ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 656

Giovanni Sartori fuori dagli schemi

di Pier Franco Quaglieni *

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La morte di Giovanni Sartori priva la cultura politica italiana di uno dei suoi maestri più autorevoli, uno dei più lucidi studiosi della democrazia liberale o,meglio, della liberaldemocrazia.

Era il maggior scienziato italiano della politica della seconda metà del Novecento,come Pareto e Mosca lo furono nella prima metà del ‘900. Tra i suoi allievi Giuliano Urbani, Domenico Fisichella, Stefano Passigli, tre studiosi molto diversi tra loro. Questa eterogeneità dimostra che Sartori era davvero un maestro e che non intendeva creare una sua scuola,commentano di fare sicuramente i cattivi o i mediocri professori. Sui temi sui cui Sartori si è cimentato ,raggiungendo livelli davvero internazionali, c’era stata una prevalenza in Italia, per lunghi decenni , degli ideologi rispetto agli studiosi. Egli superò questo divario che ha pesato in modo enorme sulle arretratezze del dibattito politico in Italia. Molti hanno un’idea di lui molto limitata,magari ricordandolo ospite brillante di molte trasmissioni televisive in cui prevaleva inevitabilmente il battutista rispetto allo studioso.

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Si potrebbe banalizzare Sartori ,definendolo in termini giornalistici come l’inventore del Mattarellum e del Porcellum,di cui vide acutamente i limiti. Si potrebbe parlare di lui come di uno dei primi antiberlusconiani e, successivamente, come di uno dei critici più corrosivi di Renzi e del renzismo. Sono famose le sue battute al vetriolo e la sua sincerità volte disarmante. esiste una vulgata sartoria che va tenuta distinta e distante dallo studioso di razza.Ma anche il batterista non fu mai a senso unico . Prese posizione a favore di Oriana Fallaci e si dichiarò ostile alla demagogia filantropica di Gino Strada, definì “cieco” un certo pacifismo che sventolava la bandiere arcobaleno,parlò di un paese “conformista che si è ormai seduto sulle poltrone”,con un definizione che faceva pensare a Ennio Flaiano.Rifiutò “l’equilibrismo che non è nella mia natura,”dicendo chiaro e tondo:”Io mi comprometto”. Aderì a “Libertà e Giustizia”, un covo di giacobini irrecuperabili e molto settari,ma successivamente ne prese le distanze perché il suo liberalismo non gli consentiva di stare insieme a certi compagni di strada.

 

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Sarebbe però ingiusto ricordare degli aspetti contingenti, e quindi effimeri, nei confronti di uno studioso che è stato ,insieme a Nicola Matteucci ,il più originale e insieme il più classico studioso di quella che Bobbio ha definito la “Democrazia realistica”. Sartori va oltre l’antitesi liberalismo /democrazia e va anche oltre Guido De Ruggiero, che nella sua storia del liberalismo aveva intravisto la necessità di superare quell’antitesi. Secondo Sartori <<nella seconda metà del XIX secolo l’ideale liberale e quello democratico sono confluiti l’uno nell’altro ma, fondendosi, si sono confusi>>.

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Lo studioso fiorentino aveva colto la confusione,denunciando anche l’opportunità di eliminarla . Molto opportunamente egli amava citare Tocqueville: <<Ciò che è il massimo di confusione nello spirito è l’uso che si fa delle parole democrazia e spirito democratico>>. La sua cultura lo portava a riprendere la lettura dei Classici,per dirla con Bobbio, <<senza il piacere di apparire un novatore(…),come se fossero arrivati i barbari a bruciare la biblioteca di Alessandria>>. Ancora Bobbio affermava che <<le biblioteche in genere non bruciano più ,ma si sono talmente ingrandite da assomigliare sempre più alla Biblioteca di Babele>>.Oggi la situazione è forse ancora peggiorata perché le biblioteche non sono più frequentate adeguatamente perché internet ha sostituito la carta stampata,una scorciatoia troppo facile e pressapochista verso un sapere superficiale e quindi assai vicino al non sapere. Giovanni non si è mai lasciato sedurre dalla demagogia che ha pervaso il confronto politico italiano e ha sempre ritenuto che la democrazia non sia un governo senza élites,ma il governo delle élites in concorrenza tra di loro. La democrazia per lui è infatti <<un sistema etico-politico nel quale l’influenza della maggioranza è affidata al potere di minoranze concorrenti>>.

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Quella di Sartori è una concezione politica coraggiosamente individualistica in un contesto in cui le masse sembrano essere diventate le protagoniste della storia,magari a loro insaputa e a posteriori. Uno spunto attualissimo della sua lezione è il ripudio di Rousseau e di una democrazia diretta che, riducendo i problemi a scelte radicali e contrapposte,impedisce la discussione,la sola che chiarisce le idee e consente di elaborare le soluzioni più idonee. La democrazia attraverso la rete è solo finzione,come dimostra anche la cronaca recente. Mi diceva una volta Spadolini,suo collega e amico a Firenze, che aver letto o non aver letto Croce faceva la differenza. Io ho vissuto di persona questa verità scomoda, fino a pochi decenni fa, totalmente controcorrente. Credo che aver letto o non aver letto Sartori o averlo liquidato come un rompiscatole incontentabile,ci consenta o non ci consenta di capire la profonda crisi in cui si dibatte la democrazia italiana. Lo stesso dibattito referendario dell’autunno 2016 ci ha rivelato l’arretratezza di classi politiche che non si sono anche formate sui libri,confondo gli slogan con la politica. Certo i libri non bastano,ma un politico non attrezzato culturalmente si rivela anche inadeguato a contribuire ad orientare l’opinione pubblica,specie nei momenti storici cruciali. Per Sartori i problemi della democrazia passavano anche attraverso la selezione ,oltre che la elezione,per consentire quella che Bobbio ha definito <<l’elezione del migliore>>.

 

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Il mio ricordo di Sartori passa inevitabilmente anche attraverso il magistero di Bobbio che fu “un liberale a tre quarti”,per dirla con Dino Cofrancesco. Bobbio vedeva dei limiti nella democrazia liberale perché il sistema economico liberista è amorale in quanto fondato esclusivamente sulla legge della domanda e dell’offerta,anche se Luigi Einaudi aveva affermato il primato della morale rispetto all’economia, senza ambiguità. Sartori fu anche un uomo divertente,con la battuta sferzante che non gli derivava solo dall’essere toscano. Amava la convivialità e le belle donne. Ho di lui ricordi molto piacevoli ed averlo frequentato a Firenze fu un’occasione per vivere qualche ora di puro diletto intellettuale e umano. Ricordo che una volta vicino a noi si sedette Fanfani in compagnia della moglie,a piazzale Michelangelo,nel giardino del ristorante “ Alla loggia”. Ebbi modo di conoscere attraverso il dialogo che nacque con Sartori, un Fanfani piacevolissimo,anche lui con la battuta mordace,un vero “maledetto toscano”,ma anche molto simpatico. Ascoltandolo nelle sue reprimende antidivorziste,non lo avrei mai immaginato così come mi apparve in un’estate della fine degli anni ’70.

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Ma di Sartori, oggi,nel momento della sua morte, prevale ,su tutto, il ricordo dello studioso di razza che ha onorato la cultura italiana nel mondo. Se l’Italia l’avesse ascoltato di più, se alcuni avessero letto qualche suo libro,non saremmo nella palude,forse non vivremmo in un momento cruciale in cui i populismi rischiano di soppiantare l’esile pianta della democrazia e di uccidere l’ancora più esile pianticella della libertà.Spero di essere troppo pessimista, ma i segni di una probabile catastrofe sono evidenti, quasi come nel primo dopoguerra italiano. Sartori anche oggi ci indica la strada maestra per vivere una nuova primavera italiana:la difesa della democrazia rappresentativa,la sola che possa consentirci di pensare all’Europa a cui guardarono Luigi Einaudi, Ernesto Rossi e Gaetano Martino; la difesa della politica intesa come passione civile e impegno etico, oltre le miopie settarie e le semplificazioni manichee, al servizio del Paese. In una parola, l’Italia civile contro l’Italia barbara a cui troppi italiani stanno guardando con simpatia.

* Direttore del Centro Pannunzio

Walter Rolfo testimonial del “Lions day”

Nel 2017 ricorre il centenario della fondazione del Lions Club International, la più grande associazione di servizio del mondo, che conta circa 1.400.000 soci organizzati in oltre 46.000 club di 210 Paesi. Per dare all’evento l’importanza che merita, il 9 aprile i Lions di tutto il mondo saranno nelle piazze delle loro città per celebrare l’anniversario insieme alla popolazione e per far conoscere a cittadini e turisti le iniziative e i progetti realizzati a favore del prossimo.

A Torino, il fulcro delle iniziative del Lions-Day sarà nella centralissima Piazza Bodoni, che per l’occasione verrà trasformata in un villaggio. Nel “Villaggio Lions” saranno allestiti gazebo che rappresentano le quattro aree di intervento individuate a livello internazionale per il centenario: i “Giovani”, la “Vista”, la “Lotta alla fame” e “Ambiente”.

Nello spazio riservato ai ”Giovani” sarà dato ampio risalto al service creato per supportarli nell’ingresso nel mondo del lavoro e all’iniziativa “Guidiamo sobri, guidiamo sicuri”. Per l’area rivolta alla “Vista”, settore storico d’intervento dei Lions, noti in tutto il mondo come “I cavalieri della luce per i non vedenti”, saranno presenti come testimonial due cani guida donati dall’associazione a persone non vedenti. Inoltre ci sarà un’unità mobile che effettuerà screening gratuiti per la maculopatia negli adulti e l’ambliopia per i bambini. Sempre in questa sezione ci saranno i “donatori di voce”, pronti a fornire informazioni sul progetto “Libro parlato” e a simulare letture, mentre altri volontari raccoglieranno occhiali usati da donare a chi ne ha bisogno, ma non se li può permettere. I service “Bambini nel bisogno” e “Colazioni solidali” saranno i protagonisti dello stand riservato alla Lotta alla fame. I progetti “Verde pubblico”, “Missione agenti pulenti, puliamo i monumenti” e “Mani in alto, educhiamo i piccoli all’igiene delle mani”, animeranno invece il padiglione “Ambiente”.

All’interno del villaggio torinese ci sarà anche una quinta area dedicata alla Salute delle donne. “Un modo per festeggiare, oltre al centesimo compleanno dell’associazione, anche i trent’anni dall’ingresso delle donne nel Lions Club International”, spiega Gabriella Gastaldi, Governatore del Distretto 108 Ia1, che comprende i 73 Club del Piemonte Occidentale e della Valle d’Aosta, per un totale di circa 2.400 soci. In quest’area sarà allestito un ambulatorio che offrirà la possibilità di sottoporsi gratuitamente ad elettrocardiogramma e visita cardiologica. Verrà inoltre distribuito un questionario che consentirà di partecipare ad un’indagine epidemiologica, primo tassello del più ampio progetto denominato “Il cuore delle donne”.

Durante la giornata la cittadinanza sarà accompagnata dai volontari Lions lungo un viaggio tra le iniziative più importanti realizzate a favore della comunità. Un percorso che si concluderà alle 18,00 al Conservatorio Giuseppe Verdi, con lo spettacolo di Walter Rolfo, autore e conduttore televisivo, docente universitario ma soprattutto illusionista di fama internazionale: “L’arte di realizzare l’impossibile: 100 anni di successi Lions”, sotto la regia di Alessandro Marrazzo. “Uno spettacolo – precisa il Governatore – che ben rappresenta la storia del Lions Club International. Realizzare l’impossibile è stata la grande sfida vinta dai Lions in questi primi 100 anni, e altrettanto possibili diventeranno le sfide per i prossimi 100 anni”. “I soldi raccolti con lo spettacolo conclude Gabriella Gastaldi saranno utilizzati per lacquisto di un Autorefrattometro, strumento di diagnostica indispensabile per la diagnosi di problematiche visive”.

Rulli di tamburi, giocolieri e artisti di strada il giorno precedente improvviseranno spettacoli lungo le vie del centro, distribuendo inviti al Lions-Day e illustrando il programma di una giornata destinata ad entrare nella storia. 

Scienza ed etica alle prese con le grandi sfide

World 4.0: Scienza ed etica alle prese con le grandi sfide della nuova cultura tecnologica Giovedì 6 aprile 2017, ore 17,30 Salone d’onore, Castello del Valentino, Viale Mattioli 39  

Per il nono anno consecutivo si apre la nuova serie di appuntamenti con le Lectures della Fondazione Caligara per l’Alta Formazione Interdisciplinare con quattro interessanti appuntamenti. Il primo del 2017 è programmato per giovedì 6 aprile alle ore 17,30 nel Salone d’onore del Castello del Valentino (Viale Mattioli, 39 Torino) e sarà tenuto dal Prof. Mario Rasetti – presidente di Isi Foundation (Istituto per l’interscambio scientifico), professore di fisica teorica al Politecnico di Torino e soprattutto tra i massimi esperti mondiali di big data – che illustrerà come i nuovi modelli tecnologici stiano imprimendo una svolta cruciale alla società influenzando gli ambiti della scienza e dell’etica. Secondo il professore “sta prendendo forma quella che sarà la Quinta rivoluzione tecnologica”. I prossimi appuntamenti vedranno protagonisti Aimaro Isola (18 maggio) con una accompagnerà il pubblico in una “passeggiata” metaforica tra le differenti forme di Architettura e Claudio Marazzini – Presidente dell’Accademia della Crusca (29 settembre) – che guiderà i partecipanti in un confronto tra le differenti forme e terminologie della lingua italiana tra passato e presente.

Al Sant’Anna ecco Giulia, il “Ventilatore gentile” per prematuri

All’ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino arriva GIULIA, l’innovativo e rivoluzionario “ventilatore gentile” per neonati, soprattutto prematuri. GIULIA è l’ultima nata tra gli strumenti per aiutare la respirazione dei neonati: i suoi sofisticati sistemi riconoscono e rispettano i minimi segnali provenienti dai polmoni di questi fragili bimbi, evitando di ricorrere a mezzi invasivi, quali l’intubazione tracheale. Questa nuova tecnologia non invasiva, che modula autonomamente la respirazione del singolo neonato a seconda della sua respirazione e delle sue necessità, ha come scopo quello di diminuire la gravità delle loro patologie respiratorie e di migliorare il decorso durante il ricovero, con grandi benefici anche sulla loro qualità di vita futura. In questo caso la tecnologia più avanzata è in armonia con la filosofia di assistenza a questi neonati, basata oggi sulla cura dell’ambiente, sulla riduzione dello stress, con un progressivo coinvolgimento attivo della famiglia nelle cure e nell’osservazione del neonato.

Alla Città della Salute di Torino, la Terapia Intensiva neonatale universitaria, diretta dal professor Enrico Bertino, ha adottato GIULIA, promuovendo uno studio multicentrico, primo in Italia, coordinato dai dottori Cresi, Borgione e Coscia, insieme all’inventore, il professor Corrado Moretti dell’Università di Roma. Il miglioramento nella sopravvivenza e nella qualità di vita in adolescenza ed in età adulta dei gravi prematuri che si è verificato negli ultimi decenni è stato determinato dalla straordinaria evoluzione delle tecnologie e dell’organizzazione della loro assistenza, ma anche dalla progressiva diffusione, nell’assistenza di questi neonati, della cosiddetta “medicina personalizzata”, come in questo caso. Questo tipo di approccio è basato sul riconoscimento che questi fragili bambini sono persone con esigenze speciali e differenti. Così come avvenuto nella nutrizione, anche nel campo della ventilazione va “personalizzato” al massimo il sostegno respiratorio dei fragili polmoni di questi bambini. Non si tratta di piccoli numeri: i neonati sotto le 32 settimane di età gestazionale o sotto i 1500 grammi di peso sono circa 6000 all’anno in Italia, 350 in Piemonte e di questi oltre il 70% soffre di problemi respiratori alla nascita. Non solo, oltre il 10% di questi bambini soffre di problemi respiratori dopo la dimissione che possono richiedere ossigenoterapia domiciliare.

Dal 5 (ore 13) al 7 aprile (ore 8,30), presso l’Università del Gusto di Pollenzo (Bra), sede di Slow Food, si svolgerà un Convegno internazionale, organizzato dall’Associazione “Piccoli Passi”, di cui è Presidente il professor Claudio Fabris, che vedrà coinvolti neonatologi, ostetrici, infermieri e genitori. Durante il Convegno l’inventore di GIULIA ed altri grandi esperti nel campo dell’assistenza respiratoria del prematuro si confronteranno su queste nuove sfide nell’assistenzae presenteranno questa innovativa e rivoluzionaria apparecchiatura, premessa per un migliore stato di salute a breve e lungo termine di questi futuri adulti.

 

 

 

 

 

Rifiuti, il porta a porta si estende a nuovi quartieri

Riparte lo sviluppo della raccolta differenziata porta a porta per estendere il servizio ad altri 68mila cittadini. Lo prevede il Piano di lavoro annuale 2017 tra Città di Torino e Amiat spa, approvato dalla Giunta comunale su proposta dell’assessora Stefania Giannuzzi. Il servizio permette di raccogliere separatamente cinque diversi materiali: carta, vetro, plastica, organico e indifferenziato.


A partire dall’autunno prossimo i tre quartieri progressivamente interessati saranno:

San Salvario, tra corso Vittorio Emanuele II, il Po, corso Bramante, il tracciato di ferrovia tra le Circoscrizioni 1 e 8, corso Marconi e corso Massimo d’Azeglio, con circa 26mila nuovi utenti su una superficie di 2,14 kmq.

Vanchiglietta-Borgo Rossini, tra corso Regina Margherita, il Po e corso Regio Parco, circa 3,53 kmq e 24mila abitanti.

– Nello stesso periodo il porta a porta interesserà anche Santa Rita, tra corso Cosenza, corso Siracusa, via Tirreno e via Gorizia, circa 0,9 kmq e 18mila abitanti.

Con questa estensione, la modalità di raccolta porta a porta sarà estesa al 55 per cento dei cittadini torinesi.Il Piano di lavoro 2017 pone dunque al centro dell’attività l’estensione e la promozione della raccolta differenziata. Si prevede, infatti, di attivare azioni di comunicazione per intercettare e implementare il quantitativo di rifiuto da avviare a recupero/riciclo sottraendolo dalla quota di smaltimento, con particolare attenzione al miglioramento dei parametri qualitativi. L’obiettivo principale è superare il 65% di RD in tutti i quartieri entro il 2020, come richiesto dall’Unione europea.

Il piano prevede anche di rimodulare il sistema di raccolta nei mercati rionali con l’obiettivo di ridurre i rifiuti prodotti e massimizzare le raccolte differenziate; un abbattimento della frazione indifferenziata comporterebbe un taglio dei costi di gestione dei rifiuti raccolti. Il progetto sperimentale lanciato su «Porta Palazzo» nel mese di novembre 2016 sta confermando l’intuizione che i mercati sono un ambito pregiato di intervento.Nei mercati è infatti possibile migliorare le raccolte differenziate e attivare politiche di riduzione dei rifiuti; inoltre, sono realtà strategiche per la comunicazione di buone pratiche e di comportamenti virtuosi a tutta la cittadinanza. Complessivamente, i contenuti del Piano mantengono costante il livello di servizio pur operando una riorganizzazione volta alla riduzione dei costi. Gli investimenti in nuovi servizi saranno assorbiti da Amiat, con una parte coperta da contributi già concessi dalla Città Metropolitana.

 

(foto: il Torinese)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nasce l’Accademia dell’Iniziativa Sociale

Il Centro Servizi Vol.To e la SAA – School of Management dell’Università di Torino presenta oggi  alle 11 in conferenza stampa in via Giolitti 21  l’ Accademia dell’Iniziativa Sociale.  

Intervengono Silvio Magliano, presidente del Centro Servizi Vol.To, Davide Caregnato, direttore SAA e Carlo Maiorino, consigliere e ad SAA. “Si tratta – spiegano i promotori – di un esempio di innovazione sociale e tecnologica, che rende il mondo del Terzo Settore un’infrastruttura a servizio del Paese per la costruzione di un modello di sviluppo socio economico che sia sempre più inclusivo, equo, sostenibile. E’  una scuola di alta formazione in cui l’innovazione e la ricerca sono al servizio del Terzo Settore, di conseguenza anche del Volontariato, attraverso una gamma di corsi altamente qualificanti. L’Accademia dell’Iniziativa sociale è frutto della sinergia che da tempo lega il Centro Servizi con la SAA, la scuola di amministrazione aziendale. “Rappresenta una sfida vinta, ovvero la sfida di mettere in stretta sinergia il mondo del profit con quello del non profit. Questo rapporto di confronto e reciproca contaminazione rappresenta una delle sfide più affascinanti (e necessarie) che legano i mondi del profit e le realtà del Terzo Settore”, concludono i promotori.

 

Prima di rottamare, controlliamo se il debito Equitalia è prescritto

Con il decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2017 e successive modificazioni  è ora possibile regolarizzare le pendenze esattoriali, relative a imposte dirette (IRPEF, IRES, IRAP e ADDIZIONALI); IVA (non doganale) e Registro; contributi e premi (INPS, INAIL); multe stradali ( e non derivanti da procedimenti penali) e dove oggetto di specifica adesione anche ai tributi locali. I soggetti beneficiari della rottamazione delle cartelle Equitalia con sconti sanzioni e interessi sono: debitori i cui ruoli sono stati iscritti nel periodo compreso tra il 3 gennaio 2000 ed il 31 dicembre 2016; debitori che abbiano chiesto una dilazione di pagamento a condizione che abbiano versato le rate dovute dal 1°ottobre 2016 al 31 dicembre 2016; debitori decaduti dalla rateazione prima del 1°ottobre 2016.

La norma prevede il pagamento integrale della parte capitale ( imposta, contributo,premio ecc.) e il discarico di sanzioni, interessi di mora e somme aggiuntive relative alla riscossione (aggi e spese di notifica).  Per le violazioni al codice della strada la rottamazione riguarda i soli interessi. Il contribuente dovrà però avere cura di aderire alla
procedura entro il 21 aprile 2017 salvo ulteriori proroghe. Sarà possibile pagare ratealmente secondo precise modalità:

  • dal 7 novembre 2016 è possibile fare domanda utilizzando l’apposito modulo DA1;
  • entro il 21 aprile 2017 il contribuente potrà presentare la domanda di accesso agli sconti su sanzioni e interessi;
  • entro venerdì 15 dicembre 2017 dovrà essere versato almeno il 70% del debito e pagata la terza rata;
  • entro settembre 2018 dovrà essere concluso il pagamento rateale. La decadenza dalla dilazione si verificherà con l’inadempimento anche solo di una singola rata. La facoltà di definizione può essere esercitata anche dai debitori che hanno già pagato parzialmente le somme dovute, anche a seguito di provvedimenti di dilazione emessi dall’agente della riscossione, purché, rispetto ai piani rateali in essere risultino adempiuti tutti i versamenti con scadenza dal l° ottobre al 31 dicembre 2016. La norma prevede che, ai fini del conteggi, vadano imputati a capitale, oltre alle imposte, anche aggi e interessi (non le sanzioni) già pagati; pertanto potrebbe anche sussistere il caso che il contribuente abbia già corrisposto tutto quanto dovuto pur ancora pendente una rateazione; dovrà però avere cura di attivare la nuova procedura per ottenere l’estinzione. E’ chiaro che coloro che affidano le proprie sorti alla contestazione della prescrizione delle pretese esattoriali non troveranno convenienza nella procedura descritta. Sul punto si deve evidenziare che, con sentenza di Cassazione a Sezioni Unite n. 2339/16 dell’ottobre scorso, la prescrizione di contributi previdenziali ed indirettamente anche di numerose altre pretese quali, ad esempio, le multe stradali viene definitivamente prevista in cinque anni. Una bella notizia tanto attesa, che ci dà un maggiore ambito di respiro nei contenziosi, al fine di far annullare quelle pretese di EQUITALIA più vecchie di 5 anni. Tutto ciò premesso il nostro sommesso consiglio, prima di rottamare, è far controllare l’estratto di ruolo di EQUITALIA al fine di verificare se tutto o parte del debito sia prescritto e, quindi, annullabile.

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Avv. Giuseppe Sbriglio

Adusbef

Info

011306444

g.sbriglio@gmail.com

 

Aguzzare l’ingegno per far fronte alla disperazione

 

C’è chi realizza sciarpe e foulard, chi incide il legno o il cuoio, chi produce bambole con l’uncinetto, chi forgia bijou con alluminio e pasta di mais. Non mancano cestai e impagliatori, pittori e soffiatori di vetro. E’ l’altra faccia della “Street art”: sempre all’avanguardia per le nuove forme d’arte e meta di turisti curiosi di vedere le opere di strada che si nascondono sui muri e i palazzi dei quartieri storici, Torino è ora diventata anche meta di “operatori del proprio ingegno”, che raggiungono la città per esporre le proprie opere.Basta fare un giro nei mercati rionali della domenica o nelle fiere dell’hinterland per immergersi in un universo di proposte creative, di ogni genere e tipo. Fino a qualche tempo fa quello che gli hobbisti cercavano di trarre dalla loro attività era la soddisfazione personale, un sentimento di gratificazione nel quale non era contemplato un desiderio di guadagno. Quello che contava era esprimere la propria passione attraverso le creazioni che realizzavano ed esponevano sui banchi, non i soldi. Oggi le cose sono cambiate. Adesso nel vasto mondo degli “Opi” si sono rifugiate molte persone che sotto i colpi della crisi hanno perso il lavoro e, spesso a causa dell’età, non sono più riuscite a trovare un’occupazione stabile. Hanno quindi messo a frutto le proprie abilità manuali, cercando di trasformare in mestiere quello che era sempre stato un semplice hobby. L’attività degli hobbisti è definita sulla base di leggi regionali. In linea di massima rientrano all’interno della categoria tutti coloro che vendono, barattano, propongono o espongono, in modo saltuario e occasionale, opere che sono frutto del loro ingegno e sono prodotte a mano.

Non sono tenuti a possedere partita Iva, a meno che i loro introiti non superino i 5 mila euro di fatturato annuale. Cosa che spesso li rende invisi ai tradizionali ambulanti, timorosi di una concorrenza originale ed esente da tasse e balzelli. Numerose, nel nostro Paese, le fiere dedicate agli hobby creativi. A Torino c’è “Manualmente, il talento in libertà”, rassegna dedicata a tutti coloro che vogliono esporre le proprie creazioni. Giunta quest’anno alla sua quinta edizione, si terrà al Lingotto Fiere dal 7 al 9 aprile. Oltre ai mercati e alle fiere, anche il web offre agli operatori del proprio ingegno l’opportunità di allargare il bacino di utenti. Esistono infatti dei portali che consentono di aprire negozi virtuali on-line, in cui esporre le proprie opere. I più gettonati sono Facebook ed Etzy. Ma la piazza prediletta degli Opi non è quella virtuale, bensì quella reale, come reali sono le loro creazioni. Intraprendenza, passione e fantasia, accanto a un’ottima manualità, sono le caratteristiche fondamentali degli hobbisti. Tra loro, veri e propri personaggi in grado di produrre, con le proprie mani e un lavoro paziente, unico e personale, capolavori artistici. Come Silvio Tessarin, in arte “Silvio Spray”, che con le sue bombolette di vernice è diventato un esponente di spicco della nuova Street Art. O Federica Negro, ingegnosa interprete dell’”arm-knitting” e del “finger-knitting”, tecnica che consente, utilizzando le braccia e le dita, di confezionare originali capi d’abbigliamento e accessori. Ma i ritratti di questi personaggi saranno oggetto delle prossime puntate.

 

Paola Zanolli

Linea di confine. Spigolature di vita e storie torinesi

di Pier Franco Quaglieni

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“Nell’intera  faccenda MOI  il grande assente appare lo Stato.  Se io parcheggio in sosta vietata vengo subito multato… mille clandestini occupano da anni una struttura pubblica ,senza che gli organi comunali e statali abbiano il coraggio di intervenire”

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Emanuele Artom

La Comunità israelitica torinese ha ricordato il giovane partigiano Emanuele Artom, fatto prigioniero e ucciso dopo atroci sofferenze il 7 aprile 1944.Anche lui, appartenente ad una nota famiglia ebraica torinese, si era formato in quella fucina di libere intelligenze che fu il liceo d’Azeglio. Sul sito del liceo si tende a ricordare soprattutto quel periodo eroico con Augusto Monti. Ci furono allora anche altri bravissimi professori ,come ci sono stati anche dopo il 1945.Artom fu catturato dai fascisti in val Pellice . Era insieme al suo amico Ugo Sacerdote, futuro alto dirigente industriale. Ugo si salvo’ , Emanuele venne fatto prigioniero. Sacerdote, uomo difficile, ma anche sincero amico che venne a rendere omaggio a Martini Mauri a cui nulla lo accomunava, se non il partigianato , pur con fazzoletti diversi, sentiva forte il legame con l’amico .Fu lui a indurmi a scriverne anni fa. Emanuele era soprattutto un intellettuale libero che avrebbe occupato sicuramente un posto di rilievo nella cultura italiana e nell’Universita’ nel dopoguerra. Una grande intelligenza perduta, una figura eroica che ha ancora molto da insegnare ai giovani d’oggi.

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Il MOI e i torinesi 

La  situazione del MOI ( ex Mercati Ortofrutticoli all’Ingrosso)  è  da tempo  insostenibile e grottesca: oltre mille clandestini occupano  una struttura pubblica , devastandola e commettendo svariati reati. Appare di tutta  evidenza l’ incapacità dello Stato e del Comune di Torino di risolvere la vergognosa questione, malgrado l’impegno del nuovo Prefetto di Torino Renato Saccone. Il sindaco/a  forse appare non rendersi pienamente  conto del degrado di un’intera zona della città. La nuova giunta 5S cerca di affrontare il problema a parole …, affidandosi a Cooperative, non ben precisati mediatori ed addirittura ai centri sociali (in qualità di consulenti???) . Da ultimo, si è fatto vivo come mediatore anche l’arcivescovo Cesare Nosiglia che apparirebbe  come una sorta di deus ex machina. Nell’intera  faccenda il grande assente appare lo Stato.  Se io parcheggio in sosta vietata vengo subito multato…mille clandestini occupano da anni una struttura pubblica ,senza che gli organi comunali e statali abbiano il coraggio di intervenire.  Il cittadino, per non dire chi abita nella zona del MOI non è più in grado di capire.

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Biennale, costi e tagli

In tre giorni di incontri quanto costa, anche solo di pubblicità, la Biennale della democrazia? Una pubblicita’ invadente che neppure una grossa attività commerciale si può permettere, si sarebbe detto un tempo, di stile berlusconiano. È lecito in democrazia pretendere un bilancio pubblico di una serie enorme di eventi, una vera e propria indigestione di parole, quasi tutte a senso unico? C’e’ la necessità di questa kermesse torinese ? Io ho dei forti dubbi. Persino un liceo di periferia ,l’Einstein, ha inserito nel suo orario di lezione una scuola di democrazia, per non parlare della scuola di buona politica del prof. Bovero , pupillo di Bobbio. La democrazia, direi ,si impara praticandola, votando, partecipando alla vita politica, più che ascoltando i soliti maestri, non sempre ottimi, a voler essere gentili. Nel contempo, dal Comune giunge la notizia di un taglio del 30% alla cultura, di fronte a cui i grandi enti, Regio, Stabile, Egizio ,quasi non hanno fatto una piega. La giustificazione è quella già tirata fuori da Chiamparino quand’era sindaco: gli asili hanno la priorità. Gabriele Ferraris su “Torino7” denuncia la mistificazione pubblicitaria che si rivela piuttosto vecchia. La mia esperienza mi induce a pensare che i tagli avvengano soprattutto sui piccoli ad alcuni dei quali, dai tempi di Chiamparino, è negato qualsiasi contributo. Una delle prime cose da tagliare ,o almeno da ridurre, sarebbe proprio la Biennale dell’ovvietà ideologica che anche quest’anno si è rivelata assai poco democratica ed assolutamente illiberale.

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Valdo Fusi e i morti di Salo’

Il 6 novembre 1956 Valdo Fusi, eroico combattente scampato alla fucilazione al Martinetto dei primi di aprile 1944, scriveva in una lettera pubblica : ” Dove sono sepolti i combattenti di Salo’ ? Se non hanno sepoltura ,dovremmo essere noi resistenti a provvedervi. Se sul piano delle idee nessuna conciliazione sara’ mai possibile (…) tra uomo e uomo è necessaria la più illuminata apertura dell’animo (…) . Dobbiamo cancellare ogni traccia della guerra civile ,sul piano umano . ” Che lezione umana, cristiana e civile ! Grande Valdo! Dalla Liberazione erano passati solo 11 anni. Ci sono idioti che hanno persino negato l’esistenza di una guerra civile in Italia. C’e’ voluto il libro di un partigiano e funzionario dell’Archivio di Stato ,Claudio Pavone, per incominciare a farlo capire.

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LETTERE (inviare a quaglieni@gmail.com)

Ho letto della morte del filosofo Armando Plebe ,alessandrino che studio’ a Torino.Fu eletto anche senatore a Torino. Perché nessuno ne ha scritto? Anche lei nel coro?

Ettore Filippi

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Non ne ho scritto perché Plebe si rivelò uno studioso non particolarmente degno di attenzione, se non per certi suoi scritti su Aristotele e prima su Marx. In Sicilia, dove ha insegnato, i giornali lo hanno ricordato, ma obiettivamente le sue giravolte politiche sono state troppe e poco credibili. Da marxista divenne saragatiano e poi missino. Poi voleva entrare nei radicali e poi ancora tornò a sinistra. Il diritto a cambiare idea è sacrosanto , per un filosofo è poi quasi un dovere d’ufficio perché la ricerca non ha mai fine. Ma le scelte politiche, specie se eletti in Parlamento, sono altra cosa. E un briciolo di coerenza ci vuole. I torinesi che incautamente lo votarono come missino, si sentirono traditi. E fece bene Pannella a non accoglierlo nel Partito Radicale. Forse qualcosa di lui resterà. Il convegno promosso a Torino nei primi anni Settanta contro una certa egemonia culturale fu un atto di coraggio e io mi rammarico di averlo attaccato in quell’occasione in modo troppo aspro. Ma il resto delle sue scelte non hanno dato seguito ad una buona intenzione perché l’idea di Plebe non era animata dalla libertà , ma dal gusto di stupire, dopo essere stato per tanti anni un marxista assolutamente acritico.

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Pena di morte, il caso Arabia Saudita

FOCUS  / di Filippo Re

Nonostante il record di esecuzioni l’Arabia Saudita è al vertice del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Come prescritto dalla sharia (la legge religiosa) la pena di morte in Arabia Saudita è prevista per vari reati tra i quali, omicidio, stupro, rapina a mano armata, traffico di droga, stregoneria, sodomia, omosessualità, sabotaggio, gioco d’azzardo, ateismo, apostasia e adulterio. Benvenuti in Arabia Saudita, tra i primi tre Paesi al mondo che applicano la pena di morte, dove giustiziare le persone è una prassi quotidiana. E tutto questo è un elenco incompleto dei reati per i quali nel regno wahhabita si possono subire 1000 frustate, affrontare 20 anni di prigione o essere decapitati in piazza. Secondo l’interpretazione wahhabita, in Arabia Saudita, la legge coranica viene applicata in modo severo e rigoroso, unico Paese islamico a considerare il Corano come una sorta di Costituzione. Il venerdì, dopo la preghiera di mezzogiorno, cominciano a saltare le teste. Davanti a un folto pubblico eccitato ed entusiasta si procede al taglio della mano per i ladri, la decapitazione per gli assassini e la lapidazione per gli adulteri. Più di 150 persone sono state giustiziate nel 2016 in Arabia Saudita, secondo Amnesty International, e 158 condanne a morte erano state eseguite nel 2015, il numero più alto negli ultimi due decenni.

Si tratta in gran parte di teste mozzate davanti alla gente, “alla mongola” si potrebbe dire e nonostante quel che accade nel Paese arabico, l’ambasciatore saudita Faisal bin Hassan Trad, presiede il comitato consultivo del Consiglio per i diritti umani dell’Onu. Con stupore e turbamento, ma tocca proprio a Riad vigilare sul rispetto dei diritti umani nel mondo. Una decisione che è stata molto criticata a livello internazionale, anche perchè è giunta dopo la sentenza di condanna a morte del ventenne Ali Mohammed Al Nimr, arrestato a 17 anni per aver partecipato a una manifestazione contro l’offensiva militare saudita nello Yemen che provoca migliaia di vittime civili. Condannato alla decapitazione e successiva crocifissione fino alla putrefazione del cadavere. Il soggiorno in Arabia Saudita continua. Il caso di Ali ha scosso l’opinione pubblica nel mondo mentre le organizzazioni umanitarie per i diritti umani hanno chiesto l’annullamento della condanna e si sono appellate alle grandi potenze affinchè intervengano sul regime di Riad. Un’altra vicenda che ha fatto il giro del pianeta è quella di Raif Badawi, blogger saudita accusato di apostasia per i suoi articoli sul rapporto tra religione e politica nel Paese.

Le pubblicazioni, divulgate su internet, gli hanno causato una condanna a 10 anni di reclusione e 1000 frustate. La cosa peggiore è proprio il crimine religioso come l’apostasia e l’ateismo. Circa il 7% della popolazione saudita non è di religione islamica e la professione del Cristianesimo è vietata nel regno così come è vietato tenere in casa la Bibbia, crocifissi e le immagini dei santini. Cristiani e credenti di altre religioni possono pregare solo chiusi in casa. Per far osservare la legge è stata creata la polizia religiosa, un corpo di polizia speciale attivo giorno e notte. La scimitarra segue come un’ombra i cittadini sauditi. Anche l’omosessualità è severamente punita in Arabia Saudita e si rischia la decapitazione come per la stregoneria e le arti magiche. Per l’adulterio la legge saudita opta invece per la lapidazione. Sono migliaia gli uomini e le donne provenienti dalla Sri Lanka che lavorano in Arabia Saudita come domestici o autisti. É recente il caso di una domestica dello Sri Lanka assunta in una famiglia di Riad. La donna, 45 anni, sposata, è stata arrestata per adulterio e condannata alla lapidazione. Secondo i giudici sauditi, la donna, madre di due figli, avrebbe confessato la sua colpa. Avrebbe avuto una relazione con un uomo non sposato il quale è stato condannato a una pena più lieve, 100 frustate. Autorità governative e leader religiosi hanno chiesto al governo saudita di sospendere la sentenza di morte. Negli anni scorsi un’altra donna srilankese era stata condannata a morte sulla base della sua confessione estorta con la minaccia e senza il sostegno di un interprete. L’esecuzione fu attuata nel 2013 dopo cinque anni di battaglie legali e appelli alla clemenza.

Filippo Re

(dalla rivista “Il Dialogo – al Hiwar” del Centro Federico Peirone)