CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 644

Il Templare di Moncucco

Anche solo a pronunciarlo, il nome Templari suscita particolari emozioni e soprattutto rievoca quell’antico mondo cavalleresco che cerchiamo in qualche modo di far rivivere, di riportare alla luce dalle tenebre della storia

E poi scopriamo che nei luoghi da noi visitati spunta spesso qualcosa che rimanda a quel mondo e a quell’epoca lontana, qualcosa che era appartenuto ai templari, una chiesa, una “domus”, un castello, una fortezza, una croce, una moneta, un sigillo.

Oppure emergono figure templari, uomini templari, nati e vissuti vicino a noi. Si è scritto molto sui templari e si continua a scrivere fin troppo, sono stati pubblicati ottimi libri ma anche testi scadenti, film pregevoli e altri mediocri. Si contano sull’argomento storici seri e competenti accanto a scrittori meno documentati e a volte un po’ improvvisati. Tra i primi spicca Bianca Capone Ferrari, residente a Torino, che da qualche decennio si dedica alla ricerca degli insediamenti dell’Ordine del Tempio in Italia. Fondatrice della Libera associazione ricercatori templari italiani, è tra i maggiori studiosi del fenomeno medioevale templare nella nostra penisola ed è autrice di vari libri e saggi sul tema. Nella sua vita di studiosa ha scoperto e individuato anche il Templare di Moncucco Torinese, nato nel piccolo paese situato nelle vicinanze di Castelnuovo don Bosco, nell’astigiano confinante con la provincia di Torino, più noto per la Freisa e le trattorie che per il suo castello che dalla collina domina la valle. Eppure proprio in quel castello nacque un certo Jacopo da Moncucco, l’ultimo templare italiano al quale Bianca Capone Ferrari ha dedicato un romanzo storico. Dalle sue ricerche su questo personaggio è nato il libro “Il Templare di Moncucco”, Edizioni Federico Capone, una storia avventurosa e drammatica dell’ultimo Maestro d’Italia dell’Ordine Templare, Jacopo da Moncucco.

 

Nato nel Castello dei Grisella e vissuto a metà fra il XIII e XIV secolo, Jacopo da Moncucco è stato l’ultimo Gran Maestro e precettore d’Italia dell’Ordine dei Templari, una delle più importanti associazioni monastico-cavalleresche del Medioevo, fondato nel 1118-19 da Ugo de Payns. “Sulla vita e sulle gesta di Jacopo non sappiamo quasi nulla, scrive l’autrice, e le poche notizie sono desunte dagli interrogatori dei Templari processati negli Stati della Chiesa, in Toscana e a Cipro e da qualche documento riguardante locazioni, permute e donazioni di terre e case”. Nel libro si parla della vita di Jacopo prima della soppressione del Tempio ordinata dal re di Francia Filippo IV il Bello e poi della fase successiva quando l’ex templare, diventato chierico di una chiesetta piemontese, la pieve di San Cassiano di San Sebastiano Monferrato, entra in contatto con il mondo della campagna, impregnato a quel tempo di credenze magiche e di superstizioni. In realtà, nel castello di Moncucco nacquero due cavalieri templari: i fratelli Iacopo e Nicolao. Il secondo fu arrestato e processato nell’isola di Cipro mentre Iacopo divenne precettore di Santa Maria del Tempio di Bologna alla fine del Duecento e nel 1303 divenne precettore di Lombardia, Roma e Sardegna. Nel 1308 si perdono le sue tracce come Templare. Ricercato dagli inquisitori fu condannato in contumacia per non essersi presentato al processo ai templari nello Stato Pontificio. Dov’era Jacopo quando fu condannato? “Forse ritornò nel suo castello del basso Monferrato, spiega la Capone Ferrari. Gli storici dell’epoca sostengono che molti cavalieri appartenenti a famiglie prestigiose tornarono nelle loro dimore senza essere molestati. Se diamo per certa quest’ipotesi, Jacopo rimase nella sua Moncucco fino al 1316”.

Filippo Re

In prima a Bardonecchia “La civiltà liberale” di Quaglieni

Martedì 11 agosto alle ore 17,30, nel Palazzo delle Feste di Bardonecchia, sala Giolitti, avrà luogo la prima presentazione nazionale del libro di Pier Franco Quaglieni Mario Pannunzio. La civiltà liberale, Golem Edizioni. Presentatori: prof. Maurizio Ceccon e prof. Giuseppe Piccoli.

Il libro ricostruisce storicamente la figura di Mario Pannunzio, uomo di cultura, giornalista e uomo politico tra i più importanti del Novecento, attraverso saggi, articoli e testimonianze di numerose personalità ed amici tra i quali Giovanni Spadolini, Alberto Ronchey, Indro Montanelli, Marco Pannella,  il cardinale Ravasi ,Mario Soldati, Pierluigi Battista, Mirella Serri.

I “sussurri” della natura si perdono nelle opere di Serena Zanardo

Sino al 25 ottobre presso la Galleria “Arte per Voi” di Avigliana

Si è scritto che la mostra Sussurri nel bosco, a cura di Luigi Castagna e Giuliana Curino, con cui Serena Zanardo presenta le sue opere fino al 25 ottobre (ogni sabato e domenica, dalle 16 alle 20) presso lo spazio di “Arte per Voi” ad Avigliana, è “da visitare in punta di piedi”: e credo sia vero.

Un insieme di sensazioni e suggerimenti, una ricerca per ascoltare quanto le piccole entità di un fiore o di un albero possono dirci, una poetica delicata e sottile, fatta a volte di una natura anche senza peso, che non può farci restare insensibili. Un racconto, un cumulo di pensieri, reso sottovoce, ma allo stesso tempo forte, vivace, pieno di significati. Una rappresentazione del mondo naturale che corre parallelo a storie e leggende, ad un mondo in cui ancora circolano sogni, figure impercettibili, panorami avvolti dalla nebbia, spruzzi di neve, colori accesi e altri che a fatica tentano di esplodere dal terreno, crescite solitarie e macchie folte. Visioni immediate o forse ricordi che riemergono a poco a poco, lenti. A guardare il tratto perfetto delle sue Sinfonie che cavalcano il tempo delle stagioni, di certi fiordalisi – non immagini destinate semplicemente al foglio ma autentiche tracce di vita – o il tangibile lavoro di un’ape sul fiore su cui s’è posata (All’opera) o la massa di un cardo (Fiore della vita), sontuoso e sfaccettato, pronto a essere colto con ogni attenzione, o i tralci di una vite, appare tutta la poesia e la tecnica della Zanardo (acquerello, tempera e matite colorate su carta), la sua voglia di partecipare a quel mondo che descrive, di porgerlo a chi guarda in ogni variopinta bellezza, concretizzando quegli angoli appartati, quelle tracce, gli intrichi di frutti e fiori con una invidiabile delicatezza. Che forse non può essere allontanata da un’ombra di malinconia.

rb.

 

“Fiore della vita”, 2018, cm. 18 x 27, acquerello e matite colorate su carta

“All’opera”, 2016, cm. 29 x 18,5, acquerello e matite colorate su carta

“Nel blu dipinto di blu”, 2020, cm. 26 x 16, acquerello, tempera e matite colorate su carta

Ville e castelli aperti di sera

Un ricco calendario di eventi e visite speciali per vivere  all’aperto e in tutta sicurezza i Beni del FAI fino a tarda sera

SERE FAI D’ESTATE NEI BENI DEL PIEMONTE

Tra le proposte più belle in PIEMONTE, gli aperitivi nel parco al Castello di Masino, Caravino (TO) e i picnic all’imbrunire al Castello della Manta (CN) a partire da venerdì 17 luglio 2020

PRENOTAZIONE ONLINE OBBLIGATORIA SU WWW.SEREFAI.IT

È arrivata l’estate e mai come quest’anno, dopo i mesi trascorsi in casa, abbiamo voglia di uscire e di trascorrere qualche ora o un’intera giornata, all’aperto, in tutta sicurezza, al fresco e a contatto con la natura, in un luogo speciale ma vicino casa. Molti italiani quest’estate sceglieranno di fare “vacanze in Italia”, e i Beni del FAI sono una meta ideale: luoghi da scoprire a portata di mano, perfetti per una vacanza a breve raggio, ma di grande soddisfazione, alla scoperta delle meraviglie del patrimonio di storia, arte e natura dei nostri territori. Complici le molte ore di luce e le gradevoli temperature delle sere d’estate, è anche tanta la voglia di proseguire le attività della giornata dopo il tramonto e vivere l’incanto del crepuscolo nei luoghi più belli, e così il FAI lancia le Sere FAI d’Estate. Nei mesi di luglio e agosto 2020 si allunga fino a tarda sera l’orario di apertura dei suoi Beni, per diluire l’afflusso di pubblico garantendo totale sicurezza, ma soprattutto per offrire un’inedita esperienza di visita, arricchita da una eterogenea proposta di eventi appositamente pensati per le sere d’estate, tutti con prenotazione obbligatoria sul sito www.serefai.it.

Il ricco calendario delle Sere FAI d’Estate coinvolge 23 Beni della Fondazione che resteranno aperti per oltre 130 serate in 14 regioni, dalla Lombardia alla Sicilia, dal Piemonte alla Sardegna, dalle Marche alla Puglia. In programma eventi ricreativi, ludici e sportivi, o solo di piacevole svago serale, ma anche e soprattutto attività culturali, come visite o passeggiate guidate, incontri e concerti, laboratori e lezioni a tema, con particolare attenzione alla “cultura della natura”, ovvero alla promozione della conoscenza del patrimonio verde, di paesaggio e ambiente, del nostro Paese, al fine di una sua più efficace e diffusa tutela e valorizzazione.

 

Le Sere FAI d’Estate si svolgono al Castello di Masino venerdì 7 e 14 agosto, fino a mezzanotte, con gli appuntamenti straordinari di Astronomi per una notte, speciali visite guidate per scoprire la nascita dell’astronomia moderna sulle orme dell’abate Tommaso Valperga di Caluso, uno dei protagonisti della storia del castello tra Settecento e Ottocento e membro della famiglia che lo ha abitato fino al 1987, letterato, matematico, esperto di lingue orientali, raffinato collezionista, primo direttore dell’Osservatorio Astronomico di Torino, insieme ad Antonio Vassalli Eandi, e tra gli scopritori di Urano. Il percorso si snoderà tra preziose pubblicazioni – come i rari volumi di Galileo, raccolti nella Biblioteca di Masino e proibiti fino al 1966 – e strumenti di osservazione che hanno dato inizio allo sviluppo delle moderne tecniche di osservazione dello spazio. La visita toccherà anche le nove meridiane e orologi astronomici dipinti alla metà del Seicento sulle facciate delle Terrazze degli Oleandri e dei Limoni, restaurate dal FAI. Qui si potranno osservare le stelle e, con un po’ di fortuna, lo sciame delle Perseidi.
In esclusiva, sabato 7 agosto, grazie alla collaborazione con l’Osservatorio Astronomico di Alpette e con il professor Walter Ferreri, sarà possibile scrutare il cielo notturno con uno speciale telescopio che permetterà l’osservazione ravvicinata delle stelle e di Saturno, particolarmente visibile quest’anno, in totale sicurezza. Si consiglia di indossare abiti comodi e di portare con sé una coperta e un repellente per zanzare.

Venerdì 17, 24 e 31 luglio anche il Castello della Manta, in provincia di Cuneo si svelerà straordinariamente nella luce del tramonto: picnic in giardino all’imbrunire e speciali visite serali tra le sale della fortezza offriranno agli ospiti la possibilità di godere dell’incanto del giorno che volge al termine e di cogliere il fascino notturno del castello, con i suoi preziosi affreschi quattrocenteschi e cinquecenteschi. Il cestino picnic è da prenotare al numero 017587822.

Le serate proseguiranno ad agosto: venerdì 7 e sabato 8, venerdì 14 e a Ferragosto le aperture avranno come protagoniste le stelle con Astronomi per una notte e gli ospiti potranno imparare a orientarsi nel cielo e a riconoscere le stelle principali grazie a videoproiezioni e al programma Stellarium, un planetario virtuale, a cura della Società Ar.Te.C. Le Sere FAI d’Estate al Castello della Manta si concluderanno, poi, venerdì 21 e 28 agosto.

Per partecipare alle SERE FAI D’ESTATE è obbligatoria la prenotazione online.

Per informazioni su eventi, giorni e orari di apertura dei Beni, costi e prenotazioni:
www.serefai.it

N.B. Il calendario degli appuntamenti è in costante aggiornamento e può subire variazioni.

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MODALITÀ DI VISITA IN SICUREZZA
Per consentire al pubblico di visitare i Beni nella massima sicurezza, il FAI si è preoccupato di garantire il pieno rispetto dei principi definiti dal Governo a partire dal mantenimento della distanza interpersonale o fisica. In tutti i Beni la visita sarà contingentata per numero di visitatori e, ove possibile, organizzata a “senso unico” per evitare eventuali incroci. Le stanze più piccole e quelle che non permettono un percorso circolare saranno visibili solo affacciandosi; le porte saranno tenute aperte onde ridurre le superfici di contatto. Sarà d’obbligo indossare la mascherina per tutta la durata della visita. Saranno inoltre a disposizione dispenser con gel igienizzante sia in biglietteria che nei punti critici lungo il percorso.

Il giorno precedente l’appuntamento, i partecipanti riceveranno una mail con le indicazioni sulle modalità di accesso e un link da cui scaricare materiali di supporto alla visita nel Bene, a cura dell’Ufficio Affari Culturali FAI. Gli stessi materiali, che non saranno più distribuiti in formato cartaceo, saranno accessibili in loco su supporti digitali grazie a un QR Code scaricabile direttamente in biglietteria.

L’accesso alla biglietteria, al bookshop e ai locali di servizio sarà permesso a un visitatore o a un nucleo famigliare alla volta; nei negozi FAI i clienti dovranno indossare la mascherina, e saranno a disposizione guanti monouso, qualora fossero preferiti all’igienizzazione delle mani. Si invita inoltre a effettuare gli acquisti con carte di credito e bancomat, per ridurre lo scambio di carta tra personale e visitatori. L’accesso è vietato a chi abbia una temperatura corporea superiore a 37.5°.

Le Sere FAI d’estate si svolgono con il Patrocinio di Regione Piemonte, Città metropolitana di Torino, Provincia di Cuneo, Comune di Caravino, Comune di Ivrea e Comune di Manta.
Il calendario delle Sere FAI d’estate 2020 è reso possibile grazie al fondamentale sostegno di Ferrarelle, partner degli eventi istituzionali e acqua ufficiale del FAI; al prezioso contributo di FinecoBank, realtà leader nel trading online e nel Private Banking main sponsor del progetto.
Grazie anche a Pirelli che conferma per l’ottavo anno consecutivo la sua storica vicinanza al FAI, Porsche Italia dal 2017 prestigioso sostenitore, Golia Herbs che rinnova nel 2020 il suo sostegno agli eventi verdi e Nespresso nuovo importante sponsor della Fondazione.
Grazie a Rai, Main Media Partner dell’iniziativa, che come sempre racconterà al pubblico il ricco e variegato palinsesto di Sere FAI d’Estate grazie anche alla capillare collaborazione della Testata Giornalistica Regionale.

Per informazioni sul calendario delle SERE FAI D’ESTATE e per prenotazioni: www.serefai.it

Per ulteriori informazioni sul FAI: www.fondoambiente.it

Premio speciale Lattes Grinzane alla Protezione civile

“Premio Lattes Grinzane”: libri e impegno civile al centro della X edizione

Nell’anno della pandemia, la Fondazione Bottari Lattes consegnerà alla Protezione Civile il “Premio Speciale” 2020
Sabato 10 ottobre, ore 16,30, Teatro Sociale di Alba
Monforte d’Alba (Cuneo)

“Insieme con la Giuria Tecnica, ho deciso di donare alla Protezione Civile la somma che ogni anno è destinata alla vincitrice o al vincitore del ‘Premio Speciale Lattes Grinzane’ per ringraziare dell’immenso lavoro che tutte le strutture e gli operatori dell’ente hanno svolto e stanno continuando a svolgere, nell’impegnativo compito di proteggere e aiutare i cittadini in questa drammatica emergenza sanitaria. Il loro coraggio, la loro passione civile e il loro altruismo sono un esempio per tutti noi”. Con queste parole Caterina Bottari Lattes, presidente della Fondazione di Monforte d’Alba, promotrice del “Premio Lattes Grinzane” – nato nel 2011 sulle ceneri del “Grinzane Cavour” e dedicato ai migliori libri di narrativa, italiana e straniera, pubblicati in Italia nell’ultimo anno – spiega la decisione di conferire per questa decima edizione l’ambito “Premio Speciale” alle donne e agli uomini, ai professionisti, ai volontari, ai medici e agli infermieri della nostra Protezione Civile, impegnata ormai da mesi con piena abnegazione e competenza, nell’emergenza sanitaria imposta dal Covid-19. A ritirare il riconoscimento, sarà lo stesso Angelo Borrelli, Capo Dipartimento della Struttura Governativa, nata con il compito di “mobilitare e coordinare tutte le risorse nazionali utili ad assicurare assistenza alla popolazione in caso di grave emergenza”. A Borrelli, la presidente Bottari Lattes consegnerà la somma di 10mila euro, destinata di consueto a uno scrittore di fama internazionale (come il giapponese Haruki Murakami nel 2019, Antònio Lobo Antunes nel 2018, Ian McEwan nel 2017, Amos Oz nel 2016 o Javier Marías nel 2015) che, nel corso del tempo, sia riuscito a riscuotere condivisi apprezzamenti da parte di critica e pubblico. Il tutto nell’ottica “di una compartecipazione più stretta – sottolineano ancora i membri della Giuria- di una condivisione doverosa e per certi versi inevitabile con il nostro Paese, con le sofferenze e i bisogni degli uomini, di cui la letteratura e la cultura non possono non possono non farsi carico”. L’appuntamento è per il prossimo sabato 10 ottobre, alle 16,30, al Teatro Sociale “Giorgio Busca” di Alba, in piazza Vittorio Veneto 3. Lì si terrà anche la cerimonia finale del Premio letterario con lo spoglio dei voti delle Giurie Scolastiche (25 in tutta Italia, da Trieste a Lampedusa e una a Parigi), che decreteranno il libro vincente fra i cinque finalisti selezionati nel maggio scorso dalla Giuria Tecnica, presieduta da Gian Luigi Beccaria. Cinque romanzi per cinque scrittori: due giovani italiani, un tedesco, un israeliano e un turco- Questi i loro nomi: il lombardo di Saronno Giorgio Fontana con “Prima di noi” (Sellerio), il tedesco Daniel Kehlmann con “Il re, il cuoco e il buffone” (traduzione di Monica Pesetti; Feltrinelli), l’israeliano Eshkol Nevo autore de “L’ultima intervista” (traduzione di Raffaella Scardi; Neri Pozza), la partenopea di Torre del Greco  Valeria Parrella con un romanzo ambientato nel carcere minorile napoletano di Nisida dal titolo “Almarina” ( per i tipi di Einaudi ) e il turco Elif Shafak con “I miei ultimi 10 minuti e 38 secondi in questo strano mondo” (traduzione di Daniele A. Gewurz e Isabella Zani per Rizzoli).
All’evento si potrà assistere in presenza fino a esaurimento posti, e in diretta streaming, nel pieno rispetto delle normative di sicurezza per l’emergenza sanitaria. Obbligatoria la prenotazione: inviare mail con nome e cognome a book@fondazionebottarilattes.it
g. m.

Nelle foto
– Castello di Grinzane Cavour
– Caterina Bottari Lattes e Haruki Murakami, “Premio Speciale” 2019
– Cover libri finalisti

“Bellezza tra le righe” nei parchi di Casa Lajolo e del Castello di Miradolo

Conversazioni con alcuni “protagonisti” del presente per uno sguardo di speranza sul futuro. Fino al 27 settembre. Piossasco / San Secondo di Pinerolo (Torino)

Gli appuntamenti sono quasi tutti alle 18. Sul far della sera. Immersi in luoghi unici, in giardini che sono “lo scrigno segreto di antiche dimore”. Abbracciati dalla magia del verde.

E dalle parole rimbalzanti – su e dentro di noi – di noti personaggi e protagonisti del nostro presente. Da questo abbinamento nasce il progetto “Bellezza tra le righe”, firmato da “Fondazione Casa Lajolo” e “Fondazione Cosso” ( con il contributo della Regione Piemonte ) che porta, dal 26 luglio al 27 settembre, nel parco di “Villa Lajolo”, in via San Vito 23 a Piossasco, e del “Castello di Miradolo”, in via Cardonata 2 a San Secondo di Pinerolo, ad una stimolante serie di incontri e conversazioni “in grado di veicolare messaggi catalizzanti e forti, nell’ottica di nuove speranze per il futuro”, con alcune delle voci più significative e importanti dello sport, ma anche dell’impresa, della cultura e del verde.
Sfileranno così l’ex allenatore della nazionale di pallavolo Mauro Berruto ( che proverà a spiegare come lo sport aiuti e insegni a realizzare obiettivi inseguendo i propri desideri), seguito da Beniamino de’ Liguori Carino, segretario generale della “Fondazione Adriano Olivetti” e direttore editoriale di “Edizioni di Comunità” (fondata dal nonno Adriano Olivetti nel 1946), Silvio Angori, amministratore delegato e direttore generale Pininfarina, l’architetto paesaggista Paolo Pejrone e il giornalista Salvo Anzaldi. E poi ancora il noto metereologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli, l’imprenditore Andrea Illy, presidente dell’azienda di famiglia specializzata nella produzione di caffè, che dialogherà con il giornalista Francesco Antonioli e, infine, l’imprenditrice italiana Marina  Salamon. Al termine di ogni incontro, aperitivo e visita guidata alla dimora storica.
Questo il calendario e i titoli dei restanti  appuntamenti:
Domenica 30 agosto ore 18. Incontro con Salvo Anzaldi: “Nato per non correre: per sfidare con ironia i limiti della malattia”.
Castello di Miradolo. Domenica 6 settembre alle 18. Incontro con Luca Mercalli: “Non c’è più tempo: reagire alle emergenze climatiche”. In contemporanea, alle 18, “Ti presento Bruno Munari. Disegnare il sole”, Laboratorio creativo 0-99 anni.
Casa Lajolo. Sabato 26 settembre alle 18. Incontro con Andrea Illy e Francesco Antonioli: “Italia felix: l’impresa sociale e l’economia circolare come filosofia di vita e di lavoro”.
Casa Lajolo. Domenica 27 settembre ore 11. Incontro con Marina Salamon: “Dai vita ai tuoi sogni”.
Info:
Agli incontri a “Casa Lajolo”, si accede con il biglietto di ingresso che dà diritto anche alla visita guidata (6 euro). Aperitivo facoltativo, a seguire. Si consiglia la prenotazione: info@casalajolo.it o telefonare al 348.7095508.

Per gli incontri al “Castello di Miradolo”, la conversazione è compresa nel biglietto di ingresso al Parco (5 euro). I laboratori creativi per bambini costano invece 15  euro. Per chi vuole, alle 19,30, merenda gourmet sul prato. Prenotazione obbligatoria agli incontri e alla merenda: 0121 502761 – prenotazioni@fondazionecosso.it – www.fondazionecosso.it.

g. m.

 

Nelle foto

– Casa Lajolo
– Castello di Miradolo
– Luca Mercalli
– Andrea Illy
– Marina Salamon

La rassegna dei libri più letti nel mese di luglio

In questa estate anomala, le discussioni letterarie sul gruppo FB Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri si sono concentrate su Il Colibrì, romanzo di Sandro Veronesi (La Nave di Teseo) vincitore dell’ultimo premio Strega e sui suoi più diretti candidati.

L’altro titolo che ha tenuto banco è Riccardino, romanzo postumo di Andrea Camilleri (Sellerio) che ha messo fine alle indagini del Commissario Montalbano: nonostante l’attesa, i commenti dei lettori hanno rivelato un po’ di delusione.

Terza menzione per Finché il caffè è caldo, di Toshikazu Kawaguchi (Garzanti) romanzo che cavalca l’onda del recente successo dei romanzi sui defunti e i cimiteri, aggiungendo, in questo caso, un pizzico di fantasy; sembra che i lettori lo apprezzino.

Domenico Sparno della Libreria Culture Club Cafè Mola di Bari ha scelto tre libri per i nostri lettori:

La mattina dopo – Mario Calabresi. Dopo una perdita o un cambiamento arriva sempre il momento in cui capiamo che la vita va avanti, ma niente è più come prima, e noi non siamo più quelli di ieri.
L’Ombra del vento – Carlos Ruiz Zafòn . Consigliato a tutti i lettori che vogliono aprirsi al mondo dei libri e della lettura
Il piccolo principe – di Antoine de Saint-Exupéry. Libro intramontabile adatto ad ogni età da leggere almeno una volta nella vita.

Per la serie: Time’s List of the 100 Best Novels, ovvero i cento romanzi più importanti del secolo XX, scritti in inglese e selezionati dai critici letterari per la rivista Times, questo mese noi abbiamo discusso di: Revolutionary Road, di Richard Yates, dal quale è stato tratto anche un apprezzato film con Leonardi Di Caprio,  Il giorno della locusta, di Nathaniel West che descrive il mondo del cinema e il cinismo che lo domina, e  L’uomo che andava al cinema, di Walker Percy, romanzo nel quale il protagonista “vive” attraverso i film che vede in sala.

 

Se cercate altri consigli di lettura, non perdetevi le nostre video recensioni sul canale YouTube ufficiale de Il passaparola dei libri.

Vi ricordiamo l’appuntamento settimanale con La metà pericolosa, giallo inedito di Silvia Volpi pubblicato in esclusiva in 10 emozionanti puntate per i lettori del nostro sito. Lo trovate a questo indirizzo: La metà pericolosa di Silvia Volpi

Per questo mese è tutto, ci rileggeremo il mese prossimo!

 

redazione@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it 

Metamorfosi

Nel Museo Civico Di Moncalvo sarà aperta al pubblico la mostra di Carlo Mazzetti, organizzata da Aleramo Onlus

Dal 8 agosto al 4 ottobre. L’inaugurazione con presentazione di Giuliana Romano Bussola e Maria Rita Mottola avverrà venerdì 7 agosto ore 17,30  sotto i portici del castello.

Attraverso il seducente gioco delle Metamorfosi Mazzetti giunge ad un particolare spaesamento surrealista  addentrandosi nel mondo onirico, del bizzarro della memoria dell’infanzia col gusto intellettualistico di meccanismi concettuali.

GRB

Agosto inizia con Grand Rodeo Open Air

Grand Rodeo Open Air 2020  1 & 2 agosto, dalle 16 alle 02

Spazio 211, Via Cigna 211 Torino

ingresso 5 euro all day long

 

Vent’anni di feste. Da Tutti Matti a Mattie al Caffè Tritolo di Avigliana, dal Ranch di Moncalieri fino ad arrivare allo Spazio 211 di Torino. #supportyourlocalundergroundruralscene 

gradnrodeo2020.jpg

 

? Line Up

Lollino

Moreno Pezzolato

Pisti

Emiliano Comollo & Cipi

Titta & Yashin

Seven Sins

Suivre le Rythme

Marco Acapulco 2000

Sick Advisor

Plato Live

Federico Nicolé

Kessa & Breezo

Passenger

Stay G

Robbenspierre

Skip

Alessandro Gambo

Come da tradizione, leggermente rimodellato per attenersi al contesto vigente, torna il Grand Rodeo, un evento che unisce vecchia e nuova guardia della musica da ballo torinese, una celebrazione che da vent’anni intrattiene gli astanti. Se da tradizione il Rodeo si colloca nelle giornate di pasqua e pasquetta, quest’anno è stato riprogrammato in città per dare il benvenuto a un agosto memorabile.  Inserito nella programmazione di Torino a Cielo Aperto, il Grand Rodeo rientra nel più ampio cartellone di Spazio 211.

#seguiisegnalidifumo

Van Gogh: a 130 anni dalla morte il mistero più grande resta la pittura

Auvers sur Oise, 29 luglio 1890, Vincent van Gogh terminava a soli 37 anni un’esistenza vissuta e bruciata con un’intensità sconvolgente. Il 30 luglio veniva sepolto nel minuscolo cimitero del paese, sperduto tra i campi che aveva amato e tante volte dipinto. Sulla bara che il prete non aveva consentito entrasse in chiesa, trattamento riservato a chi faceva violenza contro se stesso, era deposto, significativamente, un mazzo di girasoli.

Al di là delle teorie degli ultimi anni sulla morte del pittore che ipotizzano non il suicidio, ma l’omicidio accidentale da parte di un ragazzo della borghesia parigina, a 130 anni dalla sua scomparsa il vero grande mistero dell’artista olandese restano i suoi dipinti.  Nessun pittore come Vincent van Gogh riuscì a stravolgere, in pochissimi anni, il mondo e la storia dell’arte.


La vita pittorica di Van Gogh inizia, infatti, nel 1881. Vincent aveva 28 anni e si era lasciato alle spalle già parecchie esperienze fallimentari: aveva cercato di seguire prima le orme dello zio Vincent, detto Cent, mercante d’arte, che aveva fatto assumere il nipote, a L’Aia, presso la filiale della casa d’arte Goupil, poi del padre pastore, dedicandosi, senza troppo successo, agli studi teologici e, infine, dominato da un fervore religioso estremo, si era recato a predicare nella regione del Borinage, sottoponendosi a rinunce e privazioni come gli asceti. Difficile a 28 anni per uno spirito anarchico come Vincent seguire le vie convenzionali dell’arte, le lezioni dell’Accademia, i consigli degli artisti affermati, le lunghe sedute di disegno che prevedevano di copiare in modo ripetitivo gli stessi soggetti, difficile per chi come lui, inconsciamente, era destinato a realizzare una grande rivoluzione, adeguarsi alla normalità.
Tutti diffidano di questo uomo che sembra destinato a fallire sempre, tutti tranne una persona, il fratello minore Theo che lo spinge a proseguire nella sua missione artistica, convincendolo ad adattarsi a tornare nella canonica di Nuenen presso i genitori dove potrà dipingere senza pensieri.

Atmosfera pesante quella di Nuenen che Vincent così descrive in una lettera al fratello: “Mi rendo conto che Pa e Ma pensano a me per istinto… hanno la stessa paura di accogliermi in casa che avrebbero se si trattasse di un grosso cagnaccio. Quello magari si metterebbe a correre per le stanze con le zampe bagnate, sarebbe rozzo, travolgerebbe tutto strada facendo. E abbaia forte. In poche parole è uno sporco animale… Ma la bestia ha una storia umana e, anche se è soltanto un cane, ha un’anima umana, e molto sensibile anche”.
Nonostante l’ostilità dei genitori che non riescono a comprendere questo strano ragazzo, il periodo di Nuenen è quello in cui nascono quasi duecento opere.  La tavolozza di questi anni si contraddistingue per i colori cupi di chiara ispirazione fiamminga e per le atmosfere pesanti, quasi opprimenti, interni claustrofobici, cieli scuri e soffocanti.  Qui Van Gogh crea uno dei suoi capolavori “I mangiatori di patate”, la raffigurazione di contadini intorno alla tavola in una sera come tante. “Ho cercato di sottolineare come questa gente che mangia patate al lume della lampada, ha zappato la terra con le stesse mani che ora protende nel piatto, e quindi parlo del lavoro manuale e di come essi si siano onestamente guadagnato il cibo. Ho voluto rendere l’idea di un modo di vivere che è del tutto diverso dal nostro di gente civile. Quindi non sono per nulla convinto che debba piacere a tutti o che tutti lo ammirino subito” scrive il pittore al fratello in una lettera dell’aprile 1885.

E’ la vita nella sua drammatica povertà, nella sua bruttezza e nella sua deformità a posare nei dipinti di Van Gogh, l’uomo si trasforma in oggetto e diventa simile a quelle patate che ha coltivato e raccolto.Nel 1886 e, dopo una breve parentesi a Anversa, Van Gogh si trasferisce nell’appartamento del fratello Theo in rue Lepic, 54 a Parigi. La passione per le stampe giapponesi, i contatti e gli scambi culturali con Monet, Renoir, Degas, Pissarro, Seurat, Signac, Toulouse Lautrec da soli non sono sufficienti a giustificare il repentino cambiamento della sua pittura. L’evoluzione è immediata, lo stile si modifica, i colori si schiariscono e tramontano i toni scuri. E’ come se Van Gogh, in pochi mesi, avesse assorbito, letteralmente, la lezione di tutti i movimenti pittorici che dominano la scena parigina e li avesse rielaborati a modo suo, stravolti e, al tempo stesso, migliorati, andando oltre.

Il “Ritratto di père Tanguy” dell’autunno 1887 concilia in questa atarassica rappresentazione di vecchio con cappello le influenze delle stampe giapponesi, la lezione del pointillisme, le velature degli impressionisti, la forza cromatica di Gauguin. Niente di più distante dalla mano che solo due anni prima aveva dato vita ai “Mangiatori di patate”. Febbraio 1888: Van Gogh, sulle orme dell’amato Monticelli, è ad Arles. Nel Sud della Francia l’artista cerca ossessivamente la luce e i colori violenti che incendieranno le sue tavolozze e incontra il mistral che deformerà i suoi soggetti e la sua mente. “Ho fatto, sempre come decorazione, un quadro della mia camera da letto, con i mobili di legno bianco, come sapete. Ebbene, mi ha molto divertito fare questo interno senza niente, di una semplicità alla Seurat a tinte piatte, ma date grossolanamente senza sciogliere il colore; i muri lilla pallido; il pavimento di un rosso qua e là rotto e sfumato; le sedie e il letto giallo cromo; i guanciali e le lenzuola verde limone molto pallido; la coperta rosso sangue, il tavolo della toilette arancione; la catinella blu; la finestra verde. Avrei voluto esprimere il riposo assoluto attraverso tutti questi toni così diversi e tra i quali non vi è che una piccola nota di bianco nello specchio incorniciato di nero, per mettere anche là dentro la quarta coppia di complementari” scrive a Gauguin, l’amico che attendeva ad Arles per creare una comunità di artisti, un altro dei suoi fallimenti. L’opera è stata dipinta nell’autunno 1888, un anno esatto dopo il Ritratto di père Tanguy. I colori si sono fatti violenti, gli accostamenti forti, persino azzardati, la pittura piatta. Se i contadini dei “Mangiatori di patate” erano diventati oggetti, i mobili e i quadri della camera hanno preso vita, sembrano muoversi, piegarsi, spostarsi, uscire dalla tela. Il genio onirico di Van Gogh ha anticipato le teorie che i Fauves esprimeranno all’inizio del 1900 e la violenza comunicativa dell’Espressionismo. Dell’uomo di Nuenen non è rimasto nulla.

Giugno 1889 “Notte stellata”. “Perché i punti luminosi del firmamento ci dovrebbero essere meno accessibili delle città e dei villaggi, dei punti neri sulla carta di Francia? Se prendiamo il treno per andare a Tarascon oppure a Rouen possiamo prendere la morte per andare in una stella”, scrive Vincent dal suo esilio volontario nella casa di cura di Saint Rémy en Provence, dopo l’episodio del taglio dell’orecchio e le crisi nervose che gli avevano guadagnato l’ostilità degli abitanti di Arles. Vortici e controvortici, stelle cadenti, stelle che sembrano girasoli, una tela giocata sul blu cobalto e sul giallo, ferita da pennellate nervose, un quadro nel quale la pittura acquista matericità e tridimensionalità, la rappresentazione di un sogno più che di una realtà, il sogno di un pittore che sembra già guardare oltre, che sembra fissare gli occhi su un’altra dimensione. Luglio 1890 “Campo di grano con volo di corvi”. Van Gogh cerca la pace a Auvers sur Oise, seguito dal dottor Paul Gachet. Cerca nella pittura, come aveva già fatto durante gli ultimi dieci anni della sua vita, l’antidoto al desiderio di morte.  Un anno prima aveva scritto al fratello Theo: “Se non avessi la tua amicizia sarei rispedito senza rimorsi al suicidio e per quanto io sia codardo, finirei per andarci”. A Auvers sur Oise, tuttavia, non c’è serenità, i cieli si scuriscono di nuovo, il blu squillante della Provenza diventa un blu cupo, nero che schiaccia tutto e che tutto domina. Scrive ancora Vincent: “Mi sono rimesso al lavoro, anche se il pennello mi casca quasi di mano e, sapendo perfettamente ciò che volevo, ho dipinto tre grandi tele. Sono immense distese di grano sotto cieli tormentati, e non ho avuto difficoltà per cercare di esprimere la tristezza, l’estrema solitudine”.

L’arte diventa lo specchio nel quale riflettere l’infinita tristezza e una depressione senza fine, alla quale il solo rimedio sembra essere la strada della morte. In “Campo di grano con volo di corvi” le pennellate si intersecano, si interrompono, si spezzano nervose. Il colore sembra spremuto direttamente sulla tela. Le forme si intuiscono appena, i corvi sono linee nere, sono v e w rovesciate che volano lontano, come l’anima di Vincent Willem van Gogh. 23 luglio 1890 in una lettera mai spedita, perché il pittore non volle farlo, Vincent scriveva “Ebbene nel mio lavoro rischio ogni giorno la vita e vi ho perduto metà della mia ragione – va bene – ma tu non sei tra i mercanti di uomini per quanto io sappia e possa giudicare trovo che stai agendo realmente con umanità ma cosa vuoi”. In dieci anni Vincent aveva stravolto il mondo dell’arte, tutto esperito, tutto archiviato, tutto anticipato, aveva creato una pittura di una modernità tale che resta tuttora insuperata, aveva cambiato stile, colore, aveva trasformato l’uomo in oggetto e aveva dato vita a un iris: il suo grande mistero sta proprio qui, non nel dibattito, peraltro inutile, sulle modalità della sua morte, ma nell’essere stato non uno, ma centomila pittori.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            Barbara Castellaro

 

Si ringrazia per le foto M. Dominique-Charles Janssens, Président Institut Van Gogh