CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 747

Oggi al cinema

LE TRAME DEI FILM NELLE SALE DI TORINO

 

A cura di Elio Rabbione

 

L’albero dei frutti selvatici – Drammatico. Regia di Nuri Bilge Ceylan, con Dogu Demirkol e Murat Cemcir. Presentato in concorso a Cannes lo scorso maggio, è la storia di Sinan, giovane appena laureato con velleità di scrittore, di ritorno nel suo villaggio natale in Anatolia, ad un passo dalle rovine di Troia. Il ritorno significa rincontrare una ragazza che ha amato un tempo e che sta per sposarsi, e soprattutto riavvicinarsi ad un padre, un passato di insegnante e una grande passione verso la letteratura ed un presente vittima del gioco e delle scommesse, carico di debiti. Attorno a queste principali presenze, la descrizione dei tormenti della Turchia di oggi, attraverso le sue donne, gli uomini di potere, gli intellettuali, i poliziotti che caricano gli studenti, gli imam dinanzi a una realtà che non riescono a controllare, i giovani che non hanno speranze, i vecchi che coltivano forse qualche sogno. Durata 188 minuti. (Romano sala 1)

 

Il bene mio – Drammatico. Regia di Pippo Mezzapesa, con Sergio Rubini. La storia di Elia, unico abitante rimasto a Provvidenza all’indomani di un terremoto, soltanto lui non accetta di abbandonare il paese e di abitare le case della nuova città. Ci riuscirà il sindaco, suo cognato, a convincerlo? Durata 95 minuti. (Due Giardini sala Ombrerosse)

 

Blakkklansman – Azione. Regia di Spike Lee, con John David Washington e Adam Driver. Gran Premio della Giuria a Cannes lo scorso maggio, una storia vera dal protagonista Ron Stallworth nel libro “Black Klansman”. Come costui, poliziotto afroamericano, all’inizio degli anni Settanta riuscì a stabilire un contatto con il Ku Klux Klan, mantenne i contatti con il gruppo telefonicamente e inviò un agente della narcotici, ebreo, a infiltrarsi tra le file degli incappucciati. Lee compone il film non rifacendosi soltanto alla realtà ma integra con filmati d’epoca veri o ricostruiti, chiama il vecchio Harry Belafonte a raccontare di violenze del passato, traccia parellelismi con il presente terminando con i fatti di Charlottesville dello scorso anno, ad un raduno di suprematisti bianchi, alle parole di Trump. Durata 128 minuti. (Ambrosio sala 3, Eliseo Blu, Massimo sala 2 V.O., The Space, Uci)

 

La casa dei libri – Drammatico. Regia di Isabelle Coixet, con Emily Mortimer e Bill Nighy. Nella provincia inglese degli anni Cinquanta, una giovane vedova di guerra, Florence, decide di aprire una libreria (come la Binoche apriva la sua profumatissima pasticceria in “Chocolat”) ma qualcuno è contrario, per nulla desideroso di avere sotto casa chi voglia spingere alla lettura. Dovrà usare ogni mezzo per dare vita alla sua iniziativa. Durata 103 minuti. (Classico, Due Giardini sala Nirvana)

 

Girl – Drammatico. Regia di Lukas Dhont, con Victor Polster. Opera prima premiata a Cannes, ispirato a una storia vera. Il quindicenne Victor sogna di entrare a far parte dell’accademia di danza di Anversa ma il suo desiderio più grande è quello di affermare fisicamente e non soltanto quella ragazza – Lara – che egli sente in se stesso. L’appoggio completo del padre, le cure ormonali, le prove alla sbarra, in sala, davanti allo specchio, che portano ad avanzare sulle altre, le sofferenze e la crescita del corpo che non ama, le ossessioni. Durata 105 minuti. (Nazionale 2)

 

Hotel Transilvania 3 – Animazione. Regia di Genndy Tartakovski. Terzo capitolo, doveroso considerando il successo dei due che lo hanno preceduto, per l’occasione il conte Dracula si regala un periodo di vacanza con i suoi fedelissimi. Durata 97 minuti. (Massaua, Uci)

 

Gli incredibili 2 – Animazione. Regia di Brad Bird. La famiglia di supereroi, accresciuta del piccolo Jack Jack, ha aspettato 14 anni per riapparire sugli schermi ma ha fatto letteralmente il botto se soltanto si pensa agli incassi da capogiro raccolti nei soli States. Sarà il disegno o la storia pronta a dare una bella spolverata agli ideali americani, sarà il mestiere collaudato del medesimo sceneggiatore/regista, la puntata numero 2 ha incrociato un largo pubblico e gli effetti benefici si dovrebbero risentire anche qui da noi. Questa volta è mamma Helen a salire in solitaria agli onori della cronaca, chiamata a imprese piuttosto ardue che dovrebbero rivalutare i veri valori dei supereroi caduti per qualche guaio commesso in disgrazia. Per cui papà Bob è obbligato a restarsene in casa, a badare ai primi batticuori dell’adolescente Violet, ai primi exploit di Jack Jack che subito rivela poteri inaspettati: ma il cattivo di turno ricomporrà la famiglia nuovamente pronta a nuove avventure. Durata 118 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 3, Reposi, The Space, Uci)

 

Mamma mia! Ci risiamo – Commedia musicale. Regia di Ol Parker, con Amanda Seyfried, Meryl Streep, Colin Firth, Andy Garcia e Cher. La stessa isola greca, per fortuna ancora le musiche e le canzoni degli Abba, passato e presente si rincorrono intorno alla vita di Donna, Cher chiamata a travestirsi da nonna, qualche vistosa forzatura per ripetere il successo del precedente appuntamento. Durata 114 minuti. (Uci)

 

Michelangelo – Infinito – Documentario. Regia di Emanuele Imbucci, Con Enrico Lo Verso e Ivano Marescotti. Un ritratto avvincente e di forte impatto emotivo e visivo dell’uomo e dell’artista, da un lato schivo e inquieto, capace di forti contrasti e passioni, ma anche di grande coraggio nel sostenere le proprie convinzioni e ideologie, di pari passo con il racconto cinematografico della sua vasta produzione artistica, tra scultura, pittura e disegni, con spettacolari riprese in ultra definizione e da punti vista indediti ed esclusivi, cui si aggiungono ricostruzioni sorprendenti attraverso evoluti e sofisticati effetti digitali. Durata 144 minuti. (GreenwichVillage sala 3, Uci)

 

Opera senza autore – Drammatico. Regia di Florian Henckel von Donnersmarck, con Tom Schilling, Paula Beer e Sebastian Kock. L’autore del mai troppo lodato La vita degli altri, premio Oscar, come del capitomboloso The tourist girato in Italia, tra i canali di Venezia, complici dell’insuccesso Depp e Jolie, guarda oggi al Novecento tedesco, a tre diverse epoche della storia della Germania, raccontate attraverso gli occhi e la vita di un artista (l’ispirazione è la biografia di Gerhard Richter), della sua crescita prima sotto il nazismo e sotto il comunismo poi, della scoperta delle avanguardie, del suo amore appassionato per Elisabeth, del suo rapporto con il suocero, l’ambiguo professor Seeband che, disapprovando la scelta della figlia, cerca di porre fine alla relazione tra Kurt e la ragazza. Quello che nessuno sa è che le loro vite sono già legate da un terribile crimine commesso da Seeband decenni prima. Durata 188 minuti. (Eliseo Rosso,Massimo sala 1, The Space, Uci)

 

Papa Francesco – Un uomo di parola – Biografico. Regia di Wim Wenders. Un percorso personale con il pontefice, le sue idee e il suo messaggio sono centrali grazie al materiale d’archivio ma soprattutto a quattro lunghe interviste condotte nell’arco di due anni dall’autore del Cielo sopra Berlino e Paris, Texas. Avvicinato dal Vaticano già nel 2013, Wenders dichiara di aver avuto una completa libertà nell’elaborazione del progetto, ivi compresa quella del montaggio finale e dell’accesso all’archivio foto e video del Vaticano. Durata 96 minuti. (Ambrosio sala 2, GreenwichVillage sala 2, Ideal, Uci)    

                                                                                                                                                                                                                                                                                                       

La profezia dell’armadillo – Drammatico. Regia di Emanuele Scaringi, con Simone Liberati, Valerio Aprea, Pietro Castellitto e Laura Morante. Zero è un disegnatore ma non avendo un lavoro fisso si arrabatta con ripetizioni di francese, cronometrando le file dei check-in all’aeroporto e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti. La sua vita scorre sempre eguale, tra giornate spese a bordo dei mezzi pubblici attraversando mezza Roma per raggiungere i vari posti di lavoro: quando torna a casa, lo aspetta la sua coscienza critica, un Armadillo in carne e ossa, o meglio in placche tessuti molli, che con conversazioni al limite del paradossale lo aggiorna su cosa succede nel mondo. Alla notizia della morte di Camille, una compagnadi scuola e suo amore di adolescente mai dichiarato, lo costringe a fare i conti con la vita e ad affrontare, con il suo spirito dissacrante, l’incomunicabilità, i dubbi e la mancanza di certezze della sua generazione di “tagliati fuori”. Durata 99 minuti. (Massimo sala 2)

 

Ricchi di fantasia – Commedia. Regia di Francesco Miccichè, con Sergio Castellitto e Sabrina Ferilli. Sergio è un carpentiere romano, Sabrina una cantante dal passato glorioso, una coppia di amanti che non ce la fa a lasciare i rispettivi compagni. Lui è sempre stato prodigo di scherzi ai compagni di lavoro e quelli decidono un giorno di rendergli il favore: facendogli credere con l’inganno di aver vinto con un biglietto della lotteria un premio da 3 milioni di euro. Convinto della vincita, l’uomo decide di cambiare vita, portandosi pure dietro mamma, figli e parentela varia: fino a che non scopre dello scherzo. Si dirigeranno tutti verso i trulli della Puglia. Durata 102 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Reposi, The Space, Uci)

 

Sulla mia pelle – Drammatico. Regia di Alessio Cremonini, con Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora e Milvia Marigliano. Una tragedia dell’Italia recente, la tragedia della morte di Stefano Cucchi a soli 31 anni in un carcere italiano. L’arresto, il susseguirsi dei giorni di prigionia, il passato e il presente, il grande coinvolgimento della famiglia, soprattutto della sorella Ilaria. La prova di Borghi che si è ricreato appieno nel fisico (perdendo 18 chili) e nel calvario del ragazzo, come nella sua psicologia, la stagione dei premi cinematografici dovrà guardarlo con un occhio di riguardo. Da vedere per discutere. Durata 100 minuti. (Ambrosio sala 3)

 

The Nun – Horror. Regia di Corin Hardy, con Demian Bichir e Taissa Farmiga. Altro successo inaspettato negli Stati Uniti questo film girato completamente in Romania, dove è ambientata la vicenda di un gruppo di suore, alla ricerca all’interno di un convento di una reliquia che dovrebbe portare serenità in un luogo dove sembrano al contrario governare forze malefiche. Dopo il suicidio di una monaca, il Vaticano invia là padre Burke e la novizia Irene. Dovranno combattere il Male con ogni loro forza. Durata 93 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

Tutti in piedi – Commedia. Regia di Franck Dubosc, con Alexandra Lamy e Franck Dubosc. Jocelyn, uomo d’affari successo ma bugiardo e seduttore che vive sulle bugie, per un equivoco è creduto disabile dalla bionda Julie. Perché, per una immediata conquista, non procedere proprio in quell’equivoco? Le cose peggiorano quando Julie presenta a Jocelyn la sorella, costretta su di una sedia a rotelle in seguito a un incidente stradale. Durata 107 minuti. (F.lli Marx sala Harpo, GreenwichVillage sala 3, Reposi, Uci)

 

The wife – Vivere nell’ombra – Regia di Björn Runge, con Glenn Close e Jonathan Price. La storia di una donna e di una moglie, quarant’anni trascorsi a sacrificare il proprio talento e i propri sogni, lasciando che suo marito, l’affascinante e carismatico Joe, si impadronisca della paternità delle sue opere. Joan assiste, per amore alla sfavillante e glOriosa carriera dell’uomo, sopportando menzogne e tradimenti. Ma alla notizia dell’assegnazione del più grande riconoscimento per uno scrittore – il premio Nobel per la letteratura – la donna decide finalmente di dire basta e di riprendersi tutto quello che le spetta. Durata 100 minuti. (Eliseo Grande, Romano sala 2, The Space, Uci)

 

Un affare di famiglia – Drammatico. Regia di Kore’eda Hirokazu. Palma d’oro a Cannes lo scorso maggio. Nella Tokio di oggi, una famiglia (ma la considereremo così fino alla fine?) sbarca il lunario facendo quotidiane visite ai supermercati: per rubare. Ruba il padre che si porta appresso il figlio (?), torna a casa da una moglie che ha accanto una ragazza che potrebbe essere la sorella minore e una vecchia dolcissima che tutti chiamano nonna. Sentimenti, aiuti reciproci, l’arte di arrangiarsi, il coraggio di tentare a vivere insieme. Finché un giorno il capofamiglia porta a casa togliendola al freddo e alla solitudine una ragazzina, abbandonata da una madre forse violenta che non si cura di lei. Il mattino si dovrebbe riconsegnarla, ma nessuno è d’accordo: la nuova presenza farà scattare nuovi meccanismi mentre un incidente imprevisto porta definitivamente alla luce segreti nascosti che mettono alla prova i legami che uniscono i vari componenti. Durata 121 minuti. (F.lli Marx sala Chico, Nazionale sala 1)

 

Un nemico che ti vuole bene – Drammatico. Regia di Denis Rabaglia, con Diego Abatantuono e Antonio Folletto. In una notte di pioggia, il professor Enzo Stefanelli salva la vita a un giovane ferito da un’arma da fuoco. In cambio questi, un killer di professione, gli promette di trovare e uccidere un suo nemico, chiunque egli sia. Anche se il professore insiste nell’affermare di non avere un nemico, il giovane si mette a cercarne uno, creando il caos nella vita di Stefanelli. Dapprima scettico, è l’occasione per l’uomo di aprire gli occhi sulla sua vita e sulle persone che lo circondano. Durata 97 minuti. (GreenwichVillage sala 1, The Space, Uci)

 

L’uomo che uccise Don Chisciotte – Commedia. Regia di Terry Gilliam, con Jonathan Price e Adam Driver. C’era una volta un film… Gilliam ha lavorato per più di trent’anni sul progetto, Jean Rochefort e Johnny Depp come protagonisti, più scritture, intoppi, enormi guai con la produzione. Poi più nulla, mentre sempre qualcosa bolliva in pentola. Dalla lunga storia, è uscito fuori “questo” Don Chisciotte, dove Driver è un regista che ha strada nella pubblicità e si ritrova nei luoghi dove ha girato un vecchio film sul personaggio di Cervantes: scoprendo che chi un tempo ha ricoperto quel ruolo oggi si identifica con il personaggio. Durata 137 minuti. (F.lli Marx sala Groucho anche V.O., Romano sala 3, Uci)

 

Una storia senza nome – Drammatico. Regia di Roberto Andò, con Micaela Ramazzotti, Alessandro Gassmann, Renato Carpentieri e Laura Morante. Valeria, giovane segretaria di un produttore cinematografico, scrive in incognito per uno sceneggiatore di successo. Un giorno la ragazza riceve da uno sconosciuto, un poliziotto in pensione, la storia di un probabile film. Ma quel plot è pericoloso, la “storia senza nome” racconta infatti il misterioso furto, avvenuto a Palermo nell’ottobre del 1969, di un celebre quadro di Caravaggio, “La natività”. Da quel momento, la sceneggiatrice si ritroverà immersa in un meccanismo implacabile e rocambolesco. Una storia che avesse al centro quel furto avrebbe dovuto avere un’impalcatura più legata all’inchiesta: al contrario ne è stata ricostruita una sceneggiatura che sa troppo “di cinema”, di volutamente aggrovigliata, di un inverosimile che a tratti, tanto per alleggerire, scivola tranquilla sul lato della commedia se non del ridicolo (certi momenti dovuti a Gassmann, certi dialoghi tra Morante e Ramazzotti), sino ai momenti finali che addirittura coinvolgono il film nel film. La macchia maggiore dell’impianto è la prova opaca della protagonista femminile, altre volte lodatissima, la non credibilità del viso e del corpo, la sua unica espressione con o senza rossetto, la sua paura che risulta fredda e non sinceramente dovuta alla spirale di inganni e di violenza che si chiude intorno a lei. Durata 110 minuti. (Ambrosio sala 3)

 

Venom – Fantasy. Regia di Ruben Fleischer, con Tom Hardy, Riz Ahmed e Michelle Williams. Ancora un prodotto ricavato dai fumetti targati Marvel. Un fior di giornalista, dedito a investigazioni e articoli, mentre indaga sulle malefatte di uno scienziato pazzo, tutto sprazzi e illegalità, viene contaminato da un alieno che si introduce nel suo corpo e ne diventa il doppio. Se ne ricava simpaticamente un misto di bene e di male, di dottor Jeckill e Mr Hyde, con due personaggi che intimamente chiacchierano e discutono tra loro, con l’unica e insomma definitiva aspirazione verso quella giustizia che protegga tutti. Tenersi già pronti per un sequel. Durata 103 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 2, Reposi, The Space, Uci anche V.O.)

Nuova stagione all’Anatra zoppa

 

Sabato 6 ottobre, dalle ore 21:30 Via Courmayeur 5, Torino

La nuova stagione del circolo arci Anatra Zoppa, da oltre 30 anni attivo sul territorio di Barriera di Milano, si apre all’insegna della rinascita. Sempre fedele alla sua missione di condivisione della cultura, l’Anatra Zoppa 2.0 è caratterizzata da un restyling dei locali, dalla forza motrice di un nuovo direttivo e dalla rinnovata formula delle cene di tesseramento.  Sabato 6 ottobre, dalle ore 21:30, in occasione della serata di apertura della stagione artistica 2018/2019, il palco del circolo torinese sarà calcato dai ragazzi di Torino Blues Society, in una ricerca delle atmosfere dell’America operaia, lavoratrice e della sua anima più umile; un viaggio “on the road” nell’America delle mille canzoni, delle sale da ballo, delle strade di New Orleans, e delle infinite sfumature. L’ingresso come sempre è libero con tessera Arci. È possibile rinnovare la propria tessera in loco, al costo di 10 euro, o con la rinnovata formula delle nostre cene di tesseramento a 20€ (antipasti + primo + dolce + Tessera ARCI 2018/19)
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Per ulteriori informazioni:

tel: +39 346 678 9706 (Liviu Patrunjel)

e-mail: info@anatrazoppa.it

facebook: fb.com/anatrazoppa

La sindone e la sua immagine. Storia, arte e devozione

FINO AL 21 GENNAIO 2019

Una piazza Castello affollata all’inverosimile. Membri del clero, militari, borghesi, nobiluomini e nobildonne con abiti ampi e lussuosi, cappelli e cappellini, popolani e popolane, gente d’ogni età ed estrazione sociale

Tutta la città sembra esser lì. In tanti sono ammassati ai balconi e sui tetti delle case. In piazza, in primo piano, ci sono perfino cagnolini che s’aggirano spaesati o s’accucciano inquieti in attesa che cessi il gran clamore. Sullo sfondo il Palazzo Reale, allora Palazzo Ducale. L’occasione è di festa e di solenne richiamo. 1684: siamo a Torino, nel cuore (già allora) della città e l’occasione è l’Ostensione della Sindone per il matrimonio di Vittorio Amedeo II con Anna d’Orléans. Si apre con questo grandioso dipinto di Pieter Bolckmann (pittore di origini olandesi, operante a Torino dal 1679) la mostra “La Sindone e la sua immagine. Storia, arte e devozione”, inaugurata il 28 settembre scorso nel Museo Civico di Arte Antica di Palazzo Madama a Torino, per celebrare la riapertura (dopo quasi trent’anni di lavori seguiti al devastante incendio dell’11 aprile 1997) della restaurata Cappella della Sindone, opera di Guarino Guarini. Curata da Clelia Arnaldi di Balme, conservatore del Museo, con la consulenza scientifica di Gian Maria Zaccone, direttore del Centro Internazionale di Sindonologia, e allestita sotto la saggia regia di Loredana Iacopino nella Corte Medievale del Palazzo, dove sulla parete di fondo era già ben visibile un affresco raffigurante l’Ostensione del 1642 (che doveva celebrare la fine delle ostilità fra Cristina di Francia, la Madama Reale, e i cognati Principe Tommaso e Cardinale Maurizio), la rassegna mette insieme un’ottantina di pezzi, in cui si riflette la storia della Sindone e le diverse funzioni delle immagini che l’hanno riprodotta, nel corso di cinque secoli, dal 1578, quando il Sacro Lino per volere di Emanuele Filiberto di Savoia fu trasferito da Chambéry a Torino (nella chiesa di Santa Maria del Presepe, dove oggi sorge la chiesa di San Lorenzo), fino ad oggi. Un suggestivo “racconto storico attraverso le arti decorative”: questo vuole essere, per i curatori, la mostra organizzata in collaborazione con il Polo Museale del Piemonte e che s’avvale di opere provenienti dal Castello di Racconigi, dalla Fondazione Umberto II e Maria José di Savoia che ha sede a Ginevra, oltreché dal Museo della Sindone di Torino e dalle stesse collezioni di Palazzo Madama. Fra i quadri esposti, molti erano già presenti nel 1931 a Palazzo Madama, in occasione del matrimonio di Umberto di Savoia con la principessa Maria del Belgio. Incisioni, disegni e dipinti su carta, su seta o pergamena, ricami, ghirlande fiorite e insegne processionali: davvero varie le tecniche asservite, nel corso dei secoli, a raffigurazioni realizzate con altrettanto varie finalità. Si va infatti da immagini celebrative dinastiche (che legano a stretto filo la Sindone e i Savoia per i quali il Sacro Lino diventa e si mantiene nel tempo strumento di legittimazione del potere) a lavori – alcuni di alto livello esecutivo, altri più modesti e improvvisati – dagli evidenti scopi devozionali. Dalle opere di pregevole manifattura (vedasi:“La Vergine, il beato Amedeo di Savoia e San Giovanni Battista sorreggono la Sindone” affresco del 1650 attribuito all’astigiano, pittore di corte, Giovanni Grattapaglia o la tempera su pergamena “Sindone presentata da angeli, la Veronica e i simboli della Passione” del bresciano Antonio Parentani, attivo in Piemonte dal 1599 al 1622) ai toccanti e popolari ex-voto. Come la placca d’argento, messa a disposizione dai Musei Reali, rappresentante la Città e realizzata in ringraziamento alla Sindone per aver limitato i danni della peste del 1632, quella di manzoniana memoria, e per un caso salvatasi dall’incendio della cappella del Guarini, dov’era stata “incassata” fino alla metà degli anni Novanta nell’altare del Bertola. Autentico capolavoro, il “Crocifisso” in legno e avorio di Pietro Piffetti, accanto alle raffigurazioni della “Veronica”, personaggio femminile ricordato nei Vangeli Apocrifi (prima guarita da Gesù e poi identificata con la donna che durante l’ascesa al Calvario asciugò il sudore dal volto del Cristo, la cui immagine rimase impressa sul velo così impiegato) e l’incisione di Giovanni Francesco Testa, per la “Prima ostensione della Sindone a Torino alla presenza di Carlo Borromeo” (1578). E poi ancora chicche e documenti storici di notevole rilievo. Fra tutti, provenienti entrambi dal Museo della Sindone: il Cofanetto in legno del XV secolo con decoro in madreperla (che servì a trasportare la reliquia a Torino il 5 settembre del 1578 e in cui il Sacro Lino restò racchiuso fino al 1606) e la macchina fotografica da campo utilizzata dall’avvocato-fotografo astigiano Secondo Pia, il primo a documentare fotograficamente la Sindone nel 1898, con immagini straordinarie che rivelarono per la prima volta la natura di negativo fotografico del Sacro Lino, aprendo di fatto la strada – lunga e ancora oggi incompiuta – alla “storia scientifica” del Sudario.

Gianni Milani

“La Sindone e la sua immagine. Storia, arte e devozione”

Palazzo Madama – Corte Medievale, piazza Castello, Torino; tel. 011/4433501 – www.palazzomadamatorino.it

Fino al 21 gennaio 2019 – Orari: lun. – dom. 10/18, chiuso il martedì.

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Foto:

– Pieter Bolckmann: “Veduta di Piazza Castello in occasione dell’ostensione della SS. Sindone”, olio su tela, 1684
– Giovanni Grattapaglia (?): “La Vergine, il beato Amedeo di Savoia e San Giovanni Battista sorreggono la Sindone”, affresco, 1650 – ph. Paolo Robino
– Antonio Parentani: “Sindone presentata da angeli”, tempera su pergamena, ph. Giorgio Olivero
– Cofanetto XV sec. usato per trasportare la Sindone a Torino, ph.Paolo Robino
– Macchina fotografica portatile appartenente a Secondo Pia, ph. Giorgio Perottino

 

Portici di carta a Palazzo Lascaris

In occasione di Portici di carta, Palazzo Lascaris, a Torino in via Alfieri 15, apre al pubblico sabato 6 ottobre dalle 15 alle 20 con ingresso gratuito (ultimo ingresso alle 19.30) e con possibilità di visite guidate alla scoperta delle testimonianze d’arte custodite nell’importante edificio barocco

Per le visite prenotazione obbligatoria via mail all’indirizzo partecipa.eventi@cr.piemonte.it entro il 4 ottobre. Ad arricchire l’offerta culturale in programma saranno alcuni momenti incentrati su storia e tradizione dell’Afghanistan, protagonista della mostra allestita al piano terra, in galleria Carla Spagnuolo, “Dall’Afghanistan all’Italia. I tappeti della guerra russo-afghana 1979-1988”. Si tratta di rari e straordinari documenti dal forte impatto visivo realizzati da manifatture nomadi e di villaggio dopo l’invasione sovietica del Paese, caratterizzati da un unicum decorativo che affianca motivi tradizionali a stilizzazioni di aerei, carri armati, fucili ed elicotteri dalle brillanti cromie.  I tappeti provengono dalla collezione torinese di Luca Brancati, che accompagnerà i visitatori lungo il percorso espositivo avvalendosi anche delle testimonianza di Farhad Bitani, divulgatore e socio fondatore del Global Afghan Forum. Nel cortile d’onore del palazzo si svolgerà una dimostrazione di tessitura con un telaio tradizionale, a cura di Marcela Bergnesi, e tutt’intorno risuoneranno le note di motivi mediorientali. In Sala dei Presidenti si assisterà poi a Fotografie dall’Afghanistan, una testimonianza di Silvestro Pascarella, giornalista de La prealpina. Durante tutta la manifestazione sia a Palazzo Lascaris sia all’Ufficio relazioni con il pubblico di via Arsenale 14/g si terrà il Book afternoon, con libri dedicati al Piemonte in distribuzione gratuita. “Le istituzioni sono la casa dei cittadini, per questo Palazzo Lascaris apre le sue porte in alcune significative occasioni, affinché i piemontesi possano visitare l’edificio in cui ha sede il Consiglio regionale ed apprezzarne il valore storico e artistico. Siamo felici di proporre un’apertura straordinaria durante Portici di Carta, una manifestazione molto amata e partecipata – ha affermato Nino Boeti, presidente del Consiglio regionale – Nel pomeriggio del 6 ottobre sarà possibile visitare gratuitamente le sale auliche e la mostra sui tappeti di guerra, che fa parte di un trittico di mostre ospitate a Palazzo in questi mesi contraddistinte, come denominatore comune, dal rapporto tra l’Arte e la Pace”.

 

(cs) www.cr.piemonte.it – foto: il Torinese

La passione del fare

Presentazione del libro edito da Daniela Piazza

Venerdì 12 ottobre al Teatro Gobetti alle 20,30, sarà presentato il libro su Massimo Scaglione, uscito recentemente per Daniela Piazza Editore.

Dal Cinema passione giovanile, alla Prosa (prima alla Radio e poi alla TV), dall’Opera all’Operetta, dal Teatro d’Avanguardia con il Teatro delle 10 a quello piemontese con Gipo, dall’Avanspettacolo ai molti libri pubblicati, infiniti sono gli aspetti che la pubblicazione riassume nel titolo “Massimo Scaglione, la Passione del Fare”. Insieme agli autori Franco Prono e Maurizio Ternavasio, saranno presenti i molti amici che lo hanno incontrato durante il suo lungo e sfaccettato percorso lavorativo e non. Tra le testimonianze quelle di Diego Novelli, Milena Vukotic, Tullio Solenghi, Carla Fracci, Beppe Menegatti, Enrico Beruschi, Bruno Gambarotta, Albina Malerba, Luciana Littizzetto, Ugo Nespolo, Lorenzo Ventavoli e moltissimi altri che interverranno durante la serata. Mario Brusa leggerà uno stralcio dell’ultimo libro scritto dal regista, “LA BIRRERIA MAZZINI, politica e pasta e fagioli” inedito che conclude e arricchisce il libro.

La rassegna dei libri di settembre

Bentornati all’appuntamento con i lettori del gruppo FB Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

I libri più letti e discussi del mese di settembre sono stati:

Tutto questo ti darò, thriller di Dolores Redondo (DeA Planeta) vincitore del più recente Premio Bancarella ; sempre letture ad alta tensione con Gli ospiti paganti di Sarah Waters (Ponte alle Grazie), che vanta tra i suoi estimatori anche Stephen King; terzo posto per l’umoristico romanzo di Chiara Moscardelli Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli (Giunti)

Focus on: Arturo Pérez Reverte. Questo grande narratore spagnolo, che ha raccontato i molti dilemmi e le glorie passate e presenti della Spagna ma non ha disdegnato incursioni nella narrativa di consumo, è uno degli autori più citati nel gruppo. La nostra redazione vi suggerisce una piccola selezione dei suoi titoli più noti:  Il maestro di scherma (Bur)Capitano Alatriste (Rizzoli)Purezza di sangue (Il Saggiatore) e Il pittore di battaglie (Marco Tropea Editore).

Ai lettori curiosi, questo mese consigliamo tre romanzi grafici: il classico Maus, di Art Spiegelman (Einaudi), il pluripremiato L’approdo, di Shaun Tan (Tunuè) e l recente I vivi e i morti, riduzione a fumetti del romanzo omonimo di Maurizo De Giovanni a opera di Alessandro Di Virgilio e Emanuele Gizzi (Star Comics)

Leggere o rileggere? Il dilemma è molto sentito nel gruppo: ci sono coloro che sostengono la necessità di rileggere un libro, anche dopo anni, per coglierne eventuali sfumature sfuggite alla prima lettura o semplicemente per rivivere le stesse emozioni, ma c’è anche chi afferma di non avere tempo e voglia di dedicarsi nuovamente a un titolo già affrontato, quando il mondo è pieno di libri ancora da scoprire. E voi, da che parte state? Fatecelo sapere unendovi alla nostra comunità, l’unica che sta dalla parte del lettore.

Podio del mese

Tutto questo ti darò, Dolores Redondo (DeA Planeta)  –  Gli ospiti paganti di Sarah Waters (Ponte alle grazie) –  Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli di Chiara Moscardelli (Giunti).

Focus on: Arturo Pérez Reverte.

Per lettori curiosi: Maus, di Art Spiegelman (Einaudi) –  L’approdo, di Shaun Tan (Tunuè) – l  I vivi e i morti di Alessandro Di Virgilio e Emanuele Gizzi (Star Comics)

Buone letture!

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Testi : valentina.leoni@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

Grafica e Impaginazione : claudio.cantini@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

Il capolavoro ritrovato

Guarino Guarini arriva a Torino nel novembre del 1666. Ha quarantadue anni, è nato a Modena, non è soltanto architetto, ma anche teologo, filosofo, matematico, per i seminaristi della città natale ha composto una tragicommedia dal titolo La Pietà trionfante. È entrato a far parte dell’ordine dei Teatini e durante il periodo trascorso a Roma per il noviziato ha visto e apprezzato l’opera del Borromini, da cui sarà principalmente influenzato. All’inizio degli anni Sessanta, progetta e realizza a Messina la Chiesa della Santissima Annunziata, che verrà distrutta dal terremoto del 1908, è chiamato a Parigi, forse si reca a Praga e Lisbona per nuovi progetti ma non esistono documenti a provare quei viaggi. A due anni dall’arrivo alla corte sabauda, è nominato “ingegnere ducale” da Carlo Emanuele II, con il seguito di capolavori come la Cappella della Santa Sindone e la Chiesa di San Lorenzo, di Palazzo Carignano e della Chiesa di San Filippo Neri. Nel 1680 ottiene il titolo di “teologo” della casa di Emanuele Filiberto, debito di gratitudine per gli anni passati al servizio della corte e per l’abilità dimostrata nell’ideazione della Cappella della Sindone. Muore a Milano, nel 1683, in circostanze non definite.

 

 

La stupefacente verticalità della Cappella

Sin dal 1607 Carlo Emanuele I aveva incaricato Carlo di Castellamonte di dar vita ad un luogo che avrebbe dovuto custodire il il lenzuolo sacro, un luogo ideato per legare intimamente il palazzo del duca e la sede della religiosità torinese, per riconfermare il possesso del simbolo tangibile della cristianità. I primi anni della costruzione, tra scavi per le fondamenta e le lunghe interruzioni non sono particolarmente produttivi, a metà degli anni Cinquanta Bernardino Quadri ne riprende la costruzione ma modificandone il progetto originario, pensando a un edificio circolare che sia posto al di sopra del livello del piano nobile del palazzo e collegato alla navata della cattedrale grazie a due scaloni laterali. L’arrivo del Guarini vede esplodere un progetto inatteso e innovativo, una stupefacente verticalità che si esprime su sei livelli di archi sovrapposti, ruotati gli uni rispetto agli altri, che si riducono man mano a salire e a convergere nella stella/sole in pietra, al cui centro spicca la colomba dello Spirito Santo. Al centro della cappella l’altare del Bertola, con la teca a preservare la sacra reliquia.La presenza della corte, i battesimi e i funerali, il popolo a venerare e ad ammirare, le ostensioni. Poi la tragedia della notte dell’11 aprile 1997, le fiamme che divampano improvvise, l’eroismo dei vigili del fuoco nell’atto di mettere in salvo la teca, la gente incredula con gli occhi rivolti in alto a guardare distruggersi un capolavoro e un simbolo, l’incredulità del momento e dei giorni successivi come pure la rassegnazione che sempre più, buia, si faceva strada verso la necessità di cancellare quel che ancora rimaneva in piedi. Poi i ventuno anni passati a vedere, intramontabili per alcuni sguardi, le impalcature che stavano lì a testimoniare le tante difficoltà, le lunghe tempistiche, il lavoro di tante persone impegnate sui vari fronti del restauro: arrivando all’inaugurazione di giovedì scorso, nel foyer del teatro Regio, alla presenza del Ministro per i beni e le attività culturali Alberto Bonisoli, della Direttrice dei Musei Reali Enrica Pagella, del Presidente della Regione Sergio Chiamparino e della Sindaca Chiara Appendino, dell’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, degli sponsor e partner del progetto.

 

Il lavoro di tante persone per una scommessa finalmente vinta

Dinanzi ad un capolavoro restituito ormai definitivamente “a chiunque ama la bellezza”, ha detto Chiamparino, ai torinesi e all’Italia e potremmo a dire al mondo interno (da questa settimana la sua visita rientra all’interno del percorso dei Musei Reali), il ministro ha espresso il ringraziamento a “tutti coloro – tra restauratori, architetti, ingegneri e tecnici – che in questi lunghi anni hanno lavorato per il recupero di questa straordinaria opera dell’architettura barocca, un lavoro eccezionale svolto dal personale del Mibac con passione, professionalità e dedizione al servizio di un bene comune”, sottolineando altresì il forte rapporto, quasi a simbolo che vince nell’immaginario collettivo, esistente tra la comunità e la cappella, mentre Chiara Appendino ha tenuto a precisare come l’inaugurazione “non è soltanto un punto di arrivo ma bensì un punto di partenza”. E, ancora il presidente della Regione, tra gli applausi della sala, ha ricordato come, all’indomani della tragedia, si sia “dimostrata appieno la tradizione tutta torinese e piemontese del tirarsi su le maniche” e come “mani sapienti abbiano saputo ricostruire questo capolavoro”. Anche Nosiglia ha fatto sentire la propria voce: ha espresso la volontà che la cappella finalmente ritrovata in tutto il suo splendore – resta ancora l’altare del Bertola a testimoniare, con quello scheletro scuro e quei monconi di marmi e di balaustra anneriti, gli effetti devastanti dell’incendio: il suo restauro inizierà nella primavera prossima – non resti esclusivamente quel capolavoro barocco che è, tappa obbligata del patrimonio artistico e culturale della città, ma sia anche un luogo di preghiera, come fu per secoli.

Adesso il capolavoro è di nuovo lì davanti ai nostri occhi, prova dell’impegno tra forze pubbliche e private e testimone delle eccellenze del Paese, e delle sue capacità. Il costo complessivo del restauro è stato di oltre 30 milioni di euro, vi hanno partecipato il Ministero delle attività culturali con 28, la Compagnia di San Paolo con 2,7, la Fondazione Specchio dei tempi con 645 mila, la Consulta con 150 mila e Iren con 125 mila, per dar vita a una illuminazione a più colori che già ha fatto discutere autorità e pubblico.

 

Un restauro lungo più di vent’anni

Per la mancanza di materiale documentario e grafico utile a comprendere la genesi e la reale statica della struttura dell’edificio, si è reso necessario eseguire indagini approfondite e sofisticate, come in primo luogo la messa in sicurezza della cupola mediante un sistema di ancoraggi e cerchiature metalliche che ne scongiurassero il crollo. Dopo la rimozione dei detriti, si è dovuto passare al montaggio degli impianti e dei sistemi che dovevano monitorare il comportamento della struttura. Nascendo cosi “il cantiere della conoscenza e della sperimentazione”, i rilievi e la schedatura di circa seimila frammenti in pietra, le ricerche storiche, chimiche, fisiche e strutturali, l’individuazione dei punti resistenti dell’edificio. Per acquisire la pietra che vada a sostituire certi materiali danneggiati, è richiesta la riapertura dell’antica cava originale di Frabosa Soprana, si porta avanti il consolidamento degli elementi superstiti e si restaurano i quattro gruppi scultorei e le tombe dei personaggi di Casa Savoia, Emanuele Filiberto, Amedeo VIII, Carlo Emanuele II e il principe Tommaso. Si sostituiscono ancora pilastri e trabeazioni, archi e parti di pareti, sono riprese le volte degli scaloni verso il Duomo e dei due vestiboli, si procede all’integrazione materica e al trattamento di finitura delle superfici interne. Ogni marmo è riconsiderato, i capitelli e le cornici, il grande finestrone che getta lo sguardo dalla cappella al duomo sottostante, l’affresco del lanternino e il rifacimento della sua raggiera dorata. Molto resta ancora da fare, non ultimo offrire al visitatore l’utilizzo degli scaloni – secondo la visuale guariniana – che da sempre eravamo abituati a percorrere senza affidarci al passaggio interno al palazzo, attraverso le collezioni. La direttrice dei Musei Reali Enrica Pagella (che durante l’inaugurazione ha parlato di “un’architettura immaginifica, ardita, ambiziosa”) e la soprintendente Luisa Papotti dovranno trovare una soluzione che accomuni sicurezza e comodità. Mentre si torna ad ammirare il capolavoro, ci si rende conto che siamo ancora di fronte ad un altro – sormontabile – punto di partenza.

 

Elio Rabbione

 

Le foto sono di Daniele Bottallo

 

Un festival per Gipo, canzoni e monologhi tra vecchie storie di barriera

Inserito nella sezione “Piemonte in scena” che fa da apripista alla stagione di Torino Spettacoli, Gian Mesturino ha inventato, con la complicità di molti, un altro godibilissimo tassello teatrale. Dove al centro suona netto quel termine, sumà, ormai sconosciuto ai più, alle nuove generazioni, a quelli ben lontani da quel profumo di “torinesità” che una volta invadeva le vecchie trattorie con la topia e le partite a carte, il quartino sempre sul tavolo e una chitarra pronta a essere abbracciata, i tetti del borgo e le case a ringhiera a fare da panorama, forse grigio e un po’ tetro, certo povero, con qualche piccolo cesare che cercava di farsi largo con qualche sbandata di troppo ma un panorama certo sempre pieno di dignità, di coraggio di vivere, di orgoglio di quella nascita appartata, di amicizie prolungate nel tempo. Un quadro ormai antico, la palestra e la vita del “cantore” Farassino – scoprendo un talento, Giuseppe Erba l’aveva ingaggiato all’Erba, intermezzo musicale tra una proiezione e l’altra -, con i suoi Sangon Blues o il cortile dl 6 ‘d via Coni con i suoi panni stesi, con i suoi personaggi strampalati che come Matilde Pelissero racchiudevano dentro un mondo.

Ricordi, suggestioni, sentimenti forse troppo presto buttati via, vecchie memorie che si sono sentite venir su con le risate, chissà da quale angolo del tempo, un po’ di giorni fa, quando Mesturino, nel foyer del Gioiello, ha dato il via alla presentazione del 1° Festival Gipo, che proprio nel teatro avrà i suoi quattro giorni di svolgimento, dal 18 al 21 ottobre prossimi. Punto di partenza sarà il film di Alessandro Castelletto, Gipo, zingaro di barriera, ovvero un viaggio intrapreso con Luca Morino, un autentico successo che ha visto il proprio inizio con il Torino Film Festival, vera testimonianza dell’interesse che ancora oggi circonda la vita come il percorso artistico dello chansonnier torinese. Parte dell’incasso della serata sarà devoluto a favore della Fondazione Caterina Farassino. Venerdì 19 sarà la volta di Mi e Gipo, con il sottotitolo assai significativo di “storie, emozioni e canzoni per 50 anni d’amicizia”, ideato dall’allegria e dallo spirito più che giovanile dell’ottantatreenne Tipo Zerbini, cabaret e canzoni che vedranno l’apporto di Andrea Stefanell al pianoforte, Stefano Milanesio alla fisamornica e Stefano Costantino alla chitarra. Ancora Ciao Sumà, ancora comicità e canzoni con Sergin e la sua Sangon Blues Band (il 20), mentre il tutto si concluderà domenica 21 con Na seira ’n piola (alle 16) con – “imprescindibile”, lo ha definito Mesturino – Giovanni Mussotto, spettacolo di poesie, canzoni e monologhi in lingua piemontese su musiche e testi di Gipo e Carlo Artuffo, un viaggio attraverso la lingua e la letteratura piemontesi e quelle tradizioni che non andrebbero perdute; e alle 21 A son peui mach canson con la voce di Luigi Ferroglio e gli strumenti dei sei musicisti che compongono il gruppo musicale “Terzo Turno”, anch’essi in scena per far rivivere la barriera di un tempo, le avventure e i sentimenti di una voce non facilmente dimenticabile.

 

Elio Rabbione

 

Nelle immagini, Gipo Farassino, Tino Zerbini (“Mi e Gipo”) e Giovanni Mussotto (“Na seira ’n piola”)

 

Res publica: il potere dei cittadini

Cosa manca al nostro tempo dell’effimero? Forse un paradigma interpretativo, ancorato alla memoria del passato ma capace di orientare il futuro. Perché la storia non è un fluire incessante: se si trovano adeguati strumenti di lettura, noteremo l’esistenza di avvenimenti che offrono occasioni per riflettere sulla vita collettiva. La cassetta degli attrezzi la mettono a disposizione i classici, libri che  non offrono soluzioni semplificate, ma ripropongono antichi dilemmi, non presentano un’immagine unilaterale ed edulcorata dell’uomo e del mondo, ma danno da pensare. Da questa idea nasce il Festival del Classico, dal 18 al 21 ottobre a Torino, quattro giorni di lezioni, dialoghi, letture, dispute dialettiche, presentazione di libri, spettacoli teatrali, alimentati dalle parole della letteratura e della filosofia, sullo sfondo della storia.

 

Il Festival del Classico affronta alcune grandi questioni del pensiero occidentale come i problemi e gli interrogativi della giustizia nati nelle antinomie tragiche, la ricchezza e gli insegnamenti dei miti, la nascita della visione scientifica del mondo, la crisi della polis, il concetto di colpa e di responsabilità, l’antico dilemma tra morale e politica. È una rassegna sulla classicità, quindi, dedicata ai grandi temi della Res publica per riannodare i fili della memoria e, nel dar voce ai testi fondamentali per renderli di nuovo vivi e vitali in un confronto aperto con la cultura e la società odierna. È un calendario di incontri con grandi voci per far incontrare i temi del passato e i dilemmi attuali, non solo per valorizzare il nostro patrimonio di tradizioni e di idee ma anche per rilanciare la ricerca di buoni modelli e di buone pratiche per il presente.

 

Quattro giorni in cui filologi, latinisti, storici, ma anche giornalisti, scrittori e giuristi, si incontrano al Circolo dei lettori (via Bogino, 9) e in altri luoghi della città, come l’aula magna della Cavallerizza Reale (via Verdi, 9), la Sala Plebisciti del Museo Nazionale del Risorgimento (via Accademia delle Scienze, 5), la Sala dei Mappamondi dell’Accademia delle Scienze (via Accademia delle Scienze, 6), le OGR – Officine Grandi Riparazioni (Corso Castelfidardo, 22), il Teatro Carignano (Piazza Carignano, 6), per aprire la cassetta degli attrezzi che i classici ci donano, «libri che – secondo Italo Calvino – quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti».

Sono coinvolti anche gli studenti e studentesse delle scuole e dell’Università di Torino intornei di disputa classica, realizzati in collaborazione con Rete Nazionale dei Licei Classici e USR Piemonte. Durante i giorni del festival, 18, 19 e 20 ottobre, nella sala dei mappamondi dell’Accademia delle Scienze, prende il via il Torneo di disputa classica. Antiche lezioni per moderni dilemmi, in cui, alla maniera dei paesi anglosassoni, due squadre di studenti delle scuole superiori di Piemonte e Valle d’Aosta si sfidano in una competizione retorica strutturata in termini sportivi, cercando ciascuna di fare trionfare la propria verità. Obiettivo è convincere i giudici della bontà delle loro ragioni su temi del mondo antico suscettibili di ricadute culturali nel mondo moderno. È un progetto a cura di Elisabetta Berardi, Marcella Guglielmo e Massimo Manca, realizzato in collaborazione con Accademia delle Scienze, Dibattito e Cittadinanza – Rete del Piemonte, Rete Nazionale dei Licei Classici e Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte. La prima semifinale è giovedì 18, ore 15.30, introduce Paola Mastrocola, scrittrice, segue venerdì 19, ore 16 la seconda semifinale, introduce Matteo Nucci, scrittore e infine sabato 20, ore 10.30 la finale, introduce Andrea Marcolongo, scrittrice.

Festival del Classico è un progetto della Fondazione Circolo dei lettori, diretta daMaurizia Rebola, presidente onorario del festival Luciano Canfora, curatori Ugo Cardinale e Massimo Arcangeli. La Nike di Samotracia che compare nella cover è un’opera di Ugo Nespolo. Festival del Classico è realizzato con il sostegno diFondazione CRT, con il patrocinio di Città di Torino, Università degli Studi di Torino, in collaborazione con Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, OGR – Officine Grandi Riparazioni, Accademia delle Scienze, Dibattito e Cittadinanza – Rete del Piemonte, Rete Nazionale dei Licei Classici e Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte. Partner QC Terme Torino. Media partner La Stampa e Rai Radio3.

 

GIORNATA INAUGURALE

 

A Gian Luigi Beccaria, linguista e critico letterario, è affidata la prima lezione del festival,giovedì 18, ore 17 al Circolo dei lettori. È Qualcosa è cambiato. Continuità e durata dei classici nel mestiere di scrivere, dedicata a quanto le scritture del passato influenzino quelle di oggi. Infatti, nei libri del presente – che siano romanzi, saggi o poesie – il classico vive e ritorna, come ispirazione e monito. Ma come avviene questo movimento? Qualcosa, adesso, è cambiato. Fino non molto tempo fa, le novità di rilievo si affermavano secondo una continuità con ciò che è stato, ne sono testimoni autori come Leopardi, Carducci, Pascoli e ancora Ungaretti, Pavese, Fenoglio. E adesso? È ancora così?

 

Lo stesso giorno, giovedì 18, ma alle ore 18.30, si entra nel vivo con un dialogo tra due intellettuali d’eccezione. A confrontarsi, all’aula magna della Cavallerizza Reale, sono il giornalista Paolo Mieli e il filologo Luciano Canfora, in Viviamo nel dopo Pericle? Dilemmi della politica, sul difficile rapporto tra la morale e l’arte di governare. Infatti «finché fu Pericle a capo del partito democratico la vita politica fu piuttosto onesta, scomparso lui, andò via via peggiorando»: questa la diagnosi di Aristotele, e già di Tucidide, secondo cui la forza dell’ateniese era proprio l’incorruttibilità. Cosa succede oggi? Pericle è davvero scomparso?

 

PROGRAMMA

 

Il Festival del Classico prosegue alle ore 21 di giovedì 18 con Quando la vita ti viene a trovare. Dialogo tra Lucrezio e Seneca, al Circolo dei lettori, spettacolo a cura diCompagnia Vetrano Randisi con la drammaturgia del latinista Ivano Dionigi. Divergono su tutto: cosmo, lingua, amore, religione, morte, politica, progresso. Ma entrambi tentano, con la sola ragione, l’assalto al cielo: Lucrezio per affrontare ed eliminare Dio, Seneca per avvicinarsi e rendersi simile a lui. Inutile chiedere loro pace, perché sono naturaliterantagonisti.

 

Venerdì 19 ottobre, cinque importanti occasioni di approfondimento, a partire dalle ore 11al Circolo dei lettori con I classici hanno un futuro? Riflessioni sulla strada del tempo, dialogo tra Luciano Canfora, storico del mondo antico e filologo dell’Università di Bari,Ivano Dionigi, latinista, professore ordinario di letteratura latina dell’Università di Bologna, e Lucio Russo, fisico, filologo e storico della scienza dell’Università di Roma Tor Vergata. Il mondo classico, fatto di ragione ed equilibrio, cos’ha in comune con questo mondo che delegittima ogni limite? Atene e Roma cosa dicono all’Europa, meta dell’arrivo di nuovi popoli che ne accelera il tramonto? Le parole dei classici come interessano l’uomo tecnologico che, frastornato dall’immensa rete dello spazio, ha smarrito la strada del tempo? L’incontro è aperto anche alle scuole superiori.

 

Quale forma di governo può assicurare la giustizia nello Stato?  È il confronto traMauro Bonazzi, docente di storia della filosofia antica presso l’Università di Utrecht,Giuseppe Cambiano, storico della filosofia alla Scuola Normale di Pisa e Salvatore Veca, filosofo all’Università di Pavia, alle ore 17.30 nella Sala plebisciti del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Si è sempre guardato alle esperienze della politica e della giustizia antica di Greci e Romani, analizzando somiglianze e differenze rispetto alla situazione del proprio tempo, alla ricerca di nozioni riproducibili. Perché i corsi e ricorsi della storia, anche nell’organizzazione e gestione della vita condivisa, siano di insegnamento. ModeraMassimo Mori, filosofo dell’Università di Torino.

 

Segue, alle ore 18 al Circolo dei lettori, la presentazione Perché la cultura classica(Mondadori) con l’autore Lucio Russo, fisico, filologo e storico della scienza dell’Università di Roma e Sandro Graffi, fisico e matematico dell’Università di Bologna. Perché uno storico della scienza, docente di calcolo delle probabilità, promuove la difesa degli studi umanistici? All’idea che la definizione stessa di cultura non possa separare i campi del sapere si accompagna una proposta: la cultura classica, rivisitata, può riavere quel ruolo unificante svolto in passato e per cui non si è mai trovato un valido sostituto. È il primo incontro diClassica: i libri al festival, rassegna che porta al festival le novità editoriali legate al mondo degli antichi.

 

Seneca, un filosofo al governo. Tra otium e negotium è la lezione del latinista Ivano Dionigi, venerdì 19 ottobre, ore 18.30 al Circolo dei lettori (via Bogino, 9), intorno alla figura di un uomo fra i più influenti del suo tempo. Si tratta di Seneca che cerca ostinatamente il potere per tutta la vita, per poi rinnegarlo: quando la collaborazione con Nerone diventa impossibile, non solo chiede di ritirarsi a vita privata ma scrive anche De otio, in cui, dopo aver predicato e praticato l’impegno politico, sceglie ed elogia l’otium, che ritiene scelta obbligata per il filosofo, e per tutti.

 

Conclude la giornata di lavori lo scrittore Alessandro Baricco alle OGR – Officine Grandi Riparazioni, con La giustizia secondo Tucidide alle ore 21, una lettura dal dialogo fra i Melii e gli Ateniesi. Parla di una guerra di 2.500 fa, ma sul tavolo delle trattative ci sono le stesse cose di cui si potrebbe discutere ancora oggi: «Che giustizia c’è se uno dei due è fortissimo? Se c’è uno dei due che tiene l’altro sotto la minaccia di un’arma, è possibile parlare di diritto, doveri e giustizia?». Ingresso libero su prenotazione a org.it/education, i possessori di Carta Plus possono prenotare direttamente al Circolo dei lettori. 

 

Sabato 20 ottobre, ore 10 si apre con Enea e l’Eneide, il laboratorio per bambini dai 5 ai 10 anni a cura di Merende Selvagge. A partire dall’edizione La Frontiera Junior, i dodici libri del poema virgiliano riprendono vita attraverso le parole di Carola Susani e le immagini di Rita Petruccioli, che ci fanno ripercorrere le peregrinazioni di Enea, eroe bello e responsabile. Media partner Giovani Genitori. (Ingresso € 5, prenotazione obbligatoria 011 4326827 | info@circololettori.it, una piccola merenda conclude il laboratorio)

 

Segue, al Circolo dei lettori, ore 11, il secondo incontro di Classica: i libri al festival #2.Nicola Gardini, latinista e docente all’Università di Oxford, presenta Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo (Garzanti). Il latino – dei grandi autori ma anche quello quotidiano spesso usato in maniera inconsapevole – è un tesoro di significati che ci sfida a entrare in dialogo con il passato, e quindi a conoscere meglio noi stessi. Dimostrandoci che il nostro mondo continua a svilupparsi a partire da antichissime radici che sarebbe impossibile, e sbagliato, ostinarsi a ignorare.

 

Alle ore 11.30, sempre al Circolo dei lettori, continua Classica: i libri al festival #3 conFederico Condello, docente di Filologia greco-latina e Letteratura e tradizione classica all’Università Alma Mater di Bologna e il nuovo saggio La scuola giusta (Mondadori), eGiuseppina Magnaldi, latinista dell’Università di Torino. Il liceo classico è stato, per tradizione, la scuola della classe dirigente italiana e, anche per questo, oggetto di dileggio. In realtà questi studi – di storia, filosofia, logica, matematica, traduzione, sono un esercizio mentale completo in grado di mobilitare contemporaneamente capacità analitica e intuizione.

 

A partire da Giustizia e mito (il Mulino) saggio di Marta Cartabia, giudice costituzionale eLuciano Violante, il dialogo di Classica: i libri al festival #4 modera Gustavo Zagrebelsky, alle ore 12, Circolo dei lettori. Nella società di oggi riaffiorano dilemmi del diritto già raccontati nei miti: coscienza individuale vs ragion di stato (Antigone), verità storica vs verità soggettiva (Edipo), legge vs sua opposizione (Creonte). Per quanto emancipata dal primitivo nucleo vendicativo e amministrata con molte garanzie, la giustizia infatti non risana mai del tutto i conti, né per le vittime né per i carnefici. 

 

Classica: i libri al festival #5 continua alle ore 15 al Circolo dei lettori con Ulisse. L’ultimo degli eroi (Einaudi) incontro con l’autore Giulio Guidorizzi, grecista e filologo dell’Università di Torino. Ha espugnato Troia, affrontato tempeste, Ciclopi, Sirene e maghe, vagato per mare anni prima di tornare finalmente a casa. Ma il mito, come la storia, ha sempre un altro lato: l’Odissea è il romanzo originario della letteratura occidentale e Ulisse il primo vero personaggio moderno.

 

L’ora dei miti. Prometeo contro il potere degli dei arriva alle ore 16. Il laboratorio a cura di Progetto Odeon è per i bambini dai 5 agli 10 anni al Circolo dei lettori. Il mito di «colui che riflette prima» è lo spunto per affrontare temi come l’amicizia, lo scontro con un potere superiore, la libertà. A partire da una narrazione teatralizzata, i bambini si immergono, attraverso il gioco, nelle affascinanti vicende del primo Robin Hood ante litteram. (Ingresso € 5, prenotazione obbligatoria 011 4326827 | info@circololettori.it, una piccola merenda conclude il laboratorio)

 

Classica: i libri al festival #6 è con Arcipelago (Einaudi), nuovo saggio di Giorgio Ieranò, docente di Letteratura greca all’Università di Trento, e Olimpia Imperio, docente di italianistica all’Università di Bari, ore 16 al Circolo dei lettori. Il diario di viaggio nel tempo e nello spazio racconta l’intreccio di mito e realtà, storia e leggenda, che da sempre caratterizza l’Egeo. Mare mitologico di prodigi, paesaggio di labirinti e di colossi, di vulcani e di palazzi, ospita terre sacre, accoglie luoghi arcani e da millenni è anche scenario della grande storia europea.

 

La lezione di Piero Boitani, filologo, critico letterario della Sapienza di Roma, è alle ore 16.30 al Circolo dei lettori, si intitola Usare clemenza ai sottomessi, schiacciare i superbi. Roma, l’impero e l’anti-impero. La frase con cui Anchise indica a Enea il compito fondamentale della futura Roma è una costante della politica romana per circa mille anni: da una parte, la strategia di inclusione e assimilazione (e di tolleranza), dall’altra, la conquista, o la repressione, nei confronti di coloro che non si sottomettono. Ma cosa pensano di tutto questo i “superbi”, i ribelli?

 

Sabato 20 ottobre, ore 17, protagonista è Eva Cantarella con il nuovo saggio, presentato in anteprima, Gli amori degli altri (La nave di Teseo), inserito nella rassegna interna al festival, Classica: i libri al festival #7, all’Aula Magna, Cavallerizza Reale. Storica dell’antichità e del diritto antico presso l’Università di Milano è stata global professor alla New York University Law School. Tra le sue opere ricordiamo L’amore è un dio. Il sesso e la polis e L’ambiguo malanno. Condizione e immagine della donna nell’antichità greca e romana, entrambi per Feltrinelli. In libreria dal 31 ottobre, il saggio in discussione racconta trenta storie d’amore diversissime tra loro, da Zeus, il primo molestatore seriale della storia Occidentale a Cesare, il marito di tutte le moglie e la moglie di tutti i mariti.

 

Segue alle ore 18.30 al Circolo dei lettori (via Bogino 9) Parole antiche nella Costituzione italiana. Etimologia e significati, lezione di Gianmaria Ajani, rettore Università di Torino,Luciano Canfora, filologo e Giovanni Maria Flick, giurista, modera Giuseppe Laterza, editore. Le leggi sono incastri di parole così potenti da organizzare la vita dei popoli. Responsabili della convivenza degli uomini, accolgono e sfidano il tempo: conseguenza delle esperienze di ieri, devono saper gestire il presente con un occhio sempre attento ai cambiamenti. Quelle fondanti sono antiche, ma non passate.

 

Conclude la serata la lezione del grande Roberto Vecchioni, sabato 20, ore 21 all’Aula Magna, Cavallerizza Reale (via Verdi 9), che prima di dedicarsi alla musica, è stato assistente di storia delle religioni all’Università Cattolica di Milano dove si è laureato nel 1968, proseguendo poi per trent’anni la sua attività di insegnante di greco, latino, italiano e storia nei licei classici.

 

Maurizio Bettini è la prima voce di domenica 21, ore 11, al Teatro Carignano (piazza Carignano 6), con Narrare il mondo classico. Il racconto dei miti tra Atene e Roma, lezione del classicista e scrittore, docente di filologia classica Università di Berkeley e all’Università di Siena dove ha fondato il Centro Antropologia e Mondo antico. Da oltre duemila anni i miti continuano a porre interrogativi. Sono solo narrazioni affascinanti, talora bizzarre, oppure celano verità profonde e inaudite rivelazioni? Vanno conosciuti perché innanzitutto tramandano regole e significati di una cultura, e mettono a nudo le passioni, i dilemmi e le inquietudini della modernità.

 

Segue, sempre al Teatro Carignano, la lectio conclusiva del filologo Luciano Canfora,Antica e moderna res publica, percorso fra leggi e norme, visioni della collettività e dell’uomo, a partire dalla Costituzione degli Ateniesi dello Pseudo-Senofonte, dall’Epitafio di Pericle e da Le Supplici di Euripide, utili da (ri)leggere perché molto più contemporanee di quanto erroneamente si possa pensare.

 

Festival del Classico è anche un viaggio ad Atene, Il fascino dell’eternità, dall’11 al 14 aprile 2019 con lo scrittore Matteo Nucci, che al mondo antico ha dedicato i suoi studi e incentrato reportage, saggi e romanzi (come Le lacrime degli eroi, Einaudi). In programma anche gli incontri con lo scrittore Petros Markaris e l’artista Mary Zygouri (info circololettori.it).

 

Informazioni

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero.

I possessori della Carta Plus del Circolo dei lettori possono prenotare il posto in sala (011 4326827 | info@circololettori.it).

 

 

circololettori.it

Ottobre al Museo del Cinema

TUTTE LE DOMENICHE E FESTIVI | Mole Antonelliana
ORE 11 –  GIOCHI E RACCONTI PRIMA DEI LUMIÈRE Visita guidata  per bambini e famiglie 


Dal teatro d’ombre ai primi disegni animati in un racconto che si sviluppa attraverso la scoperta dei giochi ottici e degli spettacoli che hanno preceduto  la nascita del cinema.
Durata: 1h
Costo visita: € 5 a partecipante  + Ingresso ridotto
Destinatari: famiglie e bambini a partire dai 4 anni.

ORE 16  – ALLA SCOPERTA DEL MUSEO Visita guidata 
Per conoscere il Museo e le sue meraviglie, dal teatro d’ombre ai fratelli Lumière, fino ai grandi protagonisti della storia del cinema.
Costo: € 6 a partecipante  + Ingresso ridotto
Durata: 1h30′ 
Destinatari: per tutti
Prenotazione consigliata – online su www.ticketlandia.com a questo LINK  
Info: 011 8138 564-5 – prenotazioni@museocinema.it

TUTTI I SABATI | Mole Antonelliana
Ore 11
– Bebè al Museo – Giochi con la luce sul tappeto magico! – Visita guidata
Visita animata per i più piccini: Un percorso di visita a misura di bebè alla scoperta della luce e delle ombre, dei giochi ottici e delle immagini in movimento, progettato per suscitare l’interesse, l’interazione attiva e la curiosità.
Costo: € 5 + ingresso museo ridotto

Per genitori e bimbi dai 18 mesi ai 3 anni – durata 1 ora
Prenotazione obbligatoria 011 8138 564-5 – prenotazioni@museocinema.it
Per i gruppi è possibile concordare altre date contattando l’uff prenotazioni del Museo del Cinema

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