Cosa succede in città- Pagina 38

Rock con i Figli di Guttuso al Teatro Juvarra

Atteso ritorno al teatro Juvarra, il 23 maggio alle ore 21, del complesso “I figli di Guttuso”, protagonisti di “Vivi?”, un concerto rock, uno spettacolo teatrale, un’esposizione multimediale assemblati in un unico allestimento piuttosto originale ideato da Alberto Barbi, che coinvolge le emozioni a tutto tondo.

“Vivi?” è  tutto questo e ancora di più, un momento per ridere e sorridere, un momento per riflettere, un momento per cantare e far ballare le nostre anime al ritmo delle storie di nove personaggi che raccontano il loro tempo. Quello vissuto, quello aspettato, quello rinunciato, quello desiderato e quello consumato. La meraviglia degli istanti, la meraviglia di essere vivo. In scena, insieme alla storica band torinese, troveremo il mimo clown Paolo Latorre e gli attori  Alice Driusso, Simone Sarzano, Mariam Ainane, Teodoro Garruto e lo stesso Alberto Barbi.

Silvia Minguzzi li ha definiti “tzigani nell’anima, poeti nello spirito. Artisti fuori dal mucchio. I loro brani sono miniature di sogni. Amano raccontare, descrivere fantasmi, vittime dell’esistenza, cuori spezzati, vento e fiori. Storie universali, imbottigliate in poche note”.

La band, nata come gruppo che univa atmosfere rock e underground e strumenti come violini e fisarmoniche in situazioni live irriverenti, maliziose e variopinte, si è accostata a sonorità folk rock e a contaminazioni di generi disparati, per riavvicinarsi al sound attuale, con formazione batteria-basso-chitarre-tastiere-violino e flauto.

“Suoniamo – spiegano i componenti della band – insieme dal 1987. Ci siamo incontrati nei bagni di Palazzo Nuovo il giorno in cui morì Renato Guttuso. In quel periodo girava voce che alcuni aspiranti eredi si spacciassero per suoi figli, nati da ignote prostitute, nonostante pare che lui fosse impotente. Un nome così assurdo ci sembrava perfetto per una band nata in un bagno. In oltre trent’anni abbiamo suonato ovunque, in stadi, cantine, piole deserte e festival. Sul palco? Frustino, vino rosso, motociclette, violini maltrattati e una discreta quantità di imbarazzo pubblico. Il nostro curriculum comprende sette album, svariate collaborazioni,  dal jazz al folk, e un  brano suonato persino dai professori del teatro Regio. Abbiamo perso due compagni di viaggio, Antonello e Claudio, e suoniamo anche per loro. Non per nostalgia ma perché il rock ci tiene vivi, ci cura, ci prende a schiaffi, ci fa ridere. I nostri figli si vergognano quando ci vedono sul palco. È una tradizione di famiglia, anche i nostri genitori si vergognavano di noi. Ma noi non ci siamo vergognati di niente. Ed è proprio questo il senso di tutto, suonare ancora, nonostante tutto e tutti. Con la stessa energia di sempre. O forse anche di più!”

Teatro Juvarra, Torino, via Juvarra 13

Venerdì 23 maggio ore 21

www.teatrojuvarra.it

Mara Martellotta

Carlo Felice Trossi, un eroe incompiuto

E’ in corso la mostra Carlo Felice Trossi – Eroe incompiuto al Mauto, Museo Nazionale dell’Automobile. Aperta sino al 28 settembre 2025, la mostra permette di scoprire una figura di spicco del mondo del design automobilistico, navale e aeronautico. Tra le chicche, il Cinemobile, uno dei pochi esemplari al mondo di cinema ambulante degli anni ‘20.

Rock Jazz e dintorni a Torino: Mahmood e Chiello

/

Lunedì. Al teatro Concordia di Venaria si esibisce Chiello.

Mercoledì. All’Osteria Rabezzana suona Lil Darling Quartet. Al Jazz Club: The Chicago Blues Jam!

Giovedì. Al Blah Blah sono di scena i Weird Bloom. Allo Spazio 211 si esibisce Diego Random. Al Jazz Club suonano i Train Power Blues. All’Hiroshima Mon Amour è di scena Cajo Redivivo. Al Cafè Neruda suona l’Oiseaux Trio.

Venerdì. Al Blah Blah si esibisce la cantautrice Claudia Buzzetti. Allo Spazio 211 sono di scena i Fasti + Le Schiene di Shiele+ Calantha. Al Jazz Club suonano i Sp4rkles. Alla Divina Commedia si esibisce la Marconi Blues Band. All’Hiroshima è di scena Comete + Lato B. Al Circolino suona Valentina Nicolotti 4 tet.

Sabato. All’Inalpi Arena arriva Mahmood Allo Ziggy si esibiscono i Necrodeath + Nerocapra. Al Blah Blah suonano i Madbeat + Bad Frog. Al Jazz Club Growing The Blues. Alla Divina Commedia si esibisce la Lucky Phoenix Band.

Domenica. Al Jazz Club sono di scena Terry e Lucia.

Pier Luigi Fuggetta

Accessibilità orizzontale: MAO e Politecnico di Torino per un museo in trasformazione

Il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino e il DAD Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino organizzano il 20 maggio, a partire dalle ore 9, presso il Salone d’Onore del castello del Valentino, una giornata di studi sull’accessibilità museale, durante la quale verranno presentati gli esiti di un progetto dedicato all’inclusività e al diritto alla cultura, realizzato al MAO e finanziato dai fondi NEXT Generation EU, messi a disposizione dall’Unione Europea nel quadro del PNRR. Partito nel 2023, il progetto si è articolato in numerose fasi che hanno visto il coinvolgimento di studiosi, esperti museali, designer e docenti del Politecnico, e che dopo 2 anni di lavoro hanno portato alla realizzazione di una serie di interventi e alla produzione di supporti tecnologici visivi e tattili per offrire a ciascun visitatore l’opportunità di vivere il museo e le sue collezioni materiali secondo le proprie abilità, sensibilità, cultura, lingua o punti di vista. Oltre a interventi di tipo architettonico per l’abbattimento delle barriere fisiche e architettoniche, grande attenzione è stata posta a momenti di formazione per il personale del museo, quali ad esempio i corsi in lingua dei segni italiana e tecniche psicologiche per migliorare l’accoglienza museale, così come la qualità del lavoro all’interno del museo, il progetto ha previsto la realizzazione di servizi per l’accessibilità cognitiva e sensoriale con l’obiettivo di scardinare il binomio accessibilità/disabilità, e superare l’esclusione che ne deriva. Tra i supporti messi in campo al MAO in questi mesi, il team dedicato al progetto sta sviluppando, a partire da alcuni modelli tattili in scala delle opere, realizzate dal Dipartimento di Architettura e Design e MOD Lab Arc del Politecnico di Torino, in seguito a una campagna di acquisizione e modellizzazione digitale, una serie di attivazioni sensoriali derivanti da oggetti creati in seguito a una sperimentazione condotta dalla designer docente Natasha Fenoglio insieme a Lorenzo Cianchi. A queste attivazioni sensoriali si aggiungono la nuova segnaletica Way Finding, a cura dello Studio Fionda, e le mappe tattili per i percorsi nelle collezioni curate da Tactile Vision. A questo impianto si affianca una innovativa web app multilingue progettata dallo studio QZR e contenente, tra l’altro, testi critici a cura di Laura Vigo, video in LIS e audiodescrizioni delle opere più significative prodotti dall’Istituto dei Sordi di Torino, proposte di percorsi di visita organizzati per durata e tematica, oltre a contributi audio e video di approfondimento. La web app nasce per essere implementabile, ed è quindi destinata a essere continuamente aggiornata e arricchita di nuovi contenuti che rispecchino le fasi di evoluzione e di cambiamento del museo. Grazie a un approccio multisensoriale e multidisciplinare, l’applicazione del MAO propone un’esperienza unica e accessibile a chiunque voglia scoprire, con i propri tempi e modalità, le storie e gli oggetti di una delle più grandi collezioni di arte asiatica in Italia: i contenuti e i dispositivi hanno la funzione di espandere le possibilità di fruizione museale per trasformare il MAO e le su collezioni permanenti in un patrimonio davvero per tutti.

“L’accessibilità orizzontale permette al museo di sperimentare un ingresso alle sue collezioni e attività come processo esplorativo – spiega Davide Quadrio, direttore del MAO – tutti possono accedere come meglio aggrada loro in un’idea evolutiva dei contenuti del museo”.

“L’intervento del DAD si inserisce nell’attività di terza missione dell’Università – spiega Roberta Spallone, professoressa ordinaria del DAD – La sinergia tra mondo accademico ed ente museale nella realizzazione del progetto si esprime, rispetto al museo, nella condivisione e cogenerazione di conoscenza, nel rapporto con la società, nell’ampliamento dell’accessibilità al patrimonio e nella divulgazione e partecipazione attiva al dibattito aperto”.

Giornata di studi – programma: “Accessibilità orizzontale-MAO e Politecnico di Torino per un museo in trasformazione”.

Salone d’Onore – castello del Valentino, viale Macchioli 39, Torino

Gian Giacomo Della Porta

Saviano commuove il Salone del Libro: “Rossella, l’amore che sfida la ‘ndrangheta”

Una sala gremita e attenta ha accolto Roberto Saviano al Salone del Libro di Torino, dove ha presentato il suo nuovo romanzo L’amore mio non muore. Al centro, la storia vera e struggente di Rossella Casini, una giovane fiorentina che, per amore, si è opposta alla ‘ndrangheta, pagando un prezzo altissimo.
Rossella ha poco più di vent’anni quando si innamora di Francesco, studente calabrese lontano da casa. Un amore potente, totalizzante, che la conduce fino in Calabria, dove scopre che la famiglia di lui è legata a una potente cosca. Nonostante tutto, Rossella non si tira indietro: affronta la malavita, chiede la fine di una faida, cerca verità e giustizia, mettendo a rischio la propria vita.
Saviano racconta come la figura di Rossella gli abbia permesso di esplorare l’amore in tutte le sue sfumature, anche quelle più dolorose e coraggiose. “In un’epoca in cui l’amore è spesso banalizzato, Rossella lo rende rivoluzionario”, ha detto lo scrittore.
Il libro è nato da un lungo lavoro di ricostruzione, ispirato da giornaliste che hanno riportato alla luce la storia di Rossella, finita nell’oblio. “Scrivere di amore – ha aggiunto – è stato un atto politico. L’innamoramento viene spesso sminuito, ma in questo caso diventa una forza capace di sfidare il potere.
Tra i momenti più intensi dell’incontro, Saviano ha citato Apollinaire: “Quando non ci sei, non so se manchi tu o manco io”, per descrivere la profondità del legame tra Rossella e Francesco. Un amore che ha attraversato la paura, la violenza, la verità – e che, pur nella tragedia, continua a vivere come testimonianza e memoria.
 Valeria Rombolá 

Torna la Notte dei Musei

Sabato 17 maggio 2025 torna la Notte Europea dei Musei, l’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura francese e patrocinata dall’UNESCO, dal Consiglio d’Europa e dall’ICOM, che si svolge in contemporanea in tutta Europa con l’obiettivo di incentivare e promuovere la conoscenza del patrimonio e dell’identità culturale nazionale ed europea.

In occasione dell’evento, sabato 17 maggio GAM, MAO e Palazzo Madama saranno aperti fino alle ore 23.

A partire dalle ore 18 tutti i visitatori potranno usufruire della tariffa a ingresso speciale di 1€ per accedere alle collezioni permanenti, oltre che alle esposizioni temporanee Adapted Sceneries al MAO e Bianco al femminile e Peltri a Torino a Palazzo Madama.

 

Nella stessa serata,  con l’aggiunta di 1€ per ciascuna mostra, si potranno inoltre visitare: alla GAM le esposizioni temporanee FAUSTO MELOTTI. Lasciatemi divertire! e le mostre del Contemporaneo: ALICE CATTANEO. Dove lo spazio chiama il segno e Giosetta Fioroni, al MAOHaori. Gli abiti maschili del primo Novecento narrano il Giappone  e a Palazzo Madama Visitate l’Italia! Promozione e pubblicità turistica 1900-1950.

 

La tariffa a 1€ sarà applicata anche ai titolari di Abbonamento Musei, che non potranno utilizzare le tessere. Ingresso gratuito per i possessori della Torino Card.

 

Cosa si può visitare:

 

Alla GAM: oltre alle collezioni permanenti e al Deposito vivente sono visitabili le mostre temporanee FAUSTO MELOTTI. Lasciatemi divertire! (+1€) e le mostre del Contemporaneo: ALICE CATTANEO. Dove lo spazio chiama il segno e Giosetta Fioroni nello spazio della Videoteca (+1€)

Al MAO: i visitatori possono visitare le cinque gallerie delle collezioni permanenti e la mostra temporanea Adapted Sceneries Haori (+1€).

Palazzo Madama: oltre alle collezioni permanenti, sono visitabili le mostre temporanee Giro di postaBianco al femminile e Peltri a Torino, e Visitate l’Italia! (+1€).

GLI APPUNTAMENTI SERALI

LUMEN OMEN.

Il lato oscuro delle Luci d’Artista

sabato 17 maggio ore 21:00 

a cura del Dipartimento Educazione GAM

Nel cuore di Torino, il trio di artisti CANEMORTO guida un tour alternativo tra le celebri Luci d’Artista, svelando una teoria inquietante. Secondo tale credenza, queste installazioni non sono semplici opere luminose, ma potenti sigilli energetici, collocati strategicamente per contrastare le oscure forze esoteriche che avvolgono la città.

Scopri di più

GAM | LETTERE DALLA NOTTE

sabato 17 maggio 19 alle 20 e dalle 20.30 alle 21.30

A partire da immagini che riproducono opere delle collezioni GAM, il pubblico è invitato a ritagliare, comporre e ibridare le diverse parti delle opere per creare una personale cartolina da portare via. Questa potrà essere spedita, conservata o donata, come testimonianza della creazione di un messaggio ‘proibito’, da custodire o donare.

Il tema è quello della notte: da intendere in maniera figurata, ma simbolica. Le opere scelte rimandano infatti a un immaginario di divertimento, di libertà e di mistero, di oscuro e inconscio, realizzate da artisti attratti da tematiche spigolose, misteriose… notturne.

Scopri di più

MAO | LE VISITE SPECIALI

 

sabato 17 maggio ore 18.30  Tra antichi racconti e preziosi manoscritti. Suggestioni letterarie nelle collezioni del MAO.

 

sabato 17 maggio ore 20 | Haori. Gli abiti maschili del primo Novecento narrano il Giappone

 

sabato 17 maggio ore 21:30 | Asia Orientale: Cina e Giappone tra sacro e profano

 

Scopri di più

PALAZZO MADAMA | LA VISITA SPECIALE

sabato 17 maggio ore 18.30  Da castello a museo

 

Se si vuole toccare con mano la storia della città occorre scoprire ogni angolo di Palazzo Madama. E’ un sito che si trasforma nei secoli e questo percorso di visita rivela ogni aspetto di questa storia articolata, senza nulla tralasciare, scandendo ogni passaggio che, nei secoli, in questo luogo si è verificato. Architettura, arte e apparati decorativi, passando dalla struttura agli arredi: venti secoli di storia senza interruzione, nel centro della città.

 

Scopri di più

Torino Graphic Days compie dieci anni

/

Numerosi gli eventi in programma fino al 18 maggio

 

E’ in corso di svolgimento a Torino il Graphic Days®, il primo festival dedicato al visual e al social design italiano e internazionale che quest’anno festeggia i suoi dieci anni.

Aperto fino al 18 maggio, il festival è articolato attraverso un percorso espositivo e un fitto calendario di eventi, talk, workshop, progetti partecipati e performance, dj set, attività per le scuole e le famiglie, mostra mercato dedicati al tema “Love, Now!”, che vuole trasmettere un messaggio di apertura, accoglienza e positività, affrontando il tema delle diverse forme di violenza e dell’esclusione della diversità.

Nuova la location per l’edizione 2025 di Graphic Days®, che viene ospitato negli spazi comunali del Vitali Park in via Orvieto 19, nel cuore della Spina 3, che la prima volta sono stati assegnati a un uso temporaneo all’associazione Print Club Torino e al Festival dedicato alla promozione del valore culturale della comunicazione visiva.

All’interno del Vitali Park ci sono soprattutto le mostre, suddivise in 14 nuclei espositivi. Le attività del festival si estendono anche in città in oltre 30 diverse sedi, con un ricco calendario diffuso di eventi, realizzato con il coinvolgimento delle agenzie di comunicazione, degli studi di design e di diverse realtà operanti nell’ambito del visual e social design nel territorio.

Graphic Days è promosso dal 2016 dall’associazione Print Club Torino, dall’associazione plug e dall’agenzia quattrolinee.

Il programma completo è disponibile su www.graphicdays.it/2025/

TORINO CLICK

“Tout Blue”, con gli allievi della FLIC Scuola di Circo

“Tout blue” è  il titolo di uno spettacolo degli allievi del primo anno della FLIC Scuola di Circo diretti da Francesco Sgrò, inserito nel programma del Salone OFF del Salone Internazionale del Libro di Torino, che andrà in scena il 16 e 17 maggio alle ore 19.30 presso lo Spazio FLIC in via Niccolò Paganini 0/200 a Torino.

Caleidoscopio è  il titolo della stagione di spettacoli ed eventi 2024-2025 della Flic Scuola di Circo, un ricco cartellone proposto presso lo spazio FLIC Centro Internazionale per le Arti Circensi di Torino. La stagione prosegue con “Tout Blue”, spettacolo con in scena 18 allievi del primo anno di corso, giovani tra i 19 e i 26 anni di età, provenienti da diverse regioni italiane e per il 70% dall’estero, da Brasile, Cile, Estonia, Francia, Germania, Repubblica Ceca, Slovenia, Spagna, Svizzera e USA.

La FLIC Scuola di Circo di Torino è la prima scuola di Circo contemporaneo in Italia curata dalla Reale Società Ginnastica e sta rinnovando il suo impegno verso la scena circense Internazionale con la stagione Caleidoscopio 2024-2025.  Nel corso dei suoi 22 anni, il centro di formazione e promozione circense ha costruito un vasto network di relazioni che l’hanno resa un punto di riferimento a livello internazionale.

Da aprile è iniziata “Spazio Flic presenta”, sezione della stagione che prevede dieci appuntamenti con protagonisti gli allievi e le allieve della Scuola che si esibiscono in spettacoli di fine corso e presentazioni di progetti artistici personali. Si tratta di eventi in cui il pubblico può ammirare il risultato di un intenso programma di formazione e di un lavoro sinergico tra docenti, registi e coreografi, realizzato per offrire agli allievi un’esperienza completa, dalle sale all’allestimento del palco.

‘Tout blue’ rappresenta un processo di creazione di due settimane diretto dal regista Francesco Sgrò, professionista di grande esperienza e storico collaboratore della Flic, che darà alla luce uno spettacolo in cui gli allievi e le allieve potranno dimostrare i progressi ottenuti in un anno di lavoro, che si è svolto in circa 1500 ore di lezioni ed esperienze varie.

“Un viaggio poetico in un mondo sospeso tra sogno e realtà – spiega il direttore artistico Francesco Sgrò  – dove il blu non è soltanto un colore, ma un sentimento, una vibrazione, una promessa. I giovani artisti in scena daranno vita ad un universo in cui il corpo diventerà parola, l’aria racconterà storie  e l’equilibrio sarà  una danza infinita tra l’altezza e l’abisso. Con audacia e delicatezza, ‘Tout Blue’ esplorerà anche il legame fra fragilità e forza, trasformando ogni movimento in un atto di estrema importanza. Si tratta di uno spettacolo che invita a guardare oltre le apparenze, a immergersi nel blu e a lasciarsi trasportare dal mistero profondo”.

Lo spettacolo è adatto a un pubblico di tutte le età e rientra nel programma del Salone OFF 2025 del Salone Internazionale del Libro di Torino.

I biglietti sono acquistabili online  su www.flicscuolacirco.it oppure presso la biglietteria da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

Per maggiori informazioni  tel  011530217, email booking@flicscuolacirco.it

Mara Martellotta

Tinissima, la fotografa che mise a fuoco il mondo

Il 2025 si sta rivelando l’anno di Tina Modotti a Torino. Dopo la lunga e apprezzatissima esposizione al Museo Camera, il capoluogo piemontese ha ospitato un incontro vivo, vibrante, presso la Fondazione Circolo dei Lettori. Protagonista, la giornalista e agitatrice culturale Annalisa Camilli, che ha restituito al pubblico non solo il ritratto di una fotografa straordinaria, ma il mosaico complesso di una donna dalle mille vite. Durante l’incontro, nell’ambito del progetto “Giornaliste. Raccontare e fotografare il mondo”, Camilli ha raccontato Modotti con passione e intensità, intrecciando la narrazione storica con le immagini del suo viaggio personale a Città del Messico, sulle tracce della tomba ormai dimenticata di Tina. Lì, nel Panteón de Dolores, tra tombe in rovina, ha faticosamente ritrovato il luogo dove riposa colei che fu operaia, attrice, modella, fotografa, militante comunista e funzionaria politica. Una donna che, in soli 46 anni, ha attraversato quattro continenti senza mai perdere contatto con le proprie origini, anzi facendone motore della sua arte e militanza. “Descriverla solo come fotografa sarebbe riduttivo”, ha detto Camilli, e basta scorrere la sua biografia per capirlo.

Modotti – fotografa, attrice, militante comunista, amante, musa e pioniera – non ha mai vissuto una sola vita. Ne ha attraversate molte, come onde. Nata a Udine, figlia di un padre emigrato, ha iniziato a lavorare a tredici anni in una fabbrica tessile. Nel 1913 lasciò la madre in Italia per raggiungere il padre a San Francisco, attraversando l’Atlantico e chiudendosi alle spalle il Golfo di Napoli. Non mise mai più piede nella sua patria, che le fu preclusa a causa della sua attività politica. San Francisco, risorta dopo il terremoto del 1906, la accoglieva come città di rinascita. Qui Tina si inserisce subito nella comunità italiana e inizia a recitare per loro. Lavora come sarta, posa come modella, recita nei primi film muti: è il prologo di una metamorfosi. Nel 1918 sposa Roubaix de l’Abrie Richey, “Robo”, e con lui condivide il sogno di una vita d’artista, combattuta tra l’arte e la vita stessa: “C’è troppa arte nella mia vita”, scrisse, “e mi rimane poca creatività”. Si sposta a Los Angeles ed entra nello studio fotografico di Edward Weston, dove scopre il potere della luce e delle forme. Modotti ne diventa modella, assistente e amante. Quando Robo si trasferisce a Città del Messico, Tina lo raggiunge, portando con sé anche l’amate e maestro Weston. Una scelta difficile, che segna una frattura personale e morale: Weston ha moglie e figli, ma a proposito dice “sarei diventato veleno per me stesso e per gli altri, se fossi rimasto”. In Messico tutto cambia. Weston matura come artista e Tina impara a fotografare. Diventa autrice. Infatti bene presto passa dal ruolo di musa a quello di sguardo. Il suo è un occhio attento ai simboli nascosti nella realtà, ma soprattutto rivolto agli ultimi: contadini, donne, mani che lavorano. Il suo sguardo è quello di un’emigrata, di una donna che conosce la fatica e crede nel riscatto. Si lega al Partito Comunista Messicano, diventa amica di Frida Kahlo e pubblica per “El Machete” con  fotografie di  volti e corpi con uno stile nuovo, politico e poetico insieme. Dopo la morte di Weston si lega a Julio Mella, con il quale approfondisce l’interesse e la passione politica. Ma l’anno dopo, un colpo durissimo proprio il suo compagno Julio Antonio Mella- giovane rivoluzionario cubano-  il quale viene assassinato. Tina viene subito coinvolta mediaticamente: i giornali insinuano un delitto passionale, pubblicano sue foto di nudo, la trasformano da testimone a colpevole. È una distorsione tutta patriarcale: da militante a “femme fatale”, da artista a oggetto. La sua casa viene perquisita, i beni sequestrati, la dignità violata.

Dopo il processo, Tina si rifugia nel Sud del Messico, vicino al Chiapas. In una comunità matriarcale, torna alla fotografia, questa volta con un taglio etnografico e antropologico. Scatta immagini cariche di rispetto, curiosità e ascolto.

Ma la pace dura poco. Un attentato al presidente messicano la coinvolge indirettamente e le accuse ricadono nuovamente su di lei: è costretta a lasciare il Paese. Parte per l’Europa in pieno fermento prebellico, accompagnata dal comunista italiano Vittorio Vidali. Smette di fotografare. Scrive a Weston la sua decisione: ora è la militanza politica a chiamarla.. In Spagna partecipa alla guerra civile, poi torna in Messico nel 1939.  La città però è cambiata. Gli amici si sono dispersi, i sogni affievoliti. Muore sola, su un taxi, nel 1942. Morte naturale, dicono. Ma in pochi ci credono. Nemmeno Neruda:

Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il tuo nome, quelli che da tutte le parti, dall’acqua, dalla terra, col tuo nome altri nomi tacciamo e diciamo. Perché non muore il fuoco

Tina Modotti non è mai stata solo una fotografa. È stata un’idea in movimento, un corpo in lotta, uno sguardo che resiste. Oggi, anche dalla polvere, continua a parlarci. E non dorme. No, non dorme.

VALERIA ROMBOLA’

“Marionette, burattini e ombre dalla Cina”, dal 15 maggio in Casa Gianduja

La Fondazione Marionette Grilli presenta la mostra “Marionette, Burattini e Ombre dalla Cina”, ospitata presso Casa Gianduja in via Pettinati 10, a Torino, dal 15 maggio al 15 settembre prossimo. L’esposizione raccoglie oltre 200 pezzi originali e rappresenta un’affascinate anteprima della grande mostra “Le figure dei sogni” prevista per ottobre 2025 sempre a Casa Gianduja, e si propone di offrire al pubblico un viaggio nel cuore delle arti sceniche tradizionali cinesi, dove il teatro di figura si intreccia con la storia, il mito e la spiritualità.

Le Marionette cinesi affondano le proprie radici nell’antichità, con prime attestazioni nel periodo Han Orientale (25  – 220 d.C), spesso legate a rituali sciamanici o cerimoniali. È sotto la dinastia Tang (618 – 907 d.C) che il teatro di figura entra ufficialmente nelle istituzioni imperiali, diventando parte del Jiaofang, organo dedicato alla musica e alla danza. Nei secoli successivi, soprattutto durante le dinastie Song e Yuan, il teatro con marionette si diffonde a corte e tra il popolo, fondendo con le forme del teatro tradizionale. Le marionette, mosse da fili, da 8 a 30, permettono una sorprendente fedeltà nei movimenti. Accanto al teatro delle marionette, in Cina si sviluppa anche il teatro dei burattini, che risale anch’esso all’epoca Tang. I burattini, animati dal basso dalle mani del burattinaio, sono dotati di testa, mani (successivamente gambe) scolpite e dipinte. Una stecca principale inserita nel collo consente di muovere la testa, mentre altre controllano braccia e gambe. Un’altra forma di teatro è quella delle ombre cinesi, che risale a tempi antichissimi con riferimenti letterari che originano dal regno dei Song settentrionali (960 – 1127 d.C). Alcune leggende fanno risalire questo tipo di teatro al 90 a.C, quando uno spirito venne evocato per consolare l’imperatore Wu della dinastia Han. Le sagome, realizzate in pelle di bue o asino, e colorate con aniline trasparenti, sono mosse da bastoncini e premute contro uno schermo retroilluminato, dando vita a narrazioni poetiche e rituali.

L’esposizione “Marionette, Burattini e Ombre dalla Cina” si presenta come una esplorazione visiva e sensoriale delle arti performative cinesi, rivelando la maestria artigianale e la profondità simbolica di queste antiche tradizioni.

Casa Gianduja è il nuovo spazio polifunzionale di Torino dedicato al teatro di figura, inaugurato nel dicembre 2024 nel quartiere Nizza Millefonti. Ospita un teatro da 90 posti, un museo permanente con oltre 200 opere della collezione Grilli e laboratori didattici per tutte le età. Il museo presenta marionette e burattini esteri, dal ‘700 a oggi, tra cui pezzi rari come il teatrino settecentesco di Giovanni Lauro.

La mostra sarà aperta dal 15 maggio al 15 settembre 2025 in Casa Gianduja. Orari: martedì  domenica 10-18.30

Info: 334 2617947

Mara Martellotta