Blackout, Codacons: “Pronti ad azioni legali”
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Le società energetiche devono garantire la continuità del servizio anche in caso di forte caldo, e sono tenute per legge ad indennizzare i clienti coinvolti nelle interruzioni delle forniture. Allo stesso modo i turisti che non possono fruire dei servizi acquistati a causa della mancanza di energia hanno diritto ad ottenere da albergatori ed esercenti rimborsi proporzionali ai disagi subiti. Lo afferma il Codacons, che interviene a tutela di utenti e attività commerciali interessati dai black out energetici che si stanno verificando in diverse zone d’Italia.
L’aumento delle temperature era ampiamente previsto, e le varie società che gestiscono la rete avrebbero dovuto attivarsi per garantire la continuità del servizio ed evitare surriscaldamenti dei cavi e sovraccarichi di rete – afferma il Codacons – In caso di interruzione prolungata dell’energia elettrica i consumatori hanno sempre diritto all’indennizzo previsto da Arera, che per i clienti domestici con potenza inferiore o uguale a 6 kW ammonta a 34,50 euro, aumentato di 17,25 euro ogni ulteriori 4 ore di interruzione fino a una durata massima di interruzione pari a 240 ore. Per le utenze con potenza superiore ai 6 kW, come aziende o esercizi commerciali, l’indennizzo è di 172,50 euro oltre 86,25 euro per ogni ulteriori 4 ore di interruzione. Indennizzo che – ricorda il Codacons – deve essere automatico in bolletta e non esclude, dove ve ne siano i presupposti, l’eventuale ulteriore risarcimento del danno, secondo le ordinarie regole del Codice Civile.
Allo stesso modo i turisti che hanno acquistato soggiorni presso resort, villaggi e strutture ricettive in genere, o hanno acquistato servizi di cui non possono godere a causa dell’interruzione di energia, hanno diritto ad ottenere dagli esercenti il rimborso di quanto speso in proporzione ai disagi subiti. Saranno poi gli stessi esercenti a rivalersi sulle società energetiche per i danni loro arrecati – precisa il Codacons.
Se non saranno pienamente garantiti i diritti di utenti e attività commerciali, il Codacons è pronto ad avviare le dovute azioni risarcitorie anche collettive nei confronti di società e distributori energeticI.
Opi: «Gli infermieri non sono lavoratori in affitto»
Si possono costruire nuove Case di Comunità, inaugurare nuovi servizi e aprire nuovi reparti. Ma senza infermieri tutto questo rischia di rimanere soltanto sulla carta
È la posizione espressa dagli Ordini delle Professioni Infermieristiche di Torino e Cuneo in merito al dibattito emerso in queste ore sulla possibilità di reclutare infermieri attraverso Amos per garantire il funzionamento delle Case e degli Ospedali di Comunità previsti dal PNRR.
«Gli infermieri per il sistema sanitario non sono lavoratori in affitto e non possono essere trattati come una merce da reperire sul mercato ogni volta che il sistema sanitario non riesce a programmare il proprio fabbisogno di personale», afferma Ivan Bufalo, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino e presidente del Coordinamento degli OPI del Piemonte, che interviene per richiamare l’attenzione su quella che considera una deriva pericolosa per il futuro della professione e della sanità pubblica.
Secondo OPI Torino e OPI Cuneo, la questione non può essere liquidata come una semplice scelta organizzativa o gestionale.
«Il problema è che si continua a discutere di come trovare infermieri senza affrontare il motivo per cui gli infermieri non scelgono più di lavorare nel Servizio sanitario pubblico. È un approccio miope che rischia di nascondere sotto il tappeto problemi ormai strutturali», osserva Remo Galaverna, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Cuneo. «La carenza infermieristica non si risolve creando nuovi meccanismi di reclutamento, ma rendendo nuovamente attrattiva una professione che da anni denuncia stipendi insufficienti, carichi di lavoro crescenti, aggressioni, scarse prospettive di carriera e condizioni organizzative sempre più difficili.»
Per gli Ordini, il rischio è quello di considerare strumenti di intermediazione come una risposta strutturale a una crisi che ha invece origini ben più profonde.
«Gli infermieri sono professionisti sanitari iscritti a un Ordine, titolari di autonomia professionale e responsabili di atti complessi che incidono direttamente sulla salute delle persone. Non sono una risorsa fungibile da movimentare attraverso meccanismi di somministrazione di lavoro», sottolinea Bufalo. «Continuare a ragionare in questi termini significa svilire il valore professionale, sociale e scientifico dell’infermieristica.»
Gli Ordini ribadiscono che l’inserimento degli infermieri nel sistema sanitario deve avvenire prioritariamente attraverso il rapporto di dipendenza con il Servizio Sanitario Nazionale, con le strutture private e private accreditate oppure attraverso forme di autentico esercizio libero-professionale.
«Modelli fondati sulla somministrazione di lavoro tramite enti in house, cooperative o altri intermediari rischiano di collocare la professione infermieristica in una dimensione che non le appartiene e che non è coerente con il suo status giuridico e con il ruolo strategico che svolge all’interno del sistema salute», osserva Galaverna.
OPI Torino e OPI Cuneo evidenziano inoltre una contraddizione che rischia di compromettere gli stessi obiettivi della riforma territoriale.
«Si stanno investendo centinaia di milioni di euro nella costruzione di Case e Ospedali di Comunità, ma si continua a ignorare la questione fondamentale: chi ci lavorerà?», evidenzia Bufalo. «Senza infermieri sufficienti e adeguatamente valorizzati il rischio è quello di inaugurare strutture che faticano a garantire i servizi per cui sono state progettate. Prima delle mura servono i professionisti.»
Particolarmente critica la valutazione degli Ordini rispetto a chi sostiene tali modelli come soluzione alla carenza di personale.
«Sconcerta che, di fronte a una crisi senza precedenti della professione infermieristica, qualcuno ritenga che la risposta sia individuare nuovi intermediari anziché pretendere migliori condizioni di lavoro, valorizzazione economica, assunzioni stabili e percorsi di crescita professionale», afferma Galaverna. «Difendere gli interessi collettivi significa battersi perché gli infermieri e tutti gli altri professionisti sanitari scelgano di restare nel servizio pubblico, non costruire scorciatoie che rischiano di alimentare ulteriormente la precarizzazione.»
Gli Ordini richiamano infine la politica regionale e nazionale ad assumere una posizione chiara.
«Se oggi mancano gli infermieri, non è soltanto per un numero insufficiente di professionisti disponibili, ma anche perché il sistema ha progressivamente smesso di essere attrattivo», conclude Bufalo. «Continuare a ignorare questa realtà significa rinviare il problema e condannare il servizio sanitario a rincorrere emergenze sempre più gravi. La politica deve decidere da che parte stare: dalla valorizzazione delle professioni sanitarie o dalla loro progressiva precarizzazione. Su questo punto non possono esistere ambiguità.»
Efficienza energetica, gli interventi nelle scuole
Quasi 4 milioni di euro per migliorare l’efficienza dal punto di vista energetico di cinque complessi scolastici cittadini: Torino prosegue nel percorso di riqualificazione del proprio patrimonio pubblico, puntando su innovazione tecnologica, riduzione dei consumi e sostenibilità ambientale.
La Giunta Comunale ha approvato, su proposta dell’assessora alla Transizione energetica e Digitale Chiara Foglietta, i progetti esecutivi degli interventi che saranno realizzati da Iren Smart Solutions e che interesseranno la scuola elementare Collodi (corso Benedetto Croce 26), i complessi scolastici di via Braccini 63 e 75, il complesso scolastico di piazzetta Jona 4-6 e quello di via Terraneo 1.
I lavori rientrano nel Piano EfficienTO, il programma pluriennale avviato dalla Città di Torino che punta a migliorare le prestazioni energetiche di circa 850 immobili comunali entro il 2030, attraverso un investimento complessivo di 110 milioni di euro a carico del partner privato Iren Smart Solutions, contribuendo in modo concreto agli obiettivi di decarbonizzazione e neutralità climatica.
Nel dettaglio, alla scuola Collodi saranno realizzati interventi di sostituzione dell’illuminazione interna ed esterna con LED, l’installazione di nuove valvole termostatiche e di un sistema di gestione intelligente degli impianti (BMS), l’isolamento termico degli scambiatori di calore, l’introduzione di nuove elettropompe di circolazione con inverter e l’installazione di un impianto fotovoltaico.
Nei complessi scolastici di via Braccini 63 e 75 è prevista la sostituzione dei serramenti, con l’obiettivo di migliorare l’isolamento termico degli edifici e ridurre le dispersioni energetiche.
Il complesso di piazzetta Jona sarà interessato da interventi più articolati, che comprendono l’isolamento dell’intradosso del solaio del terrazzo e della palestra, la sostituzione dei serramenti e la realizzazione del cappotto termico sull’intero fabbricato.
In via Terraneo, infine, si procederà con la sostituzione dell’illuminazione interna ed esterna con LED, l’installazione di valvole termostatiche e di un sistema BMS, l’isolamento termico degli scambiatori di calore e la sostituzione delle elettropompe di circolazione con modelli dotati di inverter ad alta efficienza.
Grazie a questi interventi, la Città continua a investire nella riduzione dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti del patrimonio pubblico, migliorando al contempo la qualità degli ambienti scolastici e l’efficienza complessiva degli impianti.
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È una notizia purtroppo confermata: la ditta ICI (Italiana Costruzioni Infrastrutture) si stava occupando dei lavori civili e strutturali per il prolungamento della Linea 1 della metropolitana di Torino, specificamente nel tratto tra Collegno e Cascine Vica (Rivoli). Negli ultimi mesi è stata riportata dai giornali la notizia di una grave crisi finanziaria di ICI.
È su questo sentore di notizie che i Sindaci di Collegno, Grugliasco e Rivoli sono appena rientrati da un colloquio ufficiale con il Presidente e Amministratore Delegato di Infra.To, Bernardino Chiaia, durante il quale hanno affrontato direttamente la situazione del cantiere del prolungamento della metropolitana. Nel corso dell’incontro è stato ribadito che i cantieri di superficie devono essere ristretti o completati nel più breve tempo possibile, perché i disagi accumulati negli ultimi anni non sono più sostenibili per residenti, attività economiche e mobilità locale. È stata inoltre confermata la condizione di difficoltà economica della società ICI, attualmente in giudizio presso il Tribunale Fallimentare di Roma, chiedendo l’approvazione di un piano di rientro.
I tre Sindaci hanno chiesto una risoluzione celere da parte del Tribunale fallimentare di Roma per garantire continuità all’opera e tutelare l’interesse pubblico.
Le Amministrazioni esprimono anche la loro vicinanza ai lavoratori del cantiere, che – come segnalato dalle organizzazioni sindacali – hanno maturato mesi di ritardi nei pagamenti degli stipendi. Una situazione grave, che richiede un intervento immediato e che impone, negli eventuali futuri appalti, l’inserimento di clausole di salvaguardia sociale per evitare che i lavoratori si trovino nuovamente in condizioni di incertezza.
“Una situazione che non può più essere considerata sostenibile – dichiarano i Sindaci Cavallone, Gaito ed Errigo –. Non è accettabile che un’opera di questa portata resti sospesa senza un cronoprogramma chiaro e senza garanzie sulla capacità dell’impresa di portare a termine i lavori. È indispensabile che Infra.To completi rapidamente le opere di superficie e che tutte le istituzioni coinvolte si assumano le proprie responsabilità”. Le tre Amministrazioni ricordano di aver sempre sostenuto con convinzione la realizzazione della metropolitana, consapevoli del ruolo fondamentale che questa infrastruttura riveste per la mobilità dell’intera area metropolitana torinese. Tuttavia, il protrarsi dei lavori e l’assenza di un quadro certo stanno generando criticità non più ignorabili.
Il Sindaco di Collegno, Matteo Cavallone, afferma: “Collegno vive da oltre sette anni una trasformazione urbana complessa, con interi assi viari modificati, attività penalizzate e quartieri che attendono di tornare alla normalità. La metropolitana è un’opera strategica per tutta l’area ovest, ma oggi lo stallo del cantiere sta generando incertezza e preoccupazione. Non possiamo permettere che un’opera così importante resti sospesa nel limbo”.
Il Sindaco di Grugliasco, Emanuele Gaito, aggiunge: “Il nostro territorio vive da anni i disagi di un’opera incompiuta. È necessario che tutte le istituzioni coinvolte garantiscano tempi certi, risorse adeguate e un percorso chiaro per arrivare al completamento della metropolitana. I cittadini meritano risposte, non ulteriori attese”.
Il Sindaco di Rivoli, Alessandro Errigo, esprime ulteriore preoccupazione: “Rivoli convive da anni con un cantiere che ha modificato profondamente la vita dei quartieri e delle attività commerciali, senza che oggi si intraveda una data certa per la conclusione dei lavori. La nostra città, già esclusa dal sistema metropolitano e ferroviario, sta pagando un prezzo altissimo in termini di mobilità, accessibilità e qualità della vita. Abbiamo il progetto per la sistemazione di quel tratto di corso Francia con una parte di finanziamento già approvato e non vogliamo rischiare di perderlo. È indispensabile garantire la continuità dell’opera e valutare seriamente anche il prolungamento fino al centro cittadino, già progettato e approvato, per evitare di ritrovarci tra pochi anni con nuovi cantieri e nuovi disagi”.
Nel corso dell’incontro con Infra.To, i tre Sindaci hanno inoltre richiesto un aggiornamento puntuale sullo stato dei lavori e sui valori economici residui. Dai documenti forniti da Infra.To emerge un quadro aggiornato e dettagliato dello stato di avanzamento dei lavori, distinto per ciascun lotto dell’opera. Per il Lotto 1 del Prolungamento Ovest, relativo alle opere civili, alle finiture architettoniche e agli impianti non di sistema delle prima due fermate, Collegno Certosa e Collegno Centro, era stanziato un importo contrattuale di 75.011.352,52 euro. L’ultimo stato di avanzamento contabile indica un progresso dell’85,74%, con un valore dei lavori a finire pari a circa 9,9 milioni di euro, al netto delle lavorazioni già eseguite e non ancora contabilizzate.
Per il Lotto 2 del Prolungamento Ovest, anch’esso relativo alle opere civili, alle finiture architettoniche e agli impianti non di sistema delle seconde due fermate, Leumann e Cascinevica, l’importo contrattuale è pari a 90.756.746,77 euro. L’avanzamento al 31 gennaio 2026 risulta del 74,53%, mentre il valore complessivo dei lavori residui è di circa 22,2 milioni di euro. Tale importo comprende il completamento delle opere strutturali del pozzo PC3, le sistemazioni superficiali delle stazioni Leumann e Cascine Vica, gli interventi sul pozzo PC4 e la realizzazione del parcheggio di interscambio di Cascine Vica.
Per quanto riguarda il Comprensorio Tecnico di Collegno, il quadro economico si articola in due interventi distinti. L’ampliamento dell’officina manutenzione treni presenta un importo contrattuale pari a 6.728.489,20 euro, con un avanzamento del 78,86% e un valore dei lavori a finire di circa 1,5 milioni di euro, considerando anche le lavorazioni già eseguite e non ancora contabilizzate. Il nuovo deposito treni registra invece un importo contrattuale di 5.695.706,24 euro, con un avanzamento del 90,73% e un valore residuo dei lavori pari a circa 0,5 milioni di euro. Complessivamente, i lavori afferenti agli appalti in capo a ICI ammontano a 32,1 milioni di euro, mentre ulteriori 2 milioni riguardano appalti gestiti dal Consorzio Stabile Sinercons.
La denuncia dei tre Sindaci della Zona Ovest di Torino è chiara e diretta: “Chiediamo chiarezza immediata sul futuro dell’opera e tempi certi per il completamento, oltre che il rispetto dei livello occupazionali ed il rispetto dei pagamenti e dei diritti dei lavoratori che stanno costruendo la Metropolitana. È necessario che Infra.To trovi rapidamente il modo per chiudere i cantieri di superficie e che venga definito con precisione il fabbisogno tecnico ed economico in caso di nuovo affidamento. Serve un impegno concreto del Governo affinché la metropolitana venga riconosciuta come infrastruttura strategica nazionale e riceva le risorse necessarie e delle norme ad hoc di semplificazione burocratica per essere completata senza ulteriori ritardi”.
IN UN CAMPO NOMADI PARTE DEI PREZIOSI RUBATI.
Il blitz è scattato il 23 giugno mattina, alle prime luci dell’alba e ha visto coinvolti i Carabinieri della
Compagnia Torino San Carlo, delle unità API (Aliquote di primo Intervento) del Comando
Provinciale di Torino e quelli del 1° Reggimento “Piemonte” di Moncalieri (TO) nonché personale
dei Vigili del Fuoco di Torino e del 32° Genio Guastatori di Fossano (CN): l’obiettivo erano le
abitazioni del campo nomadi di Strada del Villaretto 71, zona nord della città, area ricompresa tra i
quartieri la Falchera e Madonna di Campagna.
Gli investigatori hanno effettuato perquisizioni capillari battendo tutta l’area anche mediante
l’utilizzo di metal detector dell’esercito e il risultato non è tardato ad arrivare: sono stati rinvenuti
diversi orologi di marche di pregio (Rolex, Longines, Zenith, Breitling, Eberhard e Frederique
Constant), gioielli in oro, pietre preziose e denaro contante per 13.300 euro; la provenienza illecita è
certa e alcuni dei beni sequestrati sarebbero riconducibili al maxi furto perpetrato il 7 giugno scorso
alla casa d’aste “Sant’Agostino” di Torino.
Un quarantatreenne di origine bosniaca, senza fissa dimora, è stato arrestato in stato di fermo di
polizia giudiziaria e tradotto in carcere a Torino mentre una donna, trentanovenne, è stata denunciata
in stato di libertà: sono entrambi gravemente indiziati del reato di “ricettazione in concorso” e
dovranno risponderne innanzi alla Procura della Repubblica di Torino che coordina le indagini.
ANPAS investe sui giovani, al Gif – Giovani in festa
Premiate le idee sulla crescita del volontariato
Gif-Giovani in festa ha animato Vinovo il 20 e 21 giugno scorso attraverso un programma diffuso tra il Parco del Castello della Rovere , la Cascina Don Gerardo e la Biblioteca civica. Promossa da ANPAS Comitato Regionale Piemonte, Croce Verde Vinovo, Candiolo, Piobesi, Oratorio Insieme in Famiglia, Consulta Giovani Generazione X e Comune di Vinovo, la manifestazione ha confermato la propria identità come spazio di incontro, crescita e partecipazione costruito dai giovani e per i giovani. Tra i momenti più significativi dell’edizione 2026, si è distinto il contest ANPAS “Generiamo impatto futuro”, iniziativa nata per promuovere la cittadinanza attiva e valorizzare la capacità produttiva delle nuove generazioni impegnate nel volontariato. Il contest ha coinvolto team di giovani volontari delle pubbliche assistenza ANPAS del Piemonte, chiamate a sviluppare idee e proposte, capaci di generare valore sociale e di poter essere replicata all’intorno della rete associativa e dei territori. L’iniziativa ha rappresentato un’occasione per riflettere sui bisogni delle comunità locali, e trasformare le competenze in progetti strutturati. I partecipanti si sono confrontati su temi legati all’inclusione, alla partecipazione, al sostegno delle fragilità e alla promozione del volontariato, mettendo in luce la capacità dei giovani di interpretare le sfide contemporanee e di pensare proposte alternative. Il contest si inserisce all’interno di un percorso più ampio, portato avanti da ANPAS, per favorire il coinvolgimento dei giovani nella vita associativa e nella costruzione di servizi incentrati sul bene comune. Si tratta di un obiettivo che trova piena espressione nello spirito di Giovani in festa, manifestazione che, fin dalla sua nascita, ha scelto di affidare alle nuove generazioni un ruolo centrale anche come organizzatori dell’evento. Ad aggiudicarsi la prima edizione del contest “Generiamo impatto futuro” è stato il gruppo giovani della Croce Verde di Pinerolo con il progetto “First aid Room”. Il riconoscimento è stato conferito per aver sviluppato un’iniziativa distintasi per innovazione, replicabilità e valore educativo.
“First aid Room”, l’escape room del soccorso, utilizza la metodologia dell’educazione tra pari ‘Peer education’ per avvicinare i giovani al mondo del soccorso e del volontariato. Attraverso un approccio origi alé, interattivo e coinvolgente, il progetto promuove la cultura del primo soccorso, della solidarietà e della cittadinanza attiva, offrendo alla rete ANPAS un modello concreto e facilmente replicabile. Nel corso del fine settimana, l’area ANPAS ha inoltre proposto attività esperienziali e informative dedicate al volontariato. Attraverso ANPASopoli e Soccorritori per un’ora, i giovani hanno potuto sperimentare in modo diretto competenze, responsabilità e dinamiche operative tipiche del soccorso e della gestione delle emergenze. Accanto alle attività promosse da ANPAS, il festival ha offerto un programma articolato tra musica, creatività, tornei, giochi di ruolo, incontri culturali e momenti di approfondimento, valorizzando linguaggi e interessi diversi, favorendo l’incontro tra associazioni, istituzioni e mondo giovanile.
“In un società che troppo spesso racconta le nuove generazioni attraverso le difficoltà – ha precisato il presidente di ANPAS Piemonte, Vincenzo Sciortino – iniziative come questa dimostrano la loro capacità di proporre idee, assumersi responsabilità e ge errare cambiamento. Il volontariato deve continuare a offrire spazi in cui questa energia possa esprimersi e trasformarsi in impegno concreto. I progetti presentati al contest testimoniano creatività, sensibilità e attenzione al bene comune. Per ANPAS Piemonte, investire sui giovani significa investire sulla qualità delle nostre comunità e sul futuro stesso del volontariato. ‘Generiamo impatto futuro’ non è soltanto il no e di un percorso, ma un impegno collettivo che il Gif riesce a rappresentare nel modo migliore, celebrando la capacità dei ragazzi di costruire il futuro”.
Mara Martellotta
“E-STATE in Legalità” al parco del Valentino

All’ospedale di Rivoli due studi sul sangue
Due progetti di ricerca di rilevanza nazionale e internazionale sulle patologie cardiovascolari coinvolgono la Cardiologia dell’Ospedale di Rivoli diretta da Ferdinando Varbella e, più precisamente, l’Emodinamica, confermando il ruolo attivo dell’Asl To3 nella ricerca clinica.

Si tratta di due studi che, per aspetti differenti, affrontano il tema della coagulazione del sangue e dell’utilizzo dei farmaci anticoagulanti-antiaggreganti.
Il primo è lo studio “DESC-HBR”, promosso dall’Università degli Studi di Messina, che coinvolge 200 pazienti a livello nazionale e un network di centri di eccellenza italiani: l’Ospedale di Rivoli risulta uno dei protagonisti tra i centri partecipanti per numero di arruolamenti.
L’obiettivo dello studio è quello di trovare un perfetto equilibrio tra la “protezione” dello stent coronarico contro la formazione di coaguli (trombosi) offerta dai farmaci antiaggreganti e il pericolo di emorragie in pazienti “fragili”, ossia soggetti ad alto rischio emorragico, come gli anziani, le persone con anemia o con insufficienza renale.
L’uso di farmaci antiaggreganti molto potenti, infatti, se da un lato riduce il rischio di un nuovo infarto, dall’altro aumenta il pericolo di sanguinamenti gravi. Siccome il rischio di trombosi dello stent o di nuovi infarti è massimo nei primi 30 giorni dopo il primo infarto, superata questa soglia critica lo studio DESC-HBR prevede di personalizzare la cura riducendo l’intensità della terapia antiaggregante.
Questo avviene testando tre diverse strategie di de-escalation (utilizzando farmaci più mirati o a dosaggio ridotto) confrontate con la terapia standard a pieno dosaggio. La strategia ideale viene valutata misurando l’efficacia biologica direttamente attraverso test specifici della funzione piastrinica svolti in ospedale, con l’obiettivo di raggiungere una “reattività piastrinica ottimale”. Il monitoraggio clinico, invece, serve a verificare la riduzione dei sanguinamenti, la qualità della vita e la corretta assunzione dei farmaci da parte del paziente.
I vantaggi che può offrire questo progetto di ricerca sono molteplici: genera un contributo concreto alla transizione da una terapia “uguale per tutti” ad una medicina di precisione, basata sul rischio del singolo; mira a migliorare la sostenibilità delle cure per il Servizio Sanitario, poiché ridurre le emorragie significa avere potenzialmente meno accessi in Pronto Soccorso e una riduzione dei ricoveri prolungati; infine, mira a prevenire anche le complicanze minori, aumentando di fatto la soddisfazione del paziente e migliorando l’aderenza alla cura.
Il secondo studio, “CHAMPION”, è invece effettuato nei pazienti che soffrono di fibrillazione atriale e ha l’obiettivo di stabilire se la chiusura dell’auricola sinistra mediante l’utilizzo di un apposito dispositivo sia un’alternativa ragionevole all’assunzione delle terapie anticoagulanti: questa tecnica viene già utilizzata nei pazienti che hanno una controindicazione assoluta o relativa all’utilizzo di questi farmaci, che agiscono sì come inibitori della trombina riducendo gli eventi tromboembolici nei pazienti con fibrillazione atriale, ma hanno come limiti l’aderenza alla terapia da parte dei pazienti e i sanguinamenti.
L’Ospedale di Rivoli è tra le prime sei strutture in Europa per numero di arruolamenti, avendo coinvolto 15 pazienti in questo progetto. La ricerca prende in esame 3 mila pazienti, selezionati tra coloro che possono assumere questo tipo di anticoagulanti, non hanno malattie vascolari, non hanno avuto infarti miocardici, stroke, attacchi ischemici transitori cerebrali o sanguinamento maggiore entro 30 giorni prima dell’arruolamento.
Il campione è suddiviso in due gruppi di pari numero: al primo viene somministrato il farmaco, al secondo viene praticata la chiusura dell’auricola sinistra. I risultati, a tre anni dall’inizio dello studio, dimostrano che non c’è inferiorità di sicurezza, né di efficacia tra i due metodi rispetto all’obiettivo primario, ossia morte cardiovascolare, stroke ed embolia sistemica.
La chiusura dell’auricola sinistra riduce in maniera significativa i sanguinamenti rilevanti clinicamente non derivanti da procedure invasive. Tra cinque anni saranno valutati ulteriori parametri riguardanti tutti gli eventi tromboembolici, fornendo preziosi dati alla letteratura scientifica internazionale.
Liberata dalla Libia la pro Pal piemontese arrestata
Rientra oggi con un volo di Stato, un mese dopo la cattura e 30 giorni nella cella di sicurezza di una caserma libica Dina Alberizia, attivista pro Pal astigiana. Lo ha annunciato il Ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il 24 maggio l’ex insegnante astigiana con altri 9 attivisti della Flottilla era stata fermata dopo aver varcato il confine tra Libia Ovest e Libia Est.