Nell’anno 2022 ricorre il bicentenario della decifrazione dei geroglifici da parte di Jean-François Champollion.
Questo evento storico segna la nascita dell’egittologia moderna e il Museo Egizio lo celebra con una mostra dedicata interamente alle scritture e alla lingua della civiltà egizia. Secondo il mito, fu il dio Thot a ideare l’arte della scrittura, divenendo patrono della conoscenza e degli scribi.
La scrittura è uno strumento fondamentale per l’amministrazione del paese e, allo stesso tempo, componente essenziale della visione del mondo e dell’immaginario egiziano, veicolo del pensiero religioso e del rito, della rappresentazione del potere regale e dell’identità sociale delle élite.
“Il Dono di Thot: Leggere l’antico Egitto” ripercorre l’evoluzione delle scritture(ieratico, demotico, copto e geroglifico) e la varietà dei supporti su cui si scriveva, aprendo una finestra sull’ambiente, il pensiero e la società dell’antico Egitto.

Sono 170 i reperti in esposizione, tutti provenienti dalle Collezioni del Museo Egizio, ad eccezione delle tavolette cuneiformi provenienti dai Musei Reali di Torino. In mostra sono esposti papiri, capolavori della statuaria, oggetti in alabastro e statuine lignee, a testimonianza di quella cultura materiale attraverso cui egittologi e storici hanno ricostruito la biografia non solo degli oggetti, ma dell’intera civiltà nilotica.

Curata da Paolo Marini, Federico Poole e Susanne Töpfer, curatori del Museo Egizio, la mostra è frutto di un progetto scientifico ideato dal direttore del Museo, Christian Greco ed è sostenuta dalla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino.
Dal 7 novembre 2022 al 7 settembre 2023.
Ad Ivrea, “Capitale italiana del libro 2022”, è ormai avviata la macchina organizzativa del Natale, che quest’anno, doverosamente per il capoluogo eporediese, si aprono alle ormai prossime celebrazioni del centenario della nascita di Italo Calvino (Santiago de las Vegas, Cuba, 15 ottobre 1973 – Santa Maria della Scala, Siena, 19 settembre 1985), con un’installazione di “Luci d’artista” in centro città ispirata ad uno dei suoi romanzi più celebri e amati “Le città invisibili”, pubblicate nel 1972, esattamente cinquant’anni fa. L’opera, realizzata da Paolo Amico, siciliano di San Cataldo (“l’artista delle penne a sfera”), a cura dell’assessore alla cultura di Ivrea Costanza Casali e nata da un’idea di Paolo Verri, coordinatore del programma di “Ivrea Capitale del libro”, è composta da 63 striscioni bifacciali collocati nel cuore della città, in via Palestro e in via Arduino, e realizzati con un particolare effetto che li rende visibili in qualsiasi momento della giornata. Ognuno riporta una frase tratta da “Le città invisibili” e particolarmente “vicina” a Ivrea, per l’appunto la “città segreta” che dà il titolo all’intera opera. La tecnica scelta dona un particolare effetto luminoso e permette di vedere l’opera senza il bisogno dell’illuminazione esterna, una “scelta precisa di sostenibilità ambientale e culturale” del progetto, che non produce impatto ambientale e nello stesso tempo è fruibile da tutti, a qualunque ora del giorno. Quest’ultimo aspetto è particolarmente significativo poiché è stato uno dei capisaldi intorno a cui si è sviluppato il dossier di candidatura di “Ivrea a Capitale del libro 2022”. L’opera (che rientra nel circuito di “Luci d’Artista”, il progetto della Città di Torino nato nel 1998 per volontà dell’allora assessore alla Cultura, Fiorenzo Alfieri) sarà inaugurata mercoledì 7 dicembre (ore 17,30 Sala Dorata del “Palazzo di Città” di Ivrea) con una lectio magistralis di Marco Belpoliti – il più autorevole studioso contemporaneo di Calvino – dal titolo “Guardare è un modo di essere nel mondo. Italo Calvino e il visivo”, che anticipa l’uscita in marzo del volume di Italo Calvino “Guardare”, a cura dello stesso Belpoliti (per Mondadori), proprio in occasione del centenario della nascita dello scrittore.





Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
psicologico. Perché per puro caso viene a sapere che tutti pensano che la protagonista del libro di Charles sia lei. Onore o disgrazia?
Siamo in California nel 2018, Eleanor -originaria di un’isola caraibica- prima di morire ha lasciato un lungo messaggio vocale che l’avvocato di fiducia deve fare ascoltare ai figli con i quali il legame si era sfilacciato da tempo.
Ora torna in libreria in un’edizione in versione integrale e nuovamente tradotto, grazie all’attenzione della casa editrice “La nave di Teseo”, alla quale va il merito di riaccendere i riflettori sullo scrittore che seppe cantare l’America del profondo sud, degli anni della depressione, attraverso un imponente affresco familiare.
In queste tenere e colte pagine, la scrittrice 80enne -autrice televisiva e traduttrice- compone un memoir che la riporta bambina; alle prime letture, poi via via lungo il percorso della sua esistenza.
Giallo, love story, riflessione sugli avvenimenti dell’ultimo decennio, dalla Brexit alla pandemia di Covid: questi sono gli ingredienti principale del romanzo del corrispondente da Londra per la Rai, volto noto e tra i giornalisti più esperti della “perfida Albione”.