CRONACA- Pagina 2

Biogas elettrico: Confagricoltura: “rivedere la norma del DL bollette”

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Venerdì 30 gennaio prossimo, a Cavallermaggiore, in provincia di Cuneo, Confagricoltura organizzerà un incontro pubblico sul tema dell’energia elettrica, prodotta dagli impianti a biogas agricolo che, secondo l’organizzazione agricola presieduta da Massimiliano Giansanti, rischia un pesante ridimensionamento se non verrà modificata una norma presente nel decreto legge “bollette”. Nel testo è prevista una progressiva riduzione, fino ad arrivare a un azzeramento nell’arco di 5 anni, dei prezzi minimi garantiti, strumento transitorio adottato nel 2023 dal governo italiano. Confagricoltura, a livello nazionale, già a dicembre si è rivolta al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin per chiedere una profonda revisione della norma. Pichetto Fratin e Giansanti saranno protagonisti delle conclusioni del convegno “DL bollette. A rischio il comparto biogas e biomasse di origine agricola”, che si terrà alle Cupole di Cavallermaggiore con l’organizzazione di Confagricoltura di Cuneo in collaborazione il consorzio Monviso Agroenergia. Dopo i saluti istituzionali di Enrico Allasia, Presidente di Confagricoltura Cuneo e Piemonte, di Luca Crosetto, Presidente della Camera di Commercio di Cuneo, e di Alberto Cirio, Presidente della Regione Piemonte, è in programma una tavola rotonda. I relatori previsti sono Sebastiano Villosio, Presidente del consorzio Monviso Agroenergia, Alessandro Bettoni, Presidente della FNP Federazione Nazionale di Prodotto, e l’Assessore piemontese Paolo Bongioanni e Alessandro Beduschi, dalla Lombardia.

“L’azzeramento graduale dei prezzi minimi garantiti condannerebbe a chiusura certa gli impianti a biogas e biomasse di orgine agricola – dichiara Enrico Allasia – in questo scenario di estrema incertezza, non solo si decreta la fine di un percorso di sostenibilità ambientale, iniziato oltre venti anni fa, ma, in prospettiva, si blocca ogni investimento sull’applicazione tecnologica in questo ambito”.

In tutta Italia gli impianti interessati dal DL bollette sono 1155, di cui 235 sotto i 300 KW e 918 oltre i 300. Di questi 918, per motivi tecnici, solo 200-250 potranno riconvertire la produzione da biogas a biometano, gli altri sarebbero costretti a chiudere.

Mara Martellotta

Palazzo Nuovo: la mozione del Senato Accademico 

“Il Senato Accademico dell’Università di Torino esprime pieno sostegno alla Rettrice e al Prorettore nelle decisioni prese relativamente a eventi non autorizzati nell’edificio di Palazzo Nuovo, condividendo la posizione assunta. Il Senato Accademico sostiene inoltre il proseguimento di un dialogo costruttivo con la comunità studentesca riguardo alle attività proposte”.

Con queste parole il Senato Accademico dell’Università di Torino, riunito oggi martedì 27 gennaio, ha proposto e approvato a maggioranza una mozione di pieno sostegno alla Rettrice in relazione al provvedimento d’urgenza che ha interessato Palazzo Nuovo nelle giornate di venerdì 23 e sabato 24 gennaio.

La decisione è maturata a seguito dell’intervento della Rettrice in apertura dei lavori, nel quale sono stati ricostruiti il contesto e le ragioni del provvedimento. In particolare, è stato richiamato come, negli ultimi mesi, si sia registrato un aumento di eventi non autorizzati, caratterizzati da una partecipazione crescente e dal coinvolgimento sempre più frequente di minorenni.

Nel suo intervento, la Rettrice ha sottolineato che Palazzo Nuovo è da tempo oggetto di un’attenta e costante analisi, finalizzata alla tutela di chi lavora e studia in Ateneo e alla continuità delle attività istituzionali, analisi che ha portato all’elaborazione del Progetto di solidarietà vicinale. Il piano, frutto di un lavoro condiviso tra governance di Ateneo, Vice Rettore alla Didattica, Direttori dei Dipartimenti, Direzione della Scuola di Scienze Umanistiche e logistica di Ateneo, consente di intervenire con rapidità e responsabilità in presenza di criticità, assicurando la ricollocazione delle attività negli edifici limitrofi. Grazie a questo strumento, le attività previste per i giorni interessati dalla chiusura sono state tempestivamente ricollocate in altri spazi universitari.

La Rettrice ha inoltre chiarito che la chiusura straordinaria e preventiva di Palazzo Nuovo è stata disposta a seguito della diffusione sui social dell’annuncio di una festa serale e notturna prevista per il 23 gennaio, mai formalmente richiesta né autorizzata dall’Ateneo e, per modalità e caratteristiche, incompatibile con la destinazione degli spazi di Palazzo Nuovo.

In conclusione, la Rettrice Cristina Prandi ha ribadito che iniziative di questo tipo, prive di autorizzazioni e garanzie di sicurezza, non possono in alcun modo essere avallate dall’Università, sottolineando come la decisione assunta sia stata frutto di una valutazione autonoma e responsabile dell’Ateneo, non determinata da pressioni esterne.

L’Università ha il dovere di tutelare la sicurezza delle persone e il rispetto delle regole comuni. Allo stesso tempo” ha dichiarato la Rettrice Cristina Prandi “Siamo pienamente consapevoli dell’importanza, per la comunità studentesca, di disporre di spazi e momenti di socialità, aggregazione e partecipazione anche civica. Proprio per questo, come già concordato con il Consiglio degli Studenti, lavoreremo a una valutazione e a un’analisi del Regolamento per l’utilizzo degli spazi, affinché sia sempre più adeguato ai bisogni della comunità universitaria. Questo percorso dovrà però svilupparsi all’interno di un perimetro  di legalità, sicurezza e responsabilità che rappresenta una condizione imprescindibile per la vita dell’Ateneo. 

Per ragionare in una prospettiva di Torino Città Universitaria è inoltre necessario aprire un confronto più ampio con le Istituzioni e gli attori del territorio”.

Trenitalia, Torino-Genova: modifiche all’offerta

Per consentire l’esecuzione degli interventi infrastrutturali nel nodo di Genova e sulla linea Genova-Torino, tra Novi Ligure e Arquata Scrivia, dalle ore 20:00 di venerdì 6 alle ore 06:00 di martedì 10 febbraio, la circolazione ferroviaria subirà modifiche, in particolare alcuni treni del Regionale sulle linee:

  • Genova – Torino, Genova – Arquata Scrivia/Novi Ligure, sono cancellati nella tratta Arquata Scrivia – Novi Ligure e/o Genova Brignole – Genova Sampierdarena, sono previste corse con bus nella tratta Arquata Scrivia – Novi Ligure – Genova Brignole;
  • Genova – Arquata Scrivia- Alessandria e Recco – Genova Nervi – Genova Brignole – Genova Voltri non circolano;
  • Genova – Busalla, Genova – Acqui Terme, La Spezia C.le/Levanto/Sestri Levante/Genova – Savona/Ventimiglia sono cancellati nella tratta Genova Brignole/Genova P. Principe – Genova Sampierdarena e modificano l’orario anche con anticipi;
  • i treni 3018, 3034, 3038 e 3057 linea Milano – Genova hanno origine/termine corsa a Genova P. Principe o Genova Sampierdarena e modificano l’orario
  • il treno 3041 della relazione Milano-Genova-Alassio i giorni 6, 7 e 8 febbraio ferma anche nella stazione di Genova Brignole
  • il treno 2312 di Trenord da Arquata Scrivia a Milano Greco Pirelli il giorno 7 febbraio non circola, il giorno 9 febbraio è cancellato nella tratta Arquata Scrivia – Novi Ligure, ha origine corsa a Novi Ligure;
  • alcuni Intercity delle linee Savona/Genova/Salerno – Torino, Milano – La Spezia/Savona e alcuni Intercity Notte delle relazioni Reggio Cal./Salerno – Torino subiscono modifiche di orario. Inoltre, i treni IC 500, 503, 515 e 519, dal 7 al 9 febbraio, non effettuano la fermata di Novi Ligure;
  • treni Frecciabianca 8601 e 8630 della relazione Genova – Roma, Frecciarossa 8606 e 8623 Torino – Roma e il Frecciarossa 9710 Genova Brignole – Venezia S. Lucia hanno origine/termine corsa a Genova Brignole/Genova P. Principe o modificano l’orario anche con anticipi.

I canali di acquisto sono aggiornati.

Si invitano i viaggiatori a informarsi per programmare il viaggio.

Tir cisterna sprofonda nel fosso: strada paralizzata a Settimo

Un tir cisterna colmo di latte, in viaggio lungo via Fornaci, è scivolato in un fosso durante una manovra di svolta mal riuscita. Le ruote di sinistra del mezzo pesante sono precipitate nel terrapieno, intrappolandolo irrimediabilmente a causa del volume del carico.

Sul posto è intervenuta la polizia locale, che ha richiesto mezzi specializzati per l’estrazione del veicolo. Fortunatamente non ci sono stati feriti. Le operazioni di rimozione, lunghe e complesse, hanno provocato gravi disagi al traffico deviato su percorsi alternativi.

VI.G

Cade dal tetto sul lavoro: è grave al Cto

Precipita da 6 metri dal tetto di un capannone mentre sta lavorando: 41enne finisce in gravi condizioni. Questo è l’incidente sul lavoro successo questa mattina a Spineto di Castellamonte. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo è caduto dal tetto del prefabbricato quando erano in corso dei lavori. L’operaio è stato trasportato in elicottero al Cto ed è in codice rosso per un politrauma. Sono in corso gli accertamenti da parte dei carabinieri della compagnia di Ivrea e degli ispettori dello Spresal dell’Asl To4 per ricostruire la dinamica dell’accaduto.

VI.G

Al Corpo AIB Piemonte il premio “Giuseppe Zamberletti”

Il Corpo Antincendi boschivi del Piemonte è stato insignito ieri pomeriggio del Premio nazionale “Giuseppe Zamberletti”, istituito dal Dipartimento nazionale della Protezione civile e dedicato al fondatore della Protezione civile moderna italiana.

Il riconoscimento, nel corso di una cerimonia svoltasi a Roma, è stato consegnato dal capo dipartimento Fabio Ciciliano a Corrado Busnelli, ispettore generale del Corpo AIB Piemonte “Giulia Bagnati” di Bellinzago (NO), alla presenza del direttore regionale delle Opere pubbliche Bruno Ifrigerio e del dirigente della Protezione civile regionale Franco De Giglio.

Nella motivazione è riportato: «Per l’impegno profuso nella lotta agli incendi boschivi in Francia nell’estate 2025. Il Corpo ha contribuito a consolidare le procedure di intervento dell’Italia all’interno del Meccanismo Europeo di Protezione Civile».

Il premio valorizza così l’impegno quotidiano del Corpo AIB Piemonte, punto di riferimento essenziale del sistema regionale di Protezione civile, protagonista nelle attività di prevenzione e contrasto degli incendi boschivi e negli interventi legati alle principali emergenze che hanno colpito il territorio negli ultimi anni.

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha definito l’assegnazione del premio «un motivo di grande orgoglio per tutta la Regione Piemonte. Questo riconoscimento rende merito a una realtà che incarna al meglio i valori della Protezione civile: servizio, competenza, spirito di sacrificio e profondo legame con il territorio. Il Piemonte può contare su un sistema di volontariato solido e preparato, capace di affrontare le emergenze con serietà e professionalità, e il Corpo AIB ne rappresenta una delle colonne portanti».

L’assessore regionale alla Protezione civile Marco Gabusi rileva che «in questi anni di governo della Giunta Cirio abbiamo affrontato numerose emergenze, dagli incendi boschivi agli eventi meteorologici estremi, e in ogni occasione il Corpo AIB del Piemonte è stato presente, operativo e determinante. Parliamo di centinaia di interventi sul territorio, spesso in condizioni complesse e rischiose, che hanno visto i volontari AIB lavorare fianco a fianco con il sistema regionale di Protezione civile, dimostrando preparazione, tempestività e grande senso di responsabilità.
Questo premio riconosce quindi un lavoro concreto, fatto sul campo, e rafforza il legame tra la Regione e i volontari. Come assessore alla Protezione civile ho sempre ritenuto fondamentale essere vicino a chi interviene in prima linea, e continueremo a investire su formazione, mezzi e prevenzione, perché il Corpo AIB rappresenta una risorsa strategica per la sicurezza del Piemonte».

La prima edizione del Premio nazionale “Giuseppe Zamberletti” è stata promossa dal Dipartimento nazionale della Protezione civile in occasione del 50° anniversario del terremoto del Friuli-Venezia Giulia del 1976, l’evento dal quale prese avvio, grazie alla visione strategica dell’allora commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, il percorso istituzionale ed operativo che ha portato alla creazione dell’attuale Servizio nazionale di Protezione civile.

Nove persone in manette per spaccio di droga

Sono nove le persone arrestate nei primi giorni dell’anno dalla Polizia di Stato a Torino, nell’ambito dell’attività di contrasto allo spaccio al dettaglio di sostanze stupefacenti svolta dai poliziotti della Squadra Mobile.

Durante il controllo di un esercizio pubblico di via Fossata, gli agenti hanno notato un quarantaquattrenne di nazionalità marocchina che, nascondendosi fra gli avventori del locale, cercava di occultare in bocca un sacchetto, risultato poi contenere un involucro di cocaina. Nello zaino che l’uomo aveva con sé, invece, gli agenti hanno rinvenuto trecento grammi di hashish e della cocaina. Da successivi accertamenti il soggetto è risultato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, in quanto già gravato da una condanna in materia di sostanza stupefacenti.

I controlli hanno anche riguardato diverse aree verdi della città. All’interno del Parco Dora, sono stati intercettati due soggetti senegalesi intenti a cedere della sostanza stupefacente in cambio di denaro. Nel primo caso, dopo un breve inseguimento, è stato fermato e arrestato un ventiquattrenne che aveva con sè diverse dosi di crack già pronte allo smercio.

Anche l’altro pusher senegalese, di trent’anni, era in possesso di 36 frammenti di crack. A carico di entrambi sono stati sequestrati diverse centinaia di euro in contanti, provento dell’attività illecita.

Nei pressi dell’area delle Piscine Sempione, invece, sono stati arrestati un trentottenne senegalese e una ventunenne italiana. Gli stessi sono stati trovati in possesso di 20 grammi di crack pronto per lo spaccio.

A seguito dell’attività di prevenzione svolta, inoltre, gli operatori della Squadra Mobile hanno fatto irruzione in un’abitazione in via Thures, in cui erano stati notati dei movimenti sospetti. Nell’appartamento, ove vive un cittadino italiano, poi tratto in arresto, sono stati rinvenuti oltre 2 kg di hashish, 3 bilancini, e materiale vario utile al confezionamento dello stupefacente, oltre alla somma di 200 euro in contanti.

Inoltre, nella costante attività di prevenzione e repressione, sono stati eseguiti 3 arresti di pusher che si muovevano a bordo di monopattino.

Un ventitreenne gabonese è stato arrestato nel quartiere Madonna di Campagna, per la cessione di sostanza stupefacente, nonostante il tentativo dello spacciatore di darsi alla fuga col monopattino.

Due cittadini marocchini di 23 anni sono stati, infine, arrestati in zona Barriera Milano, scongiurando anche qui la fuga col velocipede. Gli agenti della Squadra Mobile li hanno fermati dopo la cessione, fra loro, di 5 panetti di hashish, per un peso complessivo di quasi 400 grammi. Un’altra ventina di grammi di sostanza stupefacente sono stati rinvenuti dagli agenti nell’abitazione di uno dei due.

Preme segnalare che nel corso del 2025 la squadra specializzata dei “Falchi”, in materia di droga, ha tratto in arresto 147 persone, delle quali 125 in flagranza di reato, e ne ha denunciate all’A.G. 55 in stato di libertà. Nello stesso periodo, sono stati sequestrati 190 kg di hashish; 91 di marijuana25 di cocaina17 di ketamina e oltre 3 chili di altre sostanze.

Tgr Piemonte: “Dal territorio si guarda lontano e da lontano si guarda al territorio”

INTERVISTA AL CAPOREDATTORE FRANCESCO MARINO

Di Beatrice Pezzella

Vorrei iniziare facendo un breve recap del 2025. Non c’è dubbio che sia stato un anno in cui non ci siamo fatti mancare nulla in termini di notizie, eventi e, purtroppo, tragedie. Si ricorda un avvenimento in particolare che ha registrato un numero di interazioni sopra la media? Penso in primis agli ATP, torneo sportivo di interesse mondiale.

F.M.: Sicuramente gli ATP hanno rappresentato un impegno regionale straordinario in quanto con essi non esiste solo l’elemento sportivo, ma anche quello economico che colloca Torino al centro di una conversazione di scala globale. Il 2025 è stato l’anno di piena consapevolezza del territorio dell’evento in quanto la partenza e l’anno successivo hanno avuto luogo negli anni del COVID, il 2023 è stato il primo anno per così dire “vero”, nel 2024 abbiamo preso le misure per i numeri che comporta e il 2025 ha portato la piena esplosione dell’evento.

Ci sono state anche numerose questioni legate a processi importanti come quello dei Murazzi, del gioielliere di Grinzane Cavour o la morte degli operai nella tragedia di Brandizzo. Si tratta di fatti che per il territorio hanno una loro rilevanza di proiezione: il processo ai Murazzi rappresenta uno spaccato necessario di riflessione sul modo di intendere la vita, il divertimento e le responsabilità che si hanno da quando si è raggiunta l’età della ragione. Allo stesso modo, Brandizzo rappresenta l’impellente necessità di un territorio di salvaguardare il diritto alla sicurezza sul lavoro. Così come Grinzane Cavour ha aperto un dibattito enorme sull’impossibilità di pensare di potersi fare giustizia da soli.

A più di 70 anni dalla nascita della televisione, il piccolo schermo continua ad essere il riflesso della società. Nel loro importantissimo lavoro di ricerca e riscoperta, i Professori universitari Zeni e Fassone hanno digitalizzato una grande quantità di materiale della storica televisione piemontese Videogruppo (si veda il Progetto ATLAS), riportando alla luce lo stretto rapporto tra la telecamera e i cittadini piemontesi della seconda metà del XX secolo. E’ ancora forte questo rapporto? Come è cambiato ed evoluto nel corso degli anni?

F.M.: In Piemonte il rapporto tra telespettatori e Tgr è stato sempre fortissimo e lo è tutt’ora. Nell’ambito delle otto regioni italiane con la platea televisiva più grande (Piemonte, Veneto, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Sicilia e Puglia) la Tgr Piemonte ha il più alto share in tutte e tre le sue edizioni televisive, ossia Buongiorno Regione e i Telegiornali delle 14.00 e delle 19.35. Questo dato, fornitoci da analisi statistiche sempre più precise, è allo stesso tempo un motivo di vanto ma anche un’enorme responsabilità: bisogna continuare a coltivare tale rapporto, soprattutto all’insegna della puntualità, della credibilità, dell’impegno nel raggiungere territori sempre più lontani dal capoluogo.
Inoltre, da 5 anni esiste una piattaforma web per ogni sito regionale e quello della Tgr Piemonte conta quasi un milione di click su base mensile.
Tuttavia, bisogna tenere a mente che ci si confronta con platee televisive che hanno subito una forte contrazione rispetto a qualche anno fa anche a causa dell’ampliamento infinito dei contenuti che arrivano sul televisore anche sotto forme diverse. Noi ci guardiamo attorno con molta curiosità. La platea dello share rispecchia un pubblico più tradizionale, con un’età media alta, però è anche vero che essa porta con sé anche il rispettivo nucleo familiare costituito anche di ragazzi.
Il dato del web, invece, racconta una fruizione diversa e più giovane, frammentata e distribuita su vari device.

Sicuramente la digitalizzazione dei contenuti televisivi – visibili sia in diretta streaming che successivamente sul sito della Tgr Piemonte – ha significativamente influito su come gli spettatori fruiscono i programmi del piccolo schermo.

F.M.: Certo, fortunatamente noi, ad oggi, abbiamo gran parte del nostro archivio digitalizzato e questo è un cammino che non si arresta in quanto più passano gli anni più si recupera materiale su scala nazionale. Il Tgr Piemonte cerca di sfruttare ed utilizzare questa risorsa in modo originale e funzionale: ad esempio, durante le vacanze di Natale abbiamo riproposto dei servizi natalizi degli ultimi decenni utilizzando del materiale d’archivio. Questo è anche un modo di confrontare i cambiamenti della città, dei suoi costumi e delle sue abitudini in quanto, come ricorda il Direttore Roberto Pacchetti, “il territorio è il nostro mestiere”.
In particolare qua a Torino il progetto Rai Teche ha investito molto sul tema, dislocando nel capoluogo gran parte di queste attività accessibili al pubblico sia attraverso i canali multimediali sia attraverso la Bibliomediateca che è diventata un nucleo di studio molto importante. Questo rappresenta sia un vanto che un dovere da parte della Rai, l’azienda editoriale più importante d’Italia. Di fatto, siamo un manuale di Storia dell’ultimo secolo di questo Paese, prima con la radio, poi con la televisione.

Ognuno di noi è un possibile portatore di notizie da quando viviamo con il telefono in mano. Anche per questo motivo il Tgr Piemonte ha una sezione dedicata interamente alle segnalazioni dei cittadini. Quanto è importante il contributo dei singoli privati nella diffusione delle notizie al giorno d’oggi e quanto influisce sulla costruzione della narrazione?

F.M.: Credo che lo spazio riservato alle segnalazioni dei cittadini sia un dovere del servizio pubblico, in quanto il suo valore risiede nel sapere che c’è un rapporto e un’interazione tra cittadino e Tgr riguardo i temi di tutti i giorni. E’ capitato che da tali segnalazioni abbiamo messo insieme i pezzi e abbiamo scelto di fare un approfondimento settimanale.

Se c’è un settore che può essere realmente danneggiato da un cattivo uso dell’intelligenza artificiale è quello della comunicazione e della notizia. In un’epoca in cui è sempre più difficile riconoscere un prodotto reale da uno artificioso, come si comporta la redazione di un telegiornale?

F.M.: Ovviamente è un tema di cui bisogna occuparsi comprendo le possibilità, i limiti ed eventualmente i pericoli. Il rischio di banalizzare gli effetti controproducenti nella serietà dell’informazione non va sottovalutato in quanto il nostro pubblico deve avere la sicurezza che ciò che vede sia reale e non a rischio di mistificazione. E’ stato avviato all’interno della testata un gruppo di studio per cercare di capire quali potevano essere i vantaggi dell’IA dal punto di vista produttivo.
Per quanto riguarda la creazione dei contenuti in maniera automatica posso fare un ragionamento esclusivamente su base personale. Software come Chat GPT ri elaborano materiale che è stato realizzato in primo luogo da giornalisti e professionisti del settore. Tuttavia, se da oggi producessimo solo in maniera artificiale utilizzando materiale e risorse che hanno già subito varie rielaborazioni artificiali, quali saranno i contenuti che andremo a setacciare tra 70 anni? Alla fine, chi sarà il garante della veridicità della realtà?

Ci sono argomenti di notizia che trascinano con loro alte percentuali di share ogni volta che vengono trattati e riproposti sullo schermo? Penso ad esempio ai grandi eventi sportivi o ad avvenimenti che hanno segnato drasticamente il nostro Paese negli ultimi anni.

F.M.: No, non c’è una regola. Un caso come quello del COVID attira grande attenzione e partecipazione, anche grazie ai “dissidenti della notizia”, una fetta di utenti amplificata anche dai social media, che permettono di creare un dibattito indipendente dagli organi di informazione ufficiale. Poco dopo tuttavia, su questi temi c’è un effetto di ritorno e di rifiuto per il quale le persone non vogliono sentire parlare di argomenti spiacevoli. Si vive sul filo dell’equilibrio.
Simile è il caso delle ATP: ogni anno portano con loro una grande partecipazione popolare che però via via svanisce, lasciando spazio agli innumerevoli eventi sportivi ospitati da Torino, dal calcio, al basket, alla pallavolo.

A tal proposito, il Tgr Piemonte dà molto spazio a settori di interesse pubblico come la scienza con il “Tgr Leonardo” e la trasmissione “Petrarca”, che accoglie ospiti e diffonde approfondimenti da tutta Italia. Come vengono selezionati gli argomenti trattati? Si seguono argomenti che sono già di interesse nazionale o si attinge da una linea editoriale prestabilita?

F.M.: La prima regola è l’attualità. Noi facciamo ogni giorno una riunione pomeridiana nella quale si pianificano le ipotesi di lavoro del giorno successivo, poi, in base al calendario degli avvenimenti che sappiamo ci saranno lasciamo del margine per intervenire sui fatti che possono avvenire tra un processo e l’altro.
Il digitale permette di cambiare il telegiornale anche fino a pochi minuti prima della messa in onda, cosa che i supporti fisici e le cassette non permettevano di fare.
Tuttavia, l’attualità lascia spazio anche ad altri temi al fine di poter garantire una copertura efficace sull’intero territorio, un esempio sono i cantieri della sanità in Piemonte di cui stiamo seguendo l’evoluzione. Non è un lavoro facile, dobbiamo cercare di essere reattivi rispetto gli eventi di tutta la regione.

Con il suo arrivo il Tgr Piemonte ha visto numerosi cambiamenti e innovazioni, tra cui la trasmissione in HD, l’arrivo di nuove telecamere e di una sala di controllo all’avanguardia. Quali altre novità sono previste per il futuro sia in termini di equipaggiamento tecnico sia per quanto riguarda la redazione? Quali sono le previsioni e i progetti per questo 2026?

F.M.: L’investimento sul digitale, sul web e sul nuovo studio è stato un investimento di scala decennale. Recentemente è stata cambiata tutta la veste grafica del telegiornale regionale, che va moltiplicata per 20 in quanto ci sono sedi bilingue in cui il telegiornale ha più di un’edizione.
In questo momento, la necessità più importante è investire sul web. E’ nato infatti un altro un altro canale che rappresenta una vetrina nazionale della Tgr che racchiude il meglio di tutte le sedi. L’online è un fronte dove si guarda sempre con grande attenzione in quanto tesorizza e valorizza tutto il lavoro fatto per la tv.
Il nostro obiettivo è la volontà di diventare sempre più efficaci e reattivi nel raggiungere gli avvenimenti e coprire il territorio nel miglior modo possibile. I cambiamenti non finiscono mai: per ritrovare un marchio Rai più riconoscibile, il servizio pubblico sta sperimentando un ritorno della produzione delle riprese per il Tgr all’interno, utilizzando maggiormente le dirette e le nuove figure di “attività integrata”, ossia montatori che lavorano anche da videomaker al fianco di giornalisti.

La solidarietà di Barbania per la famiglia di Danilo, morto sul lavoro  a 35 anni

La comunità di Barbania si stringe intorno alla famiglia di Danilo Bergagna, boscaiolo di 35 anni, deceduto in seguito a un tragico incidente sul lavoro avvenuto a San Francesco al Campo, e lo fa promuovendo una raccolta di fondi online perché la moglie e i figli possano avere un aiuto immediato, essendo rimasti senza il principale sostegno economico.

L’appello, condiviso sui social, proviene da chi conosceva personalmente Bergagna e racconta ora la sua vita fatta di sacrifici e di un lavoro continuo e silenzioso, lontano dalla vita sociale e dagli svaghi.

L’appello proviene da Carlo Rosa che, nel suo profilo Facebook, annota “Vi scrivo con il cuore in mano. Come avete forse letto nelle cronache, Barbania è scossa da un lutto atroce. È  mancato Danilo Bergagna, un giovane boscaiolo di soli 35 anni, per una terribile fatalità durante la potatura di un albero. Lascia la moglie inconsolabile, due bambini piccoli, la madre e una famiglia attonita. Ho solo e sempre visto Danilo lavorare, mai una volta in un bar o ad una festa. Sempre sul trattore o con gli animali o a lavorare la campagna. Io stesso lo conobbi nel mio giardino mentre trattava un albero. Danilo era l’unica fonte di reddito della famiglia.
Vi chiedo di partecipare a questo crowfunding. Il poco di molti può fare la differenza per una famiglia in un momento terribile.  Se non potete donare, fate gentilmente circolare questo link: https://gofund.me/f0195cc05

La raccolta fondi rappresenta il primo strumento concreto per evitare che in questa famiglia il dramma umano si sommi a quello economico e sociale.

Mara Martellotta

Comitato Pellerina: Edificare qui è consumo di suolo e rischio idrogeologico”

Riceviamo e pubblichiamo

 

Il Parco della Pellerina è stato preferito alle altre zone candidate vedendosi attribuito un punteggio sulla base di requisiti che oggi è chiaro non ha mai posseduto.

Edificare in questa zona del parco costituisce consumo di suolo ed esposizione a rischio idrogeologico.

Le associazioni e i comitati che si sono mobilitati a difesa della Pellerina, su cui si vuole far atterrare un ospedale tramite un finanziamento dell’INAIL, dopo aver espresso attraverso documenti, assemblee pubbliche e azioni informative le fondate ragioni della loro contrarietà a questa collocazione su terreno permeabile e cruciale per quella zona, hanno inviato all’Ente finanziatore una lettera aperta in cui ribadiscono, con particolare enfasi le criticità relative agli aspetti idrogeologici e le conseguenze della ristrettezza dello spazio.

Ciononostante l’ASL Città di Torino – nella qualità di stazione appaltante- il 14 novembre 2025 ha concluso positivamente la Conferenza di Servizi decisoria relativa all’intervento di realizzazione del Nuovo Ospedale dell’ASL Città di Torino, acquisite le prescrizioni contenute nei pareri formulati nell’ambito della stessa dagli Enti e Amministrazioni coinvolti.

Il 13 dicembre 2022 la Direzione Centrale Patrimonio dell’INAIL, in una lettera al Consiglio di Amministrazione, spiegava come la scelta dell’Istituto di indirizzare gli investimenti verso l’edilizia sanitaria fosse legata al carattere sociale ed ambientale che la connota.

Ma, verificata e validata la progettazione degli enti locali, l’Istituto dovrebbe appaltare l’opera solo laddove il progetto risponda ai requisiti di sostenibilità previsti dalle leggi in vigore.

Riprendiamo alcuni passaggi della lettera:

Inadeguatezza del luogo

Relativamente ai Criteri ambientali minimi (CAM) per l’edilizia, sia il D.M. del 23 giugno 2022 sia il D.M. 24 novembre 2025 – in vigore dal 2 febbraio 2026 – prevedono che la superficie totale permeabile non sia inferiore al 60% della superficie territoriale di progetto, mentre secondo la Relazione CAM allegata al Piano di fattibilità

“La ridotta superficie di intervento non consente la piena osservanza della percentuale di suolo permeabile, considerando che una parte della stessa è occupata dalle infrastrutture e dalle centrali tecnologiche necessarie al corretto funzionamento dell’ospedale, nonché la necessità di un doppio accesso sia su Corso Appio Claudio che su Corso Regina Margherita per le ambulanze in caso di inondazione e di impossibilità ad utilizzare l’accesso da Corso Regina Margherita.

Inoltre, non è possibile una espansione dell’area, né verso i corsi esistenti né verso il parco della Pellerina considerando il dislivello su quel lato.”


Inadeguatezza dello spazio

Costretto su una superficie ristretta e nonostante i suoi 8 livelli (di cui uno in semi interrato) , l’ospedale su 6 torri non avrà al suo interno servizi di cucina, farmacia, servizio di emotrasfusione che saranno, quindi, esternalizzati; né vi compaiono aule e biblioteche, nonostante ambisca ad essere Polo Universitario per le Malattie Infettive.

Quest’operazione -che ha richiesto deroghe di ordine normativo – regolamentare per essere imposta- appare dunque sbagliata sotto ogni profilo: espone a rischi ambientali annunciati, ha carenze strutturali e non è chiaro in quale quadro dei bisogni socio-sanitari territoriali si collochi.

E’ quindi fortemente auspicabile che l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro dovrà compiere opportune verifiche per validare il progetto di cui si è trattato fino a qui, prima di concedere il finanziamento senza il quale la sua realizzazione è impossibile.

Non ci rimane che sperare che lo scopo di investimento cui è destinato tale finanziamento, induca qualche maggiore riflessione sui pericoli connaturati al progetto

 

                     

Comitato Salviamo la Pellerina

AssembleaPellerina, No ospedale nel Parco