Cosa succede in città

Martinetto, Torino ricorda i martiri

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Questa mattina, presso il Sacrario del Martinetto, Torino ha reso omaggio ai partigiani e agli oppositori politici fucilati tra il 1943 e il 1945, rinnovando solennemente il richiamo ai valori fondanti della Resistenza. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, il poligono divenne il luogo simbolo della repressione della Repubblica Sociale Italiana, teatro delle esecuzioni ordinate dal Tribunale speciale fascista.

Fu proprio qui che, il 5 aprile 1944, caddero sotto il fuoco del plotone d’esecuzione gli otto componenti del primo Comitato militare regionale piemontese: Franco Balbis, Quinto Bevilacqua, Giulio Biglieri, Paolo Braccini, Errico Giachino, Eusebio Giambone, Massimo Montano e Giuseppe Perotti.

Alla commemorazione hanno partecipato autorità civili e militari insieme a numerosi studenti delle scuole torinesi. Proprio ai giovani si è rivolto il sindaco Stefano Lo Russo, che ha invitato a vivere l’appuntamento non come un rito, ma come “una scelta” e un momento di riflessione sul significato attuale di quel sacrificio.

Ritrovarsi qui, ha spiegato, è “il tempo che decidiamo di prenderci per ascoltare ciò che questo luogo ha ancora da dirci”. Al poligono non si commemora una cronaca astratta, ma il sacrificio di uomini comuni che, nel momento più buio, rifiutarono l’ingiustizia come destino inevitabile.

Collegando la memoria della Resistenza alle sfide contemporanee, il Sindaco ha sottolineato come oggi non sia richiesto l’eroismo del sangue, ma una vigilanza civile costante perché “la libertà non é mai acquisita per sempre” e richiede un impegno quotidiano, tanto più significativo nel 2026, a ottant’anni dalla nascita della Repubblica.

In un contesto segnato da conflitti e da un linguaggio pubblico sempre più divisivo il primo cittadino ha ricordato che il nemico più insidioso resta l’indifferenza, terreno fertile per ogni deriva autoritaria. “Il passato non è distante – ha ricordato agli studenti – è il terreno su cui camminate ogni giorno”.

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Rubava di notte negli uffici, arrestato

 

La Polizia di Stato ha arrestato a Torino un cittadino italiano di quarantanove anni per tentato furto aggravato.

È notte quando giunge una chiamata alla Centrale Operativa che segnala la presenza di un uomo sospetto all’interno di alcuni uffici in un edificio di Corso Giulio Cesare.

Sulla facciata dell’immobile gli agenti delle volanti dell’UPGSP notano immediatamente la presenza di diverse vetrate infrante e movimenti sospetti all’altezza del quinto piano. Dopo una bonifica dei primi quattro piani i poliziotti individuano e bloccano un uomo con al seguito due zaini contenenti 3 computer e 2 Ipad, immediatamente riconsegnati al rappresentante della Società vittima del tentativo di furto.

Torino e’ una citta’ vecchia. Solitudine e squilibrio demografico

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I quartieri piu’ anziani: Borgo Po, Mirafiori e Pozzo Strada.

Torino è oggi una delle città più anziane d’Italia. I dati dell’ISTAT parlano chiaro: l’età media supera i 48 anni e oltre il 26 per cento dei residenti ha più di 65 anni. Un primato che non resta confinato alle statistiche, ma si riflette nella vita quotidiana, nei ritmi della città, nel modo in cui gli spazi vengono vissuti e attraversati.Molti anziani vivono soli con la speranza di restare autonomi; abitano in case grandi, pensate per famiglie che nel tempo si sono ridotte o scomparse. Oltre alla povertà economica, a pesare è la solitudine: una condizione diffusa e silenziosa che raramente diventa emergenza, ma che segna profondamente la qualità della vita. A Torino la solitudine è diventata una delle forme più diffuse di fragilità urbana.

Molti anziani conducono una vita ordinata e autonoma, ma con relazioni sempre più ridotte. Il quartiere, un tempo rete di conoscenze e vicinanza, si è progressivamente assottigliato. Le giornate scorrono tra casa, piccoli acquisti e qualche visita medica. Non è un isolamento drammatico, ma una solitudine lenta e quotidiana. Questo invecchiamento non è casuale, e’ il risultato di una storia lunga: Torino è stata città industriale, città del lavoro stabile, della permanenza.

Chi oggi è anziano ha spesso vissuto tutta la propria vita nello stesso quartiere, nello stesso palazzo: le radici sono profonde. I giovani, invece, arrivano per studiare o per le prime esperienze lavorative, ma difficilmente restano a lungo. La città forma competenze, ma fatica a trattenere le nuove generazioni. Il risultato è uno squilibrio demografico che tende a crescere nel tempo. Accanto a questa Torino anziana esiste però una città giovane e temporanea, migliaia di studenti arrivano ogni anno nelle università cittadine e si concentrano soprattutto in quartieri come San Salvario, Vanchiglia o Aurora. La loro presenza porta movimento, nuovi locali, affitti brevi, ma raramente si trasforma in radicamento stabile.

È una vitalità che anima i quartieri, ma che spesso resta di passaggio. Da un punto di vista territoriale, dunque, Torino non invecchia in modo uniforme: alcuni quartieri presentano una popolazione molto anziana, con un ricambio quasi assente. È il caso delle zone residenziali storiche come la collina torinese, Borgo Po, Mirafiori e alcune aree di San Paolo e Pozzo Strada, dove vivono soprattutto famiglie di lunga data e pensionati. In questi quartieri la città appare più ferma, i cambiamenti più lenti, le relazioni spesso consolidate ma ristrette. Ne emerge una Torino divisa anche per età, dove l’invecchiamento segue linee geografiche precise e contribuisce a creare città diverse dentro la stessa città. In questo equilibrio fragile svolge un ruolo importante anche il lavoro di cura.

In molte case torinesi l’assistenza agli anziani è affidata a donne straniere, soprattutto dell’Est Europa e dell’America Latina. Le badanti, infatti, sono diventate una presenza quotidiana insostituibile nei condomini e nei quartieri, svolgono, infatti, un ruolo fondamentale nel mantenere l’autonomia delle persone anziane, ma restano spesso invisibili nel racconto pubblico della città. Questa situazione pone una sfida importante.

Da un lato aumentano i bisogni di assistenza, di servizi di prossimità e di politiche per la non autosufficienza. Dall’altro, il rischio è quello di una città sempre più statica, poco attrattiva per chi è giovane. Eppure gli anziani non sono soltanto un problema da gestire, rappresentano, al contrario, una risorsa: tempo, esperienza, memoria, presenza nei quartieri. La vera questione è se Torino saprà trasformare il proprio invecchiamento in un progetto di città più solidale e inclusiva, oppure se continuerà semplicemente a invecchiare, lentamente, in silenzio.

Di Maria La Barbera

Parchi e quartieri sotto controllo: Torino alza il livello della sicurezza

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Scatterà il 31 marzo il nuovo piano sicurezza firmato dal prefetto Donato Cafagna, che recepisce il decreto-legge del 24 febbraio 2026 sulle “disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica”. Torino viene divisa in sei zone a vigilanza rafforzata, individuate sulla base dei dati sui reati e delle segnalazioni dei cittadini.

Le aree coinvolte sono ampie e ben note: dai quartieri Dora Vanchiglia, San Salvario, San Donato e Barriera di Milano, fino a piazza Bengasi–Nizza Millefonti e alle zone della movida del Centro. Dentro anche diversi giardini e spazi verdi, come il Maiocco, l’Alimonda, il Battistini, il Sambuy, il Madre Teresa di Calcutta e lo Schiapparelli.

In queste zone le forze dell’ordine  potranno allontanare per 48 ore chi tiene comportamenti violenti, minacciosi o particolarmente molesti, soprattutto se già denunciato negli ultimi cinque anni per reati gravi contro la persona o il patrimonio, droga o uso improprio di armi. Se i comportamenti si ripetono, il questore potrà spingersi oltre e vietare l’accesso fino a un anno (il cosiddetto Dacur).

Parallelamente aumentano i controlli su locali e attività: sotto osservazione la vendita di alcolici, soprattutto ai minori, ma anche distributori automatici e aree esterne. Più verifiche anche sul rispetto del Codice della strada, con un occhio a quei mezzi – monopattini compresi – spesso utilizzati per furti o spaccio.

Il giro di vite si inserisce in un’attività già intensa: dall’inizio dell’anno Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno controllato 58mila persone, denunciandone oltre 1.600 e arrestando 657 individui. Sequestrati anche più di 206 chili di droga.

Sul fronte della prevenzione, prosegue il potenziamento della videosorveglianza e delle iniziative contro fenomeni come le truffe agli anziani e il disagio giovanile vicino alle scuole. Per questi interventi sono stati messi in campo circa 4,5 milioni di euro tra il 2024 e il 2026, nell’ambito del Patto per la sicurezza tra Prefettura e Comune, a cui si aggiungono fondi regionali e nuove risorse in arrivo.

Da La Stampa a Stellantis: Torino dopo l’uscita degli Agnelli

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Fine di un secolo: la cessione di GEDI ridisegna l’editoria italiana e segna l’addio della dinastia al capoluogo subalpino

La vendita del gruppo GEDI rappresenta un passaggio storico per il sistema dell’informazione in Italia e, allo stesso tempo, un momento simbolico molto forte per Torino. Non si tratta semplicemente di un cambio di proprietà, ma della conclusione di una lunga fase durata quasi cent’anni, durante la quale la famiglia Agnelli – oggi incarnata dagli Elkann – ha avuto un ruolo centrale non solo nell’industria automobilistica, ma anche nel mondo dei media.

L’operazione ha comportato lo smantellamento di uno dei principali gruppi editoriali del Paese. Le attività più importanti, tra cui la Repubblica, le emittenti radiofoniche e le piattaforme digitali, sono passate al gruppo greco Antenna, mentre La Stampa è stata acquisita da SAE, realtà già presente nel settore dell’editoria territoriale. Questo riassetto riflette dinamiche ormai evidenti da tempo: da un lato l’apertura del mercato a investitori internazionali, dall’altro la progressiva disgregazione dei grandi poli editoriali a favore di strutture più distribuite e meno centralizzate. In parallelo, il digitale continua a guadagnare peso, ridimensionando il ruolo economico della carta stampata.

La cessione ha anche alimentato timori nel mondo giornalistico e istituzionale, soprattutto per quanto riguarda l’autonomia delle redazioni e la tenuta dei livelli occupazionali. Il cambiamento, infatti, non riguarda solo gli assetti societari, ma tocca direttamente il futuro del lavoro nel settore.

A Torino l’impatto è particolarmente significativo. La vendita de La Stampa interrompe un legame storico con la famiglia Agnelli iniziato nel 1926, un rapporto che ha contribuito in modo determinante a definire l’identità culturale e civile della città. Per decenni il quotidiano è stato un punto di riferimento per la classe dirigente industriale torinese, oltre che uno spazio di connessione tra economia, politica e società. Ha avuto anche un ruolo importante nel raccontare Torino al resto del Paese e all’estero.

Con il passaggio di proprietà, la città perde un importante centro decisionale. Le scelte editoriali e strategiche non saranno più radicate nello stesso contesto territoriale, con il rischio di un progressivo allentamento del legame tra il giornale e la realtà locale.

L’uscita degli Agnelli dall’editoria si inserisce in un processo più ampio di distacco da attività storicamente connesse a Torino. Negli ultimi anni si è assistito a una progressiva riduzione della presenza diretta della famiglia in settori chiave legati al territorio, accompagnata da un orientamento sempre più marcato verso una dimensione internazionale. L’editoria rappresentava uno degli ultimi simboli di questo radicamento, e la sua cessione assume quindi un significato che va oltre il semplice dato economico: segna la fine di un modello in cui impresa e territorio erano strettamente intrecciati.

Questo passaggio richiama quanto già avvenuto nel comparto automobilistico. La trasformazione di FIAT in Stellantis, con una struttura societaria globale e sedi fuori dall’Italia, ha ridotto il peso specifico di Torino nel sistema produttivo. La città ha progressivamente perso centralità industriale, così come si è ridimensionato l’impatto occupazionale diretto del settore. Il passaggio da azienda nazionale a gruppo multinazionale ha ridefinito le priorità strategiche, privilegiando una logica globale rispetto a quella territoriale.

In questo contesto, la vendita di GEDI appare coerente con una linea di sviluppo orientata verso attività internazionali e più redditizie, accompagnata da un progressivo disimpegno rispetto agli asset legati al territorio torinese.

Le conseguenze per la città possono essere rilevanti. Sul piano occupazionale si aprono interrogativi sul futuro delle redazioni, delle strutture produttive e delle attività collegate, con possibili effetti su stabilità del lavoro, riorganizzazioni e riduzioni. Ma l’impatto non si limita al perimetro diretto dell’editoria. Il settore contribuisce infatti a sostenere un più ampio ecosistema fatto di pubblicità, iniziative culturali, eventi e servizi. Un eventuale ridimensionamento rischia quindi di avere effetti a catena sull’economia locale.

C’è poi un aspetto meno immediato ma altrettanto importante, legato al ruolo simbolico della città. Torino potrebbe perdere ulteriormente peso come centro decisionale, con una riduzione dei luoghi in cui si formano strategie e visioni. Questo comporta anche una minore capacità di incidere nel dibattito nazionale e un indebolimento della propria identità storica di città industriale e culturale.

La cessione di GEDI segna dunque un cambio di fase. Da un lato si riduce il ruolo delle grandi famiglie industriali italiane nell’editoria come strumento di influenza e presenza pubblica; dall’altro si consolida un sistema mediatico più frammentato e aperto a capitali globali. In questo scenario, anche il peso di Torino appare destinato a ridimensionarsi.

Non è soltanto una operazione economica. È il segnale di una trasformazione più profonda, in cui i tradizionali centri industriali perdono progressivamente centralità mentre le decisioni si spostano su scala internazionale. Torino si trova ancora una volta dentro questo cambiamento, ma in una posizione più fragile, chiamata a ridefinire il proprio ruolo in un contesto completamente diverso rispetto al passato.

Referendum Giustizia, a Torino stravince il NO con quasi il 65%

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Referendum Città di Torino – Seggi 918 su 919. Dati ufficiosi non definitivi alle ore 18:34:17

voto n° voti %
SI 141.305 35,23
NO 259.794 64,77
votanti n° voti %
Votanti 403.188 63,88
Tot. Voti Validi 401.099 99,48


Dati ufficiosi non definitivi
 alle ore 17:01:11 di oggi 23 marzo
Seggi 865 su 919

voto n° voti %
SI 132.283 35,23
NO 243.232 64,77

Referendum Torino città: Dati ufficiosi non definitivi alle ore 16:38:09

Seggi 768 su 919

voto n° voti %
SI 116.391 35,31
NO 213.235 64,69

Referendum costituzionale, 63,88% l’affluenza finale a Torino

L’Ufficio Elettorale ha comunicato le affluenze finali degli elettori di Torino alla chiusura dei seggi, che è stata pari al 63,88% (votanti 403.449 su 631.560).

Nell’ultima consultazione referendaria abrogativa (8 e 9 giugno 2025) l’affluenza finale era stata del 41,4%. Nel precedente referendum costituzionale (20 e 21 settembre 2020) l’affluenza finale era stata del 48,5%.

Immediatamente dopo la chiusura dei seggi sono iniziate le operazioni di scrutinio. I risultati dello spoglio in tempo reale sono consultabili all’indirizzo: https://elezioni.comune.torino.it/2026/referendumcostituzionale/

Sono 17450 le nuove tessere elettorali rilasciate nei due giorni di apertura dall’ufficio elettorale di corso Valdocco e dalle sedi anagrafiche aperte in via straordinaria nella giornata di domenica. Circa 1.500 i dipendenti comunali che sono stati coinvolti nell’organizzazione della consultazione elettorale. (TorinoClick)

Affluenza a Torino Città di domenica: 49,94%.

L’Ufficio Elettorale ha comunicato le affluenze degli elettori nei seggi di Torino alle ore 23, che è stata pari al 49,94% (votanti 315.386 su 631.560).

Nell’ultima consultazione referendaria abrogativa (8 e 9 giugno 2025) l’affluenza alle 23 era stata del 32,2%. Nel precedente referendum costituzionale (20 e 21 settembre 2020) l’affluenza alle 23 era stata del 36,97%.

I seggi sono aperti lunedì 23 dalle 7 alle 15. La rilevazione finale delle affluenze verrà comunicata dopo le ore 15.

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Affluenza a Torino Città domenica ore 19:  40,15%.

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L’Ufficio Elettorale ha comunicato le affluenze degli elettori nei seggi di Torino alle ore 12 per il quesito referendario:

«Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?» (Scheda di colore verde)

Votanti: 67.883 su 631.560 pari al 10,75% ore 12

Nella precedente tornata elettorale di referendum, che si è svolta l’8 e il 9 giugno 2025, l’affluenza, alle 12, era stata del 9,61%.

La prossima rilevazione delle affluenze è in programma alle ore 19.

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PoIiTo ottiene la certificazione Platinum

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Il Politecnico di Torino ha ottenuto la certificazione Platinum del programma FISU Healthy Campusil massimo riconoscimento internazionale promosso dalla International Federation of University Sport (FISU) per gli atenei impegnati nella promozione della salute e del benessere della comunità universitaria. Con questo risultato, il Politecnico entra nel gruppo delle 65 università al mondo che hanno raggiunto il livello più alto della certificazione.

Il programma FISU Healthy Campus sostiene le università nello sviluppo di politiche e iniziative dedicate al benessere della comunità accademica, attraverso un percorso di autovalutazione basato su 100 indicatori organizzati in sette aree tematiche legate alla salute e alla qualità della vita nel contesto universitario.

“Il raggiungimento di questo obiettivo è per noi motivo di orgoglio perché ci consente di caratterizzare sempre di più non solo i nostri spazi e le nostre infrastrutture, ma abitudini sane e orientate al benessere della persona. In un ateneo come il Politecnico di Torino che nello sviluppo delle proprie policy mette da sempre al centro le persone, diventa fondamentale che queste possano operare quotidianamente per gli studenti, i docenti e il personale tecnico-amministrativo all’interno di un contesto che sia orientato alla qualità della vita e nel quale si propongono stili di vita sani”, afferma il rettore Stefano Corgnati.

Sono oggi 215 le università nel mondo che partecipano al programma Healthy Campus, di cui 115 già certificate. Il Politecnico di Torino entra nel gruppo delle 65 università al mondo che hanno raggiunto il livello più alto della certificazioneIn Italia sono cinque gli atenei aderenti e solo tre hanno raggiunto il livello Platinum: oltre al Politecnico, l’Università di Torino e l’Università di Milano-Bicocca.

Il progetto Healthy Campus si pone come obiettivo il miglioramento della qualità della vita di tutta la comunità accademica a partire dalla vita all’interno del campus e si basa su un approccio olistico al concetto di salute che integra benessere fisico, mentale e sociale raggiungibile attraverso corretti stili di vita, alimentazione sana, prevenzione delle malattie e dei comportamenti di rischio, adottando azioni sostenibili per ridurre l’impatto ambientale. Attraverso la condivisione delle conoscenze e delle buone pratiche su questi temi tra i campus membri della rete, l’iniziativa sostiene gli atenei nel promuovere un contesto favorevole all’intera comunità universitaria nell’adottare abitudini di vita salutari e sostenibili. In questo modo, le opportunità di svolgere attività sportiva, l’accesso ai servizi e alle iniziative che promuovono il benessere e i corretti stili di vita diventano elementi centrali nell’esperienza della vita universitaria. Per raggiungere tali obiettivi il programma Healthy Campus si compone di un framework attraverso cui le università possono condurre un lavoro di autovalutazione a partire da 100 indicatori corrispondenti a 7 aree di riferimento.

Il lavoro di self-assesment è stato condotto grazie a una collaborazione trasversale e interdisciplinare tra le diverse componenti dell’Ateneo, sotto il coordinamento di Stefano Sacchi (Vicerettore  per la Società, la Comunità e per l’Attuazione del programma) e Giulia Mezzalama (Project Manager Healthy Campus per il Politecnico di Torino), in stretta collaborazione con la Direzione ARIA, Servizio Cultura, Sport ed Eventi, e con la Direzione STUDI; con il Servizio LIFE (Intera Comunità di Ateneo), la Direzione SAIL (Sostenibilità di Ateneo, Infrastrutture di ricerca e Laboratori) e la Direzione PROGES (Progettazione, Gestione, Edilizia e Sicurezza).

 

La validazione finale del processo di autovalutazione e il successivo rilascio della certificazione ufficiale di livello Platino è avvenuta tramite un audit in presenza che si è tenuta il 9 e il 10 febbraio presso diverse sedi del Politecnico di Torino.

“L’ottenimento della certificazione Healthy Campus di livello Platinum rappresenta il riconoscimento di questo impegno e conferma il ruolo del Politecnico di Torino come ateneo capace di integrare salute, sostenibilità e innovazione nelle proprie politiche di campus, contribuendo alla costruzione di comunità universitarie più resilienti, inclusive e orientate a stili di vita sani”, afferma il vicerettore per la Società, la Comunità e per l’Attuazione del programma Stefano Sacchi.

“Il programma Healthy Campus non è soltanto uno strumento che permette di leggere il nostro Ateneo sotto molteplici prospettive, ma anche una straordinaria opportunità per confrontarsi con università di tutto il mondo sulla grande sfida globale della salute e del benessere della comunità universitaria, in particolare delle giovani generazioni, delle studentesse e degli studenti”, commenta Giulia Mezzalama, Project Manager Healthy Campus per il Politecnico di Torino.

I 7 Cluster del Programma Healthy Campus

 

Gestione del programma Healthy Campus (Healthy Campus Management): mappatura dei programmi, iniziative e gruppi di lavoro esistenti, definizione della visione e della strategia per l’implementazione del programma Healthy Campus, definizione dei ruoli istituzionali e operativi, definizione degli obiettivi strategici per ciascun cluster, strategie di comunicazione, mappatura degli stakeholders.

Attività fisica e sportiva (Physical Activity and Sport): le strutture sportive, l’accesso alle strutture e alle attività sportive, i team studenteschi sportivi, le Rappresentative sportive, il programma Dual Career.

Nutrizione (Nutrition): gestione e qualità dei servizi mensa e bar, valore nutrizionale dei cibi, presenza di erogatori d’acqua all’interno del campus, promozione di un’alimentazione sana ed equilibrata.

Prevenzione delle malattie (Disease Prevention): programmi e campagne di prevenzione delle malattie trasmissibili e non trasmissibili, accessibilità delle cure dentali per studenti e personale, accessibilità alla vaccinazione, promozione dei check-up medici.

Salute mentale e sociale (Mental and Social Health): promozione del benessere individuale e sociale, con servizi di supporto e counseling psicologico, attenzione alla dimensione di genere, riduzione delle disuguaglianze ed eliminazione delle discriminazioni.

Prevenzione dei comportamenti dannosi per la salute (Risk Behaviour): iniziative e servizi per affrontare le dipendenze e ridurre i comportamenti fonte di rischio per la salute.

Ambiente, sostenibilità e Responsabilità Sociale (Environment, Sustainability and Social Responsability): azioni e progetti per ridurre l’impatto ambientale delle strutture del campus, gestione consapevole delle risorse e implementazione di spazi verdi all’interno del campus.

Dati sulle università iscritte al programma Healthy Campus:

 

Università iscritte al programma 215
Università iscritte al programma con certificazione 115
Università italiane iscritte al programma 5 Politecnico di Torino, Università di Torino, Università IULM, Università di Milano-Bicocca, Università degli Studi di Napoli
Università con certificazione di livello Platino 65
Università italiane con certificazione di livello Platino 3 Politecnico di Torino, Università di Torino, Università di Milano-Bicocca

 

Polito Healthy Campus Highlights

 

Nel corso dell’audit dedicato al programma FISU Healthy Campus sono stati evidenziati diversi punti di forza relativi alle iniziative e alle strategie sviluppate dal Politecnico di Torino per promuovere il benessere della comunità universitaria. In particolare, l’auditor ha riconosciuto il forte impegno e la dedizione del personale coinvolto nell’implementazione del programma, sottolineando la capacità dell’Ateneo di attivare una collaborazione trasversale tra le diverse componenti della comunità accademica – personale accademico, tecnico-amministrativo e studenti.

Dal confronto con i diversi gruppi di lavoro e dalle attività svolte durante la visita sono emersi alcuni ambiti prioritari su cui il Politecnico di Torino sta sviluppando in modo significativo le azioni del programma Healthy Campus. In primo luogo la promozione dell’attività sportiva come fattore di benessere fisico e mentale e come strumento di inclusione sociale e partecipazione alla vita universitaria, affiancata dal rafforzamento dei servizi dedicati al benessere della comunità accademica, attraverso iniziative di supporto psicologico, prevenzione e accompagnamento nel percorso universitario e dalle iniziative di prevenzione e promozione della salute, rivolte all’intera comunità politecnica. Da segnalare anche l’impegno sui temi della sostenibilità ambientale e della qualità degli spazi del campus, attraverso progetti e strategie orientati alla gestione responsabile delle risorse e alla creazione di ambienti universitari più sostenibili.

Nel corso dell’audit sono stati inoltre presentati diversi progetti e iniziative che testimoniano l’approccio interdisciplinare adottato dall’Ateneo nell’implementazione del framework Healthy Campus e che contribuiscono a rafforzare il ruolo del Politecnico di Torino come contesto universitario attento alla salute, all’inclusione e alla sostenibilità.

Settimana del Lavoro 2026: a Torino per riflettere sulle disuguaglianze

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Le disuguaglianze attraversano la nostra società in ogni aspetto della vita quotidiana, dal lavoro alla scuola, dalla casa all’accesso alla tecnologia, influenzando profondamente le condizioni di vita e le opportunità delle persone. Per analizzarle e individuare possibili soluzioni torna a Torino, dal 16 al 20 marzo, la ‘Settimana del Lavoro’.

Giunta alla sua quinta edizione, la rassegna promossa da Ismel, Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro, con il sostegno di Fondazione CRT vedrà docenti, ricercatori, professionisti, rappresentanti delle istituzioni e parti sociali confronteransi sui sei principali ambiti di disparità, tecnologica, scolastica, di origine linguistica ed etnica, territoriale, di genere e nei rapporti di lavoro, con l’obiettivo di capire come trasformare le criticità in opportunità di equità.

La rassegna prende le mosse dalle nove ricerche selezionate dalla call for paper “Percorsi di equità”, lanciata da ISMEL nel 2025, che ha coinvolto studiose e studiosi under 45 provenienti da tutta Italia e che hanno analizzato in profondità le cause e le conseguenze delle disuguaglianze nel presente, così come le buone pratiche in grado di promuovere maggiore equità.

L’apertura della Settimana del Lavoro è prevista lunedì 16 marzo alle 18.30 all’Auditorium del Polo del ’900 con il panel “Disuguali per sempre?”, in cui l’esperto di innovazione e lavoro Marco Bentivogli e il politologo Marco Revelli dialogheranno con la sociologa Marianna Filandri sulle trasformazioni necessarie per garantire diritti civili, sociali ed economici a tutti, senza lasciare indietro nessuno. Come nelle precedenti edizioni, gli spunti più significativi confluiranno nel Manifesto per l’equità, documento conclusivo della rassegna che raccoglie proposte concrete e riflessioni per la progettazione sociale futura.

Un’attenzione particolare è riservata ai giovani e agli studenti, chiamati a riflettere sulle disuguaglianze e sul ruolo che le loro scelte potranno avere nel futuro della società. Tra gli appuntamenti, martedì 17 marzo si conclude all’IIS Avogadro il percorso “Dove iniziano le disuguaglianze?”, mentre mercoledì 18 marzo a Palazzo Nuovo si terrà “Il lavoro ferito. Una riflessione tra passato e presente”, con i professori Fabrizio Loreto e Giacomo Gabbuti e le ricercatrici Allegra Caputo e Anna Pasquetti, per analizzare il lavoro precario e freelance e le sue conseguenze sulle disuguaglianze socio-economiche. Venerdì 20 marzo al Polo del ’900 l’incontro “Scuola, università e lavoro: tra le disuguaglianze di oggi e la società di domani” vedrà confrontarsi le docenti Sonia Bertolini, Camilla Borgna, Valentina Goglio e Paola Ricchiardi e la ricercatrice Giulia Maria Bouquié, mentre nello stesso giorno si svolgerà il torneo interscolastico di dibattito tra i licei torinesi Vincenzo Gioberti e Giordano Bruno sul tema “Le quote rosa sono utili per promuovere la parità di genere?”.

La Settimana del Lavoro 2026 approfondirà anche le disuguaglianze sociali, territoriali e tecnologiche, con incontri come “La lingua come ponte” dedicato all’inclusione lavorativa dei cittadini stranieri, “Colmare le distanze” sul divario tra grandi città e aree interne, “Abito dunque sono” sulle criticità abitative nei centri urbani e “EquIA”, in cui esperti e docenti discuteranno l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’equità sociale. Non mancherà la riflessione sulle disuguaglianze di genere con il panel “Luoghi, barriere, possibilità” che analizzerà gap e barriere ancora presenti nei diversi contesti sociali. Durante la Settimana sarà presentato il volume “Disuguaglianze. Costruire equità” (Alzani, 2026) con la partecipazione degli autori delle ricerche e, in collaborazione con il festival Job Film Days, sarà proiettato il film “The Store” di Ami-Ro Sköld, dedicato alle condizioni di lavoro nella grande distribuzione.

“La complessità delle disuguaglianze richiede di mettere in relazione diversi ambiti per comprendere il presente e individuare soluzioni efficaci”, sottolinea il direttore di ISMEL Diego Robotti, mentre Alessandro Rubini, direttore del Polo del ’900, evidenzia come la manifestazione rappresenti un’occasione fondamentale per riflettere sulla qualità della democrazia e immaginare una società più equa. Tutti gli incontri della Settimana del Lavoro 2026 sono a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria e il programma completo è disponibile sul sito ufficiale della manifestazione.

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Economia sociale, a Torino c’è ancora molto ma molto da fare

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L’INTERVENTO

Per chi ha scelto di non vivere solo per se stesso ma anche per la propria comunità ieri era una giornata speciale, la Giornata mondiale della Giustizia sociale. Così  ho seguito il Convegno internazionale organizzato dalla Camera di Commercio e da Torino social impact. Un convegno importante in anni in cui sono aumentate le diseguaglianze sociali . Un convegno molto partecipato  di quello che viene chiamato il terzo settore, con relatori  nazionali e internazionali. Perché è vero, il mercato non riduce le diseguaglianze e allora l’impegno del governo centrale agli Enti locali e’ quello di ideare, programmare, mettere in campo iniziative che puntino più sul sociale che sul profitto. Due annotazioni positive sono rappresentate dalla età media relativamente bassa dei partecipanti e dalla carica emotiva che traspariva anche dalla attenzione agli interventi. I risultati però sono ancora insufficienti perché sè vero che gli undici milioni di persone che in Europa operano nel campo sociale producono il 6% del PIL europeo mentre gli altri 199 milioni di lavoratori producono il 94% del PIL europeo, e altrettanto vero che negli ultimi vent’anni la bassa crescita economica ha aumentato le diseguaglianze in particolare a Torino al punto che le iniziative nel sociale in Piemonte valgono meno del 5% del PIL regionale.  D’altronde il disagio e le diseguaglianze in questi nani di bassa crescita a Torino sono cresciute.

Il divario tra le due Città di cui parlava Mons. Cesare Nosiglia nel 2012, in questi anni è ancora aumentato.
Secondo il CRESME Torino tra le 44 Aree Metropolitane europee con oltre un milione e mezzo di abitanti, e’ solo 41a mentre Napoli e 43a, Milano 23a e Lione 11a. Qui non ho capito l’ottimismo del Vice Sindaco dell’Area Metropolitana cui sono sfuggiti alcuni dati sociali pesanti. Se Torino è capitale della cassa integrazione questo vuol dire che 50-70.000 nuclei famigliari d anni vivono con un salario ridotto del 40%  Se il 45% dei torinesi non riesce a risparmiare vuol dire non sarebbero in grado di contare un spesa imprevista senza pensare ai tanti lavoratori precari. Sicuramente la metà della Città che stava male nel 2021 oggi sta peggio. Ecco perché Torino come gran parte del nostro Paese deve rilanciare la crescita della economia,  unico modo per creare i tanti buoni posti  di lavoro di cui c’è bisogno e aumentare le risorse per le politiche sociali. Ecco perche alcune politiche green europee come quella per il settore auto vanno rapidamente corrette . Ecco perché i ritardi nella costruzione delle infrastrutture green come la TAV sono pesanti e pesano soprattutto sulla speranza di futuro dei più deboli . Il genericismo non diminuisce le diseguaglianze. Se non si dichiara la malattia il medico non l può curare e Torino non vuole ammettere che le politiche di questi anni l’hanno impoverita. Così stamane non si è parlato né di politiche di sviluppo, né di TAV, né di correggere la politica europea dell’auto. Ma senza aumento della crescita economica sarà impossibile diminuire le diseguaglianze, malgrado il grande impegno del terzo settore Se nelle università italiane si studiasse ,come fanno nelle Università cinesi e giapponesi, i provvedimenti dei Governi DC e alleati nei primi 15 anni del secondo dopo guerra che ci diedero il Boom economico potrebbero capire che in quegli anni invece le diseguaglianze  diminuirono. Torino deve rilanciare il suo sviluppo ma per farlo occorre smetterla con l’ottimismo di maniera, guardare in faccia la realtà e dare maggiore attenzione alle difficoltà sociali particolarmente forti nei Quartieri svantaggiati mentre tutti continuano  scegliere di localizzare eventi e interventi nella zona centrale della Città. Ecco perché la periferia  deve partecipare di più al voto se vuol cambiare finalmente la qualità della Amministrazione cittadina.
Mino GIACHINO
Commissario UDC Torino

Mattarella a Torino per il centenario di Gobetti

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Domani, lunedì 16 febbraio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà  a Torino per partecipare, alle ore 11, alla cerimonia commemorativa del centenario della morte di Piero Gobetti, in programma al Teatro Carignano.

La presenza del Capo dello Stato è stata annunciata dalla Prefettura di Torino. L’anniversario rappresenta l’avvio di un calendario di iniziative che renderanno omaggio per un anno alla figura dell’intellettuale torinese, protagonista del pensiero politico e culturale del Novecento.

Per coordinare le celebrazioni è stato inoltre istituito un apposito Comitato nazionale, guidato dal giurista Gustavo Zagrebelsky, con l’obiettivo di promuovere eventi, incontri e momenti di approfondimento dedicati all’eredità culturale e civile lasciata da Gobetti.