Il futuro del Museo Pietro Micca: Roberto De Masi punta su digitale e inclusione

L’INTERVISTA

Valorizzare il patrimonio legato alla Cittadella di Torino e aprire il museo ad un nuovo pubblico attraverso tecnologie e nuovi linguaggi della narrazione.

Il Museo Civico Pietro Micca e dell’Assedio di Torino del 1706 apre una nuova fase con l’arrivo del nuovo direttore, il Gen. Roberto De Masi. Governance, innovazione digitale, inclusività e nuovi spazi sono le direttrici lungo le quali intende sviluppare il suo mandato, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo del museo nella vita culturale torinese e di ampliare il pubblico anche in vista del 350° anniversario dall’anno di nascita di Pietro Micca.

Generale De Masi, quali sono gli obiettivi che si propone nel suo mandato?
Il mio obiettivo è consolidare il museo come presidio culturale della città e luogo di riferimento per la conoscenza dell’assedio del 1706. Per farlo è necessario innanzitutto lavorare sulla gestione rafforzando il coordinamento tra i soggetti coinvolti nelle attività culturali. Una struttura organizzativa più solida consente di programmare iniziative con maggiore continuità e di sviluppare progetti capaci di ampliare la diffusione della conoscenza storica legata alla Torino militare.

Il patrimonio del museo è strettamente legato alla storia della città. Come si può raccontarlo oggi ad un pubblico più ampio?
Il museo custodisce un patrimonio di grande valore, legato alla memoria della Cittadella di Torino e alla figura di Pietro Micca. Per dialogare con un pubblico sempre più ampio è necessario aggiornare gli strumenti di comunicazione e di narrazione. L’innovazione digitale può aiutarci molto, dalle nuove modalità di visita a strumenti interattivi che rendono l’esperienza più coinvolgente e permettono di raccontare in modo efficace le vicende dell’assedio e il sistema difensivo della città.

Tra i temi che ha indicato c’è anche quello dell’inclusività. Che cosa significa per un museo come questo?
Significa lavorare perché il museo possa essere sempre più accessibile e aperto a pubblici diversi. Naturalmente è necessario tener conto di alcune caratteristiche strutturali del sito: il percorso di visita comprende le gallerie sotterranee della Cittadella, un sistema di cunicoli militari progettati per la difesa della città e oggi tra gli elementi più suggestivi del museo.
Attraverso strumenti di narrazione innovativi possiamo permettere anche a chi non può percorrere fisicamente le gallerie di conoscerle e comprenderne la funzione storica. L’obiettivo è mantenere il legame con l’esperienza originale del sito offrendo, allo stesso tempo, nuove modalità di accesso ai contenuti.

Qual è, quindi, la sfida dei prossimi anni per il museo?
La sfida è coniugare la tutela di un patrimonio storico unico con la capacità di aprirsi a nuovi linguaggi e a nuovi target di pubblico. Rafforzare l’organizzazione, innovare la comunicazione e ampliare le possibilità di accesso sono i passaggi fondamentali per far sì che il Museo Pietro Micca diventi sempre più un luogo di divulgazione e di memoria condivisa, capace di raccontare la storia della città con strumenti contemporanei senza perdere, tuttavia, l’autenticità di uno dei siti storici più affascinanti di Torino.

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