|
|
|
|
|
|

E’ morto all’improvviso ad appena 70 anni Federico Vercellone, autorevole docente di Estetica dell’Università di Torino.La sua è una morte precoce, legata ad una malattia improvvisa non precisata.
I militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Torino, con il supporto
dei reparti territorialmente competenti, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di
custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro persone, ritenute responsabili di tentato omicidio
in concorso. L’operazione si è svolta venerdì 17 aprile nei comuni di Torino, Leinì, Settimo Torinese e
Biella.
L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino, trae origine da
un’aggressione avvenuta la sera del 19 dicembre 2024, quando il personale del Nucleo Radiomobile
era intervenuto, a Torino, all’intersezione tra via Stradella e piazza Baldissera a seguito
dell’accoltellamento di un cittadino marocchino di 53 anni. La vittima aveva riportato gravi lesioni,
tra cui la recisione dell’arteria femorale, refertate con 45 giorni di prognosi.
Le indagini, delegate al Nucleo Investigativo e condotte attraverso testimonianze, attività tecnica e
l’analisi delle immagini di videosorveglianza, hanno permesso di ricostruire l’esatta dinamica del
delitto e di identificare i ruoli ricoperti dai quattro arrestati. Tra questi, figura, come mandante, un
46enne di origine nordafricana, residente da tempo a Torino, che per l’esecuzione materiale si
sarebbe avvalso di due giovani, entrambi 25enni. Tra i complici, anche un pensionato di 78 anni,
originario di Catania, accusato di aver accompagnato l’esecutore sul posto e di averne garantito la
fuga. Alla base dell’aggressione ci sarebbe un debito di 30.000 euro non onorato dalla vittima.
Gli arrestati sono stati tradotti presso le case circondariali di Torino e Ivrea, fatta eccezione per il
78enne, già ristretto per altra causa presso la casa circondariale di Biella.
Producevano e detenevano sostanze stupefacenti ai fini di spaccio: due arresti. È successo nei giorni scorsi nel quartiere Aurora, in via Cigna. L’attività è stata svolta dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Torino, come parte dei controlli sul territorio per prevenire e contrastare i reati legati agli stupefacenti.
Arrestati nel loro appartamento un 32enne di origini marocchine e una donna. Nel corso di un controllo in zona gli agenti hanno percepito un intenso odore di cannabinoidi provenire da un’abitazione. Dopo aver dichiarato la loro identità senza ottenere alcuna reazione, hanno verificato la presenza della coppia dentro e sono intervenuti. Nel corso delle operazioni di verifica, il trentaduenne ha opposto resistenza per sottrarsi al controllo, ma è stato bloccato dagli agenti.
Dalle perquisizioni sono state trovate diverse sostanze stupefacenti: marijuana, hashish, cocaina, MDMA, ketamina, metanfetamina ed ecstasy, per un totale di circa 9 kg. Sempre all’interno dell’abitazione è stata scoperta anche una coltivazione di funghi allucinogeni. Gli agenti hanno posto sotto sequestro bilancini di precisione, attrezzi per la lavorazione, il confezionamento e la coltivazione, oltre a denaro contante frutto dell’attività illecita. I due arrestati sono stati inoltre denunciati per resistenza a pubblico ufficiale.
VI.G
Il valdostano “Forte di Bard” omaggia l’opera di Sebastião Salgado attraverso le sue fotografie in bianco e nero dedicate ai più importanti ghiacciai del mondo
Dal 24 aprile al 27 settembre 2026
Bard (Aosta)
Nel bianco infinito candore di ghiacciai “eterni” (come si soleva definirli anni addietro), solo a tratti interrotto da cupi grigiori che raccontano i drammatici, già ben evidenti sfaceli del tempo, una composta impeccabile schiera di dieci pinguini, tutti in perfetta linea indiana, simili ad eleganti panciuti commendatori in abito di gala, s’appresta con felice solerzia ad assaporare il piacevole gelo dell’Oceano Antartico, verso il quale, dall’alto di una discesa innevata, già sta spiccando un atletico salto – volo un loro più sollecito “collega”. L’immagine è, di per sé, di indubbia piacevolezza. Ritratta con la capacità tecnica e l’inventiva creatività di chi, a ragione, è considerato uno dei maggiori fotografi del XX e XXI secolo.
Meno piacevole, ma sempre di grande partecipazione emotiva, è invece un’altra immagine, specchio terribile dei rovinosi danni prodotti all’ambiente (anche al più apparentemente incontaminato) dagli inarrestabili cambiamenti climatici che, da tempo, stanno trasfigurando – sotto ogni aspetto – il volto del Pianeta. Siamo alle “Australi Isole Sandwich”: davanti a noi gigantesche, astratte “scaglie” di iceberg abbandonano gli “ormeggi” di ghiaccio, loro sicura sede millenaria, per avventurarsi senza meta in acque ignote e insicure, di certo non ideali neppure per le “paciose” colonie di pinguini di cui sopra. Due volti. Due immagini, custodi di un’unica terribile riflessione e verità: quella dell’ormai da record scioglimento del ghiaccio marino, che solo nel 2022 (racconta la scienza) pare aver causato la morte, proprio nella Penisola Antartica, di migliaia di pulcini di “pinguino imperatore” che non avevano ancora sviluppato piume impermeabili, rendendoli dunque incapaci di salvarsi a nuoto nelle gelide acque oceaniche. Eccezionali descrizioni paesistiche e di monito (per quanto utile!) alle coscienze umane, che ritroviamo rammentate con grande efficacia tecnico – artistica ed ineccepibile coinvolgimento emotivo, nelle 54 fotografie in bianco e nero, opera del celebre fotografo brasiliano Sebastião Salgado (Amorès, 1944 – Parigi, 2025), ospitate, da venerdì 24 aprile a domenica 27 settembre, a quasi un anno dalla scomparsa dell’artista, dal valdostano “Forte di Bard”, in una grande retrospettiva, frutto di quell’intenso lavoro che negli anni più recenti aveva portato Salgado a documentare uno degli ecosistemi più suggestivi e, allo stesso tempo, più a rischio su scala mondiale: quello delle “nevi perenni”.
Curata da Lélia Wanick Salgado (consorte di Sebastião e con lui fondatrice nel 2004 dell’Agenzia di stampa fotografica “Amazonas Images”, dopo che già nel 1988, i due avevano dato vita all’“Instituto Terra”, organizzazione ambientalista impegnata nel ripristino della “Valle del Rio Doce”, stato del “Minas Gerais” in Brasile), la retrospettiva ha per titolo, semplice semplice, “Ghiacciai” ed è prodotta in collaborazione con l’Editrice italiana “Contrasto”, leader nel settore della fotografia, con sedi a Roma e a Milano (fondata da Roberto Koch) e con cui Salgado aveva già pubblicato due volumi “In Cammino” e “Ritratti di bambini in cammino”, documentazione dei suoi reportages (dal 1993 al 1999) sul tema delle “migrazioni umane”. In mostra al sabaudo “Forte” della Vallée, gli scatti fotografici si presentano affiancati, quali doveroso omaggio all’artista brasiliano, da un “video” e da un esteso “apparato biografico”. Sebastião Salgado non è stato solo un eccelso fotografo, ma un testimone instancabile della nostra epoca: attraverso il suo sguardo di “attivista – umanista”, ha documentato le metamorfosi sociali ed economiche del mondo. “In questo progetto – sottolineano gli organizzatori – ha rivolto l’obiettivo verso la bellezza vulnerabile delle nevi perenni, immortalando in innumerevoli scatti uno degli ecosistemi più affascinanti e minacciati del pianeta, cui lo stesso ‘Forte di Bard’ dedica da tempo iniziative molteplici di divulgazione scientifica”. Dalla “Penisola Antartica” al “Canada”, dalla “Patagonia” all’“Himalaya” e dalla “Georgia del Sud” alla “Russia”, Salgado cattura la tragica “bellezza mozzafiato” di un ricchissimo patrimonio ambientale oggi decisamente a rischio. Patrimonio che le sue immagini cristallizzano in un “bianco e nero” ricco di contrasti (spesso applicando con un pennello uno “sbiancante” per smorzare l’eccessivo peso di ombre troppo intense), “proponendoci un nuovo tributo visivo che ci invita ancora una volta a riflettere sull’importanza della salvaguardia degli ecosistemi, attraverso comportamenti più rispettosi e consapevoli nei confronti della natura per preservarne la bellezza e l’equilibrio”. Fino a che se n’è a tempo!
Gianni Milani
Sebastião Salgado. “Ghiaccai”: Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833824 o www.fortedibard.it
Dal 24 aprile al 27 settembre 2026. Orari: feriali 10/18; sab. dom. e festivi 10/19; lunedì chiuso
Nelle foto: “Penisola Antartica”, 2005, © Sebastião Salgado/Contrasto; “Iceberg alla deriva. Isole Sandwich Australi”, 2009, © Sebastião Salgado/Contrasto
Hanno portato una bara e una bombola d’ossigeno davanti al Consiglio regionale. Sullo striscione la scritta “Piemonte cambia, ci manca l’aria”. Così ieri gli attivisti di Extinction Rebellion hanno manifestato davanti a Palazzo Lascaris, contro l’inquinamento atmosferico e facendo riferimento al caso Delmastro. “Ogni anno muoiono 4 mila persone per lo smog”, hanno denunciato i manifestanti.
La Pinacoteca Agnelli presenta “Fiori sul tetto”, un nuovo ciclo di appuntamenti dedicati alla dimensione botanica della Pista 500, lo storico circuito sul tetto del Lingotto, oggi trasformato in giardino sospeso e spazio d’arte. Il ciclo è condotto da Cristiana Ruspa, che accompagna il pubblico in una serie di visite guidate, lessate come momenti di osservazione e racconto nel paesaggio vegetale della Pista 500 da lei progettato con il suo studio-giardino segreto. Attraverso fiori sul tetto, i visitatori sono invitati a esplorare da vicino le fioriture, le trasformazioni stagionali e le relazioni tra natura, arte e architettura, in un percorso che intreccia botanica e sguardo, restituendo la complessità di un luogo in cui natura e intervento umano convivono in un equilibrio dinamico. Il ciclo si apre giovedì 23 aprile alle 18 e prosegue con due appuntamenti speciali in occasione di “Verde svelato”, sabato 9 e domenica 10 maggio alle 18, per proiezioni proseguire nei mesi successivi accompagnando il pubblico lungo il mutare della stagione (-sabato 13 giugno, ore 18, domenica 12 luglio ore 19, domenica 6 settembre ore 18).
Le visite si svolgono sulla Pista 500, e sono dedicate alla scoperta del suo patrimonio botanico, oggi parte integrante dell’identità della Pinacoteca Agnelli.
Info: pagamento del biglietto per la Pista 500 4 euro + visita guidata 7 euro. Si prenota dal lunedì al venerdì inviando una mail a educa@pinacoteca-agnelli.it.
Pinacoteca Agnelli – via Nizza 230, Torino – 011 0062713 – pinacoteca-agnelli.it
Mara Martellotta
“Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla se non la loro intelligenza”.
Oggi, 22 aprile, si celebra la nascita di Rita Levi-Montalcini, una delle più grandi scienziate del Novecento e figura simbolo di rigore intellettuale, indipendenza e impegno civile. Nata a Torino nel 1909, ha attraversato un secolo di storia mantenendo sempre una straordinaria lucidità e una curiosità inesauribile. La sua vita è stata segnata da scelte controcorrente, a partire dalla decisione di intraprendere la carriera medica in un’epoca in cui alle donne erano spesso preclusi i percorsi scientifici. Durante gli anni delle leggi razziali fasciste, fu costretta a lasciare l’università e a proseguire le sue ricerche in condizioni precarie, allestendo un laboratorio nella propria abitazione. Dopo la guerra si trasferì negli Stati Uniti, dove sviluppò gli studi che l’avrebbero portata alla scoperta del fattore di crescita nervoso (NGF), una pietra miliare nelle neuroscienze, che le valse nel 1986 il Premio Nobel per la medicina. Accanto all’attività scientifica, Levi-Montalcini ha sempre mantenuto un forte impegno culturale e sociale, sostenendo l’istruzione, in particolare quella femminile, e promuovendo la diffusione del sapere come strumento di emancipazione. La sua formazione non si limitava alla scienza: la sua biblioteca comprendeva anche testi di politica, letteratura, poesia e femminismo, a testimonianza di una visione ampia e interdisciplinare del sapere. Nonostante la fama internazionale, non amava l’esposizione mediatica né la spettacolarizzazione del proprio ruolo. Ha sempre privilegiato la sostanza alla visibilità, mantenendo uno stile sobrio e una forte autonomia di pensiero. Dotata di una sottile ironia e di una grande disciplina, considerava anche le difficoltà come occasioni di crescita e trasformazione. La sua lunga vita, conclusasi a Roma il 30 dicembre 2012 all’età di 103 anni, è stata un esempio concreto della sua convinzione che il cervello umano possa continuare a svilupparsi e a creare per tutta l’esistenza. Nel ricordarla nel giorno del suo compleanno, emerge una figura che va oltre il profilo della scienziata: una donna capace di unire intelligenza, etica e libertà, lasciando un’eredità che continua a parlare al presente.
Maria La Barbera

Tra trasformazioni graduali, case ancora accessibili e la Dora come possibile asse verde, un pezzo di Torino che cerca la sua forma tra continuità e cambiamento.
Regio Parco, inserito nella sesta circoscrizione, è uno dei quartieri più intermedi di Torino: non abbastanza periferia da essere raccontato come margine, non abbastanza centro da essere pienamente compiuto. È uno spazio urbano di passaggio, dove la trasformazione è reale ma non ancora leggibile come sistema. E proprio in questa condizione sospesa si giocano oggi le sue criticità, le sue richieste e le sue potenzialità. Dal punto di vista urbano e immobiliare, i dati confermano questa natura ibrida. Il valore medio degli immobili si colloca ancora sotto la media cittadina, oscillando indicativamente tra 1.300 e 1.800 euro al metro quadro, con punte più alte nelle aree prossime agli assi principali. A confronto, la media di Torino si aggira intorno ai 2.200 euro al metro quadrato. Questo scarto racconta un quartiere ancora accessibile, ma non fermo: alcune micro-zone stanno risalendo, altre restano stagnanti. Il risultato è una geografia economica frammentata, dove bastano poche strade per cambiare completamente scenario. Anche il tessuto commerciale riflette questa instabilità, non esistono dati pubblici continuativi di aperture e chiusure per il singolo quartiere, ma gli indicatori immobiliari e la morfologia urbana mostrano un elemento ricorrente: turnover elevato e presenza intermittente di negozi sfitti, alternati a micro-attività locali ed etniche. Il commercio non appare consolidato, ma reattivo, spesso legato a cicli brevi di apertura e chiusura e questo e’ un segnale chiaro di un’economia di prossimità ancora in cerca di stabilità. Il paesaggio urbano è un altro elemento decisivo, Regio Parco, infatti, è segnato dalla presenza di ex aree industriali, capannoni riconvertiti solo in parte e vuoti urbani che interrompono la continuità del tessuto residenziale. Questa frammentazione non è solo estetica: incide sulla percezione quotidiana del quartiere, che appare spesso come non finito. La trasformazione avviene, ma a macchia di leopardo, senza una regia unitaria evidente. Accanto alle criticità strutturali, la Dora Riparia rappresenta uno dei principali asset non ancora pienamente valorizzati; il fiume attraversa il quartiere ma resta in molti tratti una presenza laterale più che centrale; la caratteristica di convergenza la propone anche il paesaggio dove i fiumi Po e Stura confluiscono, all’interno del parco della Colletta. Le richieste dei cittadini sono ricorrenti: maggiore accessibilità delle sponde, continuità dei percorsi ciclopedonali, manutenzione e integrazione con gli spazi pubblici. In un quartiere frammentato, la Dora potrebbe diventare un elemento di ricucitura urbana, ma oggi rimane un potenziale inespresso. Ed è proprio qui che emerge l’eccellenza più significativa del quartiere: la possibilità concreta di trasformarsi in un corridoio verde lineare costruito attorno alla Dora Riparia, una struttura naturale già presente che potrebbe diventare asse continuo di connessione tra quartieri, mobilità e qualità ambientale. Questa è un’ eccellenza potenziale: pochi quartieri dispongono ancora di spazi così ampi e continui lungo un corso d’acqua non completamente urbanizzato. La Dora, in questo senso, non è solo un elemento paesaggistico, ma una vera infrastruttura urbana in attesa di compimento.
Sul piano sociale, Regio Parco è un mosaico di popolazioni: famiglie storiche, nuovi residenti attratti da prezzi ancora accessibili, studenti e lavoratori. Questa diversità è un dato strutturale, ma non sempre si traduce in integrazione. Mancano centralità forti, luoghi pubblici continui, spazi di aggregazione capaci di trasformare la convivenza in identità condivisa. Il quartiere è abitato, ma non sempre intrecciato. A questo si aggiunge il tema della mobilità e della connessione urbana. Pur non essendo distante dal centro, Regio Parco è spesso percepito come quartiere di attraversamento più che di destinazione. La rete dei collegamenti e la qualità degli spazi pubblici contribuiscono a questa sensazione di intermittenza urbana. Eppure, proprio nella sua natura incompiuta si trova il punto più interessante, Regio Parco conserva una caratteristica rara: non ha ancora subito una trasformazione definitiva, e’ ancora un quartiere aperto, dove la direzione del cambiamento non è del tutto scritta. La domanda che emerge dai dati e dall’osservazione diretta è quindi duplice: come trasformare una crescita frammentata in un progetto urbano coerente, e come evitare che l’intermedio diventi semplicemente indefinito. Perché oggi Regio Parco non è un quartiere in declino né un quartiere in ascesa compiuta: è un sistema urbano in equilibrio instabile. Come diceva Italo Calvino “La città non è mai finita: è sempre in una fase di trasformazione.”
Di Maria La Barbera

POLITICA
Quando la legalità diventa l’unica vera garanzia di libertà
Leggi l’articolo su L’identità:
Ddl Sicurezza, oltre la polemica: quando la legalità diventa l’unica vera garanzia di libertà