Tra jazz, gospel e classica, ritorna l’“eclettico” Festival promosso dalla “Fondazione BuonoLopera”
Dal 13 al 15 settembre
“Eclettica” per stile la location (la centenaria “Villa Chiuminatto”, opera liberty costruita nel 1923 in travertino – materiale insolito! – alla Crocetta di Torino dall’architetto Gottardo Gussoni); anticonvenzionale ed “eclettico”, fin dal titolo, il Festival – “Eclectic Estival”, promosso dalla “Fondazione BuonoLopera”, che nella Villa di via Galliano 27, si terrà (quattro concerti in due giorni, assolutamente eterogenei e trasversali per stili) sabato 14 e domenica 15 settembre prossimi.

Ad aprire i giochi, sabato 14 (ore 18) saranno i musici de “Il Trio Euterpe” – Salvatore Passalacqua al clarinetto, Francesca Fiore al violoncello e Salvatore Gitto al pianoforte – un “autentico concentrato di musica, energia, passione e genuinità”, la cui storia è legata a quelle isole Eolie che accendono di passione l’anima dei componenti del gruppo. Sempre sabato 14 (ore 19) toccherà agli “Itamela” con le loro particolari melodie in cui risuonano, piacevolmente miscelati, voci e suoni caratteristici dei paesi di origine del trio, della Liguria del genovese Dado Moroni, della Sicilia del vulcanico Enzo Zirilli e di Cuba, fonte seducente di blues latino e terra natia di Yanara Reyes McDonald.
Due gli appuntamenti musicali di domenica 15 settembre. Un pianista e nove voci, particolarmente attesa, alle 18, l’esibizione del “Sunshine Gospel Choir”, fondato e diretto da Alex Negro, da più di vent’anni il più rappresentativo e uno dei migliori cori di musica gospel in Italia, vincitore del “Gospel Jubilee Award” come “miglior coro gospel italiano distintosi per professionalità ed impegno”. In chiusura, alle 19, il palco sarà tutto del trio “Accordi Disaccordi” – nato nel 2012 e composto da Alessandro Di Virgilio e Dario Berlucchi alle chitarre e Dario Scopesi al contrabbasso – “crossover” capace di miscelare influenze gipsy jazz, melodie mediterranee e ritmi latini con l’energia del rock.
Novità di “Eclectic” di quest’anno l’appuntamento “VenerdìGiovani” che apre ilFestival venerdì 13 settembre, con l’esibizione delle tre band finaliste selezionate durante “Too Young To Jazz”: il “Quartetto di Caterina Graniti”, nato nella classe di musica d’insieme del “Conservatorio di Torino”; il “Trio di Gianluca Gallucci” che propone un repertorio di composizioni originali e riarrangiamenti di standards della tradizione jazz ed il “Quartetto di Luca Guarino”, il cui sound si basa sulla compresenza di sassofono e chitarra, accoppiata che ha dato vita ad alcuni degli album più importanti della storia del jazz. Saranno una giuria qualificata e il pubblico partecipante ad indicare il gruppo vincitore.
Per la prima volta, inoltre, sabato 14 settembre, a “Villa Chiuminatto” durante “Eclectic Estival” saranno esposte le opere dei tre vincitori del “Premio Fondazione BuonoLopera” selezionati tra gli artisti partecipanti all’ultima edizione di “Paratissima Talents”: Daniele Accossato (con la serie “Wrapped”), Crissi Campanale(con la performance – arte visiva “Counting Time”) e Silvia Loi (con il VHS “Unreliable Evidence”).

Il Festival, promosso dalla “Fondazione BuonoLopera” (costituita nel 2021 per volontà di Stefano Buono e Maribel Lopera Sierra), con il patrocinio della “Città di Torino” e la direzione artistica affidata al musicista e compositore umbro Federico Bonifazi, si inserisce nel programma di eventi benefici caratterizzati tutti da un comune denominatore: “Offrire – sottolineano i promotori – momenti artistici di alto livello capaci di emozionare ma soprattutto di catturare l’attenzione su temi di impatto sociale raccogliendo fondi per realtà no profit del territorio”. In quest’ottica “Eclectic Estival” sostiene quest’anno i “giovani talenti” in campo musicale e artistico delle rassegne “Too Young To Jazz” di “AICS Torino APS” e “Paratissima Talents 2024” di “Paratissima” devolvendo il ricavato delle donazioni del pubblico delle tre serate a questi due “charity & cultural partner”.
Per info e acquisto biglietti: “Villa Chiuminatto”, via Galliano 27, Torino o info@buonolopera.foundation
g.m.
Nelle foto: “Villa Chiuminatto”, particolare esterni; “Sunshine Gospel Choir”; “Itamela”; “Accordi Disaccordi” (credit: Gabriella Di Muro)

Una passione narrata oggi, con saggia intelligenza, nelle sale del “Museomontagna” di Torino, in una rassegna (programmata fino a domenica 13 ottobreprossimo) con cui la struttura museale di Piazzale Monte dei Cappuccini inaugura insieme due importanti eventi: la celebrazione dei suoi primi 150 anni di vita e la “Giornata della Memoria”, in calendario, come ogni anno, il prossimo 27 gennaio. Il percorso espositivo (a cura di Guido Vaglio con Roberta Mori e sviluppato in collaborazione con il torinese “Centro Internazionale di Studi Primo Levi”) invita a scoprire il legame ancora poco conosciuto tra lo scrittore torinese e la montagna, nato negli anni dell’adolescenza e tragicamente legato al destino dello scrittore. Fu infatti in Valle d’Aosta, nel villaggio di Amay sul Col de Joux, che fu arrestato dalla milizia fascista, insieme ad altri due compagni della piccola banda di “Giustizia e Libertà”, nel dicembre del ’43, per essere trasferito, come ebreo e partigiano, nel Campo di Fossoli prima e successivamente ad Auschwitz, in Polonia. All’indomani dell’8 settembre 1943, l’espressione “andare in montagna” era infatti diventata sinonimo di una precisa scelta di campo, quella di aderire alla “lotta partigiana”. Sopravvissuto al lager (in quella perfetta tempesta di improbabile “casualità” raccontata nell’iconico “Se questo è un uomo”) e tornato a Torino nell’ottobre del ’45, sarà ancora una volta la montagna a favorire e a consolidare l’amicizia di Levi con altri due protagonisti del nostro Novecento: Mario Rigoni Stern e Nuto Revelli, testimoniata in mostra dalla “pietra” con incisione della poesia“A Mario e a Nuto”, proveniente dalla “Fondazione Nuto Revelli” di Cuneo.
Esemplari anche le “Citazioni” di Levi che accompagnano in mostra il visitatore. Otto parole-chiave in cui si traduce perfettamente l’essenza dell’amore dello scrittore per la montagna che era e sarà sempre per lui: Natura, Materia, Letteratura, Trasgressione,Riscatto, Amicizia, Scelta e Liberazione. In un’unica espressione: la “carne dell’orso”, di cui parla nel bellissimo capitolo “Ferro” da “Il sistema periodico”, quale frase a lui rivolta dal grande amico di vita e di scalate, Sandro Delmastro, durante un rischioso bivacco in quota in pieno inverno. “Il peggio che ci possa capitare – così Sandro – è di assaggiare la carne dell’orso”. Quella carne, molti anni dopo, rimpianta da Levi “poiché, di tutto quanto la vita mi ha dato di buono, nulla ha avuto, neppure alla lontana, il sapore di quella carne, che è il sapore di essere forti e liberi, liberi anche di sbagliare, e padroni del proprio destino”.