Quando note di colore e di musica diventano un’unica arte
https://www.youtube.com/watch?v=YtHcu4EYDPg&feature=youtu.be
“Jacq” è il nuovo singolo di Evry, al secolo Enrico Matheis, dedicato a Jacq, il pittore dei volti…senza volto!

Enrico vuole omaggiare l’arte del pittore che ha di particolare il fatto che nessuno conosca il suo viso. Il suo anonimato è forse l’elemento che lo rende ancora più interessante, ma lui sostiene che non è importante conoscere il suo viso perché “il giudizio deve essere sul lavoro e non sulla persona”. Il progetto unisce due forme d’arte apparentemente parallele e distanti tra loro, ma che si ritrovano amalgamate armoniosamente tra note di colore e di musica che compongono il quadro audio e video del brano. L’idea di unire arte e musica in “Jacq” è solo l’inizio, poiché mette le basi di un’iniziativa più ambiziosa che intende sviluppare una forma di comunicazione diversa nei giovani, coinvolgendo, in un progetto itinerante, scolaresche e laboratori artistici.
Chi è Jacq
I suoi lavori esaltano i caratteri più reconditi delle persone che ritrae e la sua fama è internazionale. Le sue opere sono esposte anche al Moca di Montecatini Terme, tra un Mirò ed un Henry Moore. Il Metastasio gli ha commissionato quindici ritratti che in questi giorni stanno comparendo sulla sua pagina Instagram. Di Lui ha parlato anche Vanity Fair.
I passanti delle vie e delle piazze sono inconsapevoli modelli dei suoi quadri ed hanno tutti la particolarità di apparire altrettanto “anonimi” come chi li ritrae.
“Jacq chi è? Se lo cerchi nei suoi volti sarà lui a trovare te”
Chi è Evry (Enrico Matheis)
Chi segue i talent forse ricorderà la decima edizione di X Factor dove nel più o meno vicino/lontano 2016 Enrico Matheis si proponeva in questo contest canoro. Lo chiamavano il barman di Prato. Enrico è un talento, ha capacità e una voce calda, piacevole. Una di quelle voci che ti rimangono in testa. Un cantante con il dono dell’interpretazione. Lo si capisce anche solo da un minuto scarso di video. Gli allora giudici di X Factor, Manuel Agnelli ed Arisa, avevano speso parole importanti su di lui. Memorabile una sua interpretazione di “Nel blu dipinto di blu” cantata a cappella. Interpretazione da brividi. Qualcuno ricorderà anche l’uscita del suo EP d’esordio realizzato con il crowdfunding.
Un personaggio poliedrico, con grande creatività e con la capacità di essere uno, nessuno e centomila. In una parola, una promessa. Uno spirito libero.
Realizza anche una collaborazione con Cristiano Malgioglio, “Notte perfetta“, e un bellissimo brano molto fresco ed estivo “Stessa spiaggia, stesso male“, con Il Sogno di Jek. Enrico Matheis è un personaggio carismatico, simpatico ed è puro talento. Prato non può tenersi tutto per sè un artista così. Nel 2020, la sua popolarità è esplosa sui social, grazie alle sue parodie che hanno reso molto più vivibile il lockdown, come quella interpretata sulla base di “Viceversa”, la nota canzone di Francesco Gabbani, seconda classificata all’ultimo Festival di Sanremo.
Su Instagram inventa sketch divertenti dove dà vita ai suoi personaggi, nel puro spirito toscano degno del grande Giorgio Panariello. Esordirà come attore nel film thriller “The day of Revenge” al fianco di Tomas Arana, il grande attore hollywoodiano, per la regia di Matteo Querci, e per la produzione Giulio Michelagnoli e di Paolo Odierna, produttore ma anche presidente ed organizzatore di Nexxt, la fiera sul “made in Italy” più grande in California che si tiene a ogni anno a Los Angeles.
“Un progetto che vuole far incontrare due forme d’arte diverse. La Musica e la Pittura. E’ stato un po’ difficile far quadrare tutto tra un lockdown e l’altro ma ci siamo riusciti. Il suo anonimato è stato proprio l’elemento che mi ha stimolato nell’avvicinarlo. Ma soprattutto mi stimolava scoprire come mai Jacq dipinge i suoi volti senza gli occhi, che sono lo specchio dell’anima. Questi due elementi mi hanno dato l’ispirazione”.

“La sfida, o forse più una scommessa, è stato proprio la realizzazione del videoclip. Volevamo mettere in risalto che si potesse unire le nostre due forme d’arte in un video. E la sua idea geniale è stato quello di dipingere me nel video. Vi piacerà, vedrete Il resto, sta nel testo del brano”.
Dichiarazione di Jacq
“Cosa possono fare insieme un cantante e un pittore? Questa è la domanda che mi sono posto la prima volta quando ho parlato con Enrico Matheis, in arte Evry. Ci siamo sentiti per la prima volta a Gennaio per un reciproco scambio di stima. Poi a Marzo, quando Evry mi ha ricontattato dicendomi che aveva scritto una pezzo musicale che parlava di me, sono rimasto di stucco. Onestamente non capita tutti i giorni di ricevere un messaggio del genere.
L’anima del mio lavoro artistico è in questo brano perchè coglie l’essenza di ciò che rappresento: l’anonimato, la vernice che scorre nelle vene, le persone che si domandano chi io sia e i loro rapporti intimi personali.
Questa canzone è diventata il punto di partenza per un’entusiasmante collaborazione artistica che ha prodotto un dipinto e un video musicale che racchiude le cose che ognuno di noi sa fare meglio: io dipingere e lui cantare.
E’ un grande onore essere d’ispirazione ad altri artisti perché significa che la mia arte è diretta, comprensibile e colpisce dritta al cuore. Ringrazio Enrico per avermi regalato questa canzone che porterò lungo il mio cammino artistico”.
Zetatielle s.r.l. Communication & Events
Ufficio Stampa: Tina Rossi – tina.rossi@zetatielle.com

Dai misteriosi “Pedoca” che abitano le cime e le valli segrete ricche d’oro, ai draghi serpentini e alati dalla bocca multilingue che emette fuoco, fino all’ “uomo selvatico” (òm searvy nelle vallate piemontesi), “mezzo uomo e mezzo scimmia” presente dai tempi dei tempi nella cultura popolare di molte regioni alpine e appenniniche: è “un mondo di fiaba che però contiene saggezze remote di cui troppo spesso ci si è dimenticati”, quello tracciato (fra scienza, letteratura e arte) dall’ultimo libro di Donatella Taverna ( torinese, scrittrice, giornalista e nota critica d’arte) che, dopo aver indagato in opere precedenti l’antico mondo del magico femminile, approfondisce ora l’argomento estendendolo ad esseri magici di natura differente nel suo recente “Esseri misteriosi nella tradizione popolare piemontese”. Oltre 200 pagine pubblicate dalla casa editrice “Atene del Canavese” (fondata, con nome altamente impegnativo, nel 2010 da Giampaolo Verga) e accompagnate dalle rigorose illustrazioni di Carla Parsani Motti – con cui la Taverna annovera una lunga storia di collaborazioni – il libro nasce da lontano. “Dall’interesse storico – ricorda la stessa Taverna – per il ruolo femminile nella società e dall’approfondimento su biografie femminili particolari dalla doppia valenza, storica e magica, come quella di Annette d’Alençon o della Regina Giovanna o di Anna di Cipro/Melusina: regine spesso trasformate in fate o in streghe nella legenda popolare e che acquisiscono poteri magici, taumaturgici oppure malefici. In alcune zone, ciò accade perfino a Maria Cristina di Savoia, la prima Madama Reale”. “Era dunque inevitabile, provenendo anche da una formazione postuniversitaria archeologico-antropologica, che mi lasciassi coinvolgere – sottolinea ancora la scrittrice – dalle correlazioni. Come nel caso delle fate che lasciano coppelle sui massi erratici, o di quelle che hanno zampe d’oca, di gallina o di mulo e rievocano tradizioni popolari che sono in realtà travestimenti fiabeschi di un passato
remoto”. “Fate”. E “Pedoca”, “lontane genti di origini misteriose, con donne alte e bionde, bellissime, ma con i piedi palmati, che narrano di un modo mirabile in cui proprio fra le montagne piemontesi fu donata agli uomini una serie di consapevolezze importanti per la sopravvivenza, dalla fabbricazione del formaggio all’estrazione dell’oro”. “Ed é proprio attraverso le affabulazioni legate a questi esseri particolari– continua la scrittrice – che si rivela la civiltà del Piemonte preromano, ricca, straordinaria e complessa, studiata invece per lo più come se esprimesse soltanto rozzi pastori primitivi senza cultura e senza scrittura. Queste ricerche, sviluppatissime in Francia e in altre regioni italiane, in Piemonte sono state intraprese solo approssimativamente e di solito con scarsa cura e scarso approfondimento per le tracce rimaste, lasciando invece spazio a storielle di masche e fuochi fatui o a storie cupe di riti satanici che non hanno dal mio
punto di vista alcun interesse archeologico e culturale, anche perché su questi argomenti si leggono troppo spesso vere e proprie sciocchezze prive di ogni fondamento”. Un libro dunque che intende anche colmare (attraverso la sua veste scientifica, con note e bibliografia in più lingue) spazi e desideri di “verità” storiche trascurate nel tempo. E che, nelle parole dell’autrice, già guarda a ben chiari progetti futuri. “Quelli più immediati – conclude infatti la Taverna – riguardano un ulteriore approfondimento dello studio di quelle genti lontane che precedevano la romanizzazione e che una così vasta e profonda traccia lasciarono nella nostra storia. Ma per creare un po’ di suspense dirò che l’intento è di ripartire dalla chioccia con i suoi dodici (o sette) pulcini d’oro…”. Un piccolo sasso gettato nello stagno delle curiosità. A noi individuare, nei cerchi dell’acqua, il giusto indizio. Per restare in tema di “misteri”.
Premio coraggioso, di vasto riconoscimento internazionale, che anche in questo ansiogeno periodo di emergenza sanitaria ha deciso di non fermarsi, per continuare a proporsi come “progetto culturale e didattico di promozione alla lettura e di diffusione della letteratura contemporanea, in particolare fra i giovani”. In gara troveremo, anche quest’anno, autrici e autori italiani e stranieri, con opere di narrativa pubblicate in Italia fra il gennaio 2020 e il gennaio 2021. Il bando di partecipazione scade il 31 gennaio 2021 ed è scaricabile, con tutte le informazioni sulle modalità di partecipazione, da parte delle case editrici sul sito www.fondazionebottarilattes.it. La cinquina dei romanzi finalisti selezionati da una Giuria Tecnica, presieduta da Gian Luigi Beccaria (linguista, critico letterario e saggista) sarà annunciata mercoledì 14 aprile 2021 a mezzo stampa, sul sito e i canali social della fondazione di Monforte d’Alba. La parola passerà quindi ai giovani, che continuano a essere i veri protagonisti del Premio. Tra aprile e settembre 2021 i cinque romanzi finalisti saranno letti e discussi dai 400 studenti delle 25 Giurie Scolastiche, una all’estero e ventiquattro in Italia, che variano ogni anno, “per dare la possibilità al maggior numero di ragazze e ragazzi di confrontarsi con la lettura di autori contemporanei e con l’espressione e l’affinamento del giudizio critico, utile a sapere meglio interpretare le tante complessità del mondo”. Sabato 2 ottobre 2021 ragazze e ragazzi esprimeranno in diretta il loro voto per proclamare il vincitore nel corso della cerimonia di premiazione in cui saranno presenti i finalisti al Teatro Sociale di Alba. Scrittrici e scrittori in gara terranno inoltre un incontro con gli studenti delle scuole del territorio cuneese. Lo stesso giorno il vincitore del “Premio Speciale Lattes Grinzane” ( assegnato dalla Giuria Tecnica a un’autrice o ad un autore internazionale che nel corso del tempo si sia dimostrato meritevole di un condiviso apprezzamento di critica e di pubblico) terrà una lectio magistralis, aperta al pubblico, su un tema letterario a propria scelta e sarà insignito del riconoscimento. I due appuntamenti saranno inoltre trasmessi in diretta streaming sul sito e sui canali social della Fondazione Bottari Lattes, permettendo così di raggiungere pubblici diversi e lontani e mettendo a disposizione di tutti importanti contenuti della grande narrativa contemporanea. Nella scorsa, decima edizione, del Premio ad aggiudicarsi il podio d’onore è stata la scrittrice turca, residente a Londra, Elif Shafak con il romanzo “I miei ultimi 10 minuti e 38 secondi in questo strano mondo” edito da Rizzoli, mentre il Premio Speciale è andato alla Protezione Civile, come apprezzamento per il grande impegno profuso nell’affrontare l’emergenza sanitaria. A ritirarlo è stato lo stesso Angelo Borrelli, Capo della Protezione Civile.