Ryo Kato, l’artista nipponico tutto da scoprire

La mostra nel prossimo marzo 2027

È un artista di origini giapponesi Ryo Kato, ha quasi cinquant’anni e una faccia di ragazzo. È nato a Nimi, nella prefettura di Okayama, all’interno dell’isola di Honshū, una città che inneggia alla natura e ospita uno dei tre più famosi giardini del Giappone, di antica data, un ampio luogo verde che utilizza una tecnica paesaggista il cui nome è “shakkei”, traducibile come “paesaggio in prestito”, ovvero l’inserimento di elementi esterni al giardino in modo tale da dare la sembianza di farne parte, come le lontane montagne incastonate tra gli alberi, come gli edifici e le colline chiamati a fare intimamente da sfondo. Questo il mondo della sua infanzia, l’introduzione a una filosofia di vita, per pochi anni coltivata. Ma non ancora ventenne ha saggiato l’aria artistica di Parigi per nove mesi e l’esperienza non lo ha soddisfatto, costringendolo a raggiungere Berlino dove oggi vive, con la famiglia, e opera. Felicemente. Tra il 2001 e il 2005 ha frequentato i corsi di Wolfgang Petrick, poi, l’anno successivo, in qualità di “master scholar”, alla Berlin Academy of Arts ha seguito gli insegnamenti di Daniel Richter, proponendo mostre in varie occasioni tedesche e avviandosi verso vari premi. Non ha mai esposto in Italia. “Con una certa emozione” lo farà conoscere Riccardo Dellaferrera nel marzo prossimo negli spazi della Swann Art Gallery, a Torino: lo ha presentato alcuni giorni fa, in una sala che si è riempita a poco a poco, un piccolo assaggio delle sue opere, interessata e curiosa nell’affrontare una pittura nuova, forse espressa con una crudele asprezza, che cerca di collegare due culture, l’europea e la nipponica, che trascina con sé testa e pancia, che certo s’inserisce a buon diritto nell’identità di una galleria che in un solo anno di vita s’è fatta carico – brillantemente e con estrema serietà e con invidiabili corollari alle proprie mostre – della scoperta di nuovi talenti, dell’interesse di un pubblico sempre più numeroso e partecipe, della conoscenza di indirizzi ad ogni occasione diversi e stimolanti.

Sarà nei mesi prossimi Massimo Scaringella, con la propria curatela, a delineare il rapporto tra uomo e natura, a imprimere negli scritti e nelle parole la veemente, rabbiosa denuncia dell’artista “verso questo precipizio su cui continuiamo ad affacciarci”, di quella distruzione che stiamo vivendo, a esplorare i movimenti d’onde trasmesse tra astratto e figurativo, a configurare appieno quel mondo “naturale”, aspro intricato nodoso quanto vilipeso e ferito, che Ryo Kato ha fatto suo, “storie attraverso un linguaggio visivo audace e d’impatto immediato”, tra tratti nervosi e sguardi drammatici e piena consapevolezza, che vogliono esprimere idee corpose intorno alle questioni sociali e ambientali di oggi.

Una famiglia che amava l’arte, quella di Ryo Kato. La nonna dipingeva e il padre era un apprezzato ceramista, impossibile che l’artista sin da ragazzo non avvertisse quell’atmosfera di segni e di colori, non amasse il disegno e la pittura. All’età di otto anni, contro la propria inclinazione, per la sola volontà paterna, si trasferì a Tokyo per iniziare la formazione con un maestro di Go – un antichissimo gioco da tavolo, che necessita di logica e intuizione, considerato un’opera d’arte volta, con l’utilizzo di pietre bianche e nere, alla costruzione di intelligenti configurazioni spaziali, in un attento sguardo alla situazione generale come alle singole aree particolari, nella piena capacità di prevedere e pianificare -, in vista di una carriera professionale come giocatore. Un ambiente urbano e un mondo frenetico ben lontani da un’indole del tutto legata alla natura e alle sue emozioni.

Ma la carriera che l’artista andava cercando e il suo mondo erano altri, “il mio mondo era la pittura, era la sera poter guardare, una volta a letto, sotto le coperte, le immagini di un catalogo di Monet e dell’impressionismo. Solo in seguito avrei finalmente trovato il coraggio di parlare con mio padre, parecchio tempo dopo, avrei parlato delle mie vere aspirazioni, dell’educazione dei figli e della loro libertà, solo allora avrei cominciato a vivere veramente la mia vita.” Non soltanto quel personale sradicamento dal proprio mondo naturale creò un vero shock per Ryo Kato, anche un tratto di foresta che ammirava ogni giorno andando a scuola venne improvvisamente abbattuto: anche da questo episodio nacque il suo impegno contro lo sfruttamento della natura. Oggi, nella casa/studio che ha acquistato, torna spesso a quel dolore quasi fisico, seduto sul divano con una tazza di caffè in mano mentre comincia a schizzare su di un foglio, mentre inizia a prevedere, come accade per il Go, quale sarà la visione globale sulla tela che avrà forma: e allora nascono, tra i colori forti e dilaganti, tra i tratti sghembi e zigzaganti che guardano all’espressionismo, tra il movimento incessante e il silenzioso frastuono, mentre le immagini si fondono l’una nell’altra, gli squarci delle bombe, le crisi economiche e ambientali, gli animali che fuggono o cercano rifugio, gli scarponi dei militari che avanzano tra brandelli di alberi, fuochi che divampano e variopinti pappagalli che tentano di alzarsi in volo, grandi camion a scaricare liquami e immondizia, mostri umani che si sovrappongono agli animali, i rapporti sconnessi e i traumi legati alle bombe, gli eccidi e i fuochi e le belve che si fanno inaspettatamente vittime. In una poetica – sottolinea Scaringella da remoto – che non potrà non emozionare chi visiterà la mostra futura. La visione di cento intuizioni, ognuna ripensata e razionalizzata. Un pensiero, una filosofia, il deciso rifiuto di un manager, l’acquisizione di un livello internazionale costruito tutto da solo, un agguerrito ottimismo nella consapevolezza che ad ogni aspetto negativo succederà sempre qualcosa di positivo a rimettere ogni cosa al suo posto, un successo inseguito che lo sta spingendo sempre più oltre i confini della patria di elezione. Un puzzle a comporre la personalità di Ryo Kato. Tutto da scoprire, in cui perdersi, da abbracciare o da ripensare. Ne parleremo ancora al suo arrivo a Torino, nella primavera prossima.

Elio Rabbione

Nelle immagini alcune opere di Ryo Kato: “Cappuccetto Rosso in viaggio”, “Il potere della natura” e “Estinzione di massa”.

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