Di Pier Franco Quaglieni
.
La Sacra in fiamme – Candidature per il 4 marzo – Raimondo Luraghi e l’antifascismo – Capri in gennaio – Bonino e l’immigrazione
***
La Sacra in fiamme
L’incendio alla Sacra di San Michele più che il celebre romanzo di Umberto Eco a me evoca gli incendi al Castello di Moncalieri e alla Cupola del Guarini a Torino .Evoca incendi legati a lavori di ristrutturazione come il caso della Abbazia alle porte della Valledi Susa. Esclusa una causa dolosa andrà accertato il perché dell’incendio e una intervista pubblicata dal Corriere di Torino a chi ha ristrutturato la Galleria San Federico suscita non pochi interrogativi sulla sicurezza dei lavori di restauro alla Sacra. Più che le dichiarazioni di pronto intervento del presidente della Regione e della sua assessora alla Cultura merierebbe un approfondimento la ricerca delle cause dell’incendio. Non dimentichiamo che ad oltre vent’anni di distanza la Cupola del Guarini e’ ancora circondata da impalcature e che mai si è voluto approfondire il perché dell’incendio del 1997.
***
Candidature per il 4 marzo
Siamo alla stretta finale sulle candidature per le politiche del 4 marzo. Si tratta di elezioni importanti ,se non decisive per il Paese. Vedendo i nomi che circolano si ha l’impressione che stia prevalendo il già visto e la mediocrità almeno in Piemonte. La candidata Castelli per i 5 stelle e’ l’emblema della inadeguatezza. Laureata in economia aziendale, viene considerata l’esperto grillina in materia economica. Un partito serio
dopo l’esibizione penosa dalla Gruber in cui ha dimostrato di parlare dell’euro senza sapere di cosa stesse parlando, non avrebbe ripresentato la deputata eletta nel 2013.Ho sostenuto in più occasioni che i partiti non populisti avrebbero dovuto contrapporre candidati competenti e di comprovata esperienza. Temo che l’esempio grillino abbia preso il sopravvento. Nomi validi, a meno di sorprese dell’ultima ora, non mi sembrano esserci. I rappresentanti del territorio appaiono a fatica, se e’ vero che il vicepresidente del Consiglio Regionale Boeti e’ giunto a minacciare il disimpegno perché nel suo collegio veniva anteposto il radicale Viale al senatore Esposito, uno dei pochissimi parlamentari che ha dimostrato di esserci. Con candidati mediocri non si recupererà il consenso popolare. Ha ragione Daniele Capezzone – deputato uscente eletto in Piemonte – a dire che non si ricandiderà :dopo essere stato radicale e portavoce acritico di Forza Italia, avrebbe dovuto candidarsi all’insegna dello scudo crociato ex Dc del suo amico Fitto. Ma forse non si ricandiderà perché non l’avrebbero candidato alla disperata ricerca di seggi. Sembra che ci sarà in lizza anche il partito repubblicano,profittando del gruppo Ala di Verdini. Ugo La Malfa e lo stesso Spadolini si stanno rigirando nella tomba, per non parlare di Mazzini. Da Mazzini a Verdini il distacco appare davvero abissale. Malgrado tutto, dovremo votare, cercando di turarci il naso, come diceva Montanelli. Ma il fetore di mediocrità e’ davvero intollerabile.
***
Bonino e l’immigrazione
Lo spot elettorale di Emma Bonino circa l’integrazione anche lavorativa di mezzo milione di immigrati irregolari in Italia supera in demagogia quelli di Grasso che vuole regalare a tutti l’Università eliminando le tasse. Il Pd con Minniti aveva un po’ aggiustato il tiro del peggiore ministro dell’Interno della storia italiana , Alfano, responsabile di non aver voluto o saputo affrontare l’emergenza migranti . Adesso l’alleata del Pd Bonino che si rivela succuba dei vertici europei che non vogliono accogliere immigrati, pensa a ristabilire un equilibrio con il recente passato. La sua voce laica si sovrappone a quella del Papa. Anche parte della Chiesa aveva capito che non si può accogliere a prescindere , ma che vige un principio di responsabilità a cui gli Stati debbono obbedire. Cinquecentomila posti di lavoro di fronte ai disoccupati italiani sono un obiettivo improponibile , per dirlo nel linguaggio di lor signori , non sostenibile . Com’era diverso il Partito radicale di Pannella !
***
Raimondo Luraghi e l’antifascismo
Sono già cinque anni da quando morì Raimondo Luraghi ,il massimo storico militare italiano conosciuto a livello internazionale ,l’autore della più importante storia della Guerra civile americana. Raimondo fu anche un eroico partigiano decorato di medaglia d’argento al valor militare. Inizialmente vicino al Pci ,molti anni prima dell’invasione sovietica dell’Ungheria del 1956,si allontanò da quel mondo perché nemico della libertà per cui aveva sofferto e combattuto. Luraghi capì che la dittatura comunista avrebbe ucciso la libertà come aveva fatto il fascismo. In lui non c’era l’idea del fascismo come male assoluto che divenne anche l’idea di Fini, ma c’era la consapevolezza ,propria del grande storico ,che i nemici della libertà si annidano anche a sinistra. Un discorso che avrei voluto sentire anche in occasione della Giornata della memoria. Invece ho dovuto ad ascoltare dichiarazioni di fiero antifascismo senza la necessaria sedimentazione storica, quella che, sola ,porta a comprendere i fatti prima di giudicarli. Aveva ragione Bacone quando diceva che non bisogna piangere o indignarsi, ma bisogna capire. Capire e’ l’unico modo per preservarci dal ripetere gli errori del passato. Quello che Adolfo Omodeo chiamava il “senso della storia” mi sembra che manchi del tutto oggi. L’ignoranza dei giovani si accompagna con la faziosità dei vecchi. Il terreno più fertile nel quale possono attecchire le sciocchezze grilline e populiste che minacciano la democrazia italiana .
***
Capri in gennaio
Capri in gennaio e’ deserta: hotel, negozi, ristoranti chiusi . Ma non c’è il deserto perché l’incanto del sole e del mare rendono Capri viva .Non funziona neppure la funicolare , ma il paesaggio mozza il fiato . Aveva ragione Curzio Malaparte ad essersi fatto costruire una villa sul cui tetto andava in bicicletta, con vista sui faraglioni. In passato andavo a Capri per il premio Curzio Malaparte di cui mi insignirono nel 1998. Adesso ho interrotto gli impegni a Napoli per il centenario della nascita di Alda Croce per una immersione totale nella natura . Capri silenziosa anche in piazzetta e’ un miracolo. I capresi sono in vacanza. Avrei voluto pranzare davanti ai Faraglioni nel solito posto dove cenavo con Francesco Compagna e dove andavano anche Andreotti e Napolitano, ma il locale era chiuso. Ho scoperto “Michel’angelo” quasi nascosto , ma facile da raggiungere dalla piazzetta . Ho mangiato benissimo ed ho assaporato una Chateaubriand eccezionale che a Torino facevano solo al “Rendez Vous “ di corso Vittorio , mitico ristorante chiuso da anni. Mi hanno fatto attendere un po’ , ma ne valeva la pena. Uno chef rigorosamente non stellato che meriterebbe tante stelle che forse non avrai mai.
***
LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
.
Piccolo grande Agnelli
:
Carissimo Quaglieni,
Ho letto con grande interesse il tuo ricordo di Gianni Agnelli, sostanzialmente obbiettivo, che condivido in buona parte. Probabilmente non è stato un grande imprenditore, e forse neppure un grande uomo (l’ossessione mediatica e
paparazzesca nei suoi confronti, credo da lui neppure desiderata, rischiava talvolta di farne una macchietta), probabilmente (nell’intimo) un inguaribile piemontese! La sua vicenda industriale ricorda terribilmente da vicino quella di Gianni Merlini. Finché la UTET fu guidata dal prof. Carlo Verde (l’analogo editoriale di Valletta) la UTET prosperò, Merlini presidente in 10/12 anni riuscì a distruggere un’impresa quasi bisecolare! Sicuramente la Torino dell’”avvocato” non c’è più e per fortuna! Forse è davvero finita la troppo lunga spietata azione totalizzante e vampirizzante della Fiat . Forse Umberto aveva una stoffa imprenditoriale di qualità migliore del fratello, anche se in anni lontani, da strettissimi collaboratori di Umberto, ora defunti e non più citabili come testimoni, ascoltai giudizi non proprio lusinghieri sulle di lui capacità dirigenziali. Ma tant’è: ai posteri…Innegabilmente Gianni Agnelli fu distrutto dalla morte del figlio e di Giovannino, che prometteva splendidamente. Sic transit!
L. E.
Il tuo ricordo mi fa molto piacere e pubblico integralmente i commenti.
.
Traffico sotto gli ombrelli
Cosa pensa del blocco del traffico automobilistico a Torino anche con la pioggia ? A me sembra folle ! Ludovica Griffa
Anche a me sembra folle. Fassino in 5 anni non bloccò mai il traffico .Occorrono interventi seri, in primis , sul riscaldamento delle case.Copiare il sindaco Chiamparino da parte di Appendino appare davvero penoso.Le rispondo scrivendo da Napoli. Le dico che le condizioni in cui la città del Vesuvio e’ stata abbandonata sono peggiori di quelle di Roma con la Raggi. Appendino si sta sforzando al massimo per raggiungere de Magistris.La logica dei divieti e’ miope e gretta ed e’ in contrasto assoluto con la logica che dovrebbe ispirare il governo di una grande città europea. Torino dovrebbe sentirsi europea, nel senso migliore.
paparazzesca nei suoi confronti, credo da lui neppure desiderata, rischiava talvolta di farne una macchietta), probabilmente (nell’intimo) un inguaribile piemontese! La sua vicenda industriale ricorda terribilmente da vicino quella di Gianni Merlini. Finché la UTET fu guidata dal prof. Carlo Verde (l’analogo editoriale di Valletta) la UTET prosperò, Merlini presidente in 10/12 anni riuscì a distruggere un’impresa quasi bisecolare! Sicuramente la Torino dell’”avvocato” non c’è più e per fortuna! Forse è davvero finita la troppo lunga spietata azione totalizzante e vampirizzante della Fiat . Forse Umberto aveva una stoffa imprenditoriale di qualità migliore del fratello, anche se in anni lontani, da strettissimi collaboratori di Umberto, ora defunti e non più citabili come testimoni, ascoltai giudizi non proprio lusinghieri sulle di lui capacità dirigenziali. Ma tant’è: ai posteri…Innegabilmente Gianni Agnelli fu distrutto dalla morte del figlio e di Giovannino, che prometteva splendidamente. Sic transit!
Si apre per Eataly un nuovo anno all’insegna di valori come biodiversità, stagionalità, democraticità del buon cibo, convivialità, tutela delle piccole produzioni e dell’ambiente e benessere animale
tornano alla ribalta e ci ricordano quanto il mercato sia nelle nostre mani: attraverso le nostre scelte possiamo decidere il nostro futuro. Se mangiamo meglio viviamo meglio.”
Sabato 27 gennaio, infatti, Eataly Lingotto festeggia con una giornata interamente dedicata al mondo rurale e organizza con la collaborazione di Slow Food Italia una grande Festa Contadina per raccontare la ricchezza del territorio italiano, direttamente dalla terra al piatto. Il forte legame con Slow Food fa sì che la Festa Contadina diventi anche l’occasione per ricordare che il 2018 è l’anno di Terra Madre Salone del Gusto. Inoltre 1 euro per ogni piatto venduto verrà donato a Menu for Change, la campagna internazionale di Slow Food che vuole sensibilizzare al tema del cambiamento climatico, ponendo l’attenzione sulla produzione e sul consumo del cibo.
chiocchiolate della guida Osterie d’Italia di Slow Food Editore e una pizzeria gourmet: un viaggio enogastronomico tra le regioni della Penisola e i piatti della tradizione locale. Tutti i ristoratori saranno accompagnati dal contadino/artigiano dal quale si riforniscono abitualmente e potranno raccontare così non solo il piatto ma anche il lavoro e la passione che vi sono dietro. Per tutta la sera musica live itinerante dei Magicaboola Brass Band, una band toscana di 11 elementi tra fiati e percussioni.
2018 sarà concesso spazio a manifestazioni come il Torino Jazz Festival e Club To Club. Qualcuno, come Gabriele Ferraris sul suo blog (
esaltato dal birignao di Nunzio Filogamo (
grande amicizia : Gianni gli metteva a disposizione la macchina targata Torino su cui era solito viaggiare lo scrittore. Un altro grande amico di Gianni fu Jas Gawronski che ,quand’era a Torino, era ospite fisso a casa Agnelli in collina e passava le vacanze con Gianni .
bene farlo nella maniera più consapevole possibile. Eataly prosegue il suo impegno quotidiano nel raccontare e far conoscere cose buone ma anche persone buone. Per questo decide di festeggiare questo undicesimo compleanno con i contadini, coloro che si occupano di “far nascere” il cibo.
particolare al caso italiano. Di rilievo sarà la partecipazione (in collegamento video) dell’ultima sopravvissuta italiana: Lucy, Luciano, classe 1924. La sua è la storia di chi ha vissuto sulla propria pelle di “diverso” l’ipocrisia della morale e della propaganda fascista durante gli anni Venti, nel suo paese d’origine in Piemonte. Poi ci fu il trasferimento a Bologna, e gli anni Trenta passati tra i primi amori adolescenziali e le amicizie omosessuali. Un periodo felice interrotto dall’arrivo della guerra e la chiamata alle armi nel 1943. Presto disertore, venne scoperto e mandato al campo di concentramento di Dachau, dove resterà fino alla liberazione, nel 1945. Poi il difficile ritorno in Italia, gli anni vissuti tra Roma e Torino, il passaggio dal rigido moralismo degli anni Cinquanta al (cauto) libertarismo degli anni Sessanta e al cambio di sesso, negli anni ’80. “175” è il numero del paragrafo per cui migliaia e migliaia di persone omosessuali nella Germania nazista subirono arresti, punizioni, deportazioni nei campi di concentramento. Il paragrafo 175 era un articolo del codice penale tedesco risalente al 1871 che recitava “La fornicazione contro natura, cioè tra persone di sesso maschile ovvero tra esseri umani ed animali, è punita con la reclusione; può essere emessa anche una sentenza di interdizione dai diritti civili.” Nel 1935, con l’ascesa al potere dei nazisti, venne inasprito, prevedendo una punizione per qualsiasi “atto osceno” tra due uomini, incluse anche le “fantasie omosessuali”. Le pene vennero inoltre raddoppiate, passando da 5 a 10 annidi carcere. Dopo la sconfitta della Germania nella seconda guerra mondiale, il paragrafo non venne abrogato. Ritornato alla vecchia versione nella Germania Est di influenza sovietica, per poi essere ulteriormente ridimensionato nel
1968 e abolito nel 1988, rimarrà in vigore nella Germania Ovest fino al 1994, per scomparire definitivamente con la riunificazione delle due Germanie. Nel 2000 il governo tedesco chiese pubblicamente scusaagli omosessuali per quanto subito a causa del paragrafo 175. Già dal 1933 iniziarono le prime deportazioni di persone omosessuali nei campi di concentramento dove portavano sulla divisa un triangolo rosa. Venne istituito un vero e proprio reparto per combattere l’omosessualità. Una volta raccolte le “liste rosa“, le persone venivano identificate e punite. 100 mila è il numero di persone arrestateper violazione del paragrafo 175 in Germania dal 1933 al 1945. Un numero di persone ‐ stimabile fra 10 mila e 15 mila ‐ fu internato nei campi di concentramento. Morirono tra le 6.000 e le 9.000 persone. “90” è il numero intorno a cui si aggirano le condanne al confino per omosessualità tra il 1936 e il 1939 nell’Italia fascista. Seppur l’omosessualità non fosse esplicitamente punita dal codice penale italiano, diverse decine di omosessuali vennero allontanate dalla vita comune e inviate sulle isole Tremitio a Ustica. Per molti altri gay invece vennero adottate punizioni corporali, ammonizioni e/olicenziamenti dai pubblici uffici.
All’interno dei progetti Mira Up e Mirafiori On Air promossi dalla fondazione di Comunità di Mirafiori, le associazioni Kallipolis ed ECOntACT hanno condotto un percorso volto a formare nuovi “narratori del territorio”.
TORIE DI CITTA’ di Patrizio Tosetto
passeggiando e dimostrano il loro amore, padroni di cani amorevolmente accuditi. Sportivi e crocchi di vocianti pensionati che parlano ad alta voce. Come di genitori inteneriti dai giochi dei figli. Ma anche – se non soprattutto – di concerti abusivi dove probabilmente scorrono fiumi di droga. Rifugio di senza tetto, luogo dove convivevano bene e male. Ma, si sa, che se non si interviene in tempo il male
ha sempre ragione. Ed il degrado si combatte, almeno in questo caso, con la pulizia. E la pulizia è cominciata. Sono passati tre giorni e inizia a prendere corpo una nuova realtà. Si rivedono i giochi ed il Parco ricomincia a rivivere. Ora speriamo che la pulizia sia la premessa per la gestione degli spazi pubblici. Nn siamo incontentabili, ma realisti e contenti. Contenti perché FINALMENTE si è cominciato.
Le quinte cadute sulla scena del Teatro Regio con il rischio di ammazzare, insieme alle dimissioni del Segretario generale della Fondazione Musei sono il simbolo dello sfascio della cultura torinese che è ormai in stato comatoso. Solo le signorine dell’ex pagina” In Città “de “La Stampa”(quella inventata da Edoardo Ballone che si rigira nella tomba vedendo all’opera le allieve) fingono di non sapere e scrivono le stesse cose conformiste di sempre, esaltando gli amici,in primis l’amato circolo di via Bogino. Loro non vedono ma scrivono. La cultura in mano a Parigi e Leon, le assessore per antonomasia ,sta precipitando nel baratro e solo Gabriele Ferraris denuncia con coraggio la sua morte violenta ad opera di lor signore e accoliti vari, spesso imparentati tra loro.
L’intervista a “Repubblica “del fondatore Eugenio Scalfari, in aspra polemica personale con Carlo De Benedetti, merita di essere letta. Botte da orbi tra ex amici di merende politico-intellettuali .C’è da sorridere nel vedere due vegliardi battibeccare e aggredirsi a vicenda come in una commedia goldoniana .Una guerra senza esclusione di colpi che ha coinvolto lo stesso direttore Calabresi, orfano del Commissario di Polizia mandato a morire sotto i colpi dei sicari di “Lotta Continua “guidati idealmente da Adriano Sofri, mandante dell’omicidio. Una rissa ridicola che ha tolto il poco smalto residuo al giornale radical-chic italiano. Scalfari afferma che il quotidiano e’ stato figlio dell’”Espresso “ fondato da Adriano Olivetti,
Caracciolo e Scalfari. Dimentica però di dire che Adriano, pochissimo tempo dopo ,si ritirò da quell’impresa, non condividendone lo scandalismo e soprattutto dimentica di dire che il vero fondatore e primo direttore del settimanale nel 1955 fu Arrigo Benedetti, il giornalista lucchese amico di Pannunzio, fondatore anche dell’”Europeo”. Dimenticare Benedetti e citare se’ stessi e’ un atto che si commenta da se’ .Benedetti lasciò l’”Espresso” nel 1967 per gravi dissensi con la linea filo- araba di Scalfari.
sentenza con l’avvocato della donna che ha fatto intervenire un carabiniere. Noi siamo dell’idea che la colpevolezza vada accertata in tre gradi di giudizio e che valga sempre la presunzione di innocenza, ma una condanna ad otto anni non è una multa, non è una condanna leggera .La tutela dell’imputato fino alla sentenza definitiva va sempre garantita, ma noi assistiamo continuamente al massacro mediatico, persino prima del processo , di chiunque. Ci sono i killer giornalistici che devono la loro notorietà alle aggressioni giornalistiche ,senza scrupoli deontologici di sorta. Basta una fuga di notizie o una intercettazione o addirittura un pettegolezzo .Invece il noto avvocato torinese e’ passato indenne. Nessun nome, nessuna foto. Perché? Ad esempio, l’avvocato Giulia Bongiorno, neofita della Lega, che difese Andreotti, non ha nulla da dire ?Nessun politico ha aperto bocca. Dev’essere davvero un avvocato importante chi resta nell’incognito anche di fronte a una condanna a otto anni.
scienziato di fama internazionale ,allievo del mitico Giuseppe Levi e amico ,tra gli altri , di Rita Levi Montalcini. Mi trovai molte volte a contatto con lui , a partire dal mattino ,quando ,più o meno alla stessa ora ,facevamo colazione al caffè Platti, una consuetudine che è durata anni. Ogni mattina Guido aveva la sua osservazione o la sua battuta sempre puntuale ,sempre colta e raffinata .Era un uomo dotato di ironia sottile, l’esatto contrario dei giovani d’oggi. Spesso ci incontravamo sul 67 perché ogni giorno, anche in tarda età ,si recava al suo istituto universitario di cui fu direttore. 
Cagna, trasvolatore atlantico con Italo Balbo. Ma gli osti del colle non sono da meno e meritano una medaglia d’oro al valore gastronomico. Funghi, cacciagione, fondute ,primi di grande qualità e tradizione con il raschera protagonista. Ampia e ottima la carta dei vini ,ma il vino da scegliere e’ l’Ormeasco di Guglierame ,il vino rosso che rappresenta quasi il simbolo dell’incontro tra Piemonte e Liguria.
esprimerli gli storici e non i dilettanti e meno che mai i politici. Appare curioso che venga processato chi controfirmò quelle leggi e non chi le ideò e scrisse , cioè Mussolini e i suoi gerarchi . Il re capro espiatorio di tutto?
Volgarità in TV