ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 424

Cibo e solidarietà. Un binomio indissolubile anche in tempi di Covid

Ora ancora più vivo nel volume scritto da Sarah Scaparone ‘Un storia di cibo al giorno. Diario di una quarantena solidale”

 

Cibo e solidarietà possono costituire un binomio assolutamente indissolubile, tanto più  attuale nel periodo che ci siamo appena lasciati alle spalle, quello dell’emergenza da Covid 19. E possono diventare anche un momento di condivisione e riflessione letteraria, attraverso un libro  come quello intitolato “Una storia di cibo al giorno. Diario di una quarantena solidale”.

Si tratta di un instant book di cui è autrice la giornalista torinese e critica gastronomica Sarah Scaparone (nella foto piccola), un volume che è frutto della raccolta di una serie di dirette Instagram avvenute sull’account @scaparonesarah (avvenute tra il 20 marzo ed il 20 aprile scorso). Attraverso queste dirette è stato possibile dar voce a coloro che, nel campo del cibo, si sono fatti promotori di iniziative di solidarietà in tempi di pandemia da Coronavirus.

Il volume è stato pubblicato autonomamente su Amazon ed il ricavato delle vendite (al netto dei costi di distribuzione e stampa trattenuti da Amazon) verrà devoluto alla Mensa dei Poveri che ogni giorno viene promossa dall’Associazione Frati Minori Piemonte Onlus, che opera, a sua volta, nell’ambito del Convento della Chiesa di Sant’Antonio da Padova a Torino. Questa mensa si è trovata a dover far fronte, nel giro di poche settimane, all’indomani della comparsa della pandemia da Covid 19, ad una crescente richiesta di pasti giornalieri, passati da 100 a 400. Sono così scese in campo in aiuto di questa Associazione diverse forze attive a livello locale nel campo della ristorazione e del settore agroalimentare torinese, fornendo piatti caldi e materie prime per i più bisognosi, tra cui anche prodotti ortofrutticoli freschi, messi a disposizione dal CAAT, Centro Agroalimentare di Torino (grazie alla disponibilità generosa dei suoi operatori).

Tante sono state le iniziative promosse a favore del personale medico e paramedico impegnato nei nosocomi cittadini sul fronte dell’emergenza Covid 19. Il CAAT ha, per esempio, promosso la distribuzione gratuita di prodotti ortofrutticoli freschi a medici e paramedici di ospedali piemontesi tra cui l’Amedeo di Savoia, le Molinette, l’ospedale di Rivoli. Ha inoltre promosso, all’interno delle iniziative raggruppate sotto l’incipit “IL CAAT HA UN CUORE GRANDE”, la donazione di oltre tre quintali di prodotti ortofrutticoli freschi  a favore dei Frati Minori Piemonte Onlus,  che offrono ogni giorno centinaia di pasti ai senza fissa dimora e poveri presenti sul territorio urbano torinese. Ed ha partecipato all’iniziativa Torino Solidale, che rappresenta la rete di solidarietà messa in atto dal Comune di Torino per le fasce più in difficoltà dal punto di vista economico in epoca di emergenza sanitaria da Covid 19.

A Torino è anche stata presente l’iniziativa#pizzasospesa offerta a medici ed infermieri dei presidi sanitari piemontesi, accanto a quella intitolata #aiutiamochiaiuta, che ha coinvolto una sessantina di pasticceri, che hanno preparato le colazioni per gli operatori sanitari torinesi, ma anche per quelli delle città di Aosta e Cuneo.

La copertina ed impaginazione del volume Una storia di cibo al giorno. Diario di una quarantena solidale” sono state realizzate da Chiara Borda, Davide Dutto e Marianna Mordenti.

Mara Martellotta

 

4,99 euro in formato Kindle

12,50 euro in formato cartaceo

Il rispetto per gli altri, la propria cultura e la natura. La base per la ripresa post Covid 19

Ho letto, pochi giorni fa, nel regolamento relativo al funzionamento di una piscina di un circolo privato, che riaprirà i battenti il 6 giugno prossimo, l’elenco delle nuove normative da rispettare che ne regoleranno l’uso e, sinceramente, mi è venuto un poco da sorridere.

Frequentare una piscina in tempi di post Covid mi pare un’impresa abbastanza simile ad un percorso di guerra,  non tanto per l’uso responsabile che si deve fare del termoscanner all’ingresso, di gel disinfettante e mascherine, all’interno, quanto per la preannunciata presenza di assistenti bagnanti “autorizzati a far rispettare le regole” e, chissà, magari a fare qualche multa ai frequentatori indisciplinati.

L’ombrellone ed i lettini messi a disposizione, viene preannunciato,  saranno posizionati con un distanziamento pari a 3 metri e mezzo l’uno dall’altro. Pur essendo abbastanza digiuna di matematica, deduco, però, che tra i singoli lettini sotto lo stesso ombrellone non sarà presente una grande distanza. In ognuno di questi ultimi potrà essere alloggiato un unico nucleo familiare o una persona singola.

E qui mi nascono i primi dubbi…Chiederanno forse all’ingresso i documenti delle tre persone al massimo che potranno occupare l’ombrellone per verificarne l’appartenenza al nucleo familiare, visto che, a naso, il custode all’entrata non conosce proprio tutti i soci del circolo ( e magari è ignaro dell’ingresso di due ex fidanzati da poco freschi di nozze)….?

E qui colgo, personalmente, tutta la miopia di un simile provvedimento. In tempi di lockdown chi ha subito il maggior peso psicologico di un momento prolungato di isolamento è stato proprio colui che il circolo definisce ‘persona singola’, un peso sia dal punto di vista emotivo sia sotto il profilo economico. Alla categoria dei single aggiungerei, forse ancor più, quellae degli anziani che vivono da soli e dei genitori separati che, in settimane scandite a colpi di decreti governativi ( i temibili DPCM), incontravano spesso difficoltà a vedere i propri figli.

Mi domando allora se suddetto circolo, come probabilmente anche altri a Torino ed in altre città, considerino due persone che convivono sotto lo stesso tetto, ma non legate da un vincolo giuridico, quali appartenenti ad un medesimo nucleo familiare? Credo di sì, anche se la loro unione affettiva non è sancita da un patto davanti al sindaco o alla Chiesa ( probabilmente li considerano tali in virtù della comunione di domicilio). Ma due fidanzati, che si amino e si rispettino, magari in teoria pure di più, di una ipotetica coppia di conviventi, ma che sono, per esempio, domiciliati uno a Torino ed uno a Milano, per ragioni pregresse ed anche lavorative, non potranno prendere il sole sotto lo stesso ombrellone?

Questi provvedimenti così formulati individuano una miopia che, a tratti, mi spaventa, perché mi fa percepire l’incapacità di avere una visione globale d’insieme che, già nei mesi antecedenti di  emergenza da Covid 19, purtroppo non era certo relegata ai soli regolamenti di un circolo privato, ma ha che ha tristemente coinvolto chi ci governa e ci avrebbe dovuto traghettare con timone fermo attraverso la tempesta.

Pensando ad un circolo affollato, mi sarebbero venuti in mente ingressi in un certo modo scaglionati per ridurre l’afflusso dei soci e distribuirlo sui diversi giorni della settimana.  E la miopia proswgue pensando che possano bastare i cosiddetti assistenti bagnanti per tenere a bada nugoli di ragazzini che, già in tempi passati, come è tipico e naturale dell’età che stanno vivendo, si possono muovere, correre e tuffarsi in piscina, incuranti delle distanze interpersonali di sicurezza.

Proprio ieri ho visto in tv un servizio che ho ritenuto emblematico, che ritraeva una classe di bambini cinesi al loro rientro a scuola, dopo il prolungato lockdown di mesi dovuto alla pandemia. Qui insegnanti e dirigenti scolastici non hanno avuto bisogno di applicare nessuna regola o accorgimento al limite del surrealismo, quali i vetri di plexiglas (che dovrebbero entrare a far parte integrante delle aule scolastiche italiane dal prossimo settembre), perché i bambini,  con indosso tutti  la visiera (quando seduti nei banchi) e con mascherina durante le attività di gruppo (come la lettura), sono loro, per educazione e disciplina, abituati a seguire le indicazioni impartite dagli adulti. Hanno imparato molto bene a rispettare il distanziamento e si sono facilmente abituati a seguire percorsi differenziati per circolare all’interno dell’istituto scolastico. Gli insegnanti intervistati apparivano sereni e soddisfatti, e spiegavano che l’unica disciplina scolastica che era stata eliminata dopo il rientro post lockdown era stato il canto, perché poteva essere possibile fonte di contagio per le goccioline.

Oggi nella fase di ripresa post lockdown, secondo me, in Italia stiamo pagando la mancanza di disciplina e di rispetto delle regole, che faciliterebbe certo l’ottimizzazione nell’uso degli strumenti a favore della riorganizzazione e ripresa della normalità, da quella circoscritta ad un circolo sportivo cittadino a quella dei centri turistici montani o balneari, che si stanno attrezzando ad accogliere quei turisti che, quest’estate, rimarranno in Italia, fino alla macroripresa, che dovrebbe coinvolgere le diverse categorie e tipologie di imprese economiche, a livello nazionale.

Le regole devono rimanere l’architrave di una società, pur nel rispetto del dialogo e della libera espressione delle proprie idee perché, senza quest’ultima, non può esistere alcuna vera democrazia. Le regole, in fondo, altro non sono che le “radici dell’albero” della nostra convivenza,  e le istituzioni rappresentano gli strumenti indispensabili che utilizziamo per coordinare ed organizzare i comportamenti sociali e per rendere più efficace il loro concorrere al benessere collettivo.

In una società come quella contemporanea, sempre più individualista e meno solidale, pare ormai sempre più diffuso il costume di ricercare il proprio benessere a scapito di quello del prossimo; dovremmo allora, proprio noi adulti, trarre esempio, dai piccini che sono ritornati a scuola in quei Paesi orientali. Nel loro bagaglio di educazione scolastica sono capisaldi il rispetto per la propria cultura, per gli anziani e la ricerca di una condotta buona ed equilibrata; i genitori costituiscono un modello insostituibile per i bambini. E soprattutto risulta fondamentale il rispetto per gli altri, inteso nella vasta accezione di persone, animali e natura. Sarebbe veramente giunto il momento  che anche nelle nostre società occidentali si anteponesse questo valore ad ogni particolarismo, individualismo ed egoismo, per poter ripartire insieme nell’era post Covid.

Mara Martellotta

Confagricoltura: “positivo l’impegno della Regione per l’agriturismo”

È avviato a soluzione il problema della mancata erogazione del contributo a fondo perduto per le aziende agrituristiche che esercitano l’attività di ristorazione che sono rimaste bloccate durante il lockdown dei mesi scorsi.

Nel corso di un incontro che si è svolto nel palazzo della Giunta regionale a Torino, presente per Confagricoltura Piemonte  il segretario regionale di Agriturist Paolo Bertolotto, il governatore Alberto Cirio, l’assessore al turismo Vittoria Poggio e l’assessore all’agricoltura Marco Protopapa, hanno confermato l’impegno dell’amministrazione per superare le difficoltà tecniche e burocratiche che hanno finora impedito la concessione del contributo.

Le aziende agrituristiche piemontesi che effettuano ristorazione – precisa Confagricoltura – sono all’incirca un migliaio, mentre in totale le attività, comprese quelle che si dedicano anche all’ accoglienza con pernottamento, sono poco meno di 1300.

Grazie alla conferma dell’impegno della Regione, che abbiamo sollecitato con spirito costruttivo nelle scorse settimane – commenta Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – si sono poste le basi per giungere a una soluzione positiva della vertenza che dovrebbe far sì che entro l’estate, ci auguriamo, tutte le aziende agrituristiche che effettuano ristorazione possano ottenere il bonus previsto dal Riparti-Piemonte. È un sostegno che apprezziamo, non soltanto sotto il profilo economico, ma anche dal punto di vista dell’attenzione che la Regione dimostra verso un comparto importante che contribuisce in modo rilevante allo sviluppo dell’agricoltura, turismo e dell’economia del territorio”.

L’economia non riparte e rischia di affondare

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / La riapertura  dei locali e degli alberghi sta dimostrando che la crisi e’ davvero gravissima. La gente non si sposta e non va al ristorante e non compra nei negozi non strettamente alimentari. La riapertura  non ha segnato la ripresa ,come per altro era prevedibile. Il non aver ipotizzato  questo disastro, attivando aiuti tempestivi ed adeguati  appare uno degli errori imperdonabili del Governo

L’opposizione ha avuto così ampio spazio  per denunciare una situazione la cui responsabilità ricade esclusivamente sulla maggioranza che non ha voluto ascoltare le proposte della minoranza aprendosi a quella solidarietà auspicata il 2 giugno  dal Presidente della Repubblica.

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Ieri il Presidente del Consiglio  ha  parlato di un piano decennale di ricostruzione dell’economia come nell’età degasperiana. A parte l’atto gratuito di superbia di paragonarsi a De Gasperi, va ricordato che De Gasperi seppe riattivare con tempestività  una economia distrutta dalla guerra, ottenendo dagli Stati Uniti gli aiuti necessari.
Oggi dopo mesi di inattività chi ha un impresa commerciale non può affrontare il riavvio senza aiuti concreti e veloci. Meno che mai potrà pagare le tasse. E questo è un altro aspetto dirimente. Senza  iniziative concrete per salvare la vita delle aziende si rischia il fallimento di tante attività e  il dramma esistenziale di tanti italiani. E’ troppo facile addossare tutte le colpe al Coronavirus. Ci sono responsabilità oggettive in un governo composto soprattutto  di terze o quarte file. Certo va riconosciuto che ci muoviamo in una realtà inedita che crea difficoltà mai vissute  prima, ma questa comprensione dei tempi che stiamo vivendo, non giustifica l’incapacità e le inadeguatezze di troppi. O si riesce a superare la china adesso o non si arriverà  neppure ad agosto. Il distanziamento nei locali ha reso i ristoranti già di per sè  non più economici. In più la paura delle persone rende difficile la ripresa. C’è anche una paura di spendere guardando ad un futuro così incerto e difficile. All’orizzonte ci sono i nuovi poveri. Si tratta di gente che ha sempre lavorato ed ha creato ricchezza e lavoro. Forse c’è chi ritiene che tra questi imprenditori ci siano degli evasori fiscali capaci di sopravvivere con il tesoretto messo in disparte. Era già difficile andare avanti prima del Covid, adesso appare in molti casi impossibile.
Sembra che i partiti di governo non comprendano la necessità di intervenire subito. Diversamente avremo una disoccupazione che può determinare una vera e propria rivolta sociale, capace a sua volte  di travolgere le stesse istituzioni. La situazione è destinata a precipitare. Non occorre essere una Cassandra per capirlo. Basta girare per le strade. In economia il fattore  tempo è determinante. Senza voler fare della facile ironia, sembra che i monopattini abbiano ricevuto più attenzione  delle persone che lavorano. Anche nella politica estera il Governo non è stato capace di tutelare l’apertura dei confini , un elemento indispensabile per il turismo che è stato abbandonato a se’ stesso , pur essendo una risorsa nazionale di fondamentale  e vitale importanza.
Diventa imbarazzante leggere e sentire le  pietose scusanti che serpeggiano nei giornali e in Tv  a favore del Governo. Manca quel minimo di onestà intellettuale che l’informazione dovrebbe avere. In un momento tragico come l’attuale le piccole furbizie di sempre appaiono  oggi davvero imperdonabili.
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Scrivere a quaglieni@gmail.com

La medicina non è neutrale

Una delle migliori definizioni della medicina è la seguente: “La medicina è un’arte, che si avvale di strumenti tecnici reperiti dalla scienza, e che agisce in un mondo di valori”.

In questa enunciazione è implicita la risposta a tutti coloro che si chiedono come mai tre virologi diano risposte differenti sulla stessa condizione epidemiologica.

Innanzitutto, sia la scienza che la tecnica sono degli strumenti più o meno complessi in mano all’uomo, quindi già di per sé usati con variabili personali. La stessa metodologia super sofisticata delle neuroimmagini, ormai di grande diffusione, offre spunti di interpretazione diversissimi nello studio, ad esempio, delle emozioni…

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La medicina non è neutrale

 

Quanto vale la vita di un riccio?

Il caso del riccio torturato e ucciso a Ciriè (Torino) pone inquietanti  interrogativi sui valori della società

SOS Gaia si unisce all’indignazione generale per quel povero riccio che è stato torturato fino alla morte da un gruppo di ragazzini che per gioco lo hanno usato come un pallone da football e poi lo hanno abbandonato sulle rotaie della ferrovia Torino-Ceres.
Il minorenne autore del gesto, incitato dal branco, dopo aver ucciso il riccio, oltre a pubblicarne il video sui social, ha incastrato l’animale tra le traversine dei binari della ferrovia affinché venisse schiacciato da un treno.
Ci chiediamo come possa esistere un tale disprezzo per la vita, una tale indifferenza davanti alla sofferenza di un essere senziente inerme che aveva la sola colpa di essere di fattezze diverse da quelle umane.
E ci chiediamo anche che tipo di valori hanno alcuni adolescenti, che tipo di futuro costruiranno per se stessi e per la comunità.
Un crimine compiuto verso un essere vivente, anche se non è compiuto verso un essere umano, è pur sempre un crimine e andrebbe punito come tale.
Secondo l’FBI, il 90% di chi tortura animali da giovane, sarà poi violento, sadico e crudele con donne e bambini.
Un documento firmato da 750 psicologi, prima firma Annamaria Manzoni, afferma “il non rispetto per gli esseri viventi, il disconoscimento dei messaggi di sofferenza, ostacola lo sviluppo dell’empatia, fondamentale momento di formazione e di crescita”.
Giancarlo Barbadoro, ispiratore dei principi di SOS Gaia, ha scritto: “Portare aiuto alla condizione animale significa impostare i valori di una futura società più giusta e armonica dove non vi siano discriminazioni speciste e in cui tutti possano godere di valori improntati alla fratellanza, alla libertà degli individui e al godimento di una qualità di vita felice che sia in armonia con la Natura.”
Purtroppo il povero riccio non ha usufruito di questi valori illuminati, e questo deve far riflettere sul tipo di società che vogliamo costruire per noi, per i nostri figli e per tutti gli esseri viventi.

Rosalba Nattero
Presidente SOS Gaia

Al Polo del ‘900 il Premio Spina per l’Innovazione Digitale

Importante riconoscimento per il Polo del ‘900 che si aggiudica il Premio Gianluca Spina per l’Innovazione digitale nei Beni e Attività Culturali. Il premio, promosso dall’ Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali del Politecnico di Milano, seleziona i migliori progetti in Italia e i modelli virtuosi nell’ambito dell’innovazione digitale.

Fra più di 35 candidature il Polo si distingue con 9CentRo, piattaforma digitale di accesso agli archivi degli Enti del Polo e alla storia del Novecento. Un hub e un aggregatore di archivi online che intende integrare in un unico ambiente in espansione tutte le realtà interessate a raccontare il ‘900 e i suoi protagonisti.
9centRo valorizza gli archivi dell’ANCR, del Centro Studi Piero Gobetti, della Fondazione Donat-Cattin, della Fondazione Gramsci, della Fondazione Goria, della Fondazione Vera Nocentini, dell’ISMEL, dell’Istituto Salvemini, dell’Unione Culturale Antonicelli, del Centro Primo Levi, dell’Istoreto e delle Rete di Cultura Popolare. Siamo molto lieti di questo riconoscimento, che premia una delle esperienze più significative del Polo del ‘900, a cui contribuiamo in modo significativo con i nostri archivi e con la professionalità dei nostri collaboratori

Emergenza climatica: in piazza le 10 proposte di Fridays for Future

Rivolte all’amministrazione comunale di Torino e della Città metropolitana. “Non torniamo alla normalità, perché la normalità è il problema”.

Riceviamo e pubblichiamo

Chi            La Rete Ambiente e Clima Torino è composta dai Fridays for Future Torino e da Associazioni e Movimenti attivi da tempo sui temi dell’ambiente e del clima.

Cosa         Da circa un anno la Rete Ambiente e Clima Torino ha portato avanti un percorso di dialogo e confronto che è culminato con una proposta politica che si intende ora presentare all’amministrazione comunale di Torino e alla Città metropolitana (in allegato il documento completo). Le proposte saranno presentate durante una conferenza stampa che si terrà all’aperto, all’interno del flash mob dei Fridays for Future Torino “Fase 3: Ritorno al futuro”, nella Giornata Mondiale per l’Ambiente.

Invitiamo giornalist* e amministrator* ad essere presenti. Per ragioni di sicurezza sanitaria la cittadinanza non è invitata a partecipare di persona, ma si potrà seguire l’evento in streaming tramite la diretta facebook dalla pagina di Rete Clima: https://www.facebook.com/ReteClimaTorino/.

Dove         Piazza Palazzo di Città – Torino

Quando    VENERDI 5 GIUGNO – Giornata Mondiale per l’Ambiente – ORE 15.30

Perchè      La necessità di fare fronte comune è nata dall’urgenza legata alla crisi climatica e dalla grave situazione sanitaria ed ambientale in cui si trova Torino per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico. Torino è, infatti, la città italiana più inquinata dell’ultimo decennio (1086 giorni di sforamento dei limiti delle polveri sottili). Nel 2019 è stata la peggiore in Italia con gravi conseguenze per la salute della popolazione (circa 900 morti premature l’anno). A gennaio 2020, poche settimane prima che l’OMS dichiarasse la pandemia, si era già raggiunto il livello di allarme viola – dopo l’arancione e il rosso – per l’inquinamento da polveri sottili.

Ora a tutto questo si aggiunge un’altra emergenza, quella del coronavirus, fortemente connessa alle questioni ambientali e alla sostenibilità. Sino ad oggi in Italia contiamo circa 33.000 morti da coronavirus. Tuttavia ogni anno l’inquinamento atmosferico è responsabile di circa 60.000 morti premature nel nostro Paese, 8,2 milioni nel mondo. L’aria che si è respirata in questi ultimi 2 mesi a Torino ci dimostra che si può vivere anche senza smog, non perché costretti dalla quarantena, ma modificando la nostra società e le nostre abitudini. Il Comune di Torino il 1° luglio 2019 ha dichiarato l’emergenza climatica e chiediamo ora che vi dia seguito concreto e immediato per tutelare la salute di tutti e tutte.

 

I PROMOTORI (RETE AMBIENTE E CLIMA TORINO)

ACMOS

Associazione Eufemia

CIFA Onlus

Circolo per la Decrescita Felice di Torino

Comitato Provinciale Acqua Pubblica Torino

Associazione per la Decrescita

Ecopolis

Fridays For Future

greenTO

Greenpeace Gruppo Locale di Torino

ISDE – Medici per l’Ambiente

Il Tuo Parco

Legambiente Metropolitano APS

Pro Natura Torino

Rifiuti Zero Piemonte

LE ASSOCIAZIONI ADERENTI

Associazione Robe dell’Altro Mondo – Chieri

E.R.A. Ambiente – Sede Provinciale di Chieri

Centro Studi Sereno Regis di Torino

EcòPOLI

Humana medicina

IF_Iniziativa Femminista

Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute, sezione Piemonte

Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Torino

ProtectourhomeTorino

Sportello Ti Ascolto

Informazione in crisi: neppure il virus rilancia le copie

Neppure il terrore per il virus è servito per rilanciare la fiacca editoria italiana. Anzi, dopo aver millantato incrementi fantasmagorici delle copie di quotidiani venduti in edicola, sono aumentati gli editori che hanno annunciato tagli agli organici dei giornalisti, delle retribuzioni, dei collaboratori esterni.

Autocritica? Non pervenuta. Dunque la Gazzetta del Mezzogiorno rischia il fallimento (udienza la prossima settimana), l’Ansa vorrebbe ricorrere a 24 giorni di cassa integrazione per tutti i giornalisti e tagliare i compensi ai collaboratori, il Sole 24 Ore vuole ridurre del 25% il costo del lavoro dopo aver già ridotto i compensi dei collaboratori, Radio Capital vuole dimezzare il numero dei giornalisti, La Stampa riduce le retribuzioni con tagli agli straordinari ed amenità varie…

… continua a leggere:

Informazione in crisi (Sole, Ansa, Gazzetta del Mezzogiorno). Neppure il virus rilancia le copie

 

Cimiteri, Tricarico: “Con l’emergenza virus tanti morti in più. Ma ora il picco è alle spalle”

“Tra marzo ed aprile i funerali sono raddoppiati. Il giorno peggiore è stato il 29 marzo con 75 decessi. Nell’anno precedente, la giornata nera era stata il 18 febbraio con 45 morti”

Roberto Tricarico, presidente di Afc Spa, l’azienda che gestisce i servizi cimiteriali: Torino è ancora in emergenza Covid?

Stando ai dati che ogni mattina gli uffici di AFC, la Società che gestisce i servizi cimiteriali della Città di Torino mi forniscono, posso certificare che stiamo tornando alla normalità. Il picco è ormai alle spalle. Purtroppo nel primo semestre dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2019, abbiamo avuto 1064 morti in più.

Quando è esplosa l’emergenza Covid-19?

Tra marzo ed aprile i funerali sono raddoppiati. Il giorno peggiore è stato il 29 marzo con 75 decessi. Nell’anno precedente, la giornata nera era stata il 18 febbraio con 45 morti.

In che modo i vostri dipendenti sono stati colpiti dalla crisi?
Nessun dipendente di AFC ha denunciato un contagio da Covid. Non abbiamo fatto ricorso alla cassa integrazione né al fondo di integrazione salariale. Anzi è stato premiato il lavoro straordinario che con umanità e professionalità è stato svolto dagli operatori con 100 euro in più in busta paga per il mese di aprile (oltre a quello previsto dal governo per il mese di marzo). Mi piace ricordare chi tra questi ha filmato l’ultimo saluto che purtroppo per tanti giorni era stato affidato al solo diacono per l’ultima benedizione. Questo ha consentito ai famigliari di poter ricevere almeno un ricordo.

 Vi sono state richieste particolari dai parenti?
I nostri uffici hanno ricevuto molte richieste di poter portare un fiore sulla tomba dei propri cari. Tante volte sono stati i nostri collaboratori a esaudire il loro desiderio. In modo volontario c’è anche chi in azienda con passione si era offerta di stabilire un collegamento fra l’anziano vedovo e la sua amata sepolta da poco, nel giorno del suo compleanno. La nostra funzionaria e la nipote si erano attivate per un contatto video tramite wathsapp.

 In che modo è cambiata la collaborazione con i crematori, i cimiteri, le chiese e gli ospedali?
Il Tempio crematorio di Torino è gestito dalla Socrem che ha esteso gli orari per i funerali. Anche noi abbiamo accolto tutti i funerali e garantito le attività di sepoltura. I diaconi della Diocesi della Città hanno dato la benedizione a tutti i defunti in arrivo che ne avevano fatto richiesta: dal primo all’ultimo funerale. Tutte le pratiche per le Imprese e dagli ospedali ( gli atti di morte ecc.) sono state telematizzate con ritiro del cartaceo in cassetta delle lettere per evitare i contatti. Mentre gli uffici in cui era possibile è stato ridotto il personale e gestito a turnazione, implementando invece l’Ufficio funerali.

Come è cambiata la cerimonia funebre?
Le chiese erano chiuse così come gli altri luoghi di culto (moschee e sinagoga). In accordo con le strutture sanitarie (ASL), gli imam hanno interrotto il lavaggio purificatore che precede la sepoltura negli ospedali e negli obitori.  Sino al 4 maggio i cattolici potevano solo avere una benedizione all’ingresso del cimitero da parte del diacono e al funerale potevano essere presenti al massimo 3 o 4 parenti. Anche il commiato presso il Tempio crematorio era stato sospeso.  Dal 5 maggio invece possono partecipare ai funerali una quindicina di parenti e si possono tenere brevi cerimonie meglio se all’aperto. La Città ha chiesto ad AFC e Socrem di realizzare delle aree all’aperto in cui poter ricordare il defunto prima sella sepoltura (con una poesia, un aneddoto o un brano musicale). Ve ne sono attualmente tre, due al cimitero Monumentale e uno al Parco. Sono dei gazebo con un tavolo e delle sedie, con di fronte degli stalli segnati sulla pavimentazione per gli altri parenti. Oggi invece sono di nuovo celebrate le messe in chiesa e la sala commiato della Socrem è a disposizione di coloro che scelgono la cremazione.

 Che aspetto ha la situazione attuale e come vede il futuro?
Dai dati si può dire che a Torino l’emergenza è alle spalle. Certo ci vorrà ancora cautela, ma le persone dimostrano grande senso di responsabilità. La maggior parte dei contagi è avvenuta negli ospedali e nei centri di Residenza per anziani. Per il futuro sono ottimista. Ieri ho fatto una passeggiata al Parco della Tesoriera che era rimasto chiuso alle visite da due mesi come tutti i parchi. Ho visto anziani,  ragazzini e bambini sorridenti. C’è una consapevolezza nuova di ciò che si ha e si rischia di perdere.  Io che in questo momento mi trovo a gestire un’azienda che accoglie i morti, ho scoperto ancor di più la grandezza della vita.