Sono tre i progetti realizzati con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte presentati alla mostra del Cinema di Venezia: ‘Anywhere Anytime’ in concorso, il cortometraggio ‘Dark Globe’ in apertura di Sic@Sic e il cortometraggio “Domenica sera” di Matteo Tortone.
“Anywhere Anytime” è opera prima del regista torinese di origine iraniana Milad Tangshir e verrà presentato in anteprima mondiale alla 39esima settimana internazionale della critica, unico film italiano in concorso.
Il lungometraggio, realizzato a Torino interamente per 5 settimane nell’estate 2023, sarà uno dei 7 progetti della sezione autonoma e parallela del sindacato nazionale critici cinematografici italiani, nell’ambito della mostra internazionale d’Arte Cinematografica della biennale di Venezia, in programma fino al 7 settembre. Prodotto da Young Films, Vivo Film, RAI Cinema e realizzato con il contributo del PR Fers Piemonte 2021-2027, bando Piemonte film tv fund e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte ha un’ambientazione interamente torinese, impiegando sul set una troupe quasi interamente composta da professionisti e maestranze locali.
Protagonista della vicenda è un giovane immigrato di 18 anni di nome Issa, interpretato da un attore non professionista come il resto del cast, che perde il suo lavoro e trova un impiego finalmente come rider. Venendo derubato della sua bicicletta già il primo giorno si ritrova costretto alla ricerca in varie zone della città, tra Porta Palazzo e la periferia di Barriera di Milano, nella speranza di ritrovare il suo strumento di lavoro.
Ad aprire la 39esima Sic giovedì 29 agosto è stato un altro progetto piemontese, il cortometraggio “Dark Globe”, diretto da Donato Sansone, prodotto dalla torinese Base Zero di Enrico Bisi e Stefano Cravero, realizzato con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte Short Film Fund. Secondo il regista il progetto è un affresco del mondo di oggi e della follia globale, realizzato tecnicamente con disegno su carta e un’azione di stop motion verso la quale si sta sprofondando tra guerra, cambiamento climatico e sovrappopolazione.
Venerdì 6 settembre sarà la volta di ‘Domenica sera’ di Matteo Tortone, cortometraggio realizzato con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte-Short Film Fund, che chiuderà la settimana di critica cinematografica, raccontando la storia del giovane ultras Alex! Del suo incontro con la giovane rapper Nemy, delle loro solitudini che attraversano la città a bordo di un’auto rubata.
MARA MARTELLOTTA
Era l’epoca della II Crociata, a metà del Duecento: si andava a combattere in Anatolia, Palestina e in Egitto mentre tanti altri pellegrini stipavano le galee per raggiungere la Città Santa, appena riconquistata dai crociati, per pregare nei luoghi santi del cristianesimo. Si partiva da ogni città dell’Europa occidentale, dalla Francia, dalla Germania, dall’Italia, il cammino era lungo e faticoso e non privo di pericoli. Lungo strade e sentieri si incontravano locande e piccoli ospedali che offrivano assistenza, cibo e cure. Una meta sospirata dai pellegrini dopo aver percorso centinaia di chilometri. Uno di questi luoghi fu individuato in un monastero-ospedale costruito dai monaci vallombrosani di San Benedetto di Piacenza al di là del fiume Stura nel torinese. Nel 1146 il giurista Pietro Podisio, appartenente a un importante famiglia torinese, donò ai religiosi dei terreni per edificare un “hospitalem”, fuori le mura di Torino, allora piccolo borgo di poche migliaia di abitanti, al fine di prestare assistenza e alimenti a chi si fermava per riposarsi in attesa di riprendere il cammino. Si diedero un gran daffare i monaci che oltre ad aiutare senza risparmio poveri e ammalati gestirono anche il servizio di traghetto sulla Stura ed è da qui che deriva il nome del quartiere torinese “Barca”. Nacque così un convento-ospedale situato lungo i tragitti della via Francigena diretti a Roma e verso i porti pugliesi dove ci si imbarcava per il Levante. Il complesso religioso è diventato l’Abbadia vallombrosana di San Giacomo di Stura, uno dei più importanti monumenti storico-artistici del Medioevo torinese la cui storia è raccontata nel libro “San Giacomo di Stura, la storia dell’Abbadia vallombrosana alle porte di Torino, vestigia “dimenticate” del Medioevo subalpino”, Neos edizioni, dal poeta, traduttore e medievista Roberto Rossi Precerutti. Il periodo di massima fioritura non durò molto e già nel XIII secolo iniziò il declino del monastero che nel Quattrocento fu unito alla mensa vescovile di Torino e poi nel Settecento divenne una parrocchia intitolata a San Giacomo. Nel Novecento la chiesa fu circondata da cascinali e fabbricati industriali sorti lungo la strada che mette in comunicazione Torino e Settimo. Danneggiata dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale fu dichiarata inagibile nel ’54 e negli anni Sessanta fu sconsacrata e ceduta ai privati. Nel giugno 1972, inoltre, un incendio distrusse la galleria del coro e gli affreschi. Oggi l’Abbadia di San Giacomo è assai mal ridotta e versa in stato di abbandono dagli anni Cinquanta. Resta la chiesa con il sagrato e il perimetro del chiostro. La speranza è che i lavori di restauro della chiesa e dello spettacolare campanile, alto 24 metri, iniziati alcuni anni fa, possano presto restituire alla comunità questa preziosa testimonianza storica medioevale. Il libro di Roberto Rossi Precerutti è accompagnato da una serie di tavole di Emilia Mirisola che illustrano lo splendore del monastero nei secoli passati.



Non è solo la fine della bolla edilizia che ha fatto arricchire a dismisura impresari senza qualificazione professionale e senza scrupoli, ma anche le cattive amministrazioni comunali e anche la Regione che hanno impoverito il territorio di iniziative, a determinare la non attrattività delle cittadine liguri che in un passato molto lontano avevano un loro stile. Pensiamo ad Alassio con Mario Berrino che fece esplodere l’estate. Oggi il modello medio è Borghetto Santo Spirito. Neppure Varigotti si è salvata dal casino provinciale. Mentre il Sud è progredito con una clientela internazionale di qualità – pensiamo al Salento – la Liguria, se escludiamo le Cinque Terre, si è rivelata un gambero surgelato, neppure di qualità. Anche la ristorazione fa acqua da tutte le parti e non ha più locali adeguati pur mantenendo prezzi esosi e a volte senza ricevuta, l’associazionismo socioculturale è ridotto al mondo dei carugi maleodoranti ed è formato da ridicoli personaggi quasi ottantenni molto patetici e premiati dal Conune come a Carrù fanno con il bue grasso che celebrano, a loro volta uno dei preti più discussi, don Gallo di Genova, il prete di estrema sinistra, amico di De Andrè e di Giuliani aggressore di un carabiniere. Giornalistini creano incontri letterari con scrittorelli senza notorietà. Anche Toti, se escludiamo il ponte Morandi che era un dovere minimo rifare in fretta, ha lavorato male, privando del pronto soccorso territori liguri che oggi non garantiscono più il diritto alla salute. La Liguria del presente, turisticamente, è tornata all’anno zero. Meglio andare al mare al Sud, magari a Capri (dove sono andato per anni con grande piacere) e lasciare ai liguri lo sfascio che loro stessi hanno creato. Toti va archiviato e processato almeno politicamente non solo per eventuali illeciti , ma per il modo grigio, anzi opaco, di condurre la Regione da parte di uno che riteneva, poverello, Novi Ligure in Liguria e non in Piemonte.
LETTERE
A Venezia verrà celebrato il film televisivo in 7 puntate tratto dal romanzo di Antonio Scurati “M. Il figlio del secolo” seguito da altri due tomi. Non avevano altro di meglio da portare a Venezia? Scurati non è uno storico, ma un attivista politico. Cosa ne pensa? Vittorio Fedeli
E’ un cantante che non mi entusiasma, ma il divieto del sindaco di Nichelino al concerto di Povia è sconcertante. Luisa Miale

