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Gli ospedali piemontesi migliorano il proprio posizionamento nella classifica “World’s Best Hospitals 2026”, la graduatoria internazionale elaborata ogni anno dalla rivista Newsweek in collaborazione con la società di analisi dati Statista. La classifica si basa sulle valutazioni di medici, professionisti sanitari ed esperti del settore.
Nel confronto tra il 2025 e il 2026 le strutture ospedaliere del Piemonte registrano complessivamente un significativo avanzamento, guadagnando in totale 45 posizioni. Restano stabili le Molinette di Torino, che mantengono il 13° posto in Italia. In crescita l’ospedale Mauriziano, che passa dal 19° al 16° posto, mentre l’ospedale di Alessandria guadagna cinque posizioni, arrivando all’86° posto.
Progressi anche per l’azienda ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo, che recupera nove posizioni salendo all’88° posto, e per l’ospedale Gradenigo, che avanza di dieci posizioni raggiungendo il 101° posto. Ancora più marcato il miglioramento del San Luigi Gonzaga di Orbassano, che sale di 14 posizioni e si colloca al 105° posto. Cresce anche il Cottolengo, che guadagna quattro posizioni e si inserisce tra i migliori 120 ospedali italiani, al 114° posto.
Registrano invece un lieve arretramento il San Giovanni Bosco di Torino, insieme al Cardinal Massaia di Asti e al Sant’Andrea di Vercelli.
«Queste classifiche — commentano il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Federico Riboldi — mostrano come il sistema sanitario piemontese continui a contare su professionalità riconosciute e su ospedali che garantiscono ogni giorno cure di qualità. Allo stesso tempo evidenziano quanto sia necessario proseguire negli investimenti sulle strutture. Il piano da quasi cinque miliardi di euro che abbiamo avviato va proprio in questa direzione: nuovi ospedali, tecnologie più avanzate e servizi sempre più vicini ai cittadini. Il nostro obiettivo è consegnare ai piemontesi una sanità più moderna e un Piemonte migliore di quello che abbiamo trovato».
Il quadro complessivo è influenzato anche dall’età di molti edifici ospedalieri, alcuni dei quali hanno oltre un secolo di vita, un elemento che inevitabilmente incide nelle valutazioni degli esperti. Per ridurre questo divario, la Regione ha avviato negli ultimi anni un ampio piano di edilizia sanitaria: quasi 5 miliardi di euro di investimenti, 11 nuovi ospedali, oltre 30 ospedali di comunità e 91 case di comunità. Tra i progetti più rilevanti figura il Parco della Salute di Torino, destinato a ridisegnare nei prossimi anni la geografia ospedaliera piemontese e a contribuire alla costruzione di una rete sanitaria più moderna ed efficiente entro la fine del decennio.
La designazione dei finalisti alla Scuola Holden di Torino
È stato chiuso il 31 gennaio il bando della 25esima edizione del Premio InediTO – Colline di Torino che svela i dati dei suoi iscritti, che ammontano a 1169 partecipanti e 1233 le opere in gara nelle otto sezioni rivolte a tutte le forme di scrittura: poesia, narrativa, saggistica, teatro, cinema e musica. Il risultato è uno dei migliori del concorso letterario dedicato alle opere inedite in lingua italiana e a tema libero, dopo il boom di iscrizioni raggiunte nel 2021, con 1249 iscritti e 1382 opere nella parentesi pandemica.
Sono state 281 le opere di poesia pervenute, 430 quelle di narrativa-romanzo, 226 di narrativa-racconto, 28 di graphic novel, 35 di saggistica, 117 i testi teatrali, 54 i testi cinematografici e 61 i testi canzoni. Le sezioni narrativa romanzo e testo cinematografico hanno quasi raddoppiato gli iscritti rispetto alla precedente edizione. Sono stati 671 gli uomini partecipanti e 498 le donne, 20 i minorenni, tra i quali Angiolina Vergata, la più giovane con 15 anni di età, che potranno ricevere il premio InediTO Young, e che non hanno pagato la quota di iscrizione insieme a due non vedenti e a 36 diversamente abili.
Negli altri premi speciali sono 52 le opere che concorrono a InediTOPIC, dedicato all’input grafico della 25esima edizione “Questo nostro mondo umano che ai poveri toglie il pane e ai poeti la pace”, tratto dalla poesia “Il Principe”, in occasione del cinquantenario della morte di Pier Paolo Pasolini, e illustrato da Francesca Rossetti, 9 i partecipanti a “InediTO IA”, realizzate tramite l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. La maggior parte degli autori hanno un’età compresa tra i 40 e i 50 anni: la più anziana è Franca Garesio, classe 1938, di Cigliano, nell’Astigiano, mentre tra i non vedenti Giovanni Oldano, nato a Rocca d’Arazzo, sempre nell’Astigiano, nel 1924. 556 sono i partecipanti nati al Nord, 272 al Centro e 313 al Sud. 125 autori sono nati a Torino e in provincia di Torino, 147 risiedono a Torino e in provincia. 24 sono gli iscritti nati all’estero.
La designazione dei finalisti si terrà presso la Scuola Holden di Torino martedì 31 marzo alle 18.30, a ingresso libero, trasmessa anche con una diretta streaming sulla pagina Facebook del Premio. Presidente di Giuria è la scrittrice Margherita Oggero, i giurati torinesi sono Stefania Bertola e Gigi Roccati, Valerio Vigliaturo, direttore del Premio e membro del comitato di lettura, composto dal Presidente Riccardo Levi, Rosanna Frattaruolo, Clara Calavita, David Bertelé, Paolo Ferrara, Francesco Halupca e Benedetta Marchiori, impegnati da mesi nella selezione dei testi ricevuti, secondo i criteri di valutazione del Premio.
Il Premio ha ottenuto in passato l’alto patrocinio del MIBACT, nella scorsa edizione il contributo di Regione Piemonte, Consiglio regionale del Piemonte, il sostegno della Fondazione CRT, Camera di Commercio di Torino, IREN e Aurora Penne. Tra gli altri, riceve il patrocinio e il contributo dalla Città di Torino, Città di Chieri, Città di Moncalieri, Città di Chivasso, Città Metropolitana di Torino, ANCI Piemonte e Salone del Libro.
Mara Martellotta

Abita in Umbria, a una trentina di chilometri da Perugia in direzione Todi, un casale antico immerso tra il verde delle colline, le sensazioni e le immagini che ti calano negli occhi, i colori soprattutto, tutti da assorbire. Si chiama Giovanni Rosa, in arte Vanni, ha compiuto studi a Roma, per accrescere il proprio percorso artistico – fatto proprio delle loro esplosioni e di quei colori immersi nella luce che li domina, sempre in bella alternanza, delle raffinatezze, delle scomposizioni cromatiche e di sperimentazioni: nelle poche chiacchiere con la persona che pensi di conoscere da tempo, hai la confessione, non certo dell’abbandono, di uno sguardo nuovo che si sta allargando ad altri mezzi su cui lavorare, non soltanto tela e tavola quindi ma altresì vecchi tessuti, supporti grezzi – ecco il viaggio che l’avrebbe fermato per una decina d’anni a Parigi, la frequentazione degli “Etudes des Beaux-Arts de Paris” che gli fanno conoscere quegli ateliers che praticano l’espressionismo contemporaneo e lo indirizzano a guardare meglio a quanto gli cresce intorno. E sono personali e collettive, che lo porteranno anche in Belgio e Ungheria, in Grecia e Lussemburgo, chiaramente in Italia, sempre a raccogliere quelle luci del Mediterraneo che felicemente riempiono le sue opere. Negli anni più recenti, per cinque occasioni, è salito a Torino, ospite di Monia Malinpensa, che sempre ha la curatela delle sue mostre, nella propria galleria “Malinpensa by Telaccia” (corso Inghilterra 51), ormai ammirato e applaudito, presentando egli stesso questa volta la mostra Natura assoluta – tutta “primaverile”, sino a sabato 21 marzo, il pubblico di appassionati non se la lasci scappare – in modo chiaro e spontaneo, simpaticamente coinvolgente.
Sotto la legge da troppi oggi accantonata del “forma tecnica colore”, è la natura – il trionfo della natura, una natura a volte scovata, analizzata, fatta decisamente propria, usata con invidiabile manualità – a invadere i suoi quadri, tradotta dall’artista in un linguaggio che si fa espressione accattivante, piacevole, del tutto convincente. Una lettura che ti viene incontro nell’originalità e negli ampi paesaggi – quasi a formare piccole scenografie – che lambiscono dune poste a fronte di distese d’acqua (“Luce tra le dune”, 2024) o quelle “Macchie” (2020) di mare che alternano arbusti e scogli brulli, anonimi e rifuggiti ma pur capaci di riprendersi una vita vera, divenendo anch’essi sensibili e accoglienti, taluni protettivi o quei terreni scoscesi, a nascondere lunghissime radici, che folti sulla cima danno vita al giallo prepotente della “Forsizia” (2022). Capace e interessato ancora l’artista a osservare in campi più ristretti, a rientrare al di qua di quelle cinte grigiastre o brune che racchiudono, che delimitano: nascono “All’ingresso della villa” (una tecnica mista del 2022), una discesa di blu e violaceo lungo le ombre – che maggiormente lo lasciano risaltare – di un muro, poco più in là (“Il gelsomino verde”, 2023), qualche passo oltre e lo spettatore si ritrova davanti ad “Un volo di primavera” (2025) affidato alla stesura del rosa. Sono forse ricordi di passeggiate, di impressioni colte al volo come di sguardi più o meno distratti e rielaborati in studio: sempre in una luminosità che la fa da padrone, che si porta appresso quel bagaglio di poesia che riempie l’attività di Vanni, la semplicità che riporta alla mente una certa letteratura di cui in tempi più o meno lontani ci siamo fatti carico e il rispetto per quanto lo circonda, il piacere di guardare e di assorbire, di creare dialoghi, di trasmettere ad altri ambienti, emozioni, libertà. Tutto questo è deposto sulla tela (o sulla tavola) con la delicatezza della pennellata, in un ambito che s’avvicina all’astrattismo, a tratti con la materialità del mezzo (certe sovrapposizioni materiche, certi grumi biancastri che si notano in principal modo in opere al piano sottostante della galleria), ma anche con quel nervoso pointillisme del nuovo millennio, nel suo pieno rigore, che riempie di piccoli tratti e di gocce di colore ognuno di questi angoli. Una realtà “naturale” che s’allarga nel sogno, nell’impalpabile, nell’avventura di un pennello nell’atto di posarsi sulla superficie.
Una resa formale eccellente. Ancor più – negli occhi di chi stende queste note – affascina il ricavo della memoria e la trasposizione di certi oggetti, la naturalezza e il loro passato, il loro essere passato di mano in mano, il loro “essere serviti” all’interno di una quotidianità. C’è una recherche nel pittore, una madeleine che profuma, le cose di un affascinante gusto che tornano. “Il tratto deciso, la gamma cromatica – sottolinea ancora Monia Malinpensa nella sua presentazione -, le modulazioni luministiche e la resa formale costruiscono opere uniche fondate su una perizia evidente a prima vista. La sua pittura genera atmosfere intime e irripetibili offrendo, a chi osserva, sensazioni avvolgenti e rare.” Proprio l’intimità di quelle atmosfere le ritroviamo negli interni, sopra quei tavoli ricoperti di tovaglie chiare o blu mosse da un vento leggero, in quegli oggetti – siano essi un recipiente verde riempito di quattro limoni o un vaso di vetro nella cui acqua è bagnata un abbondante mimosa, in quei pot che fanno tornare alla mente certe scodelle casoratiane sui loro tavoli o le composizioni – una coppia di minuscoli vasi, un ramo di cinque fiori bianchi: una timida poesia – quasi astratte che ritornano felicemente a un panorama morandiano. È tra queste mura d’ambienti che tutti prima o poi abbiamo attraversato che maggiormente sentiamo il silenzio e l’armonia e il tempo antico di cui Vanni ha saputo rivestire, con garbo e con una poetica davvero autentica e alta, le sue opere.
Elio Rabbione
Nelle immagini, alcune opere del pittore Vanni: “Chinoiseries”, tecnica mista su tela, 2023; “Controluce”, tecnica mista su tela, 2024; “Forsizia”, tecnica mista su tela, 2022.
Di Maurizio Tropeano
“Da qui esci mangiato”. Il passaparola dei clienti, oltre alle recensioni, racconta la filosofia che ispira la cucina di Claudio Locchiato, classe 1986, chef e patron dell’Uliveto, aperto due anni fa dopo un decennio trascorso tra i fornelli dell’alta cucina stellata.
“Per me – racconta mentre ritocca gli ultimi dettagli del locale di via Saluzzo 57, riaperto dal 6 marzo dopo due mesi di ristrutturazione – uscire mangiato (ride di gusto) significa preparare piatti buoni, abbondanti semplici e di qualità ma che fanno ritornare in mente gli affetti e i ricordi della tradizione calabrese, certo, ma anche di quella italiana”.
Una scelta che ha condiviso con la moglie Bierta, che si occupa con garbo e attenzione della sala, e che ha assecondato anche la sua decisione di diventare il patron di questo percorso gastronomico che affonda le radici ad Acquaro, in provincia di Vibo Valentia: “Fare l’imprenditore è difficile ma è garanzia di poter sperimentare in autonomia con un vincolo importante, il senso di responsabilità per chi lavora al mio fianco in cucina e in sala”.
Un percorso che parte da una rottura: “Mi sono reso conto che non mi divertivo più a cucinare per i clienti che a tavola facevano, e fanno, le autopsie dei piatti. Le mie radici, però, sono diverse e sono il frutto degli insegnamenti di mia nonna che mi ha trasmesso l’amore per la cucina come atto di affetto e cura verso gli altri. Ho imparato molto nel mondo dell’alta cucina e posso arricchire e innovare la tradizione familiare senza rincorrere mode e tendenze”.

Facciamo un salto indietro nel tempo e nello spazio. Eccoci ad Acquaro in un contesto domestico, tra conserve, pasta fresca e rituali della domenica: “Mi piaceva cucinare e dopo le medie mi sono iscritto all’alberghiero del mio paese e poi ho iniziato a 14 anni a fare le stagioni in alcuni locali tra Tropea e Capo Vaticano, lungo la Costa degli Dei”. Il primo salto di qualità lo fa a diciannove anni e parte per il nord, direzione Colorno in provincia di Parma: “Mi iscrivo alla Scuola Internazionale di Cucina Italiana ALMA, creata da Gualtiero Marchesi. Per me è stata un’esperienza fondante che mi ha aperto le porte della ristorazione d’eccellenza”. Lo chef calabrese lavora tra Venezia e Zurigo, poi arriva a Torino dove entra nelle cucine del ristorante Del Cambio guidato da Matteo Baronetto e poi al Turin Palace al fianco di Stefano Sforza, fino a esperienze in chiave più contemporanea come Opera, Condividere con Federico Zanasi, e Spazio7 di Alessandro Mecca.
“La mia cucina – racconta – non è celebrale ma sicuramente gustativa, avvolgente, immediata”. E a chi gli chiede di descrivere la sua cucina in tre parole, risponde così: “La prima parola è sentimento che nutre il legame con la Calabria e con la mia famiglia”. La seconda definizione è “pensiero, perché è l’intenzione che guida ogni mio piatto”. La terza parola è “ricerca della materia prima prodotta da realtà artigianali in Calabria e in Piemonte ma anche la ricerca di tecniche di cotture innovative”.
A sei mesi dal suo insediamento, avvenuto il 1° settembre dello scorso anno, il Direttore generale Livio Tranchida raggiunge uno dei primi obiettivi del suo mandato con l’apertura di tre nuovi reparti: due terapie intensive negli ospedali Molinette e Cto e una terapia semi-intensiva presso l’ospedale di corso Bramante. Tutte le strutture sono state realizzate grazie ai fondi Arcuri. Alla cerimonia di inaugurazione erano presenti Andrea Tronzano, Livio Tranchida e Paola Cassoni.
La prima terapia intensiva è stata realizzata al primo piano del Padiglione Marrone – Neuroscienze dell’ospedale Molinette. Il reparto dispone di 14 posti letto ed è destinato alla Struttura Complessa di Anestesia e Rianimazione 2, attualmente diretta ad interim dalla dottoressa Chiara Melchiorri. L’attività principale sarà dedicata all’assistenza post-chirurgica complessa, in particolare per la chirurgia oncologica programmata e in emergenza-urgenza, compresi i trapianti di fegato e di rene. Il reparto è composto da quattro camere da tre posti letto e due camere singole.
Sempre alle Molinette, al secondo piano del padiglione, è stato inaugurato il nuovo reparto di terapia sub-intensiva con 24 posti letto, destinato all’attività di ricovero delle strutture di Neurologia riunite, compresa la Stroke Unit. Le strutture sono dirette dai professori Adriano Chiò e Leonardo Lopiano, dal dottor Paolo Cerrato e dalla dottoressa Sabrina Leombruni, sotto il coordinamento del direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Salute mentale, professor Diego Garbossa. Il reparto è composto da 11 camere doppie e 3 camere singole. Il costo complessivo dei due reparti delle Molinette supera i 7 milioni di euro, comprensivi di lavori, apparecchiature e IVA, finanziati con fondi Arcuri.
Il terzo intervento riguarda invece l’intero terzo piano dell’ospedale Cto di Torino, dove è stata realizzata una nuova terapia intensiva con 12 posti letto, diretta dal dottor Maurizio Berardino. Il reparto comprende due camere da quattro posti letto, due camere singole e una camera da due posti letto. A queste si aggiungono otto posti letto di sub-intensiva Covid collocati in Pronto soccorso per la gestione dei pazienti in emergenza-urgenza. L’investimento complessivo è stato di circa 3 milioni e 900 mila euro, comprensivi di lavori, apparecchiature e IVA, anche in questo caso finanziati con fondi Arcuri.
«L’inaugurazione di questi nuovi reparti rappresenta un passo concreto nel rafforzamento della sanità piemontese e nella capacità di risposta delle nostre strutture ospedaliere, soprattutto in ambiti delicati come la terapia intensiva e sub-intensiva. Grazie agli investimenti realizzati negli ultimi anni, il Piemonte ha già completato oltre 450 posti letto tra terapia intensiva e semi-intensiva ed entro giugno saranno ultimati gli ultimi 150. Si tratta di interventi importanti, avviati dopo l’emergenza Covid, che migliorano la qualità dell’assistenza e le condizioni di lavoro dei professionisti sanitari, a beneficio dei pazienti. Ringraziamo il Direttore generale Livio Tranchida e tutti i professionisti della Città della Salute per il lavoro svolto, che ha permesso di portare a termine numerosi cantieri e restituire alla comunità reparti moderni e pienamente operativi. Continueremo a investire con determinazione per rendere la sanità piemontese sempre più forte, efficiente e vicina ai bisogni dei cittadini», sottolineano il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’assessore alla Sanità Federico Riboldi e l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano, presente all’inaugurazione.
«Al mio arrivo ho trovato numerosi cantieri aperti: quasi trenta sono stati conclusi e altri sono stati avviati. La nostra credibilità passa anche dalla capacità di rispettare i tempi di realizzazione degli interventi. Le inaugurazioni di oggi rappresentano il primo passo di questo percorso. Nel prossimo mese di aprile è inoltre prevista l’apertura del cantiere per il nuovo Pronto soccorso dell’ospedale Molinette, con l’avvio della cosiddetta Fase 0, che prevede lo spostamento dell’angiografo», ha dichiarato Livio Tranchida, Direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino.
Ci lascia all’età di 88 anni Umberto Allemandi, editore e giornalista torinese, fondatore della casa editrice che porta il suo nome e della testata Il Giornale dell’Arte. È scomparso lunedì 9 marzo, proprio nel giorno del suo compleanno: era nato a Torino il 9 marzo 1938.
Figura di riferimento dell’editoria d’arte a livello internazionale, Allemandi fondò l’omonima casa editrice specializzata in libri d’arte e cataloghi di mostre, contribuendo in modo determinante alla diffusione di studi e ricerche nel campo della storia dell’arte e della cultura visiva. La casa editrice è stata recentemente acquisita dalla Compagnia di San Paolo.
Nel 1983 diede vita a Il Giornale dell’Arte, una pubblicazione che avrebbe segnato profondamente il panorama dell’informazione culturale. Con questa iniziativa Allemandi contribuì a ridefinire il giornalismo d’arte, affiancando alla critica tradizionale un’attenzione sistematica per le istituzioni culturali, il mercato dell’arte e le politiche culturali.
Nel corso degli anni Il Giornale dell’Arte è diventato un punto di riferimento per storici dell’arte, direttori di musei, antiquari, galleristi, collezionisti e studenti. Alla guida della testata per oltre quarant’anni, Allemandi non fu soltanto l’editore ma anche il promotore di una comunità professionale composta da giornalisti, studiosi e operatori del settore.
La rivista si è poi sviluppata in un vero e proprio network internazionale grazie alle sue edizioni straniere. A Umberto Allemandi si deve inoltre l’introduzione dei bookshop nei musei italiani, intuizione che ha contribuito a trasformare il rapporto tra istituzioni museali, editoria e pubblico.
MARA MARTELLOTTA
La Polizia di Stato è da sempre impegnata a garantire la sicurezza attraverso la sorveglianza delle frontiere, nello specifico il personale della Polizia di Frontiera dello scalo aereo di Torino Caselle svolge quotidianamente capillari controlli anche documentali.
Le verifiche delle frontiere dell’Area Schengen, a partire dal 12 ottobre 2025, prevedono l’impiego del nuovo sistema Entry Exit di controllo di cittadini provenienti da Paesi terzi, attraverso procedure automatizzate e di rilevazione delle biometrie, che consentono, tra l’altro, di contrastare la frode di identità e l’abuso di documenti di viaggio.
Nel corso di tali attività nei primi due mesi dell’anno sono stati respinti alla frontiera, e rimpatriati nel paese di provenienza, 12 cittadini stranieri sprovvisti di titolo per entrare nel territorio nazionale.
Le motivazioni per i quali sono stati eseguiti i rimpatri sono varie: dalla mancanza del visto di ingresso, all’assenza di garanzie idonee per la permanenza in Italia (come l’assenza di denaro sufficiente al soggiorno, di prenotazioni alberghiere o di un biglietto di ritorno). Inoltre, attraverso un’accurata analisi delle banche dati di polizia e del passeggero è stato possibile contrastare il fenomeno dei cc.dd. “overstayers” inibendo l’ingresso a coloro che si sono presentati alla frontiera dopo aver già soggiornato in Italia per un periodo superiore ai 90 giorni lungo l’arco dei 180 giorni. 4 cittadini stranieri tratti in arresto a seguito di esecuzione di ordini di carcerazione per reati connessi ad attività di spaccio di stupefacenti.
Sei cittadini stranieri sono stati indagati in stato di libertà poiché intercettati mentre, con documenti falsi, tentavano di imbarcarsi su voli diretti nel Regno Unito.
Un soggetto è stato denunciato in stato di libertà poiché cercava di imbarcarsi per un volo in partenza per Dublino con passaporto alterato/contraffatto
Infine, si sono registrati 3 indagati in stato di libertà per un furto aggravato commessi all’interno del Duty Free dell’aeroporto. L’identificazione degli autori di tali furti è stata possibile attraverso l’uso dell’avanzato sistema di telecamere di sicurezza installato presso l’aeroporto di Torino e grazie all’attività di analisi da parte dei poliziotti che, attraverso una capillare attività di osservazione delle immagini, hanno ricostruito il percorso dei malfattori fino all’imbarco del gate.
Sono circa 234615 le persone controllate, nei primi due mesi dell’anno, dal personale della Polizia di Stato alla Frontiera di Caselle.
E’ stato ricevuto dalla Commissione Cultura della Fondazione Crt, alla presenza della Presidente della Fondazione Anna Maria Poggi e della Segretaria Patrizia Polliotto. Tema all’ordine del giorno: i tagli ai finanziamenti dei bandi della Regione Piemonte per le attività culturali 2025 e le preoccupazioni sugli investimenti futuri e la conseguente tenuta del tessuto culturale regionale. Ecco la nota del Comitato:
Il Comitato Emergenza Cultura Piemonte (CEC) è stato ricevuto dalla Commissione Cultura della Fondazione Crt, presieduta dal coordinatore e consigliere Giampiero Leo, attivo intermediario con il CEC nell’organizzazione della riunione alla presenza della presidente della Fondazione Crt Anna Maria Poggi e della segretaria Patrizia Polliotto.
L’audizione, richiesta per illustrare le criticità emerse a seguito dei bandi regionali per la cultura 2025, si è svolta in un clima di grande serietà e disponibilità al confronto. Il CEC sottolinea la qualità del dialogo instaurato con i presenti e gli interventi emersi nel corso della riunione, che hanno testimoniato un approccio attento e responsabile verso le questioni sollevate dagli operatori culturali.

Questi i principali temi esposti e approfonditi:
Particolarmente significativa è stata la disponibilità manifestata dalla Presidente Poggi ad approfondire la situazione esposta e a farsi interprete delle istanze emerse presso le istituzioni regionali.
L’incontro ha inoltre confermato la profonda competenza della Fondazione CRT nell’ambito della cultura diffusa sull’intero territorio regionale e la sua capacità di leggere con attenzione i bisogni degli addetti ai lavori, riconoscendo il valore del sistema culturale piemontese e il ruolo fondamentale che esso svolge nella vita delle comunità.
Confidiamo che il dialogo avviato possa contribuire a individuare soluzioni capaci di sostenere e rafforzare il comparto culturale, che rappresenta una risorsa essenziale per lo sviluppo sociale e culturale della nostra regione.
In questo ambito fa ben sperare la decisione, espressa chiaramente dalla Presidente Poggi, di voler essere parte attiva, come Fondazione Crt, al prossimo Tavolo della Cultura, che l’Assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Marina Chiarelli, ha annunciato di voler convocare a breve.
Comitato Emergenza Cultura Piemonte
Il Presidente
Alessandro Gaido