Cosa succede in città- Pagina 60

Il road show della Quadriennale d’Arte alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Al via il road show della XVIII Quadriennale d’Arte. Il tour di presentazione che attraversa l’Italia debutta alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, in via Modane 16, alle ore 18 di giovedì 16 gennaio. La Fondazione La Quadriennale di Roma, partecipata dal Ministero della Cultura, Regione Lazio, Roma Capitale, Camera di Commercio di Roma, presenta il road show della diciottesima Quadriennale d’Arte, in programma da ottobre 2025 a gennaio 2026 al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Il tour, pensato come un viaggio attraverso le principali istituzioni culturali italiane, costituisce un’opportunità unica per approfondire i temi di questa edizione, la principale esposizione periodica dedicata all’arte contemporanea italiana. Ogni tappa del road show esplora un aspetto della manifestazione attraverso le parole di Luca Beatrice, Presidente della Fondazione La Quadriennale di Roma, e di altri curatori della diciottesima Quadriennale d’Arte: Luca Massimo Barbero, Francesco Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera, Francesco Stocchi, Alessandra Troncone, i cinque curatori di “Fantastica”, e Walter Guadagnini, curatore del progetto espositivo di taglio storico intitolato “I giovani e i maestri”. La Quadriennale del ’35, che fa da contraltare alla mostra sull’arte italiana”, si alternano nel racconto dell’esposizione, affiancati da un rappresentante dell’istituzione, sempre con la moderazione del giornalista e divulgatore d’arte Nicolas Ballario. Il road show prenderà il via negli spazi della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino giovedì 16 gennaio 2025 alle ore 18. Per questa prima tappa il dialogo sarà tra Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Presidente dell’omonima Fondazione, e Luca Beatrice. Al loro fianco saranno presenti Fabio De Chirico, Direttore del servizio di Arte Contemporanea e Fotografia della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e i curatori Luca Massimo Barbero e Walter Guadagnini. Il tour prosegue toccando altre prestigiose sedi culturali italiane, approdando a Venezia il 28 gennaio, alle ore 18, negli spazi di Ca’ Giustinian, raggiungendo Milano e la Pinacoteca di Brera il 3 Marzo alle 18.30.

 

Mara Martellotta

L’Accademia dei Folli tributa un omaggio a Giorgio Gaber con “Buonasera Sig. G”

Dal 16 al 26 gennaio presso il teatro Studio Bunker di Torino

 

Si inaugura la nuova stagione del teatro Studio Bunker di Torino, lo spazio teatrale di via Nicolò Paganini 0/200, situato all’interno del Bunker e gestito dall’Accademia dei Folli, con “Buonasera Sig. G”. Nel corso di 8 repliche tra giovedì 16 e domenica 26 gennaio l’Accademia dei Folli porterà in scena il teatro canzone di Giorgio Gaber. Più che un omaggio all’artista milanese scomparso nel 2003, “Buonasera Sig. G” rappresenta un viaggio profondo e istintivo attraverso l’immensa opera di Gaber e Luporini. Gli spettatori sono trasportati in un mondo che esplora le nevrosi, le contraddizioni e le bellezze fragili dell’uomo contemporaneo. Rimangono così sorpresi, folgorato dalla straziante attualità di monologhi e canzoni accuratamente scelti dall’Accademia dei Folli, ascoltando, come avrebbe detto Gaber, prima di tutto la pancia e successivamente cercando il senso e il disegno finale. Ad ogni replica questa ricerca a continua, ogni volta trova un senso differente e il disegno appare diverso. Dalle prime canzoni con Jannacci, Mina e Celentano, ai monologhi teatrali, la storia artistica di Gaber indaga le nevrosi, le contraddizioni, le brutture e tutta la fragile bellezza dell’uomo a confronto con la propria società. Il 1970 è l’anno della svolta per Giorgio Gaber: rinuncia all’enorme successo televisivo e porta la canzone a teatro, creando il genere che prenderà il nome di “teatro canzone”, i cui pezzi musicali sono inframezzati da monologhi e racconti. Gaber si sentiva ingabbiato nella parte di cantante e presentatore costretto a recitare un ruolo. Lascia questo ambiente e si spogli del ruolo di affabulatore, il Gaber che tutti hanno conosciuto non c’è più e appartiene al passato, riparte da capo e si presenta al pubblico così com’è, per questo crea il Signor G., un personaggio che non recita più alcun ruolo, ma una persona piena di contraddizioni e dolori, un uomo come tutti.

La compagnia di musica teatro Accademia dei Folli da anni lavora al teatro canzone, producendo spettacoli in equilibrio tra musica e teatro. Nel 2017 è nato il progetto Portraits, una galleria di ritratti di grandi personaggi della musica moderna, un viaggio alla scoperta delle loro storie, della loro poesia e dei loro mondi. Un progetto che coinvolge artisti e linguaggi differenti, da Bob Dylan a Fabrizio De André, passando per Bruce Springsteen, Francesco Guccini, Tommaso Waits, Leonard Cohen, BB King, Paolo Conte e Fred Buscaglione.

La produzione vede la regia di Carlo Roncaglia, che interpreta Giorgio Gaber sul palco. Ad accompagnarlo alla chitarra Max Altieri, Enrico Delotto al contrabbasso e Matteo Pagliardi alla batteria. I testi e le musiche di Gaber e Luporini sono arricchiti dagli arrangiamenti originali dell’Accademia dei Folli e conferiscono allo spettacolo una nuova forza espressiva, unica e coinvolgente.

“Buonasera Sig. G” ha conquistato il pubblico di diverse regioni italiane con 6 repliche, tutte soldout, al Teatro Stabile di Torino, poi in tutto il Piemonte, in Sicilia, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Lombardia.

Prenotazione: Accademia dei Folli

Mail: prenotazioni@accademiadeifolli.com

Telefono: 345 6778879

Mara Martellotta

“Accademia della Luce”. Riflettori su lo “Scia’Mano” di Luigi Ontani

Al via, alla “GAM” di Torino, il “Public Program” dedicato alla 27^ edizione di “Luci d’Artista”. 

Giovedì 16 gennaio, ore 18

Figura iconica, fra i più influenti e noti artisti italiani a livello internazionale, al bolognese di Vergato (1943) Luigi Ontani, pittore e scultore, padre dei singolari “tableaux vivants” – performances filmate e fotografate in cui lo stesso artista si presenta mascherato di volta in volta da Pinocchio, piuttosto che da Dante da San Sebastiano o da Bacco – degli “oggetti pleonastici” in scagliola e della “stanza delle similitudini”– costituita da elementi ritagliati in cartone ondulato – è dedicato il primo appuntamento pubblico “apripista” alle attività di “Accademia della Luce”, il Public Program curato da Antonio Grulli di “Luci d’Artista”, 27^ edizione. L’incontro (in collaborazione con “Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea”, “Fondazione Merz” e “Fondazione Sandretto Re Rebaudengo”, insieme al “MAO – Museo d’Arte Orientale”, “PAV – Parco Arte Vivente”, “MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile” e “OGR Torino) si terrà giovedì prossimo 16 gennaioalle 18, presso la “GAM – Galleria civica d’Arte Moderna e Contemporanea” di via Magenta 31, a Torino. Al centro della “tavola rotonda”, il Maestro bolognese e il suo “Scia’Mano”, una delle due nuove installazioni luminose (insieme a “VR Man” del greco Andreas Angelidakis) di “Luci d’Artista 27”.

Legata alla figura universale e “mistica” dello “Sciamano”, l’installazione di Ontani  è composta da un lightbox bifacciale tondo e di grandi dimensioni, in cui le fotografie (utilizzate da sempre e spesso, come in questo caso, “espandendole” in gigantografie) sui due lati sono stampate su un supporto lenticolare. Nelle immagini, sempre in movimento e pronte a mutare in base al punto di vista dell’osservatore, vediamo l’artista impersonare uno “sciamano”, a cui allude con un gioco di parole anche la forma della maschera – realizzata in Indonesia, a Bali, dove Ontani risiede per alcuni mesi all’anno – che richiama una mano. Il soggetto evoca la “tradizione magica” di Torino e la posizione dell’opera, sul bordo nord dei “Giardini Sambuy”, dialoga con il punto in cui aveva sede la libreria e casa editrice “Fogola” frequentata dall’artista in passato e di cui è sopravvissuta un’insegna. Nell’opera di Ontani sono frequenti i riferimenti letterari e, non a caso, la piazza antistante la stazione “Porta Nuova” ha un posto nella storia della nostra letteratura dovuto alla tragica fine (1950) di Cesare Pavese.

In occasione dell’appuntamento con Luigi Ontani, sono stati invitati alla “GAM” un gruppo di critici e intellettuali di altissimo livello e prestigio, dalla storica dell’arte Giulia Giambrone (autrice, nel 2019, del primo saggio interamente dedicato artista, “Luigi Ontani in teoria. Filosofia, estetica, psicoanalisi nell’opera e nell’artista) allo scrittore Emanuele Trevi (vincitore del “Premio Strega 2021”, collaboratore del “Corriere della Sera” che con Ontani ha realizzato libri come quello che racconta il loro viaggio a Bali, “Ontani a Bali”, “Humboldt Books”, 2016, Milano), fino alla curatrice “di casa” Elena Volpato, cui si deve l’inserimento dei primi seminali video (fine anni sessanta) del Maestro di Vergato nella collezione della “Videoteca” della “GAM”, da lei ideata, e la curatela della mostra “Alam Jiwa & Vanitas” nel 2021 nello spazio “Wunderkammer”.

L’ingresso è gratuito. E attenzione … “Luci d’Artista” allunga il passo!

In concomitanza con l’incontro su e con Luigi Ontani e per accogliere gli atleti e gli sportivi che saranno a Torino in occasione del “Torino 2025 FISU World University Games Winter”, l’accensione di tutte le “Luci d’Artista” sarà prorogata fino al 2 febbraio 2025. 

Si tratta – dicono gli organizzatori – di una notizia importantissima che testimonia l’evoluzione di ‘Luci d’Artista’ in una vera e propria istituzione per l’arte contemporanea attiva tutto l’anno e l’ulteriore allargamento dei confini temporali della manifestazione. La proroga straordinaria ribadisce il suo ruolo fondamentale nell’accompagnare, ‘illuminandoli’, i grandi momenti della città e della comunità”.

Per info: www.lucidartistatorino.org

Gianni Milani

Nelle foto:

–       Luigi Ontani: “Scia’Mano” (ph. Andrea Rossetti)

–       Immagine guida “Accademia della Luce”

Afànisi, nuove forme di teatro in scena al Baretti

Stagione teatrale 24_25

Mercoledì 15 e giovedì 16 gennaio 2025 ore 20

AFÀNISI

con Raimonda Maraviglia,
Alessandro Paschitto e Francesco Roccasecca
feat. Manuel Severino
testo e regia Alessandro Paschitto
Ctrl+Alt+Canc
Campania Teatro Festival

       
Il 2025 inizia con una produzione davvero unica, uno spettacolo che vi trasporterà in un mondo nuovo, una scena unica per scoprire nuove forme di teatro.

Afànisi, in scena mercoledì 15 e giovedi 16 gennaio, è una performance che rovescia i rapporti tra spettatore e spettacolo, tra realtà e sguardo che la osserva.

Lo spettatore non è più fruitore passivo ma creatore attivo dell’opera che ha di fronte. Gli viene proprio chiesto: ma tu cosa vuoi vedere? E poi lo si invita a rispondere privatamente, tra sé e sé, ma in modo fulmineo, non meditato. Libera associazione, la più classica delle regole della psicoanalisi: pensare la prima cosa che passa per la testa, quale che sia. Ciascuno spettatore risponderà dentro di sé a una sequenza di domande, con cui andrà materialmente a disegnare – con l’aiuto dei performer – il proprio spettacolo nello spazio vuoto. Le sue scelte improvvise, apparentemente immotivate, si riveleranno presto personali, lo riguarderanno in modo inatteso. Ciascuno vedrà uno spettacolo diverso da chi gli siede accanto. Ecco il rovesciamento: teatro non è più la cosa che si guarda, ma ciò da cui si è guardati.

Si può fare uno spettacolo in cui non c’è niente da vedere?
Si può chiedere a te che leggi – sì esatto proprio tu, tu che ora te ne stai qui con queste parole davanti: cosa vuoi vedere? Qual è la prima cosa che ti viene in mente?
Ecco, quella. Questo spettacolo parla di quella.
E di molte altre che ancora non hai pensato.

Uno spettacolo che ha ricevuto molti riconscimenti e che il Teatro Baretti è onorato di ospitare nella sua sala. Fra i premi citiamo per completezza:
In-Box Generation 2024
Giuria Critica a Direction Under30 2023
L’Italia dei Visionari 2023 (Kilowatt Festival)
UP TO YOU 2023
Odiolestate 2022 (Carrozzerie n.o.t.)
Intercettazioni 2022

CTRL+ALT+CANC
Ctrl+Alt+Canc è un gruppo teatrale nato nel 2020 che fa della ricerca sul linguaggio – praticata nello specifico della scrittura e della proposta scenica – una forma di conoscenza, spaziando dal teatro alla performance. La messa in discussione del linguaggio teatrale e delle sue modalità di fruizione, lo spostamento dell’attenzione sulle facoltà percettive e immaginative degli spettatori, la ricerca di un dialogo vero e di una nuova concretezza dell’azione scenica sono i punti cardinali. Se non hai capito nulla tranquillo anche noi ci stiamo capendo poco
Vincono per due volte il Premio Leo de Berardinis e sono prodotti dal Teatro di Napoli – Teatro Nazionale con i progetti Omissis (2022) e Opera Didascalica (2021), con quest’ultimo entrano nella Selezione In-Box 2022. Con il progetto Afànisi vincono il Premio In-Box Generation 2024, il Premio della Giuria Critica a Direction Under 30 2023, sono selezionati all’interno del Dossier Risonanze 2024, vincitori del bando L’Italia dei Visionari – Kilowatt Festival 2023, vincitori Up to You 2023, vincitori Odiolestate 2022 (Carrozzerie n.o.t.), vincitori del bando Intercettazioni – Circuito Claps, finalisti Intransito 2023, semifinalisti al Premio Dante Cappelletti 2022 e al Premio Scenario 2021 e finalisti al bando Verso Sud. Entrano della Shortlist di Forever Young 2024 – La Corte Ospitale e sono semifinalisti al Premio Cantiere Risonanze 2024 e al Premio Scenario 2023 con il progetto Vita di San Genesio, con cui vincono poi Toscana Terra accogliente 2024 e il Bando Migramenti 2023.
Il gruppo è composto da Alessandro Paschitto (regista diplomato Paolo Grassi 2021, autore due volte segnalazione al Premio Hystrio e selezionato da Lucia Calamaro per Scritture 2022), Raimonda Maraviglia (attrice e formatrice / Programa de Técnica Meisner de JGC Barcelona, finalista Hystrio alla Vocazione 2019) e Francesco Roccasecca (attore diplomato al Teatro Stabile di Napoli, finalista Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2019)

Lo spettacolo è realizzato in collaborazione con
PIEMONTE DAL VIVO – CORTO CIRCUITO

Spettacoli da non perdere, da Shakespeare al “Franciscus” di Cristicchi

Nella settimana, sul palcoscenico del Gioiello

Un’occasione per accostarci ancora una volta alla scrittura teatrale di Gian Mesturino, di recente scomparso, alla sua cultura, all’amore per i classici, alla sua voglia di nuove invenzioni. Per la stagione del Gioiello va in scena mercoledì 15 gennaio “Shakespeare x 2”, scritto in compagnia di Girolamo Angione e giunto al suo settimo anno di applauditissime repliche. Una baruffa che sa appieno di teatro nata all’ombra di un antico Globe, tutta da ridere, di squisito divertimento, protagonisti due giovani attori: Elia Tedesco – un gran momento per lui, nel cast del “Paradiso delle signore” su Rai 1 e protagonista della commedia “Il fidanzato di tutte” senza scordare l’ultima affermazione nel recente “Verso l’ora zero” di Agatha Christie – e Simone Marietta (anche lui nel cast della Christie). Un’epidemia di peste, che ricorda quella che visse il buon vecchio William negli anni 1592 – 1594, causa la chiusura dei teatri. In un teatro, però, sono rimasti due attori e il pubblico. E se le autorità vietano di lasciare la struttura non resta che proporre una carrellata sulle opere del Bardo, in attesa di tempi migliori. È da questi spunti che parte l’attento lavoro drammaturgico, in un godibilissimo viaggio in compagnia di Prospero e Puck, Amleto e Shylock, Giulietta e Marcantonio. Inizio ore 21.

Franciscus il rivoluzionario, l’estremista, l’innamorato della vita, pronto a vivere per un sogno, il folle che parlava agli uccelli, Franciscus che vedeva la sacralità e la bellezza in ogni volto di persona ma anche di animale e di un lebbroso, e non soltanto in essi ma anche nel sole, nella morte, nella terra su cui camminava insieme agli altri. Che vedeva l’abbandono di ogni bene, di ogni ricchezza, di una famigli e di una casa. In cosa risiede l’attualità del suo messaggio? Cosa può dirci la filosofia del “ricchissimo” di Assisi, nella confusione della modernità affamata di senso, nelle promesse tradite del progresso? Questo è altro si è chiesto Simo Cristicchi scrivendo (con Simona Orlando) e mettendo in scena questo suo “Franciscus. Il folle che parlava agli uccelli” che continua a girare per i palcoscenici italiani con immutato successo. Franco Cordelli, recensendo nelle colonne del Corriere della Sera, ha parlato di “rivelazione” e di “una scoperta” di un attore e di un autore, ha aggiunto: “Avrà più volte partecipato al festival di Sanremo e lo avrà pur vinto, ma siamo oltre, di gran lunga.” Un percorso lungo prima di arrivare a questa figura di santo insuperato, non soltanto dell’artista ma soprattutto dell’uomo, fatto di un inizio a soli 17 anni nel mondo della musica (oggi ne ha quarantasette: profetici tratti con quella barba che inizia a imbiancare e quella gran matassa di capelli arruffati), di obiezione di coscienza e di volontariato in un centro di igiene mentale, di tappe significative che si intitolano “Maria che cammina sull’autostrada” e “Studentessa universitaria” e quei capolavori del mondo della canzone che sono “Ti regalerò una rosa” e “Non mi avete fatto niente”, attraversando i versi di Alda Merini e le “Lettere dal manicomio”, i “Canti di miniera, d’amore, vino e anarchia” e “Magazzino 18”, cruda narrazione del dramma delle foibe e dell’esodo delle popolazioni giuliano-dalmate.

Prodotto dal Centro Teatrale Bresciano e dall’Accademia Perduta Romagna Teatri, con il suo “Franciscus” l’artista romano continua a stupire il pubblico, tra riflessioni che percorrono la nostra quotidianità, domande e canzoni inedite – che portano la sua firma e quella della cantautrice Amara -, indaga e racconta il Santo di tutti, che è stato prima di tutto “un uomo in crisi, consumato dai dubbi, un laico che imparava facendo, si perfezionava incontrando e il cui esempio riuscì ad attrarre una comunità, ma non senza destare sospetti tra alcuni del popolo: uno in particolare, Cencio, stracciarolo girovago, inventore di una lingua solo sua, osservatore critico del viaggio di Francesco, interpretato dallo stesso Cristicchi.”

Aggiungono ancora le note di presentazione: “Al centro dello spettacolo, il labile confine tra follia e santità, tema cardine della vita personale e spirituale di Francesco. Ma anche la povertà, la ricerca della perfetta letizia, la spiritualità universale, l’utopia necessaria di una nuova umanità che riesca a vivere con il creato. Temi che nel frastuono della società in cui viviamo diventano ancora più urgenti e vividi”. Forse lo spettacolo di cui davvero c’è bisogno oggi, tra sentimenti e momenti di tranquilla riflessione. Repliche venerdì 17 gennaio (ore 21), sabato 18 (ore 19,30) e domenica 19 (ore 16). Un successo tutto da scoprire.

(e.rb.)

Nelle immagini, Elia Tedesco e Simone Marietta in “Shakespeare x 2” e Simone Cristicchi in “Franciscus”.

Antonio Albanese con i suoi personaggi più amati al teatro Colosseo per 12 giorni di tutto esaurito

 

Dal 15 gennaio all’1 febbraio a dominare il palcoscenico del teatro Colosseo sarà il genio comico di Antonio Albanese, con il suo nuovo spettacolo dal titolo “Personaggi”, per un totale di 12 recite tutte soldout. Diretto da Giampiero Solari, l’attore e regista lombardo riparte dallo spettacolo scritto insieme con Solari, Michele Serra e Piero Guerrera. Si tratta di un affresco della società contemporanea, inserito in un “one man show” dove sono previsti rapidi cambi di costume, dialetti e situazioni. Antonio Albanese porta al Colosseo monologhi e situazioni surreali che capitano ai suoi personaggi, tanto amati dal pubblico: Epifanio, l’Ottimista, Alex Drastico, il Sommelier, Cetto La Qualunque e Perego. Lo spettacolo incarna magistralmente le maschere dei nostri vicini di casa e di noi stessi, tutti affetti da nevrosi, alienazione e solitudine, elementi che caratterizzano i rapporti umani odierni: la disgregazione della famiglia e il vuoto ideologico. Che cosa hanno in comune i mille volti con i quali Albanese racconta il presente? L’umanità. In scena uomini del sud e del nord, alti e bassi, grassi e magri, ricchi e poveri, ottimisti e qualunquisti. Maschere irriverenti e grottesche che rappresentano lo specchio di una realtà guardata con occhio irriverente, attento a carpirne i difetti, le abitudini e i tic. Antonio Albanese invita lo spettatore a guardare il mondo che lo circonda, così ricco di umanità.

Mara Martellotta

Un viaggio nella storia delle Universiadi all’archivio di Stato di Torino

Un viaggio nella storia delle Universiadi, all’archivio di Stato di Torino, in piazzetta Mollino, sino al 23 gennaio 2025, dalle ore 10 alle 18.30, con ingresso libero.

Fiaccole, bracieri, tante storie e le medaglie, quelle d’epoca e quelle nuove nate da un concorso organizzato tra gli studenti dell’Accademia Albertina di Belle Arti, vinto dalla giovane Matilda Elia.

Igino Macagno

Il “Cabaret” di Brachetti e Cannito, il ritorno di un successo tra divertimento e riflessioni

All’Alfieri, repliche sino a domenica 19 gennaio

 

Continuiamo a credere quanto già pensato al debutto una quindicina di mesi fa, ovvero quanto sia pensato e realizzato in grande “Cabaret” che nei giorni scorsi ha avuto un nuovo affermativo successo nella sala dell’Alfieri. Un ritorno felice, applauditissimo. È pensato e realizzato in grande nella produzione del Fabrizio Di Fiore Entertainment come nella regia firmata a quattro mani da Arturo Brachetti (anche se il nostro trasformista con il suo solo nome in ditta abbia dato una bella accelerata al proprio personaggio e ai suoi spazi) e Luciano Cannito (sue anche le coreografie), gran coordinatore dell’intera vicenda, entrambi a costruire il privato e il pubblico divertimento del Kit Kat Klub – nel doppio piano della scenografia firmata da Rinaldo Rinaldi (il vagone di un treno e una vecchia stazione, i corridoi e una camera d’albergo di poverissime pretese, un negozio di frutta e verdura, le luci dello spettacolo nel più trasgressivo dei locali della Berlino d’inizio anni Trenta; e poi la grandezza di una città, con i suoi monumenti, lassù dove trovano posto i componenti l’orchestra dal vivo, un paio in abiti femminili a camuffare le cose) – con un invidiabile ritmo, con il divertimento che non lascia tranquillità ai momenti di una tragedia che sta per esplodere, ma l’incalza dappresso, ai sogni e al loro infrangersi contro una realtà troppo amara e dolorosa, alle passioni, alla spensieratezza e alla libertà anche sessuale che invadevano quegli anni: arrivando oggi “Cabaret”, diremmo, a proposito, ad avere tutta l’aria di “spettacolo contemporaneo”, nel filtrare le atmosfere che ci circondano e di cui ogni giorno siamo spinti a guardare, nelle notizie dei giornali e nelle immagini televisive.

Il film omonimo di Bob Fosse (otto Oscar su dieci candidature nel ’73, una grande regia e una Liza Minnelli smagliante) ci ha insegnato l’ascesa e la caduta della spericolata Sally Bowles, cantante di quel locale, e di Cliff Bradshaw, scrittore americano di radici ben reali e dalle molte speranze, di molte idee e di poca fortuna, spinto nel suo soggiorno nella capitale tedesca (sui primi passi c’era stato un benaugurante “Willkommen”) a pensare di fornire lezioni d’inglese, altroché il grande romanzo!, dietro cui il romanziere Christopher Isherwood con molte libertà nascose se stesso, anche lui ospite, a cavallo degli anni Trenta, della sorta Repubblica di Weimar a raccogliere materiali di vita e di esistenze che convoglieranno in seguito in “Addio a Berlino”. Un amore che nasce e sembra eterno, incosciente e solido, mentre tutto sembra votato al piacere e alla spensieratezza, al successo senza mezzi termini (“Money Money”), mentre iniziano a comparire le nubi del nuovo regime, la Notte dei lunghi coltelli e l’affidamento del Cancellierato al futuro dittatore, mentre le prime squadre prendono a intonare “Il domani appartiene a noi”, come suona il titolo di una delle più belle canzoni del musical (e uno dei momenti di più tragica poesia del film; le musiche sono di John Kander, le parole di Fred Ebb, il libretto di Joe Masteroff: sul palcoscenico dell’Alfieri Luciano Cannito ne ha fatto, in quelle luci e in quelle ombre che piovono dall’alto, un piccolo ritagliato capolavoro, con i suoi ballerini/attori/cantanti e il giovane Ernst Ludwig (Niccolò Minonzio) dalla svastica al braccio a intonarne i versi, terribilmente patriottici, in un levarsi e in un alternarsi di voci che mettono i brividi). Sally continuerà a costruire e a sperare in una carriera di cantante all’interno del club, perché la vita dopo tutto é un grande “Cabaret”, Cliff tornerà in America, una vera fuga, come in quegli anni abbandonavano e fuggivano il mondo tedesco maestri del cinema come Billy Wilder e Otto Priminger, Robert Siodmak e Fritz Lang, Fred Zinnemann e Max Ophüls, senza la speranza di ritornarvi. Era un mondo che offendeva gli angoli anche appartati e semplici degli affetti privati, come quelli dell’affittacamere Fraulein Schneider e dell’anziano Herr Schultz, un ebreo ancora orgoglioso di essere tedesco e inguaribile uomo di speranza: anche per loro un tempo breve di affetti e il doveroso distacco, di fronte ad un futuro più che incerto.

Brachetti si è ritagliato i momenti del Kit Kat Klub, con i suoi numeri di Maestro delle Cerimonie, il vulcanico Emcee pronto nella sua ambiguità e nella sua irriverenza a prendersi gioco del potere, a riportare all’aperto quella libertà sessuale che in quegli anni la faceva da padrona. Coordina, guida, canta, commenta, chiama il pubblico (di oggi) a testimone, intenso e vero motore di quell’angolo di decadenza. Incursioni destabilizzanti le sue, ampi momenti in cui non rinuncia ad essere Brachetti, realissimo, quello teatrale che conosciamo, regalando ancora una volta quei flash di trovate – è sufficiente un cambio velocissimo, impercettibile, un abito che appare inspiegabile, appare e scompare, uno stupore, una smorfia, una trovata mai superflua, sino a trovare anche lo spazio per citare quel nanerottolo del führer con un mappamondo tra le mani, in un preciso memento chapliniano – che ce lo fanno ad ogni occasione apprezzare. Ha alle spalle quel mostro sacro di Joel Grey (che si guadagnò l’Oscar come migliore attore non protagonista nel film di Fosse) e parecchi altri: ma il suo sberleffo, i suoi grumi di cattiveria e di diabolico, la sua gran capacità di condurre il gioco sino in fondo, sino a mostrarsi nella più completa nudità come prigioniero pronto a entrare tra la nebbia di una camera a gas, un vecchio pastrano addosso e subito buttato a terra, ne decretano il pieno successo. Forse mi sbaglierò, ma lo spettacolo si è fatto più teso e più cupo se ripensato con il debutto, certo più commovente, più asciugato, più occasione per ripensare. Merito non ultimo della regia di Luciano Cannito, dell’alternarsi e dell’amalgamarsi delle vicende, di quei momenti più intimi che potrebbero affaticarsi di troppi sentimentalismi e che al contrario ne sono tenuti fuori dallo sguardo disteso sulla realtà, dandogli pienamente l’efficace trasposizione italiana dei testi, ottima, sinceramente udibile, semplicemente quotidiana, laddove in altri musical si è incappati in nuovi testi per molti versi stonati e ridicoli: allora il successo è davvero completo. Laura Galigani ha oggi indossato anzi afferrato con decisione gli abiti e gli sguardi, le commozioni e la pretesa grandezza sognata da Sally Bowles, più vittima che manipolatrice. Certo, combatte, pure lei, contro un altro mostro sacro del cinema e a noi in platea non si può chiedere di non “rivedere” certi occhioni sgranati, certi numeri perfetti, certe scene che da cinquant’anni ci stanno nella memoria: ebbene, la sua Sally se la è costruita fin dall’inizio con grande determinazione, con una grinta sottile e sempre più con ricchezza di particolari, caparbietà e leggerezza, il continuo e disperato voler chiudere gli occhi dinanzi alla tragedia che avanza. Mi pare che più abbia interiorizzato il personaggio, l’abbia visto nell’interno, abbia contenuto certo esplosioni: mi pare che la coreografia della canzone che dà il titolo al musical sia maggiormente trattenuta ma continui a essere travolgente. 

Tutti quanti gli interpreti, e non è davvero la frase che a volte si sforna per il dovere di non dimenticare nessuno, sono dei necessari quanto autoritari tasselli nella storia. Luca Pozzar, giovane scrittore, ha una voce convincente e una gran bella grinta, Simonetta Cartia e Toni Mazzara, la coppia d’attempati innamorati, viaggiano tra sentimenti e affetti, come continuano a divertire le sortite a sfondo pubblicitario/erotico di Giulia Ercolessi, giovane signorina Kost con un forte debole per i marinai, tutt’intorno ballerine e ballerini che entrano ed escono a riempire letteralmente di bravura l’intero palcoscenico. Un autentico successo.

Elio Rabbione

Nelle immagini: alcuni momenti dello spettacolo.

Rock Jazz e dintorni a Torino: Giovanni Allevi e gli Skiantos

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. Per l’apertura delle Universiadi All’Inalpi Arena, si esibisce Giovanni Allevi.

Martedì. Al Jazz Club suona il quartetto di Andrea Scagliarini. Al teatro Colosseo è di scena Amedeo Minghi.

Mercoledì. All’Hiroshima Mon Amour in ricordo di Gigi Restagno, concerto dei musicisti torinesi. All’Inalpi Arena si esibisce Lazza. Al Jazz Club The Chicago Blues Jam!.

Giovedì. All’Hiroshima Mon Amour suonano gli Atlante. Al Jazz Club concerto dei Sentimental Mood. Al Blah Blah si esibiscono i Popforzombie.

Venerdì. All’Hiroshima Mon Amour suonano gli Skiantos. Al Magazzino di Gilgamesh è di scena la Rob Tognoni Band. Al Jazz Club si esibiscono i Bluescreen. Al Magazzino sul Po suona la Funky*Club Night. Allo Ziggy sono di scena i Rhesina+ Breathe Me In +Emo Kills.

Sabato. Al Magazzino di Gilgamesh suona la Marjorie Martinez Blues Band + il trio Meltin’ Colors. Al Jazz Club si esibiscono gli Eterea. Al Folk Club suona Riccardo Tesi & Giua + special guest Vincent Boniface.

All’Inalpi Arena è di scena Il Volo. Al Magazzino sul Po suonano My Thelephone Number + Skinny Peachfuzz. Al Blah Blah si esibiscono i Dune Aurora + Holygiant.

Domenica. Al Jazz Club suona il Jonnie Duo.

Pier Luigi Fuggetta

Per quattro lunedì il Conte di Montecristo a Torino

Lunedì 13 gennaio 2025, su Rai1, in prima serata, arriva in tv per quattro settimane, una versione kolossal de “Il conte di Montecristo”, la storia della vendetta più famosa della letteratura nata dalla penna di Alexandre Dumas nel 1844. La produzione è italo – franco – inglese, capofila la Palomar di Carlo Degli Esposti e Rai Fiction, e buona parte delle riprese sono state realizzate grazie al contributo della Film Commission Torino Piemonte.

Tanti sono i luoghi affascinanti che Torino con i suoi dintorni presta a questa storia:  Palazzo del Pozzo della Cisterna, Palazzo Carignano, il Museo Nazionale del Risorgimento, piazza Carlo Alberto, via San Francesco da Paola, via Cesare Battisti, via Corte d’Appello, piazza Palazzo di Città e gli interni di Palazzo Civico, per quanto riguarda il centro città, e poi ancora le eleganti sale della Palazzina di Caccia di Stupinigi, Villa Cimena di Castagneto Po, il Castello di Strambino ed il Parco della Mandria. Altre riprese sono state effettuate tra Parigi, Roma e Malta. La miniserie è diretta dal regista danese Belle August, premio Oscar e due volte vincitore della Palma d’oro a Cannes, Sam Claflin è il Conte di Montecristo, Jeremy Irons interpreta l’abate Faria, il compagno di prigione con cui Dantès organizza la fuga dall’isola di Montecristo mentre Luca Guanciale è il brigante Vampa che si finge il Conte Spada. Nel cast troviamo inoltre: Michele Riondino, Ana Girardot, Gabriella Pession e Nicola Maupas, il Chiallitto della serie “Mare fuori”, uno dei volti rivelazione della cinematografia italiana.

Il primo cortometraggio su il Conte di Montecristo risale al 1908 e venne girato proprio a Torino, il primo film invece è del 1922, il tutto quando il sonoro non era ancora stato inventato. Da allora ci sono stati 12 film, cinque serie tv, un musical teatrale e persino una serie di animazione giapponese. Il primo ricco e spietato Edmond Dantès che fece innamorare milioni e milioni di telespettatrici davanti al piccolo schermo nell’ormai lontano 1966, è stato Andrea Giordana, conte di Montecristo indimenticabile nel “teleromanzo” di Edmo Fenoglio, il torinesissimo apprezzato regista di numerosi sceneggiati che tra gli anni Sessanta e Novanta hanno fatto la storia della televisione italiana.

Nel 1988 spetta poi a Gèrard Depardieu interpretare Dantès, nella serie francese in cui Mercedes, l’amore perduto, era interpretata da Ornella Muti. Infine, solo qualche settimana fa il Conte è andato in onda pure su Canale 5 con il bravo attore francese Pierre Niney che ha conquistato il pubblico italiano: una serie davvero bella! Vedremo adesso questa di versione; la storia la conosciamo tutti: il giovane marinaio di Marsiglia Edmondo Dantès sta per coronare tutti i suoi sogni quando viene ingiustamente accusato e imprigionato nel Castello d’If, dove rimane per quattordici lunghi anni e dove incontra l’abate Faria, un un uomo erudito che gli rivela l’esistenza di un meraviglioso tesoro nascosto sull’isola di Montecristo. Dopo una rocambolesca evasione e grazie al ritrovamento di queste ricchezze Edmond assume l’identità del Conte, pronto a tutto pur di compiere la propria vendetta contro coloro che hanno tramato alle sue spalle e che l’hanno tradito.

Igino Macagno