Torino rende omaggio a uno dei suoi intellettuali più brillanti e imprevedibili. Nel 2026 Carlo Fruttero avrebbe compiuto cent’anni e la città sceglie di celebrarlo non con una semplice commemorazione, ma con un progetto vivo, aperto e partecipato: nasce il Club Fruttero.
Dal 24 aprile al 31 maggio, Circolo dei lettori ospita una mostra che racconta il laboratorio creativo dello scrittore, traduttore ed editor torinese. Non una biografia tradizionale, ma un viaggio dentro il suo metodo di lavoro: taccuini, bozze corrette a mano, lettere inedite, appunti, materiali editoriali e oggetti curiosi che svelano come ogni dettaglio potesse trasformarsi in letteratura.Al centro del percorso, naturalmente, il sodalizio con Franco Lucentini, con pagine annotate di A che punto è la notte e testimonianze di una delle coppie letterarie più amate del Novecento italiano.
Emergono anche documenti preziosi: lettere di Samuel Beckett, materiali legati al lavoro di traduzione e una curiosa testimonianza di Carla Cerati, che raccontò di aver rimandato una manifestazione per continuare a leggere La donna della domenica. Ma il Club Fruttero non si ferma alla mostra. Il progetto proseguirà fino a novembre con incontri, reading, proiezioni e appuntamenti diffusi tra Torino e non solo. Dal 14 al 18 maggio sbarcherà anche al Salone Internazionale del Libro di Torino con uno stand ispirato al celebre salotto televisivo de L’arte di non leggere.Tra gli eventi più attesi, il 29 maggio il finissage Frullato Fruttero: una maratona collettiva di lettura al Circolo dei lettori, seguita dalla proiezione del film La donna della domenica al Teatro Romano di Torino.
In autunno, il Club si sposterà in Toscana, nei luoghi amati da Fruttero, mentre a novembre arriverà il volume 365 Notes, raccolta dei suoi appunti curata da Domenico Scarpa.Più che un anniversario, Torino costruisce così una porta aperta sull’intelligenza ironica e lucidissima di Fruttero. Un invito a entrare, leggere, discutere e prendere posizione. Proprio come avrebbe voluto lui.
Valeria Rombolà








La memoria storica è però rimasta molto viva. A Torre Pellice, il cuore della terra valdese, si trova il Museo Valdese che racconta queste vicende e ogni anno si tengono commemorazioni e iniziative culturali. La resistenza valdese ai Savoia è uno degli episodi più drammatici della storia delle Valli Valdesi. Dopo la morte di Vittorio Amedeo I di Savoia nel 1637 la situazione mutò rapidamente. Con la salita al trono di Carlo Emanuele II di Savoia sotto la reggenza della madre, Maria Cristina di Francia, i rapporti tra i valdesi del Piemonte e i Savoia peggiorarono drasticamente. Nel Ducato si decise di sradicare l’eresia dalle valli. Tutto cominciò il 24 aprile del 1655, vigilia di Pasqua, quando il duca Carlo Emanuele II di Savoia (1634-1675) ordinò ai valdesi di convertirsi alla chiesa cattolica o abbandonare il territorio e andare in esilio. Molti rifiutarono e scattò la reazione dell’esercito del Ducato di Savoia che avviò una lunga campagna militare nelle valli provocando la morte di 1712 persone secondo fonti valdesi, molte meno secondo fonti ducali. Il marchese di Pianezza, Carlo Emanuele di Simiana, decise di stanziare delle truppe a Torre Pellice ma i valdesi si ribellarono e per ritorsione i soldati del marchese misero a ferro e fuoco la Val Pellice uccidendo centinaia di civili e costringendo i valdesi a rinnegare la loro fede. Nonostante l’inferiorità militare i valdesi opposero una forte resistenza, disperata ma efficiente.
Conoscevano bene il territorio, le montagne e i rifugi, si organizzarono in piccoli gruppi armati e si diedero alla guerriglia. Con barricate improvvisate bloccarono i sentieri e con rapide azioni attaccarono le truppe sabaude per poi ritirarsi nei boschi. Molti altri, scampati alle stragi, si rifugiarono sulle alture della valle. L’evento suscitò sdegno e rabbia in tutta l’Europa e fu proprio un movimento diplomatico internazionale a fermare il massacro. Si mosse perfino Oliver Cromwell (1599-1658), il generale e politico inglese che nel Seicento cambiò temporaneamente la storia dell’Inghilterra e intervenne diplomaticamente a favore dei valdesi esercitando pressioni sul Ducato di Savoia. I sovrani europei sostennero fin da subito la causa valdese e la Francia accolse parte dei fuggiaschi. Sotto la pressione internazionale i Savoia furono costretti a concedere ai valdesi una temporanea tregua e alcuni diritti anche se le persecuzioni ufficiali contro i valdesi termineranno solo con lo Statuto Albertino del 1848 che concederà alla minoranza cristiana diritti civili e politici.