Sì o no?

Prendo spunto dal prossimo referendum costituzionale per analizzare il fenomeno, prettamente italiano, di parlare senza documentarsi, giudicare senza cognizione di causa, commentare senza aver letto integralmente ciò che si intende commentare.

Leggo spesso che “tanto il referendum non raggiungerà il quorum” che dimostrano una enorme ignoranza, perché per i referendum confermativi, a differenza di quelli abrogativi, non è richiesto che almeno il 50% degli aventi diritto si rechi alle urne, ma questo sarebbe il meno.

Il vero problema è che quello stile di vita viene riproposto nei post sui social, nei discorsi da pub, nelle riunioni dei circoli fotografici o, comunque, artistici ed il risultato è sempre il medesimo: a fronte di un 1-2 % di persone che dimostrano di avere padronanza dell’argomento trattato e, quando va bene, un 5% di coloro che ammettono di non saperne nulla, di non conoscere l’argomento o di non essersi ancora documentati, c’è un residuo 93-94% (statistica elaborata dal mio team, relativo a alcuni gruppi social) che spara sentenze a caso, temendo di passare per incompetente ma, al contrario, riuscendovi perfettamente.

Chi tira fuori frasi attribuite a un tal dei tali, già Ministro o Premier, salvo essere subito sbugiardato da chi, dimostrando perizia pazienza, cita le corrette fonti di tale notizia.

Oppure chi sostiene che un certo risultato nelle urne creerebbe un determinato effetto “perché lo dicono tutti” e chi, non avendo dimestichezza con l’uso dei neuroni, volendo dare torto a qualcuno, di fatto gli dà ragione riuscendo così a suscitare l’ilarità del gruppo.

Il problema di per sé sarebbe già grave perché implica che la quasi totalità dei cittadini sia analfabeta funzionale (secondo l’Unesco è chi non riesce a interagire attivamente nella società) e non è certamente una cosa di cui un Paese, una volta tra i primi Paesi industrializzati, possa andare fiero.

Quali le cause? La scuola? I genitori? La società? Sicuramente la colpa, se di colpa si può parlare e non di dolo, non sta da una parte sola. Qualsiasi Governo sa che il modo per migliore per trasformare i cittadini in sudditi è aumentare il loro grado di ignoranza, in tutti i sensi.

Ecco quindi che, proprio come una patologia contagiosa,l’ignoranza si propaga in sempre nuovi soggetti, rendendoli quasi contenti della loro patologia e creando assuefazione; e, proprio come negli stupefacenti, per curare l’ignoranza occorrono dosi sempre più alte di cultura, di lettura, di antidoti per tornare a usare il proprio cervello.

Ma a chi conviene? Senza vaccino si possono fare ottimi affari fidelizzando i pazienti, trasformandoli in clienti affezionati.

Non tutti i governi hanno questo obiettivo, sia chiaro, ma ad alcuni l’operazione è riuscita così bene che gli effetti durano da decenni.

Sergio Motta

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