Il Polo del ‘900 compie 10 anni guardando al futuro

Il 2026 rappresenta un grande traguardo per il Polo del ‘900, che compie 10 anni e che festeggia il rinnovo per i prossimi 50 anni, con l’approvazione dello statuto fino al 2075. Lo sguardo al futuro è rivolto al 2028, in quanto sono state approvate le linee strategiche del prossimo triennio, avviando un nuovo ciclo dopo il primo decennio di vita. Al centro del prossimo triennio c’è una parola chiave, un argomento da indagare e sviscerare e di cui trattare: il potere. La nuova programmazione parte da questo tema è approfitta di due ricorrenze importanti per sviluppare il discorso sul potere, con la partecipazione di 26 Enti al Polo del ‘900. L’80esimo anniversario del triennio 1946-1948, quando nacquero la Repubblica Italiana, la Costituzione e una nuova idea di Europa, e cinquant’anni del triennio 1976 1978, caratterizzato da conflitti drammatici e da violenze contraddistinte dal processo a Torino alle Brigate Rosse, anni in cui la violenza è stata combattuta e si è rafforzata la democrazia. Un’altra linea di esplorazione sarà quella riguardante il rapporto tra media, informazione, potere e cittadinanza, con un focus sul modo in cui i processi di produzione e circolazione delle notizie incidono sull’opinione pubblica, sulla percezione della realtà e sulla qualità della vita democratica. Tra gli altri temi figurano quelli dell’Europa e dell’intelligenza artificiale. Da quest’anno all’interno del Polo sarà creata un’area apposita per la ricerca, la creazione e il consolidamento di una rete di partner europei con cui costruire progetti comuni, promuovendo una ricerca di memorie diverse e non condivise. L’IA riguarda il patrimonio archivistico del Polo, che lavorerà per potenziare i sistemi di elaborazione basati sull’intelligenza artificiale. I prossimi tre anni.

I prossimi tre anni saranno segnati dai percorsi di valorizzazione dei due palazzi juvarriani sede del Polo. Questo permetterà alla cittadinanza di viverli e frequentarli godendo di un programma culturale che si terrà all’interno del cortile a partire dalla prossima estate.

Mara Martellotta

Il Po e i suoi quartieri: anime diverse lungo lo stesso fiume

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ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.
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In una Torino spesso raccontata attraverso le sue architetture monumentali e la sua anima industriale, il Po rappresenta la dimensione più intima e contemplativa della città. Un confine morbido tra natura e tessuto urbano, tra movimento e quiete, capace di offrire una lettura diversa dell’abitare contemporaneo.

Il Po scorre lento, silenzioso, mai invadente, eppure imprime un carattere preciso a tutto ciò che lo circonda. Vivere vicino al fiume non è soltanto una scelta abitativa, ma un vero e proprio stile di vita: significa abitare la città senza subirla, trovare uno spazio di respiro all’interno del ritmo urbano, ristabilire un rapporto quotidiano con il paesaggio.

L’acqua, in città, ha un valore che va ben oltre l’estetica. È luce che cambia durante il giorno, riflettendo il cielo e ammorbidendo i volumi architettonici. È aria che si muove e respira, un microclima naturale, uno scenario che rende gli spazi più vivibili, più umani. Abitare lungo il Po significa convivere con un paesaggio che non è mai statico: le stagioni si leggono nei colori delle rive, nei riflessi invernali o nelle ombre lunghe delle sere estive. Una presenza discreta ma costante, che accompagna la quotidianità senza sovrastarla.

Il Po come filo urbano

Il Po non attraversa Torino in modo neutro. La accompagna, la sfiora, la modella. E, nel farlo, incontra quartieri molto diversi tra loro, restituendo a ciascuno un’identità distinta. Vivere lungo il fiume significa scegliere non solo una vista privilegiata, ma un’atmosfera, un ritmo, un modo specifico di abitare la città.

Gran Madre: il salotto elegante sul fiume

Il tratto del Po che incontra Gran Madre è forse il più iconico. Qui il fiume dialoga con la monumentalità della chiesa, con i viali alberati e con una dimensione urbana composta, borghese, quasi parigina.

Abitare in questa zona significa vivere il Po come estensione naturale del proprio spazio domestico: una passeggiata mattutina lungo il fiume, una corsa al tramonto, uno sguardo che si posa sull’acqua prima di rientrare a casa. È il quartiere di chi cerca equilibrio, centralità e bellezza senza eccessi.

Crimea: residenzialità alta e silenzio

Poco più in alto, il Po lambisce la Crimea, una delle zone residenziali più riservate e prestigiose della città. Qui il fiume non è protagonista scenografico, ma presenza discreta, quasi protettiva.

Ville, palazzi immersi nel verde, strade tranquille: il Po diventa elemento di valore ambientale e simbolico. È il quartiere di chi sceglie la qualità della vita come priorità assoluta, lontano dal rumore ma perfettamente connesso al centro urbano.

Borgo Po e Cavoretto: tra città e collina

Nel tratto che accompagna Borgo Po e sale verso Cavoretto, il fiume dialoga con la collina. Qui l’abitare si fa più intimo, quasi sospeso tra piano e panorama.

È una zona di passaggio e di connessione: tra città e natura, tra il quotidiano e la dimensione più contemplativa. Il Po accompagna questa transizione, rafforzando l’idea di un vivere “a misura”, dove architettura e paesaggio convivono con naturalezza.

Il Valentino e San Salvario: il Po come spazio pubblico

Scendendo verso sud, il fiume incontra il Parco del Valentino e lambisce il quartiere di San Salvario. In questo tratto il Po diventa spazio pubblico, vissuto, attraversato, condiviso.

Il parco restituisce al fiume una dimensione sociale e culturale: studenti, famiglie, sportivi, cittadini di ogni età. È il volto più dinamico del Po, quello che racconta una città viva, in movimento, capace di mescolare energie e funzioni diverse.

I Murazzi: memoria e trasformazione

Infine, i Murazzi del Po. Un luogo che per anni ha incarnato la notte torinese, la movida, l’eccesso, ma che oggi si prepara a una nuova identità. Qui il Po è stato confine e movimento; oggi diventa opportunità di rigenerazione urbana.

Per lungo tempo i Murazzi hanno rappresentato l’altra faccia del fiume: rumorosa, informale, notturna. Una stagione intensa che ha lasciato il segno, ma che ha anche mostrato criticità legate al degrado e alla convivenza con il contesto residenziale. Oggi, però, il racconto sta cambiando.

Il progetto di riqualificazione annunciato dal Comune di Torino segna un passaggio simbolico importante: non una semplice riapertura, ma una ridefinizione profonda del rapporto tra città e fiume.

L’obiettivo è restituire i Murazzi come spazio pubblico continuo, vissuto durante tutto l’arco della giornata. Meno concentrazione di locali notturni, più funzioni ibride: attività culturali, ristorazione di qualità, botteghe creative, spazi per lo sport leggero e il tempo libero. Il fiume torna così a essere paesaggio urbano, non semplice sfondo.

Un nuovo modo di abitare il lungo Po

Questa trasformazione ha un impatto diretto sull’abitare. I quartieri affacciati sul Po — da Gran Madre alla Crimea — vedono rafforzarsi la loro vocazione residenziale di pregio, sempre più legata alla qualità dello spazio urbano e al benessere quotidiano.

I Murazzi diventano una cerniera tra centro e natura, tra memoria storica e progetto contemporaneo, tra vita sociale e quiete residenziale. Una visione più matura, più europea, che guarda ai waterfront urbani come infrastrutture culturali e ambientali.

Vivere vicino al fiume significa scegliere una relazione diversa con la città: più profonda, più armonica, più autentica.

C’è anche un valore simbolico, quasi archetipico. L’acqua è passaggio, trasformazione, continuità. Non a caso le città più affascinanti si sono sviluppate lungo i fiumi. Il Po, in questo senso, è memoria viva: ha visto cambiare Torino, ne ha accompagnato le trasformazioni, restando fedele a se stesso.

Il Po non uniforma: distingue. Attraversa la città come una linea continua che cambia voce a ogni quartiere. Ed è proprio questa la sua forza: offrire molte possibilità di abitare senza perdere coerenza. In una Torino che riscopre il valore dei suoi spazi d’acqua, il Po continua a essere non solo un elemento geografico, ma un vero luogo dell’anima urbana.

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Montagna, piste da sci sicure: “E’ la priorità”

 

L’assessore allo Sviluppo e Promozione della Montagna e Sistema Neve, Marco Gallo: “La sicurezza è la priorità assoluta: investiamo per garantire impianti affidabili e aree sciabili sempre più sicure”

La Regione Piemonte rafforza il proprio impegno sulla sicurezza delle aree sciabili e degli impianti di risalita, stanziando 4,5 milioni di euro a sostegno delle spese sostenute dalle stazioni sciistiche piemontesi per la stagione invernale 2024/2025.
Il bando, che chiuderà il prossimo 16 febbraio, è rivolto alle microstazioni e alle grandi stazioni sciistiche piemontesi, in attuazione della legge regionale n. 2/2009.

Le risorse sono destinate in via prioritaria agli interventi di tutela della salute, garanzia e mantenimento delle condizioni di sicurezza sulle piste e nelle aree sciabili, oltre che al sostegno delle spese di funzionamento, indispensabili per la gestione ordinaria e straordinaria degli impianti di risalita e delle piste di fondo. Un investimento concreto che mira a rafforzare i presìdi di sicurezza, la manutenzione delle infrastrutture e la qualità complessiva dell’offerta turistica invernale.

Nel dettaglio, 4,41 milioni di euro sono destinati agli interventi a favore delle imprese che gestiscono le stazioni sciistiche, mentre 90 mila euro sono riservati ai Comuni, che in alcuni contesti più piccoli e locali gestiscono direttamente la stazione sciistica. Il bando sostiene le spese legate alla sicurezza e alla salute degli utenti, e quelle di gestione, con procedure semplificate e tempistiche certe.

«La sicurezza sulle piste e negli impianti non è negoziabile – sottolinea l’assessore regionale allo Sviluppo e Promozione della Montagna e al Sistema Neve, Marco Gallo –. Con questo stanziamento la Regione Piemonte interviene in modo puntuale per garantire standard elevati di sicurezza, sostenere chi gestisce quotidianamente le stazioni sciistiche e tutelare sciatori, famiglie e operatori. È una scelta di responsabilità che mette al centro le persone e rafforza la credibilità del nostro sistema neve».

A completamento dell’intervento, il bando regionale sostiene anche le spese legate all’innevamento programmato, riconosciuto come elemento fondamentale per garantire migliori condizioni di sicurezza sulle piste, continuità della stagione sciistica e qualità dell’offerta turistica, soprattutto in un contesto climatico sempre più complesso.

Il sostegno regionale riguarda sia le microstazioni di interesse locale, che svolgono un ruolo essenziale per le comunità montane e per la fruizione di prossimità, sia le grandi stazioni, chiamate a garantire standard elevati di sicurezza, gestione e servizio in presenza di flussi turistici importanti.

L’obiettivo è duplice: da un lato assicurare che le stazioni sciistiche piemontesi operino nel pieno rispetto delle norme di sicurezza e tutela della salute degli utenti; dall’altro sostenere un comparto strategico per l’economia montana, che contribuisce a contrastare lo spopolamento, a mantenere viva l’occupazione locale e a rendere le montagne piemontesi attrattive per residenti e visitatori.

 

cs

La Regione sostiene le aziende del comparto suinicolo piemontese

L’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post Olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni ha stanziato la somma di 3 milioni di euro  per sostenere le aziende del comparto suinicolo piemontese, un settore dell’eccellenza dell’agroalimentare made in Piemonte , che vanta circa mille aziende e 1 milione e 300 mila capi. La somma verrà messa a disposizione attraverso un bando che sarà pubblicato entro fine gennaio.
“Si tratta di risorse di provenienza statale che il Masaf, attraverso decreti ministeriali, ha ripartito tra le regioni italiane dove il settore suinicolo è numericamente e economicamente più rilevante. Ringrazio per l’attenzione il ministro Francesco Lollobrigida perché abbiamo così potuto incardinare queste risorse fresche nella nostra programmazione dello sviluppo rurale e dare vita a un provvedimento che rappresenta un forte incentivo a un settore di cui il Piemonte costituisce un’eccellenza assoluta.
Pensiamo a cosa rappresenta per l’economia piemontese il distretto suinicolo del Cuneese o ai sacrifici che il contagio da Psa ha inflitto negli anni scorsi al distretto novarese. Con questi tre milioni andiamo a sostenere l’innovazione, la crescita e la competitività economica delle aziende suincole”.
La misura non è finalizzata all’acquisto di capi o implementazione del patrimonio zootecnico, ma all’ammodernamento degli allevamenti, ampliamento di strutture, destinazione a stalla di locali precedentemente destinati ad altro, acquisto di macchinari  e di impianti nel più rigoroso rispetto delle norme di biosicurezza  che, in questi anni, si sono rivelate lo strumento più efficace per impedire il contagio della Psa agli allevamenti di suini domestici.
Le aziende potranno ricevere per i propri progetti un contributo in conto capitale che andrà dal 40 per cento del costo del progetto per quelli presentati dalla singola azienda al 60 per cento per le aziende gestite da giovani o in aree montane, con un contributo massimo di 200 mila euro per i progetti di aziende singole e 400 mila per quelli presentati da aziende in associazione.
“Non ho voluto porre un limite dimensionale – ha precisato l’assessore Bongioanni- al numero di capi suini presenti in azienda, proprio per sostenere anche i piccoli allevamenti promiscui, in aree interne e allo stato semibrado, che rappresentano un fondamentale presidio del territorio e della ricchezza delle nostre produzioni agroalimentari di qualità”.

Mara Martellotta

Istituto Italiano di Cultura di Parigi: focus sul teatro Stabile di Torino

Ha riscosso un notevole successo il primo appuntamento del focus che l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi ha deciso di dedicare al Teatro Stabile di Torino  e in particolare al suo direttore artistico junior, Diego Pleuteri.
Martedì 13 gennaio scorso è  andata in scena la pièce scritta da Pleuteri, diretta da Leonardo Lidi, regista residente del TST, e interpretata da Alessandro Bandini e Adolfo De Vreese. Si è trattato di una commedia sull’amore nel XXI secolo che, forte del successo riscosso in Italia negli ultimi due anni, si è affacciata per la prima volta sulla scena europea, raggiungendo la capitale francese.
Questo speciale capitolo di programmazione, dedicato ai talenti emergenti della produzione teatrale italiana,  porterà a giugno nei saloni aulici dell’Hotel de Galliffet, storica sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, altri due testi di Pleuteri, “Tutto in me è amore” il 9 giugno prossimo , scritto in occasione del centenario della morte di Piero Gobetti, prossimo al debutto torinese del 27 gennaio, e “Madri” (17 giugno), già vincitore del Premio Internazionale per la drammaturgia Eurodram.
Sempre a giugno sono previsti due appuntamenti dedicati a Matthias Martelli e Dario Fo, di cui nel 2026 si celebra il centenario della nascita, con lo storico allestimento di “Mistero Buffo” ( 10 giugno) e la nuova produzione del TST Lu Santo Jullàre Françesco (11 giugno), realizzato per gli ottocento anni del patrono d’Italia.

Mara   Martellotta

Scappa di casa dopo una lite in famiglia: ritrovato con l’aiuto della polizia 

Tornato a casa il ragazzino undicenne astigiano che si era allontanato da casa dopo una discussione in famiglia sul mancato acquisto di un nuovo cellulare. Gli agenti di polizia della questura di Asti hanno avviato subito le ricerche a seguito della segnalazione da parte del fratello, preoccupato per l’assenza, durata diverse ore, del fratellino. Dopo una telefonata da numero sconosciuto, e senza risposta, da parte del ragazzo alla madre, un agente è riuscito a mettersi in contatto direttamente con lo stesso, che ha raccontato di essersi perduto e di trovarsi nei pressi di una stazione ferroviaria. Individuato il luogo, la famiglia è andata a recuperarlo, e il fratello maggiore, ringraziando con un messaggio gli agenti, ha confermato che il bambino stava bene e che l’episodio si poteva ritenere rientrato.

Mara Martellott

Travolto da un grosso ramo sul lavoro: muore operaio nel Torinese

È stato colpito da un grosso ramo mentre stava lavorando: morto operaio 39enne. È l’ennesima tragedia sul lavoro nel Torinese, successa questa volta a San Francesco al Campo quando l’uomo stava potando delle piante in un terreno privato di via Costa. Il collega ha lanciato subito l’allarme: l’elisoccorso è arrivato sul posto, ma l’operaio – in codice rosso – è morto poco dopo il trasporto al Cto di Torino. Secondo le ricostruzioni della polizia locale e degli ispettori Spresal dell’Asl To4, lavorava per una ditta di Barbania. Indagini in corso per chiarire la dinamica della tragedia.

VI.G

Pandoro Gate: Regina Margherita e Uova di Pasqua. Come si chiude l’inchiesta su Chiara Ferragni

Si conclude uno dei casi più discussi e seguiti degli ultimi anni, che ha intrecciato cronaca giudiziaria, comunicazione e costume mediatico. Il cosiddetto “Pandoro Gate”, esploso alla fine del 2023 e che ha coinvolto l’impero imprenditoriale di Chiara Ferragni, arriva oggi al suo epilogo: l’imprenditrice digitale è stata prosciolta da ogni addebito in sede penale.

La decisione dei giudici

Dopo una lunga fase di accertamenti condotti dalla Procura di Milano, focalizzati sulle ipotesi di truffa aggravata legate alle iniziative commerciali del pandoro Balocco “Pink Christmas” e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi, il tribunale ha stabilito che non sussistono gli elementi per configurare un reato. Nelle motivazioni viene esclusa l’esistenza di un disegno fraudolento o di una strategia finalizzata a trarre in inganno i consumatori.

Pur riconoscendo criticità nella gestione della comunicazione — già sanzionate in sede amministrativa dall’Antitrust — la giustizia penale ha chiarito che le donazioni dichiarate, comprese quelle destinate al Regina Margherita di Torino, risultavano pianificate o realmente effettuate e che la struttura dell’operazione commerciale non integra gli estremi di truffa.

Beneficenza e attività commerciale: il nodo centrale

L’origine della vicenda risale alla contestazione, da parte dell’Autorità garante, di una possibile ambiguità tra il prezzo maggiorato dei prodotti e la reale entità delle donazioni destinate alla beneficenza. Secondo l’ipotesi iniziale, i consumatori avrebbero potuto credere che l’intero ricavato delle vendite fosse devoluto a fini solidali, mentre in realtà la donazione era stata stabilita a monte in misura fissa dall’azienda produttrice.

I magistrati hanno però ritenuto che, sebbene vi siano stati errori di chiarezza comunicativa — già oggetto di sanzioni amministrative — non sia emersa la volontà di porre in essere un comportamento penalmente rilevante. L’operazione, quindi, è stata giudicata lecita sotto il profilo penale.

La reazione di Chiara Ferragni

Dopo la decisione, Chiara Ferragni ha affidato ai social il suo commento: “Si chiude un periodo difficile che ha segnato profondamente la mia vita”, ha dichiarato, ribadendo la fiducia nella giustizia e la volontà di tornare a concentrarsi sul lavoro e sulla sfera privata. Nelle ore successive sono comparsi scatti che la ritraggono insieme alla madre Marina Di Guardo, figura centrale nel sostegno durante questi mesi complessi.

Il ruolo del Regina Margherita

Tra gli aspetti più delicati del caso figurava il coinvolgimento dell’Ospedale Regina Margherita di Torino. La sentenza chiarisce che il legame solidale con la struttura non è stato fittizio e che i contributi promessi risultano reali, allontanando definitivamente l’idea che l’ospedale fosse stato utilizzato solo come strumento di marketing.

L’intesa con il Codacons

Un elemento decisivo per la chiusura del procedimento è stata la revoca della querela da parte del Codacons, che aveva inizialmente promosso l’azione legale. La rinuncia è arrivata a seguito di un accordo transattivo che ha visto Chiara Ferragni assumere impegni concreti: il versamento di 200 mila euro all’associazione e la disponibilità a concedere gratuitamente la propria immagine per future iniziative di solidarietà sociale.

CRISTINA TAVERNITI

Vallette, Canalis (Pd): “Da ottobre 2025 manca il pediatra”

Il distretto nord ovest dell’Asl città di Torino continua ad essere nell’occhio del ciclone. Dopo i problemi sui presidi territoriali di Via del Ridotto, Via le Chiuse e Via Foligno, il territorio delle circoscrizioni 5 e 4 vive una nuova emergenza. Da ottobre non c’è più nessun pediatra nel quartiere Vallette e 250 bambini devono spostarsi per ricevere le cure. Alla faccia dell’attenzione alla medicina territoriale e alle periferie. Già nel 2018 il quartiere Vallette era rimasto senza pediatra, ma nel giro di qualche mese l’Asl aveva trovato un professionista che aprisse l’ambulatorio almeno qualche ora la settimana, per venire incontro alle famiglie non automunite e risparmiare ai bambini malati un viaggio sui mezzi pubblici. Adesso ci risiamo. In un quartiere di 13.000 abitanti, con età media di 45 anni (inferiore alla media cittadina di 47), non c’è più neppure questo parziale servizio settimanale e genitori e nonni devono cavarsela da soli.

La prospettiva del varo delle AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) a inizio 2026 aveva dato qualche speranza. Si pensava che col maggior coordinamento tra i pediatri di libera scelta, generato dalle AFT, si sarebbe trovata una soluzione anche per Vallette.

Purtroppo, però, ad oggi la AFT dei pediatri del distretto nord ovest non è ancora stata costituita, a dispetto dei reiterati annunci dell’assessore regionale Riboldi.

Non ci sono nè l’AFT nè il pediatra a Vallette. C’è solo molto sconforto e senso di abbandono, in una delle periferie più estreme della città.

Se il buongiorno si vede dal mattino, anche nel 2026 la giunta Cirio continuerà a trascurare drammaticamente la medicina territoriale, quella più capillare e prossima alle famiglie.

Monica CANALIS – consigliera regionale PD

Il Comune di Chieri diffida Enel Sole 

“A fronte dei guasti che si sono verificati in piazza Mazzini, in via Carlo Alberto – annuncia il Sindaco Alessandro Sicchiero – abbiamo inviato una formale diffida a Enel Sole contestando il mancato rispetto dei tempi di manutenzione, il mancato riscontro alle richieste formulate negli uffici comunali e la volontà dell’amministrazione di applicare le penalità previste dal contratto di servizio. Non possiamo accettare che alcune zone del centro cittadino siano lasciate al buio, mettendo a rischio l’incolumità fisica dei residenti e degli utenti della strada, oltre a creare un problema di mancanza di sicurezza”.

Nella lettera di diffida si precisa anche che in data 29/12/2025, 07/01/2026 e 12/01/2026 sono state inviate reiterate segnalazioni relative ai guasti di piazza Mazzini, sia telefonicamente sia via email, dai servizi dell’area Opere Pubbliche e Patrimonio, senza aver ricevuto alcun riscontro formale da parte di Enel Sole.

“Appresa la notizia di quanto accaduto in piazza Mazzini, ci siamo attivato sollecitando l’intervento urgente di Enel Sole – aggiunge ,’assessore alla sicurezza e al commercio Biagio Fabrizio Carillo – il comando della Polizia locale ha organizzato passaggi delle pattuglie negli orari serale nelle zone interessate dal blackout”.

Quello della sicurezza urbana è un tema importante che non può essere sottovalutato.

“Siamo consapevoli che non si tratta di problemi occasionali e che non possiamo più accettare il ripetersi di situazioni che recano danno a cittadini ed esercenti – commenta l’assessora ai Lavori Pubblici Daniela Sabena – guasti di questo tipo si sono verificati più volte in diverse zone della città, ad esempio in via San Filippo, via IV novembre, via della Pace, piazza Gerbido e un aperte di via San Giorgio. Come Amministrazione abbiamo consegnato un Piano per l’illuminazione pubblica al fine di censire i quadri di alimconsegnato i punti luce presenti sul territorio comunale, e studiare le soluzioni di ammodernamento e efficientamento più opportune”.

Mara Martellotta