“Ivan e i Cani”, un bagliore tra gli interstizi del tempo e della memoria

Lunedì 13 aprile, presso il Cubo Teatro OFF TOPIC di via Pallavicino 35, è andato in scena il primo dei due appuntamenti torinesi dello spettacolo “Ivan e i Cani”, inserito nella stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro.

Sul palco Federica Rosellini, artista che soltanto con la sua presenza riesce a emanare quella rarissima aura capace di coinvolgere, all’interno della sua bolla, anche chi lo spettacolo lo osserva in quanto presenza “altra” rispetto alla rappresentazione, finendo per sentirsi parte di un evento che accade inevitabilmente, dal quale sembra impossibile qualsiasi tentativo di fuga.

Proprio l’impossibilità di fuggire caratterizza uno dei temi principali nella poetica di Federica Rosellini: quello della memoria. Già fondamentale nella precedente tournée di “iGIRL”, in una dimensione totalizzante in cui il gesto teatrale prende forma attraverso la voce e l’immagine, in “Ivan e i Cani” la memoria assume il significato stesso del suono. Un suono che nasce anche dall’importante ricerca di strumentazione e sonorità appartenenti alla Russia degli anni Novanta, contesto storico in cui è inserita la vicenda, e che Federica Rosellini compone in scena utilizzando una batteria elettronica, un synth, la tastiera MIDI e il kazoo elettrico. Musica che è misura di ogni cosa, che scandisce il tempo al di là del cuore che pulsa, che è ricordo, fragilità, desiderio, necessità, una preghiera che metamorfizza in un amore che tenta con dolcezza di lenire la ferita. Una memoria che commuove e consola anche per il valore affettivo che rappresenta per l’artista, proveniente da una famiglia di musicisti. Un legame che porta sul palco attraverso la voce registrata in russo di sua madre, Laura Pasut Rosellini.

Ivan e i Cani” è un riadattamento dell’omonimo libro della drammaturga Hattie Naylor, tradotto in italiano da Monica Capuani, che racconta a ritroso (il personaggio è ormai adolescente) la storia vera di Ivan, un bambino di quattro anni cresciuto da una muta di cani randagi dopo essere scappato di casa per sfuggire a un patrigno violento che brutalizzava sia lui che la madre. A far da sfondo a questa narrazione tra fiaba e realtà, in cui il distacco prematuro dalla figura materna diventa la forza catalizzatrice di ogni evento della storia, vi è la Russia di Boris Eltsin, eletto nel 1991 e artefice dello smantellamento dell’URSS, con il conseguente indebolimento internazionale del Paese e una situazione di povertà e crisi sociale estrema.

Federica Rosellini interpreta magistralmente il senso di vuoto che opprime Ivan, la necessità vitale di riempirlo attraverso un sentimento forte quanto quello perduto, un desiderio trasformativo che rende il nuovo, particolarissimo legame “madre-figlio” con Belka, la cagna bianca leader della muta, non in un surrogato ma nel dono stesso della vita, nel significato di un’esistenza che teneva in serbo per loro un incontro taumaturgico. In scena domina il colore bianco, una sorta di isola innevata che concettualmente richiama la strada dissestata presentata in “iGIRL”. Il bianco rappresenta un colore simbolo nel mito perché è associato ai fantasmi, alla spettralità del passato, la paura ancestrale dell’ignoto. Chi ama Moby Dick, il libro sacro di Herman Melville, l’unico libro sacro scritto in Occidente dopo La Divina Commedia, non potrà fare a meno di notare quanto nell’interpretazione di Federica Rosellini vi sia anche un po’ di Ismaele, il poeta che narra le gesta di Achab e che identifica nella bianchezza di Moby Dick la somma di tutti i colori e, allo stesso tempo, la loro assenza, suggerendo un pericolo di vuoto universale che deve essere colmato dalla purezza e dalle esigenze del cuore. La memoria, in “Ivan e i Cani”, non rappresenta solo una delle tante facce della persecuzione cui l’essere umano è chiamato a rendere conto di fronte a ciò che è stato, ma anche lo strumento di indagine che innesca la consapevolezza profonda che ogni dinamica, biologica o universale che sia, necessita di legami per perpetuarsi, bagliore inaspettato tra gli interstizi del tempo e della solitudine in cui Ivan suona la sua musica, piccolo fiore di campo, selvaggio, senza urgenza di morire.

 

Ivan e i Cani” – testo di Hattie Naylor – traduzione di Monica Capuani – voce registrata in russo di Laura Pasut Rosellini – light design di Simona Gallo – scenografia di Paola Villani – costumi di Simona D’Amico – aiuto regia di Elvira Berarducci – regia, sound design e interpretazione di Federica Rosellini

Spettacolo consigliatissimo e in scena a Torino fino a martedì 14 aprile presso il Cubo Teatro.

 

Gian Giacomo Della Porta

 

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