Domenica 23 agosto 2026 il Comune di Nasino (SV), in collaborazione con lo scrivente, ha organizzato l’evento “Un tuffo nel medioevo”, volto a ricordare il suo storico legame con i Marchesi di Clavesana, i Del Carretto e i Grimaldi di Monaco. La cerimonia è stata patrocinata dal Consiglio Regionale della Liguria, dalla Provincia di Savona e dal Comune di Nasino.
I partecipanti si sono ritrovati alle ore 16,30 davanti alla Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista, risalente al XIII secolo, dove alle ore 17 Don Pierdamiano Esposito ha celebrato la Santa Messa.
Successivamente, all’interno della chiesa si è tenuta una solenne cerimonia, aperta dai saluti del Sindaco Roberto De Andreis, il quale ha affermato che l’idea della manifestazione è nata per caso lo scorso aprile dopo la cerimonia organizzata dallo scrivente a Zuccarello per ricordare il 700° anniversario delle nozze tra Enrico Del Carretto e Caterina di Clavesana. Nella dote che Caterina portò al suo sposo era compresa anche la metà del feudo di Nasino.
“In Frazione Costa ci sono i ruderi del castello che abbiamo cercato in primis di mettere in sicurezza e poi vedremo se riusciremo a fare qualcosa di più importante” ha concluso il Primo Cittadino, per poi passare la parola alla Consigliera Regionale Sara Foscolo, la quale ha sottolineato l’importanza di queste cerimonie, che permettono di “tramandare la nostra storia e le nostre tradizioni (…) Io sono anche Consigliere Comunale di Massimino e grazie ad Andrea Carnino stiamo scoprendo il legame del Comune con i Grimaldi. Se la storia non viene raccontata e tramandata di generazione in generazione si perde. La mia generazione ha sentito parlare dai nonni dei Marchesi Del Carretto, ma pian piano questo ricordo andrebbe perso se non ci fossero persone come Andrea che dedicano la loro passione, la loro vita per studiare, raccontarci e tramandarci”.
Ha quindi preso la parola il Consigliere Regionale Angelo Vaccarezza, il quale ha definito queste iniziative come “fondamentali, perché dimenticarci le nostre radici e la nostra storia ci impedisce di affrontare le sfide del futuro e chi lavora come il Dott. Carnino, che ho avuto il piacere di ascoltare qualche settimana fa a Castelvecchio di Rocca Barbena, con la sua infinita cultura, ci consente di non dimenticare da dove veniamo e questo è un discorso molto importante. (…) Questi valori sono quelli che ci servono per poter passare il testimone ai nostri figli”.
Ha concluso gli interventi l’Architetto Zunino, impegnato nell’importante progetto di recupero e valorizzazione del maniero. Il Comune di Nasino da alcuni anni si è infatti impegnato in questa iniziativa, coinvolgendo anche le Università di Sassari e Genova con l’intento di approfondire la conoscenza di questo edificio. Il progetto non è solo di conservazione archeologica, l’Amministrazione Comunale è infatti intenzionata a permettere la fruibilità al pubblico del maniero, anche attraverso la realtà virtuale, in modo da trasformarlo in uno stimolo per il turismo e in una risorsa per la valorizzazione dell’identità locale.
Lo scrivente nel suo intervento ha ripercorso la storia del Comune e il suo legame con i Marchesi di Clavesana e i Del Carretto.
Quando nel 950 d.C. il Re degli italici Berengario II suddivise il Nord Italia in tre Marche, il territorio di Nasino entrò a far parte di quella Aleramica, il cui capoluogo era Savona.
Nel 1142, diciassette anni dopo la morte del Marchese di Savona Bonifacio del Vasto, i figli avuti dalla seconda moglie Agnese di Vermandois si spartirono i possedimenti paterni: Manfredo fu il capostipite dei Marchesi di Saluzzo; Berengario, figlio di Guglielmo, di quelli di Busca; Anselmo ereditò Ceva; Ugo Clavesana, ad Enrico andarono invece Savona, Noli, Finale Ligure, Cairo Montenotte e altri borghi e castelli minori, tra questi Calizzano, Sassello ed Altare. Enrico alla morte del fratello Bonifacio “il Minore”, Vescovo e Marchese di Cortemilia, ereditò anche il Marchesato di Cortemilia con terre, ville e castelli nelle Langhe; dalla moglie Beatrice del Monferrato ebbe diversi figli, tra questi Enrico II e Ottone, i quali furono i primi a portare il cognome Del Carretto in onore del poema “Il cavaliere del carretto”, scritto dal francese Chrétien de Troyes.
Nasino venne ereditato da Ugo di Clavesana e alla morte senza figli di quest’ultimo i suoi possedimenti passarono al nipote Bonifacio, figlio di suo fratello Anselmo, che fu quindi il capostipite dei Marchesi di Clavesana. Guglielmo, un altro figlio del sopraccitato Anselmo, fu invece il capostipite dei Marchesi di Ceva.
Il Marchesato di Clavesana comprendeva in Piemonte oltre alla capitale anche Farigliano, Mombarcaro, Dogliani, Saliceto e La Morra e al di là delle Alpi la Marca d’Albenga, che si estendeva da Finale Ligure fino a Bussana e dalle sorgenti dell’Arroscia fino al mare.
I Clavesana fecero costruire molti castelli, tra i quali: tra il X e l’XI secolo quello del Monte Arosio a Testico; nell’XI secolo quelli di Castelvecchio di Rocca Barbena e Aquila d’Arroscia; tra l’XI e il XII secolo quello di Diano Castello; nel XII secolo i manieri di Andora, Castelbianco, Cervo, Rezzo e Stellanello; tra il XII e il XIII secolo quelli di Nasino e Zuccarello e nel XIII secolo quello di Ortovero.
A Nasino i Clavesana subinfeudarono i Cepolla, una delle più illustri famiglie dell’aristocrazia di Albenga, già presente nel 1222. A questo casato succedettero i Cepollini, una sua diramazione.
Nel 1326 Caterina di Clavesana, figlia del Marchese Francesco II, sposò il suo lontano cugino Enrico Del Carretto, figlio del Marchese Antonio di Finale Ligure, portandogli in dote metà dei feudi di Balestrino, Castelbianco, Castelvecchio di Rocca Barbena, Erli, Nasino, Stellanello e Zuccarello. L’altra metà Enrico l’acquistò nel 1335 da suo cognato Giacomo Saluzzo-Dogliani, che sposò Argentina di Clavesana, sorella di Caterina. Nel 1337 Enrico e Caterina si trasferirono a Mombaldone, dove diedero vita ad una linea marchionale autonoma, tutt’oggi esistente e i loro feudi, incluso Nasino, passarono al fratello di Enrico, il Marchese Giorgio di Finale Ligure, il quale ebbe tra gli altri i seguenti figli: Lazzarino I, il suo successore alla guida del Marchesato di Finale; Ilaria Maria, che andò in sposa a Ranieri II Grimaldi, co-Signore di Monaco dal 1352 al 1357, morendo nel 1368 senza avergli dato eredi e Carlo I, il quale nel 1397 diventò il primo Marchese di Zuccarello. Nasino entrò a far parte di questo nuovo marchesato. Gian Bartolomeo e Pirro II, trisnipoti di Carlo I, nel giugno 1545 si spartirono i possedimenti paterni: il primo portò avanti il ramo di Zuccarello, che nel 1588 si trasferì a Saliceto e si estinse in linea maschile nel 1717; il secondo divenne il primo Sovrano di Balestrino, marchesato nel cui territorio era compreso anche Nasino.
Nel 1735 il Marchesato di Balestrino entrò a far parte del Regno di Sardegna. La sua linea marchionale esiste ancora ai giorni nostri ed intrattiene stretti legami con queste terre.
Il Castello di Nasino, come quello di Bardineto, anch’esso dei sovrani balestrinesi, venne definitivamente distrutto nel novembre 1795 durante la Battaglia di Loano che vide la vittoria dell’Esercito francese, comandato dal Generale Andrea Massena contro quello austro-piemontese guidato da Oliver Remigius von Wallis.
Alla cerimonia hanno presenziato anche i membri dell’Amministrazione Comunale di Nasino e le seguenti autorità: Daniele Galliano, Sindaco di Bormida (SV); Sergio Bruno, Sindaco di Erli (SV); Alessandro Navone, Sindaco di Garlenda (SV); Angelo Bico, Vice Sindaco di Alto (CN); Giorgio Fenocchio, Assessore di Castelbianco (SV); Francesca Manfrino, Consigliere di Bardineto (SV) e la Dott. Silvia Molino in rappresentanza dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv.
L’evento è stato impreziosito dalla presenza dei seguenti gruppi storici: “Marchesato di Clavesana”, guidato dal suo Presidente Fabrizio Fabiani, che impersonava il Marchese Oddone II e “I Signori di Rivalba” di Castelnuovo Don Bosco, guidati dal loro presidente Alberto Moret.
E’ seguito un apericena conviviale nella piazza davanti alla chiesa, tra il verde incontaminato della Val Pennavaire.
ANDREA CARNINO
Leggi qui le ultime notizie: IL TORINESE

