Non solo film “strappalacrime”…
Di Debora Bocchiardo
Amedeo Carlo Leone Buffa, che negli anni ’30 assumerà il nome d’arte Amedeo Nazzari, nasce a Cagliari il 10 dicembre 1907. Il padre, Salvatore, è proprietario di un pastificio e la madre, Argenide, è figlia di Amedeo Nazzari, presidente della Corte d’appello di Vicenza trasferito a Cagliari.
A soli sei anni, la morte improvvisa del padre obbliga la famiglia a trasferirsi a Roma. Qui, a scuola, dai salesiani, il piccolo Amedeo inizia a calcare il palcoscenico nelle recite o con le filodrammatiche, scoprendo da subito una grande passione e un notevole talento. Innamorato della recitazione, interromperà gli studi di ingegneria per dedicarsi completamente al teatro.
L’esordio da professionista avviene nel 1927, con la compagnia di Dillo Lombardi, per poi passare negli anni successivi a compagnie più importanti come quelle di Annibale Ninchi, Memo Benassi e Marta Abba.
Nel 1935 viene notato da Elsa Merlini, che gli offre una parte nel film che sta per girare: Ginevra degli Almieri. La pellicola non avrà successo e Nazzari tornerà al teatro.
Sarà una grande attrice italiana a dare la svolta decisiva alla sua carriera. Anna Magnani, all’epoca sposata con il regista Goffredo Alessandrini, lo volle infatti in “Cavalleria”. È la svolta. Con la sua eleganza, la bellezza e il fascino della divisa, Nazzari diventa la principale attrazione del film.
La pellicola, presentata a Venezia alla Mostra del Cinema, sarà uno dei maggiori incassi del 1936.
Al divisa gli dona così tanto che nel 1938 lo accompagna anche nel suo secondo successo: Luciano Serra pilota, sempre con la regia di Alessandrini.
A questo punto Nazzari è ormai un volto noto, ma è nota anche la sua abitudine ad intervenire sulle scelte registiche o sul copione. Un aspetto caratteriale che gli procurerà la fama di attore scomodo, indocile e polemico.
Tuttavia il successo non tarda a arrivare e con esso gli ambiti riconoscimenti. Nel 1941, alla IX Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il conte Giuseppe Volpi di Misurata gli consegna la Coppa del Ministero della Cultura Popolare come migliore attore per il film Caravaggio, il pittore maledetto.
Nello stesso anno, La cena delle beffe, diretto da Alessandro Blasetti, lo consacra definitivamente come “divo” del cinema. Il film, un dramma in costume che si svolge nella Firenze dei Medici, resterà famoso anche per aver proposto la prima scena di nudo femminile con un’inquadratura di pochi secondi col seno di Clara Calamai velatamente esposto. Un frammento che causerà il divieto ai minori e la condanna delle autorità ecclesiastiche. Di questa pellicola resta tuttavia famosa l’interpretazione intensa di Nazzari che passa alla storia con la celebre frase: «…e chi non beve con me, péste lo cólga!».
Dopo una serie di film minori interpretati durante il periodo bellico tra mille difficoltà, dal 1945 Amedeo Nazzari torna a pellicole di rilievo con Un giorno nella vita di Alessandro Blasetti, in cui interpreta un capo partigiano, Il bandito, diretto da Alberto Lattuada con Anna Magnani come co-protagonista, e La figlia del capitano, tratto dal romanzo omonimo di Puškin e diretto da Mario Camerini.
La sua fama travalica i confini e in Spagna interpreta tre film per poi andare in Argentina dove rifiuta di interpretare un italiano corrotto e criminale. Evita Perón, scoperto il fatto, lo inviterà a restare comunque in Argentina per conoscere i numerosi immigrati italiani in quel Paese.
Il ritorno in Italia, nel 1949, è celebrato da una pellicola eccezionale: accanto all’emergente Silvana Mangano recita ne Il lupo della Sila.
Comincia così il lungo periodo di film tragici e sentimentali, “strappalacrime”, indissolubilmente legati alla figura di Amedeo Nazzari.
Nel 1949 recita, in Catene, accanto all’attrice di origine greca Yvonne Sanson.
Un enorme successo di pubblico che aprirà un secondo fortunatissimo capitolo della sua carriera. Il melodramma popolare, già molto amato in Italia ai tempi del cinema muto, torna a far battere il cuore del grande pubblico.
Tutti interpretati accanto ad Yvonne Sanson, diretti da Raffaello Matarazzo e premiati da un enorme successo al botteghino, film come Tormento (1950), I figli di nessuno (1951), Chi è senza peccato… (1952), Torna! (1953), Pietà per chi cade (1954), L’angelo bianco (1955) o Malinconico autunno (1958) segnano un’epoca… e una generazione!
Parallelamente, Nazzari accetta anche ruoli più impegnativi come Processo alla città (1952) o Il brigante di Tacca del Lupo (1952), presentato alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
La sua origine sarda viene orgogliosamente messa in risalto in Proibito (1955), mentre nel 1957 viene scelto da Federico Fellini per interpretare un breve “cameo” in Le notti di Cabiria.
Sempre nel 1957 Nazzari sposa l’attrice italo greca Irene Genna, da cui un anno più tardi nascerà la figlia, Maria Evelina, futura attrice di teatro.
Gli anni sessanta riservano a Nazzari le prime delusioni dopo il grande successo.
Le grandi case di produzione scelgono Burt Luncaster per il ruolo del Principe Salina nel Gattopardo di Visconti e nel remake de La figlia del capitano, girato da Lattuada col titolo La tempesta, il personaggio di Pugacev, che un tempo era stato suo, viene assegnato a Van Heflin.
Da Hollywood arriva la proposta di girare un film con Marilyn Monroe, ma stavolta è lui che rifiuta. Nazzari non se la sente di recitare un inglese e di affrontare anche scene di canto e ballo. Nel 1968 ottiene invece una parte nel film La colonna di Traiano, una coproduzione italo-romena.
Nel frattempo in Italia si apre la stagione della commedia all’italiana, ma Nazzari si rifiuta di interpretare questo tipo di copioni che sente troppo lontani dal suo gusto personale. È l’inizio del viale del tramonto. Da adesso in poi, al cinema, lo vedremo soltanto in piccoli ruoli o apparizioni in pellicole famose.
Tuttavia, la sua carriera gli riserva ancora qualche soddisfazione con quel mezzo straordinario che sta crescendo sempre più e che raggiunge le masse: la televisione.
Proprio per questo nuovo, variegato pubblico realizza un rifacimento della celebre La cena delle beffe e de La figlia del capitano. Restano anche celebri le sue partecipazioni a trasmissioni di grande successo quali Il Musichiere, Studio Uno e Settevoci. Nel 1963 conduce Gran Premio, abbinato alla Lotteria Italia, e gira alcuni famosi caroselli in cui riprende la sua più celebre battuta : «… e chi non beve con me …».
Nel 1969 una retrospettiva dei suoi film riscuote grandissimo successo sulle reti Rai e, nello stesso anno, Nazzari lavora alla miniserie televisiva La donna di cuori.
La sorte, purtroppo, si rivelerà impietosa verso questo splendido attore. A partire dagli anni settanta, una insufficienza renale lo tormenta, infatti, costringendolo a rinunciare ad alcune proposte di lavoro. Nel 1975, già molto provato e costretto a frequenti ricoveri, prende ancora parte ad un episodio della serie televisiva L’ispettore Derrick, intitolato L’uomo di Portofino, poi seguono solo brevissime partecipazioni.
Si spegnerà il 6 novembre 1979 a Roma, in clinica, e verrà sepolto, al cimitero monumentale del Verano col suo vero nome: Amedeo Buffa.
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