Domenica 30 agosto 2026 il Comune di Villafalletto (CN), in collaborazione con lo scrivente e con il Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni piemontesi dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv, ha organizzato una commemorazione del suo secolare legame con i Falletti, risalente al 1332 e della Venerabile Giulia di Barolo.
La cerimonia è stata patrocinata dal Consiglio Regionale del Piemonte, dalla Provincia di Cuneo e dal Comune di Villafalletto.
A rendere ancora più emozionante l’evento è stata la partecipazione in gran numero dei Falletti, che il giorno prima avevano celebrato i 60 anni dall’ordinazione di Padre Cesare Falletti, fondatore del Monastero cistercense di Pra ’d Mill a Bagnolo Piemonte.
I numerosi partecipanti si sono ritrovati alle ore 10 davanti alla seicentesca Confraternita della Misericordia, dedicata al Martirio di San Giovanni Battista e detta “la Nera”, dove alle ore 10,30 Don Marco ha celebrato la S. Messa.
Successivamente i gruppi storici e le autorità hanno sfilato fino al cortile del Municipio, dove si è tenuta una solenne cerimonia aperta dai saluti del Sindaco Giuseppe Sarcinelli, il quale ha affermato che “la cerimonia di oggi non è soltanto un momento celebrativo, ma è soprattutto un’occasione per ricordare, riscoprire e valorizzare le nostre radici attraverso figure e vicende che hanno lasciato un segno profondo nella storia del nostro territorio (…) Giulia di Barolo è stata una donna straordinaria la cui vita e il cui esempio conservano ancora oggi una grande forza ed una straordinaria attualità. Fu una donna di grande fede e di profonda sensibilità che dedicò il proprio impegno agli ultimi, ai poveri, agli emarginati, ai carcerati e in particolare alle donne, che la società del suo tempo troppo spesso dimenticava (…) la sua figura ci richiama al valore dell’attenzione verso gli altri e alla capacità di non voltarci dall’altra parte e al dovere di ciascuno, secondo le proprie possibilità, di contribuire alla creazione di una società più umana e più giusta”.
Il Primo Cittadino, dopo aver ringraziato le autorità presenti, l’Associazione Internazionale Regina Elena Odv, il Prof. Alessandro Tonietta e lo scrivente, ha concluso ricordando che “I Falletti sono stati parte integrante della storia e dell’identità di questo territorio (..) oggi Villafalletto ricorda sé stessa, le sue radici, il suo cammino e i valori sui quali continuare a costruire il proprio futuro”.
Dopo i saluti di Roberto Testa, Sindaco di Pocapaglia (CN) e di Ettore Secco, Sindaco di Bosia (CN), ha preso la parola il Conte Corrado Falletti di Villafalletto, il quale nel suo emozionante intervento ha fatto un ringraziamento particolare al Prof. Alessandro Tonietta, la memoria storica di Villafalletto, a sua zia Elena, il caposaldo della famiglia Falletti, a sua moglie e a suo nipote Giacomo, il quale ha ritardato la sua partenza per presenziare alla cerimonia.
“Penso che la comunità di Villafalletto, proprio ieri abbiamo celebrato i 60 anni dall’ordinazione di mio zio Padre Cesare Falletti, dimostra continuamente un forte attaccamento alla nostra famiglia. Siamo accolti come parte della comunità. Da quando ero bambino venire qui significa per me tornare a casa, alle proprie radici” ha concluso il conte, augurandosi che la sua famiglia di generazione in generazione possa continuare ancora nel futuro e che Villafalletto preservi una delle sue più belle qualità: quella di essere una straordinaria comunità.
Il Prof. Alessandro Tonietta nel suo intervento ha raccontato molte curiosità storiche su Villafalletto, Comune di origini romane che nei secoli a causa della sua posizione strategica si ritrovò al centro di contese e guerre. L’11 giugno 1332 i fratelli Manuele, Leone e Sismondo Falletti di Alba acquistarono questo feudo da Ottone II e Manfredo Del Carretto, i quali lo avevano a loro volta comprato dieci anni prima dal Marchese di Saluzzo Manfredo IV. Sismondo fu il capostipite dei Falletti di Villafalletto e ricevette il titolo comitale nel 1336.
Il Comune, che fino a metà XV secolo si chiamava Villa, per poi diventare Villa dei Falletti, diventò il centro politico ed economico della nobile famiglia, la quale favorì lo sviluppo del commercio del bestiame; fino alla seconda metà del Novecento qui c’era il più grande mercato del bestiame della zona. L’influenza dei Falletti fu importante anche dal punto di vista urbanistico: per permettere il transito di molti capi di bestiame vennero costruite strade larghe, che ancora oggi caratterizzano Villafalletto rispetto ai paesi vicini.
Lo scrivente nel suo intervento ha ripercorso le origini della nobile famiglia, che già nel 1100 era attivissima in campo finanziario, con un raggio d’azione che arrivava fino ad Avignone. I Falletti nel XIV secolo controllavano una cinquantina di feudi in Piemonte. Un anno cruciale fu il 1277 quando Giacomo Falletti ottenne dal Comune di Alba il feudo di Barolo. Egli ebbe tra gli altri i seguenti figli:
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Sismondo, che nel 1323 insieme al fratello Pietrino acquistò da Ottone II e Manfredo Del Carretto per tremila Lire astesi il feudo di Benevello e diede il via alla costruzione del castello. Nel 1332 acquistò dai sopraccitati Del Carretto il feudo di Villafalletto e fu il capostipite di questo ramo del casato, tutt’oggi esistente;
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Leone, dal quale si originò il ramo dei Falletti di Ruffia, estintosi nella prima metà del Cinquecento;
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Pietrino, che nel 1340 ricevette dal Re di Napoli Roberto d’Angiò il feudo di La Morra a garanzia di un prestito di tremila Fiorini d’oro, poi non restituito. Lo stesso anno acquistò Serralunga d’Alba. Entrambi i feudi passarono al figlio Filippo e poi al nipote Baudracco. Alla morte senza figli di quest’ultimo andarono alla linea di Barolo.
Giacomo, uno dei figli di Pietrino, fu il capostipite dei Falletti di Pocapaglia, ramo estintosi nel 1781; -
Gioffredo: da suo figlio Bartolomeo si originò il ramo di Barolo, estintosi alla morte del Venerabile Carlo Tancredi nel 1838, mentre dall’altro figlio Daniele quello di Benevello, estintosi a fine Cinquecento e quello di Castiglione Falletto, terminato nel 1709.
Il ramo di Barolo ad inizio Seicento ottenne il titolo comitale e nel 1730 con Gerolamo IV, vedovo di Elena Provana di Druento, quello marchionale. L’ultimo Marchese di Barolo fu il Venerabile Carlo Tancredi, nato a Palazzo Barolo a Torino il 26 ottobre 1782; egli il 18 agosto 1806 sposò a Versailles Juliette Colbert di Maulévrier. La coppia si trasferì in Piemonte nel 1814 e Carlo Tancredi nel biennio 1826-1827 fu Sindaco di Torino, città dove la moglie Giulia s’ impegnò molto a favore delle detenute, diventando nel 1821 soprintendente del carcere femminile. Durante la sua attività fece trasferire queste donne dalle Torri Palatine al nuovo Carcere delle Forzate, concepito come istituto penitenziario modello, il cui regolamento venne discusso con le prigioniere ed approvato da loro punto per punto. Giulia fece in modo di alfabetizzarle e di riavvicinarle al lavoro e alla religione, che insegnava essa stessa, coadiuvata in seguito da altre dame; introdusse inoltre il canto corale come elemento di svago collettivo, il tutto per recuperarle socialmente e sottrarle alla continua e dannosa inattività, che portava all’alcolismo. Nel 1823 fondò l’Istituto del Rifugio nel Quartiere Valdocco, destinato ad ex carcerate e donne traviate e penitenti, che qui trascorrevano due o tre anni di lavoro e di preghiera, per poi sposarsi o andare a servizio in qualche famiglia.
Nel 1825 Giulia insieme al marito destinò parte di Palazzo Barolo ad asilo infantile per i figli dei lavoratori; si trattava della prima opera di questo tipo nel Regno di Sardegna. Nel 1833 i marchesi, constatato il desiderio di alcune ospiti dell’Istituto del Rifugio di consacrarsi totalmente a Dio, fondarono le Figlie penitenti di Santa Maria Maddalena, che assunsero in seguito la denominazione di Figlie di Gesù Buon Pastore. L’anno seguente fondarono la Congregazione delle Suore di Sant’Anna, il cui obiettivo era quello di dedicarsi a tempo pieno all’istruzione e alla formazione cristiana dell’infanzia e dei giovani appartenenti a famiglie bisognose. Nel 1835 in occasione dell’epidemia di colera che colpì Torino, i marchesi fecero allestire molti ospedali da campo. Il 4 settembre 1838 Carlo Tancredi si spense a Chiari, in Provincia di Brescia, mentre era in viaggio verso il Tirolo per farsi curare. Giulia continuò a compiere opere di bene e nel 1843 fondò l’Ospedaletto di Santa Filomena, destinato alla cura delle bambine rachitiche, mentre nel 1847 destinò parte di Palazzo Barolo a scuola professionale per le ragazze di famiglia operaia di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Nel 1862 finanziò la costruzione della Chiesa di Santa Giulia nel quartiere Borgo Vanchiglia di Torino e presenziò alla posa della sua prima pietra l’anno seguente. Giulia si spense il 19 gennaio 1864 e rispettando le sue ultime volontà, venne costituita l’Opera Pia Barolo, un’istituzione pubblica di assistenza e beneficenza, le cui principali finalità sono la carità e l’istruzione. Venne dichiarata Venerabile da Papa Francesco nel 2015, suo marito nel 2018.
La cerimonia si è chiusa con i saluti di Marie-Laurence Deberghe, pronipote di Juliette Colbert de Maulévrier in quanto discendente da suo fratello René.
Il Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni piemontesi dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv ha quindi conferito uno speciale attestato di benemerenza al Comune di Villafalletto, al Conte Corrado Falletti, al Prof. Alessandro Tonietta e alla Banda Musicale “Conte Corrado Falletti”.
All’evento hanno partecipato anche il giornalista e divulgatore culturale Marco Margrita e lo scrittore Claudio Cantore.
L’Associazione Internazionale Regina Elena Odv è stata rappresentata dal Vice Segretario Amministrativo Nazionale e dalla Dama Maria Vittoria Pelazza.
La cerimonia è stata impreziosita dalla presenza dei seguenti gruppi storici: “Della Fenice” di Pianezza, la cui Presidente Monica Todi impersonava la Venerabile Giulia di Barolo giovane; “I Signori di Torino nell’Ottocento” i cui rievocatori impersonavano la Regina Margherita, accompagnata dal Marchese Emanuele Pes di Villamarina, con la consorte Paola, dama d’onore della sovrana; “I Signori di Rivalba nell’Ottocento”, il cui Presidente Alberto Moret impersonava Camillo Benso, Conte di Cavour, mentre gli altri rievocatori vestivano i panni della Venerabile Giulia di Barolo vedova, di Costantino Nigra e di Virginia Verasis Asinari, Contessa di Castiglione; “I Verulfi di Chivasso”, nobile famiglia piemontese originaria di Verolengo, che tra XVII e XVIII secolo visse a Chivasso e possedette piccoli feudi nel Canavese.
ANDREA CARNINO