CRONACA- Pagina 2

Scontro tra auto e moto: morto il centauro, grave una donna

Tragedia nel tardo pomeriggio di oggi, domenica 2 agosto, a San Giorio di Susa, dove un grave incidente stradale è costato la vita a un motociclista di 52 anni. Lo schianto è avvenuto lungo la strada provinciale 24, in prossimità del confine con il comune di Bussoleno.

Per cause in corso di accertamento, una moto e un’autovettura si sono scontrate all’altezza di un incrocio. L’uomo alla guida del mezzo a due ruote ha riportato ferite gravissime ed è deceduto nonostante il tempestivo intervento dei soccorritori.

Ferita anche la passeggera della moto, una donna di 51 anni, che ha riportato diversi traumi. Dopo essere stata stabilizzata dal personale sanitario sul posto, è stata trasferita in elisoccorso all’ospedale CTO di Torino in codice rosso.

Nell’incidente è rimasta coinvolta anche la conducente dell’automobile, un’anziana, le cui condizioni sono al vaglio dei sanitari.

Siccità, il conto per l’agricoltura torinese supera già i 30 milioni: il mais è la coltura più colpita

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La siccità presenta un conto sempre più pesante all’agricoltura torinese. Secondo le prime stime di Coldiretti Torino, i danni economici hanno già superato i 30 milioni di euro, una cifra destinata a crescere con l’avvicinarsi della trebbiatura se il quadro meteorologico non dovesse migliorare.

L’emergenza riguarda in particolare il mais, coltura simbolo del territorio provinciale. In condizioni ordinarie, il Torinese assicura circa un terzo dell’intera produzione piemontese, con oltre 4,85 milioni di quintali raccolti ogni anno da più di 4.600 aziende agricole su quasi 49 mila ettari. Quest’anno, però, la prolungata assenza di precipitazioni e le temperature eccezionalmente elevate stanno compromettendo sia le rese sia la qualità del raccolto.

Nelle superfici irrigate gli agricoltori stimano perdite produttive intorno al 30%. I sistemi irrigui, infatti, stanno progressivamente esaurendo le disponibilità d’acqua provenienti dai canali e dalle derivazioni, costringendo molte aziende a ricorrere al pompaggio dalle falde, con un forte incremento dei costi energetici. Ancora più critica la situazione nei terreni privi di irrigazione, dove le perdite potrebbero raggiungere il 70% e numerosi appezzamenti mostrano coltivazioni ormai compromesse.

Le pannocchie, dove riescono a svilupparsi, risultano spesso di dimensioni ridotte e con un numero inferiore di chicchi, mentre in molte aree le piante stanno disseccando prima della maturazione.

Il valore economico delle perdite è stato calcolato sulla base delle quotazioni attuali del mais alla Borsa Cereali di Torino. Tuttavia, il conto potrebbe ulteriormente aggravarsi sia per un eventuale aumento dei prezzi, influenzati anche dalle tensioni internazionali, sia per l’ulteriore riduzione delle produzioni nelle prossime settimane.

La crisi agricola si inserisce in un contesto climatico che interessa l’intero Piemonte. Secondo gli ultimi monitoraggi di Arpa Piemonte, all’inizio di luglio la regione presentava una situazione idrica complessivamente deficitaria, con condizioni di siccità severa nel bacino del Po a monte della Dora Baltea, oltre che nei bacini del Tanaro e dello Scrivia, livelli che non si registravano dal 2022.

Le precipitazioni continuano infatti a risultare molto inferiori alla norma. Nel bacino del Po, a giugno sono caduti mediamente appena 62 millimetri di pioggia, circa il 36% in meno rispetto alla media climatica del periodo 1991-2020, mentre anche la prima parte di luglio ha fatto segnare un deficit di circa il 50%. A peggiorare il quadro hanno contribuito anche i mesi primaverili, già caratterizzati da precipitazioni inferiori alla media e da temperature eccezionalmente elevate. Giugno 2026 è stato infatti uno dei più caldi mai registrati in Piemonte, con un’anomalia termica regionale di circa 3,5 gradi sopra la media, favorendo un’intensa evapotraspirazione e aggravando lo stress idrico dei terreni e delle colture.

Anche il Po, nel tratto torinese, sta risentendo della scarsità d’acqua, con portate inferiori alla norma che stanno mettendo sotto pressione il sistema irriguo regionale. La diminuzione della disponibilità idrica rischia di avere conseguenze non solo sull’agricoltura, ma anche sulla gestione delle risorse destinate agli altri usi civili e produttivi.

«Al di là della cifra già significativa (e siamo ancora lontani dalla trebbiatura) della perdita economica per le nostre aziende agricole – commenta il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – vogliamo ricordare che oggi il mais è sempre più una coltura strategica, che non solo è alla base della produzione di alimenti da proteine animali, ma anche una materia prima al centro di molte produzioni industriali: dalle basi per preparazioni dell’industria alimentare fino all’amido per vari usi, dai dolcificanti alle bioplastiche compostabili per oggetti di uso comune».

La riduzione del raccolto locale, sottolinea Coldiretti, comporterà inevitabilmente un maggiore ricorso alle importazioni, con ripercussioni sull’intera filiera agroalimentare.

«È sempre più evidente – aggiunge il direttore Carlo Loffreda – che il problema della siccità che colpisce l’agricoltura non riguarda solo gli interessi del settore primario. Per questo è sempre più urgente mettere in campo misure strutturali per affrontare la siccità, a partire da un Piano per i piccoli invasi, un uso plurimo delle acque idroelettriche, misure di sostegno al risparmio idrico, sburocratizzazione e sostegno alla trivellazione di nuovi pozzi. Mentre dalla ricerca sulle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) chiediamo nuove varietà in grado di resistere alla siccità. Perché se gli agricoltori non producono, abbiamo un deficit di cibo e di materie prime che ha ripercussioni sull’intero sistema agroindustriale e sull’intero “sistema Paese”».

Piemonte, banche in ritirata: così interi territori rischiano di restare senza servizi

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C’è un silenzio che avanza nei piccoli centri del Piemonte. Non è quello delle piazze vuote, ma quello delle serrande abbassate degli sportelli bancari. Un fenomeno che procede da anni e che oggi assume i contorni di una vera emergenza economica e sociale. La cosiddetta desertificazione bancaria continua infatti a restringere la presenza degli istituti di credito, lasciando cittadini e imprese sempre più lontani da un servizio essenziale.

A fotografare questa trasformazione è un’indagine della CNA, che colloca il Piemonte tra le regioni italiane più colpite. Oltre sei Comuni su dieci non dispongono più di una banca. Un dato che racconta una realtà fatta di chilometri da percorrere per effettuare un’operazione allo sportello, ma soprattutto di un rapporto sempre più fragile tra il sistema creditizio e il tessuto produttivo locale.

A pagare il prezzo più alto sono le piccole imprese, ossatura dell’economia piemontese. Per un artigiano, un commerciante o una piccola azienda, la filiale non rappresenta soltanto un luogo dove eseguire operazioni bancarie, ma un interlocutore con cui confrontarsi per ottenere credito, finanziare investimenti o affrontare momenti di difficoltà. Quando quello sportello chiude, viene meno anche un punto di riferimento che difficilmente può essere sostituito da un’app o da una consulenza telefonica.

La provincia di Torino è quella che evidenzia con maggiore forza il problema, con il numero più elevato di imprese localizzate in Comuni ormai privi di una banca. Ma il fenomeno interessa l’intera regione. Anche territori tradizionalmente ben serviti, come Cuneo e Asti, vedono progressivamente ridursi la copertura: gli sportelli restano concentrati nei centri maggiori, mentre i paesi più piccoli vengono progressivamente esclusi dalla rete bancaria.

Il risultato è un doppio divario. Da una parte quello geografico, che obbliga cittadini e imprenditori a spostamenti sempre più lunghi; dall’altra quello digitale, perché non tutti possono o vogliono affidarsi esclusivamente ai servizi online. Anziani, attività commerciali e imprese continuano ad avere bisogno di un contatto diretto con il proprio istituto di credito.

Per la CNA il rischio è che la razionalizzazione delle filiali finisca per impoverire ulteriormente territori già alle prese con spopolamento e riduzione dei servizi pubblici. La banca, infatti, non è soltanto un’attività economica: rappresenta un presidio che contribuisce alla vitalità di una comunità e sostiene lo sviluppo del sistema produttivo locale.

Da qui l’appello dell’associazione a istituzioni e operatori del credito affinché la modernizzazione del settore non si traduca in un progressivo abbandono delle aree periferiche. Perché se è inevitabile che il sistema bancario cambi, è altrettanto necessario evitare che l’innovazione lasci indietro interi territori.

Emergenza incendi in Piemonte: troppo caldo e poca acqua

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Prosegue l’emergenza incendi in Valsesia, dove da oltre un mese Canadair ed elicotteri svolgono le operazioni di spegnimento. L’intervento dei vigili del fuoco e dei volontari dell’Anti Incendi Boschivi del Piemonte continua a contenere l’avanzata del fuoco, evitando conseguenze ancora più gravi. Un incendio è in corso anche nel Cuneese in valle Gesso.

Numerosi i fronti ancora attivi, con roghi che interessano le aree di Rima, Boccioleto e Fobello. Ieri le fiamme hanno raggiunto la zona dell’Alpe La Res, arrivando a circondare il rifugio Spanna Osella. Per motivi di sicurezza, i gestori della struttura sono stati evacuati in elicottero.

Le operazioni di spegnimento proseguono senza sosta, con una ventina di vigili del fuoco e numerosi volontari impegnati giorno e notte nel presidio dei diversi focolai. A rendere ancora più difficili gli interventi sono le elevate temperature, la scarsità d’acqua e le condizioni ambientali particolarmente critiche, che mettono a dura prova il lavoro delle squadre di soccorso.

La Festa patronale di Sant’Eusebio a Cuceglio

Bartoli: «Tradizioni che rafforzano il legame tra le comunità»

CUCEGLIO – Una giornata di fede, tradizione e partecipazione ha accompagnato la festa patronale di Sant’Eusebio, celebrata domenica 2 agosto a Cuceglio con la Santa Messa e la tradizionale processione per le vie del centro storico.
Alla cerimonia ha partecipato anche il consigliere regionale del Piemonte Sergio Bartoli, insieme ai rappresentanti delle istituzioni locali e del territorio. La celebrazione è stata presieduta da monsignor Stefano Bedello, Vicario generale dell’Arcidiocesi di Vercelli.
La ricorrenza ha assunto un significato particolare per il legame che unisce Cuceglio alla città di Vercelli, entrambe profondamente legate alla figura di Sant’Eusebio. L’Amministrazione comunale vercellese è stata rappresentata da Fabrizio Finocchi.
«È stata una giornata capace di riunire istituzioni, associazioni, volontari e cittadini intorno a una tradizione profondamente radicata nella storia e nell’identità della comunità – ha dichiarato Bartoli –. Questi momenti rappresentano un’importante occasione di incontro e rafforzano i rapporti tra i nostri Comuni».
Il consigliere regionale ha quindi rivolto un ringraziamento al sindaco di Cuceglio Antonino Ioculano, all’assessore Mattia Baudino e a tutta l’Amministrazione comunale, al parroco don Luca, a monsignor Stefano Bedello, alle associazioni, ai volontari e alla Pro Loco per il lavoro svolto nell’organizzazione della manifestazione.
«Desidero inoltre ringraziare l’Amministrazione comunale di Vercelli, rappresentata dall’amico Fabrizio Finocchi, e tutti i Sindaci e gli Amministratori dei Comuni limitrofi presenti. La partecipazione delle istituzioni testimonia la vicinanza al territorio e contribuisce a rendere ancora più sentite queste ricorrenze».
«Custodire e tramandare le nostre tradizioni – ha concluso Bartoli – significa mantenere vive le radici delle comunità e costruire, attraverso la collaborazione e la condivisione, un territorio sempre più unito».
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“Moncenisio 2026”, campo di protezione civile

FERRERA MONCENISIO – E’ in corso da ieri l’atteso campus di Protezione Civile denominato “Moncenisio 2026”. L’iniziativa, che mira a perfezionare la preparazione dei soccorritori sul campo, è stata organizzata grazie alla stretta collaborazione tra l’associazione Lupi dell’Orsiera OdV e l’amministrazione del Comune di Ferrera Moncenisio. L’esercitazione si snoderà nell’arco di due giornate intense e sarà interamente focalizzata sul perfezionamento della gestione della logistica e dei servizi di ristorazione in situazioni critiche. L’obiettivo primario è affinare la capacità di allestire e gestire in tempi record campi d’accoglienza e strutture di supporto alla popolazione in caso di calamità. L’operazione vede attualmente impegnati 17 volontari altamente specializzati, affiancati da un dispiegamento di 7 automezzi operativi. Per seguire le linee guida sui protocolli di intervento e rimanere aggiornati sui piani di emergenza nazionali, è possibile consultare il portale ufficiale del Dipartimento della Protezione Civile.

Dopo la sperimentazione positiva diventano definitive quattro aree pedonali

 

Erano nate come sperimentazioni per rispondere alle richieste di residenti, scuole e Circoscrizioni. Oggi diventano definitive. La Giunta comunale, su proposta dell’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta, ha approvato la trasformazione delle aree pedonali di via Aquileia, via Doria, via Fattori e via Coazze in provvedimenti permanenti, al termine di un periodo di monitoraggio che ne ha confermato l’efficacia.

“Le sperimentazioni ci permettono di verificare sul campo gli effetti delle trasformazioni urbane prima di renderle definitive. In questi quattro casi il monitoraggio ha confermato che gli spazi sono diventati più vivibili e più sicuri per pedoni e studenti, senza creare criticità significative per la circolazione – spiega l’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta –.  È il risultato di un percorso costruito insieme a scuole, residenti e Circoscrizioni, che ci consente oggi di consolidare interventi capaci di migliorare la qualità dello spazio pubblico e la sicurezza degli spostamenti a piedi”.

Le quattro aree pedonali sono state avviate in momenti diversi. La prima di questo gruppo è stata quella di via Aquileia, dove il tratto davanti alla scuola, tra corso Sicilia e il civico 5/d, era stato chiuso al traffico in via sperimentale fin dal settembre 2024. Le successive proroghe hanno consentito di affinare il provvedimento, risolvendo anche le criticità iniziali legate alla sosta abusiva. In via Doria, nel tratto tra via Accademia Albertina e via San Francesco da Paola, la sperimentazione era invece iniziata nel settembre 2025. Nello stesso periodo era stata avviata anche quella di via Fattori, dove, tra via Marsigli e largo Bardonecchia, erano state installate transenne fisse per creare una zona scolastica protetta. Via Coazze, infine, nel tratto compreso tra via Saffi e via Almese, è diventata pedonale nell’ambito dell’intervento di riqualificazione dello spazio pubblico promosso dalla Circoscrizione 3 su richiesta dei residenti e finanziato con fondi europei. Il progetto ha interessato anche il giardino pubblico adiacente e una parte di via Almese, con nuovi spazi verdi, arredi urbani, punti luce a LED e l’eliminazione delle barriere architettoniche, rendendo l’intera area più accessibile, sicura e fruibile.

I riscontri positivi raccolti sul campo, uniti al parere favorevole dei quartieri, hanno spinto l’amministrazione a convertire le limitazioni provvisorie in provvedimenti stabili, dando così stabilità e valore definitivo alle nuove aree pedonali.

I No Tav: “Uscita collettiva domenica dal presidio di Venaus”

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Senza supporto esterno, grazie ai divieti della prefettura, i no tav si trovano impossibilitati a manifestare in modo massiccio. Si sono ritrovati in poche decine e hanno annullato la “serata di lotta”. Ma da Venaus i militanti hanno annunciato per domani mattina un’uscita collettiva dall’area, alle 10: ” domani saremo in giro e chiamiamo un appuntamento la mattina alle 10 per uscire insieme dal presidio di Venaus.”L’appello prosegue così sui social : “Invitiamo chi può a raggiungerci, invitiamo chi non può venire a mostrare la sua solidarietà No Tav, a stendere un telo o mettere una bandiera No Tav fuori dalla propria casa o luogo di lavoro”.

Visita del Partito Radicale nel carcere di Torino

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SOVRAFFOLLAMENTO, CARENZA DI AGENTI, CRITICITÀ STRUTTURALI

Nell’ambito delle visite in carcere del Partito Radicale organizzate in tutta Italia, questa mattina si è svolta la visita della delegazione del Partito Radicale al carcere di Torino, composta da Mario Barbaro (componente del Consiglio Generale), On. Alberto Nigra (parlamentare della XIV legislatura) ed Ezio Dore.

Mario Barbaro al termine della visita della delegazione: ““Nulla di particolarmente incoraggiante rispetto alle visite precedenti. Oggi da più parti si parla di ‘emergenza carceri’, ma non è un’emergenza: è una situazione fuori legge, stabile e documentata. Lo denunciamo da tempo, e le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo lo confermano. Con il Partito Radicale abbiamo più volte provato ad affrontare le cause strutturali, con proposte di legge e iniziative referendarie. Sono rimaste senza risposta. I numeri parlano da soli: oltre 1.500 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di poco più di 1.000 posti, e una carenza di circa 200 agenti rispetto alla pianta organica. A questo si aggiungono le criticità strutturali dell’istituto. Non serve immaginare nulla: questa è la realtà quotidiana.”

Alberto Nigra commenta:
“Sconforta constatare come passino gli anni, i governi e i ministri della Giustizia e non si riesca mai ad ottenere un miglioramento della situazione, a Torino così come nella maggior parte dei nostri istituti di pena.
Se il carcere deve essere punitivo per i reati commessi o di cui si è accusati l’obiettivo é pienamente raggiunto, tanto più quando le temperature esterne arroventano gli ambienti interni sovraffollati, se invece la pena deve avere un valore rieducativo e di reinserimento nella società, come previsto da Costituzione, allora bisogna prendere atto del totale fallimento di questo principio, che nulla c’entra con la certezza della pena.
Si noti che solo l’abnegazione, con la quale la maggior parte del personale in servizio, svolge i propri compiti, mitiga e affievolisce i rischi di una tensione che in momenti di condizioni estreme, come quelle di un’estate eccezionalmente calda, potrebbe esplodere in qualunque momento.
La politica italiana, con rare eccezioni, si occupa di un detenuto solo se eccellente e strumentalizzabile, visita le carceri solo quando é certa che all’esterno vi siano telecamere e media, altrimenti dimentica e rimuove un problema imprescindibile per uno stato civile, di diritto e di civiltà.”

Sequestrati smartphone in carcere

 

Nuovo importante risultato operativo della Polizia Penitenziaria nella Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino, dove nella giornata di oggi il personale in servizio ha sequestrato due telefoni cellulari illecitamente detenuti da alcuni ristretti.

A darne notizia sono Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, e Vicente Santilli, segretario regionale del SAPPE per il Piemonte, che esprimono il loro plauso agli agenti protagonisti dell’operazione.

Nel corso di un controllo effettuato intorno alle ore 15.10 presso la V Sezione del Padiglione B, il personale di Polizia Penitenziaria ha notato l’atteggiamento sospetto di un detenuto di nazionalità marocchina che cercava di occultare un oggetto all’interno degli indumenti. Invitato a consegnare quanto nascosto, il ristretto estraeva spontaneamente uno smartphone.

L’attività di controllo è poi proseguita con un’accurata perquisizione in un’altra camera detentiva della stessa sezione, occupata da due detenuti stranieri, dove gli agenti hanno rinvenuto un secondo telefono cellulare abilmente occultato all’interno di un armadietto.

«Rivolgiamo il nostro sincero apprezzamento al personale di Polizia Penitenziaria della Casa circondariale di Torino – dichiarano Capece e Santilli – che ancora una volta ha dato prova di elevata professionalità, attenzione, intuito investigativo e assoluto senso del dovere. Il ritrovamento di due smartphone rappresenta un risultato di grande rilievo sotto il profilo della sicurezza, perché è ormai noto che questi dispositivi vengono utilizzati per mantenere contatti con l’esterno, impartire ordini, organizzare traffici illeciti, introdurre droga e telefoni negli istituti e, in alcuni casi, continuare a delinquere anche dal carcere».

Il SAPPE evidenzia come l’operazione assuma un valore ancora maggiore alla luce delle croniche difficoltà in cui il Corpo è chiamato ad operare.

«Nonostante una grave carenza di organico, turni sempre più pesanti e una popolazione detenuta in costante crescita, le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria continuano a garantire, con sacrificio e competenza, la sicurezza degli istituti penitenziari italiani. È grazie alla loro presenza costante e alla loro capacità di osservazione che vengono quotidianamente intercettati telefoni cellulari, sostanze stupefacenti e altri oggetti vietati destinati ad alimentare circuiti criminali all’interno delle carceri».

Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria rinnova infine la richiesta al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al Ministero della Giustizia affinché vengano potenziati gli organici, rafforzati i sistemi tecnologici di contrasto all’introduzione illecita di telefoni cellulari – a partire dai jammer e dagli strumenti di rilevazione – e assicurati maggiori investimenti per consentire al Corpo di svolgere con sempre maggiore efficacia la propria delicata missione istituzionale.

«Il lavoro svolto oggi a Torino dimostra ancora una volta che la Polizia Penitenziaria rappresenta il principale baluardo della legalità all’interno delle carceri. A tutto il personale in servizio va il ringraziamento e il plauso del SAPPE per l’impegno quotidiano profuso al servizio dello Stato».

(comunicato stampa SAPPE)