Aveva un chilo di ketamina nascosta neibarattoli contenenti creme per il corpo:arrestata dalla Guardia di Finanza di Torino.
La donna è stata fermata su un autobus preveniente da Barcellona.
Proveniva da Barcellona ed era diretta a Milano la donna arrestata dalla Guardia di Finanza di Torino, nei giorni scorsi, con circa un chilogrammo di sostanza stupefacente, su un autobus low cost in partenza dal Terminal di Corso Vittorio Emanuele II del capoluogo piemontese.
L’intervento nasce da un’attività di intelligencecondotta dai militari della Compagnia Caselle Torinese i quali, nel corso degli ordinari controlli eseguiti presso il locale scalo aereo, avevano riscontrato, a carico di una passeggera italiana, la ricorrenza di numerosi viaggi effettuati da e verso l’Italia, portando al seguito consistenti somme di denaro non giustificate rispetto al suo status di persona “disoccupata”.
I Finanzieri hanno ricostruito i vari spostamenti eseguiti dalla donna fino a individuarne il rientro sul territorio italiano, a bordo di un autobus proveniente da Barcellona.
Il controllo, svolto con l’ausilio di “Zac”, il pastore belga “Malinois” delle Fiamme Gialle addestrato alla ricerca di sostanze stupefacenti, ha consentito di rinvenire nel bagaglio personale della donna, 4 barattoli contenenti creme per il corpo (body scrub) la cui composizione è apparsa immediatamente anomala sia per il colore, sia per la presenza di granuli, elemento quest’ultimo tipico della ketamina, nota anche come “ice crystal”.
La droga rinvenuta, che se immessa nel mercato dello spaccio avrebbe “fruttato” circa 40.000 euro, è stata sottoposta a sequestro e la donna è stata posta in arresto e condotta presso il carcere Lorusso-Cutugno di Torino, a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

Sabato scorso ho partecipato insieme a Franco Pizzetti, Agostino Ghiglia, Mario Camisani Calzolari, Roberto Sarcinelli, con la sapiente moderazione di Alberto Culatina, ad un convegno su “Privacy e’ libertà” organizzato dall’Universita’ di Pavia. Pur con punti di vista diversi tutti i relatori hanno concordato sui pericoli che corre la libertà in assenza di una reale ( e forse oggi impossibile ) tutela della privacy che soprattutto internet rende molto problematica. Una società trasparente non concepisce la riservatezza e neppure uno iato tra vita pubblica e vita privata. I giornalisti alla T r a v a g l i o sono una delle cause maggiori della violazione della dignità della persona messa a repentaglio da chi divulga notizie magari talvolta senza tutte le verifiche del caso, distrugge prima di un processo l’immagine di chi apprende di un avviso di garanzia a suo carico dai giornali (come di recente è capitato ad un noto deputato del PD ) e usa intercettazioni che dovrebbero rispettare il segreto istruttorio. L’abuso delle intercettazioni, per non dire dei trojan, viola la stessa Costituzione e io mi auguro il Ministro Nordio vada avanti deciso nel realizzare la sua riforma liberale della Giustizia. Nel convegno l’avv. Sarcinelli ha ricordato il saggio di Orwell “1984“ uscito a puntate sul” Mondo “ di Pannunzio nel 1950. Esso fu preceduto da un intervento di Benedetto Croce sul “Mondo” dal titolo “La città del Dio ateo” uscito l’anno precedente in cui il filosofo della libertà metteva in evidenza come il totalitarismo staliniano era uno stravolgimento “più vasto e più forte della caduta della civiltà greco- romana“ . Croce fu tra i pochi a considerare “1984” la denuncia coraggiosa di un sistema oppressivo che negava la stessa dignità umana. Un qualcosa di simile aveva scritto Gustaw Herling in “Un mondo a parte “ in cui parlava dei gulag sovietici dove era stato prigioniero. Il libro “1984” non venne considerato dalla cultura italiana schierata a sinistra e Togliatti così si espresse con il suo solito linguaggio astioso che cozza vistosamente con la sua fama di raffinato intellettuale : “Il libro e’ una buffonata informe e noiosa, strumento di lotta che uno spione ha voluto aggiungere al suo arsenale anti comunista apparsa in una sedicente rivista liberale“. L’attacco togliattiano ad Orwel e al “Mondo“ ci dice molto sulle posizioni della sinistra di allora. Il fatto che la Privacy nella Costituzione sia prevista in modo esplicito solo per la corrispondenza e’ un elemento sufficiente per comprendere che i tempi non erano maturi, ma che anche molti costituenti non erano assolutamente sensibili ad un tema che in altri paesi era invece già ben presente. Un Togliatti, un Dossetti, forse anche un Moro non avevano nessuna sensibilità al tema. Il fatto che la tutela della privacy sia stata affidata inizialmente ad un giurista come Stefano R o d o t a’ che nella sua giovinezza scriveva sul “Mondo” e divenne deputato eletto dal PCI e fu il primo presidente del PDS non è stato certo un buon inizio: il suo giacobinismo illiberale era evidente, persino esibito con arroganza da una persona sicuramente colta che aveva smarrito per strada il liberalismo originario. Negli ultimi anni divenne la caricatura di se’ stesso e venne candidato alla presidenza della Repubblica dai grillini.