ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 478

La protesta dei pesci di fiume

100 sit-in e flash mob su fiumi e torrenti. La mobilitazione indetta da 18 associazioni ambientaliste per chiedere al ministro Costa lo stop ai progetti idroelettrici che mettono a rischio i corsi d’acqua naturali

“Inaccettabile che le Regioni aggirino la procedura di infrazione sulla Direttiva acque: dobbiamo evitare un ulteriore danno ai nostri fiumi, già provati dagli effetti della crisi climatica”

100 sit-in e flash mob in tutta Italia per salvaguardare gli ecosistemi di fiumi e torrenti contro i rischi legati ai troppi progetti idroelettrici incompatibili con la tutela dei corsi d’acqua e della loro biodiversità. Prelievi eccessivi e nuovi cantieri ad alta quota, in luoghi per lo più incontaminati, minacciano la vita di centinaia di corsi d’acqua naturali.

La mobilitazione, denominata “La protesta dei pesci di fiume”, si svolgerà oggi, 25 gennaio, in tutta Italia dalle 14 alle 17: un appuntamento convocato da 18 associazioni ambientaliste per chiedere al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa il rispetto della Direttiva Quadro Acque, anche quando si tratta di energia idroelettrica. L’obiettivo è bloccare progetti nei corsi d’acqua naturali che accedono agli incentivi previsti dal nuovo Decreto Rinnovabili FER 1 che provocherebbero un ulteriore danno ai nostri fiumi, già provati dagli effetti della crisi climatica, a fronte di un irrisorio contributo di energia rinnovabile.

A promuovere gli eventi sul territorio italiano sono: Free Rivers Italia, Legambiente, Alpi Kayak, Arci Pesca Fisa, CIPRA Italia, CIRF, Federazione Italiana Canoa Turistica, Federazione Nazionale Pro Natura, Federrafting, Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness, Salviamo il Paesaggio, Spinning Club Italia, Unione Nazionale Pesca a Mosca UNPeM, Tavolo Nazionale Contratti di fiume, WWF Italia.

Nel mirino delle associazioni è finito il decreto Rinnovabili FER 1 che non ha eliminato gli incentivi agli impianti idroelettrici nei corsi d’acqua naturali, come previsto nella bozza originale, ma ha fissato dei criteri da rispettare previsti dalle Direttive europee, che ora si vuole aggirare nella loro applicazione. Nello specifico, il Decreto stabilisce che per poter accedere all’incentivo il sistema ARPA/SNPA (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) deve verificare e certificare che la concessione di derivazione sia conforme alle Linee Guida del Ministero Ambiente per le valutazioni ambientali ex ante delle derivazioni idriche (approvate con D.D. n. 29/STA del 13.02.2017, in particolare alle tabelle 11 e 13 dell’allegato 1 del decreto). Le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) sono però orientate ad applicare, al posto di queste tabelle, quelle meno tutelanti delle Direttive Derivazioni Distrettuali, emanate dagli otto Distretti Idrografici italiani. Un’applicazione che costituirebbe un grosso passo indietro rispetto agli obiettivi di tutela delle acque e vanificherebbe il lavoro svolto finora allo scopo di evitare gli incentivi a centinaia di nuovi impianti che non rispettano la Direttiva Quadro Acque.

«Questa situazione potrebbe portare nuovamente ad approvare progetti devastanti sui corsi d’acqua naturali come già capitato negli anni passati – denunciano le associazioni –. Ci appelliamo al ministro dell’Ambiente Sergio Costa affinché venga scongiurato il pericolo di ripetere gli errori del passato che hanno permesso negli ultimi dieci anni autorizzazioni e incentivi a oltre 2000 impianti che non rispettano la Direttiva Quadro Acque, oggetto anche di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea. La biodiversità acquatica, già oggi fortemente a rischio per i cambiamenti climatici in atto, potrebbe subire un ulteriore e pericoloso contraccolpo. Occorre rivedere le regole per l’idroelettrico – proseguono le associazioni – prevedendo regole chiare nella tutela dei corsi d’acqua, che spingano al recupero energetico da acquedotti e a un utilizzo più efficiente degli impianti esistenti, per mantenere la produzione idroelettrica di cui abbiamo bisogno nella transizione energetica. Un revamping degli impianti esistenti non solo consentirebbe di produrre più energia, ma consentirebbe anche di valorizzare gli invasi esistenti con contemporanei interventi di naturalizzazione e riqualificazione».

L’Italia è tra i maggiori produttori di energia idroelettrica in Europa e la fonte idraulica, in base ai dati dell’ultimo rapporto del GSE, si conferma quella che garantisce il principale contributo alla produzione di energia elettrica nazionale da FER (43% della produzione complessiva nel 2018, in aumento rispetto al 35% del 2017) nel nostro paese. I piccoli impianti sono, però, molte volte realizzati in contesti montani che conservano un’elevata qualità ambientale. Le autorizzazioni a costruire sono spesso state date in violazione della Direttiva Acque, come dimostrano le due procedure di accertamento aperte dall’Unione europea nei confronti dell’Italia.

Per le associazioni i cambiamenti climatici in atto obbligano sempre più ad un’attenta valutazione del contesto ambientale in cui si opera e per quanto concerne le risorse idriche e i corsi d’acqua il tema si fa ancora più delicato, specialmente nell’arco alpino. È invece urgente avviare interventi di rinaturazione fluviale diffusi per recuperare le aree di esondazione naturale e restituire naturalità ai fiumi per aumentare la sicurezza, tutelarne la biodiversità e avviare una seria politica di adattamento ai cambiamenti climatici.  Negli ultimi 150 anni le Alpi hanno, infatti, registrato un aumento delle temperature di quasi due gradi centigradi: più del doppio della media globale dell’intero pianeta. E gli eccessivi prelievi a scopo idroelettrico di questi ultimi anni hanno comportato pesanti ripercussioni sui corsi d’acqua che dovrebbero indurre a un ripensamento della gestione complessiva della risorsa.

In Piemonte e Valle d’Aosta sono 25 i sit-in, 13 quelli organizzati da 9 Circoli di Legambiente:

  • Circolo Legambiente Val Lemme (AL):
    • Dighe dell’Orba alla confluenza del Lemme, in comune di Fresonara
    • Rio Ghiaion, in Val Borbera
  • Circolo Legambiente Vercellese (VC):
    • Fiume Sorba, località Rassa
  • Circolo Legambiente Ovadese (AL):
    • Torrente Piota, Silvano d’Orba sul tratto sotteso dall’impianto idroelettrico “La Pieve”
  • Circolo Legambiente e Biellese (BI):
    • Torrente Concabbia, frazione Valmosca Campiglia Cervo
  • Circolo Legambiente Cuneo (CN):
    • Canali irrigui Vignolo
  • Circolo Legambiente Barge (CN):
    • Fiume Po, Sanfront
    • Fiume Po, Crissolo, presso captazione Centrale Calcinere
    • Fiume Po, Oncino località Bigorie
  • Circolo Legambiente Dora Baltea (TO):
    • Dora Baltea, Parco Dora Ivrea
  • Circolo Legambiente val Pellice (TO)
    • Torrente Pellice, Ponte blu di Villar Pellice
  • Circolo Legambiente della Valle d’Aosta (AO):
    • Torrente Buthier, Aosta al ponte di via Clavalité sul torrente Buthier
    • Torrente Saint Barthelemy, Gressoney la Trinitè – Staffal

I Circoli Legambiente hanno organizzato i sit-in in collaborazione con i volontari del progetto VisPO, presenti alle iniziative.

Sospesa la sperimentazione sui macachi

Il Consiglio di Stato sospende l’esperimento.Il Tavolo chiederà alla Regione Piemonte di promuovere con l’Università di Torino borse di studio sui metodi alternativi

Riceviamo e pubblichiamo

Il Tavolo Animali & Ambiente, costituito dalle associazioni ENPA, LAC, LAV, LEGAMBIENTE L’Aquilone, LIDA, OIPA, PRO NATURA e SOS Gaia, apprende con estrema soddisfazione la decisione del Consiglio di Stato di accogliere il ricorso della LAV, decisione che ha ribaltato la sentenza del TAR del Lazio del dicembre scorso.

Il Grado Supremo della Giustizia Amministrativa ha ordinato la sospensione dell’esperimento sui macachi dell’Università di Torino presso l’Università di Parma per l’impossibilità di trovare alternative a una sperimentazione considerata invasiva sugli animali. Secondo i giudici è chi sperimenta su animali che deve provare che non esistono alternative, così come lo deve fare il Ministero della Salute che poi autorizza secondo Legge la procedura sperimentale.

Nel comunicato LAV si legge: “Nella comparazione degli interessi, scrive la Corte, prevale l’interesse della LAV alla tutela degli animali. E ha condannato il Ministero e le Università a rifondere 3000 euro di spese legali all’Associazione.”E’ una grande soddisfazione e un incoraggiamento per tutte le associazioni e tutti i volontari che si sono battuti in questi anni per fermare un progetto che prevedeva la sperimentazione su sei macachi che per cinque anni sarebbero stati sottoposti ad interventi chirurgici di cui non si conoscono gli effetti, immobilizzati in gabbie e poi soppressi.

Un progetto finanziato con 2 milioni di euro dei contribuenti, che avrebbe implicato, secondo gli stessi ricercatori, “grave sofferenza”. Un esperimento doloroso, inutile e senza ritorno, compiuto ai danni di creature senzienti. E’ ormai nota l’elevata percentuale di fallimento dei test sugli animali. Sono trascorsi cinquant’anni da quando la sperimentazione sugli animali è stata giudicata non attendibile per l’innegabile diversità genetica fra uomo ed altri animali. Infatti la ricerca su nuove cure per persone ipovedenti ha compiuto ad oggi passi importanti grazie alle sperimentazioni su malati umani consapevoli.

La decisione del Consiglio di Stato premia la battaglia della LAV e di tutte le associazioni e i singoli volontari che si sono uniti in questa campagna, promuovendo manifestazioni in tutta Italia e tavoli di raccolte firme sia cartacee che online.Questa vittoria segna un importante precedente per chi si oppone agli esperimenti sulle centinaia di migliaia di animali che vengono ogni anno torturati per una pratica medievale, eticamente inaccettabile, e inutile ai fini scientifici. Ora il Tavolo Animali & Ambiente ha intenzione di chiedere alla Regione Piemonte di promuovere con l’Università di Torino borse di studio sui metodi alternativi. I macachi di Torino costituiscono un caso emblematico per protestare contro gli esperimenti su tutti gli animali. Non si può moralmente accettare che degli esseri senzienti vengano torturati senza motivo.  L’attuale conquista è solo un primo passo poiché si attende la pronuncia definitiva del TAR del Lazio. Il Tavolo continuerà a vigilare fino a quando i macachi non saranno liberi e al sicuro.

 

Per il Tavolo Animali & Ambiente
Rosalba Nattero
Presidente SOS Gaia

Torino alla conquista di nuove frontiere nella connettività

Grazie ad una start up proiettata verso il futuro: Fibering SpA

L’economia torinese oggi vive un nuovo dinamismo nel campo dell’innovazione tecnologica grazie ad una start up di recente fondazione, Fibering SpA, nata nel 2014 dall’esperienza decennale dell’azienda torinese Dialogic di Elio Romagnoli, fondatore e Amministratore Delegato dell’azienda.

“Fibering – spiega Carlo Patetta Rotta, Business Angel torinese e socio di Fibering – è un operatore di telecomunicazioni specializzato nel fornire connettività dati e voce alle aziende, si tratta infatti di un business cosiddetto B2B. La nostra azienda ha a disposizione un’infrastruttura di rete estesa a tutto il territorio nazionale, in grado di erogare servizi in fibra ottica, sia condivisa sia dedicata, wireless, rame, 4 e 5 G, satellitare, cloud, cloud PBX e VoIP. I Data Center sono presenti a Milano Caldera, che ha un collegamento diretto con il nodo di interscambio MIX di Milano e upstream verso alcuni operatori internazionali”.

“Fibering – precisa Carlo Patetta Rotta – attraverso il suo marchio Fiberwide offre soluzioni integrate e disegnate sulla base delle esigenze di ogni cliente, affiancate ad assistenza tecnica chiara e rapida, affidata a personale altamente specializzato. Ciascun cliente, infatti, viene affiancato da un nostro tecnico dedicato”.

“La nostra azienda – aggiunge Carlo Patetta Rotta – offre pacchetti e sviluppa progetti creati ad hoc, a partire dalle necessità di ogni cliente. Una delle connessioni per eccellenza che offriamo alle aziende è   quella della fibra ottica per la banda ultralarga, con velocità di trasmissione da 10 Mbps fino a 10 Gbps simmetrici ad alta affidabilità. Un’altra opportunità che Fibering offre alle aziende è la connessione wireless o satellitare, capace di arrivare anche nei luoghi che non riescono ad essere raggiunti dagli altri tipi di connessione. Grazie a questo tipo di connessione in abbinamento alla fibra ottica progettuale, Fibering è in grado di offrire un accesso ad Internet ad alta velocità in qualunque punto d’Italia, incluse le aree in Digital Divide che non sono servite da reti terrestri, a costi contenuti, con standard elevatissimi, sicurezza, qualità e disponibilità del servizio”.

Aggiunge Carlo Patetta Rotta: “Nel 2014 il fondatore ed attuale AD della società, Elio Romagnoli, e il direttore amministrativo, Ilenia De Bortoli, hanno unito le forze con due soci di capitale: Enrico Toledo, attualmente AD dello storico marchio di pennarelli Carioca, e me, creando appunto Fibering SpA. A soli cinque anni di distanza dalla sua fondazione, questo connubio societario e la creazione di una squadra giovane, dinamica e altamente professionale ha permesso una crescita del fatturato del 1000%. L’acquisizione poi nel 2019 di un system integrator piemontese con licenza di operatore telefonico, Six Comm Group, ha fatto decollare i ricavi e quest’anno la società prevede di avvicinarsi ai 10 milioni di euro di fatturato. Nel futuro a breve, ci proponiamo di crescere non solo in modo organico ma anche grazie all’acquisizione di altre aziende del settore, l’obiettivo è quello di raggiungere nei prossimi anni i 20 milioni di fatturato, mèta che ci permetterebbe di inserirci nel gruppo delle medie aziende di servizi di telecomunicazioni”.

“L’acquisizione di Six Comm Group – precisa Carlo Patetta Rotta – ha consentito inoltre di mettere a punto un sistema sempre più capillare sul territorio, rendendoci sempre più vicini ai nostri clienti e alle loro necessità. Con questa operazione è stato possibile sia acquisire nuovi clienti, sia aggiungere nuovi servizi cosicché da permetterci di raggiungere ambiziosi obiettivi di fatturato e di portare l’organico dell’azienda a 40 unità, di cui circa metà tecnici specializzati”.

Così adesso il gruppo Fibering ha sia sede a Milano, nel quartiere dell’hi-tech di Porta Nuova, sia a Torino nelle vicinanze dell’Allianz Stadium sta già pianificando l’apertura di un terzo polo operativo a Verona o, comunque, nel produttivo Nord d’Est italiano.

Grazie a Fibering le aziende possono oggi usufruire attraverso il marchio Fiberwide di soluzioni integrate di fibra, xDSL, wireless, satellite, VoIP cloud e dell’assistenza altamente qualificata fornita per diminuire i rischi di interruzione della propria operatività (business interruption). Focalizzandosi così unicamente sulla crescita del proprio business.

Mara Martellotta

 

Nella foto, da sinistra, Enrico Toledo, Ilenia De Bortoli,  Elio Romagnoli,  Carlo Patetta Rotta

Ream Sgr prosegue le acquisizioni di Rsa

Ora i posti letto sono oltre duemila

La società di investimenti immobiliare torinese REAM SGR ( partecipata   da Fondazione Crt e da altre fondazioni bancarie piemontesi) continua nella sua politica di investimento nelle strutture a servizio delle persone, in particolare residenze sanitarie assistenziali (RSA)

 

Per conto dei Fondi immobiliari GERAS e GERAS 2, ha infatti sottoscritto tra novembre 2019 e gennaio 2020 tre contratti definitivi di compravendita ed un contratto preliminare di acquisto per un totale di oltre 600 posti letto. Le compravendite hanno riguardato la residenza “Il Giglio” ad Albugnano in provincia di Asti (139 posti letto), il complesso “Parco del Valentino” e “Massimo d’Azeglio” a Torino in via Marochetti (400 posti letto) e la residenza “Sant’Antonio” ubicata a Carmagnola in provincia di Torino (79 posti letto

Fuori dal Piemonte è stato inoltre sottoscritto, a dicembre 2019, un contratto preliminare di compravendita per una RSA da 120 posti letto, in corso di realizzazione, nel comune di Torrevecchia Pia in provincia di Pavia. La fine lavori e la relativa acquisizione definitiva sono previste per il primo semestre 2021. ).

Si è così arrivati ad avere in portafoglio per il Fondo GERAS circa 1.200 posti letto e per il Fondo GERAS 2 circa 850 posti letto (suddivisi fra strutture socio sanitarie e ricettive).

I gestori coinvolti nelle iniziative sono Cooperativa BIOS (Albugnano), Socialcoop (Carmagnola), Gruppo Gheron (Torino) e Cooperativa Universiis (Torrevecchia Pia).

REAM SGR ha in cantiere, per conto dei Fondi GERAS e GERAS 2 (quest’ultimo ancora in fase di collocamento presso investitori istituzionali), investimenti per complessivi Euro 220 milioni.

In un anno Gtt ha venduto biglietti per quasi 130 milioni di euro

Nella seduta di Commissione Urbanistica di Palazzo Civico, Gtt (Gruppo torinese trasporti) ha presentato i dati 2019 riferiti all’andamento delle vendite dei titoli di viaggio

Le vendite complessive si attestano a 128,9 milioni di euro, in crescita del 4,4 per cento rispetto al 2018, con 5,4 milioni di euro di maggiori ricavi.

Nell’area urbana di Torino, sommando i biglietti e gli abbonamenti (entrambe le voci rappresentano il 50 per cento del valore complessivo), gli introiti 2019 sono stati pari a circa 97,45 milioni rispetto ai 92,13 del 2018.

E’ in controtendenza il dato della rete extraurbana – ferrovie dove si registra un calo del 3 per cento, da 7,25 a 7,03 milioni.

I dati aggiornati a settembre 2019 segnalano ancora un aumento degli introiti degli abbonamenti per gli under 26 (rispetto a settembre 2018) da 17,05 a 18,96 milioni, mentre nello stesso periodo si registra un calo degli abbonamenti over 65 da 2.52 a 1.17 milioni.

 

(Dall’ufficio stampa di Palazzo Civico)

Foto: il Torinese

Al Polo del ‘900 arriva Spes1970, la caffetteria etica e solidale

La nuova caffetteria etica al centro di Torino al Polo del ‘900

Una caffetteria etica all’interno di un museo: è questa l’idea alla base di Spes1970 Caffetteria Polo del ‘900, il nuovo bar e punto vendita di Spes 1970 che ha aperto al Polo del ’900 di Torino. Ospitato nel complesso juvarriano dei Quartieri Militari, il centro culturale Polo del ‘900, oltre al museo, agli spazi espositivi, alle sale lettura e alle biblioteche, sarà dotato di un bar. Per essere anche, e soprattutto, un progetto sociale.

Un luogo intimo e accogliente

Una caffetteria unica che incarna i valori etici e solidali di Spes, la cooperativa sociale torinese che impiega nei suoi laboratori e punti vendita giovani e persone socialmente fragili. L’obiettivo è quello di fornire loro un’opportunità per inserirsi nel mondo del lavoro. Questi valori si ritrovano anche nell’arredamento, realizzato dalla falegnameria sociale Avanguardia. I punti focali dello spazio della caffetteria sono l’imponente bancone e la grande libreria. L’arredamento è caratterizzato da uno stile minimale e raffinato, studiato per rendere il luogo intimo e accogliente. Insomma, non solo una caffetteria dove regalarsi una piacevole pausa relax, ma un luogo che profuma di storia e solidarietà.

Spes1970, una caffetteria etica

Spes1970 Caffetteria Polo del ’900 nasce dalla nuova collaborazione tra Spes 1970 e il Polo del ‘900 e si pone in continuità con un processo di riqualificazione urbana avviato quattro anni fa con la nascita del Polo. Principi e punti di vista condivisi quali accoglienza, partecipazione, impegno etico e integrazione fanno sì che questo luogo, un tempo solo di passaggio, sia ora un punto di riferimento e di ritrovo per tutta la città.

Info e contatti

Spes1970 Caffetteria Polo del ‘900

Corso Valdocco 6A, 10122 Torino

Per informazioni e prenotazioni: 011 -19476486

Orari: aperto tutti i giorni dalle 8 alle 21.

Sito Cioccolato Spes

Sito ufficiale Polo del ‘900

I pronto soccorso privati? Non sviliranno la sanità pubblica

“Desidero rassicurare tutti che non si entrerà al Pronto soccorso con la carta di credito ne’ che s’intende ‘svendere’ la Sanità pubblica ai privati”

 

Lo ha affermato l’assessore alla Sanità Luigi Icardi in apertura della comunicazione, richiesta dal gruppo Luv e svolta  nell’Aula di Palazzo Lascaris,  sulla possibile apertura di Pronto soccorso privati.

Al momento, ha aggiunto l’assessore, “l’unica cosa certa è che un’associazione di gestori privati mi ha contattato per chiedermi la disponibilità a valutare una proposta sull’apertura di Pronto soccorso privati. Non avendo pregiudizi ideologici, dal momento che ritengo che il privato possa essere di sostegno al pubblico, attendo di conoscere la loro proposta per girarla al Tavolo di confronto che ha sede presso l’Assessorato e valutare un eventuale affiancamento dei Pronto soccorso privati a quelli pubblici”.

“Il problema fondamentale – ha puntualizzato al termine del proprio intervento – viste le difficoltà nel garantire tutti i servizi e nel rinnovare il personale, come avvenuto per esempio quest’estate al reparto di Ortopedia di Novi Ligure, non è tanto scegliere tra pubblico e privato quanto mantenere l’esistente o chiudere i servizi”.

Il dibattito è stato aperto dal consigliere Marco Grimaldi (Luv) che ha ricordato come nella scorsa legislatura fosse stato tra i pochi a opporsi “alla parificazione tra profit e no profit” in quanto “per una Spa il paziente non è un malato ma un cliente”.

Il Pronto soccorso, ha continuato, “pur non economicamente remunerativo, rappresenta senza dubbio una porta preferenziale d’ingresso dei cittadini nella Sanità” e, in una struttura privata, l’appropriatezza del tipo d’intervento “la deciderebbe il privato, venendo di fatto equiparato al pubblico”.

Il capogruppo della Lega Alberto Preioni ha dichiarato, rifacendosi al modello di Sanità lombardo, che “è compito del pubblico controllare il privato convenzionato” anche vigilando sulla presenza di possibili abusi.

“È necessario – ha aggiunto – rendere più efficiente la Sanità anche attraverso il ricorso al pubblico, dal momento che quest’ultimo può disporre di maggiori risorse e consentire così di fornire ai cittadini i servizi migliori”.

Tra le urgenze, ha segnalato la necessità di ripensare il ruolo delle Case della salute e di disporre di un numero maggiore di ambulanze medicalizzate.

Per il Pd sono intervenuti i consiglieri Raffaele Gallo, Domenico Rossi, Maurizio Marello e Domenico Ravetti, che hanno evidenziato la necessità che venga elaborato al più presto un nuovo Piano sociosanitario regionale.

Ravetti ha dichiarato di non condividere il punto di vista del capogruppo della Lega e ha esortato la maggioranza “a scendere in campo e ad assumersi delle responsabilità: dovete indicarci qual è il porto finale per la Sanità piemontese, cosa volete fare”.

Il Pronto soccorso, ha sottolineato, è caposaldo del sistema pubblico e non può essere specialistico ma in grado di affrontare l’emergenza nella sua totalità. L’articolo 32 della Costituzione, che sancisce che la Sanità deve essere disponibile a tutti, anche agli indigenti, e l’istituzione del Servizio sanitario nazionale sono e rimangono cardini fissi. Stabilito ciò, la presenza del privato in alcuni settori è benvenuta e può integrare il pubblico, ma deve rimanere un elemento accessorio.

Per il M5s sono intervenuti i consiglieri Francesca Frediani e Ivano Martinetti.

“Siamo in attesa del nuovo Piano sociosanitario e ci tocca commentare le uscite sui giornali”, ha sottolineato Frediani. “Se è vero, infatti, che il cittadino non andrà magari al Pronto soccorso con la carta di credito, è anche vero che saranno verosimilmente destinate più risorse ai privati e che le finalità del pubblico e del privato non sono le medesime”.

Malattie rare, convegno nazionale al Lingotto

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che esistano dalle 6000 alle 8000 differenti malattie rare e che circa il 10% della popolazione mondiale ne sia affetto. Per malattia rara si intende una patologia che colpisce meno di 5 persone su 10.000 nella Comunità Europea

Dal 22 al 25 gennaio si terrà, al centro congressi del Lingotto di Torino, il convegno Malattie Rare e Patologia Immune organizzato dal CMID, Centro di ricerche di immunopatologia e documentazione su malattie rare, e dalla Struttura complessa universitaria di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale Giovanni Bosco (Asl Città di Torino), entrambe dirette dal professor Dario Roccatello.

L’assessore alla Sanità della Regione Piemonte e coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, Luigi Icardi, interverrà per un saluto istituzionale giovedì 23 gennaio alle ore 9:30.

Il Piemonte è da sempre all’avanguardia a livello nazionale sul fronte delle malattie rare, con l’allargamento delle esenzioni fin dal 2005 e la presenza in molte reti europee di riferimento.E’ motivo di orgoglio e di soddisfazione ospitare nella nostra regione un congresso che vede la partecipazione di molti relatori qualificati” – sottolinea Icardi.

Giunto alla 23ma edizione, il convegno si occupa delle malattie autoimmuni, reumatologiche, nefrologiche e rare, un gruppo eterogeneo di patologie spesso croniche che colpiscono anche soggetti molto giovani devastandone la qualità di vita. Rappresenta ormai un appuntamento costante per gli specialisti di malattie nefrologiche, reumatologiche, immunologiche e per la Rete delle Malattie Rare del Piemonte e della Valle D’Aosta che coinvolge tutte le aziende sanitarie delle due regioni e si fa carico di quasi 40.000 pazienti.

La qualità della Rete è sostenuta dalla partecipazione di tre Aziende Sanitarie (Città della Salute e della Scienza di TorinoSan Luigi Gonzaga di Orbassano e ASL Città di Torino, hub Ospedale Giovanni Bosco) a sei Reti Europee di Riferimento per le malattie rare e complesse create nel 2017 allo scopo di garantire la creazione di Registri Europei di patologia e sviluppare linee guida condivise fra gli specialisti di diverse nazioni.

Il convegno si aprirà proprio con una sessione dedicata all’evoluzione ed ai futuri sviluppi di queste Reti europee di riferimento. La sostenibilità e gli effetti collaterali delle nuove terapie personalizzate delle malattie rare, autoimmuni, e dei tumori saranno oggetto di numerose sessioni del Convegno. Oltre allo sviluppo di terapie innovative, la cura delle malattie rare, immunoreumatologiche e nefrologiche richiede l’attività di una rete coordinata di specialisti e di operatori sanitari.

La Regione Piemonte è sempre stata molto attiva in quest’ambito: diverse sessioni del convegno si occuperanno dell’importanza della comunicazione fra l’equipe curante e i pazienti affetti da malattia renale cronica, delle raccomandazioni regionali per le amiloidosi sistemiche, del ruolo del Forum delle associazioni di pazienti, e di un nuovo percorso che è stato sviluppato per permettere la transizione dei pazienti affetti da malattia rara dall’età pediatrica a quella adulta.

Saranno discusse anche le novità diagnostiche e terapeutiche nelle artriti infiammatorie, nelle vasculiti, nel LES (Lupus eritematoso sistemico), nella sindrome da anticorpi antifosfolipidi, nelle sindromi auto infiammatorie, nelle malattie lisosomiali, nelle dermatiti bullose autoimmuni, nell’emofilia, nell’insufficienza renale cronica, e nel linfedema cronico.

In questi ambiti il 23° Convegno su Malattie Rare e Patologia Immune, che si sviluppa in quattro giornate, e coinvolge 120 relatori tra cui ricercatori delle maggiori istituzioni scientifiche europee e americane, fornirà agli operatori sanitari (medici, farmacisti, biologi, infermieri e fisioterapisti) un aggiornamento sulle problematiche diagnostiche, le novità terapeutiche e le soluzioni di sostenibilità.

Prima volta al mondo: sperimentate staminali del fegato in neonati

Piccoli affetti da gravissime malattie genetiche neonatali

Per la prima volta al mondo sperimentate con successo cellule staminali epatiche in neonati affetti da gravissime malattie metaboliche ereditarie, presso la Città della Salute di Torino.

Lo studio é stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Stem Cell Reviews and Reports. Un nuovo approccio terapeutico mediante l’utilizzo di cellule staminali epatiche è stato sperimentato con successo in tre neonati affetti da patologie genetiche che determinano coma neonatale e necessitano di trapianto di fegato nei primi mesi di vita. La nuova strategia ha consentito di iniettare cellule staminali epatiche sane direttamente nel fegato dei piccoli pazienti poco dopo la nascita con lo scopo di correggere il difetto ereditario. Questa procedura innovativa ha permesso di ritardare il trapianto d’organo di almeno un anno in tutti i pazienti trattati, ponendo le basi scientifiche per la possibile correzione definitiva di diverse malattie genetico-metaboliche con procedura mini-invasiva.

Lo studio é frutto della proficua collaborazione tra alcuni Centri di eccellenza dell’ospedale Regina Margherita e dell’ospedale Molinette afferenti alla Città della Salute di Torino, il Centro Interdipartimentale di Ricerca per le Biotecnologie Molecolari dell’Università di Torino (MBC) e l’azienda biomedicale Unicyte AG. La sperimentazione clinica é stata condotta al Regina Margherita dal dottor Marco Spada (Direttore della Pediatria e del Centro Regionale per la cura delle malattie metaboliche del Regina Margherita), coadiuvato dal dottor Francesco Porta. Il professor Renato Romagnoli (Direttore del Centro Trapianti di Fegato delle Molinette) ed il dottor Dorico Righi (Direttore della Radiologia dell’ospedale Molinette) hanno avuto ruolo clinico primario in qualità di co-sperimentatori in questo studio pionieristico. Essenziali per questo successo scientifico-terapeutico anche l’apporto del Laboratorio del Centro Trapianti di Cellule staminali e Terapia Cellulare del Regina Margherita (diretto dalla professoressa Franca Fagioli) e del Centro di Coordinamento Trapianti (diretto dal professor Antonio Amoroso). La nuova terapia sperimentale é stata possibile grazie alle ricerche sulle cellule staminali epatiche condotte dal gruppo del professor Giovanni Camussi del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Torino con il Centro di Biotecnologie Molecolari dell’Università di Torino (professor Lorenzo Silengo e professoressa Fiorella Altruda). Il processo scientifico tutto torinese che, partendo dalla ricerca di base, ha consentito lo sviluppo e l’applicazione clinica sui piccoli pazienti di una nuova strategia terapeutica per gravi malattie genetiche del bambino pone la Città della Salute di Torino e l’Università di Torino tra le eccellenze mondiali in campo medico.

E se ci impegnassimo un po’ di più?

Ambiente: tra una protesta e l’altra chiediamoci se facciamo abbastanza

Siamo sicuri di fare il massimo? Siamo certi che il nostro impegno nei confronti dell’ambiente circostante, sia esso urbano o naturale, sia sufficiente ed autentico?

 

Forse, anzi sicuramente, è arrivato il momento di porsi queste domande, è tempo di capire, intraprendendo un dialogo onesto con sé stessi, se sia possibile andare oltre le lamentele, le recriminazioni e il rammarico, anche se legittimi, cominciando a fare qualcosa di più, di più concreto.

L’argomento è molto attuale, l’ambiente è in pericolo, il nostro pianeta non sta tanto bene, ci lancia dei segnali forti attraverso avvenimenti straordinari e disastri vari, opponendosi alla mancanza di rispetto che i suoi abitanti, tutti noi per intenderci, stanno consumando, utilizzando il metodo più comune e sfrontato:lo scarico di responsabilità, il vile non ci riguarda.

Assistendo alle diverse richieste di attenzione di ordine planetario, ai vari moniti ed esortazioni che ci arrivano da personaggi più o meno noti, consultando i social media, guardando servizi televisivi giornalieri su come il mondo si stia degradando e stia cedendo la sua bellezza e purezza ai rifiuti e all’inquinamento, quello che salta all’occhio, la percezione che probabilmente ha maggioranza delle persone è di una situazione problematica sì, ma molto lontana, sfuocata, una storia terribile e drammatica, ma ad anni luce dalla quotidianità, dal mondo reale. Invece tutto questo ci appartiene, è alla nostra portata,  il benessere, o la rovina, del nostro ecosistema comincia proprio sotto casa nostra, nel nostro quartiere, nella nostra città e in tutti quei luoghi che viviamoabitualmente: strade, parchi, fiumi, spiagge. La catastrofe comincia con un piccolo gesto innocente come buttare una sigaretta per terra, abbandonare il sacchetto dell’immondiziainspiegabilmente lontano dai cassonetti, non raccogliere i bisogni dei cani, farsi sfuggire dalle mani rifiuti di ogni tipo, magari controllando se qualcuno ci sta osservando, sbarazzarsi di bottiglievuote sui marciapiedi, contaminare giardini, effettivamente non sempre ben curati, con buste di plastica e altri rifiuti e tante altre meschine azioni che umiliano e mortificano il nostro ambiente. I nostri sconsiderati gesti quotidiani, conditi da dosi massicce di vigliaccheria e prepotenza,  procurano un enorme danno che sfortunatamente non riconosciamo,  anzi ci sembra tutto solo un insieme di immagini distanti e straniere spesso commentate, soprattutto sui più comuni social media, con frasi di stupore e indignazione come se stessimo guardando un film, un film dell’orrore.

Qualche giorno fa una signora mi ha rincorso per la strada ringraziandomi per aver raccolto le deiezioni del mio cane, un gesto che, seppur gratificante e confortante per la sua gentilezza, mi ha stupito e allo stesso tempo mi ha fatto riflettere sul fatto che un gesto dovuto e responsabile sia invece così degno di nota. Girando per questa meravigliosa città, promossa ultimamentedalla più autorevole stampa straniera, ho avuto l’occasione imbattermi in scene di civiltà estrema che al momento ci appaiono purtroppo straordinarie: cittadini molto responsabili che puliscono metri di marciapiede, cestini improvvisati per le sigarette con scritto “buttala qui”, gruppi di gente che se ne va in giro a bonificare le strade. Queste scene di sana cittadinanza sono molto incoraggianti, rappresentano quella luce dopo il tunnel che ci fa sperare e pensare che non è tutto perduto, ma ahimè non bastano. La rarità di queste nobili azioni deve diventare normalitàcon la luminosa convinzione che ogni nostra azione quotidiana di rispetto e affezione verso il nostro piccolo habitat corrisponde ad un grande gesto nei confronti il nostro pianeta.

Se la Fisica dice che “Il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo”, possiamo crederci senza riserve, ogni piccola azione benefica, apparentemente senza valore, può contribuire seriamente a curare il nostro ecosistema.

Maria La Barbera