Se ne vanno due grandi interpreti dell’agricoltura torinese: Confagricoltura Torino in lutto per la perdita di Nino Prunelli e Guido Detragiache
Due lutti, a pochi giorni di distanza, per i pensionati del mondo agricolo torinese.
Giovedì 16 giugno, a Caselle Torinese, si è spento Bartolomeo, per tutti “Nino” Brunelli, classe 1937, per lunghi anni vicepresidente del sindacato dei pensionati di Confagricoltura Torino, animatore instancabile degli eventi dell’associazione, sempre in mezzo agli agricoltori di cui era espressione autentica in qualità di imprenditore agricolo zootecnico all’avanguardia del comparto.
Questa mattina 20 giugno, a Perosa Canavese, è mancato Guido Detragiache, 90 anni, attivo fino all’ultimo con i suoi consigli nell’azienda agricola di famiglia dedita all’allevamento di bovini da carne di razza Piemontese.
“Guido Detragiache è stato un punto di riferimento importante per tutti gli imprenditori agricoli del Canavese – come ricorda Sergio Tos, presidente zonale di Confagricoltura – un vero patriarca della sua grande famiglia”.
Guido Detragiache è anche stato sindaco del comune di Perosa Canavese dal 1985 al 1990.
“Il suo equilibrio e la sua dirittura morale, associati a uno spiccato senso civico – ricorda Ernesto Balma, presidente del sindacato pensionati di Confagricoltura Piemonte – l’hanno portato a ricoprire l’incarico di presidente del Sindacato Pensionati di Confagricoltura Torino dal 2005 al 2013”.
Le sue esequie avranno luogo a Perosa Canavese, mercoledì 22 giugno alle 10 nella chiesa parrocchiale; il rosario verrà recitato nella stessa chiesa martedì 21 alle 20,30.
Il Gay Pride torinese si è rivelato un successo perché secondo gli organizzatori la sfilata di 150 mila persone con il caldo afoso è stato un vero traguardo.
Il fatto nuovo è la partecipazione del quotidiano “La Stampa“ con in testa il suo direttore e vicedirettore ad un evento pubblico di quel genere. Una tappa miliare nella storia del giornalismo, ha scritto sullo stesso giornale, il leader politico ed esponente Gay Ivan Scalfarotto, elogiando la scelta di campo fatta da Giannini e da una parte dei suoi collaboratori. Direttori come Alberto Ronchey, ne sono certo, sarebbero inorriditi da certi elogi. Se leggo nello stesso giornale il bellissimo articolo di Renato Rizzo su Ferruccio Borio, il mitico redattore capo della “Stampa”, in cui si ricorda come il giornale per iniziativa di Borio, riuscì a mobilitare oltre duecentomila torinesi ad esporre il tricolore nel 1961, centenario dell’Unita’ nazionale, vedo come il passato sia davvero una preistoria rispetto alle nuove scelte che forse si armonizzano anche con quelle di Lapo Elkann. Eugenio Scalfari direttore di “Repubblica” scrisse a Mario Soldati che avrebbe voluto iscriversi al Centro “Pannunzio”, ma che la sua indipendenza professionale glielo impediva. Scalfari non fu mai sempre così indipendente, ma in quel caso si pose il problema di non poter parteggiare formalmente e insieme informare con l’autonomia necessaria. Le ampie cronache offerte da “La Stampa” dimostrano che il giornale si è limitato ad esaltare i partecipanti e a pubblicare gli elogi non proprio imparziali di Scalfarotto. Possibile che un giornalista avveduto come Giannini non si sia neppure posto il problema di chi non ha ritenuto di sfilare o dissente dalle sguaiataggini del Pride evidenziate in passato dallo stesso padre nobile del “Fuori”, Angelo Pezzana e anche da Gianni Vattimo?