Camera ha ricevuto l’Oscar per la fotografia. Sabato 21 giugno scorso il direttore artistico di Camera, Walter Guadagnini, e il presidente di Camera Emanuele Chieli hanno ritirato il prestigioso premio dell’Oscar della Fotografia in occasione del gala dei Lucie Awards, organizzati dalla Lucie Foundation ad Ostuni in Puglia. Nati per celebrare la carriera di grandi maestri della fotografia, la ricerca dei fotografi contemporanei e l’impegno di istituzioni e individui che promuovono la cultura fotografica nel mondo, i Lucie Awards sono tra gli eventi più illustri del mondo della fotografia.
“Ricevere questo Premio nell’anno in cui Camera compie dieci anni emoziona doppiamente – hanno affermato il Direttore artistico e il Presidente di Camera – è una conferma del valore che portiamo ogni giorno avanti per rendere la fotografia accessibile, coinvolgente, aperta al pubblico. Il Lucie Spotlight Award ci è stato assegnato per la capacità di parlare a pubblici diversi attraverso un palinsesto ricco e articolato di mostre, incontri, attività educative e workshop, che mette al centro inclusione, ascolto, divulgazione e impegno sociale, valori fondanti della nostra identità culturale.
Essere tra i tredici premiati al mondo per questa edizione ci rende profondamente orgogliosi, rappresenta un segnale forte che conferma la validità della nostra missione, che è quella di costruire uno spazio vivo in cui la cultura fotografica possa essere vissuta da tutte e da tutti, senza barriere fisiche o sensoriali, e dove sia possibile approfondire l’opera di grandi maestri come quella delle giovani generazioni, con uno sguardo sempre rivolto al panorama internazionale “.
“Siamo inoltre profondamente grati – concludono Presidente e Direttore artistico di Camera – agli artisti che collaborano con noi, ai curatori, agli editori e alle persone che lavorano con la fotografia e si impegnano ogni giorno per ampliarne il significato nel mondo”.
Mara Martellotta












C’è chi, pur di ignorare il Centro Pannunzio, tace che la cena che si tenne al “Cambio” tra Spadolini e Galante Garrone e circa un centinaio di persone, fu il Premio “Pannunzio” 1982 con Mario Soldati e chi scrive. Ci sono registrazioni e persino libri che rivelano l’omissione giornalistica di ieri fatta da “Repubblica”. Ma queste sono inezie di certi giornalisti. Vorrei evidenziare quattro punti di questo centenario della nascita di Giovannone – come lo chiamava il grande Giovanni Sartori, lui sì un grande studioso di fama internazionale – che è fallito, malgrado i senili sforzi di Cosimo Ceccuti, vestale e correttore di bozze dell’amato maestro. Il primo punto è Gobetti. Checchè ne dicesse Bobbio, non fu un gobettiano. Non lo fu nella giovinezza quando era gentiliano e repubblichino, non lo fu da uomo maturo quando vedeva nel Pri “il centro del centro”. Gobetti era di sinistra. Non basta un tardivo libro su Gobetti per diventare Gobettiani. Il secondo punto è lo statista Spadolini. Non lo fu. Prima di essere repubblicano fu saragattiano, ma questo poco importa. Come ministro della Difesa fu pessimo a detta del gen. Incisa di Camerana e dei vertici militari di allora. Come ministro per i Beni Culturali non fece nulla di straordinario perché accorpò parti del ministero della Pi e si servì di cosa avevano fatto i ministri Croce e Bottai. Come presidente del Consiglio l’italo Amleto del ‘900 non fece nulla se non tentare di galleggiare. Neppure contro la p2 fu efficace: la massoneria restò se’ stessa e anzi crebbe. Come presidente del Senato consentì a energumeni della lega di esibire in aula il cappio: un’offesa alle istituzioni parlamentari che neppure Mussolini osò fare alla Camera. Come storico, distratto dalla politica non ha lasciato libri importanti: essi da molto tempo ormai non sono più ristampati neppure per uso didattico. Me lo confessò Ceccuti. I libri di Giovannone spesso furono raccolte di articoli autobiografici, salvo alcuni saggi giovanili dimenticati. Gli storici sono stati Croce, Volpe, Romeo, De Felice. Non Spadolini che scrisse molto soprattutto di sé stesso. Era un innamorato di sé, privo di sentimenti che confuse con le isteriche e famose scenate verso i suoi collaboratori in primis Ceccuti. Resterebbe l’amico del Centro Pannunzio, ma Ceccuti nel 2010 decise diversamente e tradì il Centro Pannunzio nel centenario di Pannunzio dopo aver sottoscritto dei patti non onorati. Una pagina squallida che non merita essere ricordata. Può sopravvivere il ricordo del giornalista, ma chi è Giovannone rispetto a un Frassati, un Albertini, un Missiroli, un Pannunzio, un Ronchey , un Montanelli? Soprattutto Ceccuti deve smettere di voler vedere in Pannunzio un maestro di Spadolini il quale scrisse pochi articoli sul “Mondo” e passò molto poco “gobettianamente“ al “Borghese” di Longanesi dove scrivevano tanti ex fascisti come Giovanni Ansaldo.
RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA
La protagonista è Lucie, e Patrick era stato suo professore universitario. Ora lei ha appena vinto un importante premio letterario con il suo libro ed è in attesa della cerimonia di premiazione e la crociera è il disperato tentativo di salvare in extremis il loro matrimonio ormai a pezzi.
Questo monumentale libro pullula di circa un centinaio di nomi dell’Olimpo terreno tra: teste coronate, attrici e attori, miliardari, scrittori, uomini di affari, nobili, playboy, artisti di vario genere e in linea di massima tutti ricchi e famosi. Un cast davvero stellare che si muove tra America ed Europa, passando per Hollywood, New York, Parigi, Montecarlo, Grecia, Londra e oltre.
La scrittrice americana Rachel Cohen, docente di scrittura creativa all’Università di Chicago, dove vive, in questo libro –tra memoir emotivo, analisi critica e biografia letteraria- compie l’ardita interazione tra la sua vita e una rilettura di parte delle opere dell’amata Jane Austen.
Piccolo è bello, se si ha ingegno, buon gusto e l’abilità di saper usufruire di ogni millimetro senza sprecarlo; e se poi si parla di cottage adagiati nella spettacolare campagna inglese il gioco è fatto.
