CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 365

L’isola del libro

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

 

Leif Enger “Virgil Wander” -Fazi Editore- euro 19,00

Leif Enger è nato nel Minnesota nel 1961 ed è lì che tutt’ora vive con la moglie e i due figli. Il suo esordio letterario risale al 2001 con il best seller “La pace come un fiume”, accolto dalla critica letteraria americana come il primo grande classico del nuovo millennio.

Virgil Wander” è stato pubblicato negli States 6 anni fa, nel 2018, ed ora grazie a Fazi arriva da noi. E’ un romanzo sull’America lontana dalle mille luci di New York, e sonda invece gli animi del Midwest che aveva votato Trump presidente.

Protagonista è il Virgil del titolo, orfano di entrambi i genitori, impiegato nell’amministrazione comunale di Greenstone, dimessa cittadina sotto tono e accusata di seguire ottusamente Trump. Un giorno d’inverno Virgil perde improvvisamente il controllo della sua scassata Pontiac e finisce dritto nelle acque del Lago Superiore.

Fortunatamente viene salvato, ma il trauma subito nell’incidente a causa di un potente colpo di frusta ha compromesso la sua capacità di esprimersi, peggio ancora, ha cancellato la sua memoria. Si ricorda solo alcuni sprazzi di vita e qualche persona. Il resto è buio sulla sua esistenza.

La diagnosi neurologica parla di “lieve danno cerebrale di origine traumatica” e l’arduo compito che lo attende è la faticosa ricostruzione del suo passato.

Ad aiutarlo mentre è convalescente nel suo triste appartamento da scapolo sono i pochi amici che non lo abbandonano. Tra loro soprattutto il giornalista Tom; poi altri personaggi, tra i quali la bella vedova Nadine, e il figlio del fondatore della cittadina.

 

Una piccola schiera di persone che lo spingono a recuperare tranche di vita. Al contempo permettono a Enger di ricostruire un romanzo corale in cui emergono poco a poco anche le vicissitudini di chi lo circonda con affetto.

 

 

Alexandra Lapierre “Fanny Stevenson” -edizioni e/o- euro 22,00

L’autrice è la figlia del grande Dominique Lapierre e una raffinata, meticolosa e appassionata biografa con una particolare predilezione per donne eccezionali, alle quali la Storia non ha mai dato il giusto risalto. Dietro a ogni libro di Alexandra Lapierre ci sono anni di studio, approfondimento, un’enorme mole di lavoro e ricerca per restituire ritratti a tutto tondo.

Per ripercorrere la vita di Fanny Stevenson ha macinato chilometri, scandagliato biblioteche e cantine, rovistato in lettere e documenti impolverati dal tempo e impiegato ben 5 anni. Convinta che sia impossibile raccontare una storia senza recarsi sul posto, ha viaggiato in lungo e in largo fino a Samoa. Il libro era uscito in prima edizione nel 1995, oggi ripubblicato da e/o.

Anny Van de Grift, Fanny Osbourne e Fanny Stevenson: una donna e tre nomi corrispondenti alle coordinate della sua intensa vita che vale per dieci.

Nasce a Indianapolis nel 1840, e muore a Santa Barbara in California nel 1914. Viene sepolta sul Monte Vaea, nell’arcipelago delle Samoa, dove riposa accanto al secondo marito Robert Louis Stevenson, che lei portò (contro il parere dei medici) nei mari del Sud del Pacifico.

Fanny vive incredibili peripezie, dal Nevada all’Indiana, dalla California alla Parigi degli impressionisti, dove si reca per affinare le sue ambizioni artistiche.

Ha al suo attivo un primo matrimonio fallito con un cercatore di argento nel Nevada.

Non si volta indietro, prende i tre figli e attraversa l’Oceano. Meta Parigi, attirata dall’arte ma senza soldi, ed è lì che in una catapecchia parigina muore in modo straziante il più piccolo dei suoi bimbi.

Quando arriva a Grez-sur-Loing nella comunità di britannici e stranieri assortiti che inseguono e affinano sogni artistici, incontra il malaticcio scozzese R. L. Stevenson. E’ coup de coeur per lo scrittore, più giovane di 11 anni, la cui vita cambia di colpo.

Una passione travolgente, ma anche intesa intellettuale profonda; è lei che lo sprona a riscrivere “Il Dottor Jekyll”, opera che gli procura immediata fama. Inoltre gli salva la vita, perché per curare le sue misteriose patologie polmonari lo trascina niente meno che a Samoa dove lo scrittore ritrova in parte la salute.

Fanny aveva ragione, probabilmente il marito non aveva la tisi, migliorò decisamente e fu un ictus a fulminarlo a soli 44 anni. La coppia a Samoa si costruisce una villa, oggi museo, e lì Stevenson si integra con gli abitanti del luogo che lo chiamano “Tusitala” ovvero narratore di storie.

Rimasta vedova si divide tra le isole e San Francisco, dove nel 1903 incontra Ned Field: lui ha 25 anni, lei 63. Sarà il suo compagno fino alla morte che la coglie nel 1914. Di lei Ned scrisse che era l’unica donna al mondo per cui valesse morire.

 

 

Deborah Levy “Cose che non voglio sapere”

-NNE- euro 15,00

Deborah Levy, nata in Sudafrica nel 1959, è una delle più importanti scrittrici inglesi. In un momento complicato della sua vita lascia la terra dell’apartheid per ragioni politiche, si mette in viaggio seguendo rotte a caso verso destinazioni non programmate. Dapprima approda in Inghilterra dove diventa scrittrice, moglie e madre.

Poi si stabilisce a Maiorca e, nell’intimità offerta dal paese straniero, decide di intraprendere un cammino intellettuale e profondamente emotivo, sul solco tracciato da grandi autrici come Virginia Woolf, Marguerite Duras e Simone de Beauvoir.

Questo libriccino è il primo capitolo della sua “Autobiografia in movimento”, in cui indaga il suo essere donna, l’emancipazione e gli odierni ruoli femminili, sempre con un registro ironico e acuto che non fa sconti. Mette a fuoco gli ostacoli che frenano le donne, come la società, la casa e il patriarcato, e scrive un interessante memoir femminista.

 

Debora Levy “Il costo della vita” -NNE-

Euro 15,00

E’ il secondo volume dell’”Autobiografia in movimento” dove prosegue le sue riflessioni sul ruolo femminile nel Ventunesimo secolo. Le difficoltà nel tentativo di riuscire a conciliare più mansioni tra lavoro e famiglia; ma analizza anche momenti topici come la fatica di un trasloco, il dolore di un divorzio e lo strazio di un grave lutto.

Un altro capitolo in cui racconta una madre esausta e poco amata, relegata in un misero appartamentino sulle colline londinesi. Li il capanno degli attrezzi di un poeta diventa anche la sua stanza tutta per sé dove trovare rifugio e immaginare nuovi inizi.

Rock Jazz e dintorni a Torino. I Subsonica e i CCCP

GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. Per l’Evergreen Fest alla Tesoriera si esibiscono i Principi.

Martedì. Al Blah Blah suonano i Slapshot.

Mercoledì. Debutta il Festival “Flowers” alla Lavanderia a Vapore del Parco della Certosa di Collegno, con il concerto rap di Salmo & Noyz Narcos. Al Blah Blah suonano i Raining  Nails.

Giovedì. Per “Flowers” a Collegno si esibiscono i CCCP. Al Blah Blah sono di scena gli Arcano 16. Al Cafè Neruda suona il Ballestrero Liberti duo. Al Kontiki inaugurazione del Festival Climax con l’esibizione dell’attivista musicista Lotta.

Venerdì. A “Flowers” si esibiscono i Subsonica con Bianco. Al Blah Blah sono di scena i Domani Martina. Alla Tesoriera per “Evergreen Fest” si esibisce Serena Brancale. Artico Festival a Bra, propone nel parco della Zizzolla,  Vasco Brondi preceduto da Lucio Corsi.

Sabato. Per “Flowers” suonano gli Idles.  Al Parco della Tesoriera per il “Green Fest” si esibisce Simone Campa & Orchestra  Terramadre. Per Artico Festival a Bra è di scena Ditonellapiaga.

Pier Luigi Fuggetta

Vicoforte: un pilone, un cacciatore, un grande Santuario

L’abbiamo visto tutti la mattina del 17 dicembre 2017 quando il portone del santuario si è aperto per ricevere la salma di Re Vittorio Emanuele III giunta da Alessandria d’Egitto mentre due giorni prima erano arrivate, da Montpellier, le spoglie della Regina Elena.
Da allora riposano in una cappella del famoso santuario di Vicoforte Mondovì, sulle colline del monregalese. Accanto a loro, nel santuario della Madonna, come viene anche chiamato l’edificio religioso, si trova la tomba del duca di Savoia Carlo Emanuele I a cui si deve la costruzione del tempio. Fu proprio la cerimonia della traslazione delle due salme a riaccendere le luci sulla grandiosità del santuario, costruito tra la fine del Cinquecento e i secoli successivi, che nelle intenzioni di Carlo Emanuele I avrebbe dovuto diventare il mausoleo di Casa Savoia, poi superato dalla basilica di Superga. In quei giorni i piemontesi riscoprirono la fama e la bellezza della grande chiesa di cui in genere si parla poco, si vede poco e che invece meriterebbe più attenzione. Il pilone votivo di cinque secoli fa è diventato un monumentale santuario, un capolavoro del barocco piemontese, con una straordinaria cupola ellittica, la più grande al mondo con questa particolare forma. Certamente non una “piccola chiesetta di campagna” come l’ha definita il giovane Emanuele Filiberto, per polemiche tutte interne alla famiglia. Al di là delle tombe di illustri personaggi è la storia stessa del santuario di Vicoforte, intrisa di leggenda, che affascina i visitatori che ancora oggi si recano da queste parti in pellegrinaggio. Tutto cominciò alla fine del Quattrocento attorno a un pilone con il ritratto della Madonna con il bambino: la presenza di un cacciatore, folle di pellegrini e tanta fede fanno da contorno alla vicenda. Si racconta che il titolare di una fornace costruì un pilone campestre con un affresco, opera di un pittore locale, che raffigurava la Madonna per avere il suo aiuto nella produzione di mattoni. Passarono molti decenni finché un giorno un cacciatore colpì per errore la sacra immagine nascosta dai rovi e dalla boscaglia, il cui corpo, secondo le voci popolari, cominciò a sanguinare. L’episodio miracoloso creò nella popolazione una devozione eccezionale. A quel tempo c’era molta povertà, si moriva facilmente di peste e di altre malattie e la gente dei paesi circostanti, venuta a conoscenza di quanto era accaduto, accorreva nei pressi del pilone per chiedere la protezione dal cielo. Da quel momento eventi insperati e prodigiosi cominciarono a moltiplicarsi. La peste risparmiò da un giorno all’altro la maggior parte dei cittadini della zona, meno persone si ammalarono e i decessi diminuirono. Un sacerdote di Vicoforte si interessò subito al caso e, per ringraziare la Madonna, fece costruire una cappella attorno al pilone che era stato abbandonato in un bosco.
La notizia dei miracoli si propagò rapidamente nelle valli, centinaia e poi migliaia di fedeli entusiasti raggiunsero in pellegrinaggio la nuova chiesetta fermandosi a pregare e a chiedere la grazia alla Madonna. Nacque un autentico movimento popolare di devozione che interessò comunità e confraternite provenienti da tutto il nord-ovest dell’Italia. Il pilone e la chiesetta divennero meta di pellegrinaggi. Anche la piccola Vico ne beneficiò in termini economici: l’afflusso di pellegrini sempre più numerosi, anche dall’estero, fu una vera benedizione per commercianti e bottegai e nuove strade furono tracciate nell’intero territorio per agevolare l’arrivo dei fedeli. Il pellegrino più illustre fu Carlo Emanuele I, duca di Savoia che, alla fine del Cinquecento, decise di edificare in quel luogo un grande tempio da dedicare alla Madonna di Vico con al centro il pilone in marmo, oggi ingrandito e abbellito, con l’immagine della Madonna. Anche la moglie del Duca, l’infanta Caterina Michela d’Asburgo, figlia di Filippo II, re di Spagna, e nipote di Carlo V, subì il fascino di ciò che stava accadendo e sparse la voce in gran parte dell’Europa. Carlo Emanuele I, che troneggia nel monumento davanti al santuario, morì prima della fine dei lavori e fu sepolto nella chiesa. La grandiosa cupola ellittica, alta 74 metri, verrà completata nel 1731. I lavori del santuario si bloccarono più volte e terminarono verso la fine dell’Ottocento quando vennero costruiti i campanili e le tre facciate. Il santuario di Vicoforte è aperto tutti i giorni dalle 8.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 19.00.                    Filippo Re

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: All’Egizio a vita – Brancati come davvero fu – Sto con Zucchetti – Lettere


All’Egizio a vita

Il ministro Sangiuliano alla scadenza di un mandato di nove anni, per cui cambiarono anche lo statuto intendeva, non potendoci più essere conferme, sostituire alla presidenza del Museo egizio la madamina amata dall’Avvocato sulla ribalta dalle Olimpiadi invernali 2006. Con più articoli e un appello si è formata una falange macedone dei conformisti a sostegno della signora per una proroga. In effetti si potrebbe pensare ad una conferma a vita della “signora delle mummie”. Forse prevedendo tra cent’anni di accogliere lei stessa in qualche sala del museo come attrazione museale?

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Brancati come davvero fu

Salvatore Vullo è appena uscito con un pregevole ed originale saggio su “Vitaliano Brancati. Scoprire e riscoprire il grande scrittore”, Morrone editore, con prefazione di Gianni  Firera. Si tratta di un libro non meramente celebrativo, ma capace di ricostruire la vita e l’opera di un personaggio inquieto del primo Novecento. Si parte dalla nascita e dalla formazione in Sicilia a cui resterà sempre legato, per poi analizzare la sua passione fascista come accadde a tanti Italiani che confusero il patriottismo con il nazionalismo.  Molti vissero quell’esperienza quasi senza accorgersene, mentre Brancati ne uscì a testa alta. Poi il libro pone l’accento sulla collaborazione all’ “Omnibus” di Longanesi dove Brancati conobbe Pannunzio di cui divenne collaboratore nel dopoguerra al “Mondo”. Viene ricordato il tenero e pur effimero amore che lo legò ad Anna Proclemer, il ritorno ad insegnare in Sicilia e, fatto molto importante, il rapporto ideale tra Brancati e il giovane Sciascia. Il siciliano Vullo così legato alla sua terra, ma così cosmopolita nei gusti e nelle idee, ci offre un profilo assai sottile e profondo di Brancati, ma anche della letteratura e del mondo siciliano. A me piace sottolineare come Brancati, che rimase un liberale dopo le frequentazioni romane, tornò a fare il professore a Caltanissetta senza tentare di diventare un intellettuale engagé come tanti. Soldati mi sottolineava il suo spirito libero nel contesto di una cultura che stava per essere egemonizzata manu militari dal pci di Alicata e Ingrao.

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Sto con Zucchetti
Il prof. Zucchetti è  un degno e qualificato  professore ordinario del Politecnico di Torino che ha espresso le sue simpatie per Putin su Fb. Ha anche corretto il tiro e cancellato il post. Oggi è fatto oggetto di un linciaggio violentissimo inaccettabile. C’è chi  ne richiede anche la rimozione da professore ordinario, una richiesta assurda perché dalla  cattedra vinta si può essere solo  rimossi in casi gravissimi e comprovati e con procedure chiare a tutela dell’ imputato. La inamovibilità dei professori non è un arcaico privilegio, ma è a tutela della libertà di insegnamento contro cui il potere e i faziosi possono avventarsi, inventandosi pretesti. La scienza va tutelata sempre. Questo in Occidente lasciando ai russi l’onta di aver rinchiuso nel ghetto Sacharov.
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LETTERE   scrivere a quaglieni @gmail.com

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La nuova Giunta regionale

 Ho visto che sono intervenuti ben due ministri per fare la Giunta regionale, decidendo gli assessori, promuovendo o punendo i candidati. Mi è sembrato un intervento da proconsoli romani o romaneschi che umilia l’autonomia della Regione e il Presidente cui spetta la scelta degli assessori. Lei cosa ne pensa? Benedetto Pianta

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Ho letto anch’io sui giornali. Una prassi davvero mai sperimentata prima. Presidenti come Ghigo, Bresso, Viglione, Calleri mai avrebbero accettato interventi così pesanti. Questa è molto più che partitocrazia e va oltre anche al famoso manuale Cencelli.

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Palazzo nuovo devastato

I contestatori filo palestinesi hanno lasciato dopo un mese di occupazione palazzo nuovo in condizioni pietose. Gli occupanti hanno anche sfregiato di scritti via Po appena ridipinta dai commercianti. A parte il fatto di non aver impedito l’occupazione o aver costretto i palestinesi a disoccupare il palazzo, qui occorre almeno fermezza da parte del rettore che ne esce molto male, e dalla Questura. I danni vanno rimborsati.    Elvio Cassini

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Concordo. È  mancata la fermezza e il rispetto della legge. Le autorità accademiche si sono astenute da un intervento doveroso, lasciando Palazzo nuovo in balia di se stesso. Rettori come Allara, Cavallo, Pelizzetti, Bertolino mai avrebbero ceduto così.

“La commedia delle tre dracme” di scena a Chieri

Il 30 giugno, alle 21, a Chieri, la Compagnia Torino Spettacoli propone la pièce di Plauto “La commedia delle tre dracme

 

Domenica 30 giugno, alle 21, nel piacevole contesto del Cortile del Palazzo Comunale di Chieri, nel pieno centro storico della cittadina, si terrà l’allestimento plautino “La commedia delle tre dracme”, a cura di Girolamo Angione e Gian Mesturino e realizzata dalla Compagnia Torino Spettacoli, da tempo legata a Chieri e al suo pubblico affezionato.

“La commedia delle tre dracme” si caratterizza per una venatura ironica e una comicità straripante. Appartiene al gruppo delle commedie romanzesche. Regista è Girolamo Angione, insieme a Elia Tedesco, protagonista insieme agli altri beniamini di Torino Spettacoli Stefano Fiorillo, Valentina Massafra, Enzo Montesano e ai Germana Erba’s Talents Tommaso Caldarella, Simone Marietta, Alessia Cargnin, Martina Marrucchiello. Gianni Mancini firma le coreografie.

La pièce narra la storia di un giovane scialacquatore che, tramite un benevolo raggiro, viene salvato da un vecchio amico del padre e dall’immancabile servo plautino parassita.

Plauto tocca vari temi di fondamentale importanza, quale quello dell’amicizia nella figura del fedele Callicle che, per proteggere il tesoro custodito nella casa dell’amico Carmide, è pronto ad acquistarlo a sue spese e sfidare la maldicenza della gente. Il personaggio di Lisitele ha un buon cuore ed è disposto a sposare la sorella dell’amico, anche se senza dote.

Plauto è un commediografo immenso, capace di continue sorprese e di lui si apprezza la vis comica, la battuta spassosa, la risata che proviene dal cuore. La sua maestria consiste nella capacità di una costruzione artistica finissima, in grado di mantenere il contatto con il reale e di compiere il miracolo estetico di fondare la raffinatezza dello scrittore forse più aperto della latinità, con il mondo della suburra, di scherzare, ma in modo degno di un uomo libero, come annotava Cicerone.

Torino Spettacoli: 011 6618404

Info biglietti: 011 6615447

Mara Martellotta

Sold out all’Accademia Albertina per la laurea honoris causa a Marina Abramovic

Marina Abramovic vola a Torino per la lectio e il diploma honoris causa in tecniche performative per le arti visive, che le sarà consegnato all’Accademia Albertina il 23 giugno. L’ Accademia Albertina ha ricevuto richieste per assistere alla cerimonia per Marina Abramovic pari ad almeno cinque volte il numero di posti disponibili. Purtroppo la capienza del salone d’onore è limitata a soli 120 posti, e non sarà possibile accettare tutte le numerose prenotazioni giunte all’ufficio comunicazione dell’Accademia. Sarà possibile seguire la cerimonia in differita su canale 20 Accademia Albertina di Facebook e sul canale youtube della stessa. È giunta la conferma che il Miur finanzierà il progetto di recupero dei luoghi aulici, la sala azzurra e il salone d’onore e del cortile interno. Sono le principali novità che riguardano l’Accademia Albertina, che annuncia iniziative in Italia e all’estero, dagli Stati Uniti fino al Giappone.

 

Mara Martellotta

Il tempo in cui Ho Chi Minh era cuoco a Milano

Il ristorante Antica Trattoria della Pesa è tra i più antichi di Milano, espressione della grande tradizione gastronomica lombarda, in particolare meneghina.

Antipasto misto di salumi e sottaceti, risotto alla milanese e al salto, pasta e fagioli, bolliti, cassoeula con polenta, ossobuco e cotoletta non sfigurano accanto a piatti più raffinati. Insomma, come dire la tradizione e la qualità a tavola. Situato nel punto dove nell’Ottocento le merci giungevano da fuori città per essere pesate per il pagamento del dazio, il locale si trova a Garibaldi, poco distante dall’omonima stazione, in uno dei quartieri più vivaci di Milano, al n.10 di Viale Pasubio.

Dove un tempo c’erano i cortili degli artigiani, attorniati dalla case di ringhiera, oggi s’incontrano gli ateliers di grandi artisti e le gallerie d’arte. L’Antica Trattoria della Pesa offre un atmosfera del tutto particolare, dagli arredi al pavimento in granigliato rosso e grigio, comune a quello di molte case milanesi di inizio secolo, per non parlare delle splendide stufe in maiolica che rimandano ai tempi in cui i locali venivano riscaldati a legna. Insomma, basta uno sguardo per cogliere quel calore che apparteneva esclusivamente ai ristoranti di un tempo, in cui spesso ci si ritrovava seduti ai lunghi tavoli del secolo della borghesia e dei cambiamenti con persone mai viste prima. All’esterno della trattoria si trova la vecchia pesa rettangolare in ferro che diede il nome al locale che all’epoca si trovava sulla linea di confine tra la città e le campagne circostanti. Ma c’è anche una curiosità, testimoniata da una lapide posta sulla facciata dell’ingresso. L’epigrafe ricorda che quella stessa casa fu frequentata da Ho Chi Minh negli anni ’30, durante le sue missioni internazionali “in difesa delle libertà dei popoli”. Ma l’epigrafe pare non sia esaustiva poiché la tradizione popolare vorrebbe che il futuro presidente vietnamita lavorasse come cuoco proprio in quella trattoria. La storia narra che nel giugno del 1931 Ho Chi Minh venne arrestato a Hong Kong dalla polizia britannica  per attività sovversiva e la Francia ne chiese l’estradizione. Per evitare la pressione diplomatica sul governatore della colonia inglese, i suoi amici diffusero la falsa notizia della sua morte. Scarcerato nel gennaio del 1933, riprese le sue missioni ai quattro angoli del mondo e per un certo periodo dimorò anche a Milano in una caratteristica casa popolare di ringhiera tra viale Pasubio e via Maroncelli ( prorpio nei pressi dell’Osteria della Pesa). Che Ho Chi Minh (in realtà uno pseudonimo poiché il vero nome anagrafico era Nguyen Tat Thanh)  non disdegnasse di darsi da fare tra i fornelli è cosa del tutto plausibile. Nel 1912, partito per gli Stati Uniti a bordo di una nave, lavorò come cuoco. A New York visse facendo il panettiere e altri mestieri legati alla cucina e nel 1915 a Londra , all’hotel Carlton, il rivoluzionario vietnamita divenne chef pasticciere sotto la guida del famoso cuoco Auguste Escoffier , universalmente conosciuto come il cuoco dei re,il re dei cuochi“). Non si sa se il tradizionale prodotto del sud-est asiatico, cioè il riso, amava cucinarlo alla milanese, con lo zafferano, o alla Pesa si limitava alla lista dei dolci. E’ certo che alcuni anni dopo il fondatore del movimento Viet Minh, la lega per l’indipendenza del Vietnam traghettò il suo paese verso l’indipendenza e nel 1945 venne acclamato presidente della Repubblica democratica del Vietnam, guidando successivamente il Vietnam del Nord durante la guerra fino al 1969, anno in cui morì a 79 anni.

Marco Travaglini

Torna Collisioni, la guerra dei mondi

Collisioni la guerra dei mondi abbatte le barriere attraverso la musica con un grande happening generazionale sul palco di piazza Medford ad Alba. Si tratta di un festival capace di sintonizzarsi con il pubblico dei giovani e giovanissimi per abbattere le barriere e mettersi in ascolto dei nuovi linguaggi, come è sempre stato nello spirito di Collissioni.

Questo è il senso della sedicesima rassegna che, da venerdì 5 a sabato 13 luglio, si prepara ad accogliere ad Alba, a piazza Medford, decine di migliaia di spettatori in arrivo da tutta Italia per prendere parte ad un grande happening generazionale.

L’edizione 2024 conclude un triennio che il festival ha voluto dedicare a sostegno, socialità e aggregazione giovanile, per capire come il mondo e la musica siano cambiati dopo la pandemia, che cosa abbiano perduto e che cosa di nuovo sia arrivato.

Non si tratta solo di una rassegna di concerti, ma di un vero e proprio laboratorio permanente che ha visto protagonisti, a partire dal mese di novembre, grazie al nuovo spazio del Circo di Collisioni nell’area riqualificazione del Parco Tanaro di Alba, nell’ambito di riunioni e laboratori a cadenza settimanale, centinaia di ragazzi delle scuole superiori del territorio. Si tratta di un momento formativo e creativo a cui la vecchia guardia di Collisioni si è limitata a fornire supporto, nelle community social e nelle chat di WhatsApp, come nelle riunioni in presenza al Circo, per permettere ai giovani di costruire in piena libertà una line up di artisti per la maggior parte sconosciuti a chi ha più di 25 anni.

Il percorso triennale del festival è stato prima di tutto un’esperienza umana di grande ricchezza, che invita a riflettere sul profondo scollamento generazionale cui si assiste oggi in Italia. Due mondi in collisione, incapaci di dialogare tra loro, quello di chi vive di tv, politica e giornali, e l’altro, che comunica con mezzi spesso sconosciuti e sceglie l’invisibilità silenziosa del mondo digitale per sfuggire ai pregiudizi e agli stereotipi che spesso vengono incollati addosso al mondo degli adulti. Eppure l’avversione per la loro musica rivela forse un’incapacità di ascolto e una riluttanza ad andare oltre la superficie di rabbia contenuta nel rap e nel trap, per coglierne i messaggi più avanzati, in grado di mettere in crisi gli stereotipi sul colore della pelle, l’orientamento sessuale e il modo di stare insieme. Si tratta di contenuti che si possono trovare nelle canzoni e che si ascoltano live a Collisioni, cantate da artisti che arrivano dalle periferie o che sono nati in Italia da genitori stranieri o che interpretano una femminilità lontana dagli stereotipi televisivi.

Il primo head liner estivo dell’edizione 2024, cui sarà affidata l’apertura di venerdì 5 luglio in piazza Medford ad Alba, sarà il re delle Indie italiana Calcutta per la sua unica data estiva in Piemonte e Liguria. Il cantautore, originario di Latina, unico per la sua voce e per le sue canzoni cariche di emozioni, tornerà a Collisioni per farci ascoltare i brani del suo nuovo disco intitolato “Relax”, uscito il 20 ottobre del 2023, oltre ai successi che hanno segnato la sua carriera, per rendere come sempre la nuova edizione del festival memorabile.

Sabato 6 luglio a scaldare piazza Medford sarà la musica del Club Dogo. Dopo i dieci sold out al Forum di Milano e la pubblicazione del nuovo album di inediti “Club Dogo”, i Dogo fanno tappa ad Alba per la loro unica data in Piemonte, portando sul palco di Collisioni vecchi e nuovi successi.

A completare il programma del primo weekend di Collisioni tornerà domenica 7 luglio la prima Giornata Giovani, un progetto di Collisioni e Banca d’Alba, inaugurato nel 2021 e giunto alla sua quarta edizione a celebrare la musica e la voglia di stare insieme delle migliaia di ragazzi e ragazze che ogni anno accorrono ad Alba da ogni angolo d’Italia. Il calendario si ospiti sarà ricchissimo e andrà da Nayt, il raffinato rapper molisano cresciuto a Roma e apprezzato anche dal pubblico americano per il suo ultimo album, a Silent Bob, il rapper di Pavia autore di album come “Piove ancora” e “Habitat Cielo”, a Mida, l’artista emerso nella nuova edizione di Amici, fino a giungere all’head liner Tedua, senza dubbio l’artista rivelazione di quest’anno.

Il Festiva si concluderà sabato 13 luglio con una seconda Giornata Giovani dedicata ai giovanissimi, una maratona di oltre 5 ore di concerti non stop, con alcuni degli artisti di riferimento della fascia 15-23 anni. A salire sul palco di Collisioni il rapper campione di ascolti Capo Plaza per presentare in anteprima al pubblico del festival il suo nuovo attesissimo quarto album dal titolo “Ferite”. Ci sarà anche Anna, regina della Trap italiana e con lei Artie Sive, rapper milanese classe 200 originaria della Sierra Leone, con il suo inconfondibile stile influenzato dalla scuola Drill di Detroit. Saranno anche presenti Tony Boy, il rapper di Padova segnalato da Rockit come uno dei giovani più interessanti di Italia, fresco del suo quarto album in studio dal titolo “Nostalgia” e Paky, rapper di Secondigliano trasferitosi a Rozzano all’età di dieci anni, arrivato al primo disco di platino con il singolo “Rozzi”.

“Anche quest’anno Collisioni si conferma un evento di grande livello – sottolinea Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte- capace di parlare ai giovani, di coinvolgerli e essere attrattivo per il grande pubblico, senza rinunciare alla sua forte connotazione territoriale di un festival nato per promuovere la musica, ma anche le eccellenze del nostro territorio e della sua unicità. Un evento diventato irrinunciabile nel calendario estivo di cui il Piemonte è orgoglioso”.

“Collisioni – spiega il sindaco di Alba Alberto Gatto – è diventato un punto di riferimento per la programmazione degli eventi albesi e non solo. Il Festival Agrirock da molti anni rappresenta un’istituzione della musica, della cultura e dell’intrattenimento nelle Langhe. Il parterre di ospiti dimostra il prestigio di Alba e Collisioni. In qualità di sindaco neo eletto desidero ringraziare la direzione artistica e la passata amministrazione per il lavoro di programmazione messo in campo. Un grande evento per gli albesi, capace di attrarre persone da tutta Italia. Non vediamo l’ora di goderci i concerti di quest’anno e siamo sicuri che saranno un successo”.

I biglietti di Collisioni sono disponibili online su Ticketone e sugli altri circuiti o presso punti vendita autorizzati.

Mara Martellotta

Passeggiata “in noir” nel “paese dipinto” di Bosia

 

Proseguono le “Passeggiate Letterarie nel Bosco dei Pensieri” promosse dalla “Fondazione Mirafiore” di Serralunga d’Alba

Sabato 22 giugno, ore 17

Bosia (Cuneo)

Sarà passeggiata letteraria “in trasferta”, a Bosia, sempre in piena terra cuneese, quella organizzata, per il prossimo sabato 22 giugno, dalla “Fondazione Mirafiore”, nata nel 2010 per volontà di Oscar Farinetti in un edificio storico diventato “teatro dinamico e moderno” (“l’unico teatro al mondo in cui è consigliabile entrare con un bicchiere di vino in mano”) all’interno del “Bosco dei Pensieri”, l’ultimo Bosco sopravvissuto della Bassa Langa, situato nel bel mezzo  del cosiddetto “Villaggio Narrante” in Fontanafredda. Per la precisione, la passeggiata di sabato sarà la sesta, annotata nella ricca agenda degli appuntamenti delle “Passeggiate Letterarie”, rappresentanti una sorta di “rito laico” (iniziato, come sempre, a maggio e che andrà a concludersi venerdì 12 luglio prossimo) che intende mettere insieme “una comunità intorno alla natura e alla letteratura”, con la proposta di letture di libri contemporanei ancora freschi di stampa e letti ad alta voce passeggiando nel bosco insieme agli autori, con i quali, al termine della passeggiata “libro alla mano”, ci si potrà anche confrontare.

Sesta tappa, come detto, in trasferta a Bosia, il “paese dipinto” dell’Alta Langa dove i muri delle case sono stati artisticamente arricchiti nel tempo da grandi murales dedicati ai più celebri personaggi di Langa, da Cesare Pavese (per citarne alcuni) a Beppe Fenoglio a Giacomo Morra (il grande ristoratore cui si deve la notorietà mondiale del tartufo bianco e il primo ad inaugurare nel ’33 l’annuale “Fiera del Tartufo di Alba”), fino a Gina Lagorio e, ultimo in ordine di tempo, al cantautore – ferroviere (il più francese dei cantanti italiani) Gianmaria Testa.

L’appuntamento è alle 16,30 presso lo “sferisterio” di Bosia, in via Rutte, con lo scrittore ligure Orso Tosco che ha ambientato il suo primo romanzo noir proprio sulle colline dell’Alta Langa.

In un percorso a tappe, che si snoderà tra le vie e i sentieri che circondano il caratteristico borgo, l’autore leggerà e racconterà alcuni estratti da “Il pinguino delle Langhe” (Nero Rizzoli, 2024). A fare da guida, il sindaco di Bosia, Ettore Secco.
Al termine della passeggiata sarà offerto a tutti i partecipanti un piccolo aperitivo.
Originario di Ospedaletti, Orso Tosco è scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato racconti, romanzi e poesie. Questo è il suo primo romanzo per “Nero Rizzoli” e il suo primo della “serie gialla”, per il quale si è inventato un personaggio davvero unico: il commissario Gualtiero Bova detto il “Pinguino”, umanissimo nelle sue irresistibili contraddizioni, involontariamente comico (caratteristica propria di quasi tutti i commissari dei “noir” di nuova generazione), dotato di un’intelligenza sopraffina che lo guida dove nessun altro potrebbe arrivare.

Quale la storia di questo “hard boiled” in salsa langarola? Assolutamente vietata anche solo una parola (un indizio) in più. Accontentiamoci dell’“incipit”.

Anche i lunedì speciali, quelli capaci di cambiare il corso di un’intera esistenza, iniziano come un giorno qualsiasi”. E più di tanto …!

Basti sapere che ad impararlo a proprie spese sarà il potente broker svizzero Rufus Blom, quando durante la solita corsa all’alba tra le colline delle Langhe si imbatte nel cadavere di una ragazza. Sulla schiena l’assassino le ha tracciato col sangue una svastica e un cognome, il suo: Blom. Poche tracce lì intorno e tanti problemi per il commissario Bova, pardon per il “Pinguino”, da poco trasferitosi a Mondovì.

 

La partecipazione alla “Passeggiata” è gratuita, ma è tassativamente obbligatoria la prenotazione tramite il sito della “Fondazione”: www.fondazionemirafiore.it

In caso di pioggia la “Passeggiata” non sarà annullata ma si svolgerà nelle cantine storiche di Fontanafredda.

 

Gianni Milani

 

Nelle foto:

–       Orso Tosco

–       Veduta di Bosia

“Dialoghi d’arte”, collettiva promossa dal Museo MIIT in collaborazione con Eureka Eventi

Proseguono gli scambi artistico culturali tra il Museo MIIT e altre istituzioni museali e artistiche, tanto che fino al 30 giugno prossimo il MIIT ospiterà una selezione di artisti a cura di Eureka Eventi di Massimo Picchiami e una selezione di artisti del Museo MIIT a cura del direttore Guido Folco. A queste selezioni, in mostra collettiva, si affiancheranno le personali curate dal museo e dedicate alla montenegrina, ma newyorchese d’adozione Fadiljia Kajosevic, alla marocchina Laila Benhalima, agli italiani Giuseppe Oliva e Anna Rota Milani, oltre all’italo canadese, ma valdostano di origini, Adriano Savoye.

La montenegrina Kajosevic interpreta la pittura come sonno e speranza, attingendo dalla tradizione poetica, artistica e letteraria, e concentrando la sua ispirazione nella ricca iconografia della luna e del sole, degli opposti che si completano, dell’universo e dell’Essere, inteso come maschera e specchio di sensazioni, sentimenti e emozioni.

Laila Benhalima, originaria del Marocco, si rifà al genere antico della favola e della narrazione, così importante e radicata in oriente e nei paesi di cultura araba. Le sue Mille e una Notte si assemblano in tessere come un mosaico attraverso cui la narrazione procede per figure, colori, immagini e narrazioni. La realtà si trasforma in fantasia, le storie e i personaggi vagamente chagalliani, fluttuano nell’aria e nello spirito di una artista visionaria e fantastica. Il Maestro Savoje unisce colore, forma, geometrie con una capacità di creare visioni oniriche, oppure vitali rappresentazioni dal vero, osservato e interpretato con uno sguardo fortemente cromatico e vibrante. Dai paesaggi artici a quelli andini, dalla natura delle nostre Alpi ai messaggi tra il pop e il sociale, Savoje scandice il suo tempo, che diventa inevitabilmente anche il nostro, toccando tematiche profonde e attuali come l’ecologia e l’ambiente.

Un’altra artista in mostra, Anna Rosa Milani, sposa perfettamente l’idea pavesiana della contrapposizione tra città e campagna interpretando quest’ultima come mondo ancestrale e magico privo, però, dei risvolti drammatici dello scrittore.

L’infinito di Giuseppe Oliva si realizza nella sua visione originale e dinamica del mare e della luce, del riflesso e della trasparenza ottenuta con abbinamenti cromatici e di pennellate sovrapposte. L’arte, in Giuseppe Oliva, diventa strumento di confronto con l’altro, con l’osservatore che si lascia ammaliare e condurre nel suo mondo di spirito e natura. Ad affiancare queste personali anche la collettiva di Eureka Eventi, nella cui selezione fanno parte artisti del Movimento Pentastrattista italiano fondato nel 2015. Tra questi Paola ErmIni, Monica Steliana Certita e Daniela Walser.

Ad impreziosire l’evento è stata organizzata la presentazione del libro di poesie “Meditatio tempestatis- Poesie dagli abissi” di Gabriella Vai con letture interpretate dall’autrice.

19-30 giugno 2024

Museo MIIT corso Cairoli 4 Torino

Orari visite da martedì a sabato 15.30/19.30

 

Mara Martellotta