Avvocati e storici del diritto, poi militari e cugini di Guido Gozzano
Noi, che impotenti abbiamo assistito alle trasformazioni della nostra Città, relegata sempre più al ruolo triviale di dispensatrice di cibi (spesso preparati da chi viene ad imporci dei gusti estranei alla nostra tradizione), difenderemo i «motivi intellettuali» che la fecero un’eccellente Capitale europea del Regno di Sicilia prima, di Sardegna e d’Italia poi.

Il Palazzo che a Torino sorge sulla Piazzetta prospicente il Santuario della Consolata, si segnala alla storia della cultura, e non solo per rinomate attività commerciali, come la confetteria che legò la sua fama al tradizionale “bicerìn”, la golosa bevanda che si dice apprezzata dai santi torinesi e dai personaggi del Risorgimento nazionale.


Al primo piano di quel palazzo infatti, fino alla morte del titolare, funzionò, insieme con la residenza sua e della sua famiglia, l’ufficio editoriale, archivio e biblioteca dell’avvocato Carlo Felice Amato Giuseppe (noto come Felice Amato) Duboin (Saluzzo, 13.06.1796 – Torino, 17.05.1854) la cui massima opera conosciuta rimane la Raccolta per ordine di materie delle leggi, editti, manifesti, ecc., pubblicati dal principio dell’anno 1681 sino agli 8 dicembre 1798 sotto il felicissimo dominio della Real Casa di Savoia per servire di continuazione a quella del senatore Borelli, pubblicata, tra 1818 e 1860, in Torino da Davico e Picco prima (e successivamente da altri stampatori), in trenta volumi in folio più uno di indice generale.
Figlio primogenito dell’avvocato Pierre-François Duboin (Salins-les-Thermes, 1757 – Chieri, 1806) e di sua moglie Rosalia Antonia Moja (Torino, 1767 – 1833), e perciò nipote di quell’Aimé-Joseph Duboin (Samoëns, 1731 – Salins, 1810) che si era trasferito in Tarantasia, nel circondario di Moûtiers, da Samoëns, in Faucigny, località del Faucigny in cui il casato era presente, almeno fin dal Quattrocento, e si fregiava di stemma «d’azur à la fasce d’argent, accompagné en chef de 3 ètoiles d’or et en pointe d’un taureau passant d’or». A Salins, dove fu poi Maire e Député à l’Assemblée des Allobroges, nel 1755, Aimé-Joseph Duboin aveva sposato Laurence Danis dalla quale ebbe quattro figli e cinque figlie, cinque dei quali morti in giovane età. Di essi Pietro Francesco si laureò in giurisprudenza a Torino (5.08.1785) e, successivamente, sposò la torinese Rosalia Antonia Moja, che, a matrimonio avvenuto, il 10.04.1796 ricevette la dote dal padre, il signor vice patrimoniale camerale Michele Secondo Antonio Moja. Commissario di Guerra, egli fu applicato all’Ospedale militare di Saluzzo, dove nacque il loro figlio primogenito, e in seguito, passati a Torino, ebbero ancora: nel 1798, (Pietro Antonio) Maurizio (Vittorio) poi tra i congiurati del 1821 e morto esiliato in Belgio, e, verso il 1804, la figlia Guglielmina. L’avvocato Pietro Francesco Duboin moriva nel 1806 a Chieri, nella sua Cascina della Croce di Pane, lasciando tre figli minori; al mantenimento dei quali avrebbe provveduto la sua vedova con il patrimonio ricavato dalla vendita delle proprietà agricole chieresi.
Come suo padre, anche Felice Amato si laureò in giurisprudenza (Torino, 12.08.1819) e si dedicò alla professione legale e, soprattutto, insieme al figlio maggiore, avvocato Camillo (Giuseppe Amato) (Torino, 1822 -1856), legò il nome di famiglia proprio alla Raccolta delle Leggi.
Nel 1833 Carlo Alberto fondò la Regia Deputazione di Storia Patria ed egli fu chiamato a farne parte e, dal 14.03.1839, fu poi anche corrispondente della Società torinese di Agricoltura.

Nel frattempo, sposò Anna, la figlia del capitano quartier mastro Giuseppe Bon (dal quale il 5.09.1820 aveva ricevuto la dote). La donna, che gli sarebbe sopravvissuta di un anno, morì nel 1857, dopo avergli dato almeno nove figli. Duboin fu pure cavaliere dell’Ordine Mauriziano e consigliere dell’Accademia Filarmonica di Torino alla quale sua moglie diresse i corsi musicali per le giovani.
Ultimo figlio della coppia fu Giacinto (Candido Enrico) Duboin (Torino, 1836 – Roma, 1915) che, appena ventenne, alla morte dei genitori e fino al 1868, fu accompagnato dalla zia Guglielmina Duboin e successivamente dalla sorella Giovanna (Torino, 1834-1904). Il 13.08.1856 egli si laureava in ingegneria idraulica ed architettura civile all’Università di Torino, per proseguire la carriera nel Genio Militare. Giacinto Duboin avrebbe realizzato strade e ferrovie in giro per l’Italia fino a ottenere i gradi di tenente generale e la croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. A Ginestra Sabina fondò e diresse per anni la banda musicale che, col suo nome, ha celebrato negli anni scorsi il suo primo centenario, evento che mi ha permesso di entrare il contatto con i suoi discendenti.

Civilmente, segnaleremo che Giacinto Duboin fu marito di Elvira Galletti (Torino, 1855 – Roma, 1905) dalla quale ebbe almeno cinque figli. Elvira Galletti era, a tutti gli effetti, cugina in primo grado di Guido Gozzano in quanto figlia di Ida Mautino (Agliè, 1838 – Torino, 1864), la sorellastra maggiore di Diodata Mautino (Agliè, 1858 – Torino, 1947), la mamma del Poeta, oltre che moglie del magistrato Arrigo Galletti (Torino, 1829-1910). Il matrimonio Duboin-Galletti si celebrò a Torino, nella chiesa parrocchiale della SS. Annunziata, il 29.10.1874, e le nozze furono benedette da monsignor Eugenio Galletti, vescovo di Alba e cugino in primo grado del padre della sposa, davanti ai testimoni: dottor Gioachino Valerio, marito della cugina prima di Arrigo Galletti e fratello del più celebre Lorenzo; e Luigi Bon, figlio di Luigi e parente della madre dello sposo.
Il primo figlio della coppia, Guido Arrigo Felice Giovanni Eugenio Maria Assunta Duboin nacque il 15.08.1875 a Revigliasco, dove fu battezzato, il 22 dello stesso mese, sebbene i Duboin fossero già domiciliati a Roma, e proprio da lui viene il nome poi scelto per Guido il figlio di sua zia Gozzano. Padrini del neonato furono il nonno materno del neonato, avv. Arrigo Galletti e la zia paterna Gioanna Duboin. Anche questa volta il cugino monsignor Eugenio Galletti, vescovo di Alba, somministrò il sacramento su delega del Parroco di Revigliasco. Le tracce di Guido Duboin si perderanno prima di rilevare la sua fine o la sua discendenza, ma si sa che studiò ingegneria a Bologna e, per qualche tempo, seguì la carriera paterna, tuttavia il suo nome si perde, con l’indicazione della città di Milano, in un elenco di indirizzi che Guido Gozzano annotò in un’agendina per il 1913.
A Torino, invece, nacquero i tre successivi fratelli Duboin: Mario (Angelo) (19.05.1879), Laura (31.05.1881), e Bice (Annetta Albertina) (20.05.1883), mentre, forse a Roma, sarebbe nato l’ultimo bambino (Carlo?) che, nel gruppo fotografico tardo ottocentesco, che qui presento, compare in braccio alla madre, insieme al padre e ai suoi 4 fratelli. Di essi, soltanto Mario e Laura ebbero una discendenza. Bice non si sposò mai ma, in famiglia, godé di una discreta fama di pianista.
Concludo questa breve nota, ricordando che al Cimitero Generale di Torino il sepolcreto dei Duboin, nel tempo fu venduto ai padri missionari della Consolata che, sulla parete centrale inserirono l’effigie della patrona di Torino e, prima che noi, si reclamasse al camposanto, non riportavamo traccia dei Duboin… mi pare opportuno ancora, sottolineare la parentela di Guido Gozzano con tanti esponenti degli studi e delle professioni legali, infatti sembra giusto spendere una parola per sottrarlo all’infamante nomea di avvocatucolo che qualcuno, all’oscuro dei fatti, volle appioppargli?


Carlo Alfonso Maria Burdet
Ringrazio Maria Clotilde Sieni e Mario Duboin per i documenti storici relativi ai loro antenati diretti e Monique Veisy e Danielle Paget, per le notizie genealogiche transalpine, e dedico a tutti loro questa mia nota.
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