Sono circa 400, fra cartoline disegni ed incisioni, le opere di Antonio Mascia esposte ad Acceglio alla “Confraternita di Chiappera”
Fino al 10 luglio
Chiappera – Acceglio (Cuneo)
Origini bolognesi, classe 1960. Al secolo, Antonio Mascia. In arte, l’“Artigliere Cartoliniere” o il “Dragone Cartoliniere”, appellativi derivatigli dal suo essere, da anni, “disegnatore ufficiale” e “socio volontario” dell’Associazione “Amici del Museo Pietro Micca e dell’Assedio di Torino del 1706”, con tanto di uniforme appartenente ai “Dragoni del Piemonte”. Vesti sotto le quali Mascia ha di recente esposto, in una suggestiva mostra (circa 200 opere originali, tutte realizzate a mano, fra cartoline, disegni, incisioni, quadri, taccuini, perfino una cassetta postale e un tamburo) al “Mastio della Cittadella” di Torino. Lì, anche se prevalentemente ristrette al mondo militare sabaudo, abbiamo conosciuto le sue opere, decisamente originali, decisamente suggestive, decisamente oceani di fantasia. “Ironico giocoliere dell’immagine”, attratto in particolare e in modo viscerale alla realizzazione di cartoline illustrate, campo dov’è imbattibile per perizia tecnica e geniale inventiva, Mascia è oggi – e fino a giovedì 10 luglio – ospitato con una ricchissima personale nella sede settecentesca della “Cappella di San Gregorio” appartenente alla Compagnia della Confraternita dei “Disciplinanti del Gonfalone” di Borgata Chiappera, frazione della cuneese Acceglio, in Valle Maira.

Fra i momenti clou del calendario di eventi culturali pensati per l’estate accigliese 2025 dalla “MAMO Educational Foundation” (Fondazione No Profit nata nel 2019, operante nel campo dell’educazione e della formazione accessibile a tutti), in collaborazione con l’“Accademia Albertina di Belle Arti” di Torino, sotto il patrocinio del “Comune di Acceglio” e dell’“Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Saluzzo”, la rassegna torna piacevolmente a ripresentarci mondi che attingono al reale trasformandolo, attraverso gesti e colore, in universi di pura innocente infantile fantasia, dove esseri umani, natura e mondo animale paiono aver trovato la più perfetta sintesi di un vivere comune in cui parole come pace, gioco, gioia hanno ancora un senso nel guidare la normale quotidianità dell’esistenza. Oggi così brutalmente messa all’angolo. In fondo, basta poco. Un semplice picnic dai mille colori e dalle mille risate (fra buon cibo, bicchieri di vino che van giù ch’è un piacere, bikini e improbabili “canottierone” da battaglia a contenere gli eccessi di grasso di “panzuti” omini e omoni gaudenti in piena festa); o ancora aquiloni, velieri, fiori e fanciulle spinte in magici voli dal semplice innocuo alitare di un bimbo o di un omone barbuto accanto a un altro impeccabile in abito tirato, occhialini e cravatta. Disegni policromi, incisioni, acrilici, sculture e installazioni, ma soprattutto le sue cartoline: in mostra sono loro (antico strumento di comunicazione – la prima pare essere stata emessa dalle Poste dell’Impero Austro – Ungarico il 1° ottobre del 1869) a guidare la più attenta visita. Realizzate a penna biro e colorate con matite, le tematiche variano e svolazzano in piena libertà. A dar di briglia alla pura invenzione, l’assoluto equilibrio dei giochi cromatici. “Disegno cartoline – sottolinea lo stesso Mascia – da anni. Le ho scelte come modalità d’espressione perché fanno parte di un taccuino di viaggio immaginario, inoltre sono semplici e comprensibili a tutti … Sono delle miniature, piccoli quadri, ma per me diventano disegni volanti. Le prime risalgono al 1980 e sono state realizzate per la mia fidanzata di allora, diventata mia sposa. Avevo promesso di scriverle tutti i giorni! Ma io non sono uno scrittore”.
In mostra tutte le cartoline sono corredate – cosa di certo particolarmente gradita ai filatelici o ai semplici collezionisti e appassionati delle cartoline postali – da un apposito “annullo postale” ideato per l’occasione dal “Cartoliniere” e accompagnato da una originale “cartolina invito” e da un “manifesto”. Inoltre (attenzione!), sabato 5 luglio, dalle 11 alle 17, il pubblico sarà accolto da una vera e propria “postazione da campo” organizzata da Poste Italiane all’interno della quale si svolgeranno le procedure ufficiali di annullo con il timbro della mostra sulle cartoline invito. Una preziosa “cassetta postale da viaggio” è già stata messa disposizione nella giornata inaugurale, domenica 8 giugno. Saranno anche messe in vendita decine di cartoline (editate in questi anni) e ben visibili sull’inconfondibile raccoglitore espositivo.
Scrive Antonio Musiari, curatore della rassegna: “Nelle cartoline di Mascia si condensano microracconti in cui i luoghi e le persone circondano da sempre l’operato dell’artista alle prese con una particolare forma d’arte che alcuni hanno voluto accostare alla ‘Mail Art’ seppure sia più giusto ritenere che egli disegni le cartoline per un naturale processo di conoscenza del mondo attuato secondo una personale visione”. Parole pienamente condivisibili.
Gianni Milani
“Il Cartoliniere alla Confraternita”: Confraternita di Chiappera – Acceglio (Cuneo); tel. 376/2183156
Fino al 10 luglio /Orari: giov. – dom. 15/19
Nelle foto: Antonio Mascia “Picnic a Chiappera” Big cartolina; Antonio Mascia; “NORDsudEST”; “Un, due, tre, GIOIA!”









C’è chi, pur di ignorare il Centro Pannunzio, tace che la cena che si tenne al “Cambio” tra Spadolini e Galante Garrone e circa un centinaio di persone, fu il Premio “Pannunzio” 1982 con Mario Soldati e chi scrive. Ci sono registrazioni e persino libri che rivelano l’omissione giornalistica di ieri fatta da “Repubblica”. Ma queste sono inezie di certi giornalisti. Vorrei evidenziare quattro punti di questo centenario della nascita di Giovannone – come lo chiamava il grande Giovanni Sartori, lui sì un grande studioso di fama internazionale – che è fallito, malgrado i senili sforzi di Cosimo Ceccuti, vestale e correttore di bozze dell’amato maestro. Il primo punto è Gobetti. Checchè ne dicesse Bobbio, non fu un gobettiano. Non lo fu nella giovinezza quando era gentiliano e repubblichino, non lo fu da uomo maturo quando vedeva nel Pri “il centro del centro”. Gobetti era di sinistra. Non basta un tardivo libro su Gobetti per diventare Gobettiani. Il secondo punto è lo statista Spadolini. Non lo fu. Prima di essere repubblicano fu saragattiano, ma questo poco importa. Come ministro della Difesa fu pessimo a detta del gen. Incisa di Camerana e dei vertici militari di allora. Come ministro per i Beni Culturali non fece nulla di straordinario perché accorpò parti del ministero della Pi e si servì di cosa avevano fatto i ministri Croce e Bottai. Come presidente del Consiglio l’italo Amleto del ‘900 non fece nulla se non tentare di galleggiare. Neppure contro la p2 fu efficace: la massoneria restò se’ stessa e anzi crebbe. Come presidente del Senato consentì a energumeni della lega di esibire in aula il cappio: un’offesa alle istituzioni parlamentari che neppure Mussolini osò fare alla Camera. Come storico, distratto dalla politica non ha lasciato libri importanti: essi da molto tempo ormai non sono più ristampati neppure per uso didattico. Me lo confessò Ceccuti. I libri di Giovannone spesso furono raccolte di articoli autobiografici, salvo alcuni saggi giovanili dimenticati. Gli storici sono stati Croce, Volpe, Romeo, De Felice. Non Spadolini che scrisse molto soprattutto di sé stesso. Era un innamorato di sé, privo di sentimenti che confuse con le isteriche e famose scenate verso i suoi collaboratori in primis Ceccuti. Resterebbe l’amico del Centro Pannunzio, ma Ceccuti nel 2010 decise diversamente e tradì il Centro Pannunzio nel centenario di Pannunzio dopo aver sottoscritto dei patti non onorati. Una pagina squallida che non merita essere ricordata. Può sopravvivere il ricordo del giornalista, ma chi è Giovannone rispetto a un Frassati, un Albertini, un Missiroli, un Pannunzio, un Ronchey , un Montanelli? Soprattutto Ceccuti deve smettere di voler vedere in Pannunzio un maestro di Spadolini il quale scrisse pochi articoli sul “Mondo” e passò molto poco “gobettianamente“ al “Borghese” di Longanesi dove scrivevano tanti ex fascisti come Giovanni Ansaldo.
RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA
La protagonista è Lucie, e Patrick era stato suo professore universitario. Ora lei ha appena vinto un importante premio letterario con il suo libro ed è in attesa della cerimonia di premiazione e la crociera è il disperato tentativo di salvare in extremis il loro matrimonio ormai a pezzi.
Questo monumentale libro pullula di circa un centinaio di nomi dell’Olimpo terreno tra: teste coronate, attrici e attori, miliardari, scrittori, uomini di affari, nobili, playboy, artisti di vario genere e in linea di massima tutti ricchi e famosi. Un cast davvero stellare che si muove tra America ed Europa, passando per Hollywood, New York, Parigi, Montecarlo, Grecia, Londra e oltre.
La scrittrice americana Rachel Cohen, docente di scrittura creativa all’Università di Chicago, dove vive, in questo libro –tra memoir emotivo, analisi critica e biografia letteraria- compie l’ardita interazione tra la sua vita e una rilettura di parte delle opere dell’amata Jane Austen.
Piccolo è bello, se si ha ingegno, buon gusto e l’abilità di saper usufruire di ogni millimetro senza sprecarlo; e se poi si parla di cottage adagiati nella spettacolare campagna inglese il gioco è fatto.



