Uccide la convivente a colpi di pistola, chiama la polizia e si costituisce
Il fatto è avvenuto a Cuneo, nel piazzale dell’ipermercato Auchan. La a vittima ha 44 anni ed è di origini romene, l’uomo è un italiano.
La donna è stata colpita al torace da almeno quattro colpi di pistola esplosi all’interno di un’auto. Il fermato ha atteso l’arrivo degli agenti vicino al mezzo parcheggiato davanti al supermercato.
Quando i Finanzieri sono entrati, ogni cliente era al suo posto: c’era chi consumava, chi giocava alle videoslot illegali e qualcuno anche con la droga in tasca.
Per questi motivi, dopo l’intervento della Guardia di Finanza di Torino, è stato necessario abbassare le saracinesche di un Bar nei pressi di Corso Giulio Cesare nel capoluogo Piemontese.
Il locale, gestito da un italiano già noto alle forze dell’ordine, anche in tempo di restrizioni dovute al “coronavirus”, non aveva perso gli abituali clienti che continuavano a frequentare il locale incuranti della situazione in corso.
I Finanzieri del Gruppo Torino, che hanno condotto l’intervento, hanno scoperto come il gestore del bar aveva allestito nel retrobottega del locale una vera e propria sala slot illegale.
All’interno della stanza, infatti, erano state installati alcuni apparecchi, totalmente illeciti e, anche con lo scopo di non attirare i controlli, scollegati dalla rete dei Monopoli di Stato. Così facendo, venivano meno le necessarie garanzie a tutela del giocatore mentre il gestore del bar riusciva ad eludere tutte le imposte dovute.
Tutto il “sistema”, dunque, era abusivo e predisposto senza nessuna autorizzazione.
Identificati tutti i presenti, prevalentemente clienti fidelizzati, tra di essi è stato fermato un trentenne di origini nigeriane trovano in possesso di sostanze stupefacenti.
Pesanti le sanzioni a carico del gestore del locale nonché del proprietario e produttore delle videoslot sequestrate che superano i 300.000 euro. L’attività è stata sospesa.
Addio a Ermanno Eandi “poeta granata”
Con lui scompare prematuramente non solo un giornalista e poeta autore di liriche “dure e sofferte”, ma anche un cuore granata di rara sensibilità
La poesia e la fede calcistica possono essere unite da un sottile, ma saldo fil rouge, e tali lo sono stati nella figura dello scrittore, poeta e giornalista Ermanno Eandi, mancato improvvisamente la notte scorsa a Torino, a soli 56 anni.
Nel capoluogo subalpino e non solo era da tutti conosciuto come “il poeta granata”, non soltanto perché con le sue poesie, sensibili e garbate, rendeva molto più familiari e ricche di arte le serate promosse da molti Club del Toro, ma perché nelle sue liriche era capace di dare anche spazio alla sua squadra del cuore, quella granata. In fondo come negare che da sempre la squadra granata, a differenza di tante altre, proprio anche in virtù della sua storia, sia stata strettamente legata alla poesia? Già nel lontano 1945 il celebre poeta Mario Luzi, ad esempio, le dedico’ la lirica intitolata “AI campioni del Torino”, in cui la forma interrogativa usata sembrava rimandare a una non totale accettazione della tragedia medesima dell’incidente aereo, avvenuto il 4 maggio 1949 sulla collina di Superga.
Ermanno Eandi dedicò molte sue poesie a eventi e personaggi famosi, appartenenti in particolare al mondo sportivo, come i mitici Fausto Coppi e Gigi Meroni, giocatore della squadra del Torino, morto a soli 24 anni, investito da un’auto, una volta conclusasi la partita da lui disputata tra Torino e Sampdoria.
Le liriche dedicate da Eandi ai sentimenti, tra cui quello amoroso, lasciano trasparire una sensibilità rara, tanto più in una società come quella contemporanea, spesso improntata all’individualismo. In alcune sue poesie come quelle intitolate “Ho solo le ali” e “Siamo sensibili” lo scrittore mette in luce il binomio ricchezza-povertà, nella sua duplice natura di materia e spirito. La ricchezza del mondo spirituale risulta sempre vincente e, nella sua poesia, si apre verso mondi sconfinati, anche quando egli indaga il Bene Supremo, la spiritualità e l’essenza dell’universo.
Eandi amava definire la sua stessa poesia “dura, sofferta, ma autentica, offerta a coloro che hanno ancora voglia di lottare per cambiare il mondo con l’amore”. Ed è questo, ritengo, il grande lascito poetico che da lui ereditiamo, tanto più prezioso in un’epoca come quella che stiamo vivendo, in cui ci stiamo timidamente riaffacciando al mondo, dopo un lungo lockdown dovuto all’emergenza sanitaria da Covid 19.
Ermanno Eandi aveva composto una lirica dal titolo ‘Sarò granata”, dedicata ai tifosi della squadra del Torino F.C. . Ripercorrendo l’ultima strofa vi si legge “Sarò granata /anche quando il sole del tempo / offuschera’ / il mio volto / e il grande vuoto aspetterà / io solo in naufragio di ricordi/ mi aggrappero’ alla fierezza/ di un’esistenza sbagliata ma…/ lontana dall’incubo apatico e/ inutile/ di chi vince sempre”.
Una “poesia importante”, come lui stesso la definì, che si trova all’ingresso del Museo dedicato al Grande Torino, e che egli ha voluto dedicare a tutte le persone che, al di là della loro fede calcistica, hanno ancora voglia di ribellarsi al sistema. In questo Ermanno Eandi era convinto che consistesse la vera ricchezza della vita, lasciare ad altri, e a chi ha vinto già tutto, la vittoria facile, continuando, invece, a ribellarsi e a combattere, affrontando anche il rischio di una sconfitta.
In fondo questo è anche il grande insegnamento che aveva tratto proprio dalla sua squadra del cuore, da quei colori granata a cui ha sempre tenuto fede. E proprio il 4 maggio del 2008 ed in altri anniversari successivi della tragedia dello schianto a Superga, il poeta ebbe l’onore di recitare le sue poesie davanti alla lapide del Grande Torino, nel cimitero monumentale torinese. Il modo più importante da parte sua per rendere omaggio agli Invincibili e per il mondo calcistico per rendere omaggio alla sua poesia.
Mara Martellotta
La Corte d’appello di Torino ha confermato la condanna alla 66enne omeopata modenese processata per la morte di una paziente di una sua collega torinese, che morì nel 2013.
Il suo medico era già stata condannata in via definitiva, per la cura di un melanoma a una spalla le aveva infatti prescritto una terapia di erbe e introspezione psicologica.
La modenese è considerata mentore del medico e, secondo quanto emerso, ebbe parte attiva nella vicenda. In primo grado era stata condannata a tre anni per cooperazione in omicidio colposo.
Nei giorni scorsi è stato salvato un uomo di 76 anni, affetto da Covid-19, quando le sue condizioni erano ormai considerate disperate, con la terapia dell’ossigeno-ozono, presso l’ospedale Mauriziano di Torino. Ora l’uomo è miracolosamente guarito ed è tornato a casa.
Il signor Ernesto (nome di fantasia) è un uomo di 76 anni. Nonno di un nipotino di tre anni. A fine marzo, dopo giorni di febbre, inizia a mancargli il fiato. Poi la sirena dell’ambulanza. La corsa verso un Pronto soccorso e la solita diagnosi di quei giorni: insufficienza respiratoria acuta in polmonite bilaterale da SARS CoV-2.
Viene iniziata la terapia farmacologica e la ventilazione non invasiva. Dopo un’iniziale ripresa, però, le cose riprendono a non andare bene e, per un ulteriore peggioramento del respiro, viene sottoposto ad intubazione e ventilazione invasiva. E’ una corsa contro il tempo. Va meglio quasi subito, viene estubato e trasferito nel reparto di Sub-Intensiva 4A COVID 19. Viene ancora ventilato con il casco, ma parla, mangia e riesce anche a fare una videochiamata alla figlia. Tuttavia si è imparato una cosa di questa malattia: il repentino peggioramento. Spesso senza preavviso. E’ una storia comune e purtroppo Ernesto non fa eccezione. Dopo 4 giorni quella luce di speranza, che tanta gioia aveva donato, torna a spegnersi. Il timore, vedendo la TC torace, è che possa spegnersi per sempre. I polmoni sono severamente e completamente compromessi. Le sue condizioni sono ormai disperate e pare non ci sia più nulla da fare. Ernesto torna a ventilare con il casco e, nonostante ciò, i suoi scambi respiratori peggiorano, ora dopo ora. Tutto quello che si poteva somministrare era già stato somministrato. Le frecce nell’arco erano finite. E le speranze dei giorni precedenti lasciavano spazio a tristezza e rassegnazione. L’ultima spiaggia era la terapia ossigeno-ozono. Ottenuto il consenso informato, vengono somministrati corticosteroidi ed ossigeno-ozono per via sistemica. E dopo qualche giorno un miracolo, Ernesto migliora progressivamente al punto di sospendere la ventilazione con il casco. Gli esami ematochimici non evidenziano più infiammazione e la TC torace di controllo risulta significativamente migliorata. L’11 maggio Ernesto torna a casa dalla sua famiglia. Lo aspetta il compleanno del suo nipotino. Quello che si temeva non avrebbe più riabbracciato.
L’ospedale Mauriziano di Torino, dopo autorizzazione del Comitato Etico Interaziendale, ha aderito, tra i pochi Centri in Italia, allo studio di ossigeno – ozono terapia con messa a punto di un protocollo terapeutico. E’ stato l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine il promotore di questo studio nazionale multicentrico interventistico randomizzato per l’impiego dell’ozono in fase precoce nell’infezione da SARS CoV-2.
La storia raccontata evidenzia la possibilità che l’ozonoterapia sistemica possa contribuire a potenziare la risposta dell’organismo, rallentando l’infiammazione e riducendo i danni a livello polmonare, risultando così un efficace supporto alla terapia farmacologica per il trattamento di questa infezione. Si tratta di un potenziale beneficio e l’innocuità della terapia ha incoraggiato – pur con un background scientifico ancora insufficiente – ad esplorare questa possibilità terapeutica.
Il Mauriziano è dotato di generatore di ozono, fornito dalla Odontostomatologia (diretta dal dottor Paolo Appendino) e lo studio è condotto su pazienti ricoverati nel reparto di Sub-Intensiva COVID, gestito dalla Medicina Interna (diretta dal dottor Claudio Norbiato) e dalla Pneumologia (diretta dal dottor Roberto Prota). La gestione dei pazienti sottoposti alla terapia è stata affidata ad un team multidisciplinare, costituito dalla dottoressa Stefania Marengo, internista, e dal dottor Piermarco Babando, odontoiatra ed ozonoterapeuta della SIOOT ( Società Italiana Ossigeno Ozonoterapia ).
La procedura con ossigeno-ozono terapia per via sistemica prevede – previo il consenso informato del paziente – il prelievo, a cadenza giornaliera, di circa 200 ml di sangue da una vena periferica; il sangue prelevato, senza alcuna disconnessione dal paziente, viene mescolato con pari volume di miscela di ossigeno ozono 96-4% con tecnica sterile. Per garantire l’adeguata diffusione dei gas nel sangue raccolto, si procede a delicata rotazione della sacca per 10 minuti, alla quale segue la reinfusione. La procedura viene ripetuta per un totale di 3 sedute. Al momento sono una quindicina i pazienti arruolati.
(foto archivio)
La Guardia di Finanza scopre falso gel disinfettante
Era venduto come gel antibatterico disinfettante, ma della sostanza liquida contenuta all’interno del flacone si conosce ben poco.
È quello che ha scoperto la Guardia di Finanza di Torino nel corso di un intervento in uno store dell’hinterland torinese, gestito da un’imprenditrice di origini cinesi.
Quando i Finanzieri del Gruppo Orbassano sono arrivati all’interno del punto vendita, centinaia erano i flaconi di “gel disinfettante” posti sugli scaffali a disposizione della clientela, in questo momento storico interessata più che mai a questo genere di articoli.
Le perquisizioni degli inquirenti si sono estese anche ai magazzini della società dove i finanzieri hanno rinvenuto oltre un migliaio di confezioni “dell’antibatterico” poi sequestrato.
Nessuna autorizzazione del Ministero della Salute, nessuna certificazione di conformità, un’etichettatura riportante le indicazioni circa la composizione del prodotto poco chiara. In sostanza, un disinfettante che tale non lo era, tanto da indurre i Finanzieri ad approfondire l’intera vicenda.
Non solo gel antibatterici, nel corso delle perquisizioni sono anche state rinvenute centinaia di mascherine chirurgiche sprovviste delle opportune certificazioni che ne attestino l’affidabilità quando indossate.
Ora, per la frode in commercio, l’imprenditrice, una trentenne gestore del market, è stata denunciata alla Procura della Repubblica. Mentre tutti i prodotti sono stati sequestrati.
Alghero e Catania le nuove rotte da Caselle
Quest’estate, il nuovo collegamento verso la Sicilia avrà frequenza giornaliera, mentre sarà possibile decollare verso la Sardegna 2 volte a settimana
Volotea potenzia il suo network, offrendo un totale di 40 nuove rotte nazionali in Italia, Francia, Spagna e Grecia
Disarmato e arrestato dai Carabinieri
Chiusa la macelleria, era senza licenza
L’attività investigativa durava da diversi giorni, esattamente dallo scorso primo maggio, quando gli Agenti del Reparto di Polizia Commerciale della Polizia Municipale intervennero a seguito di una segnalazione di attività commerciale aperta in giornata di chiusura.
Già in quella occasione, i Vigili notarono delle incongruenze perché i dati amministrativi non coincidevano e il conduttore dell’attività, un uomo di nazionalità egiziana, non era in grado di fornire informazioni e chiarimenti.
I monitoraggi eseguiti nei giorni successivi hanno confermato i sospetti sulla conduzione della macelleria in corso Vercelli. Ieri mattina, insieme al personale dell’Asl – Servizio Veterinario e ai Funzionari del Reparto di Polizia Commerciale hanno effettuato un intervento congiunto.
Durante l’operazione i Vigili Urbani hanno accertato che l’attività commerciale veniva condotta in assenza della necessaria autorizzazione e di idoneo titolo igienico sanitario comminando circa 8.000 euro di sanzioni.
Considerato l’esercizio abusivo del commercio di generi alimentari e la carenza di garanzie per la tutela del consumatore, gli Agenti hanno sottoposto a sequestro amministrativo cautelare tutto l’esercizio, mentre l’Autorità Sanitaria, a seguito degli accertamenti effettuati dal personale del Servizio Veterinario riguardanti la tracciabilità dell’alimento di origine animale, ha disposto il vincolo di vendita delle carni presso altro esercizio di vicinato.
Infine, il conduttore del negozio è risultato privo di regolare permesso di soggiorno ed è stato successivamente deferito all’Autorità Giudiziaria per permanenza irregolare sul territorio nazionale, mentre a carico del titolare dell’attività commerciale è stata ravvisata la violazione per aver impiegato nella propria azienda straniero irregolare.