CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 682

“Donne in jazz”

Il  volume del musicologo e jazzista Piero Terranova, in cui storia e critica musicale si incontrano

 

“Donne in jazz” è l’omaggio che il jazzista e musicologo palermitano Piero Terranova ha voluto tributare alla femminilità jazzistica sia vocale sia strumentale.

Il libro, edito da Paola Caramella Editrice, è il frutto della passione dell’autore per il jazz e la scrittura, che lo ha già portato a pubblicare un precedente volume dal titolo “Genealogia di un linguaggio artistico”, con alcuni capitoli dedicati al jazz belga. Questi passi hanno reso il testo piuttosto noto presso le biblioteche non soltanto italiane, ma anche belghe, tra cui quella delle Arti di Bruxelles.

Nato a Palermo nel 1929, Piero Terranova ha iniziato la sua attività concertistica nel lontano 1972 con un concerto tenuto presso il Circolo della Stampa palermitano, trasmesso dalla sede romana della Rai, con il titolo “Jazz dal vivo”, insieme al gruppo formato da Armando Speciale al contrabbasso e Dino Dispenza alla batteria.

Il jazz è, per Piero Terranova, soprattutto improvvisazione. Questo lo si coglie benissimo seguendo la narrazione attraverso cui l’autore ci conduce alla scoperta dei ritratti delle 195 donne che hanno contribuito a scrivere alcune delle pagine più belle della storia del jazz, dal continente americano al Giappone, dall’Australia all’Europa.

Piero Terranova conduce il lettore attraverso una strada costellata di grandi talenti femminili nel jazz, un genere musicale che, soprattutto all’inizio, era diffuso in un mondo prevalentemente maschilista. Furono, in seguito, proprio alcune grandi cantanti blues degli anni Venti-Trenta, come Bessie Smith, vendendo milioni di copie di dischi e cantando con grandi come Armstrong e Goodman, a far nascere una vera e propria industria del jazz. La stessa Ella Fitzgerald, orfana, molestata, homeless, approdata al teatro Apollo ad Harlem e poi assunta nell’orchestra di Chick Webb, dimostrò di avere un piglio da leader, quando, alla morte di questi, ne prese le redini. Billie Holiday era amata e riconosciuta dai musicisti a lei contemporanei come un’artista di grande talento, indipendente e capace di penetrare dentro il tessuto della musica.

Il volume “Donne in jazz”, presentato a Torino al Salone del Libro sabato 11 maggio 2019, è stato anche recentemente accreditato presso l’ Accademia internazionale di studi sul jazz di Siena, massima autorità in questo specifico campo musicale, su parere del suo direttore Francesco Martinelli, storico e critico di jazz. È poi stato inviato, per gli italiani che lo frequentano, al Lincoln Center Jazz Club di New York, locale diretto dal tromebettista Winton Marsalis.

 

Mara Martellotta

Fausto Coppi. L’affollata solitudine del campione

AL TEATRO CARIGNANO UN OMAGGIO AL FAMOSO CICLISTA

 

Venerdì 26 luglio, alle 21.30 andrà in scena la prima nazionale del reading “FAUSTO COPPI. L’affollata solitudine del campione” un progetto di Gian Luca Favetto con Michele Maccagno, Gian Luca Favetto, Fabio Barovero e con l’allieva della scuola del Teatro di Torino Letizia Russo.

Lo spettacolo, una produzione della Fondazione Circolo dei Lettori e del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, sarà replicato sabato 27 luglio alle ore 21.00, sempre al Teatro Carignano, in occasione dell’inaugurazione degli European Master Games.

L’opera porta in scena un recital di parole e musica che vuole ricordare uno dei più grandi personaggi del ciclismo mondiale. “La storia di un uomo dentro la storia – scrive Gian Luca Favetto – e di un campione, di una persona gentile e riservata diventata già in vita, al di là delle intenzioni, una leggenda. Un uomo sempre in fuga che riassume in sé la storia di quel lembo del Piemonte sud orientale che lo ha forgiato, di cui portava in giro per il mondo silenzi, tenacia, fatiche asprezze e dolcezze. Un recital di parole e musica che vuole restituire al tempo presente la figura di Fausto Coppi. Non un ricordo, ma un racconto che si avvale anche delle pagine di chi ha ammirato e cantato le sue imprese da Dino Buzzati a Vasco Pratolini, da Orio e Guido Vergani a Curzio Malaparte.

Un racconto di vittorie e tragedie, di cadute e trionfi che mette in fila le prime pedalate come garzone di macelleria e la prima corsa, la prima vittoria al giro d’Italia e la prima doppietta Giro d’Italia-Tour de France, la fuga più lunga e i grandi distacchi con cui arrivavano al traguardo gli avversari. E poi il rapporto con Gino Bartali. E l’Italia di quegli anni. E il suo essere tutt’uno con la bicicletta, come Paganini era un tutt’uno con il suo violino. E naturalmente l’amore. E naturalmente la morte, che consegna al mito questo uomo solo in fuga, con la maglia biancoceleste addosso: il suo nome è Fausto Coppi”.

Storia di un Campione. 100 anni di Fausto Coppi è un progetto della Regione Piemonte, realizzato dalla fondazione Circolo dei Lettori e dal Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, in collaborazione con DMO Piemonte e Marketing e Piemonte dal Vivo. Media Partner La Stampa e il Secolo XIX.

I cento anni dalla nascita di una delle più importanti figure del ciclismo del Novecento sono l’occasione per celebrare lo sport, per ricordare il profondo legame che Coppi ebbe con il territorio piemontese, suo luogo di nascita, e per rievocare un momento storico e sociale entrato a pieno diritto dell’immaginario collettivo del nostro paese.

 

Maria La Barbera

 

 

 

 

 

Quattro pianisti a “Musiche da ripostiglio”

Il 27 luglio ad Azeglio (T0)

Alle 21 di sabato 27 luglio, la residenza di campagna “Fuori porta d’Azeglio”, prestigiosa location nell’omonimo comune del Canavese ospiterà un’altra serata della rassegna “Musiche da ripostiglio”, ideata e condotta da Giuseppe Lo Faro, multiforme artista e   infaticabile promotore di iniziative culturali. La serata, intitolata “Piano4te” vedrà sulla scena un pianoforte e quattro pianisti che si esibiranno in quattro diversi stili. Protagonisti saranno l’eclettico azegliese Vincenzo Savoretti, il compositore e pianista classico Antonio Adduce, la compositrice dalle influenze jazz e blues Anna Dari e, infine, con il suo pop melodico, il musicista ed ex produttore discografico David K Tickle, inglese di Lancaster e canavesano d’adozione. La serata avrà come special guest Angela Carlotta   mentre ogni brano sarà introdotto e descritto da Inika F Tickle.

M.Tr.

Tredici super – autori anticipano Librolandia

Sono tredici i grandi autori da tutto il mondo, come  Isabelle Allende, David Grossmann e Bret Easton Ellis che giungeranno  a Torino, dal 10 settembre al 19 novembre

E’ il calendario di Aspettando il Salone, iniziativa che anticipa Librolandia, che si terrà invece dal 14 al 18 maggio 2020. Sotto la Mole anche Jonathan Safran Foer, Salvatore Scibona, Valeria Luiselli, Daniel Saldaña París, David Nicholls, Eshkol Nevo, Samanta Schweblin, Leiji Matsumoto, Amitav Ghosh, André Aciman. IL’idea  è della Fondazione Circolo dei lettori,  Associazione Torino, La Città del Libro,  con la partecipazione di Scuola Holden, Colti – Consorzio Librai Torinesi Indipendenti, Biblioteche Civiche Torinesi, TorinoReteLibri, Rete delle Case del Quartiere.

Il discorso delle stelle

Uscirà nei prossimi giorni il romanzo “Il discorso delle stelle” , un romanzo d’attualità nel contesto della guerra civile siriana e del terrorismo internazionale che ha come grande protagonista la pace, che giunge grazie all’azione di straordinari eroi protagonisti di questa storia. È un romanzo sul sogno di una umanità dove regni la pace tra i popoli. L’editore è Emersioni del gruppo Lit (Castelvecchi/Elliot)

 

Durante gli anni della guerra civile siriana e del terrorismo internazionale, prende forma l’amore tra un ragazzo italiano e una ragazza siriana, tra due esistenze con problemi molto diversi; tra chi è alle prese con il mondo produttivo del benessere, comodo e spietato, che ti spiazza continuamente perché corre troppo veloce, e chi si confronta quotidianamente con la violenza e la morte. È lo scontro tra due culture e visioni del mondo differenti, una storia di amicizia tra popoli, di guerra, che prende una piega del tutto inattesa, in uno spettacolare finale. Le vite dei personaggi, movimentate e avventurose, traversate da continui pericoli, sono assimilate ai movimenti degli astri. È un romanzo unico e originale dove ogni capitolo è introdotto da un breve concetto astronomico che trova un parallelismo nelle storie dei personaggi. Personaggi che nell’arco della narrazione mutano le loro relazioni, le loro emozioni e i loro sentimenti alla ricerca di una crescita interiore.

 

L’autore

ANTONIO RUBINO. Classe 1978, torinese, ingegnere chimico, coltiva da sempre la passione per la letteratura. Vive e lavora a Torino dove si occupa di mercati energetici. Forse un contrasto dicotomico, quello tra mondo aziendale e letteratura, o forse è l’elemento fondante della creatività e della produzione letteraria.

 

Torino a luglio è Liberty: la Fontana dei Mesi è spensierata

Lo stile Liberty anche detto stile Floreale appartiene alla città di Torino da più di un secolo

A chi piace bighellonare spensieratamente dico che può darsi egli incappi nello stile Liberty da un momento all’altro, come si incontra una pianta, magari un bel vaso di fiori, in un giardino all’inglese oppure come in mare si incrocia inaspettatamente la bianca cresta di un’onda. I palazzi realizzati con quello stile si trovano in diversi frangenti della città; essi sono opportunamente segnalati da cartelli informativi che ricordano alcune informazioni come, ad esempio la data di costruzione, l’architetto, il nome stesso del palazzo. La seconda uscita della rubrica sulla Fontana dei Dodici Mesi di Torino è dedicata prima di tutto allo stile Liberty, poi ai lettori che abitano a Torino tanto quanto agli aspiranti vacanzieri, visitatori della città e naturalmente alla statua del mese di luglio che anche in questo caso è una figura femminile in movimento.


In breve la Fontana dei Mesi è una fontana di forma più rotonda che ovale, costruita su di un tratto in pendenza del terreno e è formata da cascate e da spruzzi; oltre ai giochi d’acqua la Fontana è costituita dalle statue a cui sono dedicate le uscite di questa rubrica, da altre statue raffiguranti imponenti nettuno. Parte integrante della fontana è la sorta di laghetto all’interno delle due braccia lungo le quali si trovano simmetricamente le statue.


Inaugurata nel 1898 in occasione della grande esposizione in pieno periodo Liberty la Fontana è uno dei luoghi più amati dai torinesi che frequentano il bellissimo parco del Valentino, specialmente dopo la riapertura avvenuta a seguito del lungo restauro. Come abbiamo visto in precedenza, tutte le dodici statue hanno caratteristiche peculiari e con questa rubrica proviamo ad associare delle correnti artistiche alle statue, con il duplice eventuale buon risultato di ricordare l’aspetto della statua e di fare una passeggiata al parco. La statua del mese di giugno che abbiamo visto in precedenza tiene in grembo un involto e incede, con la gamba destra avanzata. Luglio ha le braccia levate e tiene sul capo un lembo della veste che si gonfia leggera al vento estivo e la leggerezza ricercata fino all’estremo è uno dei tratti più caratteristici del Liberty. La donna è colta in un momento di pausa dal cammino.

La sua fisicità, così come il volto, è caratterizzata da grande gioia e da altrettanta spensieratezza del vivere. Ricorda prepotentemente un tratto della femminilità che tutti ci auguriamo non vada mai perduto nonostante gli orribili femminicidi che tragicamente accadono così spesso che è quello di riuscire a gettare il passato dietro alle spalle insieme al suo correlato di portare il presente alla realtà.

In chiusura penso: chissà se qualche lettore della rivista iltorinese.it, durante la prossima eclissi totale di Luna -uno degli eventi astronomici che la scorsa settimana ha tenuto tutta Italia col naso all’insù- ricorderà la statua del mese di Luglio, per il fatto che Luglio alla Fontana dei Mesi ferma un attimo eterno oppure per quella mezzaluna che forma il velo. In attesa di Ferragosto, nessuna anticipazione per la prossima uscita, ma restate connessi! Si parlerà ancora della Fontana dei Mesi e naturalmente di arte.

Elettra-ellie-Nicodemi

 

Giona delle sequoie. Viaggio tra i giganti rossi del Nord America

Al Castello di Miradolo, la presentazione del nuovo libro di Tiziano Fratus. Domenica 28 luglio, ore 16. San Secondo di Pinerolo (Torino)


Un suggestivo viaggio on the road compiuto da un infaticabile e poetico cercatore di alberi secolari, là dove vivono gli esemplari più grandi e antichi del pianeta: questo è “Giona delle sequoie. Viaggio fra i giganti rossi del Nord America”, il nuovo libro dello scrittore e poeta bergamasco (cresciuto fra Lombardia e Piemonte) Tiziano Fratus, recentemente edito da Bompiani e di cui la Fondazione Cosso ospita la presentazione, nel Parco del Castello di Miradolo, in via Cardonata 2, a San Secondo di Pinerolo. L’appuntamento – e il luogo non poteva essere più adeguato – è per domenica 28 luglio, a partire dalle ore 16. Quelli di Fratus sono viaggi del corpo, della memoria e dell’anima che, ancor prima di diventare scrittura, magicamente ti portano in luoghi e spazi terrestri che risuonano di voci e immagini che senti appartenere alle tue radici e alle tue origini. Ancor prima, e molto prima, che ci arrivi. Una sorta di “terra dello spirito”. Che, per lo scrittore, è in questo suo ultimo libro la mitica California, lungo la Weast Coast dell’Oceano Pacifico. “Nel continente delle sequoie, la Sequoia Belt, una delle più grandi cattedrali naturali del pianeta insieme all’Amazzonia e alla foresta del Borneo, Fratus – si legge in una nota stampa – ha respirato il vento che l’oceano riversa fra i giganti rossi che popolano luoghi mitici quali Big Sur, Humboldt County, Jedediah Smith; ha deviato verso i luoghi sacri in Sierra Nevada, da Calaveras a Yosemite, da Mariposa alla Giant Forest, dal General Grant Grove a Mountain Home. All’ombra di questi Eden verticali si spalancano le pagine di una storia leggendaria, fatta delle imprese di uomini che hanno avuto un ruolo centrale nell’incredibile conquista di terre sconosciute: i primi avventurieri, i taglialegna, i cacciatori di grizzly, i guardia parco, i conservazionisti e gli amanti della natura che hanno lottato per la loro salvaguardia inventando l’istituzione della riserva naturale così come oggi noi la conosciamo. E poi scrittori, poeti, fotografi e artisti che si sono lasciati ispirare dal canto di una Madre Natura esuberante e gargantuesca”. Fra questi, Tiziano Fratus che incontrando le sequoie millenarie in California e gli antichi boschi delle Alpi ha coniato il concetto di Homo Radix, legato alla disciplina della Dendrosofia come pratica quotidiana di meditazione in natura. In vent’anni, Fratus ha pubblicato opere di grande diffusione per i maggiori editori italiani, fra i quali “Manuale del perfetto cercatore d’alberi”, “Ogni albero è un poeta”, “L’Italia è un bosco”, “Il libro delle foreste scolpite”, “Il bosco è un mondo” e “Il sole che nessuno vede”. Collabora con il “Manifesto” e “Radio Francigena”. Le sue liriche, pubblicate in diciassette paesi, sono state raccolte di recente nell’opera “Poesie creaturali”. Per Bompiani ha pubblicato “I giganti silenziosi” (2017). Nel 2012, per la sua attività letteraria e divulgativo-scientifica, ha ricevuto il “Premio Ceppo Natura” a Pistoia e nel 2015 il “Premio Le Ghiande” del Festival Cinemambiente di Torino.Al Castello di Miradolo, la presentazione del libro di Fratus sarà seguita da una passeggiata all’interno del Parco ottocentesco dell’antica dimora, all’ombra degli alberi secolari del giardino. Ingresso libero, fino ad esaurimento posti. Obbligatoria la prenotazione al n° 0121/502761 o prenotazione@fondazionecosso.it

g. m.

Viano e quella sua idea di laicità

Di Pier Franco Quaglieni
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Carlo Augusto Viano meritava molto più delle poche righe che gli ha dedicato “ La Stampa” nel momento della sua scomparsa
Insieme al “fratello gemello “ Pietro Rossi rappresentava il meglio dell’Università’ torinese dopo il pensionamento di Nicola Abbagnano (di cui fu allievo non pedissequo) e dopo la morte immatura di Pietro Chiodi,il genio filosofico che non poté esprimere il meglio di se’. Vattimo ,solo apparentemente, con il suo” pensiero debole” e successivamente con il suo vetero marxismo , ha rappresentato un elemento sicuramente importante che si è però rivelato una meteora passeggera . Più importante di lui fu sicuramente il suo maestro Luigi Pareyson.
Solo Maurizio Ferraris rappresenta oggi il maestro insuperato ,di fama davvero internazionale, che da ‘ prestigio all’Univesita’ di Torino in Italia e all’estero,oscurando totalmente la figura di Vattimo. Tra chi scrive e Viano c’ è stata una lunga collaborazione e una lunga amicizia che subì un ‘improvvisa e definitiva interruzione. Viano aveva colto ,da Vico in poi, la fine di ogni originalità della filosofia italiana, ormai a rimorchio delle filosofie straniere . Lo ricordo in una splendida lezione nei primi Anni Ottanta al Centro “Pannunzio” dove nacque il nostro rapporto.
Pur allievo di Abbagnano, aveva visto i limiti dell’ Esistenzialismo positivo del grande Divulgatore della storia della filosofia che ebbe in Giovanni Fornero il suo prosecutore . Egli era molto interessato ai temi della laicità ,ma quando finì per confondere il più arcigno laicismo con la laicità le nostre strade si allontanarono irreparabilmente . Viano era ateo e contrario ad ogni fede religiosa che vedeva come il frutto di superstizioni che la ragione doveva rifiutare con assoluta fermezza . Su di lui finivano di pesare pregiudizi antireligiosi molto forti che gli impedivano di cogliere appieno il tema della laicità così come Bobbio ( di cui pure fu allievo ) lo aveva impostato.
Io stesso ho teorizzato per tanti anni la laicità liberale intesa come rispetto di tutte le idee e di tutte le fedi e ho considerato laico il credente Manzoni e il credente Jemolo.Anche Marco Pannella considerava laici i credenti e i non credenti. Viano tendeva ad irridere queste posizioni che considerava di fatto filoclericali,forse dimenticando il magistero del Croce del “Perché non possiamo non dirci cristiani “. Con lui intavolai tante discussioni che non si rivelarono proficue .La sua adesione al gruppuscolo giacobino di “Libertà e giustizia “ ,tanto caro al quotidiano “Repubblica “,ruppe il nostro rapporto . Eppure egli non è solo un maestro dell’ Università di Torino,ma anche una delle figure più importanti della filosofia italiana della seconda metà del secolo scorso.
Certo un minore,ma un minore non privo di originalità che merita attenzione almeno come Giulio Gioriello e come Gennaro Sasso. A Torino la figura più interessante,a mio parere, resta quella dell’eretico Costanzo Preve che inutilmente cercai di mettere in contatto con lui. Preve era un professore di liceo che non ebbe mai la cattedra universitaria che gli sarebbe spettata per i suoi libri . Il suo pensiero resta il più originale e presto o tardi gli verrà riconosciuto questo merito. Comunque anche Viano ha contribuito agli studi filosofici e quelli relativi alla bioetica.
La sua morte a novant’anni mi rattrista profondamente perché la sua fervida intelligenza e la sua indipendenza di giudizio restano degli esempi importanti. Fu uno studioso  che non si lasciò invischiare nelle spire del marxismo come buona parte della filosofia italiana della seconda parte del ‘900. Il comune amico Nicola Matteucci mi parlava molto bene di lui e della sua opera,pur essendo  Matteucci un liberale duro e puro che non però non si lasciava condizionare nei suoi giudizi da valutazioni politiche contingenti.

Addio a Marisa Merz, unica donna dell’arte povera

Marisa Merz, artista torinese di fama internazionale ed unica donna esponente della corrente dell’arte povera è morta a 93 anni

Era moglie di Mario Merz, e madre di Beatrice, presidente della Fondazione Merz. Esordì negli anni Sessanta esponendo a Torino  opere che anticipano l’Arte Povera. Ha esposto  in numerose personali e collettive in Italia ed Europa. Tra il 2017 e il 2018 ha proposto una mostra itinerante inaugurata al Metropolitan Museum di New York. Nel 2013 la Biennale di Venezia le ha conferito il Leone d’Oro alla carriera.

L’isola del libro

Rubrica settimanale sulle novità in libreria 

A cura di Laura Goria

Stefania Auci  “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio”  -Editrice Nord-  euro 18.00

 

Che amiate o meno le biografie…questa è magnifica: mai una pagina noiosa o una battuta d’arresto. Stefania Auci, insegnante e scrittrice, nata a Trapani (nel 1974), ma palermitana di adozione, ha infuso in oltre 400 pagine il suo amore per Palermo e la sua bravura nell’intrecciare Storia e vicende imprenditoriali e private di una delle famiglie più importanti della Sicilia postunitaria. Ha fatto ricerche, visitato luoghi e palazzi, messo a ferro e fuoco archivi e cronache giornalistiche dell’epoca, ed è così che ha ricostruito la saga dei Florio. Partiti dal nulla, nell’arco di un secolo diventarono ricchissimi… poi persero tutto. Il libro è un primo capitolo dedicato alle due generazioni capostipiti, tra 1799 e 1868, sullo sfondo di: regno Borbonico, guerre napoleoniche, moti popolari, sbarco di Garibaldi in Sicilia e Unità d’Italia. Tutto inizia nel 1799 quando, dopo il terremoto che ha sconquassato Bagnara Calabra, i fratelli Paolo e Ignazio Florio abbandonano il paese natio alla volta di Palermo. La loro è una storia di immigrazione durissima, in una terra che trasuda diffidenza nei confronti di chi arriva da fuori. Ma i Florio hanno coraggio, lungimiranza e tempra da vendere. Aprono una bottega di aromateria in cui vendono spezie e merci coloniali, che col tempo diventa la più rinomata della città. Il segreto del loro successo -oltre alla costante fatica che finirà per consumarli- è nella qualità e quantità delle merci. In particolare del cortice (farmaco derivato dalla corteccia dell’albero di china), salvezza contro le epidemie di malaria che all’epoca portavano alla tomba. Ma non leggerete solo le travagliate tappe della loro affermazione, l’allargarsi delle loro attività al commercio dello zolfo, all’acquisto di case e terreni dai nobili palermitani che vantano illustri blasoni ma sono alla canna del gas quanto a “picciuli”. Scoprirete anche i loro caratteri e il loro modo di imbastire i rapporti affettivi. L’astioso matrimonio tra Paolo e Giuseppina, l’amore inconfessato di Ignazio per la cognata, la durezza della vita di tutti i giorni e le incomprensioni. A dare ulteriore slancio alla dinastia sarà Vincenzo, figlio di Paolo e Giuseppina, che per lui stravede e si è sacrificata ad una vita che non le corrisponde. A 29 anni Vincenzo resta orfano del padre e con lo zio porta sulle spalle tutto il peso delle attività in costante crescita. E’coraggioso, spregiudicato, sicuro di sé ed ha una visione ad ampio spettro del futuro: diversifica gli articoli commercializzati, valorizza i prodotti siciliani ed è attento ai cambiamenti in atto alle soglie della rivoluzione industriale. La sua ambizione ha radici nel bruciante desiderio di un riscatto sociale che faccia balzare i Florio dalla dispregiativa nomea di “facchini” alle sale dei palazzi di chi conta davvero. Il denaro potrebbe essere il grimaldello che apre certe porte e così l’impero si allarga. A poco a poco comprende: tonnare, produzione del Marsala, l’invenzione del tonno sott’olio, l’estrazione dello zolfo (materia prima per le industrie chimiche). Vincenzo punta anche su tessile, credito bancario e assicurativo, settore metallurgico, cantieristica navale e crea una sua flotta mercantile. Lavora come un pazzo e tutto quello che tocca diventa oro. Poi c’è la sua vita affettiva. La passione per Giulia, l’amante che sposerà solo alla nascita del figlio maschio (dopo due femmine che per anni Vincenzo si rifiutò di riconoscere). Ignazio è il suo prediletto ed erede designato; mentre con le femmine manterrà sempre un certo distacco. Colpa del suo maschilismo perfettamente in linea con la mentalità dell’epoca. Eppure Giulia sarà il grande amore e la più importante ricchezza della sua vita….

 

Guillame Musso “La vita segreta degli scrittori”   – La nave di Teseo – euro 19.00

 

Una storia che include più storie collegate tra loro…come una matrioska russa che apri e scopri altri pezzi di dimensioni ridotte, perfettamente inseribili l’uno nell’altro. Lo capirete strada facendo nella lettura, che di pagina in pagina si fa sempre più avvincente. Parte come raffinato intreccio letterario e finisce per precipitare in una vicenda a dir poco sconvolgente, tutto orchestrato in una sorta di gioco di specchi letterario di altissimo livello e bravura. Siamo nel sud della Francia, nella paradisiaca isola di Beaumont (in realtà non esiste e per lei Musso si è ispirato alle Porquerroles e ad altri lidi ameni), dove dal 1999 si è ritirato lo scrittore cult Nathan Fawles, volutamente uscito dalla scena letteraria dopo 3 romanzi di successo interplanetario e Premio Pulitzer. Da allora non ha concesso nessuna intervista e si è arroccato su quel fazzoletto di terra in mezzo al mare, selvaggio, indifferente alla modernità, ostile al turismo. Ma perché di colpo Fawles si è sottratto al mondo, rinchiudendosi in una sorta di casa bunker sul mare, ed ha deciso di non scrivere più nulla (e sarà poi vero)? Nell’autunno del 2018 arriva sull’isola il 24enne Raphaël Bataille, una laurea in economia che non usa, tanti lavoretti precari per sbarcare il lunario e, soprattutto, il sogno di diventare scrittore. In disarmante attesa, nel frattempo si lecca le ferite dei tanti rifiuti del suo manoscritto “La timidezza delle cime”da parte degli editori. Si è messo in testa di rintracciare Fawles per farglielo leggere e ottenere preziosi suggerimenti. E qui si apre il primo filone della storia. A Beaumont sbarca anche una giovane ed affascinante giornalista svizzera, Mathilde Monney, determinata a svelare il mistero che avvolge  il celebre scrittore (che ricorda un po’ la scomparsa dalle scene letterarie di J.D.Salinger, autore del famosissimo “Il giovane Holden, del 1951). Mathilde ha già incontrato Fowles in passato, ed ora non insegue il classico scoop. Piuttosto è spinta da profondi motivi personali, che rimandano ad una vicenda di sangue e morte che ha falciato la sua famiglia. Qui siamo alla seconda storia dentro la tela complessiva del romanzo. Poi l’isola finisce di essere un paradiso… e si trasforma in teatro di morte. Il cadavere di una donna viene ritrovato, disposto in modo agghiacciante e secondo un macabro rituale. Si innesta così nella trama un ulteriore livello di narrazione che vi sorprenderà. Si parla di delitti atroci, amori interrotti dalla morte, teatri di guerra e pulizia etnica….e davvero tanto altro che non vi aspettereste….

 

James Patterson  “La seduzione del male”  – Longanesi – euro 16.90

 

In questo thriller di Patterson -inventore delle storie con protagonisti Alex Cross e le Donne del Club Omicidi- la brillante detective Lindsay Boxer è alle prese con due intricate vicende. Siamo a San Francisco dov’è stata istituita una task force per fronteggiare il pericolo rappresentato da un non meglio precisato gruppo terroristico globale chiamato GAR, acronimo di Great Antiestablishment Reset. E’ sorto dalle ceneri di varie cellule terroristiche mediorientali, i cui leader hanno arruolato sbandati dissidenti in tutto il mondo. Non fa distinzione tra etnie o religioni. Negli ultimi 5 giorni ha rivendicato a gran voce 6 gravissimi attentati che hanno seminato morte e disperazione in affollati luoghi di culto: una moschea, una cattedrale ed una sinagoga. Ma il loro raggio di azione ha colpito anche due università e un aeroporto. Il bilancio letale è di oltre 900 vittime in 6 paesi diversi. Lindsay assiste impotente all’esplosione del Museo delle scienze, lo Sci-Tron, sul Pier 15 nella baia di San Francisco. Lei è al ristorante in compagnia dell’ex marito Joe per festeggiare il loro anniversario di matrimonio perché, anche se sono separati, non si è spezzato il filo più profondo che li lega. Quando il museo di vetro e acciaio salta per aria e una nube a forma di fungo si sprigiona dalle sue macerie, i due corrono sul posto. Alla scena apocalittica assiste con soddisfazione un uomo sui 45 anni che alle domande di Lindsay risponde di essere lui il geniale e incomparabile artista che ha scatenato quel macello, in cui perdono la vita 25 persone, senza contare i feriti. Inizia così uno degli incubi della poliziotta. Intanto Joe resta gravemente ferito da una seconda esplosione che lo sorprende mentre è all’interno del museo per soccorrere eventuali superstiti. L’uomo misterioso e pazzoide si chiama Connor Grant e darà matasse di filo da torcere… fino a mettere seriamente a repentaglio anche la carriera di Lindsay. Seconda grave minaccia alla quale lei sta lavorando è la ricerca del serial killer invisibile che semina morte per le strade dove, in modo assolutamente casuale, uccide iniettando nei glutei delle vittime una fiala di succinilcolina. E’ una sostanza miorilassante usata per le intubazioni in sala operatoria, agisce in una manciata di minuti bloccando il respiro e provoca la morte se non si interviene immediatamente con un ventilatore meccanico. Non lascia tracce nel sangue, solo un microscopico segno di puntura e una morte apparentemente per arresto cardiaco. Ma Lindsay e la sua amica anatomopatologa Claire non si lasciano fuorviare ed ecco partire la caccia all’assassino, fino all’epilogo finale che tiene col fiato sospeso il lettore e fa luce sulla lucida follia dell’assassino. Se  non avete ancora mai letto nulla di James Patterson potrebbe essere l’ occasione per scoprirlo e capire le ragioni del suo grande successo internazionale. Trame ben congeniate e scritte con la dovuta suspense.