Cosa succede in città

Rider licenziato da Glovo, il Tribunale di Torino: «Era un lavoratore dipendente»

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Una pronuncia del Tribunale del Lavoro di Torino potrebbe avere conseguenze importanti sul fronte dell’occupazione legata alle piattaforme digitali. La causa riguardava un rider torinese che aveva lavorato per Glovo dall’ottobre 2024 e che, dopo essere stato licenziato, aveva deciso di rivolgersi alla giustizia con l’assistenza dell’Usb.

Il Tribunale ha riconosciuto che le modalità con cui veniva svolta l’attività erano riconducibili a quelle di un rapporto subordinato. Il rider, dunque, non doveva essere considerato un lavoratore autonomo: il suo rapporto con la società è stato qualificato come un impiego a tempo pieno e senza scadenza.

Particolarmente significativo è anche quanto stabilito sul calcolo dell’orario. Per i giudici non conta soltanto il tempo impiegato materialmente per effettuare le consegne. Anche le attese tra un ordine e l’altro, quando il lavoratore resta disponibile per ricevere dalla piattaforma una nuova richiesta, rientrano nell’attività lavorativa e devono quindi essere pagate.

Ecco come cambia la linea 2 di Torino: nuovo percorso e zero emissioni

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DAL 10 SETTEMBRE 

Un investimento sostenuto dai fondi PNRR ridisegna un asse strategico del trasporto torinese: 28 bus snodati BRT a impatto zero, percorsi scolastici dedicati, frequenze fino a 8 minuti e il restyling di oltre 100 fermate.

Più sostenibile, più accessibile e meglio integrata con le esigenze quotidiane della città. A partire da giovedì 10 settembre 2026, la linea 2 del trasporto pubblico torinese avvia una profonda trasformazione strutturale finanziata con le risorse del PNRR per rinnovare interamente l’asse di collegamento cittadino.

Il servizio vedrà l’ingresso progressivo di 28 nuovi autobus snodati IVECO EWAY da 18 metri Full Electric in configurazione Bus Rapid Transit (BRT). I mezzi si distinguono per una carrozzeria dal design moderno ed essenziale, con carenature integrate, ampie superfici vetrate che favoriscono la luminosità interna e un frontale aerodinamico. Si tratta di veicoli silenziosi e a zero emissioni dirette, capaci di ospitare fino a 136 passeggeri con due postazioni riservate alle persone con disabilità motoria.

L’impiego simultaneo di 22 vetture consentirà un netto miglioramento dei tempi d’attesa per l’intera giornata: nelle ore di punta dell’orario scolastico l’intervallo tra i passaggi scende da 11 a 8 minuti, mentre nel resto della giornata si registra un incremento ancora più significativo, con un’attesa che passa da 17 a soli 10 minuti, lungo i 35 chilometri complessivi del tracciato di andata e ritorno (sviluppato per il 58% su corsia riservata).

Per garantire un’autonomia operativa giornaliera di circa 130 chilometri, la linea si dota di un sistema di ricarica rapida a pantografo dall’alto collocato ai due capolinea, dove bastano circa 5 minuti per effettuare il rifornimento d’energia. Sia la stazione di via Corradino sia il capolinea di piazza Sofia dispongono ciascuno di due pantografi e di una colonnina plug-in.

L’esigenza di spazi idonei per le infrastrutture di ricarica ha reso necessario lo spostamento del capolinea nord da via Ponchielli alla nuova sede di piazza Sofia (presso la fermata 747, dove già fa capolinea la linea 18), mentre rimane confermato il capolinea di via Corradino. Di conseguenza, il tracciato ordinario viene riorganizzato nell’area nord: i bus verso piazza Sofia proseguono dritti su via Bologna dopo corso Sempione, mentre in direzione via Corradino ripartono da piazza Sofia transitando per strada Settimo, corso Regio Parco, via Bologna e via Gottardo prima di riprendere l’itinerario storico da corso Giulio Cesare.

Per continuare a servire la zona del vecchio capolinea e garantire la massima comodità agli studenti negli orari delle lezioni, vengono attivate corse scolastiche dedicate che effettuano una deviazione ad hoc tra via Bologna, via Cimarosa, via Monteverdi e via Ponchielli, sia per l’ingresso delle ore 8:00 sia per le uscite tra le ore 13:05 e le ore 16:14.

A completamento del piano, tutte le 103 fermate dell’intero tracciato sono state oggetto di un piano di restyling avviato ad agosto che comprende la riparazione degli arredi, il ripristino di pavimentazioni e cordoli e l’installazione di percorsi tattili per persone ipovedenti.

Il gusto torna su rotaia: ripartono i tour di TRAMeZINO

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Il tram più goloso di Torino rimette in moto le sue ruote. Dal 10 settembre torna TRAMeZINO, la linea storica che trasforma un giro in città in un’esperienza tra binari e sapori, promossa da GTT in collaborazione con Tramezzino Torino e Turismo Torino e Provincia.

Protagonista del viaggio è la motrice 2847, storica vettura restaurata nella sua livrea verde anni Sessanta, che porterà cittadini e turisti lungo alcuni degli scorci più suggestivi del centro: via Po, piazza Vittorio Veneto e la collina della Gran Madre, in un percorso ad anello che fa rivivere l’atmosfera di un’epoca passata. A bordo, il vecchio box del bigliettaio si trasforma in un bancone bar per una degustazione esclusiva, servita mentre il tram scorre tra le vie della città.

La proposta gastronomica si articola in due formule, pensate per momenti diversi della giornata.

La colazione, il sabato e la domenica mattina alle 9:30, propone tramezzini dolci, pasticceria artigianale, frutta fresca e bevande calde e fredde, al costo di 16 euro.

L’aperitivo, il giovedì e il venerdì sera alle 19:00 e alle 20:00, offre invece una selezione di mini tramezzini classici o vegetariani, sfizi salati e un calice di vino oppure una bevanda analcolica, al prezzo di 19 euro.

Il servizio riparte giovedì 10 settembre, con partenza dal consueto capolinea di Piazza Castello (fermata 436, di fronte al Teatro Regio).

Attenzione però a un’eccezione: nei giorni 11, 12 e 13 settembre, in concomitanza con il Salone Auto Torino 2026, il punto di partenza si sposterà temporaneamente in Piazza Carlo Emanuele II (Piazza Carlina), presso la fermata 1556 – Piazza Carlina sud.

I posti a bordo sono limitati, per garantire comfort e qualità dell’esperienza a tutti i partecipanti. La prenotazione è obbligatoria ed è possibile effettuarla entro il giorno precedente alla data scelta.

Tutte le informazioni sono disponibili sul sito di GTT, mentre l’acquisto dei biglietti avviene tramite il portale di Turismo Torino e Provincia all’indirizzo turismotorino.org/tramezino. In alternativa, è possibile contattare l’Ufficio Servizi Turistici GTT al numero 011 5764733 o scrivere a servizituristici@gtt.to.it.

TorinoClick

I Presìdi Slow Food a Terra Madre Salone del Gusto 2026

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A Torino sbarcano oltre 130 Presìdi Slow Food italiani, di cui 12 novità che verranno presentate ufficialmente nei giorni dell’evento. Ecco la mappa delle new entry più gustose, dalla Calabria al Trentino, dal Veneto alla Sicilia, passando per Basilicata, Toscana e Lazio. E nasce anche un nuovo Presidio Slow Food nazionale: quello della castanicoltura tradizionale. Per quattro giorni, dal 24 al 27 settembre, il centro di Torino accoglie il meglio della biodiversità targata Slow Food. Piazze, vie e cortili della città ospitano centinaia di espositori e produttori, tra cui quelli di oltre 130 Presìdi Slow Food, i progetti che hanno l’obiettivo di salvaguardare piccole produzioni tradizionali a rischio d’estinzione. Tra questi, 12 novità che nell’occasione saranno presentate ufficialmente. Sono legumi, ortaggi, frutta, lievitati, mieli e formaggi che non rappresentano soltanto alimenti buoni, puliti e giusti: sono storie di agricoltori e contadine, allevatori e pastore, artigiani e artigiane del cibo che con determinazione, coraggio e visione scommettono su varietà autoctone e razze locali che l’omologazione – della cultura alimentare, del gusto, del commercio – rischierebbe altrimenti di cancellare per sempre. E c’è un nuovo Presidio che unisce tutta la penisola: quello della castanicoltura tradizionale. Un progetto che, partendo dal cosiddetto “albero del pane”, mette al centro la rigenerazione delle Terre Alte nel loro complesso. I numeri dei Presìdi Slow Food: più di 130 quelli italiani presenti a Terra Madre Salone del Gusto 2026 12 novità per la prima volta a Torino più di 700 Presìdi Slow Food nel mondo, di cui oltre 400 in Italia

Nel cuore di Torino la rivoluzione è un piatto di pasta: la storia di Brün nel quartiere Centro

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Informazione promozionale

Esistono luoghi capaci di ridefinire l’identità di un intero quartiere, anche quando ci si trova nel cuore pulsante e dinamico di una metropoli.

 

Nel pieno centro di Torino, a due passi dalle storiche vie sabaude, Brün – Buona Pasta Fresca ha fatto esattamente questo: ha preso la tradizione millenaria del pastificio artigianale e l’ha trasformata in un punto di riferimento quotidiano per residenti, lavoratori e amanti del buon cibo.

La vera forza di Brün sta nella sua doppia anima: non siamo solo un laboratorio dove acquistare la pasta fresca da portare a casa, ma un vero e proprio spazio di ristorazione. Qui la pasta non viene solo creata, ma viene cucinata sul momento per offrirti un’esperienza gastronomica completa, dalla semola al piatto pronto in tavola.

Un manifesto di sostenibilità: farine biologiche e residuo chimico zero

Entrare da Brün significa riscoprire il significato più autentico della parola qualità. La filosofia della nostra cucina e del nostro laboratorio si fonda sulla trasparenza assoluta della filiera, partendo dall’ingrediente più elementare e sacro: la farina.

·     Farine biologiche certificate: Selezioniamo esclusivamente farine bio, varietà di grani antichi del nostro meridione e grani pregiati come il Senatore Cappelli, macinati a pietra per preservare intatte tutte le proprietà nutritive e il sapore originario del chicco.

·     Residuo chimico zero: Una scelta etica rigorosa per garantire una pasta non solo straordinariamente buona, ma pulita e priva di pesticidi o glifosati, tutelando la salute dei clienti e la salvaguardia dell’ambiente.

·     Alta digeribilità: L’utilizzo di queste materie prime non raffinate e lavorate con cura artigianale si traduce in una pasta fresca leggera, nutriente e facilmente digeribile, perfetta per rigenerarsi a metà giornata.

Solo ingredienti del territorio: il Piemonte nel piatto e in cucina

La carta d’identità di Brün parla piemontese. Ogni condimento, ogni ripieno delle nostre specialità e ogni piatto espresso che esce dalla nostra cucina nasce da un’attenta ricerca di filiere controllate a km 0 e prodotti rigorosamente italiani e del territorio.

Dalla cremosità della Toma delle valli piemontesi o del Castelmagno ai porri locali, fino alle carni selezionate per i tradizionali agnolotti, ogni ingrediente racconta la biodiversità del Piemonte. Il nostro menu segue fedelmente il ritmo delle stagioni: non troverete mai un condimento fuori periodo, perché la vera eccellenza rispetta i tempi della terra.

Il rito del pranzo da Brün: come funziona la nostra ristorazione

Aperti tutti i giorni esclusivamente a pranzo, abbiamo pensato a una formula che unisce la freschezza del laboratorio artigianale alla comodità del ristorante. Pranzare da noi è un rito semplice e genuino:

1.   Scegli la tua pasta: Lasciati ispirare dai formati freschi del giorno esposti nella nostra vetrina.

2.   Scegli il condimento: Guarda la lavagna e abbina alla pasta i sughi espressi e stagionali preparati dai nostri chef, insieme alla tua bevanda preferita.

3.   Rilassati al tavolo: Accomodati, al resto ci pensiamo noi. Il tuo piatto ti verrà servito direttamente al tavolo, caldo e saltato al momento.

È la pausa pranzo ideale per i professionisti degli uffici del centro che cercano velocità senza rinunciare alla salute, ma anche per i torinesi DOC e i passanti che vogliono regalarsi un momento di autentico piacere.

Orgoglio sabaudo: l’identità torinese tra rigore e innovazione

Torino è una città che ama la concretezza, il lavoro ben fatto e la discrezione. Brün incarna perfettamente questa identità sabauda: poche parole, nessun fronzolo e tantissima sostanza nel piatto.

La tradizione piemontese viene celebrata quotidianamente attraverso i grandi classici – come le tagliatelle all’uovo e gli agnolotti di carne – ma viene anche proiettata nel futuro. Grazie alla flessibilità della sua proposta, il laboratorio sperimenta formati moderni e accostamenti inediti, dimostrando che l’artigianato locale non è un pezzo da museo, ma una materia viva, capace di evolversi e di conquistare le nuove generazioni.

Mettendo al centro la salute delle persone, la filiera corta e il piacere di sedersi a tavola, Brün – Buona Pasta Fresca ha dimostrato che fare ristorazione oggi significa prima di tutto creare valore e benessere per la propria città.

 

Telefono

Dove siamo

Ci trovi in Via Santa Teresa 16/D a Torino

Madonna di Campagna, 13enne molestata nel minimarket. Ma l’indagato torna libero e il caso accende la politica

Il 42enne era stato arrestato dopo la denuncia della ragazzina. Il giudice dispone l’obbligo di firma. Nordio avvia accertamenti ispettivi, mentre da maggioranza e opposizione arrivano richieste di chiarimento

Sta assumendo una dimensione nazionale il caso della tredicenne che sarebbe stata vittima di violenza sessuale in un minimarket di Torino, nel quartiere Madonna di Campagna. L’uomo accusato dell’episodio, un 42enne straniero che lavorava nel negozio, è stato rimesso in libertà dopo aver trascorso due notti in carcere. Nei suoi confronti è stato disposto l’obbligo di firma.

La vicenda risale allo scorso fine settimana. La ragazza sarebbe entrata nel locale per fare alcuni acquisti e qui sarebbe stata avvicinata dall’uomo. Una volta fuori ha raccontato quanto sarebbe accaduto alla madre, che ha dato immediatamente l’allarme. Le successive verifiche degli investigatori, comprese quelle sulle registrazioni della videosorveglianza, hanno portato all’arresto del 42enne.

Dopo l’udienza di convalida, tuttavia, il giudice non ha ritenuto necessario proseguire con la custodia cautelare in carcere, disponendo una misura meno restrittiva. Nella valutazione sarebbero entrati diversi elementi relativi alla posizione dell’indagato, compresa l’assenza di precedenti e il comportamento manifestato dopo l’accaduto.

È proprio la decisione di consentire all’uomo di lasciare il carcere ad avere trasformato rapidamente un grave episodio di cronaca in un caso politico e istituzionale. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha disposto accertamenti ispettivi al Tribunale di Torino per acquisire gli elementi necessari a ricostruire il percorso che ha portato alla decisione.

Le reazioni politiche sono state numerose e, fatto non frequente, le perplessità hanno attraversato sia la maggioranza sia l’opposizione. Dal centrodestra sono arrivate le prese di posizione più dure, con la richiesta di misure maggiormente restrittive e iniziative pubbliche di protesta. Nella foto la manifestazione di Fratelli d’Italia.

I segreti della Gran Madre

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Torino, bellezza, magia e mistero

Torino città magica per definizione, malinconica e misteriosa, cosa nasconde dietro le fitte nebbie che si alzano dal fiume? Spiriti e fantasmi si aggirano per le vie, complici della notte e del plenilunio, malvagi satanassi si occultano sotto terra, là dove il rumore degli scarichi fognari può celare i fracassi degli inferi. Cara Torino, città di millimetrici equilibri, se si presta attenzione, si può udire il doppio battito dei tuoi due cuori.

Articolo1: Torino geograficamente magica
Articolo2: Le mitiche origini di Augusta Taurinorum
Articolo3: I segreti della Gran Madre
Articolo4: La meridiana che non segna l’ora
Articolo5: Alla ricerca delle Grotte Alchemiche
Articolo6: Dove si trova ël Barabiciu?
Articolo7: Chi vi sarebbe piaciuto incontrare a Torino?
Articolo8: Gli enigmi di Gustavo Roll
Articolo9: Osservati da più dimensioni: spiriti e guardiani di soglia
Articolo10: Torino dei miracoli

Articolo 3: I segreti della Gran Madre

La città di Torino è tutta magica, ma ci sono dei punti più straordinari di altri, uno di questi è la chiesa della Gran Madre di Dio, o per i Torinesi, ël gasometro. La particolarità del luogo è già nel nome, è, infatti, una delle poche chiese in Italia intitolate alla Grande Madre. L’edificio, proprietà comunale della città, venne eretto per volontà dei Decurioni a scopo di rendere onore al re Vittorio Emanuele I di Savoia che il 20 maggio 1814 rientrò in Torino dal ponte della Gran Madre (la chiesa sarebbe stata edificata proprio per celebrare l’evento), fra ali di folla festante. Massimo D’Azeglio assistette all’evento in Piazza Castello. Il dominio francese era finito e tornavano gli antichi sovrani. Il passaggio del Piemonte all’impero francese aveva implicato una profonda trasformazione di Torino: il Codice napoleonico trasformò il sistema giuridico, abolì ogni distinzione e i privilegi che in precedenza avevano avvantaggiato la nobiltà, la nuova legislazione napoleonica legalizzò il divorzio, abolì la primogenitura, introdusse norme commerciali moderne, cancellò i dazi doganali. La spinta modernizzatrice avviata da Napoleone con il Codice civile fu di grande impatto e le nuove norme commerciali furono fatte rispettare dalla polizia napoleonica con un controllo sociale nella nostra città senza precedenti. Tuttavia il carattere autoritario delle riforme napoleoniche relegava i Torinesi a semplici esecutori passivi di ordini imposti dall’alto e accrebbe il malcontento di una economia in difficoltà. Quando poi terminò la dominazione francese non vi fu grande entusiasmo, né vi fu esultanza per l’arrivo degli Austriaci. L’8 maggio 1814 le truppe austriache guidate dal generale Ferdinand von Bubna-Littitz entrarono in città, e prontamente rientrò dal suo esilio in Sardegna il re Vittorio Emanuele I, il 20 maggio dello stesso anno. Il re subito volle un immediato ritorno al passato, ossia all’epoca precedente il 1789, abrogando tutte le leggi e le norme introdotte dai Francesi. Il nuovo regime eliminò d’un tratto il principio di uguaglianza davanti alla legge, il matrimonio civile e il divorzio, e reintrodusse il sistema patriarcale della famiglia, le restrizioni civili riservate a ebrei e valdesi e restituì alla Chiesa cattolica il suo ruolo centrale nella società. Il 20 maggio 1814 fu recitato un Te Deum nel Duomo di Torino per celebrare il ritorno del re, che si fermò a venerare la Sacra Sindone. L’autorità municipale festeggiò il ritorno dei Savoia costruendo una chiesa dedicata alla Vergine Maria nel punto in cui il re aveva attraversato il Po al suo rientro in città. A riprova di ciò sul timpano del pronao si legge l’epigrafe “ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS”, (“L’autorità e il popolo di Torino per l’arrivo del re”) coniata dal latinista Michele Provana del Sabbione.

La chiesa, di evidente stampo neoclassico, venne edificata nella piazza dell’antico borgo Po su progetto dell’architetto torinese Ferdinando Bonsignore; iniziato nel 1818, il Pantheon subalpino venne ultimato solo nel 1831, sotto re Carlo Alberto. L’edificio ubbidiva all’idea di una lunga fuga prospettica che doveva collegare la piazza centrale della città, Piazza Castello, alla collina. La chiesa è posta in posizione rialzata rispetto al livello stradale, e una lunga scalinata porta all’ingresso principale. Al termine della scalinata vi è un grande pronao esastilo costituito da sei colonne frontali dotate di capitelli corinzi. All’interno del pronao vi sono ai lati altre colonne, affiancate da tre pilastri addossati alle pareti. Eretta su un asse ovest-est, con ingresso a occidente e altare a oriente, essa presenta orientazioni astronomiche non casuali: a mezzogiorno del solstizio d’inverno, il sole illumina perfettamente il vertice del timpano visibile dalla scalinata d’ingresso. Il timpano, sul frontone, è scolpito con un bassorilievo in marmo risalente al 1827, eseguito da Francesco Somaini di Maroggia, (1795-1855) e raffigura la Vergine con il Bambino omaggiata dai Decurioni torinesi. Ai lati del portale d’ingresso sono visibili due nicchie, all’interno delle quali si trovano i santi San Marco Evangelista, a destra, e San Carlo Borromeo, a sinistra. Fanno parte dell’edificio due imponenti gruppi statuari, allegorie della Fede e della Religione, entrambi eseguiti dallo scultore carrarese Carlo Chelli nel 1828. Sulla sinistra si erge la Fede, rappresentata da una donna seduta, in posizione austera, con il viso serio, sulle ginocchia poggia un libro aperto che tiene con la mano destra, con l’altra, invece, innalza un calice verso il cielo. Spunta in basso alla sua destra un putto alato, che sembra rivolgersi a lei con la mano sinistra, mentre nella destra tiene stretto un bastone. Dall’altro lato si trova la Religione, raffigurata come una matrona imperturbabile e regale: stringe con la mano destra una croce latina e sta seduta mentre guarda fissa l’orizzonte, incurante del giovane che la sta invocando porgendole due tavole di pietra bianca. I capelli sono ricci, e sulla fronte, lasciata scoperta dal manto, vi è una sorta di copricapo, come una corona, su cui compare un simbolo: un triangolo dal quale si dipartono raggi. Spesso, con un occhio al centro del triangolo, il simbolismo è usato in ambito cristiano per indicare l’occhio trinitario di Dio, il cui sguardo si dirama in ogni direzione, ma anche in massoneria è un importante distintivo iniziatico. Perfettamente centrale, ai piedi della scalinata, è l’imponente statua di quasi dieci metri raffigurante Vittorio Emanuele I di Savoia. La torre campanaria, munita di orologio, venne costruita sui tetti dell’edificio che si trova a destra della chiesa nel 1830, in stile neobarocco.

Entrando nella chiesa ci si ritrova in un ampio spazio tondeggiante e sobrio, c’è un’unica navata a pianta circolare, l’altare maggiore, come già indicato, è posto a oriente, all’interno di un’abside semicircolare provvista di colonne in porfido rosso. Numerose sono le statue che qui si possono ammirare, ma su tutte spicca la figura marmorea della Gran Madre di Dio con Bambino, posta dietro l’altare maggiore, il cui misticismo è incrementato dalla presenza di raggi dorati che tutta la circondano. Nelle nicchie ai lati, in basso, vi sono alcune statue simboliche per la città e per i committenti della chiesa, cioè i Savoia. Oltre a San Giovanni Battista, il patrono della città, anch’egli con una grande croce nella mano sinistra, S. Maurizio, il santo prediletto dei Savoia, Beata Margherita di Savoia e il Beato Amedeo di Savoia. La cupola, considerata un capolavoro neoclassico piemontese, sovrasta l’edificio ed è costituita da cinque ordini di lacunari ottagonali di misura decrescente. La struttura è in calcestruzzo e termina con un oculo rotondo, da cui entra la luce, del diametro di circa tre metri. Sotto la chiesa si trova il sacrario dei Caduti della Grande Guerra, inaugurato il 25 ottobre 1932 alla presenza di Benito Mussolini. La bellezza architettonica dell’edificio nasconde dei segreti tra i suoi marmi. Secondo gli occultisti, la Gran Madre è un luogo di grande forza ancestrale, anche perché pare sorgere sulle fondamenta di un antico tempio dedicato alla dea Iside, divinità egizia legata alla fertilità, anche conosciuta con l’appellativo “Grande Madre”. Iside è l’archetipo della compagna devota, per sempre fedele a Osiride, simbolo della consapevolezza del potere femminile e del misticismo, il suo ventre veniva simboleggiato dalle campane, lo stesso simbolo di Sant’Agata. Si è detto che Torino è città magica e complessa, metà positiva e metà maligna, tutta giocata su delicati equilibri di opposti che sanno bilanciarsi, tra cui anche il binomio maschio-femmina. Questo aspetto è evidenziato anche dalla contrapposizione tra il Po e la Dora che, visti in chiave esoterica, rappresentano rispettivamente il Sole, componente maschile, e la Luna, componente femminile. I due fiumi, incrociandosi, generano uno sprigionamento di forte energia. Altri luoghi prettamente maschili sono il Valentino e il Borgo Medievale, che sorgono lungo il Po e sono anche simboli di forza; ad essi si contrappone la zona del cimitero monumentale, in prossimità della Dora, legata alla sfera notturna e femminile. L’importanza esoterica dell’edificio non termina qui, ci sono alcuni che sostengono ci sia un richiamo alle tradizioni celtiche con evidente allusione a un ordine taurino nascosto tra le parole della dedica: se leggiamo l’iscrizione a parole alterne resta infatti la dicitura: Ordo Taurinus. Ma il più grande mistero che in questa chiesa si cela è tutto contenuto nella statua della Fede. Secondo gli esoteristi, la donna scolpita in realtà sorreggerebbe non un calice qualunque ma il Santo Graal, la reliquia più ricercata della Cristianità, e con il suo sguardo indicherebbe il luogo preciso in cui esso è nascosto. Allora basta capire dove guarda la marmorea giovane -secondo alcuni la stessa Madonna – e il gioco è fatto! Sì, peccato che chi ha scolpito il viso si sia “dimenticato” di incidervi le pupille, così da rendere l’espressione della figura imperscrutabile, e il Graal introvabile. Se non per chi sa già dove si trovi.

Alessia Cagnotto

Al via la nuova stagione di Hiroshima Mon Amour

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A Torino settembre non segna soltanto il ritorno degli appuntamenti culturali dopo la pausa estiva. È anche il momento in cui i luoghi della città tornano a interrogarsi sul proprio ruolo: semplici contenitori di spettacoli o spazi capaci di costruire una comunità, un immaginario, un modo di stare insieme? Hiroshima Mon Amour sembra scegliere, ancora una volta, la seconda strada. Passando dai suoni afro-funk dei Savana Funk alla stand up comedy, dall’elettro-pop delle Feste Antonacci alle colonne sonore ispirate al cinema di Wes Anderson significa attraversare mondi apparentemente lontani e scoprire che, sotto la superficie, parlano spesso la stessa lingua: quella della ricerca, dell’ironia, della contaminazione e della capacità di trasformare riferimenti diversi in qualcosa di nuovo.

Il 12 settembre, ad aprire questa saranno i Savana Funk, protagonisti di una carriera che arriva al traguardo dei dieci anni. Il loro nuovo album, Behind The Eyes, raccoglie dieci brani nei quali afro, funk, blues e rock convivono senza preoccuparsi troppo dei confini di genere. La loro dimensione live promette di amplificare ulteriormente questo carattere immersivo e ipnotico.

Il 15 settembre il palco cambia completamente registro con Comedy Garden: Underdogs, realizzato in collaborazione con Torino Comedy Lounge. Stand up e improvvisazione portano a Hiroshima alcune voci nuove della comicità italiana.  Nel corso degli anni la comicità contemporanea è diventata uno degli strumenti attraverso cui una generazione racconta il proprio rapporto con il lavoro, le relazioni, la politica, il corpo, l’assurdità quotidiana. Attraverso una narrazione comica ci si interfaccia, così, con i problemi quotidiani con spirito critico ed una risata, che diventa strumento di riflessione ed analisi.

Il 16 settembre arrivano invece Le Feste Antonacci, duo elettro-pop italiano nato a Parigi nel 2018 e composto da Leonardo Rizzi e Giacomo Lecchi D’Alessandro. Il progetto mette insieme elettronica, funk, armonie vocali e senso dell’umorismo, confermando quella vocazione alla leggerezza intelligente che attraversa buona parte della nuova scena indipendente.

A chiudere questa sequenza, il 17 settembre, sarà invece un progetto che porta sul palco un’altra forma di contaminazione: Wes Banderson, alla sua prima data italiana. Da Londra arriva una band che esegue dal vivo le musiche tratte dai film di Wes Anderson, accanto a composizioni originali ispirate ai propri album.

 

La scommessa più interessante della nuova stagione di Hiroshima Mon Amour è quella di non scegliere tra i linguaggi, ma lasciare che siano i linguaggi a scegliere di incontrarsi in una città come Torino, dove la cultura contemporanea vive anche della relazione tra underground e istituzioni, tra tradizione e sperimentazione. Savana Funk, Comedy Garden: Underdogs, Le Feste Antonacci e Wes Banderson saranno quindi quattro appuntamenti, ma anche quattro possibili porte d’ingresso allo stesso universo. Ed è questa la funzione di un luogo culturale aprire porte che non sapevamo ancora di voler attraversare.

Hiroshima Sound Garden
12 settembre, Savana Funk, ore 22.00, ingresso 15 €
15 settembre, Comedy Garden: Underdogs, ore 21.00, ingresso 15 €
16 settembre, Le Feste Antonacci, ore 22.00, ingresso 20 €
17 settembre, Wes Banderson, ore 22.00, ingresso 15 €

Foto credit: Hiroshima Mon Amour

Valeria Rombolà

Purché (anche) l’aeroporto di Torino non prenda la via dei navigli

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Caro direttore,

nel lontano 1989 scrissi un libro che a Torino ebbe un certo successo, poichè riguardava proprio la città e i suoi abitanti con i suoi “migliori vizi e le sue peggiori virtù”. La pubblicazione ebbe la fortuna di uscire, sempre aggiornata, con altre sei edizioni fino al 2008. Fu nella prima edizione che ipotizzai l’esistenza della Sindrome di Fetonte, una farlocca teoria creata dal sottoscritto secondo la quale Fetonte, cadendo nell’Eridano vicino alla Gran Madre, fece talmente imbufalire il padre Apollo, che, per astio verso la città, lanciò una maledizione: tutto quanto fosse stato prodotto, ideato e sviluppato in quell’agglomerato urbano sarebbe comunque stato destinato ad un’altra cittadina sperduta tra le paludi padane. Indovinate quale. Già la prima edizione del libro comprendeva, semplicemente a titolo accademico, un paio di paginette che elencavano alcune attività che nel corso dei decenni avevano preso la via dei navigli. L’ultima edizione, quella del 2008, si era però arricchita di ulteriori elementi e le pagine erano già raddoppiate. Il mainstream sabaudo aveva sempre spergiurato che si trattasse di “opportunità” e tutte le riserve e le misurate contestazioni di noi provincialoni sul cosiddetto “sacco di Torino” altro non fossero che sterili piagnistei e infantili lamentazioni. Sarà, in ogni caso erano lo specchio di una incontrovertibile realtà che non si poteva nascondere dietro un paio di aggettivi più o meno azzeccati. E arriviamo al giorno d’oggi e all’ ennesima “opportunità” della presa di possesso dell’aeroporto Pertini da parte dei cuginetti meneghini. E scusate la rima. Leggo in questi giorni su La Stampa alcune interviste che riporto testualmente. Domanda: “L’aeroporto di Torino vola verso la fusione con Malpensa e Linate e a oggi la Regione e Comune non hanno quote in Sagat. E’ un rischio?”

Risposta: “La privatizzazione delle infrastrutture arriva da lontano. Le aggregazioni tra privati sono una conseguenza.”

Domanda: “Caselle, se le istituzioni non rientrano nella governance, non rischia di diventare scalo minore?”

Risposta: “La governance conta, ma la competitività internazionale verso le compagnie aeree e la buona gestione di più. Con Malpensa e Linate vedo orientamenti strategici complementari”.

Avete capito qualcosa?

Non so se risposte del genere facciano parte di una tecnica (non)comunicativa che si studia nelle più subdole Business School d’Europa oppure un triplo salto mortale sintattico per non rispondere.

Un famoso influencer di 2026 anni fa al quale ancora oggi si rifanno, a volte anche indegnamente, tanti politici, uomini della finanza e magnati di ogni genere, sosteneva testualmente “il vostro dire sia sì se è sìno se è no, il di più viene dal maligno.”

Pare evidente che non sia stato ascoltato, così, nell’incertezza, anche noi possiamo sostenere tranquillamente che anche questa sia l’ennesima “opportunità” per Torino, purchè l’aeroporto “Sandro Pertini” non diventi lo scalo “Massimo Boldi”.

Riccardo Humbert 

Furto aggravato di cibi e profumi al centro commerciale Lingotto

Negli scorsi giorni, la Polizia di Stato ha denunciato per il reato di furto aggravato in concorso due cittadini italiani, arrestandone uno in quanto colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere.
L’intervento è scaturito a seguito di alcuni controlli effettuati dagli agenti delle Volanti del Commissariato di P.S. Barriera Nizza nei pressi del Centro Commerciale Lingotto: gli agenti hanno notato due individui che, alla vista della pattuglia, hanno tento di dileguarsi.
Uno dei due soggetti, in particolar modo, ha attirato l’attenzione poiché indossava una felpa a maniche lunghe nonostante le elevante temperature estive e manifestava un evidente stato di agitazione.
A seguito di perquisizione personale, il quarantatreenne è stato trovato in possesso di prodotti alimentari appena asportati da un supermercato. Contestualmente, i poliziotti hanno controllato il trentaduenne rivenendo all’interno dello zaino della refurtiva sottratta da diversi esercizi commerciali, tra cui profumi di valore e diversi utensili da cucina oltre a scatolame alimentare vario.
I successivi accertamenti condotti presso le attività commerciali interessate e la visione delle immagini di video sorveglianza hanno consentito di ricostruire la dinamica e restituire la merce, per un valore di centinaia di euro, ai legittimi proprietari.
Dagli approfondimenti effettuati è emerso inoltre che a carico del trentaduenne pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a seguito dell’aggravamento della misura dell’obbligo di presentazione a cui era sottoposto. Pertanto, oltre a essere, entrambi denunciati per furto aggravato in concorso, il trentaduenne è stato anche arrestato, in virtù della misura a suo carico, e condotto presso la casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino.