Guido Curto racconta la sua città e le sue passioni
Guido Curto, nato a Torino nel 1955, figlio del famoso egittologo Silvio Curto, ha costruito la sua carriera unendo la passione per l’arte e la vocazione per l’istruzione. Dopo gli studi classici presso i Salesiani di Valsalice e la laurea in Lettere, ha iniziato il suo percorso lavorativo come docente di storia dell’arte al Liceo d’Azeglio, vincendo poi il concorso nazionale per diventare professore di prima fascia all’Accademia delle Belle Arti di Palermo, fino a guidare come direttore per due mandati l’Accademia Albertina di Torino, ampliandone l’offerta formativa e modernizzandone tutti i corsi. Critico d’arte e curatore di celebri mostre, tra cui alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo quella dedicata a Carol Rama, è stato poi Direttore di Palazzo Madama e della Reggia di Venaria, valorizzando sia l’arte antica che quella contemporanea. Oggi, in Fondazione CRT come Consigliere d’Indirizzo, continua a seguire con attenzione il settore artistico culturale, con uno sguardo attento sia al passato che al futuro e alla necessaria innovazione.
Quali sono le passioni di Guido Curto?
Oltre all’arte e all’insegnamento, una delle mie grandi passioni è sempre stata la natura. Mi piace fare lunghe camminate e praticare sport: da giovane trascorrevo ore sul Po, dedicandomi al canottaggio e lasciandomi incantare dai suoi bellissimi scorci paesaggistici. Anche montagna ha avuto un posto speciale nel mio cuore, mi piace sciare con i figli e camminare godendo della pace e della bellezza dei sentieri alpini. Amo moltissimo anche il mare, in particolare quello di Sardegna, ma anche quello del Brasile, dal fascino intenso e ancora incontaminato.
La famiglia?
La mia vita è profondamente segnata dall’amore per la mia famiglia: 20 anni fa mi sono sposato con una bellissima ragazza brasiliana che era venuta a completare i suoi studi a Torino, e abbiamo avuto due figli maschi: loro tre rappresentano la parte più preziosa di tutta la mia esistenza.
Come è la sua Torino?
Torino è una città meravigliosa, capace di raggiungere grandi traguardi, ma spesso non sempre in grado di valorizzarli. Non è una città “magica”, bensì razionale e cartesiana, rigorosa e ordinata fin dal suo impianto urbanistico, con un fascino che nasce dall’equilibrio tra l’area edificata, con tanti capolavori del Barocco piemontese, e lo splendido paesaggio circostante. Il centro storico, con il suo tracciato viario che richiama ancor oggi l’antico castrum romano, si integra perfettamente con il Po, le colline e le Alpi tutt’intorno, regalandoci panorami unici. Torino è bella per la sua stessa posizione geografica: a pochi chilometri si trovano il Mar Ligure, la Costa Azzurra e le montagne. Con Torino ho un rapporto di affetto e critica, ma resta per me una città unica e insostituibile.
Quale è la prima cosa che farebbe se avesse in mano Torino per un giorno?
La ripulirei a fondo. È troppo sporca, soprattutto per colpa di noi che l’abitiamo, non certo per gli addetti alla nettezza urbana che lavorano tanto e bene, e a tutti loro va il mio grazie e un plauso. Da critico d’arte, sono anche assai critico nei confronti delle tante scritte che oggi purtroppo deturpano molti edifici storici di questa bellissima città.
E se dovesse esportare tre cose di Torino all’estero cosa porterebbe?
Il Barocco piemontese, il Museo Egizio e il modello etico-politico nostri dei nostri tre santi sociali: Don Bosco, Cafasso e Cottolengo. Ma anche altre cose, come la regalità che le deriva dall’esser stata la prima Capitale d’Italia, e più di recente capitale dell’arte contemporanea, dell’aerospazio, con due eccellenze formative come Università e il Politecnico; così la nostra Torino e’ in perfetto equilibrio tra il passato e il futuro.


