale, che diventò successivamente un “quotidiano comunista”, si trasformò in breve in formazione politica autonoma alla sinistra del PCI. Anche in Val d’Ossola la battaglia politica generò scontri molto duri, dividendo e mettendo gli uni contro gli altri compagni e amici da lunga data. Per i due fratelli Bentinelli di Villadossola si trattò di un vero dramma famigliare. Da una parte Libero, il maggiore tra i due, militante severo e indisponibile a critiche e compromessi, e dall’altra Nandino, un pò più giovane, testardo come un mulo e “scaldatissimo” nel sostenere le ragioni del dissenso. Tanto tuonò che piovve e così anche il più giovane dei Bentinelli si trovò espulso da quella che era la sua seconda famiglia. I due fratelli arrivarono al punto d’ignorarsi e se proprio capitava che si trovassero uno di fronte all’altro, facevano finta di non conoscersi. Per alcuni mesi andarono avanti così, ignorandosi e tenendosi il broncio.Libero continuava a frequentare le riunioni della sezione del Pci, alla Lucciola.Nandino, a parte qualche serata con due o tre compagni di Domodossola e Varzo che condividevano le stesse idee, usciva raramente da casa. Con il tempo però la nostalgia per quelle discussioni che infiammavano le serate tra le quattro mura della sede per poi trasferirsi alla Casa del Popolo o al bar “Monte Rosa” si fece sentire. A Libero rodeva l’anima pensare ai suoi ormai ex-compagni che si riunivano anche due volte alla settimana, mentre lui era lì, solo con il suo orgoglio che non gli consentiva di recedere dalle posizioni che aveva preso anche se non era poi del tutto convinto di aver fatto la scelta giusta. Il dubbio s’insinuava e l’umore ne risentiva. Ogni giorno che passava Nandino s’adombrava sempre più, assumendo l’atteggiamento scontroso di chi aveva, come s’usava dire, “le balle girate” e questo lo rendeva quasi irriconoscibile anche agli occhi di chi gli era più vicino .Libero, interpellato da sua cognata sulla possibilità del rientro del fratello nelle file del partito, rispose che la cosa era fattibile ma che occorreva da parte di Nandino una “bella autocritica”, per dare ragione dell’errore fatto e del conseguente ravvedimento.Il fratello però non ne voleva sapere di cospargersi il capo di cenere. “Piuttosto che ammettere l’errore vado da Don Gaspare ad offrirmi come sacrestano”,diceva rosso in volto, alzando il tono della voce. E l’esempio, per un mangiacristiani come lui, doveva bastare a tacitare ogni supplica di ravvedimento. Ma ben presto la nostalgia si trasformò in invidia e quel tarlo si mise a lavorare nella sua testa finché decise che era giunto il momento di agire.Una sera di metà luglio, armato di cacciavite, s’avvicinò allo stabile della Lucciola senza farsi notare. Nel caseggiato che ospitava il magazzino delle attrezzature della Festa de L’Unità e al piano superiore la sezione del Pci, era in corso la riunione settimanale. Nello spiazzo erano posteggiate sette o otto auto, un paio di Vespe e la bicicletta di Libero. Nandino, avvelenato da un misto d’invidia e rancore per il fatto che “quelli” si riunivano mentre a lui toccava rimaner fuori, decise di bucar loro  tutte le gomme. L’aria della sera era ancora calda e le finestre della sezione aperte. Renato, affacciatosi per fumare una sigaretta, udì degli strani fischi provenire dal basso. Si sporse un po’ di più e, intravvedendo un’ombra aggirarsi tra le auto, avvertì gli altri. “C’è qualcosa che non va di sotto. Ho sentito dei rumori strani e mi è parso di vedere qualcuno”, disse allarmato. Scesero rapidamente le scale e lo spettacolo che si presentò agli occhi dei militanti del Pci lasciò tutti senza parole: le auto avevano le gomme a terra, bucate dal cacciavite. E così anche le Vespe. Nandino, colto alla sprovvista, si era nascosto nella siepe ma venne scovato quasi subito. Condotto sotto il porticato, finì con il trovarsi proprio davanti al fratello e non trovando niente di meglio da dire per giustificarsi gli sussurrò con voce affranta “A te la bici però non l’ho neanche toccata”. Una bugia che mostrò subito d’avere le gambe corte poiché la vecchia Atala di Libero aveva subito la stessa sorte, con entrambe le gomme sgonfie, tristemente afflosciate. Solo l’autorevolezza del fratello maggiore impedì a Nandino di buscarsi un sacco di legnate. E la spiegazione che accompagnò il risarcimento dei danni, placò gli animi. In fondo l’invidia di Nandino, figlia dell’orgoglio e della sua testa dura, era frutto di un disperato bisogno di stare con gli altri, con i suoi compagni di sempre e non trovando il modo giusto per tornare sui suoi passi senza rimetterci la faccia,aveva pensato di “punirli” con quella bravata. La storia finì con il ritorno del “figliol prodigo” per il quale non venne sacrificato il vitello più grasso ma assegnato il compito gravoso di fare i turni di vigilanza notturna all’imminente Festa de L’Unità. Così avrebbe avuto modo di pensare a ciò che aveva fatto e, già che c’era, far buona guardia affinchè nessuno – a mani nude o con qualche cacciavite-  potesse aveve la tentazione di giocare qualche brutto scherzo.

Marco Travaglini

Bricks & Friends, in 30mila a Carmagnola

Oltre 30 mila visitatori e 132 espositori provenienti da varie regioni d’Italia e dall’estero per la quarta edizione del festival gratuito inclusivo e solidale dei mattoncini LEGO.

La quarta edizione di Bricks & Friends si è  conclusa con numeri da record, confermando la manifestazione tra gli appuntamenti più partecipati e apprezzati dedicati al mondo dei mattoncini LEGO in Italia.
Secondo un’analisi dei flussi elaborata da Ascom Confcommercio Carmagnola sul perimetro urbano interessato dall’evento, nel fine settimana del 16 e 17 maggio scorsi la manifestazione  ha registrato oltre 30 mila visitatori, superando il già eccellente risultato dell’edizione 2025, che aveva accolto oltre 25 mila persone.
Per due giorni le sei sedi del festival sono state animate da migliaia di famiglie, appassionati e curiosi di ogni età, confermando la crescente capacità attrattiva dell’evento ben oltre i confini cittadini.
Carmagnola ha accolto visitatori provenienti da tutto il territorio regionale e da numerose altre zone d’Italia, con 132 espositori arrivati da Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Lazio, oltre che da Francia e Svizzera.
Sono state esposte oltre mille opere distribuite in oltre duemila  metri quadrati di aree allestite in sei diverse location del centro cittadino, confermando la crescita di un evento che, anno dopo anno, è stato in grado di ampliare la propria capacità di attrazione e il proprio pubblico.

Il centro storico è  stato trasformato per due giorni  in un grande spazio diffuso dedicato al gioco, alla creatività, alla condivisione, coinvolgendo famiglie, appassionati e curiosi di tutte le età; il festival è  stato organizzato da Piemonte Bricks LUG in collaborazione con il Comune di Carmagnola con il Consiglio Regionale del Piemonte e grazie ai generosi sponsor.
L’accoglienza del pubblico e il coordinamento delle diverse attività distribuite nelle varie sedi dell’evento è  stato garantito da sessanta volontari, di cui 48 appartenenti a Piemonte Bricks LUG.
Molte le attrazioni apprezzate dal pubblico, tra cui la Ducati Panigale, realizzata in mattoncini in scala reale affiancata dal modello originale, l’esposizione dedicata alla monoposto della Formula 1 con le opere del compianto AFOL designer Luca Rusconi, alias Rosco Pc, gentilmente concesse dalla famiglia, il suggestivo allestimento luminoso realizzato all’interno della Chiesa di San Rocco. Hanno anche suscitato grande interesse gli incontri dedicati al libro La Formula 1 con i LEGO (R)  di Francesco Frangioja, oltre a Giocattorino in via Valobra.
Tutti i laboratori proposti da Arduino Lab Officina Didattica e dall’Associazione Io mi Slego hanno registrato il tutto esaurito, confermando il forte interesse delle famiglie per iniziative capaci di coniugare apprendimento, gioco,creatività  e inclusione.
Altrettanto positivo il riscontro del concorso “Costruttori del domani”, che ha visto la partecipazione di venti opere e grande successo hanno registrato i gadget celebrativi della manifestazione, con ben diecimila calamite distribuite gratuitamente ai visitatori.
Sono stati raccolti 100 set LEGO (R) destinati ai bambini seguiti da  UGI  (Unione Genitori Italiani contro il tumore dei bambini). A favore dell’Associazione Le Cuffie Colorate, impegnata nella promozione dello sport e dell’inclusione con persone con disabilità, il festival ha promosso una raccolta fondi che ha visto  una  significativa partecipazione da parte del pubblico.
L’intera manifestazione ha dimostrato una forte attenzione nei confronti delle tematiche dell’inclusione.

“Bricks & Friends- ha dichiarato il sindaco di Carmagnola Ivana Gaveglio – continua a crescere e a rappresentare un motivo di orgoglio per la nostra città.  La partecipazione registrata in questa edizione dimostra non soltanto il successo dell’evento, ma anche la capacità della città di accogliere migliaia di persone  attraverso una proposta culturale, educativa e inclusiva in grado di coinvolgere  pubblici di tutte le età”

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Mercatini tematici, come renderli più facili. Via libera alla sperimentazione temporanea

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È arrivata  sul tavolo della giunta la proposta dell’assessore al Commercio Paolo Chiavarino di concerto con l’assessora all’innovazione Chiara Foglietta per le modifiche al regolamento dei mercati periodici tematici che disciplina i mercatini con cadenza mensile o ultramensile svolti su aree pubbliche o private di interesse cittadino o circoscrizionale.

La proposta nasce da alcune criticità operative riscontrate nel corso degli anni, dovute, in particolare, all’evoluzione normativa, alla mancanza di specifiche previsioni come sulle sperimentazioni e sui possibili rinvii di data e al generale mutamento del socio-economico.

“Per questo – spiega l’assessore al Commercio della città di Torino Paolo Chiavarino – abbiamo deciso di intervenire con un aggiornamento e una complessiva revisione. Tra le novità introdotte – continua Chiavarino – la possibilità di una fase di sperimentazione temporanea non superiore a 24 mesi con un numero minimo di sei eventi annui, utile alla verifica preventiva dell’interesse pubblico e della sostenibilità organizzativa di nuove iniziative, il rafforzamento degli strumenti di monitoraggio e controllo e l’adeguamento alla semplificazione normativa come la Scia e alla digitalizzazione delle procedure (Impresainungiorno)”.

La proposta, approvata dalla Giunta, prevede anche di innalzare il numero dei mercati affidabili a uno stesso soggetto organizzatore, di introdurre una specifica disciplina in materia di rinvii e di edizioni straordinarie garantendo una continuità di servizio in situazioni eccezionali anche di natura metereologica, consentire l’istituzione di mercati periodici tematici in cui la vendita è svolta in forma occasionale e non costituisce attività di commercio.

Il nuovo regolamento che interesserà 19 mercati di cui 11 prettamente circoscrizionali, prima di entrare in vigore, dovrà passare al vaglio delle Circoscrizioni per le eventuali osservazioni, discussa in Commissione consiliare permanente e, infine, in Consiglio comunale per l’approvazione definitiva.

TorinoClick

Torino Comics, dal 30 maggio al 1⁰ giugno alla Certosa Reale di Collegno

XXX edizione 

Da sabato 30 maggio a lunedì 1⁰ giugno prossimo si svolgerà la XXX edizione di Torino Comics alla Certosa di Collegno e al Parco Dalla Chiesa, organizzata da Just For Fun, In join venture con P&P Italia. Si tratta di un grande festival outdoor immerso nel verde e di una nuova formula per un evento che, da trent’anni, attrae appassionati e professionisti della Nona Arte e della cultura pop. Sarà una tre giorni di pura magia tra fumetti, cosplay, concerti, k – pop, giochi e grandi ospiti. Tra le principali novità dell’evento, l’area commerciale sarà a evento gratuito con stand dedicati al vintage e al collezionismo, gadget, oggettistica, carte collezionabili, magliette e accessori. In questa zona si trova anche l’area Kids by Carioca, con truccambimbi e attività creative per tutta la famiglia. Il biglietto darà l’accesso alle aree principali del Festival, ai concerti, ai talk e agli incontri. Verrà anche consegnato un braccialetto che consentirà di entrare e uscire liberamente dalle aree del Festival durante la giornata.
Il principale ospite della XXX edizione è Milo Manara, protagonista anche della mostra “Manara e l’arte del racconto: letteratura, cinema e storia”, aperta nella Sala delle Arti del Parco fino al 28 giugno prossimo. Lunedì 1⁰ giugno, Manara incontrerà il pubblico alle 12 nel teatro della Lavanderia a Vapore, con Ivo Milazzo, nel corso di un incontro moderato da Fabrizio Accatino, mentre alle 16 sarà presente nella Sala delle Arti.

Il cuore di Torino Comics rimane comunque l’area autori, allestita nel porticato del Chiostro Maggiore, che ospiterà oltre 50 tra fumettisti, illustratori e sceneggiatori. Tra i nomi presenti ricordiamo Giorgio Cavazzano, Ivo Milazzo, Marco Gervasio, Stefano Fantelli, Giancarlo Casertano, Lucio Filippucci, Rodolfo Torti, Massimo Bonfatti, Claudio “Clod” Onesti e diversi altri.
Il programma prevede due omaggi ad Alfredo Castelli e a Massimiliano Frezzato, con uno speciale annullo filatelico di Poste Italiane dedicato ai Custodi del Maser. Un ricco calendario di incontri è ospitato nella Sala Incontri del Chiostro: sabato 30 maggio, alle 12, vi sarà un panel dedicato ai linguaggi contemporanei della cultura nord e pop, a cura di Mondo Japan, dal titolo “Gli artefici della cultura pop”. Alle 13 il terzo incontro nazionale “Italia Syldavia”, dedicato a TinTin, con Gianfranco Goria. Alle 14 il mistero, l’ironia e il senso di meraviglia, momento nel quale Stefano Fantelli, Lucio Filippucci, Rodolfo Torti e Silvia Riccò ricorderanno Afredo Castelli e il suo contributo nell’immaginario fumettistico italiano. Alle 18 Giorgio Cavazzano, Marco Gervasio e Simona Capovilla, con la moderazione dei Guido Tiberga, dialogheranno su di un panel dedicato alle grandi parodie disneyane, da Fantozzi a Francesco Totti, da Rugantino a Giacomo Puccini, fino all’Eneide, dimostrando come il cinema trasformi la letteratura, il cinema e l’arte in avventura. Domenica 31 maggio verrà presentato il libro “Gaiking. La leggenda continua ” da Giovanni Lazzin,  dedicato ad aneddoti e curiosità sul robot guerriero.

Torino Comics rilancia inoltre il premio rivolto ai talenti emergenti della Nona Arte, definito “Pietro Miccia”. Il riconoscimento offre a illustratori, sceneggiatori, disegnatori, fumettisti non professionisti un’occasione di confronto con il settore. I dieci finalisti parteciperanno a Torino Comics 2026 con uno spazio gratuito nella Self Area, e durante il festival una giuria di professionisti decreterà il vincitore assoluto, al quale verrà consegnata un’iconica statua del premio e un invito d’onore alla XXX edizione e una portfolio review con editor di studi e case editrici. Il Quartiere Giapponese è realizzato con l’Associazione Okugi, e prevede come programma workshop, laboratori, incontri e attività che racconteranno manga, anime, artigianato e tradizioni nipponiche. Ospite speciale sarà Kenta Suzuki, divulgatore della cultura giapponese e noto sui social come @kenta.giappone. Sabato 30 maggio si parlerà dell’evoluzione dell’animazione televisiva giapponese e domenica 31 maggio Kenta Suzuki sarà protagonista dell’incontro “La differenza nella relazione sentimentale e nella vita scolastica tra Italia e Giappone”, incontro che affronterà temi come il rapporto con il gruppo, il senso di responsabilità e i sentimenti. Nel pomeriggio è in programma la tavola rotonda “Anime. Tra passato e futuro”, moderata da Enzo Tripodina.

Sul main stage si darà spazio a musica e spettacolo: sabato e domenica, alle 17.30, Giovanni Muciaccia, storico volto di Art Attack, sarà protagonista di due spettacoli dedicati a creatività, comunicazione visiva e arte contemporanea. Tornano anche le grandi competizioni cosplay organizzate da Cospa Family. Nel teatro della Lavanderia a Vapore verrà dato ampio spazio anche al k-pop.
“Eros ed Ethos” sarà un contenitore trasversale di incontri, mostre, artisti e associazioni sui temi della libertà espressiva, dell’inclusione, della rappresentazione del corpo, della sessualità, dell’identità e dei diritti. Nel Chiostro Maggiore figureranno nomi storici del fumetto erotico e underground italiano come Roberto Baldazzini, Marco Bianchini, William Bondi, Andrea Bulgarelli e Fabrizio Pasini.
Verrà inoltre allestita la mostra “Venti di Pride” del Coordinamento Torino Pride, dedicata ai manifesti storici della venti edizioni del Pride torinese. Strettamente legato alla mostra il panel di sabato 30 maggio dal titolo “Lotta manifesta. Come le immagini narrano le battaglie identitarie”, dedicato al rapporto tra comunicazione visiva e politica, con Olga Maira Zannoni, autrice del visual dell’edizione 2026 del Torino Pride, Luca Minici, graphic designer, Lola Airaghi, fumettista e creatrice di manifesti per iniziative culturali e civili. Sono in programma momenti di confronto pubblico sui temi della censura e della libertà d’espressione online, grazie alla collaborazione con la campagna “Stop tassa etica”, promossa da Radicali italiani, che vede come ambassador Valentina Nappi e Luiza Munteanu.
L’area Games conta 800 postazioni dedicate ai giochi da tavolo, giochi di ruolo, modellismo e carte collezionabili, con oltre 30 Associazioni, autori indipendenti, realtà culturali e università. Qui il gioco è valorizzato in quanto strumento educativo, sociale e culturale, e le attività proposte affrontano temi ambientali e altre tematiche quali la sicurezza, la logica, la crescita personale, le migrazioni e la sicurezza sul lavoro.

Per facilitare l’accesso al Festival è attivo dalle ore 9.30 alle 20.30 un servizio navetta gratuito, in collaborazione con Linea Azzurra, che collega la fermata Fermi della metropolitana al Parco della Certosa. Torino Comics ha attivato inoltre una partnership con WeGoo, la piattaforma dedicata alla mobilità condivisa per eventi, festival e concerti.

Info: Torino Comics – 30 maggio/1 giugno 2026

Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 20 – info@torinocomics.it – biglietti in prevendita su ticketone.it

Mara Martellotta

Avete provato le crespelle ai formaggi?

Simbolo della cucina d’Oltralpe, le crespelle hanno origini antichissime, nate come alimento corroborante a base di latte e uova per sfamare i pellegrini francesi giunti a Roma. Oggi, squisite cialde dorate e sottili dal cuore morbido e filante; una ricetta golosa, sempre gradita a tutti. Un primo piatto che fa subito festa.
 ***
Ingredienti
 
100gr. di farina 00
2 uova intere
250ml. di latte intero
25gr. di burro
200gr. di formaggi a piacere
50gr. di grana grattugiato
Un pizzico di sale
***
Preparare l’impasto per le crespelle lavorando le uova con la farina e il sale, mescolare bene poi, aggiungere il latte e il burro fuso facendo attenzione che non si formino grumi. Lasciar riposare la pastella per mezz’ora. Preparare le crespelle utilizzando un pentolino. Con l’aiuto di un piccolo mestolo, distribuire la pastella su tutta la supeficie, lasciar cuocere sino a quando i bordi si increspano poi, girare la crespella con una spatola e continuare la cottura per mezzo minuto. Proseguire sino ad esaurimento della pastella. Distribuire su ogni crespella ottenuta i formaggi ridotti a dadini, arrotolare le crespelle e disporle in una pirofila da forno unta di burro. Spolverizzare con abbondante grana e infornare a 180 gradi per 20 minuti poi, per altri 5/10 minuti sotto il grill per la doratura. Servire subito.
 

Paperita Patty

 

A Rivara gelati da tutta Italia

 

Quattro giorni nel parco di Villa Ogliani con 13 maestri gelatieri da 10 regioni, gusti inediti costruiti su ingredienti di territorio, la Merenda Sinoira canavesana in prima assoluta, una Cena Gourmet con sei chef e tanti momenti per i bambini. Attesi 20 mila visitatori

Torino, 26 maggio 2026 — Dal 4 al 7 giugno 2026, il Parco di Villa Ogliani a Rivara (Torino) ospita la quarta edizione del Festival del Gelato Italiano — artigianale e gastronomico. Tredici maestri gelatieri provenienti da dieci regioni italiane — da Valle d’Aosta alla Basilicata — portano a Rivara gusti inediti creati appositamente per l’evento, ciascuno costruito attorno a un ingrediente tipico del proprio territorio: dalla castagna affumicata dell’entroterra ligure al caffè dei pescatori di Fano, dal mosto cotto delle cantine umbre al latte delle asine allevate in Canavese. Il festival è organizzato da Associainsieme ETS, con il Comune di Rivara e il maestro gelatiere Marco Nicolino di Rivarolo Canavese come direttore artistico, con il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste, di Regione Piemonte, della Città Metropolitana di Torino e di ASCOM Confcommercio Torino e provincia. L’ingresso è gratuito. Attesi 20 mila visitatori.

Il gelato sarà il cuore del Festival: nel parco sarà possibile seguire passo dopo passo la produzione dei gelati e assaporare nuovi gusti, pensati sia per i più piccoli sia per i palati più curiosi. Un gusto sarà dedicato al sociale per l’ADMO, uno celebrerà gli 80 anni della Vespa con il raduno del Vespa Club, uno sarà creato dagli studenti dell’alberghiero di San Benigno e molte altre sorprese. Intorno al gelato si sviluppa un programma ricco di dimostrazioni, masterclass, show-cooking e racconti che permetteranno di scoprire il lavoro e la passione che ogni giorno animano i Maestri Gelatieri, conoscere le loro tecniche e i retroscena del dolcissimo mondo del gelato.

Il Festival non è solo degustazione di gelati, ma anche grande valorizzazione del territorio. Il Parco ospita infatti ilVillaggio del Canavese con la promozione dei suoi 16 Comuni cui si affiancano i Maestri del Gusto della Camera di commercio di Torino, le proposte artigianali ed enogastronomiche e un susseguirsi di eventi e iniziative che iniziano al mattino, con la colazione siciliana, e terminano con le passeggiate notturne nei boschi delle streghe. Anche le attività commerciali di Rivara partecipano, con aperture straordinarie durante il week end.

Il Festival è stato presentato oggi nella sede di ASCOM Confcommercio Torino e provincia alla presenza della presidente Maria Luisa Coppa, del sindaco di Rivara Maurizio Giacoletto, del direttore artistico Marco Nicolino e del presidente di Associainsieme Luciano Gays.

Il gelato artigianale rappresenta un comparto in crescita nell’agroalimentare italiano. Secondo le elaborazioni presentate al Sigep di Rimini nel 2025 il settore ha fatturato oltre 3 miliardi di euro, con una previsione di crescita ulteriore nel 2026, fino al 3,5%. Confcommercio stima in oltre 90.000 gli addetti e 39.000 gli esercizi che producono o vendono gelato artigianale in Italia — 9.300 gelaterie, 12.000 pasticcerie, 18.000 bar — per un totale 600 milioni di porzioni vendute nel solo 2024.

Il Piemonte vanta circa 800 laboratori di gelateria, di cui 600 artigianali, che impiegano più di 19 mila addetti, con unfatturato di oltre 200 milioni di euro.

«Il Festival del Gelato di Rivara — ha dichiarato la presidente di ASCOM Confcommercio Torino e provincia Maria Luisa Coppa — racconta il Canavese nel modo migliore: con garbo e con serietà, ma anche con quella fantasia e quella capacità di sorprendere che si ritrovano nella scelta delle proposte e delle innovazioni di ogni edizione. Questo territorio ha molto da dire, e lo dice bene. Non è un caso che sempre più turisti lo scoprano e tornino: il Canavese sa accogliere con autenticità, offrire esperienze genuine, mettere in tavola — o in questo caso in coppetta — il meglio di sé».

«Per quattro giorni il nostro paese— ha sottolineato il sindaco di Rivara Maurizio Giacoletto — diventa un palcoscenico del gelato italiano. Siamo orgogliosi di ospitare un evento che ci consente di promuovere Rivara e il nostro Canavese: il centro storico con visite guidate, le nostre tradizioni enogastronomiche e non solo. Vi aspettiamo numerosi per assaggiare, condividere e scoprire insieme Rivara e il suo territorio con una coppetta di gelato in mano».

Il tema conduttore dell’edizione 2026 è il territorio come ingrediente. Ogni maestro gelatiere non porta semplicemente un gusto: porta una storia di luogo. Guido Cortese (Liguria) lavora la castagna affumicata di Osiglia, un borgo di 350 abitanti dell’entroterra savonese dove sopravvive l’antico seccatoio tradizionale. Ercole Baldelli (Marche) trasforma in gelato la Moretta Fanese, il caffè corretto dei pescatori del porto di Fano, riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale. Simone Belia (Umbria) usa il mosto cotto delle cantine umbre. Giancarlo Gamarra porta a Rivara il gelato al latte d’asina di Asilait — San Benigno Canavese: tra tutti i latti animali il più simile al latte materno umano, prodotto da animali allevati a pochi chilometri dal festival.

«Per noi di Associainsieme – ha commentato il presidente di Associansime di Rivara, Luciano Gays, organizzatore della manifestazione – il Festival del Gelato Italiano è molto più di un evento: è un progetto culturale e comunitario che unisce territori, professionisti e famiglie. La nostra vera forza sono le molte decine di volontari che, insieme ai maestri gelatieri, alle istituzioni e alle realtà del territorio, rendono possibile un appuntamento di questa portata. Ogni edizione nasce dal lavoro condiviso di una comunità che crede nel valore dell’accoglienza e nella capacità del Canavese di raccontarsi con autenticità. Rivara apre le porte al Canavese e all’Italia intera, mostrando come anche un piccolo paese possa diventare un punto di riferimento nazionale quando mette al centro qualità, collaborazione e rispetto per il territorio

Tra le novità più attese dell’edizione 2026 la Merenda Sinoira Canavesana, proposta per la prima volta come momento ufficiale del festival: un cestino di specialità piemontesi — salame, acciughe al verde, toma, giardiniera, crostata — da gustare ai tavoli all’ombra del parco, con un calice di vino dei giovani vignaioli ‘Condio’ in abbinamento. Due versioni, classica e vegetariana, a 18 o 23 euro. Un’esperienza che porta direttamente a tavola la tradizione contadina del Canavese, a pochi passi dagli stand dei maestri gelatieri.

Giovedì 4 giugno, il Festival si apre con la Cena Gourmet al Circolo Amici del Mulino: sette portate, ciascuna abbinata a un gelato gastronomico di Marco Nicolino, realizzate da sei chef del Canavese. Conduce il foodteller Fabio Bongiorni; la nutrizionista Simona Reordino illustra l’equilibrio di ogni portata.

«Ogni edizione, ma in particolare quest’anno – ha evidenziato il direttore artistico del Festival, Marco Nicolino, della gelateria Buono e Sano di Rivarolo – mi sorprende per la passione e il piacere della condivisione dei gelatieri che partecipano al Festival. Vengono da tutta Italia e con grande generosità lasciano per molti giorni i loro laboratori. Oggi, con la carenza di personale che affligge il settore, non è affatto scontato. Giovani alle prime esperienze e veterani con decenni di esperienza, insieme, per condividere tecniche e passione. Quest’anno sono davvero orgoglioso di avere con noi anche un docente dell’istituto alberghiero CNOS-FAP di San Benigno che, insieme ai suoi ragazzi, ha creato un gusto appositamente per il festival: per me la formazione delle nuove generazioni è un valore irrinunciabile».

Il programma delle quattro giornate include, oltre alla distribuzione dei gelati dei maestri, iniziative quali le visite guidate gratuite di Rivara, Gelatolandia (area bambini 4–14 anni con laboratori e attestato da Apprendista Gelatiere), talk-show e masterclass nella tensostruttura, la camminata notturna “Nei Boschi delle Streghe” con visita alla Chiesa di San Giovanni Decollato e la sua infiorata, la Masterclass Vermouth Ducale trasformato in gelato (domenica 7 giugno), e spettacoli musicali serali — tra cui la Soundtruck Movie Music Movin’ Band (sabato) e il concerto bandistico “La mia banda suona il pop!” (domenica). Un occhio di riguardo per la formazione, con il coinvolgimento degli studenti dell’istituto alberghiero di San Benigno che creeranno un gusto di gelato, che sarà in vendita durante il Festival e i 220 bambini delle scuole locali che scoprono il mondo della gelateria artigianale.

Media partner del Festival, GRP TV, con un vero salotto tv all’interno del parco, aperto al pubblico, con ospiti e interviste. L’intero racconto del Festival andrà poi in onda sabato 13 e domenica 14 giugno alle 20.30 con due diverse puntate di Non vedo l’ora – Speciale Festival del Gelato.

FESTIVAL DEL GELATO ITALIANO — RIVARA 2026

Dove: Parco di Villa Ogliani e centro storico, Rivara (TO)

Quando: 4–7 giugno 2026

Ingresso: Gratuito (Cena Gourmet, Merenda Sinoira e Gelatolandia su prenotazione)

Parcheggio: Gratuito, navetta ogni 15 minuti

Prenotazioni: www.festivaldelgelatoitaliano.it

Email: info@associainsiemerivara.it

www.festivaldelgelatoitaliano.it

Miss Italia riparte dal Valentino

La prima selezione provinciale Piemonte e Valle d’Aosta mercoledì 27 maggio alle ore 20, il look sarà un omaggio al Rosso Valentino

Dopo il gran successo degli scorsi anni, seguiti all’elezione, nel 2023, di Francesca Bergesio, originaria di Bra, in provincia di Cuneo, a Miss Italia Piemonte e Valle d’Aosta, Miss Italia riparte con un boom di iscrizioni.
Saranno cinquanta le aspiranti Miss che parteciperanno alla prima selezione provinciale Piemonte e Valle d’Aosta 2026, in programma mercoledì  27 maggio, dalle 20, nella stupenda location del parco del Valentino di Torino presso Villa Glicini, in viale Ceppi 5
È presente un grande entusiasmo intorno alla nuova edizione dello storico concorso di bellezza, che continua ad attirare centinaia giovani pronte a mettersi in gioco, mostrando il proprio talento e la propria eleganza, raccontando le loro storie di vita e i loro sogni, lontane dai social, ma presenti dal vivo sulla passerella.
Le selezioni regionali rappresentano il primo passo verso le finali nazionali per un programma che si preannuncia ricco di serate a base di spettacoli, moda e grandi emozioni.
“L’appuntamento di mercoledì inaugura il percorso regionale che porterà  alle finali nazionali del concorso più ambito dalle ragazze e che ancora oggi, a distanza di 87 anni, continua a far sognare, tanto che le iscrizioni sono in forte crescita, e le pre-selezioni che ci hanno portato fin qui sono state molto impegnative – spiega Mirella Rocca, agente esclusivista per Piemonte e Valle d’Aosta e a capo dell’agenzia CDH Model, che da quest’anno si è  unita a Miss Italia – Come nel 2025 , anche quest’anno abbiamo scelto per il Piemonte e la Valle d’Aosta un colore unico, che sarà il Rosso Valentino , in memoria del grande maestro dell’alta moda italiana. Il look sarà estremamente attuale, nello stile de ”Il diavolo veste Prada”. Inoltre, ad ogni appuntamento, le ragazze non solo sfileranno, ma si cimenteranno anche in brevi numeri musicali. Sono contentissima e orgogliosa delle mie aspiranti, che non  sono solo belle, ma anche intelligenti e portatrici di valori oggi difficili da trovare. Miss Italia non è solo un percorso di bellezza, ma anche di crescita umana e professionale che richiede molta preparazione.  Miss Italia è un sogno che continua sempre, anche in un momento così difficile per le donne”.
Tra le novità del 2026 vi sarà  l’unione tra Miss Italia e la Torino Fashion  Week , che si terrà dal 27 giugno al 2 luglio a palazzo Saluzzo Paesana, con due serate dedicate alla selezione, tra una finale regionale di Miss Torino Fashion Week 2026, che confermerà l’accesso direttamente alle finali nazionali .
Mara Martellotta

SANTANINFA Quando la creatività nasce da un amore, da un viaggio… e da un’intuizione dell’anima

Ci sono donne che seguono una strada già scritta.

E poi ce ne sono altre che la strada la cambiano mentre camminano, quasi senza accorgersene, seguendo il gusto, l’istinto, la curiosità, il bisogno profondo di trasformare tutto ciò che toccano in qualcosa che parli davvero di loro.

Sandra Giabardo Vallarino Gancia appartiene decisamente alla seconda categoria.

Nata e cresciuta in Veneto. Successivamente si sposa e si lega a uno dei cognomi storici più conosciuti delle Langhe e dell’Astigiano : quella della famiglia Vallarino Gancia .

La sua vita sembrava già disegnata dentro un’eleganza composta, raffinata, quasi prevedibile.
Un matrimonio, due figlie bellissime, una quotidianità apparentemente definita.

Poi però la vita, come spesso accade alle anime più vive, cambia ritmo.
Il matrimonio finisce. E proprio lì, dove molte persone si fermano, lei ricomincia.

Non con rabbia.
Non con clamore…ma quella forma rara di rinascita che nasce dalla curiosità verso il mondo.

Ed è proprio grazie ad un amore siciliano che tutto prende un’altra direzione.
L’amore quindi, la Sicilia, i colori, la luce, i mercati, le tradizioni, le mani che intrecciano materia e memoria, accudiscono sempre di più l’evoluzione sorprendente del domani che verrà .

Ed ecco comparire loro: le coffe siciliane.
Borse antiche, popolari, autentiche, nate per essere pratiche prima ancora che belle.
Lei le osserva, le studia, le ama immediatamente.
Ma dentro di sé sente che manca qualcosa…o forse, semplicemente, manca ancora lei.

Così Sandra torna a Torino con quell’idea in testa che continua a bussare.
Compra coffe semplici, essenziali, quasi nude e comincia a trasformarle.
Nastri, borchie , ricami vintage ,
Frasi disegnate sulla stoffa che parlano di mondi fantastici, dettagli eclettici, pizzi , abbinamenti e
colori inaspettati.

Ogni borsa smette di essere solo un accessorio e diventa un racconto. Un piccolo mondo personale. Un’identità da indossare.

Le amiche iniziano a notarle. Le chiedono, le vogliono. Una tira l’altra.
E così, quasi senza un business plan, senza strategie studiate a tavolino, nasce “Santaninfa”.

Un marchio che non nasce dalla moda ma nasce dall’anima.

Da quel momento la creatività prende velocità. Alle coffe si aggiungono clutch, giacche militari reinventate, capi vintage che tornano a vivere attraverso il suo sguardo.

Ed è qui che si comprende davvero il cuore del suo lavoro:
lei non personalizza semplicemente un capo. lei restituisce carattere alle cose.

Prende una giacca anonima e la trasforma in una dichiarazione di personalità.
Prende un tessuto e gli dà memoria.
Prende un colore e lo fa dialogare con un altro in maniera quasi istintiva, ma perfetta.

Ogni creazione sembra dire:
“Non esiste bellezza senza identità.”

Le sue mani costruiscono pezzi che mescolano Sicilia, Piemonte, internazionalità, vintage e contemporaneo, romanticismo e ironia, artigianalità e moda….ma soprattutto libertà.
Il suo successo esplode per la sua versatilità capace di plasmarsi su tutte le sue creazioni . Piace alle ragazze giovanissime come alle donne più mature proprio per questo motivo: non hanno età ma hanno anima.

E forse il segreto del suo successo è tutto qui. Nell’aver capito che la moda più interessante non è quella che omologa, ma quella che racconta.
Quella che fa sentire una persona unica, riconoscibile, viva.

Oggi Santaninfa è una realtà amata, cercata, indossata anche da personaggi dello spettacolo e da una Torino che continua a riconoscere in lei qualcosa di raro:
l’autenticità.

Ma la parte più bella della sua storia resta forse un’altra: la dimostrazione che a volte la vita ti porta lontano e non sempre attraverso ciò che avevi programmato…
ma attraverso ciò che hai amato davvero.

Un amore. Un viaggio. Una borsa vista in Sicilia.
E improvvisamente un destino completamente nuovo che prende forma tra nastri, ricami e meraviglia.

Con Santaninfa si respira ancora quella bellezza autentica che ha reso grande il vero Made in Italy: la ricerca dei materiali, la cura dei dettagli, la qualità, il gusto, l’anima artigianale di una sartoria che racconta ancora emozioni e identità.

In un mondo sempre più veloce e omologato, dove tutto rischia di assomigliarsi e perdere valore, il suo lavoro ricorda quanto sia importante preservare l’originalità, la creatività e il saper fare italiano.

E forse la speranza più bella è proprio questa:
che tanti giovani possano ancora imparare da realtà come Santaninfa, continuando a credere nella qualità, nell’unicità e nella poesia delle cose fatte con amore.

Monica Di Maria di Alleri Chiusano