“Quanta strada ha fatto Bartali!”

Verso il 25 aprile … Allo “Spazio Kairos” un profondo “monologo” teatrale in ricordo del “Ginettaccio” nazionale

Venerdì 17 aprile, ore 21

“Non si tratta solo della cronaca di un campione del ciclismo leggendario, ma di un viaggio profondo nel cuore di un uomo che seppe trasformare la propria bicicletta in uno strumento di libertà”: così i responsabili di “Spazio Kairos”, Circolo Arci “con un teatro dentro” (ex fabbrica di colla, gestito dal 2022 dalla torinese Compagnia “Onda Larsen”) sinteticamente spiegano il monologo teatrale – che intreccia sport, storia e Resistenza silenziosa – ospitato venerdì prossimo 17 aprile (ore 21), in via Mottalciata 7, fra i quartieri “Aurora” e “Barriera di Milano”, in vista delle celebrazioni dedicate alla Festa del 25 aprile e promosso dalla Compagnia “Teatri d’Imbarco” di Firenze. Scritta e diretta da Nicola Zavagli e interpretata dall’attrice fiorentina (da San Casciano in Val di Pesa), la brava Beatrice Visibelli, la pièce “ruba” chiaramente il titolo alla celebre canzone “Bartali” (1979) del “nostro” Paolo Conte, omaggio “ironico ed affettuoso” al “Ginettaccio” del grande ciclismo italiano, simbolo del dopoguerra e noto (come scrive Conte) per quel suo “naso triste come una salita”, ma anche – aggiungiamo noi – come il “Gigante delle Montagne” o “L’uomo d’acciaio” o “L’intramontabile” o soprattutto come “Gino il Pio”, per la sua profonda fede religiosa che lo portava, ad esempio, a non salire in sella di domenica se prima non fosse andato a messa. Dote quest’ultima che, di certo contribuì non poco a fare di lui un “Grande” anche della nostra Resistenza, tanto da ricevere nel 2005 la “Medaglia d’oro al Valore Civile”, prima di essere ufficialmente riconosciuto nel 2013 come “Giusto tra le Nazioni” dallo “Yad Vashem” (Ente Nazionale israeliano per la “Memoria della Shoah”), per aver salvato centinaia di ebrei durante l’occupazione nazista in Italia. E senza clamori, tali da offuscare o mettere in secondo piano le sue innumerevoli vittorie ed imprese sportive. “Il bene si fa ma non dice – le sue celebri parole – e certe medaglie si appendono all’anima non alla giacca”.

Mentre l’Italia era ferita dall’occupazione nazi-fascista, il “Ginettaccio” (Ponte a Ema, 1914 – Firenze, 2000) percorreva – come membro di una “rete clandestina” (del Rabbino Cassuto e del Cardinale Dalla Costa) le strade tra Firenze e Assisi e Genova, nascondendo nel telaio della sua bici i documenti falsi necessari a salvare centinaia di vite umane. Oltre 800, si è calcolato. “Lo spettacolo – viene sottolineato – rievoca con ironia e commozione quel ‘naso triste’ che non si voltò dall’altra parte, portando lo spettatore dentro i momenti più oscuri del conflitto”, fino alle stanze di “Villa Triste” in via Bolognese a Firenze, dove Bartali affrontò l’interrogatorio della “Banda Carità” (luglio 1944), nota e sanguinaria formazione fascista guidata da Mario Carità, con un coraggio ostinato e “un silenzio che profumava già di democrazia”.

Episodi non a tutti noti. Non certo da lui reclamizzati. Scavalcati, alla grande, dalle sue molteplici imprese agonistiche (la vittoria di tre “Giri d’Italia” e di due “Tour de France”, oltre a numerose altre gare tra gli anni Trenta e Cinquanta, tra le quali due “Giri di Svizzera”, quattro “Milano – Sanremo”, tre “Giri di Lombardia e un “Giro di Romandia”) o dalle news più o meno fakes legate alla sua eterna “rivalità – amicizia” con il grande avversario di sempre, il Faustino Coppi (da Castellania e di cinque anni più giovane), immortalata nella celebre foto (chi non la ricorda?) che li ritrae mentre si passano – chi a chi? – una borraccia d’acqua durante la salita al Col du Galibier nel “Tour de France” 1952.

“Attraverso un dialogo serrato tra parole e musica, la narrazione – spiegano i responsabili – attraversa una Toscana dolce e aspra per restituirci l’immagine di un atleta ‘intramontabile’ che, ben oltre la rivalità con Coppi o i trionfi al ‘Tour de France’, scelse la via della solidarietà clandestina”. Per cambiare un mondo sbagliato, quell’umanità negata, per la quale valeva davvero il suo accorato, mai deposto, motto “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”, e per la quale il “Ginettaccio” non esitò un solo attimo a mettere a rischio la propria vita. Solo, in sella a quella leggendaria “verde Legnano”, normalmente visibile ancora oggi al “Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo” sito nella comasca Magreglio (vicino al celebre Santuario), simbolo di “vittoria” e “libertà”.

“Onda Larsen”, che gestisce lo spazio teatrale e propone lo spettacolo all’interno della sua Rassegna, ha scelto di celebrare Bartali a ridosso del 25 aprile per onorare quella “corsa fuori dal comune” che contribuì a scrivere le pagine più nobili della nostra storia, “ricordandoci che la libertà si conquista anche un colpo di pedale alla volta, con la forza di un cuore generoso e la schiena dritta di chi non ha mai smesso di lottare”.

Per info: tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

Gianni Milani

Nelle foto: Gino Bartali e Beatrice Visibelli

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