CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 19

Fondazione Amendola: “Speranze e fermenti. Arte a Torino Dopo il 1945”

La Fondazione Giorgio Amendola presenta, dall’11 dicembre al 14 febbraio 2026, un’esposizione curata da Luca Motto dal titolo “Speranze e fermenti. Arte a Torino Dopo il 1945”. La mostra, realizzata in collaborazione con il Comune di Torre Pellice, sarà successivamente ospitata dalla Civica Galleria d’Arte Contemporanea Filippo Scroppo dal 28 febbraio al 18 aprile 2026. Proseguendo il proprio percorso nella valorizzazione dell’arte piemontese del Novecento, la Fondazione dedica l’appuntamento espositivo alla stagione della ricostruzione culturale torinese tra il 1945 e il 1955, periodo cruciale per la rinascita del Paese dopo la guerra. La mostra si sofferma sul decennio che precede l’affermarsi dell’Informale, restituendo la complessità e la vitalità di un ambiente caratterizzato da grandi maestri e giovani talenti. Il percorso espositivo si articola in sezioni dedicate ai principali protagonisti di quegli anni: da Felice Casorati e il suo gruppo (Daphne Maugham), Nella Marchesini (Lalla Romano) ai pittori dei “Sei di Torino”, tra cui Carlo Levi, Nicola Galante, Enrico Paolucci e Francesco Menzio. Accanto a loro, figure centrali come Piero Martina e il geniale Luigi Spazzapan. Un’ampia sezione è riservata all’Astrattismo torinese, rappresentato da Filippo Scroppo, Adriano Parisot, Albino Galvano, Carol Rama, Paola Levi Montalcini, Annibale Biglione, Piero Rambaudi, Mario Davico e Gino Gorza. Sono anche presenti le sculture di Sandro Cherchi, Umberto Mastroianni, Franco Garelli, Giuseppe Tarantino, a testimonianza del rinnovato fermento plastico del periodo.

La mostra si conclude con una panoramica sulla nuova generazione di artisti che nei primi anni Cinquanta avviò una stagione di sperimentazione destinata a segnare il futuro dell’arte italiana: Francesco Casorati, Nino Aimone, Francesco Tabusso, Giacomo Soffiantino, Sergio Saroni, Piero Ruggeri, Antonio Carena, Romano Camoagnoli, Mario Merz e Mauro Chessa. L’esposizione sarà accompagnata dal volume “Speranze e fermenti. Arte e critica d’arte aAm Torino 1945-1955”, a cura di Luca Motto, edito da Il Rinnovamento, che raccoglie un ampio corpus di testi di critica apparsi su quotidiani e riviste dell’epoca, quali l’Unità, La Stampa, il Popolo Nuovo e la Gazzetta del Popolo, firmati da autori come Albino Galvano, Filippo Scroppo, Lalla Romano, Lionello Venturi e Italo Cremona.

Fondazione Giorgio Amendola ETS – Via Tollegno 52, Torino  / lunedì e venerdì 9.30-12.30 /15.30-19  – sabato 9.30-12.30

Info: 011 2482970 – www.fondazioneamendola.it

Mara Martellotta

Che gran “cinquina” di scrittrici a “Contemporanea”!

Nell’ultimo appuntamento dell’anno, il Festival ideato dalla biellese “BI-BOx – APS” chiude nello storico “Palazzo Ferrero” con cinque ospiti di alta classe

Sabato 13 dicembre, ore 15,30 – 19,30

Biella

Non poteva brindare al nuovo anno con “bollicine” migliori “Contemporanea. Parole e storie di donne”, il Festival “al femminile” realizzato a Biella da “BI-BOx-APS” (a cura di Irene Finiguerra e Barbara Masoni), giunto al suo ultimo round del 2025 con un appuntamento, in programma sabato 13 dicembre (dalle 15,30 alle 19, 30), che vedrà dialogare e invitare al dialogo cinque autrici sicuramente di gran richiamo impegnate a raccontarsi e a raccontare le loro ultime produzioni letterarie. Cinque incontri che si terranno presso lo storico “Palazzo Ferrero” (corso del Piazzo, 25), per chiudere insieme l’anno, in compagnia di parole storie idee ed emozioni ruotanti intorno ai temi delle relazioni, fra quotidianità e antiche consuetudini mai del tutto sopite. Cinque scrittrici in dialogo con il pubblico, in un critico suggestivo interfacciarsi fra loro e le loro ultime opere. I loro nomi: Maria Grazia CalandroneIrene FacherisTiziana FerrarioMariachiara Montera e Linda Laura Sabbadini.

Scrittrice, poetessa, drammaturga e artista visiva, sarà la milanese Maria Grazia Calandrone, già finalista (fra i numerosi “Premi”) allo “Strega 2021”, ad aprire i giochi, portando a Biella il suo recente “Dimmi che sei stata felice” (“Einaudi”, 2025): un romanzo, ambientato sull’insolito – per un libro di Narrativa – litorale di “Nuova Ostia”, che “mescola vicende intime e tensioni collettive” (tra Aurora, psicologa cinquantenne, già nonna, e Viola, illustratrice, nasce un sentimento intenso), nato da un’accurata indagine storica che attraversa il periodo dalla Seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri, seguendo le esistenze di ben tre generazioni di donne.

“Tutti gli uomini hanno lo straordinario privilegio di potersi far ascoltare da un altro uomo”: parole decise, dal contenuto e dai sottintesi ben chiari espressi un giorno da Irene Facheris (seconda ospite di “Contemporanea”), anche lei milanese, formatrice e attivista, dal 2014 impegnata nelle “soft skills” e nelle “tematiche di genere”. Ebbene, proprio da quelle sue succitate riflessioni e parole,  è nato prima un podcast di interviste, “Tutti gli uomini – voci maschili si raccontano per cambiare”, in cui si esprimeva l’idea che il ruolo del maschile nell’eliminazione della violenza di genere fosse centrale, anche se non semplice, e poi il libro (“Tlon”, 2025) che sarà presentato a “Contemporanea” e in cui sono state raccolte decine di testimonianze di uomini che parlano di sé, delle relazioni, delle difficoltà e delle possibilità di cambiamento. Un accorato invito ad aprire un dialogo autentico, per capire e trasformarsi.

Terzo incontro, quello con con Tiziana Ferrario, celebre volto televisivo, scrittrice e giornalista, inviata di guerra (dall’Afghanistan al Medio Oriente all’Africa) e politica estera (corrispondente da New York), nominata nel 2003 “Cavaliere al merito della Repubblica” dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Nello staff del TG1 fin dai primi Anni ’80, la Ferrario metterà al centro del suo incontro a “Palazzo Ferrero”, la sua “Anna K” (“Fuoriscena”, 2025). In particolare, gli anni finali di Anna Kuliscioff, la “signora del socialismo”, dal 1912 alla vigilia del fascismo: un periodo attraversato da guerre, lotte politiche, passioni civili e figure femminili straordinarie. Quello mirabilmente tracciato da Tiziana Ferrario è un ritratto potente di una donna che ha segnato la storia italiana, narrato da un’altra donna, una delle più importanti giornaliste del nostro Paese.

A chiudere la ben combinata “cinquina” saranno Mariachiara Montera e Linda Laura Sabbadini. Salernitana di nascita ma oggi residente a Torino, la prima, foodwriter e content creator presenterà il suo ultimo libro “Sugo” (“Blackie Edizioni”, 2025), in cui emerge tutta la sua predilezione per il tema – racconto “cibo”, in pagine che invitano però a “guardare oltre il piatto, per illuminare le dinamiche che ci hanno reso le persone che siamo”. Statistica e pioniera negli studi di genere e già direttrice “ISTAT”, la seconda, arriverà a Biella con il suo “Il Paese che conta. Come i numeri raccontano la nostra storia” (Marsilio, 2025), libro in cui l’autrice ricostruisce la storia recente dell’Italia da una prospettiva unica, restituendo il ritratto di un Paese per molti aspetti diverso da quello che si penserebbe: un Paese dove gli uomini si dilettano nel ricamo e le donne preferiscono l’enigmistica, ma anche dove “più di sei milioni di italiane hanno subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita”. E per finire con gusto una bella “tavola imbandita”. Un ricco banchetto sì, ma a base di libri. “Disposti sopra i piatti, legati da nastri o poggiati su tovaglie di lino, i volumi – spiegano le organizzatrici – diventano i veri invitati a questo banchetto ideale. Ogni libro è un posto a tavola, un invito a sedersi, a condividere parole, storie, pensieri. La tavola è imbandita come per le grandi occasioni. Ma al centro, invece del convivio del cibo, c’è il convivio delle idee”.

g.m.

Nelle foto: Maria Grazia Calandrone (Ph. Barbara Ledda); Irene Facheris; Tiziana Ferrario (Ph. Mirta Lipsi_5) 

“Una Vita per il Jazz”

Domenica 14 dicembre dalle 20.30 al Conservatorio G. Verdi, concerto: “Una Vita per il Jazz” , Memorial Sergio Ramella, Concerto Benefit. Giunto alla seconda edizione, vuole ricordare la figura di Sergio Ramella, colui che da grande appassionato di jazz, ha portato a Torino e non solo i più grandi musicisti della storia del Jazz. I giovani di “To Young To Jazz” insieme ai musicisti del jazz piemontese, suoneranno oltre che per ricordare Ramella, anche per finanziare una borsa di studio per un giovane talento del corso di jazz al Conservatorio. La serata sarà presentata da Edoardo Fassio. Sul palco del conservatorio si alterneranno : Limen Collective di Fabrizio Leoni e Alessandro Soro, Trio Careful di Sonia Infriccioli, Mattia Basilico Quartet, Dario Caiffa Quartet, Mashkatarìa Quartet di Caterina Graniti. Special Guest : Nico Morelli, Gianpaolo Petrini, Alfredo Ponissi, Emanuele Sartoris, Marco Tardito, Luigi Tessarollo. L’ingresso è su donazione (a partire da 10 euro). Tutto il ricavato andrà a finanziare borse di studio per giovani musicisti e anche la rassegna To Young To Jazz.

Pier Luigi Fuggetta

Attraversamenti inconsueti

L’opera degli antropologi Arduino Catini e Barbara Carraro, “Il respiro di Banaras”(Gondur edizioni del Centro studi Silvio Pellico, collana Etnograffi), ha innescato un’esperienza di prossimità e immersione. Dopo l’incontro all’Università di Torino, dall’11 dicembre ha avuto avvio una serie di appuntamenti sul territorio regionale. Il tour “Attraversamenti inconsueti” e stato stimolato dall’opera sopracitata, riuscito connubio tra rigore scientifico e potenza narrativa. Si tratta di un’idea di promozione nomade, capace di far vivere il libro fra le persone e le comunità, al di là delle aree e dei circuiti di distribuzione. Dall’11 al 20 dicembre, dopo l’incontro all’Università di Torino, con il prof. Gianni Pellegrini, curatore dell’opera, nel pomeriggio del 10 dicembre il tour si è attestato in Piemonte. Nei vari appuntamenti, come avvenuto nelle 40 tappe in centro Italia, sarà possibile incontrare aneddoti e personaggi del libro, tra cui la donna in catene, la lavandaia eletta “libera officiante del rito”, la delicata, saggia, lucente forza di Hari Dastyagi, il mistero e l’ombra di RudraNat, e un’umanità che si arrangia e arranca, commercia, accoglie o imprigiona, trasmette o ricerca le vie del corpos, del sacro, del sé, della saggezza e della liberazione, tra meraviglia e turbamento. Emergeranno spazi inconsueti di affermazione e libertà. Antropologi, etnografi, ricercatori, gli autori propongono ben più di una presentazione, ma un viaggio sui sentieri dell’India tra narrazione poetica, etnografia e riflessione antropologica, un testo che nasce da un percorso inconsueto tra India e Occidente.

Per immergersi nell’esperienza, il blocco del tour è su https://attraversamenti.blog/

Mara Martellotta

“Padre, mostramelo ancora”

Music Tales, la rubrica musicale

Negli ultimi giorni circola online un misterioso brano attribuito a Pink e Lady Gaga, intitolato Forgive Me Father.
Video su YouTube, post sui social e clip rielaborate dai fan hanno alimentato l’idea di una collaborazione che avrebbe del clamoroso.
Ma c’è un problema: la canzone, a quanto pare, non esiste davvero.
Non compare nelle discografie ufficiali, né nelle piattaforme di streaming,
né in alcuno degli annunci delle due artiste.
Ed è proprio da qui che nasce un’inquietudine profonda: com’è possibile che qualcosa di non reale sembri così convincente da confonderci? Perché una parte di me, e forse di chiunque si imbatta in questi contenuti, si ritrova davvero spaventata dal non riuscire più a distinguere ciò che è autentico da ciò che è costruito.
Pink e Lady Gaga sono due delle figure più riconoscibili e potenti del pop contemporaneo.
La prima, con il suo graffio emotivo e la sincerità brutale, ha costruito un repertorio che parla di ferite, resilienza e verità. Gaga, invece, ha sempre giocato sul confine tra arte e performance, identità e trasformazione, realtà e finzione.
Forse proprio per questo l’idea di un loro duetto ci appare così credibile: la loro stessa arte vive da sempre su quel confine dove tutto potrebbe essere vero e tutto potrebbe essere messo in scena.
Eppure “Forgive Me Father” non risulta da nessuna parte. Non esiste un comunicato, non esiste un’uscita digitale, non esiste una conferma. È una sorta di miraggio pop: una canzone desiderata, immaginata, costruita dagli algoritmi o dai fan, ma non registrata da loro.
Paradossalmente, proprio il fatto che la canzone sembri reale anche se non lo è la rende ancora più significativa.
Forgive Me Father,per come è immaginata nei montaggi online, parla di colpa, confessione, liberazione.
Un tema che risuona con la sensibilità di entrambe le artiste.
Ma il vero significato, oggi, sembra riguardare noi ascoltatori:
quanto siamo vulnerabili di fronte a un contenuto che ci appare perfettamente plausibile, perfettamente costruito, ma completamente privo di radici nel reale?
Questa vicenda lascia una sensazione inquietante: viviamo in un tempo in cui la realtà è diventata fluida, manipolabile, riscrivibile con pochi click.
Video deepfake, audio ricostruiti, grafiche persuasive, titoli pensati per attirare attenzione… tutto può sembrare autentico, persino un brano mai registrato da due star mondiali.
Ed è qui che nasce la mia paura:
se non riusciamo più a riconoscere cosa è vero e cosa no, cosa diventerà di noi come ascoltatori, come cittadini, come persone?
L’informazione si sfilaccia, la fiducia si sbriciola, e ogni contenuto diventa un enigma da decifrare.
Forgive Me Father non esiste, ma il suo “fantasma” racconta perfettamente l’epoca in cui viviamo: un mondo dove tutto può essere simulato, replicato, imitato… fino a sembrare reale.
Forse, alla fine, il titolo stesso diventa una metafora:
“perdonaci Padre, perché abbiamo esagerato, perchè non sappiamo più vivere nel “qui ed ora” perchè non sappiamo più distinguere il vero dal falso”.
E questa consapevolezza, a me, oggi, fa paura. Paura vera.
“Ciò che è reale non è mai, se non per un istante, a un solo livello di realtà.”
  Michel Foucault
CHIARA DE CARLO
scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!
Ecco a voi gli eventi da non perdere

La poesia si fa rito: torna Atti Impuri con il Groovy Soup Collettive  

Sabato 13 dicembre, alle 20, l’Off Topic Cubo di Torino (via Giorgio Pallavicino 35) accende i riflettori su “Atti Impuri Poetry Slam & Groovy Soup Collettive”, una jam poetica e musicale che celebra la parola come atto collettivo, vivo e performativo.

Cuore della serata sarà “Atti Impuri”, una poetry slam che riunisce alcune delle voci e delle performance più interessanti della scena italiana, tra poesia performativa e improvvisazione. Un’arena in cui i versi diventano gesto, ritmo ed energia condivisa, trasformando ogni testo in un’esperienza scenica capace di coinvolgere il pubblico come parte attiva del rito poetico.

Con loro sul palco ci saranno i Groovy Soup Collettive, realtà nata nel 2023 e già forte di 14 musicisti provenienti da percorsi e scene differenti. Una formazione fluida che ha fatto dell’improvvisazione il proprio DNA: ogni performance nasce sul momento grazie al linguaggio di conduzione ritmo con señas, un metodo che intreccia musica, danza e ritualità in un’unica trama sonora.

Il collettivo si esibisce sia al completo sia in formazioni ridotte, alternando concerti a laboratori dal vivo che permettono ai musicisti di sperimentare nuove modalità creative e avvicinarsi a forme di espressione musicale inedite. Il risultato è sempre un’esperienza vibrante e profondamente partecipata, in cui l’innovazione prende forma nota dopo nota.

Valeria Rombolà

World press photo, ultimi giorni

Pochi giorni alla chiusura di World Press Photo 2025 a Torino. Fuori dall’Accademia Albertina, in via Accademia Albertina 6, iniziano a formarsi code: la mostra di fotogiornalismo è aperta fino a domenica 14 dicembre e questi sono gli ultimi giorni per visitarla.

 

La 68a edizione del concorso è un racconto potente e reale del presente. Un viaggio critico nell’attualità, attraverso 144 immagini selezionate, realizzate da fotografi provenienti da oltre 30 paesi, che con il loro lavoro raccontano il mondo, tra crisi climatica, conflitti, e la forza dello spirito umano.

 

L’esposizione, a cura di Cime, ambassador Italia della World Press Photo Foundation di Amsterdam, a Torino per il nono anno consecutivo, ha confermato un’affluenza elevata anche tra il pubblico giovane, confermandosi come punto di riferimento per chi cerca uno sguardo critico sull’oggi.

Nei suoi ultimi giorni di apertura, la mostra è visitabile sino a venerdì dalle 10 alle 20, e sabato e domenica dalle 10 alle 21.

Biglietto online: https://shorturl.at/Zfggx (disponibili anche con Carte Cultura).

INFO
Sito: www.worldpressphototorino.it
Mail: info@worldpressphototorino.it

Il super classico politicizzato tradisce la cultura di Omero e Virgilio

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

E’ sicuramente utile tornare a  parlare di cultura classica  in una società e in una scuola che  hanno scacciato il latino e il greco come un inutile fardello, un odioso  fastidio per gli studenti, considerato un retaggio dell’ oscurantismo. Ma gli incontri torinesi voluti dall’ex preside di Ivrea Ugo Cardinale non hanno certo lo scopo di portare alla ribalta la classicità. Basti pensare al fatto che è stato Alessandro Barbero , già docente di storia medievale a Vercelli, a inaugurare la kermesse torinese, parlando di San Francesco d’Assisi, con dubbio gusto perché il tema è il titolo di un suo libro che contende il primato ad Aldo Cazzullo, anche lui diventato negli stessi mesi  studioso  apprezzatissimo  di San Francesco. Un altro tema  di incontro del Festival  chiarisce ulteriormente le idee: ”Da Omero a Tik Toc.” Ho letto che Cardinale vuole avvicinare al classico la Generazione Z, forse con questi sistemi riuscirà a scuotere la loro “divina indifferenza” per dirla con Montale, ma  i discorsi non saranno certo quelli volti a recuperare il senso della cultura di Manara Valgimigli e di Concetto Marchesi, anni – luce lontani da Cardinale.  Infatti il centro  degli interessi dei nuovi classicisti classisti  è Luciano Canfora glottologo antico di fama, ma soprattutto polemista gramsciano temerario, agguerrito e molto fazioso. Chiuderà l’iniziativa un incontro rivelatore del vero intendimento su “L’odierna sfida al capitalismo selvaggio” dove l’aggettivo “odierno” tradisce i veri intendimenti. Peccato che non abbiano previsto qualcosa sulla Palestina naturalmente  in chiave pro Pal, ma in effetti i Romani decretarono la fine degli Ebrei e provocarono la diaspora. Un tema scivoloso che l’ex insegnante per molti anni a Trieste, l’esimio prof. Cardinale (che era contemporaneamente  anche preside  a Ivrea) ha preferito non toccare. Il suo tema era “Da Aristotele a Elon Musk”. Il richiamo all’odioso Musk appare una scelta volta a gettare in politica odierna anche Aristotele. Un soccorso rosso che i glottologi dalla penna rossa hanno anche quest’anno voluto generosamente portare a sostegno della politica militante di oggi. Il festival del Classico è poco più che un pretesto. Si sono dimenticati di invitare il compagno Angelo d’Orsi. Una dimenticanza davvero grave, se consideriamo la figura del censurato – censuratore più noto oggi a Torino, area metropolitana compresa. Sulla pagina Wikipedia dedicata al professore eporediese- mitteleuropeo  leggo anche riferimenti a Bice Mortara Garavelli che conobbi e che frequentai. Trascuro cosa mi verrebbe voglia di scrivere in proposito, ma mi astengo perché accostare Bice, ordinaria di Grammatica italiana, a questi signori  mi appare indelicato e inopportuno.

Il fuso di Kronos: ultimi giorni

In esposizione al “Museo del Tessile” di Chieri il Progetto artistico – interdisciplinare del kazako, d’origine, Lev Nikitin

Dal 13 novembre al 13 dicembre

Raccontare la propria vita, impresa tutt’altro che facile, attraverso gli strumenti, i più vari, dell’agire artistico. E, attraverso l’arte, cercare e , forse, trovare una via di fuga da quel terribile “fuso di Kronos” ( Kronos, ricordate? Il più giovane dei Titani, padre di Zeus, che nell’antica mitologia greca mangiava i suoi figli per paura di esserne spodestato) che imbriglia nella fitta rete della crudeltà l’esistenza di chi è altro da noi, del più debole, dei reietti, degli invisibili e degli espulsi dal comune vivere sociale. In un pensoso, toccante “Autoritratto” ad olio, con la pelle tormentata da simboliche presenze volatili che gli mortificano il viso, Lev Nikitin racconta proprio questa condizione dell’esistere “che è metafora – racconta – della violenza che si ripete”. E ancora: “ Kronos che divora i suoi figli non è solo un mito antico: è la logica attuale dei sistemi educativi, sociali, giuridici, artistici. E noi, per non essere divorati, gettiamo ogni giorno nella sua bocca simulacri filati con il nostro stesso’ fuso’ dell’essere”.

Non è mostra di facile intesa, ma gradevolissima e di alta qualità, “Il fuso di Kronos” (titolo emblematico di quanto sopraddetto) che, da giovedì 13 novembre a sabato 13 dicembre, la “Fondazione Chierese per il Tessile e per il Museo del Tessile” di Chieri dedica (con il sostegno della “Città di Chieri” e della “Regione Piemonte” e con il patrocinio dell’Associazione Culturale “Russkii” di Torino e della “Fondazione “Osten” di Skopje) al giovane Lev Nikitin. Nel complesso, sono 20 (un’installazione “site specific”, oli su tela e costumi teatrali) le opere dell’artista e attivista russo (ormai chierese d’adozione) accolto in residenza dal 2024.

Nato nell’ ’85 in Kazakistan, Nikitin si trasferisce in Russia nel 1993. Lascia Mosca nel 2022, in seguito al conflitto Russo-Ucraino e alle crescenti politiche discriminatorie nei confronti della comunità LGBTQ+. Nel 2023 ottiene asilo politico in Italia., aprendo un nuovo capitolo nella sua vita e nel suo lavoro. Dopo essersi sentito ignorato nel suo Paese d’origine, dove ha affrontato marginalizzazione e omofobia, l’artista trova in Piemonte e a Chieri l’opportunità di ricostruire il proprio senso di identità. E proprio questa nuova situazione aprirà un importante processo di “rinascita e ricostruzione della materia e dello spirito” attraverso la pittura, la scultura, la performance e il medium tessile.

L’abilità nel percorrere il gesto e il senso estremamente misurato e delicato (a tratti misteriosamente “sbiadito”) del colore gli derivano, in particolare nella pittura a olio, dalle “avanguardie” della grande Scuola della pittura russa post-espressionistica, corrente che molto, nelle sue varie articolazioni, ha influito sulla sua capacità di trasformare – sottolinea Melanie Zefferino, presidente della ‘Fondazione chierese per il Tessile e Museo del Tessile’ – passamanerie chieresi un poco ‘fané’ in scintillanti corpetti che possiamo immaginare indossati da ‘performer’ memori della Compagnia dei ‘Ballet Russes’ fondata da Sergej Pavlovič Djagilev e dei meravigliosi costumi di Léon Bakst”. Approdato qui viaggiando sul filo dell’arte – prosegue la presidente Zefferino – Lev Nikitin ha portato a Chieri la sua personale visione del mondo espressa creativamente con una tecnica tesa alla perfezione, facendo onore alle tradizioni culturali e artistiche di cui reca il prezioso bagaglio … E così abbiamo fatto noi perseguendo valori di inclusione e sviluppo dei talenti, così da poter oggi assecondare la ‘danza’ di Nikitin a Chieri e al suo Museo, ‘theatrum’ delle arti tessili con protagonisti internazionali in dialogo con le identità di una comunità plurale.

“Comunità plurale” che è obiettivo principe del Nikitin uomo ed artista. Arduo percorso, per la cui uscita “io artista – racconta Nikitin – come Penelope al telaio, lavoro segretamente disfacendo le trame di una tela ordita dal Titano più crudele”. Un processo che lo impegna nel campo multiforme di una tecnica ineccepibile, ma soprattutto sul piano dell’emotività e di antiche dolorose memorie difficili da mettere a parte; “un progetto artistico che si estrinseca – conclude Nikitin – anche come struttura teatrale  traendo ispirazione dal ‘Teatro della crudeltà’ di Antonin Artaud: un teatro che colpisce il corpo dello spettatore, che lacera il linguaggio, che rompe il ritmo e nega il conforto. In questo senso, il mio ‘teatro della crudeltà’ è precursore di un’etica di resistenza al vuoto. Rifiuta la narrazione, la mimica, l’illusione. Non spiega, ma costringe a vivere”. Dipanando, senza sosta, quella terribile infinita matassa del “fuso di Kronos”.

Gianni Milani

“Il fuso di Kronos”

Museo del Tessile”, via Santa Clara 6, Chieri (Torino); tel. 329/4780542 o www.fmtessilchieri.org

Dal 13 novembre al 13 dicembre. Orari: mart. 9/13; merc. 15/18 e sab. 14/18

Nelle foto: Lev Nikitin: “Autoritratto”, olio su tela; Parte dell’allestimento e “Costume teatrale”

“Egitto. Nothing But Gold”, la mostra firmata dal fotografo Al Salerno

Da “Combo” a Torino, anteprima sull’Egitto d’oggi

Domenica 14 dicembre, ore 17,30

Quando nel 1922, fu chiesto al famoso archeologo britannico Howard Carter che cosa mai riuscisse a vedere dallo spioncino di una tomba, scoperta in Egitto nella Valle dei Re, durante gli scavi finanziati da Lord Carnarvon, Carter rispose con la celebre frase “Nothing But Gold – Nient’altro che oro, solo oro”. Ma quella non era una tomba “qualunque” e quella scoperta segnò un’era. La tomba, infatti, era quella di Tutankhamon (nota anche come “KV62”), giovane faraone della XIII dinastia – durante il periodo della storia egizia noto come “Nuovo Regno” – che salì al trono a solo nove anni e morì nove anni dopo, a 18. Tomba ritrovata quasi intatta, la sua scoperta ricevette ai tempi una copertura mediatica mondiale, suscitando un rinnovato interesse pubblico per l’Antico Egitto, per il quale proprio la “maschera funeraria” del giovane faraone, conservata nel “Museo Egizio” del Cairo, rimane forse il simbolo più popolare. Tant’è che reperti provenienti dalla sua tomba hanno compiuto negli anni il giro del mondo. E perfino le parole pronunciate da Howard Carter divennero lapidarie nel loro esaltante stupore. E dunque, eccole ancor oggi accompagnare, nel titolo, “Egitto. Nothing But Gold”, la mostra – parte del più ampio Progetto “A occhi aperti” – del fotografo analogico torinese (di base a Palermo) Al Salerno, ospitata in una decina di eccellenti e suggestivi scatti negli spazi del “Combo”, innovativo “hub culturale e ricettivo” situato a Porta Palazzo nell’ex “Caserma dei Vigili del Fuoco”, in corso Regina Margherita 128, a Torino.

Curata dal fotografo torinese Stefano Carini, l’esposizione è visibile la prossima domenica, 14 dicembrealle 17,30, nell’ambito del pomeriggio culturale “Spedizione in Egitto”, pensato per raccontare, in modo particolare, l’Egitto di oggi e per mostrare e raccontare il nuovo “Museo Egizio” de Il Cairo – riaperto il 4 novembre scorso con i suoi oltre 100mila reperti, tra cui l’intera collezione del “tesoro di Tutankhamon” esposta per la prima volta al completo – per finire con l’esposizione delle immagini del “Deserto Bianco”, chiuso alle rotte turistiche per oltre dieci anni a causa di problemi di sicurezza.

L’intera organizzazione dell’evento si deve ad “Archètravel”, tour operator torinese che, da sempre, si occupa non solo di organizzare viaggi, ma anche di proporsi come “motore d’iniziative culturali”. Dopo aver dato vita, negli scorsi anni, a “Guide” e “Podcast”, ora “Archètravel” organizza anche iniziative culturali dal vivo: la giornata torinese sarà la prima e verrà poi replicata a Milano, Bologna e Roma.  Non solo. A queste ne seguiranno, infatti, altre su Paesi diversi e la proposta non si fermerà a questo: “La nostra concezione del viaggio – spiegano infatti i responsabili, Andrea Dattoli e Tiziano Salerno – nasce dal significato originario del ‘Grand Tour’, quello che si sviluppò tra il XV e il XVI secolo: un percorso pensato per la formazione dell’individuo attraverso l’incontro con il mondo. Non un viaggio di mera fruizione, ma un’esperienza per crescere, osservare, dialogare, lasciarsi attraversare dalla storia, dall’arte, dalle comunità”.

Nel corso del talk, moderato dalla giornalista Chiara Priante, si potranno ascoltare i racconti di Alberto De MinTour Leader e Travel Designer, e Federico Genre, Product Manager di “Archètravel”, che racconteranno l’Egitto di oggi, al di là delle rotte più note, oltre alla voce del fotografo Al Salerno e del curatore Stefano Carini, nonché a quella dei fondatori di “Archètravel” ed esperti viaggiatori, Tiziano Salerno e Andrea Dattoli.

“ ‘Nothing But Gold’ – spiega il curatore Stefano Carini – è un diario visivo che trasforma un’esperienza individuale in un linguaggio condivisibile. Ciò che l’autore restituisce non è l’Egitto come concetto, ma l’Egitto come incontro: una terra stratificata, complessa, in cui la bellezza convive con l’inesorabile. E dentro questa complessità, ciò che emerge con più forza – nelle persone, nei colori, nella luce – è quella stessa percezione che Carter tentò di tradurre un secolo fa aprendo per la prima volta da millenni la tomba di Tutankhamon: un sentimento di meraviglia che, pur non essendo mai spettacolare, rimane innegabile”.

Parole che ben concordano con le affermazioni dello stesso fotografo Al Salerno“Non ho nessun dubbio su cosa sia la cosa che più mi ha colpito tra caotiche città e deserti silenziosi: l’anima della gente. La gentilezza dei volti, l’empatia mai centellinata. Il mio viaggio è stato questo e questi sono i miei ricordi in fotografia. E quando qualcuno mi chiederà che cosa ho visto laggiù non potrò che rispondere in un solo modo: ‘Nothing But Gold’”.

Attenzione! Nel corso della serata è previsto anche un aperitivo. Per partecipare: https://www.archetravel.com/live/evento-egitto-torino/

Per info: “Archétravel”, via Frassinetto 49, Torino; tel.011/19821722 o www.archetravel.com

Gianni Milani

Nelle foto: Al Salerno “Alle piramidi di Giza”, Il Cairo, 2025; “Templi di File ad Aswan: Alberto De Min, Tiziano Salerno e Alberto Salerno”; “Al mercato di Downtown”, Il Cairo, 2025