ABITARE CON STILE
Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà
Negli ultimi anni il tema degli affitti brevi è diventato uno dei più dibattuti nelle grandi città e nei territori a forte vocazione turistica. Da un lato rappresentano un’importante opportunità economica per i proprietari, dall’altro vengono spesso indicati come una delle cause della crescente difficoltà nel reperire alloggi destinati alla residenza stabile.
La realtà, come spesso accade, è più complessa e merita uno sguardo meno ideologico e più progettuale.
Il nodo centrale non è tanto l’esistenza degli affitti brevi, quanto come vengono gestiti, regolati e inseriti nel tessuto urbano. Un’abitazione destinata alla locazione turistica non è, di per sé, un elemento di disturbo: lo diventa quando è improvvisata, concentrata in modo eccessivo, scollegata dal contesto e priva di una visione di lungo periodo.
Negli ultimi mesi il dibattito si è riacceso anche sul piano normativo, con un’attenzione crescente da parte dei Comuni al tema dell’equilibrio tra turismo e residenzialità. È un segnale chiaro: la città non è solo un contenitore di flussi, ma un organismo delicato, fatto di relazioni sociali, servizi, tempi e ritmi che vanno rispettati.
Tuttavia, il rischio è affrontare la questione per categorie rigide – affitto breve contro affitto lungo – che non rispecchiano il funzionamento reale del mercato immobiliare.
Molti proprietari oggi utilizzano i propri immobili in modo flessibile e intelligente: locazioni turistiche per alcuni periodi dell’anno, affitti di medio termine per professionisti o studenti, e momenti di utilizzo diretto dell’abitazione. Una flessibilità che, se ben regolata, può diventare una risorsa e non una distorsione.
Il vero tema, quindi, non è vietare o demonizzare, ma progettare.
Progettare un affitto breve significa:
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pensare all’immobile non solo come fonte di reddito, ma come parte della città;
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curare la qualità degli spazi, dell’arredo e della manutenzione;
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selezionare il target giusto, evitando un turismo “mordi e fuggi” poco rispettoso;
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affidarsi a una gestione professionale che garantisca regole, controllo e continuità.

Un alloggio ben progettato e ben gestito riduce l’impatto sul contesto, valorizza il patrimonio edilizio esistente e contribuisce alla qualità complessiva dell’offerta abitativa. Al contrario, una gestione approssimativa genera conflitti, degrado e alimenta la percezione negativa che oggi grava su questo settore.
C’è poi un altro aspetto spesso trascurato: l’impatto ambientale e sociale. Non è scontato che un’abitazione occupata stabilmente produca meno consumo di risorse rispetto a un alloggio turistico utilizzato in modo saltuario. Senza dati e analisi puntuali, il rischio è costruire politiche basate su percezioni più che su numeri reali.
Per questo, il futuro degli affitti brevi passa da una parola chiave: responsabilità.
Responsabilità dei proprietari, chiamati a fare scelte consapevoli.
Responsabilità dei professionisti, che devono guidare e strutturare il processo.
Responsabilità delle amministrazioni, che dovrebbero favorire modelli equilibrati anziché soluzioni drastiche.
Abitare con stile, oggi, significa anche questo: saper conciliare redditività e rispetto del territorio, interesse privato e bene collettivo, flessibilità e visione urbana.
Gli affitti brevi possono continuare a essere una risorsa preziosa – per chi investe e per le città – solo se smettono di essere improvvisazione e diventano progetto.
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