Lunedì 23 settembre alle ore 18 a Palazzo Cisterna (via Maria Vittoria, 12), il Centro “Pannunzio” e l’Associazione Internazionale “Regina Elena” organizzano un ricordo della Principessa Mafalda di Savoia, figlia del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena, morta in prigionia nel campo di sterminio nazista di Buchenwald. Parteciperanno Pier Franco Quaglieni, Nino Boeti, Bruna Bertolo e Maura Aimar. Letture di Anna Abate. Verrà inoltre inaugurata nell’atrio di Palazzo Cisterna una Mostra su Mafalda di Savoia.
In mostra alla GAM di Torino, il lungo viaggio fra spazio – forme – vita dello scultore torinese. Fino al primo dicembre

Un’antologica, nella sua (non sempre verso di lui attenta) Torino, come dovuto omaggio a una delle più importanti figure dell’arte italiana d’avanguardia degli ultimi decenni. Mostra esaustiva e intelligentemente e volutamente didattica, pur nell’obbligatorietà della selezione dei pezzi esposti; specchio importante della lunga esperienza operativa dell’artista, in cui sempre s’ha da fare i conti con la “diagonale del pazzo”, sempre lì che t’aspetta a sconvolgere l’ordine spaziale e mentale delle cose, delle forme, delle idee e dell’ambiente che il tutto contiene. Ad affermarlo, nella conferenza stampa di presentazione, è Bernard Blistène, direttore del parigino Centre Georges Pompidou, che continua sul tema: “Entrare nello spazio di Icaro è come giocare a scacchi”, dove sempre hai da aspettarti quella “trappola d’apertura” o “diagonale del pazzo” che inevitabilmente porta allo scacco matto più veloce impensabile e inatteso. E sì, perché nelle esili, essenziali, minimaliste sculture di Paolo Icaro Chissotti c’è sempre lo zampino della ricerca , dell’imprevista e immediata e assillante e del tutto singolare sperimentazione, in cui si mescolano senza mai profondamente attecchire i dogmi dell’Arte Povera o Concettuale o delle Avanguardie americane, ma che in sé accarezza anche i sogni e i gesti di memorie antiche (che partono dai segni michelangioleschi della “Pietà Rondanini”, bene in vista in un’amatissima riproduzione fotografica mai spostata dal suo tavolo di lavoro), insieme alla “spudorata eccezione del gioco” (Icaro dixit).
Gioco come scarto bizzarro del fare che ti spariglia le carte, ma anche condizione di vita – e non semplice momento di dispersione superficiale – ad un tempo seria (con la vittoria) e drammatica (con la sconfitta). Gioco come vita. Come inizio e fine. Come nascita e morte. Come continuo divenire. Come distruzione e ricostruzione fra macerie dell’anima e macerie fisiche, simili a quelle delle case bombardate in tempo di guerra e che “da bambino- ricorda l’artista che nel ’43 abitava a Torino in piazza della Consolata – sono state la mia prima grande scuola di fantasia”. E questo è e vuole essere il pesante bagaglio, le grandi ingombranti valigie che Paolo Icaro si porta dietro in quel suo ormai lungo viaggio esistenziale rappresentato simbolicamente, in mostra, dal “Viaggio senza data”, scultura lineare site specific realizzata nel 2019 appositamente per la rassegna alla GAM, con filo di alluminio e un complesso ghirigori di curve, ripresa in video per essere proiettata sul fondale della stanza (in tutto sono nove a percorso circolare-cronologico) raddoppiandola. L’installazione si pone al termine di un percorso che, nel Museo di via Magenta, assembla una cinquantina di opere, raccontando 55 anni (dal 1964 al 2019) del lavoro dell’artista, nato a Torino nel ’36, allievo agli esordi di Umberto Mastroianni (fu lui ad affibbiargli il nome Icaro) e poi transfuga (volontario,vigile e curioso) a Roma, a Genova – dove partecipa alla mostra, basilare nell’Italia del ’67, “Arte Povera Im-Spazio” alla “Bertesca” – e altrove in patria e due volte negli States, a New York prima e poi, dal ’71 e per una decina d’anni, nel Connecticut. Oggi Icaro vive e lavora a Tavullia, nelle Marche.

“L’esposizione – scrive Elena Volpato, curatrice dell’antologica – propone una rilettura dell’opera di Icaro che intende mostrare la continuità e l’evoluzione del pensiero poetico dell’artista attraverso i decenni, la sua cifra più propria, la costante riflessione dell’artista che incessantemente rilegge lo spazio e la scultura alla luce di un principio trascendente per il quale la vita delle forme coincide con il senso del divenire”. Dal gesso, all’acciaio, al legno o al cemento, molteplici sono i materiali da lui impiegati e che in mostra vengono esaltati da opere come il “Nido di Torino”, anch’essa realizzata in occasione della mostra (dove lo spruzzo di rosa sulla grande parete bianca è segno di rinascita a dispetto dell’inospitale “boccone di gesso” privo dell’accogliente cavità propria del luogo-dimora) o la “Cornice” in gesso e pigmento, così come i “Lunatici” (secchi di acciaio zincato) o quell’improbabile “Cuborto” in acciaio del ’68, che a Blistène suggerisce addirittura un “rapporto d’instabilità quasi sismica”. Non nuovo alla GAM, lo scultore già cinquant’anni fa, nel 1967, entrò per la prima volta nelle sue Collezioni, con l’opera “Bicilindrica”, un cemento del ’65, acquisita con il nucleo di opere del Museo Sperimentale di Eugenio Battisti cui, nel Duemila, si sono aggiunte altre sei opere realizzate nella stagione dei primi anni Ottanta, grazie al sostegno della Città di Torino e della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.
Gianni Milani

“Paolo Icaro. Antologia /Anthology 1964 – 2019”
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, via Magenta 31, Torino; tel. 011/4429518 o www.gamtorino.it
Fino al primo dicembre
Orari: da mart. a dom. 10/18; lun. chiuso
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Photo: Michele Alberto Sereni
Chissà se la data del disco è giusta…
Caleidoscopio rock USA anni 60
A volte è difficile spiegare il perché valga la pena parlare di bands semisconosciute o cadute nell’oblìo in men che non si dica. Quelle bands di cui si sa poco o nulla, magari nemmeno l’anno di fondazione o di scioglimento, su cui permangono perfino dubbi riguardo la datazione dei rarissimi 45 giri incisi; bands su cui non sappiamo nulla riguardo il manager o riguardo i locali in cui si esibivano, o se avessero partecipato a competizioni più o meno note e ambite. Magari si conoscono solo i nomi dei loro componenti, ma nulla riguardo le influenze originarie, i cambi di formazione, l’evolversi dello stile o del sound. Eppure se ne deve parlare per onestà intellettuale e per il fatto che, sebbene comete passate rapidamente, lasciarono, durante la breve parentesi della loro fiammata di ispirazione, perle isolate ma luminose, esiti musicali avanti di decenni rispetto ai tempi. Nella seconda metà degli anni Sessanta non era evento così raro il trovare suoni o stili incredibilmente precorritori, tanto che all’ascolto verrebbe da controllare la data di incisione con ricerche incrociate, salvo poi ammettere che effettivamente l’anno era quello e che il sound anticipava soluzioni musicali ben più famose ma sopraggiunte anche 10 anni dopo.
In questa rubrica da me curata sarà facile imbattersi in queste “stelle isolate”; ma, come le supernova, destinate a morire nel momento del loro massimo fulgore per eventi improvvisi o imponderabili.
Un esempio veloce veloce? The Dystraction, formatisi a Reno (Nevada) tra compagni alla Wooster High School e alla Sparks High School: Rick Yancey (V, chit), Rob Hanna (V, chit), Danny Herring (b), Scott Monroe (batt). Tramite Bob Hanna, padre del chitarrista e membro degli Esquires, ebbero un punto di contatto con l’etichetta Coast records di Hollywood, con cui incisero un unico 45 giri (considerato perla rara da moltissimi cultori del rock psichedelico ma soprattutto dell’hard rock delle origini). Nel 1969 (sebbene appaia incredibile ascoltandone il sound) esce questo single: “Wonder What Ya Feel” [Hanna] (Coast 6969; side B: “Where Are We Now” [Hanna]). Il lato A è pionieristico all’ennesima potenza ed è quello che più mette a dura prova la datazione, dimostrando quanto il rock anni ‘60 avesse forme all’avanguardia e seminasse con abbondanza su un terreno fertilissimo per i decenni successivi. L’incisione fu stella luminosa per una band su cui si hanno scarsissime informazioni, se non che nel 1969 si esibì in vari clubs in Oregon e California e che partecipò con successo ad una “Battle of the Bands” a Reno già nel 1968; probabilmente fece il bis nel 1969, qualificandosi tra i quattro vincitori che passarono alla fase successiva a Las Vegas, secondo la cronaca locale di Reno Gazette-Journal e Nevada State Journal. Altre notizie sono impossibili da trovare e tantomeno c’è possibilità di stilare una cronologia sull’ultimo periodo dei The Dystraction; figuriamoci ricostruire le circostanze o i motivi dello scioglimento della band…
Ciò che resta è il lascito musicale e soprattutto il fatto che ancora in molti (esperti e non) si stiano arrovellando il cervello per trovare una spiegazione ad un sound così pionieristico e precursore, da lasciare incantati ed increduli. Me compreso…
Gian Marchisio
Mercoledì 25 settembre Ore 18 Libreria Il Ponte sulla Dora (Via Pisa 46, Torino) Ingresso libero
Ritorna “Sul Ponte diVersi. I poeti d’oggi”, la rassegna di incontri di poesia organizzata dal gruppo di lettura “Sul Ponte diVersi”. Giunta alla terza edizione, porta a Torino poeti e maestri, invitati a confrontarsi sulla poesia e sul suo valore.
Torino, 19 settembre 2019 – Riparte con Giampiero Neri, mercoledì 25 settembre alle ore 18, la stagione di incontri con i poeti contemporanei italiani “Sul Ponte diVersi. I poeti d’oggi”. L’autore lombardo sarà ospite della Libreria Il Ponte sulla Dora (Via Pisa, 46) e del gruppo di lettura “Sul Ponte diVersi”, che unisce studenti e dottorandi delle Università di Torino e Roma Tre.
«Il più in ombra dei grandi maestri», come lo definisce Andrea Cortellessa, Giampiero Neri è in realtà una delle più autorevoli voci del panorama letterario del secondo Novecento: esperto di poesia italiana ed europea, da Dante a Ungaretti, da Rimbaud a Campana, i suoi studi, intrisi di storia e filosofia orientale, intercettano anche la prosa, in particolare l’opera di Beppe Fenoglio, l’epicità del suo stile essenziale. Poeta eclettico e anticonvenzionale, Giampiero Neri si racconta a lettori e appassionati, ripercorrendo la strada che lo ha condotto dagli esordi alla recente autoantologia, Non ci saremmo più rivisti (Interlinea, 2018). A partire dalle domande dei quattro organizzatori e dalle suggestioni del pubblico, il poeta lombardo potrà esprimere la sua visione del mondo e della poesia; al centro, la lettura condivisa dei testi, con la possibilità – unica – di un commento a voce d’autore.
La rassegna “Sul Ponte diVersi. I poeti d’oggi” promette una stagione di grandi ospiti: sulla scia del successo delle due edizioni passate, che hanno accolto poeti e critici di fama (Umberto Fiori, Riccardo Olivieri, Franco Buffoni, Francesco Iannone, per quanto riguarda la prima; Mario Baudino, Giulia Rusconi, Matteo Marchesini, Marco Corsi, Fabio Pusterla, Guido Mazzoni e Franca Mancinelli la seconda), l’edizione 2019-2020 ha in calendario, oltre all’incontro settembrino con Giampiero Neri, un confronto d’ottobre con Carlo Bordini e a novembre uno spin off dedicato al «Quaderno di poesia contemporanea» dell’editore Marcos y Marcos.
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Giampiero Neri – pseudonimo per Giampietro Pontiggia, è un bancario reinventatosi poeta. Nato ad Erba nel 1927, intraprende studi scientifici a Milano, dove inizia presto a lavorare in banca. Il suo esordio letterario è tardivo e avviene grazie all’interlocuzione e al confronto con il fratello Giuseppe Pontiggia, già narratore affermato: i versi di Neri iniziano a vedere la luce a metà degli anni ’60 su alcune riviste letterarie, «Il Corpo», «Almanacco dello Specchio» e «Paragone». Nel 1976 esce a Milano la prima raccolta edita da Guanda, L’aspetto occidentale del vestito, che tradisce uno stile asciutto, prosastico, lontano sia dallo sperimentalismo neoavanguardista sia dalla più classica tradizione lirica del secolo scorso. Seguono, tra gli altri, Liceo (1986), Dallo stesso luogo (1992), Teatro naturale (1998), Armi e mestieri (2004), l’Oscar Mondadori Poesie 1960-2005 (2007), Paesaggi inospiti (2009), Il professor Fumagalli e altre figure (2012), Via provinciale (2017), fino alla recente autoantologia Non ci saremmo più rivisti (2018). Il gruppo di lettura Sul Ponte diVersi nasce alla fine del 2017 su iniziativa di Riccardo Deiana, Federico Masci, Jacopo Mecca e Francesco Perardi con lo scopo di rendere pubblici i privatissimi confronti che da tempo si consumavano al chiuso di caffetterie e appartamenti per fuori sede. Il primo incontro risale al 21 marzo del 2018 (giornata mondiale della poesia) e riscuote un enorme successo, grazie soprattutto alla caratura dell’ospite: Umberto Fiori. Tale esordio permette al gruppo di procedere con il suo programma raccogliendo grandi adesioni. Gli obiettivi? Dialogare direttamente con i poeti, rimanendo “fedeli, domestici e rigorosi” ad una politica indipendente dalla promozione editoriale; indagare l’intera produzione del poeta ospite, ricostruendone la genealogia e svelandone segreti e idiosincrasie. “Rendersi conto che una comunità di lettori forti di poesia esiste, ma le manca un luogo in cui trovarsi, condividere, esprimersi liberamente. Questa presa d’atto è il nostro punto di partenza: vogliamo dare la possibilità ai lettori di conoscere i loro autori, di sedersi al loro fianco e guardarli negli occhi; favorire l’incontro tra avventori, giovani critici e aspiranti tali, librai, professori, studenti, studiosi, poeti e poeti…”. Queste le parole con cui il gruppo descrive un’iniziativa coraggiosa che, sin dall’inizio, ha incontrato ampia approvazione e consensi diffusi.
Trionfano la musica e l’amore: sposi due suoi musicisti

Fiori d’arancio sabato 21 settembre prossimo per due componenti de “ I Virtuosi dell’Accademia di San Giovanni”, orchestra residente del Duomo di Torino, e reduci dal successo della partecipazione al Piano Trail di Macugnaga, festival pianistico giunto alla sua seconda edizione, svoltosi lo scorso agosto ai piedi del monte Rosa.
A convolare a nozze a Caselette, dove vivono, saranno Ugo Favaro, cornista dalla chiara fama che ormai travalica i confini nazionali, e la violinista Valentina Rauseo. Favaro, che si è accostato allo studio della musica già in tenera età e diplomatosi al Conservatorio di Alessandria con il massimo dei voti nel 1987, ha poi collaborato con formazioni orchestrali di indiscusso pregio quali la Sinfonica Nazionale della Rai ed il Teatro Regio di Torino, l’Orchestra di Santa Cecilia, l’Orchestra da Camera di Padova e del Veneto e quella “Arturo Toscanini” di Parma, ricoprendo sempre il ruolo di primo corno e di corno solista. È anche stato vincitore del primo premio al Concorso di musica da camera “Città di Genova” nel 1994 e del primo premio, l’anno successivo, al Concorso Zoppi” per corno della città di Asti.

La violinista Valentina Rauseo, diplomatasi nel 2001 presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, sotto la guida di Christine Anderson, ha poi ottenuto due borse di studio per i migliori esami di compimento inferiore e medio, ed il premio “Berrino” per il miglior diploma. Attualmente svolge attività concertistica sia come solista sia in formazioni cameristiche, in cui cura con attenzione il repertorio romantico per violino e pianoforte. Ottenuto il diploma di perfezionamento musicale a indirizzo virtuosistico presso l’Accademia superiore di Musica “Lorenzo Perosi” di Biella, collabora con varie orchestre tra le quali dal 2005 lOrchestra Sinfonica Nazionale della Rai, dal 2009 il Teatro Regio di Torino, dal 2007 la Filarmonica 900 del Teatro Regio e, attualmente, con I Virtuosi dell’Accademia di San Giovanni. Quest’ultima orchestra ha visto confluire il talento artistico di questi due musicisti in un percorso comune professionale, che è diventato anche di vita. I Virtuosi dell’Accademia di San Giovanni sono l’espressione musicale di un’associazione culturale che ha sede presso la Cattedrale Metropolitana di Torino, vantando come presidente il parroco don Carlo Franco, e che ha come obiettivo l’interesse di promuovere lo Spirituale nell’Arte.
Mara Martellotta
Ritratto d’ artista
Smania di essere , di respirare, di assaporare, di donare impeto e meraviglia a tutte quante possano essere quelle forme d’arte , dalle più bizzarre ma autentiche , alle più fantastiche e fantasiose , alle più carnali e impetuose….frutto di inesorabili virtù che nascono da cuore , mente e sensazioni persino olfattive, vestite di eclettica personalità, che si toglie il lusso di pensare prima di creare…forse perché la sua vera natura artistica è senza alcun dubbio l’essenza del suo estro, la più incontaminata e sgombra di filtri, di pensieri e di riflessioni, ossia pura!

Così si fa riconoscere Alfredo Centofanti, artista emergente torinese, originario però dell’Appennino abruzzese , la sua terra di montagna intervallata da cime imponenti e profonde vallate . Genuino e presente è quindi il suo territorio, dai colori ora accesi ora sfumati , che spesso lui interpreta e caratterizza nelle sue opere.
La terra “SUA” , quella che ha respirato nella sua radice più profonda e che lo rappresenta in quelle sue tele, dove emozioni, sentimenti e storie sono carezze del suo ieri, del suo oggi e del suo domani, che dona ai suoi spettatori nel profumo inebriante della loro attenzione più trasparente.
La sua è una pittura astratta che nasce devota per quell’incontrollata attrazione per la natura, colei di cui lui si nutre per la sua arte, con quell’immaginazione istantanea che gli viene suggerita da un’impetuosità senza confine, perché senza di essa lui non respira la sua interpretazione ne ispirazione per la sue creazioni.
Per Alfredo Centofanti la “natura” è il sostentamento universale che nutre il lancio della sua pennellata sulla tela , nella rappresentazione più appropriata a ciò che in lui vive per essa , perché questa è la sua protagonista assoluta , la musa ispiratrice per il proseguo alla vita ,nell’impetuosità della sua arte e della sua tecnica.
Nelle sue opere quindi si scorge la chiave di lettura capace di portare l’attenzione all’eccesso più luminoso della sua ispirazione, dove la natura predomina e diviene davvero la “Regina” , la guida spirituale per l’immaginazione più fervida ,delicata ma anche prorompente, quella che si annida nel pensiero dell’essere comune perché umanamente sorprendente e pura . In essa emerge la lettura della sua potenza, quella che di gran lunga oltrepassa i suoi abitanti terrestri , amanti lettori della sua bellezza ma anche a volte disfattisti della sua essenza. Un messaggio quasi provocatorio quello che Alfredo Centofanti vuole trasmetterci , e che ci fa pensare di non essere poi fondamentalmente noi i padroni del mondo ma la natura stessa a sostenerci e a guidarci.
Nei suoi blu, nei suoi rossi e gialli, nei suoi viola , nei sui verdi chiari e scuri e in quelle sue sfumature anche più candide e eteree, lui si concede all’immediatezza , conducendo i suoi spettatori in un viaggio nella natura , la più assoluta , incontaminata e protetta, magicamente e magistralmente dipinta con pennelli delicati dai quali traspare il sentimento e il rispetto più inconsueto che l’amore dei sensi e del rispetto per la bellezza ,si concludono in un’opera dalla naturalezza e dalla luce più rappresentativa e spettacolare.
Oltre che un grande artista, Alfredo Centofanti nasce anche come eccellente e riconosciuto fiorista nonché come artigiano orafo . Colui che nelle sue creazioni fa trasparire un’insolita ecletticità, anticonvenzionale , originale e davvero rara, ponendo alle sue composizioni, al suo design e alla sua arte, l’eleganza di un gusto unico e insolito, per i suoi accostamenti e i suoi contrari , sia nei tratti che nei colori che sa accostare.
Oggi emerge come artista contemporaneo che rifiuta qualsiasi forma convenzionale di pittura figurativa o astratta che sia , basata unicamente su canoni razionali, solo legati da una tradizione ormai già scontata. Al contrario, lui approda nel mondo fantastico dell’arte perfezionando e esprimendo con stile quel suo unico linguaggio pittorico , scartando linguaggi culturali superficiali e di apparenza, affinando invece il senso della bellezza più vergine, quella visiva e assolutamente sponsorizzata da un cuore e da un’anima che sanno vedere solo laddove il linguaggio dell’essere sa parlare anche nel silenzio e nel buio più assoluti.
Alfredo Centofanti esporrà nelle data del 26 settembre 2019 in via Maria Vittoria 21 – primo piano, presso la galleria : “APARTMENT GALLERY TORINO”
Per visite su appuntamento scrivere a: centofanti.art@gmail.com
Monica Di Maria di Alleri
Una vittoria meritata
Fino al 4 novembre al Museo Pietro Micca è possibile visitare la mostra “La vittoria meritata” che consente al visitatore di conoscere nei dettagli le fasi salienti e i protagonisti della battaglia del 7 settembre 1706.

L’assedio di Torino del 1706 si concluse con questa battaglia nella quale le truppe austro-piemontesi, guidate da Vittorio Amedeo II e dal principe Eugenio di Savoia, respinsero definitivamente gli assedianti francesi e spagnoli. Il Museo Pietro Micca, al termine di un percorso di mostre ed eventi iniziato a maggio, rievoca l’anniversario di 313 anni con questa rassegna visitabile gratuitamente. Molte le curiosità esposte tra cui la carta delle tappe di marcia del Principe Eugenio da Verona a Torino, tra luglio e settembre 1706. Si trovano documenti di rilievo come il “Ragguaglio istorico dell’assedio, difesa e liberazione della Città di Torino” di Francesco Antonio Tarizzo, del 1707, una lettera originale del 1727 del principe Eugenio a Vittorio Amedeo II, un dipinto di Vittorio Amedeo II giovane e il modello in bronzo della statua equestre del principe Eugenio, collocata in piazza degli Eroi a Vienna.

Un particolare approfondimento è dedicato alla ricostruzione del campo di battaglia attraverso le rielaborazioni grafiche della ricercatrice Carla Amoretti, figlia del generale Guido Amoretti, fondatore del Museo Pietro Micca. Vedere la mostra è un’occasione per ammirare il Museo Pietro Micca in via Guicciardini 7 a pochi passi da Porta Susa. Costruito nel 1961 in occasione delle celebrazioni per il centenario dell’Unità d’Italia il museo sorge nel luogo in cui durante le fasi dell’assedio era stata sistemata una batteria francese con due grossi pezzi di artiglieria puntati contro le mura della Cittadella. L’edificio è collegato al sistema sotterraneo delle gallerie della Cittadella. Oltre ai numerosi oggetti trovati in galleria e nella scala di Pietro Micca, nei due saloni del Museo sono presentati al pubblico modelli di recente realizzazione che illustrano il sistema delle gallerie sotterranee e il loro impiego.

Nel salone inferiore viene proiettato un documentario sull’episodio di cui Pietro Micca fu protagonista nella notte tra il 29 e il 30 agosto 1706. Dal salone inferiore una scala conduce nelle gallerie aperte al pubblico. È una visita insolita e coinvolgente con la discesa nei camminamenti che non presenta alcuna difficoltà ma si svolge unicamente con le guide del museo. Il Museo civico Pietro Micca è aperto da martedì a domenica 10.00-18.00, lunedì chiuso, il biglietto costa 3 euro, possibilità di visite guidate.
Filippo Re
IL 1° OTTOBRE
Lo storico cantautore e music-maker presenta dal vivo il nuovo cd
E’ un appuntamento importante e prezioso con ben 50 anni di musica in una sera quello che vede protagonista Valerio Liboni.
Torinese, classe 1950 (suo padre, Gianni Liboni, è stato spalla storica del grande Erminio Macario), il prossimo Martedì 1° Ottobre – a partire dalle ore 21.00 nell’elegante e prestigiosa cornice del ‘Circolo dei Lettori’ in Via Giambattista Bogino 9 a Torino – il noto artista presenta il nuovo album fresco di pubblicazione, dal titolo ‘Questa è la mia vita’.
Una raccolta di inediti dall’intenso sapore cantautorale prodotto a quattro mani con Silvano Borgatta (già al fianco, tra i tanti, di Phil Collins, Renato Zero, Lucio Dalla, Enzo Jannacci e gli Stadio) e Guido Guglielminetti (già produttore di Francesco De Gregori e Ivano Fossati), in uscita il prossimo 27 settembre nei negozi di dischi e negli stores digitali su etichetta ‘Incipit Records/Egea Music’, prestigiosa casa discografica indipendente piemontese: per la quale incidono anche, fra gli altri, altrettante stelle di prima grandezza del panorama musicale italiano quali Andrea Mingardi, Fabio Concato, Sergio Cammariere, Danilo Rea, Gino Paoli e i Dik Dik.
Un recital unplugged, in elegante equilibrio fra musica e parole, nel quale Valerio Liboni, già fondatore de ‘I Ragazzi del Sole’ e La Strana Società (formazione nata sotto la Mole che negli anni Settanta vendette oltre 10 milioni di copie con la hit internazionale ‘Pop Corn’, storica sigla per anni de ‘La Domenica Sportiva’ su Raiuno), nonché leader storico del complesso beat-pop ‘I Nuovi Angeli’ (quelli di ‘Donna Felicità’, ‘Ragazzina’, ‘Singapore’), racconterà sé stesso e l’intensa carriera artistica di cui è felice protagonista attraverso gli aneddoti, i ricordi, le canzoni e le emozioni che l’hanno reso amato e popolare in Italia e all’estero, sul fil rouge della memoria e della musica di qualità.
Valerio Liboni (batterista, autore e compositore, produttore discografico e anche scrittore con ‘Crash!’ (Edizioni Aereostella) e ‘Io questa maglia sognavo da bambino’ (Egea Music), due preziosi volumi dedicati rispettivamente alla storia della musica leggera italiana e all’epopea dei leggendari granata di Superga) riproporrà dal vivo in versione voce e pianoforte anche i successi e i dischi scritti e prodotti per artisti di primo piano della scena musicale nazionale quali Fiorella Mannoia, Umberto Tozzi, Donatella Rettore, i New Trolls, Mal, Dino, Wilma Goich, Little Tony, gli O.R.O., Gianni Boncompagni, Pippo Franco, Renzo Arbore e moltissimi altri, condividendo con il pubblico curiosi retroscena dal sapore retrò.
Oltre, naturalmente, alla sua militanza granata quale autore degli inni ufficiali del ‘Torino Calcio’. Di cui ‘Ancora Toro’, firmata insieme al valente polistrumentista torinese Silvano Borgatta, coprotagonista della serata-evento, ha di ben lunga superato il milione di views su YouTube.
Introducono l’incontro Giulio Graglia, regista Rai e teatrale, consulente de ‘La Partita del Cuore’ su Raiuno, e Sabrina Gonzatto, stimata scrittrice e giornalista, nonché esperta di marketing e comunicazione.
Modera l’incontro il critico musicale, giornalista radiotelevisivo e scrittore Maurizio Scandurra, con già all’attivo importanti collaborazioni in video in programmi di punta di Raiuno e Raidue.
L’ingresso è gratuito. L’evento è promosso e organizzato dalla ‘Fondazione Circolo dei Lettori’ in collaborazione con ‘Linguadoc Communication’.
Per informazioni, info@circololettori.it e 011 4326826.
“Fausto Coppi, i 100 anni del mito”
Per ricordare il Campionissimo, una serata con la partecipazione del figlio Faustino al Castello di Miradolo
Venerdì 20 settembre, ore 18,30
San Secondo di Pinerolo (Torino)

Sarà certamente un incontro imbastito di mille ricordi, racconti (fra realtà, mito e leggenda) e grandi emozioni, quello organizzato dalla Fondazione Cosso nelle sale del Castello di Miradolo, in via Cardonata 2 a San Secondo di Pinerolo (Torino), per celebrare, in un grande coro di iniziative partite ormai da tempo e promosse un po’ ovunque, i 100 anni dalla nascita di Fausto Coppi leggenda e icona del ciclismo italiano e mondiale, nato a Castellania il 15 settembre 1919 e scomparso a Tortona il 2 gennaio 1960. Ospite della serata, il figlio Faustino che, insieme allo scrittore Filippo Timo ripercorrerà le vicende umane e sportive del celebre padre, i 40 anni della sua vita unica e straordinaria e i 60 trascorsi dalla sua tragica scomparsa. L’appuntamento è per venerdì 20 settembre prossimo, alle ore 18,30. A sollecitare curiosità e spunti di emozionante confronto e narrazione, saranno anche due libri dedicati (fra i tanti) al Campionissimo. Il primo, dal titolo “Viva Coppi!” (Ed. Monboso, 2010) porta la firma dello stesso Filippo Timo ed è un romanzo in cui si miscelano le immagini delle grandi vittorie (cinque Giri d’Italia, due Tour de France, un Campionato mondiale nel ’53, due titoli mondiali su pista nel ’47 e nel ’53 e il primato dell’ora imbattuto dal ’42 al ’56, solo per ricordare quelle “storiche”) accanto a scatti di famiglia e d’infanzia, in un distillato di concrete suggestive memorie di paese che riporteranno il pubblico e i lettori indietro nel tempo, fino ai primi anni di Fausto trascorsi a Castellania.
“Un’altra storia di Fausto Coppi, lettere di un figlio a suo padre” (Ed. Libreria dello Sport, 2017) è invece il titolo del secondo libro che farà da stimolo alla serata organizzata a San Secondo di Pinerolo, in un lembo della provincia piemontese da sempre fortemente legata al magico “Airone”, che proprio qui compì la sua impresa più celebre con i memorabili 192 chilometri di fuga solitaria (“un uomo solo al comando”) nella tappa Cuneo- Pinerolo del Giro d’Italia del 1949, settant’anni fa. Autore del libro, Faustino Coppi, con la cura e la collaborazione del giornalista Salvatore Lombardo: una sorta di intimo, toccante viaggio nella leggenda, di “epistolario immaginario” nel quale la voce di un figlio si mescola a quella dei tanti amici e testimoni delle storie di uno fra i massimi protagonisti dello sport del nostro Novecento. A conclusione dell’incontro, seguirà un aperitivo nella Caffetteria del Castello, con le tipiche specialità dell’“Antica Pasticceria Castino”.
Ingresso gratuito. Aperitivo 7 Euro a persona. Prenotazione obbligatoria allo 0121/502761 o prenotazioni@fondazionecosso.it.
Per ulteriori info: tel. 0121/376545 o www.fondazionecosso.it
g. m.
4a edizione. Evento di fine estate con area ristoro, musica e attività culturali e ricreative per tutte le età
Sabato 21 settembre 2019 – dalle ore 15:30
Parco Culturale Le Serre, Via Tiziano Lanza 31, GRUGLIASCO (TO)
Ingresso gratuito | www.leserre.org
La manifestazione si svolgerà anche in caso di maltempo presso la struttura “La Nave”
Al Parco Culturale le Serre di Grugliasco si svolge per il quarto anno consecutivo il Goodbye Summer Fest, evento ideato per salutare l’estate con una colorata e divertente festa all’interno di uno dei parchi più belli della provincia di Torino. L’evento si svolge sabato 21 settembre 2019 a partire dalle ore 15:30, con un programma che propone attività culturali e ricreative per tutte le età e un’ampia area ristoro con cibo e bevande di qualità.
Una giornata ricca di proposte con i concerti delle band Clerks, The Spell of Ducks e Atlante, esibizioni di danza contemporanea, un fornitissimo Ludobus e tanti altri laboratori, giochi e letture animate per bambini, stand con prodotti solidali e a km zero, una mostra fotografica sull’Alzheimer, La possibilità di provare molti strumenti musicali, visite gratuite al Museo Gianduja, al RiMu (Rifugio Antiaereo e Museo della Grugliaschesità) e altro ancora…
Cultura, musica, intrattenimento e prodotti enogastronomici del territorio nella bella cornice delParco Culturale Le Serre, importante luogo d’incontro e di eventi nel centro storico della città di Grugliasco con 35 mila metri quadri immersi nel verde ed edifici storici, tra i quali spicca la magnifica settecentesca Villa Boriglione Moriondo.
Il parco è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, gode di un adiacente ampio parcheggio libero e la manifestazione si svolgerà anche in caso di maltempo presso la struttura La Nave.
I CONCERTI E LE BAND
Sono tre i gruppi che suoneranno nell’arco della serata. Alle ore 19:30 cominciano i Clerks con il loro rock acustico suonato sul balcone di Villa Boriglione, per proseguire sul palco allestito nel verde con il folk dei The Spell of Ducks dalle ore 20:45 e il rock-grunge degli Atlante dalle ore 22:15.
I Clerks sono una band torinese nata nel 2013 da componenti provenienti da diverse realtà musicali quali Slide, Persiana Jones, Kiino, Fakeman, Denimor e hanno esordito nel 2014 con il loro primo album “Sintonizzati”. Uniti dalle loro frustranti esperienze professionali come commessi, da qui il nome del gruppo e la “divisa da lavoro” nei live, combinano un mix esplosivo di rock-pop-indie-punk italiano in grado di dar voce a temi importanti in controtendenza all’ondata di cantautori di moda in questo momento. Il titolo dell’album “Sintonizzàti” o “Sintonizzati” prende il nome dall’omonima traccia e filo conduttore dell’intero lavoro che invita a interrompere il bombardamento mediatico a cui siamo continuamente sottoposti e a ricollegarsi con il mondo reale.
The Spell of Ducks sono una band di Torino nata nel settembre del 2015 che suona un folk con molteplici influenze ed è formata da Ivan Lionetti (voce), Andrea Del Col (chitarra e cori), Guido Greco (banjo, tastiere e cori), Alessandro Negri (batteria), Gianluca Gallucci (basso) e Alberto Occelli (violino e viola). Danno il via quasi immediatamente ad un’intensa attività live che li porta ad esibirsi su più di 60 palchi nel 2017, tra cui quello di Apolide Festival, del Teatro dell’Opera di Firenze e del Teatro Ariston. A marzo del 2017 sono nominati “Artisti del Mese” per MTV New Generation con il singolo “Some Days”, entrando in programmazione su MTV Italia Canale 708 di Sky. Partecipano inoltre all’edizione 2017 di Italia’s Got Talent nella fase delle audition e ottenendo l’approvazione di tutti e quattro i giudici. A novembre 2018 vengono selezionati da Red Ronnie per la finale di Fiat Music, portando sul palco dell’Ariston di Sanremo “Giada”, il loro primo singolo in italiano.
Atlante è una band nata nel 2016 a Torino e formata da Claudio Lo Russo alla chitarra e voce, Andrea Abbrancati al
basso e Stefano Prezzi alla batteria. I tre si pongono come obbiettivo quello di accompagnare testi in italiano di natura introspettiva con sonorità rock/grunge di stampo angloamericano, nel marzo del 2017 escono con il loro primo ep “Nello spazio più nero” e suonano in seguito in apertura a gruppi più conosciuti nel panorama italiano.
Grazie all’ultimo singolo “Atlas”, uscito a gennaio 2018, vengono scelti come artisti del mese da MTV New Generation, entrando in rotazione nel canale Mtv Music 704 di Sky per il mese di marzo. Ad agosto 2018 il video di “Atlas” viene inserito fra i 30 finalisti del Mei Superstage e del Premio Pivi 2018 al fianco dei video di artisti del calibro di Colapesce, The Zen Circus, Calcutta, Motta, Gazzelle, Giorgio Poi, ecc..