ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 236

Cooperative di Comunità, istituito l’Albo Regionale

Con l’adozione della legge del 28 maggio 2021, n. 13, anche la Regione Piemonte si è dotata di una normativa che disciplina le cooperative di comunità. Una scelta, questa, resa necessaria in virtù dell’assenza di una puntuale disciplina dell’istituto a livello statale. La nuova legge regionale ha anche previsto l’istituzione dell’Albo regionale delle cooperative di comunità.

            La Giunta Regionale ha approvato una delibera con cui – come ha ricordato l’Assessore allo Sviluppo della Attività Produttive e alla Cooperazione Andrea Tronzano – viene data operatività a questo nuovo Albo regionale, il Piemonte sarà tra le prime Regioni in Italia ad adottarlo. Le cooperative di comunità costituiscono una forma moderna di esempio associativo in cui un gruppo di cittadini individua e riconosce i fabbisogni e le esigenze della collettività e le trasforma in opportunità di crescita e di progresso, sviluppando a catena nuove occasioni di lavoro, un maggiore rafforzamento del tessuto economico e sociale, la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale di quell’area.

            Le “cooperative di comunità” si possono considerare come un nuovo modello di innovazione sociale, che vede cittadini, attivi di un territorio in difficoltà, organizzarsi per trasformare le esigenze di quella comunità in nuove opportunità di crescita, di sviluppo e di lavoro. Queste cooperative nascono, infatti, in contesti connotati da fragilità demografica, sociale ed economica: In queste realtà una risposta efficace arriva dal protagonismo dei cittadini che riescono a trasformare il bisogno in impresa e la marginalità e le criticità in punti di forza.

            Le cooperative di comunità, attraverso la valorizzazione delle risorse territoriali a disposizione, cercano di dare risposte ai bisogni comuni dei cittadini e nel contempo sono capaci di generare anche opportunità imprenditoriali attraverso un’attività economica finalizzata al perseguimento dello sviluppo comunitario e della massimizzazione del benessere collettivo non solo dei soci.

            La delibera che ha approvato la Giunta regionale prevede l’approvazione delle modalità di gestione e di aggiornamento dell’Albo regionale, le procedure per la presentazione delle istanze, i termini e la documentazione da allegare per l’iscrizione. Le Cooperative di Comunità iscritte all’Albo dovranno dimostrare ciclicamente ogni due anni il mantenimento dei requisiti d’iscrizione previsti mediante l’invio di specifica documentazione.

            L’iscrizione nell’Albo regionale consentirà alle cooperative di comunità di accedere ai seguenti strumenti finanziari regionali previsti dalla L.R. 23/2004 “Interventi per lo sviluppo e la promozione della cooperazione”:

a) finanziamenti agevolati per investimenti produttivi/immobiliari e contributi specificatamente dedicati alla fase di avviamento;

b) meccanismi atti ad agevolare la capitalizzazione da parte dei soci ordinari e dei soci sovventori;

c) incentivi finalizzati alla creazione di nuova occupazione.

            L’Albo regionale sarà pubblicato sul sito della Regione Piemonte e conterrà gli elementi essenziali della Cooperativa di Comunità.

Targhe estere legali in Italia, tutte le novità

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

Dal 21 marzo è perfettamente legale per chiunque, senza alcun vincolo, circolare con targa estera, essendo in possesso di taluni documenti a bordo.
Con la stretta sui “furbetti della targa estera” che era stata data con il Dl 113/2018, per adeguarsi alle norme europee, la Legge europea 2019 (la n. 238/2021) ha infatti modificato gli articoli 93, 94, 132 e 196 del Codice della strada ed è stato aggiunto l’articolo 93-bis.
Alcune novità sono in vigore dal 1° febbraio, ma il nuovo regime è pienamente in vigore dal 18 marzo.
Si è passati così da un divieto di guidare sul territorio nazionale veicoli con targa estera per chi risieda in Italia da più di 60 giorni a un obbligo di immatricolare con targa italiana (articolo 93-bis) il proprio veicolo entro tre mesi (chi era residente da prima del 1° febbraio deve mettersi in regola dal 1° maggio, secondo la circolare 9868U/2022 emanata dalla direzione centrale Specialità della Polizia il 23 marzo).
Nel nuovo regime, l’immatricolazione in Italia si può evitare se il conducente residente in Italia non coincide col proprietario (residente all’estero): in questo caso, si è in regola se si tiene a bordo un documento con data certa firmato dal proprietario, che indichi a che titolo e per quanto tempo il conducente può utilizzare il veicolo.
Se il diritto di questi a disporre del mezzo “supera un periodo di 30 giorni, anche non continuativi, nell’anno solare”, titolo e durata dell’utilizzo vanno registrati in un nuovo archivio, tenuto dal Pra: il Reve (Registro veicoli immatricolati all’estero).
Dunque, basta poter documentare un comodato, un noleggio o un leasing con una persona o un operatore stranieri e iscrivere il veicolo al Reve per poter circolare in Italia. Le multe potranno essere notificate all’indirizzo italiano dell’utilizzatore del mezzo, che sarà tenuto a pagarle.
A oggi non è richiesto il pagamento nè dell’Ipt (Imposta provinciale di trascrizione) né del bollo auto (che va alla Regione) e dell’eventuale superbollo, nonostante il nuovo comma 4-ter dell’articolo 94 del Codice istituisca nel Pra un elenco dedicato alle targhe estere, a fini fiscali. Inoltre, la targa estera porta con sé il fatto che la polizza assicurativa sia rilasciata nel Paese di immatricolazione. Quindi alle Province non va l’imposta sulla Rc auto, che è la loro principale fonte di introiti.
Nel caso di una vettura “potente” (il cui motore sviluppa più di 185 kiloWatt), lo Stato perde pure l’incasso del superbollo. Questo vale non solo per gli esemplari nuovi, ma anche per quelli già circolanti con età fino a 20 anni (oltre questa soglia, scatta comunque l’esenzione).
Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.

 

Galup, una bella storia piemontese e italiana

 

100 ANNI DI GALUP ALLA SCUOLA DI APPLICAZIONE DELL’ESERCITO

Galup è molto più di un marchio, è una bella e importante realtà della storia italiana
che, nel suo settore, ha modificato e fatto la storia di un prodotto nazionale: 1922
Pietro Ferrua inventa il panettone che non c’era.

LA STORIA
Rendono grande un uomo più le sue intuizioni che le sue certezze.
(Roberto Gervaso)

Il Panettone Galup è frutto di una fortunata intuizione di Pietro Ferrua, un’intuizione
che diventa realtà in un piccolo forno di Pinerolo, cittadina della provincia di Torino
posta ai piedi delle Alpi Cozie, e che nel tempo diviene un simbolo della pasticceria
italiana, conosciuta in tutto il mondo.

Nel 1922 il giovane Pietro, nativo di Dogliani nelle Langhe, ma trasferito con la famiglia
a Pinerolo, crea un panettone diverso rispetto all’unico esistente, e nato a Milano. Ne
reinterpreta quindi la ricetta, dando vita a quello che diventerà un classico dell’alta
pasticceria piemontese.


Il suo panettone è più basso e più largo, l’impasto più leggero e ha una caratteristica
unica, è ricoperto con una glassa a base di nocciola “Tonda e gentile” delle sue amate
Langhe, irregolare, corposa e croccante, decorata con granella di zucchero.

La pasticceria di Pietro Ferrua, e di conseguenza il suo panettone, hanno un nome che
richiama la tradizione ed è identificativo con il territorio: Galup, che in dialetto
piemontese vuol dire goloso, prelibato. In quel nome così corto, rapido e impossibile da
dimenticare, è racchiusa una buona percentuale del futuro successo.

Ben presto il panettone Galup viene apprezzato dai consumatori, tanto che Pietro
Ferrua decide di mettere mano a un altro dolce, grande classico della pasticceria
italiana, la Colomba.

La produzione della Pasticceria Galup è accattivante, gli ingredienti sono di qualità e sia
i panettoni che le colombe, vengono incartate a mano con un involucro raffinato. La
fama di Galup cresce, tanto che già nel 1937, viene nominato Fornitore della Real
Casa.

Il 1949 vede l’inaugurazione del nuovo e ampliato stabilimento in via Fenestrelle 32 a
Pinerolo. L’alta qualità e la bontà rappresentano sicuramente aspetti vincenti del
panettone di Pietro Ferrua, ma esiste un altro elemento, che ha consentito di andare ben
al di là del passaparola, e ha contribuito a renderlo famoso in tutta Italia: la
comunicazione o, come si definiva in passato, la pubblicità.

Alcuni nomi importanti hanno accompagnato il cammino e la crescita di Galup. Fausto
Coppi immortalato con una fragrante fetta di panettone appena sfornato, il Presidente
Luigi Einaudi, originario anche lui di Dogliani, in visita allo stabilimento, fino agli
indimenticabili siparietti del grande Erminio Macario per Carosello. Immagini impresse
nella memoria dei consumatori che sono state davvero un grande veicolo pubblicitario.
3La storia di Galup si avvicina al secolo e, dal 2014, è guidata da Giuseppe Bernocco –
Presidente della GLP s.r.l. – e dallo storico amico e socio Sebastiano Asteggiano.
Bernocco, anche lui figlio delle Langhe, è imprenditore lungimirante e affermato, a capo
del Gruppo TCN, che raggruppa le aziende Bianco Textile (macchinari per il comparto
tessile), Bianco Engineering (packaging e automazione), Tcn Vehicles Division
(automotive e motocicli), Tcn Mechanical Machining (lavorazioni meccaniche di
precisione) e Thok E-Bikes (mountain bikes a pedalata assistita), tutte riunite nello
storico stabilimento albese Miroglio, completamente ristrutturato e rinnovato, diventato
polo d’eccellenza della meccanica industriale. Inoltre fanno parte del Gruppo TCN anche
Mandrile Melis a Fossano, Pasticceria Cuneo nella storica piazza Galimberti a Cuneo e
Golosi di Salute a Monticello d’Alba nel quale il gruppo è presente con una quota del
50%
La nuova proprietà ha preso in mano i fili della produzione e della distribuzione di Galup,
applicando strategie a lunga scadenza e importanti innovazioni che hanno dato nuova
linfa e visibilità allo storico marchio, rafforzandolo e ampliando l’importante legame con il
territorio
Nel 2015 lo storico stabilimento Galup viene completamente ristrutturato e rinnovato in
tutti i suoi spazi, dagli uffici alle zone di produzione e magazzini, per arrivare ad una
superficie complessiva di oltre 10.000 mq. La ristrutturazione è stata studiata
accuratamente per migliorare i processi produttivi, preservando l’alta qualità dei prodotti,
sono stati introdotti infatti nuovi macchinari e tecnologie innovative. Nulla è stato
trascurato, compreso lo storico e sempre frequentato punto vendita Galup che ora
occupa una superficie di 350 mq.

DA OGGI AL FUTURO
La storia insegna che la costante ricerca della qualità premia, a dimostrarlo è la
crescita del fatturato.
(Giuseppe Bernocco)

Innovazione e tradizione è la combinazione, equilibrata e vincente, che guida le scelte di
Galup.

Per l’azienda pinerolese è fondamentale mantenere una costante attenzione sull’alta
qualità del prodotto, partendo dall’accurata scelta delle materie prime, e continuare a
realizzare prodotti di alta gamma: il lievito madre utilizzato per la produzione di panettoni
e colombe, è ancora quello di Pietro Ferrua, rinfrescato quotidianamente con farina di
prima scelta e ottima acqua del pinerolese. Il lievito madre è fondamentale perché i
prodotti conservino inalterate le caratteristiche di fragranza, leggerezza e digeribilità.

L’impasto continua a lievitare lentamente e per 40 ore, in modo naturale e non esiste
ingrediente che non sia selezionato con grande cura: le uova, la farina, il latte e il burro, fino
alla frutta candita.

La Glassa continua a essere a base di nocciole Piemonte IGP, presentando lo stesso aspetto
irregolare che fa sì che tutti i panettoni e le colombe Galup siano diversi, unici.

L’azienda dolciaria di Pinerolo è inoltre impegnata nel rendere completamente tracciabile
ogni singolo ingrediente, fino al prodotto finito, un’importante garanzia per i consumatori.

Alla tradizione si affianca la costante ricerca per proporre nuove ricette, per stuzzicare la
curiosità del mercato, ma anche per andare incontro a nuove e specifiche esigenze del
cliente.

Per le ricette più delicate e per piccoli lotti, Galup mantiene una lavorazione
completamente manuale, lavorazione che si affianca anche a quella automatizzata dei
prodotti a larga diffusione, con una pratica che consente di mantenere standard di qualità
elevati.

Galup ha un laboratorio di analisi interno, può contare su logistica, produzione e qualità
controllate interamente ed integralmente tramite sistema di gestione. E’ azienda
certificata ISO 9001 applicata, ISO 14001, ISO 45001, SA 8000, BRC, IFS e BIO.

La storica azienda pinerolese ha il preciso obiettivo di arricchire ed innovare, pur
mantenendo la storicità della ricettazione, la propria gamma di prodotti, sia per quanto
riguarda gli stagionali, con l’inserimento ogni anno di nuove linee e referenze, che
riservando un’attenzione particolare ai prodotti continuativi, con prodotti di alta qualità.

Galup, l’azienda dolciaria da cui è nato il panettone basso con glassa alla nocciola
Piemonte IGP, l’originale, punta a consolidare la propria posizione come riferimento
d’eccellenza del mercato, grazie anche all’esperienza della tradizione e alla capacità
innovativa, elementi questi che le consentono di essere, a pieno titolo, leader nel settore.

Una moderna realtà in continua evoluzione, sempre più presente in Italia e che, negli
ultimi anni, ha vissuto una forte espansione verso i mercati esteri, come avvenuto nella
collaborazione con Eataly.

Comunicare ai giovani, Blockchain e innovazione. A “Parlaconme”

Questi i temi della puntata  di mercoledì 27 aprile, condotta dall’Agrifood & Organic Specialist Simona Riccio

Sarà una puntata speciale quella che andrà in onda mercoledì 27 aprile prossimo dalle 18 alle 19 sulla radio web Radiovidanetwork , condotta da Simona Riccio, Agrifood & Organic Specialist, Social Media Manager del CAAT.
Saranno concentrati i temi della comunicazione e della sua importanza, in particolar modo nei confronti dei giovani, dell’innovazione nel settore agroalimentare e della sua evoluzione, che è andata di pari passo con l’utilizzo crescente delle tecnologie innovative, per migliorare la qualità e la tracciabilità dei prodotti alimentari.
Simona Riccio, conduttrice della trasmissione, fornirà un caso di studio ideale, vale a dire la sua strategia di comunicazione con l’azienda Dorilli Kamarino, che mira al coinvolgimento diretto dei dipendenti e a incuriosire le persone più giovani.
Alessio Criscuolo, diciannovenne, racconterà come i giovani della sua generazione osservino e percepiscano dall’esterno la comunicazione del settore agroalimentare.
Davide Conti, Direttore tecnico Dorilli Società Agricola Srl e William Nonnis, Full Stack & Blockchain Developer del Ministero della Difesa, non saranno in collegamento, ma Simona Riccio si servirà di stralci delle loro interviste passate, in cui hanno raccontato, rispettivamente, come la raccolta digitale dei dati avvenga attraverso il quaderno di campagna e il funzionamento della Blockchain.
La puntata viene trasmessa in diretta web Radio da Radio Vida Network sul sito www.vidanetwork.it e tramite app Radio Vida Network.
Dal giorno dopo è possibile seguire la puntata senza interruzioni sul sito www.parlaconmeofficial.it

Mara Martellotta

Una storia semplice

IL PUNTASPILLI di Luca Martina 

La storia della Russia è legata indissolubilmente a quella delle repubbliche oggi indipendenti (almeno formalmente) che la circondano.

La necessità di creare un cuscinetto difensivo dalle potenze europee (Germania in testa) ed un accesso al Mar Nero è sempre apparsa come una assoluta priorità dei suoi governanti.

Ai nostri giorni la minaccia percepita da Mosca non è forse tanto la NATO o la Comunità europea quanto il loro sistema socio-economico che, termine di confronto costante per i sui abitanti, ha prima logorato e poi definitivamente fatto crollare la Cortina di ferro.

La forza attrattiva dell’Europa occidentale, con le sue variegate libertà (di pensiero, di stampa, di voto ma anche, non di minore importanza, di consumo), ha sempre rappresentato una minaccia che Vladimir Putin ha avuto ben chiara sin da quando ha varcato la soglia del Cremlino.

Va ricordato come alla fine del secolo scorso la Russia si trovava in una situazione estremamente difficile.

Dopo il dissolvimento dell’impero sovietico (il giorno di Natale del 1991) gli anni successivi avevano visto un presidente, Boris Eltsin, del tutto inadatto a gestire un Paese dove la povertà, la criminalità e la corruzione pubblica crescevano a dismisura.

Sin dal suo insediamento a capo del governo nell’agosto del 1999 Putin si è accreditato nei confronti del suo paese come l’uomo forte indispensabile necessario alla Russia per potere risorgere dalle proprie ceneri.

Durante il suo primo mandato presidenziale il PIL russo è cresciuto del 72% in otto anni e la sua popolarità è aumentata di pari passo.

Una volta stabilizzato il fronte interno l’attenzione del “piccolo zar” si è concentrata nel consolidamento e nell’accentramento presso di sé delle principali leve del potere.

Nel frattempo, il piano di riconquista dei territori sovietici persi ha iniziato a prendere corpo. Per potere avere successo un simile progetto non poteva certo prescindere da una maggiore integrazione delle federazione russa con i giganti economici europei, con l’obiettivo di renderli alla fine dipendenti dalle proprie risorse naturali.

L’ingresso, nel 2012, nel WTO (l’organizzazione mondiale del commercio) che ha consentito alla Russia di entrare pienamente negli scambi internazionali, ne è stato un chiaro esempio.

Un aiuto insperato è arrivato, poi, dalla decisione degli Stati Uniti (ancora sotto la presidenza Obama) di ridurre la propria presenza in Europa per concentrarla sul fronte asiatico.

I legami con la Germania sono presto diventati la potente testa di ponte russa in occidente e l’occasione ghiottissima dell’annuncio della chiusura delle centrali nucleari (nel 2011, dopo il disastro dell’impianto giapponese di Fukushima) ha consentito alla Russia di offrire il proprio gas su un vassoio d’argento, con un gasdotto, il Nord Stream 1, progettato nel 1997 e inaugurato giusto in tempo per tranquillizzare i tedeschi orfani dell’atomo.

Per l’imponente opera infrastrutturale, fondamentale per distribuire le enormi quantità di gas naturale necessarie ai Paesi europei (con la Germania e l’Italia in prima fila), furono coinvolti in ruoli attivi, utilissimi per ottenere le necessarie autorizzazioni, politici di spicco del nostro continente: a capo figurava l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder e tra i consulenti gli ex primi ministri finlandese ed italiano.

Ma l’abbraccio inestricabile dell’orso russo non si è limitato al super gasdotto, poi raddoppiato con il benestare tedesco, con il Nord Stream 2. A capo della maggiore banca russa, la Sberbank, veniva chiamato un altro ex primo ministro finlandese, alle ferrovie nazionali ed alla Lukoil (la più grande compagnia petrolifera nazionale) due ex cancellieri austriaci.

Gli “amici” russi resero anche inutile, portando al suo abbandono, il disegno, ormai ad uno stato avanzato di studio, che si prefiggeva di rendere navigabile il Danubio collegando così l’Europa Centrale al Mar Nero.

Il lungo volo della “falena pallida” (uno dei soprannomi di Putin) non si è però limitato a toccare l’Europa occidentale. I legami con Cina, India, Africa e Medio Oriente sono stati negli ultimi vent’anni coltivati con estrema cura.

Non poteva infine certo mancare una organizzazione che riavvicinasse, riunendoli in una organizzazione internazionale, alcuni dei gioielli della corona sovietica ed infatti nel 2011 Putin annunciava la creazione dell’Unione economica eurasiatica (UEE).

Sono tutte queste alleanze che stanno rendendo assai poco efficaci le sanzioni poste in atto contro Mosca.

A pensarci bene, è una storia semplice ed è così che è maturata, sottotraccia ma certamente non in modo invisibile, la crisi che ha condotto alla guerra.

Non c’è nessuno di così cieco di chi non vuole vedere e la guerra sta facendo ritornare la vista a molti di coloro che hanno colpevolmente per troppi anni chiusi i propri occhi.

Se un cieco si mette a guidare un altro cieco, entrambi cadono nella fossa, recitava Gesù nel vangelo di Matteo.

Riacquisita la vista si tratterà di farne in futuro buon uso e di non lasciarci più accecare dalla nostra cupidigia.

Non dovremmo mai dimenticare che, come ricordava un grande giornalista, Tiziano Terzani, “la Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti ma non certo per l’ingordigia di tutti”.

Giachino: un 25 aprile pensando al lavoro e al futuro

Lettera aperta al Sindaco, al Presidente della Regione e all’Arcivescovo.
Carissimi,
Per chi ha la responsabilità politica di guidare le Amministrazioni , le  commemorazioni sono importanti per ricordare i valori politici e comunitari da cui nasciamo ma anche per fare un esame di coscienza sulle condizioni di vita dei nostri concittadini dopo le grandissime speranze di quel 25 Aprile di 77 anni fa. Ho avuto la fortuna di avere genitori che hanno vissuto quegli anni e , quando a casa non c’era la TV, raccontavano a me e i miei due fratelli cos’erano stati quegli anni e le loro speranze finita la guerra che hanno sublimato nel voto a De Gasperi il 18 aprile del 48. Un voto che ha rilanciato il nostro Paese sino a portarlo ad essere una delle prime economie mondiali.
Da oltre 20 anni Torino e il Piemonte hanno perso la spinta propulsiva che le vedevano trainare la economia del Paese e questo costa molte sofferenze nella nostra Città.
Lo ricordo perché il ricordo di quelli che persero la vita per la nostra libertà deve spingerci a fare le scelte per ridare slancio alla nostra economia e al lavoro .
Il lavoro è il primo problema per Torino e il Piemonte. Senza lavoro gli altri diritti valgono di meno.
Secondo l’ultimo rapporto di Eurostat nella classifica delle 240 Regioni d’Europa per tasso di occupazione solo tre regioni italiane sono sopra la media , Bolzano (76a), Emilia (122) e Trento. Il Piemonte è solo 180a mentre l’Estonia è 55a, Varsavia 20a. Torino sta ancora peggio perché sappiamo che da noi è altissima la disoccupazione giovanile così come quella degli ultracinquantenni espulsi dal processo produttivo.
Se a questo aggiungiamo che chi ha problemi di lavoro vive nella maggioranza dei casi nelle Periferie dimenticate senza servizi e senza sicurezza dovremmo dare una svolta decisa ai programmi e al piglio amministrativo che sovente appare distante dai gravi problemi sociali della Città . Si profilano altri anni difficili perché la TAV , che abbiamo dovuto salvare noi con le nostre piazze , arriverà tra dieci anni, e le iniziative nei nuovi settori sono lente nel produrre effetti mentre la scelta di puntare solo sull’auto elettrica creerà grossi problemi nell’indotto auto con altri gravi problemi occupazionali.
Io conto molto sul cambio di linea del Governo che , dopo le nostre proteste per una Finanziaria che aveva dimenticato il settore auto, ha stanziato 8,7 miliardi nei prossimi anni. Dobbiamo coinvolgere Politecnico e Centri di ricerca nello studiare alternative che consentano di avere auto meno inquinanti, meno costose e salvare i posti di lavoro nel settore che ha più ricadute sulla nostra economia .
Ho esteso la mail anche all’Arcivescovo NOSIGLIA perché negli ultimi dieci anni la Sua voce si è levata alta a difesa del lavoro e della dignità dell’uomo .
Buona Festa e grazie della attenzione,
Mino GIACHINO 
SILAVORO

Corriere, Gazzetta, La 7: gli oligarchi/avvoltoi aspettano il 4 maggio per divorare Cairo

Per i tifosi di calcio del Torino, il 4 maggio è una data-simbolo: è il giorno dello schianto a Superga dell’aereo con a bordo gli Invincibili del Grande Torino.

 

Ma quest’anno il 4 maggio sarà una data particolare non solo per i tifosi granata ma anche per tutto il Sistema Italia, la consorteria di oligarchi che ha rovinato il Bel Paese. Sarà infatti il giorno in cui, negli Usa, si riapre il confronto in tribunale tra il fondo Blackstone ed Urbano Cairo. Con il primo che ha chiesto una montagna di soldi, per danni, al patron del Toro ma anche del Corriere della sera (ed annessi, a partire dalla Gazzetta dello sport) e de La 7.

Continua a leggere:

Corriere, Gazzetta, La 7: gli oligarchi/avvoltoi aspettano il 4 maggio per divorare Cairo

 

L’Uncem sui fondi per gli asili

“C’è chi ha esultato, nelle ultime ore, per l’arrivo di qualche migliaia di euro per potenziare il servizio negli asili nido. Peccato di tanti di quei Comuni che riceveranno il riparto di 120 milioni di euro, l’asilo nido non ce l’abbiano. E vi sono casi, nella tabella varata dalla Conferenza Stato-Città, di Comuni che hanno il nido ma non il contributo. Qualcosa non va nella distribuzione effettuata ai sensi degli stanziamenti per potenziare i servizi dei nidi, previsti in legge di bilancio, prima annualità il 2022. 120 milioni che si sommano a oltre 3 miliardi di risorse per fare nuovi nidi, previsti dal PNRR. Rispetto ai 120 milioni vi sono molti Comuni senza asilo che ricevono seimila, settemila euro. Cosa ne faranno? Dovranno condividerlo o consegnare il contributo al Comune più vicino che il nido ce l’ha? Dovranno mettere insieme le somme? Dovranno inventarsi nuovi servizi? Aspettiamo chiarimenti e per ora riconfermiamo che nuovi nidi nelle aree montane servono eccome, all’interno di intelligenti scuole di valle, smart e green, con tutti i livelli formativi insieme, per semplificare la vita a figli e genitori. Servono, a patto vi sia qualche nascita in più, dunque qualche abitante in più, qualche famiglia in più, qualche impresa in più, e anche un fisco peculiare e differenziato che esalti ‘il più’, ambientale, paesaggistico, culturale, storico, sociale, dei nostri territori. Dove si vive meglio. E i servizi in più sono sempre ben graditi. Ma con giudizio e buon senso”.

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

Venaria, sostegno al volontariato

Il D. Lgs. 117/2017 indica i principi e percorsi relativi alla Riforma del Terzo Settore. Nuove modalità di collaborazione tra enti pubblici e associazioni di volontariato che, per la prima volta, vengono riconosciute e normate in modo organico, prevedendo processi di co-programmazione, co-progettazione e stipula di convezioni. Innovative sono anche l’introduzione, la strutturazione e la regolazione del Registro unico nazionale del Terzo Settore.

L’associazione di volontariato VOL.TO ETS è l’unico ente gestore del Centro Servizi per il Volontariato per il territorio della Città metropolitana di Torino e si configura come un’agenzia di produzione ed erogazione dei servizi, attività e progettualità a favore degli Enti di Terzo Settore (ETS), proponendo  di consolidare il ruolo delle associazioni, di rafforzarne i modelli gestionali e, in ultimo, di svilupparne le competenze.

Il Protocollo d’Intesa sottoscritto tra il Comune di Venaria Reale e l’associazione VOL.TO ETS, riconosce all’agenzia un contributo annuo di massimo 15 mila euro, a fronte dei seguenti servizi a favore delle associazioni cittadine:

-attività di mappatura;

-incontri di informazione;

-percorsi laboratoriali;

-promozione di crowdfunding;

-supporto al miglioramento delle competenze digitali.

Sosterrà anche il Comune di Venaria Reale nella partecipazione a bandi specifici regionali, nazionali ed europei  nell’ambito dell’associazionismo e del volontariato.

Sarà, inoltre, attivato uno Sportello locale a favore dell’orientamento al volontariato e della promozione dello stesso presso i giovani.

Dichiara il sindaco, Fabio Giulivi «Le associazioni di volontariato rappresentano, per ogni comunità, una risorsa preziosa. Rivestono un ruolo fondamentale quali portatrici di risorse da e verso i cittadini e l’istituzione Comune. Nel concreto, risultano essere fondamentali per la costruzione del tessuto sociale al quale tutti siamo chiamati a contribuire. In particolare, nel registro della nostra Città sono censite ben 166 realtà associative. Un tesoro che non solo va salvaguardato ma aiutato a recepire le sfide della società moderna. Devono essere supportate nel loro radicamento territoriale e anche nel loro ampliamento in quanto ne beneficeranno, di conseguenza, anche i cittadini. Sono indispensabili per la costruzione delle politiche di welfare locale, di coesione sociale, di sviluppo sostenibile, di iniziative a favore delle fasce più deboli. Le iniziative che propongono hanno valenza integrativa e sussidiaria – continua il Sindaco – rispetto alle finalità dell’Amministrazione comunale. La riforma che investe il Terzo Settore permette a tutti i soggetti coinvolti di fare una salto di qualità ma c’è bisogno di sostegno da parte di chi possiede conoscenza e competenza. Per questo accogliamo con piacere l’esperienza assimilata dall’associazione VOL.TO ETS, certi che rappresenterà un valido aiuto per tutti coloro che vorranno partecipare a questo nuovo viaggio. Abbiamo sottoscritto con l’associazione un Protocollo d’Intesa della durata di dodici mesi: in questo modo avremo la possibilità di rinnovare, a fine periodo, il rapporto di lavoro secondo dei progetti aggiornati rispondenti alle reali necessità dei partecipanti».

Aggiunge il vice-sindaco Gianpalo Cerrini «Correva l’estate del 2021 quando il Sindaco mi ha investito della responsabilità dell’assessorato all’associazionismo e volontariato. La situazione di stasi degli ultimi anni in Città e il D. Lgs. 117/2017 che ha variato in modo sostanziale il rapporto tra Ente pubblico ed Associazioni mi ha portato a pensare in modo creativo un nuovo approccio alla situazione in essere. Conoscendo la realtà torinese e della Regione Piemonte ed il relativo ottimo lavoro eseguito da Vol To Ets, si è deciso di essere i promotori dell’esperienza innovativa di uno sportello per il Terzo Settore in co-progettazione con gli uffici comunali per dare ascolto e risposta alle mille problematiche che le associazioni vivono. Vorremmo riuscire a definire degli obiettivi di anno in anno per avere dei progetti che rispondano maggiormente al raggiungimento degli stessi e che vengano co-finanziati con fondi interni. Cosa che non è mai stata fatta.  In questo modo – precisa Cerrini – si raggiungerebbe l’obiettivo di rendere più attivi, innovativi e propositivi tutti gli attori del mondo associativo di Venaria Reale. Inoltre, a corredo e a supporto della Fondazione Via Maestra, che da Statuto ha il coordinamento delle realtà associative, si è creato un gruppo di lavoro ad hoc che sia di supporto e consulenza al presidente e al Cda. Sono state scelte tre persone rappresentative del mondo associazionistico che sono: Ettore Maschio, Alberto Buono, Emilio Fanti per la futura comunicazione tra associazioni, Fondazione Via Maestra ed il Comune di Venaria Reale».

Dichiara il presidente della Fondazione Via Maestra, Diego Donzella «L’attenzione verso il mondo così attivo e dinamico dell’associazionismo cittadino è uno degli obiettivi strategici che la Fondazione Via Maestra ha sempre cercato di perseguire. Non solo perché lo Statuto lo prevede, ma per una forte e intrinseca convinzione. A maggior ragione oggi, dopo la difficile uscita dalla crisi pandemica, il Consiglio di Amministrazione della Fondazione ha aderito al progetto con cui il Sindaco, l’Amministrazione comunale e l’assessore Cerrini hanno voluto investire attraverso un lavoro di ascolto, promozione e sviluppo delle attività proposte dalle tantissime associazioni che animano la vita associativa, culturale e sportiva della Città. Il gruppo di lavoro che affiancherà il CDA avrà il supporto di un’importante realtà come VOL.TO con cui si completerà il percorso di formazione e consolidamento di quelle associazioni che aderiranno all’iniziativa. Quello di oggi vuole dunque essere un punto di partenza per una proficua collaborazione e sviluppo per Venaria Reale».

Precisa il presidente dell’associazione VOL.TO. ETS,  Gerardo Gatto «Quella di oggi è per Vol.To – Volontariato Torino una data importante: l’ufficializzazione del Protocollo di collaborazione che ci vede coinvolti in un progetto con il Comune di Venaria Reale è infatti per noi un ulteriore segnale di vicinanza con il territorio. Significa provare ad assicurare a tutto il mondo del Volontariato, anche quello più decentrato da Torino, le stesse opportunità di sviluppo e offerta di servizi. Questo protocollo è anche segno della lungimiranza della politica, degli amministratori del Comune di Venaria che di fatto riconoscono il valore sociale del Terzo Settore in quanto fattore di inclusione e sussidiario all’azione pubblica. È l’inizio del riconoscimento del valore e delle potenzialità dell’amministrazione condivisa, aspetti che possono assumere valore strategico per gli enti a vocazione territoriale, specie per quelli locali nell’ambito dell’organizzazione di una rete integrata di servizi e interventi sociali e di valorizzazione dei beni culturali. L’intesa con il Comune di Venaria è poi un nuovo tassello che contribuisce ad accrescere la struttura di rete capillare di VOL.TO nella provincia di Torino che, come Centro Servizi, sta cercando di costituire da diversi anni, con un costante progetto di sviluppo, così da essere sempre in prima linea nel difficile, ma fondamentale compito di supporto e promozione del Volontariato».

Iren Mercato SpA perfeziona l’acquisizione dell’80% di Alegas Srl

Reggio Emilia, Aprile 2022 – Iren Mercato SpA ha perfezionato l’acquisizione dell’80% delle quote di Alegas Srl, di proprietà di AMAG SpA, dopo che il 29 dicembre 2021 la stessa Iren Mercato SpA aveva sottoscritto un accordo preliminare per l’acquisizione, essendo risultata aggiudicataria della procedura di gara indetta dalla suddetta società.

Alegas opera nella vendita di gas ed energia elettrica ed ha un portafoglio di circa 43 mila clienti per lo più retail, di cui 36 mila clienti gas e 7 mila energia elettrica, distribuiti al 98% sul territorio della Provincia di Alessandria. Nel 2021 Alegas ha venduto 95 milioni di metri cubi di gas e 34 GWh di energia elettrica.

Il corrispettivo pagato da Iren Mercato per l’acquisizione dell’80% di Alegas è pari a 16,7 milioni di euro che, tenuto conto della posizione finanziaria netta di Alegas, corrisponde ad un Enterprise Value di 27,6 milioni di euro. L’Ebitda di Alegas nel 2021 è di circa 1,3 milioni di euro ed è previsto in incremento nei prossimi anni grazie allo sviluppo del portafoglio clienti, alle attività di cross-selling e alle sinergie di processo ottenibili. L’Ebitda medio atteso nei prossimi 3 anni è pari a circa 3 milioni di euro.

L’acquisizione della partecipazione consentirà al Gruppo Iren di incrementare il proprio portafoglio clienti rafforzando la propria presenza in Piemonte, anche attraverso la realizzazione di nuovi store e corner, con lo scopo di attuare nuove campagne commerciali che favoriranno la vendita di prodotti e servizi legati alla riduzione dei consumi negli edifici e soluzioni di mobilità elettrica. Inoltre, potrà essere dato ulteriore impulso alle attività di Iren Smart Solutions SpA con interventi di efficientamento energetico e riqualificazione urbana dedicati ai condomini ed alle imprese presenti nell’attuale portafoglio di Alegas.