Si è svolta ieri nell’aula 3 della Palazzina Einaudi del campus dell’Università di Torino, un’assemblea promossa dal collettivo Askatasuna insieme ad altre realtà del movimento antagonista. L’incontro ha registrato una partecipazione numerosa, con la presenza di studenti e attivisti arrivati anche da fuori città, tanto da rendere necessario l’utilizzo di un’aula aggiuntiva collegata in streaming per permettere a tutti di seguire i lavori.
Durante l’assemblea è stata annunciata la mobilitazione in programma per il 31 gennaio, giornata in cui gli organizzatori hanno dichiarato l’intenzione di occupare in modo diffuso lo spazio urbano, utilizzando lo slogan secondo cui “prenderemo la città”. L’iniziativa si inserisce nel percorso di rilancio del movimento dopo lo sgombero dello spazio di Askatasuna avvenuto nelle scorse settimane e ha avuto come obiettivo quello di ricostruire una rete di sostegno e di iniziativa politica, chiamando alla partecipazione collettiva in risposta alle decisioni delle istituzioni e alle politiche considerate ostili ai movimenti sociali.
La scelta di ospitare l’assemblea all’interno di una sede universitaria ha però sollevato dubbi e critiche. In diversi ambienti accademici e politici è stata espressa perplessità per la concessione di un’aula dell’Ateneo a un incontro che non si è limitato al confronto di idee, ma ha lanciato un appello esplicito alla mobilitazione cittadina. Secondo i detrattori, l’utilizzo di spazi universitari per iniziative di questo tipo rischia di essere interpretato come una forma di legittimazione istituzionale, mettendo in discussione il ruolo dell’università come luogo neutrale dedicato alla didattica e alla ricerca.
Altri, invece, difendono la decisione dell’Ateneo, sottolineando come l’università debba rimanere uno spazio aperto al confronto e alla libertà di espressione, anche quando le posizioni espresse risultano divisive o controverse, purché le iniziative si svolgano nel rispetto delle regole. Resta quindi aperto il dibattito sul confine tra apertura democratica e opportunità istituzionale, un tema che torna ciclicamente nel rapporto tra università e movimenti politici e che, anche in questa occasione, ha trovato nel campus Einaudi il suo punto di emersione.
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