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No a truffe e furti: incontro pubblico con i Carabinieri a Cesana

CESANA TORINESE – Informare, prevenire e rafforzare la collaborazione tra istituzioni e cittadini per contrastare il fenomeno delle truffe e dei furti, con particolare attenzione ai reati che colpiscono le persone più fragili.

È questo l’obiettivo dell’incontro pubblico organizzato dal Comune di Cesana Torinese e dalla Pro Loco ProYoung, in collaborazione con la Stazione dei Carabinieri di Cesana Torinese.

L’appuntamento è fissato per venerdì 17 luglio, alle ore 21, presso la Sala Formont, in Via Pinerolo 0 a Cesana Torinese.

La serata sarà condotta dal Maresciallo Ordinario Alessandro Mirabile, Comandante della Stazione dei Carabinieri di Cesana Torinese, che illustrerà le principali modalità con cui vengono messe in atto truffe e furti, fornendo ai cittadini consigli pratici e indicazioni utili per riconoscere le situazioni di rischio, adottare comportamenti corretti e prevenire possibili raggiri.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di sensibilizzazione volto a promuovere una cultura della sicurezza e della prevenzione, favorendo il dialogo diretto tra cittadini e Forze dell’Ordine. Durante l’incontro sarà inoltre possibile porre domande, condividere esperienze e approfondire eventuali criticità riscontrate sul territorio.

Il Sindaco Daniele Mazzoleni sottolinea l’importanza della serata: “La sicurezza dei cittadini rappresenta una priorità per la nostra Amministrazione. Per questo abbiamo voluto promuovere, insieme alla Pro Loco ProYoung e alla Stazione dei Carabinieri di Cesana Torinese, un momento di informazione e confronto aperto a tutta la popolazione. Conoscere i metodi utilizzati dai malintenzionati è il primo passo per difendersi. Ringrazio il Maresciallo Alessandro Mirabile per la disponibilità e la preziosa collaborazione che quotidianamente garantisce alla nostra comunità. Invito tutti i cittadini, e in particolare le persone più anziane e i loro familiari, a partecipare a questo importante incontro”.

Piemonte, oltre 1.200 studenti coinvolti per un anno di educazione ambientale

 

Nel 2025-2026 realizzati 21 incontri nelle scuole grazie ai referenti di Plastic Free Onlus. Le attività proseguiranno nei centri estivi

Sono 1.253 gli studenti coinvolti in Piemonte in attività di educazione ambientale durante l’anno scolastico 2025-2026 appena concluso. Dalle scuole dell’infanzia alle primarie, dalle secondarie di primo e secondo grado fino alle università, sono stati realizzati 21 appuntamenti dedicati all’inquinamento da plastica, alla corretta gestione dei rifiuti e alle conseguenze dei comportamenti quotidiani sugli ecosistemi e sulla salute.

Il dato piemontese si inserisce nel bilancio nazionale delle iniziative realizzate da Plastic Free Onlus, organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, che nell’anno scolastico appena concluso ha coinvolto 78.682 studenti in Italia attraverso 915 appuntamenti in 18 regioni. Un percorso reso possibile dalla rete dei referenti territoriali e dalla collaborazione di dirigenti scolastici, docenti ed educatori, che proseguirà nei prossimi mesi attraverso incontri e attività nei centri estivi.

Gli incontri vengono modulati in base all’età degli studenti e alternano spiegazioni, immagini, video, giochi e quiz a momenti di confronto. Ai più piccoli i temi ambientali vengono presentati attraverso un linguaggio semplice e attività ludiche, mentre con gli studenti più grandi vengono approfonditi il ciclo di vita della plastica, la dispersione dei rifiuti, le microplastiche, il consumo consapevole e le possibili alternative ai prodotti usa e getta.

Durante numerosi appuntamenti vengono mostrati anche oggetti realmente recuperati nel corso delle raccolte ambientali. I rifiuti rinvenuti sulle spiagge, lungo i fiumi, nei parchi e nelle aree urbane diventano così strumenti educativi capaci di mostrare concretamente la persistenza della plastica nell’ambiente e i danni che può provocare agli animali, agli ecosistemi e alla salute umana.

Le attività non si limitano a fornire informazioni, ma invitano bambini e ragazzi a riconoscere l’impatto delle proprie abitudini: dalla scelta della borraccia al posto delle bottiglie monouso alla riduzione degli imballaggi, dalla raccolta differenziata al corretto conferimento dei piccoli rifiuti. In alcuni casi, agli incontri in aula seguono passeggiate ecologiche e raccolte sul territorio, a partire dalle aree adiacenti alle scuole. Un modo per trasformare quanto appreso in un’esperienza concreta di cittadinanza attiva.

“Coinvolgere 1.253 studenti in Piemonte significa entrare nelle scuole con un messaggio concreto, capace di parlare ai ragazzi e alle loro famiglie – dichiara Flavia Faccia, referente regionale Piemonte di Plastic Free Onlus –. L’educazione ambientale non è fatta solo di nozioni, ma di consapevolezza, esempi e piccoli gesti quotidiani che possono cambiare il modo in cui viviamo il territorio. Dai rifiuti abbandonati nei parchi e lungo i corsi d’acqua fino all’uso eccessivo della plastica monouso, ogni incontro diventa un’occasione per far capire che la tutela dell’ambiente parte anche dalle scelte di ciascuno. La partecipazione degli studenti e la disponibilità delle scuole ci confermano quanto sia importante continuare su questa strada”.

Morta donna investita sulla strada statale

Una donna di 61 anni, residente a Milano  ha perso la vita nella notte tra martedì 14 e mercoledì 15 luglio in un tragico incidente avvenuto lungo la strada statale 24 del Monginevro. Il fatto è accaduto in località Traduerivi, nel tratto compreso tra l’autoporto e l’area dell’agriturismo, dove la donna è stata investita da un furgone.

L’allarme è stato lanciato nelle ore notturne. Dai primi accertamenti svolti dalle forze dell’ordine emerge che la sessantunenne stava camminando lungo la carreggiata quando, per motivi ancora in fase di accertamento, è stata colpita da un Fiat Scudo blu in transito.

L’urto non le ha lasciato scampo. Sul posto sono intervenuti in pochi minuti i sanitari del 118 con le ambulanze, ma ogni manovra di soccorso si è rivelata vana e i medici non hanno potuto fare altro che constatare il decesso della donna.

Nuova rotta con Wizz Air da Torino a Sharm el Sheikh

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Dal 27 ottobre 2026 prende il via il nuovo collegamento di linea verso il Mar Rosso, biglietti in vendita da oggi.

Caselle Torinese, 16 luglio 2026 – Wizz Air amplia la propria offerta da Torino Airport e annuncia oggi una nuova rotta che arricchirà il network della compagnia dalla nuova base piemontese. Partirà con la stagione invernale 2026/2027 il collegamento diretto per Sharm el Sheikh, che per la prima volta collegherà Torino con il Mar Rosso tramite un volo di linea. I biglietti sono in vendita da oggi su wizzair.com e sull’app ufficiale WIZZ con tariffe a partire da 45,99€.

Il volo per Sharm el Sheikh, operativo il martedì e il sabato dal 27 ottobre 2026, rappresenta una delle principali novità del network Wizz Air da Torino: la nuova rotta offrirà ai passeggeri piemontesi un collegamento diretto verso una delle destinazioni più richieste dell’Egitto durante la stagione invernale, ideale per vacanze all’insegna del relax, dello snorkeling e del clima mite tutto l’anno.

Il nuovo collegamento si inserisce nel percorso di crescita avviato con l’apertura della nuova base Wizz Air a Torino, che vedrà l’arrivo di due aeromobili basati sullo scalo: il primo dal 14 settembre e il secondo dal 25 ottobre 2026. Grazie a questo investimento, la compagnia continua a rafforzare la connettività del Piemonte offrendo nuove opportunità di viaggio sia per il traffico leisure, sia per motivi familiari o di lavoro.

Con la nuova rotta annunciata oggi, il network Wizz Air da Torino per la stagione Winter 2026/2027 raggiungerà complessivamente 20 destinazioni, di cui 4 nazionali e 16 internazionali. L’offerta comprenderà i collegamenti nazionali verso Catania, Napoli, Palermo e Roma Fiumicino, oltre alle rotte internazionali per Barcellona, Bilbao, Bucarest, Budapest, Danzica, Iasi, Katowice, Londra Luton, Madrid, Malaga, Praga, Sharm el Sheikh, Tirana, Valencia, Varsavia e Wroclaw, confermando il ruolo di Torino come mercato strategico per la crescita della compagnia.

Salvatore Gabriele Imperiale, Corporate Communications Manager di Wizz Air, ha dichiarato: “Con l’avvicinarsi dell’apertura della nostra nuova base a Torino, continuiamo a dare forma, rotta dopo rotta, al progetto di crescita che abbiamo costruito per il Piemonte. Dopo aver recentemente rafforzato i collegamenti dedicati ai flussi turistici in entrata verso le montagne piemontesi, oggi guardiamo alle esigenze dei passeggeri del territorio e aggiungiamo Sharm el Sheikh al nostro network, offrendo un nuovo collegamento diretto verso il Mar Rosso proprio durante la stagione invernale. È esattamente questo il valore di una base Wizz Air: sviluppare un network sempre più ampio e diversificato, capace di creare nuove opportunità di viaggio e rispondere a differenti esigenze di mobilità. Con due aeromobili basati e 20 destinazioni nella Winter 2026/2027, Torino sta assumendo un ruolo sempre più importante nella nostra crescita in Italia. E siamo solo all’inizio. Let’s WIZZ, Torino!”.

Paolo Papale, Direttore Sviluppo Aviation di Torino Airport ha commentato: “L’annuncio della nuova rotta per Sharm el Sheikh, che per la prima volta collega Torino al Mar Rosso con un volo di linea, rappresenta una grande novità per il nostro scalo e per i passeggeri piemontesi. Questo sviluppo conferma il valore del percorso intrapreso con Wizz Air e contribuisce ad ampliare ulteriormente le opportunità di viaggio da Torino verso destinazioni nazionali e internazionali di forte attrattiva”.

Condanna a Roggero, Salvini e Cirio: “Ora la grazia”

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Il gioielliere di Grinzane nel Cuneese sparò e uccise due rapinatori. Dovrà scontare 14 anni e 9 mesi, attenderà l’ordine del tribunale per costituirsi. La mobilitazione social. Anche il presidente del Piemonte Alberto Cirio oltre al leader leghista Salvini propone di ricorrere alla grazia presidenziale.

Leggi l’articolo su L’identità:

La Cassazione conferma la condanna a Roggero, Salvini: “Grazia”

Morta escursionista dispersa in montagna

E’ morta l’escursionista precipitata sulle montagne del Torinese a Groscavallo, nelle Valli di Lanzo, e al momento non vengono diffuse le generalità della donna. Per individuare la dispersa le ricerche sono andate avanti per tutta la notte dopo l’allarme scattato quando la struttura ricettiva in cui la donna era ospite ha lanciato l’allarme.

Carceri piemontesi, l’emergenza continua: detenuti oltre la capienza, agenti in affanno e aggressioni

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Il sistema carcerario del Piemonte continua a vivere una fase di forte sofferenza, con problemi che da anni attendono una soluzione strutturale. A pesare sono soprattutto il numero di detenuti superiore alla disponibilità effettiva dei posti, la cronica carenza di personale della Polizia penitenziaria e un clima interno reso sempre più difficile dall’aumento degli episodi di violenza, dalle problematiche legate alla salute mentale e dalle condizioni spesso obsolete di diversi istituti.

I dati aggiornati al 2026 confermano un quadro che resta critico. Nelle tredici strutture penitenziarie piemontesi sono presenti circa 4.360 persone ristrette, a fronte di una capienza regolamentare di poco inferiore ai 4.000 posti. In realtà la disponibilità effettiva è ancora più ridotta, perché numerose celle risultano inutilizzabili per lavori di manutenzione o per carenze strutturali. Questo significa che il livello di affollamento supera stabilmente il 109%, con inevitabili ripercussioni sulla gestione quotidiana degli istituti.

Tra le realtà più in difficoltà c’è il carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino, il più grande del Piemonte. Qui i detenuti sfiorano le 1.500 unità a fronte di una capienza regolamentare di poco superiore ai 1.100 posti. Si tratta di uno degli istituti più congestionati del Nord Italia, dove il sovraffollamento rende sempre più complicata la convivenza all’interno delle sezioni detentive e limita gli spazi destinati alle attività lavorative, formative e trattamentali previste dall’ordinamento penitenziario.

L’eccessiva presenza di detenuti si riflette inevitabilmente anche sulle condizioni di lavoro degli agenti della Polizia penitenziaria. Le organizzazioni sindacali denunciano da tempo una grave scopertura degli organici, con centinaia di unità mancanti rispetto al fabbisogno. Questa situazione costringe il personale a turni particolarmente gravosi, a un ricorso costante allo straordinario e a una gestione sempre più complessa delle emergenze. Gli agenti sono chiamati a operare in contesti dove il numero delle persone da sorvegliare supera spesso quello previsto e dove la presenza di soggetti con problematiche psichiatriche o di tossicodipendenza richiede un impegno ancora maggiore.

Le conseguenze sono evidenti anche sul piano della sicurezza. Negli ultimi anni si è registrato un incremento degli episodi di violenza all’interno degli istituti di pena. Le aggressioni nei confronti degli appartenenti alla Polizia penitenziaria sono aumentate, così come le risse tra detenuti, gli atti di autolesionismo, i danneggiamenti e gli episodi di protesta. Il Rapporto Antigone 2026 evidenzia che, a livello nazionale, nel corso del 2025 le aggressioni agli agenti sono cresciute di oltre il 12% rispetto all’anno precedente, mentre quelle tra detenuti hanno fatto segnare un incremento ancora più marcato rispetto ai dati di pochi anni fa. Una tendenza che trova riscontro anche negli istituti piemontesi, dove le organizzazioni sindacali segnalano con frequenza episodi di violenza e interventi resi sempre più difficili dalla scarsità di personale.

A Torino non sono mancati negli ultimi mesi casi di aggressioni agli agenti, colluttazioni tra detenuti, incendi di suppellettili, proteste e danneggiamenti, situazioni che hanno richiesto il tempestivo intervento del personale in servizio. Le sigle sindacali sottolineano come il crescente disagio interno sia strettamente collegato all’elevato numero di detenuti presenti e alla difficoltà di garantire un’adeguata separazione tra soggetti con caratteristiche criminologiche molto diverse.

Un’altra questione sempre più rilevante riguarda la presenza nelle carceri di persone affette da disturbi psichiatrici. Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, una parte consistente di questi soggetti viene gestita all’interno degli istituti penitenziari ordinari, che però non dispongono sempre delle professionalità e delle strutture necessarie per affrontare situazioni tanto delicate. Questa condizione contribuisce ad alimentare tensioni, episodi di autolesionismo e tentativi di suicidio, fenomeni che continuano a rappresentare una delle principali criticità dell’intero sistema penitenziario.

Il sovraffollamento incide inoltre sulla funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione. Quando le sezioni ospitano un numero di detenuti superiore alla loro capacità, diventa più difficile organizzare corsi di formazione, attività lavorative, percorsi scolastici e progetti di reinserimento sociale. Proprio queste iniziative rappresentano invece uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di recidiva e favorire il ritorno alla vita civile una volta terminata la detenzione.

Eolico offshore nel Mediterraneo: uno studio firmato dal Politecnico di Torino

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Con WindEurope analizza le priorità più rilevanti per lo sviluppo del settore

 

Pubblicato sulla rivista Renewable and Sustainable Energy Reviews, lo studio fornisce un’analisi delle principali leve per favorire una crescita strutturata dell’eolico offshore nel bacino mediterraneo, in linea con gli obiettivi europei di transizione energetica e competitività industriale

 

Un nuovo studio realizzato dal Politecnico di Torino, attraverso il gruppo di ricerca MOREnergy Lab, e da WindEurope, principale associazione europea per l’energia eolica, individua le priorità operative per accelerare lo sviluppo dell’eolico offshore nel Mediterraneo. Pubblicato sulla rivista Renewable and Sustainable Energy Reviews, l’articolo dal titolo “Potentials and challenges of floating wind in the Mediterranean Sea: a joint industrial and academic perspective”firmato da Ardemia Acampora, Bruno Paduano, Riccardo Longo, Enrico Giglio, Alexandre Fremaux, Lizet Ramirez, Vasiliki Klonari e Giuliana Mattiazzo, analizza le condizioni necessarie per trasformare il potenziale dell’eolico offshore in progetti concretamente realizzabili e sostenibili dal punto di vista economico. Il lavoro nasce dalla collaborazione diretta tra ricerca e industria, integrando la prospettiva accademica del Politecnico di Torino con la visione di sistema di WindEurope, e con i contributi e le priorità emerse dal mondo industriale. L’obiettivo è mettere a disposizione dei decisori politici e degli operatori del settore elementi di analisi ed evidenze per rafforzare la competitività dell’eolico offshore in Europa.

Dallo studio emerge che la stabilità e la chiarezza del quadro regolatorio – in particolare per quanto riguarda autorizzazioni, aste e accesso alla rete – sono determinanti tanto quanto la maturità tecnologica dei progetti. Tempi procedurali più prevedibili e strumenti capaci di ridurre il rischio sono infatti condizioni essenziali per attrarre investimenti. Parallelamente, infrastrutture e filiera industriale sono decisive: servono porti adeguati, capacità produttiva, logistica e competenze specializzate per realizzare gli impianti su scala industriale.

Un ulteriore elemento, centrale per lo sviluppo del settore, riguarda la rete elettrica. Gli impianti offshore naturalmente necessitano del collegamento alla terraferma e di essere integrati nel sistema energetico in modo efficiente: la disponibilità di connessioni adeguate e la capacità della rete incidono infatti direttamente su tempi, costi e fattibilità economica dei progetti. Infine, sostenibilità ambientale e accettabilità sociale si confermano componenti strutturali della fattibilità dei progetti: lo studio sottolinea l’importanza di integrare tutele ambientali, attività di monitoraggio e dialogo con i territori sin dalle prime fasi di sviluppo.

Il lavoro mira a sostenere una crescita credibile e realizzabile dell’eolico offshore nel Mediterraneo, favorendo un maggiore allineamento tra politiche pubbliche, scelte industriali e priorità tecniche in un’area strategica per la sicurezza energetica e la competitività europea.

“Lo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante nel Mediterraneo rappresenta una sfida industriale e strategica. Questo studio conferma che la questione non riguarda soltanto la disponibilità della tecnologia, ma la capacità di costruire le condizioni perché il potenziale esistente possa tradursi in progetti realizzabili, sostenibili e competitivi. Servono pianificazione, regole chiare, infrastrutture portuali, competenze e una filiera industriale in grado di crescere insieme ai progetti. In questa prospettiva, il lavoro con WindEurope e il confronto con gli operatori del settore confermano il ruolo della ricerca universitaria come spazio di integrazione tra analisi scientifica, visione industriale e un contributo informato al dibattito pubblico e alle decisioni strategiche. Per il Politecnico di Torino, attraverso il MOREnergy Lab e l’Energy Center, l’eolico offshore è un ambito strategico in cui contribuire allo sviluppo di conoscenza, strumenti e valutazioni utili a rafforzare la competitività del sistema energetico e industriale italiano ed europeo”, dichiara Giuliana Mattiazzo, docente del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale-DIMEAS del Politecnico di Torino, componente dell’Energy Center Lab e co-autrice dello studio.

“L’eolico offshore galleggiante può svolgere un ruolo importante nello sbloccare il potenziale delle energie rinnovabili offshore del Mediterraneo. Questa analisi congiunta dimostra che la tecnologia è solo una parte dell’equazione: quadri normativi prevedibili, una pianificazione coordinata della rete, infrastrutture portuali adeguate e la preparazione della catena di approvvigionamento sono tutti elementi essenziali per rendere i progetti credibili, finanziabili e realizzabili. WindEurope è lieta di aver contribuito a questo lavoro insieme al Politecnico di Torino, fornendo approfondimenti basati su dati concreti per la prossima fase di sviluppo dell’eolico offshore nel Mediterraneo”, afferma Malgosia Bartosik, Deputy CEO di WindEurope.

 

 

Per maggiori dettagli, l’articolo scientifico è consultabile al seguente link: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1364032126005563

 

Più efficienza energetica per scuole e asili: lavori per 1,35 milioni

 

Un investimento di circa 1,35 milioni di euro renderà più efficienti dal punto di vista energetico due complessi comunali che ospitano servizi educativi: quello di via Servais 62, sede dell’asilo nido Il Cerchio, della scuola dell’infanzia C.P.B.L. e della piscina, e quello di via Terraneo 1, che ospita l’asilo nido I Delfini e la scuola dell’infanzia Anna Bechis.

La Giunta comunale, su proposta dell’assessora alla Transizione Ecologica e Digitale Chiara Foglietta, ha approvato in linea tecnica i progetti per un valore complessivo di 1.353.938,90 euro, interamente finanziati dal concessionario nell’ambito del programma di riqualificazione energetica degli edifici comunali.

Nel complesso di via Servais saranno investiti 549.671,45 euro per la sostituzione dei serramenti e le opere necessarie a completare l’intervento. Per il polo scolastico di via Terraneo sono invece previsti lavori per 804.267,45 euro, che comprendono la sostituzione parziale dei serramenti e gli interventi collegati.

Le opere fanno parte del Piano EfficienTO, il programma con cui la Città di Torino sta riqualificando il proprio patrimonio immobiliare per ridurre consumi energetici ed emissioni climalteranti. Il piano prevede interventi su circa 850 immobili comunali entro il 2030, con un investimento complessivo di circa 110 milioni di euro sostenuto da Iren Smart Solutions.

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Nel 2025 a Torino 40 famiglie sostenute ogni mese nel quartiere Lucento

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Cresce la domanda di aiuto sociale. Nel 2026 l’UCEBI prosegue la rete nazionale di interventi grazie ai fondi dell’8×1000

Dall’esperienza di Torino ai progetti in tutta Italia e nelle aree di crisi internazionale: contrasto alla povertà, sostegno alle donne vittime di violenza, educazione e inclusione sociale sono i quattro ambiti di intervento che l’UCEBI continuerà a sostenere anche nel 2026.

 Crescono nelle città italiane le situazioni di fragilità economica e sociale e aumentano le richieste di sostegno per bisogni primari come il cibo e i beni essenziali. In questo contesto si inserisce l’esperienza realizzata nel 2025 dall’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI) nel quartiere Lucento di Torino, dove, grazie ai fondi dell’8×1000, ogni mese circa 40 famiglie hanno ricevuto sostegno alimentare e accompagnamento sociale.

Il progetto Banco Alimentare ha coinvolto circa 20 volontari, impegnati nella raccolta e nella distribuzione di generi alimentari, nell’erogazione di buoni spesa destinati ai nuclei più fragili e nell’accompagnamento delle persone seguite. I beneficiari sono stati soprattutto famiglie numerose, madri sole e nuclei con redditi molto bassi.

Accanto all’aiuto materiale, il progetto ha dato particolare rilievo alla relazione personale, all’ascolto e alla presa in carico delle situazioni di fragilità, confermando un modello di intervento che mette al centro la dignità della persona.

L’esperienza di Torino rappresenta uno dei risultati concreti resi possibili dai fondi dell’8×1000 e si inserisce nella rete nazionale di interventi sociali dell’UCEBI, che proseguirà anche nel 2026 in Italia e all’estero attraverso quattro principali aree di intervento: contrasto alla povertà e distribuzione alimentare, sostegno alle donne vittime di violenza, educazione e inclusione sociale, interventi nelle aree colpite da guerre e crisi umanitarie.

Una rete presente in tutta Italia

L’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia opera attraverso una rete di 117 chiese distribuite sul territorio nazionale, attiva da oltre 160 anni e nella sua forma attuale dal 1956.

Le comunità battiste sono presenti in Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Tra le città in cui sono attivi progetti di solidarietà, educazione e sostegno alle fragilità figurano Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Civitavecchia, Napoli, Caserta, Bari, Altamura, Barletta, Conversano, Cosenza, Palermo, Catania e Cagliari.

Oltre al progetto realizzato a Torino, la rete UCEBI sostiene numerosi interventi sul territorio nazionale.

A Napoli, il progetto “Nuove Povertà” accompagna persone senza dimora attraverso distribuzione di beni essenziali, ascolto e percorsi di inclusione. A Caserta, “Al fianco degli ultimi” garantisce consegne domiciliari di aiuti alimentari alle famiglie più fragili, secondo un modello fondato sulla prossimità e sulla continuità del sostegno. A Roma, il Doposcuola Flora e la Scuola di italiano di Centocelle promuovono attività educative e linguistiche rivolte a minori e adulti stranieri. A Civitavecchia, la Diaconia Carceraria realizza laboratori, percorsi formativi e iniziative di reinserimento sociale dedicate alle persone detenute.

L’impegno nelle crisi internazionali

Grazie ai fondi dell’8×1000, l’UCEBI sostiene anche interventi nelle aree colpite da guerre ed emergenze umanitarie.

Con il progetto “Road to Recovery” vengono accompagnati pazienti palestinesi, in particolare bambini, verso cure mediche specialistiche. In Cisgiordania, “Combatants for Peace” promuove percorsi di dialogo nonviolento tra comunità israeliane e palestinesi. In Libano, durante la crisi del 2024, gli interventi sostenuti dall’UCEBI hanno raggiunto oltre 2.000 persone, attraverso la distribuzione di beni essenziali, 657 kit di prima necessità e un successivo supporto psicologico alle famiglie colpite dal conflitto.

La campagna 8×1000 “Se lo merita!”

I risultati raggiunti in progetti come quello di Torino sono al centro della nuova campagna 8×1000 UCEBI “Se lo merita!”, che racconta come ogni firma possa tradursi in interventi concreti a favore delle persone più fragili.

Dalle famiglie sostenute con gli aiuti alimentari alle persone senza dimora accompagnate nei percorsi di inclusione, dalle donne che ricostruiscono la propria autonomia alle comunità colpite da guerre e crisi umanitarie, la campagna invita a superare stereotipi e pregiudizi nei confronti di chi vive una condizione di fragilità.

Il messaggio è semplice: la solidarietà non nasce dal giudizio, ma dal riconoscimento della dignità della persona. Nessuno dovrebbe dover dimostrare di meritare un aiuto.

Pur contando circa 5.000 membri, l’UCEBI raccoglie ogni anno circa 16.000 firme per l’8×1000, un dato che testimonia una fiducia che va oltre la sola comunità battista. Dal 2008 oltre il 90% delle risorse ricevute viene destinato direttamente ai progetti, con particolare attenzione alla trasparenza e alla rendicontazione.

«I risultati raggiunti nel 2025 dimostrano come i fondi dell’8×1000 possano trasformarsi in interventi concreti a favore delle persone più fragili. L’esperienza di Torino è uno dei tanti progetti che confermano il valore di una presenza costante sul territorio e della capacità di accompagnare le persone non solo nei bisogni materiali, ma anche nella relazione e nell’ascolto. Siamo una piccola comunione di Chiese cristiane che impiega una parte importante dei fondi dell’8×1000 in progetti umanitari, sociali, assistenziali e culturali. Malgrado le nostre dimensioni contenute, sosteniamo interventi di grande valore, soprattutto a favore di realtà e territori che fanno più fatica a intercettare finanziamenti e sponsorizzazioni. Penso ai progetti sanitari in Libano, agli interventi nelle carceri e alle attività che sosteniamo in contesti come lo Zimbabwe», dichiara il Presidente dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, Sandro Spanu.

«La scelta dell’8×1000 per l’UCEBI si basa su tre elementi: il valore della pluralità religiosa come garanzia della democrazia, la trasparenza nella rendicontazione dei fondi ricevuti dallo Stato e l’attenzione ai soggetti più piccoli e meno visibili, che sentiamo vicini alla nostra stessa identità. Ogni firma rappresenta la possibilità di trasformare la solidarietà in interventi concreti, in Italia e all’estero, a favore di chi vive situazioni di maggiore vulnerabilità», conclude Spanu.

Un impegno che continua nel 2026

Nel 2026 l’UCEBI prosegue il proprio impegno sociale in Italia e all’estero attraverso un modello stabile fondato su prossimità, ascolto e accompagnamento, destinando oltre il 90% delle risorse ricevute ai progetti finanziati con l’8×1000.

Dalla distribuzione alimentare al contrasto della povertà, dal sostegno alle donne vittime di violenza ai percorsi di educazione e inclusione sociale, fino agli interventi nelle aree di crisi internazionale, l’obiettivo rimane quello di trasformare ogni firma in un aiuto concreto per chi attraversa una situazione di fragilità.