CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 497

Tra rito e sacrificio Favino s’addentra nell’antico rione

Sugli schermi “Nostalgia” di Mario Martone

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

Negli stessi vicoli in cui un tempo amministrava la legge l’eduardiano don Antonio Barracano, torna oggi Felice Lasco, il protagonista di “Nostalgia” che Mario Martone ha liberamente tratto  – cosceneggiandolo con Ippolita di Majo, forse con qualche frammento di troppo – dal romanzo di Ermanno Rea, presentato a Cannes con i colori dell’Italia ma tornato a casa a mani vuote di Palmarès, come si sperava, non fosse per un’altra calibrata, studiatissima, affascinante interpretazione di Pierfrancesco Favino. Torna in quel rione Sanità, fatto di povertà palpabile ad ogni angolo come di una delinquenza che ha afferrato e fatta sua troppa gioventù, un misto di scorribande e scippi e droga, dopo quarant’anni ha lasciato Il Cairo, e una compagna innamorata, dove è diventato qualcuno e dove se ne era andato giovanissimo, appena quindicenne, piuttosto una fuga che non un libero abbandono. A tornare lo ha spinto la malattia della madre, la gioia per  una cura fatta di affetti forti seppur tardivi alle sue ultime ore (che Aurora Quattrocchi descrive con gli occhi e il vecchio corpo, basterebbe la scena del bagno, una sorta di Pietà michelangiolesca a personaggi capovolti, con una rara intensità); e in quelle ore Lasco torna a immergersi nel quartiere, ne coglie gli angoli e i bassi e i visi, le vite che altre zone della Napoli di oggi, eleganti, turistiche, ostentate, dimenticano. Sarebbe l’occasione per partirsene di nuovo, ma lui vi scivola dentro innocentemente, con tranquilla caparbietà. Nel suo girovagare, s’imbatte in don Luigi (Francesco Di Leva, lo avevamo applaudito nell’edizione del “Sindaco di Rione Sanità” dello stesso Martone), che con ogni mezzo cerca di allontanare dalla camorra quei ragazzini e quelle famiglie che ne diverrebbero un facile aiuto.

C’è la ricerca del rione e della sua gente, ma c’è pure la ricerca delle proprie radici, quella che ti lascia riscoprire la figura di un antico amico, Oreste (un sinistro Tommaso Ragno), che ha assunto la realtà del boss e che oggi tutti riveriscono e chiamano “‘o malommo”. Un’amicizia interrotta, soprattutto rifuggita e dimenticata, nascosta nel silenzio di anni, che tuttavia si ha voglia di riportare alla luce, di riaccomodare. Tra le scorribande in moto dei due antichi ragazzi, tra i primi errori, tra la sbagliata voglia d’affermarsi, lo spettatore apprende come sia stato lui la causa della fuga di Lasco, come i due abbiano incrociato l’assassinio di un uomo, come alla voglia di vendetta alla fine non si possa sfuggire. Rione Sanità si fa palcoscenico di vita e di morte, si afferma come volontà di non ritorno, assurdamente, in una sorta di rito e di sacrificio. A cui Martone s’avvicina quasi con dolcezza, raccontando di come la strada non può essere che quella, tra emozioni e urla di ribellione, tra affermazioni di violenza e attimi brevi di speranza. Facce di una vita e di esistenze che Favino si carica sulle spalle robuste di una sempre più forte recitazione, un percorso esatto e commovente di inattesa autodistruzione: anche se una mancanza di sottotitoli non ci lascia gustare appieno, troppe sono le mancanze, il carattere robusto dei dialoghi. Sarebbe sufficiente seguire passo passo, scena dopo scena, tra l’arrivo (uno straniero) e l’addentrarsi sempre più vitale nel rione (le radici scoperte), lo studio e lo sforzo che Favino impiega per rendere appieno il vuoto che negli anni di lontananza s’è creato nel suo Lasco, non soltanto di abitudini ma pure di linguaggio, lento, fatto di opacità d’inflessioni, di ritorni alla memoria: e poi pronto ad esplodere.

I libri più commentati del mese di maggio

I tre libri più letti e discussi in questo mese di maggio nel gruppo FB Un libro tira l’altro, ovvero il passaparola dei libri sono il saggio Medioevo Sul Naso, di Chiara Frugoni, un ottimo consiglio per conoscere le opere di questa studiosa da poco scomparsa; il classico Lonesome Dove, di Larry McMurtry che fa rivivere le atmosfere del West; La ladra di parole, di Abi Daré un vero inno all’ istruzione come antidoto alla povertà e un vero messaggio di speranza.

Andar Per Libri

Torna dal vivo l’appuntamento che riunisce gli iscritti al Gruppo Facebook Un Libro Tira L’Altro Ovvero Il Passaparola Dei Libri: martedì 28 giugno alle ore 21 presso il Caffè Letterario Le Murate, Firenze, si potrà incontrare i protagonisti di questa ormai celebre avventura telematica, con dirette e interviste. Come ormai tradizione, il momento centrale della manifestazione sarà il Passalibro: per partecipare basta portare un libro da scambiare con gli altri! Segnalate la vostra eventuale partecipazione QUI

Interviste

Questo mese la redazione di Novità in Libreria ha intervistato Francesca Ceccherini che torna in libreria con Ho Incontrato L’Amore Vero (Porto Seguro, 2022); Andrea Scurosu, torinese, che ha pubblicato in modo autonomo l’antologia di racconti Impolverati Racconti Dalla Soffitta (Youcanprint, 2022) su temi quali la guerra, l’ecologia, l’infanzia e la storia più recente del nostro paese; Riccardo Gandolfi, saggista e poeta, che ha da poco esordito nella narrativa con il romanzo La Regina, La Torre, L’Alfiere (Porto Seguro, 2022); Leonardo Alessandro Tridico, di nuovo in libreria con Aldo Moro e la Giovane Italia (Autopubblicazione) offre ai lettori l’occasione di rivivere, attraverso le pagine, la storia della giovane Italia repubblicana.

questo mese è tutto, vi invitiamo a venirci a trovare sul nostro sito ufficiale per rimanere sempre aggiornati sul mondo dei libri e della lettura! unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

 

 

ovvero il passaparola dei libri sono il saggio Medioevo Sul Naso, di Chiara Frugoni, un ottimo consiglio per conoscere le opere di questa studiosa da poco scomparsa; il classico Lonesome Dove, di Larry McMurtry che fa rivivere le atmosfere del West; La ladra di parole, di Abi Daré un vero inno all’ istruzione come antidoto alla povertà e un vero messaggio di speranza.

Andar Per Libri

Torna dal vivo l’appuntamento che riunisce gli iscritti al Gruppo Facebook Un Libro Tira L’Altro Ovvero Il Passaparola Dei Libri: martedì 28 giugno alle ore 21 presso il Caffè Letterario Le Murate, Firenze, si potrà incontrare i protagonisti di questa ormai celebre avventura telematica, con dirette e interviste. Come ormai tradizione, il momento centrale della manifestazione sarà il Passalibro: per partecipare basta portare un libro da scambiare con gli altri! Segnalate la vostra eventuale partecipazione QUI

Interviste

Questo mese la redazione di Novità in Libreria ha intervistato Francesca Ceccherini che torna in libreria con Ho Incontrato L’Amore Vero (Porto Seguro, 2022); Andrea Scurosu, torinese, che ha pubblicato in modo autonomo l’antologia di racconti Impolverati Racconti Dalla Soffitta (Youcanprint, 2022) su temi quali la guerra, l’ecologia, l’infanzia e la storia più recente del nostro paese; Riccardo Gandolfi, saggista e poeta, che ha da poco esordito nella narrativa con il romanzo La Regina, La Torre, L’Alfiere (Porto Seguro, 2022); Leonardo Alessandro Tridico, di nuovo in libreria con Aldo Moro e la Giovane Italia (Autopubblicazione) offre ai lettori l’occasione di rivivere, attraverso le pagine, la storia della giovane Italia repubblicana.

Per questo mese è tutto, vi invitiamo a venirci a trovare sul nostro sito ufficiale per rimanere sempre aggiornati sul mondo dei libri e della lettura! unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

“L’emblema della Repubblica Italiana a seconda dei gusti. La vera storia”

Al Castello di Miradolo, mezz’ora con… Daniele Jalla

Giovedì 2 giugno, ore 15

San Secondo di Pinerolo (Torino)

Una grande stella a cinque punte al centro, sullo sfondo una ruota dentata a rappresentare il lavoro, un ramo d’alloro ad abbracciare il tutto, in primo piano la scritta “Repubblica Italiana”. Questo è il simbolo della Festa del 2 giugno. Festa, appunto, della Repubblica Italiana. Emblema, dal punto di vista grafico, alquanto “sofferto” e di lunga gestazione. Per arrivarci è occorso, infatti, un percorso creativo durato 24 mesi, 2 concorsi pubblici ed un totale di 800 bozzetti presentati da circa 500 artisti e dilettanti. Il tutto per tagliare il traguardo del 5 maggio del 1948, giorno in cui l’Italia repubblicana poté dire finalmente di avere il suo emblema. L’autore, vincitore di entrambi i concorsi, è Paolo Paschetto, illustratore valdese di Torre Pellice (1885 – 1963). Al suo primo e al suo secondo progetto, la Costituente chiese però sostanziali modifiche illustrative. No alla “cinta turrita” originaria (definita poco simpaticamente “la  tinozza”) circondata da folta vegetazione, no al logo con la scritta “Unità e Libertà”, no al disegno centrale di un martello con un’ala e le lettere “R” e “I”, così come al ramo di quercia a destra e al ramo di ulivo a sinistra. Paschetto obbedì. E dal martello si passò alla stella, la cinta turrita diventò una ruota dentata, il ramo d’ulivo diventò d’alloro e sparì la scritta “Unità e Libertà” a favore di “Repubblica Italiana”. Meglio prima o meglio la versione definitiva? Parliamone. Per intanto, proprio in occasione della Festa del 2 giugnoalle ore 15, a raccontare la vera storia dell’Emblema della Repubblica Italiana e dei bozzetti dell’artista, esposti nella mostra “Oltre il giardino. L’abbecedario di Paolo Pejrone” in corso fino al 26 giugno al Castello di Miradolo, sarà lo storico Daniele Jalla, nipote dello stesso Paschetto, ospite del sesto e ultimo degli appuntamenti di “Mezz’ora con …”, promossi ed organizzati dalla “Fondazione Cosso”, al Castello di San Secondo di Pinerolo (via Cardonata, 2). Spiega Daniele Jalla:“La vicenda che portò all’adozione dell’Emblema è stata ricostruita nel dettaglio innanzitutto da Mario Serio, il primo ad essersene occupato attingendo alle fonti conservate dall’ ‘Archivio Centrale dello Stato’ che al tempo dirigeva. Dopo di lui, altri se ne sono interessati, fondamentalmente a partire dal suo saggio, ma anche aggiungendo altri elementi, dettagli, considerazioni. A margine, molto a margine, si è andata sviluppando una diatriba curiosa, volta a stabilire se l’Emblema avesse una radice massonica e se il suo autore fosse massone, per alcuni una colpa, per altri un punto di merito. Nipote dell’autore dell’Emblema, ho avuto il privilegio di poter consultare l’archivio di famiglia e questo mi consente di intervenire apportando nuovi elementi alla ricostruzione della vicenda, che in parte consentono di esaminarla dal punto di vista dell’autore, in parte aggiungono pochi, ma fondamentali dettagli in grado di arricchirne l’interpretazione e al tempo stesso di smentire altre ipotesi, quelle più campate per aria, peraltro”.

Al Castello, troveremo esposte anche le opere realizzate da Paschetto, in fase di realizzazione dell’Emblema: dal Bozzetto preparatorio presentato al primo concorso del ’47 alla fotografia dell’Emblema vincitore del primo concorso fino alla riproduzione dei bozzetti presenti al secondo concorso del ’48 e al lavoro approvato dalla Commissione Parlamentare nel ’48, per chiudere l’iter espositivo con l’Emblema inserito nel ’48 nella “Gazzetta Ufficiale”, in stampa in bianco e nero e a colori su cartoncino.

L’ingresso all’incontro è gratuito, compreso nel biglietto d’entrata alla mostra. Prenotazione consigliata: 0121/502761 o prenotazioni@fondazionecosso.it

g. m.

Nelle foto

–       Emblema della Repubblica Italiana

–       Il Castello di Miradolo

Regio Opera Festival, il cortile di Palazzo Arsenale diventa palcoscenico

/

Con il patrocinio del Ministero della Difesa, del Ministero della Cultura e della Città di Torino

REGIO OPERA FESTIVAL
Seconda edizione
Torino, Cortile di Palazzo Arsenale
Sede del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito Via dell’Arsenale 22
7 giugno – 17 settembre 2022

Da martedì 7 giugno a sabato 17 settembre, nello splendido Cortile di Palazzo Arsenale, si terrà la seconda edizione del Regio Opera Festival. Il Festival è realizzato con il patrocinio del Ministero della Difesa, del Ministero della Cultura e della Città di Torino. Media Partner è Publitalia ’80.
Dopo il successo dell’estate scorsa, torniamo nuovamente ad abitare e animare con opere, concerti, balletti e appuntamenti per bambini e famiglie la suggestiva sede del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito in via dell’Arsenale 22, luogo di grande fascino che si è rivelato ideale come sede estiva sia per il nostro pubblico sia per gli artisti che abbiamo ospitato, e che ci ha permesso di far scoprire ai torinesi e ai numerosi turisti una meraviglia settecentesca nel centro della città.

Il Regio Opera Festival inaugura martedì 7 giugno alle ore 21 con Cavalleria rusticana, il capolavoro di Pietro Mascagni.
Il Sindaco di Torino Stefano Lo Russo ricorda: «L’anno scorso il Regio ha scelto con coraggio di uscire dalla sua sede storica per andare incontro alla città e al suo pubblico, con una grande platea all’aperto. Questo coraggio è stato premiato da oltre 20.000 presenze – di cui un terzo under 30. Sono dati importanti, che ci raccontano la voglia di voltare pagina, di riappropriarsi dei luoghi e di tornare a vivere la musica insieme e in sicurezza. Ne abbiamo avuto prova in questi giorni incredibili di Eurovision, e mi piace che il Regio abbia dedicato una attenzione particolare ai giovani con condizioni di ingresso molto favorevoli e con una programmazione che affianca ai capolavori immortali dell’opera e del balletto un titolo originale e divertente, oltre a concerti adatti alle serate estive sotto le stelle».
Un ringraziamento particolare va al Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito, che mette a disposizione la sede, e al suo Comandante, Generale di Divisione Mauro D’Ubaldi che dichiara: «L’ambizione dell’Esercito, e in generale delle Forze Armate, è quella di continuare a mantenersi una risorsa per il Paese. Con un ruolo flessibile e vicino alla Società, nei confronti della quale saper interpretare – anche con creatività – i diversi modi in cui poter contribuire alla difesa di quella straordinaria cultura che rappresenta uno dei tratti distintivi degli italiani, una ricchezza inestimabile su cui continuare a investire per il futuro. Naturale, dunque, che la Difesa si schieri, per il tramite della Scuola di Applicazione, a sostegno delle attività artistiche del Teatro Regio di Torino, con l’orgoglio di contribuire a diffondere sentimenti di serena normalità, di elevazione sociale ed intellettuale, di comune linguaggio tra i popoli. Sentimenti che sono parte integrante dei valori e degli ideali che in questo Palazzo, dal 1739, ispirano la formazione dei nostri Ufficiali, il futuro del nostro Esercito: l’Esercito degli Italiani».
Il Sovrintendente del Teatro Regio Mathieu Jouvin afferma: «Sono molto felice di intraprendere il mio percorso alla guida del Teatro in occasione del Regio Opera Festival; avrò così una preziosa opportunità per conoscere il pubblico del Regio in questa bellissima sede; avrò inoltre la chance di esplorare la città e di viverla in modo nuovo e aperto. Lo spettacolo dal vivo è condivisione, partecipazione, sicurezza, fiducia, basi fondanti del sentirsi parte di una comunità, e questa è anche la mia visione di un Teatro che si apre al territorio e che si mette al servizio della collettività. Voglio ringraziare le Istituzioni che continuano a credere nel Teatro Regio e lo accompagnano, i Soci Fondatori, gli sponsor, senza i quali non sarebbe stato possibile realizzare il Festival, il Ministero della Difesa, il Ministero della Cultura, la Città di Torino che riconoscono il valore sociale e culturale di questa iniziativa, il Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito, l’Agenzia del Demanio Direzione Generale Piemonte e Valle d’Aosta e lo Stato Maggiore della Difesa».
«Forte della positiva esperienza dell’anno scorso, ho messo a punto un programma piacevole e popolare, con l’intento di riconquistare o di far nascere la passione per l’opera, capace di mettere in risalto le qualità delle compagini artistiche del Regio, cui si affiancano interpreti giovani e di talento che riusciranno ad aggiungere freschezza e brio a opere immortali; un cartellone pensato per la gioia di stare all’aperto e ascoltare grande musica dal vivo. Le quattro opere in programma sono allestimenti “Made in Regio” che, ancora una volta, mettono in risalto le grandi professionalità che abbiamo nel nostro Teatro», così Sebastian F. Schwarz, Direttore artistico del Teatro Regio, che aggiunge: «la seconda metà dell’800 è la grande protagonista dell’estate 2022 con tre opere note al grande pubblico e un nuovo allestimento che farà scoprire una “chicca” di Nicola De Giosa. Accanto alle opere, tre grandi concerti, una lezione aperta di avvicinamento al canto corale e, a settembre, due straordinari appuntamenti con la danza».
Dopo il successo della prima edizione, anche quest’anno sono in vendita le card a prezzi particolarmente favorevoli, card che possono anche essere utilizzate da più persone per lo stesso spettacolo. Un modo per condividere con gli amici o con la famiglia il piacere di uno spettacolo all’aperto. Per gli under 30, inoltre, prezzi mai così convenienti.
Per coinvolgere i Millennials e la Generazione Z, il Teatro Regio, in collaborazione con IED – Istituto Europeo di Design, ha deciso di realizzare una innovativa campagna digitale, oltre che sui canali Facebook, Instagram e You Tube, il Teatro è quindi su una celebre App di dating.
Il Regio è il primo teatro d’opera al mondo su Tinder, dove compaiono profili con cui interagire. Durante il Festival, racconteremo con un appeal ironico, provocatorio e coinvolgente, attraverso video “Reel”, brevissimi racconti animati delle opere, meme e storie interattive il mondo del teatro e dell’opera. «Attraverso gli sguardi e le sensibilità dei nostri studenti ed ex studenti, il progetto ha saputo esplorare nuovi modi comunicativi e linguaggi del contemporaneo, in questa iniziativa cha ha messo insieme formazione, tradizione e creatività» dichiara Paola Zini, Direttore IED Torino. «La sede di Torino dell’Istituto Europeo di Design ringrazia il Teatro Regio per questa interessante e profonda collaborazione, che ha nuovamente avvicinato l’Istituto ad un’Istituzione importante del nostro territorio».
Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni inaugura il Regio Opera Festival martedì 7 giugno, recite anche il 9 e l’11 sempre alle ore 21. Il testo di Giovanni Verga, dramma della gelosia che racconta anche di una cultura e di un territorio, fu messa in musica nel 1890, segnando la storia dell’opera e l’apertura di una nuova pagina del teatro musicale, quella verso un’espressione sonora della narrazione e delle passioni, che solo forzatamente possiamo limitare alla definizione di Verismo. La messa in scena è di Anna Maria Bruzzese; le scene e i costumi sono di Paolo Ventura, il poliedrico artista milanese che ha rivoluzionato la fotografia contemporanea. Il maestro Francesco Ivan Ciampa dirige Orchestra e Coro del Regio, quest’ultimo istruito da Andrea Secchi. Nel cast: Santuzza è Anastasia Boldyreva, tra i maggiori mezzosoprani della sua generazione; si è affermata sulla scena operistica internazionale collaborando con direttori d’orchestra del calibro di Zubin Mehta, Gianandrea Noseda, Michele Mariotti, Daniel Oren, Pinchas Steinberg, Gianluigi Gelmetti, Bernard de Billy e Donato Renzetti. Ha iniziato gli studi di canto con Igor Chernov, poi proseguiti al Conservatorio Čaikovskij di Mosca. Si è specializzata sotto la guida di Bernadette Manca di Nissa. Compare Turiddu è Stefano La Colla: tenore nato a Torino da famiglia siciliana, si è diplomato al Conservatorio “Pietro Mascagni” di Livorno; in seguito ha studiato e si è perfezionato con Magda Olivero, Katia Ricciarelli, Luciana Serra e Carlo Meliciani. Ha vinto il primo premio al concorso Voci Pucciniane di Torre del Lago. Durante la sua carriera è stato acclamato nei più importanti teatri italiani e internazionali. Nel ruolo di Alfio è Misha Kiria, il baritono georgiano che torna al Regio Opera Festival dopo la bella prova della scorsa estate nei Pagliacci. Completano il cast: Agostina Smimmero (Lucia) e Valeria Girardello (Lola). L’allestimento è del Teatro Regio, le luci di Lorenzo Maletto.
Nell’ambito della 28a edizione della Festa della Musica, lunedì 20 giugno alle ore 18 l’appuntamento è dedicato ai bambini e ragazzi e alle loro famiglie con l’Open Day Voci bianche a ingresso gratuito, che vedrà sul palcoscenico il Coro di voci bianche del Teatro Regio e gli allievi dei corsi di Laboratorio e Disciplina corale della Scuola di Canto per voci bianche i quali, istruiti dal maestro Claudio Fenoglio, saranno impegnati in una lezione aperta per far conoscere le proprie attività; in programma, brani di Benjamin Britten e Bob Chilcott. In questi due anni di pandemia, il Coro di voci bianche del Regio non ha mai interrotto la propria attività; con impegno e dedizione, il Regio e il Maestro Fenoglio hanno portato avanti, anche a distanza, il lavoro di formazione, il percorso di studio, ma soprattutto l’idea che il canto corale sia un gioco di squadra, un modo di crescere e di affrontare insieme sfide e paure. Martedì 21, giovedì 23 e domenica 26 giugno ore 21 andrà in scena un altro capolavoro: Carmen di Georges Bizet. Sul podio il direttore Sesto Quatrini alla guida di Orchestra e Coro del Regio, istruito dal Maestro Andrea Secchi, e i protagonisti Ketevan Kemoklidze nel ruolo del titolo, Jean-François Borras (Don José), Giuliana Gianfaldoni (Micaëla), Zoltán Nagy (Escamillo). L’allestimento del Regio ha la regia di Paolo Vettori, le scene di Claudia Boasso, i costumi di Laura Viglione e le luci di Lorenzo Maletto. Questa versione di Carmen prevede la figura del narratore, l’attore Yuri D’Agostino. L’adattamento e i testi narrati sono a cura di Sebastian F. Schwarz, che descrive così l’idea: «Dopo il grande successo della Butterfly, andata in scena lo scorso anno, ho deciso di riproporre l’esperienza del racconto di uno dei più grandi capolavori della storia dell’opera e per questo ho rinnovato l’invito all’attore-narratore Yuri D’Agostino, che vestirà i panni del compositore Bizet. Spesso mi hanno detto che l’opera è difficile, persino noiosa. Mi è capitato più volte di sentirmi chiedere quale sia l’utilità, l’attualità di questa forma d’arte. So che spesso è una domanda provocatoria, ma sono convinto che se si è disposti ad accettare la “sfida”, non è difficile dimostrare quanto l’opera lirica, e le vicende in essa narrate, possano essere vicine alla vita di tutti noi. Occorre fornire elementi che siano comprensibili al più vasto e variegato pubblico, occorre sapersi rivolgere a tutti, sia agli appassionati sia a chi decide di approcciarsi all’opera per la prima volta. Abbiamo sperimentato la scorsa estate quanto sia utile fornire brevi raccordi narrati per rendere più accessibile e vicino all’esperienza quotidiana degli spettatori un titolo che sembra lontano e avulso dalla realtà. E, si sa, la conoscenza è il primo passo verso la valorizzazione e l’apprezzamento di un’opera d’arte».

Martedì 5, giovedì 7 e domenica 10 luglio ore 21 presenteremo un altro capolavoro del melodramma italiano, Tosca di Giacomo Puccini. Il maestro Stefano Ranzani dirigerà Orchestra, Coro e Coro di voci bianche del Regio, istruiti rispettivamente da Andrea Secchi e Claudio Fenoglio. Il cast vedrà nel ruolo della protagonista la grandissima Maria Agresta; accanto a lei Giorgio Berrugi nel ruolo di Cavaradossi ed Elchin Azizov in quello di Scarpia. Completano il cast: Donato Di Gioia (il sagrestano), Enzo Peroni (Spoletta) ed Enrico Di Geronimo (Cesare Angelotti). La regia del nuovo allestimento del Regio è firmata da Vittorio Borrelli, le scene sono di Claudia Boasso, i costumi a cura di Laura Viglione e le luci di Christian Zucaro.
A metà luglio, venerdì 15 alle ore 21, torna a dirigere l’Orchestra del Regio il maestro Juraj Valčuha, uno dei più importanti direttori d’orchestra del panorama internazionale e Premio Abbiati 2018. Ritmi struggenti, intensi e romantici per un programma che spazia dalla musica da film, con Nino Rota e Leonard Bernstein, ai grandi compositori che hanno scritto per il balletto come Sergej Prokof’ev e Maurice Ravel.
In mezzo ai titoli del grande repertorio, a luglio, il 26, 28 e 30 ore 21, tornano l’opera buffa e il regista Mariano Bauduin (che la scorsa estate ci ha fatto scoprire e sorridere con La serva padrona e Pimpinone), che firma la regia di uno degli ultimi grandi successi della storia del genere buffo: Don Checco di Nicola De Giosa. Una macchina teatrale perfetta, che attinge ai meccanismi dell’alta scuola napoletana e a una comicità di respiro europeo. Scopriremo come “una certa sfacciataggine sia necessaria per cavarsela nella vita”. Il maestro Francesco Ommassini dirige l’Orchestra, il Coro del Regio e i protagonisti Domenico Colaianni (Don Checco), Carmine Monaco (Bartolaccio), Michela Antenucci (Fiorina), David Ferri Durà (Carletto), Vladimir Sazdovski (Roberto) e Francesco Auriemma (Succhiello Scorticone). Il nuovo allestimento del Regio – in coproduzione con la Provincia di Lecce – ha le scene di Claudia Boasso, i costumi di Laura Viglione e le luci di Lorenzo Maletto.
Venerdì 29 luglio ore 21 il Coro del Teatro Regio, diretto dal maestro Andrea Secchi, ci farà assaporare la magia del canto corale grazie a un programma che spazia dalla poesia tedesca ai canti ispirati ai Veda indiani, dalle atmosfere fatate alle sonorità dell’Est, con composizioni di raro ascolto di Johannes Brahms, Gustav Holst, Léo Delibes e Sergej Rachmaninov. AL pianoforte il maestro Paolo Grosa.
Venerdì 5 agosto ore 21 Fabio Biondi, direttore e violino solista, sarà sul podio dell’Orchestra e del Coro del Regio per un programma che comprende musiche di Giovanni Battista Viotti e Wolfgang Amadeus Mozart. Da una pagina virtuosistica che metterà in luce le doti di violinista del maestro Biondi, il Concerto n. 23 per violino e orchestra del compositore piemontese, al dramma mozartiano Thamos re d’Egitto. Un’occasione per ascoltare musica fuori dal consueto. Il maestro del coro è Andrea Secchi.
Dopo una breve pausa in agosto, si tornerà a settembre al Cortile di Palazzo Arsenale con una programmazione interamente dedicata alla danza, new entry per il palcoscenico del Regio Opera Festival.

Giovedì 8 e sabato 10 settembre ore 20 avremo l’onore di ospitare Svetlana Zakharova, étoile del Bol’šoj e del Teatro alla Scala, amatissima dal pubblico, celebrata dalla critica e richiesta dai maggiori teatri al mondo, che si esibirà insieme al marito Vadim Repin, acclamato violinista e direttore d’orchestra, che dirigerà la nostra Orchestra. Nello spettacolo Pas de deux for Toes and Fingers, Repin interpreterà assoli di incredibile virtuosismo, alcuni dei quali vedranno la danza della Zakharova fondersi elegantemente con la musica. Accanto alla “prima ballerina assoluta”, alcuni noti protagonisti del balletto internazionale: da Mikhail Lobukhin a Denis Savi, da Vjačeslav Lopatin a Jacopo Tissi, impegnati in coreografie di Marius Petipa e Asami Maki, Mauro Bigonzetti, Motoko Hirayama, Mikhail Fokine e Johan Kobborg su musiche di Paganini, Glazunov, Saint-Saëns, Händel, Frolov, Monteverdi, Massenet, Williams. Un mirabile spettacolo di danza e un meraviglioso concerto: un’occasione unica per godere della grande musica e delle stelle internazionali del balletto.
Il secondo appuntamento di settembre, che chiuderà il Festival mercoledì 14, giovedì 15 e sabato 17 alle ore 20, è con il Béjart Ballet Lausanne. In apertura di serata, la prima nazionale di Alors on danse…! su musiche di György Ligeti, John Zorn, Citypercussion e Bob Dylan e coreografia di Gil Roman, Direttore artistico della compagnia, che così descrive la sua ultima creazione: «In questo periodo travagliato abbiamo desiderato la leggerezza. Ho quindi composto una serie di coreografie, articolate attorno alla tecnica classica, che non hanno altro soggetto che il piacere della danza. A seguire, due celeberrimi balletti con la coreografia di Maurice Béjart: L’uccello di fuoco, sulla suite orchestrale di Igor Stravinskij e Boléro su musica di Maurice Ravel. Nella prima coreografia Maurice Béjart nutre, alimenta e rivoluziona questo grande classico del ‘900, come egli stesso affermò, «ritrovando i due elementi choc che furono alla base della creazione: Stravinskij musicista russo, Stravinskij musicista rivoluzionario. L’Uccello di fuoco, fiammante Fenice che risorge, come il Poeta/Rivoluzionario e le idee che non muoiono mai». Su Boléro tutto sembra essere già stato detto, di come Ravel lo compose nel 1928 su commissione di Ida Rubinstein, del debutto béjartiano nel 1961 a Bruxelles, delle star che hanno fortemente voluto interpretarlo e che l’hanno reso famoso arricchendolo con il proprio tocco personale: «In un lavoro coreografico il ballerino conta molto di più della coreografia. È il corpo del ballerino a essere il vero autore dell’opera. Ho detto spesso che la coreografia si fa in due, come l’amore» (Maurice Béjart, La Stampa, 1985). Forse quel che vale la pena aggiungere è l’emozione che si legge nei commenti: se si cerca questo titolo su YouTube, in tutte le lingue del mondo è espressa l’emozione per uno spettacolo unico, appassionante, commovente, da brivido… uno spettacolo che deve essere visto.
L’Impegno del Regio prosegue, si rafforza e si struttura. Il progetto prevede di sostenere attività specifiche promosse da enti senza scopo di lucro che operano sul territorio della Regione Piemonte e della Valle d’Aosta. In particolare, il contributo va a progetti di promozione e integrazione sociale, di supporto alle fasce più deboli, di inclusione e autonomia delle persone disabili, di impegno nell’emergenza sanitaria e di tutela ambientale. Parte dell’incasso di tre prove generali del Regio Opera Festival andranno a sostenere tre Associazioni e altrettante specifici progetti. Il 5 giugno, la prova generale di Cavalleria rusticana sarà dedicata al Fondo Alberto e Angelica Musy istituito presso l’Ufficio Pio Compagnia San Paolo di Torino, per progetti di formazione e di reinserimento sociale dei detenuti attraverso la formazione universitaria e il lavoro; il 19 giugno Carmen sarà dedicata ad AU.DI.DO. – OdV di Alpignano per il progetto “Svoltiamo Pagina”, che prevede il recupero e il riutilizzo di libri destinati al macero e il sostegno all’Associazione Autogestione Diversamente Dotati, per stimolare le abilità in un contesto nuovo, attivo e in completa sicurezza. Infine il 3 luglio Tosca sarà dedicata al Comitato Italiano per l’UNICEF Fondazione onlus, comitato provinciale di Torino, per attività di supporto didattico e di rafforzamento degli apprendimenti dedicati ai bambini della scuola primaria che appartengono a nuclei familiari in condizione di fragilità, residenti in quartieri periferici di Torino.
Gli abiti dell’Orchestra, del Coro e dei tecnici del Teatro Regio sono stati realizzati da Modit Group.

BIGLIETTERIA E INFORMAZIONI
Prezzi dei biglietti
Opere | Cavalleria rusticana, Tosca, Don Checco e Carmen: € 30 – 40 – 50
Balletti | Svetlana Zakharova & Vadim Repin e Béjart Ballet Lausanne: € 20 – 30 – 40 Concerti | 15 luglio, 29 luglio e 5 agosto: € 10 – 15
Per gli abbonati alla Stagione 2022 e per i gruppi di almeno 20 persone: sconto del 10%
Prezzi delle card
6 spettacoli: € 120 (per gli abbonati alla Stagione 2022: € 100)

4 spettacoli: € 80
Le card possono anche essere utilizzate da più persone per lo stesso spettacolo
Under 30
Per gli under 30, prezzi mai così convenienti:
biglietti per le opere e i balletti a € 15 (posto unico); per i concerti: € 8; Card a 4 spettacoli: € 40
Biglietteria
Piazza Castello 215 – Tel. 011.8815.241 e 011.8815.242 – biglietteria@teatroregio.torino.it Orario di apertura: da lunedì a sabato 13-18.30; domenica 10-14
Un’ora prima degli spettacoli è aperta la Biglietteria presso il Cortile di Palazzo Arsenale

Gli Aosta

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Il prof. Quaglieni

Non posso credere che la Real Casa di Savoia (sic) abbia fatto un necrologio per l’anniversario della scomparsa di Amedeo di Savoia -Aosta,  presentato come Duca di Savoia, senza riferimento alcuno al ramo di appartenenza, gli Aosta che hanno avuto un ruolo più che importante nella storia italiana tra Ottocento e Novecento. Cosa significa omettere il richiamo agli Aosta? L’intento nel necrologio è fin  troppo evidente: far passare la tesi che l’erede al trono fosse diventato il duca Amedeo,  per iniziativa di una presunta Consulta dei senatori del Regno creata da un ex preside della Provincia cuneese, in concorrenza con l’altra Consulta, l’unica legittima, voluta dal re Umberto II contro cui l’ex preside di Torre San Giorgio scrisse un articolo, dichiarandosi contrario all’eliminazione dell’esilio dalle norme transitorie della Costituzione, un testo che meriterebbe una ripubblicazione. Io ho troppo rispetto per i morti per aprire una polemica in questa circostanza, ma va detto che questa” usurpazione “di titoli almeno oggi appare di pessimo gusto. Al di là delle speculazioni politiche e alle ambizioni personali di alcuni, resta il fatto che il legittimo erede è il figlio del re Umberto II che nessuna congiura di un palazzo, tra l’altro, inesistente può cancellare. Una Consulta di Senatori (sic) che decide sulla successione e’ un’anomalia e un ossimoro repubblicano più che monarchico che può esistere solo nel guazzabuglio italiano di oggi, senza suscitare ilarità. Parlando dei nostalgici dei Borbone, Benedetto Croce, descrisse un mondo in decadenza fuori dai tempi. Molte espressioni di Croce si attaglierebbero a questi “ valdostani”.
Io sarò a Superga il 3 giugno su invito dell’Associazione internazionale Regina Elena e del Principe Sergio di Jugoslavia nipote di Umberto II a ricordare i Savoia sepolti a Superga, compreso il Duca d’Aosta morto un anno fa. Ma ricordero’ soprattutto a ottant’anni dalla morte in prigionia a Nairobi il Duca d’Aosta eroe dell’Amba Alagi, il principe che fu vice Re d’Etiopia e fu un asso dell’aviazione italiana, il principe guerriero che, come disse Carlo Delcroix, mori’ da santo come visse da eroe. Lui resta un grande e nobile esempio della storia italiana, un esempio di soldato fedele al giuramento prestato, che volle condividere con i suoi soldati una prigionia che lo ha portato alla morte a 44 anni.  A Lui tutti gli italiani dovrebbero guardare perché vedrebbero l’esempio di un dovere civile portato con fierezza e sacrificio oltre la morte come fu quello del re Umberto II che, per evitare una nuova guerra civile, il 13 giugno 1946 scelse la via dell’esilio che durò  crudelmente fino alla sua morte.

Al Teatro romano il concerto per la Festa della Repubblica

 

 

Teatro Romano dei Musei Reali di Torino

Giovedì 2 giugno 2022, ore 21.00

 

 

Il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino saluta la Festa della Repubblica con un concerto d’eccezione, programmato insieme ai Musei Reali. Per l’occasione, infatti, il pubblico della città potrà vivere l’emozione di ascoltare i musicisti dell’Orchestra del Conservatorio all’interno del Teatro romano.

 

Saranno in gran parte pagine di compositori italiani a scandire la serata, da La vita è bella di Nicola Piovani a La dolce vita di Nino Rota, fino alle musiche composte dagli studenti di Composizione Alessandro Artico, Marta Cellini e Gerardo Bergamo. Protagonista della serata l’Ensemble di Ottoni e Percussioni del Conservatorio torinese, diretto dal M° Giuseppe Ratti.

 

Il Concerto del 2 giugno è un’anteprima della stagione estiva che i Musei Reali e il Conservatorio stanno programmando e che vedrà alternarsi, nello spazio dell’area archeologica del Teatro romano, musicisti e compagini orchestrali da venerdì 8 luglio fino alla fine di agosto a cadenza settimanale.

L’accesso al concerto è libero e gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili. Per l’occasione il pubblico potrà visitare il Museo di Antichità (Galleria Archeologica e sezione Archeologia a Torino).

L’ingresso avviene da Piazzetta Reale 1.

 

È consigliato indossare la mascherina chirurgica. In caso di maltempo il concerto si terrà nella Sala concerti del Conservatorio di Torino, in tal caso è obbligatorio indossare la mascherina di tipo FFP2.

 

Apertura del Museo di Antichità (Galleria Archeologica e sezione Archeologia a Torino) e del Teatro romano.

Per prenotare l’accesso e la visita al museo dalle ore 19.30 alle ore 23.30 (ultimo ingresso ore 22.30):

info.torino@coopculture.it

Ingresso: 5 €

Visita guidata + ingresso museo 10 €

Sant’Antonio di Ranverso. L’abbazia, l’ospedale, i semplici ed il giardino 

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Sabato 4 giugno, ore 15.30

Una visita guidata straordinaria nel luogo di arte, storia e antiche cure, con letture in giardino sul tema della cura

 

 

In occasione di “Appuntamento in Giardino”, l’iniziativa del 4-5 giugno di APGI – Associazione Parchi e Giardini d’Italia, con il patrocinio del Ministero della Cultura, che si svolge in contemporanea in oltre 20 paesi europei, in accordo con Rendez-vous aux jardins, la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso apre eccezionalmente le porte del suo giardino interno.

La visita guidata dal titolo “L’abbazia, l’ospedale, i semplici ed il giardino” porterà alla scoperta della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, luogo di arte, storia e di antiche cure lungo la via Francigena. Il tema della medicina nel Medioevo sarà lo spunto che condurrà attraverso le strutture dell’antico complesso Antoniano: l’ospedale, il portico, il chiostro, la chiesa e il giardino interno. E proprio nel giardino terminerà il viaggio immersivo con letture e riflessioni sul tema della cura, del corpo e dell’anima.

 

INFO

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO)

Durata: un’ora e mezza circa, dalle 15,30 alle 17

L’iniziativa costa 5 euro + il costo del biglietto di ingresso

(intero: 5 euro, ridotto: 4 euro)

Hanno diritto alla riduzione: minori di 18 anni, over 65, gruppi min. 15 persone

Fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei: biglietto ingresso gratuito

Info e prenotazioni (dal mercoledì alla domenica):

011 9367450 ranverso@ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

Frank Matano: intervista al comico più amato della tv italiana

Italiano di nascita e statunitense di adozione, Frank Matano cresciuto a Carinola in Campania, ha trascorso parte della sua adolescenza negli Stati Uniti d’America dove si avvicina, fin da piccolo, alla stand-up comedy, forma di spettacolo che influenzerà, più avanti, la sua comicità.

In Italia inizia a farsi conoscere su Youtube, nel 2008, dove posta video di scherzi telefonici sul suo canale – lamentecontorta- che gli permettono di raggiungere un grande successo sul web. Sbarca in televisione alle Iene prima e a Sky subito dopo. Da quel momento è un crescendo di successi televisivi: da Tale e quale show passando per Lol- chi ride è fuori fino ad diventare uno dei giudici più amati di Italia’s Got Talent . Oltre alla televisione, Matano riscuote successo anche al cinema, prendendo parte del cast di diverse pellicole quali Fuga di cervelli, con la regia di Paolo Ruffini (2013) fino a Una notte da dottore, con la regia di Guido Chiesa (2021). Nel 2014, Frank riesce a coronare anche uno dei suoi sogni di bambino divenendo uno dei doppiatori di South Park, particolarmente amato dal comico per lo stile irriverente e geniale.
A Torino è stato uno degli ospiti più attesi della XXXIV edizione del Salone Internazionale dei Libro, dove ha presentato il libro del collega e amico Maccio Capotonda, tra gag improvvisate e chiacchiere semiserie. Lo abbiamo intervistato al termine dell’esilarante performance, dove si è raccontato ai nostri microfoni con genuinità e franchezza.
La tua carriera è iniziata con la pubblicazione dei tuoi primi scherzi su Youtube. Come hai vissuto il tuo esordio?
In quegli anni nessuno lo faceva ed era considerato “strano”. Avevo preso una video telecamera e avevo iniziato a registrare quello che abitualmente facevo. Se ci pensi è lo stesso discorso che si può fare con i messaggi vocali di Whatsapp: inizialmente si aveva vergogna a registrare la propria voce davanti agli altri. Ben presto è sparita qualsiasi inibizione ed è diventata un’ abitudine. La stessa cosa è successo per i video: ero uno dei pochi a farlo ed era considerato diverso. Forse ho dato il via a un fenomeno ma penso che in ogni generazione cambi qualcosa nella comunicazione e si sviluppino sempre diversi linguaggi di espressione.
A tuo modo, però, sei stato un innovatore.
In realtà, vivendo in America l’anno prima in cui mi sono iscritto su Youtube, questa forma di comunicazione aveva già preso piede e il fenomeno mi ha ispirato. Quando sono arrivato in Italia, ho iniziato a realizzarli anche io: penso di essere stato al posto giusto, al momento giusto.
Il talento e la fortuna devono andare di pari passo.
Sì, è come se si allineassero i pianeti. Quando hai una forte passione prima o poi uscirà fuori. Io sono sempre stato molto timido e non avrei mai avuto il coraggio di fare un provino in maniera classica: fare i video a casa mia mi ha aiutato ad “uscire dal mio guscio”.
La timidezza è una caratteristica propria di tanti artisti. Come ha giocato nel tuo caso?
Succede a molte persone che fanno un lavoro sotto i riflettori, ed anche se è abbastanza incomprensibile dall’esterno. Però, nel mio caso, la timidezza è stata superata da un bisogno di far ridere con creatività, Ancora oggi ciò davvero mi aiuta a non imbarazzarmi davanti al pubblico è il fatto che mi diverto davvero. Però è la timidezza è lì, esiste sempre.
Tornando, invece, al tuo percorso professionale hai detto che gli anni in America ti hanno ispirato. Oltre a Youtube, quanto ha influenzato sulla tua comicità la stand up comedy?
Tantissimo. Ho conosciuto questo genere grazie a mio zio Alfredo che era molto giovane quando ero piccolo. Andavamo in vacanza insieme e mi faceva vedere tutte le stand up comedy americane. Quella forma di spettacolo, un comico da solo sta sul palco per un’ora e racconta di tutto, ti ispira per forza.

Valeria Rombolà

“Beppe Fenoglio 22. Un giorno di fuoco”

Ad Alba, prende il via il secondo capitolo del centenario fenogliano. Tanti gli appuntamenti e la “Notte Bianca” delle Librerie

Da giovedì 2 a domenica 5 giugno

Alba (Cuneo)

Sono raccolti sotto il titolo de “Un giorno di fuoco” i nuovi eventi programmati dal “Centro Sudi Beppe Fenoglio” e dall’“Assessorato alla Cultura” del “Comune di Alba”, nell’ambito delle celebrazioni del centenario dalla nascita dello scrittore – partigiano– traduttore albese. Titolo che prende ancora una volta il nome da una delle più celebri opere di Beppe Fenoglio (Alba, 1922 – Torino, 1963) e nello specifico dal primo libro pubblicato postumo, nell’aprile del 1963, due mesi dopo la morte dello scrittore. Si inizia giovedì 2 giugno, con ritrovo alle 9,45, a San benedetto Belbo per il primo trekking di questa nuova stagione. Una camminata di circa 14 km tra natura, storia e letteratura attraverso i luoghi dei racconti più intensi e significativi di Fenoglio: il gorgo del Belbo, Ca di Lù e Mimberghe, percorrendo un territorio di grande bellezza paesaggistica e naturalistica. La partecipazione è gratuita con prenotazione sul sito www.terrealte.cn.it. Sempre giovedì 2 giugno, alle 21, il “Teatro Sociale “G. Busca” di Alba  ospiterà la prima assoluta del reading teatrale di Andrea Bosca “Ma il mio amore è Paco”. L’attore di Canelli descrive così questo progetto “Mi unisce a Fenoglio l’amore indissoluto per la mia terra, per quei ‘saloons’ che ancora vedo qua e là distesi tra Canelli, per la Langa che diventa simbolo di tutte le altre province italiane, per la gente di questi luoghi che non ha mai smesso di lavorare, cresciuta con l’idea che il lavoro è l’onore del mondo, quando non la migliore preghiera. Recitarlo oggi, all’età esatta in cui Beppe Fenoglio ci ha lasciati, mi dà una strana consapevolezza che qualcuno chiamerebbe responsabilità. Certamente un onore che da ragazzo, mai avrei immaginato.” Lo spettacolo è una produzione di “BAM Teatro”. L’appuntamento – anticipato il Primo Giugno in matinée agli istituti scolastici che hanno collaborato con il Centro Studi – è in collaborazione con il “Teatro Sociale” di Alba ed è ad ingresso libero previa prenotazione sul sito www.beppefenoglio22.it . Lo spettacolo replicherà venerdì 3 giugno in Teatro a Nizza Monferrato in collaborazione con l’“Assessorato alla Cultura” della città di Nizza Monferrato e “Banca d’Alba” (prenotazioni all’“Ufficio di Informazioni Turistiche” di Nizza Monferrato al numero 0141/ 441565). Il giorno successivo, venerdì 3 giugno, alle 17.45, nuovamente al “Teatro Sociale”, dopo una breve presentazione della stagione di appuntamenti appena cominciata, sarà la volta di “Fenoglio all’attacco” con lo scrittore e giornalista Aldo Cazzullo che dialogherà con Margherita Fenoglio, figlia di Beppe, sui temi della narrativa fenogliana con particolare attenzione agli incipit brucianti dello scrittore – partigiano. L’appuntamento, arricchito dalle letture di Laura Della Valle, è organizzato in collaborazione con l’associazione culturale “Premio Roddi”. Ingresso libero prenotandosi sul sito www.beppefenoglio22.itSabato 4 e domenica 5 giugno appuntamento clou della quattro giorni fenogliana, con la dodicesima edizione della “Notte Bianca delle Librerie” che torna nel centro storico di Alba per un’edizione speciale, tra presentazioni letterarie, laboratori per bambini e musica. Tantissime le Librerie partecipanti. Primissimo appuntamento sabato mattinadalle 10, presso la “Libreria Mondadori” con la presentazione del romanzo “Il diavolo povero” di Roberto Portinari (Letteratura Alternativa edizioni), via via fino a sera (ore 21,30) con la “Libreria Milton” che, in piazza Pertinace,  propone le letture tratte dal racconto “Il gorgo” di Beppe Fenoglio e dal romanzo “Duri a Marsiglia”di Giancarlo Fusco. La “Notte Bianca delle Librerie” è organizzata dall’“Assessorato alla Cultura” del Comune di Alba in collaborazione e con il sostegno del “Centro Studi Beppe Fenoglio”Tutti gli appuntamenti sono gratuiti, per alcuni è consigliata o richiesta la prenotazione. Il programma completo con tutte le informazioni è consultabile al link https://www.beppefenoglio22.it/evento/notte-dianca-dellelibrerieDomenica 5 giugno, nel pomeriggio, le librerie cederanno idealmente il testimone alla “Maratona Fenogliana” che avrà per protagonisti indiscussi i lettori, che, a partire dalle ore 15, in Piazza Rossetti 1, daranno voce ad alcuni racconti di “Un giorno di fuoco”, la raccolta di scritti che secondo Calvino sarebbe stata un “Corallo Einaudi” perfetto. E così nelle due tappe di un percorso che parte da “Casa Fenoglio” e arriva al “Cortile della Maddalena”, luogo per eccellenza della Cultura albese, si leggeranno insieme ad alta voce alcuni dei più esemplari racconti fenogliani: “La novella dell’apprendista esattore”, formidabile secondo Calvino, e poi “Pioggia e la sposa”“L’affare dell’anima” e un omaggio ai bambini con “Il bambino che rubò uno scudo”. Le letture saranno scandite dalla musica di Alessandro Sipolo, cantautore bresciano, e dai suoi musicisti.

g.m.

Nelle foto:

–       Beppe Fenoglio

–       Andrea Bosca

–       Aldo Cazzullo, Ph. Fabrizio Travaglio

Il segno che racconta. Alberto Longoni in mostra a Ghiffa

Sabato 4 giugno, alle 17,30, si inaugura presso la sala esposizioni Panizza di Ghiffa, nel Verbano, la mostra di acqueforti di Alberto Longoni intitolata “Il segno che racconta”.

L’evento è organizzato dall’Officina di incisione e stampa Il Brunitoio, a cura di Ubaldo Rodari e con la presentazione di Mauro Chiodoni. La mostra sarà visitabile fino al 26 giugno, dal giovedì alla domenica,dalle 16 alle 19.
Alberto Longoni è stato un importante pittore, incisore, scultore,
illustratore. Un artista eclettico nel senso pieno del termine che, con
le sue opere, ha accompagnato ed interpretato l’evoluzione del costume
e  della società italiana, dal dopoguerra alla fine degli anni ottanta.
Durante la seconda guerra mondiale conobbe l’orrore del sistema
concentrazionario nazista. Arruolato in marina nel ’40 e inviato
sull’isola di Creta venne fatto prigioniero tre anni dopo dai tedeschi
che lo deportarono nel lager di Buchenwald, a poche miglia da Weimar.
Fulì che conobbe la donna che diventò sua moglie, la polacca Lidia
Josepyszyn con la quale tornò a Milano finita la guerra, nel 1945. Dal
suo rientro in patria, per alcuni anni lavorò di giorno in una impresa
edile, disegnando e dipingendo da autodidatta alla sera. A partire dal
1953 le sue qualità artistiche vennero apprezzate con il conseguimento
di riconoscimenti importanti come quello al concorso nazionale di
caricatura di Trieste e il primo premio per il Manifesto del Gran
Premio dell’autodromo di Monza.
Eseguì incisioni, graffiti, dipinti, illustrò
riviste italiane e straniere, copertine di dischi, realizzò multipli,
ceramiche, sculture e collaborò all’architettura di giardini. Illustrò
anche “Il gioco delle perle di vetro” di Hermann Hesse,una delle opere
che contribuirono ad attribuire all’autore di “Siddharta” il Nobel per
la letteratura. Se si considera la sua imponente produzione artistica,
che lo portò a collaborare con le più importanti case editrici e le
più prestigiose riviste italiane ed europee, oltre a scrivere e
illustrare straordinari libri per l’ infanzia, si comprende
l’importanza di Longoni nella storia dell’arte italiana della seconda metà del ‘900.
Negli anni ’60 realizzò cento disegni che illustrarono le novelle del
Decameron di Boccaccio e tutte le sovracoperte della collana Classici
della letteratura italiana contemporanea, editi da Mondadori. Alberto
Longoni, nato a Milano il 24 agosto del 1921 e vissuto sempre in quella
città, si trasferì nel 1986 in alta Val d’Ossola, zona che frequentava
già dagli anni sessanta. Elesse il suo buen retiro a Emo, una frazione
di Crodo, principale centro abitato della Valle Antigorio, circa
quindici chilometri a nord di Domodossola. Da sempre importante
località termale, il paese è famoso per le sue acque minerali e per il
“Crodino”, l’analcolico “biondo che fa impazzire il mondo”. A Emo di
Crodo scrisse e illustrò libri. Il suo ultimo lavoro è del 1991,
terminando la sua attività con l’allegra filastrocca Nasone gran
dormiglione, edita da Le Marasche. Lo stesso anno, il 7 dicembre, morì
all’eremo di Miazzina, sulle colline dell’entroterra del Verbano, a
causa di un’influenza maligna. Alcuni anni fa il Museo Monumento al
Deportato Politico e Razziale di Carpi (Mo) organizzò a Palazzo dei Pio
in piazza dei Martiri la mostra “Il mondo di Alberto Longoni”.
L’esposizione, curata dalla nipote dell’artista Michela Cerizza e da
Marzia Luppi era stata promossa dal comune modenese e dalla Fondazione
Fossoli che si pone come obiettivo principale la diffusione della
memoria storica dell’omonimo ex-campo di concentramento in terra
emiliana. La terribile, durissima esperienza dell’internamento a
Buchenwald ispirò Longoni per una delle sue opere principali, ospitata
nella prima sala del museo di Carpi. Un graffito grande come tutta la
parete, raffigurante centinaia di deportati magri, ridotti a pelle e
ossa, con gli occhi vuoti e privi di espressione, senza bocca.
In occasione dell’inaugurazione Michela Cerizza ricordò come suo nonno al
ritorno dal campo di concentramento pesasse 35 chili ma nonostante i
patimenti e le angherie subite non avesse “mai menzionato l’odio come
stato d’animo per spiegare l’orrore in cui era stato coinvolto. Lui
faceva emergere con le sue opere la vittoria dell’amore attraverso il
viaggio, il sogno, i paesaggi”. La scelta di ospitare la mostra di
Loongoni al Museo del Deportato assunse un significato del tutto
particolare ed evocativo. “La Sala dei nomi è una cattedrale laica”,
disse il sindaco di Carpi  Alberto Bellelli,  riferendosi alla celebre
stanza del Museo dove sono graffiti i nomi di oltre tredicimila
italiani morti nei campi di concentramento europei  “e riportare qui Longoni
significa un ritorno alle radici dello stesso museo”. Per queste
ragioni si ritenne necessario e doveroso il tributo a un artista “che
ha saputo rappresentare la sera del tempo ma anche lo spiraglio della
speranza”, come ricordò il presidente della Fondazione Fossoli, l’on.
Pierluigi Castagnetti. La tragica esperienza della deportazione e del
lavoro coatto in Germania fu raccontata dallo stesso Longoni dialogando
con Pinin Carpi, del quale illustrò le storie: “Arriva la guerra, mi
mandano nell’isola di Creta, nella marina da sbarco.
Conosco il disegno, divento il segretario del comandante. Nei momenti di pausa disegno per
il comandante galeoni veneziani del Settecento: imparo così il disegno
navale, le linee di galleggiamento. L’8 settembre siamo circondati dai
tedeschi. I mille marinai di Creta si rifiutano combattere e di
collaborare con i tedeschi; circondati e imprigionati ci portano in
Germania e ci obbligano a lavorare per loro. Uno-due anni di prigionia
sono duri, arrivo a pesare 35 chilogrammi. La storia qui è drammatica.
Berlino con i bombardamenti degli Americani, la fame, il freddo, la
sete, soprattutto la paura. Nel Mellenburg incontro Lidia che fa
l’interprete in una grande fattoria. Una mattina, dopo un turno di
notte che durava dalle 6 di sera alle 6 del giorno dopo, mi pesano: 36
chilogrammi! Mi mandano a Luckenwalde e lì trovo un medico che mi dice:
“Non hai niente, sei solo deperito. I contadini qui attorno cercano
lavoratori: se riesci a superare il primo mese di prova te la cavi;
puoi mangiare perché hanno le patate”. E così me la son cavata”. Parole
asciutte, scarne, venate da malinconia, prive di enfasi. Nel maggio di
due anni fa la Casa della Memoria di Milano ospitò un’altra mostra
dedicata all’artista: “Guerra Prigionia Libertà di Alberto Longoni”.
Un evento realizzato in collaborazione con l’Aned per evidenziare il
messaggio di questo artista che decise di testimoniare con le sue opere
le tragedie personali e collettive della storia: la guerra, la
deportazione, il lavoro coatto nei campi di concentramento nazifascisti.
Ma la capacità espressiva di questo artista si cimentò anche con il
più classico racconto della letteratura per l’infanzia, uno dei romanzi
di formazione senza tempo tant’è che due anni fa, al Forum di Omegna
sul lago d’Orta, vennero esposte per la prima volta le tavole originali
che Longoni dedicò a Pinocchio. L’artista milanese fu tra i più grandi
illustratori delle avventure del celebre burattino inventato da
Collodi.
Nel 2017 l’editrice Electa del gruppo Mondadori ha mandato nelle
librerie il volume “Le avventure di Pinocchio”, riedizione dell’opera
illustrata da Alberto Longoni e pubblicata da Vallardi nel 1963 in
un’edizione speciale fuori commercio, ora introvabile sul mercato. Un
classico intramontabile proposto in una preziosa edizione numerata a
tiratura limitata e numerata, in un formato adatto a valorizzare le
magnifiche tavole dell’artista. Alberto Longoni, come scrive la casa
editrice “ci ha lasciato una raffinata e al tempo stesso ironica e
pungente interpretazione grafica dei personaggi del noto racconto per
bambini”.
I suoi disegni al tratto, in bianco e nero, sono riprodotti
nel volume a piena e a doppia pagina. Il libro include un folder a quattro
ante con la splendida scena del pesce che inghiotte il burattino. Il
testo è integrale, nella versione della decima edizione, con la
prefazione di Dino Buzzati.
Marco Travaglini