ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 263

Nasce il “Distretto del Commercio di Torino”

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Via libera dalla Giunta comunale – su proposta dell’assessore al Commercio, Paolo Chiavarino – al protocollo d’Intesa per l’istituzione del Distretto del Commercio di Torino, che ha come firmatari Città di Torino, Ascom Confcommercio Torino e Provincia e Confesercenti di Torino e Provincia, in qualità di soggetti fondatori del Distretto, e a cui aderiscono altri enti, associazioni, istituzioni e realtà del territorio che hanno manifestato la volontà di esserne partner, come la Camera di Commercio di Torino, gli atenei, la Fondazione CRT e la Compagnia di San Paolo, nonché la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio e il Gruppo Torinese Trasporti.

 

“L’individuazione di un Distretto del Commercio, soprattutto oggi in un contesto di particolare difficoltà a causa degli effetti negativi della pandemia su economia e società, rappresenta – sottolinea l’assessore Paolo Chiavarino – una opportunità concreta per dare corpo a idee, mettere a frutto sinergie e investire risorse al fine di contribuire al rilancio del settore, sperimentando anche modalità innovative per la valorizzazione del territorio, dell’identità e delle sue peculiarità, contribuendo a porre un freno al fenomeno della chiusura delle attività e, inoltre, favorendo l’integrazione fra i vari format commerciali”.

L’area del Distretto del Commercio di Torino include il centro storico della città e zone che vanno dai Murazzi e piazza Vittorio, Porta Palazzo e l’ambito di Borgo Dora, San Salvario e gli assi commerciali di via Sacchi e via Nizza, piazza Statuto. All’interno del Distretto sono presenti, attualmente, circa 7.800 esercizi di vicinato, 213 attività ricettive, 459 servizi alla persona, 1.690 esercizi pubblici di somministrazione e 110 medie e grandi strutture di vendita.

Curare e guarire con la diagnostica molecolare personalizzata

Giovedì 3 febbraio alle ore 17:45 su www.giovediscienza.it

in diretta dallo studio di Taxi 1729 e in collaborazione con la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus

con la Prof.ssa Anna Sapino, Direttore Scientifico dell’Istituto di Candiolo IRCCS e

il Prof. Livio Trusolino, Laboratorio di Oncologia Traslazionale – Istituto di Candiolo e Professore ordinario di Istologia, Dipartimento di Oncologia, dell’ Università di Torino.

Modera l’incontro Alberto Agliotti

 

GiovedìScienza incontra uno dei centri di ricerca d’eccellenza del territorio.

Il 3 febbraio alle 17.45 su www.giovediscienza.it, in diretta streaming dallo studio di Taxi 1729, un nuovo incontro su un tema di grandissima attualità: Oncologia di precisione, come curare e guarire con la diagnostica molecolare personalizzata.

La conferenza anticipa la Giornata Mondiale Contro il Cancro in programma il 4 febbraio e coinvolge un centro d’eccellenza italiano specializzato nella ricerca e nella cura del cancro, l’Istituto di Candiolo – IRCCS.

Nel febbraio 2020 è stato annunciato il completamento della mappatura genetica del cancro: migliaia di scienziate e scienziati in tutto il mondo, tra cui il gruppo di Candiolo, sono riusciti a leggere l’intera sequenza dei geni alterati che contribuiscono all’insorgenza e alla progressione dei tumori. Ma questa informazione non basta: identificare un gene che causa un tumore non significa trovare una cura o capire perché quello stesso tumore è o diventa resistente alle terapie oggi disponibili.

L’obiettivo dell’Istituto di Candiolo è sfruttare queste conoscenze a livello molecolare, non solo a fini diagnostici ma anche per associare un’opportunità terapeutica specifica a ciascun gene mutato. Questa sfida rappresenta oggi la base della medicina di precisione in ambito oncologico, un approccio che permetterà di progettare un trattamento di ultima generazione personalizzato su ogni paziente e calibrato sulla base delle caratteristiche biologiche di ciascun tumore.

Interverranno la Professoressa Anna Sapino, Direttore Scientifico dell’Istituto di Candiolo IRCCS e il Prof. Livio Trusolino, del Laboratorio di Oncologia Traslazionale dell’Istituto di Candiolo e Professore ordinario di Istologia, Dipartimento di Oncologia, dell’ Università di Torino, per fare il punto su un tema di grandissima attualità e importanza come quello della ricerca. L’incontro sarà moderato da Alberto Agliotti.

Istituto di Candiolo – IRCCS in collaborazione con la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus

Il cancro è una malattia proteiforme: i tumori evolvono, si diversificano, si adattano alle terapie assumendo nuove sembianze. Le ricercatrici e i ricercatori dell’Istituto di Candiolo, distribuiti in decine di laboratori ad alta tecnologia, studiano come stanare le cellule neoplastiche che resistono ai trattamenti antitumorali e, dopo averle catturate, identificano i loro “talloni d’Achille” per distruggerle. Questo sforzo impone approcci multidisciplinari che spaziano dalla genetica all’analisi dei big data. Soltanto una comprensione a tutto tondo dei circuiti di regolazione del cancro, in tutto simili alle reti complesse dell’intelligenza artificiale, permetterà di svelarne i punti di debolezza.

www.giovediscienza.it

Agricoltura, Chieri chiede sostegni ai produttori

La Regione Piemonte ed il Governo nazionale adottino provvedimenti urgenti atti a sostenere e a salvare le attività produttive agricole: è la richiesta contenuta nell’Ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale di Chieri con 16 voti favorevoli, e presentato dal consigliere di minoranza Luigi FURGIUELE (Gruppo Misto di Minoranza).

«L’approvazione di questo Ordine del giorno a sostegno dei produttori agricoli-commenta il consigliere Luigi FURGIUELE-rappresenta un risultato importante per tutto il Consiglio comunale di Chieri ed un gesto di attenzione verso un comparto produttivo in forte crisi e che genera preoccupazioni per il futuro. Ho presenziato alla manifestazione indetta da Coldiretti il 20 febbraio a Torino dove sono stati denunciati gli aumenti spropositati dei costi delle materie prime indispensabili alla produzione che generano un aumento dei prezzi a danno di consumatori ed agricoltori. Solo per fare un esempio, i fertilizzanti per produrre i cereali sono aumentati del 180% . Ritenevo doveroso, pertanto, sollecitare Regione Piemonte e Ministero competente ad adottare con urgenza provvedimenti diretti a sostenere e salvare le attività agricole a rischio chiusura. Le nostre eccellenze agricole, i lavoratori, le aziende, i giovani impiegati nel settore agricolo e ortofrutticolo sono una risorsa che deve essere tutelata senza se e senza ma. Auspico che il nostro sollecito venga accolto in modo deciso, serio e urgente».

 

«Come denunciato dalle principali associazioni di categoria, le aziende agricole sono a rischio collasso a causa dei costi di produzione ormai insostenibili-aggiunge l’assessora all’Agricoltura e Attività produttive Elena COMOLLO-servono misure urgenti coraggiose e strutturate. Siamo a fianco degli agricoltori del territorio e monitoriamo la situazione mantenendo un contatto costante con le associazioni datoriali preoccupate anche per l’andamento di climatico, infatti stiamo vivendo uno degli inverni più secchi e caldi degli ultimi 65 anni con temperature da record ed effetti devastanti sulle riserve di neve e sulla portata d’acqua di fiumi e bacini».

InCollato

IL PUNTASPILLI di Luca Martina

 

La conferma del Presidente Mattarella mette fine alle incertezze legate alla permanenza dell’attuale governo alla guida del Paese per il prossimo anno, almeno fino alla prossima tornata elettorale (le elezioni parlamentari della primavera del 2023).

Si può tornare a pensare all’economia del nostro Paese e all’implementazione di quanto occorre per potere ricevere (e poi ben utilizzare) le risorse che ci spettano nell’ambito del Next Generation Plan.

Quest’anno saranno circa 40 i miliardi di euro messi sul piatto (pari al 2,2% del Pil italiano) e pronti per essere investiti.

Si tratta di una consistente tranche di un massiccio piano (il PNRR) che comprende 68,9 miliardi di aiuti a fondo perduto e 122,6 di prestiti agevolati (da restituire nei prossimi anni).

Dopo avere ricevuto i primi 24,9 miliardi nel 2021 i prossimi fondi sono subordinati al raggiungimento di una serie di obiettivi concordati con la commissione europea.

I primi 51 obiettivi fissati nel PNRR sono stati raggiunti prima di Natale e nel prossimo mese si dovrebbero rendere disponibili, pronti per essere investiti, altri 24,1 miliardi di euro.

Quest’anno gli obiettivi da raggiungere raddoppiano a 102: 66 di questi saranno costituiti da riforme che dovranno essere approvate dal Parlamento.

E’ davvero difficile sottovalutare l’importanza di mantenere una guida solida e credibile in presenza di variabili esterne (le pressioni provenienti dalle rinate pressioni inflazionistiche e da una graduale normalizzazione, dopo anni molto generosi, delle politiche monetarie in tutto il mondo ed il mutevole riassetto degli equilibri geopolitici tra Stati Uniti, Cina e Russia) ed interne (la gestione della pandemia e della coesione del governo) assai difficili da prevedere ed amministrare.

I mercati finanziari stanno attraversando, con qualche sussulto ed una malcelata preoccupazione, la transizione da una lunga epoca di tassi di interesse bassissimi, banche centrali benevole e totale assenza di inflazione (e modesta crescita economica) ad una fase di accelerazione economica (dopo la brevissima ma violenta recessione del 2020) messa però a rischio da un fortissimo aumento dei prezzi delle materie prime (e dei prezzi al consumo di prodotti e servizi).

La stabilità è la migliore ricetta (qualunque sia il giudizio sul governo in carica) per fronteggiare una simile situazione; per poterla affrontare nel modo migliore, il Presidente Mattarella ha accettato di rimanere “incollato” al colle dal quale si apprestava a traslocare.

Con 759 voti su 983 votanti (pari al 77%) il riconfermato capo dello Stato diventa così il secondo più votato della nostra storia repubblicana (dopo Sandro Pertini eletto con 832 voti) e c’è da auspicarsi che un simile plebiscito possa essere di buon auspicio.

I prossimi sette anni potrebbero davvero traghettare il nostro Paese in una nuova era caratterizzata da una forte spinta alla sua modernizzazione (attraverso gli investimenti previsti nel PNRR per la digitalizzazione, le riforme in cantiere e le infrastrutture che ne miglioreranno la logistica).

Il rischio, se non sapremo fare tesoro di queste enormi potenzialità, è di non avere una seconda occasione per fare ricredere coloro che sono da sempre scettici sul Bel Paese e che condividono quanto scriveva Indro Montanelli: “Strano Paese il nostro: punisce i venditori di sigarette ma premia i venditori di fumo”.

Manca il personale nella ristorazione. Ne parliamo con lo chef Nicola Batavia

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DEL RISTORANTE “ ‘L BIRICHIN “ DI TORINO

Il problema è ormai davanti agli occhi di tutti, soprattutto per gli operatori del settore gastronomico e della ristorazione : manca personale competente nelle brigate di sala e di cucina.

Le motivazioni sono varie,non solo economiche, non solo derivanti dalla pandemia, sia da una parte che dall’altra. I primi rilevano un’incapacità del governo a fornire adeguate misure assistenziali per agevolare le assunzioni e perfezionare i contratti con stipendi adeguati, i secondi – ” coccolati ” , nella maggior parte delle situazioni, dal reddito di cittadinanza e da altre misure di sostegno alla disoccupazione, non trovano motivazioni a rimettersi in gioco per una professione che prevede molta fatica fisica e mentale. Ma anche tanta passione. E forse è proprio questa che manca.

Ho chiesto quale fosse la reale situazione, per ciò che rileva nel suo ristorante, ‘L BIRICHIN a Torino, a uno chef di lungo corso nella ristorazione torinese, nazionale ed europea, Nicola Batavia, definito dai più lo “chef internazionale” proprio per questo suo bagaglio culturale eno gastronomico proveniente da più parti del mondo e che esprime nei suoi ristoranti. Il suo punto di vista, paragonandolo anche con il modello inglese che conosce bene, l’ho ascoltato con interesse.

 

1.Da quanto tempo il ristorante è aperto?

Il 4 marzo sono ben ventinove anni. Sono stati anni di grandi soddisfazioni personali ma anche della clientela soprattutto. Il mio modo di fare cucina nel tempo si è adeguato alle loro esigenze che, inevitabilmente, si sono modificate. In questo processo, le mie attività di consulenza in numerose attività ristorative in giro per il mondo, mi hanno aiutato molto nella diversificazione delle mie proposte culinarie. 

2.Quanto ricambio di personale ha subito la sala e la cucina?

Poco. Le figure responsabili, soprattutto in cucina, tendenzialmente rimanevano per cinque o sei anni. In sala, per almeno quattro anni, ho fatto crescere parecchi ragazzi.

In un ristorante ” gastronomico ” come il mio, dove i piatti che propongo partono da una base di studio e di approfondimento della materia che si trova nel piatto, non ho – ad esempio – bisogno di un sommellier: colui che gestisce la sala si attiva anche in quel ruolo. In sala, le persone che rispettano i turni del pranzo e della cena sono due, più qualche figura extra che richiedo quando il weekend è particolarmente impegnativo. In cucina,invece, siamo quattro comprensivo di uno stagista: io stesso sono molto presente in cucina e spesso mi occupo anche della sala. Le modalità nel godersi la sosta al ristorante è cambiata molto, il cliente ama trascorrere più ore seduto, essendo limitate numerose attività per il dopo cena. E così mi piace chiacchierare coi clienti e spiegare loro cosa stanno mangiando. Loro apprezzano e io vengo ripagato dalle fatiche, non solo in termini economici ….

3.Che tipo di caratteristiche deve avere, al di là della qualifica che ricerchi, il personale che ricerchi?

Sicuramente deve avere esperienze nelle tipologie di ristorante come il mio. Non svaluto in alcun modo i curricula che descrivono precedenti lavorativi nelle pizzerie, anzi, ascolto sempre tutti i candidati volentieri e, spesso trovo skills interessanti ma quasi mai in linea con ciò che ricerco. Ad esempio, io ricerco persone che si sappiano rivolgere al cliente in maniera elegante e che sappia spiegare in maniera pulita e tranquilla le portate. Diversamente, snaturo tutto il lavoro che c’è dietro ogni preparazione.

E’ molto difficile la selezione, soprattutto di questi tempi, perchè mi accorgo, leggendo le candidature ( centinaia al giorno,numero molto emblematico della situazione lavorativa attuale) che il problema maggiore per i ragazzi è leggere attentamente gli annunci di lavoro e rendersi conto se si è davvero in grado di proporsi o se si ha voglia di rimettersi in gioco.

4.Quali sarebbero le soluzioni principali da adottare per migliorare la situazione?

Bisognerebbe partire proprio dalle basi che ci proiettano nel mondo del lavoro, e cioè la scuola. Sarebbe utile rivedere tutto il sistema di organizzazione di inserimento lavorativo post diploma fin dal quarto anno e trovare un modus operandi efficace fra presidi, mondo della gastronomia e della ristorazione; così da da attivare stages formativi e tirocini in grado di capire sin da subito se vi siano le potenzialità o meno. E, per quelli selezionati, creare dei percorsi privilegiati.

Ad oggi, in questo particolare momento storico ed economico, ritengo non vi sia interesse, nonostante abbiamo creato le basi per diventare il reparto lavorativo che più alimenta la ricettività turistica e l’attenzione dei media e ha dimostrato di avere le potenzialità alla creazione di nuovi posti di lavoro, non abbiamo un vero e proprio inquadramento legislativo; con tutte le tutele che spetterebbero, sia agli uni che agli altri, ovviamente.

Troppe volte i ragazzi che seleziono mi chiedono in quali orari dovrebbero svolgere l’attività: per me è impensabile inserire negli annunci part time. Il lavoro nella ristorazione è full time, 6 ore al mattino e 6 ore la sera. Gli straordinari – se richiesti, io di solito non ne chiedo mai se non in occasioni particolari – sono regolarmente pagate, come da contratto. Per altro, il part time che intendiamo noi , in Gran Bretagna- ad esempio- non è contemplato.

La questione degli orari è legittima, ma penso che, se all’inizio della carriera di commis o di cuoco, non viene fatto un minimo di investimento su sé stessi, la famosa ” gavetta” di cui io stesso ne vado fiero, di questo mestiere non si avrà mai più passione, ma sarà considerato come un modo per “arrotondare” per arrivare a fine mese.

E anche il grido di allarme innalzato soprattutto dai candidati, rappresentato dagli stipendi inadeguati è sacrosanto; però c’è anche da dire che ogni salario dev’essere commisurato al grado di esperienza e all’ambiente in cui ci si propone. Ma è così non solo nel mio ristorante, ma anche in quello di livello superiore.

5.Perchè un ragazzo dovrebbe essere convincersi a mandare il curriculum al Birichin?

Semplicemente perchè, percentualmente, chi ha avuto esperienze lavorative da me, ha una probabilità maggiore di essere assunto o, per lo meno, di fa sì che il suo cv venga messo in cima alla lista di quelli pervenuti.

Nel mio ristorante si respira serietà, eleganza – quella giusta, senza eccessi che poi ” spaventa” gli ospiti – e amore per il cibo. Una volta percepite e fatte proprie queste caratteristiche che ogni figura lavorativa nell’ambiente della ristorazione di un certo tipo è richiesta, si è maturi per questa professione.

Io consiglio sempre, agli aspiranti commis o chef, di fare sempre qualche anno di esperienza all’estero:le difficoltà di carattere anzitutto linguistico e poi di adattamento ai diversi stili di vita, creano una ” corazza” che difficilmente, una volta rientrati in Italia, non potrà essere notata.

Chiara Vannini

Banca di Caraglio apre a San Salvario

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La Banca di Caraglio rafforza la sua presenza a Torino. 

Da lunedì 7 febbraio in piazza De Amicis 76, sarà operativa la terza filiale dell’istituto di credito nel capoluogo piemontese diretta da Dino Faccia. Questa apertura nel cuore del quartiere San Salvario avviene a pochi mesi dall’inaugurazione della seconda filiale torinese in corso Sebastopoli 235, in zona Santa Rita, operativa dal luglio scorso e segue il cammino intrapreso nel 2015 con la sede distaccata di Corso Stati Uniti, 13/B (quartiere Crocetta). La nuova filiale sarà aperta al pubblico dal lunedì al venerdì, per operazioni di sportello, dalle 8,30 alle 13,20, e per attività di consulenza, dalle 8,30 alle ore 13,20 e dalle 14,30 alle 16,50. Con questi nuovi sportelli salgono così a 30 le sedi o filiali della Banca di Caraglio sparse sui territori delle province di Cuneo (19), Imperia (8) e Torino (3)

Trend positivo per il mercato immobiliare

Alla luce degli ultimi dati, il mercato immobiliare confermerà il trend positivo che lo ha caratterizzato nel corso del 2021.

Soprattutto il segmento residenziale – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – registrerà transazioni non lontane dai volumi attesi per l’anno appena trascorso e prezzi in aumento grazie alla spinta che arriva, ancora una volta, dal mercato del credito. Quest’ultimo, nonostante il rialzo atteso dei tassi, offrirà ancora prodotti convenienti.  Il segmento dell’abitazione principale resta quello più dinamico, ma ci aspettiamo un recupero dell’investimento dopo il rallentamento registrato nel 2020 e nel 2021 a causa della pandemia.

 

 

L’attenzione degli investitori sarà indirizzata sia sulle grandi città sia sui piccoli centri, quindi grandi o piccole realtà che hanno un’offerta di servizi, di infrastrutture e di sedi universitarie, perciò in grado di attrarre e di garantire ai potenziali investitori una redditività interessante. Si punterà anche sulle aree dove sono in corso importanti interventi di riqualificazione.

Nel 2021 abbiamo visto un ritorno del turismo estivo (soprattutto nazionale e di prossimità oltre che europeo) e un buon andamento del mercato della casa vacanza. Se queste tendenze si confermassero anche nel 2022, saranno premiate le località in grado di attirare sia chi è alla ricerca della casa vacanza sia chi desidera investire per mettere a reddito con locazione turistica.

 

GRANDI CITTA’ PREVISIONI PREZZI 2022
Bari Da 1% a 3%
Bologna Da 2% a 4%
Firenze Da 2% a 4%
Genova 0%
Milano Da 2% a 4%
Napoli Da 0% a 2%
Palermo Da 1% a 3%
Roma Da 0% a 2%
Torino Da 0% a 2%
Verona Da 1% a +3%
Fonte: Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

 

Sembra confermarsi la ricerca di abitazioni più ampie e con spazi esterni riscoperti durante la pandemia. Naturalmente restano sempre in cima alle preferenze le abitazioni situate in quartieri serviti, collegati, meglio se con uno sfogo verde intorno.

Alla luce del rialzo dei prezzi che ha interessato le grandi città si sta verificando uno spostamento migratorio verso l’hinterland dove è anche più facile trovare soluzioni con spazi esterni, oltre che soluzioni indipendenti e di nuova costruzione a prezzi naturalmente più accessibili. Riteniamo quindi che queste realtà avranno buoni risultati anche nel corso del 2022 alla luce dell’atteso rialzo dei prezzi nelle metropoli.

Gli immobili di nuova costruzione avranno un buon trend: particolarmente apprezzati durante il lockdown, soprattutto perché in grado di garantire risparmio energetico, sono oggi sempre più appetibili. Anche le tipologie usate, grazie al sostegno dei bonus, avranno un buon riscontro.

Aspettative positive per le locazioni grazie a una buona domanda e a un’offerta non sempre sufficiente. Con l’avanzamento della campagna vaccinale e il rientro progressivo di lavoratori e studenti negli uffici e nelle università, i valori stanno già recuperando. Resta comunque il segmento di mercato più sensibile all’andamento della pandemia e alle conseguenti restrizioni.

Sul versante mutui non dovrebbero esserci importanti cambiamenti e, anche se le previsioni sono per tassi in lieve aumento, non riteniamo che ci possano essere impatti importanti sul mercato.  L’economia italiana, inoltre, sta ripartendo bene e questo è un altro elemento che gioca a favore del mercato immobiliare. Il 2022 vedrà compravendite tra 710 e 720 mila così come anche i prezzi che chiuderanno tra +1% e +3%”.

 

Fonte: Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

Microimprese: sono davvero il problema della nostra economia?

A cura di lineaitaliapiemonte.it


Di Marco Corrini

Draghi guida un Paese in cui il 95% delle imprese ha meno di 15 dipendenti, un mondo dal quale è estremamente distante che tuttavia lo acclama come salvatore. La filosofia del presidente si direbbe essere quella espressa più volte dall’economista Michele Boldrin: “La micro e piccola impresa italiana va decimata”.
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Affitti sotto la Mole: stabili i monolocali

Canone concordato il più scelto

 

A Torino nella prima parte del 2021, secondo l’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa, i canoni di locazione hanno registrato una sostanziale stabilità per i monolocali (+0,3%), un lieve aumento per i bilocali (+1,1%) e i trilocali (+0,7%).

 

 

 

La macroarea Centro-San Salvario è stata quella che ha subito il ribasso dei canoni più importante come previsto. Infatti, nell’area si sono sempre concentrate le richieste di lavoratori trasfertisti e studenti universitari vista la presenza di diverse facoltà universitarie. Inoltre, l’offerta di immobili in locazione è aumentata nell’ultimo anno a causa delle minori presenze turistiche. In lieve aumento i canoni di locazione nelle macroaree di Nizza-Lingotto-Mirafiori Sud e di Santa Rita-Mirafiori Nord: diversi i quartieri che hanno segnalato un incremento dei valori soprattutto dove c’è carenza di offerta e una maggiore domanda da parte di chi non riesce ad accedere al credito.

 

Variazione percentuale dei canoni di locazione per macroarea (I sem 2021 su II sem 2020)

Macroarea Monolocali Bilocali Trilocali
Centro-San Salvario -0,6% -1,0% 0,0%
Borgo Vittoria-Barriera di Milano -1,0% 2,2% 0,6%
Francia-San Paolo 1,6% -0,3% 0,4%
Santa Rita-Mirafiori Nord 0,0% 6,1% 0,4%
Nizza-Lingotto-Mirafiori Sud 1,8% 1,6% 0,7%
Collina 0,0% 0,6% 2,3%

 

A Torino il taglio più affittato è il bilocale con il 55,2% delle preferenze. Il 74,6% è rappresentato da contratti stipulati per uso abitativo. In generale quelli più utilizzati sono a canone concordato con il 51,7% delle preferenze.

Nella prima parte del 2021 il canone medio di un monolocale si attesta su 290 € al mese, quello di un bilocale su 390 € al mese, mentre per il trilocale la spesa sale a 500 € al mese.

 

BILOCALI: variazione percentuale dei canoni di locazione

2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 I sem 2021
-0,2 -1,4 -5,5 -3,0 -1,8 +0,9 +0,3 +2,0 +0,7 -1,0 +1,1

 

 

TRILOCALI: variazione percentuale dei canoni di locazione

2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 I sem 2021
-0,2 -3,1 -4,4 -4,5 -1,6 +1,1 +0,6 +1,4 +2,6 -1,3 +0,7

 

Non chiamiamoli più borghi: la scelta di Stupinigi e il PNRR

Riceviamo e pubblichiamo 

Di Filippo Barbera (Università di Torino e Associazione Riabitare l’Italia)
 e Antonio De Rossi (Politecnico di Torino e Associazione Riabitare l’Italia)

Tra le misure del PNRR, il cosiddetto “Bando Borghi” dovrebbe rappresentare – nelle parole del Ministro Franceschini – un’’occasione unica per il rilancio dei borghi e delle bellezze artistiche diffuse nei luoghi meno conosciuti del Paese e ancor di più per trasformare un patrimonio disperso in un patrimonio diffuso.

Patrimonio disperso, luoghi meno conosciuti del paese, rilancio dei “borghi”. L’’Italia è effettivamente ricca di montagne, aree interne e piccoli comuni che soffrono lo spopolamento e la desertificazione sociale ed economica. Sono luoghi ricchi di cultura, patrimonio artistico, beni storico-architettonici. La Regione Piemonte ha scelto di candidare Stupinigi… che dista undici chilometri da Piazza Castello e di cui tutto si può dire ma non che sia un “borgo”. Il problema, però, non è la scelta della Regione, che si è mossa in un quadro di riferimento delineato dal bando del Ministero. Il problema è “nel manico”. Il bando si basa su un’idea vecchia e superata. Un’idea, come molte di quelle del PNRR, nata morta, senza l’ascolto dei territori e dei corpi intermedi. All’insegna del “decidere in fretta”. Un’’idea, nello specifico, lontanissima dai bisogni dei territori marginali, dalle pratiche di nuova economia e dalle esperienze associative che li caratterizzano. Lontana dai bisogni dei Sindaci, dagli esperimenti di valorizzazione delle risorse (anche culturali) che in quei luoghi stanno – da decenni – avvenendo con successo. È un bando ammalato di “metrofilia” e che non contempla la varietà e complessità territoriale di un paese costituito da poche grandi città, pochissime “metropoli”, molte città medie, una miriade di piccoli comuni, frazioni, reti di città, campagne, coste, colline e montagne, per ridurre tutto all’immagine vuota e stereotipata del “borgo”. Da troppi anni la riscoperta del policentrismo territoriale italiano viene veicolata nello spazio pubblico e mediatico da archistar annoiate tramite il concetto di “borgo”. Facile rappresentazione ammalata, appunto, di “metrofilia”, che trae piacere dall’eccitazione per un oggetto percepito come atipico, esotico, diverso, ma al quale in realtà si nega autonomia e libertà. Dai centri delle grande città e agli occhi di una classe dirigente (politica, economica, intellettuale) sempre più urbana per categorie e riferimenti culturali, se non per nascita e capitale sociale, il borgo diventa così il comodo contenitore dove riporre, deformandola, la radicale diversità del patrimonio territoriale italiano. Le conseguenze sono inevitabili. Come già per la cultura, la narrazione del “borgo” fa sì che anche la valorizzazione del territorio sia tale solo se inglobata nella goffa egemonia del “turismo petrolio d’Italia”. Come se i territori del margine non fossero da riabitare anzitutto fin dalla vita quotidiana delle persone, per rinforzarne l’economia di base, i servizi di cittadinanza e la vivibilità quotidiana. Altrimenti, è come se si guardasse alla complessità territoriale del paese attraverso le categorie estetiche delle guide turistiche: il cui risultato è un effetto di spaesamento che porta a finanziare con 20 milioni di euro un borgo a mezz’ora dal centro di Torino.
Ovviamente nessuno pensa che il borgo di Stupinigi, magnifica creazione di Filippo Juvarra, non meriti attenzioni; e da decenni su questo luogo si succedono progetti che però non hanno trovato riscontro. Ma con quei 20 milioni si sarebbero potute fare cose importanti per ricostruire l’abitabilità di territori montani torinesi e piemontesi sempre più infragiliti: progetti innovativi di nuove economie capaci di lavorare sulle risorse dei territori, case del welfare per sperimentare nuove forme di servizi e di socialità. E c’era anche l’alternativa dei forti di Fenestrelle e di Exilles, fortemente sostenuta da Uncem e dai comuni vallivi. Soprattutto, per decidere il luogo, si sarebbe dovuto fare un bando e raccogliere candidature come è avvenuto in molte altre regioni italiane, senza imporre un’unica scelta. Oggi in merito al futuro dei territori montani e delle aree interne si scontrano due visioni: chi pensa che l’unico futuro sia la valorizzazione turistica e culturale, e invece chi crede che senza la costruzione di una reale abitabilità, di nuove economie e forme di società, di innovazione, la valorizzazione serva a poco. I molti casi concreti in atto di rigenerazione sulle montagne piemontesi dimostrano che questa seconda via è possibile e reale.