CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 288

Storia di un bambino e di un pinguino. Favole a merenda

Sonic Blossom di LEE Mingwei e Buddha10 reloaded, in mostra al Mao

Sonic Blossom

6 maggio – 4 giugno 2023

 

Buddha10 Reloaded

6 maggio – 3 settembre 2023

 

MAO Museo d’Arte Orientale, Torino

Scarica la cartella stampa QUI

Lee Mingwei, Sonic Blossom, 2013 | 2015. Performance view at the Metropolitan Museum of Art, New York, USA

Photo Courtesy of LEE Studio, Photo by Anita Kan

Commissionata per l’inaugurazione del National Museum of Modern and Contemporary Art, Corea, nel 2013, e dopo essere stata presentata nelle più prestigiose istituzioni internazionali quali il Centre Pompidou di Parigi e il Metropolitan Museum of Art di New York, la performance partecipativa dell’artista taiwanese-americano LEE Mingwei arriva per la prima volta in Italia al MAO, dove sarà visibile per un mese.

Sonic Blossom è parte dell’evoluzione della mostra Buddha10. Frammenti, derive e rifrazioni dell’immaginario visivo buddhista, che apre al pubblico il 6 maggio profondamente rinnovata.

 

Il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino, in collaborazione con il Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Torino e con l’Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia, ha il piacere di presentare per la prima volta in Italia la performance Sonic blossom dell’artista LEE Mingwei (Taiwan, 1964).

Dal 6 maggio al 4 giugno 2023 Sonic Blossom verrà performata al MAO, nel Salone Mazzonis, dando vita a un dialogo con il pubblico, con le opere delle collezioni permanenti e con la mostra temporanea Buddha10. Frammenti, derive e rifrazioni dell’immaginario visivo buddhista.

Per cinque settimane nelle sale del museo si avvicenderanno sette cantanti della Scuola di musica vocale da camera di Erik Battaglia del Conservatorio “Giuseppe Verdi”, selezionati e formati da Lee Mingwei in collaborazione con lo stesso professor Battaglia.

Fra tutti i visitatori che incontreranno, ne sceglieranno uno a cui offrire in dono un Lied di Schubert; se questa persona accetterà l’offerta, sarà condotta nel Salone Mazzonis al primo piano e avrà inizio la performance.

Le esibizioni sono strettamente legate alla partecipazione dei visitatori e si svolgeranno il martedì, il mercoledì e il giovedì dalle ore 15 alle ore 17; il venerdì, il sabato e la domenica dalle ore 11 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 17.

Sonic Blossom è stata concepita da LEE Mingwei a seguito di un’esperienza personale e intima: “Sonic Blossom è nata mentre assistevo mia madre nella convalescenza dopo un intervento chirurgico. Trovavamo entrambi un grande conforto nell’ascoltare i Lieder di Franz Schubert. Quei brani si presentavano a noi come doni inaspettati, che ci tranquillizzavano e senza dubbio contribuivano alla guarigione. A un altro livello, vedere mia madre debole e malata rendeva di colpo molto reale la sua (e la mia) mortalità; l’invecchiamento, la malattia e la morte per me non erano più un’astrazione, ma qualcosa di immediato e presente. Un giorno lei non ci sarà più… e nemmeno io. Come i Lieder di Schubert, le nostre stesse vite sono brevi, ma tanto più belle in virtù di questo.

Per la sua capacità di generare una connessione profonda fra due individui fino a quel momento estranei, l’installazione performativa partecipativa Sonic Blossom è un dono trasformativo offerto ai visitatori del museo, un commovente invito alla fiducia e alla consapevolezza di sé.

La performance di LEE Mingwei – una mostra senza oggetti – è parte integrante del nuovo allestimento di Buddha10, che proprio il 6 maggio apre al pubblico profondamente rinnovata. Il legame con quest’ultimo progetto è particolarmente significativo e profondo: uno degli aspetti più rilevanti del buddhismo è infatti la pratica della compassione e del dono – comunicato da cuore a cuore – nucleo vibrante dell’opera Sonic Blossom.

Nel rinnovato percorso di mostra entra anche un’altra opera di LEE Mingwei: si tratta di Spirit house, video che racconta l’omonima installazione partecipativa realizzata per l’Art Gallery of New South Wales nel 2022, e troverà collocazione nell’ultima sala della mostra, in sostituzione di Moving Gods di Lu Yang.

Kan Xuan, A monk, 2006, video in bianco e nero / black and white video

A sostituire Prana, opera site specific realizzata da Andrea Anastasio e Stefano Mancuso per la prima sala della mostra, sarà invece un’installazione di Francesco Simeti (Palermo, 1968) dal titolo Come un limone lunare: una grande macchina scenica che parte da una serie di immagini di animali, foglie, fiori per riflettere sulla loro percezione e sul contrasto fra i concetti di natura e artificio.

Nella stessa sala sarà installata anche un’altra opera di Simeti, il video di animazione Billowing, ispirato al dipinto cinese The Manchu Army Regaining East and West Lianzhen in 1855.

Per ragioni conservative e curatoriali saranno sostituite anche numerose statue buddhiste, fra cui il Buddha assiso a mani giunte, che lascerà il posto al lavoro dell’artista Qiu Zhijie (Zhangzhou, 1969) incentrato sulla riscrittura del Sutra in chiave contemporanea e attraverso differenti media.

Nei giardini giapponesi troveranno spazio il nuovo video di Wu Chi-Tsung (Taipei, 1981) dal titolo Drawing Studies – MAO Bodhissatva Guanyin, Ming – Ging Dynasty, realizzato filmando l’omonima opera delle collezioni permanenti, e una nuova installazione di Sun Xun (Fuxin, 1980).

Anche l’allestimento del Salone Mazzonis sarà rivoluzionato: l’esperienza in VR della grotta 17 dei templi buddhisti di Tianlongshan, realizzata in collaborazione con lo studio QZR e la Chicago University, lascerà il posto alla statua del Buddha assiso in dhyānamudrā, che verrà sottoposto a restauro live dalla Doneux e Soci. Il pubblico potrà assistere alla pulitura e al ripristino dell’opera, facendo esperienza di un processo fondamentale per la vita del museo che, normalmente, si svolge dietro le quinte ed è inaccessibile ai più.

In questo spazio i visitatori saranno avvolti anche dall’installazione sonora site specific Oro – Huángjīn realizzata dalle musiciste e compositrici Valentina Ciardelli (Pietrasanta, 1989) e Anna Astesano (Savigliano, 1993): una suite ascetica per guquin, contrabbasso e arpa in 7 micro movimenti che accompagna l’ascoltatore in un viaggio meditativo di contemplazione dei tre strumenti come ensemble e, al contempo, come voci singole.

In quanto dispositivo aperto e piattaforma per uno studio permanente delle opere della collezione del museo, il nuovo allestimento di Buddha10 è anche l’occasione per presentare gli esiti degli studi eseguiti dal Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale su alcune delle statue buddhiste esposte: dalle analisi realizzate in questi mesi sono infatti emersi dati inattesi che hanno consentito agli studiosi di individuare nuove possibili letture delle opere in mostra.

La mostra prosegue infine al Mercato Centrale, dove troverà spazio Co-existence,installazione sonora site specific di Shigeru Ishihara (DJ Scotch Egg/Scotch Rolex) curata da Chiara Lee e freddie Murphy. L’installazione sonora, che unisce tracce realizzate in tempi e luoghi diversi, fra cui il MAO e le Antiche Ghiacciaie del Mercato Centrale, innesca un processo di contaminazione e avvicinamento interessante e inedito.

L’opera è completata da un video realizzato da Alessandro Muner.

Per presentare il suo lavoro al pubblico torinese, Lee Mingwei terrà una presentazione/recital speciale il 4 maggio alle ore 20.30 al Conservatorio Statale di Musica Giuseppe Verdi di Torino, mentre il 1 giugno, in occasione del finissage della mostra, un altro recital serale sarà presentato nei giardini di Villa della Regina.

La mostra sarà nuovamente accompagnata da un public program curato da Chiara Lee e freddie Murphy, che porteranno al MAO Miya Masaoka, Arushi Jain e Evicshen.

 

Grazie alla convenzione con L’Istituto dei Sordi di Torino, i contenuti della mostra sono disponibili in LIS Lingua dei Segni italiana e in versione audio.

MAO Museo d’Arte Orientale

Via San Domenico, 11, Torino

ORARI

martedì – domenica: 10 – 18. Lunedì chiuso.

La biglietteria chiude un’ora prima. Ultimo ingresso ore 17.

BIGLIETTI

Intero 10 €; ridotto 8 €

MAO Museo d’Arte Orientale – Via San Domenico 11, Torino – www.maotorino.it

Liquida Photofestival a Paratissima

Paratissima ospita nella sua cornice fino al 7 maggio prossimi la seconda edizione di Liquida Photofestival

 

Nella cornice di Paratissima, dal 4 al 7 maggio 2023, si tiene la seconda edizione di Liquida Photofestival, la rassegna che pone in dialogo autori e professionisti emergenti del mondo della fotografia e dell’immagine, curata da Laura Tota. Sono sette premi di cui quindici vincitori, con una giuria composta da cinque professioniste del settore e oltre quaranta autori tra emergenti e guest.

Liquida Photofestival rappresenta una piattaforma di riferimento per restituire, quanto più possibile, lo stato della ricerca fotografica nelle sue diverse forme di espressione dell’immagine nel momento preciso della sua manifestazione, dando vita ai talenti della fotografia contemporanea, sia dal punto di vista della produzione autoriale, sia della riflessione fotografica, coinvolgendo addetti ai lavori che iniziano oggi il proprio percorso in questo continuo divenire.

La seconda edizione di Liquida Photofestival contiene un concept dal titolo “Better Days will come” e vuole essere un tentativo di disegnare il futuro mondo possibile, attraverso linee di indagine positive che ne evidenzino gli esiti potenziali. Sono contenuti messaggi di speranza, bellezza, condivisione, coesistenza, resilienza e amore; questo è ciò che Liquida racconterà attraverso la narrazione fotografica e non solo.

Si tratta di contaminazioni tra tecnologia, immagini in movimento, vecchi e nuovi linguaggi legati all’immagine contemporanea per contribuire a una visione positiva del domani.

 

Mara Martellotta

Torino Danza, il calendario della 36a edizione

È stato illustrato dalla direttrice artistica Anna Cremonini, il calendario della 36 edizione di Torino Danza.
“Dance me to the end oh love”  internazionale: 33 rappresentazioni,3 luoghi teatrali,4 Prime nazionali,1 Anteprima, 7 conproduzioni,15 Compagnie provenienti da 8 diversi Paesi (Australia,Belgio, Germania, Israele,Italia,Regno Unito, Spagna,Svizzera)
L’inaugurazione dell’edizione 2023, in programma il 14 settembre alle 20.45 alle Fonderie Limone di Moncalieri, sarà affidata alla Sydney Dance Company, diretta dal coreografo spagnolo Rafael Bonachela. La compagnia, che arriva per la prima volta a Torino e torna dopo molti anni in Italia, presenta in prima nazionale ab [intra], un intenso viaggio nell’esistenza umana che muove dalla tenerezza al turbamento, un’esplorazione dei nostri istinti primordiali, dei nostri impulsi e delle nostre risposte viscerali. Repliche il 15 e il 16 settembre.
Rafael Bonachela con la Sydney Dance Company, Ohad Naharin e la Batsheva Dance Company, Sidi Larbi Cherkaoui e il Ballet du Grand Théâtre de Genève, Akram Khan, Peeping Tom, Oona Doherty saranno i protagonisti internazionali della rassegna che insieme a Silvia Gribaudi, Ginevra Panzetti e Enrico Ticconi, Teodora Castellucci, Francesca Pennini comporranno il programma di Torinodanza 2023. A questi artisti si affiancheranno quelli selezionati nell’ambito del progetto ART~WAVES, sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo: una finestra aperta su Torino e affacciata sul mondo, che vedrà protagonisti Compagnia Egri Bianco Danza, Balletto Teatro Torino, Piergiorgio Milano, Cordata FOR creata da Francesco Sgrò e AlbumArte con Daniele Ninarello.
Appuntamento per gli appassionati di danza a Torino a partire dal 14 settembre.
Gd

Sul palcoscenico dell’Alfieri Torino diventa la capitale del musical

Arturo Brachetti inaugura il 10 ottobre con “Cabaret”, nella amara Berlino anni Trenta

È come un fiume in piena Arturo Brachetti, la sua bella tour eiffel dritta in testa. Ad inizio di conferenza stampa intrattiene un bel gruppo di giornalisti su questo “Cabaret”, libretto di Joe Masteroff e musiche di John Kander, tratto dalle pagine amare di “Addio a Berlino” di Christopher Isherwood, titolo premiatissimo, successo mondiale da quando nel 1972 Bob Fosse fece letteralmente esplodere Liza Minelli come Sally Bowles, “Cabaret” che viene a mettere la bandierina sulla carta geografica di Torino, l’esatto punto di partenza è il teatro Alfieri, come nuovo centro di intrattenimento e capitale italiana del musical, con uno/due titoli di importanza internazionale ogni stagione, artisti importanti, produzioni super e prime assolute, questa stabilita ad inaugurare la stagione prossima il 10 ottobre. “Una storia che mi segue, una di quelle storie che ti fanno innamorare. Nel 1979 al Paradis Latin di Parigi mi ritrovo a dividere il camerino con Joel Grey, quell’omino impalpabile che era stato il maestro di cerimonie nel film – racconta Brachetti – e nell’83 mi ritrovo a Londra con un mio spettacolo e Bob Fosse che una sera mi entra in camerino e mi riempie di complimenti.” Un destino impenitente che continua a zigzagare e lui che ancora è pronto a cantare “Money Money” o “Willkommen” sul palcoscenico del Kit Kat Club nella Berlino degli anni Trenta. “Una città moderna, spregiudicata, estremamente libera, un’isola anarchica più sfrenata di quanto non lo fosse la stessa Parigi. Gli anni della Repubblica di Weimar, arte e avanguardie, diritti degli omosessuali e uso di droghe, un’isola felice su cui stava emergendo il nazismo. I tempi di Fritz Lang, della Dietrich e dell’”Angelo azzurro”, certi locali che riversavano sensualità ed erotismo, ballerine disponibili ad ogni tavolino dei locali, un telefono a contattare questa o quella, i petit cadeau erano un drinck o un preservativo o una bustina di cocaina, ogni sera tra prostituzione e miseria.” Case signorili e fumose camere d’albergo, avventure personali e la tragedia di una nazione, qualcuno ha scritto che Isherwood ha messo in scena “la prova generale di una catastrofe”. Arturo, occhi grandi e sorrisone aperto, conferma che sarà uno spettacolo per bambini, qualcuno lo blocca e corregge il tiro.

Ancora un po’ e va a sembrare la serata troppo seriosa di qualche regista troppo impegnato. Diana Del Bufalo che tra lo spaventato e l’emozionato si prepara ad affrontare Sally, “non vedo l’ora, ho amato molto il film. Nemmeno da mettere a confronto con “Sette spose per sette fratelli”, là suonava tutto più facile, qui c’è la complessità di un personaggio e di un’epoca da tirar fuori, spero di rendere ogni cosa al meglio.” È Luciano Cannito a fare oggi il Maestro di Cerimonie, sarà lui a dividere con Brachetti gli onori della regia – saranno sue anche le coreografie, le scene firmate da Rinaldo Rinaldi, i costumi da Maria Filippi -, a orchestrare un testo e una messinscena che guarderà al cinema e ai tanti effetti speciali. Come alla passione e alla professionalità dei 18 interpreti in palcoscenico, a cui va aggiunta la band dal vivo che obbedirà alla direzione musicale di Giovanni Mara Lori (“è decisamente importante la parte musicale e decisiva l’esecuzione non registrata”), compositore e arrangiatore di moltissimi musical e tantissime produzioni teatrali di alto livello, autore di Mediaset, insegnante di canto ad “Amici”. Dice ancora Cannito, anche lui nel pieno dell’entusiasmo: “Vogliamo sia un grande spettacolo di prim’ordine, avremo sicuramente gli elementi giusti, ce ne siamo resi conto quando ieri per tutto il giorno e fino a tarda nottata abbiamo esaminato circa 400 ragazzi, età media intorno ai 22, che si sono messi completamente a disposizione in recitazione e canto e ballo per entrare nel cast.” Vista la certezza di come il pubblico torinese risponda a teatro, unica piccola amarezza la presenza a Torino per una settimana soltanto, “lo so, lo spazio è breve, abbiamo già più di 170 piazze prenotate”, ma la promessa è di tornare in un periodo assai più ampio la stagione successiva.

Al centro di tutto e di tutti Fabrizio Di Fiore, romano di nascita, deus ex machina preparato, con la passione per la musica, un passato e un presente nel mondo finanziario, elegante e sorridente, capace di dare ai presenti la convinzione di una ferrea solidità, pronto a spiegare il perché di quella bandierina su Torino, sull’Alfieri e sul Gioiello che dalla prossima stagione correranno completamente sotto il suo marchio. “Ci pensavo già da un paio d’anni e qualcosa di più, c’era curiosità e voglia di saggiare un terreno tutto nuovo, convinto a dover affrontare qualcosa di veramente mio, ben lontano dall’idea dei finanziamenti pubblici e forte della certezza che la vera disponibilità stia nelle risorse private. Sono abituato a mettere sul tavolo prima di ogni cosa gli aspetti economici, di soppesarli, di procedere in operazioni che risultino ampiamente vincenti per tutta la loro durata. Torino al contrario di altre piazze che risultano già sature, è una città disposta a lasciare spazi a una prova commerciale. Qui si può fare del buon lavoro, c’è modo per guardare ben oltre negli anni, ci siamo già mossi in questo senso. Viaggio molto, vedo spettacoli, nei giorni scorsi ero a Londra, cerco di mettere in cantiere titoli importanti e mostrarli nelle prossime stagioni.” Un uomo, un esperto, che durante la pandemia non ha certo tirato i remi in barca ma che s’è fatto venire in mente delle solide idee con cui poter affrontare il futuro. Un uomo che ha voglia di confrontarsi con altre realtà della città (“Ho incontrato il nuovo sovrintendente del Regio, ho visto Fonsatti dello Stabile”), che certo non dimentica il passato che per sessant’anni ha occupato le sale dell’Alfieri e del Gioiello (“ho mantenuto un rapporto meraviglioso con la famiglia Mesturino, nessuna volontà di resettare il lavoro fatto ma mantenere tutto il buon lavoro fatto in precedenza”). La concretezza sembra essere decisamente la sua dote maggiore: “So che qualcuno si sarà chiesto: questo da dove esce? che vuole fare? È come se mi fossi buttato in quattro e quattr’otto dentro la Champions League.” Intanto l’otto di giugno, in una serata di gala nella sala di piazza Solferino, la Fabrizio Di Fiore Entertainment svelerà i grandi titoli della prossima stagione.

Elio Rabbione

La profonda essenza materica della scultura di Maria Virseda alla galleria Malinpensa by Telaccia

La galleria d’arte Malinpensa by Telaccia ospita da martedì 2 al 13 maggio una personale di Maria Virseda dal titolo “Una profonda essenza materica”.

L’artista Maria Virseda, originaria di Segovia, città spagnola ricca di arte e storia, ha iniziato il suo percorso accademico presso il liceo artistico della sua città, in uno degli edifici più emblematici di Segovia,  “La Casa de los Picos”, dove ha appreso le tecniche pittoriche e scultoree, oltre alla rappresentazione della realtà.  Entrata a studiare all’Accademia di Belle Arti di Madrid, si è specializzata come restauratrice, studiando le tecniche tradizionali di lavorazione dell’arte e interessandosi a una particolare visione della materia, che prende origine dagli studi antichi delle tecniche artistiche.

Poco dopo il percorso formativo, l’artista ha scoperto l’orizzonte di possibilità creative offerte dalla scultura, che non ha limiti dimensionali cui piegarsi né tecnici né creativi.

I limiti della materia nella sua scultura sono da intendersi quale ildialogo con la materia, che arricchisce il concetto conclusivo dell’opera.

La sua ricerca artistica è basata sulla domanda identitaria individuale e su quella socialmente globale, centralizzata nell’antologia e nella storia umana. Maria Virseda parte dal paradosso della vita che, apparentemente va contro se stessa, dall’attaccamento ai vizi (tabacco, alcool, droghe) e indaga i rapporti tossici tra le persone, facendo emergere una tendenza al fascino all’autodistruzione costantemente  presente nelle nostra società. Attraverso le sue opere Maria Virseda indaga inoltre le ragioni fondamentali dell’attaccamento alla vita, ostinata e impossibilmente immortale, della perdurabilità dell’essere, delle sue tracce e della memoria postuma.

Maria Virseda, con impegno costante, conduce un discorso scultoreo pregno di significato, ottenendo un risultato assoluto capace di unire originalità e stile.

Attraverso un coinvolgimento del gioco di materiali quali la resina, l’argilla, il metallo ed altri elementi naturali, l’artista realizza opere dotate di intensa interiorità, con una grande incisività di struttura e di forme.

Caratteristiche dell’arte scultorea di Maria Virseda sono la personale visione del soggetto, imponendo all’osservatore una lettura attenta intrisa di contenuti e di spiritualità.

La struttura armonica, l’ideazione continua  e la manualità  notevole dell’artista si organizzano in un simbolismo ricorrente metaforico, che indaga nella progettualità e introspezione psicologica.

Il modellato di Maria Virseda si traduce in un’energica vitalità espressiva e in una rappresentazione dei soggetti che evoca con vigore e sicurezza dei mezzi una valenza di espressione costante nella costruzione della forma, riconducibile al reale e capace di narrare, con una propria visione stilistica, il punto in cui la materia si fonde con lo spirito.

La sovrapposizione dei materiali che l’artista Maria Virseda lavora con impegno, rende l’opera intrisa di energia e di dialogo, dando un’impronta piuttosto importante al proprio iter di forte comunicativa.

Le sue opere sono plasmate con un abile rapporto di equilibrio tra pieni e vuoti e seguendo un ritmo di costruzione deciso e piacevole.

Attraverso una sapiente modernità scultorea, che va al di là della forma naturale della donna, Maria  Virseda modella concettualmente e manualmente figure femminili che si caratterizzano per la loro rinnovata simbologia e la loro forma sensoriale. La rappresentazione e l’analisi medesima della materia evidenziano nell’opera l’aspetto più intimo dell’essere umano, sottolineandone altresì sua personalità.

L’incessante inventiva nell’uso dei vari materiali naturali, sabbia, piume, vetro, oro e tessuti, sviluppa una riflessione importante nell’opera che si carica di emotività, di esistenza umana e di interazione tattile con il fruitore. La conoscenza dei materiali parte dell’artista, il ritmo compositivo e la potenza strutturale evidenziano un racconto scultoreo dinamico, che vive in continua trasformazione come lo stato d’animo delle sue sculture.

Questo fattore ci conduce ad una personale interpretazione sempre vibrante di energia e di risonanza interiore.

Maria Virseda riesce a trasfondere nelle sue opere sentimenti, emozioni e sensazioni immediate che si avvalorano di suggestivi cromatismi, di volumi stilizzati e di valenze formali sinuose.

Ogni scultura è da contemplare nel silenzio dell’anima perché è intrisa di identità liriche. Sono opere simboliche che mostrano una molteplicità di significati e di riflessioni che conducono l’osservatore verso una nuova sensorialità, non solo attraverso il senso della vista, ma anche tramite il tocco, a volte pungente, ruvido, morbido e delicato. Le sue sculture riescono a liberare una profonda energia spirituale intrisa di costante staticità e dinamicità.

Le combinazioni dei materiali naturali, che l’artista usa per dare vita alle sue figure, conferiscono la testimonianza di un’arte carica di vitalità espressiva, caratterizzata da uno stile coinvolgente del tutto personale e originale. Si tratta di un iter quello di Maria Virseda decisamente ampio di indipendenza dove le carnali e suggestive interpretazioni scultoree si vestono di messaggi continui inneggianti alla vita, cercando di dare un senso all’esistenza umana e alla persistente ricerca della conoscenza per lasciare un segno di memoria che pare infinita.

La materia ricercata, la variazione formale costante e la resa cromatica attenta offrono un’interpretazione autonoma delle sue opere ricca di analisi e di progettualità, che vive di una preparazione e competenza tecnica notevoli.

L’evidente comunicabilità, che si respira attraverso le sue figure femminili, porta Maria Virseda ad affermarsi nel panorama artistico e culturale con un’evoluzione continua, intrisa di validità morale.

MARA MARTELLOTTA

 

Gianni Bui, il campione, in mostra all’Osteria Rabezzana

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Sabato 6 maggio alle ore 18,30 inaugura all’Osteria Rabezzana di via San Francesco d’Assisi 23 la
mostra dell’ex calciatore Gianni Bui, campione indimenticato.
Passato dal Verona al Torino, vince
con i granata la Coppa Italia nel 1970 /71. I tifosi granata lo accoglievano all’ingresso in campo al
grido di “ E’ lui è lui, è Gianni Bui “e lo omaggiavano con lo striscione in Curva Maratona “ Se
Gesù Cristo giocasse al pallone sarebbe Gianni Bui”. Lasciato il calcio, si è potuto dedicare alla sua
grande passione: la pittura. “ Fin da bambino – dichiara Gianni Bui – mi divertivo a disegnare. Mi
sono avvicinato alla pittura da autodidatta. Nei ritiri delle partite si giocava a carte, ma io mi
annoiavo e così ripresi a disegnare, riempiendo quaderni su quaderni.
Da allora i pennelli sono
diventati compagni di vita sempre più assidui. Dipingo allontanandomi dal linguaggio classico. Mi
piace avere una prospettiva diversa delle cose.
“ Nel suo percorso pittorico è indicativa la ricerca di un linguaggio personale in cui si si evidenzia
un abbandono graduale della stesura pittorica più figurativa e quindi tradizionale per approdare alla
libertà espressiva dell’astrattismo Ogni opera d’arte ha origine nell’emozione: questo è lo spirito con
cui avvicinare il viaggio pittorico di Gianni Bui, in cui l’esplorazione viene affiancata dall’
introspezione per puntare alla ricerca dell’ essenza “”Così Marco Basso nella presentazione del
catalogo della mostra. I giocatori storici del Toro presenti alla serata saranno, oltre a Gianni Bui,
Natalino Fossati , Nello Santin e Beppe Pallavicini. Saranno presenti inoltre l’Avvocato Marengo , il
giornalista di GRP Alessandro Costa e per Toro Channel i fratelli Bumma.
Mauro Reverberi

A Bardonecchia la mostra fotografica di Marcello Chifari

Segreti, curiosità, bellezza della natura negli scatti di Marcello Chifari alla mostra fotografica dal titolo “A due passi dal suolo” a Bardonecchia, presso il Palazzo delle Feste dal 6 al 28 Maggio.
L’inaugurazione si terrà Sabato 6  alle ore 17 alla presenza dell’autore che racconterà il suo progetto e le curiose similitudini tra le macchine volanti dell’uomo nella storia ed i piccoli volatili.  Questa mostra di Chifari concretizza il suo percorso di anni di ricerche, di studi, di scatti in cui solo il tempo dedicato, la grande passione e la perfetta conoscenza del mezzo fotografico hanno portato a questo importante risultato.
PF

A casa dei Galli della Loggia

Non solo il Fai, anche la rassegna “Castelli Aperti” apre al pubblico le porte di palazzi, ville, castelli, parchi, musei e dimore storiche, altrimenti non visitabili, permettendo così di scoprire il vasto patrimonio storico, artistico e culturale del Piemonte. “Il Torinese” è entrato nel castello Galli della Loggia, a pochi chilometri da Torino. Oggi è una grande villa più che un castello circondata da un parco di 3 ettari con duecento piante secolari. Per centinaia di anni ha ospitato illustri famiglie piemontesi. Il proprietario della dimora accoglie i visitatori e fa da guida raccontando che nel Medioevo l’imponente edificio era una fortezza a difesa del borgo e che tra il Cinquecento e il Seicento era protetta da una torre, tuttora presente, una cerchia di mura e da un fossato con ponte levatoio.
Alla fine del Settecento è stata trasformata in villa. Nel XII secolo il feudo di La Loggia apparteneva ai Provana di Carignano e sul finire del’400 la proprietà fu venduta a Giacomo Darmelli, di un’antica famiglia di Moncalieri, che ricostruì le parti danneggiate. I suoi figli divennero i Signori di La Loggia. Nella seconda metà del Settecento entrò in scena la famiglia dei conti Galli ai quali venne assegnato il feudo di La Loggia. Nel piccolo borgo alle porte di Torino si affacciò Pietro Gaetano Galli, una figura di grande levatura intellettuale e politica. Sotto Vittorio Amedeo III venne nominato Senatore del Regno di Sardegna e Ministro dello Stato. Nel 1781 il Re gli consegnò il feudo di La Loggia. Con l’avvento di Napoleone il conte Galli si pose al servizio dell’imperatore. A quell’epoca i Galli erano la famiglia più nota e importante del paese e del territorio. Lo stemma del Comune di La Loggia rappresenta un gallo a conferma dell’impronta che il casato ha lasciato nella storia del paese. La parte nord del castello ha conservato il carattere medioevale mentre la facciata sud è stata rifatta nei primi anni del 1700. Nel 1978 morì Laura, la figlia dell’ultimo conte Galli. Con Laura, chiamata dai loggesi “la contessina”, si estinse il ramo loggese della casata Galli e il castello passò ai cugini. Il Barone Carlo D’Auvare, originario di Nizza, cugino della contessa Laura, diventò proprietario del castello e nel 2010 lo donò alla figlia Nicoletta. Dal 1996 “Castelli aperti” consente di visitare, tra la primavera e l’autunno, il ricco patrimonio culturale della nostra regione.
La rassegna di promozione dei siti storici è nata, spiega l’Associazione, grazie alla volontà della Regione Piemonte con le province di Asti, Alessandria e Cuneo e oggi si è estesa a tutto il Piemonte e anche alla Liguria, terra da sempre legata all’identità del territorio del basso Piemonte”. Per informazioni ci si può rivolgere all’Associazione Amici di Castelli Aperti, info@castelliaperti.it – telefono 339 2629368                    Filippo Re

Maria Luisa Stepanek: la fotografa che viene dal lockdown

In mostra all’ “Auditorium” della SS. Trinità” di Nizza Monferrato gli scatti fotografici dell’artista di Incisa Scapaccino

Da venerdì 5 a domenica 7 maggio

Nizza Monferrato (Asti)

Certo, doveva essere ben forte e “pronto ad esplodere” sottopelle l’istinto fotografico di Maria Luisa Stepanek, se nell’arco di un solo triennio l’artista è riuscita a farne un “mestiere” di così piacevoli e interessanti risultati quali sono quelli emergenti dagli scatti postati in mostra, da venerdì 5 a domenica 7 maggio, sotto il titolo di “Shape of Home” (“Radicarsi nel territorio”), presso la sede dell’Accademia di Cultura“L’Erca”, nell’“Auditorium della SS. Trinità”di Nizza Monferrato. Origini abruzzesi, Maria Luisa è nativa di Vancouver, ma da diciassette anni risiede in Monferrato, ad Incisa Scapaccino, bassa Valle Belbo e sede della Comunità collinare “Vigne & Vini”. Terre generose e di antiche origini, oggi vera “casa” imbarattabile per l’artista dai natali canadesi. Che per queste terre e colline, per la sua gente, per un paesaggio e una natura che facilmente si prestano ad assecondare sogni e voli di cuore e fantasia, la Stepanek non cambierebbe oggi un briciolo della sua vita. Terre a cui si lega a doppio filo, e da qualche anno, anche perfetta ispirazione  alla sua professione d’arte: ai suoi scatti fotografici (ma anche alla sua poesia “Haiku”) che sono sintesi riuscitissima di figure femminili – interpreti di eleganza, raffinatezza, attenzione alla forma – e antichi o residuali frammenti paesistici che ancor oggi sono memoria suggestiva di un territorio esemplare, per immagini e cultura radicate nei secoli. “Mi sono avvicinata alla fotografia – racconta Maria Luisa Stepanek – nel 2020, durante il terribile periodo del lockdown. Ho cominciato con un cellulare che ancora oggi utilizzo. Ad attrarmi inizialmente sono stati i fiori del mio giardino, poi sono passata alla figura”. Senza mai dimenticarsi dello spazio circostante. Il più vicino o quello perso in remoti paradisi dell’anima (“un soffio vellutato di petali rosa, la fragranza ammaliante di un grappolo d’uva, le note ritempranti di una cappella votiva”) per farne habitat ideale a un racconto che abbraccia la realtà come contesto onirico, voce poetica di sogni e visioni in cui la perfezione del gesto sconfina idealmente nel “visto e non visto” dell’immaginazione. “Staged Photography”.

Non fotografie d’impeto, ma allestite, teatralmente e con cura messe in scena, quasi performance di forte impatto emotivo, “le fotografie di questa mostra  – annota Maria Luisa – sono un’espressione dell’amore che provo per il territorio, dove si è annidato anni fa il mio cuore”. Fil rouge dell’esposizione è la figura femminile, raccontata fra sensualità e assoluta purezza, in un intrecciarsi di ombre e luci o di classicheggianti veli candidi in cui vivono atmosfere tenute in sospeso fra languide melanconie e sottili, misteriosi piaceri. Fotografare “è per me – sottolinea ancora l’artista – dono, desiderio, libertà, conoscenza, ricerca ed elogio della bellezza”. “Dopo lo scatto ‘grezzo’, utilizzo un programma di ‘fotoritocco’ che mi permette di raggiungere in molte mie opere maggiore nitidezza; alcune fotografie rimangono invece sfocate, risolte in una dimensione onirica che mi è molto cara”. E molto vicina a quegli “amorosi incanti”, tradotti in cifre sospese fra classico e surreale, propri di un’icona della contemporanea fotografia giapponese qual è Sayaka Maruyama, artista che “ammiro molto – sottolinea la Stepanek – per quelle sue immagini incentrate sui fiori e sull’eleganza del corpo femminile, così affini  alla mia ricerca”.

Gianni Milani

“The Shape of Home”

“Auditorium della SS. Trinità”, via Pistone ang. Via Cordara, Nizza Monferrato (Asti), www.ercanizza.com

Da venerdì 5 a domenica 7 maggio

Orari: 16/18,30

Nelle foto: Maria Luisa Stepanek, da “The Shape of Home”