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Donna tenta il suicidio, i carabinieri la salvano

Nella serata del 19 marzo, una pattuglia della Stazione Carabinieri di Novi Ligure è intervenuta presso l’abitazione di una famiglia a seguito della richiesta di una cittadina rumena di anni 53 che riferiva di un’accesa lite con il compagno, il quale, a suo dire, l’aveva picchiata. Quella che inizialmente sembrava una violenza domestica rivelava qualcosa di più complesso: l’intervento, infatti, particolarmente delicato per lo stato di fortissima alterazione psicofisica da abuso di alcolici e di farmaci della richiedente, oltre che per la presenza di un minore (il figlio 12enne) e per l’atteggiamento aggressivo della donna anche nei confronti dei Carabinieri, ha avuto un risvolto del tutto inatteso. Improvvisamente, la donna, che a un certo punto si era diretta senza spiegazioni nella camera da letto del figlio piccolo, sotto stretta sorveglianza dei Carabinieri, con uno scatto si è diretta verso il bagno, subito inseguita dai militari che ne hanno colto le possibili malsane intenzioni. Nonostante fosse riuscita ad aprire la finestra del bagno, con chiari intenti anticonservativi, e avesse fatto un balzo in avanti per defenestrarsi, i due Carabinieri l’hanno afferrata per le gambe, riportandola con non poca fatica all’interno della stanza. Una volta tratta in salvo, la donna è stata trasportata presso l’ospedale di Novi Ligure, dove è stata ricoverata in regime di TSO

M.Iar

Irregolarità nella sartoria che confeziona le divise dei vigili

Oggi, mercoledì 20 marzo, Agenti del Reparto di Polizia Commerciale e del Reparto Operativo Speciale della Polizia Municipale, a seguito di esposto, hanno eseguito un controllo di polizia amministrativa presso locali di via Fossata, dove ha sede un’azienda sartoriale per il confezionamento di capi d’abbigliamento gestita da cittadini di nazionalità cinesi. Si è accertato che nel laboratorio erano, anche, realizzate uniformi per la Polizia Locale, per conto di ditte che forniscono varie amministrazioni comunali. I controlli sono stati effettuati congiuntamente a personale dell’Asl-Spresal e del Servizio Vigilanza Edilizia. Durante le verifiche sono emerse alcune irregolarità amministrative, tra cui la mancanza di documentazione attestante la regolare messa in opera del montacarichi, violazioni relative alle condizioni igienico sanitarie e alla sicurezza dei luoghi di lavoro. Sul posto è stato, inoltre, richiesto l’intervento di personale della Guardia di Finanza per la parte concernente la verifica fiscale della società. Si è anche constatato che i locali sono utilizzati a uso abitativo (trovate dodici persone costrette a vivere in condizioni disagiate). La locataria è stata deferita all’Autorità Giudiziaria per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (una persona di sesso maschile, su cui grava un provvedimento di espulsione dal Paese, sospeso in quanto in attesa di definizione di procedimento penale) e contestualmente sanzionata per la mancata comunicazione alla locale Questura delle persone straniere alloggiate. 

Polfer, controlli serali e notturni sui treni

Nello scorso fine settimana, gli Agenti del Compartimento Polfer Piemonte e Valle d’Aosta hanno effettuato mirati servizi nelle stazioni e sui treni, specie in orari serali e notturni, pronti ad intervenire in caso di necessità, sotto la sorveglianza esercitata dal Centro Operativo Compartimentale che, anche attraverso strumenti tecnologici all’avanguardia, vigila le strutture ferroviarie   rientranti nella giurisdizione di competenza e coordina gli interventi delle pattuglie. Venerdì scorso, 15 marzo, poco prima la mezzanotte, la Polfer di Asti presente sulla tratta a bordo treno per l’intensificazione dei controlli tra Asti e Novi Ligure ha rintracciato un cittadino tunisino 22enne, regolare sul territorio nazionale che, senza titolo di viaggio, si è rifiutato di declinare le proprie generalità al Capotreno del regionale Asti-Torino PN. L’uomo, solo alla presenza della degli Agenti esibiva passaporto e permesso di soggiorno.   Appena passata la mezzanotte di sabato, 16 marzo, la Polfer di Alessandria è intervenuta per un italiano 56enne del pavese, in evidente stato di ubriachezza e con alcune escoriazioni sul volto, subito accompagnato presso l’ospedale cittadino per le cure del caso. Un paio d’ore dopo, gli Agenti sono nuovamente intervenuti poiché l’uomo, allontanatosi dall’ospedale, era entrato in stazione, a quell’ora chiusa al pubblico, forzando i perni di chiusura delle porte di vetro. L’uomo è stato quindi denunciato per danneggiamento aggravato, oltre ad essere sanzionato per ubriachezza molesta. Sempre sabato, poco prima dell’una di notte, il Capotreno del regionale Ventimiglia Torino PN ha richiesto l’intervento della Polfer per una passeggera che rifiutava di scendere nonostante il treno fosse arrivato a fine corsa. Gli Agenti del Settore Operativo di Porta Nuova hanno convinto la passeggera, una 22enne bosniaca residente nel savonese a scendere e, dopo una valutazione delle sue condizioni fisiche, è stata fatta intervenire un’ambulanza. La giovane è stata sanzionata per ubriachezza molesta. All’alba di domenica 17, a Porta Nuova, durante un servizio di prevenzione e repressione reati, personale Polfer ha rintracciato un marocchino 19enne senza fissa dimora, regolare sul territorio nazionale che bivaccava su una carrozza in sosta nello scalo di servizio di via Chisone. Accompagnato in ufficio, dopo l’identificazione, è stato sanzionato per accesso in area interdetta al pubblico e invitato a lasciare l’area ferroviaria. Da ultimo a Torino Lingotto, durante le consuete operazioni di bonifica e chiusura scalo, prima della sosta notturna della circolazione ferroviaria è stato rintracciato dagli Agenti del Settore Operativo di Porta Nuova un cittadino marocchino 57enne   mentre dormiva nel sottopasso. L’uomo, risultato destinatario di un ordine a lasciare il territorio nazionale tuttora in corso di validità, emesso dal Questore di Torino, è stato invitato ad uscire dallo scalo per consentirne la messa in sicurezza e sollecitato ad ottemperare al provvedimento amministrativo secondo la tempistica prevista dalla normativa vigente.
 

La truffa delle ingessature

I Carabinieri dell’aliquota operativa della Compagnia di Tortona, nella conduzione dell’operazione denominata “GESSO”, hanno smascherato un’organizzazione alla quale partecipavano a vario titolo otto membri di una famiglia kosovara radicata in Alessandria

Gli individui, quasi tutti con precedenti penali, avevano escogitato un semplice ma redditizio piano criminale, costituito nel reclutare soggetti socialmente deboli ed estremamente bisognosi, che venivano convinti a stipulare polizze infortuni – anche con più compagnie contemporaneamente – che prevedevano un’elevata diaria per immobilizzazione da gesso, dichiarando di esercitare la professione di sarto. Immancabilmente, dopo brevissimo tempo, l’assicurato denunciava l’avvenuto infortunio, riscuotendo i premi dalle varie assicurazioni, consistenti in diverse migliaia di euro. I Carabinieri riuscivano a dimostrare la falsità di ventuno infortuni, che avevano fruttato oltre un milione di euro, proprio in virtù del fatto che con lo stesso infortunio venivano riscossi più indennizzi. L’operazione permetteva ai vari “Uffici antifrode” di bloccare i pagamenti di premi di pari valore. Le indagini hanno dimostrato come l’ingente flusso di denaro fosse convogliato, transitando su conti correnti cointestati all’assicurato e ai promotori, su altri rapporti bancari intestati al gruppo kosovaro. L’infortunato non poteva effettuare operazioni sul conto cointestato, ricevendo un compenso di qualche centinaio di euro. Nel corso dell’attività investigativa, l’alessandrino A.C. di anni 33, è stato arrestato in flagranza di reato mentre con un documento falso cercava di incassare il premio di un infortunio mai avvenuto e denunciato da altro soggetto che in quel momento si trovava in carcere. Altri due arresti flagranti sono stati effettuati, quando L.P., di Pietra Ligure (SV) si presentava presso la sede di una compagnia assicurativa al fine di sottoporsi a visita medico-legale per incassare il premio di infortunio mai avvenuto. In questo caso è stato arrestato anche il suo accompagnatore, S.B. di anni 35, ritenuto uno dei dominus dell’organizzazione. Singolare come la donna avesse denunciato di avere subito l’infortunio a Trento, probabilmente non ricordandosi che proprio in quei precisi istanti era invece presso i Carabinieri di Loano a denunciare un furto subito in spiaggia. Alcuni “infortunati”, nel corso degli interrogatori, hanno ammesso l’inesistenza del sinistro denunciato e la compiacenza del personale sanitario che ha effettuato la visita e applicato il presidio, indicando le menti delle truffe.Sono quindi al vaglio della procura della Repubblica presso il Tribunale di Alessandria le posizioni di diversi professionisti, tra cui alcuni avvocati, poiché pare che, pur sapendo dell’esistenza della stipula di più polizze, avanzassero multiple richieste di risarcimento per lo stesso evento.

M.Iar.

Avvelenamento di cani

A seguito delle numerose segnalazioni pervenute circa l’avvelenamento di animali d’affezione, i Carabinieri Forestali della provincia di Alessandria, grazie all’indispensabile aiuto dei cani antiveleno, inseriti nel progetto “WOLF ALPS”, hanno perlustrato diverse zone della provincia, in particolare le zone del tortonese e del gaviese. Il cane antiveleno ha rilevato la presenza di carcasse di animali selvatici avvelenati e di alcuni bocconi, in particolare nel gaviese. Le zone dei ritrovamenti sono state bonificate e si è posta in essere la procedura prevista dall’Ordinanza del Ministero della Salute «Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati», coinvolgendo i Comuni che hanno provveduto a perimetrate le aree con apposita cartellonistica al fine di dare dovuta informazione alla popolazione. I bocconi ritrovati sono stati inviati all’Istituto Zooprofilattico per le dovute analisi al fine di individuare principi attivi utilizzati per creare un profilo criminale del soggetto responsabile.Le indagini dei Carabinieri Forestali proseguono a ritmi serrati per assicurare i responsabili alla giustizia e far cessare il fenomeno.

In duecento a Settimo per non dimenticare la vittima del “Barattolo”

”Giustizia”, “Non c’è pace senza Giustizia”, “Giustizia non è mai vendetta. Con striscioni eloquenti come questi lunedì sera, 18 marzo, oltre duecento persone sono scese in strada, a Settimo Torinese, per ricordare il loro concittadino Maurizio Gugliotta e per invocare, appunto, Giustizia, con la “G” maiuscola, alla vigilia dell’udienza decisiva del processo per il suo omicidio: domani, mercoledì 20 marzo, in Tribunale a Torino, è infatti attesa la sentenza nei confronti di Khalid De Greata, il giovane profugo nigeriano che il 15 ottobre 2017al mercato del libero scambio di Torino, ha accoltellato a morte senza un apparente motivo il cinquantunenne operaio e padre di famiglia, ferendo anche l’amico che si trovava con lui.Un corteo di fiaccole silenzioso partito dall’abitazione della vittimain via Verdi, che ha attraversato la città per poi raggiungere la piazza del municipio. In testa, la moglie, Carmela Caruso, e i tre figli, sostenuti da vicino anche dal dott. Ermes Trovò e dal dott. Giancarlo Bertolone, rispettivamente presidente e consulente personale di Studio 3A-Valore S.p.a., la società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini che assiste i familiari della vittima.

Alla fine i commossi ringraziamenti della vedova agli amici che hanno organizzato l’iniziativa, a tutti i partecipanti e a tutti coloro che le sono stati e le sono vicini in questo momento. “Erano davvero in tanti, ho visto molti amici e conoscenti di mio marito ma anche persone che non lo conoscevano, cittadini comuni: grazie a tutti – ha commentato Carmela Caruso – Il messaggio forte lanciato da questa fiaccolata è che la gente c’è e vuole giustizia, come la vogliamo noi, e vuole anche che le cose cambino, che le leggi cambino, che i cittadini siano tutelati, che le pene per i crimini commessi siano giuste e certe. La rabbia è tanta. Anche se non sono molto ottimista per la sentenza”.

Il Pm della Procura di Torino titolare del procedimento penale, il dott. Gianfranco Colace, ha chiesto l‘ergastolo per l’assassino, contestandoglil’omicidio aggravato dai futili motivi di Gugliotta e il tentato omicidio dell’amico, richiesta cui si sono associate le parti civili che rappresentano la signora Caruso e i tre figli. Sul verdetto che dovrà pronunciare il giudice, dott. Stefano Vitelli, però, com’è noto, incombecome un macigno l’incognita della seminfermità mentalericonosciuta da due perizie psichiatriche all’imputato, che beneficerà anche dello sconto di pena previsto per il rito abbreviato. Il timore della famiglia è che possa cavarsela con pochi anni di carcere e sarebbe un ulteriore schiaffo per i Gugliotta, che già hanno perduto all’improvviso e tragicamente il proprio caro e il loro sostegno economico, e che non potranno neppure essere risarciti dal killer, nullatenente. Oltre che dalla Giustizia, si aspettano un segnale anche dallo Stato, sin qui non pervenuto. 

Quale sicurezza nell’anestesia cardiochirurgica?

Le linee guida in tutto il mondo sottolineano come l’anestesia volatile (o inalatoria) sia preferibile rispetto a quella di tipo intravenoso per i suoi effetti cardioprotettivi nelle operazioni cardiochirurgiche, come il bypass aortocoronarico

 

Uno studio multicentrico, pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale The New England Journal of Medicine, dimostra, invece, che non c’è alcuna differenza tra i due tipi di anestesia dal punto di vista della sicurezza. La ricerca, condotta in 36 Centri e 13 Paesi con un coinvolgimento di 5.400 pazienti, è stata coordinata da medici e ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele coadiuvati dalla Città della Salute di Torino, in particolare dal professor Giovanni Landoni, referente Ricerca Clinica in Anestesia e Rianimazione Chirurgica del San Raffaele, e dal professor Alberto Zangrillo, primario di Anestesia e Rianimazione Cardiochirurgica, referente Aree Cliniche del San Raffaele, e dal professor Luca Brazzi, Direttore Anestesia e Rianimazione universitaria ospedale Molinette della Città della Salute di Torino. Per numero di Centri e pazienti coinvolti, la ricerca è uno dei più grandi studi anestesiologici mai condottiOggi l’anestesia è indispensabile per qualsiasi tipo di intervento chirurgico, in quanto permette ai pazienti di essere sottoposti ad operazioni ed altre procedure più o meno invasive senza provare dolore, oltre a proteggere l’organismo dall’intervento stesso. Molti progressi della chirurgia dipendono dagli sviluppi della moderna anestesia, senza la quale, per esempio, non sarebbe possibile effettuare interventi cardiochirurgici maggiori, le cosiddette “operazioni a cuore aperto”. Ricerche pre-cliniche e meta-analisi negli anni hanno suggerito di preferire, negli interventi al cuore, l’anestesia inalatoria rispetto a quella intravenosa per le sue conseguenze farmacologiche positive, come la riduzione di infarto miocardico o gli effetti cardioprotettivi sulle cellule stesse. Tuttavia, fino ad oggi non esistevano studi consistenti che dimostrassero delle reali differenze nelle conseguenze cliniche tra anestesia intravenosa e volatile nei pazienti sottoposti a questo tipo di operazioni.La ricerca condotta dai medici e ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e della Città della Salute di Torino, in collaborazione con ospedali di tutto il mondo – dal Brasile alla Malesia, dall’Arabia Saudita all’Australia – ha voluto verificare l’effettiva differenza tra i due tipi di anestesia generale nelle operazioni di bypass aortocoronarico, monitorando la mortalità ad un anno dei pazienti ed eventuali reazioni avverse all’anestesia. “Abbiamo scelto di focalizzarci sull’intervento di bypass aortocoronarico perché si è dimostrato essere un ottimo modello per vedere gli effetti dell’anestesia, oltre che uno degli interventi maggiori più frequenti – conta infatti circa un milione di interventi l’anno”, affermano Giovanni Landoni, primo nome dello studio, e Luca Brazzi. Dal 2014 al 2017 sono stati reclutati 5.400 pazienti – un numero particolarmente ampio per ricerche di questo tipo – successivamente divisi in due gruppi in modo randomizzato: un gruppo è stato trattato con anestesia volatile e l’altro con anestesia intravenosa. Monitoraggi successivi non hanno mostrato alcuna differenza significativa nelle conseguenze cliniche post-operazione. Anestesia volatile e intravenosa sono, quindi, ugualmente sicure. “Siamo molto orgogliosi del risultato ottenuto perché, oltre a rassicurare medici e pazienti, ciò significa che già nell’immediato sarà possibile ridurre i costi dell’anestesia in ogni Paese: dal momento che i risultati sono del tutto comparabili, saranno i Paesi stessi a decidere se preferire un’anestesia rispetto all’altra a seconda dei costi che questa comporta nei singoli paesi”, affermano Landoni e Brazzi. Lo studio, oltre ad essere uno dei più grandi studi anestesiologici mai condotti, è un esempio di ricerca clinica indipendente e collaborativa, promossa e realizzata grazie a finanziamenti ricevuti dal Ministero della Salute.

I risultati dello studio verranno presentati a Brussels il 19-22 marzo durante la 39esima edizione del congresso ISICEM (International Symposium on Intensive Care and Emergency Medicine), il più importante in questo campo, con oltre 11.000 partecipanti.

Le Poste si rinnovano in Lungo Dora Firenze

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Poste Italiane comunica che fino a sabato 23 marzo, l’ufficio postale in Lungo Dora Firenze sarà interessato da lavori infrastrutturali di adeguamento normativo, volti  a migliorare la vivibilità degli ambienti lavorativi e per la clientela. Per garantire la continuità del servizio, per tutta la durata dei lavori, gli abitanti di Torino potranno rivolgersi al vicino ufficio di Corso Palermo, disponibile dal lunedì al venerdì dalle 8.20 alle 13.35 e il sabato dalle 8.20 alle 12.35, dove sarà possibile svolgere tutte le operazioni finanziarie e postali e ritirare la corrispondenza non consegnata per assenza del destinatario. L’ufficio postale Lungo Dora Firenze riaprirà secondo i consueti orari al pubblico lunedì 25 marzo.
(foto archivio – il Torinese)

Ragazzo di 21 anni aveva un piccolo arsenale

La Polizia di Stato di Vercelli ha denunciato un uomo
per porto abusivo di armi
Nello   specifico   la   Sala   Operativa   della   Questura   inviava   un   equipaggio
della   Squadra  Volante   alla   Stazione   Ferroviaria   di  Vercelli   in   quanto   era
stata segnalata una persona che impugnava un coltello.
Giunti   immediatamente   sul   posto,   e   dopo   aver   indossato   il   giubbino
antiproiettile   in   dotazione,   gli   Agenti   prendevano   contatto   con   un
dipendente ferroviario il quale indicava un ragazzo straniero, seduto su una
panchina   della   Stazione,   che   teneva   in   mano   un   coltello   di   grandi
dimensioni.
Raggiunto dagli Agenti veniva invitato a depositare a terra l’arma e il
ragazzo,   dopo   qualche   esitazione,   acconsentiva   a   tale   richiesta   e
prontamente veniva immobilizzato e sottoposto a perquisizione personale
in flagranza di reato.
La perquisizione dava esito positivo in quanto, oltre al coltello, lungo circa
30 cm, sotto gli abiti in corrispondenza della pancia, l’uomo occultava una
pistola   calibro   8   mm   con   il   cane   armato   e   cartuccia   camerata   e   con   il
caricatore inserito, contenente diciotto cartucce , tanto da far pensare che
l’arma fosse pronta per essere utilizzata.
Inoltre   nella   tasca   destra   del   pantalone   venivano   rinvenuti   ulteriori   81
cartucce; solo dopo una più attenta analisi si accertava che la pistola, in
tutto e per tutto uguale ad una vera, fosse a salve.
Il   ragazzo,   un   cittadino   rumeno   di   21   anni   residente   nella   Provincia   di
Cuneo che non riusciva a giustificare il porto e la deteNzione delle armi,
tutte sequestrate, e che si trovava a Vercelli poiché fatto scendere dal treno
Torino – Milano in quanto privo del titolo di viaggio,   veniva deferito in
stato di libertà Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vercelli. per
il reato di porto abusivo di armi.

Arrestato giovane topo d'appartamento

Non sempre gli autori di furti nelle abitazioni la fanno franca. I Carabinieri della Stazione di Crescentino (Vercelli) hanno arrestato un 25enne residente a Fontanetto Po, con precedenti per reati contro il patrimonio e la persona, a seguito di un un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Savona.Nel mese di giugno del 2018, il giovane si era reso responsabile di due furti in appartamento e di un tentato furto in provincia di Savona. Il 25enne aveva utilizzato le medesime modalità per attuare tutti e tre gli episodi, accedendo alle abitazioni che aveva valutato di suo interesse mediante la forzatura di una finestra e rovistando le stanze alla ricerca di oggetti di valore, quali orologi, monili d’oro e denaro contante. In due casi, inoltre, era anche riuscito a scoprire la presenza di una cassetta di sicurezza, che aveva poi forzato con cacciaviti ed altri arnesi da scasso, riuscendo ad impadronirsi di un bottino del valore complessivo di circa 5.000 euro, recuperato in parte. In uno dei casi, inoltre, era riuscito a darsela a gambe appena in tempo accorgendosi che il proprietario dell’appartamento stava rincasando. Gli elementi raccolti dai Carabinieri del luogo nel corso delle indagini hanno consentito di attribuire al 25enne, identificato con certezza, la paternità degli episodi, e di assicurare alla Magistratura procedente gli elementi necessari per l’emissione del provvedimento eseguito dai Carabinieri di Crescentino.L’arrestato, espletate le rituali formalità, è stato associato alla Casa Circondariale di Vercelli dove dovrà espiare la pena di 2 anni e 4 mesi di reclusione.
M.Iar.