Nuove opportunità di inclusione a donne e madri recluse

Firmato a Palazzo Lascaris il protocollo di intesa tra la Commissione Regionale per le Pari Opportunità ed il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale 

Torino, 4 marzo 2026.

Nella giornata di oggi è stato siglato a Palazzo Lascaris l’accordo tra la Commissione Regionale per le Pari opportunità ed il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale che intende promuovere la realizzazione di interventi volti a migliorare le condizioni di vita delle persone detenute, con particolare riferimento alle donne e madri recluse.

L’accordo, firmato da Maria Rosa Porta, Presidente della CRPO e dall’Avv. Monica Formaiano, Garante dei Detenuti, Rappresenta una importante novità per la nostra Regione è un ulteriore passo avanti nell’impegno che l’Amministrazione intende assumersi a sostegno dei diritti delle persone nel senso più ampio.

Tra le iniziative oggetto dell’accordo sono previste iniziative formative ed informative rivolte al personale penitenziario, agli operatori e alle persone detenute; l’organizzazione di incontri, seminari, convegni e campagne di sensibilizzazione, la realizzazione di progetti per la promozione della salute e del benessere delle donne detenute e dei loro figli, studi e ricerche anche in collaborazione con altri soggetti.

L’accordo prevede anche la possibilità per il Garante di integrare, nell’ambito delle proprie attività di osservazione e intervento, anche una visuale connessa alle problematiche specifiche di genere, in modo tale da intervenire e segnalare casi specifici in materia di discriminazione o violazione dei diritti.

Questo accordo rientra appieno nella mission della nostra Commissione – ha commentato la Presidente Maria Rosa Portache intende operare a tutti i livelli ed in tutti gli ambiti per superare le discriminazioni di genere e per favorire una reale cultura della parità. Nel sistema carcerario molte donne detenute si trovano a convivere con una situazione di duplice fragilità: alla condizione di detenute si sommano le difficoltà legate all’esercizio effettivo delle funzioni genitoriali, nonché le problematiche di reinserimento lavorativo, ancora più accentuate rispetto agli uomini. Attraverso la disponibilità e l’attivismo della Garante regionale contiamo di dare il nostro contributo per stare dalla parte delle donne, sempre ed in ogni contesto”.

Per la Garante, avv. Monica Formaiano,  “la sottoscrizione di questo Protocollo di intesa rappresenta non soltanto un atto formale, ma l’avvio di un percorso concreto di collaborazione tra due organismi che, pur operando in ambiti diversi, condividono l’obiettivo comune della tutela effettiva dei diritti fondamentali della persona. La finalità principale è garantire che tali diritti non rimangano principi astratti, ma si traducano in azioni concrete anche in contesti complessi, favorendo il rafforzamento della cultura delle pari opportunità all’interno del sistema penitenziario.

Nella nostra Regione le donne e le madri recluse sono una presenza minoritaria ma questo non può e non deve tradursi in marginalità nei diritti; molto spesso sono portatrici di storie complesse fatte di fragilità sociali e di esperienze pregresse di violenza e marginalità e, proprio per questo, necessitano di opportunità dedicate ed interventi mirati di programmazione specifica di reinserimento sociale”.

Il sistema penitenziario italiano deve garantire che la pena sia certa – dichiara la Vice Presidente della C.R.P.O. Patrizia Alessi ma, allo stesso tempo, deve offrire alle detenute un percorso di recupero e reinserimento che consenta loro di ricostruire una vita dignitosa e lontana dalla criminalità. Un’opportunità di lavoro, un percorso di formazione, e una rete di supporto psicologico e sociale sono gli strumenti essenziali per offrire a queste donne una vera possibilità di cambiamento. Se non diamo loro una chance, quali sono le alternative? Poi sta a loro decidere se accettare o no l’opportunità che le si propone”.

La Vicepresidente Paola Berzano sottolinea che “i numeri decisamente più bassi delle donne detenute sono troppo spesso di ostacolo a percorsi di formazione e ad attività che possano aiutare le stesse, finito il periodo di detenzione, a reintegrarsi nella società e a vivere una vita piena nella legalità. La Commissione che rappresentiamo ritiene necessario lavorare affinché questa disparità di opportunità non sia più considerata inevitabile dovendo definire priorità di intervento con la scusa della scarsità di risorse disponibili

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