Ad aprire l’esposizione il rarissimo cofano-forte caratterizzato dalla sua estrosa decorazione in avorio graffito e policromo. In mostra anche: due preziosi cofanetti, uno scrittoio in legno violetto, legno di rosa e avorio del 1760

Alla Fondazione Accorsi-Ometto di Torino è allestita una mostra dedicata al grande ebanista torinese del Settecento Pietro Piffetti. Il percorso espositivo è suddiviso in due sezioni: una dedicata alle numerose opere profane, l’altra a quelle sacre assai più rare. Ad aprire l’esposizione il rarissimo cofano-forte caratterizzato dalla sua estrosa decorazione in avorio graffito e policromo. In mostra anche: due preziosi cofanetti, uno scrittoio in legno violetto, legno di rosa e avorio del 1760 circa, un paio di cassettoni e una serie di raffinati tavolini. Per quel che riguarda le opere sacre, accanto a un inginocchiatoio da parete, del 1755-1760 circa, in legno e avorio, è possibile ammirare uno dei due splendidi tabernacoli che da un secolo sono custoditi a Bene Vagienna. Una sezione della mostra è anche allestita a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio Regionale del Piemonte, dove sono esposte tre opere tra le più significative della produzione di Piffetti dal 13 settembre al 30 novembre 2013. (Piemonte Italia)
Fino al 12-01-2014 – Fondazione Accorsi-Ometto Via Po, 55 Torino


“Doppio Sogno” è il titolo scelto per il percorso tra scultura e pittura inaugurato il 14 novembre con la prima parte dedicata alla scultura negli spazi all’aperto del Polo Reale e proseguirà l’11 dicembre con la seconda parte rivolta alla pittura nei nuovi spazi espositivi del Polo Reale a Palazzo Chiablese, in piazzetta Reale. A cura di Luca Beatrice e Arnaldo Colasanti, “Doppio Sogno” è una mostra che indaga immagini contrapposte e complementari attraverso linguaggi e simboli in relazione e opposizione: pittura e scultura, interno ed esterno, modernità e reminiscenza del classico, realismo e onirico, figurazione e contemporaneità, immagine e parola scritta.
“Sembra quand’ero all’oratorio, con tanto sole, tanti anni fa”. Così Paolo Conte nell’indimenticabile “Azzurro”. E’ un po’ quella l’atmosfera che si immagina quando, nel nostro mondo sempre più in preda al relativismo, si pensa ai giovani e all’ambiente cattolico. Spesso, infatti, i laici semplificano riducendo il tutto ad un clima da oratorio. Non è solo questo il Sinodo dei Giovani, aperto ufficialmente il 18 novembre 2012 dall’Arcivescovo Mons. Cesare Nosiglia e giunto fino al 2014. L’iniziativa, infatti, ha rappresentato l’orizzonte di riferimento entro cui collocare tutte le attività e le azioni di pastorale giovanile per il biennio previsto.