Il 2026 della Fondazione Mirafiore verrà aperto da Domenico Iannacone, con un appuntamento che inaugura il nuovo anno del Laboratorio di Resistenza Permanente all’insegna del racconto civile e dell’ascolto.
L’incontro, inizialmente previsto per il 24 gennaio, è stato spostato a domenica 25 alle 18 per impegni lavorativi del protagonista.
Giornalista e documentarista tra i più autorevoli del panorama Italiano, Iannacone ha costruito nel tempo una narrazione rigorosa e profondamente umana delle vite che restano ai margini del racconto dominante. Le sue inchieste e i suoi reportage hanno aperto una finestra su un’Italia spesso invisibile, restituendo dignità, complessità e voce a persone e territori raramente rappresentati.
Dopo gli esordi giovanissimo sulle testate regionali fino al ruolo di inviato per programmi simbolo dell’informazione televisiva, come Ballarò e Presa diretta, Iannacone ha condotto per sette edizioni I dieci comandamenti e dal 2019 è su Rai 3 con Che ci faccio qui, programmadi approfondimento diventato anche un progetto teatrale di grande impatto civile.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto, tra gli altri riconoscimenti, cinque Premi Ilaria Alpi, il Premio Paolo Borsellino, il Premio Goffredo Parise, il Premiolino e più recentemente il premio Franco Cuomo per il giornalismo.
Che ci faccio qui – in scena dal 2024 rappresenta un esempio di teatro civile di narrazione, capace di trasformare il racconto televisivo in orazione pubblica, mantenendo intatta la forza documentaria e amplificando la relazione diretta con il pubblico.
Il suo lavoro fonde la migliore tradizione documentaristica italiana con l’eredità del cinema neorealista, ponendo al centro l’umanità dei protagonisti.
Nel corso dell’incontro alla Fondazione Mirafiore, Domenico Iannacone condividerà esperienze, testimonianze e incontri che hanno segnato il suo percorso professionale e umano. Il pubblico sarà accompagnato attraverso il racconto diretto e il supporto di materiali audiovisivi dentro storie che interrogano il nostro sguardo sul presente e sul ruolo dei media, mostrando come la televisione possa essere ancora uno strumento di conoscenza e responsabilità.
MARA MARTELLOTTA




LETTERE 


La villa dove Mussolini e la famiglia a partire dal 1932 passavano le vacanze marine rinascerà a nuova vita. Dopo varie vicende nel 1979 la giunta comunista di Riccione pensò bene di demolirla e di farne un parco, in vero stile sovietico, ma il progetto demolitorio non venne realizzato. Nel 1997 la villa venne acquistata dalla Cassa di Risparmio di Rimini. Il Comune con una delibera che suscitò aspre discussioni cambiò il nome originario di Villa Margherita in Villa Mussolini, trasformandola in sede di mostre e nel 2005 venne riaperta dopo i restauri. A margine dell’incontro torinese con Giordano Bruno Guerri è stato annunciato che il collezionista d’arte ed ex parlamentare Massimo Massano, editore tra il resto di “Torino cronaca“, intende realizzare una mostra permanente di opere d’arte nella villa di Riccione con particolare riferimento al Futurismo. Una buona notizia. Giovanni Agnelli volle a Venezia una grande mostra dedicata al Futurismo che consentì di superare il blocco renale critico nei confronti del movimento artistico e letterario più importante del ‘900 italiano. Massano da uomo di cultura aperto e ad sensibile intende fare qualcosa di molto importante che va ben oltre la tomba di Predappio anche perché il fascismo è stato anche cultura, come dimostrano Gentile, Bottai, Marinetti e tanti altri che poi diventarono antifascisti e comunisti dopo aver indossato la camicia nera ed aver vinto i Littoriali della cultura. Ricordiamo il primis il prof . Luigi Firpo che scrisse addirittura una poesia dedicata al duce e produsse articoli antisemiti. Poco a poco i tasselli storici si ricompongono e per merito di storici come de Felice e Guerri la verità rispunta a galla, consentendo ai giovani ciò che fu vietato alla nostra generazione a causa dei tanti Savonarola antifascisti che hanno impedito di studiare e anche solo di parlare.