Piemonte, un’estate a rischio incendi Territori sotto pressione: nuove strategie di prevenzione

È un’estate difficile sul fronte degli incendi boschivi in Piemonte, dove il caldo intenso, la scarsità delle precipitazioni e i periodi prolungati di siccità stanno creando condizioni favorevoli alla propagazione delle fiamme. Dalle aree montane alle colline, diverse zone della regione sono state interessate da roghi che hanno richiesto l’intervento coordinato delle squadre a terra e dei mezzi aerei. La situazione ha portato la Regione Piemonte a dichiarare dall’8 luglio lo stato di massima pericolosità per gli incendi boschivi su tutto il territorio regionale, sulla base delle valutazioni del Centro funzionale di Arpa Piemonte e dell’andamento meteorologico.

Tra le aree interessate dagli incendi nelle ultime settimane figurano Valprato Soana, nel territorio del Parco nazionale del Gran Paradiso, e diversi comuni della Valsesia, tra cui Cravagliana, Boccioleto, Cervatto, Fobello e Varallo. Situazioni problematiche si sono registrate anche nell’Alessandrino, nel territorio di Mornese, nell’Alto Ovadese, così come nel Verbano-Cusio-Ossola, nella Valle Cannobina e in alcune zone del Cuneese. In territori montani e particolarmente impervi l’azione di spegnimento può risultare complessa e richiedere un massiccio impiego di mezzi aerei a supporto delle squadre impegnate da terra.

A fronte di questa situazione, il sistema regionale antincendi boschivi ha mobilitato le diverse componenti operative: Vigili del Fuoco, volontari del Corpo AIB Piemonte, Carabinieri Forestali, Protezione civile, elicotteri regionali e, quando necessario, la flotta aerea dello Stato. È proprio il coordinamento tra queste forze a consentire di intervenire rapidamente sui fronti e di contenere, per quanto possibile, l’espansione degli incendi.

Ma l’emergenza non si affronta soltanto quando le fiamme sono già divampate. Il 28 luglio la Giunta regionale ha approvato il nuovo Piano regionale per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, valido per il periodo 2026-2030. Il documento rappresenta il quadro di riferimento per i prossimi cinque anni e punta a ridurre la superficie interessata dagli incendi, migliorando al tempo stesso l’efficacia degli interventi e la sicurezza degli operatori. Alla sua elaborazione hanno partecipato le strutture regionali competenti, Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestali, Corpo Volontari AIB Piemonte, Arpa Piemonte, IPLA, Università di Torino e i Parchi nazionali della Val Grande e del Gran Paradiso.

Il nuovo approccio tiene conto anche dei cambiamenti climatici, che stanno modificando le caratteristiche del rischio. L’aumento delle temperature, la variazione nella distribuzione delle piogge e periodi di siccità più lunghi possono rendere la vegetazione maggiormente vulnerabile e favorire incendi più estesi e difficili da controllare. Per questo la Regione punta sempre più sulla prevenzione e sulla gestione del territorio, affiancando alla lotta attiva interventi destinati a ridurre la quantità di materiale vegetale facilmente combustibile e a proteggere le aree più esposte.

Un altro tassello riguarda la manutenzione del patrimonio forestale. Il Programma triennale dei lavori forestali 2026-2028 prevede infatti attività di cura dei boschi, manutenzione della viabilità minore e della rete escursionistica, oltre all’attuazione degli interventi previsti dai piani di prevenzione degli incendi. La Regione sta inoltre portando avanti interventi per migliorare i punti di approvvigionamento idrico destinati alle operazioni antincendio, comprese opere sulle vasche presenti in diverse aree del territorio piemontese.

Nel frattempo, dopo gli incendi che hanno interessato diverse zone regionali, è stata avviata anche la programmazione degli interventi di ripristino dei boschi danneggiati. L’obiettivo è intervenire quando le condizioni del terreno lo permetteranno, valutando prima la capacità di rigenerazione naturale delle aree colpite e stabilendo soltanto successivamente dove sarà necessario procedere con interventi forestali specifici.

In una stagione così delicata, però, la prevenzione dipende anche dai comportamenti individuali. Durante il periodo di massima pericolosità, entro 100 metri dalle aree boscate, arbustive e pascolive è vietato compiere attività che possano provocare l’innesco di un incendio. Sono quindi vietati, tra gli altri, l’accensione di fuochi e fuochi d’artificio, l’utilizzo di apparecchiature che producano fiamme, scintille o brace, il fumo e l’abbandono di mozziconi o fiammiferi accesi. È inoltre vietato lasciare veicoli a motore a contatto con materiale vegetale facilmente combustibile e utilizzare fiamme libere non controllabili, comprese le lanterne volanti.

La prudenza deve valere anche per chi frequenta boschi e aree montane: non bisogna abbandonare rifiuti, accendere fuochi o effettuare attività che possano generare scintille e, soprattutto, non si deve ostacolare il lavoro delle squadre impegnate nello spegnimento. In caso di avvistamento di fumo o di un principio d’incendio, la segnalazione deve essere effettuata tempestivamente al 112, fornendo indicazioni precise sulla posizione. Un intervento rapido può infatti fare la differenza tra un focolaio circoscritto e un incendio di grandi dimensioni.

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