Con ogni Molecola che bevi contribuisci all’accoglienza di un bambino privo di cure familiari e partecipi allo sviluppo di programmi di sostegno alle famiglie in difficoltà in 133 paesi del mondo

Grafica frizzante come la bevanda che promuove, il sito di Mole Cola – alternativa tutta torinese al soft drink scuro con le bollicine made in Usa – colpisce l’occhio per i contrasti di colori come il rosso, il bianco, l’azzurro e il nero. All’insegna dello slogan “molecolizzati, l’alternativa esiste” promuove anche iniziative benefiche: con ogni Molecola che bevi contribuisci all’accoglienza di un bambino privo di cure familiari e partecipi allo sviluppo di programmi di sostegno alle famiglie in difficoltà in 133 paesi del mondo.
Il sito (oltre a proporre la doverosa tabella con i valori nutrizionali della bevanda) lancia anche un simpatico concorso: fotografatevi con una lattina di Mole Cola in mano e potete vincere un viaggio in Tunisia. E con il servizio di localizzazione “molelocator” è possibile scoprire sulla mappa tutti i punti vendita della bevanda.
Perché bere questo prodotto? Semplice, perché: “Molecola è l’alternativa. Molecola nasce a Torino sotto la Mole Antonelliana. Molecola cresce come cola italiana. Molecola frizza nei migliori e peggiori locali di tutta la penisola. Molecola: siamo piccoli, ma cresceremo. Provala e l’unico dubbio sarà: con o senza”.
www.bevimolecola.it
Il cosmo riprodotto in miniatura: è questo il significato dell’antica arte giapponese degli origami, che intende rappresentare l’universo nelle sue forme naturali e fisiche così come nelle sue proiezioni astratte. E il tutto prende forma da un foglio di carta. Fragili e al tempo stesso potenti ed espressive le sculture cartacee di Origami – Spirito di carta, la mostra allestita nelle cantine di Palazzo Barolo fino al 16 febbraio 2014, organizzata dall’Associazione Yoshin Ryu. Sono più di 300 i lavori esposti, frutto della creatività degli artisti di fama internazionale del CDO – Centro Diffusione Origami.
E’ una moschea di confine, tra Torino e Moncalieri, e forse verrà intitolata al re del Marocco, anche se da Rabat non si è fatto molto per far nascere il luogo di culto dei musulmani che gravitano attorno alla zona del Lingotto. Per il momento è una moschea “invisibile” perchè sulla via c’è un anonimo portone di ferro, di fronte al cartello stradale che segna il limite tra le due città,con un citofono altrettanto anonimo,che può essere l’ingresso di un qualunque condominio. Per rendersi conto che siamo in una moschea bisogna scendere una cinquantina di scalini e trovarsi finalmente nella sala di preghiera(era una discoteca) abbellita da splendidi lampadari marocchini ma la prima impressione è quella di scendere in una catacomba del XXI secolo. Per fortuna non si scende più in basso anche perchè l’aria in questo locale è già piuttosto scarsa e rarefatta. Siamo comunque nella prima moschea di Torino, o meglio nel Centro culturale islamico di Moncalieri affiliato alla Moschea di Roma e riconosciuto dallo Stato italiano.


La Città di Torino ha assegnato una porzione di un campo del Cimitero Parco alla Fondazione dell’Assemblea spirituale nazionale dei Baha’i d’Italia per la sepoltura di persone professanti tale culto. L’assegnazione è a titolo oneroso – il canone annuo ammonta a 1 euro al metro quadrato – e dura 99 anni. Lo ha deciso oggi la Giunta comunale, su proposta dell’assessore Stefano Lo Russo.



